Finanziaria 2022: esonero contributivo e decontribuzione lavoratrici madri

Tra gli interventi della Legge di Bilancio 2022, incentivi e sostegno all’occupazione femminile.

L’esonero contributivo previsto, anche nel 2022, per le stabilizzazioni dei giovani under 36 è riconosciuto alle imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratori, a prescindere da limiti di età, di aziende per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione delle crisi aziendali presso la struttura per la crisi d’impresa.

Al fine di promuovere l’occupazione giovanile, per l’anno 2022, per i contratti di apprendistato di primo livello per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnicasuperiore, stipulati nell’anno 2022, è riconosciuto ai datori di lavoro che occupanoalle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove uno sgravio contributivo del 100 per cento con riferimento alla contribuzione dovuta, per iperiodi contributivi maturati nei primi treanni di contratto, fermo restando il livello di aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo.

In favore delle lavoratrici autonome e in collaborazione coordinata e continuativa, commercianti, artigiane ed imprenditrici agricole viene incrementato di 3 mesi, a partire dal terzo mese dopo il parto, il periodo di percepimento dell’indennità di maternità nel caso in cui il reddito della richiedente sia, nell’anno precedente la domanda, inferiore a 8.145 euro.

In via sperimentale, per il 2022, è riconosciuto, nella misura del 50%, l’esonero per 1 anno del versamento dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri dipendenti del settore privato a decorrere dal rientro nel posto di lavoro dopo la fruizione del congedo obbligatorio di maternità e per un periodo massimo di un anno a decorrere dalla data del predetto rientro. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Tra gli interventi della Legge di Bilancio 2022, incentivi e sostegno all’occupazione femminile.

L’esonero contributivo previsto, anche nel 2022, per le stabilizzazioni dei giovani under 36 è riconosciuto alle imprese che assumono a tempo indeterminato lavoratori, a prescindere da limiti di età, di aziende per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione delle crisi aziendali presso la struttura per la crisi d’impresa.

Al fine di promuovere l’occupazione giovanile, per l’anno 2022, per i contratti di apprendistato di primo livello per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnicasuperiore, stipulati nell’anno 2022, è riconosciuto ai datori di lavoro che occupanoalle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove uno sgravio contributivo del 100 per cento con riferimento alla contribuzione dovuta, per iperiodi contributivi maturati nei primi treanni di contratto, fermo restando il livello di aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo.

In favore delle lavoratrici autonome e in collaborazione coordinata e continuativa, commercianti, artigiane ed imprenditrici agricole viene incrementato di 3 mesi, a partire dal terzo mese dopo il parto, il periodo di percepimento dell’indennità di maternità nel caso in cui il reddito della richiedente sia, nell’anno precedente la domanda, inferiore a 8.145 euro.

In via sperimentale, per il 2022, è riconosciuto, nella misura del 50%, l’esonero per 1 anno del versamento dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici madri dipendenti del settore privato a decorrere dal rientro nel posto di lavoro dopo la fruizione del congedo obbligatorio di maternità e per un periodo massimo di un anno a decorrere dalla data del predetto rientro. Resta ferma l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Determinazione dei contributi a fondo perduto per discoteche

Tenuto conto delle risorse disponibili e del fabbisogno derivante dalle istanze presentate a tutto il 21 dicembre 2021 si rende noto che il contributo a fondo perduto è pari a 8.661 euro per ciascun beneficiario (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 29 dicembre 2021, n. 379919)

È stato istituito un fondo con una dotazione di 140 milioni di euro per il 2021, per l’erogazione di un contributo a fondo perduto a favore dei titolari di partita IVA che esercitano in modo prevalente le attività nei confronti delle quali, per effetto delle misure restrittive adottate per evitare la diffusione dell’epidemia da COVID-19, è stata disposta la chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021 (art. 2, decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73).
Una parte del suddetto fondo, pari a 20 milioni di euro, è a favore dei titolari di partita IVA la cui attività prevalente, individuata dal codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo, night-club e simili”, risultava chiusa alla data del 23 luglio 2021.
Con il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 9 settembre 2021 sono stati determinati i criteri per individuare i soggetti beneficiari e l’ammontare del contributo, nonché le modalità di erogazione, nei limiti della dotazione finanziaria del suddetto fondo.
Il citato decreto interministeriale del 9 settembre 2021, tra l’altro, ha previsto:
a) che la quota del suddetto fondo pari a 20 milioni di euro è prioritariamente ripartita, in egual misura, tra i soggetti che svolgevano in via prevalente l’attività di cui al codice ATECO 2007 “93.29.10 – Discoteche, sale da ballo, night-club e simili” (che alla data del 23 luglio 2021 risultava chiusa), con un limite massimo di contributo pari a 25.000 euro pro capite;
b) che le restanti risorse (120 milioni di euro), unitamente a eventuali economie derivanti dal riparto di cui al punto precedente, sono distribuite tra i soggetti che svolgevano come prevalente, alla data del 26 maggio 2021, una delle attività di cui ai codici ATECO 2007 elencati nell’allegato 1 al medesimo decreto interministeriale, che sono rimaste chiuse per almeno cento giorni nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021. Qualora i fondi disponibili non siano sufficienti per soddisfare tutte le richieste ammissibili, i contributi riconosciuti ai singoli beneficiari sono ridotti proporzionalmente all’ammontare dei fondi stessi;
c) che il contributo:
– è richiesto tramite istanza da presentare all’Agenzia delle entrate per via telematica, secondo modalità e termini definiti con provvedimento del direttore della stessa Agenzia;
– è corrisposto dall’Agenzia mediante accredito diretto sul conto indicato dal richiedente nell’istanza di cui al punto precedente.
Poi è stato previsto:
– che l’istanza per l’accesso al contributo è presentata dal 2 al 21 dicembre 2021;
– che si procede prioritariamente a ripartire le risorse disponibili (20 milioni di euro) tra i soggetti che hanno richiesto il contributo di cui al precedente punto “a”, in egual misura per ciascuno di essi, con un limite massimo pro capite di 25.000 euro;
 – che le restanti risorse disponibili (120 milioni di euro, più le eventuali eccedenze derivanti dal riparto di cui al punto precedente) sono destinate ai soggetti che hanno richiesto il contributo di cui al precedente punto “b”. Qualora tali risorse non siano sufficienti a soddisfare tutte le richieste ammissibili, i contributi saranno erogati in misura pari al rapporto tra l’ammontare delle risorse disponibili e l’importo complessivo dei contributi richiesti;
 – che per la determinazione del contributo erogabile si terrà anche conto del minor importo eventualmente indicato dal soggetto richiedente nel riquadro “Minor importo richiesto” dell’istanza, ai fini del rispetto dei limiti degli aiuti di Stato;
– che l’Agenzia, sulla base dei dati presenti nell’istanza e prima di erogare il contributo, effettuerà alcuni controlli rispetto alle informazioni presenti in Anagrafe tributaria. Tali controlli potrebbero comportare lo scarto dell’istanza e la mancata erogazione del contributo.
Tanto premesso, tenuto conto delle risorse disponibili e del fabbisogno derivante dalle istanze presentate a tutto il 21 dicembre 2021, con il presente provvedimento si rende noto che:
a) il contributo a fondo perduto di cui all’articolo 4, comma 1, lettera a), del decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 9 settembre 2021, è pari a 8.661 euro per ciascun beneficiario;
b) il contributo a fondo perduto di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), del citato decreto interministeriale del 9 settembre 2021, che sarà riconosciuto a ciascun beneficiario, è pari all’intero ammontare risultante dall’ultima istanza validamente presentata, in assenza di rinuncia.

Tenuto conto delle risorse disponibili e del fabbisogno derivante dalle istanze presentate a tutto il 21 dicembre 2021 si rende noto che il contributo a fondo perduto è pari a 8.661 euro per ciascun beneficiario (AGENZIA DELLE ENTRATE - Provvedimento 29 dicembre 2021, n. 379919)

È stato istituito un fondo con una dotazione di 140 milioni di euro per il 2021, per l’erogazione di un contributo a fondo perduto a favore dei titolari di partita IVA che esercitano in modo prevalente le attività nei confronti delle quali, per effetto delle misure restrittive adottate per evitare la diffusione dell'epidemia da COVID-19, è stata disposta la chiusura per un periodo complessivo di almeno cento giorni nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021 (art. 2, decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73).
Una parte del suddetto fondo, pari a 20 milioni di euro, è a favore dei titolari di partita IVA la cui attività prevalente, individuata dal codice ATECO 2007 "93.29.10 - Discoteche, sale da ballo, night-club e simili", risultava chiusa alla data del 23 luglio 2021.
Con il decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 9 settembre 2021 sono stati determinati i criteri per individuare i soggetti beneficiari e l’ammontare del contributo, nonché le modalità di erogazione, nei limiti della dotazione finanziaria del suddetto fondo.
Il citato decreto interministeriale del 9 settembre 2021, tra l’altro, ha previsto:
a) che la quota del suddetto fondo pari a 20 milioni di euro è prioritariamente ripartita, in egual misura, tra i soggetti che svolgevano in via prevalente l’attività di cui al codice ATECO 2007 "93.29.10 - Discoteche, sale da ballo, night-club e simili" (che alla data del 23 luglio 2021 risultava chiusa), con un limite massimo di contributo pari a 25.000 euro pro capite;
b) che le restanti risorse (120 milioni di euro), unitamente a eventuali economie derivanti dal riparto di cui al punto precedente, sono distribuite tra i soggetti che svolgevano come prevalente, alla data del 26 maggio 2021, una delle attività di cui ai codici ATECO 2007 elencati nell’allegato 1 al medesimo decreto interministeriale, che sono rimaste chiuse per almeno cento giorni nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021. Qualora i fondi disponibili non siano sufficienti per soddisfare tutte le richieste ammissibili, i contributi riconosciuti ai singoli beneficiari sono ridotti proporzionalmente all’ammontare dei fondi stessi;
c) che il contributo:
- è richiesto tramite istanza da presentare all’Agenzia delle entrate per via telematica, secondo modalità e termini definiti con provvedimento del direttore della stessa Agenzia;
- è corrisposto dall’Agenzia mediante accredito diretto sul conto indicato dal richiedente nell’istanza di cui al punto precedente.
Poi è stato previsto:
- che l’istanza per l’accesso al contributo è presentata dal 2 al 21 dicembre 2021;
- che si procede prioritariamente a ripartire le risorse disponibili (20 milioni di euro) tra i soggetti che hanno richiesto il contributo di cui al precedente punto "a", in egual misura per ciascuno di essi, con un limite massimo pro capite di 25.000 euro;
 - che le restanti risorse disponibili (120 milioni di euro, più le eventuali eccedenze derivanti dal riparto di cui al punto precedente) sono destinate ai soggetti che hanno richiesto il contributo di cui al precedente punto "b". Qualora tali risorse non siano sufficienti a soddisfare tutte le richieste ammissibili, i contributi saranno erogati in misura pari al rapporto tra l’ammontare delle risorse disponibili e l’importo complessivo dei contributi richiesti;
 - che per la determinazione del contributo erogabile si terrà anche conto del minor importo eventualmente indicato dal soggetto richiedente nel riquadro "Minor importo richiesto" dell’istanza, ai fini del rispetto dei limiti degli aiuti di Stato;
- che l’Agenzia, sulla base dei dati presenti nell’istanza e prima di erogare il contributo, effettuerà alcuni controlli rispetto alle informazioni presenti in Anagrafe tributaria. Tali controlli potrebbero comportare lo scarto dell’istanza e la mancata erogazione del contributo.
Tanto premesso, tenuto conto delle risorse disponibili e del fabbisogno derivante dalle istanze presentate a tutto il 21 dicembre 2021, con il presente provvedimento si rende noto che:
a) il contributo a fondo perduto di cui all’articolo 4, comma 1, lettera a), del decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 9 settembre 2021, è pari a 8.661 euro per ciascun beneficiario;
b) il contributo a fondo perduto di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), del citato decreto interministeriale del 9 settembre 2021, che sarà riconosciuto a ciascun beneficiario, è pari all’intero ammontare risultante dall’ultima istanza validamente presentata, in assenza di rinuncia.

EDILIZIA ARTIGIANATO: firmato il nuovo CIRL per la Regione Marche

Sottoscritto il 17/12/2021, tra ANAEPA-CONFARTIGIANATO Edilizia delle Marche, CNA COSTRUZIONI delle Marche, FIAE-CASARTIGIANI delle Marche, CLAAI delle Marche e FENEAL-UIL FILCA-CISL FILLEA-CGIL regionale, l’accordo per il rinnovo del CIRL per i dipendenti delle imprese artigiane edili ed affini delle Marche

Il presente Contratto regionale decorre dall’1/12/2021 e scadrà il 31/12/2023.

Indennità sostitutiva di mensa e servizio mensa
L’impresa dovrà provvedere a corrispondere un’indennità sostitutiva di mensa giornaliera pari ad € 7,50 (sette/50) per gli operai e di € 7,00 (sette) per gli impiegati o, in alternativa, a fornire un buono pasto (ticket restaurant) di pari valore.

Indennità di trasferta
Le Parti riaffermano e concordano che, fatto salvo quanto previsto dal CCNL, al dipendente in servizio comandato a prestare la propria opera in un cantiere diverso per il quale è stato assunto, e fuori dal Comune di residenza, si applicano le seguenti indennità di trasferta, erogate per compensare il disagio conseguente la variazione del luogo di lavoro, da calcolarsi sugli elementi della retribuzione previsti dal CCNL:
– fino a 10 Km dal cantiere di assunzione 10%
– da 10 a 20 Km dal cantiere di assunzione 15%
– da 20 a 30 Km dal cantiere di assunzione 20%
– oltre 30 Km dal cantiere di assunzione 25%
L’indennità di trasferta non è dovuta nel caso di lavoro svolto nel comune di abituale residenza o dimora del dipendente o quando questi venga ad essere favorito da un effettivo avvicinamento alla sua residenza o abituale dimora.

Indennità di trasporto
È istituita una indennità giornaliera di trasporto urbana ed extraurbana da computarsi per le sole giornate di effettiva presenza al lavoro e da corrispondere al solo personale operaio che utilizza il proprio mezzo per recarsi presso il cantiere di lavoro.
L’indennità di trasporto è stabilita in € 1,70 se il cantiere è ubicato nel comune di residenza del dipendente ed in € 2,00 se il cantiere è ubicato fuori dal comune di residenza del dipendente.
L’indennità di cui sopra non è prevista per il lavoratore che si rechi al “punto di raccolta” indicato dal datore di lavoro se questo è ubicato nel comune di residenza del dipendente. Se il “punto di raccolta” è ubicato in un comune diverso da quello di residenza, al lavoratore viene erogata una indennità di trasporto pari ad € 0,70.

Indennità di reperibilità
La reperibilità è un istituto complementare della normale prestazione lavorativa mediante il quale il lavoratore è a disposizione dell’azienda per sopperire ad esigenze non prevedibili ai fini di assicurare il ripristino e la continuità dei servizi di pubblica utilità, qualora espressamente previsto nei contratti di appalto.
Le ore di reperibilità non devono considerarsi ai fini del computo dell’orario di lavoro legale e contrattuale.
Il lavoratore inserito in turni di reperibilità ha diritto, ad una indennità giornaliera di reperibilità, oltre a quanto contrattualmente dovuto per i casi di intervento, come di seguito specificato:
– reperibilità notturna feriale € 9,00
– reperibilità sabato e giorni festivi € 14,00

Elemento Variabile della Retribuzione (EVR)
Le parti convengono di istituire l’elemento variabile della retribuzione (EVR) per la vigenza del presente contratto regionale, fino alla misura massima del 6% dei minimi in vigore alla data dell’1/2/2020.
Nella determinazione dell’elemento variabile della retribuzione (EVR), concordato in sede regionale secondo i criteri e le modalità dell’art. 42 del CCNL del 24/1/2014, le parti terranno conto dell’andamento congiunturale del settore nella regione Marche, sulla base dei seguenti 5 (cinque) indicatori:
1) numero lavoratori iscritti alla cassa edile CEDAM;
2) monte salari denunciato dalla cassa edile CEDAM;
3) ore dichiarate alla cassa edile CEDAM;
4) numero di richieste, nella regione Marche, delle agevolazioni fiscali per ristrutturazione edilizia;
5) andamento del mercato immobiliare nella regione Marche.
Per il periodo di vigenza del presente CCRL, la determinazione annuale del valore dell’elemento variabile della retribuzione (EVR) sarà effettuata in uno specifico incontro tra le parti, raffrontando i parametri regionali su base triennale, come di seguito specificato:
– per anno 2022 triennio 2021/2020/2019 su 2020/2019/2018
– per anno 2023 triennio 2022/2021/2020 su 2021/2020/2019
Sulla base della verifica annuale dei dati relativi a ciascun periodo di riferimento, che per l’anno 2022 dovrà avvenire entro il mese di gennaio 2022, l’elemento variabile della retribuzione (EVR) sarà erogato in quote mensili al personale in forza per il periodo determinato nel singolo accordo.

Prestazioni extracontrattuali
– Montatura occhiali:
al fine di supportare il Fondo Sanedil nelle erogazioni delle prestazioni ai lavoratori, si stabilisce che a far data da gennaio 2022 la cassa edile CEDAM, su richiesta del lavoratore, erogherà un contributo per la montatura degli occhiali per un importo massimo annuale di euro 180,00 sia per il lavoratore che per i familiari a carico.
– Buoni libro e Premio nascita:
si confermano i buoni libro e i premi nascita nelle modalità e secondo il regolamento già in atto. Dall’anno 2022 i nuovi importi saranno 170,00 euro per le scuole medie, 290,00 euro per le superiori e 450,00 euro per l’Università. Dall’anno 2022 per la nascita dei figli la cassa CEDAM riconoscerà euro 600.
– Contributo straordinario per prestazioni sanitarie:
Le parti concordano l’introduzione di un contributo straordinario per prestazioni sanitarie, non coperte nei piani sanitari SANEDIL, per lavoratori e figli fiscalmente a carico. Il contributo previsto è pari al 50% dell’importo di ogni singola fattura fino a un massimo di 100,00 euro annuo. Il contributo può essere richiesto dai dipendenti che hanno un monte ore lavorative di almeno 1.200 ore nei 12 mesi antecedenti la richiesta, che deve essere presentata alla C.ED.A.M. entro 6 mesi dall’emissione della fattura.

Norma Premiale Aziendale
Le Parti convengono di riconoscere, per gli anni 2022 e 2023, una premialità a favore delle imprese regolarmente iscritte da almeno due anni alla CEDAM al momento della presentazione della domanda, in regola con i versamenti alla Cassa Edile nonché di aver corrisposto ai dipendenti i trattamenti economici previsti dal presente contratto regionale.
– Premialità per la Sicurezza:
è riconosciuta una premialità, attraverso uno sconto contributivo pari ad euro 200,00 per le imprese che nei due anni civili precedenti a quello della richiesta (2020 e 2021 per il 2022 e 2021 e 2022 per il 2023) non abbiano avuto infortuni sul lavoro con prognosi superiori a 3 giorni, come risultante dalle denunce mensili alla C.ED.A.M.
– Premialità per Formazione:
è riconosciuta una premialità, attraverso uno sconto contributivo pari ad euro 50,00 per ogni dipendente inviato in attività formativa erogata da Edilart Marche inerente corsi non obbligatori con un massimale annuo per impresa di euro 200,00.

Le domande, unitamente alla documentazione necessaria e indicata dal regolamento che la CEDAM predisporrà in tempo utile, dovranno essere presentate nel periodo dal 1° marzo al 31marzo dell’anno per il quale compete la premialità (2022 o 2023). Le istanze saranno verificate dalla CEDAM entro il mese di maggio ed accolte sino a concorrenza delle risorse annue stanziate (Premialità Sicurezza € 40.000,00 – Premialità Formazione € 30.000,00) secondo il criterio cronologico di ricezione della domanda. Lo sconto (premialità) verrà riconosciuto all’impresa sulla denuncia successiva all’accoglimento.

Sottoscritto il 17/12/2021, tra ANAEPA-CONFARTIGIANATO Edilizia delle Marche, CNA COSTRUZIONI delle Marche, FIAE-CASARTIGIANI delle Marche, CLAAI delle Marche e FENEAL-UIL FILCA-CISL FILLEA-CGIL regionale, l’accordo per il rinnovo del CIRL per i dipendenti delle imprese artigiane edili ed affini delle Marche

Il presente Contratto regionale decorre dall’1/12/2021 e scadrà il 31/12/2023.

Indennità sostitutiva di mensa e servizio mensa
L’impresa dovrà provvedere a corrispondere un’indennità sostitutiva di mensa giornaliera pari ad € 7,50 (sette/50) per gli operai e di € 7,00 (sette) per gli impiegati o, in alternativa, a fornire un buono pasto (ticket restaurant) di pari valore.

Indennità di trasferta
Le Parti riaffermano e concordano che, fatto salvo quanto previsto dal CCNL, al dipendente in servizio comandato a prestare la propria opera in un cantiere diverso per il quale è stato assunto, e fuori dal Comune di residenza, si applicano le seguenti indennità di trasferta, erogate per compensare il disagio conseguente la variazione del luogo di lavoro, da calcolarsi sugli elementi della retribuzione previsti dal CCNL:
- fino a 10 Km dal cantiere di assunzione 10%
- da 10 a 20 Km dal cantiere di assunzione 15%
- da 20 a 30 Km dal cantiere di assunzione 20%
- oltre 30 Km dal cantiere di assunzione 25%
L’indennità di trasferta non è dovuta nel caso di lavoro svolto nel comune di abituale residenza o dimora del dipendente o quando questi venga ad essere favorito da un effettivo avvicinamento alla sua residenza o abituale dimora.

Indennità di trasporto
È istituita una indennità giornaliera di trasporto urbana ed extraurbana da computarsi per le sole giornate di effettiva presenza al lavoro e da corrispondere al solo personale operaio che utilizza il proprio mezzo per recarsi presso il cantiere di lavoro.
L’indennità di trasporto è stabilita in € 1,70 se il cantiere è ubicato nel comune di residenza del dipendente ed in € 2,00 se il cantiere è ubicato fuori dal comune di residenza del dipendente.
L’indennità di cui sopra non è prevista per il lavoratore che si rechi al "punto di raccolta" indicato dal datore di lavoro se questo è ubicato nel comune di residenza del dipendente. Se il "punto di raccolta" è ubicato in un comune diverso da quello di residenza, al lavoratore viene erogata una indennità di trasporto pari ad € 0,70.

Indennità di reperibilità
La reperibilità è un istituto complementare della normale prestazione lavorativa mediante il quale il lavoratore è a disposizione dell’azienda per sopperire ad esigenze non prevedibili ai fini di assicurare il ripristino e la continuità dei servizi di pubblica utilità, qualora espressamente previsto nei contratti di appalto.
Le ore di reperibilità non devono considerarsi ai fini del computo dell’orario di lavoro legale e contrattuale.
Il lavoratore inserito in turni di reperibilità ha diritto, ad una indennità giornaliera di reperibilità, oltre a quanto contrattualmente dovuto per i casi di intervento, come di seguito specificato:
- reperibilità notturna feriale € 9,00
- reperibilità sabato e giorni festivi € 14,00

Elemento Variabile della Retribuzione (EVR)
Le parti convengono di istituire l’elemento variabile della retribuzione (EVR) per la vigenza del presente contratto regionale, fino alla misura massima del 6% dei minimi in vigore alla data dell’1/2/2020.
Nella determinazione dell’elemento variabile della retribuzione (EVR), concordato in sede regionale secondo i criteri e le modalità dell’art. 42 del CCNL del 24/1/2014, le parti terranno conto dell’andamento congiunturale del settore nella regione Marche, sulla base dei seguenti 5 (cinque) indicatori:
1) numero lavoratori iscritti alla cassa edile CEDAM;
2) monte salari denunciato dalla cassa edile CEDAM;
3) ore dichiarate alla cassa edile CEDAM;
4) numero di richieste, nella regione Marche, delle agevolazioni fiscali per ristrutturazione edilizia;
5) andamento del mercato immobiliare nella regione Marche.
Per il periodo di vigenza del presente CCRL, la determinazione annuale del valore dell’elemento variabile della retribuzione (EVR) sarà effettuata in uno specifico incontro tra le parti, raffrontando i parametri regionali su base triennale, come di seguito specificato:
- per anno 2022 triennio 2021/2020/2019 su 2020/2019/2018
- per anno 2023 triennio 2022/2021/2020 su 2021/2020/2019
Sulla base della verifica annuale dei dati relativi a ciascun periodo di riferimento, che per l’anno 2022 dovrà avvenire entro il mese di gennaio 2022, l’elemento variabile della retribuzione (EVR) sarà erogato in quote mensili al personale in forza per il periodo determinato nel singolo accordo.

Prestazioni extracontrattuali
- Montatura occhiali:
al fine di supportare il Fondo Sanedil nelle erogazioni delle prestazioni ai lavoratori, si stabilisce che a far data da gennaio 2022 la cassa edile CEDAM, su richiesta del lavoratore, erogherà un contributo per la montatura degli occhiali per un importo massimo annuale di euro 180,00 sia per il lavoratore che per i familiari a carico.
- Buoni libro e Premio nascita:
si confermano i buoni libro e i premi nascita nelle modalità e secondo il regolamento già in atto. Dall’anno 2022 i nuovi importi saranno 170,00 euro per le scuole medie, 290,00 euro per le superiori e 450,00 euro per l’Università. Dall’anno 2022 per la nascita dei figli la cassa CEDAM riconoscerà euro 600.
- Contributo straordinario per prestazioni sanitarie:
Le parti concordano l’introduzione di un contributo straordinario per prestazioni sanitarie, non coperte nei piani sanitari SANEDIL, per lavoratori e figli fiscalmente a carico. Il contributo previsto è pari al 50% dell’importo di ogni singola fattura fino a un massimo di 100,00 euro annuo. Il contributo può essere richiesto dai dipendenti che hanno un monte ore lavorative di almeno 1.200 ore nei 12 mesi antecedenti la richiesta, che deve essere presentata alla C.ED.A.M. entro 6 mesi dall’emissione della fattura.

Norma Premiale Aziendale
Le Parti convengono di riconoscere, per gli anni 2022 e 2023, una premialità a favore delle imprese regolarmente iscritte da almeno due anni alla CEDAM al momento della presentazione della domanda, in regola con i versamenti alla Cassa Edile nonché di aver corrisposto ai dipendenti i trattamenti economici previsti dal presente contratto regionale.
- Premialità per la Sicurezza:
è riconosciuta una premialità, attraverso uno sconto contributivo pari ad euro 200,00 per le imprese che nei due anni civili precedenti a quello della richiesta (2020 e 2021 per il 2022 e 2021 e 2022 per il 2023) non abbiano avuto infortuni sul lavoro con prognosi superiori a 3 giorni, come risultante dalle denunce mensili alla C.ED.A.M.
- Premialità per Formazione:
è riconosciuta una premialità, attraverso uno sconto contributivo pari ad euro 50,00 per ogni dipendente inviato in attività formativa erogata da Edilart Marche inerente corsi non obbligatori con un massimale annuo per impresa di euro 200,00.

Le domande, unitamente alla documentazione necessaria e indicata dal regolamento che la CEDAM predisporrà in tempo utile, dovranno essere presentate nel periodo dal 1° marzo al 31marzo dell’anno per il quale compete la premialità (2022 o 2023). Le istanze saranno verificate dalla CEDAM entro il mese di maggio ed accolte sino a concorrenza delle risorse annue stanziate (Premialità Sicurezza € 40.000,00 - Premialità Formazione € 30.000,00) secondo il criterio cronologico di ricezione della domanda. Lo sconto (premialità) verrà riconosciuto all’impresa sulla denuncia successiva all’accoglimento.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: competenza del giudice del lavoro

Nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia agito in giudizio chiedendo, con la dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro nei confronti del datore di lavoro dichiarato fallito, permane la competenza funzionale del giudice del lavoro (Corte di cassazione – Sentenza 27 dicembre 2021, n. 41586).

I giudici della Corte hanno più volte chiarito che anche nell’ipotesi di sottoposizione della società datrice alla procedura di amministrazione straordinaria sussiste la perdurante competenza del giudice del lavoro in relazione alla domanda di mero accertamento volta all’annullamento del licenziamento.
Va fatta distinzione tra domande del lavoratore che mirano a pronunce di mero accertamento oppure costitutive (ad esempio, domanda di annullamento del licenziamento e di reintegrazione nel posto di lavoro) e domande dirette alla condanna al pagamento di somme di denaro (anche se accompagnate da domande di accertamento o costitutive aventi funzione strumentale).
Per le prime va, infatti, riconosciuta la perdurante competenza del giudice del lavoro, mentre per le seconde opera (diversamente dal caso del fallimento, in cui si rinviene l’attrazione del foro fallimentare) la regola della improcedibilità o improseguibilità della domanda, per difetto temporaneo di giurisdizione per tutta la durata della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo dinanzi ai competenti organi della procedura.
L’art. 24 della Iegge fallimentare prevede che “il Tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore”. Nel caso di specie, tuttavia, l’azione volta all’accertamento del licenziamento non è in alcun modo riconducibile alla categoria delle azioni che hanno origine o fondamento dall’inizio di una procedura concorsuale o che subiscono una modifica dall’apertura di quest’ultima.
Tutte queste azioni si caratterizzano per la loro medesima finalità, in quanto tendono alla ricostruzione del patrimonio del soggetto sottoposto a procedura concorsuale, presentando, quindi, caratteri marcatamente recuperatori.

Al contrario, l’azione volta all’accertamento del licenziamento non nasce dall’apertura della procedura di amministrazione straordinaria e, dunque, sfugge alla regola di cui al cit. art. 24 della legge fallimentare, e alla ratio ad essa sottesa.

Nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia agito in giudizio chiedendo, con la dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro nei confronti del datore di lavoro dichiarato fallito, permane la competenza funzionale del giudice del lavoro, in quanto la domanda proposta non è configurabile soltanto come mero strumento di tutela di diritti patrimoniali da far valere sul patrimonio del fallito, ma si fonda anche sull’interesse del lavoratore a tutelare la sua posizione all’interno dell’azienda fallita, sia per l’eventualità della ripresa dell’attività lavorativa (conseguente all’esercizio provvisorio ovvero alla cessione dell’azienda, o a un concordato fallimentare), sia per tutelare i connessi diritti non patrimoniali, ed i diritti previdenziali, estranei all’esigenza della par condicio creditorum.
In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è sufficiente, per la legittimità del recesso, che le addotte ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette a una migliore efficienza gestionale ovvero a un incremento di redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa.

Nell'ipotesi in cui il lavoratore abbia agito in giudizio chiedendo, con la dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro nei confronti del datore di lavoro dichiarato fallito, permane la competenza funzionale del giudice del lavoro (Corte di cassazione - Sentenza 27 dicembre 2021, n. 41586).

I giudici della Corte hanno più volte chiarito che anche nell'ipotesi di sottoposizione della società datrice alla procedura di amministrazione straordinaria sussiste la perdurante competenza del giudice del lavoro in relazione alla domanda di mero accertamento volta all'annullamento del licenziamento.
Va fatta distinzione tra domande del lavoratore che mirano a pronunce di mero accertamento oppure costitutive (ad esempio, domanda di annullamento del licenziamento e di reintegrazione nel posto di lavoro) e domande dirette alla condanna al pagamento di somme di denaro (anche se accompagnate da domande di accertamento o costitutive aventi funzione strumentale).
Per le prime va, infatti, riconosciuta la perdurante competenza del giudice del lavoro, mentre per le seconde opera (diversamente dal caso del fallimento, in cui si rinviene l'attrazione del foro fallimentare) la regola della improcedibilità o improseguibilità della domanda, per difetto temporaneo di giurisdizione per tutta la durata della fase amministrativa di accertamento dello stato passivo dinanzi ai competenti organi della procedura.
L’art. 24 della Iegge fallimentare prevede che "il Tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore". Nel caso di specie, tuttavia, l'azione volta all'accertamento del licenziamento non è in alcun modo riconducibile alla categoria delle azioni che hanno origine o fondamento dall'inizio di una procedura concorsuale o che subiscono una modifica dall'apertura di quest'ultima.
Tutte queste azioni si caratterizzano per la loro medesima finalità, in quanto tendono alla ricostruzione del patrimonio del soggetto sottoposto a procedura concorsuale, presentando, quindi, caratteri marcatamente recuperatori.

Al contrario, l'azione volta all'accertamento del licenziamento non nasce dall'apertura della procedura di amministrazione straordinaria e, dunque, sfugge alla regola di cui al cit. art. 24 della legge fallimentare, e alla ratio ad essa sottesa.

Nell'ipotesi in cui il lavoratore abbia agito in giudizio chiedendo, con la dichiarazione di illegittimità o inefficacia del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro nei confronti del datore di lavoro dichiarato fallito, permane la competenza funzionale del giudice del lavoro, in quanto la domanda proposta non è configurabile soltanto come mero strumento di tutela di diritti patrimoniali da far valere sul patrimonio del fallito, ma si fonda anche sull'interesse del lavoratore a tutelare la sua posizione all'interno dell'azienda fallita, sia per l'eventualità della ripresa dell'attività lavorativa (conseguente all'esercizio provvisorio ovvero alla cessione dell'azienda, o a un concordato fallimentare), sia per tutelare i connessi diritti non patrimoniali, ed i diritti previdenziali, estranei all'esigenza della par condicio creditorum.
In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, è sufficiente, per la legittimità del recesso, che le addotte ragioni inerenti all'attività produttiva e all'organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette a una migliore efficienza gestionale ovvero a un incremento di redditività, determinino un effettivo mutamento dell'assetto organizzativo attraverso la soppressione di un'individuata posizione lavorativa.

Gestione separata committenti e comunicazioni di debito 2020: chiarimenti

Si forniscono chiarimenti sull’invio delle comunicazioni di debito, per gli anni 2020 e precedenti, alle aziende committenti, pubbliche e private, che hanno denunciato tramite flussi Uniemens il pagamento di compensi ai soggetti iscritti alla Gestione separata.

La situazione debitoria oggetto delle comunicazioni di debito inviate attiene all’omesso pagamento della contribuzione dovuta, sia totale che parziale, rilevata in seguito alle denunce Uniemens inviate dalle aziende committenti, oltre alle sanzioni civili calcolate sulla contribuzione omessa e/o sul ritardato versamento.
Nelle istruzioni allegate alla suddetta comunicazione di debito viene indicato, in presenza di “Situazione debitoria non corretta”, un termine di 15 giorni per la trasmissione dei flussi di correzione di eventuali denunce erroneamente presentate dalle aziende committenti. Detto termine, oltre a essere ordinatorio, è finalizzato a facilitare l’allineamento tra i dati rilevabili dalla lettura delle denunce Uniemens e i versamenti acquisiti a sistema e la corretta esposizione dei dati utili nell’estratto conto dei soggetti beneficiari della contribuzione.
La comunicazione di debito è propedeutica al passaggio alle fasi successive per il recupero del credito tramite l’emissione dell’Avviso di Addebito.
Vista la coincidenza con il periodo festivo e al fine di venire incontro alle esigenze degli intermediari delegati, l’Inps comunica che le attività relative all’eventuale recupero dovranno essere avviate solo al termine della gestione delle eventuali modifiche comunicate a correzione dei flussi Uniemens e, in ogni caso, non prima di 30 giorni a decorrere dal 17 gennaio 2022.
Quanto alle situazioni di avvenuta notifica di comunicazioni di debito aventi ad oggetto la contribuzione relativa ai periodi per i quali erano operanti disposizioni normative di sospensione dei termini di versamento in relazione alle misure legate all’emergenza epidemiologica da COVID-19, pur in presenza di avvenuti versamenti nella misura e secondo le tempistiche previste per le specifiche misure di rateazione, possono emergere le seguenti situazioni:
– non è stata presentata domanda di rateazione per il periodo oggetto di sospensione;
– non è stato inserito il codice di sospensione nelle denunce mensili Uniemens; è stato indicato nelle istanze di rateazione un importo a debito inferiore rispetto a quello dovuto per il periodo in esame, come risultante dai codici di sospensione indicati nei flussi Uniemens, mentre risulta versato ratealmente un importo complessivamente pari all’importo della contribuzione dovuta. In tali casi l’azienda committente o suo intermediario potrà tempestivamente chiedere la rettifica dei dati dichiarati nelle istanze di rateazione e, in caso di assenza del codice di sospensione, inviare le denunce Uniemens di modifica.

Si forniscono chiarimenti sull’invio delle comunicazioni di debito, per gli anni 2020 e precedenti, alle aziende committenti, pubbliche e private, che hanno denunciato tramite flussi Uniemens il pagamento di compensi ai soggetti iscritti alla Gestione separata.

La situazione debitoria oggetto delle comunicazioni di debito inviate attiene all’omesso pagamento della contribuzione dovuta, sia totale che parziale, rilevata in seguito alle denunce Uniemens inviate dalle aziende committenti, oltre alle sanzioni civili calcolate sulla contribuzione omessa e/o sul ritardato versamento.
Nelle istruzioni allegate alla suddetta comunicazione di debito viene indicato, in presenza di "Situazione debitoria non corretta", un termine di 15 giorni per la trasmissione dei flussi di correzione di eventuali denunce erroneamente presentate dalle aziende committenti. Detto termine, oltre a essere ordinatorio, è finalizzato a facilitare l’allineamento tra i dati rilevabili dalla lettura delle denunce Uniemens e i versamenti acquisiti a sistema e la corretta esposizione dei dati utili nell’estratto conto dei soggetti beneficiari della contribuzione.
La comunicazione di debito è propedeutica al passaggio alle fasi successive per il recupero del credito tramite l’emissione dell’Avviso di Addebito.
Vista la coincidenza con il periodo festivo e al fine di venire incontro alle esigenze degli intermediari delegati, l’Inps comunica che le attività relative all’eventuale recupero dovranno essere avviate solo al termine della gestione delle eventuali modifiche comunicate a correzione dei flussi Uniemens e, in ogni caso, non prima di 30 giorni a decorrere dal 17 gennaio 2022.
Quanto alle situazioni di avvenuta notifica di comunicazioni di debito aventi ad oggetto la contribuzione relativa ai periodi per i quali erano operanti disposizioni normative di sospensione dei termini di versamento in relazione alle misure legate all’emergenza epidemiologica da COVID-19, pur in presenza di avvenuti versamenti nella misura e secondo le tempistiche previste per le specifiche misure di rateazione, possono emergere le seguenti situazioni:
- non è stata presentata domanda di rateazione per il periodo oggetto di sospensione;
- non è stato inserito il codice di sospensione nelle denunce mensili Uniemens; è stato indicato nelle istanze di rateazione un importo a debito inferiore rispetto a quello dovuto per il periodo in esame, come risultante dai codici di sospensione indicati nei flussi Uniemens, mentre risulta versato ratealmente un importo complessivamente pari all’importo della contribuzione dovuta. In tali casi l’azienda committente o suo intermediario potrà tempestivamente chiedere la rettifica dei dati dichiarati nelle istanze di rateazione e, in caso di assenza del codice di sospensione, inviare le denunce Uniemens di modifica.

Una tantum a dicembre per il personale del CCNL Autoferrotranvieri

Erogata, col la busta paga di dicembre, la seconda tranche di una tantum per gli autoferrotranvieri

Per il personale In forza a tempo indeterminato al 17/6/2021, a copertura del periodo 2018 -2020, riconoscimento di una somma una tantum di Euro 680.00 lordi  al par. 175, riparametrato secondo la scala parametrale vigente, da corrispondere in 2 tranche. la prima con la retribuzione del mese di luglio 2021 (Euro 300,00 lordi) e la seconda con la retribuzione del mese di dicembre 2021 (Euro 380,00 lordi).
Per il personale impiegato nel periodo gennaio 2018/dicembre 2020 in misura almeno pari all’80% della propria attività nei servizi di linea non soggetti a obblighi di servizio pubblico, in considerazione del particolare e perdurante stato di crisi economico/finanziaria del settore, la cifra una tantum sarà erogata in tre rate da erogarsi la prima con la retribuzione di ottobre 2021 (Euro 200,00 lordi), la seconda con la retribuzione di aprile 2022 (Euro 200.00 lordi) e la terza con la retribuzione di luglio 2023 (Euro 280,00 lordi).

L’una tantum
– verrà rapportata ai mesi di effettiva prestazione (computando mese intero la frazione superiore ai 15 giorni) svolta nel periodo 2018/2020;
– sarà riproporzionata nei casi di lavoro part-time, sulla base dell’orario convenuto nei contratto individuale;
– verrà erogata anche al personale a tempo determinato in forza alla data di sottoscrizione del verbale 17/6/2021. Per questi lavoratori, l’una tantum verrà rapportata ai mesi di effettiva prestazione (computando mese intero la frazione superiore ai 15 giorni) svolta all’interno del periodo 2018/2020 nell’ambito del contratto a termine in atto alla data del 17/6/2021, ivi comprese eventuali proroghe,
– non ha alcun effetto o incidenza su tutti gli istituti contrattuali e di legge e non rientra nella base di calcolo del T.F.R. e della contribuzione ai Fondo Priamo.

 

Una tantum a copertura del periodo 1/1/2018 – 31/12/2020

Figure professionali

Param.

Una tantum dicembre 2021

RESP. UNITÀ AMM.VA / TECNICA COMPLESSA 250 542,86
PROFESSIONAL 230 499,43
CAPO UNITÀ ORGAN.Va AMM.Va / TECNICA 230 499,43
COORDINATORE DI ESERCIZIO 210 456,00
COORDINATORE 210 456,00
COORDINATORE FERROVIARIO (Pos.2) 210 456,00
CAPO UNITÀ TECNICA 205 445,14
COORDINATORE DI UFFICIO 205 445,14
COORDINATORE FERROVIARIO (Pos.1) 202 438,63
SPECIALISTA TECNICO / AMMINISTRATIVO 193 419,09
ADDETTO ALL’ESERCIZIO 193 419,09
CAPO STAZIONE 193 419,09
ASSISTENTE COORDINATORE 193 419,09
TECNICO DI BORDO 190 412,57
MACCHINISTA (Pos.4) 190 412,57
CAPO OPERATORI 188 408,23
MACCHINISTA (Pos.3) 183 397,37
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.4) 183 397,37
OPERATORE CERTIFICATORE 180 390,86
COORDINATORE DELLA MOBILITÀ 178 386,51
COLLABORATORE DI UFFICIO 175 380,00
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.3) 175 380,00
OPERATORE TECNICO 170 369,14
ADDETTO ALLA MOBILITÀ 170 369,14
MACCHINISTA (Pos.2) 165 358,29
CAPO TRENO (Pos.3) 165 358,29
OPERATORE QUALIFICATO (Pos.2) 160 347,43
OPERATORE DI GESTIONE 158 343,09
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.2) 158 343,09
OPERATORE DI MOVIMENTO e GESTIONE 158 343,09
CAPO TRENO (Pos.2) 158 343,09
OPERATORE QUALIFICATO DI UFFICIO (Pos.2) 155 336,57
ASSISTENTE ALLA CLIENTELA 154 334,40
MACCHINISTA (Pos.1) 153 332,23
OPERATORE QUALIFICATO DELLA MOBILITÀ 151 327,89
OPERATORE F.T.A. (Pos.2) 145 314,86
OPERATORE DI STAZIONE (Pos.2) 143 310,51
OPERATORE QUALIFICATO DI UFFICIO (Pos.1) 140 304,00
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.1) 140 304,00
OPERATORE QUALIFICATO (Pos.1) 140 304,00
CAPO TRENO (Pos.1) 140 304,00
OPERATORE DI STAZIONE (Pos.1) 139 301,83
OPERATORE DELLA MOBILITA’ 138 299,66
CAPO SQUADRA OPERATORI DI MANOVRA 135 293,14
OPERATORE DI SCAMBI CABINA 135 293,14
OPERATORE DI UFFICIO 130 282,29
OPERATORE DI MANUTENZIONE 130 282,29
COLLABORATORE DI ESERCIZIO 129 280,11
OPERATORE DI MANOVRA 123 267,09
CAPO SQUADRA AUSILIARI 121 262,74
OPERATORE GENERICO 116 251,89
AUSILIARIO 110 238,86
AUSILIARIO GENERICO 100 217,14

 

Erogata, col la busta paga di dicembre, la seconda tranche di una tantum per gli autoferrotranvieri

Per il personale In forza a tempo indeterminato al 17/6/2021, a copertura del periodo 2018 -2020, riconoscimento di una somma una tantum di Euro 680.00 lordi  al par. 175, riparametrato secondo la scala parametrale vigente, da corrispondere in 2 tranche. la prima con la retribuzione del mese di luglio 2021 (Euro 300,00 lordi) e la seconda con la retribuzione del mese di dicembre 2021 (Euro 380,00 lordi).
Per il personale impiegato nel periodo gennaio 2018/dicembre 2020 in misura almeno pari all’80% della propria attività nei servizi di linea non soggetti a obblighi di servizio pubblico, in considerazione del particolare e perdurante stato di crisi economico/finanziaria del settore, la cifra una tantum sarà erogata in tre rate da erogarsi la prima con la retribuzione di ottobre 2021 (Euro 200,00 lordi), la seconda con la retribuzione di aprile 2022 (Euro 200.00 lordi) e la terza con la retribuzione di luglio 2023 (Euro 280,00 lordi).

L’una tantum
- verrà rapportata ai mesi di effettiva prestazione (computando mese intero la frazione superiore ai 15 giorni) svolta nel periodo 2018/2020;
- sarà riproporzionata nei casi di lavoro part-time, sulla base dell'orario convenuto nei contratto individuale;
- verrà erogata anche al personale a tempo determinato in forza alla data di sottoscrizione del verbale 17/6/2021. Per questi lavoratori, l'una tantum verrà rapportata ai mesi di effettiva prestazione (computando mese intero la frazione superiore ai 15 giorni) svolta all'interno del periodo 2018/2020 nell'ambito del contratto a termine in atto alla data del 17/6/2021, ivi comprese eventuali proroghe,
- non ha alcun effetto o incidenza su tutti gli istituti contrattuali e di legge e non rientra nella base di calcolo del T.F.R. e della contribuzione ai Fondo Priamo.

 

Una tantum a copertura del periodo 1/1/2018 - 31/12/2020

Figure professionali

Param.

Una tantum dicembre 2021

RESP. UNITÀ AMM.VA / TECNICA COMPLESSA 250 542,86
PROFESSIONAL 230 499,43
CAPO UNITÀ ORGAN.Va AMM.Va / TECNICA 230 499,43
COORDINATORE DI ESERCIZIO 210 456,00
COORDINATORE 210 456,00
COORDINATORE FERROVIARIO (Pos.2) 210 456,00
CAPO UNITÀ TECNICA 205 445,14
COORDINATORE DI UFFICIO 205 445,14
COORDINATORE FERROVIARIO (Pos.1) 202 438,63
SPECIALISTA TECNICO / AMMINISTRATIVO 193 419,09
ADDETTO ALL'ESERCIZIO 193 419,09
CAPO STAZIONE 193 419,09
ASSISTENTE COORDINATORE 193 419,09
TECNICO DI BORDO 190 412,57
MACCHINISTA (Pos.4) 190 412,57
CAPO OPERATORI 188 408,23
MACCHINISTA (Pos.3) 183 397,37
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.4) 183 397,37
OPERATORE CERTIFICATORE 180 390,86
COORDINATORE DELLA MOBILITÀ 178 386,51
COLLABORATORE DI UFFICIO 175 380,00
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.3) 175 380,00
OPERATORE TECNICO 170 369,14
ADDETTO ALLA MOBILITÀ 170 369,14
MACCHINISTA (Pos.2) 165 358,29
CAPO TRENO (Pos.3) 165 358,29
OPERATORE QUALIFICATO (Pos.2) 160 347,43
OPERATORE DI GESTIONE 158 343,09
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.2) 158 343,09
OPERATORE DI MOVIMENTO e GESTIONE 158 343,09
CAPO TRENO (Pos.2) 158 343,09
OPERATORE QUALIFICATO DI UFFICIO (Pos.2) 155 336,57
ASSISTENTE ALLA CLIENTELA 154 334,40
MACCHINISTA (Pos.1) 153 332,23
OPERATORE QUALIFICATO DELLA MOBILITÀ 151 327,89
OPERATORE F.T.A. (Pos.2) 145 314,86
OPERATORE DI STAZIONE (Pos.2) 143 310,51
OPERATORE QUALIFICATO DI UFFICIO (Pos.1) 140 304,00
OPERATORE DI ESERCIZIO (Pos.1) 140 304,00
OPERATORE QUALIFICATO (Pos.1) 140 304,00
CAPO TRENO (Pos.1) 140 304,00
OPERATORE DI STAZIONE (Pos.1) 139 301,83
OPERATORE DELLA MOBILITA' 138 299,66
CAPO SQUADRA OPERATORI DI MANOVRA 135 293,14
OPERATORE DI SCAMBI CABINA 135 293,14
OPERATORE DI UFFICIO 130 282,29
OPERATORE DI MANUTENZIONE 130 282,29
COLLABORATORE DI ESERCIZIO 129 280,11
OPERATORE DI MANOVRA 123 267,09
CAPO SQUADRA AUSILIARI 121 262,74
OPERATORE GENERICO 116 251,89
AUSILIARIO 110 238,86
AUSILIARIO GENERICO 100 217,14

 

Approvato un nuovo DL anti-Covid

l Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per il contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19 e disposizioni in materia di sorveglianza sanitaria. In particolare, il testo del DL prevede nuove misure in merito all’estensione del Green Pass rafforzato (che si può ottenere con il completamento del ciclo vaccinale e la guarigione) e le quarantene per i vaccinati (Presidenza del Consiglio dei Ministri – comunicato 29 dicembre 2021, n. 54).

 

Green Pass rafforzato

Dal 10 gennaio 2022 fino alla cessazione dello stato di emergenza, si amplia l’uso del Green Pass rafforzato alle seguenti attività:
– alberghi e strutture ricettive;
– feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose;
– sagre e fiere;
– centri congressi;
– servizi di ristorazione all’aperto;
– impianti di risalita con finalità turistico-commerciale anche se ubicati in comprensori sciistici;
– piscine, centri natatori, sport di squadra e centri benessere anche all’aperto;
– centro culturali, centro sociali e ricreativi per le attività all’aperto.

Inoltre il Green Pass rafforzato è necessario per l’accesso e l’utilizzo dei mezzi di trasporto compreso il trasporto pubblico locale o regionale.

Quarantene

Il decreto prevede che la quarantena precauzionale non si applica a coloro che hanno avuto contatti stretti con soggetti confermati positivi al COVID-19 nei 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale primario o dalla guarigione nonché dopo la somministrazione della dose di richiamo.

Fino al decimo giorno successivo all’ultima esposizione al caso, ai suddetti soggetti è fatto obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 e di effettuare, solo qualora sintomatici, un test antigenico rapido o molecolare al quinto giorno successivo all’ultima esposizione al caso.
Infine, si prevede che la cessazione della quarantena o dell’auto-sorveglianza sopradescritta consegua all’esito negativo di un test antigenico rapido o molecolare, effettuato anche presso centri privati; in tale ultimo caso la trasmissione all’Asl del referto a esito negativo, con modalità anche elettroniche, determina la cessazione di quarantena o del periodo di auto-sorveglianza.

Capienze

Il decreto prevede che le capienze saranno consentite al massimo al 50% per gli impianti all’aperto e al 35% per gli impianti al chiuso.

l Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per il contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19 e disposizioni in materia di sorveglianza sanitaria. In particolare, il testo del DL prevede nuove misure in merito all’estensione del Green Pass rafforzato (che si può ottenere con il completamento del ciclo vaccinale e la guarigione) e le quarantene per i vaccinati (Presidenza del Consiglio dei Ministri - comunicato 29 dicembre 2021, n. 54).

 

Green Pass rafforzato

Dal 10 gennaio 2022 fino alla cessazione dello stato di emergenza, si amplia l’uso del Green Pass rafforzato alle seguenti attività:
- alberghi e strutture ricettive;
- feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose;
- sagre e fiere;
- centri congressi;
- servizi di ristorazione all’aperto;
- impianti di risalita con finalità turistico-commerciale anche se ubicati in comprensori sciistici;
- piscine, centri natatori, sport di squadra e centri benessere anche all’aperto;
- centro culturali, centro sociali e ricreativi per le attività all’aperto.

Inoltre il Green Pass rafforzato è necessario per l’accesso e l’utilizzo dei mezzi di trasporto compreso il trasporto pubblico locale o regionale.

Quarantene

Il decreto prevede che la quarantena precauzionale non si applica a coloro che hanno avuto contatti stretti con soggetti confermati positivi al COVID-19 nei 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale primario o dalla guarigione nonché dopo la somministrazione della dose di richiamo.

Fino al decimo giorno successivo all'ultima esposizione al caso, ai suddetti soggetti è fatto obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 e di effettuare, solo qualora sintomatici, un test antigenico rapido o molecolare al quinto giorno successivo all’ultima esposizione al caso.
Infine, si prevede che la cessazione della quarantena o dell’auto-sorveglianza sopradescritta consegua all’esito negativo di un test antigenico rapido o molecolare, effettuato anche presso centri privati; in tale ultimo caso la trasmissione all’Asl del referto a esito negativo, con modalità anche elettroniche, determina la cessazione di quarantena o del periodo di auto-sorveglianza.

Capienze

Il decreto prevede che le capienze saranno consentite al massimo al 50% per gli impianti all’aperto e al 35% per gli impianti al chiuso.

Aumenta il contributo Fonchim nel settore lampade e display

Con circolare del Fondo di previdenza complementare Fonchim n. 4/2021, è stato comunicato da gennaio 2022 un incremento del contributo “assicurativo” per appartenenti ai settori del Vetro e delle Lampade.

A seguito dell’Accordo di rinnovo CCNL per gli addetti dei settori Vetro e Lampade dello scorso 19/6/2020, dal 1° gennaio 2022 il contributo a carico azienda a copertura delle prestazioni accessorie di invalidità e premorienza si incrementa dello 0,05%, divenendo così pari allo 0,25% della retribuzione utile al calcolo del TFR.
Per effetto delle previsioni contenute nella Convenzione assicurativa in vigore con Allianz SpA, l’ammontare della somma assicurata in caso di sinistro viene incrementato nella stessa misura dell’incremento del premio: da gennaio 2022 la percentuale della retribuzione utilizzata per il calcolo dell’indennizzo passa quindi dal 18,30% al 22,875%.

Con circolare del Fondo di previdenza complementare Fonchim n. 4/2021, è stato comunicato da gennaio 2022 un incremento del contributo "assicurativo" per appartenenti ai settori del Vetro e delle Lampade.

A seguito dell’Accordo di rinnovo CCNL per gli addetti dei settori Vetro e Lampade dello scorso 19/6/2020, dal 1° gennaio 2022 il contributo a carico azienda a copertura delle prestazioni accessorie di invalidità e premorienza si incrementa dello 0,05%, divenendo così pari allo 0,25% della retribuzione utile al calcolo del TFR.
Per effetto delle previsioni contenute nella Convenzione assicurativa in vigore con Allianz SpA, l’ammontare della somma assicurata in caso di sinistro viene incrementato nella stessa misura dell’incremento del premio: da gennaio 2022 la percentuale della retribuzione utilizzata per il calcolo dell’indennizzo passa quindi dal 18,30% al 22,875%.

Fisco: chiarimenti sui piani di risparmio a lungo termine

Fornite indicazioni sulle modifiche apportate alla disciplina dei Piani di risparmio a lungo termine (PIR), ad opera del decreto legge n. 124 del 2019 e del decreto Rilancio e al credito d’imposta previsto dalla legge di bilancio 2021 (Agenzia delle entrate – Circolare 29 dicembre 2021, n. 19/E).

La Legge di Bilancio 2017 ha introdotto un regime di non imponibilità per gli investimenti operati tramite Piani individuali di risparmio a lungo termine che rispettino determinati vincoli di composizione, limiti di concentrazione e regole, a partire dall’obbligo di mantenere gli investimenti per almeno 5 anni. I redditi generati da questi prodotti non sono tassati come redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria e non sono soggetti all’imposta di successione. La ratio è favorire la canalizzazione del risparmio delle famiglie verso investimenti in imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate in Italia. Attualmente, è possibile costituire “PIR 3.0” (Piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2020) e “PIR alternativi” (dal 19 maggio 2020).
Tale regime fiscale di favore interessa le persone fisiche residenti in Italia, in relazione ad investimenti detenuti al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa, le Casse di previdenza e i Fondi pensione. In particolare, per effetto del regime agevolativo sono detassati:
– i redditi di capitale e i redditi diversi di natura finanziaria, percepiti da persone fisiche, al di fuori di attività di impresa commerciale, derivanti da investimenti detenuti in PIR per almeno cinque anni;
– i redditi derivanti dagli investimenti detenuti in PIR da Casse di Previdenza e Fondi pensione.
La non imponibilità dei suddetti redditi è immediata e, salvo le ipotesi di recapture, si consolida con il compimento del periodo di possesso minimo quinquennale degli investimenti.
La disciplina è stata oggetto di diverse modifiche succedutesi nell’arco di pochi anni dalla relativa introduzione a partire dal periodo di imposta 2017. La prima modifica, disposta ad opera della legge di bilancio 2019, introdusse specifici vincoli nella composizione degli investimenti ammissibili nel PIR che sono stati soppressi ad opera del decreto legge n. 124 del 2019.
Tale ultimo decreto, inoltre, ha previsto “nuovi” criteri per l’ammissibilità degli investimenti qualificati per i PIR costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020, nonché regole specifiche per le Casse di previdenza e i Fondi pensione.
Successivamente, al fine di rendere più efficace l’incentivo, il decreto Rilancio ha introdotto i cosiddetti “PIR Alternativi”, che rappresentano misure strutturali volte a incentivare l’afflusso di risorse alle imprese, non solo in “capitale di rischio” ma anche in “capitale di debito”, potenziando, inoltre, anche dal punto di vista quantitativo, le capacità dei PIR di convogliare il risparmio privato verso il mondo delle imprese, in particolare, delle imprese diverse da quelle di dimensioni più rilevanti. Sempre nel 2020, altra modifica è stata operata dal decreto Agosto che ha innalzato i limiti quantitativi (plafond) degli investimenti in PIR Alternativi.
L’ultima modifica è stata introdotta dalla legge di bilancio 2021, la quale ha previsto un credito d’imposta pari alle eventuali minusvalenze derivanti dagli investimenti in strumenti finanziari qualificati effettuati entro il 31 dicembre 2021, in PIR Alternativi costituiti dal 1° gennaio 2021, a condizione che gli stessi investimenti siano detenuti per almeno 5 anni.
Sulla base delle modifiche intervenute, attualmente, è possibile individuare, dunque, le seguenti diverse tipologie di PIR in funzione della normativa fiscale applicabile, ovvero quella vigente al momento dell’apertura del piano:
– “PIR 1.0”, piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2017 e fino al 31 dicembre 2018, a cui si applicano le regole previste dalla legge di bilancio 2017;
– “PIR 2.0”, piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2019, a cui si applicano le regole previste dalla legge di bilancio 2017, come modificate dalla legge di bilancio 2019;
– “PIR 3.0”, piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2020, in applicazione dell’articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019 (i cui investimenti siano costituiti per almeno il 70 per cento da strumenti finanziari di cui al comma 2), cui si applicano anche le disposizioni previste dalla legge di bilancio 2017 e dalla legge di bilancio 2019, in quanto compatibili13;
– “PIR Alternativi”, piani costituiti a partire dal 19 maggio 2020, in applicazione del comma 2-bis del predetto articolo 13-bis (i cui investimenti siano costituiti per almeno il 70 per cento da strumenti finanziari, prestiti e crediti), cui si applicano anche le disposizioni previste dalla legge di bilancio 2017 e dalla legge di bilancio 2019, in quanto compatibili.
Attualmente, pertanto, è possibile costituire esclusivamente PIR 3.0 e PIR Alternativi. Inoltre, nel caso di persone fisiche, tali soggetti possono detenere un “solo” PIR “ordinario” (PIR 1.0, 2.0 o 3.0) ed un PIR Alternativo.
Alla luce di queste novità, e dopo aver acquisito tramite consultazione pubblica i contributi di privati investitori, operatori finanziari e Associazioni di categoria, l’Agenzia fa il punto sulle regole da tenere in considerazione, vista anche la complessità tecnica della materia. Tra i chiarimenti, le Entrate specificano ad esempio che le quote di srl possono rientrare tra gli investimenti oggetto di agevolazione nei Piani ordinari solo se offerte al pubblico, mentre non vi sono limitazioni per le quote detenute nei Piani alternativi (cioè quelli costituiti a partire dal 19 maggio 2020). La circolare n. 19/E del 2021 chiarisce inoltre che il regime dei PIR e il regime fiscale degli investimenti in start-up e in Pmi innovative non sono alternativi: possono quindi essere applicati insieme.

Fornite indicazioni sulle modifiche apportate alla disciplina dei Piani di risparmio a lungo termine (PIR), ad opera del decreto legge n. 124 del 2019 e del decreto Rilancio e al credito d’imposta previsto dalla legge di bilancio 2021 (Agenzia delle entrate - Circolare 29 dicembre 2021, n. 19/E).

La Legge di Bilancio 2017 ha introdotto un regime di non imponibilità per gli investimenti operati tramite Piani individuali di risparmio a lungo termine che rispettino determinati vincoli di composizione, limiti di concentrazione e regole, a partire dall’obbligo di mantenere gli investimenti per almeno 5 anni. I redditi generati da questi prodotti non sono tassati come redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria e non sono soggetti all’imposta di successione. La ratio è favorire la canalizzazione del risparmio delle famiglie verso investimenti in imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate in Italia. Attualmente, è possibile costituire "PIR 3.0" (Piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2020) e "PIR alternativi" (dal 19 maggio 2020).
Tale regime fiscale di favore interessa le persone fisiche residenti in Italia, in relazione ad investimenti detenuti al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa, le Casse di previdenza e i Fondi pensione. In particolare, per effetto del regime agevolativo sono detassati:
- i redditi di capitale e i redditi diversi di natura finanziaria, percepiti da persone fisiche, al di fuori di attività di impresa commerciale, derivanti da investimenti detenuti in PIR per almeno cinque anni;
- i redditi derivanti dagli investimenti detenuti in PIR da Casse di Previdenza e Fondi pensione.
La non imponibilità dei suddetti redditi è immediata e, salvo le ipotesi di recapture, si consolida con il compimento del periodo di possesso minimo quinquennale degli investimenti.
La disciplina è stata oggetto di diverse modifiche succedutesi nell’arco di pochi anni dalla relativa introduzione a partire dal periodo di imposta 2017. La prima modifica, disposta ad opera della legge di bilancio 2019, introdusse specifici vincoli nella composizione degli investimenti ammissibili nel PIR che sono stati soppressi ad opera del decreto legge n. 124 del 2019.
Tale ultimo decreto, inoltre, ha previsto "nuovi" criteri per l’ammissibilità degli investimenti qualificati per i PIR costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020, nonché regole specifiche per le Casse di previdenza e i Fondi pensione.
Successivamente, al fine di rendere più efficace l’incentivo, il decreto Rilancio ha introdotto i cosiddetti "PIR Alternativi", che rappresentano misure strutturali volte a incentivare l’afflusso di risorse alle imprese, non solo in "capitale di rischio" ma anche in "capitale di debito", potenziando, inoltre, anche dal punto di vista quantitativo, le capacità dei PIR di convogliare il risparmio privato verso il mondo delle imprese, in particolare, delle imprese diverse da quelle di dimensioni più rilevanti. Sempre nel 2020, altra modifica è stata operata dal decreto Agosto che ha innalzato i limiti quantitativi (plafond) degli investimenti in PIR Alternativi.
L’ultima modifica è stata introdotta dalla legge di bilancio 2021, la quale ha previsto un credito d’imposta pari alle eventuali minusvalenze derivanti dagli investimenti in strumenti finanziari qualificati effettuati entro il 31 dicembre 2021, in PIR Alternativi costituiti dal 1° gennaio 2021, a condizione che gli stessi investimenti siano detenuti per almeno 5 anni.
Sulla base delle modifiche intervenute, attualmente, è possibile individuare, dunque, le seguenti diverse tipologie di PIR in funzione della normativa fiscale applicabile, ovvero quella vigente al momento dell’apertura del piano:
- "PIR 1.0", piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2017 e fino al 31 dicembre 2018, a cui si applicano le regole previste dalla legge di bilancio 2017;
- "PIR 2.0", piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2019, a cui si applicano le regole previste dalla legge di bilancio 2017, come modificate dalla legge di bilancio 2019;
- "PIR 3.0", piani costituiti a partire dal 1° gennaio 2020, in applicazione dell’articolo 13-bis del decreto legge n. 124 del 2019 (i cui investimenti siano costituiti per almeno il 70 per cento da strumenti finanziari di cui al comma 2), cui si applicano anche le disposizioni previste dalla legge di bilancio 2017 e dalla legge di bilancio 2019, in quanto compatibili13;
- "PIR Alternativi", piani costituiti a partire dal 19 maggio 2020, in applicazione del comma 2-bis del predetto articolo 13-bis (i cui investimenti siano costituiti per almeno il 70 per cento da strumenti finanziari, prestiti e crediti), cui si applicano anche le disposizioni previste dalla legge di bilancio 2017 e dalla legge di bilancio 2019, in quanto compatibili.
Attualmente, pertanto, è possibile costituire esclusivamente PIR 3.0 e PIR Alternativi. Inoltre, nel caso di persone fisiche, tali soggetti possono detenere un "solo" PIR "ordinario" (PIR 1.0, 2.0 o 3.0) ed un PIR Alternativo.
Alla luce di queste novità, e dopo aver acquisito tramite consultazione pubblica i contributi di privati investitori, operatori finanziari e Associazioni di categoria, l’Agenzia fa il punto sulle regole da tenere in considerazione, vista anche la complessità tecnica della materia. Tra i chiarimenti, le Entrate specificano ad esempio che le quote di srl possono rientrare tra gli investimenti oggetto di agevolazione nei Piani ordinari solo se offerte al pubblico, mentre non vi sono limitazioni per le quote detenute nei Piani alternativi (cioè quelli costituiti a partire dal 19 maggio 2020). La circolare n. 19/E del 2021 chiarisce inoltre che il regime dei PIR e il regime fiscale degli investimenti in start-up e in Pmi innovative non sono alternativi: possono quindi essere applicati insieme.

Conguaglio di fine anno: auto aziendali, prestiti, fondo tesoreria e contributo di solidarietà

Nella consueta circolare annuale relativa alle operazioni di conguaglio previdenziale di fine anno, l’Inps fornisce chiarimenti, tra l’altro, in relazione a auto aziendali concesse a uso promiscuo, prestiti, TFR al Fondo di Tesoreria, operazioni societarie e contributo di solidarietà (INPS, Circolare 28 dicembre 2021, n. 198).

Auto aziendali concesse a uso promiscuo

Con la Legge di Bilancio 2020, è stato modificato il regime imponibile dei veicoli aziendali di nuova immatricolazione concessi in uso promiscuo ai dipendenti, che sono assoggettati a contribuzione (e a tassazione fiscale) assumendo come base un valore determinato in via convenzionale.
Il valore del compenso in natura, determinato indipendentemente da qualunque valutazione degli effettivi costi di utilizzo del mezzo ovvero dalla percorrenza che il dipendente effettua realmente, per i contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020, a seguito delle modifiche, viene determinato in base ai valori di emissione di anidride carbonica e, all’aumentare di questi, aumenta il reddito figurativo.
In particolare, ai fini della determinazione del valore economico dell’utilizzo degli autoveicoli, dei motocicli e dei ciclomotori di nuova immatricolazione con valori di emissione di anidride carbonica non superiori a 60 g/km, concessi in uso promiscuo ai dipendenti con contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020, si applica la percentuale del 25% dell’importo corrispondente alla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri calcolato sulla base delle tabelle ACI.
Per gli altri veicoli, la predetta percentuale è pari al 30% in caso di emissioni di anidride carbonica superiori a 60 g/Km ma non a 160 g/Km.
Per l’anno 2021, la percentuale è elevata al 50% in caso di emissioni superiori a 160 g/km ma non a 190 g/Km e al 60% per i veicoli con valori di emissioni superiore a 190 g/Km.
Resta ferma l’applicazione della disciplina dettata nel testo vigente al 31 dicembre 2019 per i veicoli concessi in uso promiscuo con contratti stipulati entro il 30 giugno 2020.
Pertanto, con riferimento a contratti stipulati entro il 30 giugno 2020, ai fini della quantificazione forfetaria del valore economico dell’utilizzo in forma privata del veicolo (autovettura, motociclo, ciclomotore) di proprietà del datore di lavoro (o committente) e assegnata in uso promiscuo al lavoratore, si applica la percentuale del 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio indicato nelle apposite tabelle dell’ACI.

Prestiti ai dipendenti

Ai fini della determinazione in denaro del compenso in natura relativo ai prestiti erogati ai dipendenti, si deve assumere il 50% della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di riferimento vigente al termine di ciascun anno e l’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi.
Attualmente la misura del tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale dell’Eurosistema, fissato dalla Banca Centrale Europea, (ex tasso ufficiale di riferimento) è pari a 0,00%.

Conguagli per versamenti di quote di TFR al Fondo di Tesoreria

Il versamento delle quote di TFR dovute dalle aziende al Fondo di Tesoreria va effettuato mensilmente, salvo conguaglio a fine anno o alla cessazione del rapporto di lavoro.
In occasione delle operazioni di conguaglio, quindi, le aziende devono provvedere alla sistemazione delle differenze a debito o a credito eventualmente determinatesi in relazione alle somme mensilmente versate al Fondo di Tesoreria e alla regolarizzazione delle connesse misure compensative.
Per le posizioni contributive contraddistinte dal codice di autorizzazione “7W” tali operazioni dovranno essere espletate tenendo conto delle indicazioni fornite con il messaggio n. 3025/2019.

Aziende costituite dopo il 31 dicembre 2006

Per le aziende che iniziano l’attività dopo il 31 dicembre 2006, gli obblighi nei riguardi del Fondo di Tesoreria operano se, alla fine dell’anno solare (1° gennaio – 31 dicembre), la media dei dipendenti occupati raggiunge il limite dei 50 addetti.
In tal caso le aziende sono tenute al versamento delle quote dovute anche per i mesi pregressi, a far tempo da quello di inizio dell’attività.
Inoltre, le aziende interessate devono effettuare il versamento di quanto dovuto in sede di conguaglio di fine anno, maggiorando l’importo da versare del tasso di rivalutazione calcolato fino alla data di effettivo versamento. La misura del predetto tasso è costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento del costo della vita rilevato a fine anno (qualora la variazione percentuale negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall’ISTAT sia negativa, la misura del tasso di rivalutazione deve essere comunque non inferiore all’1,5%).
Le aziende costituitesi durante l’anno in corso che, al 31 dicembre 2021, hanno raggiunto il limite dei 50 addetti, devono trasmettere l’apposita dichiarazione entro il termine di trasmissione della denuncia Uniemens relativa al mese di febbraio 2022 (31 marzo 2022).

TFR al Fondo di Tesoreria: rivalutazione e imposta sostitutiva

Le quote annuali di TFR – ad eccezione di quella maturata nell’anno – devono essere incrementate, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento del costo della vita per gli operai e gli impiegati accertato dall’ISTAT nel mese in esame rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.
Anche il TFR versato al Fondo di Tesoreria deve essere rivalutato alla fine di ciascun anno o alla data di cessazione del rapporto di lavoro e tale incremento – al netto dell’imposta sostitutiva – deve essere imputato alla posizione del singolo lavoratore.
Il costo della rivalutazione resta a carico del Fondo di Tesoreria.
Sulle somme oggetto di rivalutazione deve essere versata all’Erario l’imposta sostitutiva fissata nella misura del 17%, con effetto dalle rivalutazioni decorrenti dal 1° gennaio 2015.
Entro il mese di dicembre 2021, salvo conguaglio da eseguirsi entro febbraio 2022, i datori di lavoro possono conguagliare l’importo dell’imposta versato con riferimento alla rivalutazione della quota di accantonamento maturato presso il Fondo di Tesoreria.
Per individuarne l’ammontare, è possibile calcolare una presunta rivalutazione delle quote di TFR trasferite al Fondo di Tesoreria, avvalendosi dell’ultimo (o del penultimo) indice ISTAT.
La rivalutazione e il recupero dell’imposta sostitutiva deve continuare ad essere effettuato anche dalle aziende contraddistinte dal c.a. “7W”, nonché sulle somme versate in adempimento degli obblighi illustrati con il messaggio n. 2616/2021.

Adempimenti a carico del datore di lavoro

Con riferimento ai lavoratori per i quali nell’anno 2021 sono state versate quote di TFR al Fondo di Tesoreria, i datori di lavoro devono determinare la rivalutazione separatamente da quella spettante sul TFR accantonato in azienda. Sull’ammontare della rivalutazione deve essere calcolata l’imposta sostitutiva del 17%.
L’importo di quest’ultima è recuperato in sede di conguaglio con i contributi dovuti all’INPS.
Le somme eventualmente conguagliate in eccedenza a titolo di imposta sostitutiva – sia all’atto del versamento dell’acconto che in altre ipotesi – potranno in ogni caso essere restituite, attraverso la compilazione delle sezioni <DenunciaIndividuale> e <DenunciaAziendale> dell’Uniemens.

Operazioni societarie con trasferimento di personale

Nelle ipotesi di operazioni societarie, che comportano il passaggio di lavoratori, e nei casi di cessione del contratto di lavoro, le operazioni di conguaglio dei contributi previdenziali dovranno essere effettuate dal datore di lavoro subentrante, tenuto al rilascio della Certificazione Unica, con riferimento alla retribuzione complessivamente percepita nell’anno, ivi incluse le erogazioni fissate dalla contrattazione di secondo livello, le erogazioni liberali e i fringe benefits.
Nel caso di passaggio di lavoratori da una matricola all’altra (anche per effetto di operazioni societarie), è necessario utilizzare gli appositi codici <TipoAssunzione> e <TipoCessazione> “2” e “2T”, con l’indicazione della matricola di provenienza.
Il datore di lavoro subentrante può gestire correttamente le variabili retributive utilizzando l’elemento di <VarRetributive>, <InquadramentoLav>, valorizzando l’elemento <Matricola Azienda> con il codice dell’azienda di provenienza.

Recupero del contributo di solidarietà su previdenza complementare

Secondo la disciplina in materia di forme pensionistiche complementari, sulle contribuzioni o somme a carico del datore di lavoro, diverse da quella costituita dalla quota di accantonamento al TFR, destinate a realizzare le finalità di previdenza pensionistica complementare, è dovuto il contributo di solidarietà nella misura del 10%.
Una percentuale pari all’1% del gettito del predetto contributo di solidarietà confluisce presso l’apposito Fondo di garanzia, apprestato contro il rischio derivante dall’omesso o insufficiente versamento da parte dei datori di lavoro sottoposti a procedura di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa ovvero di amministrazione controllata.
Nelle ipotesi in cui, sia in occasione delle operazioni di conguaglio che nel corso dell’anno, si rendesse necessario effettuare recuperi su detta contribuzione, è possibile avvalersi dei codici causale istituiti nell’Elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito>, del flusso Uniemens, di seguito indicati.

Codice

Descrizione

L938 Rec.”contr.solidarietà 10% ex art.16 D.Lgs. n. 252/2005″ per i lavoratori iscritti al F.P.L.D. nonché a tutti gli altri Fondi gestiti dall’INPS
L939 Rec. “contr.solidarietà 10% ex art. 16 D.Lgs. n. 252/2005 dirigenti industriali già iscritti all’ex Inpdai”, per i dirigenti iscritti all’ex INPDAI al 31.12.2002

 

Nella consueta circolare annuale relativa alle operazioni di conguaglio previdenziale di fine anno, l’Inps fornisce chiarimenti, tra l’altro, in relazione a auto aziendali concesse a uso promiscuo, prestiti, TFR al Fondo di Tesoreria, operazioni societarie e contributo di solidarietà (INPS, Circolare 28 dicembre 2021, n. 198).

Auto aziendali concesse a uso promiscuo

Con la Legge di Bilancio 2020, è stato modificato il regime imponibile dei veicoli aziendali di nuova immatricolazione concessi in uso promiscuo ai dipendenti, che sono assoggettati a contribuzione (e a tassazione fiscale) assumendo come base un valore determinato in via convenzionale.
Il valore del compenso in natura, determinato indipendentemente da qualunque valutazione degli effettivi costi di utilizzo del mezzo ovvero dalla percorrenza che il dipendente effettua realmente, per i contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020, a seguito delle modifiche, viene determinato in base ai valori di emissione di anidride carbonica e, all’aumentare di questi, aumenta il reddito figurativo.
In particolare, ai fini della determinazione del valore economico dell’utilizzo degli autoveicoli, dei motocicli e dei ciclomotori di nuova immatricolazione con valori di emissione di anidride carbonica non superiori a 60 g/km, concessi in uso promiscuo ai dipendenti con contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020, si applica la percentuale del 25% dell’importo corrispondente alla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri calcolato sulla base delle tabelle ACI.
Per gli altri veicoli, la predetta percentuale è pari al 30% in caso di emissioni di anidride carbonica superiori a 60 g/Km ma non a 160 g/Km.
Per l’anno 2021, la percentuale è elevata al 50% in caso di emissioni superiori a 160 g/km ma non a 190 g/Km e al 60% per i veicoli con valori di emissioni superiore a 190 g/Km.
Resta ferma l’applicazione della disciplina dettata nel testo vigente al 31 dicembre 2019 per i veicoli concessi in uso promiscuo con contratti stipulati entro il 30 giugno 2020.
Pertanto, con riferimento a contratti stipulati entro il 30 giugno 2020, ai fini della quantificazione forfetaria del valore economico dell’utilizzo in forma privata del veicolo (autovettura, motociclo, ciclomotore) di proprietà del datore di lavoro (o committente) e assegnata in uso promiscuo al lavoratore, si applica la percentuale del 30% dell’importo corrispondente a una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri, calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio indicato nelle apposite tabelle dell’ACI.

Prestiti ai dipendenti

Ai fini della determinazione in denaro del compenso in natura relativo ai prestiti erogati ai dipendenti, si deve assumere il 50% della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di riferimento vigente al termine di ciascun anno e l’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi.
Attualmente la misura del tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale dell’Eurosistema, fissato dalla Banca Centrale Europea, (ex tasso ufficiale di riferimento) è pari a 0,00%.

Conguagli per versamenti di quote di TFR al Fondo di Tesoreria

Il versamento delle quote di TFR dovute dalle aziende al Fondo di Tesoreria va effettuato mensilmente, salvo conguaglio a fine anno o alla cessazione del rapporto di lavoro.
In occasione delle operazioni di conguaglio, quindi, le aziende devono provvedere alla sistemazione delle differenze a debito o a credito eventualmente determinatesi in relazione alle somme mensilmente versate al Fondo di Tesoreria e alla regolarizzazione delle connesse misure compensative.
Per le posizioni contributive contraddistinte dal codice di autorizzazione "7W" tali operazioni dovranno essere espletate tenendo conto delle indicazioni fornite con il messaggio n. 3025/2019.

Aziende costituite dopo il 31 dicembre 2006

Per le aziende che iniziano l’attività dopo il 31 dicembre 2006, gli obblighi nei riguardi del Fondo di Tesoreria operano se, alla fine dell’anno solare (1° gennaio – 31 dicembre), la media dei dipendenti occupati raggiunge il limite dei 50 addetti.
In tal caso le aziende sono tenute al versamento delle quote dovute anche per i mesi pregressi, a far tempo da quello di inizio dell’attività.
Inoltre, le aziende interessate devono effettuare il versamento di quanto dovuto in sede di conguaglio di fine anno, maggiorando l’importo da versare del tasso di rivalutazione calcolato fino alla data di effettivo versamento. La misura del predetto tasso è costituito dall'1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento del costo della vita rilevato a fine anno (qualora la variazione percentuale negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall’ISTAT sia negativa, la misura del tasso di rivalutazione deve essere comunque non inferiore all’1,5%).
Le aziende costituitesi durante l’anno in corso che, al 31 dicembre 2021, hanno raggiunto il limite dei 50 addetti, devono trasmettere l’apposita dichiarazione entro il termine di trasmissione della denuncia Uniemens relativa al mese di febbraio 2022 (31 marzo 2022).

TFR al Fondo di Tesoreria: rivalutazione e imposta sostitutiva

Le quote annuali di TFR - ad eccezione di quella maturata nell'anno - devono essere incrementate, al 31 dicembre di ogni anno, con l'applicazione di un tasso costituito dall'1,5% in misura fissa e dal 75% dell’aumento del costo della vita per gli operai e gli impiegati accertato dall’ISTAT nel mese in esame rispetto al mese di dicembre dell'anno precedente.
Anche il TFR versato al Fondo di Tesoreria deve essere rivalutato alla fine di ciascun anno o alla data di cessazione del rapporto di lavoro e tale incremento - al netto dell’imposta sostitutiva - deve essere imputato alla posizione del singolo lavoratore.
Il costo della rivalutazione resta a carico del Fondo di Tesoreria.
Sulle somme oggetto di rivalutazione deve essere versata all’Erario l’imposta sostitutiva fissata nella misura del 17%, con effetto dalle rivalutazioni decorrenti dal 1° gennaio 2015.
Entro il mese di dicembre 2021, salvo conguaglio da eseguirsi entro febbraio 2022, i datori di lavoro possono conguagliare l’importo dell’imposta versato con riferimento alla rivalutazione della quota di accantonamento maturato presso il Fondo di Tesoreria.
Per individuarne l’ammontare, è possibile calcolare una presunta rivalutazione delle quote di TFR trasferite al Fondo di Tesoreria, avvalendosi dell’ultimo (o del penultimo) indice ISTAT.
La rivalutazione e il recupero dell’imposta sostitutiva deve continuare ad essere effettuato anche dalle aziende contraddistinte dal c.a. "7W", nonché sulle somme versate in adempimento degli obblighi illustrati con il messaggio n. 2616/2021.

Adempimenti a carico del datore di lavoro

Con riferimento ai lavoratori per i quali nell’anno 2021 sono state versate quote di TFR al Fondo di Tesoreria, i datori di lavoro devono determinare la rivalutazione separatamente da quella spettante sul TFR accantonato in azienda. Sull’ammontare della rivalutazione deve essere calcolata l'imposta sostitutiva del 17%.
L'importo di quest'ultima è recuperato in sede di conguaglio con i contributi dovuti all’INPS.
Le somme eventualmente conguagliate in eccedenza a titolo di imposta sostitutiva - sia all’atto del versamento dell’acconto che in altre ipotesi - potranno in ogni caso essere restituite, attraverso la compilazione delle sezioni <DenunciaIndividuale> e <DenunciaAziendale> dell’Uniemens.

Operazioni societarie con trasferimento di personale

Nelle ipotesi di operazioni societarie, che comportano il passaggio di lavoratori, e nei casi di cessione del contratto di lavoro, le operazioni di conguaglio dei contributi previdenziali dovranno essere effettuate dal datore di lavoro subentrante, tenuto al rilascio della Certificazione Unica, con riferimento alla retribuzione complessivamente percepita nell'anno, ivi incluse le erogazioni fissate dalla contrattazione di secondo livello, le erogazioni liberali e i fringe benefits.
Nel caso di passaggio di lavoratori da una matricola all’altra (anche per effetto di operazioni societarie), è necessario utilizzare gli appositi codici <TipoAssunzione> e <TipoCessazione> "2" e "2T", con l’indicazione della matricola di provenienza.
Il datore di lavoro subentrante può gestire correttamente le variabili retributive utilizzando l’elemento di <VarRetributive>, <InquadramentoLav>, valorizzando l’elemento <Matricola Azienda> con il codice dell’azienda di provenienza.

Recupero del contributo di solidarietà su previdenza complementare

Secondo la disciplina in materia di forme pensionistiche complementari, sulle contribuzioni o somme a carico del datore di lavoro, diverse da quella costituita dalla quota di accantonamento al TFR, destinate a realizzare le finalità di previdenza pensionistica complementare, è dovuto il contributo di solidarietà nella misura del 10%.
Una percentuale pari all'1% del gettito del predetto contributo di solidarietà confluisce presso l’apposito Fondo di garanzia, apprestato contro il rischio derivante dall'omesso o insufficiente versamento da parte dei datori di lavoro sottoposti a procedura di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa ovvero di amministrazione controllata.
Nelle ipotesi in cui, sia in occasione delle operazioni di conguaglio che nel corso dell’anno, si rendesse necessario effettuare recuperi su detta contribuzione, è possibile avvalersi dei codici causale istituiti nell’Elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito>, del flusso Uniemens, di seguito indicati.

Codice

Descrizione

L938 Rec."contr.solidarietà 10% ex art.16 D.Lgs. n. 252/2005" per i lavoratori iscritti al F.P.L.D. nonché a tutti gli altri Fondi gestiti dall’INPS
L939 Rec. "contr.solidarietà 10% ex art. 16 D.Lgs. n. 252/2005 dirigenti industriali già iscritti all’ex Inpdai", per i dirigenti iscritti all’ex INPDAI al 31.12.2002