Delega identità digitale: accesso ai servizi digitali Inps

Con decorrenza 1° ottobre 2021, l’Inps consentirà l’accesso ai propri servizi digitali anche mediante la delega dell’identità digitale, oltre che attraverso SPID, CIE (Carta Elettronica Digitale) e CNS (Carta Nazionale dei Servizi), nell’interesse dei cittadini che sono impossibilitati ad utilizzare in autonomia i servizi online. La delega, ha lo scopo di semplificare ulteriormente l’accesso dei cittadini ai servizi Inps e, in particolare di coloro che si trovano in situazioni di fragilità tali da non avere altrimenti accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione.

 

In attesa del più ampio progetto previsto dall’articolo 64-ter del Codice dell’Amministrazione Digitale che introduce il sistema unificato di delega per la fruizione dei servizi online e consente a chiunque di delegare l’accesso a uno o più servizi a un soggetto titolare dell’identità digitale, l’Inps adotta, quindi, la facoltà di delega dell’identità digitale, in accordo con il Ministro per l’innovazione e la transizione digitale.
L’atto di delega in questione non è una semplice istanza di prestazione o dichiarazione resa alla Pubblica Amministrazione, ma determina la concessione al delegato di tutte le proprie facoltà in tutti gli atti verso l’Istituto. Il processo di concessione di una delega della identità digitale deve, per tali motivi, avere garanzie del tutto equivalenti a quelle richieste per l’attribuzione dell’identità SPID.

La delega dell’identità digitale risponde alle esigenze di quei soggetti deboli che si affidano a familiari o a soggetti di fiducia cui poter delegare tutti gli atti che gli competono e non solo specifici adempimenti, essa non nasce, dunque, come mezzo per regolamentare i rapporti tra cittadini e intermediari che godono di altri strumenti per svolgere il proprio ruolo di rappresentanza.
La delega, ribadisce l’Inps, si affianca a tutte le altre modalità di accesso esistenti, tra cui la rete dei patronati e degli intermediari che assicurano assistenza e supporto ai cittadini nell’ambito delle rispettive competenze riconosciute dall’ordinamento.
La richiesta può essere effettuata direttamente dal delegante presso una qualsiasi sede territoriale dell’INPS esibendo la seguente documentazione:
– Modulo di richiesta di registrazione delega dell’identità digitale
– Copia del documento di riconoscimento del delegante.
Dopo la registrazione a sistema della delega, il delegato può accedere ai servizi INPS in luogo del delegante, autenticandosi con le proprie credenziali SPID/CIE/CNS e potrà scegliere, quindi, se operare in prima persona oppure in luogo e per conto del delegante.

Con decorrenza 1° ottobre 2021, l'Inps consentirà l’accesso ai propri servizi digitali anche mediante la delega dell’identità digitale, oltre che attraverso SPID, CIE (Carta Elettronica Digitale) e CNS (Carta Nazionale dei Servizi), nell’interesse dei cittadini che sono impossibilitati ad utilizzare in autonomia i servizi online. La delega, ha lo scopo di semplificare ulteriormente l'accesso dei cittadini ai servizi Inps e, in particolare di coloro che si trovano in situazioni di fragilità tali da non avere altrimenti accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione.

 

In attesa del più ampio progetto previsto dall'articolo 64-ter del Codice dell'Amministrazione Digitale che introduce il sistema unificato di delega per la fruizione dei servizi online e consente a chiunque di delegare l'accesso a uno o più servizi a un soggetto titolare dell'identità digitale, l’Inps adotta, quindi, la facoltà di delega dell'identità digitale, in accordo con il Ministro per l’innovazione e la transizione digitale.
L’atto di delega in questione non è una semplice istanza di prestazione o dichiarazione resa alla Pubblica Amministrazione, ma determina la concessione al delegato di tutte le proprie facoltà in tutti gli atti verso l’Istituto. Il processo di concessione di una delega della identità digitale deve, per tali motivi, avere garanzie del tutto equivalenti a quelle richieste per l’attribuzione dell’identità SPID.

La delega dell’identità digitale risponde alle esigenze di quei soggetti deboli che si affidano a familiari o a soggetti di fiducia cui poter delegare tutti gli atti che gli competono e non solo specifici adempimenti, essa non nasce, dunque, come mezzo per regolamentare i rapporti tra cittadini e intermediari che godono di altri strumenti per svolgere il proprio ruolo di rappresentanza.
La delega, ribadisce l’Inps, si affianca a tutte le altre modalità di accesso esistenti, tra cui la rete dei patronati e degli intermediari che assicurano assistenza e supporto ai cittadini nell’ambito delle rispettive competenze riconosciute dall’ordinamento.
La richiesta può essere effettuata direttamente dal delegante presso una qualsiasi sede territoriale dell’INPS esibendo la seguente documentazione:
- Modulo di richiesta di registrazione delega dell’identità digitale
- Copia del documento di riconoscimento del delegante.
Dopo la registrazione a sistema della delega, il delegato può accedere ai servizi INPS in luogo del delegante, autenticandosi con le proprie credenziali SPID/CIE/CNS e potrà scegliere, quindi, se operare in prima persona oppure in luogo e per conto del delegante.

Una tantum ad agosto per i dipendenti dei Servizi Postali in Appalto

31 AGO2021  Spetta, con la busta paga del mese di agosto, la terza tanche di una tantum al personale dipendente da imprese esercenti servizi postali in appalto

Ai lavoratori in forza al 14/7/2020 è erogato un importo “una tantum” per il terzo livello pari a € 200 lordi, riparametrato nella misura di cui alla tabella che segue, corrisposto pro-quota con riferimento a tante quote mensili quanti sono i mesi di servizio effettivo prestati nel periodo 1 gennaio 2017-31 luglio 2020.
La frazione di mese superiore a 15 giorni sarà considerata, a tutti gli effetti, come mese intero.
Detto importo sarà riproporzionato per i lavoratori a tempo parziale.
L’importo è stato suddiviso, con le seguenti modalità:
– € 50,00 già erogati con la retribuzione del mese di agosto 2020;
– € 50,00 gia erogti con la retribuzione del mese di febbraio 2021;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di agosto 2021;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di dicembre 2021
L’importo sarà erogato ai lavoratori in forza alla data di erogazione di ciascuna tranche, in proporzione al numero di mesi svolti presso l’azienda .
L’importo è escluso dalla base di calcolo del t.f.r. ed è stato quantificato considerando in esso anche i riflessi sugli istituti di retribuzione diretta ed indiretta, di origine legale e contrattuale, ed è quindi comprensivo degli stessi.

Liv.

Importi singola tranche

68,03
56,97
50,00
4° s. 47,54
45,08
40,98

31 AGO2021  Spetta, con la busta paga del mese di agosto, la terza tanche di una tantum al personale dipendente da imprese esercenti servizi postali in appalto

Ai lavoratori in forza al 14/7/2020 è erogato un importo "una tantum" per il terzo livello pari a € 200 lordi, riparametrato nella misura di cui alla tabella che segue, corrisposto pro-quota con riferimento a tante quote mensili quanti sono i mesi di servizio effettivo prestati nel periodo 1 gennaio 2017-31 luglio 2020.
La frazione di mese superiore a 15 giorni sarà considerata, a tutti gli effetti, come mese intero.
Detto importo sarà riproporzionato per i lavoratori a tempo parziale.
L’importo è stato suddiviso, con le seguenti modalità:
- € 50,00 già erogati con la retribuzione del mese di agosto 2020;
- € 50,00 gia erogti con la retribuzione del mese di febbraio 2021;
- € 50,00 con la retribuzione del mese di agosto 2021;
- € 50,00 con la retribuzione del mese di dicembre 2021
L’importo sarà erogato ai lavoratori in forza alla data di erogazione di ciascuna tranche, in proporzione al numero di mesi svolti presso l’azienda .
L’importo è escluso dalla base di calcolo del t.f.r. ed è stato quantificato considerando in esso anche i riflessi sugli istituti di retribuzione diretta ed indiretta, di origine legale e contrattuale, ed è quindi comprensivo degli stessi.

Liv.

Importi singola tranche

68,03
56,97
50,00
4° s. 47,54
45,08
40,98

Donazione di quote societarie

La donazione da parte dei genitori di quote di società di famiglia non determina effetti pregiudizievoli sull’importo della cd. franchigia, riducendone l’ammontare (Agenzia delle entrate – Risposta 30 agosto 2021, n. 571)

Tutte le donazioni, anteriormente fatte dal donatario concorrono alla determinazione delle cd. franchigie fruibili in applicazione dell’attuale atto donativo (riducendo di fatto l’importo della franchigia) a ciò tuttavia si prevedono specifiche deroghe.
In particolare, non erodono la franchigia le donazioni remuneratorie e di modico valore, le donazioni registrate gratuitamente aventi ad oggetto precisi trasferimenti e le donazioni per cui l’imposta si applica nella misura fissa.
Nella fattispecie esaminata dal Fisco l’Istante dichiara che con atto del 2017 ha ricevuto in donazione dai propri genitori le quote della società di famiglia, non versando l’ imposta di donazione, in quanto ha usufruito delle agevolazioni tributarie, trattandosi di trasferimento a favore di discendente, con cui si acquisiva il controllo della società e ci si impegnava a continuare l’attività per almeno cinque anni.
L’istante riceverà prossimamente in donazione dalla madre un immobile con relative pertinenze e chiede di sapere se questo atto di donazione sarà soggetto o meno ad imposta di donazione per aver eroso la franchigia di 1.000.000 Euro prevista per le liberalità tra parenti in linea retta.
Per il Fisco la donazione dei genitori dell’istante delle quote della società di famiglia, non determina effetti pregiudizievoli sull’importo della cd. franchigia, riducendone l’ammontare.

La donazione da parte dei genitori di quote di società di famiglia non determina effetti pregiudizievoli sull'importo della cd. franchigia, riducendone l'ammontare (Agenzia delle entrate - Risposta 30 agosto 2021, n. 571)

Tutte le donazioni, anteriormente fatte dal donatario concorrono alla determinazione delle cd. franchigie fruibili in applicazione dell'attuale atto donativo (riducendo di fatto l'importo della franchigia) a ciò tuttavia si prevedono specifiche deroghe.
In particolare, non erodono la franchigia le donazioni remuneratorie e di modico valore, le donazioni registrate gratuitamente aventi ad oggetto precisi trasferimenti e le donazioni per cui l'imposta si applica nella misura fissa.
Nella fattispecie esaminata dal Fisco l'Istante dichiara che con atto del 2017 ha ricevuto in donazione dai propri genitori le quote della società di famiglia, non versando l' imposta di donazione, in quanto ha usufruito delle agevolazioni tributarie, trattandosi di trasferimento a favore di discendente, con cui si acquisiva il controllo della società e ci si impegnava a continuare l'attività per almeno cinque anni.
L'istante riceverà prossimamente in donazione dalla madre un immobile con relative pertinenze e chiede di sapere se questo atto di donazione sarà soggetto o meno ad imposta di donazione per aver eroso la franchigia di 1.000.000 Euro prevista per le liberalità tra parenti in linea retta.
Per il Fisco la donazione dei genitori dell'istante delle quote della società di famiglia, non determina effetti pregiudizievoli sull'importo della cd. franchigia, riducendone l'ammontare.

Esonero filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura: domande entro il 30 settembre 2021

Si forniscono precisazioni sul nuovo modulo di presentazione della domanda di esonero per le filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

In attuazione del comma 2-bis dell’articolo 19 del DL n. 41/2021, il modulo per la presentazione delle istanze in parola è stato semplificato consentendo al richiedente di dichiarare di non avere superato i limiti individuali fissati dalla comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C (2020)1863, e successive modificazioni.
Nella fase di compilazione della domanda, le aziende che versano la contribuzione agricola unificata possono, a differenza di quanto avveniva in precedenza, modificare l’importo precompilato dalla procedura afferente ai periodi di competenza dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020 che risultano negli archivi centralizzati per le emissioni dei trimestri relativi all’anno 2020.
Il nuovo modulo “Esonero Art.222 DL 34/2020” per la presentazione delle domande di esonero è disponibile nel “Portale delle Agevolazioni” (ex “DiResCo”), sul sito istituzionale www.inps.it.
Le domande di esonero possono essere presentate entro il 30 settembre 2021.
Le domande presentate utilizzando il modulo preesistente sono comunque utili per accedere all’esonero e, pertanto, non sarà necessario presentare una nuova istanza. Nel caso in cui il richiedente intenda modificare l’importo richiesto nella domanda presentata in precedenza, è possibile annullare l’istanza già inviata, mediante la funzione di “Rinuncia alla sgravio” e presentare una nuova domanda.
Anche dopo l’autorizzazione definitiva al godimento dell’agevolazione, l’Inps è legittimato ad effettuare i controlli di propria pertinenza, volti ad accertare l’effettiva sussistenza dei requisiti di legge per la fruizione dell’esonero, segnatamente la regolarità contributiva verificata attraverso il Durc di cui al D.M. 30 gennaio 2015 e il possesso del codice Ateco dichiarato nell’istanza che legittima l’accesso all’esonero.
In caso di esito favorevole dell’istanza, qualora l’esonero sia concesso in quota parte per il superamento del limite di spesa individuale fissato dalla sezione 3.1 del “Quadro temporaneo”, i contribuenti dovranno provvedere al versamento della quota risultata eccedente in un’unica soluzione entro trenta giorni dalla comunicazione dell’esito dell’istanza, senza applicazione di sanzioni e interessi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, dei decreti interministeriali attuativi dell’esonero.
Posto che, a seguito della semplificazione del modulo, il controllo sul rispetto del massimale individuale previsto dalla sezione 3.1 del “Quadro temporaneo” sarà effettuato in occasione della registrazione degli aiuti nei registri Sian e Sipa per gli aiuti, rispettivamente, del settore agricolo e della pesca e acquacoltura, qualora nell’ambito della predetta attività di registrazione sia accertato il superamento del massimale da parte dell’azienda e sia necessario ridurre l’importo dell’esonero riconosciuto nei limiti del massimale individuale concedibile fissato dal “Quadro temporaneo”, gli stessi contribuenti dovranno provvedere al versamento della quota risultata eccedente in un’unica soluzione. Sulle somme da versare saranno dovute le sanzioni civili per omissione, ai sensi dell’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, calcolate a decorrere dal giorno successivo al trentesimo giorno dalla comunicazione dell’importo autorizzato in via definitiva.

Si forniscono precisazioni sul nuovo modulo di presentazione della domanda di esonero per le filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

In attuazione del comma 2-bis dell’articolo 19 del DL n. 41/2021, il modulo per la presentazione delle istanze in parola è stato semplificato consentendo al richiedente di dichiarare di non avere superato i limiti individuali fissati dalla comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C (2020)1863, e successive modificazioni.
Nella fase di compilazione della domanda, le aziende che versano la contribuzione agricola unificata possono, a differenza di quanto avveniva in precedenza, modificare l’importo precompilato dalla procedura afferente ai periodi di competenza dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020 che risultano negli archivi centralizzati per le emissioni dei trimestri relativi all’anno 2020.
Il nuovo modulo "Esonero Art.222 DL 34/2020" per la presentazione delle domande di esonero è disponibile nel "Portale delle Agevolazioni" (ex "DiResCo"), sul sito istituzionale www.inps.it.
Le domande di esonero possono essere presentate entro il 30 settembre 2021.
Le domande presentate utilizzando il modulo preesistente sono comunque utili per accedere all’esonero e, pertanto, non sarà necessario presentare una nuova istanza. Nel caso in cui il richiedente intenda modificare l’importo richiesto nella domanda presentata in precedenza, è possibile annullare l’istanza già inviata, mediante la funzione di "Rinuncia alla sgravio" e presentare una nuova domanda.
Anche dopo l’autorizzazione definitiva al godimento dell’agevolazione, l’Inps è legittimato ad effettuare i controlli di propria pertinenza, volti ad accertare l’effettiva sussistenza dei requisiti di legge per la fruizione dell’esonero, segnatamente la regolarità contributiva verificata attraverso il Durc di cui al D.M. 30 gennaio 2015 e il possesso del codice Ateco dichiarato nell’istanza che legittima l’accesso all’esonero.
In caso di esito favorevole dell'istanza, qualora l'esonero sia concesso in quota parte per il superamento del limite di spesa individuale fissato dalla sezione 3.1 del "Quadro temporaneo", i contribuenti dovranno provvedere al versamento della quota risultata eccedente in un'unica soluzione entro trenta giorni dalla comunicazione dell’esito dell'istanza, senza applicazione di sanzioni e interessi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, dei decreti interministeriali attuativi dell’esonero.
Posto che, a seguito della semplificazione del modulo, il controllo sul rispetto del massimale individuale previsto dalla sezione 3.1 del "Quadro temporaneo" sarà effettuato in occasione della registrazione degli aiuti nei registri Sian e Sipa per gli aiuti, rispettivamente, del settore agricolo e della pesca e acquacoltura, qualora nell’ambito della predetta attività di registrazione sia accertato il superamento del massimale da parte dell’azienda e sia necessario ridurre l’importo dell’esonero riconosciuto nei limiti del massimale individuale concedibile fissato dal "Quadro temporaneo", gli stessi contribuenti dovranno provvedere al versamento della quota risultata eccedente in un'unica soluzione. Sulle somme da versare saranno dovute le sanzioni civili per omissione, ai sensi dell’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, calcolate a decorrere dal giorno successivo al trentesimo giorno dalla comunicazione dell’importo autorizzato in via definitiva.

Edilizia Industria Palermo: Indennità di Vacanza Contrattuale

Sottoscritto il giorno 2/7/2021, tra ANCE Palermo e FENEAL-UIL Tirrenica Messina Palermo, FILCA-CISL Palermo-Trapani, FILLEA-CGIL Palermo, l’accordo sull’Indennità di Vacanza Contrattuale 2021 per i lavoratori del settore dell’Edilizia Industria della Provincia di Palermo

Le Parti Sociali firmatarie della contrattazione del settore dell’Edilizia Industria per la provincia di Palermo, nelle more del rinnovo del Contratto integrativo, hanno concordato che, a decorrere dall’1/7/2021 e sino alla sottoscrizione del nuovo contratto integrativo viene riconosciuta a tutti i lavoratori – Operai e Impiegati – una indennità lorda di vacanza contrattuale articolata nel seguente modo:

Operai

(Centesimi di Euro/Ora)

4° livello 0,11
3° livello 0,10
2° livello 0,09
1° livello 0,08

Impiegati

(Euro/Mese)

7° livello 27,00
6° livello 24,00
5° livello 20,00
4° livello 19,00
3° livello 18,00
2° livello 16,00
1° livello 13,00

Sottoscritto il giorno 2/7/2021, tra ANCE Palermo e FENEAL-UIL Tirrenica Messina Palermo, FILCA-CISL Palermo-Trapani, FILLEA-CGIL Palermo, l’accordo sull’Indennità di Vacanza Contrattuale 2021 per i lavoratori del settore dell’Edilizia Industria della Provincia di Palermo

Le Parti Sociali firmatarie della contrattazione del settore dell’Edilizia Industria per la provincia di Palermo, nelle more del rinnovo del Contratto integrativo, hanno concordato che, a decorrere dall’1/7/2021 e sino alla sottoscrizione del nuovo contratto integrativo viene riconosciuta a tutti i lavoratori - Operai e Impiegati - una indennità lorda di vacanza contrattuale articolata nel seguente modo:

Operai

(Centesimi di Euro/Ora)

4° livello 0,11
3° livello 0,10
2° livello 0,09
1° livello 0,08

Impiegati

(Euro/Mese)

7° livello 27,00
6° livello 24,00
5° livello 20,00
4° livello 19,00
3° livello 18,00
2° livello 16,00
1° livello 13,00

Bonus facciate: ente non commerciale titolare di un diritto di enfiteusi

Rientra tra i soggetti beneficiari del cd. “bonus facciate”, l’associazione non riconosciuta che non svolge attività commerciale (avente finalità di “convegno amichevole”), titolare, tra l’altro, di redditi da locazione soggetti a tassazione ordinaria, che occupa l’immobile oggetto dell’intervento in base ad un diritto di enfiteusi (Agenzia delle Entrate – Risposta 30 agosto 2021, n. 574).

La questione esaminata dall’Agenzia delle Entrate riguarda il riconoscimento del cd. “bonus facciate” ad un’associazione privata ed apolitica senza fine di lucro avente finalità di “convegno amichevole”, con sede in un antico edificio plurisecolare, che occupa in base ad un diritto di enfiteusi e che risulta essere titolare di redditi da locazione soggetti a tassazione ordinaria.
L’associazione intende fruire del beneficio optando per la cessione o per lo sconto in luogo della detrazione.

La norma agevolativa prevede una detrazione del 90 per cento delle spese documentate sostenute negli 2020 e 2021 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B (cd. bonus facciate). La ratio dell’agevolazione è incentivare gli interventi edilizi, finalizzati al decoro urbano, rivolti a conservare l’organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale e ai relativi piani attuativi, favorendo altresì interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.

I soggetti beneficiari del bonus facciate possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. In alternativa, i contribuenti possono, altresì, optare per la cessione di un credito d’imposta di importo corrispondente alla detrazione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari con facoltà, per questi ultimi di successiva cessione.

La questione in esame riguarda evidentemente il requisito soggettivo per il riconoscimento dell’agevolazione.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sono ammessi al “bonus facciate” le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, le società semplici, le associazioni tra professionisti e i soggetti che conseguono reddito d’impresa.
Trattasi, nella specie, delle persone fisiche, gli enti e i soggetti di cui all’articolo 5 del TUIR, non titolari di reddito d’impresa, nonché dei soggetti titolari di reddito d’impresa.
Inoltre, sempre sotto il profilo soggettivo, ai fini della detrazione, i soggetti beneficiari devono possedere o detenere l’immobile oggetto dell’intervento in base ad un titolo idoneo, al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio. In particolare, i soggetti beneficiari devono:
– possedere l’immobile in qualità di proprietario, nudo proprietario o di titolare di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
– detenere l’immobile in base ad un contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato, regolarmente registrato, ed essere in possesso del consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario.

Nel caso in esame, il beneficiario è un’associazione non riconosciuta che detiene l’immobile in base a un diritto di enfiteusi; inoltre, è titolare, tra l’altro, di redditi da locazione soggetti a tassazione ordinaria.
L’Agenzia delle Entrate ha osservato che il diritto di enfiteusi è un diritto reale di godimento che si concretizza nell’utilizzo di un fondo altrui con la percezione dei frutti a fronte dell’obbligo di migliorarlo e di pagare un canone periodico in denaro o in natura; pertanto, il diritto di enfiteusi, in quanto diritto reale di godimento, costituisce titolo idoneo ai fini dell’accesso al “bonus facciate”.
In conclusione, secondo l’Agenzia delle Entrate, deve ritenersi che l’associazione (ente privato che non svolge attività commerciale) possa rientrare tra i soggetti beneficiari del “bonus facciate”.

Rientra tra i soggetti beneficiari del cd. "bonus facciate", l'associazione non riconosciuta che non svolge attività commerciale (avente finalità di "convegno amichevole"), titolare, tra l'altro, di redditi da locazione soggetti a tassazione ordinaria, che occupa l'immobile oggetto dell'intervento in base ad un diritto di enfiteusi (Agenzia delle Entrate - Risposta 30 agosto 2021, n. 574).

La questione esaminata dall’Agenzia delle Entrate riguarda il riconoscimento del cd. "bonus facciate" ad un'associazione privata ed apolitica senza fine di lucro avente finalità di "convegno amichevole", con sede in un antico edificio plurisecolare, che occupa in base ad un diritto di enfiteusi e che risulta essere titolare di redditi da locazione soggetti a tassazione ordinaria.
L’associazione intende fruire del beneficio optando per la cessione o per lo sconto in luogo della detrazione.

La norma agevolativa prevede una detrazione del 90 per cento delle spese documentate sostenute negli 2020 e 2021 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B (cd. bonus facciate). La ratio dell’agevolazione è incentivare gli interventi edilizi, finalizzati al decoro urbano, rivolti a conservare l'organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale e ai relativi piani attuativi, favorendo altresì interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.

I soggetti beneficiari del bonus facciate possono optare, in luogo dell'utilizzo diretto della detrazione, per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto fino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest'ultimo recuperato sotto forma di credito d'imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari. In alternativa, i contribuenti possono, altresì, optare per la cessione di un credito d'imposta di importo corrispondente alla detrazione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari con facoltà, per questi ultimi di successiva cessione.

La questione in esame riguarda evidentemente il requisito soggettivo per il riconoscimento dell’agevolazione.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sono ammessi al "bonus facciate" le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, le società semplici, le associazioni tra professionisti e i soggetti che conseguono reddito d'impresa.
Trattasi, nella specie, delle persone fisiche, gli enti e i soggetti di cui all'articolo 5 del TUIR, non titolari di reddito d'impresa, nonché dei soggetti titolari di reddito d'impresa.
Inoltre, sempre sotto il profilo soggettivo, ai fini della detrazione, i soggetti beneficiari devono possedere o detenere l'immobile oggetto dell'intervento in base ad un titolo idoneo, al momento di avvio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese, se antecedente il predetto avvio. In particolare, i soggetti beneficiari devono:
- possedere l'immobile in qualità di proprietario, nudo proprietario o di titolare di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
- detenere l'immobile in base ad un contratto di locazione, anche finanziaria, o di comodato, regolarmente registrato, ed essere in possesso del consenso all'esecuzione dei lavori da parte del proprietario.

Nel caso in esame, il beneficiario è un’associazione non riconosciuta che detiene l’immobile in base a un diritto di enfiteusi; inoltre, è titolare, tra l'altro, di redditi da locazione soggetti a tassazione ordinaria.
L’Agenzia delle Entrate ha osservato che il diritto di enfiteusi è un diritto reale di godimento che si concretizza nell'utilizzo di un fondo altrui con la percezione dei frutti a fronte dell'obbligo di migliorarlo e di pagare un canone periodico in denaro o in natura; pertanto, il diritto di enfiteusi, in quanto diritto reale di godimento, costituisce titolo idoneo ai fini dell'accesso al "bonus facciate".
In conclusione, secondo l’Agenzia delle Entrate, deve ritenersi che l’associazione (ente privato che non svolge attività commerciale) possa rientrare tra i soggetti beneficiari del "bonus facciate".

Commercio su aree pubbliche: per il rinnovo del posteggio è dovuta l’imposta di bollo

Il provvedimento di rinnovo delle concessioni di posteggio per l’esercizio delle attività di commercio su aree pubbliche, essendo autonomo rispetto a quello precedente, è soggetto a imposta di bollo ai sensi dell’art. 4, co. 1, della tariffa allegata al D.P.R. n. 642/1972 (Agenzia entrate – risposta 30 agosto 2021, n. 573).

Con riferimento all’applicazione dell’imposta di bollo dovuta per le concessioni, l’art. 4, co. 1, della tariffa allegata al D.P.R. n. 642/1972 stabilisce che è dovuta l’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di euro 16,00, per gli, “Atti e provvedimenti degli organi dell’amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, (…) degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all’originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta”.

In linea generale, quindi, i provvedimenti sono soggetti all’imposta di bollo ai sensi dell’articolo 4 della tariffa nella misura di euro 16,00, per ogni esemplare.

Il rinnovo delle concessioni di posteggio per l’esercizio delle attività di commercio su aree pubbliche comporta l’emissione di un’ulteriore provvedimento, autonomo rispetto a quello precedente, e pertanto è soggetto all’imposta di bollo nella misura di euro 16,00.

Il provvedimento di rinnovo delle concessioni di posteggio per l’esercizio delle attività di commercio su aree pubbliche, essendo autonomo rispetto a quello precedente, è soggetto a imposta di bollo ai sensi dell’art. 4, co. 1, della tariffa allegata al D.P.R. n. 642/1972 (Agenzia entrate - risposta 30 agosto 2021, n. 573).

Con riferimento all'applicazione dell'imposta di bollo dovuta per le concessioni, l'art. 4, co. 1, della tariffa allegata al D.P.R. n. 642/1972 stabilisce che è dovuta l'imposta di bollo, fin dall'origine, nella misura di euro 16,00, per gli, "Atti e provvedimenti degli organi dell'amministrazione dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni, (...) degli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, rilasciati anche in estratto o in copia dichiarata conforme all'originale a coloro che ne abbiano fatto richiesta".

In linea generale, quindi, i provvedimenti sono soggetti all'imposta di bollo ai sensi dell'articolo 4 della tariffa nella misura di euro 16,00, per ogni esemplare.

Il rinnovo delle concessioni di posteggio per l’esercizio delle attività di commercio su aree pubbliche comporta l’emissione di un’ulteriore provvedimento, autonomo rispetto a quello precedente, e pertanto è soggetto all'imposta di bollo nella misura di euro 16,00.

Fisco: nuove precisazioni sul Superbonus

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sugli interventi su edificio posseduto in comproprietà da più persone fisiche-limiti di spesa per gli interventi (Agenzia delle entrate – Risposta 30 agosto 2021, n. 568).

Con riferimento al caso di specie, in cui l’edificio, di cui la contribuente è comproprietaria, è composto, nello stato precedente all’inizio dei lavori, da tre unità immobiliari accatastate separatamente, di cui una unità residenziale e due unità pertinenziali di categoria C/2 e C/6, l’Agenzia ritiene possa applicarsi il Superbonus, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla normativa (ivi inclusa la natura residenziale dell’edificio) e ferma restando l’effettuazione di ogni adempimento richiesto (aspetti non oggetto della presente istanza di interpello). Non rileva, ai fini dell’applicabilità dell’agevolazione nel caso di specie, il fatto che al termine lavori verrà realizzata, mediante suddivisione dell’unità C/2, un’ulteriore unità immobiliare residenziale.
In relazione agli interventi sull’edificio, andranno considerate, ai fini della verifica del limite di spesa sui cui calcolare la detrazione, tutte le unità immobiliari di cui si compone l’edificio censite in Catasto prima dell’inizio dei lavori, incluse le pertinenze.

In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sugli interventi su edificio posseduto in comproprietà da più persone fisiche-limiti di spesa per gli interventi (Agenzia delle entrate - Risposta 30 agosto 2021, n. 568).

Con riferimento al caso di specie, in cui l'edificio, di cui la contribuente è comproprietaria, è composto, nello stato precedente all'inizio dei lavori, da tre unità immobiliari accatastate separatamente, di cui una unità residenziale e due unità pertinenziali di categoria C/2 e C/6, l’Agenzia ritiene possa applicarsi il Superbonus, nel rispetto di ogni altra condizione richiesta dalla normativa (ivi inclusa la natura residenziale dell'edificio) e ferma restando l'effettuazione di ogni adempimento richiesto (aspetti non oggetto della presente istanza di interpello). Non rileva, ai fini dell'applicabilità dell'agevolazione nel caso di specie, il fatto che al termine lavori verrà realizzata, mediante suddivisione dell'unità C/2, un'ulteriore unità immobiliare residenziale.
In relazione agli interventi sull'edificio, andranno considerate, ai fini della verifica del limite di spesa sui cui calcolare la detrazione, tutte le unità immobiliari di cui si compone l'edificio censite in Catasto prima dell'inizio dei lavori, incluse le pertinenze.

Regolarizzazione imposta di bollo su E-fatture alla PA

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in deroga alle disposizioni in materia di imposta di bollo, limitatamente alle fatture elettroniche inviate alla Pubblica Amministrazione tramite SdI non in regola con l’assolvimento del tributo, l’Ente ricevente non è tenuto a segnalare l’omissione all’ufficio territoriale dell’Agenzia. Ai fini della regolarizzazione, come per le fatture tra privati, è la stessa Agenzia delle Entrate a trasmettere una comunicazione elettronica al domicilio digitale del contribuente, per il recupero del tributo e delle eventuali sanzioni (Risposta 30 agosto 2021, n. 570)

La questione affrontata dall’Agenzia delle Entrate riguarda la procedura di regolarizzazione dell’omesso assolvimento dell’imposta di bollo, da parte del fornitore, sulle fatture elettroniche emesse nei confronti di un ente della pubblica amministrazione.

In generale, le disposizioni in materia di imposta di bollo, stabiliscono che gli arbitri, i funzionari e i pubblici ufficiali non possono rifiutarsi di ricevere in deposito o accettare la produzione o assumere a base dei loro provvedimenti, allegare o enunciare nei loro atti, i documenti, gli atti e i registri non in regola con l’imposta di bollo. In tal caso, però, gli atti devono essere inviati a cura dell’Ufficio che li ha ricevuti, per la loro regolarizzazione, al competente ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate entro 30 giorni dalla ricezione.
Relativamente agli atti e ai documenti soggetti a bollo, per i quali l’imposta dovuta non sia stata assolta o sia stata assolta in misura insufficiente, la regolarizzazione deve essere effettuata mediante il pagamento dell’imposta non corrisposta o del supplemento di essa nella misura vigente al momento dell’accertamento della violazione. La regolarizzazione è eseguita esclusivamente dagli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate mediante annotazione sull’atto o documento della sanzione amministrativa riscossa.

Con riferimento alle fatture elettroniche inviate tramite SdI, tuttavia, la normativa in materia disciplina in modo specifico l’assolvimento dell’imposta di bollo, regolando modalità e termini di versamento, nonché di recupero del tributo in caso di omesso, carente o ritardato pagamento.
Nella prospettiva di fornire ai contribuenti una procedura utile per un corretto assolvimento dell’imposta di bollo, è previsto che l’Agenzia delle Entrate, con procedure automatizzate, integri le fatture elettroniche inviate attraverso SdI che non recano l’indicazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo, ma per le quali l’imposta risulta dovuta e, nei casi di ritardato, omesso o insufficiente versamento dell’imposta, comunichi al cedente/prestatore l’ammontare dell’imposta e della sanzione amministrativa dovuta, nonché degli interessi dovuti. Detta comunicazione è inviata in forma elettronica al domicilio digitale del contribuente registrato nell’elenco INIPEC. Il destinatario della comunicazione, anche per il tramite di un intermediario, può fornire, entro 30 giorni dal ricevimento della stessa, chiarimenti in merito ai pagamenti dovuti, anche tramite i servizi online offerti dall’Agenzia.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che detta procedura di regolarizzazione deve ritenersi applicabile a tutte le fatture elettroniche inviate tramite SdI, sia tra privati, sia verso la PA.
Ne consegue che, limitatamente alle fatture elettroniche inviate tramite SdI, i funzionari e i pubblici ufficiali non hanno l’obbligo di inviare le predette fatture non in regola ai fini dell’imposta di bollo, al competente ufficio dell’Agenzia delle entrate, affinché quest’ultimo le regolarizzi.
L’Agenzia ha precisato che, nei casi diversi dalla fatturazione elettronica, restano comunque applicabili le ordinarie procedure di regolarizzazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo e di recupero del tributo.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in deroga alle disposizioni in materia di imposta di bollo, limitatamente alle fatture elettroniche inviate alla Pubblica Amministrazione tramite SdI non in regola con l’assolvimento del tributo, l’Ente ricevente non è tenuto a segnalare l’omissione all’ufficio territoriale dell’Agenzia. Ai fini della regolarizzazione, come per le fatture tra privati, è la stessa Agenzia delle Entrate a trasmettere una comunicazione elettronica al domicilio digitale del contribuente, per il recupero del tributo e delle eventuali sanzioni (Risposta 30 agosto 2021, n. 570)

La questione affrontata dall’Agenzia delle Entrate riguarda la procedura di regolarizzazione dell’omesso assolvimento dell’imposta di bollo, da parte del fornitore, sulle fatture elettroniche emesse nei confronti di un ente della pubblica amministrazione.

In generale, le disposizioni in materia di imposta di bollo, stabiliscono che gli arbitri, i funzionari e i pubblici ufficiali non possono rifiutarsi di ricevere in deposito o accettare la produzione o assumere a base dei loro provvedimenti, allegare o enunciare nei loro atti, i documenti, gli atti e i registri non in regola con l’imposta di bollo. In tal caso, però, gli atti devono essere inviati a cura dell'Ufficio che li ha ricevuti, per la loro regolarizzazione, al competente ufficio territoriale dell'Agenzia delle entrate entro 30 giorni dalla ricezione.
Relativamente agli atti e ai documenti soggetti a bollo, per i quali l'imposta dovuta non sia stata assolta o sia stata assolta in misura insufficiente, la regolarizzazione deve essere effettuata mediante il pagamento dell'imposta non corrisposta o del supplemento di essa nella misura vigente al momento dell'accertamento della violazione. La regolarizzazione è eseguita esclusivamente dagli uffici territoriali dell'Agenzia delle Entrate mediante annotazione sull'atto o documento della sanzione amministrativa riscossa.

Con riferimento alle fatture elettroniche inviate tramite SdI, tuttavia, la normativa in materia disciplina in modo specifico l’assolvimento dell’imposta di bollo, regolando modalità e termini di versamento, nonché di recupero del tributo in caso di omesso, carente o ritardato pagamento.
Nella prospettiva di fornire ai contribuenti una procedura utile per un corretto assolvimento dell'imposta di bollo, è previsto che l'Agenzia delle Entrate, con procedure automatizzate, integri le fatture elettroniche inviate attraverso SdI che non recano l'indicazione dell'assolvimento dell'imposta di bollo, ma per le quali l'imposta risulta dovuta e, nei casi di ritardato, omesso o insufficiente versamento dell'imposta, comunichi al cedente/prestatore l'ammontare dell'imposta e della sanzione amministrativa dovuta, nonché degli interessi dovuti. Detta comunicazione è inviata in forma elettronica al domicilio digitale del contribuente registrato nell'elenco INIPEC. Il destinatario della comunicazione, anche per il tramite di un intermediario, può fornire, entro 30 giorni dal ricevimento della stessa, chiarimenti in merito ai pagamenti dovuti, anche tramite i servizi online offerti dall'Agenzia.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che detta procedura di regolarizzazione deve ritenersi applicabile a tutte le fatture elettroniche inviate tramite SdI, sia tra privati, sia verso la PA.
Ne consegue che, limitatamente alle fatture elettroniche inviate tramite SdI, i funzionari e i pubblici ufficiali non hanno l'obbligo di inviare le predette fatture non in regola ai fini dell'imposta di bollo, al competente ufficio dell'Agenzia delle entrate, affinché quest'ultimo le regolarizzi.
L’Agenzia ha precisato che, nei casi diversi dalla fatturazione elettronica, restano comunque applicabili le ordinarie procedure di regolarizzazione dell'assolvimento dell'imposta di bollo e di recupero del tributo.

Dirigenti Aziende Alberghiere: Accordo 30/7/2021

Firmato il 30/7/2021, tra FEDERALBERGHI e MANAGERITALIA, l’Accordo di proroga, con modificazioni, del CCNL per i Dirigenti delle Aziende Alberghiere

Le Parti firmatarie del presente accordo 30/7/2021, hanno inteso in primis, prorogare ulteriormente la scadenza del CCNL per i Dirigenti delle aziende alberghiere sottoscritto il 21/12/2016, al 31/12/2021.
Inoltre, nell’ambito degli incontri avuti per il rinnovo contrattuale, si è giunti alla definizione di importanti innovazioni in materia di welfare contrattuale ma, anche alla constatazione che, a causa del perdurare della situazione di incertezza economica, aggravata dall’insorgere della pandemia Covid-19, i tempi per la definizione di un accordo di rinnovo non sono ancora maturi.
Pertanto, nell’intento di non vanificare il percorso contrattuale fin qui intrapreso e di confermare le modifiche definite in materia di welfare e bilateralità, le Parti hanno concordato quanto segue:

Malattia e infortunio
Si precisa che in caso di malattia o di Infortunio non dipendente da cause di servizio, l’azienda conserverà, al dirigente non in prova, il posto per un periodo di 8 mesi in un anno solare, intendendosi il periodo a ritroso di 365 giorni rispetto all’ultimo evento morboso, o di 14 mesi ove si verifichino le condizioni di cui all’art. 18/bis (Prolungamento della conservazione del posto di lavoro per malattia), durante i quali gli corrisponderà l’intera retribuzione.

Aggiornamento formazione professionale e outplacement
Le Parti – allo scopo di offrire alle aziende ed ai dirigenti opportunità di formazione ed aggiornamento – concordano di aderire alle attività espletate a favore dei dirigenti, dal CFMT – Centro di Formazione per il Management del Terziario.

La copertura degli oneri derivanti dall’attuazione di quanto sopra, viene finanziata, a decorrere dall’1/1/1992, mediante contributi annui, trattenuti dal datore di lavoro sulla retribuzione, pari a euro 129,12 a carico del datore di lavoro e pari a euro 129,12 a carico del Dirigente. Con decorrenza 1/10/2021 II contributo annuo sarà pari a euro 290,00 a carico del datore di lavoro e a euro 130,00 a carico del Dirigente. Gli importi sono comprensivi della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale e per l’espletamento delle funzioni aggiuntive attribuite al CFMT in materia di servizi di welfare e politiche attive.
In via transitoria, tali contributi saranno versati al Fondo di previdenza “Mario Negri” con i criteri, le modalità ed i sistemi previsti per i versamenti di pertinenza del Fondo stesso.
È volontà delle Parti che il CFMT possa divenire, in relazione ai propri obiettivi statutari, il principale operatore di riferimento contrattuale per l’evoluzione delle professionalità manageriali delle imprese del terziario.
A tal fine le Parti concordano che, a decorrere dall’1/9/2021, in caso di risoluzione del rapporto dì lavoro, anche seguita da accordo transattivo o da conciliazione, fatta eccezione delle ipotesi di cessazione per giusta causa, di licenziamento per ragioni disciplinari, di dimissioni volontarie o di risoluzione consensuale, il datore di lavoro corrisponderà al CFMT, un contributo pari ad euro 2.500,00 per l’attivazione di procedure di outplacement o per l’accesso a programmi di politiche attive finalizzate alla ricollocazione dei dirigenti.

Welfare
Sono assegnate al CFMT competenze di supporto ed organizzative in materia di welfare. Il datore di lavoro può riconoscere ai dirigenti, un importo annuo spendibile in beni e servizi di welfare. Le Parti si impegnano ad incontrarsi entro il mese di novembre 2021 per definire le modalità applicative dei suddetti propositi.

Fondo di previdenza complementare “Mario Negri”
Il contributo dovuto per ogni dirigente iscritto al Fondo di previdenza complementare è composto da un contributo ordinario ed un contributo integrativo:

– il contributo ordinario è dato dalla somma del contributo a carico del datore di lavoro pari al 12,35% attualmente e al 12,86% a decorrere dall’1/10/2021 e del contributo a carico del dirigente pari all’1% calcolati sulla retribuzione convenzionale annua di Euro 59.224,54;
– il contributo integrativo, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, a carico del datore di lavoro, è pari, a decorrere dall’1/1/2019, al 2,15%, a decorrere dall’1/1/2020, al 2,19%, a decorrere dall’1/1/2021, al 2,31%, della retribuzione convenzionale annua di Euro 59.224,54 e confluisce nel conto generale.

Associazione “Antonio Pastore”
A favore dei dirigenti del settore è previsto un trattamento di previdenza individuale.
Attualmente il contributo a carico del datore di lavoro, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, è fissato in Euro 4.493,16 in ragione d’anno. A decorrere dall’1/10/2021 il contributo a carico del datore di lavoro è fissato in euro 3.986,56 in ragione d’anno. Il contributo da parte del dirigente è pari a euro 774,72, sempre in ragione d’anno.
Il contributo versato all’Associazione Antonio Pastore è finalizzato all’erogazione di prestazioni assicurative di previdenza e assistenza individuale.

Assistenza sanitaria integrativa Fondo “Mario Besusso”
A decorrere dall’1/10/2021 il contributo per l’assistenza sanitaria, è fissato nelle seguenti misure, riferite ad una retribuzione convenzionale annua di euro 45.940,00:
a) 5,51% a carico del datore di lavoro per ciascun dirigente in servizio;
b) 2,56% a carico del datore di lavoro e a favore della gestione dirigenti pensionati, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, dovuto per ciascun dirigente alle dipendenze della stessa.
c) 1,87% a carico del dirigente in servizio.

Il contributo va versato con cadenza trimestrale, per tutti i periodi in cui è dovuta la retribuzione, ivi compreso il periodo di preavviso sostituito da indennità.

Decorrenza
Il presente Accordo di proroga decorre dall’1/1/2020, fatte salve le decorrenze particolari previste per singoli istituti, ed avrà vigore fino a tutto il 31/12/2021.

Firmato il 30/7/2021, tra FEDERALBERGHI e MANAGERITALIA, l’Accordo di proroga, con modificazioni, del CCNL per i Dirigenti delle Aziende Alberghiere

Le Parti firmatarie del presente accordo 30/7/2021, hanno inteso in primis, prorogare ulteriormente la scadenza del CCNL per i Dirigenti delle aziende alberghiere sottoscritto il 21/12/2016, al 31/12/2021.
Inoltre, nell’ambito degli incontri avuti per il rinnovo contrattuale, si è giunti alla definizione di importanti innovazioni in materia di welfare contrattuale ma, anche alla constatazione che, a causa del perdurare della situazione di incertezza economica, aggravata dall'insorgere della pandemia Covid-19, i tempi per la definizione di un accordo di rinnovo non sono ancora maturi.
Pertanto, nell’intento di non vanificare il percorso contrattuale fin qui intrapreso e di confermare le modifiche definite in materia di welfare e bilateralità, le Parti hanno concordato quanto segue:

Malattia e infortunio
Si precisa che in caso di malattia o di Infortunio non dipendente da cause di servizio, l'azienda conserverà, al dirigente non in prova, il posto per un periodo di 8 mesi in un anno solare, intendendosi il periodo a ritroso di 365 giorni rispetto all’ultimo evento morboso, o di 14 mesi ove si verifichino le condizioni di cui all'art. 18/bis (Prolungamento della conservazione del posto di lavoro per malattia), durante i quali gli corrisponderà l’intera retribuzione.

Aggiornamento formazione professionale e outplacement
Le Parti - allo scopo di offrire alle aziende ed ai dirigenti opportunità di formazione ed aggiornamento - concordano di aderire alle attività espletate a favore dei dirigenti, dal CFMT - Centro di Formazione per il Management del Terziario.

La copertura degli oneri derivanti dall'attuazione di quanto sopra, viene finanziata, a decorrere dall’1/1/1992, mediante contributi annui, trattenuti dal datore di lavoro sulla retribuzione, pari a euro 129,12 a carico del datore di lavoro e pari a euro 129,12 a carico del Dirigente. Con decorrenza 1/10/2021 II contributo annuo sarà pari a euro 290,00 a carico del datore di lavoro e a euro 130,00 a carico del Dirigente. Gli importi sono comprensivi della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale e per l'espletamento delle funzioni aggiuntive attribuite al CFMT in materia di servizi di welfare e politiche attive.
In via transitoria, tali contributi saranno versati al Fondo di previdenza "Mario Negri" con i criteri, le modalità ed i sistemi previsti per i versamenti di pertinenza del Fondo stesso.
È volontà delle Parti che il CFMT possa divenire, in relazione ai propri obiettivi statutari, il principale operatore di riferimento contrattuale per l'evoluzione delle professionalità manageriali delle imprese del terziario.
A tal fine le Parti concordano che, a decorrere dall’1/9/2021, in caso di risoluzione del rapporto dì lavoro, anche seguita da accordo transattivo o da conciliazione, fatta eccezione delle ipotesi di cessazione per giusta causa, di licenziamento per ragioni disciplinari, di dimissioni volontarie o di risoluzione consensuale, il datore di lavoro corrisponderà al CFMT, un contributo pari ad euro 2.500,00 per l'attivazione di procedure di outplacement o per l'accesso a programmi di politiche attive finalizzate alla ricollocazione dei dirigenti.

Welfare
Sono assegnate al CFMT competenze di supporto ed organizzative in materia di welfare. Il datore di lavoro può riconoscere ai dirigenti, un importo annuo spendibile in beni e servizi di welfare. Le Parti si impegnano ad incontrarsi entro il mese di novembre 2021 per definire le modalità applicative dei suddetti propositi.

Fondo di previdenza complementare "Mario Negri"
Il contributo dovuto per ogni dirigente iscritto al Fondo di previdenza complementare è composto da un contributo ordinario ed un contributo integrativo:

- il contributo ordinario è dato dalla somma del contributo a carico del datore di lavoro pari al 12,35% attualmente e al 12,86% a decorrere dall’1/10/2021 e del contributo a carico del dirigente pari all’1% calcolati sulla retribuzione convenzionale annua di Euro 59.224,54;
- il contributo integrativo, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, a carico del datore di lavoro, è pari, a decorrere dall’1/1/2019, al 2,15%, a decorrere dall’1/1/2020, al 2,19%, a decorrere dall’1/1/2021, al 2,31%, della retribuzione convenzionale annua di Euro 59.224,54 e confluisce nel conto generale.

Associazione "Antonio Pastore"
A favore dei dirigenti del settore è previsto un trattamento di previdenza individuale.
Attualmente il contributo a carico del datore di lavoro, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, è fissato in Euro 4.493,16 in ragione d'anno. A decorrere dall’1/10/2021 il contributo a carico del datore di lavoro è fissato in euro 3.986,56 in ragione d'anno. Il contributo da parte del dirigente è pari a euro 774,72, sempre in ragione d'anno.
Il contributo versato all'Associazione Antonio Pastore è finalizzato all'erogazione di prestazioni assicurative di previdenza e assistenza individuale.

Assistenza sanitaria integrativa Fondo "Mario Besusso"
A decorrere dall’1/10/2021 il contributo per l’assistenza sanitaria, è fissato nelle seguenti misure, riferite ad una retribuzione convenzionale annua di euro 45.940,00:
a) 5,51% a carico del datore di lavoro per ciascun dirigente in servizio;
b) 2,56% a carico del datore di lavoro e a favore della gestione dirigenti pensionati, comprensivo della quota di contributo sindacale di adesione contrattuale, dovuto per ciascun dirigente alle dipendenze della stessa.
c) 1,87% a carico del dirigente in servizio.

Il contributo va versato con cadenza trimestrale, per tutti i periodi in cui è dovuta la retribuzione, ivi compreso il periodo di preavviso sostituito da indennità.

Decorrenza
Il presente Accordo di proroga decorre dall’1/1/2020, fatte salve le decorrenze particolari previste per singoli istituti, ed avrà vigore fino a tutto il 31/12/2021.