Pubblicati i modelli per la richiesta del Reddito/Pensione di Cittadinanza

Online, sul sito Inps, il modello per la richiesta del Reddito di Cittadinanza/Pensione di Cittadinanza, beneficio economico introdotto dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4. Pubblicati anche il modello RdC/PdC Ridotto, per comunicare i redditi di attività lavorative in corso al momento della presentazione della domanda e non interamente valorizzati su ISEE, e il modello RdC/PdC Esteso, con il quale i beneficiari dovranno comunicare tutte le variazioni intervenute nel corso della percezione della misura.

A decorrere dal mese di aprile 2019, con decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019, è introdotto il Reddito di Cittadinanza (RdC) quale misura di contrasto alla poverta, volta al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusionesociale. Il Reddito di Cittadinanza assume la denominazione di Pensione di Cittadinanza (PdC) qualora tutti i componenti del nucleo familiare abbiano età pari o superiore a 67 anni.
Ai sensi dell’art. 4 del citato decreto, il beneficio è condizionato alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID), resa dai componenti il nucleo familiare, ed alla successiva sottoscrizione del Patto per il lavoro presso il Centro per l’impiego. Nel casotra i componenti il nucleo non siano presenti giovani con meno di 26 anni, ovvero adulti disoccupati da meno di due anni o in situazione similare, è prevista la sottoscrizione del Patto per l’inclusione sociale. I suddetti patti possono prevedere l’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento, inserimento lavorativo e inclusionesociale con attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, completamento degli studi, nonché altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale.
Sono esclusi dai suddetti obblighi: i minorenni; ibeneficiari del Reddito di Cittadinanza pensionati; ibeneficiari della Pensione di Cittadinanza; i soggetti di oltre 65 anni di età; i soggetti con disabilità, come definito ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, qualora non sia previsto il collocamento mirato; isoggetti già occupati o che frequentano un regolare corso di studi o di formazione.
Possono, inoltre, essere esonerati a cura dei Centri per l’impiegoi soggetti con carichi di cura, qualora si occupino di componenti familiari minori di 3 anni o disabili gravi e non autosufficienti (come definiti ai fini ISEE).

Sarà possibile presentare domanda per ottenere il Reddito di cittadinanza a partire dal 6 marzo 2019. Il beneficio può essere richiesto, dopo il quinto giorno di ciascun mese:
– presso Poste Italiane;
– in modalità telematica, con il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) almeno di Livello 2, accedendo al portale www.redditodicittadinanza.gov.it;
– presso i Centri autorizzati di Assistenza Fiscale (CAF).

L’Inps, in data odierna, ha pubblicato il modello per la richiesta del Reddito di Cittadinanza/Pensione di Cittadinanza, beneficio economico introdotto dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4.
Pubblicati anche il modello RdC/PdC Ridotto, per comunicare i redditi di attività lavorative in corso al momento della presentazione della domanda e non interamente valorizzati su ISEE, e il modello RdC/PdC Esteso, con il quale i beneficiari dovranno comunicare tutte le variazioni intervenute nel corso della percezione della misura.

Online, sul sito Inps, il modello per la richiesta del Reddito di Cittadinanza/Pensione di Cittadinanza, beneficio economico introdotto dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4. Pubblicati anche il modello RdC/PdC Ridotto, per comunicare i redditi di attività lavorative in corso al momento della presentazione della domanda e non interamente valorizzati su ISEE, e il modello RdC/PdC Esteso, con il quale i beneficiari dovranno comunicare tutte le variazioni intervenute nel corso della percezione della misura.

A decorrere dal mese di aprile 2019, con decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019, è introdotto il Reddito di Cittadinanza (RdC) quale misura di contrasto alla poverta, volta al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusionesociale. Il Reddito di Cittadinanza assume la denominazione di Pensione di Cittadinanza (PdC) qualora tutti i componenti del nucleo familiare abbiano età pari o superiore a 67 anni.
Ai sensi dell’art. 4 del citato decreto, il beneficio è condizionato alla Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID), resa dai componenti il nucleo familiare, ed alla successiva sottoscrizione del Patto per il lavoro presso il Centro per l’impiego. Nel casotra i componenti il nucleo non siano presenti giovani con meno di 26 anni, ovvero adulti disoccupati da meno di due anni o in situazione similare, è prevista la sottoscrizione del Patto per l’inclusione sociale. I suddetti patti possono prevedere l’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento, inserimento lavorativo e inclusionesociale con attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, completamento degli studi, nonché altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale.
Sono esclusi dai suddetti obblighi: i minorenni; ibeneficiari del Reddito di Cittadinanza pensionati; ibeneficiari della Pensione di Cittadinanza; i soggetti di oltre 65 anni di età; i soggetti con disabilità, come definito ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, qualora non sia previsto il collocamento mirato; isoggetti già occupati o che frequentano un regolare corso di studi o di formazione.
Possono, inoltre, essere esonerati a cura dei Centri per l’impiegoi soggetti con carichi di cura, qualora si occupino di componenti familiari minori di 3 anni o disabili gravi e non autosufficienti (come definiti ai fini ISEE).

Sarà possibile presentare domanda per ottenere il Reddito di cittadinanza a partire dal 6 marzo 2019. Il beneficio può essere richiesto, dopo il quinto giorno di ciascun mese:
- presso Poste Italiane;
- in modalità telematica, con il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) almeno di Livello 2, accedendo al portale www.redditodicittadinanza.gov.it;
- presso i Centri autorizzati di Assistenza Fiscale (CAF).

L’Inps, in data odierna, ha pubblicato il modello per la richiesta del Reddito di Cittadinanza/Pensione di Cittadinanza, beneficio economico introdotto dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4.
Pubblicati anche il modello RdC/PdC Ridotto, per comunicare i redditi di attività lavorative in corso al momento della presentazione della domanda e non interamente valorizzati su ISEE, e il modello RdC/PdC Esteso, con il quale i beneficiari dovranno comunicare tutte le variazioni intervenute nel corso della percezione della misura.

Partecipazione in SRL e regime forfetario

Pur in presenza di due codici attività formalmente distinti in base alla classificazione ATECO, qualora il contribuente eserciti, di fatto, un’attività collegata a quella effettivamente svolta, ad esempio, da una società a responsabilità limitata, ciò inibisce, secondo l’impostazione normativa, la permanenza nel regime forfetario (interrogazione parlamentare n. 5/01274 del 22 gennaio 2019).

L’articolo 1, comma 57, lettera d), della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificato dall’articolo 1, comma 9, lettera c), della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha introdotto una causa inibente all’accesso al regime forfetario laddove prevede che non possono avvalersi di tale regime, tra l’altro, «gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all’articolo 5 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni».
La ratio legis sottesa alla predetta causa ostativa è quella di evitare artificiose frammentazioni delle attività d’impresa o di lavoro autonomo svolte al solo scopo di beneficiare di una tassazione più favorevole. Perché tale requisito venga rispettato, onde evitare abusi, deve essere presa come riferimento l’attività effettivamente svolta. Pur in presenza di due codici attività formalmente distinti in base alla classificazione ATECO, qualora il contribuente eserciti, di fatto, un’attività collegata a quella effettivamente svolta, ad esempio, da una società a responsabilità limitata, ciò inibisce, secondo l’impostazione normativa, la permanenza nel regime forfetario.
Pertanto, piuttosto che il riferimento a codici ATECO tra loro diversi, deve essere verificata l’effettiva correlazione tra le due attività esercitate, ciò comportando un esame delle fattispecie volto a verificare se l’attività svolta individualmente è correlabile a quella prodotta in forma associata.

Pur in presenza di due codici attività formalmente distinti in base alla classificazione ATECO, qualora il contribuente eserciti, di fatto, un'attività collegata a quella effettivamente svolta, ad esempio, da una società a responsabilità limitata, ciò inibisce, secondo l'impostazione normativa, la permanenza nel regime forfetario (interrogazione parlamentare n. 5/01274 del 22 gennaio 2019).

L'articolo 1, comma 57, lettera d), della legge 23 dicembre 2014, n. 190, come modificato dall'articolo 1, comma 9, lettera c), della legge 30 dicembre 2018, n. 145, ha introdotto una causa inibente all'accesso al regime forfetario laddove prevede che non possono avvalersi di tale regime, tra l'altro, «gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all'esercizio dell'attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all'articolo 5 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni».
La ratio legis sottesa alla predetta causa ostativa è quella di evitare artificiose frammentazioni delle attività d'impresa o di lavoro autonomo svolte al solo scopo di beneficiare di una tassazione più favorevole. Perché tale requisito venga rispettato, onde evitare abusi, deve essere presa come riferimento l'attività effettivamente svolta. Pur in presenza di due codici attività formalmente distinti in base alla classificazione ATECO, qualora il contribuente eserciti, di fatto, un'attività collegata a quella effettivamente svolta, ad esempio, da una società a responsabilità limitata, ciò inibisce, secondo l'impostazione normativa, la permanenza nel regime forfetario.
Pertanto, piuttosto che il riferimento a codici ATECO tra loro diversi, deve essere verificata l'effettiva correlazione tra le due attività esercitate, ciò comportando un esame delle fattispecie volto a verificare se l'attività svolta individualmente è correlabile a quella prodotta in forma associata.

Non paga l’IRAP il professionista con un solo collaboratore/segretario

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 26 febbraio 2019, n. 5578).

Il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Inoltre, non sussiste il presupposto della autonoma organizzazione per il medico convenzionato che si avvale nell’espletamento della propria attività professionale di una dipendente con funzioni di segretaria.
Nel caso di specie, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso proposto dal contribuente, medico convenzionato, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale sul rifiuto di rimborso del Fisco delle somme pagate a titolo di IRAP, rilevando che aveva utilizzato esclusivamente una segretaria.
La Commissione regionale, in effetti, ha solo in apparenza fornito una motivazione in ordine alla sussistenza della “autonoma organizzazione” che comporta, per il medico convenzionato, l’assoggettabilità dei suoi redditi all’IRAP.

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell'organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il "minimo indispensabile" all'esercizio dell'attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l'impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione - Sez. trib. - Sentenza 26 febbraio 2019, n. 5578).

Il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell'organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Inoltre, non sussiste il presupposto della autonoma organizzazione per il medico convenzionato che si avvale nell'espletamento della propria attività professionale di una dipendente con funzioni di segretaria.
Nel caso di specie, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso proposto dal contribuente, medico convenzionato, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale sul rifiuto di rimborso del Fisco delle somme pagate a titolo di IRAP, rilevando che aveva utilizzato esclusivamente una segretaria.
La Commissione regionale, in effetti, ha solo in apparenza fornito una motivazione in ordine alla sussistenza della "autonoma organizzazione" che comporta, per il medico convenzionato, l'assoggettabilità dei suoi redditi all'IRAP.

Amministratori di condominio: prorogata all’8 marzo la comunicazione dei dati per la precompilata 2019

Prorogata dal 28 febbraio all’8 marzo 2019, con riferimento all’anno 2018, il termine per le comunicazioni degli amministratori di condominio all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle spese sostenute dal condominio con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali (Agenzia Entrate – provvedimento n. 48597/2019).

Con riferimento alle spese sostenute nell’anno precedente dal condominio per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali, nonché con riferimento all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione, l’amministratore di condominio, entro il 28 febbraio di ciascun anno, è tenuto a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i relativi dati ai fini dell’elaborazione della dichiarazione precompilata.

Quest’anno, è stata concessa una proroga per assicurare la trasmissione di informazioni il più possibile corrette e complete ai fini della predisposizione della suddetta dichiarazione precompilata, anche a fronte della modifica delle specifiche tecniche variate rispetto all’anno precedente.

In tal senso, con riferimento alle spese sostenute nel 2018, gli amministratori di condominio avranno tempo fino all’8 marzo per effettuare l’invio dei suddetti dati per l’elaborazione della dichiarazione precompilata.

Prorogata dal 28 febbraio all’8 marzo 2019, con riferimento all’anno 2018, il termine per le comunicazioni degli amministratori di condominio all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle spese sostenute dal condominio con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali (Agenzia Entrate - provvedimento n. 48597/2019).

Con riferimento alle spese sostenute nell’anno precedente dal condominio per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali, nonché con riferimento all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione, l’amministratore di condominio, entro il 28 febbraio di ciascun anno, è tenuto a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i relativi dati ai fini dell’elaborazione della dichiarazione precompilata.

Quest’anno, è stata concessa una proroga per assicurare la trasmissione di informazioni il più possibile corrette e complete ai fini della predisposizione della suddetta dichiarazione precompilata, anche a fronte della modifica delle specifiche tecniche variate rispetto all’anno precedente.

In tal senso, con riferimento alle spese sostenute nel 2018, gli amministratori di condominio avranno tempo fino all’8 marzo per effettuare l’invio dei suddetti dati per l’elaborazione della dichiarazione precompilata.

I nuovi contributi da versare alla Cassa Edile di Chieti

La Cassa Edile della Provincia di Chieti pubblica le percentuali contributive vigenti dall’1/1/2019

ALIQUOTE CONTRIBUTIVE IN VIGORE DALL’1/1/2019

Contributi Cassa Edile Chieti

Imprese

Lavoratori

Totali

1) Contributo Cassa Edile 2,08% 0,42% 2,50%
2) Quota Territoriale Servizio Sindacale 0,58% 0.58% 1,16%
3) Quota Nazionale Servizio Sindacale 0,22% 0,22% 0,44%
4) Contributo A.P.E. (F.N.A.P.E. 3,5%) 1,80%   1,80%
5) Contributo E.F.S.E. Chieti (Scuola Edile/CPT) 1,00%   1,00%
6) Contributo Fondo Prepensionamento (ex Lavori Usuranti) 0,10%   0,10%
7) Contributo Fondo rischi capitoli di spesa in “default” 0,60%   0,60%
8) Contributo Fondo Sanitario Nazionale 0,35%   0,35%
9) Contributo Fondo Incentivo all’Occupazione 0,10%   0,10%
10) Contributo aggiuntivo Fondo Prepensionamento 0,10%   0,10%

TOTALE CONTRIBUTI

6,93%

1,22%

8,15%

11) Contributo Fondo Sanitario Nazionale Impiegati 0,26%   0,26%
12) Contributo per attività di RLST 0,30%   0,30%
13) Contributo Assoc. Naz. fuori Provincia (Ance) 1,30%   1,30%
14) Contributo Assoc. Naz. Provincia CH (Ance) 0,50%   0,50%

La Cassa Edile della Provincia di Chieti pubblica le percentuali contributive vigenti dall’1/1/2019

ALIQUOTE CONTRIBUTIVE IN VIGORE DALL’1/1/2019

Contributi Cassa Edile Chieti

Imprese

Lavoratori

Totali

1) Contributo Cassa Edile 2,08% 0,42% 2,50%
2) Quota Territoriale Servizio Sindacale 0,58% 0.58% 1,16%
3) Quota Nazionale Servizio Sindacale 0,22% 0,22% 0,44%
4) Contributo A.P.E. (F.N.A.P.E. 3,5%) 1,80%   1,80%
5) Contributo E.F.S.E. Chieti (Scuola Edile/CPT) 1,00%   1,00%
6) Contributo Fondo Prepensionamento (ex Lavori Usuranti) 0,10%   0,10%
7) Contributo Fondo rischi capitoli di spesa in "default" 0,60%   0,60%
8) Contributo Fondo Sanitario Nazionale 0,35%   0,35%
9) Contributo Fondo Incentivo all’Occupazione 0,10%   0,10%
10) Contributo aggiuntivo Fondo Prepensionamento 0,10%   0,10%

TOTALE CONTRIBUTI

6,93%

1,22%

8,15%

11) Contributo Fondo Sanitario Nazionale Impiegati 0,26%   0,26%
12) Contributo per attività di RLST 0,30%   0,30%
13) Contributo Assoc. Naz. fuori Provincia (Ance) 1,30%   1,30%
14) Contributo Assoc. Naz. Provincia CH (Ance) 0,50%   0,50%

Decesso del titolare, quando gli atti di gestione possono dar luogo all’accettazione tacita dell’azienda

Affinché un atto del chiamato all’eredità possa configurare accettazione tacita, è necessario che esso presupponga necessariamente la sua volontà di accettare e che si tratti di atto che egli non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede. In proposito, non solo gli atti dispositivi, ma anche gli atti di gestione possono dar luogo all’accettazione tacita dell’eredità, secondo l’accertamento compiuto caso per caso dal giudice di merito, in considerazione della peculiarità di ogni singola fattispecie e tenendo conto di molteplici fattori, tra cui natura, importanza e della finalità degli atti compiuti dal chiamato.

Una sede Inps notificava a due soggetti, quali asseriti eredi di un titolare di ditta individuale, un decreto ingiuntivo per il pagamento di una certa somma, a titolo di omesso pagamento di contributi e relative sanzioni; l’ingiunzione era fondata sulle denunce mensili ed annuali presentate all’Inps dal titolare, nonché sul verbale di accertamento ispettivo redatto nei confronti della società di fatto “eredi di XXX”.
In primo grado, le due distinte opposizioni proposte dagli ingiunti al predetto decreto monitorio venivano accolte dal giudice del lavoro; tale decisione era però riformata dalla Corte d’appello territoriale, secondo cui la circostanza che a seguito del decesso del titolare dell’officina i suoi eredi avessero continuato a gestirla come società di fatto “eredi di XXX” era idonea ad integrare l’accettazione tacita dell’eredità e, quindi, a ritenere gli eredi obbligati al pagamento dei debiti contributivi del de cuius.
Ricorrono così in Cassazione i soggetti ingiunti lamentando principalmente che la Corte territoriale li avesse erroneamente ritenuto eredi, nonostante gli stessi e, tantomeno la società di fatto, non avevano espressamente accettato l’eredità del defunto congiunto né avevano posto in essere atti di “pro herede gestio” idonei ad integrare una tacita accettazione della stessa.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Il chiamato all’eredità, infatti, che, a qualsiasi titolo, sia nel possesso dei beni ereditari deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità, in mancanza è considerato erede puro e semplice. Per possesso dei beni ereditari deve intendersi una relazione materiale intesa come situazione di fatto, anche circoscritta ad uno solo dei beni ereditari, che consenta l’esercizio di concreti poteri su di essi. Inoltre, è principio pacifico quello secondo il quale affinché un atto del chiamato all’eredità possa configurare accettazione tacita, è necessario che esso presupponga necessariamente la sua volontà di accettare e che si tratti di atto che egli non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Affinché un atto del chiamato all'eredità possa configurare accettazione tacita, è necessario che esso presupponga necessariamente la sua volontà di accettare e che si tratti di atto che egli non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede. In proposito, non solo gli atti dispositivi, ma anche gli atti di gestione possono dar luogo all'accettazione tacita dell'eredità, secondo l'accertamento compiuto caso per caso dal giudice di merito, in considerazione della peculiarità di ogni singola fattispecie e tenendo conto di molteplici fattori, tra cui natura, importanza e della finalità degli atti compiuti dal chiamato.

Una sede Inps notificava a due soggetti, quali asseriti eredi di un titolare di ditta individuale, un decreto ingiuntivo per il pagamento di una certa somma, a titolo di omesso pagamento di contributi e relative sanzioni; l’ingiunzione era fondata sulle denunce mensili ed annuali presentate all'Inps dal titolare, nonché sul verbale di accertamento ispettivo redatto nei confronti della società di fatto "eredi di XXX".
In primo grado, le due distinte opposizioni proposte dagli ingiunti al predetto decreto monitorio venivano accolte dal giudice del lavoro; tale decisione era però riformata dalla Corte d'appello territoriale, secondo cui la circostanza che a seguito del decesso del titolare dell'officina i suoi eredi avessero continuato a gestirla come società di fatto "eredi di XXX" era idonea ad integrare l'accettazione tacita dell'eredità e, quindi, a ritenere gli eredi obbligati al pagamento dei debiti contributivi del de cuius.
Ricorrono così in Cassazione i soggetti ingiunti lamentando principalmente che la Corte territoriale li avesse erroneamente ritenuto eredi, nonostante gli stessi e, tantomeno la società di fatto, non avevano espressamente accettato l'eredità del defunto congiunto né avevano posto in essere atti di "pro herede gestio" idonei ad integrare una tacita accettazione della stessa.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Il chiamato all'eredità, infatti, che, a qualsiasi titolo, sia nel possesso dei beni ereditari deve fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o della notizia della devoluta eredità, in mancanza è considerato erede puro e semplice. Per possesso dei beni ereditari deve intendersi una relazione materiale intesa come situazione di fatto, anche circoscritta ad uno solo dei beni ereditari, che consenta l'esercizio di concreti poteri su di essi. Inoltre, è principio pacifico quello secondo il quale affinché un atto del chiamato all'eredità possa configurare accettazione tacita, è necessario che esso presupponga necessariamente la sua volontà di accettare e che si tratti di atto che egli non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

La contribuzione vigente della Cassa Edile di Pescara

Comunicate le contribuzioni vigenti dall’1/1/2019 da versare a carico lavoratore e azienda da parte della Cassa Edile della Provincia di Pescara

CONTRIBUTO

Totale Percentuale

Quota a carico datore lavoro

Quota a carico lavoratore

Contributo Cassa Edile 2,50 2,08 0,42
Quota Nazionale di Adesione Contrattuale 0,44 0,22 0,22
Quota Territoriale di Adesione Contrattuale 1,16 0,58 0,58
Contributo FNAPE 1,80 1,80
FORMEDIL Pescara 1,00 1,00
Fondo Rischi 0,60 0,60
Fondo Prepensionamento 0,10 0,10  
Fondi Incentivo occupazione 0,10 0,10  
Fondo Sanitario Nazionale operai 0,35 0,35  
Ex Contributo lavori usuranti e pesanti (*) 0,10 0,10
TOTALE CONTRIBUTI DAL 1/1/2019 8,15 6,93 1,22
     
Fondo RLST per le sole imprese che non hanno l’RLS interno 0,30    
TOTALE CONTRIBUTI DAL 1/1/2019 8,45 7,23 1,22
Fondo Sanitario Nazionale Impiegati 0,26    

Comunicate le contribuzioni vigenti dall’1/1/2019 da versare a carico lavoratore e azienda da parte della Cassa Edile della Provincia di Pescara

CONTRIBUTO

Totale Percentuale

Quota a carico datore lavoro

Quota a carico lavoratore

Contributo Cassa Edile 2,50 2,08 0,42
Quota Nazionale di Adesione Contrattuale 0,44 0,22 0,22
Quota Territoriale di Adesione Contrattuale 1,16 0,58 0,58
Contributo FNAPE 1,80 1,80 ---
FORMEDIL Pescara 1,00 1,00 ---
Fondo Rischi 0,60 0,60 ---
Fondo Prepensionamento 0,10 0,10  
Fondi Incentivo occupazione 0,10 0,10  
Fondo Sanitario Nazionale operai 0,35 0,35  
Ex Contributo lavori usuranti e pesanti (*) 0,10 0,10 ---
TOTALE CONTRIBUTI DAL 1/1/2019 8,15 6,93 1,22
     
Fondo RLST per le sole imprese che non hanno l'RLS interno 0,30    
TOTALE CONTRIBUTI DAL 1/1/2019 8,45 7,23 1,22
Fondo Sanitario Nazionale Impiegati 0,26    

Istruzioni sulle nuove modalità di compilazione delle dichiarazioni contributive con flusso Uniemens

Si forniscono indicazioni sull’assolvimento degli obblighi informativi ai fini previdenziali relativi a lavoratori per i quali sia applicabile, sulla base della normativa vigente, l’assicurazione economica di malattia.

Dal 1° maggio 2011, i datori di lavoro che hanno corrisposto, per previsione contrattuale, il trattamento economico di malattia sono, in ogni caso, tenuti al versamento della contribuzione di finanziamento dell’indennità economica di malattia per le categorie di lavoratori cui la suddetta assicurazione è applicabile ai sensi della vigente normativa.
Ne deriva che, per tali datori viene esclusa la possibilità di essere esonerati dall’obbligo di versamento contributivo laddove, per previsione contrattuale, devono corrispondere ai lavoratori assicurati, in caso di malattia, un trattamento economico pari alla normale retribuzione.
Ciò detto, è stato istituto nell’ambito del flusso Uniemens aziende con dipendenti (sezione “PosContributiva”) un nuovo elemento volto a distinguere il tipo di trattamento retributivo che il datore garantisce al lavoratore nei casi di assenza per malattia.
Pertanto, a decorrere dalla dichiarazione contributiva di competenza del mese di marzo 2019, per tutti i datori di lavoro tenuti al versamento della contribuzione di malattia, è richiesta la compilazione del nuovo elemento <TipoRetrMal> inserito nella sezione “DenunciaIndividuale” del flusso Uniemens avente il seguente significato: “Tipo trattamento retributivo applicato al lavoratore, sulla base delle previsioni del contratto o accordo collettivo di lavoro ovvero, se di miglior favore, del contratto individuale, nei casi di assenza per malattia”.
Tale elemento dovrà essere valorizzato dal datore di lavoro ricorrentemente in tutti i flussi Uniemens, a prescindere dal verificarsi o meno dell’evento di malattia e sulla base delle previsioni di cui al contratto o accordo collettivo di lavoro ovvero, se di miglior favore, del contratto individuale, indicando uno dei seguenti valori: “0” (zero): qualora, in caso di malattia del lavoratore, non sia prevista l’erogazione di alcuna misura di trattamento retributivo da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo); “1”: qualora, in caso di malattia del lavoratore, sia prevista l’erogazione da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per i lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo) di un trattamento retributivo integrativo rispetto alla misura dell’indennità economica a carico dell’INPS. L’integrazione retributiva, da parte del datore di lavoro, sommata all’importo dell’indennità economica a carico dell’INPS non deve essere superiore alla misura del trattamento retributivo contrattuale spettante in via ordinaria al lavoratore; “2”: qualora, in caso di malattia del lavoratore, sia prevista l’erogazione da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo) del trattamento retributivo contrattuale spettante in via ordinaria.
Nelle fattispecie di assenza per malattia di lavoratori per i quali l’elemento <TipoRetrMal> sia valorizzato con il codice “2”, in quantoil datore corrisponde il trattamento retributivo in misura piena in luogo dell’anticipazione dell’indennità economica di malattia a carico dell’INPS, l’Istituto non è tenuto a corrispondere alcun trattamento nei confronti del lavoratore.

Si forniscono indicazioni sull’assolvimento degli obblighi informativi ai fini previdenziali relativi a lavoratori per i quali sia applicabile, sulla base della normativa vigente, l’assicurazione economica di malattia.

Dal 1° maggio 2011, i datori di lavoro che hanno corrisposto, per previsione contrattuale, il trattamento economico di malattia sono, in ogni caso, tenuti al versamento della contribuzione di finanziamento dell’indennità economica di malattia per le categorie di lavoratori cui la suddetta assicurazione è applicabile ai sensi della vigente normativa.
Ne deriva che, per tali datori viene esclusa la possibilità di essere esonerati dall’obbligo di versamento contributivo laddove, per previsione contrattuale, devono corrispondere ai lavoratori assicurati, in caso di malattia, un trattamento economico pari alla normale retribuzione.
Ciò detto, è stato istituto nell’ambito del flusso Uniemens aziende con dipendenti (sezione "PosContributiva") un nuovo elemento volto a distinguere il tipo di trattamento retributivo che il datore garantisce al lavoratore nei casi di assenza per malattia.
Pertanto, a decorrere dalla dichiarazione contributiva di competenza del mese di marzo 2019, per tutti i datori di lavoro tenuti al versamento della contribuzione di malattia, è richiesta la compilazione del nuovo elemento <TipoRetrMal> inserito nella sezione "DenunciaIndividuale" del flusso Uniemens avente il seguente significato: "Tipo trattamento retributivo applicato al lavoratore, sulla base delle previsioni del contratto o accordo collettivo di lavoro ovvero, se di miglior favore, del contratto individuale, nei casi di assenza per malattia".
Tale elemento dovrà essere valorizzato dal datore di lavoro ricorrentemente in tutti i flussi Uniemens, a prescindere dal verificarsi o meno dell’evento di malattia e sulla base delle previsioni di cui al contratto o accordo collettivo di lavoro ovvero, se di miglior favore, del contratto individuale, indicando uno dei seguenti valori: "0" (zero): qualora, in caso di malattia del lavoratore, non sia prevista l’erogazione di alcuna misura di trattamento retributivo da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo); "1": qualora, in caso di malattia del lavoratore, sia prevista l’erogazione da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per i lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo) di un trattamento retributivo integrativo rispetto alla misura dell’indennità economica a carico dell’INPS. L’integrazione retributiva, da parte del datore di lavoro, sommata all’importo dell’indennità economica a carico dell’INPS non deve essere superiore alla misura del trattamento retributivo contrattuale spettante in via ordinaria al lavoratore; "2": qualora, in caso di malattia del lavoratore, sia prevista l’erogazione da parte del datore di lavoro (ovvero del committente per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo) del trattamento retributivo contrattuale spettante in via ordinaria.
Nelle fattispecie di assenza per malattia di lavoratori per i quali l’elemento <TipoRetrMal> sia valorizzato con il codice "2", in quantoil datore corrisponde il trattamento retributivo in misura piena in luogo dell’anticipazione dell’indennità economica di malattia a carico dell’INPS, l’Istituto non è tenuto a corrispondere alcun trattamento nei confronti del lavoratore.

Contributi per il telelavoro negli Studi Professionali

28 feb 2019 L’Ente Bilaterale Nazionale per gli Studi Professionali (Ebipro) ha previsto un contributo a favore dei datori di lavoro che devono sostenere le spese necessarie per permettere ai lavoratori di svolgere l’attività in telelavoro e smart working.

Gli artt. 59 e ss. del CCNL degli studi professionali in un’ottica di promozione della conciliazione dei tempi di vita e lavoro hanno inteso rilanciare il telelavoro quale strumento strategico per realizzare un equilibrio tra le esigenze dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori. E.BI.PRO. sulla base del disposto contrattuale e del relativo allegato al CCNL interviene con un contributo a favore dei datori di lavoro che devono sostenere le spese necessarie per permettere ai lavoratori di svolgere l’attività in telelavoro.
L’Ente prevede un rimborso massimo di 500 euro per l’acquisto di qualsiasi tipo di strumentazione. Le prestazioni vengono erogate a favore dei datori di lavoro in regola con i versamenti alla bilateralità di settore (Cadiprof ed Ebipro) da almeno 6 mesi continuativi al momento dell’acquisto. La stessa misura è stata estesa in caso di ricorso allo smart working.

28 feb 2019 L’Ente Bilaterale Nazionale per gli Studi Professionali (Ebipro) ha previsto un contributo a favore dei datori di lavoro che devono sostenere le spese necessarie per permettere ai lavoratori di svolgere l’attività in telelavoro e smart working.

Gli artt. 59 e ss. del CCNL degli studi professionali in un’ottica di promozione della conciliazione dei tempi di vita e lavoro hanno inteso rilanciare il telelavoro quale strumento strategico per realizzare un equilibrio tra le esigenze dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori. E.BI.PRO. sulla base del disposto contrattuale e del relativo allegato al CCNL interviene con un contributo a favore dei datori di lavoro che devono sostenere le spese necessarie per permettere ai lavoratori di svolgere l’attività in telelavoro.
L’Ente prevede un rimborso massimo di 500 euro per l’acquisto di qualsiasi tipo di strumentazione. Le prestazioni vengono erogate a favore dei datori di lavoro in regola con i versamenti alla bilateralità di settore (Cadiprof ed Ebipro) da almeno 6 mesi continuativi al momento dell’acquisto. La stessa misura è stata estesa in caso di ricorso allo smart working.

Brexit: come cambia il commercio delle bevande alcoliche

Con l’avvicinarsi del 30 marzo prossimo, giorno che segnerà il recesso del Regno Unito dall’Unione Europea, sono state definite le linee guida per le movimentazioni commerciali di prodotti sottoposti ad accisa da e verso UK post Brexit (bevande alcoliche, vino, birra) con l’intento di garantire la regolarità dei trasferimenti, a fronte delle modifiche procedurali che seguiranno (Agenzia Dogane e Monopoli – comunicato 22 febbraio 2019).

Gli operatori che oggi vogliono spedire verso il Regno Unito prodotti in regime sospensivo devono avere la qualifica di depositario autorizzato ovvero, nella specifica fattispecie prevista, di speditore registrato di cui all’art. 9 del TUA e la spedizione dei prodotti può essere effettuata verso un deposito fiscale o un destinatario registrato del Regno Unito, con l’emissione dell’e-AD seguita dalla ricezione della nota di ricevimento convalidata attestante la conclusione della circolazione mediante presa in consegna dei prodotti da parte del destinatario britannico.
La Brexit segnerà l’uscita delle merci in regime sospensivo da accisa dal territorio dell’Unione Europea verso un Paese Terzo ovvero il Regno Unito. Per tale movimentazione:
– sarà necessaria l’applicazione del regime di esportazione con trasmissione della dichiarazione doganale da parte dell’operatore economico nazionale all’ufficio doganale di esportazione;
– i prodotti circoleranno con l’emissione dell’e-AD dal deposito fiscale nazionale fino al luogo dal quale lasceranno il territorio dell’Unione Europea ed il relativo ARC andrà riportato nella casella 44 del DAU;
– la chiusura dell’operazione di esportazione e della circolazione in regime sospensivo da accisa sarà attestata con il visto uscire dell’ufficio doganale di uscita ed emissione della nota di esportazione da parte dell’ufficio doganale di esportazione.

A legislazione vigente, gli operatori nazionali che invece vogliono ricevere dal Regno Unito prodotti in regime sospensivo devono avere la qualifica di depositario autorizzato o destinatario registrato. I prodotti devono essere spediti da un deposito fiscale o, laddove previsto, da uno speditore registrato del Regno Unito con emissione di e-AD e la circolazione si conclude mediante la presa in consegna dei prodotti da parte dell’operatore nazionale e la presentazione della nota di ricevimento.
In tal caso, la Brexit segnerà l’introduzione nel territorio dell’Unione Europea di prodotti non unionali e quindi l’applicazione del regime doganale di immissione in libera pratica con presentazione della prescritta dichiarazione all’ufficio doganale di ingresso. Successivamente i prodotti circoleranno in regime sospensivo da accisa dal luogo di immissione in libera pratica verso un deposito fiscale oppure un destinatario registrato, con emissione di e-AD ad opera di uno speditore registrato e la circolazione si conclude con la presa in consegna da parte del destinatario nazionale.

Relativamente ai trasferimenti verso l’Italia di prodotti immessi in consumo in UK, ad oggi, l’operatore nazionale che intende acquistare prodotti che hanno già assolto il pagamento dell’accisa nel Regno Unito, salvo che abbia la qualità di esercente deposito fiscale, assume la qualifica di destinatario registrato e garantisce il pagamento dell’imposta. Nello specifico:
– prima della spedizione deve essere presentata una dichiarazione all’Ufficio delle Dogane;
– i prodotti sono scortati dal DAS;
– il pagamento dell’accisa nello Stato avviene entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di arrivo dei prodotti.
La situazione post Brexit concretizzerà per i suddetti trasferimenti l’applicazione delle procedure doganali e lo sviluppo dei seguenti scenari:
– immissione in libera pratica in altro Stato Membro o in Italia (i prodotti circoleranno con il vincolo ad un regime sospensivo dall’accisa, lo speditore registrato emetterà l’e-AD e trasferirà i prodotti all’operatore nazionale che dovrà avere la qualifica di depositario autorizzato o di destinatario registrato; il pagamento dell’accisa da parte del destinatario avverrà secondo gli obblighi previsti per le due figure);
– importazione in Italia (il prodotto verrà immesso in consumo con pagamento dell’accisa e sarà trasferito a destino con DAS, ove prevista l’emissione).

Per i trasferimenti verso UK di prodotti immessi in consumo in Italia, a legislazione vigente, l’operatore nazionale che spedisce è tenuto a prestare una cauzione a garanzia del pagamento dell’accisa nello Stato Membro di destinazione. In tal caso:

– prima della spedizione deve essere presentata una dichiarazione ai fini del rimborso dimostrando l’avvenuto pagamento dell’accisa nazionale;

– i prodotti circolano scortati dal DAS;

– su richiesta dell’operatore, può darsi luogo al rimborso dell’accisa versata dopo la ricezione dell’esemplare n. 3 del DAS, con attestazione del destinatario di ricezione della merce ed attestazione apposta dall’Autorità fiscale del Paese di destinazione di avvenuta presa in carico dei prodotti e di pagamento dell’accisa nel Regno Unito.
La situazione post Brexit concretizzerà l’applicazione del regime di esportazione. Nelle due ipotesi che potranno prospettarsi, ufficio doganale di uscita in territorio italiano o situato in altro Stato Membro, i prodotti perverranno alla dogana di uscita, nazionale o comunitaria, scortati da DAS. Su richiesta dell’operatore può darsi luogo al rimborso dell’accisa versata sui prodotti assoggettati ad accisa esportati.

Per il settore del vino, a legislazione vigente, nel caso di trasferimento di vino dal territorio nazionale verso UK, l’operatore nazionale esercente deposito fiscale fa circolare il prodotto previa emissione di e-AD; nel caso si tratti di un piccolo produttore, la circolazione avviene con emissione del documento di accompagnamento dei prodotti vitivinicoli (MVV).
La situazione Brexit concretizzerà l’attuazione delle procedure doganali. Per tale movimentazione si renderà pertanto necessaria l’applicazione del regime di esportazione con trasmissione della dichiarazione doganale da parte dell’operatore economico nazionale all’ufficio doganale di esportazione. Nelle due ipotesi che potranno prospettarsi, ufficio doganale di uscita in territorio italiano o situato in altro Stato Membro, il vino perverrà alla dogana di uscita, nazionale o comunitaria, dal quale lascerà il territorio dell’Unione Europea scortato, rispettivamente per le due figure sopra delineate, da e-AD oppure MVV.

Con l’avvicinarsi del 30 marzo prossimo, giorno che segnerà il recesso del Regno Unito dall’Unione Europea, sono state definite le linee guida per le movimentazioni commerciali di prodotti sottoposti ad accisa da e verso UK post Brexit (bevande alcoliche, vino, birra) con l’intento di garantire la regolarità dei trasferimenti, a fronte delle modifiche procedurali che seguiranno (Agenzia Dogane e Monopoli - comunicato 22 febbraio 2019).

Gli operatori che oggi vogliono spedire verso il Regno Unito prodotti in regime sospensivo devono avere la qualifica di depositario autorizzato ovvero, nella specifica fattispecie prevista, di speditore registrato di cui all’art. 9 del TUA e la spedizione dei prodotti può essere effettuata verso un deposito fiscale o un destinatario registrato del Regno Unito, con l’emissione dell’e-AD seguita dalla ricezione della nota di ricevimento convalidata attestante la conclusione della circolazione mediante presa in consegna dei prodotti da parte del destinatario britannico.
La Brexit segnerà l’uscita delle merci in regime sospensivo da accisa dal territorio dell’Unione Europea verso un Paese Terzo ovvero il Regno Unito. Per tale movimentazione:
- sarà necessaria l’applicazione del regime di esportazione con trasmissione della dichiarazione doganale da parte dell’operatore economico nazionale all’ufficio doganale di esportazione;
- i prodotti circoleranno con l’emissione dell’e-AD dal deposito fiscale nazionale fino al luogo dal quale lasceranno il territorio dell’Unione Europea ed il relativo ARC andrà riportato nella casella 44 del DAU;
- la chiusura dell’operazione di esportazione e della circolazione in regime sospensivo da accisa sarà attestata con il visto uscire dell’ufficio doganale di uscita ed emissione della nota di esportazione da parte dell’ufficio doganale di esportazione.

A legislazione vigente, gli operatori nazionali che invece vogliono ricevere dal Regno Unito prodotti in regime sospensivo devono avere la qualifica di depositario autorizzato o destinatario registrato. I prodotti devono essere spediti da un deposito fiscale o, laddove previsto, da uno speditore registrato del Regno Unito con emissione di e-AD e la circolazione si conclude mediante la presa in consegna dei prodotti da parte dell’operatore nazionale e la presentazione della nota di ricevimento.
In tal caso, la Brexit segnerà l’introduzione nel territorio dell’Unione Europea di prodotti non unionali e quindi l’applicazione del regime doganale di immissione in libera pratica con presentazione della prescritta dichiarazione all’ufficio doganale di ingresso. Successivamente i prodotti circoleranno in regime sospensivo da accisa dal luogo di immissione in libera pratica verso un deposito fiscale oppure un destinatario registrato, con emissione di e-AD ad opera di uno speditore registrato e la circolazione si conclude con la presa in consegna da parte del destinatario nazionale.

Relativamente ai trasferimenti verso l’Italia di prodotti immessi in consumo in UK, ad oggi, l’operatore nazionale che intende acquistare prodotti che hanno già assolto il pagamento dell’accisa nel Regno Unito, salvo che abbia la qualità di esercente deposito fiscale, assume la qualifica di destinatario registrato e garantisce il pagamento dell’imposta. Nello specifico:
- prima della spedizione deve essere presentata una dichiarazione all’Ufficio delle Dogane;
- i prodotti sono scortati dal DAS;
- il pagamento dell’accisa nello Stato avviene entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di arrivo dei prodotti.
La situazione post Brexit concretizzerà per i suddetti trasferimenti l’applicazione delle procedure doganali e lo sviluppo dei seguenti scenari:
- immissione in libera pratica in altro Stato Membro o in Italia (i prodotti circoleranno con il vincolo ad un regime sospensivo dall’accisa, lo speditore registrato emetterà l’e-AD e trasferirà i prodotti all’operatore nazionale che dovrà avere la qualifica di depositario autorizzato o di destinatario registrato; il pagamento dell’accisa da parte del destinatario avverrà secondo gli obblighi previsti per le due figure);
- importazione in Italia (il prodotto verrà immesso in consumo con pagamento dell’accisa e sarà trasferito a destino con DAS, ove prevista l’emissione).

Per i trasferimenti verso UK di prodotti immessi in consumo in Italia, a legislazione vigente, l’operatore nazionale che spedisce è tenuto a prestare una cauzione a garanzia del pagamento dell’accisa nello Stato Membro di destinazione. In tal caso:

- prima della spedizione deve essere presentata una dichiarazione ai fini del rimborso dimostrando l’avvenuto pagamento dell’accisa nazionale;

- i prodotti circolano scortati dal DAS;

- su richiesta dell’operatore, può darsi luogo al rimborso dell’accisa versata dopo la ricezione dell’esemplare n. 3 del DAS, con attestazione del destinatario di ricezione della merce ed attestazione apposta dall’Autorità fiscale del Paese di destinazione di avvenuta presa in carico dei prodotti e di pagamento dell’accisa nel Regno Unito.
La situazione post Brexit concretizzerà l’applicazione del regime di esportazione. Nelle due ipotesi che potranno prospettarsi, ufficio doganale di uscita in territorio italiano o situato in altro Stato Membro, i prodotti perverranno alla dogana di uscita, nazionale o comunitaria, scortati da DAS. Su richiesta dell’operatore può darsi luogo al rimborso dell’accisa versata sui prodotti assoggettati ad accisa esportati.

Per il settore del vino, a legislazione vigente, nel caso di trasferimento di vino dal territorio nazionale verso UK, l’operatore nazionale esercente deposito fiscale fa circolare il prodotto previa emissione di e-AD; nel caso si tratti di un piccolo produttore, la circolazione avviene con emissione del documento di accompagnamento dei prodotti vitivinicoli (MVV).
La situazione Brexit concretizzerà l’attuazione delle procedure doganali. Per tale movimentazione si renderà pertanto necessaria l’applicazione del regime di esportazione con trasmissione della dichiarazione doganale da parte dell’operatore economico nazionale all’ufficio doganale di esportazione. Nelle due ipotesi che potranno prospettarsi, ufficio doganale di uscita in territorio italiano o situato in altro Stato Membro, il vino perverrà alla dogana di uscita, nazionale o comunitaria, dal quale lascerà il territorio dell’Unione Europea scortato, rispettivamente per le due figure sopra delineate, da e-AD oppure MVV.