Proroga rimborso donne vittime di violenza nel Credito Abi

Siglato il 25/11/2021, tra l’ABI e la FABI, la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, la UILCA, la UNISIN FALCRI SILCEA SINFUB, l’accordo di la proroga del Protocollo d’intesa per favorire il rimborso dei crediti da parte delle donne vittime di violenza di genere del 25/11/2019.

Premesso che il 25/11/2019, le Parti hanno sottoscritto il “Protocollo d’intesa per favorire il rimborso dei crediti da parte delle donne vittime di violenza di genere” che impegna le imprese aderenti a sospendere, laddove richiesto, il pagamento della quota capitale delle rate dei mutui e/o prestiti ed allungare la scadenza degli stessi finanziamenti, in favore delle donne che hanno subito una violenza di genere, inserite in percorsi di protezione, che si trovino in difficoltà economica.
Le Parti, valutata positivamente l’iniziativa di cui al Protocollo di intesa del 25/11/2019, convengono di prorogarne per un ulteriore biennio la validità.

Siglato il 25/11/2021, tra l’ABI e la FABI, la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, la UILCA, la UNISIN FALCRI SILCEA SINFUB, l’accordo di la proroga del Protocollo d'intesa per favorire il rimborso dei crediti da parte delle donne vittime di violenza di genere del 25/11/2019.

Premesso che il 25/11/2019, le Parti hanno sottoscritto il "Protocollo d'intesa per favorire il rimborso dei crediti da parte delle donne vittime di violenza di genere" che impegna le imprese aderenti a sospendere, laddove richiesto, il pagamento della quota capitale delle rate dei mutui e/o prestiti ed allungare la scadenza degli stessi finanziamenti, in favore delle donne che hanno subito una violenza di genere, inserite in percorsi di protezione, che si trovino in difficoltà economica.
Le Parti, valutata positivamente l'iniziativa di cui al Protocollo di intesa del 25/11/2019, convengono di prorogarne per un ulteriore biennio la validità.

Bonus tessile e moda: in arrivo il codice tributo

Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa operanti nell’industria tessile, della moda e degli accessori (Agenzia delle entrate – Risoluzione 30 novembre 2021, n. 65/E)

L’articolo 48-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, prevede il riconoscimento di un credito d’imposta a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa operanti nell’industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria (settore tessile, moda e accessori), alle condizioni e nei termini ivi previsti.
Per consentire ai beneficiari l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in argomento tramite il modello F24, è istituito il seguente codice tributo:
– “6953” denominato “CREDITO D’IMPOSTA TESSILE, MODA E ACCESSORI – articolo 48-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno di riconoscimento del credito d’imposta, nel formato “AAAA”.

Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta a favore dei soggetti esercenti attività d'impresa operanti nell'industria tessile, della moda e degli accessori (Agenzia delle entrate - Risoluzione 30 novembre 2021, n. 65/E)

L’articolo 48-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, prevede il riconoscimento di un credito d'imposta a favore dei soggetti esercenti attività d'impresa operanti nell'industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria (settore tessile, moda e accessori), alle condizioni e nei termini ivi previsti.
Per consentire ai beneficiari l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta in argomento tramite il modello F24, è istituito il seguente codice tributo:
- "6953" denominato "CREDITO D’IMPOSTA TESSILE, MODA E ACCESSORI – articolo 48-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34".
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione "Erario", in corrispondenza delle somme indicate nella colonna "importi a credito compensati", ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna "importi a debito versati". Nel campo "anno di riferimento" è indicato l’anno di riconoscimento del credito d’imposta, nel formato "AAAA".

Congedo di malattia e omessa variazione dell’indirizzo di reperibilità al datore

È illegittimo il licenziamento del lavoratore in congedo per malattia, per aver comunicato, la variazione del proprio indirizzo di reperibilità solo all’Inps e non anche al datore.

I giudici di merito dichiaravano illegittimo il licenziamento disciplinare intimato a un lavoratore, condannando la società datrice al pagamento, in favore dello stesso, di un’indennità risarcitoria liquidata in misura di quindici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre accessori. Gli stessi giudici ritenevano che, la comunicazione del lavoratore, in congedo per malattia, della variazione del proprio indirizzo di reperibilità soltanto all’Inps e non anche (dopo quella iniziale) al datore di lavoro, integrasse violazione dell’art. 224 CCNL di settore applicabile, dovendosi intendere in un’accezione atecnica il termine “domicilio” (oggetto di comunicazione nel relativo mutamento), sanzionata disciplinarmente dall’art. 225 CCNL. E ciò per la sua autonoma rilevanza, in quanto rispondente alla finalità di consentire al datore il pieno esercizio del potere di controllo (anche in periodo di congedo del lavoratore per malattia), qualificabile in termini di obbligo, rispetto alla diversa finalità della comunicazione all’Inps, competente all’esecuzione concreta del controllo, in funzione della fruizione dal lavoratore dell’indennità di malattia, qualificabile piuttosto come onere.
I giudici, dunque, ritenevano non proporzionato il licenziamento per assenza ingiustificata oltre 3 giorni: tale dovendo essere qualificato il periodo ancora trascorso dal lavoratore in congedo, decorrente dall’obbligo di immediato rientro comportato, ai sensi dell’art. 174, quarto comma CCNL, dalla mancata giustificazione dell’assenza all’indirizzo di reperibilità, in occasione della visita dell’ispettore dell’Inps (cui comunicata la variazione, ma recatosi al precedente per un disguido interno), nei confronti del datore di lavoro cui appunto egli non aveva comunicato detta variazione.
Nel pronunciarsi sul caso di specie, i giudici di legittimità l’assenza per malattia comporta una sospensione dell’attuazione del rapporto di lavoro sotto il profilo della prestazione, permanendo peraltro il regime di subordinazione e pertanto il potere direttivo e di controllo datoriale, sia pure modulato sull’effettiva consistenza del rapporto: in particolare, ben potendo il datore medesimo procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima a determinare uno stato d’incapacità lavorativa e quindi a giustificare l’assenza, in difetto di una preclusione comportata dall’art. 5 I. 300/1970, in materia di divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore.
Nel rispetto del rapporto di subordinazione, sussiste pertanto un obbligo di reperibilità del lavoratore anche durante il periodo di malattia, quale espressione del suo obbligo di cooperazione nell’impresa ai sensi dell’art. 220 CCNL Commercio applicabile ratione temporis, oltre che in osservanza dei generali principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei contratto, chiaramente previsto dall’art. 224 CCNL, secondo cui “È dovere del personale di comunicare immediatamente all’azienda ogni mutamento della propria dimora sia durante il servizio che durante i congedi”.
Deve essere esclusa la ricorrenza di un’assenza ingiustificata, per effetto del mancato rientro in azienda, in quanto conseguente (non già all’omessa comunicazione di variazione dell’indirizzo di reperibilità al datore di lavoro e pertanto in difetto di un nesso di causalità, ma) alla diversa ipotesi di “necessità di assentarsi dal domicilio per le visite, le prestazioni, gli accertamenti specialistici e le visite ambulatoriali e salvo i casi di forza maggiore”.
Nel caso di specie, il lavoratore non ha posto in essere una tale condotta.
Nel caso, l’art. 225 CCNL di settore prevede una sanzione conservativa (della multa) qualora il lavoratore “non dia immediata notizia all’azienda di ogni mutamento della propria dimora, sia durante il servizio che durante i congedi”, esattamente corrispondente alla violazione accertata nei confronti del lavoratore, cui è pertanto applicabile la tutela reintegratoria e indennitaria attenuata.
 

È illegittimo il licenziamento del lavoratore in congedo per malattia, per aver comunicato, la variazione del proprio indirizzo di reperibilità solo all'Inps e non anche al datore.

I giudici di merito dichiaravano illegittimo il licenziamento disciplinare intimato a un lavoratore, condannando la società datrice al pagamento, in favore dello stesso, di un'indennità risarcitoria liquidata in misura di quindici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, oltre accessori. Gli stessi giudici ritenevano che, la comunicazione del lavoratore, in congedo per malattia, della variazione del proprio indirizzo di reperibilità soltanto all'Inps e non anche (dopo quella iniziale) al datore di lavoro, integrasse violazione dell'art. 224 CCNL di settore applicabile, dovendosi intendere in un'accezione atecnica il termine "domicilio" (oggetto di comunicazione nel relativo mutamento), sanzionata disciplinarmente dall'art. 225 CCNL. E ciò per la sua autonoma rilevanza, in quanto rispondente alla finalità di consentire al datore il pieno esercizio del potere di controllo (anche in periodo di congedo del lavoratore per malattia), qualificabile in termini di obbligo, rispetto alla diversa finalità della comunicazione all'Inps, competente all'esecuzione concreta del controllo, in funzione della fruizione dal lavoratore dell'indennità di malattia, qualificabile piuttosto come onere.
I giudici, dunque, ritenevano non proporzionato il licenziamento per assenza ingiustificata oltre 3 giorni: tale dovendo essere qualificato il periodo ancora trascorso dal lavoratore in congedo, decorrente dall'obbligo di immediato rientro comportato, ai sensi dell'art. 174, quarto comma CCNL, dalla mancata giustificazione dell'assenza all'indirizzo di reperibilità, in occasione della visita dell'ispettore dell'Inps (cui comunicata la variazione, ma recatosi al precedente per un disguido interno), nei confronti del datore di lavoro cui appunto egli non aveva comunicato detta variazione.
Nel pronunciarsi sul caso di specie, i giudici di legittimità l'assenza per malattia comporta una sospensione dell'attuazione del rapporto di lavoro sotto il profilo della prestazione, permanendo peraltro il regime di subordinazione e pertanto il potere direttivo e di controllo datoriale, sia pure modulato sull'effettiva consistenza del rapporto: in particolare, ben potendo il datore medesimo procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l'insussistenza della malattia o la non idoneità di quest'ultima a determinare uno stato d'incapacità lavorativa e quindi a giustificare l'assenza, in difetto di una preclusione comportata dall’art. 5 I. 300/1970, in materia di divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore.
Nel rispetto del rapporto di subordinazione, sussiste pertanto un obbligo di reperibilità del lavoratore anche durante il periodo di malattia, quale espressione del suo obbligo di cooperazione nell'impresa ai sensi dell'art. 220 CCNL Commercio applicabile ratione temporis, oltre che in osservanza dei generali principi di correttezza e buona fede nell'esecuzione dei contratto, chiaramente previsto dall'art. 224 CCNL, secondo cui "È dovere del personale di comunicare immediatamente all'azienda ogni mutamento della propria dimora sia durante il servizio che durante i congedi".
Deve essere esclusa la ricorrenza di un’assenza ingiustificata, per effetto del mancato rientro in azienda, in quanto conseguente (non già all'omessa comunicazione di variazione dell'indirizzo di reperibilità al datore di lavoro e pertanto in difetto di un nesso di causalità, ma) alla diversa ipotesi di "necessità di assentarsi dal domicilio per le visite, le prestazioni, gli accertamenti specialistici e le visite ambulatoriali e salvo i casi di forza maggiore".
Nel caso di specie, il lavoratore non ha posto in essere una tale condotta.
Nel caso, l'art. 225 CCNL di settore prevede una sanzione conservativa (della multa) qualora il lavoratore "non dia immediata notizia all'azienda di ogni mutamento della propria dimora, sia durante il servizio che durante i congedi", esattamente corrispondente alla violazione accertata nei confronti del lavoratore, cui è pertanto applicabile la tutela reintegratoria e indennitaria attenuata.
 

Orario di lavoro: ricompreso anche quello speso per recarsi sui luoghi di lavoro

Partendo dalla corretta tesi, secondo cui è tempo di lavoro solo quello in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro, e che non è retribuibile il tempo necessario per recarsi al lavoro o per ritornare nel proprio domicilio, i giudici della Corte hanno specificato che nell’orario di lavoro deve essere ricompreso anche il tempo necessario per recarsi al luogo d’intervento (Corte di Cassazione – Sentenza 29 novembre 2021, n. 37286).

Il caso di specie riguarda lavoratori che deducevano di aver lavorato (fino all’entrata in vigore dell’accordo collettivo del 27.3.13) per 38,10 ore settimanali distribuite su cinque giorni, con orario giornaliero di 7,38 ore, inclusi i tempi di spostamento dalla sede della datrice al luogo di primo intervento, nonché lo spostamento dal luogo dell’ultimo intervento alla sede datoriale. Nella sede datoriale timbravano l’orologio di controllo, ricevevano l’indicazione degli interventi da effettuare, prelevavano il mezzo aziendale e le attrezzature e si recavano presso il luogo del primo intervento.

I ricorrenti deducevano che l’accordo sindacale del 27.3.13 aveva introdotto un nuovo modello organizzativo delle attività ‘on field’ con decorrenza dal 10 luglio 2013. Evidenziavano, in particolare, che la società trasmetteva giornalmente l’elenco dei luoghi d’intervento e gli orari degli appuntamenti con i clienti attraverso il telefono cellulare aziendale.

Con riferimento all’orario di lavoro, i ricorrenti deducevano che l’inizio della prestazione lavorativa giornaliera coincideva con il loro arrivo presso la prima “work request” entro le ore 8,30, con timbratura e trasmissione dei dati relativi all’intervento tramite telefono cellulare. Analogamente la fine dell’orario lavorativo giornaliero avveniva presso l’ultima work request, decorse 7 ore e 38 minuti dalla prima timbratura. I lavoratori potevano, quindi, scegliere se ricoverare l’autovettura aziendale e le attrezzature presso la sede aziendale più vicina ovvero presso il loro domicilio privato.

Sul punto l’accordo collettivo prevedeva (non dovendo più recarsi prima in azienda) una franchigia (non retribuita) di trenta minuti per recarsi sul luogo del primo intervento a carico dei lavoratori che decidevano di ricoverare l’autovettura aziendale presso il loro domicilio. Per coloro che, al contrario, prelevavano il mezzo dalla sede aziendale, la franchigia era di 15 minuti, fermo restando che se i tempi per recarsi dal cliente superavano questa durata, la società era tenuta a retribuire il dipendente per l’eccedenza. Lo stesso meccanismo si applicava anche al termine della giornata lavorativa, al rientro del lavoratore.

I ricorrenti lamentavano che per effetto dell’accordo collettivo del 27.3.13 il loro orario lavorativo era aumentato a 8 ore e 8 minuti, per complessive 40 ore e 40 minuti settimanali, e che parte di questo, corrispondente ai tempi di spostamento da e per le “work requests”, non era retribuita (causa franchigia). Ad avviso dei ricorrenti, il predetto accordo era, pertanto, illegittimo perché contrario all’art.2  lett. a), D.Lgs. n. 662003, alla disciplina comunitaria in materia (direttiva 93104CE e 200034CE) all’art. 2103 c.c. e all’art. 2113 c.c., in quanto mancava un espresso mandato dei lavoratori all’associazione sindacale firmataria dell’accordo volta alla rinuncia di parte della retribuzione.

Partendo dalla corretta tesi, secondo cui è tempo di lavoro solo quello in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro, e che non è retribuibile il tempo necessario per recarsi al lavoro o per ritornare nel proprio domicilio, nella specie la Corte di merito ha accertato che, in base alla nuova organizzazione scaturante dai menzionati accordi collettivi, l’auto aziendale è utilizzabile solo per recarsi presso il richiesto luogo dell’intervento (o tornare da esso alla loro abitazione) e che compete alla società stabilire (o modificare) il luogo del primo e dell’ultimo intervento, sicché non si comprenderebbe perché tale tempo non debba essere considerato tempo di lavoro.

La società ha acquisito il vantaggio (rispetto alla precedente organizzazione), di disporre di lavoratori che si recano direttamente sul luogo dell’intervento e non si vede perché questo tempo non debba essere considerato di lavoro così come era (pacificamente) considerato quello impiegato per raggiungere il luogo dell’intervento dopo aver timbrato il cartellino in azienda.

In sostanza, nel caso di specie, il mutamento in pejus per i lavoratori è dato dalla franchigia di 15 o 30 minuti previsti dagli accordi sindacali: mentre col precedente sistema i tecnici on field lavoravano 7 ore e 38 minuti, compreso il tempo impiegato per recarsi dalla sede al luogo dell’intervento (e viceversa), col nuovo sistema lavorano invece 7 ore e 38′ effettivi, e cioè al netto degli spostamenti, non essendo essi retribuiti, almeno nei limiti della franchigia.

La Corte ha inoltre accertato che i lavoratori in auto sono muniti di terminale aziendale (FAS) con cui visualizzano i luoghi degli interventi stabiliti dall’azienda, ‘timbrano’ l’orario di inizio del lavoro (geolocalizzazione a parte) e ricevono le disposizioni della T.: ciò rafforza il concetto che in tali tempi sono etero diretti dall’azienda.

Deve d’altro canto precisarsi che per pacifica giurisprudenza di legittimità i tempi preparatori della prestazione (ad es. quello impiegato per indossare la tuta o divisa aziendale) rientrano nell’orario di lavoro se svoltisi sotto la direzione ed il controllo del datore di lavoro.

Partendo dalla corretta tesi, secondo cui è tempo di lavoro solo quello in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro, e che non è retribuibile il tempo necessario per recarsi al lavoro o per ritornare nel proprio domicilio, i giudici della Corte hanno specificato che nell’orario di lavoro deve essere ricompreso anche il tempo necessario per recarsi al luogo d’intervento (Corte di Cassazione - Sentenza 29 novembre 2021, n. 37286).

Il caso di specie riguarda lavoratori che deducevano di aver lavorato (fino all'entrata in vigore dell'accordo collettivo del 27.3.13) per 38,10 ore settimanali distribuite su cinque giorni, con orario giornaliero di 7,38 ore, inclusi i tempi di spostamento dalla sede della datrice al luogo di primo intervento, nonché lo spostamento dal luogo dell'ultimo intervento alla sede datoriale. Nella sede datoriale timbravano l'orologio di controllo, ricevevano l'indicazione degli interventi da effettuare, prelevavano il mezzo aziendale e le attrezzature e si recavano presso il luogo del primo intervento.

I ricorrenti deducevano che l'accordo sindacale del 27.3.13 aveva introdotto un nuovo modello organizzativo delle attività 'on field' con decorrenza dal 10 luglio 2013. Evidenziavano, in particolare, che la società trasmetteva giornalmente l'elenco dei luoghi d'intervento e gli orari degli appuntamenti con i clienti attraverso il telefono cellulare aziendale.

Con riferimento all'orario di lavoro, i ricorrenti deducevano che l'inizio della prestazione lavorativa giornaliera coincideva con il loro arrivo presso la prima "work request" entro le ore 8,30, con timbratura e trasmissione dei dati relativi all'intervento tramite telefono cellulare. Analogamente la fine dell'orario lavorativo giornaliero avveniva presso l'ultima work request, decorse 7 ore e 38 minuti dalla prima timbratura. I lavoratori potevano, quindi, scegliere se ricoverare l'autovettura aziendale e le attrezzature presso la sede aziendale più vicina ovvero presso il loro domicilio privato.

Sul punto l'accordo collettivo prevedeva (non dovendo più recarsi prima in azienda) una franchigia (non retribuita) di trenta minuti per recarsi sul luogo del primo intervento a carico dei lavoratori che decidevano di ricoverare l'autovettura aziendale presso il loro domicilio. Per coloro che, al contrario, prelevavano il mezzo dalla sede aziendale, la franchigia era di 15 minuti, fermo restando che se i tempi per recarsi dal cliente superavano questa durata, la società era tenuta a retribuire il dipendente per l'eccedenza. Lo stesso meccanismo si applicava anche al termine della giornata lavorativa, al rientro del lavoratore.

I ricorrenti lamentavano che per effetto dell'accordo collettivo del 27.3.13 il loro orario lavorativo era aumentato a 8 ore e 8 minuti, per complessive 40 ore e 40 minuti settimanali, e che parte di questo, corrispondente ai tempi di spostamento da e per le "work requests", non era retribuita (causa franchigia). Ad avviso dei ricorrenti, il predetto accordo era, pertanto, illegittimo perché contrario all'art.2  lett. a), D.Lgs. n. 662003, alla disciplina comunitaria in materia (direttiva 93104CE e 200034CE) all'art. 2103 c.c. e all'art. 2113 c.c., in quanto mancava un espresso mandato dei lavoratori all'associazione sindacale firmataria dell'accordo volta alla rinuncia di parte della retribuzione.

Partendo dalla corretta tesi, secondo cui è tempo di lavoro solo quello in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro, e che non è retribuibile il tempo necessario per recarsi al lavoro o per ritornare nel proprio domicilio, nella specie la Corte di merito ha accertato che, in base alla nuova organizzazione scaturante dai menzionati accordi collettivi, l'auto aziendale è utilizzabile solo per recarsi presso il richiesto luogo dell'intervento (o tornare da esso alla loro abitazione) e che compete alla società stabilire (o modificare) il luogo del primo e dell'ultimo intervento, sicché non si comprenderebbe perché tale tempo non debba essere considerato tempo di lavoro.

La società ha acquisito il vantaggio (rispetto alla precedente organizzazione), di disporre di lavoratori che si recano direttamente sul luogo dell'intervento e non si vede perché questo tempo non debba essere considerato di lavoro così come era (pacificamente) considerato quello impiegato per raggiungere il luogo dell'intervento dopo aver timbrato il cartellino in azienda.

In sostanza, nel caso di specie, il mutamento in pejus per i lavoratori è dato dalla franchigia di 15 o 30 minuti previsti dagli accordi sindacali: mentre col precedente sistema i tecnici on field lavoravano 7 ore e 38 minuti, compreso il tempo impiegato per recarsi dalla sede al luogo dell'intervento (e viceversa), col nuovo sistema lavorano invece 7 ore e 38' effettivi, e cioè al netto degli spostamenti, non essendo essi retribuiti, almeno nei limiti della franchigia.

La Corte ha inoltre accertato che i lavoratori in auto sono muniti di terminale aziendale (FAS) con cui visualizzano i luoghi degli interventi stabiliti dall'azienda, 'timbrano' l'orario di inizio del lavoro (geolocalizzazione a parte) e ricevono le disposizioni della T.: ciò rafforza il concetto che in tali tempi sono etero diretti dall'azienda.

Deve d'altro canto precisarsi che per pacifica giurisprudenza di legittimità i tempi preparatori della prestazione (ad es. quello impiegato per indossare la tuta o divisa aziendale) rientrano nell'orario di lavoro se svoltisi sotto la direzione ed il controllo del datore di lavoro.

Raggiunto l’accordo per gli Allevatori, Consorzi ed Enti Zootecnici

Firmata l’Ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL dei dipendenti dalle Organizzazioni degli Allevatori, Consorzi ed Enti Zootecnici

L’accordo decorre dall’1/1/2021 e scade il 31/12/2022. Considerata la prolungata vacanza contrattuale, le Parti hanno stabilito, in via straordinaria e senza vincolo di obbligatorietà, che l’indennità di vacanza contrattuale erogata a norma del precedente CCNL 4/10/2007 non sia recuperata, e pertanto la stessa indennità di vacanza contrattuale è ricompresa nei minimi tabellari riportati nella tabella sottostante.

L’adeguamento economico per il biennio 2021-2022 è disposto nella misura del 2% complessivo, come da seguente tabella retributiva. La decorrenza dell’aumento retributivo per il 2021 è fissata dall’1/10/2021.

AREA/LIV.

Stipendio 1/10/2021

Stipendio 1/6/2022

Stipendio 1/11/2022

1/2 2.128,63 2.139,09 2.149,55
1/3 2.035,96 2.045,96 2.055,97
1/4 1.942,86 1.952,41 1.961,96
1/5 1.873,68 1.882,89 1.892,10
2/1 1.804,56 1.813,42 1.822,29
2/2 1.756,48 1.765,11 1.773,75
2/3 1.686,60 1.694,88 1.703,17
2/4 A 1.594,11 1.601,94 1.609,77
2/4 B 1.563,76 1.571,44 1.579,13
2/5 1.546,02 1.553,62 1.561,22
2/6 1.476,20 1.483,45 1.490,71
3/1 1.334,75 1.341,31 1.347,87
3/2 1.220,62 1.226,61 1.232,61

Assunzione a termine
L’assunzione di personale con contratto di lavoro a tempo determinato avviene ai sensi del D.Lgs. 15/6/2015, n. 81, e successive modificazioni, integrate dalla regolamentazione del presente articolo. I contratti integrativi regionali o aziendali potranno stabilire modalità ulteriori con le quali disciplinare l’istituto del contratto a tempo determinato.

Ai dipendenti con assunzione a termine si applicano le norme ed ogni trattamento previsti dal presente contratto in proporzione al periodo lavorativo prestato e sempre che non siano obiettivamente incompatibili con la durata del contratto a termine e con esclusione di quelle relative al preavviso. Anche l’assunzione a termine deve essere comunicata al dipendente con le stesse modalità previste per l’assunzione a tempo indeterminato. Il lavoratore a tempo determinato che ha svolto il suo servizio presso l’Associazione, vanta, in caso di assunzione, un diritto di precedenza ad essere riassunto presso la stessa Associazione con la medesima qualifica ricoperta nel precedente rapporto, a patto che manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso. Qualora al contratto a termine subentrasse un rapporto a tempo indeterminato, il periodo di servizio prestato con contratto a termine varrà ad ogni effetto ai fini dell’anzianità.

Classificazione del personale
L’inquadramento del personale dipendente è articolato su due aree:
AREA 1 – COORDINAMENTO, che comprende i dipendenti con qualifica di Quadro, i Collaboratori Esperti e i dipendenti con qualifica di Funzionario;
– AREA 2 – ASSISTENTI, che comprende gli altri dipendenti.
Appartengono all’Area 2 i lavoratori in possesso di titoli di specializzazione e preparazione tecnico-pratica comportanti lo svolgimento di mansioni di concetto, nonché i lavoratori con mansioni esecutive comportaci l’attuazione di precise disposizioni superiori sotto il controllo di dipendenti di grado più elevato.

Apprendistato
Le Parti concordano di incontrarsi entro il 31/3/2022 per regolamentare il contratto di apprendistato.

Lavoro a tempo parziale
Al datore di lavoro è consentita la possibilità di richiedere una diversa collocazione temporale della prestazione lavorativa (clausola flessibile) che non dovrà comunque essere effettuata per un periodo continuativo superiore a mesi tre e purché si verifichino, anche disgiuntamente, le seguenti condizioni:
1) casi di eccezionali esigenze tecnico produttive e di impossibilità di fronteggiarle attraverso l’assunzione di altri lavoratori;
2) esigenze connesse alla funzionalità del servizio.
Il datore di lavoro ed il lavoratore a tempo parziale possono concordare un patto che autorizza il primo a modificare, previo preavviso non inferiore a cinque giorni, il cambiamento della collocazione temporale della prestazione.
Lo svolgimento del rapporto di lavoro a tempo parziale nella condizione di diversa collocazione temporale rispetto a quello concordato comporta in favore del lavoratore il diritto a una maggiorazione della retribuzione oraria globale di fatto nella misura del 40%.

Orario di lavoro – Tecnici di gestione aziendale
Considerata la particolarità dell’attività dei Tecnici di gestione aziendale, spesso eseguita anche in modo frazionato, le modalità di determinazione dell’orario di lavoro svolto dagli stessi dovranno essere definite in sede di integrativo ex art. 44, al fine di armonizzare con le peculiarità dell’attività svolta nelle singole Regioni, anche in funzione della tipologia delle aziende di allevamento e dei territori, la regolazione dei seguenti istituti: tempo di viaggio, turni di lavoro, straordinari, maggiorazione per il lavoro notturno, intervallo tra i turni di lavoro, recupero psicofisico. In nessun caso è prevista la corresponsione di arretrati riferibili alle modificazioni del suddetto orario di lavoro che eventualmente interverranno in sede di integrativo regionale.

Rimborso spese al personale addetto alle attività istituzionali
Per l’uso del proprio mezzo di trasporto, i dipendenti hanno diritto al rimborso delle spese sostenute per consumo di carburanti, per manutenzione e per ammortamento nella misura fissata dalla Tabella ACI FIAT GRANDE PUNTO 1,3/16V MJ 90 CV per 20.000 Km/anno. Dall’’1/1/2022 l’autovettura di riferimento sarà la FIAT TIPO 1,3 MTJ 95 CV – MY 2016 per 20.000 Km/anno. Gli adeguamenti del rimborso avverranno il 1° gennaio di ogni anno successivo sulla base della Tabella ACI relativa all’autovettura di riferimento.

Ferie solidali
La fruizione delle “ferie solidali” resta comunque vincolata al preventivo complessivo utilizzo di tutte le proprie ferie, recuperi e permessi retribuiti previsti dalla normativa vigente. Ai fini dell’attuazione dell’istituto, i lavoratori che si trovino nelle condizioni di necessità possono avanzare la richiesta, di utilizzo di “ferie solidali”, per un massimo di trenta giorni per ciascuna istanza, previa presentazione della certificazione comprovante lo stato di necessità, rilasciata esclusivamente da struttura sanitaria pubblica. Lo stesso datore di lavoro, dopo le opportune verifiche, attuerà gli adempimenti conseguenti. In caso di adesioni per un numero di giornate inferiore alle richieste, si procederà ad attribuire le ferie solidali in proporzione. Una volta acquisite, le “ferie solidali” rimangono definitivamente nella disponibilità del dipendente richiedente

Contrattazione di secondo livello
Le materie rinviate alla contrattazione integrativa dal presente CCNL sono esclusivamente le seguenti:
1) occupazione e mobilità, eventualmente costituendo appositi organismi bilaterali;
2) i contratti integrativi regionali o aziendali potranno prevedere:
• l’individuazione, nel caso di specifiche esigenze, di causali
• l’eventuale aumento della durata complessiva dei contratti a termine a trentasei mesi
3) definizione di profili professionali specifici ed integrativi di quelli fissati dall’articolo 6 del CCNL.
4), la definizione della percentuale massima del personale a part-time e definizione della durata massima della prestazione lavorativa settimanale per il personale a part-time;

5) flessibilità e distribuzione dell’orario di lavoro sulla base delle direttive
6) possibilità di definire l’erogazione di un’indennità per le ore di lavoro svolte dai Tecnici di gestione aziendale nella fascia oraria notturna; possibilità di individuazione di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il limite delle otto ore,
7)  fissazione della misura dell’indennità di Capo Progetto nell’ambito degli importi minimo e massimo; possibilità di elevare fino ad un massimo dell’8% la misura dell’indennità, spettante al personale a quale è affidata la responsabilità del servizio di cassa
8) determinazione esigenze abiti di lavoro;
9) determinazione del periodo delle ferie
10) possibilità di elaborare, sulla base delle peculiarità operative, progetti e percorsi formativi valutati

in fase di coordinamento, da parte dell’AIA, dei programmi dei corsi nazionali.
11) ambiente di lavoro e individuazione degli interventi per l’eliminazione dei problemi relativi ad eventuali lavorazioni nocive, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia;
12) possibilità di negoziare l’indennità di bilinguismo;
13 possibilità di negoziare ticket-restaurant;
14) definizione di eventuali criteri che determinino condizioni di priorità di accesso al lavoro agile.

Fondo Assistenza sanitaria – FIDA
La contribuzione per le formule di iscrizione attualmente vigenti è così determinata:

Formula

Azienda

Dipendente

Totale

A 108 108 216
A+B 108 268 376
A+C 108 160 268
A+B+C 108 320 428
D60 108 732 840

Con decorrenza dal 1/1/2023 la contribuzione è aggiornata sulla base della seguente

tabella

Formula

Azienda

Dipendente

Totale

A 108 108 216
A+B 120 256 376
A+C 130 148 268
A+B+C 130 298 428
D60 130 710 840

I dipendenti assunti dal 1/1/2021 possono aderire al FIDA anche mediante la specifica “Formula 2021”, che prevede, a fronte di un impegno minimo di tre anni di iscrizione alla Formula A o superiori, la copertura del costo del primo anno di Formula A a carico dell’azienda. In caso di disdetta anticipata entro il terzo anno, l’azienda recupererà il costo della Formula A a suo carico per il primo anno.

Fondo previdenza complementare – Agrifondo
Nel caso il datore di lavoro non sia iscritto alla Fondazione ENPAIA e quindi la gestione del TFR resti in azienda, in applicazione di quanto previsto dal D.Lgs. 252/2005, i dipendenti che aderiscono ad AGRIFONDO conferiscono anche il TFR, nella misura minima del 50% per i già occupati al 28 aprile 1993 e del 100% per coloro che a tale data non avevano occupazione

Firmata l’Ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL dei dipendenti dalle Organizzazioni degli Allevatori, Consorzi ed Enti Zootecnici

L’accordo decorre dall’1/1/2021 e scade il 31/12/2022. Considerata la prolungata vacanza contrattuale, le Parti hanno stabilito, in via straordinaria e senza vincolo di obbligatorietà, che l’indennità di vacanza contrattuale erogata a norma del precedente CCNL 4/10/2007 non sia recuperata, e pertanto la stessa indennità di vacanza contrattuale è ricompresa nei minimi tabellari riportati nella tabella sottostante.

L’adeguamento economico per il biennio 2021-2022 è disposto nella misura del 2% complessivo, come da seguente tabella retributiva. La decorrenza dell’aumento retributivo per il 2021 è fissata dall’1/10/2021.

AREA/LIV.

Stipendio 1/10/2021

Stipendio 1/6/2022

Stipendio 1/11/2022

1/2 2.128,63 2.139,09 2.149,55
1/3 2.035,96 2.045,96 2.055,97
1/4 1.942,86 1.952,41 1.961,96
1/5 1.873,68 1.882,89 1.892,10
2/1 1.804,56 1.813,42 1.822,29
2/2 1.756,48 1.765,11 1.773,75
2/3 1.686,60 1.694,88 1.703,17
2/4 A 1.594,11 1.601,94 1.609,77
2/4 B 1.563,76 1.571,44 1.579,13
2/5 1.546,02 1.553,62 1.561,22
2/6 1.476,20 1.483,45 1.490,71
3/1 1.334,75 1.341,31 1.347,87
3/2 1.220,62 1.226,61 1.232,61

Assunzione a termine
L’assunzione di personale con contratto di lavoro a tempo determinato avviene ai sensi del D.Lgs. 15/6/2015, n. 81, e successive modificazioni, integrate dalla regolamentazione del presente articolo. I contratti integrativi regionali o aziendali potranno stabilire modalità ulteriori con le quali disciplinare l’istituto del contratto a tempo determinato.

Ai dipendenti con assunzione a termine si applicano le norme ed ogni trattamento previsti dal presente contratto in proporzione al periodo lavorativo prestato e sempre che non siano obiettivamente incompatibili con la durata del contratto a termine e con esclusione di quelle relative al preavviso. Anche l’assunzione a termine deve essere comunicata al dipendente con le stesse modalità previste per l’assunzione a tempo indeterminato. Il lavoratore a tempo determinato che ha svolto il suo servizio presso l’Associazione, vanta, in caso di assunzione, un diritto di precedenza ad essere riassunto presso la stessa Associazione con la medesima qualifica ricoperta nel precedente rapporto, a patto che manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso. Qualora al contratto a termine subentrasse un rapporto a tempo indeterminato, il periodo di servizio prestato con contratto a termine varrà ad ogni effetto ai fini dell’anzianità.

Classificazione del personale
L’inquadramento del personale dipendente è articolato su due aree:
AREA 1 - COORDINAMENTO, che comprende i dipendenti con qualifica di Quadro, i Collaboratori Esperti e i dipendenti con qualifica di Funzionario;
- AREA 2 - ASSISTENTI, che comprende gli altri dipendenti.
Appartengono all'Area 2 i lavoratori in possesso di titoli di specializzazione e preparazione tecnico-pratica comportanti lo svolgimento di mansioni di concetto, nonché i lavoratori con mansioni esecutive comportaci l'attuazione di precise disposizioni superiori sotto il controllo di dipendenti di grado più elevato.

Apprendistato
Le Parti concordano di incontrarsi entro il 31/3/2022 per regolamentare il contratto di apprendistato.

Lavoro a tempo parziale
Al datore di lavoro è consentita la possibilità di richiedere una diversa collocazione temporale della prestazione lavorativa (clausola flessibile) che non dovrà comunque essere effettuata per un periodo continuativo superiore a mesi tre e purché si verifichino, anche disgiuntamente, le seguenti condizioni:
1) casi di eccezionali esigenze tecnico produttive e di impossibilità di fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri lavoratori;
2) esigenze connesse alla funzionalità del servizio.
Il datore di lavoro ed il lavoratore a tempo parziale possono concordare un patto che autorizza il primo a modificare, previo preavviso non inferiore a cinque giorni, il cambiamento della collocazione temporale della prestazione.
Lo svolgimento del rapporto di lavoro a tempo parziale nella condizione di diversa collocazione temporale rispetto a quello concordato comporta in favore del lavoratore il diritto a una maggiorazione della retribuzione oraria globale di fatto nella misura del 40%.

Orario di lavoro - Tecnici di gestione aziendale
Considerata la particolarità dell’attività dei Tecnici di gestione aziendale, spesso eseguita anche in modo frazionato, le modalità di determinazione dell’orario di lavoro svolto dagli stessi dovranno essere definite in sede di integrativo ex art. 44, al fine di armonizzare con le peculiarità dell’attività svolta nelle singole Regioni, anche in funzione della tipologia delle aziende di allevamento e dei territori, la regolazione dei seguenti istituti: tempo di viaggio, turni di lavoro, straordinari, maggiorazione per il lavoro notturno, intervallo tra i turni di lavoro, recupero psicofisico. In nessun caso è prevista la corresponsione di arretrati riferibili alle modificazioni del suddetto orario di lavoro che eventualmente interverranno in sede di integrativo regionale.

Rimborso spese al personale addetto alle attività istituzionali
Per l’uso del proprio mezzo di trasporto, i dipendenti hanno diritto al rimborso delle spese sostenute per consumo di carburanti, per manutenzione e per ammortamento nella misura fissata dalla Tabella ACI FIAT GRANDE PUNTO 1,3/16V MJ 90 CV per 20.000 Km/anno. Dall’’1/1/2022 l'autovettura di riferimento sarà la FIAT TIPO 1,3 MTJ 95 CV - MY 2016 per 20.000 Km/anno. Gli adeguamenti del rimborso avverranno il 1° gennaio di ogni anno successivo sulla base della Tabella ACI relativa all’autovettura di riferimento.

Ferie solidali
La fruizione delle "ferie solidali" resta comunque vincolata al preventivo complessivo utilizzo di tutte le proprie ferie, recuperi e permessi retribuiti previsti dalla normativa vigente. Ai fini dell'attuazione dell'istituto, i lavoratori che si trovino nelle condizioni di necessità possono avanzare la richiesta, di utilizzo di "ferie solidali", per un massimo di trenta giorni per ciascuna istanza, previa presentazione della certificazione comprovante lo stato di necessità, rilasciata esclusivamente da struttura sanitaria pubblica. Lo stesso datore di lavoro, dopo le opportune verifiche, attuerà gli adempimenti conseguenti. In caso di adesioni per un numero di giornate inferiore alle richieste, si procederà ad attribuire le ferie solidali in proporzione. Una volta acquisite, le "ferie solidali" rimangono definitivamente nella disponibilità del dipendente richiedente

Contrattazione di secondo livello
Le materie rinviate alla contrattazione integrativa dal presente CCNL sono esclusivamente le seguenti:
1) occupazione e mobilità, eventualmente costituendo appositi organismi bilaterali;
2) i contratti integrativi regionali o aziendali potranno prevedere:
• l’individuazione, nel caso di specifiche esigenze, di causali
• l’eventuale aumento della durata complessiva dei contratti a termine a trentasei mesi
3) definizione di profili professionali specifici ed integrativi di quelli fissati dall’articolo 6 del CCNL.
4), la definizione della percentuale massima del personale a part-time e definizione della durata massima della prestazione lavorativa settimanale per il personale a part-time;

5) flessibilità e distribuzione dell’orario di lavoro sulla base delle direttive
6) possibilità di definire l’erogazione di un’indennità per le ore di lavoro svolte dai Tecnici di gestione aziendale nella fascia oraria notturna; possibilità di individuazione di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il limite delle otto ore,
7)  fissazione della misura dell’indennità di Capo Progetto nell’ambito degli importi minimo e massimo; possibilità di elevare fino ad un massimo dell’8% la misura dell’indennità, spettante al personale a quale è affidata la responsabilità del servizio di cassa
8) determinazione esigenze abiti di lavoro;
9) determinazione del periodo delle ferie
10) possibilità di elaborare, sulla base delle peculiarità operative, progetti e percorsi formativi valutati

in fase di coordinamento, da parte dell’AIA, dei programmi dei corsi nazionali.
11) ambiente di lavoro e individuazione degli interventi per l’eliminazione dei problemi relativi ad eventuali lavorazioni nocive, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia;
12) possibilità di negoziare l’indennità di bilinguismo;
13 possibilità di negoziare ticket-restaurant;
14) definizione di eventuali criteri che determinino condizioni di priorità di accesso al lavoro agile.

Fondo Assistenza sanitaria - FIDA
La contribuzione per le formule di iscrizione attualmente vigenti è così determinata:

Formula

Azienda

Dipendente

Totale

A 108 108 216
A+B 108 268 376
A+C 108 160 268
A+B+C 108 320 428
D60 108 732 840

Con decorrenza dal 1/1/2023 la contribuzione è aggiornata sulla base della seguente

tabella

Formula

Azienda

Dipendente

Totale

A 108 108 216
A+B 120 256 376
A+C 130 148 268
A+B+C 130 298 428
D60 130 710 840

I dipendenti assunti dal 1/1/2021 possono aderire al FIDA anche mediante la specifica "Formula 2021", che prevede, a fronte di un impegno minimo di tre anni di iscrizione alla Formula A o superiori, la copertura del costo del primo anno di Formula A a carico dell’azienda. In caso di disdetta anticipata entro il terzo anno, l’azienda recupererà il costo della Formula A a suo carico per il primo anno.

Fondo previdenza complementare - Agrifondo
Nel caso il datore di lavoro non sia iscritto alla Fondazione ENPAIA e quindi la gestione del TFR resti in azienda, in applicazione di quanto previsto dal D.Lgs. 252/2005, i dipendenti che aderiscono ad AGRIFONDO conferiscono anche il TFR, nella misura minima del 50% per i già occupati al 28 aprile 1993 e del 100% per coloro che a tale data non avevano occupazione

Regolarizzazione errata applicazione esonero Irap: termine di versamento

Scade oggi il termine di versamento per regolarizzare l’errata applicazione del cd. “Taglio Irap” disposto dal Decreto Rilancio, mediante il versamento dell’imposta non versata senza applicazione di sanzioni né interessi (Art. 5, D.L. n. 132/2021, conv. con modif. in Legge n. 178/2021)

Tra le misure approvate con il DL Rilancio per sostenere le imprese e i professionisti in relazione alla crisi economica determinata dall’emergenza Covid19 è stato previsto il taglio del versamento dell’IRAP da pagare a giugno 2020 (art. 24, del DL n. 34/2020).
In particolare, la norma stabilisce che non è dovuto il versamento:
– del saldo IRAP relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo di imposta;
– della prima rata dell’acconto IRAP relativo al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Il beneficio si applica in modo generalizzato ai soggetti passivi IRAP, con esclusione limitatamente ad alcuni soggetti individuati espressamente dalla norma. In particolare, devono ritenersi esclusi i soggetti:
– che determinano il valore della produzione netta secondo gli articoli 7 e 10-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (imprese di assicurazione, amministrazioni pubbliche e organi dello Stato);
– di cui all’articolo 162-bis del TUIR (intermediari finanziari e società di partecipazione);
– con volume di ricavi o compensi superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.

La norma stabilisce, inoltre, che l’importo della prima rata di acconto è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta. Quindi, anche se non è versato, l’importo della prima rata di acconto assume il valore di un acconto figurativo, per cui in sede di determinazione del saldo per il periodo d’imposta 2020 va detratto dall’imposta dovuta.

L’esonero dai suddetti versamenti IRAP è condizionato al rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e successive modifiche (cd. Temporary framework).
In considerazione delle problematiche operative riscontrate nell’applicazione di tali limiti, il “Decreto Agosto” (art. 42-bis, co. 5, del D.L. n. 104 del 2020) ha stabilito che in caso di errata applicazione del cd. “taglio dell’Irap”, in relazione alla determinazione dei limiti e delle condizioni previsti dal Temporary Framework, il mancato versamento dell’IRAP può essere regolarizzato senza applicazioni di sanzioni né interessi.

L’articolo 5 del Decreto Legge 30 settembre 2021, n. 132 ha stabilito che la regolarizzazione, con il pagamento dell’IRAP non versata senza applicazioni di sanzioni né interessi, deve essere effettuata entro il 30 novembre 2021.

Scade oggi il termine di versamento per regolarizzare l’errata applicazione del cd. "Taglio Irap" disposto dal Decreto Rilancio, mediante il versamento dell’imposta non versata senza applicazione di sanzioni né interessi (Art. 5, D.L. n. 132/2021, conv. con modif. in Legge n. 178/2021)

Tra le misure approvate con il DL Rilancio per sostenere le imprese e i professionisti in relazione alla crisi economica determinata dall'emergenza Covid19 è stato previsto il taglio del versamento dell’IRAP da pagare a giugno 2020 (art. 24, del DL n. 34/2020).
In particolare, la norma stabilisce che non è dovuto il versamento:
- del saldo IRAP relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo di imposta;
- della prima rata dell’acconto IRAP relativo al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Il beneficio si applica in modo generalizzato ai soggetti passivi IRAP, con esclusione limitatamente ad alcuni soggetti individuati espressamente dalla norma. In particolare, devono ritenersi esclusi i soggetti:
- che determinano il valore della produzione netta secondo gli articoli 7 e 10-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 (imprese di assicurazione, amministrazioni pubbliche e organi dello Stato);
- di cui all’articolo 162-bis del TUIR (intermediari finanziari e società di partecipazione);
- con volume di ricavi o compensi superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 19 maggio 2020.

La norma stabilisce, inoltre, che l’importo della prima rata di acconto è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta. Quindi, anche se non è versato, l’importo della prima rata di acconto assume il valore di un acconto figurativo, per cui in sede di determinazione del saldo per il periodo d’imposta 2020 va detratto dall’imposta dovuta.

L’esonero dai suddetti versamenti IRAP è condizionato al rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19", e successive modifiche (cd. Temporary framework).
In considerazione delle problematiche operative riscontrate nell’applicazione di tali limiti, il "Decreto Agosto" (art. 42-bis, co. 5, del D.L. n. 104 del 2020) ha stabilito che in caso di errata applicazione del cd. "taglio dell’Irap", in relazione alla determinazione dei limiti e delle condizioni previsti dal Temporary Framework, il mancato versamento dell’IRAP può essere regolarizzato senza applicazioni di sanzioni né interessi.

L'articolo 5 del Decreto Legge 30 settembre 2021, n. 132 ha stabilito che la regolarizzazione, con il pagamento dell’IRAP non versata senza applicazioni di sanzioni né interessi, deve essere effettuata entro il 30 novembre 2021.

CASSA EDILE CATANIA: nuova contribuzione

CASSA EDILE CATANIA: nuova contribuzione

La Cassa Edile della provincia di Catania pubblica la nuova tabella dei contributi dovuti dall’1/11/2021

Si riporta la tabella contributi dovuti alla Cassa Edile della provincia di Catania variati dal 1° novembre 2021

Contributi

Totale (%)

Quota Contributiva Impresa (%)

Quota Contributiva Lavoratore (%)

Contributo Cassa Edile 2,25 1,875 0,375
Contributo APE 2,53 2,53
Contributo unificato Formazione e Sicurezza 1,00 1,00
Quote adesione contrattuale (prov. + naz.) 1,9788 0,9894 0,9894
Contributo RLST 0,10 0,10
Contributo Fondo incentivo all’occupazione 0,10 0,10
Contributo Fondo prepensionamenti 0,20 0,20
TOTALE CONTRIBUTI 8,1588 6,7944 1,3644
Fondo sanitario SANEDIL operai 0,60 0,60
Fondo sanitario SANEDIL impiegati 0,26 0,26

 

CASSA EDILE CATANIA: nuova contribuzione

La Cassa Edile della provincia di Catania pubblica la nuova tabella dei contributi dovuti dall’1/11/2021

Si riporta la tabella contributi dovuti alla Cassa Edile della provincia di Catania variati dal 1° novembre 2021

Contributi

Totale (%)

Quota Contributiva Impresa (%)

Quota Contributiva Lavoratore (%)

Contributo Cassa Edile 2,25 1,875 0,375
Contributo APE 2,53 2,53 -
Contributo unificato Formazione e Sicurezza 1,00 1,00 -
Quote adesione contrattuale (prov. + naz.) 1,9788 0,9894 0,9894
Contributo RLST 0,10 0,10 -
Contributo Fondo incentivo all'occupazione 0,10 0,10 -
Contributo Fondo prepensionamenti 0,20 0,20 -
TOTALE CONTRIBUTI 8,1588 6,7944 1,3644
Fondo sanitario SANEDIL operai 0,60 0,60 -
Fondo sanitario SANEDIL impiegati 0,26 0,26 -

 

Denunciabile l’amministratore che non verifica il Durc

Responsabile l’amministratore di una società edile per non avere verificato il possesso del Durc dell’impresa affidataria dei lavori (Corte di Cassazione sentenza n. 43604/2021.

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato dall’amministratore di una società di costruzione edile per essere stato condannato in quanto colpevole del reato di cui all’art. 90 comma 9 lett. a) del d. Igs n. 81 del 2008, a lui contestato per non avere verificato il possesso del Durc dell’impresa affidataria dei lavori.
Il ricorso è stato considerato inammissibile per manifesta infondatezza.
Da ciò consegue che anche la richiesta di applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis cod. pen. deve ritenersi implicitamente disattesa, qualora la struttura argomentativa della decisione richiami, anche rispetto a profili diversi, elementi che escludono una valutazione del fatto in termini di particolare tenuità. Ciò è quanto avvenuto nella vicenda in esame, atteso che la sentenza impugnata, sia pure con riferimento alla valutazione sulla concedibilità delle attenuanti generiche, ha valorizzato, in senso ostativo, sia i precedenti penali dell’imputato per reati della stessa indole, aspetto questo che mal si concilia con il necessario requisito della non abitualità del comportamento del soggetto agente, sia la gravità del fatto, affermazione che, pur nella sua estrema sintesi, non ha tuttavia trovato adeguata smentita nel ricorso, nel quale invero non sono stati indicati gli eventuali elementi che avrebbero giustificato in positivo il riconoscimento dell’invocata causa di non punibilità; la doglianza sollevata al riguardo deve pertanto essere ritenuta non specifica, a fronte di una sentenza che, nel suo percorso argomentativo, aveva nel complesso rimarcato l’offensività del fatto, consistito del resto nell’omesso controllo da parte dell’imputato di un aspetto (ovvero l’adeguatezza professionale dell’impresa incaricata di determinati lavori) non proprio insignificante e non privo di possibili ripercussioni nell’ottica della prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Responsabile l’amministratore di una società edile per non avere verificato il possesso del Durc dell'impresa affidataria dei lavori (Corte di Cassazione sentenza n. 43604/2021.

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato dall’amministratore di una società di costruzione edile per essere stato condannato in quanto colpevole del reato di cui all'art. 90 comma 9 lett. a) del d. Igs n. 81 del 2008, a lui contestato per non avere verificato il possesso del Durc dell'impresa affidataria dei lavori.
Il ricorso è stato considerato inammissibile per manifesta infondatezza.
Da ciò consegue che anche la richiesta di applicazione della causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis cod. pen. deve ritenersi implicitamente disattesa, qualora la struttura argomentativa della decisione richiami, anche rispetto a profili diversi, elementi che escludono una valutazione del fatto in termini di particolare tenuità. Ciò è quanto avvenuto nella vicenda in esame, atteso che la sentenza impugnata, sia pure con riferimento alla valutazione sulla concedibilità delle attenuanti generiche, ha valorizzato, in senso ostativo, sia i precedenti penali dell'imputato per reati della stessa indole, aspetto questo che mal si concilia con il necessario requisito della non abitualità del comportamento del soggetto agente, sia la gravità del fatto, affermazione che, pur nella sua estrema sintesi, non ha tuttavia trovato adeguata smentita nel ricorso, nel quale invero non sono stati indicati gli eventuali elementi che avrebbero giustificato in positivo il riconoscimento dell'invocata causa di non punibilità; la doglianza sollevata al riguardo deve pertanto essere ritenuta non specifica, a fronte di una sentenza che, nel suo percorso argomentativo, aveva nel complesso rimarcato l'offensività del fatto, consistito del resto nell'omesso controllo da parte dell'imputato di un aspetto (ovvero l'adeguatezza professionale dell'impresa incaricata di determinati lavori) non proprio insignificante e non privo di possibili ripercussioni nell'ottica della prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Tutto pronto per le istanze Cfp “attività chiuse” e “perequativo”

L’Agenzia delle Entrate, con i provvedimenti del 29 novembre 2021, nn. 336230 e n. 336196, ha approvato il modello e le specifiche tecniche da utilizzare per la presentazione della domanda dal 02 al 21 dicembre 2021 del contributo a fondo perduto destinato a ristorare le attività che nel 2021 hanno subito chiusure prolungate (ad es. le discoteche) (art. 2, D.L. n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021; art. 11, D.L. n. 105/2021, conv. con modif. in L. n. 126/2021) e della domanda dal 29 novembre al 28 dicembre 2021 del contributo a fondo perduto perequativo (art. 1, co. da 16 a 27, D.L. n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021).

Contributo a fondo perduto attività chiuse

I titolari di discoteche, sale da ballo e di altre attività, come cinema, teatri, palestre e piscine rimaste chiuse per effetto delle restrizioni introdotte per contrastare l’epidemia, possono richiedere i contributi a fondo perduto previsti dal decreto “Sostegni bis”.

Le domande potranno essere presentate all’Agenzia delle Entrate in via telematica dal 2 dicembre fino al 21 dicembre 2021. Due sono le tipologie di contributo:

– uno, fino a 25mila euro, per discoteche, sale da ballo e simili che risultavano chiuse al 23 luglio 2021 e

– un secondo, con tetto a 12 mila euro, per tutte le attività operative in diversi settori (dallo svago al benessere, dallo sport all’intrattenimento) rimaste chiuse per almeno 100 giorni tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021.

In particolare, il primo contributo spetta, in primo luogo, alle imprese che alla data del 23 luglio 2021 (con partita Iva attivata in data precedente) svolgevano in modo prevalente l’attività individuata dal codice Ateco 2007 “93.29.10” relativo a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, e che alla stessa data erano chiuse per effetto delle disposizioni di contenimento dell’epidemia da Covid-19. A ciascun beneficiario spetterà un contributo di pari entità che sarà calcolato sulla base del numero di richiedenti, fino a un massimo di 25.000 euro per destinatario.

Il secondo contributo è invece destinato alle imprese che alla data del 26 maggio 2021, con partita Iva attivata in data precedente, svolgevano in via prevalente una delle restanti attività rimaste chiuse (Allegato 1 del decreto Ministero dello Sviluppo Economico 09 settembre 2021). Il contributo spetta se per l’attività svolta in modo prevalente sono state previste chiusure dovute alle disposizioni di contenimento dell’epidemia, per un periodo complessivo di almeno cento giorni tra il 1° gennaio 2021 e il 25 luglio 2021.

In questa seconda agevolazione rientrano, ad esempio, la gestione di cinema, musei, piscine, palestre, parchi di divertimento, l’organizzazione di feste e cerimonie, ma anche le stesse discoteche, sale da ballo e simili destinatarie della prima tipologia di sostegno, dal momento che le due tipologie di sostegno non sono alternative fra loro. Il secondo contributo spetta in misura variabile da 3.000 a 12.000 euro a seconda del livello di ricavi del richiedente, della disponibilità di risorse e dell’ammontare complessivo delle richieste ammissibili.

I contributi riconosciuti verranno accreditati direttamente sul conto corrente indicato nell’istanza.

La domanda va inviata, anche da un intermediario delegato alla consultazione del cassetto fiscale o provvisto di specifica delega, utilizzando i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate.

La trasmissione può essere effettuata a partire dal 2 dicembre fino al 21 dicembre 2021, e in caso di errore, sempre entro il termine del 21 dicembre, è possibile presentare una nuova istanza sostitutiva oppure una rinuncia al contributo precedentemente richiesto. Il sostegno spettante verrà accreditato direttamente sul conto corrente del beneficiario indicato nell’istanza.

Contributo a fondo perduto perequativo

L’Agenzia delle Entrate ha definito anche il contenuto informativo, le modalità e i termini di presentazione della domanda per il riconoscimento del contributo a fondo perduto cosiddetto “perequativo” introdotto dal Decreto Sostegni-bis (DL. n. 73/2021).

La trasmissione dell’istanza può essere effettuata a partire dal 29 novembre e fino al 28 dicembre 2021.

L’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale “variabile”, correlata ai ricavi del beneficiario, alla differenza tra il risultato economico d‘esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e il risultato economico di esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, diminuita degli eventuali contributi a fondo perduto già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate.

In particolare, le diverse percentuali applicabili, stabilite con il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 12 novembre 2021, sono le seguenti:

– 30% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro;

– 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 100.000 e 400.000 euro;

– 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 400.000 e 1.000.000 di euro;

– 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 1.000.000 e 5.000.000 di euro;

– 5% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 5.000.000 e10.000.000 di euro.

Il contributo non spetta qualora l’ammontare complessivo dei contributi a fondo perduto già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate, sia uguale o superiore alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Ove spettante, l’importo del contributo non può in ogni caso superare i 150.000 euro.

Il contributo spetta a patto che il risultato economico d’esercizio (non il fatturato quindi) relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto al risultato economico d’esercizio relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019.

Tale percentuale è stata stabilita con apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 12 novembre 2021.

Il contributo spetta ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che nel secondo periodo di imposta antecedente al periodo di entrata in vigore del citato decreto abbiano conseguito un ammontare di ricavi o di compensi non superiore a dieci milioni di euro.

Rimangono esclusi sia gli enti pubblici sia gli intermediari finanziari e le società di partecipazione. Il contributo, invece, spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali.

Per la richiesta del contributo, i soggetti sono tenuti ad inviare l’istanza, esclusivamente mediante i canali telematici dell’Agenzia a partire dal 29 novembre e fino al 28 dicembre 2021 o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” del sito internet delle Entrate a partire dal 30 novembre e fino al 28 dicembre 2021. L’istanza può essere presentata solo se la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 è stata presentata entro il 30 settembre 2021 e quella relativa al periodo in corso al 31 dicembre 2019 entro i 90 giorni successivi al termine di presentazione, comunque non oltre il 30 settembre 2021. Anche per il contributo “perequativo” il soggetto richiedente può scegliere, irrevocabilmente, se ottenere l’importo totale come accredito sul conto corrente bancario o postale a lui intestato oppure se optare per il credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24.

Prima di effettuare l’accredito, l’Agenzia delle entrate effettua una serie di controlli sui dati presenti nell’istanza e quelli in Anagrafe Tributaria, al fine di individuare eventuali anomalie e incoerenze che potrebbero determinare lo scarto della richiesta.

L’erogazione del contributo è effettuata, in base alla scelta del richiedente, mediante riconoscimento di credito d’imposta o accredito sul conto corrente indicato nell’istanza, intestato al codice fiscale del soggetto, persona fisica o persona diversa dalla persona fisica che ha richiesto il contributo.

L’Agenzia delle Entrate, con i provvedimenti del 29 novembre 2021, nn. 336230 e n. 336196, ha approvato il modello e le specifiche tecniche da utilizzare per la presentazione della domanda dal 02 al 21 dicembre 2021 del contributo a fondo perduto destinato a ristorare le attività che nel 2021 hanno subito chiusure prolungate (ad es. le discoteche) (art. 2, D.L. n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021; art. 11, D.L. n. 105/2021, conv. con modif. in L. n. 126/2021) e della domanda dal 29 novembre al 28 dicembre 2021 del contributo a fondo perduto perequativo (art. 1, co. da 16 a 27, D.L. n. 73/2021, conv. con modif. in L. n. 106/2021).

Contributo a fondo perduto attività chiuse

I titolari di discoteche, sale da ballo e di altre attività, come cinema, teatri, palestre e piscine rimaste chiuse per effetto delle restrizioni introdotte per contrastare l’epidemia, possono richiedere i contributi a fondo perduto previsti dal decreto "Sostegni bis".

Le domande potranno essere presentate all’Agenzia delle Entrate in via telematica dal 2 dicembre fino al 21 dicembre 2021. Due sono le tipologie di contributo:

- uno, fino a 25mila euro, per discoteche, sale da ballo e simili che risultavano chiuse al 23 luglio 2021 e

- un secondo, con tetto a 12 mila euro, per tutte le attività operative in diversi settori (dallo svago al benessere, dallo sport all’intrattenimento) rimaste chiuse per almeno 100 giorni tra il 1° gennaio e il 25 luglio 2021.

In particolare, il primo contributo spetta, in primo luogo, alle imprese che alla data del 23 luglio 2021 (con partita Iva attivata in data precedente) svolgevano in modo prevalente l’attività individuata dal codice Ateco 2007 "93.29.10" relativo a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, e che alla stessa data erano chiuse per effetto delle disposizioni di contenimento dell’epidemia da Covid-19. A ciascun beneficiario spetterà un contributo di pari entità che sarà calcolato sulla base del numero di richiedenti, fino a un massimo di 25.000 euro per destinatario.

Il secondo contributo è invece destinato alle imprese che alla data del 26 maggio 2021, con partita Iva attivata in data precedente, svolgevano in via prevalente una delle restanti attività rimaste chiuse (Allegato 1 del decreto Ministero dello Sviluppo Economico 09 settembre 2021). Il contributo spetta se per l’attività svolta in modo prevalente sono state previste chiusure dovute alle disposizioni di contenimento dell’epidemia, per un periodo complessivo di almeno cento giorni tra il 1° gennaio 2021 e il 25 luglio 2021.

In questa seconda agevolazione rientrano, ad esempio, la gestione di cinema, musei, piscine, palestre, parchi di divertimento, l’organizzazione di feste e cerimonie, ma anche le stesse discoteche, sale da ballo e simili destinatarie della prima tipologia di sostegno, dal momento che le due tipologie di sostegno non sono alternative fra loro. Il secondo contributo spetta in misura variabile da 3.000 a 12.000 euro a seconda del livello di ricavi del richiedente, della disponibilità di risorse e dell’ammontare complessivo delle richieste ammissibili.

I contributi riconosciuti verranno accreditati direttamente sul conto corrente indicato nell’istanza.

La domanda va inviata, anche da un intermediario delegato alla consultazione del cassetto fiscale o provvisto di specifica delega, utilizzando i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate.

La trasmissione può essere effettuata a partire dal 2 dicembre fino al 21 dicembre 2021, e in caso di errore, sempre entro il termine del 21 dicembre, è possibile presentare una nuova istanza sostitutiva oppure una rinuncia al contributo precedentemente richiesto. Il sostegno spettante verrà accreditato direttamente sul conto corrente del beneficiario indicato nell’istanza.

Contributo a fondo perduto perequativo

L’Agenzia delle Entrate ha definito anche il contenuto informativo, le modalità e i termini di presentazione della domanda per il riconoscimento del contributo a fondo perduto cosiddetto "perequativo" introdotto dal Decreto Sostegni-bis (DL. n. 73/2021).

La trasmissione dell’istanza può essere effettuata a partire dal 29 novembre e fino al 28 dicembre 2021.

L’ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale "variabile", correlata ai ricavi del beneficiario, alla differenza tra il risultato economico d‘esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e il risultato economico di esercizio del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020, diminuita degli eventuali contributi a fondo perduto già riconosciuti dall'Agenzia delle entrate.

In particolare, le diverse percentuali applicabili, stabilite con il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 12 novembre 2021, sono le seguenti:

- 30% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro;

- 20% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 100.000 e 400.000 euro;

- 15% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 400.000 e 1.000.000 di euro;

- 10% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 1.000.000 e 5.000.000 di euro;

- 5% se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono compresi fra 5.000.000 e10.000.000 di euro.

Il contributo non spetta qualora l’ammontare complessivo dei contributi a fondo perduto già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate, sia uguale o superiore alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Ove spettante, l’importo del contributo non può in ogni caso superare i 150.000 euro.

Il contributo spetta a patto che il risultato economico d’esercizio (non il fatturato quindi) relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 sia inferiore almeno del 30% rispetto al risultato economico d’esercizio relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019.

Tale percentuale è stata stabilita con apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 12 novembre 2021.

Il contributo spetta ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte e professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che nel secondo periodo di imposta antecedente al periodo di entrata in vigore del citato decreto abbiano conseguito un ammontare di ricavi o di compensi non superiore a dieci milioni di euro.

Rimangono esclusi sia gli enti pubblici sia gli intermediari finanziari e le società di partecipazione. Il contributo, invece, spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali.

Per la richiesta del contributo, i soggetti sono tenuti ad inviare l’istanza, esclusivamente mediante i canali telematici dell’Agenzia a partire dal 29 novembre e fino al 28 dicembre 2021 o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata del portale "Fatture e Corrispettivi" del sito internet delle Entrate a partire dal 30 novembre e fino al 28 dicembre 2021. L’istanza può essere presentata solo se la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 è stata presentata entro il 30 settembre 2021 e quella relativa al periodo in corso al 31 dicembre 2019 entro i 90 giorni successivi al termine di presentazione, comunque non oltre il 30 settembre 2021. Anche per il contributo "perequativo" il soggetto richiedente può scegliere, irrevocabilmente, se ottenere l’importo totale come accredito sul conto corrente bancario o postale a lui intestato oppure se optare per il credito d’imposta da utilizzare in compensazione tramite modello F24.

Prima di effettuare l’accredito, l’Agenzia delle entrate effettua una serie di controlli sui dati presenti nell’istanza e quelli in Anagrafe Tributaria, al fine di individuare eventuali anomalie e incoerenze che potrebbero determinare lo scarto della richiesta.

L’erogazione del contributo è effettuata, in base alla scelta del richiedente, mediante riconoscimento di credito d’imposta o accredito sul conto corrente indicato nell’istanza, intestato al codice fiscale del soggetto, persona fisica o persona diversa dalla persona fisica che ha richiesto il contributo.

Bonus edilizi e Superbonus: chiarimenti su visto di conformità e asseverazione

Pubblicate le linee guida delle Entrate in materia di Superbonus e altre agevolazioni nel settore dell’edilizia alla luce delle modifiche introdotte dal Dl 157/2021. In particolare, il Fisco fornisce indicazioni ai contribuenti e agli operatori sui nuovi obblighi relativi al visto di conformità (che attesta il diritto al beneficio) e all’asseverazione (che attesta la congruità delle spese) sia per il Superbonus sia per gli altri bonus edilizi (Agenzia delle Entrate – Circolare 29 novembre 2021, n. 16/E).

In materia di Superbonus, una novità riguarda il visto di conformità sui dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti dell’agevolazione. Il decreto anti-frodi, infatti, ha esteso l’obbligo del visto di conformità anche nel caso in cui bonus sia utilizzato come detrazione in dichiarazione e non più, quindi, solo in caso di opzione per la cessione del credito o dello sconto in fattura, come previsto in precedenza. La novità si applica alle fatture emesse e ai relativi pagamenti intervenuti a decorrere dal 12 novembre 2021, data di entrata in vigore del D.L. n. 157/2021: questo criterio temporale vale per le persone fisiche (compresi gli esercenti arti e professioni) e gli enti non commerciali cui si applica il criterio di cassa, ma anche per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali cui si applica il criterio di competenza. Con una eccezione, però: il visto di conformità rimane non obbligatorio se la dichiarazione è presentata direttamente dal contribuente attraverso l’utilizzo della dichiarazione precompilata predisposta dall’Agenzia (modello 730 o modello Redditi), oppure tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale (modello 730). Niente visto di conformità ad hoc per il Superbonus anche quando sussiste il visto di conformità sull’intera dichiarazione già richiesto in alcune circostanze. La circolare specifica, infine, che le spese sostenute per l’apposizione del visto sono detraibili anche nel caso in cui il contribuente fruisca del Superbonus direttamente nella propria dichiarazione dei redditi.
Per tutti gli altri bonus diversi dal Superbonus, la nuova attestazione è necessaria solo in caso di cessione del credito o di sconto in fattura.
L’attestazione che deve riferirsi a lavori che siano almeno iniziati, certifica la congruità della spesa sostenuta in considerazione della tipologia dei lavori, cioè il rispetto dei costi massimi.
L’obbligo di apposizione del visto di conformità e dell’attestazione della congruità delle spese si applica alle comunicazioni trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate a partire dal 12 novembre 2021. Le comunicazioni delle opzioni inviate entro l’11 novembre 2021, per le quali l’Agenzia abbia rilasciato regolare ricevuta di accoglimento, non sono soggette alla nuova disciplina, per cui non sono richiesti l’apposizione del visto di conformità e l’attestazione della congruità delle spese. Inoltre, l’obbligo di apposizione del visto di conformità e dell’asseverazione non si applica ai contribuenti che prima del 12 novembre 2021 in relazione ad una fattura da parte di un fornitore, abbiano assolto il relativo pagamento a loro carico ed esercitato l’opzione per la cessione, attraverso la stipula di accordi tra cedente e cessionario, o per lo sconto in fattura, mediante la relativa annotazione, anche se non abbiano ancora provveduto alla comunicazione all’Agenzia delle entrate.
Entro cinque giorni lavorativi dall’invio delle comunicazioni delle opzioni per lo sconto o per le cessioni dei crediti, l’Agenzia delle Entrate può sospendere, per un periodo non superiore a trenta giorni, gli effetti di queste comunicazioni se emerge un determinato profilo di rischio. Di conseguenza, il termine di scadenza previsto per l’utilizzo del credito è prorogato per un periodo pari a quello di sospensione degli effetti della comunicazione stessa (al massimo di 30 giorni). Oltre a questi controlli a monte, per evitare la circolazione di crediti indebiti, l’Agenzia effettuerà controlli e accertamenti a posteriori, secondo quanto previsto dalla legge.

Pubblicate le linee guida delle Entrate in materia di Superbonus e altre agevolazioni nel settore dell’edilizia alla luce delle modifiche introdotte dal Dl 157/2021. In particolare, il Fisco fornisce indicazioni ai contribuenti e agli operatori sui nuovi obblighi relativi al visto di conformità (che attesta il diritto al beneficio) e all’asseverazione (che attesta la congruità delle spese) sia per il Superbonus sia per gli altri bonus edilizi (Agenzia delle Entrate - Circolare 29 novembre 2021, n. 16/E).

In materia di Superbonus, una novità riguarda il visto di conformità sui dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti dell’agevolazione. Il decreto anti-frodi, infatti, ha esteso l’obbligo del visto di conformità anche nel caso in cui bonus sia utilizzato come detrazione in dichiarazione e non più, quindi, solo in caso di opzione per la cessione del credito o dello sconto in fattura, come previsto in precedenza. La novità si applica alle fatture emesse e ai relativi pagamenti intervenuti a decorrere dal 12 novembre 2021, data di entrata in vigore del D.L. n. 157/2021: questo criterio temporale vale per le persone fisiche (compresi gli esercenti arti e professioni) e gli enti non commerciali cui si applica il criterio di cassa, ma anche per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali cui si applica il criterio di competenza. Con una eccezione, però: il visto di conformità rimane non obbligatorio se la dichiarazione è presentata direttamente dal contribuente attraverso l’utilizzo della dichiarazione precompilata predisposta dall’Agenzia (modello 730 o modello Redditi), oppure tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale (modello 730). Niente visto di conformità ad hoc per il Superbonus anche quando sussiste il visto di conformità sull’intera dichiarazione già richiesto in alcune circostanze. La circolare specifica, infine, che le spese sostenute per l’apposizione del visto sono detraibili anche nel caso in cui il contribuente fruisca del Superbonus direttamente nella propria dichiarazione dei redditi.
Per tutti gli altri bonus diversi dal Superbonus, la nuova attestazione è necessaria solo in caso di cessione del credito o di sconto in fattura.
L’attestazione che deve riferirsi a lavori che siano almeno iniziati, certifica la congruità della spesa sostenuta in considerazione della tipologia dei lavori, cioè il rispetto dei costi massimi.
L’obbligo di apposizione del visto di conformità e dell’attestazione della congruità delle spese si applica alle comunicazioni trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate a partire dal 12 novembre 2021. Le comunicazioni delle opzioni inviate entro l’11 novembre 2021, per le quali l’Agenzia abbia rilasciato regolare ricevuta di accoglimento, non sono soggette alla nuova disciplina, per cui non sono richiesti l’apposizione del visto di conformità e l’attestazione della congruità delle spese. Inoltre, l’obbligo di apposizione del visto di conformità e dell’asseverazione non si applica ai contribuenti che prima del 12 novembre 2021 in relazione ad una fattura da parte di un fornitore, abbiano assolto il relativo pagamento a loro carico ed esercitato l’opzione per la cessione, attraverso la stipula di accordi tra cedente e cessionario, o per lo sconto in fattura, mediante la relativa annotazione, anche se non abbiano ancora provveduto alla comunicazione all’Agenzia delle entrate.
Entro cinque giorni lavorativi dall’invio delle comunicazioni delle opzioni per lo sconto o per le cessioni dei crediti, l’Agenzia delle Entrate può sospendere, per un periodo non superiore a trenta giorni, gli effetti di queste comunicazioni se emerge un determinato profilo di rischio. Di conseguenza, il termine di scadenza previsto per l’utilizzo del credito è prorogato per un periodo pari a quello di sospensione degli effetti della comunicazione stessa (al massimo di 30 giorni). Oltre a questi controlli a monte, per evitare la circolazione di crediti indebiti, l’Agenzia effettuerà controlli e accertamenti a posteriori, secondo quanto previsto dalla legge.