Videosorveglianza sul luogo di lavoro, proporzionata e non eccedente

Il requisito essenziale affinché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi è la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza (Garante per la protezione dei dati personali – Comunicato 17 ottobre 2019).

La Corte di Strasburgo ha con la sentenza del 17.10.2019 ritenuto ammissibile l’installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti:
– vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale,
– l’area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta,
– le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato,
– non era possibile ricorrere a mezzi alternativi,
– le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi.
La sentenza della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo.
La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di “gravi illeciti” e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria. I controlli devono essere proporzionati e non eccedenti.
Il requisito essenziale affinché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui “funzione sociale” si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri.

Il requisito essenziale affinché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi è la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza (Garante per la protezione dei dati personali - Comunicato 17 ottobre 2019).

La Corte di Strasburgo ha con la sentenza del 17.10.2019 ritenuto ammissibile l'installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti:
- vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale,
- l'area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta,
- le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato,
- non era possibile ricorrere a mezzi alternativi,
- le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi.
La sentenza della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall'altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo.
La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di "gravi illeciti" e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l'incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria. I controlli devono essere proporzionati e non eccedenti.
Il requisito essenziale affinché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui "funzione sociale" si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri.

Periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati

Anche i periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati, certificati attraverso i formulari di rito previsti dalle singole Convenzioni bilaterali, sono da ritenersi utili ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesto per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro.

Gli articoli 25, co. 2, e 35, co. 5, del decreto legislativo n. 151/2001 prevedono, in favore degli iscritti al FPLD e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale per l’IVS, l’accredito figurativo e il riscatto, rispettivamente, dei periodi corrispondenti al congedo di maternità e al congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto di lavoro, a condizione che il soggetto possa far valere, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.
Successivamente, l’art. 2, co. 504, della legge n. 244/2007 ha stabilito che la facoltà di accredito e riscatto dei periodi di maternità al di fuori del rapporto di lavoro spetta a coloro che alla data del 27.04.2001 risultino iscritti in servizio, cioè siano in condizione attiva e non siano titolari di trattamento pensionistico alla data di entrata in vigore del decreto.
A seguito dei regolamenti comunitari di sicurezza sociale, entrati in vigore il 1° maggio 2010, con la circolare n. 82/2010 è stato precisato che qualora la legislazione di uno Stato UE preveda il requisito di determinati periodi di assicurazione, di occupazione, di lavoro autonomo o di residenza per il diritto o la durata delle prestazioni, per l’iscrizione all’assicurazione (obbligatoria, volontaria o facoltativa continuata), per l’ammissione ad un beneficio previsto dalla legislazione nazionale, l’istituzione competente debba considerare gli analoghi periodi svolti sotto la legislazione di altri Stati membri, come se si trattasse di periodi compiuti secondo la legislazione che essa applica.
Quindi si deve procedere alla totalizzazione dei periodi esteri, oltre che per il raggiungimento dei requisiti contributivi previsti per il diritto alle prestazioni e per l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, anche in tutti i casi in cui un requisito contributivo sia previsto per l’attribuzione di un beneficio all’interessato.
Alla luce della rilevanza di tale principio, il Ministero del Lavoro ha ritenuto che il citato requisito di cinque anni possa essere perfezionato anche con la totalizzazione di periodi assicurativi fatti valere in Stati UE, SEE e Svizzera, orientamento che l’Inps ha recepito con la circolare n. 41/2011.
Tanto premesso, il Ministero del lavoro investito di ulteriori dubbi sul punto ha chiarito che: “premesso che negli accordi bilaterali di sicurezza sociale stipulati con Paesi extra UE è contenuta la regola della totalizzazione e tenuto conto della portata generale di tale principio – posto a cardine del sistema di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale dal Regolamento (CE) n.883/2004 – non si rilevano motivi ostativi a considerare anche i periodi di assicurazione maturati in Paesi extra UE convenzionati, ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesti per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro”. Pertanto, alla luce di quanto sopra, anche i periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati, certificati attraverso i formulari di rito previsti dalle singole Convenzioni bilaterali, sono da ritenersi utili ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesto per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro.
Analogamente a quanto previsto per gli Stati che applicano i regolamenti comunitari (cfr. circolare n.71/2012), l’accredito figurativo e il riscatto in argomento sono preclusi quando i periodi a cui si riferiscono risultino a vario titolo coperti negli ordinamenti pensionistici dei Paesi extracomunitari convenzionati.

Anche i periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati, certificati attraverso i formulari di rito previsti dalle singole Convenzioni bilaterali, sono da ritenersi utili ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesto per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro.

Gli articoli 25, co. 2, e 35, co. 5, del decreto legislativo n. 151/2001 prevedono, in favore degli iscritti al FPLD e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale per l’IVS, l’accredito figurativo e il riscatto, rispettivamente, dei periodi corrispondenti al congedo di maternità e al congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto di lavoro, a condizione che il soggetto possa far valere, all’atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.
Successivamente, l’art. 2, co. 504, della legge n. 244/2007 ha stabilito che la facoltà di accredito e riscatto dei periodi di maternità al di fuori del rapporto di lavoro spetta a coloro che alla data del 27.04.2001 risultino iscritti in servizio, cioè siano in condizione attiva e non siano titolari di trattamento pensionistico alla data di entrata in vigore del decreto.
A seguito dei regolamenti comunitari di sicurezza sociale, entrati in vigore il 1° maggio 2010, con la circolare n. 82/2010 è stato precisato che qualora la legislazione di uno Stato UE preveda il requisito di determinati periodi di assicurazione, di occupazione, di lavoro autonomo o di residenza per il diritto o la durata delle prestazioni, per l’iscrizione all’assicurazione (obbligatoria, volontaria o facoltativa continuata), per l’ammissione ad un beneficio previsto dalla legislazione nazionale, l’istituzione competente debba considerare gli analoghi periodi svolti sotto la legislazione di altri Stati membri, come se si trattasse di periodi compiuti secondo la legislazione che essa applica.
Quindi si deve procedere alla totalizzazione dei periodi esteri, oltre che per il raggiungimento dei requisiti contributivi previsti per il diritto alle prestazioni e per l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, anche in tutti i casi in cui un requisito contributivo sia previsto per l’attribuzione di un beneficio all’interessato.
Alla luce della rilevanza di tale principio, il Ministero del Lavoro ha ritenuto che il citato requisito di cinque anni possa essere perfezionato anche con la totalizzazione di periodi assicurativi fatti valere in Stati UE, SEE e Svizzera, orientamento che l’Inps ha recepito con la circolare n. 41/2011.
Tanto premesso, il Ministero del lavoro investito di ulteriori dubbi sul punto ha chiarito che: "premesso che negli accordi bilaterali di sicurezza sociale stipulati con Paesi extra UE è contenuta la regola della totalizzazione e tenuto conto della portata generale di tale principio – posto a cardine del sistema di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale dal Regolamento (CE) n.883/2004 – non si rilevano motivi ostativi a considerare anche i periodi di assicurazione maturati in Paesi extra UE convenzionati, ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesti per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro". Pertanto, alla luce di quanto sopra, anche i periodi assicurativi maturati in Paesi extracomunitari convenzionati, certificati attraverso i formulari di rito previsti dalle singole Convenzioni bilaterali, sono da ritenersi utili ai fini del perfezionamento del requisito dei cinque anni richiesto per l’accredito della maternità al di fuori del rapporto di lavoro.
Analogamente a quanto previsto per gli Stati che applicano i regolamenti comunitari (cfr. circolare n.71/2012), l’accredito figurativo e il riscatto in argomento sono preclusi quando i periodi a cui si riferiscono risultino a vario titolo coperti negli ordinamenti pensionistici dei Paesi extracomunitari convenzionati.

Licenziamento illegittimo del disabile: quando è applicabile la tutela reintegratoria

Il licenziamento collettivo che coinvolga un lavoratore occupato obbligatoriamente, è annullabile qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva. Circa l’apparato sanzionatorio a fronte della “annullabilità” del recesso, la fattispecie va ascritta alla tutela di tipo reintegratorio conseguente all’annullamento del recesso per la “violazione dei criteri di scelta” che sussiste allorquando essi “siano, ad esempio, illegittimi, perché in violazione di legge, o illegittimamente applicati, perché attuati in difformità dalle previsioni legali o collettive” (Corte di Cassazione, sentenza 15 ottobre 2019, n. 26029).

Una Corte di appello territoriale aveva confermato la pronuncia di primo grado e dichiarato l’illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore, ordinandone la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento di una indennità risarcitoria pari a 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto. I giudici d’appello, premesso che era incontestata la sussistenza in capo al lavoratore dei requisiti per l’assunzione ai sensi della normativa sul collocamento obbligatorio, avevano condiviso l’assunto del primo giudice secondo cui risultava violato la norma (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999) per cui, al momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente era inferiore alla quota di riserva prevista dalla legge (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999).
Avverso la sentenza propone così ricorso in Cassazione il datore di lavoro, lamentando di non aver selezionato il soggetto invalido per esodarlo, ma aver applicato una clausola della convenzione sindacale che prevede l’esternalizzazione del reparto cui era addetto e di aver comunque offerto al lavoratore la ricollocazione nello stesso sito produttivo e nelle stesse mansioni già espletate, alle dipendenze della società appaltatrice del reparto, ma che era stata rifiutata.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato in quanto la Corte territoriale si è correttamente uniformata al principio di diritto (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999; Corte di Cassazione, sentenza n. 12911/2017), con il quale il ricorrente neanche si confronta, per cui il licenziamento collettivo (art. 4, co. 9, L. n. 223/1991), per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo, esercitato nei confronti del lavoratore occupato obbligatoriamente, sono annullabili qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva obbligatoria (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999).
La ratio della norma, nel quadro delle azioni di “promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro”, è quella di evitare che, in occasione di licenziamenti individuali o collettivi motivati da ragioni economiche, l’imprenditore possa superare i limiti imposti alla presenza percentuale nella sua azienda di personale appartenente alle categorie protette, originariamente assunti in conformità ad un obbligo di legge. Il divieto è in parte compensato dalla sospensione degli obblighi di assunzione per le aziende che usufruiscano dei benefici di integrazione salariale ovvero per la durata delle procedure di mobilità (art. 3, co. 5, L. n. 223/1991). Pertanto, in caso di crisi l’impresa è esonerata dall’assumere nuovi invalidi, ma non può coinvolgere quelli già assunti in recessi connessi a ragioni di riduzione del personale, ove ciò venga ad incidere sulle quote di riserva. Per costante orientamento di legittimità, il divieto non riguarda gli altri tipi di recesso datoriale (Corte di Cassazione, sentenza n. 15873/2012; Corte di Cassazione, sentenza n. 28426/2013), tra cui, in particolare, il licenziamento disciplinare (Corte di Cassazione, sentenza n. 3931/2015) ed il licenziamento per superamento del periodo di comporto (Corte di Cassazione, sentenza n. 21377 del 2016).
Circa l’apparato sanzionatorio a fronte della “annullabilità” del recesso, il caso concreto va ascritto inevitabilmente alla tutela di tipo reintegratorio (Corte di Cassazione n. 12911/2017) conseguente all’annullamento del recesso prevista dalla fattispecie astratta di “violazione dei criteri di scelta” che sussiste “allorquando i criteri di scelta siano, ad esempio, illegittimi, perché in violazione di legge, o illegittimamente applicati, perché attuati in difformità dalle previsioni legali o collettive” (Corte di Cassazione, sentenza n. 12095/2016). In una scelta che viola la legge incorre, infatti, il datore di lavoro che seleziona tra i licenziandi un lavoratore occupato obbligatoriamente superando il limite della quota di riserva. Tale opzione interpretativa, oltre ad essere rispettosa del dettato normativo, appare conforme ad una ratio della disciplina finalizzata a garantire il rispetto delle quote di riserva e degli obblighi di assunzione del disabile che solo una tutela di tipo ripristinatorio della posizione lavorativa del licenziato può garantire. Il Legislatore, esplicitamente, nel bilanciare l’interesse dell’imprenditore al ridimensionamento dell’organico in una situazione di crisi economica con l’interesse dell’assunto obbligatoriamente alla conservazione del posto di lavoro, privilegia quest’ultimo, con una speciale protezione del disabile e con un sacrificio ragionevole imposto al datore di lavoro, nell’ambito di una disciplina da interpretare coerentemente con le fonti sovranazionali in materia, in modo tale da evitare alla persona con disabilità “barriere di diversa natura (che) possano ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri” (art. 1, co. 2, Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità).

Il licenziamento collettivo che coinvolga un lavoratore occupato obbligatoriamente, è annullabile qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva. Circa l'apparato sanzionatorio a fronte della "annullabilità" del recesso, la fattispecie va ascritta alla tutela di tipo reintegratorio conseguente all'annullamento del recesso per la "violazione dei criteri di scelta" che sussiste allorquando essi "siano, ad esempio, illegittimi, perché in violazione di legge, o illegittimamente applicati, perché attuati in difformità dalle previsioni legali o collettive" (Corte di Cassazione, sentenza 15 ottobre 2019, n. 26029).

Una Corte di appello territoriale aveva confermato la pronuncia di primo grado e dichiarato l'illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore, ordinandone la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento di una indennità risarcitoria pari a 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. I giudici d'appello, premesso che era incontestata la sussistenza in capo al lavoratore dei requisiti per l'assunzione ai sensi della normativa sul collocamento obbligatorio, avevano condiviso l'assunto del primo giudice secondo cui risultava violato la norma (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999) per cui, al momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente era inferiore alla quota di riserva prevista dalla legge (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999).
Avverso la sentenza propone così ricorso in Cassazione il datore di lavoro, lamentando di non aver selezionato il soggetto invalido per esodarlo, ma aver applicato una clausola della convenzione sindacale che prevede l'esternalizzazione del reparto cui era addetto e di aver comunque offerto al lavoratore la ricollocazione nello stesso sito produttivo e nelle stesse mansioni già espletate, alle dipendenze della società appaltatrice del reparto, ma che era stata rifiutata.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato in quanto la Corte territoriale si è correttamente uniformata al principio di diritto (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999; Corte di Cassazione, sentenza n. 12911/2017), con il quale il ricorrente neanche si confronta, per cui il licenziamento collettivo (art. 4, co. 9, L. n. 223/1991), per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo, esercitato nei confronti del lavoratore occupato obbligatoriamente, sono annullabili qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva obbligatoria (art. 10, co. 4, L. n. 68/1999).
La ratio della norma, nel quadro delle azioni di "promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro", è quella di evitare che, in occasione di licenziamenti individuali o collettivi motivati da ragioni economiche, l'imprenditore possa superare i limiti imposti alla presenza percentuale nella sua azienda di personale appartenente alle categorie protette, originariamente assunti in conformità ad un obbligo di legge. Il divieto è in parte compensato dalla sospensione degli obblighi di assunzione per le aziende che usufruiscano dei benefici di integrazione salariale ovvero per la durata delle procedure di mobilità (art. 3, co. 5, L. n. 223/1991). Pertanto, in caso di crisi l'impresa è esonerata dall'assumere nuovi invalidi, ma non può coinvolgere quelli già assunti in recessi connessi a ragioni di riduzione del personale, ove ciò venga ad incidere sulle quote di riserva. Per costante orientamento di legittimità, il divieto non riguarda gli altri tipi di recesso datoriale (Corte di Cassazione, sentenza n. 15873/2012; Corte di Cassazione, sentenza n. 28426/2013), tra cui, in particolare, il licenziamento disciplinare (Corte di Cassazione, sentenza n. 3931/2015) ed il licenziamento per superamento del periodo di comporto (Corte di Cassazione, sentenza n. 21377 del 2016).
Circa l'apparato sanzionatorio a fronte della "annullabilità" del recesso, il caso concreto va ascritto inevitabilmente alla tutela di tipo reintegratorio (Corte di Cassazione n. 12911/2017) conseguente all'annullamento del recesso prevista dalla fattispecie astratta di "violazione dei criteri di scelta" che sussiste "allorquando i criteri di scelta siano, ad esempio, illegittimi, perché in violazione di legge, o illegittimamente applicati, perché attuati in difformità dalle previsioni legali o collettive" (Corte di Cassazione, sentenza n. 12095/2016). In una scelta che viola la legge incorre, infatti, il datore di lavoro che seleziona tra i licenziandi un lavoratore occupato obbligatoriamente superando il limite della quota di riserva. Tale opzione interpretativa, oltre ad essere rispettosa del dettato normativo, appare conforme ad una ratio della disciplina finalizzata a garantire il rispetto delle quote di riserva e degli obblighi di assunzione del disabile che solo una tutela di tipo ripristinatorio della posizione lavorativa del licenziato può garantire. Il Legislatore, esplicitamente, nel bilanciare l'interesse dell'imprenditore al ridimensionamento dell'organico in una situazione di crisi economica con l'interesse dell'assunto obbligatoriamente alla conservazione del posto di lavoro, privilegia quest'ultimo, con una speciale protezione del disabile e con un sacrificio ragionevole imposto al datore di lavoro, nell'ambito di una disciplina da interpretare coerentemente con le fonti sovranazionali in materia, in modo tale da evitare alla persona con disabilità "barriere di diversa natura (che) possano ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri" (art. 1, co. 2, Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità).

AIA: verifiche sui responsabili tecnici impegnati in altri settori

Il legale rappresentante di impresa iscritta all’Albo delle Imprese Ambientali che ricopre anche il ruolo di responsabile tecnico, qualora intende ricoprire il suddetto ruolo anche in altri settori di attività, non è dispensato dalla verifica della sua idoneità professionale (Ministero Ambiente – circolare n. 10/2019).

Di norma è dispensato dalle verifiche sui requisiti professionali il legale rappresentante dell’impresa che abbia ricoperto e ricopra contemporaneamente anche il ruolo di responsabile tecnico e che, al momento della domanda, abbia maturato esperienza nel settore di attività oggetto dell’iscrizione per almeno venti anni.

Relativamente però alla possibilità di dispensare ulteriormente da verifiche il legale rappresentate/responsabile tecnico per altri settori di attività, il Ministero dell’Ambiente ha chiarito che in tal caso il soggetto interessato deve invece sostenere la verifica iniziale costituita dal modulo obbligatorio per tutte le categorie e da almeno un modulo specialistico.

Il legale rappresentante di impresa iscritta all’Albo delle Imprese Ambientali che ricopre anche il ruolo di responsabile tecnico, qualora intende ricoprire il suddetto ruolo anche in altri settori di attività, non è dispensato dalla verifica della sua idoneità professionale (Ministero Ambiente - circolare n. 10/2019).

Di norma è dispensato dalle verifiche sui requisiti professionali il legale rappresentante dell’impresa che abbia ricoperto e ricopra contemporaneamente anche il ruolo di responsabile tecnico e che, al momento della domanda, abbia maturato esperienza nel settore di attività oggetto dell’iscrizione per almeno venti anni.

Relativamente però alla possibilità di dispensare ulteriormente da verifiche il legale rappresentate/responsabile tecnico per altri settori di attività, il Ministero dell’Ambiente ha chiarito che in tal caso il soggetto interessato deve invece sostenere la verifica iniziale costituita dal modulo obbligatorio per tutte le categorie e da almeno un modulo specialistico.

Dematerializzazione di documenti originali “unici”: note spese extra-UE

Con riferimento alla gestione delle note spese dei dipendenti in trasferta, qualora i giustificativi di spesa allegati siano emessi da soggetti economici esteri di Paesi extra UE, con i quali non esiste una reciproca assistenza in materia fiscale, ai fini della dematerializzazione e conservazione informatica sostitutiva, le note spese ed i relativi giustificativi si considerano documenti originali “unici”. (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 417 del 2019)

GESTIONE INFORMATIZZATA DELLE NOTE SPESE

Qualunque documento informatico avente rilevanza fiscale, ossia qualunque documento elettronico che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti ai fini tributari (come le note spese dei dipendenti in trasferta contabilizzate per la deducibilità dei relativi costi), deve possedere, tra le altre, le caratteristiche della immodificabilità, integrità ed autenticità.
Laddove si adotti un sistema di gestione e conservazione informatizzato delle note spese che garantisca le predette caratteristiche, è possibile procedere alla completa dematerializzazione della documentazione (note spese e relativi giustificativi di spesa), con la distruzione dei documenti analogici.
Restano fermi, ovviamente, tutti gli ulteriori requisiti per la deducibilità dei costi (quali inerenza, competenza e congruità) e le modalità di imputazione dei redditi in capo ai soggetti rimborsati.

ORIGINALI “UNICI” E “NON UNICI”

Se si utilizza una modalità analitica di rimborso spese ai dipendenti ed insieme alla nota spese sono conservati i documenti giustificativi della stessa, la nota può rientrare nel novero dei documenti analogici originali “non unici”, qualora sia possibile ricostruirne il contenuto attraverso la combinazione dei predetti documenti giustificativi e dei dati risultanti dalla contabilità.
Costituiscono documenti analogici originali “non unici”, secondo il Codice dell’Amministrazione Digitale, infatti, i documenti per i quali sia possibile risalire al loro contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi.
La riconducibilità a tale tipologia di documenti, comporta una significativa semplificazione del processo di dematerializzazione e conservazione sostitutiva delle note spese, poiché, secondo la normativa in materia di obblighi fiscali relativi ai documenti informatici, il processo di conservazione elettronica può essere effettuata senza necessità dell’intervento di un pubblico ufficiale che attesti la conformità all’originale delle copie informatiche e delle copie per immagine su supporto informatico.
Viceversa, qualora il giustificativo allegato alla nota spese non consenta di risalire al suo contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi, ed abbia pertanto natura di documento analogico originale “unico”, la relativa conservazione sostitutiva necessita dell’intervento del pubblico ufficiale.

NOTE SPESE EXTRA-UE

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che nelle ipotesi in cui i giustificativi allegati alla nota spese siano emessi da soggetti economici esteri di Paesi extra UE, con i quali non esiste una reciproca assistenza in materia fiscale ovvero non è assicurato un effettivo scambio di informazioni (vale a dire paesi diversi da quelli annoverati nella cd. ” white list”, o da quelli che prevedono un adeguato scambio di informazioni tramite una convenzione per evitare la doppia imposizione sul reddito, uno specifico accordo internazionale o con cui trovano applicazione disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa), rientrano nel novero dei documenti originali “unici”.
Ciò in quanto viene meno per il Fisco la possibilità – tanto astratta, quanto concreta – di ricostruire il contenuto dei giustificativi stessi, attraverso altre scritture o documenti in possesso dei terzi.
In tal caso, di conseguenza, il processo di dematerializzazione e conservazione sostitutiva delle note spese richiede il necessario intervento del pubblico ufficiale che attesti la conformità delle copie informatiche dei giustificativi di spesa.

Con riferimento alla gestione delle note spese dei dipendenti in trasferta, qualora i giustificativi di spesa allegati siano emessi da soggetti economici esteri di Paesi extra UE, con i quali non esiste una reciproca assistenza in materia fiscale, ai fini della dematerializzazione e conservazione informatica sostitutiva, le note spese ed i relativi giustificativi si considerano documenti originali "unici". (Agenzia delle Entrate - Risposta a interpello n. 417 del 2019)

GESTIONE INFORMATIZZATA DELLE NOTE SPESE

Qualunque documento informatico avente rilevanza fiscale, ossia qualunque documento elettronico che contiene la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti ai fini tributari (come le note spese dei dipendenti in trasferta contabilizzate per la deducibilità dei relativi costi), deve possedere, tra le altre, le caratteristiche della immodificabilità, integrità ed autenticità.
Laddove si adotti un sistema di gestione e conservazione informatizzato delle note spese che garantisca le predette caratteristiche, è possibile procedere alla completa dematerializzazione della documentazione (note spese e relativi giustificativi di spesa), con la distruzione dei documenti analogici.
Restano fermi, ovviamente, tutti gli ulteriori requisiti per la deducibilità dei costi (quali inerenza, competenza e congruità) e le modalità di imputazione dei redditi in capo ai soggetti rimborsati.

ORIGINALI "UNICI" E "NON UNICI"

Se si utilizza una modalità analitica di rimborso spese ai dipendenti ed insieme alla nota spese sono conservati i documenti giustificativi della stessa, la nota può rientrare nel novero dei documenti analogici originali "non unici", qualora sia possibile ricostruirne il contenuto attraverso la combinazione dei predetti documenti giustificativi e dei dati risultanti dalla contabilità.
Costituiscono documenti analogici originali "non unici", secondo il Codice dell’Amministrazione Digitale, infatti, i documenti per i quali sia possibile risalire al loro contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi.
La riconducibilità a tale tipologia di documenti, comporta una significativa semplificazione del processo di dematerializzazione e conservazione sostitutiva delle note spese, poiché, secondo la normativa in materia di obblighi fiscali relativi ai documenti informatici, il processo di conservazione elettronica può essere effettuata senza necessità dell'intervento di un pubblico ufficiale che attesti la conformità all'originale delle copie informatiche e delle copie per immagine su supporto informatico.
Viceversa, qualora il giustificativo allegato alla nota spese non consenta di risalire al suo contenuto attraverso altre scritture o documenti di cui sia obbligatoria la conservazione, anche se in possesso di terzi, ed abbia pertanto natura di documento analogico originale "unico", la relativa conservazione sostitutiva necessita dell'intervento del pubblico ufficiale.

NOTE SPESE EXTRA-UE

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che nelle ipotesi in cui i giustificativi allegati alla nota spese siano emessi da soggetti economici esteri di Paesi extra UE, con i quali non esiste una reciproca assistenza in materia fiscale ovvero non è assicurato un effettivo scambio di informazioni (vale a dire paesi diversi da quelli annoverati nella cd. " white list", o da quelli che prevedono un adeguato scambio di informazioni tramite una convenzione per evitare la doppia imposizione sul reddito, uno specifico accordo internazionale o con cui trovano applicazione disposizioni comunitarie in materia di assistenza amministrativa), rientrano nel novero dei documenti originali "unici".
Ciò in quanto viene meno per il Fisco la possibilità - tanto astratta, quanto concreta - di ricostruire il contenuto dei giustificativi stessi, attraverso altre scritture o documenti in possesso dei terzi.
In tal caso, di conseguenza, il processo di dematerializzazione e conservazione sostitutiva delle note spese richiede il necessario intervento del pubblico ufficiale che attesti la conformità delle copie informatiche dei giustificativi di spesa.

Istruzioni operative per il versamento al Fondo F.AS.S per il settore Turismo

Il Fondo di Assistenza Sanitaria F.AS.S., fornisce le istruzioni operative per il versamento dei contributi

Il Fondo fornisce le modalità di versamento e di adesione al Fondo di Assistenza Sanitaria F.AS.S. per i dipendenti a cui viene applicato il CCNL Turismo e Pubblici Esercizi firmato da SISTEMA IMPRESA e FESICA CONFSAL, CONFSAL FISALS.
Il Fondo eroga prestazioni sanitarie integrative a favore di tutti i dipendenti; la copertura sanitaria può essere estesa, con versamento volontario, anche ai familiari.  Potranno iscriversi al Fondo come soggetti volontari anche i titolari d’impresa (intesi come imprenditori, amministratori d’impresa, professionisti ed alle categorie di lavoratori autonomi), anche per questi soggetti è prevista l’estensione della copertura, con versamento volontario, ai familiari.
Le imprese sono tenute a versare un contributo una tantum di adesione al Fondo e una quota mensile/trimestrale/annuale per l’adesione e l’attivazione del Piano sanitario a favore di dipendenti e Quadri. L’importo dei contributi da versare deve essere calcolato a partire dal mese di gennaio 2019:
– Per ciascun lavoratore con la qualifica di operai e impiegati, anche inquadrati come apprendisti o ex apprendisti: € 30
– Per ciascun Quadro e Soggetto volontario: € 340
Il Contributo mensile per l’adesione al Piano sanitario:
1. Per ciascun lavoratore con la qualifica di operai e impiegati, anche inquadrati come apprendisti o ex apprendisti: € 12 mensili (€ 10 a carico azienda;€ 2 a carico del lavoratore da trattenere direttamente dalla busta paga del lavoratore)
2. Per ciascun Quadro: € 406 annuali (€ 350 a carico azienda;€ 56 a carico del lavoratore da trattenere direttamente dalla busta paga del lavoratore).
Per ciascun SOGGETTI VOLONTARI (es. titolari di impresa, Lavoratori autonomi, libero professionista..): € 406 annuali.
Sono in corso di perfezionamento gli accordi con l’INPS per l’effettuazione dei pagamenti tramite modello F24. Nel frattempo i versamenti della contribuzione dovranno essere effettuati esclusivamente attraverso bonifico bancario secondo le seguenti istruzioni.
Codice IBAN IT37B0503411701000000040619
Intestato a Fondo di Assistenza sanitaria in sigla “F.AS.S.” BANCO BPM LODI
Di seguito le scadenze dei versamenti e le relative causali da indicare nei bonifici



PERIODO DI CONTRIBUZIONE

MODALITA’ DI VERSAMENTO

CAUSALE

SCADENZA VERSAMENTO

DIPENDENTI:

Trimestre Ottobre -Dicembre 2019

Unica soluzione Versamento 3° TRIM. 2019 Entro il 16/10/2019
QUADRI:

Annualità 2019

 +

 Quota una tantum

Unica soluzione Versamento Anno 2019 Entro il 16/10/2019
DIPENDENTI

Arretrati

Gennaio-Settembre 2019

+

Quota una tantum

Unica soluzione Versamento arretrati e quota una tantum unica soluzione Entro il 16/10/2019
Versamento rateale

(2 rate di pari importo)

Versamento arretrati e quota una tantum 1° RATA Entro il 16/10/2019
Versamento arretrati e quota una tantum 2° RATA Entro il 16/01/2020
SOGGETTI VOLONTARI (es. titolari di impresa, Lavoratori autonomi, libero professionista..)
Quota annuale

+

Quota una tantum

Unica soluzione Versamento annualità

20 e quota una tantum

unica soluzione

Dal 1 al 28 febbraio 2020

Il Fondo di Assistenza Sanitaria F.AS.S., fornisce le istruzioni operative per il versamento dei contributi

Il Fondo fornisce le modalità di versamento e di adesione al Fondo di Assistenza Sanitaria F.AS.S. per i dipendenti a cui viene applicato il CCNL Turismo e Pubblici Esercizi firmato da SISTEMA IMPRESA e FESICA CONFSAL, CONFSAL FISALS.
Il Fondo eroga prestazioni sanitarie integrative a favore di tutti i dipendenti; la copertura sanitaria può essere estesa, con versamento volontario, anche ai familiari.  Potranno iscriversi al Fondo come soggetti volontari anche i titolari d’impresa (intesi come imprenditori, amministratori d’impresa, professionisti ed alle categorie di lavoratori autonomi), anche per questi soggetti è prevista l’estensione della copertura, con versamento volontario, ai familiari.
Le imprese sono tenute a versare un contributo una tantum di adesione al Fondo e una quota mensile/trimestrale/annuale per l'adesione e l'attivazione del Piano sanitario a favore di dipendenti e Quadri. L'importo dei contributi da versare deve essere calcolato a partire dal mese di gennaio 2019:
- Per ciascun lavoratore con la qualifica di operai e impiegati, anche inquadrati come apprendisti o ex apprendisti: € 30
- Per ciascun Quadro e Soggetto volontario: € 340
Il Contributo mensile per l'adesione al Piano sanitario:
1. Per ciascun lavoratore con la qualifica di operai e impiegati, anche inquadrati come apprendisti o ex apprendisti: € 12 mensili (€ 10 a carico azienda;€ 2 a carico del lavoratore da trattenere direttamente dalla busta paga del lavoratore)
2. Per ciascun Quadro: € 406 annuali (€ 350 a carico azienda;€ 56 a carico del lavoratore da trattenere direttamente dalla busta paga del lavoratore).
Per ciascun SOGGETTI VOLONTARI (es. titolari di impresa, Lavoratori autonomi, libero professionista..): € 406 annuali.
Sono in corso di perfezionamento gli accordi con l'INPS per l'effettuazione dei pagamenti tramite modello F24. Nel frattempo i versamenti della contribuzione dovranno essere effettuati esclusivamente attraverso bonifico bancario secondo le seguenti istruzioni.
Codice IBAN IT37B0503411701000000040619
Intestato a Fondo di Assistenza sanitaria in sigla "F.AS.S." BANCO BPM LODI
Di seguito le scadenze dei versamenti e le relative causali da indicare nei bonifici

PERIODO DI CONTRIBUZIONE

MODALITA' DI VERSAMENTO

CAUSALE

SCADENZA VERSAMENTO

DIPENDENTI:

Trimestre Ottobre -Dicembre 2019

Unica soluzione Versamento 3° TRIM. 2019 Entro il 16/10/2019
QUADRI:

Annualità 2019

 +

 Quota una tantum

Unica soluzione Versamento Anno 2019 Entro il 16/10/2019
DIPENDENTI

Arretrati

Gennaio-Settembre 2019

+

Quota una tantum

Unica soluzione Versamento arretrati e quota una tantum unica soluzione Entro il 16/10/2019
Versamento rateale

(2 rate di pari importo)

Versamento arretrati e quota una tantum 1° RATA Entro il 16/10/2019
Versamento arretrati e quota una tantum 2° RATA Entro il 16/01/2020
SOGGETTI VOLONTARI (es. titolari di impresa, Lavoratori autonomi, libero professionista..)
Quota annuale

+

Quota una tantum

Unica soluzione Versamento annualità

20 e quota una tantum

unica soluzione

Dal 1 al 28 febbraio 2020

CNCE: ulteriori chiarimenti sul Contributo contrattuale Prevedi e Previdenza Cooperativa

La CNCE con nuovo comunicato del 17/10/2019, precisa che il contributo contrattuale deve essere arrotondato all’euro e non al centesimo

La CNCE con Comunicato 17/10/2019, e con riferimento alla Comunicazione 676/2019 dello scorso 10 ottobre, trasmette, d’intesa con le Parti sociali, in allegato la tabella del Contributo contrattuale Prevedi e Previdenza Cooperativa, in vigore dal 1° ottobre 2019, contenente, in nota, la specifica che il contributo complessivo mensile di ciascun lavoratore dovrà essere arrotondato all’euro.
La nuova tabella allegata sostituisce quella precedentemente trasmessa con comunicazione n. 676.

TABELLA VALORI MENSILI E ORARI
CONTRIBUTO CONTRATTUALE PREVEDI E PREVIDENZA COOPERATIVA

IMPIEGATI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori mensili

LIVELLI

1° ottobre 2019

8 (*) 25,00
7 20,00
6 18,00
5 15,00
4 14,00
3 13,00
2 11,70
1 10,00

(*) solo per le imprese Cooperative, nel rispetto di quanto previsto all’allegato 10 al CCNL 18/7/2018

OPERAI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori orari (**)

LIVELLI

1° ottobre 2019

a) Operai di produzione  
Operaio di quarto livello 0,0959
Operaio specializzato 0,0890
Operaio qualificato 0,0801
Operaio comune 0,0685
 
b) Custodi, guardiani, portinai, fattorini, uscieri e inservienti 0,0570
 
c) Custodi, portinai, guardiani con alloggio 0,0570

APPRENDISTI – CONTRIBUTO CONTRATTUALE

IMPIEGATI 10,00 euro mensili
OPERAI 0,07 euro orari (**)

(**) il contributo complessivo di ciascun lavoratore dovrà essere arrotondato all’euro

La CNCE con nuovo comunicato del 17/10/2019, precisa che il contributo contrattuale deve essere arrotondato all’euro e non al centesimo

La CNCE con Comunicato 17/10/2019, e con riferimento alla Comunicazione 676/2019 dello scorso 10 ottobre, trasmette, d'intesa con le Parti sociali, in allegato la tabella del Contributo contrattuale Prevedi e Previdenza Cooperativa, in vigore dal 1° ottobre 2019, contenente, in nota, la specifica che il contributo complessivo mensile di ciascun lavoratore dovrà essere arrotondato all'euro.
La nuova tabella allegata sostituisce quella precedentemente trasmessa con comunicazione n. 676.

TABELLA VALORI MENSILI E ORARI
CONTRIBUTO CONTRATTUALE PREVEDI E PREVIDENZA COOPERATIVA

IMPIEGATI - CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori mensili

LIVELLI

1° ottobre 2019

8 (*) 25,00
7 20,00
6 18,00
5 15,00
4 14,00
3 13,00
2 11,70
1 10,00

(*) solo per le imprese Cooperative, nel rispetto di quanto previsto all'allegato 10 al CCNL 18/7/2018

OPERAI - CONTRIBUTO CONTRATTUALE
Valori orari (**)

LIVELLI

1° ottobre 2019

a) Operai di produzione  
Operaio di quarto livello 0,0959
Operaio specializzato 0,0890
Operaio qualificato 0,0801
Operaio comune 0,0685
 
b) Custodi, guardiani, portinai, fattorini, uscieri e inservienti 0,0570
 
c) Custodi, portinai, guardiani con alloggio 0,0570

APPRENDISTI - CONTRIBUTO CONTRATTUALE

IMPIEGATI 10,00 euro mensili
OPERAI 0,07 euro orari (**)

(**) il contributo complessivo di ciascun lavoratore dovrà essere arrotondato all’euro

Contributi rottamazione veicoli inquinanti e acquisto scuolabus eco-compatibili

Tra le misure adottate per il rispetto degli obblighi europei di miglioramento della qualità dell’aria, il cd. “Decreto Clima” introduce un contributo alla rottamazione di autovetture inferiori ad Euro 4 e motocicli inferiori ad Euro 3 ed Euro 4 a due tempi, e un incentivo ai Comuni per la realizzazione o l’implementazione del servizio di scuola bus ibridi o elettrici (artt. 2 e 3, Decreto-Legge 14 ottobre 2019, n. 111)

Al fine di ridurre/limitare le emissioni climalteranti e inquinanti in atmosfera e migliorare la qualità dell’aria, tra le misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane, è previsto il riconoscimento di un contributo per la rottamazione autovetture omologate fino alla classe Euro 3 o motocicli omologati fino alla classe Euro 2 ed Euro 3 a due tempi (“buono mobilità”).
La rottamazione deve essere effettuata entro il 31 dicembre 2021.
Il “buono mobilità” è riservato alle persone residenti nei comuni interessati dalle “procedure di infrazione dell’Unione Europea per mancato rispetto degli obiettivi europei di riduzione dei livelli di inquinamento dell’aria”, e può essere speso entro i 3 anni successivi alla rottamazione, per l’acquisto, anche a favore di persone conviventi, di abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale, nonché di biciclette anche a pedalata assistita.
Il “buono mobilità” è riconosciuto fino ad esaurimento delle risorse, in misura pari a:
– euro 1.500 per ogni autovettura rottamata;
– euro 500 per ogni motociclo rottamato.
Il “buono mobilità” non costituisce reddito imponibile del beneficiario e non rileva ai fini del computo del valore dell’ISEE.
Le modalità e i termini per l’ottenimento e l’erogazione del beneficio saranno definite con successivo decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dello sviluppo economico.

Per le medesime finalità è previsto il finanziamento di investimenti necessari alla realizzazione di progetti sperimentali per la promozione del trasporto scolastico sostenibile. In particolare, per gli anni 2020 e 2021 saranno finanziati progetti di realizzazione o implementazione del servizio di trasporto scolastico per i bambini della scuola dell’infanzia statale e comunale e per gli alunni delle scuole statali del primo ciclo di istruzione con mezzi di trasporto ibridi o elettrici.
Il beneficio è riservato ai comuni interessati dalle “procedure di infrazione dell’Unione Europea per mancato rispetto degli obiettivi europei di riduzione dei livelli di inquinamento dell’aria”, per un ambito territoriale con popolazione superiore a centomila abitanti. La domanda deve essere presentata da uno o più dei predetti comuni, anche in forma associata al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che selezionerà i progetti da finanziare in base alla portata del numero di studenti coinvolti e alla stima di riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Le modalità di presentazione delle domande e le spese ammissibili ai fini del finanziamento saranno stabilite con successivo decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministro dell’economia e delle finanze.

AREE INTERESSATE DA PROCEDURE DI INFRAZIONE UE PER INQUINAMENTO DELL’ARIA OLTRE I LIMITI DEGLI OBIETTIVI EUROPEI

Procedure di infrazione comunitaria n. 2014/2147 (concentrazione PM10)

Procedure di infrazione comunitaria n. 2015/2043 (Superamento limiti NO2)

Valle del Sacco;
Roma;
Napoli;
Caserta;
Emilia Romagna – pianura ovest;
Emilia Romagna – pianura Est;
Milano;
Bergamo;
Brescia;
Lombardia – pianura ad elevata urbanizzazione A;
Lombardia – pianura ad elevata urbanizzazione B;
Lombardia – fondovalle D;
Piemonte – pianura;
Piemonte – collina;
Venezia-Treviso;
Padova;
Vicenza;
Verona;
Zona A1 – provincia del Veneto;
Prato Pistoia;
Valdarno Pisano e Piana Lucchese;
Conca ternana;
Zona costiera collinare beneventana;
Puglia – zona industriale;
Palermo.
Torino;
Milano;
Bergamo;
Brescia;
Firenze;
Genova;
Roma;
Catania;
Aree industriali.

Tra le misure adottate per il rispetto degli obblighi europei di miglioramento della qualità dell’aria, il cd. "Decreto Clima" introduce un contributo alla rottamazione di autovetture inferiori ad Euro 4 e motocicli inferiori ad Euro 3 ed Euro 4 a due tempi, e un incentivo ai Comuni per la realizzazione o l'implementazione del servizio di scuola bus ibridi o elettrici (artt. 2 e 3, Decreto-Legge 14 ottobre 2019, n. 111)

Al fine di ridurre/limitare le emissioni climalteranti e inquinanti in atmosfera e migliorare la qualità dell'aria, tra le misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane, è previsto il riconoscimento di un contributo per la rottamazione autovetture omologate fino alla classe Euro 3 o motocicli omologati fino alla classe Euro 2 ed Euro 3 a due tempi ("buono mobilità").
La rottamazione deve essere effettuata entro il 31 dicembre 2021.
Il "buono mobilità" è riservato alle persone residenti nei comuni interessati dalle "procedure di infrazione dell’Unione Europea per mancato rispetto degli obiettivi europei di riduzione dei livelli di inquinamento dell’aria", e può essere speso entro i 3 anni successivi alla rottamazione, per l'acquisto, anche a favore di persone conviventi, di abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale, nonché di biciclette anche a pedalata assistita.
Il "buono mobilità" è riconosciuto fino ad esaurimento delle risorse, in misura pari a:
- euro 1.500 per ogni autovettura rottamata;
- euro 500 per ogni motociclo rottamato.
Il "buono mobilità" non costituisce reddito imponibile del beneficiario e non rileva ai fini del computo del valore dell'ISEE.
Le modalità e i termini per l'ottenimento e l'erogazione del beneficio saranno definite con successivo decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dello sviluppo economico.

Per le medesime finalità è previsto il finanziamento di investimenti necessari alla realizzazione di progetti sperimentali per la promozione del trasporto scolastico sostenibile. In particolare, per gli anni 2020 e 2021 saranno finanziati progetti di realizzazione o implementazione del servizio di trasporto scolastico per i bambini della scuola dell'infanzia statale e comunale e per gli alunni delle scuole statali del primo ciclo di istruzione con mezzi di trasporto ibridi o elettrici.
Il beneficio è riservato ai comuni interessati dalle "procedure di infrazione dell’Unione Europea per mancato rispetto degli obiettivi europei di riduzione dei livelli di inquinamento dell’aria", per un ambito territoriale con popolazione superiore a centomila abitanti. La domanda deve essere presentata da uno o più dei predetti comuni, anche in forma associata al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che selezionerà i progetti da finanziare in base alla portata del numero di studenti coinvolti e alla stima di riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Le modalità di presentazione delle domande e le spese ammissibili ai fini del finanziamento saranno stabilite con successivo decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministro dell'economia e delle finanze.

AREE INTERESSATE DA PROCEDURE DI INFRAZIONE UE PER INQUINAMENTO DELL’ARIA OLTRE I LIMITI DEGLI OBIETTIVI EUROPEI

Procedure di infrazione comunitaria n. 2014/2147 (concentrazione PM10)

Procedure di infrazione comunitaria n. 2015/2043 (Superamento limiti NO2)

Valle del Sacco;
Roma;
Napoli;
Caserta;
Emilia Romagna - pianura ovest;
Emilia Romagna - pianura Est;
Milano;
Bergamo;
Brescia;
Lombardia - pianura ad elevata urbanizzazione A;
Lombardia - pianura ad elevata urbanizzazione B;
Lombardia - fondovalle D;
Piemonte - pianura;
Piemonte - collina;
Venezia-Treviso;
Padova;
Vicenza;
Verona;
Zona A1 - provincia del Veneto;
Prato Pistoia;
Valdarno Pisano e Piana Lucchese;
Conca ternana;
Zona costiera collinare beneventana;
Puglia - zona industriale;
Palermo.
Torino;
Milano;
Bergamo;
Brescia;
Firenze;
Genova;
Roma;
Catania;
Aree industriali.

INPS: avvisi bonari per Artigiani e Commercianti

Si comunica che, sono in corso le elaborazioni per l’emissione degli Avvisi Bonari relativi alla rata in scadenza ad agosto 2019 per i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni degli Artigiani e Commercianti.

In particolare, gli avvisi bonari sono a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti al seguente indirizzo: “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” > “Posizione Assicurativa” > “Avvisi Bonari”.
È stata predisposta altresì la relativa comunicazione, visualizzabile al seguente indirizzo: “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” > “Comunicazione bidirezionale” > “Atti emessi” > “Avvisi Bonari generalizzati”.
Contestualmente sarà inviata una e-mail di alert ai titolari della posizione contributiva e ai loro intermediari che abbiano fornito, tramite il Cassetto, il proprio indirizzo di posta elettronica.
Laddove l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicarlo utilizzando l’apposito servizio presente al seguente indirizzo: “Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti” > “Sezione Comunicazione bidirezionale” > “Comunicazioni” > “Invio quietanza di versamento”. Nell’ipotesi di mancato pagamento, l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo.

Si comunica che, sono in corso le elaborazioni per l’emissione degli Avvisi Bonari relativi alla rata in scadenza ad agosto 2019 per i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni degli Artigiani e Commercianti.

In particolare, gli avvisi bonari sono a disposizione del contribuente all’interno del Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti al seguente indirizzo: "Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti" > "Posizione Assicurativa" > "Avvisi Bonari".
È stata predisposta altresì la relativa comunicazione, visualizzabile al seguente indirizzo: "Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti" > "Comunicazione bidirezionale" > "Atti emessi" > "Avvisi Bonari generalizzati".
Contestualmente sarà inviata una e-mail di alert ai titolari della posizione contributiva e ai loro intermediari che abbiano fornito, tramite il Cassetto, il proprio indirizzo di posta elettronica.
Laddove l’iscritto avesse già effettuato il pagamento, potrà comunicarlo utilizzando l’apposito servizio presente al seguente indirizzo: "Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti" > "Sezione Comunicazione bidirezionale" > "Comunicazioni" > "Invio quietanza di versamento". Nell’ipotesi di mancato pagamento, l’importo dovuto verrà richiesto tramite avviso di addebito con valore di titolo esecutivo.

CCNL somministrazione: firmato il CCNL definitivo

Firmato il testo definitivo del  Contratto Collettivo per le Agenzie di Somministrazione di Lavoro.

L’accordo, in vigore fino al 31 dicembre 2021, rafforza, tra le altre cose, il principio della parità di trattamento, in particolare in caso di infortunio e maternità, l’istituto della clausola sociale negli appalti pubblici, aumenta l’indennità di disponibilità per i tempi indeterminati, introduce l’istituto delle ferie solidali e diritti in caso di lavoro stagionale in somministrazione e amplia e aggiorna le prestazioni previste dal welfare di settore.
Inoltre, prevede misure innovative finalizzate a potenziare i contratti a tempo indeterminato nonché la continuità occupazionale per una consistente parte di lavoratori con contratti a termine attraverso l’introduzione di una politica attiva di settore: alla fine della missione, infatti, il lavoratore potrà attivare il “diritto mirato a percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale”, ossia scegliere una formazione professionale, che gli permetterà di acquisire le competenze necessarie per poter essere ricollocato nel mondo del lavoro.
A ciò si aggiunge il sostegno al reddito erogato dal Fondo di Solidarietà di settore, un assegno aggiuntivo alla NASpI che, con il nuovo contratto, viene riformato nella platea dei potenziali beneficiari e nell’importo, passando da 750 a 1000 € una tantum.
Risultano, inoltre, rafforzati i diritti sindacali dei lavoratori durante la missione presso un utilizzatore sia per lo svolgimento delle assemblee sia per l’elezione di propri rappresentanti, RSU.  Infine, è stato riconosciuto un importante ruolo anche alla contrattazione decentrata demandando a livello territoriale la titolarità di accordi volti a favorire stabilizzazioni e la continuità occupazionale.

Firmato il testo definitivo del  Contratto Collettivo per le Agenzie di Somministrazione di Lavoro.

L’accordo, in vigore fino al 31 dicembre 2021, rafforza, tra le altre cose, il principio della parità di trattamento, in particolare in caso di infortunio e maternità, l'istituto della clausola sociale negli appalti pubblici, aumenta l'indennità di disponibilità per i tempi indeterminati, introduce l'istituto delle ferie solidali e diritti in caso di lavoro stagionale in somministrazione e amplia e aggiorna le prestazioni previste dal welfare di settore.
Inoltre, prevede misure innovative finalizzate a potenziare i contratti a tempo indeterminato nonché la continuità occupazionale per una consistente parte di lavoratori con contratti a termine attraverso l’introduzione di una politica attiva di settore: alla fine della missione, infatti, il lavoratore potrà attivare il "diritto mirato a percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale", ossia scegliere una formazione professionale, che gli permetterà di acquisire le competenze necessarie per poter essere ricollocato nel mondo del lavoro.
A ciò si aggiunge il sostegno al reddito erogato dal Fondo di Solidarietà di settore, un assegno aggiuntivo alla NASpI che, con il nuovo contratto, viene riformato nella platea dei potenziali beneficiari e nell’importo, passando da 750 a 1000 € una tantum.
Risultano, inoltre, rafforzati i diritti sindacali dei lavoratori durante la missione presso un utilizzatore sia per lo svolgimento delle assemblee sia per l'elezione di propri rappresentanti, RSU.  Infine, è stato riconosciuto un importante ruolo anche alla contrattazione decentrata demandando a livello territoriale la titolarità di accordi volti a favorire stabilizzazioni e la continuità occupazionale.