Rinnovo del permesso di soggiorno, l’istanza tardiva non implica l’espulsione dello straniero

La spontanea presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno oltre il termine di 60 giorni dalla sua scadenza, non consente l’espulsione automatica dello straniero, la quale può essere disposta solo se la domanda sia stata respinta per la mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti previsti per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale, mentre il ritardo nella presentazione può costituirne solo indice rivelatore, nel quadro di una valutazione complessiva della situazione in cui versa l’interessato (Corte di Cassazione, ordinanza 30 marzo 2021, n. 8786)

Un Giudice di pace aveva rigettato il ricorso proposto un cittadino nigeriano, avverso il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti. In particolare, al medesimo era stata concessa la protezione umanitaria e rilasciato il relativo permesso di soggiorno, tuttavia, in sede di richiesta di rinnovo del permesso, il cittadino straniero aveva ricevuto il rifiuto dell’ufficio competente per essere decorsi più di 60 giorni dalla data di scadenza del precedente permesso e contestualmente era stato emesso decreto di espulsione. La relativa motivazione riguardava l’illegittima permanenza sul territorio dello Stato in presenza di condizioni ostative ravvisate nella mancata richiesta di rinnovo del soggiorno nei termini di legge, non risultando neanche motivata la persistenza dei motivi che giustificavano la permanenza dello straniero sul territorio italiano, né ricorrendo i presupposti del divieto di espulsione (art. 19, D.Lgs. n. 286/1998).
Avverso tale ordinanza propone ricorso in Cassazione il lavoratore, lamentando che il termine di 60 giorni per la presentazione della richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno (art. 13, co. 2, lett. b), D.Lgs. n. 286/1998) non ha natura perentoria e che la spontanea presentazione della domanda di rinnovo oltre il predetto termine non consente l’espulsione automatica dello straniero.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
In tema di espulsione amministrativa dello straniero per intervenuta scadenza del permesso di soggiorno oltre il limite temporale (art. 13, co. 2, lett. b), D.Lgs. n. 286/1998), il mancato rifiuto esplicito o “per facta concludentia” di ricevere l’istanza di rinnovo, ancorché tardivamente proposta, del permesso di soggiorno scaduto, può integrare una situazione di addebitabilità all’Amministrazione della permanenza illegale ed essere idonea ad inibire l’esercizio del potere espulsivo fino alla definizione della richiesta, purché lo straniero fornisca la prova di tale comportamento dilatorio od ostruzionistico (Corte di Cassazione, sentenza 20 giugno 2016, n. 12713).
Altresì, la spontanea presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno oltre il termine di 60 giorni dalla sua scadenza non consente l’espulsione automatica dello straniero, la quale può essere disposta solo se la domanda sia stata respinta per la mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti previsti per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale, mentre il ritardo nella presentazione può costituirne solo indice rivelatore nel quadro di una valutazione complessiva della situazione in cui versa l’interessato (in conformità, Corte di Cassazione, sentenza 12 marzo 2012, n. 4635).

La spontanea presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno oltre il termine di 60 giorni dalla sua scadenza, non consente l'espulsione automatica dello straniero, la quale può essere disposta solo se la domanda sia stata respinta per la mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti previsti per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale, mentre il ritardo nella presentazione può costituirne solo indice rivelatore, nel quadro di una valutazione complessiva della situazione in cui versa l'interessato (Corte di Cassazione, ordinanza 30 marzo 2021, n. 8786)

Un Giudice di pace aveva rigettato il ricorso proposto un cittadino nigeriano, avverso il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti. In particolare, al medesimo era stata concessa la protezione umanitaria e rilasciato il relativo permesso di soggiorno, tuttavia, in sede di richiesta di rinnovo del permesso, il cittadino straniero aveva ricevuto il rifiuto dell'ufficio competente per essere decorsi più di 60 giorni dalla data di scadenza del precedente permesso e contestualmente era stato emesso decreto di espulsione. La relativa motivazione riguardava l'illegittima permanenza sul territorio dello Stato in presenza di condizioni ostative ravvisate nella mancata richiesta di rinnovo del soggiorno nei termini di legge, non risultando neanche motivata la persistenza dei motivi che giustificavano la permanenza dello straniero sul territorio italiano, né ricorrendo i presupposti del divieto di espulsione (art. 19, D.Lgs. n. 286/1998).
Avverso tale ordinanza propone ricorso in Cassazione il lavoratore, lamentando che il termine di 60 giorni per la presentazione della richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno (art. 13, co. 2, lett. b), D.Lgs. n. 286/1998) non ha natura perentoria e che la spontanea presentazione della domanda di rinnovo oltre il predetto termine non consente l'espulsione automatica dello straniero.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
In tema di espulsione amministrativa dello straniero per intervenuta scadenza del permesso di soggiorno oltre il limite temporale (art. 13, co. 2, lett. b), D.Lgs. n. 286/1998), il mancato rifiuto esplicito o "per facta concludentia" di ricevere l'istanza di rinnovo, ancorché tardivamente proposta, del permesso di soggiorno scaduto, può integrare una situazione di addebitabilità all'Amministrazione della permanenza illegale ed essere idonea ad inibire l'esercizio del potere espulsivo fino alla definizione della richiesta, purché lo straniero fornisca la prova di tale comportamento dilatorio od ostruzionistico (Corte di Cassazione, sentenza 20 giugno 2016, n. 12713).
Altresì, la spontanea presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno oltre il termine di 60 giorni dalla sua scadenza non consente l'espulsione automatica dello straniero, la quale può essere disposta solo se la domanda sia stata respinta per la mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti previsti per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale, mentre il ritardo nella presentazione può costituirne solo indice rivelatore nel quadro di una valutazione complessiva della situazione in cui versa l'interessato (in conformità, Corte di Cassazione, sentenza 12 marzo 2012, n. 4635).

Accertamento da studi di settore: incidenza della specifica realtà nel periodo accertato

In tema di accertamento induttivo basato sugli studi di settore, le difficoltà di esercizio dell’impresa correlate al progressivo aggravamento dello stato di salute del legale rappresentante e socio della società contribuente integrano le condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui è applicabile lo standard prescelto dall’Amministrazione in considerazione della specifica realtà economica svolta nel periodo di tempo cui l’accertamento si riferisce (Corte di Cassazione – Ordinanza 24 marzo 2021, n. 8327)

IL CASO

La controversia ha origine dagli avvisi di accertamento con i quali l’Ufficio ha induttivamente determinato un maggior reddito di impresa della società, in considerazione della grave incongruenza tra i ricavi dichiarati e quelli desumibili dallo studio di settore applicato, e di conseguenza un corrispondente maggiore reddito da partecipazione in capo ai soci.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso, escludendo l’applicabilità al caso concreto dello studio di settore – come rielaborato, rispetto a quello originario, dallo stesso Ufficio – per avere la contribuente fornito la prova della “specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo cui si riferiva l’accertamento” atta a giustificare l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui potesse applicarsi lo “standard” prescelto. Specifica realtà dell’attività economica che i giudici hanno ravvisato – con valutazione di merito insindacabile in sede di legittimità – nelle difficoltà di esercizio dell’impresa correlate al progressivo aggravamento dello stato di salute del legale rappresentante e socio della società contribuente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari.
In punto di diritto, le Commissioni tributarie giudicanti hanno osservato che:
1) premesso che gli studi di settore “hanno rilevanza di prova presuntiva, suscettibile di prova contraria, nell’ambito di un accertamento induttivo, collegato tuttavia a criteri di ragionevolezza in relazione al caso concreto”, il riferimento al “caso concreto” confermerebbe la necessità di adeguare il risultato delle presunzioni degli studi di settore alla situazione personale del contribuente;
2) i risultati dell’accertamento basato sugli studi di settore potevano concretare una presunzione grave, precisa e concordante soltanto in presenza di altri elementi, anche indiziari, che attestassero la normalità dell’attività della ditta in ordinarie condizioni nella realtà economica del proprio settore;
3) la dimostrazione di tale normalità spettava all’Ufficio tenuto a provare: a) relativamente al contribuente che egli vivesse una realtà economica normale e non si trovasse in una situazione svantaggiata o anomala; b) relativamente alla zona territoriale in cui lo stesso operasse che la stessa non fosse caratterizzata da una particolare situazione economica;
4) l’onere della prova dell’applicabilità dello standard prescelto al caso concreto faceva carico all’ente impositore mentre “sul contribuente gravava quella – anche mediante presunzioni semplici – della sussistenza di condizioni che giustificassero l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui potessero essere applicati gli standard o come appare nella specie, della specifica realtà economica svolta nel periodo di tempo cui l’accertamento si riferisce”.

La Corte di Cassazione ha precisato che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli “standards” in sé considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente con il contribuente, pena la nullità dell’accertamento.
In tale sede quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli “standards” o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello “standard” prescelto e con le ragioni per le quali non sono state ritenute attendibili le allegazioni del contribuente.
L’esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento, potendo il giudice liberamente valutare tanto l’applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall’ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato dalle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa. In tal caso, però, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l’Ufficio può motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione degli standards e non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri.

La motivazione dell’avviso di accertamento, pertanto, non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento, essendo preciso onere dell’Ente impositore motivare adeguatamente sulla concreta applicabilità dello studio di settore prescelto, a partire dal cluster di riferimento, e sulle ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente, infatti, quel che assume centrale importanza nell’accertamento mediante l’applicazione dei parametri o studi di settore è proprio il contraddittorio con il contribuente dal quale possono emergere elementi idonei a commisurare alla concreta realtà economica dell’impresa la “presunzione” indotta dal rilevato scostamento del reddito dichiarato dai parametri e, di conseguenza, la giustificabilità di un onere della prova contraria a carico del contribuente.

L’applicazione dello studio di settore per l’accertamento induttivo del reddito d’impresa può essere legittimamente esclusa dalla prova della “specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo cui si riferiva l’accertamento”, costituita dalle difficoltà di esercizio dell’impresa correlate al progressivo aggravamento dello stato di salute del legale rappresentante e socio della società contribuente.

In tema di accertamento induttivo basato sugli studi di settore, le difficoltà di esercizio dell'impresa correlate al progressivo aggravamento dello stato di salute del legale rappresentante e socio della società contribuente integrano le condizioni che giustificano l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui è applicabile lo standard prescelto dall'Amministrazione in considerazione della specifica realtà economica svolta nel periodo di tempo cui l'accertamento si riferisce (Corte di Cassazione - Ordinanza 24 marzo 2021, n. 8327)

IL CASO

La controversia ha origine dagli avvisi di accertamento con i quali l'Ufficio ha induttivamente determinato un maggior reddito di impresa della società, in considerazione della grave incongruenza tra i ricavi dichiarati e quelli desumibili dallo studio di settore applicato, e di conseguenza un corrispondente maggiore reddito da partecipazione in capo ai soci.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso, escludendo l'applicabilità al caso concreto dello studio di settore - come rielaborato, rispetto a quello originario, dallo stesso Ufficio - per avere la contribuente fornito la prova della "specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo cui si riferiva l'accertamento" atta a giustificare l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui potesse applicarsi lo "standard" prescelto. Specifica realtà dell'attività economica che i giudici hanno ravvisato - con valutazione di merito insindacabile in sede di legittimità - nelle difficoltà di esercizio dell'impresa correlate al progressivo aggravamento dello stato di salute del legale rappresentante e socio della società contribuente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari.
In punto di diritto, le Commissioni tributarie giudicanti hanno osservato che:
1) premesso che gli studi di settore "hanno rilevanza di prova presuntiva, suscettibile di prova contraria, nell'ambito di un accertamento induttivo, collegato tuttavia a criteri di ragionevolezza in relazione al caso concreto", il riferimento al "caso concreto" confermerebbe la necessità di adeguare il risultato delle presunzioni degli studi di settore alla situazione personale del contribuente;
2) i risultati dell'accertamento basato sugli studi di settore potevano concretare una presunzione grave, precisa e concordante soltanto in presenza di altri elementi, anche indiziari, che attestassero la normalità dell'attività della ditta in ordinarie condizioni nella realtà economica del proprio settore;
3) la dimostrazione di tale normalità spettava all'Ufficio tenuto a provare: a) relativamente al contribuente che egli vivesse una realtà economica normale e non si trovasse in una situazione svantaggiata o anomala; b) relativamente alla zona territoriale in cui lo stesso operasse che la stessa non fosse caratterizzata da una particolare situazione economica;
4) l'onere della prova dell'applicabilità dello standard prescelto al caso concreto faceva carico all'ente impositore mentre "sul contribuente gravava quella - anche mediante presunzioni semplici - della sussistenza di condizioni che giustificassero l'esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui potessero essere applicati gli standard o come appare nella specie, della specifica realtà economica svolta nel periodo di tempo cui l'accertamento si riferisce".

La Corte di Cassazione ha precisato che la procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli "standards" in sé considerati - meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività - ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente con il contribuente, pena la nullità dell'accertamento.
In tale sede quest'ultimo ha l'onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell'impresa dall'area dei soggetti cui possono essere applicati gli "standards" o la specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell'atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell'applicabilità in concreto dello "standard" prescelto e con le ragioni per le quali non sono state ritenute attendibili le allegazioni del contribuente.
L'esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l'impugnabilità dell'accertamento, potendo il giudice liberamente valutare tanto l'applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall'ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato dalle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all'invito al contraddittorio in sede amministrativa. In tal caso, però, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto ogni qual volta il contraddittorio sia stato regolarmente attivato ed il contribuente ometta di parteciparvi ovvero si astenga da qualsivoglia attività di allegazione, l'Ufficio può motivare l'accertamento sulla sola base dell'applicazione degli standards e non è tenuto ad offrire alcuna ulteriore dimostrazione della pretesa esercitata in ragione del semplice disallineamento del reddito dichiarato rispetto ai menzionati parametri.

La motivazione dell'avviso di accertamento, pertanto, non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento, essendo preciso onere dell'Ente impositore motivare adeguatamente sulla concreta applicabilità dello studio di settore prescelto, a partire dal cluster di riferimento, e sulle ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente, infatti, quel che assume centrale importanza nell'accertamento mediante l'applicazione dei parametri o studi di settore è proprio il contraddittorio con il contribuente dal quale possono emergere elementi idonei a commisurare alla concreta realtà economica dell'impresa la "presunzione" indotta dal rilevato scostamento del reddito dichiarato dai parametri e, di conseguenza, la giustificabilità di un onere della prova contraria a carico del contribuente.

L’applicazione dello studio di settore per l’accertamento induttivo del reddito d’impresa può essere legittimamente esclusa dalla prova della "specifica realtà dell'attività economica nel periodo di tempo cui si riferiva l'accertamento", costituita dalle difficoltà di esercizio dell'impresa correlate al progressivo aggravamento dello stato di salute del legale rappresentante e socio della società contribuente.

Invio al MEF dei dati rilevanti ai fini IRAP

Individuazione e modalità di invio al Ministero dell’economia e delle finanze dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – Decreto 30 marzo 2021)

A decorrere dall’anno 2021 le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ai fini della pubblicazione nel sito Internet www.finanze.gov.it trasmettono, entro il 31 marzo di ogni anno, i dati rilevanti per la determinazione dell’imposta regionale sulle attività produttive dovuta per l’anno in corso, mediante il loro inserimento in un’apposita applicazione denominata “Gestione IRAP”, che, previa abilitazione, è resa disponibile nell’Area riservata del Portale del Federalismo fiscale www.portalefederalismofiscale.gov.it, nella quale devono essere compilati i campi dedicati alle aliquote complessivamente applicabili per le singole fattispecie, alle deduzioni, alle detrazioni, ai crediti d’imposta, alle norme nazionali e regionali di riferimento, agli aiuti di Stato, con separata evidenza di quelli non subordinati all’emanazione di provvedimenti di concessione, alle relative note esplicative e agli eventuali chiarimenti applicativi.
Ai fini della pubblicazione, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto di eventuali disposizioni statali che stabiliscono la sospensione dell’efficacia delle leggi regionali o provinciali nella parte in cui prevedono aumenti dell’imposta regionale sulle attività produttive.
Nel caso in cui intervengano successive variazioni dei dati trasmessi, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano reinseriscono i suddetti dati entro 30 giorni dalla data di adozione dei relativi provvedimenti modificativi.
La Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze provvede alla pubblicazione dei dati inseriti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano nel sito www.finanze.gov.it entro quindici giorni lavorativi successivi alla data del loro inserimento.
Nel caso in cui si verifichino le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali inerenti al settore sanitario, la Regione interessata reinserisce i dati rilevanti per la determinazione dell’imposta regionale sulle attività produttive entro 30 giorni dalla ricezione del relativo verbale di verifica.
Ai fini della predisposizione e della successiva pubblicazione sul sito www.agenziaentrate.gov.it dei software di compilazione e di controllo del modello di dichiarazione dell’imposta regionale sulle attività produttive, l’Agenzia delle entrate tiene conto dei dati pubblicati ai sensi del decreto in oggetto.

Individuazione e modalità di invio al Ministero dell’economia e delle finanze dei dati rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE - Decreto 30 marzo 2021)

A decorrere dall’anno 2021 le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ai fini della pubblicazione nel sito Internet www.finanze.gov.it trasmettono, entro il 31 marzo di ogni anno, i dati rilevanti per la determinazione dell’imposta regionale sulle attività produttive dovuta per l’anno in corso, mediante il loro inserimento in un’apposita applicazione denominata "Gestione IRAP", che, previa abilitazione, è resa disponibile nell’Area riservata del Portale del Federalismo fiscale www.portalefederalismofiscale.gov.it, nella quale devono essere compilati i campi dedicati alle aliquote complessivamente applicabili per le singole fattispecie, alle deduzioni, alle detrazioni, ai crediti d’imposta, alle norme nazionali e regionali di riferimento, agli aiuti di Stato, con separata evidenza di quelli non subordinati all'emanazione di provvedimenti di concessione, alle relative note esplicative e agli eventuali chiarimenti applicativi.
Ai fini della pubblicazione, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto di eventuali disposizioni statali che stabiliscono la sospensione dell’efficacia delle leggi regionali o provinciali nella parte in cui prevedono aumenti dell’imposta regionale sulle attività produttive.
Nel caso in cui intervengano successive variazioni dei dati trasmessi, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano reinseriscono i suddetti dati entro 30 giorni dalla data di adozione dei relativi provvedimenti modificativi.
La Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale del Dipartimento delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze provvede alla pubblicazione dei dati inseriti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano nel sito www.finanze.gov.it entro quindici giorni lavorativi successivi alla data del loro inserimento.
Nel caso in cui si verifichino le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali inerenti al settore sanitario, la Regione interessata reinserisce i dati rilevanti per la determinazione dell’imposta regionale sulle attività produttive entro 30 giorni dalla ricezione del relativo verbale di verifica.
Ai fini della predisposizione e della successiva pubblicazione sul sito www.agenziaentrate.gov.it dei software di compilazione e di controllo del modello di dichiarazione dell’imposta regionale sulle attività produttive, l’Agenzia delle entrate tiene conto dei dati pubblicati ai sensi del decreto in oggetto.

Trasporto aereo e sistema aeroportuale e modalità di calcolo della retribuzione lorda: chiarimenti

Attesa la peculiare gravità del quadro economico nazionale e di quello dello specifico settore, determinata dalla crisi pandemica, per tutte le domande di accesso alle prestazioni integrative del Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale, il cui periodo di riferimento ricada, in tutto o in parte, nell’arco temporale ricompreso tra gennaio 2020 e la fine dell’emergenza, il periodo utile da considerare per il calcolo della retribuzione lorda di riferimento è dato dai 12 mesi precedenti gennaio 2020.

Il Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale eroga una prestazione integrativa, in relazione alle prestazioni integrative della misura dell’indennità di mobilità, di ASpI/NASpI e del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria, nonché in relazione alle indennità di mobilità o di ASpI/NASpI, tale da garantire che il trattamento complessivo sia pari all’80% della retribuzione lorda di riferimento, risultante dalla media delle voci retributive lorde fisse, delle mensilità lorde aggiuntive e delle voci retributive lorde contrattuali aventi carattere di continuità, percepite dall’interessato nei dodici mesi precedenti l’istanza, con esclusione specifica dei compensi per lavoro straordinario.
Detta retribuzione lorda di riferimento vada rapportata al numero di ore (o di giornate, per il personale navigante) retribuite nei 12 mesi di riferimento, al fine di evitare, nei casi di mancata prestazione di lavoro per qualsiasi ragione durante il periodo preso a base per il calcolo, che il lavoratore interessato subisca una decurtazione del beneficio previsto.
Come già precisato dall’Inps nel 2016, i periodi di mancata prestazione lavorativa (ad esempio, malattia/maternità, allattamento, adozione/affidamento, permessi legge 5 febbraio 1992, n. 104, congedo parentale, malattia del bambino, donazione sangue, esami universitari, mancato impiego da parte dell’azienda), a eccezione delle mancate prestazioni riferibili a provvedimenti disciplinari, debbano essere “sterilizzati”. Pertanto, al fine di evitare che detti periodi comportino un abbattimento della retribuzione, con inevitabile riduzione del beneficio previsto, gli stessi sono neutralizzati e non entrano nel calcolo della retribuzione media di riferimento.
In coerenza con tale impostazione, l’Istituto ha, poi, chiarito che, nel caso in cui il lavoratore nei dodici mesi precedenti la domanda sia stato in mobilità ordinaria ovvero abbia usufruito di una sospensione per CIGS a zero ore, occorre tenere conto dell’ultima retribuzione utile percepita.
Ai fini di una corretta applicazione delle disposizioni in questione, l’Istituto precisa che il periodo di riferimento da considerare per il calcolo della prestazione integrativa è rappresentato dai dodici mesi antecedenti la data della domanda di accesso alla prestazione erogata dal Fondo, con conseguente rideterminazione di detto periodo ad ogni successiva presentazione di una nuova istanza.
Nell’anno 2020 il settore del trasporto aereo ha registrato, per effetto dei noti eventi connessi all’emergenza epidemiologica, un drastico calo del volume di traffico, con inevitabili ripercussioni sulle retribuzioni dei lavoratori, che, a causa della conseguente diminuzione dell’attività lavorativa, hanno subito sensibili riduzioni.
L’eccezionalità di tali fenomeni, non previsti né prevedibili nell’ambito dello scenario socio-economico di riferimento del D.I. n. 95269/2016, ha imposto la necessità di una revisione degli attuali meccanismi di calcolo della retribuzione lorda, con particolare riguardo alla possibilità di neutralizzare tutto il periodo interessato dall’emergenza pandemica.
A tal fine, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, valutando positivamente una ipotesi prospettata dall’Istituto, ha chiarito che il periodo decorrente da gennaio 2020 fino alla cessazione dell’emergenza epidemiologica e al ripristino della normale attività deve essere neutralizzato ai fini dell’individuazione della retribuzione di riferimento.
Ciò premesso, attesa la peculiare gravità del quadro economico nazionale e di quello dello specifico settore, determinata dalla crisi pandemica, per tutte le domande di accesso alle prestazioni integrative del Fondo, il cui periodo di riferimento ricada, in tutto o in parte, nell’arco temporale ricompreso tra gennaio 2020 e la fine dell’emergenza, il periodo utile da considerare per il calcolo della retribuzione lorda di riferimento è dato dai dodici mesi precedenti gennaio 2020.
Per tutte le prestazioni autorizzate sulla base delle retribuzioni riferite al periodo da neutralizzare, ciascuna Azienda dovrà procedere alla trasmissione all’Istituto dei nuovi dati retributivi, calcolati secondo le indicazioni sopra illustrate.
Infine, tenuto conto della grave situazione economica in cui versa il settore e del tenore del recentissimo parere interpretativo, nelle more delle anzidette comunicazioni, verrà comunque garantita la continuità dei pagamenti in corso sulla base dei dati già trasmessi, salvo conguaglio in esito alla ricezione dei dati retributivi aggiornati.

Attesa la peculiare gravità del quadro economico nazionale e di quello dello specifico settore, determinata dalla crisi pandemica, per tutte le domande di accesso alle prestazioni integrative del Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale, il cui periodo di riferimento ricada, in tutto o in parte, nell’arco temporale ricompreso tra gennaio 2020 e la fine dell’emergenza, il periodo utile da considerare per il calcolo della retribuzione lorda di riferimento è dato dai 12 mesi precedenti gennaio 2020.

Il Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale eroga una prestazione integrativa, in relazione alle prestazioni integrative della misura dell’indennità di mobilità, di ASpI/NASpI e del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria, nonché in relazione alle indennità di mobilità o di ASpI/NASpI, tale da garantire che il trattamento complessivo sia pari all’80% della retribuzione lorda di riferimento, risultante dalla media delle voci retributive lorde fisse, delle mensilità lorde aggiuntive e delle voci retributive lorde contrattuali aventi carattere di continuità, percepite dall’interessato nei dodici mesi precedenti l’istanza, con esclusione specifica dei compensi per lavoro straordinario.
Detta retribuzione lorda di riferimento vada rapportata al numero di ore (o di giornate, per il personale navigante) retribuite nei 12 mesi di riferimento, al fine di evitare, nei casi di mancata prestazione di lavoro per qualsiasi ragione durante il periodo preso a base per il calcolo, che il lavoratore interessato subisca una decurtazione del beneficio previsto.
Come già precisato dall’Inps nel 2016, i periodi di mancata prestazione lavorativa (ad esempio, malattia/maternità, allattamento, adozione/affidamento, permessi legge 5 febbraio 1992, n. 104, congedo parentale, malattia del bambino, donazione sangue, esami universitari, mancato impiego da parte dell’azienda), a eccezione delle mancate prestazioni riferibili a provvedimenti disciplinari, debbano essere "sterilizzati". Pertanto, al fine di evitare che detti periodi comportino un abbattimento della retribuzione, con inevitabile riduzione del beneficio previsto, gli stessi sono neutralizzati e non entrano nel calcolo della retribuzione media di riferimento.
In coerenza con tale impostazione, l’Istituto ha, poi, chiarito che, nel caso in cui il lavoratore nei dodici mesi precedenti la domanda sia stato in mobilità ordinaria ovvero abbia usufruito di una sospensione per CIGS a zero ore, occorre tenere conto dell’ultima retribuzione utile percepita.
Ai fini di una corretta applicazione delle disposizioni in questione, l’Istituto precisa che il periodo di riferimento da considerare per il calcolo della prestazione integrativa è rappresentato dai dodici mesi antecedenti la data della domanda di accesso alla prestazione erogata dal Fondo, con conseguente rideterminazione di detto periodo ad ogni successiva presentazione di una nuova istanza.
Nell’anno 2020 il settore del trasporto aereo ha registrato, per effetto dei noti eventi connessi all’emergenza epidemiologica, un drastico calo del volume di traffico, con inevitabili ripercussioni sulle retribuzioni dei lavoratori, che, a causa della conseguente diminuzione dell’attività lavorativa, hanno subito sensibili riduzioni.
L’eccezionalità di tali fenomeni, non previsti né prevedibili nell’ambito dello scenario socio-economico di riferimento del D.I. n. 95269/2016, ha imposto la necessità di una revisione degli attuali meccanismi di calcolo della retribuzione lorda, con particolare riguardo alla possibilità di neutralizzare tutto il periodo interessato dall’emergenza pandemica.
A tal fine, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, valutando positivamente una ipotesi prospettata dall’Istituto, ha chiarito che il periodo decorrente da gennaio 2020 fino alla cessazione dell’emergenza epidemiologica e al ripristino della normale attività deve essere neutralizzato ai fini dell’individuazione della retribuzione di riferimento.
Ciò premesso, attesa la peculiare gravità del quadro economico nazionale e di quello dello specifico settore, determinata dalla crisi pandemica, per tutte le domande di accesso alle prestazioni integrative del Fondo, il cui periodo di riferimento ricada, in tutto o in parte, nell’arco temporale ricompreso tra gennaio 2020 e la fine dell’emergenza, il periodo utile da considerare per il calcolo della retribuzione lorda di riferimento è dato dai dodici mesi precedenti gennaio 2020.
Per tutte le prestazioni autorizzate sulla base delle retribuzioni riferite al periodo da neutralizzare, ciascuna Azienda dovrà procedere alla trasmissione all’Istituto dei nuovi dati retributivi, calcolati secondo le indicazioni sopra illustrate.
Infine, tenuto conto della grave situazione economica in cui versa il settore e del tenore del recentissimo parere interpretativo, nelle more delle anzidette comunicazioni, verrà comunque garantita la continuità dei pagamenti in corso sulla base dei dati già trasmessi, salvo conguaglio in esito alla ricezione dei dati retributivi aggiornati.

Assegno unico universale: il Senato approva definitivamente il disegno di legge delega

Il disegno di legge delega n. 1892 – approvato definitivamente in Senato il 30 marzo – reca una disciplina di delega per il riordino, la semplificazione e il potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’istituzione dell’assegno unico e universale. L’assegno unico e universale costituisce, sulla base del principio universalistico, un beneficio economico attribuito progressivamente a tutti i nuclei familiari con figli a carico nell’ambito delle risorse disponibili, al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile.

I princìpi e criteri direttivi per la definizione – in sede di esercizio della delega – della disciplina dell’assegno unico e universale sono posti dal comma 2 dell’articolo 1 e dall’articolo 2. Secondo l’articolo 1, comma 2:

– l’accesso all’assegno in esame è assicurato per ogni figlio a carico con criteri di universalità e progressività, nei limiti stabiliti dalla disciplina legislativa in argomento. Si ricorda che, in base all’articolo 12, comma 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono fiscalmente a carico i figli che abbiano un reddito non superiore a 4.000 euro, ovvero a 2.840,51 euro nel caso di figli di età superiore a ventiquattro anni;
– l’ammontare dell’assegno è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)o sue componenti, tenendo conto dell’età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare;
– ai fini dell’accesso e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolatediverse dall’assegno in esame, il computo di quest’ultimo può essere differenziato nell’ambito dell’ISEE fino al suo eventuale azzeramento. In ogni caso, l’assegno non è considerato per la richiesta e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali e di altri benefici e prestazioni sociali, previsti da altre norme, in favore dei figli con disabilità.
Le borse di lavoro volte all’inclusione o all’avvicinamento in attività lavorative di persone con disabilità non sono considerate ai fini dell’accesso all’assegno e per il calcolo dello stesso.
In base ad un altro principio di delega, l’assegno è pienamente compatibile con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, dalle province autonome e dagli enti locali;
– l’assegno è pienamente compatibile con l’istituto del Reddito di cittadinanza (e della Pensione di cittadinanza); tuttavia, nella determinazione dell’ammontare complessivo dell’assegno e del beneficio economico del Reddito di cittadinanza, si deve tenere eventualmente conto della quota di quest’ultimo relativa ai componenti di minore età presenti nel nucleo familiare;
– l’assegno è concesso nella forma di credito d’imposta ovvero di erogazione mensile di una somma in denaro. Per il caso suddetto in cui il nucleo familiare sia titolare di Reddito di cittadinanza, o di Pensione di cittadinanza, si prevede che l’assegno sia corrisposto congiuntamente ad esso, con le modalità di erogazione del beneficio economico relativo al medesimo Reddito o Pensione;
– l’assegno è ripartito in pari misura tra i genitori ovvero, in loro assenza, è assegnato a chi esercita la responsabilità genitoriale. In caso di separazione legale ed effettivao di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, l’assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario; nel caso di affidamento congiunto o condiviso l’assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori;
– è prevista l’istituzione di un organismo aperto alla partecipazione delle associazioni familiari maggiormente rappresentative, al fine di monitorare l’attuazione e verificare l’impatto dell’assegno in esame.
U
lteriori princìpi e criteri direttivi di delega – come accennato – relativi alla disciplina dell’assegno unico e universale, nonché al graduale superamento o alla soppressione delle misure indicate all’articolo 3, comma 1, sono posti dall’articolo 2. Secondo tali princìpi e criteri:
– l’assegno è riconosciuto con cadenza mensile per ciascun figlio minorenne a carico, nonché per ogni nascituro a decorrere dal settimo mese di gravidanza. Si prevede inoltre che per i figli successivi al secondo l’importo dell’assegno sia maggiorato;

– l’assegno è riconosciuto, per un importo inferiore rispetto a quello spettante per i minorenni, per ciascun figlio maggiorenne a carico, fino al compimento del ventunesimo anno di età, con possibilità di corresponsione dell’importo direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia; l’assegno per i suddetti maggiorenni (avente anch’esso cadenza mensile) è subordinato al possesso da parte del figlio maggiorenne in questione di almeno uno tra i seguenti requisiti: frequenza di un percorso di formazione scolastica o professionale, o di un corso di laurea; svolgimento di un tirocinio ovvero di un’attività lavorativa limitata, con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale; registrazione come soggetto disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiegoo un’agenzia per il lavoro; svolgimento del servizio civile universale;
– è riconosciuto un importo maggiorato in favore delle madri di età inferiore a ventuno anni;
– è riconosciuta una maggiorazione dell’assegno, secondo un’aliquota non inferiore al 30 per cento e non superiore al 50 per cento, per ciascun figlio con disabilità, rispettivamente minorenne o maggiorenne e di età inferiore a ventuno anni, con importo della maggiorazione graduato secondo le classificazioni della condizione di disabilità;
– sono confermati i benefici e prestazioni vigenti relativi al coniuge a carico e agli altri familiari a carico, diversi dai figli oggetto delle precedenti disposizioni;

– l’assegno unico e universale in esame è subordinato al possesso, in via cumulativa, dei requisiti concernenti i profili di cittadinanza, residenza e soggiorno. In base a tali requisiti, è necessario, ai fini dell’accesso al beneficio: essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea, o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca, di durata almeno annuale; essere soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia; essere residente e domiciliato, insieme con i figli a carico, in Italia per la durata del beneficio; essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata almeno biennale.
Il comma 1 dell’articolo 3, lett. a) e b), specifica che all’attuazione della disciplina di delega in esame sull’assegno unico e universale si provvede nei limiti delle risorse del “Fondo assegno universale e servizi alla famiglia” e di quelle derivanti dal graduale superamento o dalla soppressione delle misure individuate dal medesimo comma 1. Nel dettaglio, le misure vigenti interessate dal principio di graduale superamento o di soppressione sono:
– l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
– l’assegno di natalità;
– il premio alla nascita o all’adozione;
– il Fondo di sostegno alla natalità;
– le detrazioni dall’IRPEF per i figli a carico, l’alinea della medesima lettera b) specifica che il graduale superamento o la soppressione di tale istituto si inserisce nel quadro di una più ampia riforma del sistema fiscale;
– gli assegni per il nucleo familiare, l’alinea della lettera b)specifica che il graduale superamento o la soppressione si inserisce nel quadro di una più ampia riforma del sistema fiscale.

Il disegno di legge delega n. 1892 - approvato definitivamente in Senato il 30 marzo - reca una disciplina di delega per il riordino, la semplificazione e il potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'istituzione dell'assegno unico e universale. L'assegno unico e universale costituisce, sulla base del principio universalistico, un beneficio economico attribuito progressivamente a tutti i nuclei familiari con figli a carico nell'ambito delle risorse disponibili, al fine di favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l'occupazione, in particolare femminile.

I princìpi e criteri direttivi per la definizione - in sede di esercizio della delega - della disciplina dell'assegno unico e universale sono posti dal comma 2 dell'articolo 1 e dall'articolo 2. Secondo l’articolo 1, comma 2:

- l'accesso all'assegno in esame è assicurato per ogni figlio a carico con criteri di universalità e progressività, nei limiti stabiliti dalla disciplina legislativa in argomento. Si ricorda che, in base all'articolo 12, comma 2, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono fiscalmente a carico i figli che abbiano un reddito non superiore a 4.000 euro, ovvero a 2.840,51 euro nel caso di figli di età superiore a ventiquattro anni;
- l'ammontare dell'assegno è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)o sue componenti, tenendo conto dell'età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare;
- ai fini dell'accesso e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolatediverse dall'assegno in esame, il computo di quest'ultimo può essere differenziato nell'ambito dell'ISEE fino al suo eventuale azzeramento. In ogni caso, l'assegno non è considerato per la richiesta e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali e di altri benefici e prestazioni sociali, previsti da altre norme, in favore dei figli con disabilità.
Le borse di lavoro volte all'inclusione o all'avvicinamento in attività lavorative di persone con disabilità non sono considerate ai fini dell'accesso all'assegno e per il calcolo dello stesso.
In base ad un altro principio di delega, l'assegno è pienamente compatibile con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, dalle province autonome e dagli enti locali;
- l'assegno è pienamente compatibile con l'istituto del Reddito di cittadinanza (e della Pensione di cittadinanza); tuttavia, nella determinazione dell'ammontare complessivo dell'assegno e del beneficio economico del Reddito di cittadinanza, si deve tenere eventualmente conto della quota di quest'ultimo relativa ai componenti di minore età presenti nel nucleo familiare;
- l'assegno è concesso nella forma di credito d'imposta ovvero di erogazione mensile di una somma in denaro. Per il caso suddetto in cui il nucleo familiare sia titolare di Reddito di cittadinanza, o di Pensione di cittadinanza, si prevede che l'assegno sia corrisposto congiuntamente ad esso, con le modalità di erogazione del beneficio economico relativo al medesimo Reddito o Pensione;
- l'assegno è ripartito in pari misura tra i genitori ovvero, in loro assenza, è assegnato a chi esercita la responsabilità genitoriale. In caso di separazione legale ed effettivao di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario; nel caso di affidamento congiunto o condiviso l'assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori;
- è prevista l'istituzione di un organismo aperto alla partecipazione delle associazioni familiari maggiormente rappresentative, al fine di monitorare l'attuazione e verificare l'impatto dell'assegno in esame.
U
lteriori princìpi e criteri direttivi di delega - come accennato - relativi alla disciplina dell'assegno unico e universale, nonché al graduale superamento o alla soppressione delle misure indicate all'articolo 3, comma 1, sono posti dall'articolo 2. Secondo tali princìpi e criteri:
- l'assegno è riconosciuto con cadenza mensile per ciascun figlio minorenne a carico, nonché per ogni nascituro a decorrere dal settimo mese di gravidanza. Si prevede inoltre che per i figli successivi al secondo l'importo dell'assegno sia maggiorato;

- l'assegno è riconosciuto, per un importo inferiore rispetto a quello spettante per i minorenni, per ciascun figlio maggiorenne a carico, fino al compimento del ventunesimo anno di età, con possibilità di corresponsione dell'importo direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l'autonomia; l'assegno per i suddetti maggiorenni (avente anch'esso cadenza mensile) è subordinato al possesso da parte del figlio maggiorenne in questione di almeno uno tra i seguenti requisiti: frequenza di un percorso di formazione scolastica o professionale, o di un corso di laurea; svolgimento di un tirocinio ovvero di un'attività lavorativa limitata, con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale; registrazione come soggetto disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l'impiegoo un'agenzia per il lavoro; svolgimento del servizio civile universale;
- è riconosciuto un importo maggiorato in favore delle madri di età inferiore a ventuno anni;
- è riconosciuta una maggiorazione dell'assegno, secondo un'aliquota non inferiore al 30 per cento e non superiore al 50 per cento, per ciascun figlio con disabilità, rispettivamente minorenne o maggiorenne e di età inferiore a ventuno anni, con importo della maggiorazione graduato secondo le classificazioni della condizione di disabilità;
- sono confermati i benefici e prestazioni vigenti relativi al coniuge a carico e agli altri familiari a carico, diversi dai figli oggetto delle precedenti disposizioni;

- l'assegno unico e universale in esame è subordinato al possesso, in via cumulativa, dei requisiti concernenti i profili di cittadinanza, residenza e soggiorno. In base a tali requisiti, è necessario, ai fini dell'accesso al beneficio: essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea, o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca, di durata almeno annuale; essere soggetto al pagamento dell'imposta sul reddito in Italia; essere residente e domiciliato, insieme con i figli a carico, in Italia per la durata del beneficio; essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata almeno biennale.
Il comma 1 dell'articolo 3, lett. a) e b), specifica che all'attuazione della disciplina di delega in esame sull'assegno unico e universale si provvede nei limiti delle risorse del "Fondo assegno universale e servizi alla famiglia" e di quelle derivanti dal graduale superamento o dalla soppressione delle misure individuate dal medesimo comma 1. Nel dettaglio, le misure vigenti interessate dal principio di graduale superamento o di soppressione sono:
- l'assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
- l'assegno di natalità;
- il premio alla nascita o all'adozione;
- il Fondo di sostegno alla natalità;
- le detrazioni dall'IRPEF per i figli a carico, l'alinea della medesima lettera b) specifica che il graduale superamento o la soppressione di tale istituto si inserisce nel quadro di una più ampia riforma del sistema fiscale;
- gli assegni per il nucleo familiare, l'alinea della lettera b)specifica che il graduale superamento o la soppressione si inserisce nel quadro di una più ampia riforma del sistema fiscale.

Scadenza presentazione domande al Fondo Asim per “le Misure Covid-19”

Fino a domani è ancora possbile presentare le domande per “le Misure Covid-19” al Fondo Asim per i dipendenti da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi

Il Fondo Asim è il Fondo sanitario di riferimento per le parti sociali che hanno sottoscritto il CCNL del 31 maggio 2011, ANIP-Confindustria, Legacoop Produzione e Servizi, Servizi-Confcooperative, Agci Servizi, Unionservizi-Confapi e per le rappresentanze dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti-Uil.
Il Fondo, in collaborazione con UniSalute, con lo scopo di fornire un supporto valido e adeguato a tutti gli iscritti, ha introdotto una serie di misure per far fronte all’emergenza del Coronavirus.
Lo stesso ha deciso di prorogare la scadenza del termine per le prestazioni “Misure per Covid-19” al 1° aprile 2021.
Pertanto, ancora per oggi è possibile presentare la domanda.
Si ricorda che, tutte le prestazioni sono valide dal 1° gennaio 2020 al 1° aprile 2021 fino a esaurimento del budget stanziato.
Le prestazioni previste sono:
1.Test sierologico quantitativo IGG – IGM per la ricerca degli anticorpi ANTI-SARS-COV-2
2.Diaria Covid-19
3.Teleconsulto medico Covid-19

4.Videoconsulto specialistico

Fino a domani è ancora possbile presentare le domande per "le Misure Covid-19" al Fondo Asim per i dipendenti da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi

Il Fondo Asim è il Fondo sanitario di riferimento per le parti sociali che hanno sottoscritto il CCNL del 31 maggio 2011, ANIP-Confindustria, Legacoop Produzione e Servizi, Servizi-Confcooperative, Agci Servizi, Unionservizi-Confapi e per le rappresentanze dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltrasporti-Uil.
Il Fondo, in collaborazione con UniSalute, con lo scopo di fornire un supporto valido e adeguato a tutti gli iscritti, ha introdotto una serie di misure per far fronte all’emergenza del Coronavirus.
Lo stesso ha deciso di prorogare la scadenza del termine per le prestazioni "Misure per Covid-19" al 1° aprile 2021.
Pertanto, ancora per oggi è possibile presentare la domanda.
Si ricorda che, tutte le prestazioni sono valide dal 1° gennaio 2020 al 1° aprile 2021 fino a esaurimento del budget stanziato.
Le prestazioni previste sono:
1.Test sierologico quantitativo IGG – IGM per la ricerca degli anticorpi ANTI-SARS-COV-2
2.Diaria Covid-19
3.Teleconsulto medico Covid-19

4.Videoconsulto specialistico

Comunicazione dei premi di produttività al Fondo Pensione ARCO

Il Fondo Pensione ARCO con circolare 02/2021 ha fatto dei chiarimenti sulla comunicazione dei premi di produttività/risultato versati al Fondo.

Il Fondo Pensione Complementare per i lavoratori dei settori Legno, sughero, mobile, arredamento e Boschivi/forestali, Laterizi e manufatti in cemento, Lapidei, Maniglie (ARCO), con la suddetta circolare ha fatto seguito alla Circolare n. 4/2020 del 16/09/2020 sulle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate per la comunicazione al Fondo degli importi versati a titolo di Premio di produttività/risultato al Fondo.
Nello specifico, la Circolare dell’Agenzia delle Entrate 5/E/2018 stabiliva che, entro l’anno successivo alla data di versamento degli importi versati a titolo di Premio di risultato, l’iscritto è tenuto a comunicare l’importo versato al Fondo Pensione, richiamando le indicazioni già in essere per i contributi non dedotti. In mancanza di tale attestazione non sarebbe stato possibile beneficiare della detassazione degli importi prevista, nei limiti di legge, in sede di calcolo della prestazione.
Tuttavia, una successiva Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in relazione alla comunicazione dei Premi di risultato versati al Fondo Pensione : “Considerato che il versamento è effettuato direttamente dal datore di lavoro al Fondo di previdenza complementare, nonché riportato nella Certificazione Unica rilasciata al dipendente, quest’ultimo non è tenuto ad alcuna comunicazione alla forma di previdenziale complementare in relazione al credito welfare destinato a tale finalità(Risoluzione 55/E del 25 settembre 2020).
Non sarà, quindi, più necessaria l’attestazione da parte del lavoratore dei premi di produttività/risultato versati ad ARCO nell’area riservata del Fondo stesso, essendo sufficiente quanto dichiarato dall’azienda nella distinta contributiva.
Pur venendo meno l’obbligo dell’attestazione da parte del dipendente, si raccomandano tuttavia gli associati al Fondo Arco, di prendere visione nella propria area riservata dell’importo dei premi di risultato versati al Fondo da parte dell’azienda e, qualora necessario, segnalare eventuali anomalie/discordanze al proprio datore di lavoro. L’Aderente potrà visualizzare ed eventualmente modificare, attraverso una semplice procedura guidata, l’importo del versamento direttamente all’interno della sua “Area Riservata” sul sito del fondo www.fondoarco.it nella sezione CONTRIBUZIONE, nel riquadro PREMI DI PRODUTTIVITA’.

Il Fondo Pensione ARCO con circolare 02/2021 ha fatto dei chiarimenti sulla comunicazione dei premi di produttività/risultato versati al Fondo.

Il Fondo Pensione Complementare per i lavoratori dei settori Legno, sughero, mobile, arredamento e Boschivi/forestali, Laterizi e manufatti in cemento, Lapidei, Maniglie (ARCO), con la suddetta circolare ha fatto seguito alla Circolare n. 4/2020 del 16/09/2020 sulle disposizioni dell’Agenzia delle Entrate per la comunicazione al Fondo degli importi versati a titolo di Premio di produttività/risultato al Fondo.
Nello specifico, la Circolare dell'Agenzia delle Entrate 5/E/2018 stabiliva che, entro l'anno successivo alla data di versamento degli importi versati a titolo di Premio di risultato, l'iscritto è tenuto a comunicare l'importo versato al Fondo Pensione, richiamando le indicazioni già in essere per i contributi non dedotti. In mancanza di tale attestazione non sarebbe stato possibile beneficiare della detassazione degli importi prevista, nei limiti di legge, in sede di calcolo della prestazione.
Tuttavia, una successiva Risoluzione dell'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in relazione alla comunicazione dei Premi di risultato versati al Fondo Pensione : "Considerato che il versamento è effettuato direttamente dal datore di lavoro al Fondo di previdenza complementare, nonché riportato nella Certificazione Unica rilasciata al dipendente, quest’ultimo non è tenuto ad alcuna comunicazione alla forma di previdenziale complementare in relazione al credito welfare destinato a tale finalità(Risoluzione 55/E del 25 settembre 2020).
Non sarà, quindi, più necessaria l’attestazione da parte del lavoratore dei premi di produttività/risultato versati ad ARCO nell’area riservata del Fondo stesso, essendo sufficiente quanto dichiarato dall’azienda nella distinta contributiva.
Pur venendo meno l'obbligo dell'attestazione da parte del dipendente, si raccomandano tuttavia gli associati al Fondo Arco, di prendere visione nella propria area riservata dell'importo dei premi di risultato versati al Fondo da parte dell'azienda e, qualora necessario, segnalare eventuali anomalie/discordanze al proprio datore di lavoro. L’Aderente potrà visualizzare ed eventualmente modificare, attraverso una semplice procedura guidata, l’importo del versamento direttamente all’interno della sua "Area Riservata" sul sito del fondo www.fondoarco.it nella sezione CONTRIBUZIONE, nel riquadro PREMI DI PRODUTTIVITA’.

Firmato il CIRL Unionalimentari-Confapi per la regione Calabria

Sottoscritto il 26/3/2021, tra l’UNIONALIMENTARI – CONFAPI della Calabria e le OO.SS. Regionali FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL, il Contratto Regionale di lavoro per i dipendenti della piccola e media industria alimentare della regione Calabria

Il presente contratto regionale, è da intendersi, a tutti gli effetti, quale contrattazione di secondo livello per tutte le aziende che applicano il CCNL vigente per i lavoratori della piccola e media industria alimentare. Decorre dall’1/1/2021 e scadrà il 31/12/2024.

Osservatorio regionale
È istituito, a livello regionale, in forma paritetica tra i soggetti firmatari del presente contratto, l’Osservatorio regionale che perseguirà gli scopi e le finalità, a livello locale, previsti dall’articolo 1 del Contratto Nazionale. L’Osservatorio è composto da sei rappresentanti effettivi e sei supplenti nominati delle Parti stipulanti il presente contratto (tre designati da Confapi Calabria e tre designati dalle segreterie regionale di Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil).
Oltre a quanto previsto dall’articolo 1 del CCNL, le Parti convengono di affidare all’Osservatorio l’organizzazione di iniziative destinate alle lavoratrici e ai lavoratori volte ad aumentare la sensibilità riguardo ai temi della sicurezza sul posto di lavoro.
Nell’ambito dell’Osservatorio le parti firmatarie, per il reperimento di risorse finalizzate alla formazione, oltre che a livello aziendale si impegnano, unitariamente, anche a livello regionale, a facilitare l’iter procedurale di concessione di finanziamenti, promuovendo anche iniziative condivise e tese a sensibilizzare lo stanziamento di risorse e a intercettare opportunità ed eventuali finanziamenti pubblici.
Le Parti intendono valorizzare l’accesso dei giovani al mercato del lavoro nel settore della piccola e media industria alimentare, promuovendo proficue forme di integrazione tra sistema educativo e contesti di lavoro. A tal fine, nel rispetto delle previsioni normative vigenti in materia di istruzione, le aziende, le istituzioni scolastiche e/o universitarie, gli enti di formazione, le OO.SS. e Unionalimentari – Confapi Calabria potranno avviare programmi sperimentali di collaborazione per la definizione di percorsi virtuosi di integrazione tra istruzione e lavoro, a partire dai percorsi per le competenze trasversali (ex alternanza scuola – lavoro) e dai percorsi ITS (Istituti tecnici superiori).

Permessi per assemblee sindacali
Al fine di migliorare l’informazione tra lavoratrici/lavoratori nonché la divulgazione della bilateralità, le ore di assemblee, previste dall’art. 5 del CCNL vigente in materia, a disposizione delle Organizzazioni Sindacali firmatarie del contratto integrativo regionale sono incrementate di ulteriori tre ore annue.

Permessi retribuiti
In aggiunta a quanto previsto dall’art. 13 del CCNL vigente, alle lavoratrici/lavoratori che nel proprio nucleo familiare hanno bambini di età fino a 10 anni, oltre ai permessi previsti da altre normative, sono riconosciuti annualmente 2 giorni di permessi retribuiti per malattia o indagini diagnostiche dei figli.

Informativa sicurezza aziendale
Al fine di utilizzare l’informazione al lavoratore quale valido strumento di prevenzione dei rischi connessi all’attività svolta, le riunioni periodiche, per le aziende con più di 15 dipendenti, saranno convocate, almeno una volta all’anno, anche nelle aziende con un numero di dipendenti inferiori a 15.
A ciascun rappresentante per la sicurezza, per l’espletamento dell’attività, ad integrazione di quanto previsto all’art. 62, punto 5) del CCNL vigente in materia, saranno attribuite ulteriori 10 ore di permesso retribuito.

Premio per obiettivi
Le parti intendono istituire un premio per obiettivi secondo quanto stabilito dalle linee guida contenute nel CCNL vigente riguardanti la contrattazione territoriale. Pertanto, si impegnano entro il mese di giugno del 2022.

Contributo di Assistenza Contrattuale Regionale
Le Aziende e i lavoratori, sono tenuti a versare, a titolo di assistenza contrattuale, a favore delle rispettive Organizzazioni Regionali, stipulanti il presente contratto, un contributo mensile pari allo 0,30% della retribuzione lorda. Il 60%, del contributo, è a carico dell’Azienda; il 40% a carico del lavoratore.
La quota a carico del dipendente sarà trattenuta dal datore di lavoro e da questi ripartita e versata, unitamente alla propria, in parti uguali alle Organizzazioni firmatarie del presente contratto: Fai Cisl Calabria, Flai Cgil Calabria, Uila Uil Calabria e a Unionalimentari Confapi Calabria, sui conti correnti bancari che saranno comunicati.
Tali risorse saranno finalizzate anche ad una maggiore diffusione sul territorio della conoscenza da parte dei lavoratori delle prestazioni della bilateralità ENFEA, del fondo sanitario SANAPI e della previdenza complementare FONDAPI, nonché al raggiungimento dell’obiettivo di incrementare il numero di adesioni ai medesimi fondi.

Sottoscritto il 26/3/2021, tra l'UNIONALIMENTARI - CONFAPI della Calabria e le OO.SS. Regionali FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL, il Contratto Regionale di lavoro per i dipendenti della piccola e media industria alimentare della regione Calabria

Il presente contratto regionale, è da intendersi, a tutti gli effetti, quale contrattazione di secondo livello per tutte le aziende che applicano il CCNL vigente per i lavoratori della piccola e media industria alimentare. Decorre dall’1/1/2021 e scadrà il 31/12/2024.

Osservatorio regionale
È istituito, a livello regionale, in forma paritetica tra i soggetti firmatari del presente contratto, l'Osservatorio regionale che perseguirà gli scopi e le finalità, a livello locale, previsti dall'articolo 1 del Contratto Nazionale. L'Osservatorio è composto da sei rappresentanti effettivi e sei supplenti nominati delle Parti stipulanti il presente contratto (tre designati da Confapi Calabria e tre designati dalle segreterie regionale di Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil).
Oltre a quanto previsto dall'articolo 1 del CCNL, le Parti convengono di affidare all'Osservatorio l'organizzazione di iniziative destinate alle lavoratrici e ai lavoratori volte ad aumentare la sensibilità riguardo ai temi della sicurezza sul posto di lavoro.
Nell'ambito dell'Osservatorio le parti firmatarie, per il reperimento di risorse finalizzate alla formazione, oltre che a livello aziendale si impegnano, unitariamente, anche a livello regionale, a facilitare l'iter procedurale di concessione di finanziamenti, promuovendo anche iniziative condivise e tese a sensibilizzare lo stanziamento di risorse e a intercettare opportunità ed eventuali finanziamenti pubblici.
Le Parti intendono valorizzare l'accesso dei giovani al mercato del lavoro nel settore della piccola e media industria alimentare, promuovendo proficue forme di integrazione tra sistema educativo e contesti di lavoro. A tal fine, nel rispetto delle previsioni normative vigenti in materia di istruzione, le aziende, le istituzioni scolastiche e/o universitarie, gli enti di formazione, le OO.SS. e Unionalimentari - Confapi Calabria potranno avviare programmi sperimentali di collaborazione per la definizione di percorsi virtuosi di integrazione tra istruzione e lavoro, a partire dai percorsi per le competenze trasversali (ex alternanza scuola - lavoro) e dai percorsi ITS (Istituti tecnici superiori).

Permessi per assemblee sindacali
Al fine di migliorare l'informazione tra lavoratrici/lavoratori nonché la divulgazione della bilateralità, le ore di assemblee, previste dall'art. 5 del CCNL vigente in materia, a disposizione delle Organizzazioni Sindacali firmatarie del contratto integrativo regionale sono incrementate di ulteriori tre ore annue.

Permessi retribuiti
In aggiunta a quanto previsto dall'art. 13 del CCNL vigente, alle lavoratrici/lavoratori che nel proprio nucleo familiare hanno bambini di età fino a 10 anni, oltre ai permessi previsti da altre normative, sono riconosciuti annualmente 2 giorni di permessi retribuiti per malattia o indagini diagnostiche dei figli.

Informativa sicurezza aziendale
Al fine di utilizzare l'informazione al lavoratore quale valido strumento di prevenzione dei rischi connessi all'attività svolta, le riunioni periodiche, per le aziende con più di 15 dipendenti, saranno convocate, almeno una volta all'anno, anche nelle aziende con un numero di dipendenti inferiori a 15.
A ciascun rappresentante per la sicurezza, per l'espletamento dell'attività, ad integrazione di quanto previsto all'art. 62, punto 5) del CCNL vigente in materia, saranno attribuite ulteriori 10 ore di permesso retribuito.

Premio per obiettivi
Le parti intendono istituire un premio per obiettivi secondo quanto stabilito dalle linee guida contenute nel CCNL vigente riguardanti la contrattazione territoriale. Pertanto, si impegnano entro il mese di giugno del 2022.

Contributo di Assistenza Contrattuale Regionale
Le Aziende e i lavoratori, sono tenuti a versare, a titolo di assistenza contrattuale, a favore delle rispettive Organizzazioni Regionali, stipulanti il presente contratto, un contributo mensile pari allo 0,30% della retribuzione lorda. Il 60%, del contributo, è a carico dell'Azienda; il 40% a carico del lavoratore.
La quota a carico del dipendente sarà trattenuta dal datore di lavoro e da questi ripartita e versata, unitamente alla propria, in parti uguali alle Organizzazioni firmatarie del presente contratto: Fai Cisl Calabria, Flai Cgil Calabria, Uila Uil Calabria e a Unionalimentari Confapi Calabria, sui conti correnti bancari che saranno comunicati.
Tali risorse saranno finalizzate anche ad una maggiore diffusione sul territorio della conoscenza da parte dei lavoratori delle prestazioni della bilateralità ENFEA, del fondo sanitario SANAPI e della previdenza complementare FONDAPI, nonché al raggiungimento dell'obiettivo di incrementare il numero di adesioni ai medesimi fondi.

Ulteriore proroga per l’invio comunicazioni delle opzioni del Superbonus

Ulteriore proroga, in materia di Superbonus 110%, del termine per l’invio delle comunicazioni delle opzioni di cui all’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, relativamente alle spese sostenute nell’anno 2020 (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 30 marzo 2020, n. 83933).

L’articolo 121 del Decreto Rilancio ha previsto che, per il Superbonus 110%, il soggetto beneficiario possa optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori che hanno realizzato gli interventi o, in alternativa, per la cessione a soggetti terzi del credito corrispondente alla detrazione spettante, ivi compresi banche e altri intermediari finanziari.
A seguito della proroga al 10 maggio 2021 del termine per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata (art. 5, co. 22, D.L. n. 41/2021), per consentire ai contribuenti e agli intermediari di disporre di un ulteriore lasso di tempo per trasmettere le comunicazioni delle opzioni di cui trattasi, sia per gli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici, per le detrazioni relative alle spese sostenute nell’anno 2020, l’invio è ulteriormente prorogato al 15 aprile 2021. Entro lo stesso termine dovranno essere inviate eventuali richieste di annullamento o comunicazioni sostitutive di comunicazioni inviate dal 1° al 15 aprile 2021, relativamente alle spese sostenute nel 2020.

Ulteriore proroga, in materia di Superbonus 110%, del termine per l’invio delle comunicazioni delle opzioni di cui all’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, relativamente alle spese sostenute nell’anno 2020 (Agenzia delle Entrate - Provvedimento 30 marzo 2020, n. 83933).

L’articolo 121 del Decreto Rilancio ha previsto che, per il Superbonus 110%, il soggetto beneficiario possa optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori che hanno realizzato gli interventi o, in alternativa, per la cessione a soggetti terzi del credito corrispondente alla detrazione spettante, ivi compresi banche e altri intermediari finanziari.
A seguito della proroga al 10 maggio 2021 del termine per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata (art. 5, co. 22, D.L. n. 41/2021), per consentire ai contribuenti e agli intermediari di disporre di un ulteriore lasso di tempo per trasmettere le comunicazioni delle opzioni di cui trattasi, sia per gli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici, per le detrazioni relative alle spese sostenute nell’anno 2020, l’invio è ulteriormente prorogato al 15 aprile 2021. Entro lo stesso termine dovranno essere inviate eventuali richieste di annullamento o comunicazioni sostitutive di comunicazioni inviate dal 1° al 15 aprile 2021, relativamente alle spese sostenute nel 2020.

Chiarimenti dal Fisco sulla successione transfrontaliera

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per il diritto tedesco alla morte della persona, il patrimonio, inclusi gli eventuali legati, passa agli eredi che ne acquisiscono la proprietà e spetta a questi ultimi di presentare la dichiarazione di successione e pagare tutte le imposte. Qualora il de cuius abbia lasciato un testamento olografo mediante il quale ha disposto un legato a favore della propria compagna, in tal caso, solo successivamente alla richiesta di trasferimento dell’immobile al legatario da parte degli eredi che si provvede tramite dichiarazione integrativa, a ricalcolare l’imposta effettivamente dovuta dai rispettivi beneficiari e gli eredi avranno diritto al rimborso di quanto versato in eccedenza (Agenzia Entrate – risposta 30 marzo 2021, n. 224).

La regola generale per le successioni transfrontaliere prevede quale principio cardine per individuare la legge applicabile alla successione quello della residenza abituale del defunto al momento della morte.

Nel caso in esame alla successione si applica il diritto tedesco in quanto il de cuius era cittadino tedesco con ultima residenza in Germania.

In diritto tedesco il legato fa nascere al momento dell’apertura della successione un diritto che il beneficiario/legatario acquista nei confronti dell’erede; diritto rivolto al trasferimento della proprietà o della titolarità del bene oggetto del legato.

Se il de cuius, come nel caso in esame, ha previsto con testamento un legato, il legatario può agire nei confronti degli eredi per ottenere quanto gli è stato specificamente attribuito nel testamento, nel temine di decadenza di dieci anni.

In relazione alla denuncia di successione in Italia e alla tassazione del legato, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che al momento dell’apertura della successione gli eredi legittimi sono proprietari dell’immobile sito in Italia. Ciò in quanto per il diritto tedesco alla morte della persona il suo patrimonio passa in toto automaticamente in proprietà agli eredi.

Inoltre, a carico di tali eredi è posto l’onere di trasferire l’immobile a favore del legatario a condizione che questi ne faccia espressa richiesta.

La realizzazione dell’interesse del legatario si ha solo a seguito dell’adempimento da parte dell’onerato.

Fino a quando l’onere a carico degli eredi non viene adempiuto gli stessi eredi saranno proprietari del bene oggetto del legato e, di conseguenza, obbligati sia a presentare la dichiarazione di successione che al pagamento dell’imposta di successione secondo cui gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento dell’imposta nell’ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari.

Successivamente, quando a seguito dell’ adempimento da parte degli eredi onerati, il bene sarà trasferito alla legataria dovrà essere presentata una dichiarazione integrativa, per il ricalcolo dell’imposta effettivamente dovuta dai rispettivi beneficiari. In tal caso gli eredi avranno diritto al rimborso di quando versato in eccedenza.

Con riferimento alle imposte ipotecarie e catastali, le stesse siano dovute nella misura ordinaria del 2% e 1% sul valore degli immobili che sono stati dichiarati in successione, compresi gli immobili oggetto di legato che fanno parte dell’asse ereditario.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che per il diritto tedesco alla morte della persona, il patrimonio, inclusi gli eventuali legati, passa agli eredi che ne acquisiscono la proprietà e spetta a questi ultimi di presentare la dichiarazione di successione e pagare tutte le imposte. Qualora il de cuius abbia lasciato un testamento olografo mediante il quale ha disposto un legato a favore della propria compagna, in tal caso, solo successivamente alla richiesta di trasferimento dell’immobile al legatario da parte degli eredi che si provvede tramite dichiarazione integrativa, a ricalcolare l'imposta effettivamente dovuta dai rispettivi beneficiari e gli eredi avranno diritto al rimborso di quanto versato in eccedenza (Agenzia Entrate - risposta 30 marzo 2021, n. 224).

La regola generale per le successioni transfrontaliere prevede quale principio cardine per individuare la legge applicabile alla successione quello della residenza abituale del defunto al momento della morte.

Nel caso in esame alla successione si applica il diritto tedesco in quanto il de cuius era cittadino tedesco con ultima residenza in Germania.

In diritto tedesco il legato fa nascere al momento dell'apertura della successione un diritto che il beneficiario/legatario acquista nei confronti dell'erede; diritto rivolto al trasferimento della proprietà o della titolarità del bene oggetto del legato.

Se il de cuius, come nel caso in esame, ha previsto con testamento un legato, il legatario può agire nei confronti degli eredi per ottenere quanto gli è stato specificamente attribuito nel testamento, nel temine di decadenza di dieci anni.

In relazione alla denuncia di successione in Italia e alla tassazione del legato, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che al momento dell'apertura della successione gli eredi legittimi sono proprietari dell'immobile sito in Italia. Ciò in quanto per il diritto tedesco alla morte della persona il suo patrimonio passa in toto automaticamente in proprietà agli eredi.

Inoltre, a carico di tali eredi è posto l'onere di trasferire l'immobile a favore del legatario a condizione che questi ne faccia espressa richiesta.

La realizzazione dell'interesse del legatario si ha solo a seguito dell'adempimento da parte dell'onerato.

Fino a quando l'onere a carico degli eredi non viene adempiuto gli stessi eredi saranno proprietari del bene oggetto del legato e, di conseguenza, obbligati sia a presentare la dichiarazione di successione che al pagamento dell'imposta di successione secondo cui gli eredi sono obbligati solidalmente al pagamento dell'imposta nell'ammontare complessivamente dovuto da loro e dai legatari.

Successivamente, quando a seguito dell' adempimento da parte degli eredi onerati, il bene sarà trasferito alla legataria dovrà essere presentata una dichiarazione integrativa, per il ricalcolo dell'imposta effettivamente dovuta dai rispettivi beneficiari. In tal caso gli eredi avranno diritto al rimborso di quando versato in eccedenza.

Con riferimento alle imposte ipotecarie e catastali, le stesse siano dovute nella misura ordinaria del 2% e 1% sul valore degli immobili che sono stati dichiarati in successione, compresi gli immobili oggetto di legato che fanno parte dell'asse ereditario.