Approvate le regole di accesso agli incentivi “Fabbrica intelligente e Agrifood”

Con Decreto del 20 novembre 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato il bando cd. “Fabbrica intelligente e Agrifood”, col quale sono definite le regole di accesso, attraverso la procedura a sportello, alle agevolazioni per finanziare gli investimenti e la ricerca nel settore della specializzazione intelligente riferita a soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi.

Il decreto definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione, nonché i criteri per la determinazione dei costi ammissibili e gli ulteriori elementi utili a definire la corretta attuazione dell’intervento agevolativo, relativo alla concessione ed erogazione, attraverso la procedura a sportello, delle agevolazioni in favore di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale nei settori applicativi coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente “Fabbrica intelligente” e “Agrifood”.
“Agrifood” è il settore applicativo della Strategia nazionale di specializzazione intelligente che fa riferimento a soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi, relativo ai comparti produttivi riconducibili all’agricoltura e alle attività connesse, alle foreste e all’industria del legno, all’industria della trasformazione alimentare e delle bevande, all’industria meccano-alimentare, del packaging e dei materiali per il confezionamento.
Possono beneficiare delle agevolazioni i seguenti soggetti:
a) le imprese che esercitano un’attività industriale, diretta alla produzione di beni o di servizi e quelle che svolgono un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria, ivi comprese le imprese artigiane di produzione di beni;
b) le imprese agro-industriali che svolgono prevalentemente attività industriale;
c) le imprese che esercitano attività ausiliarie, in favore delle imprese appartenenti alle categorie precedenti;
d) i Centri di ricerca (impresa con personalità giuridica autonoma che svolge attività di ricerca di base, di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale, non rientrante nella definizione di Organismo di ricerca).
Le agevolazioni sono concesse, nella forma del finanziamento agevolato, per una percentuale nominale pari al 20 per cento dei costi e delle spese ammissibili, e nella forma del contributo diretto alla spesa per una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili articolata come segue:
–  per i costi e le spese relative alle attività di ricerca industriale:
a) 60 per cento per le imprese di piccola dimensione;
b) 50 per cento per le imprese di media dimensione;
c) 40 per cento per le imprese di grande dimensione;
d) 47 per cento per gli Organismi di ricerca.
– per i costi e le spese relative alle attività di sviluppo sperimentale:
a) 35 per cento per le imprese di piccola dimensione;
b) 25 per cento per le imprese di media dimensione;
c) 15 per cento per le imprese di grande dimensione;
d) 22 per cento per gli Organismi di ricerca.
Per essere ammessi alle agevolazioni i progetti devono prevedere la realizzazione di attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, strettamente connesse tra di loro in relazione all’obiettivo previsto dal progetto, finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali nell’ambito dei settori applicativi “Fabbrica intelligente” e “Agrifood”, coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente.
Le spese e i costi ammissibili devono essere sostenuti direttamente dal soggetto beneficiario e pagati dallo stesso, e sono quelli relativi a:
– il personale dipendente del soggetto proponente o in rapporto di collaborazione o di somministrazione lavoro ovvero titolare di specifico assegno di ricerca, limitatamente a tecnici, ricercatori ed altro personale ausiliario, nella misura in cui sono impiegati nelle attività di ricerca e di sviluppo oggetto del progetto. Sono escluse le spese del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;
– gli strumenti e le attrezzature di nuova fabbricazione, nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto di ricerca e sviluppo;
– i servizi di consulenza e gli altri servizi utilizzati per l’attività del progetto di ricerca e sviluppo, inclusa l’acquisizione o l’ottenimento in licenza dei risultati di ricerca, dei brevetti e del know-how, tramite una transazione effettuata alle normali condizioni di mercato;
– le spese generali calcolate su base forfettaria nella misura del 25 per cento dei costi diretti ammissibili del progetto;
– i materiali utilizzati per lo svolgimento del progetto.
A tal fine è necessario dotarsi di un sistema di contabilità separata o di un’adeguata codificazione contabile atta a tenere separate tutte le transazioni relative al progetto agevolato. Inoltre, i costi sostenuti nell’ambito delle attività di sviluppo sperimentale (SS) devono essere rilevati separatamente da quelli sostenuti per attività di ricerca industriale (RI). In ogni caso non sono ammessi i titoli di spesa il cui importo sia inferiore a euro 500,00 al netto di IVA.
La domanda di agevolazioni e la documentazione da allegare prevista dal decreto devono essere redatte e presentate in via esclusivamente telematica dalle ore 10.00 alle ore 19.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, a partire dal 22 gennaio 2019, pena l’invalidità e l’irricevibilità, utilizzando la procedura disponibile nel sito internet del Soggetto gestore (https://fondocrescitasostenibile.mcc.it) per la richiesta delle agevolazioni nell’ambito della procedura valutativa a sportello. Le attività inerenti alla predisposizione della domanda di agevolazioni e della documentazione da allegare alla stessa possono essere svolte dai soggetti proponenti anche prima dell’apertura del predetto termine di presentazione delle domande. A tal fine la procedura di compilazione guidata è resa disponibile nel sito internet del Soggetto gestore a partire dal 17 dicembre 2018.

Con Decreto del 20 novembre 2018, il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato il bando cd. "Fabbrica intelligente e Agrifood", col quale sono definite le regole di accesso, attraverso la procedura a sportello, alle agevolazioni per finanziare gli investimenti e la ricerca nel settore della specializzazione intelligente riferita a soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi.

Il decreto definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione, nonché i criteri per la determinazione dei costi ammissibili e gli ulteriori elementi utili a definire la corretta attuazione dell’intervento agevolativo, relativo alla concessione ed erogazione, attraverso la procedura a sportello, delle agevolazioni in favore di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale nei settori applicativi coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente "Fabbrica intelligente" e "Agrifood".
"Agrifood" è il settore applicativo della Strategia nazionale di specializzazione intelligente che fa riferimento a soluzioni tecnologiche per la produzione, la conservazione, la tracciabilità e la qualità dei cibi, relativo ai comparti produttivi riconducibili all’agricoltura e alle attività connesse, alle foreste e all’industria del legno, all’industria della trasformazione alimentare e delle bevande, all’industria meccano-alimentare, del packaging e dei materiali per il confezionamento.
Possono beneficiare delle agevolazioni i seguenti soggetti:
a) le imprese che esercitano un'attività industriale, diretta alla produzione di beni o di servizi e quelle che svolgono un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria, ivi comprese le imprese artigiane di produzione di beni;
b) le imprese agro-industriali che svolgono prevalentemente attività industriale;
c) le imprese che esercitano attività ausiliarie, in favore delle imprese appartenenti alle categorie precedenti;
d) i Centri di ricerca (impresa con personalità giuridica autonoma che svolge attività di ricerca di base, di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale, non rientrante nella definizione di Organismo di ricerca).
Le agevolazioni sono concesse, nella forma del finanziamento agevolato, per una percentuale nominale pari al 20 per cento dei costi e delle spese ammissibili, e nella forma del contributo diretto alla spesa per una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili articolata come segue:
-  per i costi e le spese relative alle attività di ricerca industriale:
a) 60 per cento per le imprese di piccola dimensione;
b) 50 per cento per le imprese di media dimensione;
c) 40 per cento per le imprese di grande dimensione;
d) 47 per cento per gli Organismi di ricerca.
- per i costi e le spese relative alle attività di sviluppo sperimentale:
a) 35 per cento per le imprese di piccola dimensione;
b) 25 per cento per le imprese di media dimensione;
c) 15 per cento per le imprese di grande dimensione;
d) 22 per cento per gli Organismi di ricerca.
Per essere ammessi alle agevolazioni i progetti devono prevedere la realizzazione di attività di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, strettamente connesse tra di loro in relazione all’obiettivo previsto dal progetto, finalizzate alla realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo delle tecnologie abilitanti fondamentali nell’ambito dei settori applicativi "Fabbrica intelligente" e "Agrifood", coerenti con la Strategia nazionale di specializzazione intelligente.
Le spese e i costi ammissibili devono essere sostenuti direttamente dal soggetto beneficiario e pagati dallo stesso, e sono quelli relativi a:
- il personale dipendente del soggetto proponente o in rapporto di collaborazione o di somministrazione lavoro ovvero titolare di specifico assegno di ricerca, limitatamente a tecnici, ricercatori ed altro personale ausiliario, nella misura in cui sono impiegati nelle attività di ricerca e di sviluppo oggetto del progetto. Sono escluse le spese del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;
- gli strumenti e le attrezzature di nuova fabbricazione, nella misura e per il periodo in cui sono utilizzati per il progetto di ricerca e sviluppo;
- i servizi di consulenza e gli altri servizi utilizzati per l’attività del progetto di ricerca e sviluppo, inclusa l’acquisizione o l’ottenimento in licenza dei risultati di ricerca, dei brevetti e del know-how, tramite una transazione effettuata alle normali condizioni di mercato;
- le spese generali calcolate su base forfettaria nella misura del 25 per cento dei costi diretti ammissibili del progetto;
- i materiali utilizzati per lo svolgimento del progetto.
A tal fine è necessario dotarsi di un sistema di contabilità separata o di un’adeguata codificazione contabile atta a tenere separate tutte le transazioni relative al progetto agevolato. Inoltre, i costi sostenuti nell’ambito delle attività di sviluppo sperimentale (SS) devono essere rilevati separatamente da quelli sostenuti per attività di ricerca industriale (RI). In ogni caso non sono ammessi i titoli di spesa il cui importo sia inferiore a euro 500,00 al netto di IVA.
La domanda di agevolazioni e la documentazione da allegare prevista dal decreto devono essere redatte e presentate in via esclusivamente telematica dalle ore 10.00 alle ore 19.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, a partire dal 22 gennaio 2019, pena l’invalidità e l’irricevibilità, utilizzando la procedura disponibile nel sito internet del Soggetto gestore (https://fondocrescitasostenibile.mcc.it) per la richiesta delle agevolazioni nell’ambito della procedura valutativa a sportello. Le attività inerenti alla predisposizione della domanda di agevolazioni e della documentazione da allegare alla stessa possono essere svolte dai soggetti proponenti anche prima dell’apertura del predetto termine di presentazione delle domande. A tal fine la procedura di compilazione guidata è resa disponibile nel sito internet del Soggetto gestore a partire dal 17 dicembre 2018.

Trattenimento stranieri per la determinazione o verifica dell’identità dei richiedenti asilo

L’articolo 3 del DL Sicurezza – convertito definitivamente il legge – interviene sulla disciplina del trattenimento di stranieri che abbiano presentato domanda di protezione internazionale, recata dai decreti legislativi n. 142 del 2015 e n. 25 del 2008, introducendo due nuove ipotesi di trattenimento motivate dalla necessità di determinare o verificare l’identità o la cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale.

L’art. 6 del decreto legislativo n. 142 del 2015 vieta di poter trattenere il richiedente protezione internazionale al solo fine di esaminare la sua domanda. Esso enumera poi alcuni casi in cui il richiedente protezione internazionale è trattenuto nei Centri di permanenza per i rimpatri (se possibile, in appositi spazi di tali Centri). Il trattenimento nei Centri in questione è, ad esempio, disposto nei confronti di soggetti che costituiscano un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica ovvero nei confronti di richiedenti protezione internazionale per i quali sussista rischio di fuga.
Le nuove ipotesi di trattenimento introdotte dall’articolo in esame sono autorizzate in luoghi determinati e per tempi definiti. In particolare i trattenimenti sono autorizzati:
– allo scopo di determinare o verificare l’identità o la cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale, per il tempo strettamente necessario, e comunque non superiore a 30 giorni: negli appositi punti di crisi individuati dall’articolo 10-ter, comma 1, del testo unico sull’immigrazione;
– qualora non sia stato possibile pervenire alla determinazione ovvero alla verifica dell’identità o della cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale, per un periodo massimo di 180 giorni: nei Centri di permanenza per i rimpatri di cui all’art. 14 del testo unico sull’immigrazione, in conformità alle disposizioni relative alla proroga del trattenimento nei medesimi Centri.

L'articolo 3 del DL Sicurezza - convertito definitivamente il legge - interviene sulla disciplina del trattenimento di stranieri che abbiano presentato domanda di protezione internazionale, recata dai decreti legislativi n. 142 del 2015 e n. 25 del 2008, introducendo due nuove ipotesi di trattenimento motivate dalla necessità di determinare o verificare l’identità o la cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale.

L'art. 6 del decreto legislativo n. 142 del 2015 vieta di poter trattenere il richiedente protezione internazionale al solo fine di esaminare la sua domanda. Esso enumera poi alcuni casi in cui il richiedente protezione internazionale è trattenuto nei Centri di permanenza per i rimpatri (se possibile, in appositi spazi di tali Centri). Il trattenimento nei Centri in questione è, ad esempio, disposto nei confronti di soggetti che costituiscano un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica ovvero nei confronti di richiedenti protezione internazionale per i quali sussista rischio di fuga.
Le nuove ipotesi di trattenimento introdotte dall’articolo in esame sono autorizzate in luoghi determinati e per tempi definiti. In particolare i trattenimenti sono autorizzati:
- allo scopo di determinare o verificare l’identità o la cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale, per il tempo strettamente necessario, e comunque non superiore a 30 giorni: negli appositi punti di crisi individuati dall’articolo 10-ter, comma 1, del testo unico sull'immigrazione;
- qualora non sia stato possibile pervenire alla determinazione ovvero alla verifica dell’identità o della cittadinanza dello straniero richiedente protezione internazionale, per un periodo massimo di 180 giorni: nei Centri di permanenza per i rimpatri di cui all’art. 14 del testo unico sull'immigrazione, in conformità alle disposizioni relative alla proroga del trattenimento nei medesimi Centri.

Sovrapposizione di ferie con festività e riposi settimanali, il rilievo della contrattazione collettiva

In caso di sovrapposizione dei giorni di congedo per ferie con giornate festive e/o riposi settimanali, allo scopo di individuare il numero di giorni da imputare a ferie, occorre far riferimento alle norme di contrattazione collettiva

Una Corte di appello territoriale, confermando la sentenza del Tribunale di prime cure, in accoglimento della domanda proposta da alcuni lavoratori, aveva condannato un’azienda a riconoscere alcune giornate di ferie o a pagarne l’equivalente. La Corte di appello, nello specifico, aveva richiamato per relationem la norme di contrattazione collettiva e osservato che, in caso di sovrapposizione di giorni di congedo per ferie con giornate festive e/o riposi settimanali, allo scopo di individuare il numero di giorni da imputare a ferie, occorreva procedere al calcolo in ore dell’intero periodo, a partire dalla fine del riposo giornaliero, e detrarre, sempre in ore, tanto il riposo settimanale (48 h) quanto le festività (in misura di 24 h per ciascuna giornata) e dividere la differenza per 24 ore.
Ricorre in Cassazione il datore di lavoro, lamentando l’erronea violazione della interpretazione delle norme collettive e regolamentari in punto di computo dei giorni di ferie necessari a coprire un periodo di assenza dal lavoro allorquando in detto periodo cadano anche il riposo settimanale e giorni festivi.
La Suprema Corte ritiene il ricorso non fondato. Muovendo infatti dalla disciplina di riferimento:
– il riposo minimo settimanale non può essere inferiore a 48 ore consecutive a decorrere dal termine dell’ultima prestazione lavorativa, comprendenti un’intera giornata solare ed il riposo giornaliero; esso viene programmato di norma il 6° giorno ed è spostabile dal 4° al 7° giorno. Si considera riposo settimanale la domenica, ma nell’articolazione dei turni tale riposo può essere individuato in un diverso giorno della settimana;
– il riposo giornaliero è definito in termini di ore che devono decorrere tra il momento finale di una prestazione di lavoro e quello iniziale della successiva;
– le giornate comunque non lavorative (riposo settimanale e festività) cadenti in un periodo di assenza per motivi diversi dalle ferie o dai permessi retribuiti sono assorbite dalle assenze stesse;
– la giornata di ferie è pari ad un periodo di 24 ore libere dal servizio a decorrere dal termine programmato del riposo giornaliero o del riposo settimanale.
Dunque, dalla normativa contrattuale, la Corte di merito ha correttamente ricavato che se il riposo e le festività cadenti in un periodo di assenza per motivi diversi dalle ferie o dai permessi retribuiti sono assorbiti dall’assenza, di converso il riposo settimanale e le festività cadenti in un periodo di assenza per ferie non sono assorbiti da queste ultime, che perciò si calcolano detraendo dalle stesse (tradotte in ore) 48 ore per ogni riposo settimanale e 24 ore per ogni giorno festivo.

In caso di sovrapposizione dei giorni di congedo per ferie con giornate festive e/o riposi settimanali, allo scopo di individuare il numero di giorni da imputare a ferie, occorre far riferimento alle norme di contrattazione collettiva

Una Corte di appello territoriale, confermando la sentenza del Tribunale di prime cure, in accoglimento della domanda proposta da alcuni lavoratori, aveva condannato un’azienda a riconoscere alcune giornate di ferie o a pagarne l'equivalente. La Corte di appello, nello specifico, aveva richiamato per relationem la norme di contrattazione collettiva e osservato che, in caso di sovrapposizione di giorni di congedo per ferie con giornate festive e/o riposi settimanali, allo scopo di individuare il numero di giorni da imputare a ferie, occorreva procedere al calcolo in ore dell'intero periodo, a partire dalla fine del riposo giornaliero, e detrarre, sempre in ore, tanto il riposo settimanale (48 h) quanto le festività (in misura di 24 h per ciascuna giornata) e dividere la differenza per 24 ore.
Ricorre in Cassazione il datore di lavoro, lamentando l’erronea violazione della interpretazione delle norme collettive e regolamentari in punto di computo dei giorni di ferie necessari a coprire un periodo di assenza dal lavoro allorquando in detto periodo cadano anche il riposo settimanale e giorni festivi.
La Suprema Corte ritiene il ricorso non fondato. Muovendo infatti dalla disciplina di riferimento:
- il riposo minimo settimanale non può essere inferiore a 48 ore consecutive a decorrere dal termine dell'ultima prestazione lavorativa, comprendenti un’intera giornata solare ed il riposo giornaliero; esso viene programmato di norma il 6° giorno ed è spostabile dal 4° al 7° giorno. Si considera riposo settimanale la domenica, ma nell'articolazione dei turni tale riposo può essere individuato in un diverso giorno della settimana;
- il riposo giornaliero è definito in termini di ore che devono decorrere tra il momento finale di una prestazione di lavoro e quello iniziale della successiva;
- le giornate comunque non lavorative (riposo settimanale e festività) cadenti in un periodo di assenza per motivi diversi dalle ferie o dai permessi retribuiti sono assorbite dalle assenze stesse;
- la giornata di ferie è pari ad un periodo di 24 ore libere dal servizio a decorrere dal termine programmato del riposo giornaliero o del riposo settimanale.
Dunque, dalla normativa contrattuale, la Corte di merito ha correttamente ricavato che se il riposo e le festività cadenti in un periodo di assenza per motivi diversi dalle ferie o dai permessi retribuiti sono assorbiti dall'assenza, di converso il riposo settimanale e le festività cadenti in un periodo di assenza per ferie non sono assorbiti da queste ultime, che perciò si calcolano detraendo dalle stesse (tradotte in ore) 48 ore per ogni riposo settimanale e 24 ore per ogni giorno festivo.

DL sicurezza: Paesi di origine sicuri

La legge di conversione del DL sicurezza ha previsto l’adozione, con decreto ministeriale, dell’elenco dei Paesi di origine sicuri, aggiornato periodicamente e notificato alla Commissione europea.

Uno Stato non appartenente all’UE può essere considerato Paese di origine sicuro se, sulla base del suo ordinamento giuridico, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che, in via generale e costante, non sussistono:
atti di persecuzione
né tortura o altre forme di pena o trattamento inumano o degradante,
né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
Un Paese può essere considerato Paese di origine sicuro per il richiedente solo se questi ha la cittadinanza di quel Paese o è un apolide che in precedenza soggiornava abitualmente in quel Paese e non ha invocato gravi motivi per ritenere che quel Paese non è sicuro per la situazione particolare in cui lo stesso richiedente si trova.
La decisione con cui è rigettata la domanda di protezione internazionale, è motivata dando atto esclusivamente che lo stesso non ha dimostrato la sussistenza di gravi motivi per ritenere non sicuro il Paese designato di origine sicuro in relazione alla situazione particolare dello stesso.
L’ufficio di polizia informa il richiedente che, laddove proveniente da un Paese designato di origine sicuro, la suddetta domanda può essere rigettata.
La domanda è considerata manifestamente infondata quando ricorra una delle seguenti ipotesi: il richiedente ha sollevato esclusivamente questioni che non hanno alcuna attinenza con i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale; il richiedente ha rilasciato dichiarazioni palesemente incoerenti e contraddittorie o palesemente false, che contraddicono informazioni verificate sul Paese di origine; il richiedente ha indotto in errore le autorità presentando informazioni o documenti falsi o omettendo informazioni o documenti riguardanti la sua identità o cittadinanza che avrebbero potuto influenzare la decisione negativamente, ovvero ha dolosamente distrutto o fatto sparire un documento di identità o di viaggio che avrebbe permesso di accertarne l’identità o la cittadinanza; il richiedente è entrato illegalmente nel territorio nazionale, o vi ha prolungato illegalmente il soggiorno, e senza giustificato motivo non ha presentato la domanda tempestivamente rispetto alle circostanze del suo ingresso; il richiedente ha rifiutato di adempiere all’obbligo del rilievo dattiloscopico; il richiedente si trova nelle seguenti condizioni – commissione di crimini particolarmente gravi; espulsione per motivi di ordine pubblico o di sicurezza; si trova trattenuto in un centro di permanenza per i rimpatri.

La legge di conversione del DL sicurezza ha previsto l’adozione, con decreto ministeriale, dell’elenco dei Paesi di origine sicuri, aggiornato periodicamente e notificato alla Commissione europea.

Uno Stato non appartenente all’UE può essere considerato Paese di origine sicuro se, sulla base del suo ordinamento giuridico, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che, in via generale e costante, non sussistono:
atti di persecuzione
né tortura o altre forme di pena o trattamento inumano o degradante,
né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
Un Paese può essere considerato Paese di origine sicuro per il richiedente solo se questi ha la cittadinanza di quel Paese o è un apolide che in precedenza soggiornava abitualmente in quel Paese e non ha invocato gravi motivi per ritenere che quel Paese non è sicuro per la situazione particolare in cui lo stesso richiedente si trova.
La decisione con cui è rigettata la domanda di protezione internazionale, è motivata dando atto esclusivamente che lo stesso non ha dimostrato la sussistenza di gravi motivi per ritenere non sicuro il Paese designato di origine sicuro in relazione alla situazione particolare dello stesso.
L’ufficio di polizia informa il richiedente che, laddove proveniente da un Paese designato di origine sicuro, la suddetta domanda può essere rigettata.
La domanda è considerata manifestamente infondata quando ricorra una delle seguenti ipotesi: il richiedente ha sollevato esclusivamente questioni che non hanno alcuna attinenza con i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale; il richiedente ha rilasciato dichiarazioni palesemente incoerenti e contraddittorie o palesemente false, che contraddicono informazioni verificate sul Paese di origine; il richiedente ha indotto in errore le autorità presentando informazioni o documenti falsi o omettendo informazioni o documenti riguardanti la sua identità o cittadinanza che avrebbero potuto influenzare la decisione negativamente, ovvero ha dolosamente distrutto o fatto sparire un documento di identità o di viaggio che avrebbe permesso di accertarne l’identità o la cittadinanza; il richiedente è entrato illegalmente nel territorio nazionale, o vi ha prolungato illegalmente il soggiorno, e senza giustificato motivo non ha presentato la domanda tempestivamente rispetto alle circostanze del suo ingresso; il richiedente ha rifiutato di adempiere all’obbligo del rilievo dattiloscopico; il richiedente si trova nelle seguenti condizioni - commissione di crimini particolarmente gravi; espulsione per motivi di ordine pubblico o di sicurezza; si trova trattenuto in un centro di permanenza per i rimpatri.

Aggiornate le aliquote contributive della Cassa Edile di Viterbo

La Cassa Edile della provincia di Viterbo pubblica la nuova contribuzione in vigore dal 1° ottobre 2018

Imprese Industria Edilizia ed Affini – Dall’1/10/2018

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,800 3,800
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo DPI (Dotazione Indumenti di Protezione) 0,500 0,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,100 0,100
Contributo ESEV-CTP Viterbo – Formazione e Sicurezza 1,000 1,000
Fondo incentivo all’occupazione
Fondo Sanitario
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 8,452 1,392 9,844

 

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,500 0,420 4,920

 

Imprese di Fornitura Lavoro Temporaneo – Dall’1/10/2018

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,800 3,800
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo DPI (Dotazione Indumenti di Protezione) 0,500 0,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,100 0,100
Contributo ESEV-CTP Viterbo – Formazione e Sicurezza 3,868 3,868
Contributo fondo gestione eventi metereolocigi 0,300 0,300
Fondo incentivo all’occupazione
Fondo Sanitario
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 11,620 1,392 13,012

 

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,500 0,420 4,920

La Cassa Edile della provincia di Viterbo pubblica la nuova contribuzione in vigore dal 1° ottobre 2018

Imprese Industria Edilizia ed Affini - Dall’1/10/2018

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,800 - 3,800
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo DPI (Dotazione Indumenti di Protezione) 0,500 - 0,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,100 - 0,100
Contributo ESEV-CTP Viterbo - Formazione e Sicurezza 1,000 - 1,000
Fondo incentivo all'occupazione - - -
Fondo Sanitario - - -
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 8,452 1,392 9,844

 

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 - 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 - 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,500 0,420 4,920

 

Imprese di Fornitura Lavoro Temporaneo - Dall’1/10/2018

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Fondo Nazionale APE 3,800 - 3,800
Contributo Cassa Edile (Imprese < 50 dipendenti) 2,080 0,420 2,500
Contributo DPI (Dotazione Indumenti di Protezione) 0,500 - 0,500
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,100 - 0,100
Contributo ESEV-CTP Viterbo - Formazione e Sicurezza 3,868 - 3,868
Contributo fondo gestione eventi metereolocigi 0,300 - 0,300
Fondo incentivo all'occupazione - - -
Fondo Sanitario - - -
Quote di Servizio Nazionali 0,222 0,222 0,444
Quote di Servizio Provinciali 0,750 0,750 1,500
TOTALI 11,620 1,392 13,012

 

Voci di contribuzione

% a carico impresa

% a carico dipendente

% TOTALE

Contributo Aggiuntivo su dipendenti Part-Time 3,000 - 3,000
Contributo RLST per imprese senza RLS 0,200 - 0,200
Contributo Cassa Edile (Imprese > 50 dipendenti) 4,500 0,420 4,920

Fondo Metasalute: ultimo giorno per il saldo dell’adesione dei familiari non fiscalmente a carico

 

 

Scade oggi il saldo del pagamento per l’anno 2019 al Fondo Metasalute per la contribuzione dei familiari non  fiscalmente a carico

Il versamento della contribuzione al fondo Metasalute per il nucleo familiare non fiscalmente a carico è annuale anticipato e a totale carico del lavoratore dipendente iscritto.
Il versamento deve essere effettuato dal lavoratore titolare utilizzando le procedure di pagamento MAV previste dal Fondo e specificate nel Manuale Dipendente consultabile sul sito di mètaSalute. Per il 2019 il saldo dovrà essere effettuato tra il 1 ed il 30 novembre 2018.
Si invitano pertanto tutti i lavoratori alla consultazione della Circolare n.10/2018 per conoscere tutti i dettagli relativi alla suddetta procedura.

 

 

Scade oggi il saldo del pagamento per l’anno 2019 al Fondo Metasalute per la contribuzione dei familiari non  fiscalmente a carico

Il versamento della contribuzione al fondo Metasalute per il nucleo familiare non fiscalmente a carico è annuale anticipato e a totale carico del lavoratore dipendente iscritto.
Il versamento deve essere effettuato dal lavoratore titolare utilizzando le procedure di pagamento MAV previste dal Fondo e specificate nel Manuale Dipendente consultabile sul sito di mètaSalute. Per il 2019 il saldo dovrà essere effettuato tra il 1 ed il 30 novembre 2018.
Si invitano pertanto tutti i lavoratori alla consultazione della Circolare n.10/2018 per conoscere tutti i dettagli relativi alla suddetta procedura.

Sisma Aquila: le istanze per le agevolazioni in favore del turismo

Definiti i termini e le modalità di presentazione delle domande per l’accesso alle agevolazioni in favore di attività imprenditoriali volte, attraverso la valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale, al rafforzamento dell’attrattività e dell’offerta turistica del territorio del cratere sismico aquilano, e indicazioni operative in merito alle procedure di concessione ed erogazione delle agevolazioni (Ministero dello Sviluppo Economico , Circolare 20 novembre 2018, n. 351717).

La domanda può essere presentata da PMI regolarmente costituite ed iscritte nel Registro delle imprese, nella forma di: ditta individuale, società di persone, società di capitali, cooperative, società consortili e consorzi di imprese con attività esterna.
Possono essere ammesse alle agevolazioni le persone fisiche che intendono costituire una nuova impresa purché l’impresa sia formalmente costituita, dalle stesse persone fisiche indicate in domanda, entro trenta giorni dalla comunicazione della determinazione di ammissione alle agevolazioni.
Sono ammissibili alle agevolazioni i programmi d’investimento finalizzati alla creazione di nuove imprese o all’ampliamento e/o riqualificazione di imprese esistenti.
Sono ammissibili le spese d’investimento e gestione funzionali alla realizzazione del progetto proposto – al netto di IVA – sostenute successivamente alla data di presentazione della domanda di agevolazione e intestate al soggetto beneficiario.
Indipendentemente dal regime contabile adottato, i soggetti beneficiari dovranno annotare e conservare tutti i documenti di spesa negli appositi registri IVA, dei cespiti ammortizzabili e degli inventari, rendendoli disponibili per i controlli richiesti da parte del Soggetto gestore o del Ministero.
Le agevolazioni sono concesse nella misura del 70% delle spese ammissibili.
Le spese d’investimento sono agevolabili a fondo perduto nella forma di contributo in conto impianti. Le spese di gestione sono agevolabili a fondo perduto nella forma di contributo alla spesa. Le spese di gestione sono riconosciute per un massimo del 30% sul totale delle spese ammissibili.
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello.
I soggetti interessati hanno diritto alle agevolazioni esclusivamente nei limiti delle disponibilità finanziarie.
Le domande di agevolazione, corredate della documentazione, sono valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione.
A conclusione del procedimento istruttorio, il Soggetto gestore adotta la determinazione di concessione delle agevolazioni o la determinazione di rigetto della domanda e la invia a mezzo PEC al soggetto proponente.
L’erogazione del contributo in conto impianti avviene su richiesta del soggetto beneficiario mediante la presentazione di stati avanzamento lavori (SAL) degli investimenti di importo almeno pari al 30% (trenta per cento) dell’investimento complessivo ammesso, fatta salva la richiesta di erogazione del saldo delle agevolazioni, che può essere presentata per l’importo residuo.
Entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta di erogazione del saldo investimenti, il Soggetto gestore effettua apposito sopralluogo presso la sede dell’attività agevolata, dove dovrà essere resa disponibile tutta la documentazione contabile e fiscale dei soggetti beneficiari, oggetto delle verifiche specifiche.
Il soggetto beneficiario può richiedere, tramite la procedura informatica, solo dopo la propria sottoscrizione della determinazione di concessione, variazioni riguardanti i soggetti beneficiari, relative a operazioni societarie, nonché quelle afferenti alla localizzazione dell’iniziativa e/o al settore di attività inserito in domanda. Tali variazioni devono essere preventivamente comunicate dal beneficiario con adeguata motivazione al Soggetto gestore ed essere da quest’ultimo autorizzate.
Le agevolazioni possono essere revocate in misura totale o parziale dal Soggetto gestore.

Definiti i termini e le modalità di presentazione delle domande per l’accesso alle agevolazioni in favore di attività imprenditoriali volte, attraverso la valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale, al rafforzamento dell’attrattività e dell’offerta turistica del territorio del cratere sismico aquilano, e indicazioni operative in merito alle procedure di concessione ed erogazione delle agevolazioni (Ministero dello Sviluppo Economico , Circolare 20 novembre 2018, n. 351717).

La domanda può essere presentata da PMI regolarmente costituite ed iscritte nel Registro delle imprese, nella forma di: ditta individuale, società di persone, società di capitali, cooperative, società consortili e consorzi di imprese con attività esterna.
Possono essere ammesse alle agevolazioni le persone fisiche che intendono costituire una nuova impresa purché l'impresa sia formalmente costituita, dalle stesse persone fisiche indicate in domanda, entro trenta giorni dalla comunicazione della determinazione di ammissione alle agevolazioni.
Sono ammissibili alle agevolazioni i programmi d’investimento finalizzati alla creazione di nuove imprese o all’ampliamento e/o riqualificazione di imprese esistenti.
Sono ammissibili le spese d’investimento e gestione funzionali alla realizzazione del progetto proposto - al netto di IVA - sostenute successivamente alla data di presentazione della domanda di agevolazione e intestate al soggetto beneficiario.
Indipendentemente dal regime contabile adottato, i soggetti beneficiari dovranno annotare e conservare tutti i documenti di spesa negli appositi registri IVA, dei cespiti ammortizzabili e degli inventari, rendendoli disponibili per i controlli richiesti da parte del Soggetto gestore o del Ministero.
Le agevolazioni sono concesse nella misura del 70% delle spese ammissibili.
Le spese d’investimento sono agevolabili a fondo perduto nella forma di contributo in conto impianti. Le spese di gestione sono agevolabili a fondo perduto nella forma di contributo alla spesa. Le spese di gestione sono riconosciute per un massimo del 30% sul totale delle spese ammissibili.
Le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa con procedimento a sportello.
I soggetti interessati hanno diritto alle agevolazioni esclusivamente nei limiti delle disponibilità finanziarie.
Le domande di agevolazione, corredate della documentazione, sono valutate secondo l’ordine cronologico di presentazione.
A conclusione del procedimento istruttorio, il Soggetto gestore adotta la determinazione di concessione delle agevolazioni o la determinazione di rigetto della domanda e la invia a mezzo PEC al soggetto proponente.
L’erogazione del contributo in conto impianti avviene su richiesta del soggetto beneficiario mediante la presentazione di stati avanzamento lavori (SAL) degli investimenti di importo almeno pari al 30% (trenta per cento) dell’investimento complessivo ammesso, fatta salva la richiesta di erogazione del saldo delle agevolazioni, che può essere presentata per l’importo residuo.
Entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta di erogazione del saldo investimenti, il Soggetto gestore effettua apposito sopralluogo presso la sede dell’attività agevolata, dove dovrà essere resa disponibile tutta la documentazione contabile e fiscale dei soggetti beneficiari, oggetto delle verifiche specifiche.
Il soggetto beneficiario può richiedere, tramite la procedura informatica, solo dopo la propria sottoscrizione della determinazione di concessione, variazioni riguardanti i soggetti beneficiari, relative a operazioni societarie, nonché quelle afferenti alla localizzazione dell’iniziativa e/o al settore di attività inserito in domanda. Tali variazioni devono essere preventivamente comunicate dal beneficiario con adeguata motivazione al Soggetto gestore ed essere da quest’ultimo autorizzate.
Le agevolazioni possono essere revocate in misura totale o parziale dal Soggetto gestore.

Valutazione degli interventi di sostegno per le attività economiche e produttive

Il Ministero dello sviluppo economico, predispone annualmente una relazione, mirante alla valutazione degli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive. (MISE – Circolare 20 novembre 2018, n. 351362).

La rilevazione dei dati e delle informazioni necessari, riguardanti sia gli interventi di competenza delle amministrazioni centrali che quelli di competenza regionale, verrà effettuata attraverso un questionario via web, al cui applicativo di raccolta dati si accederà attraverso il seguente sito internet http://www.legge266.incentivialleimprese.gov.it.
Le amministrazioni centrali e regionali e gli altri soggetti interessati dovranno individuare e comunicare al seguente indirizzo di posta elettronica dgiai.legge266@mise.gov.it il nominativo di un referente coordinatore per il trasferimento dei dati alla divisione III della Direzione generale per gli incentivi alle imprese (DGIAI).
In assenza della suddetta comunicazione, si intenderà confermata la nomina del referente coordinatore effettuata ai fini della precedente rilevazione.
La suddetta divisione III della DGIAI provvederà successivamente ad indicare a ciascun referente coordinatore l’utenza e la relativa password di accesso.
In caso di necessità, sarà assicurata l’attività formativa necessaria a consentire l’utilizzo, da parte delle amministrazioni e degli altri soggetti interessati, del sistema di rilevazione per dare rapida attuazione al processo di acquisizione dei dati.
È stato altresì predisposto un apposito manuale di utilizzo dell’applicativo, consultabile al seguente indirizzo http://www.legge266.incentivialleimprese.gov.it/documenti/guida266.pdf.
Il trasferimento dei dati relativi all’anno 2018, attraverso la compilazione del questionario via web, dovrà essere effettuato da parte delle amministrazioni e/o dei soggetti attuatori, entro il 29 marzo 2019.

Il Ministero dello sviluppo economico, predispone annualmente una relazione, mirante alla valutazione degli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive. (MISE - Circolare 20 novembre 2018, n. 351362).

La rilevazione dei dati e delle informazioni necessari, riguardanti sia gli interventi di competenza delle amministrazioni centrali che quelli di competenza regionale, verrà effettuata attraverso un questionario via web, al cui applicativo di raccolta dati si accederà attraverso il seguente sito internet http://www.legge266.incentivialleimprese.gov.it.
Le amministrazioni centrali e regionali e gli altri soggetti interessati dovranno individuare e comunicare al seguente indirizzo di posta elettronica dgiai.legge266@mise.gov.it il nominativo di un referente coordinatore per il trasferimento dei dati alla divisione III della Direzione generale per gli incentivi alle imprese (DGIAI).
In assenza della suddetta comunicazione, si intenderà confermata la nomina del referente coordinatore effettuata ai fini della precedente rilevazione.
La suddetta divisione III della DGIAI provvederà successivamente ad indicare a ciascun referente coordinatore l'utenza e la relativa password di accesso.
In caso di necessità, sarà assicurata l'attività formativa necessaria a consentire l'utilizzo, da parte delle amministrazioni e degli altri soggetti interessati, del sistema di rilevazione per dare rapida attuazione al processo di acquisizione dei dati.
È stato altresì predisposto un apposito manuale di utilizzo dell'applicativo, consultabile al seguente indirizzo http://www.legge266.incentivialleimprese.gov.it/documenti/guida266.pdf.
Il trasferimento dei dati relativi all'anno 2018, attraverso la compilazione del questionario via web, dovrà essere effettuato da parte delle amministrazioni e/o dei soggetti attuatori, entro il 29 marzo 2019.

Posticipata la scadenza di trasmissione al SdI delle fatture elettroniche

Slittano al 4 dicembre 2018 i termini di trasmissione al Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche e delle note di variazione dei giorni 1° e 2 dicembre 2018 (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 29 novembre 2018, n. 322169).

Al fine di consentire interventi migliorativi sul SdI in termini di gestione dei picchi di carico e di velocità di accesso ai dati e dei tempi di risposta, si prevede un fermo del Sistema di Interscambio e l’indisponibilità dei servizi del portale “Fatture e Corrispettivi” nell’intera giornata del 1° dicembre 2018 con possibili ripercussioni anche nel 2 dicembre 2018.
Pertanto, le fatture elettroniche e le note di variazione dei giorni 1° e 2 dicembre 2018 sono trasmesse al Sistema di Interscambio entro il giorno 4 dicembre 2018.

Slittano al 4 dicembre 2018 i termini di trasmissione al Sistema di Interscambio delle fatture elettroniche e delle note di variazione dei giorni 1° e 2 dicembre 2018 (Agenzia delle Entrate - Provvedimento 29 novembre 2018, n. 322169).

Al fine di consentire interventi migliorativi sul SdI in termini di gestione dei picchi di carico e di velocità di accesso ai dati e dei tempi di risposta, si prevede un fermo del Sistema di Interscambio e l’indisponibilità dei servizi del portale "Fatture e Corrispettivi" nell’intera giornata del 1° dicembre 2018 con possibili ripercussioni anche nel 2 dicembre 2018.
Pertanto, le fatture elettroniche e le note di variazione dei giorni 1° e 2 dicembre 2018 sono trasmesse al Sistema di Interscambio entro il giorno 4 dicembre 2018.

Necessario l’avviso per il disconoscimento del credito in dichiarazione

Con la recente Ordinanza n. 30791 del 28 novembre 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che il disconoscimento di un credito d’imposta non può avvenire tramite l’emissione di cartella di pagamento avente ad oggetto il relativo importo, senza essere preceduta da un avviso di recupero di credito d’imposta o quanto meno bonario.

La controversia all’esame della Corte di Cassazione riguarda la cartella di pagamento recante l’iscrizione a ruolo di imposte, conseguente al disconoscimento di un credito d’imposta nell’ambito di un controllo formale della dichiarazione.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente osservando che il potere attribuito agli Uffici finanziari, in sede di controllo automatizzato della dichiarazione, è esercitabile soltanto quando l’errore sia rilevabile “ictu oculi” a seguito di mero riscontro cartolare delle dichiarazioni presentate, nei casi eccezionali e tassativamente indicati dalla legge, vertenti su errori materiali e di calcolo, non abbisognevoli di alcuna istruttoria e correggibili dall’amministrazione anche a vantaggio del contribuente. Allorché sia, invece, necessaria un’indagine interpretativa della documentazione allegata, ovvero una valutazione giuridica della norma applicata, come nel caso di specie, la menzionata disposizione non è attivabile, occorrendo in tali casi un atto d’accertamento esplicitamente motivato.
Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato in proposito il principio secondo cui in tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, l’iscrizione a ruolo della maggiore imposta, sulla base del controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi, è ammissibile solo quando il dovuto sia determinato mediante un controllo meramente cartolare, sulla base dei dati forniti dal contribuente o di una correzione di errori materiali o di calcolo, non potendosi, invece, con questa modalità, risolvere questioni giuridiche, sicché il disconoscimento, da parte dell’Amministrazione finanziaria, di un credito d’imposta non può avvenire tramite l’emissione di cartella di pagamento avente ad oggetto il relativo importo, senza essere preceduta da un avviso di recupero di credito d’imposta o quanto meno bonario.

Con la recente Ordinanza n. 30791 del 28 novembre 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che il disconoscimento di un credito d'imposta non può avvenire tramite l'emissione di cartella di pagamento avente ad oggetto il relativo importo, senza essere preceduta da un avviso di recupero di credito d'imposta o quanto meno bonario.

La controversia all’esame della Corte di Cassazione riguarda la cartella di pagamento recante l'iscrizione a ruolo di imposte, conseguente al disconoscimento di un credito d’imposta nell’ambito di un controllo formale della dichiarazione.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente osservando che il potere attribuito agli Uffici finanziari, in sede di controllo automatizzato della dichiarazione, è esercitabile soltanto quando l'errore sia rilevabile "ictu oculi" a seguito di mero riscontro cartolare delle dichiarazioni presentate, nei casi eccezionali e tassativamente indicati dalla legge, vertenti su errori materiali e di calcolo, non abbisognevoli di alcuna istruttoria e correggibili dall'amministrazione anche a vantaggio del contribuente. Allorché sia, invece, necessaria un'indagine interpretativa della documentazione allegata, ovvero una valutazione giuridica della norma applicata, come nel caso di specie, la menzionata disposizione non è attivabile, occorrendo in tali casi un atto d'accertamento esplicitamente motivato.
Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato in proposito il principio secondo cui in tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, l'iscrizione a ruolo della maggiore imposta, sulla base del controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi, è ammissibile solo quando il dovuto sia determinato mediante un controllo meramente cartolare, sulla base dei dati forniti dal contribuente o di una correzione di errori materiali o di calcolo, non potendosi, invece, con questa modalità, risolvere questioni giuridiche, sicché il disconoscimento, da parte dell’Amministrazione finanziaria, di un credito d'imposta non può avvenire tramite l'emissione di cartella di pagamento avente ad oggetto il relativo importo, senza essere preceduta da un avviso di recupero di credito d'imposta o quanto meno bonario.