La “formazione continua” nel CCNL UNIONMECCANICA-CONFAPI

UNIONMECCANICA-CONFAPI illustra con propria circolare del 19/3/2019, la disciplina contrattuale della Formazione continua

Con la presente circolare esplicativa, Unionmeccanica-Confapi, illustra la disciplina sulla Formazione Continua di cui al CCNL 3/7/2017 per i lavoratori dipendenti delle piccole e medie imprese associate.

Finalità
La finalità della “formazione continua” è promuovere uno strumento operativo per favorire imprese e lavoratori nell’aggiornamento delle competenze e conoscenze quale fattore strategico per affrontare i cambiamenti tecnologici, organizzativi e di mercato.
A) Programmazione aziendale
L’azienda il compito di individuare e programmare, per tutti i lavoratori in forza a tempo indeterminato, percorsi formativi della durata di almeno 24 ore in coincidenza con l’orario contrattuale di lavoro o comunque secondo modalità equiparabili, nell’arco di ciascun ciclo triennale, da calcolare a partire dall’1/11/2017 (primo triennio di applicazione 1/11/2017 – 31/10/2020).
Per le iniziative formative previste, le aziende aderenti all’EBM beneficeranno di un contributo fino ad 1/3 del monte ore di cui sopra, secondo le modalità che saranno stabilite e oggetto di successive comunicazioni.
Per le aziende che hanno già in atto programmi formativi per i propri dipendenti, tale previsione ha rilievo unicamente nei confronti dei dipendenti eventualmente non coinvolti in alcun percorso di formazione ovvero fino a concorrenza del limite delle 24 ore nel triennio 1/11/2017-31/10/2020.
Le 24 ore di formazione per ciascun lavoratore possono essere anche frazionate in misura oraria in coerenza con le esigenze tecnico-produttive ed organizzative delle aree o uffici.
Ai fini del completamento delle 24 ore di formazione, le parti stipulanti hanno condiviso di escludere le ore dedicate alla formazione obbligatoria e relativi aggiornamenti, riconducibili all’art. 37 del D.Lgs. 81/2008.

B) Iniziativa individuale
I lavoratori che non siano stati coinvolti o per i quali non sia stato programmato un coinvolgimento in iniziative di formazione continua entro il secondo anno di ogni ciclo triennale (ovvero in fase di prima applicazione entro la data del 31/10/2019), potranno attivarsi per esercitare il diritto alla formazione continua nel corso del terzo anno (ovvero nel 2020) fino a concorrenza delle 24 ore pro-capite.
In questo caso la norma contrattuale stabilisce che le ore previste dall’iniziativa formativa prescelta dal lavoratore sono per 2/3 a carico azienda e per 1/3 a carico del lavoratore medesimo.
In pratica, qualora il lavoratore chieda di partecipare ad un’iniziativa formativa della durata ad esempio di 15 ore, 10 ore saranno a carico azienda e 5 ore a carico del lavoratore.
Le ore a carico del lavoratore, a seconda di come è organizzato il corso, potranno essere di tempo libero per la parte di formazione svolta al di fuori dell’orario ovvero coperte con l’utilizzo di un P.A.R. o altre soluzioni concordate individualmente per la parte coincidente con l’orario di lavoro.

C) Modalità di gestione
La norma contrattuale, al fine di regolare la partecipazione dei lavoratori alle iniziative di formazione continua ma anche ai corsi di studio di cui all’art. 8, prevede in via generale il rispetto di una percentuale unica di assenza contemporanea pari, di norma, al 3% complessivo della forza occupata nell’unità produttiva (nelle aziende fino a 200 dipendenti gli eventuali valori frazionari risultanti dall’applicazione della suddetta percentuale sono arrotondati all’unità superiore).
L’applicazione di tale percentuale, peraltro incrementabile in sede aziendale, deve essere coerente con le esigenze tecnico-organizzative; ciò significa che l’azienda può consentire il superamento della percentuale di assenza, qualora le suddette esigenze lo consentano, così come, al contrario, è possibile non autorizzare l’assenza del lavoratore per ragioni tecniche od organizzative sebbene non sia stato raggiunto il tetto di percentuale di assenza contemporanea.
Nel caso in cui le ore di formazione richieste dal lavoratore non siano state fruite per ragioni tecnico-organizzative o per il superamento della percentuale massima di assenza complessiva, a differenza di quanto previsto nel caso della mancata attivazione del lavoratore, queste saranno cumulabili con le ore di competenza del triennio successivo.

UNIONMECCANICA-CONFAPI illustra con propria circolare del 19/3/2019, la disciplina contrattuale della Formazione continua

Con la presente circolare esplicativa, Unionmeccanica-Confapi, illustra la disciplina sulla Formazione Continua di cui al CCNL 3/7/2017 per i lavoratori dipendenti delle piccole e medie imprese associate.

Finalità
La finalità della "formazione continua" è promuovere uno strumento operativo per favorire imprese e lavoratori nell'aggiornamento delle competenze e conoscenze quale fattore strategico per affrontare i cambiamenti tecnologici, organizzativi e di mercato.
A) Programmazione aziendale
L’azienda il compito di individuare e programmare, per tutti i lavoratori in forza a tempo indeterminato, percorsi formativi della durata di almeno 24 ore in coincidenza con l'orario contrattuale di lavoro o comunque secondo modalità equiparabili, nell'arco di ciascun ciclo triennale, da calcolare a partire dall’1/11/2017 (primo triennio di applicazione 1/11/2017 - 31/10/2020).
Per le iniziative formative previste, le aziende aderenti all'EBM beneficeranno di un contributo fino ad 1/3 del monte ore di cui sopra, secondo le modalità che saranno stabilite e oggetto di successive comunicazioni.
Per le aziende che hanno già in atto programmi formativi per i propri dipendenti, tale previsione ha rilievo unicamente nei confronti dei dipendenti eventualmente non coinvolti in alcun percorso di formazione ovvero fino a concorrenza del limite delle 24 ore nel triennio 1/11/2017-31/10/2020.
Le 24 ore di formazione per ciascun lavoratore possono essere anche frazionate in misura oraria in coerenza con le esigenze tecnico-produttive ed organizzative delle aree o uffici.
Ai fini del completamento delle 24 ore di formazione, le parti stipulanti hanno condiviso di escludere le ore dedicate alla formazione obbligatoria e relativi aggiornamenti, riconducibili all'art. 37 del D.Lgs. 81/2008.

B) Iniziativa individuale
I lavoratori che non siano stati coinvolti o per i quali non sia stato programmato un coinvolgimento in iniziative di formazione continua entro il secondo anno di ogni ciclo triennale (ovvero in fase di prima applicazione entro la data del 31/10/2019), potranno attivarsi per esercitare il diritto alla formazione continua nel corso del terzo anno (ovvero nel 2020) fino a concorrenza delle 24 ore pro-capite.
In questo caso la norma contrattuale stabilisce che le ore previste dall'iniziativa formativa prescelta dal lavoratore sono per 2/3 a carico azienda e per 1/3 a carico del lavoratore medesimo.
In pratica, qualora il lavoratore chieda di partecipare ad un'iniziativa formativa della durata ad esempio di 15 ore, 10 ore saranno a carico azienda e 5 ore a carico del lavoratore.
Le ore a carico del lavoratore, a seconda di come è organizzato il corso, potranno essere di tempo libero per la parte di formazione svolta al di fuori dell'orario ovvero coperte con l'utilizzo di un P.A.R. o altre soluzioni concordate individualmente per la parte coincidente con l'orario di lavoro.

C) Modalità di gestione
La norma contrattuale, al fine di regolare la partecipazione dei lavoratori alle iniziative di formazione continua ma anche ai corsi di studio di cui all'art. 8, prevede in via generale il rispetto di una percentuale unica di assenza contemporanea pari, di norma, al 3% complessivo della forza occupata nell'unità produttiva (nelle aziende fino a 200 dipendenti gli eventuali valori frazionari risultanti dall'applicazione della suddetta percentuale sono arrotondati all'unità superiore).
L'applicazione di tale percentuale, peraltro incrementabile in sede aziendale, deve essere coerente con le esigenze tecnico-organizzative; ciò significa che l'azienda può consentire il superamento della percentuale di assenza, qualora le suddette esigenze lo consentano, così come, al contrario, è possibile non autorizzare l'assenza del lavoratore per ragioni tecniche od organizzative sebbene non sia stato raggiunto il tetto di percentuale di assenza contemporanea.
Nel caso in cui le ore di formazione richieste dal lavoratore non siano state fruite per ragioni tecnico-organizzative o per il superamento della percentuale massima di assenza complessiva, a differenza di quanto previsto nel caso della mancata attivazione del lavoratore, queste saranno cumulabili con le ore di competenza del triennio successivo.

PATENT BOX: affitto d’azienda

L’operazione di affitto d’azienda non rientra tra le ipotesi che il legislatore ha ritenuto che il soggetto avente causa subentri nell’esercizio dell’opzione effettuato dal dante causa. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 25 marzo 2019, n. 88).

Il c.d. regime “patent box” introdotto con lo scopo di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo è un regime opzionale che consente l’esenzione, in misura pari al 30 per cento per l’anno 2015, al 40 per cento per l’anno 2016, e al 50 per cento a partire dall’anno d’imposta 2017, della quota dei redditi derivanti dall’utilizzo di determinati beni immateriali.
In caso di utilizzo diretto dei beni indicati, il contributo economico di tali beni alla produzione del reddito complessivo beneficia dell’esclusione a condizione che lo stesso sia determinato sulla base di un apposito accordo.
L’Agenzia delle Entrate ha fornito dettagliate indicazioni in ordine all’applicazione della disposizione agevolativa.
In caso di operazioni di fusione, scissione e conferimento di azienda, il soggetto avente causa subentra nell’esercizio dell’opzione effettuato dal dante causa, anche in relazione al sostenimento dei costi.
A tale riguardo, è stato chiarito che le operazioni che consentono il subentro nella posizione del dante causa, sono riconducibili alle sole operazioni di fusioni tra le aziende, scissioni di aziende e conferimenti di aziende e non anche alle operazioni aventi ad oggetto singoli beni.
Le ipotesi per le quali l’avente causa subentra nell’opzione del dante causa, nonché, cosa non secondaria, nella natura e nell’anzianità dei costi da indicare nel nexus ratio, sono ipotesi di operazioni successorie già sotto il profilo civilistico e neutrali sotto il profilo fiscale (fusioni e scissioni) oppure neutrali solo sotto l’aspetto fiscale (conferimenti di azienda).
Ai fini del regime qui in commento, l’affitto di azienda non presenta la medesima natura di operazione neutrale e successoria, per cui l’avente causa non può automaticamente subentrare nell’opzione esercitata dal dante causa.
Quest’ultimo decade dal beneficio perché non è più il soggetto che realizza lo sfruttamento economico del bene immateriale. L’affittuario può esercitare, se ne sussistono i presupposti, l’opzione per il regime c.d. patent box considerando il bene acquisito a titolo derivativo e sempre che in capo al predetto conduttore sussistano i requisiti per l’accesso all’agevolazione (in primis, che lo stesso realizzi attività di ricerca e sviluppo avente a oggetto il medesimo bene).

L’operazione di affitto d’azienda non rientra tra le ipotesi che il legislatore ha ritenuto che il soggetto avente causa subentri nell'esercizio dell'opzione effettuato dal dante causa. (AGENZIA DELLE ENTRATE - Risposta 25 marzo 2019, n. 88).

Il c.d. regime "patent box" introdotto con lo scopo di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo è un regime opzionale che consente l'esenzione, in misura pari al 30 per cento per l'anno 2015, al 40 per cento per l'anno 2016, e al 50 per cento a partire dall'anno d'imposta 2017, della quota dei redditi derivanti dall'utilizzo di determinati beni immateriali.
In caso di utilizzo diretto dei beni indicati, il contributo economico di tali beni alla produzione del reddito complessivo beneficia dell'esclusione a condizione che lo stesso sia determinato sulla base di un apposito accordo.
L'Agenzia delle Entrate ha fornito dettagliate indicazioni in ordine all'applicazione della disposizione agevolativa.
In caso di operazioni di fusione, scissione e conferimento di azienda, il soggetto avente causa subentra nell'esercizio dell'opzione effettuato dal dante causa, anche in relazione al sostenimento dei costi.
A tale riguardo, è stato chiarito che le operazioni che consentono il subentro nella posizione del dante causa, sono riconducibili alle sole operazioni di fusioni tra le aziende, scissioni di aziende e conferimenti di aziende e non anche alle operazioni aventi ad oggetto singoli beni.
Le ipotesi per le quali l’avente causa subentra nell’opzione del dante causa, nonché, cosa non secondaria, nella natura e nell’anzianità dei costi da indicare nel nexus ratio, sono ipotesi di operazioni successorie già sotto il profilo civilistico e neutrali sotto il profilo fiscale (fusioni e scissioni) oppure neutrali solo sotto l’aspetto fiscale (conferimenti di azienda).
Ai fini del regime qui in commento, l’affitto di azienda non presenta la medesima natura di operazione neutrale e successoria, per cui l’avente causa non può automaticamente subentrare nell’opzione esercitata dal dante causa.
Quest’ultimo decade dal beneficio perché non è più il soggetto che realizza lo sfruttamento economico del bene immateriale. L’affittuario può esercitare, se ne sussistono i presupposti, l’opzione per il regime c.d. patent box considerando il bene acquisito a titolo derivativo e sempre che in capo al predetto conduttore sussistano i requisiti per l’accesso all’agevolazione (in primis, che lo stesso realizzi attività di ricerca e sviluppo avente a oggetto il medesimo bene).

Firmata la preintesa per il settore delle Cooperative sociali

Sottoscritta l’ipotesi di rinnovo del CCNL Cooperative Sociali 2017-2019 scaduto da 6 anni

Le OO.SS. provvederanno a sciogliere la riserva dopo aver effettuato la consultazione dei lavoratori entro il 20/5/2019.

L’accordo, che decorre dal 1/1/2017 ed avrà vigore fino a tutto il 31/12/2019 prevede un aumento tabellare a regime di € 80 (Liv. C1) erogato in tre tranche (€ 35 a novembre 2019, € 25 ad aprile 2020 e € 20 a settembre 2020) e un importo una tantum di € 300: (€ 200 alla firma definitiva e € 100 a luglio 2019).
Viene chiarita la piena applicazione non solo della parte economica ma anche di quella normativa del CCNL anche ai soci lavoratori spesso penalizzati da disposizioni statutarie e regolamentari.
Viene inserito il confronto aziendale in luogo della mera informazione su importanti materie quali organizzazione del lavoro, gestione dell’orario di lavoro nonché una rinnovata funzione dei comitati misti paritetici che dovranno favorire forme di partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori.
Tra le varie tutele, vengono escluse dal periodo di comporto le assenze dovute a terapie salvavita e ricoveri ospedalieri per le lavoratrici e i lavoratori affetti da gravi patologie;
Viene innalzata la percentuale a carico delle cooperative destinata alla previdenza complementare da 1% a 1,5 % e viene confermata, con la previsione di rendere omogenea l’offerta sanitaria attraverso la definizione delle prestazioni minime da erogare.

Sottoscritta l’ipotesi di rinnovo del CCNL Cooperative Sociali 2017-2019 scaduto da 6 anni

Le OO.SS. provvederanno a sciogliere la riserva dopo aver effettuato la consultazione dei lavoratori entro il 20/5/2019.

L’accordo, che decorre dal 1/1/2017 ed avrà vigore fino a tutto il 31/12/2019 prevede un aumento tabellare a regime di € 80 (Liv. C1) erogato in tre tranche (€ 35 a novembre 2019, € 25 ad aprile 2020 e € 20 a settembre 2020) e un importo una tantum di € 300: (€ 200 alla firma definitiva e € 100 a luglio 2019).
Viene chiarita la piena applicazione non solo della parte economica ma anche di quella normativa del CCNL anche ai soci lavoratori spesso penalizzati da disposizioni statutarie e regolamentari.
Viene inserito il confronto aziendale in luogo della mera informazione su importanti materie quali organizzazione del lavoro, gestione dell’orario di lavoro nonché una rinnovata funzione dei comitati misti paritetici che dovranno favorire forme di partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori.
Tra le varie tutele, vengono escluse dal periodo di comporto le assenze dovute a terapie salvavita e ricoveri ospedalieri per le lavoratrici e i lavoratori affetti da gravi patologie;
Viene innalzata la percentuale a carico delle cooperative destinata alla previdenza complementare da 1% a 1,5 % e viene confermata, con la previsione di rendere omogenea l’offerta sanitaria attraverso la definizione delle prestazioni minime da erogare.

Commercialisti, chiarimenti sulla formazione

Forniti chiarimenti sulla trasmissione dei dati relativi ai crediti formativi acquisiti dagli iscritti nell’albo negli anni 2017 e 2018, sulla nuova modalità di trasmissione dei crediti formativi 2019 e sul riconoscimento dell’equipollenza della formazione già assolta dagli iscritti all’albo ai fini dell’adempimento dell’obbligo formativo dei revisori legali.

Gli Ordini, per consentire al Consiglio Nazionale di concludere la fase di trasferimento dei crediti formativi, dovranno integrare ed aggiornare i dati parziali riferiti ai cfp acquisiti nell’anno 2017 entro il 31 marzo 2019, termine stabilito nella convenzione siglata tra il MEF ed il CNDCEC.
Per la trasmissione dei dati relativi ai crediti formativi acquisiti dagli Iscritti nel corso 2018, anch’essa prevista originariamente entro il 31 marzo 2019, potrà avvenire solo a partire dal mese di aprile dopo che il MEF avrà reso disponibili i dati relativi ai crediti acquisiti dagli iscritti attraverso la fruizione dei corsi e-learning disponibili sul sito governativo della revisione legale.
Al fine di ovviare ai problemi riscontrati in questo anno e per agevolare l’attività degli Ordini territoriali i dati relativi ai crediti formativi conseguiti dagli iscritti nel corso del 2019 saranno acquisiti evento per evento.
Tale sistema di rilevazione dei partecipanti e dei relativi crediti consentirà agli Ordini di acquisire automaticamente tramite il portale della formazione CNDCEC tutti i dati relativi ai crediti maturati dai propri iscritti attraverso i corsi organizzati da altri Ordini territoriali, dai soggetti autorizzati, dalle SAF e dal Consiglio Nazionale. Tale strumento di caricamento dei dati eliminerà le comunicazioni periodiche tra Ordini necessarie per la corretta contabilizzazione dei crediti formativi degli iscritti e consentirà di accentrare le comunicazioni provenienti dai soggetti autorizzati.
Nell’anno decorrente dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, i revisori legali iscritti al registro, sono tenuti ad assolvere gli obblighi della formazione continua partecipando ai corsi organizzati.
Il programma annuale di formazione 2019 per l’aggiornamento dei revisori legali è stato aggiornato con nuovi argomenti contenuti e nuove corrispondenze con i codici materie.

Forniti chiarimenti sulla trasmissione dei dati relativi ai crediti formativi acquisiti dagli iscritti nell'albo negli anni 2017 e 2018, sulla nuova modalità di trasmissione dei crediti formativi 2019 e sul riconoscimento dell’equipollenza della formazione già assolta dagli iscritti all’albo ai fini dell'adempimento dell'obbligo formativo dei revisori legali.

Gli Ordini, per consentire al Consiglio Nazionale di concludere la fase di trasferimento dei crediti formativi, dovranno integrare ed aggiornare i dati parziali riferiti ai cfp acquisiti nell'anno 2017 entro il 31 marzo 2019, termine stabilito nella convenzione siglata tra il MEF ed il CNDCEC.
Per la trasmissione dei dati relativi ai crediti formativi acquisiti dagli Iscritti nel corso 2018, anch'essa prevista originariamente entro il 31 marzo 2019, potrà avvenire solo a partire dal mese di aprile dopo che il MEF avrà reso disponibili i dati relativi ai crediti acquisiti dagli iscritti attraverso la fruizione dei corsi e-learning disponibili sul sito governativo della revisione legale.
Al fine di ovviare ai problemi riscontrati in questo anno e per agevolare l'attività degli Ordini territoriali i dati relativi ai crediti formativi conseguiti dagli iscritti nel corso del 2019 saranno acquisiti evento per evento.
Tale sistema di rilevazione dei partecipanti e dei relativi crediti consentirà agli Ordini di acquisire automaticamente tramite il portale della formazione CNDCEC tutti i dati relativi ai crediti maturati dai propri iscritti attraverso i corsi organizzati da altri Ordini territoriali, dai soggetti autorizzati, dalle SAF e dal Consiglio Nazionale. Tale strumento di caricamento dei dati eliminerà le comunicazioni periodiche tra Ordini necessarie per la corretta contabilizzazione dei crediti formativi degli iscritti e consentirà di accentrare le comunicazioni provenienti dai soggetti autorizzati.
Nell’anno decorrente dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019, i revisori legali iscritti al registro, sono tenuti ad assolvere gli obblighi della formazione continua partecipando ai corsi organizzati.
Il programma annuale di formazione 2019 per l'aggiornamento dei revisori legali è stato aggiornato con nuovi argomenti contenuti e nuove corrispondenze con i codici materie.

Assenza alla visita medica di controllo e valutazioni medico-legali sulla documentazione

Rilasciata una specifica funzionalità sul Portale Inps, finalizzata a fornire on line e direttamente al datore di lavoro l’esito delle valutazioni medico-legali dell’Inps sulla documentazione presentata dal lavoratore in caso di assenza alla visita medica di controllo.

Nei casi di assenza a visita di controllo domiciliare, disposta d’ufficio o su richiesta datoriale, il lavoratore pubblico del Polo unico è tenuto a presentare o a trasmettere all’Istituto la documentazione giustificativa nei soli casi in cui questa presenti caratteri prettamente sanitari. Tale adempimento riguarda anche i lavoratori del settore privato non aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia da parte dell’Inps, nonché i lavoratori pubblici non rientranti nell’ambito di applicazione della normativa sul Polo unico.
Nei casi citati l’Inps, non erogando alcuna prestazione previdenziale a tutela della malattia, può solo esprimere un parere medico-legale sulla giustificabilità dell’assenza in occasione dell’accertamento disposto. E’ quindi rimessa al datore di lavoro la valutazione finale di competenza sulla giustificazione dell’assenza, sia per motivi sanitari che, a maggior ragione, per ogni altro genere di motivi.
A fronte della documentazione prodotta dal lavoratore, l’Ufficio medico-legale della Struttura dell’Istituto territorialmente competente provvede pertanto ad annotare le proprie valutazioni nell’apposito modello cartaceo, “Visita medica di controllo ambulatoriale”, da consegnare o trasmettere direttamente al lavoratore. Quest’ultimo, in seguito, è tenuto a consegnare copia di tale modello al proprio datore di lavoro affinché questi adotti le decisioni di sua esclusiva competenza.

Ciò premesso, è disponibile una specifica funzionalità sul Portale dell’Istituto, finalizzata a fornire on line e direttamente al datore di lavoro l’esito delle suddette valutazioni, per la quale si forniscono le seguenti istruzioni.
Per i datori di lavoro pubblici, accedendo con il proprio PIN dispositivo al Portale Inps e selezionando il servizio “Richiesta Visite Mediche di Controllo (Polo unico VMC)”, è possibile consultare gli esiti delle visite mediche di controllo svolte su richiesta datoriale. Inoltre, le amministrazioni pubbliche rientranti nell’ambito di applicazione della normativa sul Polo unico, di cui al D.lgs n. 75/2017, possono consultare anche gli esiti delle visite mediche di controllo disposte d’ufficio dall’Istituto.
La medesima funzionalità è altresì messa a disposizione del datore di lavoro del settore privato, accedendo al Portale Inps con il proprio PIN dispositivo, all’interno del servizio “Richiesta di visite mediche di controllo”.
Si precisa, infine, che l’Ufficio medico-legale della Struttura territoriale dell’Inps è sempre comunque tenuto a consegnare al lavoratore interessato il parere sulla giustificabilità dell’assenza. La funzionalità descritta, infatti, comporta esclusivamente il venire meno, in capo al lavoratore, dell’onere di consegnare copia del parere sulla giustificabilità dell’assenza al datore di lavoro.

Rilasciata una specifica funzionalità sul Portale Inps, finalizzata a fornire on line e direttamente al datore di lavoro l’esito delle valutazioni medico-legali dell’Inps sulla documentazione presentata dal lavoratore in caso di assenza alla visita medica di controllo.

Nei casi di assenza a visita di controllo domiciliare, disposta d’ufficio o su richiesta datoriale, il lavoratore pubblico del Polo unico è tenuto a presentare o a trasmettere all’Istituto la documentazione giustificativa nei soli casi in cui questa presenti caratteri prettamente sanitari. Tale adempimento riguarda anche i lavoratori del settore privato non aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia da parte dell’Inps, nonché i lavoratori pubblici non rientranti nell’ambito di applicazione della normativa sul Polo unico.
Nei casi citati l’Inps, non erogando alcuna prestazione previdenziale a tutela della malattia, può solo esprimere un parere medico-legale sulla giustificabilità dell’assenza in occasione dell’accertamento disposto. E’ quindi rimessa al datore di lavoro la valutazione finale di competenza sulla giustificazione dell’assenza, sia per motivi sanitari che, a maggior ragione, per ogni altro genere di motivi.
A fronte della documentazione prodotta dal lavoratore, l’Ufficio medico-legale della Struttura dell’Istituto territorialmente competente provvede pertanto ad annotare le proprie valutazioni nell’apposito modello cartaceo, "Visita medica di controllo ambulatoriale", da consegnare o trasmettere direttamente al lavoratore. Quest’ultimo, in seguito, è tenuto a consegnare copia di tale modello al proprio datore di lavoro affinché questi adotti le decisioni di sua esclusiva competenza.

Ciò premesso, è disponibile una specifica funzionalità sul Portale dell’Istituto, finalizzata a fornire on line e direttamente al datore di lavoro l’esito delle suddette valutazioni, per la quale si forniscono le seguenti istruzioni.
Per i datori di lavoro pubblici, accedendo con il proprio PIN dispositivo al Portale Inps e selezionando il servizio "Richiesta Visite Mediche di Controllo (Polo unico VMC)", è possibile consultare gli esiti delle visite mediche di controllo svolte su richiesta datoriale. Inoltre, le amministrazioni pubbliche rientranti nell’ambito di applicazione della normativa sul Polo unico, di cui al D.lgs n. 75/2017, possono consultare anche gli esiti delle visite mediche di controllo disposte d’ufficio dall’Istituto.
La medesima funzionalità è altresì messa a disposizione del datore di lavoro del settore privato, accedendo al Portale Inps con il proprio PIN dispositivo, all’interno del servizio "Richiesta di visite mediche di controllo".
Si precisa, infine, che l’Ufficio medico-legale della Struttura territoriale dell’Inps è sempre comunque tenuto a consegnare al lavoratore interessato il parere sulla giustificabilità dell’assenza. La funzionalità descritta, infatti, comporta esclusivamente il venire meno, in capo al lavoratore, dell’onere di consegnare copia del parere sulla giustificabilità dell’assenza al datore di lavoro.

Licenziamento per guida del mezzo aziendale in stato di ebbrezza

Laddove vengano contestati al lavoratore episodi rilevanti sul piano disciplinare, non occorre che l’esistenza della causa idonea a non consentire la prosecuzione del rapporto sia ravvisabile esclusivamente nel complesso dei fatti ascritti, ben potendo il giudice nell’ambito degli addebiti posti a fondamento del licenziamento dal datore individuare anche solo in alcuni o in uno di essi il comportamento che giustifica la sanzione espulsiva, se lo stesso presenti il carattere di gravità.

Lo ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per guida del mezzo aziendale in stato di ebrezza.
In particolare, la Corte di appello territoriale rigettava il reclamo proposto da una società avverso la sentenza di primo grado che dichiarava illegittimo il licenziamento del lavoratore. La Corte osservava che delle condotte contestate (aver guidato l’automezzo aziendale in stato di ebbrezza alcolica oltre i limiti consentiti dalla legge in orario di lavoro; aver riportato, a seguito di tale condotta, le sanzioni contenute nel decreto Penale di condanna del tribunla; l’aver sottratto alla disponibilità aziendale, a seguito della predetta condotta, il mezzo aziendale senza darne notizia al datore di lavoro; l’aver omesso di informare tempestivamente di quanto accaduto l’azienda), l’unica effettivamente addebitabile era quella di aver guidato il mezzo aziendale in stato di ebbrezza alcolica, in misura eccedente i limiti di legge, il CCNL applicabile stabiliva una sanzione conservativa.
La Corte ha considerato i vari addebiti, ciascuno per sé, sminuendo la portata di alcuni di essi, così non considerando la reale portata dell’addebito, relativo ad una condotta di mancata informazione e comunicazione all’azienda del reato di guida in stato di ebbrezza, commesso durante l’orario di servizio.
Ebbene, al riguardo, si richiama il principio giurisprudenziale secondo il quale “in tema di licenziamento per giusta causa, quando vengano contestati al dipendente diversi episodi rilevanti sul piano disciplinare, pur dovendosi escludere che il giudice di merito possa esaminarli atomisticamente, attesa la necessaria considerazione della loro concatenazione ai fini della valutazione della gravità dei fatti, non occorre che l’esistenza della “causa” idonea a non consentire la prosecuzione del rapporto sia ravvisabile esclusivamente nel complesso dei fatti ascritti, ben potendo il giudice nell’ambito degli addebiti posti a fondamento del licenziamento dal datore di lavoro individuare anche solo in alcuni o in uno di essi il comportamento che giustifica la sanzione espulsiva, se lo stesso presenti il carattere di gravità richiesto…”
Pertanto, la decisione impugnata non è in linea con tale giurisprudenza.
Nel caso specifico, la contestazione non riguardava semplicemente la guida in stato di ebbrezza ma piuttosto la guida di un mezzo aziendale con un tasso alcolemico pari a 2,32 g/I., condotta costituente reato ed oggetto, infatti, di decreto penale di condanna. Detta condotta, dunque, non è riconducibile all’ipotesi contrattuale disciplinata dal CCNL di settore, per la quale è stabilita una sanzione conservativa.

Laddove vengano contestati al lavoratore episodi rilevanti sul piano disciplinare, non occorre che l'esistenza della causa idonea a non consentire la prosecuzione del rapporto sia ravvisabile esclusivamente nel complesso dei fatti ascritti, ben potendo il giudice nell'ambito degli addebiti posti a fondamento del licenziamento dal datore individuare anche solo in alcuni o in uno di essi il comportamento che giustifica la sanzione espulsiva, se lo stesso presenti il carattere di gravità.

Lo ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per guida del mezzo aziendale in stato di ebrezza.
In particolare, la Corte di appello territoriale rigettava il reclamo proposto da una società avverso la sentenza di primo grado che dichiarava illegittimo il licenziamento del lavoratore. La Corte osservava che delle condotte contestate (aver guidato l'automezzo aziendale in stato di ebbrezza alcolica oltre i limiti consentiti dalla legge in orario di lavoro; aver riportato, a seguito di tale condotta, le sanzioni contenute nel decreto Penale di condanna del tribunla; l'aver sottratto alla disponibilità aziendale, a seguito della predetta condotta, il mezzo aziendale senza darne notizia al datore di lavoro; l’aver omesso di informare tempestivamente di quanto accaduto l'azienda), l'unica effettivamente addebitabile era quella di aver guidato il mezzo aziendale in stato di ebbrezza alcolica, in misura eccedente i limiti di legge, il CCNL applicabile stabiliva una sanzione conservativa.
La Corte ha considerato i vari addebiti, ciascuno per sé, sminuendo la portata di alcuni di essi, così non considerando la reale portata dell'addebito, relativo ad una condotta di mancata informazione e comunicazione all'azienda del reato di guida in stato di ebbrezza, commesso durante l'orario di servizio.
Ebbene, al riguardo, si richiama il principio giurisprudenziale secondo il quale "in tema di licenziamento per giusta causa, quando vengano contestati al dipendente diversi episodi rilevanti sul piano disciplinare, pur dovendosi escludere che il giudice di merito possa esaminarli atomisticamente, attesa la necessaria considerazione della loro concatenazione ai fini della valutazione della gravità dei fatti, non occorre che l'esistenza della "causa" idonea a non consentire la prosecuzione del rapporto sia ravvisabile esclusivamente nel complesso dei fatti ascritti, ben potendo il giudice nell'ambito degli addebiti posti a fondamento del licenziamento dal datore di lavoro individuare anche solo in alcuni o in uno di essi il comportamento che giustifica la sanzione espulsiva, se lo stesso presenti il carattere di gravità richiesto..."
Pertanto, la decisione impugnata non è in linea con tale giurisprudenza.
Nel caso specifico, la contestazione non riguardava semplicemente la guida in stato di ebbrezza ma piuttosto la guida di un mezzo aziendale con un tasso alcolemico pari a 2,32 g/I., condotta costituente reato ed oggetto, infatti, di decreto penale di condanna. Detta condotta, dunque, non è riconducibile all'ipotesi contrattuale disciplinata dal CCNL di settore, per la quale è stabilita una sanzione conservativa.

Inclusione/esclusione degli immboli di lusso dall’agevolazione prima casa

La Corte di Cassazione ha fornito ulteriore elementi per includere o escludere gli immobili di lusso dall’agevolazione prima casa. Deve essere considerata la superficie utile complessiva (Corte di Cassazione – ordinanza n.8409/2019).

Sono di lusso le case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 200 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed aventi come pertinenza un’area scoperta della superficie di oltre sei volte l’area coperta.

La giurisprudenza sull’argomento ha avuto modo di affermare il principio secondo cui, in tema di imposta di registro, per stabilire se una abitazione sia di lusso e, quindi, esclusa dai benefici per l’acquisto della prima casa, occorre fare riferimento alla nozione di “superficie utile complessiva” in forza del quale è irrilevante il requisito della “abitabilità” dell’immobile, essendo invece rilevante quello della “utilizzabilità” degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità.

Sono escluse dal beneficio fiscale le unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore rispettivamente a mq. 200 (con area pertinenziale scoperta della superficie di oltre sei volte l’area coperta, come nel caso in esame) e mq. 240, con esclusione dei balconi, delle terrazze, delle cantine, delle soffitte, delle scale e del posto macchine. Tale disposizione va interpretata nel senso che deve essere esclusa dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo i predetti ambienti e non l’intera superficie non calpestabile.

La Corte di Cassazione ha fornito ulteriore elementi per includere o escludere gli immobili di lusso dall’agevolazione prima casa. Deve essere considerata la superficie utile complessiva (Corte di Cassazione - ordinanza n.8409/2019).

Sono di lusso le case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 200 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed aventi come pertinenza un'area scoperta della superficie di oltre sei volte l'area coperta.

La giurisprudenza sull’argomento ha avuto modo di affermare il principio secondo cui, in tema di imposta di registro, per stabilire se una abitazione sia di lusso e, quindi, esclusa dai benefici per l'acquisto della prima casa, occorre fare riferimento alla nozione di "superficie utile complessiva" in forza del quale è irrilevante il requisito della "abitabilità" dell'immobile, essendo invece rilevante quello della "utilizzabilità" degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità.

Sono escluse dal beneficio fiscale le unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore rispettivamente a mq. 200 (con area pertinenziale scoperta della superficie di oltre sei volte l'area coperta, come nel caso in esame) e mq. 240, con esclusione dei balconi, delle terrazze, delle cantine, delle soffitte, delle scale e del posto macchine. Tale disposizione va interpretata nel senso che deve essere esclusa dal dato quantitativo globale della superficie dell'immobile indicata nell'atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo i predetti ambienti e non l'intera superficie non calpestabile.

Tenuta della contabilità: spetta il compenso alla società non iscritta all’albo

Con la recente sentenza n. 8683 del 28 marzo 2019, la Corte di Cassazione ha affermato il diritto al compenso per l’attività di tenuta della contabilità di impresa da parte di una società di servizi non iscritta all’albo professionale, in quanto non rientrante tra le attività riservate.

FATTO

A fronte del mancato pagamento del compenso, la società di servizi, esercente attività di tenuta della contabilità d’impresa, elaborazione dati e presentazione delle dichiarazioni fiscali, ha richiesto e ottenuto decreto ingiuntivo nei confronti del cliente per il recupero del credito.
Su opposizione del debitore, il decreto ingiuntivo è stato annullato dalla Corte Territoriale che ha ritenuto che le prestazioni rese dalla società fossero comprese in quelle riservate ai dottori commercialisti e ragionieri. Quindi, non essendo la società iscritta al relativo albo professionale, il contratto era nullo e il diritto al compenso inesistente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso della società di servizi la Corte di Cassazione ha riformato la decisione della Corte Territoriale, dichiarando il diritto al compenso della società.
I giudici della Suprema Corte hanno preliminarmente ricordato che nell’ordinamento italiano vige il principio secondo il quale l’esecuzione di una prestazione d’opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell’apposito albo previsto dalla legge dà luogo, ai sensi degli artt. 1418 e 2231 del codice civile, a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto.
Ciò ha come conseguenza, che il professionista non iscritto all’albo o che non sia munito nemmeno della prescritta qualifica professionale per appartenere a categoria del tutto differente, non ha alcuna azione per il pagamento della retribuzione, nemmeno quella sussidiaria di arricchimento senza causa, sempreché la prestazione espletata dal professionista rientri in quelle attività che sono riservate in via esclusiva a una determinata categoria professionale, essendo l’esercizio della professione subordinato per legge all’iscrizione in apposito albo o ad abilitazione.
Al di fuori di tali attività, precisa la Suprema Corte, vige il principio generale di libertà di lavoro autonomo o di libertà di impresa di servizi, a seconda del contenuto delle prestazioni e della relativa organizzazione, salvi gli oneri amministrativi o tributari.
In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito che le attività di tenuta delle scritture contabili dell’impresa, di redazione dei modelli IVA o per la dichiarazione dei redditi, di effettuazione di conteggi ai fini dell’IRAP o di altre imposte, di richiesta di certificati o di presentazione di domande presso la Camera di Commercio, di assistenza e consulenza aziendale nelle materie commerciali, economiche, finanziarie e di ragioneria, non rientrano nell’ambito di quelle riservate solo a soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione.
In relazione a tali attività, dunque, deve essere confermato il diritto al compenso per le attività di elaborazione dati, redazione e trasmissione delle dichiarazioni fiscali d’impresa prestate da una società di servizi non iscritta all’albo professionale, essendo esclusa la nullità assoluta prevista per l’esercizio abusivo di attività professionali riservate.

Con la recente sentenza n. 8683 del 28 marzo 2019, la Corte di Cassazione ha affermato il diritto al compenso per l’attività di tenuta della contabilità di impresa da parte di una società di servizi non iscritta all’albo professionale, in quanto non rientrante tra le attività riservate.

FATTO

A fronte del mancato pagamento del compenso, la società di servizi, esercente attività di tenuta della contabilità d’impresa, elaborazione dati e presentazione delle dichiarazioni fiscali, ha richiesto e ottenuto decreto ingiuntivo nei confronti del cliente per il recupero del credito.
Su opposizione del debitore, il decreto ingiuntivo è stato annullato dalla Corte Territoriale che ha ritenuto che le prestazioni rese dalla società fossero comprese in quelle riservate ai dottori commercialisti e ragionieri. Quindi, non essendo la società iscritta al relativo albo professionale, il contratto era nullo e il diritto al compenso inesistente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso della società di servizi la Corte di Cassazione ha riformato la decisione della Corte Territoriale, dichiarando il diritto al compenso della società.
I giudici della Suprema Corte hanno preliminarmente ricordato che nell’ordinamento italiano vige il principio secondo il quale l'esecuzione di una prestazione d'opera professionale di natura intellettuale effettuata da chi non sia iscritto nell'apposito albo previsto dalla legge dà luogo, ai sensi degli artt. 1418 e 2231 del codice civile, a nullità assoluta del rapporto tra professionista e cliente, privando il contratto di qualsiasi effetto.
Ciò ha come conseguenza, che il professionista non iscritto all'albo o che non sia munito nemmeno della prescritta qualifica professionale per appartenere a categoria del tutto differente, non ha alcuna azione per il pagamento della retribuzione, nemmeno quella sussidiaria di arricchimento senza causa, sempreché la prestazione espletata dal professionista rientri in quelle attività che sono riservate in via esclusiva a una determinata categoria professionale, essendo l'esercizio della professione subordinato per legge all'iscrizione in apposito albo o ad abilitazione.
Al di fuori di tali attività, precisa la Suprema Corte, vige il principio generale di libertà di lavoro autonomo o di libertà di impresa di servizi, a seconda del contenuto delle prestazioni e della relativa organizzazione, salvi gli oneri amministrativi o tributari.
In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito che le attività di tenuta delle scritture contabili dell'impresa, di redazione dei modelli IVA o per la dichiarazione dei redditi, di effettuazione di conteggi ai fini dell'IRAP o di altre imposte, di richiesta di certificati o di presentazione di domande presso la Camera di Commercio, di assistenza e consulenza aziendale nelle materie commerciali, economiche, finanziarie e di ragioneria, non rientrano nell'ambito di quelle riservate solo a soggetti iscritti ad albi o provvisti di specifica abilitazione.
In relazione a tali attività, dunque, deve essere confermato il diritto al compenso per le attività di elaborazione dati, redazione e trasmissione delle dichiarazioni fiscali d’impresa prestate da una società di servizi non iscritta all’albo professionale, essendo esclusa la nullità assoluta prevista per l’esercizio abusivo di attività professionali riservate.

Regolamentato il contratto a termine stagionale nelle Autostrade

Siglato il 28/3/2019, tra la FEDERRETI, la FISE-ACAP e la FILT-CGIL, la FIT-CISL, la UILTRASPORTI-UIL, la SLA-CISAL, la UGL VIABILITA’ E LOGISTICA, l’accordo che disciplina i contratti a tempo determinato c.d. stagionali nel periodo aprile-settembre 2019, per i dipendenti delle società concessionarie di autostrade e trafori.

Le Parti firmatarie con la presente intesa intendono regolamentare provvisoriamente l’utilizzo dei contratti a tempo determinato per le attività stagionali dei dipendenti delle società concessionarie di autostrade e trafori.
Ferme restando le disposizioni di legge vigenti e le disposizioni contrattuali non in contrasto con le stesse, le parti convengono che, per le attività di esazione e per le situazioni o i settori che abbiano le identiche caratteristiche di quanto rappresentato per l’esazione, già individuati o che potranno essere individuati con accordo aziendale, potranno essere stipulati contratti a tempo determinato c.d. stagionali nel periodo aprile-settembre 2019.
La presente intesa cesserà i suoi effetti al momento della sottoscrizione dell’accordo di rinnovo del CCNL in parola e, comunque, a decorrere dall’1/10/2019.

Siglato il 28/3/2019, tra la FEDERRETI, la FISE-ACAP e la FILT-CGIL, la FIT-CISL, la UILTRASPORTI-UIL, la SLA-CISAL, la UGL VIABILITA’ E LOGISTICA, l’accordo che disciplina i contratti a tempo determinato c.d. stagionali nel periodo aprile-settembre 2019, per i dipendenti delle società concessionarie di autostrade e trafori.

Le Parti firmatarie con la presente intesa intendono regolamentare provvisoriamente l'utilizzo dei contratti a tempo determinato per le attività stagionali dei dipendenti delle società concessionarie di autostrade e trafori.
Ferme restando le disposizioni di legge vigenti e le disposizioni contrattuali non in contrasto con le stesse, le parti convengono che, per le attività di esazione e per le situazioni o i settori che abbiano le identiche caratteristiche di quanto rappresentato per l'esazione, già individuati o che potranno essere individuati con accordo aziendale, potranno essere stipulati contratti a tempo determinato c.d. stagionali nel periodo aprile-settembre 2019.
La presente intesa cesserà i suoi effetti al momento della sottoscrizione dell'accordo di rinnovo del CCNL in parola e, comunque, a decorrere dall’1/10/2019.

Per le imprese che hanno cessato l’attività nel 2019, autoliquidazione Inail al 16 maggio

L’Inail fornisce precisazioni in merito ai termini per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni corrisposte nel 2018 e nel 2019 per le imprese con cessazione attività rispettivamente a dicembre 2018 e a gennaio e febbraio 2019.

Come noto, a seguito di quanto disposto dal Legislatore, è stato comunicato il differimento dal 31 dicembre 2018 al 31 marzo 2019 del termine per la comunicazione delle basi di calcolo, nonché il differimento al 16 maggio 2019 dei termini previsti per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni corrisposte nel 2018, il versamento dei premi di autoliquidazione e la comunicazione motivata di riduzione delle retribuzioni presunte.
Orbene, le imprese che hanno cessato l’attività a dicembre 2018, così come, del resto, quelle che hanno cessato l’attività nei mesi precedenti a dicembre 2018, devono effettuare l’autoliquidazione in base ai tassi già comunicati per il 2018, non essendo dovuto il premio anticipato per il 2019. Il termine entro il quale devono essere presentate le dichiarazioni delle retribuzioni corrisposte nel 2018 fino alla data di cessazione è quello del giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione stessa, contestualmente all’autoliquidazione del premio. Le retribuzioni in questione devono essere comunicate compilando l’apposito modello 1031 pubblicato in www.inail.it (atti e documenti, moduli e modelli, assicurazione, premio assicurativo, Mod 1031 ) e trasmesse via PEC alla sede Inail competente.
Quanto alle imprese che hanno cessato l’attività a gennaio e febbraio 2019, tali datori di lavoro non solo devono calcolare la regolazione per l’anno 2018 applicando alle retribuzioni corrisposte nel 2018 i tassi già comunicati per tale anno (entro dicembre del 2017), ma devono anche calcolare il premio anticipato per il 2019 sulle retribuzioni corrisposte in detto anno fino alla data di cessazione dell’attività, in base ai nuovi tassi, nonché alle basi di calcolo che saranno comunicate dall’Inail entro il 31 marzo 2019. Ne consegue che il termine per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni effettive corrisposte nel 2019 per tali imprese non può avere scadenza antecedente al 16 maggio 2019, che costituisce la prima data utile successivamente alla cessazione per comunicare sia le retribuzioni 2018 che le retribuzioni 2019.

L’Inail fornisce precisazioni in merito ai termini per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni corrisposte nel 2018 e nel 2019 per le imprese con cessazione attività rispettivamente a dicembre 2018 e a gennaio e febbraio 2019.

Come noto, a seguito di quanto disposto dal Legislatore, è stato comunicato il differimento dal 31 dicembre 2018 al 31 marzo 2019 del termine per la comunicazione delle basi di calcolo, nonché il differimento al 16 maggio 2019 dei termini previsti per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni corrisposte nel 2018, il versamento dei premi di autoliquidazione e la comunicazione motivata di riduzione delle retribuzioni presunte.
Orbene, le imprese che hanno cessato l’attività a dicembre 2018, così come, del resto, quelle che hanno cessato l’attività nei mesi precedenti a dicembre 2018, devono effettuare l’autoliquidazione in base ai tassi già comunicati per il 2018, non essendo dovuto il premio anticipato per il 2019. Il termine entro il quale devono essere presentate le dichiarazioni delle retribuzioni corrisposte nel 2018 fino alla data di cessazione è quello del giorno 16 del secondo mese successivo alla cessazione stessa, contestualmente all'autoliquidazione del premio. Le retribuzioni in questione devono essere comunicate compilando l’apposito modello 1031 pubblicato in www.inail.it (atti e documenti, moduli e modelli, assicurazione, premio assicurativo, Mod 1031 ) e trasmesse via PEC alla sede Inail competente.
Quanto alle imprese che hanno cessato l’attività a gennaio e febbraio 2019, tali datori di lavoro non solo devono calcolare la regolazione per l’anno 2018 applicando alle retribuzioni corrisposte nel 2018 i tassi già comunicati per tale anno (entro dicembre del 2017), ma devono anche calcolare il premio anticipato per il 2019 sulle retribuzioni corrisposte in detto anno fino alla data di cessazione dell’attività, in base ai nuovi tassi, nonché alle basi di calcolo che saranno comunicate dall’Inail entro il 31 marzo 2019. Ne consegue che il termine per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni effettive corrisposte nel 2019 per tali imprese non può avere scadenza antecedente al 16 maggio 2019, che costituisce la prima data utile successivamente alla cessazione per comunicare sia le retribuzioni 2018 che le retribuzioni 2019.