Bonus rimanenze settore tessile e moda: definiti i termini di presentazione della domanda

L’Agenzia delle Entrate ha definito i termini di presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta sulle rimanenze finali di magazzino nel settore tessile, della moda e degli accessori. Il provvedimento precisa che la fruizione del credito è consentita solo a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della misura da parte della Commissione Europea. (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 28 ottobre 2021, n. 293378)

Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento adottate per l’emergenza epidemiologica da COVID-19, il Decreto Rilancio ha previsto il riconoscimento di un credito d’imposta in favore dei soggetti esercenti attività d’impresa operanti nell’industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria (settore tessile, moda e accessori), sulle rimanenze finali di magazzino dei prodotti relative al periodo d’imposta in corso al 10 marzo 2020 ed a quello in corso al 31 dicembre 2021.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 95 milioni di euro per l’anno 2021 e 150 milioni di euro per l’anno 2022, che costituiscono limiti di spesa.
La fruizione del credito è consentita solo a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della misura da parte della Commissione Europea, ed è subordinata alla presentazione di apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
Con il Provvedimento 11 ottobre 2021, n. 262282, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito le modalità di presentazione e il contenuto della comunicazione, nonché le modalità per il monitoraggio degli utilizzi del credito d’imposta e del rispetto dei limiti di spesa e le ulteriori disposizioni per l’attuazione, rinviando ad un successivo provvedimento la definizione dei termini per l’invio della comunicazione.
Tale provvedimento avrebbe dovuto essere emanato una volta intervenuta l’autorizzazione della Commissione Europea. Tuttavia, atteso il ristretto lasso temporale a disposizione dei beneficiari per l’utilizzo del credito, che deve essere fruito entro e non oltre il periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, ne ha anticipato l’adozione. Pertanto, ha stabilito che la comunicazione deve essere inviata:
– dal 29 ottobre 2021 al 22 novembre 2021, con riferimento al periodo d’imposta in corso al 10 marzo 2020;
– dal 10 maggio 2022 al 10 giugno 2022, con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021.

Resta fermo che la fruizione del credito è consentita solo a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della misura da parte della Commissione Europea. In particolare, la pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle entrate con il quale è resa nota la percentuale per la determinazione dell’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è subordinata all’avvenuta autorizzazione da parte della Commissione Europea.

L’Agenzia delle Entrate ha definito i termini di presentazione della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta sulle rimanenze finali di magazzino nel settore tessile, della moda e degli accessori. Il provvedimento precisa che la fruizione del credito è consentita solo a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della misura da parte della Commissione Europea. (Agenzia delle Entrate - Provvedimento 28 ottobre 2021, n. 293378)

Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento adottate per l'emergenza epidemiologica da COVID-19, il Decreto Rilancio ha previsto il riconoscimento di un credito d’imposta in favore dei soggetti esercenti attività d'impresa operanti nell'industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria (settore tessile, moda e accessori), sulle rimanenze finali di magazzino dei prodotti relative al periodo d’imposta in corso al 10 marzo 2020 ed a quello in corso al 31 dicembre 2021.
Il credito d'imposta è riconosciuto fino all'esaurimento dell'importo massimo di 95 milioni di euro per l'anno 2021 e 150 milioni di euro per l'anno 2022, che costituiscono limiti di spesa.
La fruizione del credito è consentita solo a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della misura da parte della Commissione Europea, ed è subordinata alla presentazione di apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
Con il Provvedimento 11 ottobre 2021, n. 262282, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito le modalità di presentazione e il contenuto della comunicazione, nonché le modalità per il monitoraggio degli utilizzi del credito d’imposta e del rispetto dei limiti di spesa e le ulteriori disposizioni per l’attuazione, rinviando ad un successivo provvedimento la definizione dei termini per l’invio della comunicazione.
Tale provvedimento avrebbe dovuto essere emanato una volta intervenuta l’autorizzazione della Commissione Europea. Tuttavia, atteso il ristretto lasso temporale a disposizione dei beneficiari per l’utilizzo del credito, che deve essere fruito entro e non oltre il periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, ne ha anticipato l’adozione. Pertanto, ha stabilito che la comunicazione deve essere inviata:
- dal 29 ottobre 2021 al 22 novembre 2021, con riferimento al periodo d’imposta in corso al 10 marzo 2020;
- dal 10 maggio 2022 al 10 giugno 2022, con riferimento al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021.

Resta fermo che la fruizione del credito è consentita solo a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della misura da parte della Commissione Europea. In particolare, la pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle entrate con il quale è resa nota la percentuale per la determinazione dell’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è subordinata all’avvenuta autorizzazione da parte della Commissione Europea.

CASSA EDILE FROSINONE: Contributi per Imprese di fornitura lavoro temporaneo

La Cassa Edile delle provincia di Frosinone pubblica i nuovi contributi vigenti a decorrere dall’1/10/2021 valevoli per le Imprese di fornitura di lavoro temporaneo

Contributi in vigore dall’1/10/2021 per Imprese di fornitura lavoro temporaneo della provincia di Frosinone

 

Carico lavoratori

Carico impresa

Totale

CASSA EDILE 0,42% 1,83% 2,25%
E.S.E.F. / C.P.T. – ENTE UNICO   3,868% 3,868%
A. P. E.   3,61% 3,61%
QUOTE CONTRATTUALI PROVINCIALI 0,72% 0,72% 1,44%
QUOTE CONTRATTUALI NAZIONALI 0,222% 0,222% 0,444%
FONDO SICURLABOR   0,30% 0,30%
FONDO PREMIALE   0,10% 0,10%
FONDO PREPENSIONAMENTI   0,20% 0,20%
TOTALE 1,362% 10,850% 12,212%
FONDO SANITARIO (Operai) Da versare su un minimo di 120 ore   0,60% 0,60%
FONDO INCENTIVO OCCUPAZIONE GIOVANILE   0,10% 0,10%
TOTALE 1,362% 11,550% 12,912%
FONDO SANITARIO IMPIEGATI   0,26% 0,26%

La Cassa Edile delle provincia di Frosinone pubblica i nuovi contributi vigenti a decorrere dall’1/10/2021 valevoli per le Imprese di fornitura di lavoro temporaneo

Contributi in vigore dall’1/10/2021 per Imprese di fornitura lavoro temporaneo della provincia di Frosinone

 

Carico lavoratori

Carico impresa

Totale

CASSA EDILE 0,42% 1,83% 2,25%
E.S.E.F. / C.P.T. - ENTE UNICO   3,868% 3,868%
A. P. E.   3,61% 3,61%
QUOTE CONTRATTUALI PROVINCIALI 0,72% 0,72% 1,44%
QUOTE CONTRATTUALI NAZIONALI 0,222% 0,222% 0,444%
FONDO SICURLABOR   0,30% 0,30%
FONDO PREMIALE   0,10% 0,10%
FONDO PREPENSIONAMENTI   0,20% 0,20%
TOTALE 1,362% 10,850% 12,212%
FONDO SANITARIO (Operai) Da versare su un minimo di 120 ore   0,60% 0,60%
FONDO INCENTIVO OCCUPAZIONE GIOVANILE   0,10% 0,10%
TOTALE 1,362% 11,550% 12,912%
FONDO SANITARIO IMPIEGATI   0,26% 0,26%

Proroga cassa integrazione FSBA Covid19 per gli artigiani

Il Fondo nazionale FSBA ha pubblicato il suo nuovo manuale operativo che contiene regole e procedure da seguire per la proroga della cassa integrazione FSBA di tipo Covid19.

Il Fondo nazionale FSBA ha pubblicato il suo nuovo manuale operativo che contiene regole e procedure da seguire in attuazione del Decreto Fiscale n. 146/2021 che ha previsto anche per gli artigiani la proroga di 13 settimane per la cassa integrazione di tipo Covid19. Le domande possono essere retroattive.
La proroga potrà essere richiesta soltanto da quelle aziende che avranno già completamente esaurito le 28 settimane del Decreto 41 “Sostegni”.
Per chiedere la proroga sarà necessario presentare in SINAWEB una nuova domanda di tipo “Decreto 146”, con nuovo ticket INPS ed il pdf del vecchio verbale di accordo sindacale.
La domanda dovrà avere una durata minima di una settimana e non potrà andare oltre la data del 31 dicembre 2021, per una durata massima di 13 settimane.
Se la domanda Decreto 41 si rivela eccessivamente lunga, per poter presentare la successiva domanda Decreto 146 occorre andare a modificare manualmente la data di fine della domanda Decreto 41 in SINAWEB.

Il Fondo nazionale FSBA ha pubblicato il suo nuovo manuale operativo che contiene regole e procedure da seguire per la proroga della cassa integrazione FSBA di tipo Covid19.

Il Fondo nazionale FSBA ha pubblicato il suo nuovo manuale operativo che contiene regole e procedure da seguire in attuazione del Decreto Fiscale n. 146/2021 che ha previsto anche per gli artigiani la proroga di 13 settimane per la cassa integrazione di tipo Covid19. Le domande possono essere retroattive.
La proroga potrà essere richiesta soltanto da quelle aziende che avranno già completamente esaurito le 28 settimane del Decreto 41 "Sostegni".
Per chiedere la proroga sarà necessario presentare in SINAWEB una nuova domanda di tipo "Decreto 146", con nuovo ticket INPS ed il pdf del vecchio verbale di accordo sindacale.
La domanda dovrà avere una durata minima di una settimana e non potrà andare oltre la data del 31 dicembre 2021, per una durata massima di 13 settimane.
Se la domanda Decreto 41 si rivela eccessivamente lunga, per poter presentare la successiva domanda Decreto 146 occorre andare a modificare manualmente la data di fine della domanda Decreto 41 in SINAWEB.

Nessuna differenza retributiva in caso di indennità per mansioni superiori

L’Inps non è tenuta a corrispondere le differenze retributive di un lavoratore che ha svolto mansioni superiori rispetto il proprio inquadramento sempre che a quest’ultimo gli vengano riconosciute delle indennità compensative (CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 27/10/2021, n. 30321).

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da un lavoratore per ottenere il riconoscimento del diritto al superiore di inquadramento ed alla corresponsione delle differenze retributive rispetto all’area di inquadramento a lui attribuita.
Il giudice di primo grado ha accolto il ricorso del lavoratore soltanto in merito la domanda concernente le pretese differenze economiche per effetto dell’accertato svolgimento di mansioni superiori.
L’Inps di contro ha presentato ricorso dapprima respinto in Appello e poi accolto in Cassazione che in casi analoghi ha avallato la decisione della Corte territoriale ed aveva accolto la tesi dell’Inps, affermando che non potevano essere rivendicate differenze retributive per il periodo precedente l’ultimo inquadramento in quanto per scelta delle parti contrattuali, a seguito dell’introduzione del lavoro per processi ed in particolare della sperimentazione organizzativa e dei crescenti compiti che ne erano scaturiti, al personale di sesta qualifica era stata riconosciuta una doppia indennità – e cioè il salario di professionalità (correlato al percorso di accrescimento professionale di ogni dipendente rispetto alla qualifica di appartenenza) e l’indennità collegata a sperimentazione e formazione del personale – che compensava la maggiore professionalità richiesta rispetto ai contenuti di ciascuna qualifica ed il cui complessivo ammontare determinava addirittura il superamento delle differenze tabellari rivendicate.
Non è, quindi, condivisibile il ragionamento della Corte bolognese nella parte in cui, nell’escludere l’asserita duplicazione del salario di professionalità, dell’indennità di sperimentazione e del conseguente trattamento di garanzia, afferma che era stato adottato il criterio del conglobamento, a mente del quale era stata calcolata la differenza tra retribuzione ed elementi accessori percepiti nella qualifica formalmente rivestita e gli stessi emolumenti principali ed accessori propri del profilo “ad quem” in relazione al disimpegno di fatto delle relative superiori mansioni.
In tal modo la Corte territoriale non ha considerato che le quote di salario accessorio erano state corrisposte per lo svolgimento delle attività superiori e della formazione e che le stesse dovevano essere detratte dalle differenze retributive reclamate
Pertanto, il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza va cassata con rinvio della causa alla Corte d’appello che procederà alla rideterminazione delle differenze retributive sulla scorta dei suddetti principi.

L’Inps non è tenuta a corrispondere le differenze retributive di un lavoratore che ha svolto mansioni superiori rispetto il proprio inquadramento sempre che a quest’ultimo gli vengano riconosciute delle indennità compensative (CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 27/10/2021, n. 30321).

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da un lavoratore per ottenere il riconoscimento del diritto al superiore di inquadramento ed alla corresponsione delle differenze retributive rispetto all'area di inquadramento a lui attribuita.
Il giudice di primo grado ha accolto il ricorso del lavoratore soltanto in merito la domanda concernente le pretese differenze economiche per effetto dell'accertato svolgimento di mansioni superiori.
L’Inps di contro ha presentato ricorso dapprima respinto in Appello e poi accolto in Cassazione che in casi analoghi ha avallato la decisione della Corte territoriale ed aveva accolto la tesi dell'Inps, affermando che non potevano essere rivendicate differenze retributive per il periodo precedente l'ultimo inquadramento in quanto per scelta delle parti contrattuali, a seguito dell'introduzione del lavoro per processi ed in particolare della sperimentazione organizzativa e dei crescenti compiti che ne erano scaturiti, al personale di sesta qualifica era stata riconosciuta una doppia indennità - e cioè il salario di professionalità (correlato al percorso di accrescimento professionale di ogni dipendente rispetto alla qualifica di appartenenza) e l'indennità collegata a sperimentazione e formazione del personale - che compensava la maggiore professionalità richiesta rispetto ai contenuti di ciascuna qualifica ed il cui complessivo ammontare determinava addirittura il superamento delle differenze tabellari rivendicate.
Non è, quindi, condivisibile il ragionamento della Corte bolognese nella parte in cui, nell'escludere l'asserita duplicazione del salario di professionalità, dell'indennità di sperimentazione e del conseguente trattamento di garanzia, afferma che era stato adottato il criterio del conglobamento, a mente del quale era stata calcolata la differenza tra retribuzione ed elementi accessori percepiti nella qualifica formalmente rivestita e gli stessi emolumenti principali ed accessori propri del profilo "ad quem" in relazione al disimpegno di fatto delle relative superiori mansioni.
In tal modo la Corte territoriale non ha considerato che le quote di salario accessorio erano state corrisposte per lo svolgimento delle attività superiori e della formazione e che le stesse dovevano essere detratte dalle differenze retributive reclamate
Pertanto, il ricorso va accolto e l'impugnata sentenza va cassata con rinvio della causa alla Corte d'appello che procederà alla rideterminazione delle differenze retributive sulla scorta dei suddetti principi.

Legge di bilancio 2022: proroga degli incentivi fiscali

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e il bilancio pluriennale per il triennio 2022 – 2024. La legge di bilancio si articola in diversi interventi che puntano a rafforzare il tessuto economico e sociale, sostenendo la crescita e la competitività dell’economia italiana. Tra questi quelli di tipo fiscale, gli investimenti per i privati, per le imprese e per i giovani e, le norme di attuazione europee. (PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – Comunicato 29 ottobre 2021, n. 44)

FISCO

Per ridurre il cuneo fiscale e l’Irap è previsto un intervento da complessivi 8 miliardi di euro, di cui 6 con un nuovo stanziamento di bilancio e 2 miliardi già assegnati in precedenza. Con uno stanziamento di 650 milioni, la plastic tax e la sugar tax sono rinviate al 2023. L’aggio sulla riscossione per le operazioni successive al primo gennaio sarà posto interamente a carico dello Stato. Viene ridotta dal 22% al 10% l’Iva su prodotti assorbenti per l’igiene femminile. Vengono stanziati 2 miliardi di euro nel 2022 per contenere l’aumento dei costi dell’energia.

INVESTIMENTI

Per quanto riguarda gli investimenti immobiliari privati, gli incentivi al 50% e al 65% e le relative maggiorazioni sono prorogati fino al 2024 alle medesime aliquote. Gli incentivi al 110% sono estesi al 2023 per i condomini e gli IACP, con riduzione al 70% nel 2024 ed al 65% nel 2025. Per le altre abitazioni, l’incentivo al 110% è esteso per il secondo semestre del 2022 per le abitazioni principali di persone fisiche con la previsione di un tetto Isee. Gli incentivi per le facciate sono confermati anche nel 2023 con una percentuale agevolata pari al 60%.
Sono prorogate e rimodulate le misure di Transizione 4.0 fino al 2025. Vengono rifinanziati il Fondo di Garanzia Pmi (per 3 miliardi di euro), la cosiddetta ‘Nuova Sabatinì e le misure per l’internazionalizzazione delle imprese. La possibilità di trasformare le Deferred Tax Assets (DTA) in crediti di imposta viene estesa fino al 30 giugno 2022, con la medesima percentuale e un tetto massimo per singola operazione.
È previsto il finanziamento permanente del Bonus Cultura per i diciottenni. Sono estesi per tutto il 2022 gli incentivi fiscali previsti per l’acquisto della prima casa da parte degli under36 e finanziati il Fondo affitti giovani e il Fondo per le politiche giovanili.

ATTUAZIONE DI NORME EUROPEE

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e dei Ministri competenti, ha approvato, in esame definitivo, dieci decreti legislativi di attuazione di norme europee. Di seguito le principali previsioni dei provvedimenti, con l’indicazione dei Ministri proponenti). I testi tengono conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari.
1. Recepimento della direttiva (UE) 2019/1, del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e che assicura il corretto funzionamento del mercato interno (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dello sviluppo economico).
Il testo interviene pressoché esclusivamente nella disciplina antitrust oggi recata dalla legge 287/1990 ed in particolare sull’attività istruttoria, sui poteri ispettivi e sanzionatori, sul regime probatorio, l’accesso al fascicolo e sulla la prescrizione, al fine di rendere più efficace il contrasto delle condotte anticoncorrenziali, ispirandosi ai poteri attribuiti alla Commissione europea dal regolamento (CE) n. 1/2003 nei procedimenti di sua competenza.
2. Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2019/1160 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, che modifica le direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo, e del Regolamento (UE) 2019/1156 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, per facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e che modifica i Regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) n. 1286/2014 e recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, ai sensi dell’articolo 9 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 e dell’articolo 31, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Il provvedimento introduce la nozione di “pre-commercializzazione”, che consiste nel fornire informazioni e comunicazioni su strategie o su idee di investimento da parte di una società di gestione del risparmio o di un gestore di fondi di investimento alternativi ai potenziali investitori professionali. Si chiarisce che la pre-commercializzazione non costituisce offerta al pubblico.
Il provvedimento interviene sul decreto legislativo n. 58 del 1998 (testo unico finanza – TUF) e adeguare l’ordinamento nazionale (TUF) alle novità introdotte dalla direttiva 2019/1160 e dal regolamento 2019/1156, in materia di distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo (OICR) (in attuazione della delega di cui all’art. 13 della legge n. 53 del 2021 – legge di delegazione europea 2019-2020) e introdurre disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 17 di adeguamento dell’ordinamento nazionale al regolamento prospetto (si tratta di modifiche minime di carattere essenzialmente redazionale) in base alla procedura di cui all’art. 31, comma 5, della legge 234 del 2012.
3. Attuazione della direttiva (UE) 2018/1910 del Consiglio, del 4 dicembre 2018, che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto concerne l’armonizzazione e la semplificazione di determinate norme nel sistema d’imposta sul valore aggiunto di imposizione degli scambi tra Stati membri (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Il decreto introduce il regime fiscale agevolato IVA noto come “call-off stock”, il quale semplifica gli adempimenti previsti per talune operazioni intracomunitarie, consentendo lo stoccaggio dei beni in un deposito con conseguente differimento di ogni adempimento IVA al momento in cui i beni escono dal deposito per essere acquistati. Lo schema individua, altresì, per le c.d. “operazioni a catena” la cessione, tra quelle della “catena”, che deve considerarsi come intracomunitaria e, pertanto, non imponibile ai fini IVA.
4. Attuazione della direttiva (UE) 2019/520, del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 marzo 2019, concernente l’interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell’Unione (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili).
Il testo mira a favorire lo scambio transfrontaliero di dati di immatricolazione dei veicoli per i quali si è verificato un mancato pagamento dei pedaggi.
5. Attuazione della direttiva (UE) 2019/1153 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, che reca disposizioni per agevolare l’uso di informazioni finanziarie e di altro tipo a fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di determinati reati, e che abroga la decisione 2000/642/GAI (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
L’articolato contiene i seguenti interventi di maggior rilievo: la designazione delle autorità nazionali competenti, abilitate ad accedere al registro nazionale centralizzato dei conti bancari (Ufficio nazionale per il recupero dei beni istituito presso il Ministero dell’interno, autorità giudiziaria, servizi centrali e interprovinciali per il contrasto della criminalità organizzata, Ministro dell’interno, Capo della polizia – direttore generale della pubblica sicurezza, questori, direttore della Direzione investigativa antimafia); la designazione del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza e della Direzione investigativa antimafia quali autorità nazionali competenti a richiedere e a ricevere informazioni finanziarie o analisi finanziarie dalla UIF, qualora necessario per lo svolgimento di un procedimento penale o nell’ambito di un procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali.
6. Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2019/2034, del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 novembre 2019, relativa alla vigilanza prudenziale sulle imprese di investimento e recante modifica delle direttive 2002/87/CE, 2009/65/CE, 2011/61/UE, 2013/36/UE, 2014/59/UE e 2014/65/UE, e per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2019/2033, relativo ai requisiti prudenziali delle imprese di investimento e che modifica i regolamenti (UE) n. 1093/2010, (UE) n. 575/2013, (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 806/2014, nonché modifiche al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Il decreto recepisce la normativa “Investment Firms Directive” (IFD) e adeguamento l’ordinamento italiano alla normativa “Investment Firms Regulation” (IFR).
I due provvedimenti definiscono un nuovo regime prudenziale per le imprese di investimento, prevedendo una disciplina differenziata rispetto agli enti creditizi, che tiene conto delle dimensioni, delle attività svolte e dei rischi delle diverse tipologie di imprese di investimento. Le stesse imprese di investimento sono suddivise in quattro categorie.
Il Regolamento 2019/2033 ha modificato la definizione di ente creditizio, che ora comprende, oltre alle banche, anche le imprese che prestano determinati servizi di investimento e hanno un attivo di bilancio pari almeno a 30 miliardi di euro, a livello individuale o consolidato. Una soglia che, attualmente, non viene superata da nessuna società di intermediazione mobiliare (SIM) italiana.
La Banca d’Italia e la Consob sono designate come autorità competenti a esercitare le funzioni e i poteri previsti dalle norme europee, secondo l’attuale riparto di competenze regolamentari e di supervisione previsto dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF), con riguardo alle SIM. Viene così assicurata continuità con il quadro normativo attuale, considerato che Direttiva e Regolamento di fatto sostituiscono, semplificandolo, quello oggi applicabile alle SIM.
7. Disposizioni per l’attuazione della direttiva (UE) 2019/2162, relativa all’emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE, e per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2019/2160, che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda le esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite. Modifiche alla legge 30 aprile 1999, n. 130 (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Si disciplina, tra l’altro: il meccanismo di doppia rivalsa, secondo cui il titolare delle obbligazioni può rivalersi sia nei confronti dell’emittente, sia nei confronti delle attività di copertura; la non aggredibilità delle obbligazioni garantite; la figura del “controllore dell’aggregato di copertura”; la vigilanza pubblica sulle emissioni di obbligazioni bancarie garantite, attribuendone i relativi poteri di vigilanza, di indagine e di sanzione alla Banca d’Italia.
8. Attuazione della direttiva (UE) 2020/262 del Consiglio del 19 dicembre 2019, che stabilisce il regime generale delle accise (Rifusione) (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Si modifica il testo unico delle accise (d. lgs. n. 504 del 1995) per recepire la direttiva (UE) 2020/262 che reca disposizioni sul regime sospensivo dell’accisa, sull’individuazione del momento in cui sorge l’obbligazione tributaria in materia di accisa e sulla previsione di soglie comuni relative alla perdita parziale dei prodotti sottoposti ad accisa durante il trasporto; sono introdotte inoltre, nel regime armonizzato dell’accisa, anche nuove figure di soggetti obbligati (speditore e destinatario certificati) e, correlatamente ad esse, anche modalità telematiche di tracciamento dei trasferimenti di prodotti immessi in consumo nel territorio di uno Stato membro e spediti verso il territorio di un altro Stato membro al fine di esservi consegnati per scopi commerciali.
9. Attuazione della direttiva (UE) 2019/770, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2019, relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero della giustizia).
Il provvedimento introduce nuove disposizioni nel codice del consumo di cui al d.lgs. n. 206 del 2005, al fine di adeguare la normativa italiana alla direttiva 2019/770, che disciplina determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali conclusi tra consumatore e professionista, fra i quali la conformità del bene al contratto, i rimedi in caso di difetto di conformità o di mancata fornitura, nonché la modifica del contenuto o del servizio digitale.
10. Attuazione della direttiva (UE) 2019/771, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2019, relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita di beni, che modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e la direttiva 2009/22/CE, e che abroga la direttiva 1999/44/CE – (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero della giustizia).
La direttiva (UE) 2019/771 detta la disciplina per armonizzare determinati aspetti dei contratti di vendita dei beni, al fine di contribuire al corretto funzionamento del mercato interno garantendo, al contempo, un’adeguata protezione dei consumatori. Si modifica pertanto il capo I del titolo III della parte IV del codice del consumo (d.lgs. n. 206 del 2005) che reca la disciplina dei contratti di vendita, delle garanzie di conformità e dei diritti del consumatore.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e il bilancio pluriennale per il triennio 2022 – 2024. La legge di bilancio si articola in diversi interventi che puntano a rafforzare il tessuto economico e sociale, sostenendo la crescita e la competitività dell’economia italiana. Tra questi quelli di tipo fiscale, gli investimenti per i privati, per le imprese e per i giovani e, le norme di attuazione europee. (PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI - Comunicato 29 ottobre 2021, n. 44)

FISCO

Per ridurre il cuneo fiscale e l’Irap è previsto un intervento da complessivi 8 miliardi di euro, di cui 6 con un nuovo stanziamento di bilancio e 2 miliardi già assegnati in precedenza. Con uno stanziamento di 650 milioni, la plastic tax e la sugar tax sono rinviate al 2023. L’aggio sulla riscossione per le operazioni successive al primo gennaio sarà posto interamente a carico dello Stato. Viene ridotta dal 22% al 10% l’Iva su prodotti assorbenti per l’igiene femminile. Vengono stanziati 2 miliardi di euro nel 2022 per contenere l’aumento dei costi dell’energia.

INVESTIMENTI

Per quanto riguarda gli investimenti immobiliari privati, gli incentivi al 50% e al 65% e le relative maggiorazioni sono prorogati fino al 2024 alle medesime aliquote. Gli incentivi al 110% sono estesi al 2023 per i condomini e gli IACP, con riduzione al 70% nel 2024 ed al 65% nel 2025. Per le altre abitazioni, l’incentivo al 110% è esteso per il secondo semestre del 2022 per le abitazioni principali di persone fisiche con la previsione di un tetto Isee. Gli incentivi per le facciate sono confermati anche nel 2023 con una percentuale agevolata pari al 60%.
Sono prorogate e rimodulate le misure di Transizione 4.0 fino al 2025. Vengono rifinanziati il Fondo di Garanzia Pmi (per 3 miliardi di euro), la cosiddetta ‘Nuova Sabatinì e le misure per l’internazionalizzazione delle imprese. La possibilità di trasformare le Deferred Tax Assets (DTA) in crediti di imposta viene estesa fino al 30 giugno 2022, con la medesima percentuale e un tetto massimo per singola operazione.
È previsto il finanziamento permanente del Bonus Cultura per i diciottenni. Sono estesi per tutto il 2022 gli incentivi fiscali previsti per l’acquisto della prima casa da parte degli under36 e finanziati il Fondo affitti giovani e il Fondo per le politiche giovanili.

ATTUAZIONE DI NORME EUROPEE

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e dei Ministri competenti, ha approvato, in esame definitivo, dieci decreti legislativi di attuazione di norme europee. Di seguito le principali previsioni dei provvedimenti, con l’indicazione dei Ministri proponenti). I testi tengono conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari.
1. Recepimento della direttiva (UE) 2019/1, del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e che assicura il corretto funzionamento del mercato interno (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dello sviluppo economico).
Il testo interviene pressoché esclusivamente nella disciplina antitrust oggi recata dalla legge 287/1990 ed in particolare sull’attività istruttoria, sui poteri ispettivi e sanzionatori, sul regime probatorio, l’accesso al fascicolo e sulla la prescrizione, al fine di rendere più efficace il contrasto delle condotte anticoncorrenziali, ispirandosi ai poteri attribuiti alla Commissione europea dal regolamento (CE) n. 1/2003 nei procedimenti di sua competenza.
2. Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2019/1160 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, che modifica le direttive 2009/65/CE e 2011/61/UE per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo, e del Regolamento (UE) 2019/1156 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019, per facilitare la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo e che modifica i Regolamenti (UE) n. 345/2013, (UE) n. 346/2013 e (UE) n. 1286/2014 e recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, ai sensi dell’articolo 9 della legge 4 ottobre 2019, n. 117 e dell’articolo 31, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Il provvedimento introduce la nozione di "pre-commercializzazione", che consiste nel fornire informazioni e comunicazioni su strategie o su idee di investimento da parte di una società di gestione del risparmio o di un gestore di fondi di investimento alternativi ai potenziali investitori professionali. Si chiarisce che la pre-commercializzazione non costituisce offerta al pubblico.
Il provvedimento interviene sul decreto legislativo n. 58 del 1998 (testo unico finanza – TUF) e adeguare l’ordinamento nazionale (TUF) alle novità introdotte dalla direttiva 2019/1160 e dal regolamento 2019/1156, in materia di distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo (OICR) (in attuazione della delega di cui all’art. 13 della legge n. 53 del 2021 – legge di delegazione europea 2019-2020) e introdurre disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 17 di adeguamento dell’ordinamento nazionale al regolamento prospetto (si tratta di modifiche minime di carattere essenzialmente redazionale) in base alla procedura di cui all’art. 31, comma 5, della legge 234 del 2012.
3. Attuazione della direttiva (UE) 2018/1910 del Consiglio, del 4 dicembre 2018, che modifica la direttiva 2006/112/CE per quanto concerne l’armonizzazione e la semplificazione di determinate norme nel sistema d’imposta sul valore aggiunto di imposizione degli scambi tra Stati membri (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Il decreto introduce il regime fiscale agevolato IVA noto come "call-off stock", il quale semplifica gli adempimenti previsti per talune operazioni intracomunitarie, consentendo lo stoccaggio dei beni in un deposito con conseguente differimento di ogni adempimento IVA al momento in cui i beni escono dal deposito per essere acquistati. Lo schema individua, altresì, per le c.d. "operazioni a catena" la cessione, tra quelle della "catena", che deve considerarsi come intracomunitaria e, pertanto, non imponibile ai fini IVA.
4. Attuazione della direttiva (UE) 2019/520, del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 marzo 2019, concernente l’interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell’Unione (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili).
Il testo mira a favorire lo scambio transfrontaliero di dati di immatricolazione dei veicoli per i quali si è verificato un mancato pagamento dei pedaggi.
5. Attuazione della direttiva (UE) 2019/1153 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, che reca disposizioni per agevolare l'uso di informazioni finanziarie e di altro tipo a fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di determinati reati, e che abroga la decisione 2000/642/GAI (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
L’articolato contiene i seguenti interventi di maggior rilievo: la designazione delle autorità nazionali competenti, abilitate ad accedere al registro nazionale centralizzato dei conti bancari (Ufficio nazionale per il recupero dei beni istituito presso il Ministero dell’interno, autorità giudiziaria, servizi centrali e interprovinciali per il contrasto della criminalità organizzata, Ministro dell’interno, Capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, questori, direttore della Direzione investigativa antimafia); la designazione del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza e della Direzione investigativa antimafia quali autorità nazionali competenti a richiedere e a ricevere informazioni finanziarie o analisi finanziarie dalla UIF, qualora necessario per lo svolgimento di un procedimento penale o nell’ambito di un procedimento per l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali.
6. Norme di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della direttiva (UE) 2019/2034, del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 novembre 2019, relativa alla vigilanza prudenziale sulle imprese di investimento e recante modifica delle direttive 2002/87/CE, 2009/65/CE, 2011/61/UE, 2013/36/UE, 2014/59/UE e 2014/65/UE, e per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2019/2033, relativo ai requisiti prudenziali delle imprese di investimento e che modifica i regolamenti (UE) n. 1093/2010, (UE) n. 575/2013, (UE) n. 600/2014 e (UE) n. 806/2014, nonché modifiche al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Il decreto recepisce la normativa "Investment Firms Directive" (IFD) e adeguamento l’ordinamento italiano alla normativa "Investment Firms Regulation" (IFR).
I due provvedimenti definiscono un nuovo regime prudenziale per le imprese di investimento, prevedendo una disciplina differenziata rispetto agli enti creditizi, che tiene conto delle dimensioni, delle attività svolte e dei rischi delle diverse tipologie di imprese di investimento. Le stesse imprese di investimento sono suddivise in quattro categorie.
Il Regolamento 2019/2033 ha modificato la definizione di ente creditizio, che ora comprende, oltre alle banche, anche le imprese che prestano determinati servizi di investimento e hanno un attivo di bilancio pari almeno a 30 miliardi di euro, a livello individuale o consolidato. Una soglia che, attualmente, non viene superata da nessuna società di intermediazione mobiliare (SIM) italiana.
La Banca d’Italia e la Consob sono designate come autorità competenti a esercitare le funzioni e i poteri previsti dalle norme europee, secondo l’attuale riparto di competenze regolamentari e di supervisione previsto dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF), con riguardo alle SIM. Viene così assicurata continuità con il quadro normativo attuale, considerato che Direttiva e Regolamento di fatto sostituiscono, semplificandolo, quello oggi applicabile alle SIM.
7. Disposizioni per l’attuazione della direttiva (UE) 2019/2162, relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE, e per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2019/2160, che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda le esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite. Modifiche alla legge 30 aprile 1999, n. 130 (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Si disciplina, tra l’altro: il meccanismo di doppia rivalsa, secondo cui il titolare delle obbligazioni può rivalersi sia nei confronti dell'emittente, sia nei confronti delle attività di copertura; la non aggredibilità delle obbligazioni garantite; la figura del "controllore dell'aggregato di copertura"; la vigilanza pubblica sulle emissioni di obbligazioni bancarie garantite, attribuendone i relativi poteri di vigilanza, di indagine e di sanzione alla Banca d’Italia.
8. Attuazione della direttiva (UE) 2020/262 del Consiglio del 19 dicembre 2019, che stabilisce il regime generale delle accise (Rifusione) (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero dell’economia e delle finanze).
Si modifica il testo unico delle accise (d. lgs. n. 504 del 1995) per recepire la direttiva (UE) 2020/262 che reca disposizioni sul regime sospensivo dell’accisa, sull’individuazione del momento in cui sorge l’obbligazione tributaria in materia di accisa e sulla previsione di soglie comuni relative alla perdita parziale dei prodotti sottoposti ad accisa durante il trasporto; sono introdotte inoltre, nel regime armonizzato dell’accisa, anche nuove figure di soggetti obbligati (speditore e destinatario certificati) e, correlatamente ad esse, anche modalità telematiche di tracciamento dei trasferimenti di prodotti immessi in consumo nel territorio di uno Stato membro e spediti verso il territorio di un altro Stato membro al fine di esservi consegnati per scopi commerciali.
9. Attuazione della direttiva (UE) 2019/770, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2019, relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero della giustizia).
Il provvedimento introduce nuove disposizioni nel codice del consumo di cui al d.lgs. n. 206 del 2005, al fine di adeguare la normativa italiana alla direttiva 2019/770, che disciplina determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali conclusi tra consumatore e professionista, fra i quali la conformità del bene al contratto, i rimedi in caso di difetto di conformità o di mancata fornitura, nonché la modifica del contenuto o del servizio digitale.
10. Attuazione della direttiva (UE) 2019/771, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2019, relativa a determinati aspetti dei contratti di vendita di beni, che modifica il regolamento (UE) 2017/2394 e la direttiva 2009/22/CE, e che abroga la direttiva 1999/44/CE - (decreto legislativo – esame definitivo) (Ministero della giustizia).
La direttiva (UE) 2019/771 detta la disciplina per armonizzare determinati aspetti dei contratti di vendita dei beni, al fine di contribuire al corretto funzionamento del mercato interno garantendo, al contempo, un’adeguata protezione dei consumatori. Si modifica pertanto il capo I del titolo III della parte IV del codice del consumo (d.lgs. n. 206 del 2005) che reca la disciplina dei contratti di vendita, delle garanzie di conformità e dei diritti del consumatore.

Primo soccorso nelle attività di estrazione a cielo aperto: normativa applicabile

Per le aziende estrattive ed altre attività minerarie, è indiscutibile la portata non solo generale, della normativa in tema di “primo soccorso” e quindi dello stesso art. 45, D.Lgs. n. 81/2008, ma la stessa specifica contemplazione al riguardo, ai sensi del D.M. n. 388/2003 (Corte di cassazione – sentenza 21 ottobre 2021, n. 37847).

Il sistema di gestione della sicurezza in cava e in miniera è stato definito dalla Corte un modello ibrido, frutto dell’integrazione e armonizzazione di diverse discipline: il D.Lgs. n. 624/1996, il D.Lgs. n. 81/2008 e il D.P.R. n. 128/1959 che contiene le norme di polizia delle miniere e delle cave.

Tra questi riferimenti normativi, è indiscutibile la generale operatività del DLgs. n. 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

La predetta portata generale si rinviene anche, per quanto di interesse, con riguardo alla disciplina del “primo soccorso”, atteso che ai sensi dell’art. 15 del medesimo D.Lgs., rubricato “Misure generali di tutela” , tra le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro si contemplano anche, oltre alla informazione e formazione adeguate per i lavoratori, le misure di emergenza da attuare in caso di “primo soccorso”.

In correlazione a tale previsione generale si pone la disposizione, altrettanto generale, secondo la quale (art. 18), tra gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente rientra anche quello di designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di “primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza”.

Inoltre, ai sensi dell’art. 36 del cit. D.Lgs., il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione, tra l’altro, “sulle procedure che riguardano il primo soccorso”, e i lavoratori incaricati dell’attività, tra le altre, di “primo soccorso” e, comunque, di gestione dell’emergenza devono ricevere un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico (art. 37).

Disposizioni generali sono riportate anche nell’art. 43, laddove per quanto qui di interesse, il datore di lavoro organizza i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso”.

Infine, l’art. 45 disciplina appositamente il cd. “primo soccorso”, stabilendo al primo comma che “il datore di lavoro, tenendo conto della natura della attività e delle dimensioni dell’azienda o della unità produttiva, sentito il medico competente ove nominato, prende i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati”. Ed al secondo comma che “le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione, individuati in relazione alla natura dell’attività, al numero dei lavoratori occupati ed ai fattori di rischio sono individuati dal decreto ministeriale 15 luglio 2003, n. 388 e dai successivi decreti ministeriali di adeguamento acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

La normativa vigente quindi prevede che l’organizzazione del “primo soccorso” rientri nelle misure generali di tutela dei lavoratori e si inserisce all’interno del più ampio capitolo della gestione delle emergenze. Quanto ai requisiti del personale addetto ai “Primo soccorso”, alla sua formazione specifica ed ai contenuti minimi delle attrezzature il primo comma dell’art. 45 si raccorda al comma 2 e quindi al D.M. 15 luglio 2003, n. 388 che contiene, in sintesi, disposizioni sul pronto soccorso aziendale, quali quelle che definiscono le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione, individuati in relazione a parametri tra cui all’attività, il numero dei lavoratori occupati ed i fattori di rischio.

Le aziende sono classificate in tre gruppi (A,B,C) in base al tipo di attività svolta, al numero di lavoratori impiegati e ai fattori di rischio occupazionali.

Le aziende del gruppo A e B devono garantire la presenza di una o più cassette di pronto soccorso, mentre per quelle di gruppo C è sufficiente la presenza del pacchetto di medicazione.

Il decreto, infine, prevede che la formazione, soprattutto nella parte che attiene alla pratica, vada ripetuta con cadenza triennale. In aggiunta, ogni azienda deve fornirsi di un piano di primo soccorso.

Alla luce del quadro normativo sopra ricostruito, nel caso di specie, appare indiscutibile la portata non solo generale, della normativa in tema di “primo soccorso” e quindi dello stesso art. 45, D.Lgs. n. 81/2008, ma la stessa specifica contemplazione al riguardo, ai sensi del DM n. 388/2003, delle aziende estrattive ed altre attività minerarie.

Consegue, per la portata generale sopra evidenziata e per i chiari riferimenti al settore di azione della ditta del caso di specie, di cui anche al DM applicativo, la sicura operatività, delle disposizioni richiamate in tema di cd. “primo soccorso”.

Per le aziende estrattive ed altre attività minerarie, è indiscutibile la portata non solo generale, della normativa in tema di "primo soccorso" e quindi dello stesso art. 45, D.Lgs. n. 81/2008, ma la stessa specifica contemplazione al riguardo, ai sensi del D.M. n. 388/2003 (Corte di cassazione - sentenza 21 ottobre 2021, n. 37847).

Il sistema di gestione della sicurezza in cava e in miniera è stato definito dalla Corte un modello ibrido, frutto dell'integrazione e armonizzazione di diverse discipline: il D.Lgs. n. 624/1996, il D.Lgs. n. 81/2008 e il D.P.R. n. 128/1959 che contiene le norme di polizia delle miniere e delle cave.

Tra questi riferimenti normativi, è indiscutibile la generale operatività del DLgs. n. 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

La predetta portata generale si rinviene anche, per quanto di interesse, con riguardo alla disciplina del "primo soccorso", atteso che ai sensi dell'art. 15 del medesimo D.Lgs., rubricato "Misure generali di tutela" , tra le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro si contemplano anche, oltre alla informazione e formazione adeguate per i lavoratori, le misure di emergenza da attuare in caso di "primo soccorso".

In correlazione a tale previsione generale si pone la disposizione, altrettanto generale, secondo la quale (art. 18), tra gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente rientra anche quello di designare preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di "primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza".

Inoltre, ai sensi dell'art. 36 del cit. D.Lgs., il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva una adeguata informazione, tra l'altro, "sulle procedure che riguardano il primo soccorso", e i lavoratori incaricati dell'attività, tra le altre, di "primo soccorso" e, comunque, di gestione dell'emergenza devono ricevere un'adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico (art. 37).

Disposizioni generali sono riportate anche nell'art. 43, laddove per quanto qui di interesse, il datore di lavoro organizza i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso".

Infine, l'art. 45 disciplina appositamente il cd. "primo soccorso", stabilendo al primo comma che "il datore di lavoro, tenendo conto della natura della attività e delle dimensioni dell'azienda o della unità produttiva, sentito il medico competente ove nominato, prende i provvedimenti necessari in materia di primo soccorso e di assistenza medica di emergenza, tenendo conto delle altre eventuali persone presenti sui luoghi di lavoro e stabilendo i necessari rapporti con i servizi esterni, anche per il trasporto dei lavoratori infortunati". Ed al secondo comma che "le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione, individuati in relazione alla natura dell'attività, al numero dei lavoratori occupati ed ai fattori di rischio sono individuati dal decreto ministeriale 15 luglio 2003, n. 388 e dai successivi decreti ministeriali di adeguamento acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

La normativa vigente quindi prevede che l'organizzazione del "primo soccorso" rientri nelle misure generali di tutela dei lavoratori e si inserisce all'interno del più ampio capitolo della gestione delle emergenze. Quanto ai requisiti del personale addetto ai "Primo soccorso", alla sua formazione specifica ed ai contenuti minimi delle attrezzature il primo comma dell'art. 45 si raccorda al comma 2 e quindi al D.M. 15 luglio 2003, n. 388 che contiene, in sintesi, disposizioni sul pronto soccorso aziendale, quali quelle che definiscono le caratteristiche minime delle attrezzature di primo soccorso, i requisiti del personale addetto e la sua formazione, individuati in relazione a parametri tra cui all'attività, il numero dei lavoratori occupati ed i fattori di rischio.

Le aziende sono classificate in tre gruppi (A,B,C) in base al tipo di attività svolta, al numero di lavoratori impiegati e ai fattori di rischio occupazionali.

Le aziende del gruppo A e B devono garantire la presenza di una o più cassette di pronto soccorso, mentre per quelle di gruppo C è sufficiente la presenza del pacchetto di medicazione.

Il decreto, infine, prevede che la formazione, soprattutto nella parte che attiene alla pratica, vada ripetuta con cadenza triennale. In aggiunta, ogni azienda deve fornirsi di un piano di primo soccorso.

Alla luce del quadro normativo sopra ricostruito, nel caso di specie, appare indiscutibile la portata non solo generale, della normativa in tema di "primo soccorso" e quindi dello stesso art. 45, D.Lgs. n. 81/2008, ma la stessa specifica contemplazione al riguardo, ai sensi del DM n. 388/2003, delle aziende estrattive ed altre attività minerarie.

Consegue, per la portata generale sopra evidenziata e per i chiari riferimenti al settore di azione della ditta del caso di specie, di cui anche al DM applicativo, la sicura operatività, delle disposizioni richiamate in tema di cd. "primo soccorso".

CCNL Porti: nuove tabelle retributive da ottobre

Con la busta paga del mese di ottobre entrano in vigore i nuovi minimi retributivi dei lavoratori dei porti

Le parti hanno riconosciuto un incremento mensile a regime, novembre 2023, sul 4° livello pari a 100,00 euro lordi, di cui euro 20,00 a titolo di EDR, con le seguenti modalità temporali o tranche:
– dall’1/10/2021 euro 30,00;
– dall’1/7/2022 euro 20,00;
– dall’1/9/2023 euro 30,00;
– dall’1/11/2023 20,00 euro a titolo EDR.
Pertanto, questi risultano essere i nuovi aumenti decorrenti dall’1/10/2021 con i relativi nuovi minimi

Livello

Minimo Conglobato

Mensile al 31/12/2020

Aumento

1/10/2021

Minimo

Conglobato mensile

1/10/2021

Quadro 2.278,09 39,62 2.317,71
2.130,23 37,05 2.167,28
1.984,75 34,52 2.019,27
1.835,70 31,93 1.867,63
1.724,96 30,00 1.754,96
1.627,94 28,31 1.656,25
1.553,17 27,01 1.580,18
1.395,30 24,27 1.419,57
Quadro A Adsp 2.562,94 44, 57 2.607,51
Quadro B Adsp 2.325,10 40,44 2.365,54

Con la busta paga del mese di ottobre entrano in vigore i nuovi minimi retributivi dei lavoratori dei porti

Le parti hanno riconosciuto un incremento mensile a regime, novembre 2023, sul 4° livello pari a 100,00 euro lordi, di cui euro 20,00 a titolo di EDR, con le seguenti modalità temporali o tranche:
- dall’1/10/2021 euro 30,00;
- dall’1/7/2022 euro 20,00;
- dall’1/9/2023 euro 30,00;
- dall’1/11/2023 20,00 euro a titolo EDR.
Pertanto, questi risultano essere i nuovi aumenti decorrenti dall’1/10/2021 con i relativi nuovi minimi

Livello

Minimo Conglobato

Mensile al 31/12/2020

Aumento

1/10/2021

Minimo

Conglobato mensile

1/10/2021

Quadro 2.278,09 39,62 2.317,71
2.130,23 37,05 2.167,28
1.984,75 34,52 2.019,27
1.835,70 31,93 1.867,63
1.724,96 30,00 1.754,96
1.627,94 28,31 1.656,25
1.553,17 27,01 1.580,18
1.395,30 24,27 1.419,57
Quadro A Adsp 2.562,94 44, 57 2.607,51
Quadro B Adsp 2.325,10 40,44 2.365,54

Disegno di legge di bilancio per il 2022: le misure di lavoro

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e il bilancio pluriennale per il triennio 2022 – 2024.

Il Reddito di cittadinanza è finanziato con un ulteriore miliardo di euro ogni anno, confermando l’importo del finanziamento sui livelli del 2021: vengono rafforzati i controlli e introdotti correttivi alle modalità di corresponsione, che prevedono una revisione della disciplina delle offerte di lavoro congrue, un decalage del beneficio mensile per i soggetti occupabili, sgravi contributivi per le imprese che assumono i percettori del reddito e benefici fiscali per gli intermediari.
Sono attuati interventi in materia pensionistica, con una misura di durata annuale e con un requisito di 64 anni di età e 38 anni di contributi.
Viene prorogata ‘Opzione Donna’ e prorogata e allargata l’APE sociale ad ulteriori categorie di soggetti che hanno svolto lavori gravosi.

Con una spesa di circa 3 miliardi di euro nel 2022 si dà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali, con un aumento dei sussidi di disoccupazione e un’estensione degli istituti di integrazione salariale ordinari e straordinari ai lavoratori di imprese attualmente non inclusi, nonché agli apprendisti e ai lavoratori a domicilio.
Sono previsti incentivi all’utilizzo dei contratti di solidarietà e la proroga per il 2022 e il 2023 del contratto di espansione con l’estensione a tutte le imprese che occupano più di 50 dipendenti.
Il congedo di paternità di 10 giorni viene reso strutturale.
Alle lavoratrici (articoli 64, 66 e 70 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151), che hanno dichiarato, nell’anno precedente l’inizio del periodo di maternità, un reddito inferiore a 8.145 euro, incrementato del 100 per cento dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e impiegati, l’indennità di maternità è riconosciuta per ulteriori tre mesi a seguire dalla fine del periodo di maternità.
 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e il bilancio pluriennale per il triennio 2022 – 2024.

Il Reddito di cittadinanza è finanziato con un ulteriore miliardo di euro ogni anno, confermando l’importo del finanziamento sui livelli del 2021: vengono rafforzati i controlli e introdotti correttivi alle modalità di corresponsione, che prevedono una revisione della disciplina delle offerte di lavoro congrue, un decalage del beneficio mensile per i soggetti occupabili, sgravi contributivi per le imprese che assumono i percettori del reddito e benefici fiscali per gli intermediari.
Sono attuati interventi in materia pensionistica, con una misura di durata annuale e con un requisito di 64 anni di età e 38 anni di contributi.
Viene prorogata ‘Opzione Donna’ e prorogata e allargata l’APE sociale ad ulteriori categorie di soggetti che hanno svolto lavori gravosi.

Con una spesa di circa 3 miliardi di euro nel 2022 si dà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali, con un aumento dei sussidi di disoccupazione e un’estensione degli istituti di integrazione salariale ordinari e straordinari ai lavoratori di imprese attualmente non inclusi, nonché agli apprendisti e ai lavoratori a domicilio.
Sono previsti incentivi all’utilizzo dei contratti di solidarietà e la proroga per il 2022 e il 2023 del contratto di espansione con l’estensione a tutte le imprese che occupano più di 50 dipendenti.
Il congedo di paternità di 10 giorni viene reso strutturale.
Alle lavoratrici (articoli 64, 66 e 70 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151), che hanno dichiarato, nell’anno precedente l’inizio del periodo di maternità, un reddito inferiore a 8.145 euro, incrementato del 100 per cento dell'aumento derivante dalla variazione annuale dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e impiegati, l’indennità di maternità è riconosciuta per ulteriori tre mesi a seguire dalla fine del periodo di maternità.
 

Cittadino italiano iscritto all’AIRE: agevolazioni per l’acquisto di un immobile

Il cittadino italiano iscritto all’AIRE residente all’estero che intende acquistare un immobile di nuova costruzione da concedere in comodato gratuito alla madre può fruire dell’aliquota Iva agevolata. In caso di cessione dell’immobile entro cinque anni dal relativo acquisto, la tassazione della eventuale plusvalenza dipende dalla circostanza di fatto che l’immobile sia effettivamente adibito ad abitazione principale dal familiare titolare del contratto di comodato d’uso (Agenzia Entrate – risposta 28 ottobre 2021, n. 751).

L’aliquota Iva del 4%, si applica per l’acquisto di case di abitazione di categoria catastale diversa dalle categorie catastali A/1, A/8, A/9 qualora in capo all’acquirente ricorrano le condizioni previste per fruire delle agevolazioni “prima casa”.

In particolare è necessario che:
– l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquistato come “prima casa”sul territorio italiano. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto;
– che nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare;
– che nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni di cui al presente articolo.

L’agevolazione prima casa spetta anche nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, a condizione che l’immobile acquistato costituisca la “prima casa”nel territorio italiano e senza alcun obbligo di fissare la residenza.
Pertanto, fermo restando il rispetto delle previste condizioni di legge, è possibile acquistare l’immobile usufruendo dell’aliquota Iva agevolata anche nell’ipotesi in cui si conceda in comodato l’immobile stesso.
Per quanto riguarda la tassazione della plusvalenza nel caso di cessione del suddetto immobile, entro il quinquennio dalla data di acquisto, la tassazione della eventuale plusvalenza dipende dalla circostanza di fatto che l’immobile sia effettivamente adibito ad abitazione principale dal familiare titolare del contratto di comodato d’uso.

Il cittadino italiano iscritto all’AIRE residente all’estero che intende acquistare un immobile di nuova costruzione da concedere in comodato gratuito alla madre può fruire dell’aliquota Iva agevolata. In caso di cessione dell'immobile entro cinque anni dal relativo acquisto, la tassazione della eventuale plusvalenza dipende dalla circostanza di fatto che l'immobile sia effettivamente adibito ad abitazione principale dal familiare titolare del contratto di comodato d'uso (Agenzia Entrate - risposta 28 ottobre 2021, n. 751).

L'aliquota Iva del 4%, si applica per l'acquisto di case di abitazione di categoria catastale diversa dalle categorie catastali A/1, A/8, A/9 qualora in capo all'acquirente ricorrano le condizioni previste per fruire delle agevolazioni "prima casa".

In particolare è necessario che:
- l'immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l'acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall'acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l'acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all'estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l'attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l'acquirente sia cittadino italiano emigrato all'estero, che l'immobile sia acquistato come "prima casa"sul territorio italiano. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune ove è ubicato l'immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall'acquirente nell'atto di acquisto;
- che nell'atto di acquisto l'acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l'immobile da acquistare;
- che nell'atto di acquisto l'acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni di cui al presente articolo.

L’agevolazione prima casa spetta anche nel caso in cui l'acquirente sia cittadino italiano emigrato all'estero, a condizione che l'immobile acquistato costituisca la "prima casa"nel territorio italiano e senza alcun obbligo di fissare la residenza.
Pertanto, fermo restando il rispetto delle previste condizioni di legge, è possibile acquistare l'immobile usufruendo dell'aliquota Iva agevolata anche nell'ipotesi in cui si conceda in comodato l'immobile stesso.
Per quanto riguarda la tassazione della plusvalenza nel caso di cessione del suddetto immobile, entro il quinquennio dalla data di acquisto, la tassazione della eventuale plusvalenza dipende dalla circostanza di fatto che l'immobile sia effettivamente adibito ad abitazione principale dal familiare titolare del contratto di comodato d'uso.

Agevolazioni prima casa: cambio di destinazione d’uso

Forniti chiarimenti sulle agevolazioni “prima casa” per immobile classificato come C2, in corso di ristrutturazione con cambio di destinazione d’uso in abitazione (Agenzia delle entrate – Risposta 28 ottobre 2021, n. 753).

Nel caso di specie, il contribuente ha acquistato con atto di compravendita, nel 2019, congiuntamente ad un’altra persona, la piena proprietà di un complesso immobiliare costituito da una porzione di un più ampio fabbricato e parte di resede pertinenziale, censito al Catasto Fabbricati nella categoria C/2, oltre ad un cortile pertinenziale comune, censito al Catasto Terreni.
Tale complesso immobiliare è stato acquistato in corso di ristrutturazione finalizzata al cambio di destinazione d’uso in unità immobiliare residenziale abitativa, avente categoria diversa da A/1, A/8 e A/9 (S.C.I.A ).
Per mera omissione, nel suddetto atto di compravendita non è stata richiesta l’applicazione delle agevolazioni “prima casa”, e pertanto ha corrisposto l’imposta di registro nella misura ordinaria.
Con atto di compravendita del 2019, ha venduto la piena proprietà di un appartamento per civile abitazione e annesso posto auto pertinenziale, che aveva a sua volta acquistato con atto del 2017, usufruendo delle medesime agevolazioni.

Il contribuente chiede se sia possibile:
1) richiedere l’agevolazione “prima casa”per le unità immobiliari che alla data di acquisto risultavano classificate nella categoria catastale C/2, ma urbanisticamente in corso di ristrutturazione con cambio di destinazione in civile abitazione in forza di legittimo titolo edilizio;
2) integrare l’atto di compravendita nel quale è stata omessa la richiesta delle agevolazioni “prima casa” mediante atto notarile pubblico o scrittura privata autenticata unilaterale, della sola parte acquirente, al fine di chiedere il rimborso della maggiore imposta corrisposta per il suddetto acquisto. Al riguardo, l’istante chiede se tale atto integrativo sia da assoggettare all’obbligo di registrazione e se sia esente dall’imposta di bollo;
3) fruire del credito d’imposta, in diminuzione dall’imposta di registro dovuta sull’atto di riacquisto che lo determina, nel caso in cui l’atto di riacquisto sia stato posto in essere entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con le agevolazioni ” prima casa”, ma l’atto integrativo sia formato dopo un anno dalla suddetta alienazione.

In ordine al quesito concernente la possibilità di richiedere, mediante un atto integrativo, l’applicazione delle agevolazioni “prima casa”in relazione all’acquisto del 2019 della piena proprietà di un complesso immobiliare censito al Catasto Fabbricati nella categoria catastale C/2, l’Agenzia ritiene che l’istante dovrà dimostrare la destinazione a propria abitazione principale dell’immobile riacquistato in comproprietà, oggetto del cambio di destinazione d’uso, entro un anno dalla registrazione dell’atto originario. Tale termine attualmente è sospeso, ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge n. 23 del 8 aprile 2020 e successive modifiche, dal 23 febbraio 2020 al 31 dicembre 2021.
In merito al quesito concernente la richiesta di fruire dell’agevolazione, per il suddetto acquisto, mediante un atto integrativo del precedente atto di compravendita, l’Agenzia ritiene che l’istante possa dichiarare con un atto integrativo del precedente atto di acquisto, di voler fruire delle agevolazioni in esame con riferimento al citato acquisto, a condizione che risultino integrate tutte le altre condizioni previste dalla legge.
Detto atto integrativo da redigersi nella stessa forma dell’atto oggetto di integrazione, dovrà essere registrato in termine fisso, con l’applicazione dell’imposta di registro nella misura fissa, ai sensi dell’articolo 11, comma 1, della Tariffa, Parte I, allegata al TUR, quale atto non avente ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale. Tale atto andrà assoggettato ordinariamente all’imposta di bollo, non ravvisando l’ipotesi di esenzione prevista dall’articolo 5 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642.
In relazione, infine, al quesito relativo al credito d’imposta per l’atto di acquisto del predetto complesso immobiliare, nella fattispecie in esame, tale credito d’imposta potrà essere riconosciuto solo in favore dell’istante, acquirente pro-quota indivisa dell’immobile destinato ad abitazione di categoria diversa da A/1, A/8, A/9, in quanto unico titolare dell’abitazione acquistata con i benefici “prima casa”precedentemente alienata. Il credito d’imposta è un credito personale, esso, infatti, compete al contribuente che, al momento dell’acquisizione agevolata dell’immobile, abbia alienato da non oltre un anno la casa di abitazione da lui stesso acquistata con l’aliquota agevolata prevista ai fini dell’imposta di registro o dell’IVA.

Forniti chiarimenti sulle agevolazioni "prima casa" per immobile classificato come C2, in corso di ristrutturazione con cambio di destinazione d'uso in abitazione (Agenzia delle entrate - Risposta 28 ottobre 2021, n. 753).

Nel caso di specie, il contribuente ha acquistato con atto di compravendita, nel 2019, congiuntamente ad un’altra persona, la piena proprietà di un complesso immobiliare costituito da una porzione di un più ampio fabbricato e parte di resede pertinenziale, censito al Catasto Fabbricati nella categoria C/2, oltre ad un cortile pertinenziale comune, censito al Catasto Terreni.
Tale complesso immobiliare è stato acquistato in corso di ristrutturazione finalizzata al cambio di destinazione d'uso in unità immobiliare residenziale abitativa, avente categoria diversa da A/1, A/8 e A/9 (S.C.I.A ).
Per mera omissione, nel suddetto atto di compravendita non è stata richiesta l'applicazione delle agevolazioni "prima casa", e pertanto ha corrisposto l'imposta di registro nella misura ordinaria.
Con atto di compravendita del 2019, ha venduto la piena proprietà di un appartamento per civile abitazione e annesso posto auto pertinenziale, che aveva a sua volta acquistato con atto del 2017, usufruendo delle medesime agevolazioni.

Il contribuente chiede se sia possibile:
1) richiedere l'agevolazione "prima casa"per le unità immobiliari che alla data di acquisto risultavano classificate nella categoria catastale C/2, ma urbanisticamente in corso di ristrutturazione con cambio di destinazione in civile abitazione in forza di legittimo titolo edilizio;
2) integrare l'atto di compravendita nel quale è stata omessa la richiesta delle agevolazioni "prima casa" mediante atto notarile pubblico o scrittura privata autenticata unilaterale, della sola parte acquirente, al fine di chiedere il rimborso della maggiore imposta corrisposta per il suddetto acquisto. Al riguardo, l'istante chiede se tale atto integrativo sia da assoggettare all'obbligo di registrazione e se sia esente dall'imposta di bollo;
3) fruire del credito d'imposta, in diminuzione dall'imposta di registro dovuta sull'atto di riacquisto che lo determina, nel caso in cui l'atto di riacquisto sia stato posto in essere entro un anno dall'alienazione dell'immobile acquistato con le agevolazioni " prima casa", ma l'atto integrativo sia formato dopo un anno dalla suddetta alienazione.

In ordine al quesito concernente la possibilità di richiedere, mediante un atto integrativo, l'applicazione delle agevolazioni "prima casa"in relazione all'acquisto del 2019 della piena proprietà di un complesso immobiliare censito al Catasto Fabbricati nella categoria catastale C/2, l’Agenzia ritiene che l'istante dovrà dimostrare la destinazione a propria abitazione principale dell'immobile riacquistato in comproprietà, oggetto del cambio di destinazione d'uso, entro un anno dalla registrazione dell'atto originario. Tale termine attualmente è sospeso, ai sensi dell'articolo 24 del decreto-legge n. 23 del 8 aprile 2020 e successive modifiche, dal 23 febbraio 2020 al 31 dicembre 2021.
In merito al quesito concernente la richiesta di fruire dell'agevolazione, per il suddetto acquisto, mediante un atto integrativo del precedente atto di compravendita, l’Agenzia ritiene che l'istante possa dichiarare con un atto integrativo del precedente atto di acquisto, di voler fruire delle agevolazioni in esame con riferimento al citato acquisto, a condizione che risultino integrate tutte le altre condizioni previste dalla legge.
Detto atto integrativo da redigersi nella stessa forma dell'atto oggetto di integrazione, dovrà essere registrato in termine fisso, con l'applicazione dell'imposta di registro nella misura fissa, ai sensi dell'articolo 11, comma 1, della Tariffa, Parte I, allegata al TUR, quale atto non avente ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale. Tale atto andrà assoggettato ordinariamente all'imposta di bollo, non ravvisando l'ipotesi di esenzione prevista dall'articolo 5 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642.
In relazione, infine, al quesito relativo al credito d'imposta per l'atto di acquisto del predetto complesso immobiliare, nella fattispecie in esame, tale credito d'imposta potrà essere riconosciuto solo in favore dell'istante, acquirente pro-quota indivisa dell'immobile destinato ad abitazione di categoria diversa da A/1, A/8, A/9, in quanto unico titolare dell'abitazione acquistata con i benefici "prima casa"precedentemente alienata. Il credito d'imposta è un credito personale, esso, infatti, compete al contribuente che, al momento dell'acquisizione agevolata dell'immobile, abbia alienato da non oltre un anno la casa di abitazione da lui stesso acquistata con l'aliquota agevolata prevista ai fini dell'imposta di registro o dell'IVA.