Collaborazione coordinata e continuativa per i giornalisti: assicurazione infortuni

31 otto 2019 Il personale giornalistico, sebbene titolare di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, è escluso dall’obbligo assicurativo antinfortunistico nei confronti dell’Inail. È stato, quindi, avviato l’iter per l’istituzione di una apposita forma assicurativa presso la Gestione previdenziale separata dell’INPGI.

Secondo il regolamento infortuni adottato dal Ministero del lavoro il 10 ottobre 2019, i giornalisti che, in ragione del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, risultano iscritti ai fini previdenziali, presso la gestione separata INPGI, con un compenso annuo non inferiore a 3.000 euro, siano obbligatoriamente assicurati contro gli infortuni presso l’apposita forma assicurativa costituita nell’ambito della Gestione separata INPGI, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del loro committente. L’assicurazione comprende tutti i casi di infortunio per causa violenta – esterna e fortuita con delimitazione dell’indennizzo alle sole lesioni corporali – occorsi durante l’espletamento dell’attività professionale, dai quali derivi la morte o l’inabilità permanente assoluta del giornalista, ovvero una sua inabilità permanente parziale nei limiti previsti dal Regolamento. Il diritto all’indennità assicurativa sorge per il giornalista ed i suoi aventi causa, per gli infortuni che si verifichino dal giorno dell’inizio del rapporto assicurativo.
Il premio assicurativo, posto interamente a carico del committente, è determinato in misura fissa, non frazionabile, pari a 6,00 euro mensili per ogni collaboratore iscritto alla gestione separata INPGI e soggetto all’obbligo assicurativo contro gli infortuni. Tale premio è dovuto per tutta la durata di ogni rapporto di collaborazione, indipendentemente dalla cadenza dell’erogazione al giornalista dei relativi compensi, che potrebbe non essere mensile.
Il versamento del premio, che è dovuto anche nei periodi di astensione obbligatoria per congedo di maternità e/o paternità, avviene con gli stessi termini e le stesse modalità previste per le altre contribuzioni obbligatorie INPGI. In caso di omesso o ritardato pagamento trova applicazione il vigente sistema sanzionatorio in materia di contribuzione previdenziale obbligatoria.
Per la regolarizzazione contributiva del periodo 1/11/2019 – 31/12/2019 (limitatamente all’assicurazione infortuni) i committenti dovranno quantificare gli importi dovuti, avendo riguardo al compenso corrisposto nell’intero anno 2019. Il premio riferito ai due mesi (novembre e dicembre 2019) sarà dovuto solo nel caso in cui il compenso annuo raggiunga la soglia minima dei 3.000 euro lordi. A partire, invece, dalla mensilità di gennaio 2020, il premio sarà dovuto – a prescindere dall’importo del compenso mensile e dalla cadenza dei periodi di paga concordati con il collaboratore – nei casi in cui la proiezione dei compensi dovuti nell’anno faccia presumere il raggiungimento della soglia di 3.000 euro lordi. Il committente che, nella previsione di un erogazione annuale inferiore alla predetta soglia minima, non abbia provveduto al versamento del premio mensile, dovrà provvedere al pagamento nel periodo di paga in cui il compenso supera il livello dei 3.000 euro, provvedendo in tal caso al pagamento dei premi arretrati (Circolare Inpgi n. 8/2019).

31 otto 2019 Il personale giornalistico, sebbene titolare di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, è escluso dall’obbligo assicurativo antinfortunistico nei confronti dell’Inail. È stato, quindi, avviato l’iter per l’istituzione di una apposita forma assicurativa presso la Gestione previdenziale separata dell’INPGI.

Secondo il regolamento infortuni adottato dal Ministero del lavoro il 10 ottobre 2019, i giornalisti che, in ragione del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, risultano iscritti ai fini previdenziali, presso la gestione separata INPGI, con un compenso annuo non inferiore a 3.000 euro, siano obbligatoriamente assicurati contro gli infortuni presso l’apposita forma assicurativa costituita nell’ambito della Gestione separata INPGI, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del loro committente. L’assicurazione comprende tutti i casi di infortunio per causa violenta - esterna e fortuita con delimitazione dell’indennizzo alle sole lesioni corporali - occorsi durante l’espletamento dell’attività professionale, dai quali derivi la morte o l'inabilità permanente assoluta del giornalista, ovvero una sua inabilità permanente parziale nei limiti previsti dal Regolamento. Il diritto all’indennità assicurativa sorge per il giornalista ed i suoi aventi causa, per gli infortuni che si verifichino dal giorno dell'inizio del rapporto assicurativo.
Il premio assicurativo, posto interamente a carico del committente, è determinato in misura fissa, non frazionabile, pari a 6,00 euro mensili per ogni collaboratore iscritto alla gestione separata INPGI e soggetto all’obbligo assicurativo contro gli infortuni. Tale premio è dovuto per tutta la durata di ogni rapporto di collaborazione, indipendentemente dalla cadenza dell’erogazione al giornalista dei relativi compensi, che potrebbe non essere mensile.
Il versamento del premio, che è dovuto anche nei periodi di astensione obbligatoria per congedo di maternità e/o paternità, avviene con gli stessi termini e le stesse modalità previste per le altre contribuzioni obbligatorie INPGI. In caso di omesso o ritardato pagamento trova applicazione il vigente sistema sanzionatorio in materia di contribuzione previdenziale obbligatoria.
Per la regolarizzazione contributiva del periodo 1/11/2019 - 31/12/2019 (limitatamente all’assicurazione infortuni) i committenti dovranno quantificare gli importi dovuti, avendo riguardo al compenso corrisposto nell’intero anno 2019. Il premio riferito ai due mesi (novembre e dicembre 2019) sarà dovuto solo nel caso in cui il compenso annuo raggiunga la soglia minima dei 3.000 euro lordi. A partire, invece, dalla mensilità di gennaio 2020, il premio sarà dovuto - a prescindere dall’importo del compenso mensile e dalla cadenza dei periodi di paga concordati con il collaboratore - nei casi in cui la proiezione dei compensi dovuti nell’anno faccia presumere il raggiungimento della soglia di 3.000 euro lordi. Il committente che, nella previsione di un erogazione annuale inferiore alla predetta soglia minima, non abbia provveduto al versamento del premio mensile, dovrà provvedere al pagamento nel periodo di paga in cui il compenso supera il livello dei 3.000 euro, provvedendo in tal caso al pagamento dei premi arretrati (Circolare Inpgi n. 8/2019).

Schema “Regolamento in materia di procedura sanzionatoria della COVIP”

Il testo del nuovo “Regolamento in materia di procedura sanzionatoria della COVIP”, ai sensi dell’art. 19-quinquies, comma 8, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è sottoposto alla procedura di pubblica consultazione.

L’art. 19-quinquies del decreto n. 252/2005, inserito ex novo dal decreto legislativo 13 dicembre 2018, n. 147, reca specifiche disposizioni in materia di procedura sanzionatoria della COVIP. L’art. 19-quater, comma 4, del medesimo decreto, contestualmente, elimina il rinvio alla procedura sanzionatoria di Banca d’Italia di cui al Testo unico bancario.
Il citato comma 8, dell’art. 19-quinquies, cit. prevede che la COVIP definisca con regolamento, nel rispetto di quanto precedentemente stabilito dallo stesso articolo, la propria procedura di applicazione delle sanzioni amministrative. Nello schema di Regolamento sono stati, pertanto, disciplinati gli aspetti di dettaglio della procedura sanzionatoria di competenza della COVIP; ciò in piena osservanza delle scansioni temporali e procedurali individuate dalla normativa primaria. Tale procedura trova in primo luogo applicazione alle sanzioni amministrative previste dall’art. 19-quater del medesimo decreto e, cioè, a quelle relative a violazioni della normativa in materia di previdenza complementare.
Le disposizioni del Regolamento sono dirette nei riguardi delle persone fisiche che ricoprono il ruolo di componenti degli organi di amministrazione e di controllo, di direttori generali, di liquidatori, di commissari straordinari, di responsabili e di titolari delle funzioni fondamentali delle forme pensionistiche complementari, nonché dei soggetti (fondi pensione e società che gestiscono le predette forme) che sono responsabili in solido del pagamento della sanzione.
In merito alla fase iniziale del procedimento, l’art. 19-quinquies del decreto n. 252/2005 prevede che la COVIP, nel termine di 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione, ovvero nel termine di 180 giorni per i soggetti residenti all’estero, avvii la procedura sanzionatoria mediante contestazione degli addebiti ai possibili responsabili della violazione, con lettera recante indicazione dei fatti accertati, della violazione riscontrata e della sanzione amministrativa applicabile.
A tale riguardo, nello schema di Regolamento sono in modo più puntuale individuati i contenuti della lettera di contestazione e la PEC è individuata quale mezzo ordinario per effettuare le notificazioni, altresì prevedendosi che qualora la notifica attraverso tale mezzo non sia possibile o in ogni altro caso ritenuto necessario, la stessa sia effettuata con le modalità previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689.
Elemento di novità rispetto a quanto stabilito dalla previgente disciplina primaria e secondaria è rappresentato dal non procedersi alla contestazione nei casi di mancanza di pregiudizio o per il tempestivo esercizio delle funzioni di vigilanza o per gli interessi dei potenziali aderenti, degli aderenti, dei beneficiari e degli altri aventi diritto a prestazioni da parte della forma pensionistica complementare.
Per quanto concerne il contraddittorio è previsto che, entro il termine di 60 giorni dalla notifica delle contestazioni, i soggetti interessati possano presentare alla COVIP deduzioni e chiedere un’audizione personale, della quale è redatto apposito verbale. Maggiori indicazioni sono fornite indicazioni circa le modalità di presentazione delle controdeduzioni, sia da parte dei soggetti interessati sia da parte degli obbligati in solido.
Lo Schema di Regolamento fornisce inoltre indicazioni puntuali circa la tempistica per l’adozione della sanzione o l’archiviazione del procedimento, con provvedimento motivato. Al riguardo, sono specificate le circostanze di maggiore gravità in presenza delle quali può essere applicata dall’organo di vertice della COVIP la sanzione amministrativa accessoria della decadenza dall’incarico dei componenti degli organi collegiali, del direttore generale, del responsabile della forma pensionistica e dei titolari delle funzioni fondamentali.
Una specifica disciplina è prevista anche circa la tempistica e le modalità di notifica del provvedimento finale di applicazione della sanzione o di archiviazione del procedimento. È inoltre regolata la pubblicazione del provvedimento di applicazione della sanzione per estratto in un’apposita sezione del sito web della COVIP.
Più approfonditamente illustrate anche le modalità di pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie nonchè le conseguenze derivanti dal mancato o ritardato pagamento delle stesse.
L’adozione del nuovo Regolamento comporterà l’abrogazione del Regolamento oggi in essere, di cui alla deliberazione COVIP del 30 maggio 2007. Ai procedimenti sanzionatori in essere e alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nel Regolamento in materia di procedure sanzionatorie di cui alla suddetta deliberazione COVIP del 30 maggio 2007.

Eventuali osservazioni, commenti e proposte sul nuovo testo dovranno pervenire entro il 9 dicembre 2019 all’indirizzo di posta elettronica: consultazione@covip.it (cfr. Comunicato Covip 25 ottobre 2019).

Il testo del nuovo "Regolamento in materia di procedura sanzionatoria della COVIP", ai sensi dell’art. 19-quinquies, comma 8, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, è sottoposto alla procedura di pubblica consultazione.

L’art. 19-quinquies del decreto n. 252/2005, inserito ex novo dal decreto legislativo 13 dicembre 2018, n. 147, reca specifiche disposizioni in materia di procedura sanzionatoria della COVIP. L’art. 19-quater, comma 4, del medesimo decreto, contestualmente, elimina il rinvio alla procedura sanzionatoria di Banca d’Italia di cui al Testo unico bancario.
Il citato comma 8, dell’art. 19-quinquies, cit. prevede che la COVIP definisca con regolamento, nel rispetto di quanto precedentemente stabilito dallo stesso articolo, la propria procedura di applicazione delle sanzioni amministrative. Nello schema di Regolamento sono stati, pertanto, disciplinati gli aspetti di dettaglio della procedura sanzionatoria di competenza della COVIP; ciò in piena osservanza delle scansioni temporali e procedurali individuate dalla normativa primaria. Tale procedura trova in primo luogo applicazione alle sanzioni amministrative previste dall’art. 19-quater del medesimo decreto e, cioè, a quelle relative a violazioni della normativa in materia di previdenza complementare.
Le disposizioni del Regolamento sono dirette nei riguardi delle persone fisiche che ricoprono il ruolo di componenti degli organi di amministrazione e di controllo, di direttori generali, di liquidatori, di commissari straordinari, di responsabili e di titolari delle funzioni fondamentali delle forme pensionistiche complementari, nonché dei soggetti (fondi pensione e società che gestiscono le predette forme) che sono responsabili in solido del pagamento della sanzione.
In merito alla fase iniziale del procedimento, l’art. 19-quinquies del decreto n. 252/2005 prevede che la COVIP, nel termine di 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione, ovvero nel termine di 180 giorni per i soggetti residenti all’estero, avvii la procedura sanzionatoria mediante contestazione degli addebiti ai possibili responsabili della violazione, con lettera recante indicazione dei fatti accertati, della violazione riscontrata e della sanzione amministrativa applicabile.
A tale riguardo, nello schema di Regolamento sono in modo più puntuale individuati i contenuti della lettera di contestazione e la PEC è individuata quale mezzo ordinario per effettuare le notificazioni, altresì prevedendosi che qualora la notifica attraverso tale mezzo non sia possibile o in ogni altro caso ritenuto necessario, la stessa sia effettuata con le modalità previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689.
Elemento di novità rispetto a quanto stabilito dalla previgente disciplina primaria e secondaria è rappresentato dal non procedersi alla contestazione nei casi di mancanza di pregiudizio o per il tempestivo esercizio delle funzioni di vigilanza o per gli interessi dei potenziali aderenti, degli aderenti, dei beneficiari e degli altri aventi diritto a prestazioni da parte della forma pensionistica complementare.
Per quanto concerne il contraddittorio è previsto che, entro il termine di 60 giorni dalla notifica delle contestazioni, i soggetti interessati possano presentare alla COVIP deduzioni e chiedere un’audizione personale, della quale è redatto apposito verbale. Maggiori indicazioni sono fornite indicazioni circa le modalità di presentazione delle controdeduzioni, sia da parte dei soggetti interessati sia da parte degli obbligati in solido.
Lo Schema di Regolamento fornisce inoltre indicazioni puntuali circa la tempistica per l’adozione della sanzione o l’archiviazione del procedimento, con provvedimento motivato. Al riguardo, sono specificate le circostanze di maggiore gravità in presenza delle quali può essere applicata dall’organo di vertice della COVIP la sanzione amministrativa accessoria della decadenza dall’incarico dei componenti degli organi collegiali, del direttore generale, del responsabile della forma pensionistica e dei titolari delle funzioni fondamentali.
Una specifica disciplina è prevista anche circa la tempistica e le modalità di notifica del provvedimento finale di applicazione della sanzione o di archiviazione del procedimento. È inoltre regolata la pubblicazione del provvedimento di applicazione della sanzione per estratto in un’apposita sezione del sito web della COVIP.
Più approfonditamente illustrate anche le modalità di pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie nonchè le conseguenze derivanti dal mancato o ritardato pagamento delle stesse.
L’adozione del nuovo Regolamento comporterà l’abrogazione del Regolamento oggi in essere, di cui alla deliberazione COVIP del 30 maggio 2007. Ai procedimenti sanzionatori in essere e alle violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nel Regolamento in materia di procedure sanzionatorie di cui alla suddetta deliberazione COVIP del 30 maggio 2007.

Eventuali osservazioni, commenti e proposte sul nuovo testo dovranno pervenire entro il 9 dicembre 2019 all’indirizzo di posta elettronica: consultazione@covip.it (cfr. Comunicato Covip 25 ottobre 2019).

Nuove retribuzioni per le piccole medie imprese del settore grafico editoriale

 

Dal mese di ottobre sono previsti nuovi minimi retributivi per i dipendenti della piccola e media industria dei settori grafico editoriale, informatico servizi innovativi

Questi i nuovi minimi previsti

 

Livello

Dall’1/10/2019

Q 1.962,84
1 1.955,04
2 1.651,93
3 1.541,88
4 1.442,26
5 1.338,97
6 1.236,20
7 1.072,61
8 987,87
9 900,86
10 790,7

 

Dal mese di ottobre sono previsti nuovi minimi retributivi per i dipendenti della piccola e media industria dei settori grafico editoriale, informatico servizi innovativi

Questi i nuovi minimi previsti

 

Livello

Dall’1/10/2019

Q 1.962,84
1 1.955,04
2 1.651,93
3 1.541,88
4 1.442,26
5 1.338,97
6 1.236,20
7 1.072,61
8 987,87
9 900,86
10 790,7

Anche ANITA corrisponde la IV tranche di aumento di cui al CCNL Trasporto Merci

L’Associazione datoriale ANITA conferma l’erogazione dell’ultimo aumento retributivo dall’1/10/2019, previsto dal CCNL 3/12/2017 per i lavoratori del settore logistica, trasporto e spedizione merci

In attuazione dell’impegno assunto dalle Associazioni datoriali e dalle OO.SS. nell’Ipotesi di accordo 3/12/2017 Logistica, Trasporto merci e Spedizioni, di verificare la sostenibilità delle intese economiche raggiunte con il rinnovo contrattuale, le Parti si sono incontrate nel mese di ottobre 2019, allo scopo di accertarne le condizioni di adempimento.
In tale sede, l’Associazione datoriale
ANITA ha confermato l’erogazione della IV tranche di aumento con la retribuzione del mese di ottobre 2019, sottoscrivendo la tabella retributiva aggiornata che si riporta in allegato.

 

MINIMI TABELLARI OTTOBRE 2019
PERSONALE NON VIAGGIANTE

Livello

1/10/2019

Quadri (+42,25) 2.246,66
(+39,75) 2.109,80
(+36,50) 1.938,22
3°Super (+33,00) 1.750,37
(+32,00) 1.703,51
(+30,50) 1.620,24
4°Junior (+29,75) 1.577,93
(+29,00) 1.544,97
(+27,25) 1.443,73
6°Junior (+25,00) 1.328,17

 

PERSONALE VIAGGIANTE 1

Livello

 

1/10/2019

C3 (ex 3°Super) (+33,12) 1.750,78
B3 (ex 3°Super) (+33,00) 1.750,37
A3 (ex 3°Super) (+32,88) 1.749,96
F2 (ex 3°) (+32,13) 1.703,94
E2 (ex 3°) (+32,01) 1.703,53
D2 (ex 3°) (+31,88) 1.703,13

PERSONALE VIAGGIANTE 2

Livello

 

1/10/2019

H1 (ex 4°) (+30,89) 1.650,92
G1 (ex 4°) (+30,77) 1.644,29

 

L’Associazione datoriale ANITA conferma l’erogazione dell’ultimo aumento retributivo dall’1/10/2019, previsto dal CCNL 3/12/2017 per i lavoratori del settore logistica, trasporto e spedizione merci

In attuazione dell’impegno assunto dalle Associazioni datoriali e dalle OO.SS. nell’Ipotesi di accordo 3/12/2017 Logistica, Trasporto merci e Spedizioni, di verificare la sostenibilità delle intese economiche raggiunte con il rinnovo contrattuale, le Parti si sono incontrate nel mese di ottobre 2019, allo scopo di accertarne le condizioni di adempimento.
In tale sede, l’Associazione datoriale
ANITA ha confermato l’erogazione della IV tranche di aumento con la retribuzione del mese di ottobre 2019, sottoscrivendo la tabella retributiva aggiornata che si riporta in allegato.

 

MINIMI TABELLARI OTTOBRE 2019
PERSONALE NON VIAGGIANTE

Livello

1/10/2019

Quadri (+42,25) 2.246,66
(+39,75) 2.109,80
(+36,50) 1.938,22
3°Super (+33,00) 1.750,37
(+32,00) 1.703,51
(+30,50) 1.620,24
4°Junior (+29,75) 1.577,93
(+29,00) 1.544,97
(+27,25) 1.443,73
6°Junior (+25,00) 1.328,17

 

PERSONALE VIAGGIANTE 1

Livello

 

1/10/2019

C3 (ex 3°Super) (+33,12) 1.750,78
B3 (ex 3°Super) (+33,00) 1.750,37
A3 (ex 3°Super) (+32,88) 1.749,96
F2 (ex 3°) (+32,13) 1.703,94
E2 (ex 3°) (+32,01) 1.703,53
D2 (ex 3°) (+31,88) 1.703,13

PERSONALE VIAGGIANTE 2

Livello

 

1/10/2019

H1 (ex 4°) (+30,89) 1.650,92
G1 (ex 4°) (+30,77) 1.644,29

 

Rottamazione-ter: chance per mettersi in regola con la rata di luglio non pagata

I contribuenti che hanno aderito alla “Rottamazione-ter” entro il 30 aprile 2019 e non hanno pagato la prima o unica rata scaduta lo scorso 31 luglio, possono rimettersi in regola, saldando quanto dovuto entro il 30 novembre 2019 (art. 37, D.L. n. 124/2019).

La riapertura dei termini è stata prevista con l’obiettivo di garantire ai contribuenti aderenti alla Rottamazione-ter al 30 aprile 2019, parità di trattamento con i contribuenti che invece hanno usufruito della riapertura dei termini di adesione al 31 luglio 2019 per i quali il pagamento della prima o unica rata è fissato al 30 novembre 2019.
Pertanto, con tale disposizione, per tutti i contribuenti aderenti alla “Rottamazione-ter”, compresi coloro che hanno fruito della riapertura dei termini al 31 luglio, il pagamento della prima o unica rata viene fissato al 30 novembre 2019.
Possono beneficiare della riapertura dei termini anche i contribuenti che hanno aderito alla Rottamazione-bis e che sono rientrati automaticamente nella Rottamazione-ter.
Inoltre, con la riapertura dei termini, coloro che provvedono a saldare la prima o unica rata oltre il termine previsto del 31 luglio 2019, non perderanno i benefici della definizione agevolata e potranno proseguire, laddove previsto, con il piano dei pagamenti.
Ai fini del pagamento deve essere utilizzato il bollettino che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha già inviato in precedenza nella “Comunicazione delle somme dovute” e, oltre al servizio “Paga online”, è possibile utilizzare i canali telematici delle banche, di Poste Italiane e di tutti gli altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al nodo pagoPA.

I contribuenti che hanno aderito alla "Rottamazione-ter" entro il 30 aprile 2019 e non hanno pagato la prima o unica rata scaduta lo scorso 31 luglio, possono rimettersi in regola, saldando quanto dovuto entro il 30 novembre 2019 (art. 37, D.L. n. 124/2019).

La riapertura dei termini è stata prevista con l’obiettivo di garantire ai contribuenti aderenti alla Rottamazione-ter al 30 aprile 2019, parità di trattamento con i contribuenti che invece hanno usufruito della riapertura dei termini di adesione al 31 luglio 2019 per i quali il pagamento della prima o unica rata è fissato al 30 novembre 2019.
Pertanto, con tale disposizione, per tutti i contribuenti aderenti alla "Rottamazione-ter", compresi coloro che hanno fruito della riapertura dei termini al 31 luglio, il pagamento della prima o unica rata viene fissato al 30 novembre 2019.
Possono beneficiare della riapertura dei termini anche i contribuenti che hanno aderito alla Rottamazione-bis e che sono rientrati automaticamente nella Rottamazione-ter.
Inoltre, con la riapertura dei termini, coloro che provvedono a saldare la prima o unica rata oltre il termine previsto del 31 luglio 2019, non perderanno i benefici della definizione agevolata e potranno proseguire, laddove previsto, con il piano dei pagamenti.
Ai fini del pagamento deve essere utilizzato il bollettino che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha già inviato in precedenza nella "Comunicazione delle somme dovute" e, oltre al servizio "Paga online", è possibile utilizzare i canali telematici delle banche, di Poste Italiane e di tutti gli altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al nodo pagoPA.

Conservazione dello stato di disoccupazione anche se il contratto è a termine

In tema di conservazione e sospensione dello status di disoccupato, secondo la previgente normativa di cui al D.Lgs. n. 181/2000, il rispetto del limite di reddito annuo consente sempre il mantenimento della condizione di disoccupazione, a prescindere dalla tipologia contrattuale dalla quale tale reddito annuale sia conseguito, a tempo determinato o determinato (Corte di Cassazione, sentenza 28 ottobre 2019, n. 27506)

Una Corte d’appello territoriale, in riforma della decisione del Tribunale di prime cure, aveva accolto l’opposizione proposta da un lavoratore avverso il decreto ingiuntivo con il quale l’INPS aveva agito per il recupero della somma che l’Istituto asseriva indebitamente percepita dal medesimo a titolo di indennità di disoccupazione, revocando il predetto decreto ingiuntivo. Secondo la Corte non era ostativa alla percezione della suddetta indennità la circostanza che il lavoratore nel periodo di riferimento avesse prestato attività lavorativa a tempo determinato per un periodo di dieci settimane, avendo il medesimo percepito una retribuzione inferiore alla soglia rappresentata dal “reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione” (art. 4, co. 1, lett. a), D.Lgs. n. 181/2000), operante ratione temporis).
Avverso tale decisione ricorre in Cassazione l’INPS, lamentando che l’accettazione di un’offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo inferiore a otto mesi, ovvero di quattro mesi nel caso di giovani, dovesse determinare la sospensione dello stato di disoccupazione, con conseguente venir meno dei diritto alla indennità di disoccupazione (art. 4, co. 1, lett. d), D.Lgs. n. 181/2000), operante ratione temporis).
In sostanza, la questione oggetto di causa attiene all’interpretazione dell’articolo 4 del D.Lgs. n. 181/2000 (nel testo come sostituito dall’articolo 5 del D.Lgs. n. 297/2002) e, in particolare, alla sussistenza o meno del diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione, anche nel periodo di svolgimento di attività lavorativa a tempo determinato nel quale l’assicurato abbia conseguito un reddito annuale inferiore alla soglia per mantenere lo stato di disoccupazione.
Orbene, l’opzione interpretativa adottata dalla Corte di merito è corretta e va confermata. La norma, infatti, individuava, alla lettera a) del comma 1, la soglia di reddito annuale che determina la conservazione dello stato di disoccupazione, costituita dal reddito minimo personale escluso da imposizione. Il rispetto di tale limite consentiva sempre il mantenimento della condizione di disoccupazione, a prescindere dalla tipologia contrattuale dalla quale tale reddito annuale sia conseguito, a tempo determinato o determinato; solo in caso di superamento poteva ritenersi venuta meno la necessità di sostegno pubblico del reddito in favore del lavoratore (e dei suoi familiari). Ai sensi poi della successiva lettera d), il superamento della soglia di reddito annuale, come sopra individuata, non dava luogo a perdita dello stato di disoccupazione, ma solo a sospensione dello stesso, qualora il rapporto fosse stato a tempo determinato della durata fino a otto mesi o a quattro mesi per i giovani. Ciò voleva dire che, in tal caso, la situazione di disoccupazione poteva essere nuovamente fatta valere dopo la scadenza del termine contrattuale. Diversamente, se il rapporto di lavoro a tempo determinato non avesse determinato il superamento della soglia annuale di reddito prevista, la condizione di disoccupazione secondo la previsione di carattere generale veniva conservata. L’interpretazione qui avallata si rende necessaria al fine di non creare un’ingiustificata disparità di trattamento tra lavoro a tempo determinato e indeterminato, in quanto nella prospettazione dell’INPS, disattesa dal giudice di merito, nel caso di lavoro a tempo determinato che in un anno abbia consentito la percezione di un reddito inferiore alla soglia imponibile si avrebbe, al contrario di quanto avviene in caso di lavoro a tempo indeterminato, la sospensione integrale del trattamento di sostegno. La soluzione normativa è in tal modo idonea a valorizzare la precarietà del rapporto di lavoro a tempo determinato, che non consente per definizione una previsione di continuità dell’occupazione al di là della sua durata.

In tema di conservazione e sospensione dello status di disoccupato, secondo la previgente normativa di cui al D.Lgs. n. 181/2000, il rispetto del limite di reddito annuo consente sempre il mantenimento della condizione di disoccupazione, a prescindere dalla tipologia contrattuale dalla quale tale reddito annuale sia conseguito, a tempo determinato o determinato (Corte di Cassazione, sentenza 28 ottobre 2019, n. 27506)

Una Corte d'appello territoriale, in riforma della decisione del Tribunale di prime cure, aveva accolto l'opposizione proposta da un lavoratore avverso il decreto ingiuntivo con il quale l'INPS aveva agito per il recupero della somma che l'Istituto asseriva indebitamente percepita dal medesimo a titolo di indennità di disoccupazione, revocando il predetto decreto ingiuntivo. Secondo la Corte non era ostativa alla percezione della suddetta indennità la circostanza che il lavoratore nel periodo di riferimento avesse prestato attività lavorativa a tempo determinato per un periodo di dieci settimane, avendo il medesimo percepito una retribuzione inferiore alla soglia rappresentata dal "reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione" (art. 4, co. 1, lett. a), D.Lgs. n. 181/2000), operante ratione temporis).
Avverso tale decisione ricorre in Cassazione l'INPS, lamentando che l’accettazione di un'offerta di lavoro a tempo determinato o di lavoro temporaneo inferiore a otto mesi, ovvero di quattro mesi nel caso di giovani, dovesse determinare la sospensione dello stato di disoccupazione, con conseguente venir meno dei diritto alla indennità di disoccupazione (art. 4, co. 1, lett. d), D.Lgs. n. 181/2000), operante ratione temporis).
In sostanza, la questione oggetto di causa attiene all'interpretazione dell'articolo 4 del D.Lgs. n. 181/2000 (nel testo come sostituito dall'articolo 5 del D.Lgs. n. 297/2002) e, in particolare, alla sussistenza o meno del diritto all'indennità ordinaria di disoccupazione, anche nel periodo di svolgimento di attività lavorativa a tempo determinato nel quale l'assicurato abbia conseguito un reddito annuale inferiore alla soglia per mantenere lo stato di disoccupazione.
Orbene, l'opzione interpretativa adottata dalla Corte di merito è corretta e va confermata. La norma, infatti, individuava, alla lettera a) del comma 1, la soglia di reddito annuale che determina la conservazione dello stato di disoccupazione, costituita dal reddito minimo personale escluso da imposizione. Il rispetto di tale limite consentiva sempre il mantenimento della condizione di disoccupazione, a prescindere dalla tipologia contrattuale dalla quale tale reddito annuale sia conseguito, a tempo determinato o determinato; solo in caso di superamento poteva ritenersi venuta meno la necessità di sostegno pubblico del reddito in favore del lavoratore (e dei suoi familiari). Ai sensi poi della successiva lettera d), il superamento della soglia di reddito annuale, come sopra individuata, non dava luogo a perdita dello stato di disoccupazione, ma solo a sospensione dello stesso, qualora il rapporto fosse stato a tempo determinato della durata fino a otto mesi o a quattro mesi per i giovani. Ciò voleva dire che, in tal caso, la situazione di disoccupazione poteva essere nuovamente fatta valere dopo la scadenza del termine contrattuale. Diversamente, se il rapporto di lavoro a tempo determinato non avesse determinato il superamento della soglia annuale di reddito prevista, la condizione di disoccupazione secondo la previsione di carattere generale veniva conservata. L'interpretazione qui avallata si rende necessaria al fine di non creare un'ingiustificata disparità di trattamento tra lavoro a tempo determinato e indeterminato, in quanto nella prospettazione dell'INPS, disattesa dal giudice di merito, nel caso di lavoro a tempo determinato che in un anno abbia consentito la percezione di un reddito inferiore alla soglia imponibile si avrebbe, al contrario di quanto avviene in caso di lavoro a tempo indeterminato, la sospensione integrale del trattamento di sostegno. La soluzione normativa è in tal modo idonea a valorizzare la precarietà del rapporto di lavoro a tempo determinato, che non consente per definizione una previsione di continuità dell'occupazione al di là della sua durata.

Modello 770 e CU / 2019: termine di presentazione

Scade oggi il termine per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione dei sostituti d’imposta – Modello 770/2019, e delle Certificazioni Uniche/2019 riferite esclusivamente a redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata.

DICHIARAZIONE MODELLO 770/2019

La dichiarazione dei sostituti d’imposta, Mod. 770/2019, riguardante i dati fiscali delle ritenute operate nell’anno 2018, i relativi versamenti e le eventuali compensazioni effettuate nonché il riepilogo dei crediti, nonché gli altri dati contributivi ed assicurativi, deve essere presentata entro il 31 ottobre 2019 esclusivamente per via telematica:
a) direttamente dal sostituto d’imposta;
b) tramite un intermediario abilitato;
c) tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
d) tramite società appartenenti al gruppo.
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate e la prova della presentazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata sempre per via telematica.
Entro il 31 ottobre 2019 è possibile, altresì, presentare la dichiarazione “correttiva nei termini” per rettificare o integrare una dichiarazione già presentata. In tal caso deve essere compilata una nuova dichiarazione, completa di tutte le sue parti, barrando la casella “Correttiva nei termini” nel Frontespizio.

Il Modello 770/2019 può essere trasmesso in un unico flusso telematico oppure separando i dati in più flussi telematici, fino ad un massimo di 3 flussi che devono ricomprendere complessivamente le 5 tipologie di ritenute (redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi di capitale, redditi di locazione breve e redditi diversi).
Nel caso di opzione per la trasmissione in un “unico flusso”, la dichiarazione deve contenere i dati riferiti ai diversi redditi gestiti (redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi di capitale, redditi di locazione breve e redditi diversi), contrassegnando le corrispondenti caselle del riquadro “Redazione della dichiarazione”.
In caso di opzione per la suddivisione in più flussi, devono essere contrassegnate esclusivamente le caselle corrispondenti ai redditi inseriti nel dichiarazione corrente e, in più, deve essere compilata la sezione “Gestione separata”. Tale sezione deve essere compilata come segue:
– indicare il codice fiscale del soggetto incaricato che invia separatamente il flusso o i flussi inerenti alle altre tipologie reddituali, barrando la casella o le caselle inerenti alle tipologie reddituali che saranno trasmesse dall’altro soggetto incaricato;
– barrare la casella “Sostituto” qualora il sostituto decida di effettuare invii separati anche senza avvalersi di un altro soggetto incaricato. In tal caso dovrà essere barrata anche la casella o le caselle inerenti alle tipologie reddituali che saranno trasmesse.
La suddivisione dei flussi, inoltre, deve rispettare le seguenti regole:
a) in presenza del flusso “redditi di lavoro autonomo”, il flusso “locazioni” va necessariamente unito ad esso. Pertanto nel caso di un sostituto che abbia effettuato ritenute su redditi di lavoro dipendente, lavoro autonomo e locazioni brevi il modello 770 può essere inviato in un unico flusso ovvero nel caso in invio separato con due flussi:
– INVIO 1: Dipendente
– INVIO 2: Autonomo e Locazioni
Nel caso in cui il sostituto non abbia operato ritenute su redditi di lavoro Autonomo il modello 770 può essere inviato in un unico flusso ovvero nel caso di invio separato con due flussi:
– INVIO 1: Locazioni
– INVIO 2: Dipendente
b) La tipologia “altre ritenute”, che comprende le ritenute sui pignoramenti e le ritenute sulle indennità di esproprio, va necessariamente unito ad uno dei tre flussi principali: “dipendente”, “autonomo” e “capitale”.

Nel caso di omessa presentazione della dichiarazione si applica la sanzione amministrativa dal 120% al 240% dell’ammontare delle ritenute non versate, con un minimo Euro 250,00.
Nel caso in cui la dichiarazione omessa sia stata presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo e, comunque, prima dell’inizio di qualunque attività amministrativa di accertamento si abbia formale conoscenza, si applica la sanzione amministrativa dal 60% al 120% dell’ammontare delle ritenute non versate, con un minimo di Euro 200,00.
In caso di tardiva od omessa trasmissione della dichiarazione da parte degli intermediari incaricati, si applica a carico degli stessi la sanzione amministrativa da Euro 516 a Euro 5.164. Tale sanzione non si applica nell’ipotesi in cui le dichiarazioni tempestivamente trasmesse e scartate siano correttamente ritrasmesse non oltre 5 giorni dalla data di restituzione delle ricevute che segnalano il motivo dello scarto.

CERTIFICAZIONE UNICA / 2019

Entro il termine di presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta – Modello 770/2019, è possibile presentare le certificazioni uniche contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata (redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi).
La Certificazione Unica deve essere presentata esclusivamente per via telematica e può essere trasmessa:
a) direttamente dal soggetto tenuto ad effettuare la comunicazione;
b) tramite un intermediario abilitato.
Come per il Modello 770, anche per la CU il flusso si considera presentato nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione del flusso è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata per via telematica.

Per ogni certificazione omessa, tardiva o errata si applica la sanzione di 100,00 euro, in deroga alle norme in materia di concorso di violazioni e violazioni continuate.
Nei casi di errata trasmissione della certificazione, la sanzione non si applica se la trasmissione della corretta certificazione è effettuata entro i 5 giorni successivi alla scadenza.

Scade oggi il termine per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione dei sostituti d’imposta - Modello 770/2019, e delle Certificazioni Uniche/2019 riferite esclusivamente a redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata.

DICHIARAZIONE MODELLO 770/2019

La dichiarazione dei sostituti d’imposta, Mod. 770/2019, riguardante i dati fiscali delle ritenute operate nell’anno 2018, i relativi versamenti e le eventuali compensazioni effettuate nonché il riepilogo dei crediti, nonché gli altri dati contributivi ed assicurativi, deve essere presentata entro il 31 ottobre 2019 esclusivamente per via telematica:
a) direttamente dal sostituto d’imposta;
b) tramite un intermediario abilitato;
c) tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni dello Stato);
d) tramite società appartenenti al gruppo.
La dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate e la prova della presentazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata sempre per via telematica.
Entro il 31 ottobre 2019 è possibile, altresì, presentare la dichiarazione "correttiva nei termini" per rettificare o integrare una dichiarazione già presentata. In tal caso deve essere compilata una nuova dichiarazione, completa di tutte le sue parti, barrando la casella "Correttiva nei termini" nel Frontespizio.

Il Modello 770/2019 può essere trasmesso in un unico flusso telematico oppure separando i dati in più flussi telematici, fino ad un massimo di 3 flussi che devono ricomprendere complessivamente le 5 tipologie di ritenute (redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi di capitale, redditi di locazione breve e redditi diversi).
Nel caso di opzione per la trasmissione in un "unico flusso", la dichiarazione deve contenere i dati riferiti ai diversi redditi gestiti (redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi di capitale, redditi di locazione breve e redditi diversi), contrassegnando le corrispondenti caselle del riquadro "Redazione della dichiarazione".
In caso di opzione per la suddivisione in più flussi, devono essere contrassegnate esclusivamente le caselle corrispondenti ai redditi inseriti nel dichiarazione corrente e, in più, deve essere compilata la sezione "Gestione separata". Tale sezione deve essere compilata come segue:
- indicare il codice fiscale del soggetto incaricato che invia separatamente il flusso o i flussi inerenti alle altre tipologie reddituali, barrando la casella o le caselle inerenti alle tipologie reddituali che saranno trasmesse dall’altro soggetto incaricato;
- barrare la casella "Sostituto" qualora il sostituto decida di effettuare invii separati anche senza avvalersi di un altro soggetto incaricato. In tal caso dovrà essere barrata anche la casella o le caselle inerenti alle tipologie reddituali che saranno trasmesse.
La suddivisione dei flussi, inoltre, deve rispettare le seguenti regole:
a) in presenza del flusso "redditi di lavoro autonomo", il flusso "locazioni" va necessariamente unito ad esso. Pertanto nel caso di un sostituto che abbia effettuato ritenute su redditi di lavoro dipendente, lavoro autonomo e locazioni brevi il modello 770 può essere inviato in un unico flusso ovvero nel caso in invio separato con due flussi:
- INVIO 1: Dipendente
- INVIO 2: Autonomo e Locazioni
Nel caso in cui il sostituto non abbia operato ritenute su redditi di lavoro Autonomo il modello 770 può essere inviato in un unico flusso ovvero nel caso di invio separato con due flussi:
- INVIO 1: Locazioni
- INVIO 2: Dipendente
b) La tipologia "altre ritenute", che comprende le ritenute sui pignoramenti e le ritenute sulle indennità di esproprio, va necessariamente unito ad uno dei tre flussi principali: "dipendente", "autonomo" e "capitale".

Nel caso di omessa presentazione della dichiarazione si applica la sanzione amministrativa dal 120% al 240% dell'ammontare delle ritenute non versate, con un minimo Euro 250,00.
Nel caso in cui la dichiarazione omessa sia stata presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo e, comunque, prima dell'inizio di qualunque attività amministrativa di accertamento si abbia formale conoscenza, si applica la sanzione amministrativa dal 60% al 120% dell'ammontare delle ritenute non versate, con un minimo di Euro 200,00.
In caso di tardiva od omessa trasmissione della dichiarazione da parte degli intermediari incaricati, si applica a carico degli stessi la sanzione amministrativa da Euro 516 a Euro 5.164. Tale sanzione non si applica nell'ipotesi in cui le dichiarazioni tempestivamente trasmesse e scartate siano correttamente ritrasmesse non oltre 5 giorni dalla data di restituzione delle ricevute che segnalano il motivo dello scarto.

CERTIFICAZIONE UNICA / 2019

Entro il termine di presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta - Modello 770/2019, è possibile presentare le certificazioni uniche contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata (redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi).
La Certificazione Unica deve essere presentata esclusivamente per via telematica e può essere trasmessa:
a) direttamente dal soggetto tenuto ad effettuare la comunicazione;
b) tramite un intermediario abilitato.
Come per il Modello 770, anche per la CU il flusso si considera presentato nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione del flusso è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata per via telematica.

Per ogni certificazione omessa, tardiva o errata si applica la sanzione di 100,00 euro, in deroga alle norme in materia di concorso di violazioni e violazioni continuate.
Nei casi di errata trasmissione della certificazione, la sanzione non si applica se la trasmissione della corretta certificazione è effettuata entro i 5 giorni successivi alla scadenza.

Rimborso sulle vaccinazioni per gli Studi Professionali

La Cassa di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori degli Studi Professionali (Cadiprof) ha previsto il rimborso di metà del costo del vaccino antinfluenzale acquistato in farmacia.

Fino al 31/12/2019 è prevista l’iniziativa di Cadiprof per sensibilizzare i propri iscritti alle vaccinazioni per tutto il nucleo familiare (iscritto/a, coniuge e figli fino al compimento del 18° anno di età).
Oltre al rimborso dei costi per la vaccinazione influenzale stagionale, sono inclusi in garanzia tutti i principali vaccini antivirali e anti-batterici (HPV, Meningococco, Pneumococco, Epatite, Morbillo, ecc.).
Il rimborso è pari al 50% della spesa e riguarda la maggior parte dei vaccini il cui costo resta a carico delle famiglie.
La prestazione è erogabile fino a concorrenza dei limiti di rimborso massimo sotto indicati:
– euro 250,00 (duecentocinquanta) per anno
– con un sotto massimale di 100 € (cento) per ciascun iscritto
– con un sotto massimale di 150 € (centocinquanta) per coniuge e figli richiedibile per nucleo familiare.
Per l’attivazione del rimborso, oltre al modulo Pacchetto Famiglia (mod. PF1712), è necessario presentare la seguente documentazione:
– Autocertificazione dello Stato di Famiglia;
– Copia fotostatica degli scontrini/ticket con specifica indicazione del codice fiscale del soggetto beneficiario (“scontrino parlante”);
– Attestazione del medico curante o del pediatra;
– Copia dell’ultima busta paga.

La Cassa di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Lavoratori degli Studi Professionali (Cadiprof) ha previsto il rimborso di metà del costo del vaccino antinfluenzale acquistato in farmacia.

Fino al 31/12/2019 è prevista l’iniziativa di Cadiprof per sensibilizzare i propri iscritti alle vaccinazioni per tutto il nucleo familiare (iscritto/a, coniuge e figli fino al compimento del 18° anno di età).
Oltre al rimborso dei costi per la vaccinazione influenzale stagionale, sono inclusi in garanzia tutti i principali vaccini antivirali e anti-batterici (HPV, Meningococco, Pneumococco, Epatite, Morbillo, ecc.).
Il rimborso è pari al 50% della spesa e riguarda la maggior parte dei vaccini il cui costo resta a carico delle famiglie.
La prestazione è erogabile fino a concorrenza dei limiti di rimborso massimo sotto indicati:
- euro 250,00 (duecentocinquanta) per anno
- con un sotto massimale di 100 € (cento) per ciascun iscritto
- con un sotto massimale di 150 € (centocinquanta) per coniuge e figli richiedibile per nucleo familiare.
Per l’attivazione del rimborso, oltre al modulo Pacchetto Famiglia (mod. PF1712), è necessario presentare la seguente documentazione:
- Autocertificazione dello Stato di Famiglia;
- Copia fotostatica degli scontrini/ticket con specifica indicazione del codice fiscale del soggetto beneficiario ("scontrino parlante");
- Attestazione del medico curante o del pediatra;
- Copia dell’ultima busta paga.

Cessione d’azienda: obblighi del datore di lavoro cedente e cessionario

Il datore di lavoro cedente resta obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di t.f.r. maturata durante il periodo di lavoro svoltosi fino al trasferimento aziendale, mentre il datore cessionario è obbligato per la stessa quota solo in ragione del vincolo di solidarietà e resta l’unico obbligato per la quota maturata successivamente alla cessione.

La Cassazione ribadisce, l’orientamento secondo cui, in caso di cessione d’azienda assoggettata al regime di cui all’art. 2112 cod. civ., posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto, che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cessionario è obbligato nei confronti del lavoratore, il cui rapporto sia con lui proseguito, quanto alla quota maturata nel periodo anteriore alla cessione in ragione del vincolo di solidarietà e resta l’unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione, mentre il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale. Ne consegue che il lavoratore è legittimato a proporre istanza di fallimento del datore di lavoro che abbia ceduto l’azienda, essendo creditore del medesimo (cfr, ex multis, Cass. 22.9.2011 n. 19291, Cass. 14.5.2013 n. 11479, Cass. 11.9.2013 n. 20837, Cass. 8.1.2016 n. 164).

E non risulta rilevante ai fini della decisione della questione dibattuta la circostanza che al momento della cessione dell’azienda la società avesse inserito tra le passività l’ammontare delle quote maturate dai dipendenti, rifluendo ciò nei rapporti tra le due società, ma non nei termini di una diversa soluzione della controversia che ritenga esonerato il cedente da ogni obbligo nei confronti del lavoratore ceduto in relazione alle quote di TFR maturate prima della cessione. Deve, infatti, ribadirsi la validità del principio sopra richiamato, reiteratamente affermato in sede di legittimità ed ampiamente giustificato dalle motivazioni allo stesso sottese, rispetto al quale non si ravvisano idonee e convincenti ragioni che inducano a discostarsene (Cassazione, Sentenza 28 ottobre 2019, n. 27507).

Il datore di lavoro cedente resta obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di t.f.r. maturata durante il periodo di lavoro svoltosi fino al trasferimento aziendale, mentre il datore cessionario è obbligato per la stessa quota solo in ragione del vincolo di solidarietà e resta l'unico obbligato per la quota maturata successivamente alla cessione.

La Cassazione ribadisce, l'orientamento secondo cui, in caso di cessione d'azienda assoggettata al regime di cui all’art. 2112 cod. civ., posto il carattere retributivo e sinallagmatico del trattamento di fine rapporto, che costituisce istituto di retribuzione differita, il datore di lavoro cessionario è obbligato nei confronti del lavoratore, il cui rapporto sia con lui proseguito, quanto alla quota maturata nel periodo anteriore alla cessione in ragione del vincolo di solidarietà e resta l'unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione, mentre il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale. Ne consegue che il lavoratore è legittimato a proporre istanza di fallimento del datore di lavoro che abbia ceduto l'azienda, essendo creditore del medesimo (cfr, ex multis, Cass. 22.9.2011 n. 19291, Cass. 14.5.2013 n. 11479, Cass. 11.9.2013 n. 20837, Cass. 8.1.2016 n. 164).

E non risulta rilevante ai fini della decisione della questione dibattuta la circostanza che al momento della cessione dell'azienda la società avesse inserito tra le passività l'ammontare delle quote maturate dai dipendenti, rifluendo ciò nei rapporti tra le due società, ma non nei termini di una diversa soluzione della controversia che ritenga esonerato il cedente da ogni obbligo nei confronti del lavoratore ceduto in relazione alle quote di TFR maturate prima della cessione. Deve, infatti, ribadirsi la validità del principio sopra richiamato, reiteratamente affermato in sede di legittimità ed ampiamente giustificato dalle motivazioni allo stesso sottese, rispetto al quale non si ravvisano idonee e convincenti ragioni che inducano a discostarsene (Cassazione, Sentenza 28 ottobre 2019, n. 27507).

Omessa formazione sulla sicurezza e intervista dell’ispettore alla lavoratrice

Il divieto di testimonianza indiretta degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria non riguarda i dati di fatto direttamente percepiti dall’agente, tra i quali sono stati ricompresi anche gli stati emotivi delle persone osservate, per cui l’utilizzabilità della testimonianza dell’ispettore del lavoro deve ritenersi a maggior ragione riferita anche alle reazioni della lavoratrice rispetto alle sollecitazioni finalizzate a verificare, in assenza di riscontri documentali, la conoscenza da parte della stessa delle informazioni sulla sicurezza che avrebbe dovuto ricevere dal datore di lavoro.

Il Tribunale di Livorno condannava il titolare di un ristorante alla pena di euro 2.000 di ammenda, in quanto ritenuto colpevole del reato di cui all’art. 36 comma 1 del d.lgs. n. 81 del 2008, perchè in qualità di titolare dell’omonima ditta, non provvedeva affinchè la lavoratrice ricevesse, al momento della sua effettiva ammissione al lavoro (in nero), quale aiuto cameriera, un’adeguata informazione su una pluralità di aspetti, ovvero: sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, connessi all’attività d’impresa in generale; sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio e l’evacuazione dei luoghi di lavoro; sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli art. 45 e 46 del d.lgs. n. 81 del 2008; e infine sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, nonché del medico competente.
Il ricorso per cassazione è stato affidato a tre motivi, suscettibili di trattazione unitaria, in quanto tra loro sostanzialmente sovrapponibili.
Il Tribunale, nel procedere sia pur sinteticamente alla ricostruzione dei fatti di causa, ha richiamato la deposizione dell’ispettore del lavoro, da cui è emerso che, al momento del sopralluogo presso il ristorante gestito da ricorrente, era presente la lavoratrice, la quale, pur essendo stata avviata al lavoro, peraltro senza il rispetto delle prescritte formalità, non aveva ricevuto le informazioni relative ai rischi per la salute e alla sicurezza sul lavoro come emerso da una sorta di “intervista” rivolta dall’ispettrice alla lavoratrice sulle conoscenze in suo possesso. Dunque, oltre a non esservi traccia documentale delle notizie prima indicate, la lavoratrice ha in ogni caso mostrato di non averne un’adeguata conoscenza, palesando incertezze su alcune domande esplorative, tipo quella sulla ubicazione degli estintori del locale ricettivo dove ella lavorava come cameriera.
Alla luce di tale controllo, deve quindi affermarsi che il giudizio di responsabilità dell’imputato è stato fondato non sulle dichiarazioni de relato dell’ispettrice, ma solo su contenuti narrativi derivanti da una percezione diretta del teste, ciò in sintonia con il condiviso orientamento di questa Corte, secondo cui il divieto di testimonianza indiretta degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria non riguarda i dati di fatto direttamente percepiti dall’agente, tra i quali sono stati ricompresi anche gli stati emotivi delle persone osservate, per cui l’utilizzabilità della testimonianza dell’ufficiale di polizia giudiziaria deve ritenersi a maggior ragione riferita anche alle reazioni della lavoratrice rispetto alle sollecitazioni finalizzate a verificare, in assenza di riscontri documentali, la conoscenza da parte della stessa delle informazioni sulla sicurezza che avrebbe dovuto ricevere dal datore di lavoro. Ribadita la legittimità della deposizione della teste, dovendosi escludere un obbligo di verbalizzazione degli esiti scaturiti dai quesiti esplorativi rivolti dall’ispettrice del lavoro, deve ritenersi altresì immune da censure la decisione del giudice di disattendere la sollecitazione difensiva di escutere, ai sensi dell’art. 507 cod. proc. pen., la dipendente, risultando la vicenda già adeguatamente delineata a seguito degli accertamenti compiuti dalla teste e da costei riportati nel corso della sua deposizione dibattimentali (cfr. Cassazione, Sez. pen., Sentenza n. 41600/2019).

Il divieto di testimonianza indiretta degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria non riguarda i dati di fatto direttamente percepiti dall'agente, tra i quali sono stati ricompresi anche gli stati emotivi delle persone osservate, per cui l'utilizzabilità della testimonianza dell’ispettore del lavoro deve ritenersi a maggior ragione riferita anche alle reazioni della lavoratrice rispetto alle sollecitazioni finalizzate a verificare, in assenza di riscontri documentali, la conoscenza da parte della stessa delle informazioni sulla sicurezza che avrebbe dovuto ricevere dal datore di lavoro.

Il Tribunale di Livorno condannava il titolare di un ristorante alla pena di euro 2.000 di ammenda, in quanto ritenuto colpevole del reato di cui all'art. 36 comma 1 del d.lgs. n. 81 del 2008, perchè in qualità di titolare dell’omonima ditta, non provvedeva affinchè la lavoratrice ricevesse, al momento della sua effettiva ammissione al lavoro (in nero), quale aiuto cameriera, un'adeguata informazione su una pluralità di aspetti, ovvero: sui rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, connessi all'attività d'impresa in generale; sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio e l'evacuazione dei luoghi di lavoro; sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli art. 45 e 46 del d.lgs. n. 81 del 2008; e infine sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione, nonché del medico competente.
Il ricorso per cassazione è stato affidato a tre motivi, suscettibili di trattazione unitaria, in quanto tra loro sostanzialmente sovrapponibili.
Il Tribunale, nel procedere sia pur sinteticamente alla ricostruzione dei fatti di causa, ha richiamato la deposizione dell'ispettore del lavoro, da cui è emerso che, al momento del sopralluogo presso il ristorante gestito da ricorrente, era presente la lavoratrice, la quale, pur essendo stata avviata al lavoro, peraltro senza il rispetto delle prescritte formalità, non aveva ricevuto le informazioni relative ai rischi per la salute e alla sicurezza sul lavoro come emerso da una sorta di "intervista" rivolta dall’ispettrice alla lavoratrice sulle conoscenze in suo possesso. Dunque, oltre a non esservi traccia documentale delle notizie prima indicate, la lavoratrice ha in ogni caso mostrato di non averne un'adeguata conoscenza, palesando incertezze su alcune domande esplorative, tipo quella sulla ubicazione degli estintori del locale ricettivo dove ella lavorava come cameriera.
Alla luce di tale controllo, deve quindi affermarsi che il giudizio di responsabilità dell'imputato è stato fondato non sulle dichiarazioni de relato dell'ispettrice, ma solo su contenuti narrativi derivanti da una percezione diretta del teste, ciò in sintonia con il condiviso orientamento di questa Corte, secondo cui il divieto di testimonianza indiretta degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria non riguarda i dati di fatto direttamente percepiti dall'agente, tra i quali sono stati ricompresi anche gli stati emotivi delle persone osservate, per cui l'utilizzabilità della testimonianza dell'ufficiale di polizia giudiziaria deve ritenersi a maggior ragione riferita anche alle reazioni della lavoratrice rispetto alle sollecitazioni finalizzate a verificare, in assenza di riscontri documentali, la conoscenza da parte della stessa delle informazioni sulla sicurezza che avrebbe dovuto ricevere dal datore di lavoro. Ribadita la legittimità della deposizione della teste, dovendosi escludere un obbligo di verbalizzazione degli esiti scaturiti dai quesiti esplorativi rivolti dall'ispettrice del lavoro, deve ritenersi altresì immune da censure la decisione del giudice di disattendere la sollecitazione difensiva di escutere, ai sensi dell'art. 507 cod. proc. pen., la dipendente, risultando la vicenda già adeguatamente delineata a seguito degli accertamenti compiuti dalla teste e da costei riportati nel corso della sua deposizione dibattimentali (cfr. Cassazione, Sez. pen., Sentenza n. 41600/2019).