Contribuente non imprenditore: legittimo l’accertamento bancario

In tema di accertamento bancario, la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito riferita ai versamenti non giustificati si applica alla generalità dei contribuenti, non solo ai titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo (Corte di Cassazione – Ordinanza 25 giugno 2021, n. 18332).

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito dichiarato ai fini IRPEF, accertando in modo sintetico (cd. redditometro) redditi di capitale non dichiarati sulla base di indagini finanziarie condotte su movimentazioni di conto corrente.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della contribuente rilevando che la rettifica del reddito fosse fondata su un accertamento bancario, piuttosto che sull’accertamento sintetico del reddito.
La decisione è stata impugnata dall’Amministrazione finanziaria rivendicando la mancata prova liberatoria dalla presunzione legale di redditi non dichiarati in relazione a versamenti bancari non giustificati. La contribuente ha dedotto in controricorso l’inapplicabilità dell’accertamento bancario in assenza dell’obbligo di conservazione documentale, in quanto non imprenditrice o lavoratrice autonoma.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando che dagli atti del giudizio non risultasse l’esame della prova liberatoria dalla presunzione legale di redditi non dichiarati in relazione a versamenti bancari non giustificati.
La Corte Suprema ha affermato che in tema di imposte sui redditi, la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari (art. 32 del DPR n. 600 del 1972), non è riferibile ai soli titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti. Ciò in considerazione del rinvio alla disciplina degli accertamenti bancari contenuto in quella riguardante l’accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche (art. 38 del DPR n. 600 del 1972).
Tuttavia, precisa la Suprema Corte, all’esito della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti.
Nel caso in esame, dunque, trova applicazione la suddetta presunzione legale, limitatamente ai versamenti su conto corrente contestati, in ragione del fatto che la contribuente non è un’imprenditrice.
Ne consegue, che la contribuente ha l’onere di superare la presunzione con riferimento ai versamenti, dimostrando in modo analitico l’estraneità di ciascuna delle operazioni a fatti imponibili, e il giudice di merito è tenuto ad effettuare una verifica rigorosa in ordine all’efficacia dimostrativa delle prove fornite dalla stessa, rispetto ad ogni singola movimentazione, dandone compiutamente conto in motivazione.

In tema di accertamento bancario, la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito riferita ai versamenti non giustificati si applica alla generalità dei contribuenti, non solo ai titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo (Corte di Cassazione - Ordinanza 25 giugno 2021, n. 18332).

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito dichiarato ai fini IRPEF, accertando in modo sintetico (cd. redditometro) redditi di capitale non dichiarati sulla base di indagini finanziarie condotte su movimentazioni di conto corrente.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della contribuente rilevando che la rettifica del reddito fosse fondata su un accertamento bancario, piuttosto che sull’accertamento sintetico del reddito.
La decisione è stata impugnata dall’Amministrazione finanziaria rivendicando la mancata prova liberatoria dalla presunzione legale di redditi non dichiarati in relazione a versamenti bancari non giustificati. La contribuente ha dedotto in controricorso l’inapplicabilità dell’accertamento bancario in assenza dell’obbligo di conservazione documentale, in quanto non imprenditrice o lavoratrice autonoma.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando che dagli atti del giudizio non risultasse l’esame della prova liberatoria dalla presunzione legale di redditi non dichiarati in relazione a versamenti bancari non giustificati.
La Corte Suprema ha affermato che in tema di imposte sui redditi, la presunzione legale (relativa) della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari (art. 32 del DPR n. 600 del 1972), non è riferibile ai soli titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti. Ciò in considerazione del rinvio alla disciplina degli accertamenti bancari contenuto in quella riguardante l'accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche (art. 38 del DPR n. 600 del 1972).
Tuttavia, precisa la Suprema Corte, all'esito della sentenza della Corte costituzionale n. 228 del 2014, le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l'efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti.
Nel caso in esame, dunque, trova applicazione la suddetta presunzione legale, limitatamente ai versamenti su conto corrente contestati, in ragione del fatto che la contribuente non è un’imprenditrice.
Ne consegue, che la contribuente ha l'onere di superare la presunzione con riferimento ai versamenti, dimostrando in modo analitico l'estraneità di ciascuna delle operazioni a fatti imponibili, e il giudice di merito è tenuto ad effettuare una verifica rigorosa in ordine all'efficacia dimostrativa delle prove fornite dalla stessa, rispetto ad ogni singola movimentazione, dandone compiutamente conto in motivazione.

Rinnovo prestazioni straordinarie Faschim

Dall’1/7/2021 è stato previsto il rinnovo delle prestazioni straordinarie del Fondo di Assistenza Sanitaria Faschim per i lavoratori dell’industria chimica, a fronte del permanere della situazione di emergenza sanitaria.

Le prestazioni straordinarie, già previste dall’Appendice 4, sono state oggetto di delibera del CdA, sentito il parere delle Fonti Istitutive e, a fronte del permanere della situazione di emergenza sanitaria, ne è stato deliberato il rinnovo.
Il pacchetto di prestazioni straordinarie è stato rinnovato e ha efficacia esclusivamente fino al 31/12/2021.

1- DIARIA PER RICOVERO (SSN) – (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

In caso di ricovero ordinario con SSN, con esito al tampone molecolare positivo Covid-19, il Fondo riconosce una diaria di € 40 per ogni pernottamento a partire dalla data di certificazione del contagio (referto del tampone positivo).
E’ previsto il rimborso di un massimo di 50 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria.

La diaria è sostituitva della normale diaria presente nel regolamento art. 15.3 e non si somma, nelle stesse date di degenza alla diaria ordinaria . Nel caso il ricovero Covid superi i 50 giorni, per i giorni oltre il 50esimo è riconosciuta la diaria come da art.15.3 del Regolamento.

2- DIARIA PER RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

In caso di ricovero ordinario con SSN in terapia intensiva, con esito al tampone molecolare positivo Covid-19, il Fondo riconosce una diaria di € 60 per ogni pernottamento con certificazione del contagio (referto del tampone molecolare positivo) a partire dalla data di degenza in terapia intensiva.
E’ previsto il rimborso di un massimo di 50 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria.
La diaria è sostituitva della normale diaria, presente nel regolamento art. 15.3 e non si somma, nelle stesse date di degenza, alla diaria ordinaria e alla diaria straordinaria per ricovero Covid-19. Nel caso il ricovero Covid superi i 50 giorni, per i giorni oltre il 50esimo è riconosciuta la diaria come da art.15.3 del Regolamento.

3- DIARIA PER ISOLAMENTO DOMICILIARE (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

In caso di isolamento domiciliare, secondo le prescrizioni dei sanitari, a seguito di positività al virus (esito al tampone molecolare positivo Covid-19), il Fondo riconosce una diaria di € 40 per ogni pernottamento a partire dalla data di certificazione del contagio (referto del tampone positivo molecolare) e per i soli giorni di positività al virus (l’eventuale referto del tampone molecolare negativo interrompe i giorni di diaria da isolamento).
E’ previsto il rimborso sino a un massimo di 14 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria.
Per il caso di isolamento domiciliare precedente un ricovero ospedaliero avvenuto entro i 14 giorni, il numero dei giorni conteggiati ai fini della liquidazione della diaria da isolamento, vanno dalla data del referto fino alla data di ricovero ospedaliero.
Per il caso di isolamento domiciliare immediatamente successivo al ricovero per cui è stata erogata la diaria di cui ai punti 1 o 2, se espressamente prescritto e indicato nella lettera di dimissioni, il conteggio dei giorni ha inizio dal pernottamento successivo alla data di dimissioni.
La diaria da isolamento, quando svolta pre e post ricovero, verrà comunque riconosciuta sino a un massimo di 14 pernottamenti.
Le prestazioni di cui al punto 3 sono erogabili per un solo evento nel periodo.
Le prestazioni di cui al punto 3 non sono erogabili ad associati che abbiano già beneficiato di un’erogazione per diaria da isolamento domiciliare nel periodo 1/2/2020-30/6/2021.

4- INDENNITA’ POST RICOVERO (SSN) – (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

Successivamente all’erogazione della prestazione di cui al punto 1 – DIARIA PER RICOVERO (SSN) (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19) il Fondo riconosce in automatico anche una indennità forfettaria di € 500.
La prestazione è erogabile una sola volta all’interno del periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie.

5- INDENNITA’ POST RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

Successivamente all’erogazione della prestazione di cui al punto 2 – DIARIA PER RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19), il Fondo riconosce in automatico anche una indennità forfettaria di € 2.000.
La prestazione è erogabile una sola volta all’interno del periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie. L’indennità non è cumulabile con l’indennità di cui al punto 4 all’interno del medesimo ricovero.

6- PRESTAZIONI POST RICOVERO

In caso di ricovero ospedaliero che ha comportato una diagnosi COVID con data di dimissione compresa nel periodo dal 1/7/2021 al 31/12/2021 e di cui è stata riconosciuta dal Fondo la diaria per ricovero di cui ai punti 1 e 2, sono usufruibili le prestazioni aggiuntive indicate nell’elenco (allegato all’appendice) secondo quanto di seguito previsto.
Il fondo rimborsa l’80% dei costi sostenuti relativi alle prestazioni riportate nell’elenco ed entro il massimale di 1.000 euro.
È necessario presentare, unitamente alla fattura di cui si chiede il rimborso, la lettera di dimissione ospedaliera.
Per le prestazioni indicate nell’elenco relative alla Fisiokinesiterapia: deve risultare chiaramente l’abilitazione professionale in fisiokinesiterapia della persona che ha effettuato le prestazioni.
Queste prestazioni saranno erogate se usufruite entro 6 mesi dalla data di dimissioni ospedaliera di cui al comma 6.1., fa fede la data di emissione della fattura e si intendono sostitutive di quelle del Tariffario.
Le prestazioni sono usufruibili esclusivamente in forma indiretta, quindi con richiesta di rimborso al fondo.

Dall’1/7/2021 è stato previsto il rinnovo delle prestazioni straordinarie del Fondo di Assistenza Sanitaria Faschim per i lavoratori dell’industria chimica, a fronte del permanere della situazione di emergenza sanitaria.

Le prestazioni straordinarie, già previste dall'Appendice 4, sono state oggetto di delibera del CdA, sentito il parere delle Fonti Istitutive e, a fronte del permanere della situazione di emergenza sanitaria, ne è stato deliberato il rinnovo.
Il pacchetto di prestazioni straordinarie è stato rinnovato e ha efficacia esclusivamente fino al 31/12/2021.

1- DIARIA PER RICOVERO (SSN) - (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

In caso di ricovero ordinario con SSN, con esito al tampone molecolare positivo Covid-19, il Fondo riconosce una diaria di € 40 per ogni pernottamento a partire dalla data di certificazione del contagio (referto del tampone positivo).
E' previsto il rimborso di un massimo di 50 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria.

La diaria è sostituitva della normale diaria presente nel regolamento art. 15.3 e non si somma, nelle stesse date di degenza alla diaria ordinaria . Nel caso il ricovero Covid superi i 50 giorni, per i giorni oltre il 50esimo è riconosciuta la diaria come da art.15.3 del Regolamento.

2- DIARIA PER RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

In caso di ricovero ordinario con SSN in terapia intensiva, con esito al tampone molecolare positivo Covid-19, il Fondo riconosce una diaria di € 60 per ogni pernottamento con certificazione del contagio (referto del tampone molecolare positivo) a partire dalla data di degenza in terapia intensiva.
E' previsto il rimborso di un massimo di 50 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria.
La diaria è sostituitva della normale diaria, presente nel regolamento art. 15.3 e non si somma, nelle stesse date di degenza, alla diaria ordinaria e alla diaria straordinaria per ricovero Covid-19. Nel caso il ricovero Covid superi i 50 giorni, per i giorni oltre il 50esimo è riconosciuta la diaria come da art.15.3 del Regolamento.

3- DIARIA PER ISOLAMENTO DOMICILIARE (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

In caso di isolamento domiciliare, secondo le prescrizioni dei sanitari, a seguito di positività al virus (esito al tampone molecolare positivo Covid-19), il Fondo riconosce una diaria di € 40 per ogni pernottamento a partire dalla data di certificazione del contagio (referto del tampone positivo molecolare) e per i soli giorni di positività al virus (l'eventuale referto del tampone molecolare negativo interrompe i giorni di diaria da isolamento).
E' previsto il rimborso sino a un massimo di 14 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria.
Per il caso di isolamento domiciliare precedente un ricovero ospedaliero avvenuto entro i 14 giorni, il numero dei giorni conteggiati ai fini della liquidazione della diaria da isolamento, vanno dalla data del referto fino alla data di ricovero ospedaliero.
Per il caso di isolamento domiciliare immediatamente successivo al ricovero per cui è stata erogata la diaria di cui ai punti 1 o 2, se espressamente prescritto e indicato nella lettera di dimissioni, il conteggio dei giorni ha inizio dal pernottamento successivo alla data di dimissioni.
La diaria da isolamento, quando svolta pre e post ricovero, verrà comunque riconosciuta sino a un massimo di 14 pernottamenti.
Le prestazioni di cui al punto 3 sono erogabili per un solo evento nel periodo.
Le prestazioni di cui al punto 3 non sono erogabili ad associati che abbiano già beneficiato di un'erogazione per diaria da isolamento domiciliare nel periodo 1/2/2020-30/6/2021.

4- INDENNITA’ POST RICOVERO (SSN) - (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

Successivamente all'erogazione della prestazione di cui al punto 1 - DIARIA PER RICOVERO (SSN) (POSITIVITA' TAMPONE MOLECOLARE COVID-19) il Fondo riconosce in automatico anche una indennità forfettaria di € 500.
La prestazione è erogabile una sola volta all'interno del periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie.

5- INDENNITA’ POST RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE MOLECOLARE COVID-19)

Successivamente all'erogazione della prestazione di cui al punto 2 - DIARIA PER RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA' TAMPONE MOLECOLARE COVID-19), il Fondo riconosce in automatico anche una indennità forfettaria di € 2.000.
La prestazione è erogabile una sola volta all'interno del periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie. L'indennità non è cumulabile con l'indennità di cui al punto 4 all'interno del medesimo ricovero.

6- PRESTAZIONI POST RICOVERO

In caso di ricovero ospedaliero che ha comportato una diagnosi COVID con data di dimissione compresa nel periodo dal 1/7/2021 al 31/12/2021 e di cui è stata riconosciuta dal Fondo la diaria per ricovero di cui ai punti 1 e 2, sono usufruibili le prestazioni aggiuntive indicate nell'elenco (allegato all'appendice) secondo quanto di seguito previsto.
Il fondo rimborsa l'80% dei costi sostenuti relativi alle prestazioni riportate nell'elenco ed entro il massimale di 1.000 euro.
È necessario presentare, unitamente alla fattura di cui si chiede il rimborso, la lettera di dimissione ospedaliera.
Per le prestazioni indicate nell'elenco relative alla Fisiokinesiterapia: deve risultare chiaramente l'abilitazione professionale in fisiokinesiterapia della persona che ha effettuato le prestazioni.
Queste prestazioni saranno erogate se usufruite entro 6 mesi dalla data di dimissioni ospedaliera di cui al comma 6.1., fa fede la data di emissione della fattura e si intendono sostitutive di quelle del Tariffario.
Le prestazioni sono usufruibili esclusivamente in forma indiretta, quindi con richiesta di rimborso al fondo.

Inail, nuovo servizio telematico per l’Autoliquidazione dei codici ditta cessati in corso d’anno

Il servizio sarà disponibile dal 1° luglio 2021 nel menu Autoliquidazione dei servizi online, con accesso riservato ai soggetti assicuranti e agli intermediari abilitati. Gli utenti potranno effettuare l’invio della dichiarazione delle retribuzioni relative al periodo dall’inizio dell’anno alla data di cessazione dell’attività, nonchè il calcolo del premio a conguaglio. Il servizio è riservato, attualmente, ai soggetti titolari di sole posizioni assicurative territoriali (Pat) e presuppone, inoltre, che sia stata inoltrata denuncia di cessazione del codice ditta e che il premio relativo all’anno precedente sia stato regolato (Inail, circolare 25 giugno 2021, n. 18)

Come noto, i soggetti assicuranti, in caso di cessazione dell’attività, devono presentare all’Inail la denuncia di cessazione entro 30 giorni dalla cessazione stessa e la dichiarazione delle retribuzioni entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione, contestualmente all’autoliquidazione del premio. Le cessazioni in discorso riguardano le ipotesi di fine attività, trasferimento di azienda ad altro soggetto, chiusura per fallimento e simili, vale a dire i casi in cui il rapporto assicurativo istituito con un determinato codice ditta deve essere cessato venendo meno l’obbligo assicurativo per tutte le posizioni assicurative territoriali riferite al soggetto assicurante.
Tanto premesso, nell’ambito del programma di implementazione dei servizi telematici, è stato realizzato il servizio Autoliquidazione ditte cessate.
Il nuovo servizio sarà disponibile dal 1° luglio 2021 nel menu Autoliquidazione dei servizi online, con accesso riservato ai soggetti assicuranti e agli intermediari abilitati ai servizi per l’autoliquidazione. È possibile accedere al servizio anche contestualmente alla denuncia di cessazione dell’attività (cessazione codice ditta) da Denunce – Denunce di cessazione, tramite l’apposito link Autoliquidazione ditte cessate. Con il servizio Autoliquidazione ditte cessate, gli utenti, possono effettuare:
1) l’invio della dichiarazione delle retribuzioni relative al periodo dall’inizio dell’anno alla data di cessazione dell’attività per le polizze dipendenti;
2) il calcolo del premio a conguaglio, sia per le polizze artigiane che per le polizze dipendenti, che può essere sia a favore del soggetto assicurante che a favore dell’Inail con conseguente obbligo di pagamento. Il servizio è riservato ai soggetti assicuranti titolari di posizioni assicurative territoriali (Pat) e, attualmente, non comprende:
a) i soggetti assicuranti titolari di un codice ditta nel quale sono presenti esclusivamente posizioni assicurative navigazione (Pan) oppure posizioni assicurative navigazione e posizioni assicurative territoriali (Pan e Pat);
b) l’autoliquidazione dei contributi associativi.
In entrambi i predetti casi continuano ad applicarsi le attuali modalità.
Il servizio Autoliquidazione ditte cessate presuppone, inoltre, che sia stata inoltrata la denuncia di cessazione (cessazione codice ditta) e che il premio relativo all’anno precedente sia stato regolato. Orbene, poiché per i titolari di polizze dipendenti le dichiarazioni delle retribuzioni devono essere inviate entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione, l’ipotesi che non sia stato regolato l’anno precedente (tranne i casi di omesso invio delle dichiarazioni retributive) può verificarsi solo per i soggetti che cessano l’attività dal 1° al 31 gennaio che sono tenuti a trasmettere le retribuzioni entro il 16 marzo. In questi casi residuali, il servizio Autoliquidazione ditte cessate non può essere utilizzato per il calcolo del premio relativo al periodo decorrente dal 1° gennaio fino alla data di cessazione dell’attività, ma solo per inviare entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione stessa la dichiarazione delle retribuzioni relativa al suddetto ultimo periodo. Una volta calcolato il premio di autoliquidazione dell’anno precedente è prevista la comunicazione dell’autoliquidazione al soggetto assicurante tramite Pec, a cura della Sede competente, con il risultato dei conteggi e quindi con l’indicazione degli eventuali conguagli a favore del datore di lavoro o da versare all’Istituto. I soggetti assicuranti titolari della sola polizza artigiani, qualora cessino l’attività dal 1° al 31 gennaio, devono rivolgersi alla Sede competente in caso di difficoltà nel determinare il conguaglio per il minor periodo tra l’inizio dell’anno e la data di cessazione in quanto il servizio online per detto periodo non effettua il relativo calcolo. I soggetti assicuranti titolari di polizza dipendenti o della sola polizza artigiani che cessano l’attività dal 1° febbraio in poi, possono determinare il premio dovuto tramite il servizio Autoliquidazione ditte cessate entro il termine stabilito, tenendo presente che le attività di elaborazione dell’autoliquidazione di tutti i soggetti assicuranti si completano entro il 31 marzo di ogni anno.
In ogni caso, qualora dai conteggi scaturisca un conguaglio di premio da versare, il relativo pagamento deve essere effettuato in unica soluzione in quanto non si applica il pagamento in quattro rate (art. 44, co. 3, D.P.R. n. 1124/1965; art. 55, co. 5, L. n. 144/1999).
Il servizio online Autoliquidazione ditte cessate rimane disponibile all’utente fino al giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione. Decorso tale termine la dichiarazione delle retribuzioni deve essere inviata tramite Pec alla Sede competente.
Come avviene per tutti i servizi online, anche il servizio Autoliquidazione ditte cessate consente all’utente di lasciare le denunce riguardanti il codice ditta di interesse “in lavorazione” nella “scrivania elettronica”, senza necessità di inoltrare subito la pratica. In ogni caso, il sistema effettua il controllo sui dati indicati nel servizio online e quelli registrati nell’archivio dell’Inail nel momento in cui la pratica viene inoltrata; qualora il sistema rilevi disallineamenti tra gli elementi di calcolo indicati dall’utente nel servizio e quelli presenti nell’archivio dell’Inail, un apposito messaggio avvisa l’utente e lo invita a riproporre l’autoliquidazione.

Il servizio sarà disponibile dal 1° luglio 2021 nel menu Autoliquidazione dei servizi online, con accesso riservato ai soggetti assicuranti e agli intermediari abilitati. Gli utenti potranno effettuare l’invio della dichiarazione delle retribuzioni relative al periodo dall’inizio dell’anno alla data di cessazione dell’attività, nonchè il calcolo del premio a conguaglio. Il servizio è riservato, attualmente, ai soggetti titolari di sole posizioni assicurative territoriali (Pat) e presuppone, inoltre, che sia stata inoltrata denuncia di cessazione del codice ditta e che il premio relativo all’anno precedente sia stato regolato (Inail, circolare 25 giugno 2021, n. 18)

Come noto, i soggetti assicuranti, in caso di cessazione dell’attività, devono presentare all’Inail la denuncia di cessazione entro 30 giorni dalla cessazione stessa e la dichiarazione delle retribuzioni entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione, contestualmente all’autoliquidazione del premio. Le cessazioni in discorso riguardano le ipotesi di fine attività, trasferimento di azienda ad altro soggetto, chiusura per fallimento e simili, vale a dire i casi in cui il rapporto assicurativo istituito con un determinato codice ditta deve essere cessato venendo meno l’obbligo assicurativo per tutte le posizioni assicurative territoriali riferite al soggetto assicurante.
Tanto premesso, nell’ambito del programma di implementazione dei servizi telematici, è stato realizzato il servizio Autoliquidazione ditte cessate.
Il nuovo servizio sarà disponibile dal 1° luglio 2021 nel menu Autoliquidazione dei servizi online, con accesso riservato ai soggetti assicuranti e agli intermediari abilitati ai servizi per l’autoliquidazione. È possibile accedere al servizio anche contestualmente alla denuncia di cessazione dell’attività (cessazione codice ditta) da Denunce – Denunce di cessazione, tramite l’apposito link Autoliquidazione ditte cessate. Con il servizio Autoliquidazione ditte cessate, gli utenti, possono effettuare:
1) l’invio della dichiarazione delle retribuzioni relative al periodo dall’inizio dell’anno alla data di cessazione dell’attività per le polizze dipendenti;
2) il calcolo del premio a conguaglio, sia per le polizze artigiane che per le polizze dipendenti, che può essere sia a favore del soggetto assicurante che a favore dell’Inail con conseguente obbligo di pagamento. Il servizio è riservato ai soggetti assicuranti titolari di posizioni assicurative territoriali (Pat) e, attualmente, non comprende:
a) i soggetti assicuranti titolari di un codice ditta nel quale sono presenti esclusivamente posizioni assicurative navigazione (Pan) oppure posizioni assicurative navigazione e posizioni assicurative territoriali (Pan e Pat);
b) l’autoliquidazione dei contributi associativi.
In entrambi i predetti casi continuano ad applicarsi le attuali modalità.
Il servizio Autoliquidazione ditte cessate presuppone, inoltre, che sia stata inoltrata la denuncia di cessazione (cessazione codice ditta) e che il premio relativo all’anno precedente sia stato regolato. Orbene, poiché per i titolari di polizze dipendenti le dichiarazioni delle retribuzioni devono essere inviate entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione, l’ipotesi che non sia stato regolato l’anno precedente (tranne i casi di omesso invio delle dichiarazioni retributive) può verificarsi solo per i soggetti che cessano l’attività dal 1° al 31 gennaio che sono tenuti a trasmettere le retribuzioni entro il 16 marzo. In questi casi residuali, il servizio Autoliquidazione ditte cessate non può essere utilizzato per il calcolo del premio relativo al periodo decorrente dal 1° gennaio fino alla data di cessazione dell’attività, ma solo per inviare entro il giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione stessa la dichiarazione delle retribuzioni relativa al suddetto ultimo periodo. Una volta calcolato il premio di autoliquidazione dell’anno precedente è prevista la comunicazione dell’autoliquidazione al soggetto assicurante tramite Pec, a cura della Sede competente, con il risultato dei conteggi e quindi con l’indicazione degli eventuali conguagli a favore del datore di lavoro o da versare all’Istituto. I soggetti assicuranti titolari della sola polizza artigiani, qualora cessino l’attività dal 1° al 31 gennaio, devono rivolgersi alla Sede competente in caso di difficoltà nel determinare il conguaglio per il minor periodo tra l’inizio dell’anno e la data di cessazione in quanto il servizio online per detto periodo non effettua il relativo calcolo. I soggetti assicuranti titolari di polizza dipendenti o della sola polizza artigiani che cessano l’attività dal 1° febbraio in poi, possono determinare il premio dovuto tramite il servizio Autoliquidazione ditte cessate entro il termine stabilito, tenendo presente che le attività di elaborazione dell’autoliquidazione di tutti i soggetti assicuranti si completano entro il 31 marzo di ogni anno.
In ogni caso, qualora dai conteggi scaturisca un conguaglio di premio da versare, il relativo pagamento deve essere effettuato in unica soluzione in quanto non si applica il pagamento in quattro rate (art. 44, co. 3, D.P.R. n. 1124/1965; art. 55, co. 5, L. n. 144/1999).
Il servizio online Autoliquidazione ditte cessate rimane disponibile all’utente fino al giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione. Decorso tale termine la dichiarazione delle retribuzioni deve essere inviata tramite Pec alla Sede competente.
Come avviene per tutti i servizi online, anche il servizio Autoliquidazione ditte cessate consente all’utente di lasciare le denunce riguardanti il codice ditta di interesse "in lavorazione" nella "scrivania elettronica", senza necessità di inoltrare subito la pratica. In ogni caso, il sistema effettua il controllo sui dati indicati nel servizio online e quelli registrati nell’archivio dell’Inail nel momento in cui la pratica viene inoltrata; qualora il sistema rilevi disallineamenti tra gli elementi di calcolo indicati dall’utente nel servizio e quelli presenti nell’archivio dell’Inail, un apposito messaggio avvisa l’utente e lo invita a riproporre l’autoliquidazione.

Trasformazione in crediti di imposta delle DTA relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE

Il Fisco fornisce chiarimenti sulla disciplina agevolativa in materia di conversione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE. La facoltà di conversione è riconosciuta alle “società” che presentino perdite fiscali o eccedenze ACE non ancora computate a riduzione dell’imponibile. Tra i beneficiari rientrino tutte le società, a prescindere dal settore in cui operano. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 28 giugno 2021, n. 44/E)

La nuova disciplina agevolativa riguardante la trasformazione in crediti d’imposta delle “attività per imposte anticipate” (DTA) – relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE – a seguito della cessione di crediti pecuniari verso debitori inadempienti (art. 44-bis, decreto-legge n. 34/2019) dispone che, qualora una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2021, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori considerati inadempienti (secondo cui, in particolare, “si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre novanta giorni dalla data in cui era dovuto”) può trasformare in credito d’imposta le DTA – anche se non iscritte in bilancio – riferite ai seguenti componenti:
(i) perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile, alla data della cessione;
(ii) importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto (le c.d. eccedenze ACE), non ancora dedotto né fruito tramite credito d’imposta alla data della cessione.
Ai fini della predetta trasformazione, la norma prevede i seguenti limiti:
– i componenti descritti possono essere considerati per un ammontare massimo non eccedente il 20 per cento del valore nominale dei crediti ceduti;
 – i crediti ceduti possono essere considerati per un valore nominale massimo pari a 2 miliardi di euro (per ciascuno degli anni 2020 e 2021), determinato tenendo conto di tutte le cessioni effettuate (rispettivamente, entro il 31 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021) dalle società tra loro legate da rapporti di controllo, e dalle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.
La trasformazione in credito d’imposta avviene alla data di efficacia giuridica della cessione dei crediti; inoltre, a decorrere da tale data, per il cedente:
a) non sono computabili in diminuzione dei redditi imponibili le perdite relative alle attività per imposte anticipate complessivamente trasformabili in credito d’imposta;
b) non sono deducibili, né fruibili tramite credito d’imposta, le eccedenze del rendimento nozionale relative alle attività per imposte anticipate complessivamente trasformabili in credito d’imposta in base alle stesse disposizioni.
I crediti d’imposta derivanti dalla predetta trasformazione non sono produttivi di interessi e possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione o mediante cessione,o mediante richiesta di rimborso.
Inoltre, è previsto che i crediti d’imposta, da indicare nella dichiarazione dei redditi, non concorrono alla formazione del reddito d’impresa, né della base imponibile IRAP.
Infine, per avvalersi della facoltà di conversione è necessario esercitare (o aver già esercitato) l’opzione tramite la comunicazione da trasmettere entro la chiusura dell’esercizio successivo a quello di efficacia della cessione dei crediti deteriorati.
Il canone, qualora dovuto, è pari all’1,5 per cento dell’importo delle DTA convertibili in crediti di imposta eccedente rispetto alle imposte versate e deve essere corrisposto annualmente a partire dall’anno di efficacia della trasformazione fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2030.
Ciò premesso, con riferimento alla norma in esame si forniscono i seguenti chiarimenti riguardanti aspetti sia sostanziali che procedurali della disciplina. In primo luogo, con riferimento al profilo soggettivo della misura, va precisato che tra i soggetti beneficiari dell’agevolazione rientrano anche le società che operano nel settore industriale.
La facoltà di conversione è riconosciuta alle “società” che presentino perdite fiscali o eccedenze ACE non ancora computate a riduzione dell’imponibile.
Il riferimento generico della norma alle “società”, senza ulteriori precisazioni, fa ritenere che tra i beneficiari rientrino tutte le società, a prescindere dal settore in cui operano. Sul tema, si fa presente altresì che,l’Agenzia delle entrate ha avuto modo di precisare in passato che rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione della misura, oltre alle “società”, anche tutti quei soggetti equiparati, ai fini fiscali, alle società di capitali.
Per quanto concerne il profilo oggettivo della misura, si rendono opportuni chiarimenti con particolare riferimento alla definizione di “inadempimento”, al fine di individuare i crediti la cui cessione assume rilevanza per la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta. In proposito, si fornisce una specifica definizione di “debitore inadempiente” (necessaria per individuare quei crediti la cui cessione, a titolo oneroso, costituisce il presupposto per operare la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta e conseguentemente per determinare il quantum delle DTA trasformabili), stabilendo, come già anticipato, che “si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre novanta giorni dalla data in cui era dovuto”.
La sopra riportata definizione di “inadempimento” connota – agli effetti della medesima norma – tale situazione in termini oggettivi, individuandola nel mancato pagamento che si protrae per oltre 90 giorni dalla scadenza.
Tale definizione implica necessariamente, come proprio presupposto logico, l’esistenza di un rapporto creditorio specifico e, come proprio riferimento, le circostanze che il debitore non abbia pagato alla scadenza e che non abbia adempiuto nei 90 giorni successivi.
Ciò comporta che l’inadempimento debba intendersi riferito al singolo credito e, dunque, alla posizione del debitore limitatamente a quel singolo rapporto, così escludendo che un unico credito non adempiuto nei 90 giorni dalla sua scadenza renda tout court inadempiente il debitore in relazione alla generalità dei suoi rapporti nei confronti sia di quel medesimo creditore sia degli altri creditori.
Altro aspetto su cui occorre fare chiarezza riguarda le modalità di determinazione della base di commisurazione del canone eventualmente dovuto per effetto dell’opzione e, in particolare, se considerare anche le imposte anticipate calcolate sulle svalutazioni dei crediti, riprese a tassazione. Al riguardo si ritiene che queste ultime non debbano essere considerate.
Ulteriore chiarimento da rendere in questa sede, riguarda l’eventualità che il contribuente provveda ad una trasmissione tardiva (oltre il 31 dicembre 2020) della comunicazione finalizzata all’esercizio dell’opzione in assenza di obbligo di versamento del canone.
Si ritiene che in caso di mancato invio nei termini della predetta comunicazione, il contribuente possa avvalersi dell’istituto della cd. remissione in bonis, sempreché risulti in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalle disposizioni di riferimento, alla data originaria di scadenza del termine previsto per il perfezionamento dell’opzione (vale a dire il 31 dicembre 2020), ed abbia tenuto, successivamente alla cessione dei crediti, un comportamento coerente.
A tal fine, il contribuente può esercitare l’opzione prevista anche in un momento successivo al termine previsto – purché entro il termine di presentazione della prima dichiarazione dei redditi utile – mediante l’inoltro della comunicazione alla PEC della Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente, ed il versamento della sanzione in misura fissa pari a 250 euro.

Il Fisco fornisce chiarimenti sulla disciplina agevolativa in materia di conversione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE. La facoltà di conversione è riconosciuta alle "società" che presentino perdite fiscali o eccedenze ACE non ancora computate a riduzione dell’imponibile. Tra i beneficiari rientrino tutte le società, a prescindere dal settore in cui operano. (AGENZIA DELLE ENTRATE - Risoluzione 28 giugno 2021, n. 44/E)

La nuova disciplina agevolativa riguardante la trasformazione in crediti d’imposta delle "attività per imposte anticipate" (DTA) – relative a perdite fiscali ed eccedenze ACE – a seguito della cessione di crediti pecuniari verso debitori inadempienti (art. 44-bis, decreto-legge n. 34/2019) dispone che, qualora una società ceda a titolo oneroso, entro il 31 dicembre 2021, crediti pecuniari vantati nei confronti di debitori considerati inadempienti (secondo cui, in particolare, "si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre novanta giorni dalla data in cui era dovuto") può trasformare in credito d'imposta le DTA – anche se non iscritte in bilancio – riferite ai seguenti componenti:
(i) perdite fiscali non ancora computate in diminuzione del reddito imponibile, alla data della cessione;
(ii) importo del rendimento nozionale eccedente il reddito complessivo netto (le c.d. eccedenze ACE), non ancora dedotto né fruito tramite credito d'imposta alla data della cessione.
Ai fini della predetta trasformazione, la norma prevede i seguenti limiti:
- i componenti descritti possono essere considerati per un ammontare massimo non eccedente il 20 per cento del valore nominale dei crediti ceduti;
 - i crediti ceduti possono essere considerati per un valore nominale massimo pari a 2 miliardi di euro (per ciascuno degli anni 2020 e 2021), determinato tenendo conto di tutte le cessioni effettuate (rispettivamente, entro il 31 dicembre 2020 e il 31 dicembre 2021) dalle società tra loro legate da rapporti di controllo, e dalle società controllate, anche indirettamente, dallo stesso soggetto.
La trasformazione in credito d'imposta avviene alla data di efficacia giuridica della cessione dei crediti; inoltre, a decorrere da tale data, per il cedente:
a) non sono computabili in diminuzione dei redditi imponibili le perdite relative alle attività per imposte anticipate complessivamente trasformabili in credito d'imposta;
b) non sono deducibili, né fruibili tramite credito d'imposta, le eccedenze del rendimento nozionale relative alle attività per imposte anticipate complessivamente trasformabili in credito d'imposta in base alle stesse disposizioni.
I crediti d'imposta derivanti dalla predetta trasformazione non sono produttivi di interessi e possono essere utilizzati, senza limiti di importo, in compensazione o mediante cessione,o mediante richiesta di rimborso.
Inoltre, è previsto che i crediti d'imposta, da indicare nella dichiarazione dei redditi, non concorrono alla formazione del reddito d'impresa, né della base imponibile IRAP.
Infine, per avvalersi della facoltà di conversione è necessario esercitare (o aver già esercitato) l’opzione tramite la comunicazione da trasmettere entro la chiusura dell’esercizio successivo a quello di efficacia della cessione dei crediti deteriorati.
Il canone, qualora dovuto, è pari all’1,5 per cento dell’importo delle DTA convertibili in crediti di imposta eccedente rispetto alle imposte versate e deve essere corrisposto annualmente a partire dall’anno di efficacia della trasformazione fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2030.
Ciò premesso, con riferimento alla norma in esame si forniscono i seguenti chiarimenti riguardanti aspetti sia sostanziali che procedurali della disciplina. In primo luogo, con riferimento al profilo soggettivo della misura, va precisato che tra i soggetti beneficiari dell’agevolazione rientrano anche le società che operano nel settore industriale.
La facoltà di conversione è riconosciuta alle "società" che presentino perdite fiscali o eccedenze ACE non ancora computate a riduzione dell’imponibile.
Il riferimento generico della norma alle "società", senza ulteriori precisazioni, fa ritenere che tra i beneficiari rientrino tutte le società, a prescindere dal settore in cui operano. Sul tema, si fa presente altresì che,l’Agenzia delle entrate ha avuto modo di precisare in passato che rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione della misura, oltre alle "società", anche tutti quei soggetti equiparati, ai fini fiscali, alle società di capitali.
Per quanto concerne il profilo oggettivo della misura, si rendono opportuni chiarimenti con particolare riferimento alla definizione di "inadempimento", al fine di individuare i crediti la cui cessione assume rilevanza per la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta. In proposito, si fornisce una specifica definizione di "debitore inadempiente" (necessaria per individuare quei crediti la cui cessione, a titolo oneroso, costituisce il presupposto per operare la trasformazione delle DTA in crediti d’imposta e conseguentemente per determinare il quantum delle DTA trasformabili), stabilendo, come già anticipato, che "si ha inadempimento quando il mancato pagamento si protrae per oltre novanta giorni dalla data in cui era dovuto".
La sopra riportata definizione di "inadempimento" connota – agli effetti della medesima norma – tale situazione in termini oggettivi, individuandola nel mancato pagamento che si protrae per oltre 90 giorni dalla scadenza.
Tale definizione implica necessariamente, come proprio presupposto logico, l’esistenza di un rapporto creditorio specifico e, come proprio riferimento, le circostanze che il debitore non abbia pagato alla scadenza e che non abbia adempiuto nei 90 giorni successivi.
Ciò comporta che l’inadempimento debba intendersi riferito al singolo credito e, dunque, alla posizione del debitore limitatamente a quel singolo rapporto, così escludendo che un unico credito non adempiuto nei 90 giorni dalla sua scadenza renda tout court inadempiente il debitore in relazione alla generalità dei suoi rapporti nei confronti sia di quel medesimo creditore sia degli altri creditori.
Altro aspetto su cui occorre fare chiarezza riguarda le modalità di determinazione della base di commisurazione del canone eventualmente dovuto per effetto dell’opzione e, in particolare, se considerare anche le imposte anticipate calcolate sulle svalutazioni dei crediti, riprese a tassazione. Al riguardo si ritiene che queste ultime non debbano essere considerate.
Ulteriore chiarimento da rendere in questa sede, riguarda l’eventualità che il contribuente provveda ad una trasmissione tardiva (oltre il 31 dicembre 2020) della comunicazione finalizzata all’esercizio dell’opzione in assenza di obbligo di versamento del canone.
Si ritiene che in caso di mancato invio nei termini della predetta comunicazione, il contribuente possa avvalersi dell’istituto della cd. remissione in bonis, sempreché risulti in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalle disposizioni di riferimento, alla data originaria di scadenza del termine previsto per il perfezionamento dell’opzione (vale a dire il 31 dicembre 2020), ed abbia tenuto, successivamente alla cessione dei crediti, un comportamento coerente.
A tal fine, il contribuente può esercitare l’opzione prevista anche in un momento successivo al termine previsto – purché entro il termine di presentazione della prima dichiarazione dei redditi utile – mediante l’inoltro della comunicazione alla PEC della Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente, ed il versamento della sanzione in misura fissa pari a 250 euro.

CIPL 12/5/2021 Operai agricoli di Ascoli Piceno e Fermo: le tabelle vigenti

Firmato il 12/5/2021, tra l’UNIONE PROVINCIALE AGRICOLTORI la FEDERAZIONE INTERPROVINCIALE COLDIRETTI, la CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI di Ascoli Piceno e Fermo e la FLAI-CGIL di Ascoli Piceno, la FAI-CISL Marche, la UILA-UIL di Ascoli Piceno-Fermo, il CIPL per gli Operai Agricoli e Florovivaisti da valere in tutto il territorio delle province di Ascoli Piceno e Fermo

Il presente CIPL decorre dall’1/1/2020 e scadrà il 31/12/2023.

Salario contrattuale provinciale
Le parti stabiliscono che:

– il salario contrattuale provinciale, secondo gli accordi interconfederali, viene adeguato ai tassi di inflazione programmata 2020 e 2021 compreso lo scarto tra l’inflazione reale e programmata nel biennio 2018-2019;
– tale adeguamento viene concordato nella misura globale del 2,00% da applicarsi sul salario contrattuale provinciale in vigore alla data del 31/12/2019 e gli aumenti decorreranno dal 1/1/2021.

Gli arretrati verranno corrisposti entro le retribuzioni relative al mese di luglio 2021 e solo agli operai in forza alla data di sottoscrizione del presente contratto.
Conseguentemente, con decorrenza 1/1/2021, i salari contrattuali provinciali mensili saranno corrispondenti a quanto riportato nelle tabelle che seguono:

RETRIBUZIONE O.T.I. (dal 1/1/2021) valevoli per le Province di ASCOLI PICENO e FERMO

Area

Livello

Descrizione

Salario Contrattuale Provinciale al 31/12/2019

Aumento del 2,00%

Salario Contrattuale Provinciale al 1/1/2021

Paga Oraria

Scatti biennali

 

 

 

A

B

C = (A+B)

 

 

AREA 1.a Ex Specializzato Super 1.560,746 31,215 1.591,96 9,420 12,780
Ex Specializzato 1.505,057 30,101 1.535,16 9,084 12,500
AREA 2.a Ex Qualificato Super 1.440,754 28,815 1.469,57 8,696 11,930
Ex Qualificato 1.382,451 27,649 1.410,10 8,344 11,360
AREA 3.a Ex Comune 1.264,981 25,300 1.290,28 7,635 9,890
Non utilizzato 0,000 0,000 0,00 0,000  

RETRIBUZIONE O.T.D. (dal 1/1/2021) valevoli per le Province di ASCOLI PICENO e FERMO

Area

Livello

Descrizione

Salario Contrattuale Provinciale al 31/12/2019

Aumento del 2,00%

Salario Parziale al 1/1/2021

3° Elemento 30,44%

Salario Contrattuale Provinciale al 1/1/2021

Paga Giornaliera

Paga Oraria

 

 

 

A

B

C = (A+B)

D

E = (C+D)

 

 

AREA 1.a Ex Specializzato Super 1.560,746 31,215 1.591,961 484,593 2.076,55 79,867 12,287
Ex Specializzato 1.505,057 30,101 1.535,158 467,302 2.002,46 77,018 11,849
AREA 2.a Ex Qualificato Super 1.440,754 28,815 1.469,569 447,337 1.916,91 73,727 11,343
Ex Qualificato 1.382,451 27,649 1.410,100 429,234 1.839,33 70,744 10,884
AREA 3.a Ex Comune 1.264,981 25,300 1.290,28 392,761 1.683,04 64,732 9,959
Ex Raccolta Prodotti (*) 1.147,212 22,944 1.170,156   1.170,16 45,006 6,924

(*) = L’importo è già comprensivo del 3° Elemento e della quota TFR.

Con decorrenza dal presente contratto, gli addetti alle ex-operazioni di raccolta verranno inquadrati nel 6° livello (Ex Operazioni di Raccolta) e la retribuzione è comprensiva del 3° Elemento e del TFR che pertanto non verranno calcolati per gli operai addetti esclusivamente alla raccolta dei prodotti.
Le parti concordano, dando seguito al percorso già iniziato nei rinnovi precedenti, la volontà di istituire il Salario per Obiettivi Provinciale.
Si concorda, quindi, la costituzione entro il 31/12/2021 di una Commissione Paritetica composta dalle parti stipulanti il presente CPL con il compito di definire i criteri, gli obiettivi e i parametri di tale istituto contrattuale.
Le parti riconfermano che entro il 31/12/2021 si incontreranno per valutare la possibilità di mettere in atto il salario per obiettivi, possibilmente a decorrere dal prossimo anno 2022.

Firmato il 12/5/2021, tra l’UNIONE PROVINCIALE AGRICOLTORI la FEDERAZIONE INTERPROVINCIALE COLDIRETTI, la CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI di Ascoli Piceno e Fermo e la FLAI-CGIL di Ascoli Piceno, la FAI-CISL Marche, la UILA-UIL di Ascoli Piceno-Fermo, il CIPL per gli Operai Agricoli e Florovivaisti da valere in tutto il territorio delle province di Ascoli Piceno e Fermo

Il presente CIPL decorre dall’1/1/2020 e scadrà il 31/12/2023.

Salario contrattuale provinciale
Le parti stabiliscono che:

- il salario contrattuale provinciale, secondo gli accordi interconfederali, viene adeguato ai tassi di inflazione programmata 2020 e 2021 compreso lo scarto tra l’inflazione reale e programmata nel biennio 2018-2019;
- tale adeguamento viene concordato nella misura globale del 2,00% da applicarsi sul salario contrattuale provinciale in vigore alla data del 31/12/2019 e gli aumenti decorreranno dal 1/1/2021.

Gli arretrati verranno corrisposti entro le retribuzioni relative al mese di luglio 2021 e solo agli operai in forza alla data di sottoscrizione del presente contratto.
Conseguentemente, con decorrenza 1/1/2021, i salari contrattuali provinciali mensili saranno corrispondenti a quanto riportato nelle tabelle che seguono:

RETRIBUZIONE O.T.I. (dal 1/1/2021) valevoli per le Province di ASCOLI PICENO e FERMO

Area

Livello

Descrizione

Salario Contrattuale Provinciale al 31/12/2019

Aumento del 2,00%

Salario Contrattuale Provinciale al 1/1/2021

Paga Oraria

Scatti biennali

 

 

 

A

B

C = (A+B)

 

 

AREA 1.a Ex Specializzato Super 1.560,746 31,215 1.591,96 9,420 12,780
Ex Specializzato 1.505,057 30,101 1.535,16 9,084 12,500
AREA 2.a Ex Qualificato Super 1.440,754 28,815 1.469,57 8,696 11,930
Ex Qualificato 1.382,451 27,649 1.410,10 8,344 11,360
AREA 3.a Ex Comune 1.264,981 25,300 1.290,28 7,635 9,890
Non utilizzato 0,000 0,000 0,00 0,000  

RETRIBUZIONE O.T.D. (dal 1/1/2021) valevoli per le Province di ASCOLI PICENO e FERMO

Area

Livello

Descrizione

Salario Contrattuale Provinciale al 31/12/2019

Aumento del 2,00%

Salario Parziale al 1/1/2021

3° Elemento 30,44%

Salario Contrattuale Provinciale al 1/1/2021

Paga Giornaliera

Paga Oraria

 

 

 

A

B

C = (A+B)

D

E = (C+D)

 

 

AREA 1.a Ex Specializzato Super 1.560,746 31,215 1.591,961 484,593 2.076,55 79,867 12,287
Ex Specializzato 1.505,057 30,101 1.535,158 467,302 2.002,46 77,018 11,849
AREA 2.a Ex Qualificato Super 1.440,754 28,815 1.469,569 447,337 1.916,91 73,727 11,343
Ex Qualificato 1.382,451 27,649 1.410,100 429,234 1.839,33 70,744 10,884
AREA 3.a Ex Comune 1.264,981 25,300 1.290,28 392,761 1.683,04 64,732 9,959
Ex Raccolta Prodotti (*) 1.147,212 22,944 1.170,156   1.170,16 45,006 6,924

(*) = L’importo è già comprensivo del 3° Elemento e della quota TFR.

Con decorrenza dal presente contratto, gli addetti alle ex-operazioni di raccolta verranno inquadrati nel 6° livello (Ex Operazioni di Raccolta) e la retribuzione è comprensiva del 3° Elemento e del TFR che pertanto non verranno calcolati per gli operai addetti esclusivamente alla raccolta dei prodotti.
Le parti concordano, dando seguito al percorso già iniziato nei rinnovi precedenti, la volontà di istituire il Salario per Obiettivi Provinciale.
Si concorda, quindi, la costituzione entro il 31/12/2021 di una Commissione Paritetica composta dalle parti stipulanti il presente CPL con il compito di definire i criteri, gli obiettivi e i parametri di tale istituto contrattuale.
Le parti riconfermano che entro il 31/12/2021 si incontreranno per valutare la possibilità di mettere in atto il salario per obiettivi, possibilmente a decorrere dal prossimo anno 2022.

Sciolta la riserva sull’ipotesi di accordo della Metalmeccanica – Piccola Industria

Sciolta la riserva sull’accorodo siglato lo scorso maggio per le lavoratrici e i lavoratori addetti alla piccola e media industria metalmeccanica, orafa ed alla installazione di impianti Unionmeccanica Confapi

Le organizzazioni sindacali,  a seguito di una consultazione certificata delle lavoratrici e dei lavoratori interessati, attraverso assemblee e un voto segreto, hanno approvato l’intesa
Le parti concordano i seguenti aumenti retributivi con decorrenza dal 1° giugno degli anni 2021, 2022, 2023 e 2024:

Categoria

Aumento

Minimo

Aumento

Minimo

 

Dall’1/6/2021 €

Dall’1/6/2021 €

Dall’1/6/2022 €

Dall’1/6/2022

1 16,79 1.358,21 16,79 1.375,00
2 18,55 1.500,00 18,55 1.518,55
3 20,58 1.664,29 20,58 1.684,87
4 21,47 1.736,44 21,47 1.757,91
5 23,00 1.860,07 23,00 1.883,07
6 24,66 1.994,33 24,66 2.018,99
7 26,46 2.139,59 26,46 2.166,05
8 28,77 2.326,77 28,77 2.355,54
9 32,00 2.587,60 32,00 2.619,60

 

categoria

Aumento

Minimo

Aumento

Minimo

 

Dall’1/6/2023

Dall’1/6/2023

Aumento

Dall’1/6/2024

1 18,25 1.393,25 24,10 1.417,35
2 20,16 1.538,71 26,61 1.565,32
3 22,36 1.707,23 29,53 1.736,76
4 23,34 1.781,25 30,81 1.812,06
5 25,00 1.908,07 33,00 1.941,07
6 26,81 2.045,80 35,38 2.081,18
7 28,76 2.194,81 37,96 2.232,77
8 31,27 2.386,81 41,28 2.428,09
9 34,78 2.654,38 45,91 2.700,29

Trasferta e Reperibilità
Le parti, sulla base della dinamica inflativa consuntivata 2020 misurata con “l’IPCA al netto degli energetici importati” cosi come fornita dall’ISTAT e pari allo 0,5%, hanno altresì proceduto all’adeguamento dell’indennità di trasferta forfetizzata e dell’indennità di reperibilità in essere alla data del 31/5/2020.
Pertanto, a far data dall’1/6/2021 le suddette indennità risultano le seguenti:

 

Indennità di trasferta

Dall’1/6/2021

Trasferta intera 44,12
Quota pasto meridiano o serale 11,92
Quota pernottamento 20,28

 

Indennità di reperibilità dall’1/6/2021

 

 

16 h (gg lavorato)

24 h (gg libero)

24 h (festive)

6 gg.

6 gg con festivo

6 gg con festivo e gg libero

Superiore al 5° livello 6,78 11,15 11,74 45,06 45,66 50,02
4° e 5° livello 5,90 9,26 9,93 38,75 39,43 42,78
1°, 2°, 3° livello 4,95 7,45 8,05 32,22 32,82 35,32

 

Contratto di lavoro a tempo determinato
Stabilizzazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro: I lavoratori che abbiano intrattenuto con la medesima azienda e per mansioni equivalenti sia rapporti di lavoro con il contratto a tempo determinato che missioni con contratto di somministrazione, acquisiscono il diritto alla stabilizzazione del rapporto qualora la somma dei periodi di lavoro nelle due tipologie citate superi i 44 mesi complessivi anche non consecutivi comprensivi dell’eventuale proroga in deroga assistita. Le Parti confermano che a tali fini, così come previsto dalla legge, non si computano i periodi di lavoro svolto con contratto di lavoro a tempo determinato per attività stagionali.

Classificazione dei lavoratori
La parti si danno atto che l’introduzione di un nuovo sistema di inquadramento avrà effetti sul prossimo rinnovo del presente CCNL e non dovrà comportare né perdite ne vantaggi per le aziende e per i lavoratori.
1.a categoria – Disciplina in vigore dall’1/6/2021: Appartengono a questa categoria:
– i lavoratori che svolgono attività produttive semplici per abilitarsi alle quali non occorrono conoscenze professionali, ma è sufficiente un periodo minimo di pratica. A decorrere dall’1/10/2021 tali lavoratori dovranno essere inquadrati nella 2a categoria. I lavoratori assunti nella la categoria nel periodo 1/6/2021 – 30/9/2021 dovranno essere inquadrati nella 2a categoria con decorrenza 1/10/2021. Pertanto, a decorrere dall’1/10/2021 i lavoratori che svolgono attività produttive semplici per abilitarsi alle quali non occorrono conoscenze professionali, ma è sufficiente un periodo minimo di pratica dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria.
– i lavoratori che svolgono attività manuali semplici non direttamente collegate al processo produttivo per le quali non occorrono conoscenze professionali. A decorrere dall’1/1/2023 tali lavoratori dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria. I lavoratori assunti nella la categoria nel periodo 1/6/2021 – 31/12/2022 dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria con decorrenza 1/6/2023. Pertanto, a decorrere dall’1/1/2023 i lavoratori che svolgono attività manuali semplici non direttamente collegate al processo produttivo per le quali non occorrono conoscenze professionali dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria.
– inservienti e simili.
Le parti si danno atto che la modifica della disciplina della la categoria non comporta modifiche nella disciplina dell’apprendistato e con specifico riferimento all’inquadramento iniziale nella la categoria per coloro che verranno inquadrati alla fine del percorso di apprendistato nella 3.a categoria.
I) Passaggio dalla 1.a alla 2.a categoria: I lavoratori addetti alla produzione passeranno alla 2.a categoria dopo un periodo non superiore a 4 mesi. I lavoratori non addetti alla produzione saranno inseriti nelle attività produttive quando sussistono i necessari requisiti di idoneità psico-fisica; qualora non sia possibile inserirli nell’attività produttiva, pur avendone i requisiti, passeranno alla 2.a categoria al compimento del 18° mese. I passaggi di cui sopra non comportano necessariamente un cambiamento delle mansioni.
A seguito della modifica della disciplina relativa all’inquadramento nella la categoria n di cui all’art 11, Lett. A), con decorrenza 1/6/2021, la disciplina di cui alla precedente Lett. I) – Passaggio dalla 1.a alla 2.a categoria – non troverà più applicazione. Si precisa che l’inquadramento diretto nella 2.a categoria come disciplinato all’art. 11, Lett. A) del presente CCNL decorrente dall’1/6/2021 non comporta un cambiamento delle mansioni.

Sanità Integrativa, salute, prevenzione e benessere

Unionmeccanica e Fim, Fiom, Uilm concordano di istituire a decorrere dall’1/1/2018 prestazioni sanitarie integrative, salute, prevenzione e benessere per i lavoratori in forza alla medesima data a cui si applica il presente CCNL, fatta salva la facoltà di esercitare rinuncia scritta, erogate con modalità da definire anche in rapporto con l’Ente Bilaterale Metalmeccanici per le piccole e medie industrie metalmeccaniche – EBM – di cui al cap. primo, punto G del CCNL.

A partire da tale data tutti i lavoratori avranno diritto alle prestazioni sanitarie integrative, come verranno definite da Unionmeccanica e Fim, Fiom, Uilm.
Hanno diritto a tali prestazioni i lavoratori, non in prova, con contratto a tempo indeterminato compresi i lavoratori part-time, con contratto di apprendistato e con contratto a tempo determinato di durata non inferiore a 5 mesi a decorrere dalla data di assunzione; in tale caso le prestazioni sanitarie integrative sono automaticamente prolungate in caso di proroga del contratto.
Per i suddetti lavoratori è prevista a decorrere dall’1/1/2018 una contribuzione pari a 60 euro annui (suddivisi in 12 quote mensili da 5 euro l’una) a totale carico dell’azienda comprensiva delle coperture per i familiari fiscalmente a carico ivi compresi i conviventi di fatto ai sensi della legge n. 76 del 20/5/2016 con analoghe condizioni reddituali.
Per i lavoratori di cui al precedente comma è prevista a decorrere dall’1/1/2022 una contribuzione pari a 96 euro annui (suddivisi in 12 quote mensili da 8 euro l’una) a totale carico dell’azienda comprensiva delle coperture per i familiari fiscalmente a carico ivi compresi i conviventi di fatto ai sensi della legge n. 76 del 20/5/2016 con analoghe condizioni reddituali.

Welfare
A decorrere dall’anno 2022, le aziende dovranno mettere a disposizione di tutti i dipendenti strumenti di welfare, elencati in via esemplificativa in calce al presente articolo, del valore di 200 euro da utilizzare entro il 31/12/2022. Tale importo sarà successivamente attivato a decorrere dall’anno 2023 e dall’anno 2024 da utilizzare entro il 31 dicembre di ciascun anno di riferimento.
Le parti precisano che per gli anni 2022, 2023 e 2024 l’azienda deve mettere effettivamente a disposizioni dei lavoratori gli strumenti di welfare entro la fine del mese di febbraio di ciascun anno.
I lavoratori avranno comunque la possibilità di destinare i suddetti valori, di anno in anno a Fondapi secondo regole e modalità previste dal medesimo, così come potranno destinare i suddetti valori alla Assistenza sanitaria integrativa, definita da Unionmeccanica e Fim, Fiom, Uilm con il presente CCNL secondo regole e modalità che verranno successivamente definite, fermo restando che il costo complessivo a carico dell’azienda non può superare i 200 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.
Le strutture territoriali delle Organizzazioni stipulanti forniranno adeguate informazioni, rispettivamente ad imprese e lavoratori, sui contenuti della presente disciplina ed, altresì, ne monitoreranno l’applicazione nel territorio di riferimento.
In sede nazionale, le Parti stipulanti valuteranno l’andamento dell’attuazione della presente disciplina, tenendo conto dell’evoluzione normativa, anche al fine di definire congiuntamente indicazioni e/o soluzioni rivolte in particolare alle PMI.

Quota contribuzione una tantum
Le aziende, mediante affissione in bacheca da effettuarsi a partire dall’1/7/2021 e fino al 31/8/2021, comunicheranno che in occasione del rinnovo del CCNL i sindacati stipulanti FIM, FIOM e UILM chiedono ai lavoratori non iscritti al sindacato una quota associativa straordinaria di 35,00 euro da trattenere sulla retribuzione afferente al mese di novembre 2021.
Le aziende distribuiranno insieme alle buste paga del mese di agosto 2021, l’apposito modulo che consente al lavoratore di accettare o rifiutare la richiesta del sindacato e che dovrà essere riconsegnato all’azienda entro il 15/10/2021.
Le aziende daranno tempestiva comunicazione tramite le Associazioni Imprenditoriali, alle Organizzazioni Sindacali di FIM, FIOM e UILM territoriali, del numero delle trattenute effettuate.
Le quote trattenute verranno versate dalle aziende sul C/C bancario intestato a FIM, FIOM e UILM, che verrà successivamente indicato.

Sciolta la riserva sull’accorodo siglato lo scorso maggio per le lavoratrici e i lavoratori addetti alla piccola e media industria metalmeccanica, orafa ed alla installazione di impianti Unionmeccanica Confapi

Le organizzazioni sindacali,  a seguito di una consultazione certificata delle lavoratrici e dei lavoratori interessati, attraverso assemblee e un voto segreto, hanno approvato l'intesa
Le parti concordano i seguenti aumenti retributivi con decorrenza dal 1° giugno degli anni 2021, 2022, 2023 e 2024:

Categoria

Aumento

Minimo

Aumento

Minimo

 

Dall’1/6/2021 €

Dall’1/6/2021 €

Dall’1/6/2022 €

Dall’1/6/2022

1 16,79 1.358,21 16,79 1.375,00
2 18,55 1.500,00 18,55 1.518,55
3 20,58 1.664,29 20,58 1.684,87
4 21,47 1.736,44 21,47 1.757,91
5 23,00 1.860,07 23,00 1.883,07
6 24,66 1.994,33 24,66 2.018,99
7 26,46 2.139,59 26,46 2.166,05
8 28,77 2.326,77 28,77 2.355,54
9 32,00 2.587,60 32,00 2.619,60

 

categoria

Aumento

Minimo

Aumento

Minimo

 

Dall’1/6/2023

Dall’1/6/2023

Aumento

Dall’1/6/2024

1 18,25 1.393,25 24,10 1.417,35
2 20,16 1.538,71 26,61 1.565,32
3 22,36 1.707,23 29,53 1.736,76
4 23,34 1.781,25 30,81 1.812,06
5 25,00 1.908,07 33,00 1.941,07
6 26,81 2.045,80 35,38 2.081,18
7 28,76 2.194,81 37,96 2.232,77
8 31,27 2.386,81 41,28 2.428,09
9 34,78 2.654,38 45,91 2.700,29

Trasferta e Reperibilità
Le parti, sulla base della dinamica inflativa consuntivata 2020 misurata con "l'IPCA al netto degli energetici importati" cosi come fornita dall'ISTAT e pari allo 0,5%, hanno altresì proceduto all'adeguamento dell'indennità di trasferta forfetizzata e dell'indennità di reperibilità in essere alla data del 31/5/2020.
Pertanto, a far data dall’1/6/2021 le suddette indennità risultano le seguenti:

 

Indennità di trasferta

Dall’1/6/2021

Trasferta intera 44,12
Quota pasto meridiano o serale 11,92
Quota pernottamento 20,28

 

Indennità di reperibilità dall’1/6/2021

 

 

16 h (gg lavorato)

24 h (gg libero)

24 h (festive)

6 gg.

6 gg con festivo

6 gg con festivo e gg libero

Superiore al 5° livello 6,78 11,15 11,74 45,06 45,66 50,02
4° e 5° livello 5,90 9,26 9,93 38,75 39,43 42,78
1°, 2°, 3° livello 4,95 7,45 8,05 32,22 32,82 35,32

 

Contratto di lavoro a tempo determinato
Stabilizzazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro: I lavoratori che abbiano intrattenuto con la medesima azienda e per mansioni equivalenti sia rapporti di lavoro con il contratto a tempo determinato che missioni con contratto di somministrazione, acquisiscono il diritto alla stabilizzazione del rapporto qualora la somma dei periodi di lavoro nelle due tipologie citate superi i 44 mesi complessivi anche non consecutivi comprensivi dell'eventuale proroga in deroga assistita. Le Parti confermano che a tali fini, così come previsto dalla legge, non si computano i periodi di lavoro svolto con contratto di lavoro a tempo determinato per attività stagionali.

Classificazione dei lavoratori
La parti si danno atto che l'introduzione di un nuovo sistema di inquadramento avrà effetti sul prossimo rinnovo del presente CCNL e non dovrà comportare né perdite ne vantaggi per le aziende e per i lavoratori.
1.a categoria - Disciplina in vigore dall’1/6/2021: Appartengono a questa categoria:
- i lavoratori che svolgono attività produttive semplici per abilitarsi alle quali non occorrono conoscenze professionali, ma è sufficiente un periodo minimo di pratica. A decorrere dall’1/10/2021 tali lavoratori dovranno essere inquadrati nella 2a categoria. I lavoratori assunti nella la categoria nel periodo 1/6/2021 - 30/9/2021 dovranno essere inquadrati nella 2a categoria con decorrenza 1/10/2021. Pertanto, a decorrere dall’1/10/2021 i lavoratori che svolgono attività produttive semplici per abilitarsi alle quali non occorrono conoscenze professionali, ma è sufficiente un periodo minimo di pratica dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria.
- i lavoratori che svolgono attività manuali semplici non direttamente collegate al processo produttivo per le quali non occorrono conoscenze professionali. A decorrere dall’1/1/2023 tali lavoratori dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria. I lavoratori assunti nella la categoria nel periodo 1/6/2021 - 31/12/2022 dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria con decorrenza 1/6/2023. Pertanto, a decorrere dall’1/1/2023 i lavoratori che svolgono attività manuali semplici non direttamente collegate al processo produttivo per le quali non occorrono conoscenze professionali dovranno essere inquadrati nella 2.a categoria.
- inservienti e simili.
Le parti si danno atto che la modifica della disciplina della la categoria non comporta modifiche nella disciplina dell'apprendistato e con specifico riferimento all'inquadramento iniziale nella la categoria per coloro che verranno inquadrati alla fine del percorso di apprendistato nella 3.a categoria.
I) Passaggio dalla 1.a alla 2.a categoria: I lavoratori addetti alla produzione passeranno alla 2.a categoria dopo un periodo non superiore a 4 mesi. I lavoratori non addetti alla produzione saranno inseriti nelle attività produttive quando sussistono i necessari requisiti di idoneità psico-fisica; qualora non sia possibile inserirli nell'attività produttiva, pur avendone i requisiti, passeranno alla 2.a categoria al compimento del 18° mese. I passaggi di cui sopra non comportano necessariamente un cambiamento delle mansioni.
A seguito della modifica della disciplina relativa all'inquadramento nella la categoria n di cui all'art 11, Lett. A), con decorrenza 1/6/2021, la disciplina di cui alla precedente Lett. I) - Passaggio dalla 1.a alla 2.a categoria - non troverà più applicazione. Si precisa che l'inquadramento diretto nella 2.a categoria come disciplinato all'art. 11, Lett. A) del presente CCNL decorrente dall’1/6/2021 non comporta un cambiamento delle mansioni.

Sanità Integrativa, salute, prevenzione e benessere

Unionmeccanica e Fim, Fiom, Uilm concordano di istituire a decorrere dall’1/1/2018 prestazioni sanitarie integrative, salute, prevenzione e benessere per i lavoratori in forza alla medesima data a cui si applica il presente CCNL, fatta salva la facoltà di esercitare rinuncia scritta, erogate con modalità da definire anche in rapporto con l'Ente Bilaterale Metalmeccanici per le piccole e medie industrie metalmeccaniche - EBM - di cui al cap. primo, punto G del CCNL.

A partire da tale data tutti i lavoratori avranno diritto alle prestazioni sanitarie integrative, come verranno definite da Unionmeccanica e Fim, Fiom, Uilm.
Hanno diritto a tali prestazioni i lavoratori, non in prova, con contratto a tempo indeterminato compresi i lavoratori part-time, con contratto di apprendistato e con contratto a tempo determinato di durata non inferiore a 5 mesi a decorrere dalla data di assunzione; in tale caso le prestazioni sanitarie integrative sono automaticamente prolungate in caso di proroga del contratto.
Per i suddetti lavoratori è prevista a decorrere dall’1/1/2018 una contribuzione pari a 60 euro annui (suddivisi in 12 quote mensili da 5 euro l'una) a totale carico dell'azienda comprensiva delle coperture per i familiari fiscalmente a carico ivi compresi i conviventi di fatto ai sensi della legge n. 76 del 20/5/2016 con analoghe condizioni reddituali.
Per i lavoratori di cui al precedente comma è prevista a decorrere dall’1/1/2022 una contribuzione pari a 96 euro annui (suddivisi in 12 quote mensili da 8 euro l'una) a totale carico dell'azienda comprensiva delle coperture per i familiari fiscalmente a carico ivi compresi i conviventi di fatto ai sensi della legge n. 76 del 20/5/2016 con analoghe condizioni reddituali.

Welfare
A decorrere dall'anno 2022, le aziende dovranno mettere a disposizione di tutti i dipendenti strumenti di welfare, elencati in via esemplificativa in calce al presente articolo, del valore di 200 euro da utilizzare entro il 31/12/2022. Tale importo sarà successivamente attivato a decorrere dall'anno 2023 e dall'anno 2024 da utilizzare entro il 31 dicembre di ciascun anno di riferimento.
Le parti precisano che per gli anni 2022, 2023 e 2024 l'azienda deve mettere effettivamente a disposizioni dei lavoratori gli strumenti di welfare entro la fine del mese di febbraio di ciascun anno.
I lavoratori avranno comunque la possibilità di destinare i suddetti valori, di anno in anno a Fondapi secondo regole e modalità previste dal medesimo, così come potranno destinare i suddetti valori alla Assistenza sanitaria integrativa, definita da Unionmeccanica e Fim, Fiom, Uilm con il presente CCNL secondo regole e modalità che verranno successivamente definite, fermo restando che il costo complessivo a carico dell’azienda non può superare i 200 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.
Le strutture territoriali delle Organizzazioni stipulanti forniranno adeguate informazioni, rispettivamente ad imprese e lavoratori, sui contenuti della presente disciplina ed, altresì, ne monitoreranno l'applicazione nel territorio di riferimento.
In sede nazionale, le Parti stipulanti valuteranno l'andamento dell'attuazione della presente disciplina, tenendo conto dell'evoluzione normativa, anche al fine di definire congiuntamente indicazioni e/o soluzioni rivolte in particolare alle PMI.

Quota contribuzione una tantum
Le aziende, mediante affissione in bacheca da effettuarsi a partire dall’1/7/2021 e fino al 31/8/2021, comunicheranno che in occasione del rinnovo del CCNL i sindacati stipulanti FIM, FIOM e UILM chiedono ai lavoratori non iscritti al sindacato una quota associativa straordinaria di 35,00 euro da trattenere sulla retribuzione afferente al mese di novembre 2021.
Le aziende distribuiranno insieme alle buste paga del mese di agosto 2021, l'apposito modulo che consente al lavoratore di accettare o rifiutare la richiesta del sindacato e che dovrà essere riconsegnato all'azienda entro il 15/10/2021.
Le aziende daranno tempestiva comunicazione tramite le Associazioni Imprenditoriali, alle Organizzazioni Sindacali di FIM, FIOM e UILM territoriali, del numero delle trattenute effettuate.
Le quote trattenute verranno versate dalle aziende sul C/C bancario intestato a FIM, FIOM e UILM, che verrà successivamente indicato.

Indennità per i lavoratori del settore agricolo e della pesca: istruzioni Inps

 

Indennità a favore degli operai agricoli a tempo determinato
L’articolo 69, commi da 1 a 5, del decreto Sostegni bis riconosce un’indennità una tantum, pari a 800 euro, agli operai agricoli a tempo determinato che nel 2020 abbiano svolto almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo. Nell’ambito di applicazione della disposizione rientrano anche le figure equiparate di cui all’articolo 8, L. 12 marzo 1968, n. 334, vale a dire i piccoli coloni ed i compartecipanti familiari.
Con riferimento al requisito delle 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo nel 2020, l’Inps precisa che sono utili esclusivamente le giornate di iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dipendenti riferiti al predetto anno, pertanto, non sono utili i periodi di integrazione salariale, fruiti nel 2020, con le causali COVID-19, che con esclusivo riferimento ai lavoratori del settore agricolo, ai sensi dell’articolo 22 del decreto Cura Italia, sono equiparati al lavoro solo ai fini del calcolo della disoccupazione agricola di competenza del 2020.
Ai beneficiari dell’indennità una tantum in questione, che non concorre alla formazione del reddito, non sono riconosciuti l’accredito di contribuzione figurativa e il diritto all’assegno per il nucleo familiare.
L’indennità può essere richiesta, dietro domanda, dagli operai agricoli a tempo determinato e figure equiparate che alla data di presentazione della domanda non siano titolari di pensione diretta a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) e delle forme esclusive, sostitutive ed esonerative della stessa, degli enti di previdenza di cui al D. Lgs. n. 509/1994, e di cui al D. Lgs. n. 103/1996, nonché della c.d. APE sociale.
Inoltre è necessario che i lavoratori, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con esclusione del contratto di lavoro intermittente senza diritto all’indennità di disponibilità.
L’indennità una tantum per i lavoratori agricoli è incompatibile con l’intervenuta riscossione, alla data del 26 maggio 2021 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 73 del 2021) del Reddito di cittadinanza.
Il beneficio è altresì incompatibile con l’intervenuta riscossione, alla medesima data, del Reddito di emergenza di cui all’articolo 82 del decreto Rilancio Italia, del Reddito di emergenza di cui all’articolo 12 del decreto-legge n. 41 del 2021, e del Reddito di emergenza di cui all’articolo 36 del decreto-legge n. 73 del 2021.
L’indennità in argomento non è, inoltre, cumulabile con le indennità di cui all’articolo 10 del decreto Sostegni e agli articoli 42 e 69, comma 6, del decreto Sostegni bis. È invece cumulabile con l’assegno ordinario di invalidità.
La misura è, inoltre, incompatibile con l’indennità erogata dalla Società Sport e Salute S.p.A. ai lavoratori sportivi.
L’indennità è compatibile con la titolarità di cariche elettive e/o politiche esclusivamente se per le stesse è previsto come compenso il solo gettone di presenza. È invece incompatibile con la titolarità di cariche parlamentari e di tutte le cariche che prevedano, come compensi, indennità di funzione e/o altri emolumenti diversi dal solo gettone di presenza.
In assenza di diverse previsioni normative, l’indennità in argomento è altresì compatibile anche con l’indennità di disoccupazione agricola, con l’indennità di disoccupazione NASpI e con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL.
Inoltre è compatibile e cumulabile con le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi e i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale, nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.
Per l’accesso all’indennità gli operai agricoli a tempo determinato possono presentare domanda all’INPS esclusivamente in via telematica, entro il termine del 30 settembre 2021, in via telematica, utilizzando i consueti canali messi a disposizione per i cittadini e per gli Istituti di patronato sul portale web dell’Istituto. In alternativa al portale web, le indennità possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).

Indennità a favore dei pescatori autonomi
Il medesimo articolo 69, al comma 6, prevede una indennità una tantum di importo pari a 950 euro a favore dei pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250.
Si fa presente che i soci di cooperative richiamati dal medesimo comma 6 dell’articolo 69 quali destinatari dell’indennità sono esclusivamente i soci che operano quali lavoratori autonomi e non anche quelli con rapporto di lavoro subordinato.
I lavoratori interessati, ai fini dell’accesso all’indennità di cui trattasi, alla data di presentazione della domanda non devono essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non devono essere iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad esclusione della Gestione separata.
In analogia a quanto previsto per le indennità COVID-19, anche l’indennità a favore dei pescatori autonomi è cumulabile con l’assegno ordinario di invalidità. Analogamente, l’indennità in commento è compatibile e cumulabile con l’indennità di disoccupazione NASpI, con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL e l’indennità di disoccupazione agricola.
Sempre in analogia a quanto previsto per le indennità COVID-19, l’indennità non è cumulabile con le indennità di cui all’articolo 42 e 69, comma 1, del medesimo decreto Sostegni bis, con l’indennità erogata dalla Società Sport e Salute S.p.A. in favore della categoria dei lavoratori sportivi, nonché con il Reddito di emergenza.
Per quanto concerne la compatibilità delle indennità con il Reddito di cittadinanza, ai lavoratori beneficiari delle indennità COVID-19, appartenenti a nuclei familiari già percettori del Reddito di cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento risulti inferiore a quello dell’indennità COVID-19, in luogo del versamento dell’indennità COVID-19, si procede a integrare il beneficio del Reddito di cittadinanza fino all’ammontare della stessa indennità dovuto per ciascuna mensilità.
L’Istituto precisa che l’indennità è compatibile con la titolarità di cariche elettive e/o politiche esclusivamente se per le stesse è previsto come compenso il solo gettone di presenza; al contrario, la titolarità di cariche parlamentari e di tutte le cariche che prevedano, come compensi, indennità di funzione e/o altri emolumenti diversi dal solo gettone di presenza non consentirà l’accesso alla indennità in argomento.
L’indennità una tantum a favore dei pescatori autonomi è erogata dall’INPS e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

I potenziali destinatari dell’indennità per la fruizione della stessa devono presentare domanda – secondo le modalità di cui sopra – entro il termine del 30 settembre 2021.

 

Indennità a favore degli operai agricoli a tempo determinato
L’articolo 69, commi da 1 a 5, del decreto Sostegni bis riconosce un’indennità una tantum, pari a 800 euro, agli operai agricoli a tempo determinato che nel 2020 abbiano svolto almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo. Nell’ambito di applicazione della disposizione rientrano anche le figure equiparate di cui all’articolo 8, L. 12 marzo 1968, n. 334, vale a dire i piccoli coloni ed i compartecipanti familiari.
Con riferimento al requisito delle 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo nel 2020, l’Inps precisa che sono utili esclusivamente le giornate di iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dipendenti riferiti al predetto anno, pertanto, non sono utili i periodi di integrazione salariale, fruiti nel 2020, con le causali COVID-19, che con esclusivo riferimento ai lavoratori del settore agricolo, ai sensi dell’articolo 22 del decreto Cura Italia, sono equiparati al lavoro solo ai fini del calcolo della disoccupazione agricola di competenza del 2020.
Ai beneficiari dell’indennità una tantum in questione, che non concorre alla formazione del reddito, non sono riconosciuti l’accredito di contribuzione figurativa e il diritto all’assegno per il nucleo familiare.
L’indennità può essere richiesta, dietro domanda, dagli operai agricoli a tempo determinato e figure equiparate che alla data di presentazione della domanda non siano titolari di pensione diretta a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) e delle forme esclusive, sostitutive ed esonerative della stessa, degli enti di previdenza di cui al D. Lgs. n. 509/1994, e di cui al D. Lgs. n. 103/1996, nonché della c.d. APE sociale.
Inoltre è necessario che i lavoratori, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con esclusione del contratto di lavoro intermittente senza diritto all’indennità di disponibilità.
L’indennità una tantum per i lavoratori agricoli è incompatibile con l'intervenuta riscossione, alla data del 26 maggio 2021 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 73 del 2021) del Reddito di cittadinanza.
Il beneficio è altresì incompatibile con l'intervenuta riscossione, alla medesima data, del Reddito di emergenza di cui all’articolo 82 del decreto Rilancio Italia, del Reddito di emergenza di cui all’articolo 12 del decreto-legge n. 41 del 2021, e del Reddito di emergenza di cui all’articolo 36 del decreto-legge n. 73 del 2021.
L’indennità in argomento non è, inoltre, cumulabile con le indennità di cui all’articolo 10 del decreto Sostegni e agli articoli 42 e 69, comma 6, del decreto Sostegni bis. È invece cumulabile con l’assegno ordinario di invalidità.
La misura è, inoltre, incompatibile con l’indennità erogata dalla Società Sport e Salute S.p.A. ai lavoratori sportivi.
L’indennità è compatibile con la titolarità di cariche elettive e/o politiche esclusivamente se per le stesse è previsto come compenso il solo gettone di presenza. È invece incompatibile con la titolarità di cariche parlamentari e di tutte le cariche che prevedano, come compensi, indennità di funzione e/o altri emolumenti diversi dal solo gettone di presenza.
In assenza di diverse previsioni normative, l’indennità in argomento è altresì compatibile anche con l’indennità di disoccupazione agricola, con l’indennità di disoccupazione NASpI e con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL.
Inoltre è compatibile e cumulabile con le erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi e i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale, nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.
Per l’accesso all’indennità gli operai agricoli a tempo determinato possono presentare domanda all’INPS esclusivamente in via telematica, entro il termine del 30 settembre 2021, in via telematica, utilizzando i consueti canali messi a disposizione per i cittadini e per gli Istituti di patronato sul portale web dell’Istituto. In alternativa al portale web, le indennità possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).

Indennità a favore dei pescatori autonomi
Il medesimo articolo 69, al comma 6, prevede una indennità una tantum di importo pari a 950 euro a favore dei pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250.
Si fa presente che i soci di cooperative richiamati dal medesimo comma 6 dell’articolo 69 quali destinatari dell’indennità sono esclusivamente i soci che operano quali lavoratori autonomi e non anche quelli con rapporto di lavoro subordinato.
I lavoratori interessati, ai fini dell’accesso all’indennità di cui trattasi, alla data di presentazione della domanda non devono essere titolari di trattamento pensionistico diretto e non devono essere iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad esclusione della Gestione separata.
In analogia a quanto previsto per le indennità COVID-19, anche l’indennità a favore dei pescatori autonomi è cumulabile con l'assegno ordinario di invalidità. Analogamente, l’indennità in commento è compatibile e cumulabile con l’indennità di disoccupazione NASpI, con l’indennità di disoccupazione DIS-COLL e l’indennità di disoccupazione agricola.
Sempre in analogia a quanto previsto per le indennità COVID-19, l’indennità non è cumulabile con le indennità di cui all’articolo 42 e 69, comma 1, del medesimo decreto Sostegni bis, con l’indennità erogata dalla Società Sport e Salute S.p.A. in favore della categoria dei lavoratori sportivi, nonché con il Reddito di emergenza.
Per quanto concerne la compatibilità delle indennità con il Reddito di cittadinanza, ai lavoratori beneficiari delle indennità COVID-19, appartenenti a nuclei familiari già percettori del Reddito di cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento risulti inferiore a quello dell’indennità COVID-19, in luogo del versamento dell’indennità COVID-19, si procede a integrare il beneficio del Reddito di cittadinanza fino all’ammontare della stessa indennità dovuto per ciascuna mensilità.
L’Istituto precisa che l’indennità è compatibile con la titolarità di cariche elettive e/o politiche esclusivamente se per le stesse è previsto come compenso il solo gettone di presenza; al contrario, la titolarità di cariche parlamentari e di tutte le cariche che prevedano, come compensi, indennità di funzione e/o altri emolumenti diversi dal solo gettone di presenza non consentirà l’accesso alla indennità in argomento.
L’indennità una tantum a favore dei pescatori autonomi è erogata dall’INPS e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

I potenziali destinatari dell’indennità per la fruizione della stessa devono presentare domanda - secondo le modalità di cui sopra – entro il termine del 30 settembre 2021.

Entrate: rivalutazione gratuita soggetti operanti nei settori alberghiero e termale

Forniti chiarimenti sulla rivalutazione gratuita dei beni d’impresa e le partecipazioni risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2019 per i soggetti operanti nei settori alberghiero e termale (Agenzia delle Entrate – Risposta 30 giugno 2021, n. 450).

L’articolo 6-bis del decreto legge 8 aprile 2020, n. 23 ha introdotto – per i soggetti ivi indicati operanti nei settori alberghiero e termale – la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2019, ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa.
La rivalutazione, che deve riguardare tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa, deve essere eseguita in uno o in entrambi i bilanci o rendiconti relativi ai due esercizi successivi a quello in corso al 31 dicembre 2019; ne consegue che, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, il bilancio nel quale si deve procedere a detta rivalutazione è quello relativo all’esercizio chiuso il 31 dicembre 2020 e/o quello relativo all’esercizio chiuso il 31 dicembre 2021.
Il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione può essere riconosciuto, ai fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive, a decorrere dall’esercizio nel cui bilancio la rivalutazione è eseguita; sui maggiori valori dei beni e delle partecipazioni iscritti in bilancio non è dovuta alcuna imposta sostitutiva o altra imposta.
 Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite deve essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva designata, con esclusione di ogni diversa utilizzazione.
Il saldo attivo della rivalutazione può essere affrancato, in tutto o in parte, con l’applicazione in capo alla società di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali nella misura del 10 per cento.
Nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci o di destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ovvero al consumo personale o familiare dell’imprenditore dei beni rivalutati in data anteriore a quella di inizio del quarto esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata eseguita, ai fini della determinazione delle plusvalenze o minusvalenze si ha riguardo al costo del bene prima della rivalutazione.
Nel caso in esame, la società istante (ALFA) – che svolge l’attività immobiliare e di holding di partecipazioni – intenderebbe procedere, ai sensi della normativa agevolativa sopra richiamata, alla rivalutazione e al riallineamento (gratuiti) degli alberghi di proprietà (due) concessi in locazione alle società interamente partecipate, nei quali queste ultime esercitano, rispettivamente, l’attività alberghiera (essendo titolari delle relative aziende).
Le disposizioni ivi contenute nel citato art. 6-bis si applicano, alle medesime condizioni, anche per gli immobili a destinazione alberghiera concessi in locazione o affitto di azienda a soggetti operanti nei settori alberghiero e termale ovvero per gli immobili in corso di costruzione, rinnovo o completamento. In caso di affitto di azienda la rivalutazione è ammessa a condizione che le quote di ammortamento siano deducibili nella determinazione del reddito del concedente.
Nel caso di immobili in corso di costruzione, rinnovo o completamento, la destinazione si deduce dai titoli edilizi e in ogni altro caso dalla categoria catastale.
Ciò premesso, dunque, anche nel caso di specie occorre fare riferimento alla ratio dell’articolo 6-bis in esame, il quale è espressamente finalizzato a «sostenere i settori alberghiero e termale», consentendo esclusivamente per i soggetti «operanti nei settori alberghiero e termale» il riconoscimento dei maggiori valori in bilancio senza versamento dell’imposta sostitutiva.
Tale finalità non può intendersi realizzata nell’ipotesi in esame, in cui la società istante svolge l’attività immobiliare e di holding di partecipazioni, con la conseguenza di rappresentare una società che non effettua la gestione alberghiera e non risulta legittimata ad effettuare la rivalutazione in bilancio.

Forniti chiarimenti sulla rivalutazione gratuita dei beni d'impresa e le partecipazioni risultanti dal bilancio relativo all'esercizio in corso al 31 dicembre 2019 per i soggetti operanti nei settori alberghiero e termale (Agenzia delle Entrate - Risposta 30 giugno 2021, n. 450).

L'articolo 6-bis del decreto legge 8 aprile 2020, n. 23 ha introdotto - per i soggetti ivi indicati operanti nei settori alberghiero e termale - la possibilità di rivalutare i beni d'impresa e le partecipazioni risultanti dal bilancio relativo all'esercizio in corso al 31 dicembre 2019, ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività d'impresa.
La rivalutazione, che deve riguardare tutti i beni appartenenti alla stessa categoria omogenea e deve essere annotata nel relativo inventario e nella nota integrativa, deve essere eseguita in uno o in entrambi i bilanci o rendiconti relativi ai due esercizi successivi a quello in corso al 31 dicembre 2019; ne consegue che, per i soggetti con esercizio coincidente con l'anno solare, il bilancio nel quale si deve procedere a detta rivalutazione è quello relativo all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2020 e/o quello relativo all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2021.
Il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione può essere riconosciuto, ai fini delle imposte sui redditi e dell'imposta regionale sulle attività produttive, a decorrere dall'esercizio nel cui bilancio la rivalutazione è eseguita; sui maggiori valori dei beni e delle partecipazioni iscritti in bilancio non è dovuta alcuna imposta sostitutiva o altra imposta.
 Il saldo attivo risultante dalle rivalutazioni eseguite deve essere imputato al capitale o accantonato in una speciale riserva designata, con esclusione di ogni diversa utilizzazione.
Il saldo attivo della rivalutazione può essere affrancato, in tutto o in parte, con l'applicazione in capo alla società di un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell'imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali nella misura del 10 per cento.
Nel caso di cessione a titolo oneroso, di assegnazione ai soci o di destinazione a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero al consumo personale o familiare dell'imprenditore dei beni rivalutati in data anteriore a quella di inizio del quarto esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata eseguita, ai fini della determinazione delle plusvalenze o minusvalenze si ha riguardo al costo del bene prima della rivalutazione.
Nel caso in esame, la società istante (ALFA) - che svolge l'attività immobiliare e di holding di partecipazioni - intenderebbe procedere, ai sensi della normativa agevolativa sopra richiamata, alla rivalutazione e al riallineamento (gratuiti) degli alberghi di proprietà (due) concessi in locazione alle società interamente partecipate, nei quali queste ultime esercitano, rispettivamente, l'attività alberghiera (essendo titolari delle relative aziende).
Le disposizioni ivi contenute nel citato art. 6-bis si applicano, alle medesime condizioni, anche per gli immobili a destinazione alberghiera concessi in locazione o affitto di azienda a soggetti operanti nei settori alberghiero e termale ovvero per gli immobili in corso di costruzione, rinnovo o completamento. In caso di affitto di azienda la rivalutazione è ammessa a condizione che le quote di ammortamento siano deducibili nella determinazione del reddito del concedente.
Nel caso di immobili in corso di costruzione, rinnovo o completamento, la destinazione si deduce dai titoli edilizi e in ogni altro caso dalla categoria catastale.
Ciò premesso, dunque, anche nel caso di specie occorre fare riferimento alla ratio dell'articolo 6-bis in esame, il quale è espressamente finalizzato a «sostenere i settori alberghiero e termale», consentendo esclusivamente per i soggetti «operanti nei settori alberghiero e termale» il riconoscimento dei maggiori valori in bilancio senza versamento dell'imposta sostitutiva.
Tale finalità non può intendersi realizzata nell'ipotesi in esame, in cui la società istante svolge l'attività immobiliare e di holding di partecipazioni, con la conseguenza di rappresentare una società che non effettua la gestione alberghiera e non risulta legittimata ad effettuare la rivalutazione in bilancio.

Perso il bonus prima casa per il ritardato trasferimento della residenza causa ristrutturazione

La maggiore durata dei lavori di completamento dell’abitazione, acquistata allo stato grezzo, non ha le caratteristiche della forza maggiore che può giustificare il mancato trasferimento della residenza entro diciotto mesi nel comune dove è ubicato l’immobile acquistato con l’agevolazione. Pertanto, in tal caso, è legittima la decadenza dell’agevolazione prima casa (Corte di cassazione – ordinanza 21 giugno 2021, n. 17629).

L’aliquota agevolata dell’imposta di registro, riferita agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di abitazioni non di lusso, si applica, purché l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza.

La residenza dell’acquirente nel comune in cui si trova l’immobile è, dunque, un elemento costitutivo del beneficio prima casa, che viene provvisoriamente accordato anche quando l’acquirente risieda altrove ma, nell’atto di acquisto, dichiari di voler trasferire in quel comune la sua residenza.

Proprio perché il menzionato trasferimento costituisce un obbligo del contribuente, assumono rilievo gli eventuali ostacoli nell’adempimento che non siano ad esso imputabili.

La decadenza può, dunque, essere esclusa se il mancato trasferimento della residenza nel termine indicato sia dovuto a causa di forza maggiore, da intendersi come evento non prevedibile, che sopraggiunge inaspettato e sovrastante la volontà del contribuente.

Pertanto, ai fini della fruizione dei benefici fiscali previsti per l’acquisto della prima casa l’acquirente assume un vero e proprio obbligo verso il fisco con la dichiarazione di voler stabilire la propria residenza nel comune in cui è sito l’immobile, da adempiere nel termine perentorio, e non sollecitatorio, di diciotto mesi dalla stipula dell’atto, comportando il suo inadempimento la decadenza dal beneficio, anticipato al momento della registrazione, salva la configurabilità della forza maggiore. La decadenza dal beneficio prima casa, per mancato trasferimento della residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile, può essere esclusa solo se tale inadempimento sia dovuto a forza maggiore, da intendersi come evento non prevedibile, che sopraggiunge inaspettato e sovrastante la volontà dell’acquirente dell’immobile.

Nel caso di specie, i giudici della Corte hanno più volte affermato che la forza maggiore non è ravvisabile né in caso di mancata ultimazione di un appartamento in costruzione né in caso di protrazione di lavori di straordinaria manutenzione di un immobile già edificato.

La maggiore durata dei lavori di completamento dell'abitazione, acquistata allo stato grezzo, non ha le caratteristiche della forza maggiore che può giustificare il mancato trasferimento della residenza entro diciotto mesi nel comune dove è ubicato l’immobile acquistato con l’agevolazione. Pertanto, in tal caso, è legittima la decadenza dell’agevolazione prima casa (Corte di cassazione - ordinanza 21 giugno 2021, n. 17629).

L'aliquota agevolata dell'imposta di registro, riferita agli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di abitazioni non di lusso, si applica, purché l'immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l'acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall'acquisto la propria residenza.

La residenza dell'acquirente nel comune in cui si trova l'immobile è, dunque, un elemento costitutivo del beneficio prima casa, che viene provvisoriamente accordato anche quando l'acquirente risieda altrove ma, nell'atto di acquisto, dichiari di voler trasferire in quel comune la sua residenza.

Proprio perché il menzionato trasferimento costituisce un obbligo del contribuente, assumono rilievo gli eventuali ostacoli nell'adempimento che non siano ad esso imputabili.

La decadenza può, dunque, essere esclusa se il mancato trasferimento della residenza nel termine indicato sia dovuto a causa di forza maggiore, da intendersi come evento non prevedibile, che sopraggiunge inaspettato e sovrastante la volontà del contribuente.

Pertanto, ai fini della fruizione dei benefici fiscali previsti per l'acquisto della prima casa l'acquirente assume un vero e proprio obbligo verso il fisco con la dichiarazione di voler stabilire la propria residenza nel comune in cui è sito l'immobile, da adempiere nel termine perentorio, e non sollecitatorio, di diciotto mesi dalla stipula dell'atto, comportando il suo inadempimento la decadenza dal beneficio, anticipato al momento della registrazione, salva la configurabilità della forza maggiore. La decadenza dal beneficio prima casa, per mancato trasferimento della residenza nel comune in cui è ubicato l'immobile, può essere esclusa solo se tale inadempimento sia dovuto a forza maggiore, da intendersi come evento non prevedibile, che sopraggiunge inaspettato e sovrastante la volontà dell'acquirente dell'immobile.

Nel caso di specie, i giudici della Corte hanno più volte affermato che la forza maggiore non è ravvisabile né in caso di mancata ultimazione di un appartamento in costruzione né in caso di protrazione di lavori di straordinaria manutenzione di un immobile già edificato.

Reddito fondiario per la locazione dell’immobile in nuda proprietà

Con l’Ordinanza n. 18330 del 25 giugno 2021, la Corte di Cassazione ha affermato che il titolare del diritto reale di nuda proprietà su di un fabbricato, che abbia la disponibilità di fatto del bene, può concedere l’immobile in locazione. In tal caso, i relativi canoni di locazione costituiscono reddito fondiario imponibile ai fini Irpef in capo al locatore nudo proprietario.

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato alla contribuente l’omessa dichiarazione del reddito fondiario derivante dai canoni di locazione relativi ai contratti sottoscritti in qualità di locatrice degli immobili.
La contribuente ha proposto ricorso sostenendo il difetto di soggettività passiva, in quanto titolare di nuda proprietà e, quindi, priva della disponibilità degli immobili da attribuire all’usufruttuario, mentre la sottoscrizione dei contratti doveva ritenersi “un mero errore”.
I giudici tributari hanno confermato l’atto di accertamento, valorizzando la sottoscrizione dei contratti di locazione ai fini dell’attribuzione dei canoni percepiti e di conseguenza del reddito imponibile in capo al locatore. Tuttavia, in considerazione della qualità di nudo proprietario, i giudici hanno riqualificato i canoni di locazione come “redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente”.

La decisione è stata impugnata dalla contribuente sia sotto il profilo della imputabilità del reddito, sia in relazione alla riqualificazione dei canoni come “redditi diversi”.
La Corte Suprema ha osservato, preliminarmente, che in riferimento al regime civilistico, la possibilità di concedere in locazione un immobile dipende dalla titolarità della disponibilità di fatto del bene da parte del locatore.
In altri termini, la natura personale del rapporto che si instaura tra locatore e locatario consente a chiunque abbia la disponibilità di fatto del bene, in base a titolo non contrario a norme di ordine pubblico, di concederlo validamente in locazione, compreso il nudo proprietario, la cui legittimazione a chiedere l’adempimento dell’obbligo di versamento dei canoni non può essere pertanto contestata dal conduttore convenuto, adducendo l’esistenza della posizione dell’usufruttuario, in quanto essa è estranea al rapporto personale di godimento insorto con la locazione.
In relazione al regime fiscale dei contratti di locazione, la Suprema Corte ha precisato che secondo la previsione del TUIR, i redditi fondiari concorrono a formare il reddito imponibile del percettore ai fini IRPEF, quando il locatore possieda l’immobile a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale. Poiché la nuda proprietà è un diritto reale, essa non rimane esclusa dalla previsione normativa.
La Corte di Cassazione, quindi, ha confermato la legittimità della pretesa tributaria, rettificando però la decisione dei giudici tributari in merito alla riqualificazione reddituale dei canoni di locazione, che anche nel caso in cui il locatore sia il nudo proprietario rimangono nell’alveo dei redditi fondiari.
In conclusione, i giudici della Suprema Corte hanno affermato il principio di diritto secondo il quale: “il titolare del diritto reale di nuda proprietà su di un fabbricato, che abbia la disponibilità di fatto del bene, può concedere l’immobile in locazione, ed i canoni in conseguenza pattuiti concorrono alla quantificazione della sua base imponibile, secondo la previsione generale di cui all’artt. 26 e 29 del TUIR (reddito fondiario).”.

Con l’Ordinanza n. 18330 del 25 giugno 2021, la Corte di Cassazione ha affermato che il titolare del diritto reale di nuda proprietà su di un fabbricato, che abbia la disponibilità di fatto del bene, può concedere l'immobile in locazione. In tal caso, i relativi canoni di locazione costituiscono reddito fondiario imponibile ai fini Irpef in capo al locatore nudo proprietario.

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato alla contribuente l’omessa dichiarazione del reddito fondiario derivante dai canoni di locazione relativi ai contratti sottoscritti in qualità di locatrice degli immobili.
La contribuente ha proposto ricorso sostenendo il difetto di soggettività passiva, in quanto titolare di nuda proprietà e, quindi, priva della disponibilità degli immobili da attribuire all’usufruttuario, mentre la sottoscrizione dei contratti doveva ritenersi "un mero errore".
I giudici tributari hanno confermato l’atto di accertamento, valorizzando la sottoscrizione dei contratti di locazione ai fini dell’attribuzione dei canoni percepiti e di conseguenza del reddito imponibile in capo al locatore. Tuttavia, in considerazione della qualità di nudo proprietario, i giudici hanno riqualificato i canoni di locazione come "redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente".

La decisione è stata impugnata dalla contribuente sia sotto il profilo della imputabilità del reddito, sia in relazione alla riqualificazione dei canoni come "redditi diversi".
La Corte Suprema ha osservato, preliminarmente, che in riferimento al regime civilistico, la possibilità di concedere in locazione un immobile dipende dalla titolarità della disponibilità di fatto del bene da parte del locatore.
In altri termini, la natura personale del rapporto che si instaura tra locatore e locatario consente a chiunque abbia la disponibilità di fatto del bene, in base a titolo non contrario a norme di ordine pubblico, di concederlo validamente in locazione, compreso il nudo proprietario, la cui legittimazione a chiedere l’adempimento dell'obbligo di versamento dei canoni non può essere pertanto contestata dal conduttore convenuto, adducendo l'esistenza della posizione dell'usufruttuario, in quanto essa è estranea al rapporto personale di godimento insorto con la locazione.
In relazione al regime fiscale dei contratti di locazione, la Suprema Corte ha precisato che secondo la previsione del TUIR, i redditi fondiari concorrono a formare il reddito imponibile del percettore ai fini IRPEF, quando il locatore possieda l'immobile a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale. Poiché la nuda proprietà è un diritto reale, essa non rimane esclusa dalla previsione normativa.
La Corte di Cassazione, quindi, ha confermato la legittimità della pretesa tributaria, rettificando però la decisione dei giudici tributari in merito alla riqualificazione reddituale dei canoni di locazione, che anche nel caso in cui il locatore sia il nudo proprietario rimangono nell’alveo dei redditi fondiari.
In conclusione, i giudici della Suprema Corte hanno affermato il principio di diritto secondo il quale: "il titolare del diritto reale di nuda proprietà su di un fabbricato, che abbia la disponibilità di fatto del bene, può concedere l'immobile in locazione, ed i canoni in conseguenza pattuiti concorrono alla quantificazione della sua base imponibile, secondo la previsione generale di cui all'artt. 26 e 29 del TUIR (reddito fondiario).".