Non è ammessa la cessione padre-figlio del “bonus di riqualificazione energetica degli edifici”

Interpellata in merito alla disciplina sulla cessione del “bonus energetico” per interventi di riqualificazione degli edifici, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la cessione da parte del padre in favore del figlio non è ammessa se quest’ultimo non ha alcun collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione.

QUESITO

È stato chiesto se il padre, titolare della detrazione in quanto soggetto che ha sostenuto le spese agevolabili, possa cedere a favore del figlio, il credito corrispondente alla detrazione spettante per le spese sostenute in relazione a interventi di riqualificazione energetica, effettuati sia sulle parti comuni di un edificio in comproprietà con il fratello, che sulle singole abitazioni; in particolare:
– se sia possibile effettuare la cessione del credito con riferimento sia alle spese sostenute per gli interventi di riqualificazione di un intero edificio non in condominio ma in comproprietà, sia alle spese relative agli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari private;
– come, ed entro quale termine, deve essere comunicata all’Agenzia delle Entrate la cessione del credito;
– con quale modalità deve avvenire la cessione (accordo verbale, scrittura privata autenticata o non, registrata o non, atto pubblico);
– a quale atto si deve assimilare la cessione gratuita del credito (concessione, donazione);
– se sia possibile la cessione gratuita a parenti in linea retta non collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione;
– come può essere utilizzato il credito ceduto;
– quante volte è possibile cedere il credito;
– se, nell’ipotesi di donazione tra padre e figlio della nuda proprietà degli immobili oggetto di riqualificazione, sia possibile attuare la cessione del credito tra usufruttuario e nudo proprietario.

DISCIPLINA AGEVOLATIVA

A decorrere dal 1° gennaio 2017, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali che interessino l’involucro dell’edificio, con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo nonché per quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualità media stabilita con decreto ministeriale, i condòmini possono optare per la cessione del credito corrispondente alla detrazione (pari, rispettivamente, al 70 o al 75 per cento delle spese sostenute) ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con facoltà di successiva cessione del credito. La detrazione non può essere ceduta ad istituti di credito ed intermediari finanziari, fatta eccezione per le ipotesi in cui il contribuente (titolare della detrazione) rientri tra i soggetti della cd. “no tax area”.
A decorrere dal 1° gennaio 2018, la possibilità di cessione del bonus energetico è esteso anche al credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari private.

CHIARIMENTI DEL FISCO

Con riferimento alle modalità da osservare per il perfezionamento della cessione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la normativa non prevede prescrizioni in ordine alla forma con la quale deve essere formalizzato l’accordo di cessione e alle regole da seguire per il suo perfezionamento.
Per quanto riguarda i soggetti a favore dei quali può essere effettuata la cessione del credito, la stessa è ammessa nei confronti sia dei fornitori, sia di altri soggetti privati diversi dai fornitori. In ordine a questi ultimi, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la cessione è possibile a condizione che il cessionario sia collegato al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Così, ad esempio, nel caso di interventi condominiali la detrazione può essere ceduta altri soggetti titolari delle detrazioni spettanti per i medesimi interventi condominiali ovvero, più in generale, nel caso in cui i lavori vengano effettuati da soggetti societari appartenenti ad un gruppo, nei confronti delle altre società del gruppo. Di conseguenza, nell’ipotesi di cessione della detrazione dal padre al figlio, questa deve ritenersi possibile soltanto se il figlio (o più in generale il familiare) abbia un collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione medesima; in mancanza di tale collegamento, il mero rapporto di parentela tra il soggetto (padre) che ha sostenuto le spese e il cessionario (figlio) non è sufficiente ad integrare le condizioni che legittimano la cessione della detrazione.
Analogamente, deve ritenersi esclusa la possibilità di cessione della detrazione nell’ipotesi donazione della nuda proprietà dell’immobile oggetto di riqualificazione, atteso che, secondo l’Agenzia delle Entrate, da tale contratto non può discendere un idoneo collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione.
Diversamente, in caso di trasferimento per atto tra vivi dell’unità immobiliare residenziale sulla quale sono stati realizzati gli interventi di riqualificazione energetica, le relative detrazioni non utilizzate in tutto o in parte dal cedente spettano, per i rimanenti periodi d’imposta, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare. In altri termini, salvo diverso accordo delle parti, in caso di donazione dell’immobile (e non della sola nuda proprietà), il beneficiario può, comunque, fruire della detrazione delle spese relative agli interventi di riqualificazione energetica effettuati sull’immobile, per la quota non utilizzata dal donante.
Infine, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito la locuzione “parti comuni di edificio” prevista dalla disciplina agevolativa deve essere considerata in senso oggettivo e non soggettivo e va riferita, pertanto, alle parti comuni a più unità immobiliari e non alle parti comuni a più possessori. Il concetto di “parti comuni”, tuttavia, pur non presupponendo l’esistenza di una pluralità di proprietari, richiede, comunque, la presenza di più unità immobiliari funzionalmente autonome.

Interpellata in merito alla disciplina sulla cessione del "bonus energetico" per interventi di riqualificazione degli edifici, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la cessione da parte del padre in favore del figlio non è ammessa se quest’ultimo non ha alcun collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione.

QUESITO

È stato chiesto se il padre, titolare della detrazione in quanto soggetto che ha sostenuto le spese agevolabili, possa cedere a favore del figlio, il credito corrispondente alla detrazione spettante per le spese sostenute in relazione a interventi di riqualificazione energetica, effettuati sia sulle parti comuni di un edificio in comproprietà con il fratello, che sulle singole abitazioni; in particolare:
- se sia possibile effettuare la cessione del credito con riferimento sia alle spese sostenute per gli interventi di riqualificazione di un intero edificio non in condominio ma in comproprietà, sia alle spese relative agli interventi effettuati sulle singole unità immobiliari private;
- come, ed entro quale termine, deve essere comunicata all'Agenzia delle Entrate la cessione del credito;
- con quale modalità deve avvenire la cessione (accordo verbale, scrittura privata autenticata o non, registrata o non, atto pubblico);
- a quale atto si deve assimilare la cessione gratuita del credito (concessione, donazione);
- se sia possibile la cessione gratuita a parenti in linea retta non collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione;
- come può essere utilizzato il credito ceduto;
- quante volte è possibile cedere il credito;
- se, nell'ipotesi di donazione tra padre e figlio della nuda proprietà degli immobili oggetto di riqualificazione, sia possibile attuare la cessione del credito tra usufruttuario e nudo proprietario.

DISCIPLINA AGEVOLATIVA

A decorrere dal 1° gennaio 2017, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali che interessino l'involucro dell'edificio, con un'incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell'edificio medesimo nonché per quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualità media stabilita con decreto ministeriale, i condòmini possono optare per la cessione del credito corrispondente alla detrazione (pari, rispettivamente, al 70 o al 75 per cento delle spese sostenute) ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con facoltà di successiva cessione del credito. La detrazione non può essere ceduta ad istituti di credito ed intermediari finanziari, fatta eccezione per le ipotesi in cui il contribuente (titolare della detrazione) rientri tra i soggetti della cd. "no tax area".
A decorrere dal 1° gennaio 2018, la possibilità di cessione del bonus energetico è esteso anche al credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari private.

CHIARIMENTI DEL FISCO

Con riferimento alle modalità da osservare per il perfezionamento della cessione, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la normativa non prevede prescrizioni in ordine alla forma con la quale deve essere formalizzato l’accordo di cessione e alle regole da seguire per il suo perfezionamento.
Per quanto riguarda i soggetti a favore dei quali può essere effettuata la cessione del credito, la stessa è ammessa nei confronti sia dei fornitori, sia di altri soggetti privati diversi dai fornitori. In ordine a questi ultimi, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la cessione è possibile a condizione che il cessionario sia collegato al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Così, ad esempio, nel caso di interventi condominiali la detrazione può essere ceduta altri soggetti titolari delle detrazioni spettanti per i medesimi interventi condominiali ovvero, più in generale, nel caso in cui i lavori vengano effettuati da soggetti societari appartenenti ad un gruppo, nei confronti delle altre società del gruppo. Di conseguenza, nell’ipotesi di cessione della detrazione dal padre al figlio, questa deve ritenersi possibile soltanto se il figlio (o più in generale il familiare) abbia un collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione medesima; in mancanza di tale collegamento, il mero rapporto di parentela tra il soggetto (padre) che ha sostenuto le spese e il cessionario (figlio) non è sufficiente ad integrare le condizioni che legittimano la cessione della detrazione.
Analogamente, deve ritenersi esclusa la possibilità di cessione della detrazione nell’ipotesi donazione della nuda proprietà dell’immobile oggetto di riqualificazione, atteso che, secondo l’Agenzia delle Entrate, da tale contratto non può discendere un idoneo collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione.
Diversamente, in caso di trasferimento per atto tra vivi dell'unità immobiliare residenziale sulla quale sono stati realizzati gli interventi di riqualificazione energetica, le relative detrazioni non utilizzate in tutto o in parte dal cedente spettano, per i rimanenti periodi d'imposta, all'acquirente persona fisica dell'unità immobiliare. In altri termini, salvo diverso accordo delle parti, in caso di donazione dell’immobile (e non della sola nuda proprietà), il beneficiario può, comunque, fruire della detrazione delle spese relative agli interventi di riqualificazione energetica effettuati sull’immobile, per la quota non utilizzata dal donante.
Infine, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito la locuzione "parti comuni di edificio" prevista dalla disciplina agevolativa deve essere considerata in senso oggettivo e non soggettivo e va riferita, pertanto, alle parti comuni a più unità immobiliari e non alle parti comuni a più possessori. Il concetto di "parti comuni", tuttavia, pur non presupponendo l'esistenza di una pluralità di proprietari, richiede, comunque, la presenza di più unità immobiliari funzionalmente autonome.

Riorganizzazione del reparto e mansioni “fungibili”: scelta del lavoratore da licenziare

Ai fini della legittimità del recesso per giustificato motivo oggettivo, qualora la riorganizzazione aziendale sia basata sulla riduzione di personale in un determinato reparto, il dipendente da licenziare deve essere individuato sulla base di valutazione comparativa tra lavoratori di pari livello, interessati dalla riduzione ed occupati in posizione di piena fungibilità, nel rispetto del principio di correttezza e buona fede.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunciandosi sul ricorso presentato da un datore di lavoro avverso la decisione della Corte di appello che aveva dichiarato l’illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato a un lavoratore. In particolare, la medesima Corte di merito, accertata la soppressione della posizione lavorativa del lavoratore licenziato e la fungibilità delle mansioni svolte da questa e dal collega, ravvisava, nell’indebita preferenza del secondo alla prima, la violazione del principio di correttezza e buona fede nell’esercizio del recesso datoriale; ciò per la prevalenza della lavoratrice licenziata, in base ai criteri di carico familiare e di anzianità di servizio, predeterminati per legge, in assenza di diversi parametri stabiliti da accordi sindacali per i licenziamenti collettivi, analogicamente adottabili anche per i licenziamenti individuali in funzione di concretizzazione del principio generale richiamato.
Pertanto, ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce presupposto fattuale che il datore di lavoro deve necessariamente provare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di un’individuata posizione lavorativa, non essendo la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del posto di lavoro sindacabile nei profili di congruità ed opportunità.
Laddove la riorganizzazione aziendale sia basata sulla riduzione di personale in un determinato reparto, si pone una questione di valutazione comparativa tra lavoratori di pari livello, interessati dalla riduzione ed occupati in posizione di piena fungibilità, nel rispetto del principio di correttezza e buona fede nell’individuazione del dipendente da licenziare.

Ai fini della legittimità del recesso per giustificato motivo oggettivo, qualora la riorganizzazione aziendale sia basata sulla riduzione di personale in un determinato reparto, il dipendente da licenziare deve essere individuato sulla base di valutazione comparativa tra lavoratori di pari livello, interessati dalla riduzione ed occupati in posizione di piena fungibilità, nel rispetto del principio di correttezza e buona fede.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione pronunciandosi sul ricorso presentato da un datore di lavoro avverso la decisione della Corte di appello che aveva dichiarato l'illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato a un lavoratore. In particolare, la medesima Corte di merito, accertata la soppressione della posizione lavorativa del lavoratore licenziato e la fungibilità delle mansioni svolte da questa e dal collega, ravvisava, nell'indebita preferenza del secondo alla prima, la violazione del principio di correttezza e buona fede nell'esercizio del recesso datoriale; ciò per la prevalenza della lavoratrice licenziata, in base ai criteri di carico familiare e di anzianità di servizio, predeterminati per legge, in assenza di diversi parametri stabiliti da accordi sindacali per i licenziamenti collettivi, analogicamente adottabili anche per i licenziamenti individuali in funzione di concretizzazione del principio generale richiamato.
Pertanto, ai fini della legittimità del licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, l'andamento economico negativo dell'azienda non costituisce presupposto fattuale che il datore di lavoro deve necessariamente provare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all'attività produttiva e all'organizzazione del lavoro, comprese quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività, determinino un effettivo mutamento dell'assetto organizzativo attraverso la soppressione di un'individuata posizione lavorativa, non essendo la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del posto di lavoro sindacabile nei profili di congruità ed opportunità.
Laddove la riorganizzazione aziendale sia basata sulla riduzione di personale in un determinato reparto, si pone una questione di valutazione comparativa tra lavoratori di pari livello, interessati dalla riduzione ed occupati in posizione di piena fungibilità, nel rispetto del principio di correttezza e buona fede nell'individuazione del dipendente da licenziare.

Inizia l’iter parlamentare: le misure in materia lavoro nel disegno di legge di bilancio

Il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e al bilancio pluriennale per il triennio 2019 – 2021, approvato dal Consiglio dei Ministri e trasmesso al Presidente della Repubblica il 31 ottobre dopo aver ottenuto la c.d. “bollinatura” della Ragioneria di Stato, ha iniziato il suo iter parlamentare.

Consideriamo le principali disposizioni in materia di lavoro.

Proroga incentivo occupazione Mezzogiorno: nel limite complessivo di 500 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2019 e 2020, nell’ambito degli obiettivi specifici previsti dalla relativa programmazione e nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti diStato, possono essere ancora previste misure per favorire, nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, l’assunzione con contratto a tempo indeterminato di soggetti che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età, ovvero di soggetti di almeno trentacinque anni di età privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

Fondi per l’introduzione del reddito e delle pensioni di cittadinanza e per la revisione del sistema pensionistico: al fine dell’introduzione nell’ordinamento delle pensioni di cittadinanza e del reddito di cittadinanza, quest’ultima quale misura contro la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, della libera scelta del lavoro, nonché il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura, attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro, è istituito presso il Ministero del lavoro un fondo denominato «Fondo per il reddito di cittadinanza», con una dotazione pari a 9.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019.
E’ istituito, altresì, un fondo denominato «Fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani», con una dotazione pari a 6.700 milioni di euro per l’anno 2019, al fine, inoltre, di dare attuazione ad interventi in materia pensionistica finalizzati all’introduzione di ulteriori modalità di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani.

Incentivi al contratto di apprendistato: l’articolo 1, comma 110, della legge 27 dicembre 2017 n. 205, la lettera d) come modificato dal Legislatore ridetermina le somme previste per l’estensione degli incentivi di cui all’articolo 32, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150 per le assunzioni con contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore.

Il disegno di legge destina infatti euro 5 milioni per l’anno 2018, 5 milioni di euro per l’anno 2019 e 5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020.

Resto al sud: con la modifica all’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 91/2017 (conv. in L. 123/2017), viene innalzata a 45 anni l’età massima dei beneficiari dell’incentivo “Resto al Sud” per la costituzione di nuove imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Attualmente, l’agevolazione è rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni.
Inoltre, viene esteso, altresì, ai liberi professionisti, il finanziamento delle attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei settori dell’artigianato, dell’industria, della pesca e dell’acquacoltura, ovvero relative alla fornitura di servizi, compresi i servizi turistici.

Bonus occupazione giovani eccellenze: il disegno di legge riconosce, ai datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2019, assumono con contratto subordinato a tempo indeterminato laureati, ovvero di dottori di ricerca, in possesso dei requisiti previsti, un incentivo, sotto forma di esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL, per un periodo massimo di 12 mesi decorrenti dalla data di assunzione, nel limite massimo di 8.000 euro per ogni assunzione effettuata.
La misura in parola è riconosciuta anche per assunzioni a tempo parziale, purché con contratto subordinato di tipo indeterminato. In tal caso, il limite massimo dell’incentivo è proporzionalmente ridotto.
L’esonero si applica anche nei casi di trasformazione, avvenuta tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019, di un contratto a tempo                determinato in contratto a tempo indeterminato fermo restando il possesso dei requisiti richiesti alla data della trasformazione.
Tale esonero non si applica, invece, ai rapporti di lavoro domestico e non è riconosciuto ai datori di lavoro privati che, nei dodici mesi precedenti l’assunzione, abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva per la quale si intende procedere all’assunzione di personale con caratteristiche citate.
Nelle ipotesi in cui il lavoratore, per la cui assunzione a tempo indeterminato è stato parzialmente fruito l’agevolazione, sia nuovamente assunto a tempo indeterminato da altri datori di lavoro privati, tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019, il beneficio è riconosciuto agli stessi datori per il periodo residuo utile alla piena fruizione.
L’esonero è cumulabile con altri incentivi all’assunzione di natura economica o contributiva, definiti su base nazionale e regionale. Le modalità di fruizione del beneficio in argomento saranno stabilite con apposita circolare dell’Inps.

Il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e al bilancio pluriennale per il triennio 2019 – 2021, approvato dal Consiglio dei Ministri e trasmesso al Presidente della Repubblica il 31 ottobre dopo aver ottenuto la c.d. "bollinatura" della Ragioneria di Stato, ha iniziato il suo iter parlamentare.

Consideriamo le principali disposizioni in materia di lavoro.

Proroga incentivo occupazione Mezzogiorno: nel limite complessivo di 500 milioni di euro per ciascuna delle annualità 2019 e 2020, nell’ambito degli obiettivi specifici previsti dalla relativa programmazione e nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti diStato, possono essere ancora previste misure per favorire, nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, l’assunzione con contratto a tempo indeterminato di soggetti che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età, ovvero di soggetti di almeno trentacinque anni di età privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

Fondi per l’introduzione del reddito e delle pensioni di cittadinanza e per la revisione del sistema pensionistico: al fine dell’introduzione nell’ordinamento delle pensioni di cittadinanza e del reddito di cittadinanza, quest’ultima quale misura contro la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, della libera scelta del lavoro, nonché il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura, attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro, è istituito presso il Ministero del lavoro un fondo denominato «Fondo per il reddito di cittadinanza», con una dotazione pari a 9.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2019.
E’ istituito, altresì, un fondo denominato «Fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani», con una dotazione pari a 6.700 milioni di euro per l'anno 2019, al fine, inoltre, di dare attuazione ad interventi in materia pensionistica finalizzati all’introduzione di ulteriori modalità di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani.

Incentivi al contratto di apprendistato: l’articolo 1, comma 110, della legge 27 dicembre 2017 n. 205, la lettera d) come modificato dal Legislatore ridetermina le somme previste per l'estensione degli incentivi di cui all'articolo 32, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150 per le assunzioni con contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore.

Il disegno di legge destina infatti euro 5 milioni per l'anno 2018, 5 milioni di euro per l'anno 2019 e 5 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020.

Resto al sud: con la modifica all’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 91/2017 (conv. in L. 123/2017), viene innalzata a 45 anni l’età massima dei beneficiari dell’incentivo "Resto al Sud" per la costituzione di nuove imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Attualmente, l’agevolazione è rivolta ai soggetti di età compresa tra i 18 e i 35 anni.
Inoltre, viene esteso, altresì, ai liberi professionisti, il finanziamento delle attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei settori dell'artigianato, dell'industria, della pesca e dell'acquacoltura, ovvero relative alla fornitura di servizi, compresi i servizi turistici.

Bonus occupazione giovani eccellenze: il disegno di legge riconosce, ai datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2019, assumono con contratto subordinato a tempo indeterminato laureati, ovvero di dottori di ricerca, in possesso dei requisiti previsti, un incentivo, sotto forma di esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL, per un periodo massimo di 12 mesi decorrenti dalla data di assunzione, nel limite massimo di 8.000 euro per ogni assunzione effettuata.
La misura in parola è riconosciuta anche per assunzioni a tempo parziale, purché con contratto subordinato di tipo indeterminato. In tal caso, il limite massimo dell’incentivo è proporzionalmente ridotto.
L'esonero si applica anche nei casi di trasformazione, avvenuta tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019, di un contratto a tempo                determinato in contratto a tempo indeterminato fermo restando il possesso dei requisiti richiesti alla data della trasformazione.
Tale esonero non si applica, invece, ai rapporti di lavoro domestico e non è riconosciuto ai datori di lavoro privati che, nei dodici mesi precedenti l'assunzione, abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi nella medesima unità produttiva per la quale si intende procedere all’assunzione di personale con caratteristiche citate.
Nelle ipotesi in cui il lavoratore, per la cui assunzione a tempo indeterminato è stato parzialmente fruito l'agevolazione, sia nuovamente assunto a tempo indeterminato da altri datori di lavoro privati, tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019, il beneficio è riconosciuto agli stessi datori per il periodo residuo utile alla piena fruizione.
L’esonero è cumulabile con altri incentivi all’assunzione di natura economica o contributiva, definiti su base nazionale e regionale. Le modalità di fruizione del beneficio in argomento saranno stabilite con apposita circolare dell’Inps.

Autotrasporto: fissate le quote 2019 dovute dalle imprese iscritte all’albo

Definita per l’anno 2019 la quota dovuta dalle imprese iscritte all’Albo degli autotrasportatori alla data del 31 dicembre 2018 (Ministero Infrastrutture e Trasporti – delibera n. 3/2018).

La quota da versare è composta da:
– una misura fissa (€ 30,00);
– una misura dovuta in relazione alla dimensione numerica del proprio parco veicolare, qualunque sia la massa dei veicoli con cui si esercita l’attività di autotrasporto, e una ulteriore misura dovuta per ogni veicolo di massa complessiva superiore a 6.000 chilogrammi.

Il versamento deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2018, pena la sospensione dell’albo, e può essere effettuato:
– a decorrere dal 5 novembre 2018, direttamente on-line, attraverso l’apposita funzione informatica ove è possibile pagare tramite carta di credito Visa, Mastercard, carta prepagata PostePay o Poste Pay Impresa, conto corrente BancoPosta on-line;
– a decorrere dal 3 dicembre 2018, tramite bollettino postale cartaceo precompilato, generato automaticamente dalla funzione informatica con l’importo dovuto, che l’impresa iscritta deve stampare e pagare presso un qualsiasi ufficio postale.

Definita per l’anno 2019 la quota dovuta dalle imprese iscritte all’Albo degli autotrasportatori alla data del 31 dicembre 2018 (Ministero Infrastrutture e Trasporti - delibera n. 3/2018).

La quota da versare è composta da:
- una misura fissa (€ 30,00);
- una misura dovuta in relazione alla dimensione numerica del proprio parco veicolare, qualunque sia la massa dei veicoli con cui si esercita l’attività di autotrasporto, e una ulteriore misura dovuta per ogni veicolo di massa complessiva superiore a 6.000 chilogrammi.

Il versamento deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2018, pena la sospensione dell’albo, e può essere effettuato:
- a decorrere dal 5 novembre 2018, direttamente on-line, attraverso l'apposita funzione informatica ove è possibile pagare tramite carta di credito Visa, Mastercard, carta prepagata PostePay o Poste Pay Impresa, conto corrente BancoPosta on-line;
- a decorrere dal 3 dicembre 2018, tramite bollettino postale cartaceo precompilato, generato automaticamente dalla funzione informatica con l'importo dovuto, che l'impresa iscritta deve stampare e pagare presso un qualsiasi ufficio postale.

Cassa Edile di Como e Lecco: Contributi dall’1/10/2018

Si riporta la tabella dei contributi da versare dall’1/10/2018 alla Cassa Edile delle Province di Como e Lecco per le imprese e i lavoratori operanti nel territorio

Tabella dei contributi per la provincia di Como a decorrere dall’1/10/2018

Contributo

% a carico Impresa

% a carico Lavoratore

% Totale

APE 4,0500 4,0500
Addestramento Professionale 0,7800 0,7800
Comitato Paritetico Antinfortunistico 0,2200 0,2200
Contributo versato in forma unificata 0,2440 0,2440
Indumenti da lavoro 0,5500 0,5500
Quota Territoriale di adesione contrattuale 0,9148 0,9148 1,8296
Quota Nazionale di adesione contrattuale 0,2222 0,2222 0,4444
Contribuzione Fondo Prevedi 0,1200 0,1200
Fondo lavori usuranti 0,1000 0,1000
Contributo Cassa Edile 1,7968 0,3594 2,1562
TOTALE 8,9978 1,4964 10,4942
Contributo associativo ad Ance Como     0,8000
Contributo straordinario ad Ance Como     0,2250
Contributo Ance Nazionale     0,5000

Tabella dei contributi per la provincia di Lecco (rimodulati) a decorrere dall’1/10/2018)

Contributo

% a carico Impresa

% a carico Lavoratore

% Totale

APE 4,3245 4,3245
Addestramento Professionale 1,0000 1,0000
Contributo per la Sicurezza unificato 0,26725 0,26725
Indumenti da lavoro 0,5500 0,5500
Quota Territoriale di adesione contrattuale 0,9148 0,9148 1,8296
Quota Nazionale di adesione contrattuale 0,2222 0,2222 0,4444
Contribuzione Fondo Prevedi 0,1200 0,1200
Fondo lavori usuranti 0,1000 0,1000
Contributo Cassa Edile 1,7968 0,3594 2,1562
TOTALE 9,29535 1,4964 10,79195
Contributo associativo ad Ance Lecco     0,9250
Contributo straordinario ad Ance Lecco     0,7000
Contributo Ance Nazionale     0,5000

Si riporta la tabella dei contributi da versare dall’1/10/2018 alla Cassa Edile delle Province di Como e Lecco per le imprese e i lavoratori operanti nel territorio

Tabella dei contributi per la provincia di Como a decorrere dall’1/10/2018

Contributo

% a carico Impresa

% a carico Lavoratore

% Totale

APE 4,0500 --- 4,0500
Addestramento Professionale 0,7800 --- 0,7800
Comitato Paritetico Antinfortunistico 0,2200 --- 0,2200
Contributo versato in forma unificata 0,2440 --- 0,2440
Indumenti da lavoro 0,5500 --- 0,5500
Quota Territoriale di adesione contrattuale 0,9148 0,9148 1,8296
Quota Nazionale di adesione contrattuale 0,2222 0,2222 0,4444
Contribuzione Fondo Prevedi 0,1200 --- 0,1200
Fondo lavori usuranti 0,1000 --- 0,1000
Contributo Cassa Edile 1,7968 0,3594 2,1562
TOTALE 8,9978 1,4964 10,4942
Contributo associativo ad Ance Como     0,8000
Contributo straordinario ad Ance Como     0,2250
Contributo Ance Nazionale     0,5000

Tabella dei contributi per la provincia di Lecco (rimodulati) a decorrere dall’1/10/2018)

Contributo

% a carico Impresa

% a carico Lavoratore

% Totale

APE 4,3245 --- 4,3245
Addestramento Professionale 1,0000 --- 1,0000
Contributo per la Sicurezza unificato 0,26725 --- 0,26725
Indumenti da lavoro 0,5500 --- 0,5500
Quota Territoriale di adesione contrattuale 0,9148 0,9148 1,8296
Quota Nazionale di adesione contrattuale 0,2222 0,2222 0,4444
Contribuzione Fondo Prevedi 0,1200 --- 0,1200
Fondo lavori usuranti 0,1000 --- 0,1000
Contributo Cassa Edile 1,7968 0,3594 2,1562
TOTALE 9,29535 1,4964 10,79195
Contributo associativo ad Ance Lecco     0,9250
Contributo straordinario ad Ance Lecco     0,7000
Contributo Ance Nazionale     0,5000

Decontribuzione dei contratti di solidarietà di tipo A, la presentazione delle istanze dal 30 novembre

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali comunica la prossima scadenza per l’invio delle istanze di accesso all’agevolazione contributiva connessa alla stipula di contratti di solidarietà di tipo A per l’anno 2018

La riduzione è stabilita, come noto, nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro, per i lavoratori interessati da una riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20% e deve essere applicata sui contributi versati per ciascun dipendente interessato all’abbattimento dell’orario di lavoro, come stabilito nel contratto di solidarietà. Non sono soggette alla riduzione contributiva le seguenti forme di contribuzione, dovute dai datori di lavoro interessati:
– il contributo aggiuntivo NASpI (0,30%);
– il contributo di solidarietà (10%) sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o ai fondi di assistenza sanitaria;
– il contributo di solidarietà per i lavoratori dello spettacolo.
Il beneficio è incompatibile con qualunque altro beneficio contributivo previsto, a qualsiasi titolo, dall’ordinamento. Orbene, dal 30 novembre al 10 dicembre 2018 decorre il termine per la presentazione delle istanze di decontribuzione, a valere sulle risorse per il 2018, per i contratti di solidarietà industriali di tipo A, stipulati al 30 novembre 2018 ovvero in corso nel secondo semestre 2017.
A pena d’inammissibilità, l’istanza deve recare l’importo della riduzione contributiva richiesta e il codice pratica relativo alla domanda di integrazione salariale per contratto di solidarietà presentata attraverso la procedura telematica “Cigs on line”. Unitamente all’istanza, l’impresa produce l’elenco nominativo dei lavoratori, contenente per ciascun lavoratore la percentuale di riduzione oraria applicata che sia superiore al 20%. L’istanza, firmata digitalmente e prodotta in bollo, è inoltrata esclusivamente a mezzo PEC, agli indirizzi sgravicds@pec.lavoro.gov.it e sgravicontrattisolidarieta@postacert.inps.gov.it. Per i datori di lavoro iscritti all’INPGI, l’istanza va inoltrata anche all’indirizzo contributi@inpgi.legalmail.it.

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali comunica la prossima scadenza per l’invio delle istanze di accesso all’agevolazione contributiva connessa alla stipula di contratti di solidarietà di tipo A per l’anno 2018

La riduzione è stabilita, come noto, nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro, per i lavoratori interessati da una riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20% e deve essere applicata sui contributi versati per ciascun dipendente interessato all'abbattimento dell’orario di lavoro, come stabilito nel contratto di solidarietà. Non sono soggette alla riduzione contributiva le seguenti forme di contribuzione, dovute dai datori di lavoro interessati:
- il contributo aggiuntivo NASpI (0,30%);
- il contributo di solidarietà (10%) sui versamenti destinati alla previdenza complementare e/o ai fondi di assistenza sanitaria;
- il contributo di solidarietà per i lavoratori dello spettacolo.
Il beneficio è incompatibile con qualunque altro beneficio contributivo previsto, a qualsiasi titolo, dall’ordinamento. Orbene, dal 30 novembre al 10 dicembre 2018 decorre il termine per la presentazione delle istanze di decontribuzione, a valere sulle risorse per il 2018, per i contratti di solidarietà industriali di tipo A, stipulati al 30 novembre 2018 ovvero in corso nel secondo semestre 2017.
A pena d’inammissibilità, l’istanza deve recare l’importo della riduzione contributiva richiesta e il codice pratica relativo alla domanda di integrazione salariale per contratto di solidarietà presentata attraverso la procedura telematica "Cigs on line". Unitamente all’istanza, l’impresa produce l’elenco nominativo dei lavoratori, contenente per ciascun lavoratore la percentuale di riduzione oraria applicata che sia superiore al 20%. L’istanza, firmata digitalmente e prodotta in bollo, è inoltrata esclusivamente a mezzo PEC, agli indirizzi sgravicds@pec.lavoro.gov.it e sgravicontrattisolidarieta@postacert.inps.gov.it. Per i datori di lavoro iscritti all’INPGI, l’istanza va inoltrata anche all’indirizzo contributi@inpgi.legalmail.it.

Chiarimenti sul Gruppo IVA

Fornite istruzioni sul Nuovo Gruppo IVA (Agenzia delle Entrate – Circolare 31 ottobre 2018, n. 19/E).

In particolare il Fisco chiarisce che solo per il primo anno di applicazione, se l’opzione viene presentata entro il prossimo 15 novembre, il Gruppo avrà efficacia dal 1° gennaio 2019, mentre a regime si potrà presentare la dichiarazione dal 1º gennaio al 30 settembre perché il Gruppo Iva abbia efficacia dall’anno successivo. Dal 1º ottobre al 31 dicembre, invece, l’opzione avrà effetto dal secondo anno successivo a quello di presentazione. Il nuovo istituto si aggiunge alla liquidazione dell’Iva di gruppo, la forma di tassazione consolidata di autonomi soggetti passivi d’imposta.
Si rammenta che il nuovo regime del Gruppo Iva, in un’ottica di semplificazione, prevede la possibilità per tutti i soggetti Iva stabiliti in Italia, per i quali ricorrono i vincoli finanziario, economico e organizzativo, di costituire un unico soggetto passivo ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
Per aderire all’istituto, è sufficiente che il soggetto rappresentante del Gruppo presenti telematicamente il modello approvato lo scorso 19 settembre.
Possono costituire un Gruppo Iva i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato che esercitano attività d’impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo.

È possibile, mediante un interpello probatorio, dimostrare la sussistenza o meno dei vincoli economico e/o organizzativo in capo a singoli soggetti.
L’opzione al regime è vincolante per un triennio, al termine del quale l’opzione si rinnova automaticamente per ciascun anno successivo, salvo revoca.

Fornite istruzioni sul Nuovo Gruppo IVA (Agenzia delle Entrate - Circolare 31 ottobre 2018, n. 19/E).

In particolare il Fisco chiarisce che solo per il primo anno di applicazione, se l’opzione viene presentata entro il prossimo 15 novembre, il Gruppo avrà efficacia dal 1° gennaio 2019, mentre a regime si potrà presentare la dichiarazione dal 1º gennaio al 30 settembre perché il Gruppo Iva abbia efficacia dall'anno successivo. Dal 1º ottobre al 31 dicembre, invece, l’opzione avrà effetto dal secondo anno successivo a quello di presentazione. Il nuovo istituto si aggiunge alla liquidazione dell’Iva di gruppo, la forma di tassazione consolidata di autonomi soggetti passivi d’imposta.
Si rammenta che il nuovo regime del Gruppo Iva, in un’ottica di semplificazione, prevede la possibilità per tutti i soggetti Iva stabiliti in Italia, per i quali ricorrono i vincoli finanziario, economico e organizzativo, di costituire un unico soggetto passivo ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
Per aderire all’istituto, è sufficiente che il soggetto rappresentante del Gruppo presenti telematicamente il modello approvato lo scorso 19 settembre.
Possono costituire un Gruppo Iva i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato che esercitano attività d'impresa, arte o professione, per i quali ricorrano congiuntamente i vincoli finanziario, economico e organizzativo.

È possibile, mediante un interpello probatorio, dimostrare la sussistenza o meno dei vincoli economico e/o organizzativo in capo a singoli soggetti.
L’opzione al regime è vincolante per un triennio, al termine del quale l’opzione si rinnova automaticamente per ciascun anno successivo, salvo revoca.