Sospensione attività senza intervento CIG, dovuti i contributi se manca la comunicazione agli Enti

Anche nei settori diversi da quello edile, nei casi di assenza del lavoratore o di sospensione concordata della prestazione che costituiscano il risultato di un accordo tra le parti derivante da libera scelta del datore e non da ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo, la contribuzione è comunque dovuta con riferimento non all’orario di lavoro effettivo ma a quello normale stabilito dal CCNL. Di contro, il minimale contributivo ex art. 29 D.L. 244/1995 non si applica solo nelle ipotesi in cui non sia dovuta, in dipendenza del rapporto di lavoro, né alcuna prestazione, né alcuna retribuzione; ciò, sia che si versi nelle ipotesi di esonero tipizzate ex art. 29, sia che ricorra l’ipotesi di sospensione dell’attività senza intervento CIG, purché vi sia stata preventiva comunicazione agli enti previdenziali per gli opportuni controlli (Corte di Cassazione, ordinanza 27 maggio 2021, n. 14808)

La vicenda giudiziaria nasce dall’opposizione proposta da un datore di lavoro del settore edile avverso le cartelle esattoriali per il pagamento di contributi previdenziali e premi assicurativi richiesti dall’Inps e dall’Inail, commisurati alla retribuzione virtuale (art. 29, D.L. n. 244/1995). La Corte d’appello territoriale, in particolare, riformando la sentenza del Tribunale di prime cure, aveva accolto tale domanda, ritenendo che l’omessa comunicazione all’Inps della sospensione concordata del lavoro avrebbe potuto integrare un illecito amministrativo, ma non avrebbe potuto determinare l’insorgenza di un’obbligazione contributiva. Di qui, il minimale contributivo andava commisurato alle giornate effettivamente lavorate.
Avverso la sentenza ricorrono in Cassazione l’Inps e l’Inail, deducendo che il datore di lavoro aveva versato una contribuzione inferiore a quella virtuale e la causale di tale riduzione non era ricompresa tra quelle che giustificavano I’esenzione dall’applicazione della norma sul minimale contributivo in edilizia, da ritenersi tassative, tra le quali la sospensione dell’attività senza l’intervento della CIG, purché preventivamente comunicate agli enti previdenziali in modo da consentire gli opportuni controlli. In sostanza, trattandosi di un’ipotesi di sospensione pattizia, la stessa avrebbe potuto incidere solo sulla retribuzione e non sulla contribuzione che non è diritto disponibile.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
Secondo consolidati arresti giurisprudenziali di legittimità (da ultimo, Corte di Cassazione, sentenza n. 21479/2020), la regola del minimale contributivo deriva dal principio di autonomia del rapporto contributivo rispetto alle vicende dell’obbligazione retributiva, ben potendo l’obbligo contributivo essere parametrato a importo superiore a quanto effettivamente corrisposto dal datore di lavoro. Tale principio opera sia con riferimento all’ammontare della retribuzione c.d. contributiva, sia con riferimento all’orario di lavoro da prendere a parametro, che deve essere I’orario di lavoro normale stabilito dalla contrattazione collettiva o dal contratto individuale se superiore.
Orbene, nel settore dell’edilizia, vengono individuate ipotesi di esenzione dall’obbligo di commisurare la contribuzione ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione (art. 29, D.L. n. 244/1995), con chiara finalità antielusiva della relativa dispossizione normativa, ritenuta peraltro di stretta interpretazione (Corte di Cassazione, sentenza n. 4690/2019). Al riguardo, la necessità di tipizzare le suddette ipotesi eccettive è sorta nel settore edile proprio perché ivi la possibilità di rendere la prestazione lavorativa è normalmente condizionata da eventi esterni che sfuggono al controllo delle parti.
In ogni caso, il fatto che per gli altri settori merceologici non vi sia analoga previsione non significa che sussista una generale libertà delle parti di modulare l’orario di lavoro e la stessa presenza al lavoro così rimodulando anche l’obbligazione contributiva, considerato che questa seconda è svincolata dalla retribuzione effettivamente corrisposta e dev’essere connotata dai caratteri di predeterminabilità, oggettività e possibilità di controllo. Dunque, anche nei settori diversi da quello edile, la contribuzione è comunque dovuta nei casi di assenza del lavoratore o di sospensione concordata della prestazione stessa che costituiscano il risultato di un accordo tra le parti derivante da una libera scelta del datore di lavoro e non da ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo (quali malattia, maternità, infortunio, aspettativa, permessi, cassa integrazione) (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 16859/2020).
In conclusione, il minimale contributivo ex art. 29, D.L. n. 244/1995 non trova applicazione soltanto nelle ipotesi in cui non sia dovuta, in dipendenza del rapporto di lavoro, né alcuna prestazione lavorativa, né alcuna retribuzione-corrispettivo, ossia nei casi di sospensione del sinallagma funzionale del contratto di lavoro. Ciò, a prescindere dal fatto che si versi nelle ipotesi tipizzate ex art. 29 (e cioè di assenze per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell’attività lavorativa con intervento della cassa integrazione guadagni, nonché per altri eventi indennizzati ed eventi per i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le casse edili, oltre quelle poi previste dal D.M. 16 dicembre 1996), ovvero che ricorra qualcuna di quelle ulteriori ipotesi di sospensione “necessitata” ascrivibili all’interpretazione estensiva che della disposizione ha dato la giurisprudenza di legittimità, al fine di evitare disparità di trattamento tra imprese edili soggette o meno all’intervento della cassa integrazione guadagni (da ultimo, Corte di Cassazione, ordinanza n. 11337/2018), purché le une o le altre siano state previamente comunicate agli enti previdenziali, ai fini degli opportuni controlli.

Anche nei settori diversi da quello edile, nei casi di assenza del lavoratore o di sospensione concordata della prestazione che costituiscano il risultato di un accordo tra le parti derivante da libera scelta del datore e non da ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo, la contribuzione è comunque dovuta con riferimento non all'orario di lavoro effettivo ma a quello normale stabilito dal CCNL. Di contro, il minimale contributivo ex art. 29 D.L. 244/1995 non si applica solo nelle ipotesi in cui non sia dovuta, in dipendenza del rapporto di lavoro, né alcuna prestazione, né alcuna retribuzione; ciò, sia che si versi nelle ipotesi di esonero tipizzate ex art. 29, sia che ricorra l’ipotesi di sospensione dell'attività senza intervento CIG, purché vi sia stata preventiva comunicazione agli enti previdenziali per gli opportuni controlli (Corte di Cassazione, ordinanza 27 maggio 2021, n. 14808)

La vicenda giudiziaria nasce dall'opposizione proposta da un datore di lavoro del settore edile avverso le cartelle esattoriali per il pagamento di contributi previdenziali e premi assicurativi richiesti dall'Inps e dall'Inail, commisurati alla retribuzione virtuale (art. 29, D.L. n. 244/1995). La Corte d'appello territoriale, in particolare, riformando la sentenza del Tribunale di prime cure, aveva accolto tale domanda, ritenendo che l'omessa comunicazione all'Inps della sospensione concordata del lavoro avrebbe potuto integrare un illecito amministrativo, ma non avrebbe potuto determinare l'insorgenza di un'obbligazione contributiva. Di qui, il minimale contributivo andava commisurato alle giornate effettivamente lavorate.
Avverso la sentenza ricorrono in Cassazione l'Inps e l'Inail, deducendo che il datore di lavoro aveva versato una contribuzione inferiore a quella virtuale e la causale di tale riduzione non era ricompresa tra quelle che giustificavano I'esenzione dall'applicazione della norma sul minimale contributivo in edilizia, da ritenersi tassative, tra le quali la sospensione dell'attività senza l'intervento della CIG, purché preventivamente comunicate agli enti previdenziali in modo da consentire gli opportuni controlli. In sostanza, trattandosi di un'ipotesi di sospensione pattizia, la stessa avrebbe potuto incidere solo sulla retribuzione e non sulla contribuzione che non è diritto disponibile.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
Secondo consolidati arresti giurisprudenziali di legittimità (da ultimo, Corte di Cassazione, sentenza n. 21479/2020), la regola del minimale contributivo deriva dal principio di autonomia del rapporto contributivo rispetto alle vicende dell'obbligazione retributiva, ben potendo l'obbligo contributivo essere parametrato a importo superiore a quanto effettivamente corrisposto dal datore di lavoro. Tale principio opera sia con riferimento all'ammontare della retribuzione c.d. contributiva, sia con riferimento all'orario di lavoro da prendere a parametro, che deve essere I'orario di lavoro normale stabilito dalla contrattazione collettiva o dal contratto individuale se superiore.
Orbene, nel settore dell'edilizia, vengono individuate ipotesi di esenzione dall'obbligo di commisurare la contribuzione ad un numero di ore settimanali non inferiore all'orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione (art. 29, D.L. n. 244/1995), con chiara finalità antielusiva della relativa dispossizione normativa, ritenuta peraltro di stretta interpretazione (Corte di Cassazione, sentenza n. 4690/2019). Al riguardo, la necessità di tipizzare le suddette ipotesi eccettive è sorta nel settore edile proprio perché ivi la possibilità di rendere la prestazione lavorativa è normalmente condizionata da eventi esterni che sfuggono al controllo delle parti.
In ogni caso, il fatto che per gli altri settori merceologici non vi sia analoga previsione non significa che sussista una generale libertà delle parti di modulare l'orario di lavoro e la stessa presenza al lavoro così rimodulando anche l'obbligazione contributiva, considerato che questa seconda è svincolata dalla retribuzione effettivamente corrisposta e dev'essere connotata dai caratteri di predeterminabilità, oggettività e possibilità di controllo. Dunque, anche nei settori diversi da quello edile, la contribuzione è comunque dovuta nei casi di assenza del lavoratore o di sospensione concordata della prestazione stessa che costituiscano il risultato di un accordo tra le parti derivante da una libera scelta del datore di lavoro e non da ipotesi previste dalla legge e dal contratto collettivo (quali malattia, maternità, infortunio, aspettativa, permessi, cassa integrazione) (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 16859/2020).
In conclusione, il minimale contributivo ex art. 29, D.L. n. 244/1995 non trova applicazione soltanto nelle ipotesi in cui non sia dovuta, in dipendenza del rapporto di lavoro, né alcuna prestazione lavorativa, né alcuna retribuzione-corrispettivo, ossia nei casi di sospensione del sinallagma funzionale del contratto di lavoro. Ciò, a prescindere dal fatto che si versi nelle ipotesi tipizzate ex art. 29 (e cioè di assenze per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell'attività lavorativa con intervento della cassa integrazione guadagni, nonché per altri eventi indennizzati ed eventi per i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le casse edili, oltre quelle poi previste dal D.M. 16 dicembre 1996), ovvero che ricorra qualcuna di quelle ulteriori ipotesi di sospensione "necessitata" ascrivibili all'interpretazione estensiva che della disposizione ha dato la giurisprudenza di legittimità, al fine di evitare disparità di trattamento tra imprese edili soggette o meno all'intervento della cassa integrazione guadagni (da ultimo, Corte di Cassazione, ordinanza n. 11337/2018), purché le une o le altre siano state previamente comunicate agli enti previdenziali, ai fini degli opportuni controlli.

Formazione degli Studi Professionali di area Legale

Fondoprofessioni, con l’Avviso 09/21 ha stanziato un budget destinato al finanziamento della formazione dei dipendenti degli Studi di area Legale (Avvocati e Notai) aderenti.

Dal 6 luglio al 30 luglio, tramite la piattaforma informatica del Fondo, potranno essere presentate le richieste di finanziamento dei piani formativi pluriaziendali, rivolti a più Studi di Avvocati e Notai.
I piani formativi saranno predisposti, inviati al Fondo, gestiti e rendicontati dagli Enti attuatori accreditati, il cui elenco è consultabile sul sito www.fondoprofessioni.it, per conto degli Enti proponenti. Tra le tipologie di Enti proponenti previste dall’Avviso rientrano anche le costituende Ats (Associazioni temporanee di scopo) tra almeno due Studi. Nel caso di Ats tra Studi, in fase di presentazione del piano formativo, è sufficiente presentare una semplice dichiarazione sul modello del Fondo.
Il contributo riconosciuto dal Fondo all’Ente attuatore, a fronte della realizzazione del piano formativo, è di massimo 10 mila euro. Gli Studi coinvolti in formazione (Enti beneficiari) potranno così partecipare ai corsi organizzati di proprio interesse senza sostenere alcun costo.
L’Avviso prevede alcuni ambiti formativi prioritari, sulla base di analisi svolte dal Fondo, ovvero innovazione di processo/digitalizzazione, gestione del cliente e di relazioni complesse, responsabilità sociale di impresa e di genere, marketing/comunicazione efficace e risoluzione alternativa delle controversie (meccanismi di ADR). Tuttavia, potranno essere finanziate anche altre tipologie di attività formative, in base alle esigenze.
Gli Studi professionali che otterranno la formazione finanziata a valere sull’Avviso 09/21 potranno richiedere contributi anche sugli altri Avvisi pubblicati da Fondoprofessioni, per rispondere alle necessità di aggiornamento e sviluppo delle competenze del personale.
Inoltre, tramite l’Ente bilaterale Ebipro, lo Studio professionale potrà richiedere il rimborso della retribuzione delle ore in formazione, nell’ambito delle attività finanziate da Fondoprofessioni, seguendo quanto previsto dallo specifico Regolamento pubblicato.

Fondoprofessioni, con l’Avviso 09/21 ha stanziato un budget destinato al finanziamento della formazione dei dipendenti degli Studi di area Legale (Avvocati e Notai) aderenti.

Dal 6 luglio al 30 luglio, tramite la piattaforma informatica del Fondo, potranno essere presentate le richieste di finanziamento dei piani formativi pluriaziendali, rivolti a più Studi di Avvocati e Notai.
I piani formativi saranno predisposti, inviati al Fondo, gestiti e rendicontati dagli Enti attuatori accreditati, il cui elenco è consultabile sul sito www.fondoprofessioni.it, per conto degli Enti proponenti. Tra le tipologie di Enti proponenti previste dall’Avviso rientrano anche le costituende Ats (Associazioni temporanee di scopo) tra almeno due Studi. Nel caso di Ats tra Studi, in fase di presentazione del piano formativo, è sufficiente presentare una semplice dichiarazione sul modello del Fondo.
Il contributo riconosciuto dal Fondo all’Ente attuatore, a fronte della realizzazione del piano formativo, è di massimo 10 mila euro. Gli Studi coinvolti in formazione (Enti beneficiari) potranno così partecipare ai corsi organizzati di proprio interesse senza sostenere alcun costo.
L’Avviso prevede alcuni ambiti formativi prioritari, sulla base di analisi svolte dal Fondo, ovvero innovazione di processo/digitalizzazione, gestione del cliente e di relazioni complesse, responsabilità sociale di impresa e di genere, marketing/comunicazione efficace e risoluzione alternativa delle controversie (meccanismi di ADR). Tuttavia, potranno essere finanziate anche altre tipologie di attività formative, in base alle esigenze.
Gli Studi professionali che otterranno la formazione finanziata a valere sull’Avviso 09/21 potranno richiedere contributi anche sugli altri Avvisi pubblicati da Fondoprofessioni, per rispondere alle necessità di aggiornamento e sviluppo delle competenze del personale.
Inoltre, tramite l’Ente bilaterale Ebipro, lo Studio professionale potrà richiedere il rimborso della retribuzione delle ore in formazione, nell’ambito delle attività finanziate da Fondoprofessioni, seguendo quanto previsto dallo specifico Regolamento pubblicato.

Welfare a giugno per i dipendenti del CCNL Terziario Avanzato (Anpit – Cisal)

Spetta, nel mese di giugno, il Welfare Contrattuale ai dirigenti, quadri, impiegati e operai a cui si applica il CCNL del terziario avanzato sottoscritto da ANPIT

Il CCNL ha previsto per i Lavoratori delle prestazioni di Welfare Contrattuale per il Triennio 2019 – 2021.
Il Datore di lavoro metterà a disposizione un Welfare Contrattuale pari a:
– 2.600,00 annui per i Dirigenti;
– 1.300,00 annui per i Quadri;
– 650,00 annui per tutti gli altri livelli d’inquadramento (A1, A2, B1, B2, C1, C2, D1 e D2).
Tale Welfare sarà a disposizione di tutti i Lavoratori in forza che abbiano superato il Patto di prova, nella misura del 50% nel mese di giugno 2021 e, per il restante 50%, nel mese di 2021. Tali importi dovranno considerarsi distinti e non assorbibili rispetto alle prestazioni di Welfare Aziendale fruito in sostituzione del Premio di Risultato e saranno in aggiunta agli eventuali benefici della stessa natura che fossero già presenti in Azienda.
I valori di Welfare Contrattuale saranno spettanti a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro Categoria, dal tipo di contratto di lavoro subordinato che sia stato sottoscritto: tempo indeterminato o determinato di durata contrattuale prevista superiore a 12 mesi; a tempo pieno o parziale, purché il tempo medio ordinario lavorato sia almeno pari a 20 ore settimanali; lavoratori apprendisti; lavoratori intermittenti con indennità di disponibilità o telelavoratori.
 Sono altresì compresi i lavoratori dipendenti in astensione obbligatoria o in congedo parentale. Sono invece esclusi i tirocinanti o stagisti e i lavoratori in aspettativa non retribuita.

Spetta, nel mese di giugno, il Welfare Contrattuale ai dirigenti, quadri, impiegati e operai a cui si applica il CCNL del terziario avanzato sottoscritto da ANPIT

Il CCNL ha previsto per i Lavoratori delle prestazioni di Welfare Contrattuale per il Triennio 2019 - 2021.
Il Datore di lavoro metterà a disposizione un Welfare Contrattuale pari a:
- 2.600,00 annui per i Dirigenti;
- 1.300,00 annui per i Quadri;
- 650,00 annui per tutti gli altri livelli d’inquadramento (A1, A2, B1, B2, C1, C2, D1 e D2).
Tale Welfare sarà a disposizione di tutti i Lavoratori in forza che abbiano superato il Patto di prova, nella misura del 50% nel mese di giugno 2021 e, per il restante 50%, nel mese di 2021. Tali importi dovranno considerarsi distinti e non assorbibili rispetto alle prestazioni di Welfare Aziendale fruito in sostituzione del Premio di Risultato e saranno in aggiunta agli eventuali benefici della stessa natura che fossero già presenti in Azienda.
I valori di Welfare Contrattuale saranno spettanti a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro Categoria, dal tipo di contratto di lavoro subordinato che sia stato sottoscritto: tempo indeterminato o determinato di durata contrattuale prevista superiore a 12 mesi; a tempo pieno o parziale, purché il tempo medio ordinario lavorato sia almeno pari a 20 ore settimanali; lavoratori apprendisti; lavoratori intermittenti con indennità di disponibilità o telelavoratori.
 Sono altresì compresi i lavoratori dipendenti in astensione obbligatoria o in congedo parentale. Sono invece esclusi i tirocinanti o stagisti e i lavoratori in aspettativa non retribuita.

Precisazioni sul contributo forfettario da versare per l’emersione di lavoro irregolare

Relativamente all’emersione di rapporti di lavoro irregolari con cittadini italiani, comunitari o extracomunitari, si forniscono indicazioni sul contributo forfettario, nonché sugli adempimenti informativi e contributivi per i periodi per i quali non è dovuto tale contributo.

Al fine di garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva in conseguenza della contingente ed eccezionale emergenza sanitaria connessa alla calamità derivante dalla diffusione del contagio da COVID-19 e favorire l’emersione di rapporti di lavoro irregolari, è stato previsto, per i datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea ovvero per i datori di lavoro stranieri in possesso del titolo di soggiorno previsto dall’articolo 9 del dlgs 25 luglio 1998, n. 286, la possibilità di presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini extracomunitari presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini italiani, dell’Unione europea o extracomunitari.
A tal fine, il datore di lavoro è tenuto al “pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale.
Per le istanze presentate allo Sportello unico per l’immigrazione (SUI), riferite a rapporti di lavoro instaurati con cittadini extracomunitari, il Ministero del Lavoro ha precisato che, qualora l’istanza abbia avuto ad oggetto l’emersione di rapporti di lavoro irregolari, il versamento “può essere effettuato anche dopo la presentazione della domanda di emersione, ma prima della convocazione delle parti presso lo Sportello unico per l’immigrazione per la sottoscrizione del contratto di soggiorno”. Tale indicazione è stata confermata nella circolare congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro del 30 settembre 2020, avente ad oggetto “Decreto 7 luglio 2020. Determinazione e destinazione del contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro, relativamente ai rapporti di lavoro irregolare”.
Nella domanda di emersione presentata all’INPS, riferita ai rapporti di lavoro instaurati con cittadini italiani o dell’Unione europea, il datore ha dovuto dichiarare di impegnarsi a pagare il contributo entro dieci giorni dalla pubblicazione del decreto interministeriale del 7 luglio 2020, avvenuta nella Gazzetta Ufficiale dell’8 settembre 2020.
Tuttavia, considerato che le istruzioni per il versamento sono state fornite con la risoluzione n. 58/E del 25 settembre 2020, i datori di lavoro che hanno inoltrato istanza di emersione di rapporti di lavoro – già instaurati prima del 19 maggio 2020 – con cittadini italiani o comunitari, possano effettuare il versamento del contributo forfettario in parola, entro dieci giorni dal 31 maggio 2021. In caso di inammissibilità, archiviazione o rigetto della dichiarazione di emersione, ovvero di mancata presentazione della stessa, non si procederà alla restituzione delle somme versate a titolo di contributo forfettario”.

L’importo del contributo forfettario che il datore di lavoro è tenuto a versare è pari, per ciascun mese o frazione di mese, ai seguenti importi: euro 300,00, per i settori dell’agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse; euro 156,00, per i settori dell’assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza; euro 156,00, per il settore del lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.
Il contributo forfettario è riscosso dall’Agenzia delle Entrate.
Il versamento dei contributi forfettari deve avvenire tramite il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, reperibile presso gli sportelli bancari e gli uffici postali o scaricabile dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Interno, utilizzando i seguenti codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate con la citata Risoluzione n. 58/E del 25 settembre 2020:
– “CFZP”, denominato “Contributo forfettario 300 euro – emersione lavoro irregolare – settori agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse – DM 7 luglio 2020”;
– “CFAS”, denominato “Contributo forfettario 156 euro – emersione lavoro irregolare – settori assistenza alla persona – DM 7 luglio 2020”;
– “CFLD”, denominato “Contributo forfettario 156 euro – emersione lavoro irregolare – settore lavoro domestico e sostegno al bisogno familiare – DM 7 luglio 2020”.
Considerato che una quota del contributo forfettario è a titolo contributivo, la contribuzione forfettaria può essere versata esclusivamente con riferimento ai periodi che si collocano entro il quinquennio rispetto alla data di presentazione dell’istanza, nel rispetto dei termini di prescrizione quinquennale in materia di contribuzione obbligatoria previdenziale.
Il contributo forfettario è dovuto anche nelle ipotesi di istanze volte alla emersione di un rapporto di lavoro con cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno non valido per lo svolgimento di attività lavorativa.
Con il versamento del contributo forfettario, dovuto per ciascun mese o frazione di mese, il datoreassolve agli obblighi di versamento della contribuzione afferenti al periodo compreso tra la data di inizio del rapporto di lavoro e la data della domanda di emersione; per il suddetto periodo i lavoratori sono esclusi dal pagamento della contribuzione previdenziale a loro carico e il datore di lavoro non può applicare la rivalsa per la quota contributiva normalmente posta a carico del lavoratore.
Per i periodi di lavoro successivi, ossia per i periodi di paga decorrenti dal giorno successivo a quello di presentazione dell’istanza, il datore di lavoro è tenuto, invece, al versamento della contribuzione ordinariamente dovuta.
Per i datori di lavoro che, in seguito alla riapertura dei termini prevista con la circolare n. 4623 del 17 novembre 2020 del Ministero dell’Interno, si avvarranno della possibilità di presentare l’istanza volta alla emersione di un rapporto di lavoro, il contributo forfettario è dovuto fino alla data del 15 agosto 2020 (in quanto giorno di scadenza del termine previsto dall’art. 103 del D.L. n. 34/2020). Per i periodi di lavoro successivi, ossia per i periodi di paga decorrenti dal giorno successivo al 15 agosto 2020, il datore di lavoro è tenuto, invece, al versamento della contribuzione ordinariamente dovuta.
Il contributo forfettario non è dovuto per i rapporti di lavoro instaurati successivamente alla presentazione delle istanze volte alla conclusione di un contratto di lavoro subordinato, in attesa della definizione della procedura finalizzata alla sottoscrizione del contratto di lavoro.
Gli obblighi contributivi del datore di lavoro – che ha inoltrato istanza di emersione avente ad oggetto rapporti di lavoro irregolari con cittadini italiani e comunitari – afferenti al periodo di lavoro compreso tra la data di inizio del rapporto di lavoro e il 18 maggio 2020, giorno antecedente l’entrata in vigore del D.L. n. 34/2020, sono assolti con il versamento dell’importo del contributo forfettario previsto dall’articolo 103, comma 7, ultimo periodo, del D.L. n. 34/2020.
Per il suddetto periodo, quindi, i lavoratori sono esclusi dal pagamento della contribuzione previdenziale a loro carico e il datore di lavoro non può applicare la rivalsa per la quota contributiva che normalmente è a carico del lavoratore, in quanto il contributo forfettario in argomento copre interamente anche tale quota di contributi.
Per i periodi di lavoro decorrenti dal 19 maggio 2020, il datore di lavoro è tenuto, invece, al versamento della contribuzione ordinariamente dovuta.

Il mancato versamento del contributo forfetario di 500,00 euro e del contributo previsto dal decreto 7 luglio 2020 comportano l’inammissibilità dell’istanza e/o il mancato accoglimento.
Non possono essere accolte le domande di emersione inoltrate da datori di lavoro che svolgono attività con un codice Ateco diverso da quelli contenuti nella tabella di cui all’allegato 1 del decreto 27 maggio 2020.
Nel caso di istanze volte alla regolarizzazione di rapporti di lavoro già in essere con cittadini italiani o comunitari, “il rapporto di lavoro subordinato irregolare oggetto dell’istanza deve avere avuto inizio in data antecedente al 19 maggio 2020 (data di pubblicazione del D.L. n. 34/2020) e deve risultare ancora in essere alla data di presentazione dell’istanza”. Pertanto, anche le istanze prive dei suddetti requisiti non possono essere accolte.
Inoltre, non possono essere oggetto di dichiarazione di emersione i lavoratori già individuati come “lavoratori in nero” a seguito di accertamenti ispettivi o per i quali si sia già proceduto alla notifica di addebiti in data precedente al 1° giugno 2020, data a decorrere dalla quale il datore di lavoro poteva presentare l’istanza di emersione.
Considerato che, la presentazione delle istanze di regolarizzazione consente lo svolgimento dell’attività lavorativa alle dipendenze del datore di lavoro che ha presentato l’istanza, nel caso in cui l’istanza di emersione abbia ad oggetto un rapporto di lavoro già in essere, nei casi di inammissibilità o di rigetto della domanda di emersione, il datore di lavoro è tenuto al versamento della contribuzione secondo le caratteristiche contributive proprie del settore di inquadramento, calcolata sulle retribuzioni contrattuali, a decorrere dalla data di inizio del rapporto di lavoro, oltre alle sanzioni civili ai sensi dell’articolo 116, comma 8, lett. b), della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Ciò vale anche nell’ipotesi di attività di lavoro subordinato svolta da lavoratore extracomunitario privo di permesso di soggiorno.

Relativamente all’emersione di rapporti di lavoro irregolari con cittadini italiani, comunitari o extracomunitari, si forniscono indicazioni sul contributo forfettario, nonché sugli adempimenti informativi e contributivi per i periodi per i quali non è dovuto tale contributo.

Al fine di garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva in conseguenza della contingente ed eccezionale emergenza sanitaria connessa alla calamità derivante dalla diffusione del contagio da COVID-19 e favorire l'emersione di rapporti di lavoro irregolari, è stato previsto, per i datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea ovvero per i datori di lavoro stranieri in possesso del titolo di soggiorno previsto dall'articolo 9 del dlgs 25 luglio 1998, n. 286, la possibilità di presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini extracomunitari presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini italiani, dell’Unione europea o extracomunitari.
A tal fine, il datore di lavoro è tenuto al "pagamento di un contributo forfettario per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale.
Per le istanze presentate allo Sportello unico per l’immigrazione (SUI), riferite a rapporti di lavoro instaurati con cittadini extracomunitari, il Ministero del Lavoro ha precisato che, qualora l’istanza abbia avuto ad oggetto l’emersione di rapporti di lavoro irregolari, il versamento "può essere effettuato anche dopo la presentazione della domanda di emersione, ma prima della convocazione delle parti presso lo Sportello unico per l’immigrazione per la sottoscrizione del contratto di soggiorno". Tale indicazione è stata confermata nella circolare congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro del 30 settembre 2020, avente ad oggetto "Decreto 7 luglio 2020. Determinazione e destinazione del contributo forfettario per le somme dovute dal datore di lavoro, relativamente ai rapporti di lavoro irregolare".
Nella domanda di emersione presentata all’INPS, riferita ai rapporti di lavoro instaurati con cittadini italiani o dell’Unione europea, il datore ha dovuto dichiarare di impegnarsi a pagare il contributo entro dieci giorni dalla pubblicazione del decreto interministeriale del 7 luglio 2020, avvenuta nella Gazzetta Ufficiale dell’8 settembre 2020.
Tuttavia, considerato che le istruzioni per il versamento sono state fornite con la risoluzione n. 58/E del 25 settembre 2020, i datori di lavoro che hanno inoltrato istanza di emersione di rapporti di lavoro - già instaurati prima del 19 maggio 2020 - con cittadini italiani o comunitari, possano effettuare il versamento del contributo forfettario in parola, entro dieci giorni dal 31 maggio 2021. In caso di inammissibilità, archiviazione o rigetto della dichiarazione di emersione, ovvero di mancata presentazione della stessa, non si procederà alla restituzione delle somme versate a titolo di contributo forfettario".

L’importo del contributo forfettario che il datore di lavoro è tenuto a versare è pari, per ciascun mese o frazione di mese, ai seguenti importi: euro 300,00, per i settori dell'agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse; euro 156,00, per i settori dell'assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l'autosufficienza; euro 156,00, per il settore del lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.
Il contributo forfettario è riscosso dall’Agenzia delle Entrate.
Il versamento dei contributi forfettari deve avvenire tramite il modello "F24 Versamenti con elementi identificativi", reperibile presso gli sportelli bancari e gli uffici postali o scaricabile dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Interno, utilizzando i seguenti codici tributo istituiti dall’Agenzia delle Entrate con la citata Risoluzione n. 58/E del 25 settembre 2020:
- "CFZP", denominato "Contributo forfettario 300 euro - emersione lavoro irregolare - settori agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse - DM 7 luglio 2020";
- "CFAS", denominato "Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settori assistenza alla persona - DM 7 luglio 2020";
- "CFLD", denominato "Contributo forfettario 156 euro - emersione lavoro irregolare - settore lavoro domestico e sostegno al bisogno familiare - DM 7 luglio 2020".
Considerato che una quota del contributo forfettario è a titolo contributivo, la contribuzione forfettaria può essere versata esclusivamente con riferimento ai periodi che si collocano entro il quinquennio rispetto alla data di presentazione dell’istanza, nel rispetto dei termini di prescrizione quinquennale in materia di contribuzione obbligatoria previdenziale.
Il contributo forfettario è dovuto anche nelle ipotesi di istanze volte alla emersione di un rapporto di lavoro con cittadini extracomunitari titolari di permesso di soggiorno non valido per lo svolgimento di attività lavorativa.
Con il versamento del contributo forfettario, dovuto per ciascun mese o frazione di mese, il datoreassolve agli obblighi di versamento della contribuzione afferenti al periodo compreso tra la data di inizio del rapporto di lavoro e la data della domanda di emersione; per il suddetto periodo i lavoratori sono esclusi dal pagamento della contribuzione previdenziale a loro carico e il datore di lavoro non può applicare la rivalsa per la quota contributiva normalmente posta a carico del lavoratore.
Per i periodi di lavoro successivi, ossia per i periodi di paga decorrenti dal giorno successivo a quello di presentazione dell’istanza, il datore di lavoro è tenuto, invece, al versamento della contribuzione ordinariamente dovuta.
Per i datori di lavoro che, in seguito alla riapertura dei termini prevista con la circolare n. 4623 del 17 novembre 2020 del Ministero dell’Interno, si avvarranno della possibilità di presentare l’istanza volta alla emersione di un rapporto di lavoro, il contributo forfettario è dovuto fino alla data del 15 agosto 2020 (in quanto giorno di scadenza del termine previsto dall’art. 103 del D.L. n. 34/2020). Per i periodi di lavoro successivi, ossia per i periodi di paga decorrenti dal giorno successivo al 15 agosto 2020, il datore di lavoro è tenuto, invece, al versamento della contribuzione ordinariamente dovuta.
Il contributo forfettario non è dovuto per i rapporti di lavoro instaurati successivamente alla presentazione delle istanze volte alla conclusione di un contratto di lavoro subordinato, in attesa della definizione della procedura finalizzata alla sottoscrizione del contratto di lavoro.
Gli obblighi contributivi del datore di lavoro - che ha inoltrato istanza di emersione avente ad oggetto rapporti di lavoro irregolari con cittadini italiani e comunitari - afferenti al periodo di lavoro compreso tra la data di inizio del rapporto di lavoro e il 18 maggio 2020, giorno antecedente l’entrata in vigore del D.L. n. 34/2020, sono assolti con il versamento dell’importo del contributo forfettario previsto dall’articolo 103, comma 7, ultimo periodo, del D.L. n. 34/2020.
Per il suddetto periodo, quindi, i lavoratori sono esclusi dal pagamento della contribuzione previdenziale a loro carico e il datore di lavoro non può applicare la rivalsa per la quota contributiva che normalmente è a carico del lavoratore, in quanto il contributo forfettario in argomento copre interamente anche tale quota di contributi.
Per i periodi di lavoro decorrenti dal 19 maggio 2020, il datore di lavoro è tenuto, invece, al versamento della contribuzione ordinariamente dovuta.

Il mancato versamento del contributo forfetario di 500,00 euro e del contributo previsto dal decreto 7 luglio 2020 comportano l’inammissibilità dell’istanza e/o il mancato accoglimento.
Non possono essere accolte le domande di emersione inoltrate da datori di lavoro che svolgono attività con un codice Ateco diverso da quelli contenuti nella tabella di cui all’allegato 1 del decreto 27 maggio 2020.
Nel caso di istanze volte alla regolarizzazione di rapporti di lavoro già in essere con cittadini italiani o comunitari, "il rapporto di lavoro subordinato irregolare oggetto dell’istanza deve avere avuto inizio in data antecedente al 19 maggio 2020 (data di pubblicazione del D.L. n. 34/2020) e deve risultare ancora in essere alla data di presentazione dell’istanza". Pertanto, anche le istanze prive dei suddetti requisiti non possono essere accolte.
Inoltre, non possono essere oggetto di dichiarazione di emersione i lavoratori già individuati come "lavoratori in nero" a seguito di accertamenti ispettivi o per i quali si sia già proceduto alla notifica di addebiti in data precedente al 1° giugno 2020, data a decorrere dalla quale il datore di lavoro poteva presentare l’istanza di emersione.
Considerato che, la presentazione delle istanze di regolarizzazione consente lo svolgimento dell’attività lavorativa alle dipendenze del datore di lavoro che ha presentato l’istanza, nel caso in cui l’istanza di emersione abbia ad oggetto un rapporto di lavoro già in essere, nei casi di inammissibilità o di rigetto della domanda di emersione, il datore di lavoro è tenuto al versamento della contribuzione secondo le caratteristiche contributive proprie del settore di inquadramento, calcolata sulle retribuzioni contrattuali, a decorrere dalla data di inizio del rapporto di lavoro, oltre alle sanzioni civili ai sensi dell’articolo 116, comma 8, lett. b), della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Ciò vale anche nell’ipotesi di attività di lavoro subordinato svolta da lavoratore extracomunitario privo di permesso di soggiorno.

PNRR: prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure

Via libera del CdM al decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure. Il decreto interviene anche in materia di Subappalti: fino al 31 ottobre 2021, in deroga alle norme in vigore, il subappalto non può superare la quota del 50% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture, ma sono vietate l’integrale cessione del contratto di appalto e l’affidamento a terzi della integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni che ne sono oggetto, così come l’esecuzione prevalente delle lavorazioni ad alta intensità di manodopera. Dal 1° novembre 2021, viene rimosso ogni limite quantitativo al subappalto, ma le stazioni appaltanti indicheranno nei documenti di gara le prestazioni o lavorazioni che devono essere eseguite obbligatoriamente a cura dell’aggiudicatario in ragione della loro specificità.

STRUTTURA DELLA GOVERNANCE
Il decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e le prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure, approvato in data 28 maggio 2021 dal Consiglio dei Ministri, è articolato su più livelli.
La responsabilità di indirizzo del Piano è assegnata alla Presidenza del Consiglio dei ministri. E’ istituita una Cabina di regia, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri, alla quale partecipano di volta in volta i Ministri e i Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri competenti in ragione delle tematiche affrontate in ciascuna seduta. E’ istituita anche una Segreteria tecnica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che supporta le attività della Cabina di regia, la cui durata temporanea è superiore a quella del Governo che la istituisce e si protrae fino al completamento del PNRR entro il 31 dicembre 2026.
E’ istituita altresì un’Unità per la razionalizzazione e il miglioramento dell’efficacia della regolazione, con l’obiettivo di superare gli ostacoli normativi, regolamentari e burocratici che possono rallentare l’attuazione del Piano.
È istituito, poi, un Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale composto da rappresentanti delle parti sociali, del Governo, delle Regioni, degli Enti locali e dei rispettivi organismi associativi, delle categorie produttive e sociali, del sistema dell’università e della ricerca scientifica e della società civile.
Alla realizzazione operativa degli interventi previsti dal PNRR provvedono i singoli soggetti attuatori: le Amministrazioni centrali, le Regioni e le Province autonome e gli enti locali, sulla base delle specifiche competenze istituzionali o della diversa titolarità degli interventi definita nel PNRR.

SEMPLIFICAZIONE PROCEDURE E RAFFORZAMENTO CAPACITA’ AMMINISTRATIVA
Il decreto prevede interventi volti ad accelerare e snellire le procedure e, allo stesso tempo a rafforzare la capacità amministrativa della Pubblica amministrazione in vari settori.

Subappalto
In materia di subappalto, dalla data di entrata in vigore del decreto:
– fino al 31 ottobre 2021, in deroga alle norme in vigore che prevedono un limite del 30%, il subappalto non può superare la quota del 50% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture. Sono comunque vietate l’integrale cessione del contratto di appalto e l’affidamento a terzi della integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni che ne sono oggetto, così come l’esecuzione prevalente delle lavorazioni ad alta intensità di manodopera. Infine, il subappaltatore deve garantire gli stessi standard qualitativi e prestazionali previsti nel contratto di appalto e riconoscere ai lavoratori un trattamento economico e normativo non inferiore a quello che avrebbe garantito il contraente principale, inclusa l’applicazione degli stessi contratti collettivi nazionali di lavoro;
– dal 1° novembre 2021, viene rimosso ogni limite quantitativo al subappalto, ma le stazioni appaltanti indicheranno nei documenti di gara le prestazioni o lavorazioni che devono essere eseguite obbligatoriamente a cura dell’aggiudicatario in ragione della loro specificità. Inoltre, le stesse dovranno indicare le opere per le quali è necessario rafforzare il controllo delle attività di cantiere e dei luoghi di lavoro e garantire una maggiore tutela delle condizioni di lavoro e della salute e sicurezza dei lavoratori e prevenire il rischio di infiltrazioni criminali, a meno che i subappaltatori siano iscritti nelle white list o nell’anagrafe antimafia;
– il contraente principale e il subappaltatore sono responsabili in solido nei confronti della stazione appaltante.

Appalto integrato
Per gli interventi del PNRR è previsto un unico affidamento per la progettazione e l’esecuzione dell’opera sulla base del progetto di fattibilità tecnico-economica. L’aggiudicazione avverrà sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che tiene conto anche degli aspetti qualitativi oltre che economici.

Inserimento al lavoro di donne e giovani
Le aziende, anche di piccole dimensioni (sopra i 15 dipendenti) che partecipano alle gare per le opere del PNRR e che risultino affidatarie dei contratti hanno l’obbligo di presentare un rapporto sulla situazione del personale in riferimento all’inclusione delle donne nelle attività e nei processi aziendali. in caso di violazione dell’obbligo, è prevista l’applicazione di penali e l’impossibilità di partecipare per 12 mesi a ulteriori procedure. Nei bandi di gara saranno quindi riconosciuti punteggi aggiuntivi per le aziende che utilizzano strumenti di conciliazione vita-lavoro, che si impegnino ad assumere donne e giovani sotto i 35 anni, che nell’ultimo triennio abbiano rispettato i principi di parità di genere e adottato misure per promuovere pari opportunità per i giovani e le donne nelle assunzioni, nei livelli retributivi e degli incarichi apicali. Salve motivate ragioni, le stazioni appaltanti includono nel bando l’obbligo del partecipante alla gara di riservare a giovani e donne una quota delle assunzioni necessarie per eseguire il contratto.

Trasparenza e pubblicità degli appalti
Tutte le informazioni relative alla programmazione, alla scelta del contraente, all’aggiudicazione ed esecuzione delle opere saranno gestite e trasmesse alla banca dati dei contratti pubblici dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) attraverso l’impiego di piattaforme informatiche interoperabili. La banca dati degli operatori economici è accorpata alla Banca dati dei contratti pubblici e verrà gestita da ANAC. All’interno della nuova banca dati, verrà istituito il fascicolo virtuale dell’operatore economico, nel quale saranno conservati tutte le informazioni necessarie ai fini della partecipazione alle procedure di gara, rendendo più semplice le attività di verifica e controllo da parte delle stazioni appaltanti. Queste ultime dovranno avere requisiti di qualità in termini di esperienza pregressa documentata, personale qualificato e strumentazione tecnica adeguata.

Primo rafforzamento del sistema delle stazioni appaltanti
Nelle more di una compiuta razionalizzazione, riduzione e qualificazione delle stazioni appaltanti, si vieta ai Comuni non capoluogo di affidare appalti per interventi del PNRR, dovendo ricorrere alle Unioni di Comuni, Consorzi, Città metropolitane, Province e Comuni capoluogo.

Via libera del CdM al decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure. Il decreto interviene anche in materia di Subappalti: fino al 31 ottobre 2021, in deroga alle norme in vigore, il subappalto non può superare la quota del 50% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture, ma sono vietate l’integrale cessione del contratto di appalto e l’affidamento a terzi della integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni che ne sono oggetto, così come l’esecuzione prevalente delle lavorazioni ad alta intensità di manodopera. Dal 1° novembre 2021, viene rimosso ogni limite quantitativo al subappalto, ma le stazioni appaltanti indicheranno nei documenti di gara le prestazioni o lavorazioni che devono essere eseguite obbligatoriamente a cura dell’aggiudicatario in ragione della loro specificità.

STRUTTURA DELLA GOVERNANCE
Il decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e le prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure, approvato in data 28 maggio 2021 dal Consiglio dei Ministri, è articolato su più livelli.
La responsabilità di indirizzo del Piano è assegnata alla Presidenza del Consiglio dei ministri. E’ istituita una Cabina di regia, presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri, alla quale partecipano di volta in volta i Ministri e i Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri competenti in ragione delle tematiche affrontate in ciascuna seduta. E’ istituita anche una Segreteria tecnica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che supporta le attività della Cabina di regia, la cui durata temporanea è superiore a quella del Governo che la istituisce e si protrae fino al completamento del PNRR entro il 31 dicembre 2026.
E’ istituita altresì un’Unità per la razionalizzazione e il miglioramento dell’efficacia della regolazione, con l’obiettivo di superare gli ostacoli normativi, regolamentari e burocratici che possono rallentare l’attuazione del Piano.
È istituito, poi, un Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale composto da rappresentanti delle parti sociali, del Governo, delle Regioni, degli Enti locali e dei rispettivi organismi associativi, delle categorie produttive e sociali, del sistema dell’università e della ricerca scientifica e della società civile.
Alla realizzazione operativa degli interventi previsti dal PNRR provvedono i singoli soggetti attuatori: le Amministrazioni centrali, le Regioni e le Province autonome e gli enti locali, sulla base delle specifiche competenze istituzionali o della diversa titolarità degli interventi definita nel PNRR.

SEMPLIFICAZIONE PROCEDURE E RAFFORZAMENTO CAPACITA’ AMMINISTRATIVA
Il decreto prevede interventi volti ad accelerare e snellire le procedure e, allo stesso tempo a rafforzare la capacità amministrativa della Pubblica amministrazione in vari settori.

Subappalto
In materia di subappalto, dalla data di entrata in vigore del decreto:
- fino al 31 ottobre 2021, in deroga alle norme in vigore che prevedono un limite del 30%, il subappalto non può superare la quota del 50% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture. Sono comunque vietate l’integrale cessione del contratto di appalto e l’affidamento a terzi della integrale esecuzione delle prestazioni o lavorazioni che ne sono oggetto, così come l’esecuzione prevalente delle lavorazioni ad alta intensità di manodopera. Infine, il subappaltatore deve garantire gli stessi standard qualitativi e prestazionali previsti nel contratto di appalto e riconoscere ai lavoratori un trattamento economico e normativo non inferiore a quello che avrebbe garantito il contraente principale, inclusa l’applicazione degli stessi contratti collettivi nazionali di lavoro;
- dal 1° novembre 2021, viene rimosso ogni limite quantitativo al subappalto, ma le stazioni appaltanti indicheranno nei documenti di gara le prestazioni o lavorazioni che devono essere eseguite obbligatoriamente a cura dell’aggiudicatario in ragione della loro specificità. Inoltre, le stesse dovranno indicare le opere per le quali è necessario rafforzare il controllo delle attività di cantiere e dei luoghi di lavoro e garantire una maggiore tutela delle condizioni di lavoro e della salute e sicurezza dei lavoratori e prevenire il rischio di infiltrazioni criminali, a meno che i subappaltatori siano iscritti nelle white list o nell’anagrafe antimafia;
- il contraente principale e il subappaltatore sono responsabili in solido nei confronti della stazione appaltante.

Appalto integrato
Per gli interventi del PNRR è previsto un unico affidamento per la progettazione e l’esecuzione dell’opera sulla base del progetto di fattibilità tecnico-economica. L’aggiudicazione avverrà sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che tiene conto anche degli aspetti qualitativi oltre che economici.

Inserimento al lavoro di donne e giovani
Le aziende, anche di piccole dimensioni (sopra i 15 dipendenti) che partecipano alle gare per le opere del PNRR e che risultino affidatarie dei contratti hanno l’obbligo di presentare un rapporto sulla situazione del personale in riferimento all’inclusione delle donne nelle attività e nei processi aziendali. in caso di violazione dell’obbligo, è prevista l’applicazione di penali e l’impossibilità di partecipare per 12 mesi a ulteriori procedure. Nei bandi di gara saranno quindi riconosciuti punteggi aggiuntivi per le aziende che utilizzano strumenti di conciliazione vita-lavoro, che si impegnino ad assumere donne e giovani sotto i 35 anni, che nell’ultimo triennio abbiano rispettato i principi di parità di genere e adottato misure per promuovere pari opportunità per i giovani e le donne nelle assunzioni, nei livelli retributivi e degli incarichi apicali. Salve motivate ragioni, le stazioni appaltanti includono nel bando l’obbligo del partecipante alla gara di riservare a giovani e donne una quota delle assunzioni necessarie per eseguire il contratto.

Trasparenza e pubblicità degli appalti
Tutte le informazioni relative alla programmazione, alla scelta del contraente, all’aggiudicazione ed esecuzione delle opere saranno gestite e trasmesse alla banca dati dei contratti pubblici dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) attraverso l’impiego di piattaforme informatiche interoperabili. La banca dati degli operatori economici è accorpata alla Banca dati dei contratti pubblici e verrà gestita da ANAC. All’interno della nuova banca dati, verrà istituito il fascicolo virtuale dell’operatore economico, nel quale saranno conservati tutte le informazioni necessarie ai fini della partecipazione alle procedure di gara, rendendo più semplice le attività di verifica e controllo da parte delle stazioni appaltanti. Queste ultime dovranno avere requisiti di qualità in termini di esperienza pregressa documentata, personale qualificato e strumentazione tecnica adeguata.

Primo rafforzamento del sistema delle stazioni appaltanti
Nelle more di una compiuta razionalizzazione, riduzione e qualificazione delle stazioni appaltanti, si vieta ai Comuni non capoluogo di affidare appalti per interventi del PNRR, dovendo ricorrere alle Unioni di Comuni, Consorzi, Città metropolitane, Province e Comuni capoluogo.

“Prima casa”: agevolazioni in caso di acquisto con provvedimento giudiziale

La agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della “prima casa” sono riconosciute anche nei casi di trasferimento dell’immobile con provvedimento giudiziale. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle formalità inerenti le dichiarazioni dei requisiti, all’opzione per il sistema cd. del “prezzo-valore” ed alla registrazione (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 28 maggio 2021, n. 38/E).

In tema di agevolazioni per l’acquisto della “prima casa”, è riconosciuta l’applicazione dell’aliquota agevolata del 2 per cento per i trasferimenti che hanno per oggetto case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A/1, A/8 e A/9, ove ricorrano specifiche condizioni.
L’agevolazione è riconosciuta anche per i trasferimenti soggetti ad Iva (alternativa all’imposta di registro) prevedendo l’applicazione dell’aliquota al 4 per cento.
Ai fini del riconoscimento dei benefici fiscali, l’acquirente è tenuto a rendere determinate dichiarazioni in ordine alla residenza nel comune ove è ubicato l’immobile e alla cd. pre-possidenza.

Secondo un orientamento ormai consolidato è possibile chiedere l’applicazione dell’agevolazione “prima casa” anche nelle ipotesi in cui il trasferimento immobiliare avviene con un provvedimento giudiziale.

Ai fini del riconoscimento dell’agevolazione “prima casa” in relazione all’acquisto dell’immobile con provvedimento giudiziale, le previste dichiarazioni dell’acquirente possono essere rese:
– nelle more del giudizio, talché risultino dal provvedimento medesimo;
– in un momento successivo, purché prima della registrazione dell’atto.

Riguardo al momento in cui rilasciare le dichiarazioni richieste, in particolare, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che:
a) in caso di acquisto a un’asta immobiliare, qualora le agevolazioni fiscali “prima casa” non siano state richieste nella domanda di partecipazione, le dichiarazioni riguardanti il possesso dei requisiti possono essere rese nelle more della registrazione del decreto di trasferimento;
b) in caso di acquisto per usucapione, qualora le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni “prima casa” non siano state rese nella sentenza e negli atti del procedimento, è possibile, comunque, beneficiare delle predette agevolazioni mediante integrazione dell’atto giudiziale, con dichiarazione autenticata nelle firme, da autorità anche diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziale, da allegare al provvedimento stesso nelle more della sua registrazione;
c) in caso di vendita forzata, l’acquirente deve provvedere a rendere le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni “prima casa”, prima della registrazione del decreto di trasferimento del giudice dell’esecuzione, che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene”;
d) in caso di sentenza emessa in esecuzione dell’obbligo di concludere il contratto di trasferimento dell’immobile, le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni “prima casa” devono essere rese prima della registrazione della sentenza sostitutiva del contratto non concluso che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene.

In relazione alla forma delle dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni “prima casa”, è riconosciuta la possibilità di richiedere l’applicazione del regime agevolato mediante integrazione dell’atto con dichiarazione autenticata nelle firme, da autorità anche diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziale, stilata ed allegata al provvedimento stesso nelle more della sua registrazione.
È esclusa la possibilità di rendere le medesime dichiarazioni attraverso una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

OPZIONE PER IL SISTEMA DEL PREZZO-VALORE

Un altro beneficio riconosciuto per l’acquisto della prima casa è l’opzione per il sistema del prezzo-valore, applicabile alle sole cessioni nei confronti di persone fisiche che non agiscano nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e relative pertinenze.
Attraverso l’opzione, la base imponibile ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali è costituita dal valore catastale, indipendentemente dal corrispettivo pattuito, fermo restando comunque l’obbligo di indicare il corrispettivo pattuito nell’atto di trasferimento.
A tal fine, la parte acquirente deve richiederne l’applicazione al notaio all’atto della cessione.
La disposizione costituisce una deroga al criterio generale secondo cui l’imposta va applicata sul maggiore tra il “valore del bene” ed il “corrispettivo pattuito”.

In presenza dei requisiti per l’applicazione del sistema cd. del “prezzo-valore”, la richiesta può essere formulata dall’acquirente anche nelle ipotesi in cui il trasferimento avviene con provvedimento giudiziale, non risultando ostativa l’assenza della figura notarile.
In tale ipotesi, le previste dichiarazioni vanno rese dalla parte interessata, di regola, nelle more del giudizio talché risultino dal provvedimento medesimo. Tuttavia, ove ciò non sia avvenuto, è riconosciuta la possibilità di formulare le previste dichiarazioni, purché prima della registrazione del provvedimento giudiziale.
Per quanto concerne la forma delle dichiarazioni è possibile ricorrere alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

REGISTRAZIONE

Riguardo alla registrazione degli atti giudiziari, l’Agenzia delle Entrate ha sviluppato una apposita procedura ad accesso libero disponibile sul sito Internet istituzionale www.agenziaentrate.gov.it, attraverso la quale è possibile provvedere spontaneamente al pagamento dell’imposta liquidata dall’Ufficio sugli atti ricevuti.
All’interno della sezione “Servizi> Pagamenti> Calcolo degli importi per la tassazione degli atti giudiziari” è possibile conoscere il dettaglio dei tributi e degli importi dovuti per la registrazione inserendo i dati del provvedimento giudiziale.
Inoltre, è possibile stampare il relativo modello di pagamento F24, anche integrato con i dati anagrafici (previa compilazione degli appositi campi).

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione “prima casa” o dell’opzione per il sistema cd. del “prezzo-valore”, l’avvenuta determinazione degli importi da versare per la registrazione e la relativa esposizione della tassazione dell’atto giudiziale nella procedura non risultano ostativi alla presentazione all’Ufficio territoriale competente per la registrazione delle corrispondenti richieste, rendendo le relative dichiarazioni nelle forme descritte in precedenza.
Il processo di registrazione, in generale, viene posto in essere solo a seguito del pagamento degli importi liquidati.
Nel caso di utilizzo delle informazioni presenti nel modello di versamento proposto dal servizio di tassazione degli atti giudiziari la registrazione verrà effettuata, a seguito dell’avvenuto pagamento, in via automatizzata direttamente da parte del sistema centrale.

La agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della "prima casa" sono riconosciute anche nei casi di trasferimento dell’immobile con provvedimento giudiziale. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle formalità inerenti le dichiarazioni dei requisiti, all’opzione per il sistema cd. del "prezzo-valore" ed alla registrazione (Agenzia delle Entrate - Risoluzione 28 maggio 2021, n. 38/E).

In tema di agevolazioni per l’acquisto della "prima casa", è riconosciuta l’applicazione dell’aliquota agevolata del 2 per cento per i trasferimenti che hanno per oggetto case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A/1, A/8 e A/9, ove ricorrano specifiche condizioni.
L’agevolazione è riconosciuta anche per i trasferimenti soggetti ad Iva (alternativa all’imposta di registro) prevedendo l’applicazione dell’aliquota al 4 per cento.
Ai fini del riconoscimento dei benefici fiscali, l’acquirente è tenuto a rendere determinate dichiarazioni in ordine alla residenza nel comune ove è ubicato l’immobile e alla cd. pre-possidenza.

Secondo un orientamento ormai consolidato è possibile chiedere l’applicazione dell’agevolazione "prima casa" anche nelle ipotesi in cui il trasferimento immobiliare avviene con un provvedimento giudiziale.

Ai fini del riconoscimento dell’agevolazione "prima casa" in relazione all’acquisto dell’immobile con provvedimento giudiziale, le previste dichiarazioni dell’acquirente possono essere rese:
- nelle more del giudizio, talché risultino dal provvedimento medesimo;
- in un momento successivo, purché prima della registrazione dell’atto.

Riguardo al momento in cui rilasciare le dichiarazioni richieste, in particolare, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che:
a) in caso di acquisto a un’asta immobiliare, qualora le agevolazioni fiscali "prima casa" non siano state richieste nella domanda di partecipazione, le dichiarazioni riguardanti il possesso dei requisiti possono essere rese nelle more della registrazione del decreto di trasferimento;
b) in caso di acquisto per usucapione, qualora le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni "prima casa" non siano state rese nella sentenza e negli atti del procedimento, è possibile, comunque, beneficiare delle predette agevolazioni mediante integrazione dell’atto giudiziale, con dichiarazione autenticata nelle firme, da autorità anche diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziale, da allegare al provvedimento stesso nelle more della sua registrazione;
c) in caso di vendita forzata, l’acquirente deve provvedere a rendere le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni "prima casa", prima della registrazione del decreto di trasferimento del giudice dell’esecuzione, che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene";
d) in caso di sentenza emessa in esecuzione dell’obbligo di concludere il contratto di trasferimento dell’immobile, le dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni "prima casa" devono essere rese prima della registrazione della sentenza sostitutiva del contratto non concluso che costituisce l’atto al quale va riconosciuta efficacia traslativa della proprietà del bene.

In relazione alla forma delle dichiarazioni necessarie per fruire delle agevolazioni "prima casa", è riconosciuta la possibilità di richiedere l’applicazione del regime agevolato mediante integrazione dell’atto con dichiarazione autenticata nelle firme, da autorità anche diversa da quella che aveva redatto il provvedimento giudiziale, stilata ed allegata al provvedimento stesso nelle more della sua registrazione.
È esclusa la possibilità di rendere le medesime dichiarazioni attraverso una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

OPZIONE PER IL SISTEMA DEL PREZZO-VALORE

Un altro beneficio riconosciuto per l’acquisto della prima casa è l’opzione per il sistema del prezzo-valore, applicabile alle sole cessioni nei confronti di persone fisiche che non agiscano nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali, aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e relative pertinenze.
Attraverso l’opzione, la base imponibile ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali è costituita dal valore catastale, indipendentemente dal corrispettivo pattuito, fermo restando comunque l’obbligo di indicare il corrispettivo pattuito nell’atto di trasferimento.
A tal fine, la parte acquirente deve richiederne l’applicazione al notaio all’atto della cessione.
La disposizione costituisce una deroga al criterio generale secondo cui l’imposta va applicata sul maggiore tra il "valore del bene" ed il "corrispettivo pattuito".

In presenza dei requisiti per l’applicazione del sistema cd. del "prezzo-valore", la richiesta può essere formulata dall’acquirente anche nelle ipotesi in cui il trasferimento avviene con provvedimento giudiziale, non risultando ostativa l’assenza della figura notarile.
In tale ipotesi, le previste dichiarazioni vanno rese dalla parte interessata, di regola, nelle more del giudizio talché risultino dal provvedimento medesimo. Tuttavia, ove ciò non sia avvenuto, è riconosciuta la possibilità di formulare le previste dichiarazioni, purché prima della registrazione del provvedimento giudiziale.
Per quanto concerne la forma delle dichiarazioni è possibile ricorrere alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

REGISTRAZIONE

Riguardo alla registrazione degli atti giudiziari, l’Agenzia delle Entrate ha sviluppato una apposita procedura ad accesso libero disponibile sul sito Internet istituzionale www.agenziaentrate.gov.it, attraverso la quale è possibile provvedere spontaneamente al pagamento dell’imposta liquidata dall’Ufficio sugli atti ricevuti.
All’interno della sezione "Servizi> Pagamenti> Calcolo degli importi per la tassazione degli atti giudiziari" è possibile conoscere il dettaglio dei tributi e degli importi dovuti per la registrazione inserendo i dati del provvedimento giudiziale.
Inoltre, è possibile stampare il relativo modello di pagamento F24, anche integrato con i dati anagrafici (previa compilazione degli appositi campi).

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, ai fini dell’applicazione dell’agevolazione "prima casa" o dell’opzione per il sistema cd. del "prezzo-valore", l’avvenuta determinazione degli importi da versare per la registrazione e la relativa esposizione della tassazione dell’atto giudiziale nella procedura non risultano ostativi alla presentazione all’Ufficio territoriale competente per la registrazione delle corrispondenti richieste, rendendo le relative dichiarazioni nelle forme descritte in precedenza.
Il processo di registrazione, in generale, viene posto in essere solo a seguito del pagamento degli importi liquidati.
Nel caso di utilizzo delle informazioni presenti nel modello di versamento proposto dal servizio di tassazione degli atti giudiziari la registrazione verrà effettuata, a seguito dell’avvenuto pagamento, in via automatizzata direttamente da parte del sistema centrale.

CCNL Assicurazioni Anapa: modifica con accordo del 26/5/2021

 

Firmato il 26/5/2021, tra ANAPA e FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, l’accordo per l’aggiornamento degli artt. 3 e 4 sugli strumenti di assistenza contrattuale, del CCNL per i Dipendenti delle Agenzie di Assicurazione in gestione libera del 18/12/2017

Contributo di assistenza contrattuale
Con la modifica dell’art. 3 del vigente CCNL 18/12/2017 per i dipendenti delle agenzie di Assicurazione in gestione libera Anapa, le Parti hanno stabilito che il contributo di assistenza contrattuale è rideterminato nella misura complessiva così precisata:

A. € 2,00 (in precedenza € 1,00) a carico di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, per 12 mensilità, destinato alle coperture del piano sanitario, attraverso apposita Cassa, e a tutte le coperture assicurative attuali e future dirette agli stessi;
B. € 6,50 a carico dei datori di lavoro, per tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, per 12 mensilità, destinato alle coperture del piano sanitario attraverso apposita Cassa;
C. lo 0,55% (in precedenza 0,25%) a carico del datori di lavoro, calcolato sull’imponibile previdenziale INPS di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, destinato al rimborso per le assenze di malattia dei lavoratori agenziali di cui all’art. 51;
D. lo 0,30% a carico dei datori di lavoro, calcolato sull’imponibile previdenziale INPS di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, destinato al funzionamento degli strumenti contrattuali dell’Ente Bilaterale finalizzati al finanziamento delle cedole di rimborso delle assenze per malattia e del RLST.

Il pagamento del contributo così variato, avrà inizio non appena le Associazioni datoriali firmatarie avranno diramato l’apposita circolare informativa, da inoltrare nei confronti dei rispettivi associati e della stampa nazionale, e comunque non oltre il 1/7/2021; rimane stabilito tra le parti che la determinazione del contributo sopraesposto avrà una durata di mesi 18 non tacitamente rinnovabile. Due mesi prima di tale data (31/12/2022) le parti si incontreranno per valutare le nuove percentuali del contributo all’Ente.
L’azienda che ometta il versamento delle suddette quote è tenuta a corrispondere al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari a 20,00 euro per 14 mensilità (in precedenza 12 mensilità) direttamente in busta paga.

Coperture assicurative in sperimentazione
Con l’integrazione dell’art. 4 del CCNL 18/12/2017, viene stabilito il mantenimento delle coperture assicurative LTC e TCM previste in via sperimentale a favore dei lavoratori, sino e non oltre all’1/7/2022 o al termine del periodo attuale di ultrattività del CCNL se antecedente, come segue:

– LTC Indennità mensile di euro 1.000,00 per un massimo di 60 mesi
– TCM Viene garantita la prestazione in corso a favore del dipendente, pari a euro 10.000,00.

 

Firmato il 26/5/2021, tra ANAPA e FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA-UIL, l’accordo per l’aggiornamento degli artt. 3 e 4 sugli strumenti di assistenza contrattuale, del CCNL per i Dipendenti delle Agenzie di Assicurazione in gestione libera del 18/12/2017

Contributo di assistenza contrattuale
Con la modifica dell’art. 3 del vigente CCNL 18/12/2017 per i dipendenti delle agenzie di Assicurazione in gestione libera Anapa, le Parti hanno stabilito che il contributo di assistenza contrattuale è rideterminato nella misura complessiva così precisata:

A. € 2,00 (in precedenza € 1,00) a carico di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, per 12 mensilità, destinato alle coperture del piano sanitario, attraverso apposita Cassa, e a tutte le coperture assicurative attuali e future dirette agli stessi;
B. € 6,50 a carico dei datori di lavoro, per tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, per 12 mensilità, destinato alle coperture del piano sanitario attraverso apposita Cassa;
C. lo 0,55% (in precedenza 0,25%) a carico del datori di lavoro, calcolato sull'imponibile previdenziale INPS di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, destinato al rimborso per le assenze di malattia dei lavoratori agenziali di cui all'art. 51;
D. lo 0,30% a carico dei datori di lavoro, calcolato sull'imponibile previdenziale INPS di tutti i lavoratori, compresi gli apprendisti, destinato al funzionamento degli strumenti contrattuali dell’Ente Bilaterale finalizzati al finanziamento delle cedole di rimborso delle assenze per malattia e del RLST.

Il pagamento del contributo così variato, avrà inizio non appena le Associazioni datoriali firmatarie avranno diramato l'apposita circolare informativa, da inoltrare nei confronti dei rispettivi associati e della stampa nazionale, e comunque non oltre il 1/7/2021; rimane stabilito tra le parti che la determinazione del contributo sopraesposto avrà una durata di mesi 18 non tacitamente rinnovabile. Due mesi prima di tale data (31/12/2022) le parti si incontreranno per valutare le nuove percentuali del contributo all'Ente.
L'azienda che ometta il versamento delle suddette quote è tenuta a corrispondere al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari a 20,00 euro per 14 mensilità (in precedenza 12 mensilità) direttamente in busta paga.

Coperture assicurative in sperimentazione
Con l’integrazione dell’art. 4 del CCNL 18/12/2017, viene stabilito il mantenimento delle coperture assicurative LTC e TCM previste in via sperimentale a favore dei lavoratori, sino e non oltre all’1/7/2022 o al termine del periodo attuale di ultrattività del CCNL se antecedente, come segue:

- LTC Indennità mensile di euro 1.000,00 per un massimo di 60 mesi
- TCM Viene garantita la prestazione in corso a favore del dipendente, pari a euro 10.000,00.

Lotteria degli scontrini, da giugno premi più numerosi ma meno consistenti

Per la lotteria dei corrispettivi sono previsti nell’anno 2021 ulteriori premi, oltre quelli già stabiliti. (Agenzia delle dogane e dei monopoli – Determinazione 28 maggio 2021, n. 168441/RU).

 

L’ammontare complessivo degli ulteriori premi è pari a 11.100.000 euro, da assegnare durante le estrazioni settimanali.
Sono stabiliti n. 25 premi settimanali aggiuntivi pari a 10.000 euro cadauno per gli acquirenti e n. 25 premi settimanali aggiuntivi pari a 2.000 euro cadauno per gli esercenti. Oltre a questi, per ciascuna delle estrazioni settimanali del 12 agosto 2021 e del 30 dicembre 2021 è prevista l’assegnazione di n. 5 Maxi Premi di 150.000 euro cadauno per gli acquirenti e n. 5 Maxi Premi di 30.000 euro cadauno per gli esercenti.
I premi, secondo quanto statuito dal Regolamento della lotteria dei corrispettivi che si applica nella sua completezza anche sull’attribuzione dei premi aggiuntivi qui disciplinati, devono essere reclamati entro il previsto termine decadenziale di 90 giorni dalla ricezione della comunicazione di vincita.
I premi settimanali aggiuntivi e i Maxi Premi non reclamati nel termine previsto, unitamente ai premi eventualmente non attribuiti, sono versati all’Erario.

Per la lotteria dei corrispettivi sono previsti nell’anno 2021 ulteriori premi, oltre quelli già stabiliti. (Agenzia delle dogane e dei monopoli - Determinazione 28 maggio 2021, n. 168441/RU).

 

L’ammontare complessivo degli ulteriori premi è pari a 11.100.000 euro, da assegnare durante le estrazioni settimanali.
Sono stabiliti n. 25 premi settimanali aggiuntivi pari a 10.000 euro cadauno per gli acquirenti e n. 25 premi settimanali aggiuntivi pari a 2.000 euro cadauno per gli esercenti. Oltre a questi, per ciascuna delle estrazioni settimanali del 12 agosto 2021 e del 30 dicembre 2021 è prevista l’assegnazione di n. 5 Maxi Premi di 150.000 euro cadauno per gli acquirenti e n. 5 Maxi Premi di 30.000 euro cadauno per gli esercenti.
I premi, secondo quanto statuito dal Regolamento della lotteria dei corrispettivi che si applica nella sua completezza anche sull’attribuzione dei premi aggiuntivi qui disciplinati, devono essere reclamati entro il previsto termine decadenziale di 90 giorni dalla ricezione della comunicazione di vincita.
I premi settimanali aggiuntivi e i Maxi Premi non reclamati nel termine previsto, unitamente ai premi eventualmente non attribuiti, sono versati all’Erario.

L’Italia si colora di “bianco”

Dal 31 maggio 2021, le regioni Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna passano in zona bianca (Ministero Salute – ordinanza 28 maggio 2021).

In base alle disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, dal 31 maggio 2021 l’Italia è cosi suddivisa:

– zona gialla, le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto;

– zona bianca, le regioni Friuli Venezia Giulia, Molise, Sardegna;

– zona arancione, nessuna regione;

– zona rossa, nessuna regione.

Dal 31 maggio 2021, le regioni Friuli Venezia Giulia, Molise e Sardegna passano in zona bianca (Ministero Salute - ordinanza 28 maggio 2021).

In base alle disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, dal 31 maggio 2021 l’Italia è cosi suddivisa:

- zona gialla, le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto;

- zona bianca, le regioni Friuli Venezia Giulia, Molise, Sardegna;

- zona arancione, nessuna regione;

- zona rossa, nessuna regione.

Superbonus: le novità del DL Semplificazioni

Approvato il decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure; in particolare, sono previste nuove disposizioni in materia di Superbonus (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comunicato 28 maggio 2021, n. 21).

L’art. 119 del Decreto Rilancio disciplina il Superbonus, ossia la detrazione del 110% delle spese per specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici.
Col Decreto Semplificazioni, approvato dal Consiglio dei ministri, si prevede che, per favorire l’efficientamento energetico degli edifici, siano semplificate le procedure per l’accesso al Superbonus.
L’accesso alla misura, inoltre, è esteso agli interventi volti alla rimozione delle barriere architettoniche.

Approvato il decreto-legge recante la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure; in particolare, sono previste nuove disposizioni in materia di Superbonus (Presidenza del Consiglio dei Ministri - Comunicato 28 maggio 2021, n. 21).

L’art. 119 del Decreto Rilancio disciplina il Superbonus, ossia la detrazione del 110% delle spese per specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici.
Col Decreto Semplificazioni, approvato dal Consiglio dei ministri, si prevede che, per favorire l’efficientamento energetico degli edifici, siano semplificate le procedure per l’accesso al Superbonus.
L’accesso alla misura, inoltre, è esteso agli interventi volti alla rimozione delle barriere architettoniche.