In arrivo la procedura di analisi del rischio di evasione per le società

Elaborata la procedura sperimentale di analisi del rischio di evasione per le società di persone e le società di capitali mediante l’utilizzo integrato delle informazioni comunicate dagli operatori all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti in Anagrafe tributaria (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 31 agosto 2018, n. 197357)

È stata avviata la fase di sperimentazione di una procedura di analisi del rischio di evasione per le società di persone e le società di capitali basata sull’utilizzo integrato delle informazioni comunicate dagli operatori all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti in Anagrafe tributaria.
La procedura individua le società di persone e di capitali per le quali, pur risultando sui conti correnti movimenti in accredito secondo le informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari, per l’anno di imposta 2016 è stata:
– omessa la presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette ed ai fini IVA;
– presentata la dichiarazione ai fini delle imposte dirette o ai fini IVA priva di dati contabili significativi.
I contribuenti individuati in base alla procedura di analisi del rischio di evasione sono potenzialmente selezionabili per l’effettuazione delle ordinarie attività di controllo.
La Divisione Contribuenti trasmette alle Direzioni regionali e alle Direzioni provinciali l’elenco delle posizioni di competenza tramite un applicativo informatico al quale possono accedere utenti appositamente abilitati.
Per ogni posizione segnalata, è comunicata l’informazione sulla numerosità dei conti correnti e sul totale aggregato dei saldi e dei movimenti dei rapporti finanziari, nonché gli ulteriori elementi significativi presenti in Anagrafe tributaria.
Le Direzioni provinciali valutano le posizioni comunicate ai fini dell’ordinaria attività di controllo e comunicano gli esiti delle attività svolte mediante la compilazione di una scheda di feedback, resa disponibile attraverso un apposito applicativo informatico.

Elaborata la procedura sperimentale di analisi del rischio di evasione per le società di persone e le società di capitali mediante l’utilizzo integrato delle informazioni comunicate dagli operatori all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti in Anagrafe tributaria (AGENZIA DELLE ENTRATE - Provvedimento 31 agosto 2018, n. 197357)

È stata avviata la fase di sperimentazione di una procedura di analisi del rischio di evasione per le società di persone e le società di capitali basata sull’utilizzo integrato delle informazioni comunicate dagli operatori all’Archivio dei rapporti finanziari e degli altri elementi presenti in Anagrafe tributaria.
La procedura individua le società di persone e di capitali per le quali, pur risultando sui conti correnti movimenti in accredito secondo le informazioni comunicate all’Archivio dei rapporti finanziari, per l’anno di imposta 2016 è stata:
- omessa la presentazione della dichiarazione ai fini delle imposte dirette ed ai fini IVA;
- presentata la dichiarazione ai fini delle imposte dirette o ai fini IVA priva di dati contabili significativi.
I contribuenti individuati in base alla procedura di analisi del rischio di evasione sono potenzialmente selezionabili per l’effettuazione delle ordinarie attività di controllo.
La Divisione Contribuenti trasmette alle Direzioni regionali e alle Direzioni provinciali l’elenco delle posizioni di competenza tramite un applicativo informatico al quale possono accedere utenti appositamente abilitati.
Per ogni posizione segnalata, è comunicata l’informazione sulla numerosità dei conti correnti e sul totale aggregato dei saldi e dei movimenti dei rapporti finanziari, nonché gli ulteriori elementi significativi presenti in Anagrafe tributaria.
Le Direzioni provinciali valutano le posizioni comunicate ai fini dell’ordinaria attività di controllo e comunicano gli esiti delle attività svolte mediante la compilazione di una scheda di feedback, resa disponibile attraverso un apposito applicativo informatico.

Irreperibili e senza fissa dimora: chiarimenti sulle domande NASpI e DIS_COLL

L’ANPAL fornisce chiarimenti in merito alla gestione delle domande di prestazione di disoccupazione NASpI e DIS_COLL pervenute da soggetti irreperibili e senza fissa dimora.

L’Anpal – sentito anche il parere delle Regioni e Provincie Autonome in sede di Comitato Politiche Attive – ha precisato che i Centri per l’impiego possono procedere alla sottoscrizione del patto di servizio personalizzato anche per i soggetti dichiarati irreperibili o senza fissa dimora, facendo riferimento all’indirizzo di domicilio dagli stessi obbligatoriamente comunicato in sede di rilascio della DID online. Nel patto di servizio sottoscritto, peraltro, le persone indicano l’indirizzo presso cui ricevere tutte le comunicazioni inerenti i rapporti con il Centro per l’impiego, unitamente all’impegno a comunicare qualsiasi variazione, pena la possibile applicazione di meccanismi di condizionalità.

Fa fede quindi il requisito del domicilio, che costituisce anche il requisito per l’individuazione del centro per l’impiego territorialmente competente per le domande di NASpI.

Laddove all’Istituto sia già nota l’informazione di irreperibilità, l’Anpal suggerisce di rappresentare all’interessato tale circostanza, specificando che farà fede l’indirizzo di domicilio dallo stesso obbligatoriamente indicato, anche ai fini del pagamento della prestazione, nonché della possibile attivazione dei meccanismi di condizionalità (Nota n. 9616/2018).

L’ANPAL fornisce chiarimenti in merito alla gestione delle domande di prestazione di disoccupazione NASpI e DIS_COLL pervenute da soggetti irreperibili e senza fissa dimora.

L’Anpal - sentito anche il parere delle Regioni e Provincie Autonome in sede di Comitato Politiche Attive - ha precisato che i Centri per l’impiego possono procedere alla sottoscrizione del patto di servizio personalizzato anche per i soggetti dichiarati irreperibili o senza fissa dimora, facendo riferimento all’indirizzo di domicilio dagli stessi obbligatoriamente comunicato in sede di rilascio della DID online. Nel patto di servizio sottoscritto, peraltro, le persone indicano l’indirizzo presso cui ricevere tutte le comunicazioni inerenti i rapporti con il Centro per l’impiego, unitamente all’impegno a comunicare qualsiasi variazione, pena la possibile applicazione di meccanismi di condizionalità.

Fa fede quindi il requisito del domicilio, che costituisce anche il requisito per l’individuazione del centro per l’impiego territorialmente competente per le domande di NASpI.

Laddove all’Istituto sia già nota l’informazione di irreperibilità, l’Anpal suggerisce di rappresentare all’interessato tale circostanza, specificando che farà fede l’indirizzo di domicilio dallo stesso obbligatoriamente indicato, anche ai fini del pagamento della prestazione, nonché della possibile attivazione dei meccanismi di condizionalità (Nota n. 9616/2018).

Accordo sul Fondo bilaterale di solidarietà per il settore dei Servizi Ambientali

Sottoscritto, il 18/7/2018, tra UTILITALIA, CISAMBIENTE, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, FISE ASSOAMBIENTE e FP-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, FIADEL, l’accordo sulla costituzione del Fondo bilaterale di solidarietà per il settore dei servizi ambientale

Il presente accordo dulla costituzione del Fondo bilaterale di solidarietà per il settore dei servizi ambientali, che sostituisce il precedente accordo intervenuto il 22/11/2017 tra le stesse parti stipulanti.
Il Fondo è istituito presso l’INPS con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell’economia e delle finanze, non ha personalità giuridica e costituisce gestione dell’INPS.
Gli oneri di amministrazione del Fondo sono determinati secondo i criteri definiti dal Regolamento di contabilità dell’INPS.

Beneficiari
Beneficiari degli interventi del Fondo sono i lavoratori dipendenti dalle imprese dei servizi ambientali per le quali è costituito il Fondo, ivi compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante ed esclusi i dirigenti.

Finalità
Il Fondo, in conformità a quanto previsto dall’art. 26, comma 1, del D.Lgs. 148/2015, ha lo scopo di assicurare tutele in costanza di rapporto di lavoro nonché, con riferimento agli artt. 26, comma 9, e 32 del predetto decreto legislativo, le seguenti tutele:
Fondo provvede alla:
a) erogazione di assegni ordinari a favore dei lavoratori interessati da riduzioni dell’orario di lavoro o da sospensione temporanea dell’attività lavorativa per le causali previste dal Titolo I del Lgs. 148/2015 in materia di integrazioni salariali ordinarie e/o straordinarie;
b) erogazione di prestazioni integrative, in termini di importi o durate, rispetto alla Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASPI), ovvero alle prestazioni pubbliche previste in caso di cessazione del rapporto di lavoro;
c) erogazione di assegni straordinari per il sostegno al reddito a favore di lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi 60 mesi, a seguito di accordi sindacali aziendali che tali assegni prevedano nell’ambito di programmi di incentivo all’esodo.
d) stipula di apposite convenzioni anche con i fondi interprofessionali al fine di assicurare l’effettuazione di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale, anche con riguardo al personale eventualmente in esubero, anche in concorso con gli appositi fondi regionali e/o nazionali o dell’Unione europea.

Sottoscritto, il 18/7/2018, tra UTILITALIA, CISAMBIENTE, LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI, FISE ASSOAMBIENTE e FP-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI, FIADEL, l’accordo sulla costituzione del Fondo bilaterale di solidarietà per il settore dei servizi ambientale

Il presente accordo dulla costituzione del Fondo bilaterale di solidarietà per il settore dei servizi ambientali, che sostituisce il precedente accordo intervenuto il 22/11/2017 tra le stesse parti stipulanti.
Il Fondo è istituito presso l’INPS con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell’economia e delle finanze, non ha personalità giuridica e costituisce gestione dell’INPS.
Gli oneri di amministrazione del Fondo sono determinati secondo i criteri definiti dal Regolamento di contabilità dell’INPS.

Beneficiari
Beneficiari degli interventi del Fondo sono i lavoratori dipendenti dalle imprese dei servizi ambientali per le quali è costituito il Fondo, ivi compresi gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante ed esclusi i dirigenti.

Finalità
Il Fondo, in conformità a quanto previsto dall’art. 26, comma 1, del D.Lgs. 148/2015, ha lo scopo di assicurare tutele in costanza di rapporto di lavoro nonché, con riferimento agli artt. 26, comma 9, e 32 del predetto decreto legislativo, le seguenti tutele:
Fondo provvede alla:
a) erogazione di assegni ordinari a favore dei lavoratori interessati da riduzioni dell'orario di lavoro o da sospensione temporanea dell'attività lavorativa per le causali previste dal Titolo I del Lgs. 148/2015 in materia di integrazioni salariali ordinarie e/o straordinarie;
b) erogazione di prestazioni integrative, in termini di importi o durate, rispetto alla Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASPI), ovvero alle prestazioni pubbliche previste in caso di cessazione del rapporto di lavoro;
c) erogazione di assegni straordinari per il sostegno al reddito a favore di lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi 60 mesi, a seguito di accordi sindacali aziendali che tali assegni prevedano nell'ambito di programmi di incentivo all'esodo.
d) stipula di apposite convenzioni anche con i fondi interprofessionali al fine di assicurare l’effettuazione di programmi formativi di riconversione o riqualificazione professionale, anche con riguardo al personale eventualmente in esubero, anche in concorso con gli appositi fondi regionali e/o nazionali o dell'Unione europea.

Iva di gruppo: chiarimenti sul trasferimento dell’eccedenza di credito

In fase di liquidazione dell’Iva di gruppo, l’omessa o la tardiva presentazione della polizza fideiussoria, richiesta all’atto di trasferimento dell’eccedenza del credito Iva, è soggetta a sanzione (Corte di cassazione – sentenza n. 21299/2018).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione che ha confermato l’applicabilità del regime sanzionatorio previsto in caso di “Ritardati od omessi versamenti diretti e altre violazioni in materia di compensazione”, per l’omessa o la tardiva presentazione della polizza fideiussoria all’atto di trasferimento dell’eccedenza del credito Iva.

Per le eccedenze di credito risultanti dalla dichiarazione annuale dell’ente o società controllante ovvero delle società controllate, compensate in tutto o in parte con somme che avrebbero dovuto essere versate dalle altre società controllate o dall’ente o società controllante, risultano applicabili le disposizioni “sull’esecuzione dei rimborsi”, previste dal decreto Iva. Le garanzie devono essere prestate dalle società il cui credito sia stato estinto, per l’ammontare relativo, in sede di presentazione della dichiarazione annuale. In caso di mancata prestazione delle garanzie l’importo corrispondente alle eccedenze di credito compensate deve essere versato all’ufficio entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale.

In fase di liquidazione dell’Iva di gruppo, l’omessa o la tardiva presentazione della polizza fideiussoria, richiesta all’atto di trasferimento dell’eccedenza del credito Iva, è soggetta a sanzione (Corte di cassazione - sentenza n. 21299/2018).

Cosi si è espressa la Corte di Cassazione che ha confermato l’applicabilità del regime sanzionatorio previsto in caso di "Ritardati od omessi versamenti diretti e altre violazioni in materia di compensazione", per l’omessa o la tardiva presentazione della polizza fideiussoria all’atto di trasferimento dell’eccedenza del credito Iva.

Per le eccedenze di credito risultanti dalla dichiarazione annuale dell'ente o società controllante ovvero delle società controllate, compensate in tutto o in parte con somme che avrebbero dovuto essere versate dalle altre società controllate o dall'ente o società controllante, risultano applicabili le disposizioni "sull’esecuzione dei rimborsi", previste dal decreto Iva. Le garanzie devono essere prestate dalle società il cui credito sia stato estinto, per l'ammontare relativo, in sede di presentazione della dichiarazione annuale. In caso di mancata prestazione delle garanzie l'importo corrispondente alle eccedenze di credito compensate deve essere versato all'ufficio entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale.

Prestazioni anno 2018 per lavoratori ed imprese artigiane umbre

L’Ente Bilaterale Regionale Artigianato Umbro (EBRAU), ha indicato le prestazioni in favore dei lavoratori e delle imprese associate per l’anno 2018.

Possono usufruire degli interventi le aziende che, al momento della presentazione della domanda abbiano regolarmente versato la contribuzione EBNA tramite F24 per almeno 18 mesi precedenti la presentazione della domanda. Per le imprese di nuova adesione la regolarità contributiva è fissata in 6 mesi precedenti la presentazione della domanda; rientrano in quest’ultima fattispecie i casi in cui il momento dell’adesione coincide con l’insorgere dell’obbligo al versamento contributivo.
L’impresa deve essere in regola con gli obblighi previsti dalle norme vigenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Tra le prestazioni in favore dei lavoratori vi sono:
1. Sostegno al reddito dei lavoratori per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro dovuto a crisi temporanea, calamità naturali, eventi eccezionali
2. Premio per i lavoratori dipendenti per continuità di servizio
3. Contributo per il diritto allo studio
4. Contributo per l’abbattimento delle rette per l’accesso e la frequenza presso gli asili nido
5. Contributo alle lavoratrici ed ai lavoratori in occasione della nascita/adozione dei figli
6. Contributo ai lavoratori dipendenti con periodo di malattia, nell’arco dell’anno, superiore a 180 giorni

Tra gli interventi in favore delle imprese vi sono:
7. Contributo per la formazione in materia di innovazione e digitalizzazione delle imprese

Entro e non oltre il 28/2/2019, le domande ed i relativi allegati dovranno essere inviate all’EBRAU per raccomandata A/R oppure in via telematica all’indirizzo di PEC-Posta Elettronica Certificata di EBRAU ebrau@pec.it.
Le domande incomplete dei dati e/o carenti della documentazione richiesta comportano il blocco dell’erogazione del contributo ed il mancato perfezionamento entro 60 giorni comporta l’annullamento della richiesta di intervento e la perdita al diritto di ogni provvidenza.
L’EBRAU si riserva la facoltà di effettuare verifiche a campione sulla veridicità delle dichiarazioni rilasciate e della documentazione prodotta ai fini dell’accesso alle prestazioni. Nell’ipotesi di riscontro di irregolarità e/o dichiarazioni mendaci, l’Ente si riserva di segnalare le stesse alle autorità ispettive competenti, nonché di intraprendere le opportune azioni.
Contributo alle lavoratrici ed ai lavoratori in occasione della nascita dei figli.
Tipologia di intervento: contributo erogato per il tramite dell’impresa ai lavoratori/lavoratrici dipendenti che abbiano avuto/adottato un figlio.
Caratteristiche della prestazione: contributo pari a € 500,00 lordi per ciascun figlio nato/adottato.
La domanda di prestazione potrà essere presentata entro un anno dalla nascita/adozione del bambino, ferma restando la scadenza del bando al 28/2/2019.

L’Ente Bilaterale Regionale Artigianato Umbro (EBRAU), ha indicato le prestazioni in favore dei lavoratori e delle imprese associate per l’anno 2018.

Possono usufruire degli interventi le aziende che, al momento della presentazione della domanda abbiano regolarmente versato la contribuzione EBNA tramite F24 per almeno 18 mesi precedenti la presentazione della domanda. Per le imprese di nuova adesione la regolarità contributiva è fissata in 6 mesi precedenti la presentazione della domanda; rientrano in quest’ultima fattispecie i casi in cui il momento dell’adesione coincide con l’insorgere dell’obbligo al versamento contributivo.
L’impresa deve essere in regola con gli obblighi previsti dalle norme vigenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Tra le prestazioni in favore dei lavoratori vi sono:
1. Sostegno al reddito dei lavoratori per sospensione o riduzione dell’orario di lavoro dovuto a crisi temporanea, calamità naturali, eventi eccezionali
2. Premio per i lavoratori dipendenti per continuità di servizio
3. Contributo per il diritto allo studio
4. Contributo per l’abbattimento delle rette per l’accesso e la frequenza presso gli asili nido
5. Contributo alle lavoratrici ed ai lavoratori in occasione della nascita/adozione dei figli
6. Contributo ai lavoratori dipendenti con periodo di malattia, nell’arco dell’anno, superiore a 180 giorni

Tra gli interventi in favore delle imprese vi sono:
7. Contributo per la formazione in materia di innovazione e digitalizzazione delle imprese

Entro e non oltre il 28/2/2019, le domande ed i relativi allegati dovranno essere inviate all’EBRAU per raccomandata A/R oppure in via telematica all'indirizzo di PEC-Posta Elettronica Certificata di EBRAU ebrau@pec.it.
Le domande incomplete dei dati e/o carenti della documentazione richiesta comportano il blocco dell’erogazione del contributo ed il mancato perfezionamento entro 60 giorni comporta l’annullamento della richiesta di intervento e la perdita al diritto di ogni provvidenza.
L’EBRAU si riserva la facoltà di effettuare verifiche a campione sulla veridicità delle dichiarazioni rilasciate e della documentazione prodotta ai fini dell’accesso alle prestazioni. Nell’ipotesi di riscontro di irregolarità e/o dichiarazioni mendaci, l’Ente si riserva di segnalare le stesse alle autorità ispettive competenti, nonché di intraprendere le opportune azioni.
Contributo alle lavoratrici ed ai lavoratori in occasione della nascita dei figli.
Tipologia di intervento: contributo erogato per il tramite dell’impresa ai lavoratori/lavoratrici dipendenti che abbiano avuto/adottato un figlio.
Caratteristiche della prestazione: contributo pari a € 500,00 lordi per ciascun figlio nato/adottato.
La domanda di prestazione potrà essere presentata entro un anno dalla nascita/adozione del bambino, ferma restando la scadenza del bando al 28/2/2019.

Redditometro: la prova dei redditi contestati

In tema di redditometro, se il Fisco determina sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso (Corte di Cassazione – Ordinanza 27 luglio 2018, n. 20032).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTR che, in linea con la sentenza della CTP, riteneva che la contribuente aveva dato adeguata prova contraria alla presunzione legale relativa derivante dall’accertamento “redditometrico” al quale si opponeva.
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.
Tale principio di diritto, peraltro espressamente richiamato dal giudice tributario di appello, non è stato correttamente applicato nella sentenza impugnata.
La CTR, infatti, non ha puntualmente analizzato la prova contraria al “redditometro” allegata dalla contribuente, con particolare e specifico riguardo all’entrata patrimoniale di rilevante importo, limitandosi ad inferirne una presunzione di persistenza della relativa capacità economica non specificamente argomentata in relazione al decremento progressivo realizzatosi nelle due consecutive annualità fiscali de quibus.

In tema di redditometro, se il Fisco determina sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, ma anche l'entità di tali redditi e la durata del loro possesso (Corte di Cassazione - Ordinanza 27 luglio 2018, n. 20032).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione della CTR che, in linea con la sentenza della CTP, riteneva che la contribuente aveva dato adeguata prova contraria alla presunzione legale relativa derivante dall'accertamento "redditometrico" al quale si opponeva.
In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l'ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, ma anche l'entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta.
Tale principio di diritto, peraltro espressamente richiamato dal giudice tributario di appello, non è stato correttamente applicato nella sentenza impugnata.
La CTR, infatti, non ha puntualmente analizzato la prova contraria al "redditometro" allegata dalla contribuente, con particolare e specifico riguardo all'entrata patrimoniale di rilevante importo, limitandosi ad inferirne una presunzione di persistenza della relativa capacità economica non specificamente argomentata in relazione al decremento progressivo realizzatosi nelle due consecutive annualità fiscali de quibus.

Tabella dei minimi retributivi per i Riders del CCNL Trasporto Merci

Tabella dei minimi retributivi per i Riders del CCNL Trasporto Merci

Si riportano i minimi contrattuali mensili vigenti aggiornati con la figura dei Riders introdotta nel CCNL Logistica, trasporto merci e spedizione con l’accordo del 18/7/2018

Il giorno 18/7/2018, le parti sottoscrittrici il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione in attuazione dell’accordo di rinnovo del 3/12/2017, hanno firmato l’intesa che ha previsto l’inserimento dei un nuova figura professionale addetta alla d

istribuzione delle merci con cicli, ciclomotori e motocicli (c.d. Riders)

Le parti nell’intesa suddetta avevano previsto declaratorie e livelli d’inquadramento ma non le tabelle retributive, che attualmente sono state diffuse dalla Confetra con propria circolare.

1) Declaratorie e i livelli d’inquadramento (accordo 18/7/2018)
I lavoratori adibiti ad attività di logistica distributiva, comprese le operazioni accessorie ai trasporti, attraverso l’utilizzo di cicli, ciclomotori e motocicli rientrano nell’area professionale C relativa alla disciplina del personale viaggiante ed ai quali non spetta l’indennità di trasferta di cui all’art. 62 del CCNL.
A tali lavoratori viene assegnato il parametro retributivo:
– I: pari ai valore 110 della scala parametrale che trascorsi 6 mesi passerà al valore 116, per il personale viaggiante che utilizza cicli;
L: pari al valore 110 della scala parametrale che trascorsi 6 mesi passerà al valore 116 e, trascorsi ulteriori 9 mesi, passerà al valore 119, per il personale viaggiante che utilizza ciclomotori e motocicli.

2) Tabella dei minimi contrattuali relativi alla figura dei Riders

Personale Viaggiante/Riders

Livello

Periodo

Parametri

Minimi 1/8/2018

 

Minimi 1/10/2018

 

Minimi 1/5/2019

 

Minimi 1/10/2019

I Primi 6 mesi 110 1.379,03 (+20,68) 1.399,71 (+20,68) 1.420,39 (+27,29) 1.447,68
I Mesi successivi 116 1.454,25 (+21,80) 1.476,05 (+21,80) 1.497,85 (+28,78) 1.526,63
L Primi 6 mesi 110 1.379,03 (+20,68) 1.399,71 (+20,68) 1.420,39 (+27,29) 1.447,68
L Ulteriori 9 mesi 116 1.454,25 (+21,80) 1.476,05 (+21,80) 1.497,85 (+28,78) 1.526,63
L Mesi successivi 119 1.491,86 (+22,37) 1.514,23 (+22,37) 1.536,60 (+29,53) 1.566,13

Tabella dei minimi retributivi per i Riders del CCNL Trasporto Merci

Si riportano i minimi contrattuali mensili vigenti aggiornati con la figura dei Riders introdotta nel CCNL Logistica, trasporto merci e spedizione con l’accordo del 18/7/2018

Il giorno 18/7/2018, le parti sottoscrittrici il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione in attuazione dell’accordo di rinnovo del 3/12/2017, hanno firmato l’intesa che ha previsto l’inserimento dei un nuova figura professionale addetta alla distribuzione delle merci con cicli, ciclomotori e motocicli (c.d. Riders)

Le parti nell’intesa suddetta avevano previsto declaratorie e livelli d’inquadramento ma non le tabelle retributive, che attualmente sono state diffuse dalla Confetra con propria circolare.

1) Declaratorie e i livelli d'inquadramento (accordo 18/7/2018)
I lavoratori adibiti ad attività di logistica distributiva, comprese le operazioni accessorie ai trasporti, attraverso l’utilizzo di cicli, ciclomotori e motocicli rientrano nell'area professionale C relativa alla disciplina del personale viaggiante ed ai quali non spetta l'indennità di trasferta di cui all'art. 62 del CCNL.
A tali lavoratori viene assegnato il parametro retributivo:
- I: pari ai valore 110 della scala parametrale che trascorsi 6 mesi passerà al valore 116, per il personale viaggiante che utilizza cicli;
L: pari al valore 110 della scala parametrale che trascorsi 6 mesi passerà al valore 116 e, trascorsi ulteriori 9 mesi, passerà al valore 119, per il personale viaggiante che utilizza ciclomotori e motocicli.

2) Tabella dei minimi contrattuali relativi alla figura dei Riders

Personale Viaggiante/Riders

Livello

Periodo

Parametri

Minimi 1/8/2018

 

Minimi 1/10/2018

 

Minimi 1/5/2019

 

Minimi 1/10/2019

I Primi 6 mesi 110 1.379,03 (+20,68) 1.399,71 (+20,68) 1.420,39 (+27,29) 1.447,68
I Mesi successivi 116 1.454,25 (+21,80) 1.476,05 (+21,80) 1.497,85 (+28,78) 1.526,63
L Primi 6 mesi 110 1.379,03 (+20,68) 1.399,71 (+20,68) 1.420,39 (+27,29) 1.447,68
L Ulteriori 9 mesi 116 1.454,25 (+21,80) 1.476,05 (+21,80) 1.497,85 (+28,78) 1.526,63
L Mesi successivi 119 1.491,86 (+22,37) 1.514,23 (+22,37) 1.536,60 (+29,53) 1.566,13

Reddito da lavoro subordinato: convenzione contro le doppie imposizioni

Il soggetto residente in Italia che ha percepito, quale dirigente di società di diritto francese, reddito pacificamente già tassato in Francia, attraverso il meccanismo delle ritenute alla fonte, deve dichiararlo anche in Italia. (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 31 luglio 2018, n. 20291).

L’Agenzia delle Entrate ricorre con un unico motivo contro il contribuente per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che, in controversia concernente l’impugnativa degli avvisi di accertamento ha accolto l’appello del contribuente, riformando la sentenza della C.T.P. di Torino.
Con gli avvisi di accertamento l’amministrazione, richiamando l’art. 3 T.U.I.R. e l’art. 15, commi 1 e 2, della Convenzione italo francese sul reddito da lavoro subordinato, aveva recuperato a tassazione, per gli anni 2003 e 2004, il reddito percepito dal contribuente, in qualità di Direttore Generale Delegato di una società francese, con sede a Barby, tassato con ritenute alla fonte in Francia e non dichiarato dal contribuente ai fini delle imposte sui redditi in Italia, ove era residente e percepiva altri redditi;
con la sentenza impugnata la C.T.R. del Piemonte, premesso che “i maggiori redditi rilevati dagli avvisi di accertamento sono stati regolarmente sottoposti a tassazione dallo Stato francese e quindi la questione attiene unicamente alla loro mancata esposizione nella dichiarazione dei redditi nazionali ed i conseguenti effetti sull’imponibile tassabile per gli anni in esame”, ha escluso che il contribuente possa essere qualificato un lavoratore transfrontaliero e, ritenendo applicabile al caso in esame l’art.16 della Convenzione Italia – Francia, ha concluso per l’illegittimità degli avvisi di accertamento, poichè i redditi non dichiarati dal contribuente erano imponibili in Francia;
avverso tale sentenza l’Agenzia ha proposto ricorso, sostenendo la qualità di lavoratore transfrontaliero del contribuente e l’applicabilità dell’art. 15 paragrafo 4 della Convenzione citata; comunque, l’applicabilità dell’art. 3 T.U.I.R. e la necessità che il contribuente dichiari i redditi percepiti all’estero (anche quelli assoggettati a tassazione all’estero), detraendo gli importi eventualmente versati a titolo di tassazione nello Stato estero con il meccanismo del credito d’imposta.
Secondo la ricorrente, i lavoratori italiani che svolgono attività lavorativa in Italia, oltre che all’estero, sono tassati in Italia e non possono ritenersi esenti dall’obbligo di dichiarare i redditi conseguiti, perché essi incidono sulla base imponibile;
l’art. 3 T.u.i.r., infatti, stabilisce un principio di carattere generale, secondo cui l’imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti, al netto degli oneri deducibili;
l’art. 3 , comma 3, lett. c) del medesimo decreto, che prevedeva la deroga proprio per i redditi da lavoro dipendente prestato all’estero, è stato abrogato dal D.Lgs. n. 314/1997, per cui l’art. 3 T.U.I.R. è applicabile per tutti i redditi posseduti dal residente, anche se provenienti da lavoro dipendente prestato all’estero.
Infine la ricorrente ritiene che nel caso in esame sia applicabile l’art.15 paragrafo 4 della Convenzione Italia Francia, con conseguente imponibilità in Italia dei redditi dei lavoratori transfrontalieri e che, comunque, l’eventuale applicabilità dell’art. 16 della Convenzione non escluda l’obbligo per il contribuente di dichiarare in Italia il reddito percepito all’estero.
La Suprema Corte, ha accolto il ricorso, con rinvio, alla C.T.R. del Piemonte in diversa composizione affinchè decida la controversia attenendosi al principio secondo cui il reddito percepito in Francia dal soggetto residente in Italia, quale dirigente di società di diritto francese, reddito pacificamente già tassato in Francia, attraverso il meccanismo delle ritenute alla fonte, deve essere dichiarato anche in Italia, con la possibilità per il contribuente di portare a detrazione le imposte pagate all’Erario dell’altro Stato, e con la conseguente legittimità, in mancanza di riscontro nella dichiarazione dei redditi presentata dal contribuente per quell’anno, del recupero a tassazione dell’imposta IRPEF ed addizionali regionali e comunali IRPEF.

Il soggetto residente in Italia che ha percepito, quale dirigente di società di diritto francese, reddito pacificamente già tassato in Francia, attraverso il meccanismo delle ritenute alla fonte, deve dichiararlo anche in Italia. (CORTE DI CASSAZIONE - Sez. trib. - Ordinanza 31 luglio 2018, n. 20291).

L'Agenzia delle Entrate ricorre con un unico motivo contro il contribuente per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che, in controversia concernente l'impugnativa degli avvisi di accertamento ha accolto l'appello del contribuente, riformando la sentenza della C.T.P. di Torino.
Con gli avvisi di accertamento l'amministrazione, richiamando l'art. 3 T.U.I.R. e l'art. 15, commi 1 e 2, della Convenzione italo francese sul reddito da lavoro subordinato, aveva recuperato a tassazione, per gli anni 2003 e 2004, il reddito percepito dal contribuente, in qualità di Direttore Generale Delegato di una società francese, con sede a Barby, tassato con ritenute alla fonte in Francia e non dichiarato dal contribuente ai fini delle imposte sui redditi in Italia, ove era residente e percepiva altri redditi;
con la sentenza impugnata la C.T.R. del Piemonte, premesso che "i maggiori redditi rilevati dagli avvisi di accertamento sono stati regolarmente sottoposti a tassazione dallo Stato francese e quindi la questione attiene unicamente alla loro mancata esposizione nella dichiarazione dei redditi nazionali ed i conseguenti effetti sull'imponibile tassabile per gli anni in esame", ha escluso che il contribuente possa essere qualificato un lavoratore transfrontaliero e, ritenendo applicabile al caso in esame l'art.16 della Convenzione Italia - Francia, ha concluso per l'illegittimità degli avvisi di accertamento, poichè i redditi non dichiarati dal contribuente erano imponibili in Francia;
avverso tale sentenza l'Agenzia ha proposto ricorso, sostenendo la qualità di lavoratore transfrontaliero del contribuente e l'applicabilità dell'art. 15 paragrafo 4 della Convenzione citata; comunque, l'applicabilità dell'art. 3 T.U.I.R. e la necessità che il contribuente dichiari i redditi percepiti all'estero (anche quelli assoggettati a tassazione all'estero), detraendo gli importi eventualmente versati a titolo di tassazione nello Stato estero con il meccanismo del credito d'imposta.
Secondo la ricorrente, i lavoratori italiani che svolgono attività lavorativa in Italia, oltre che all'estero, sono tassati in Italia e non possono ritenersi esenti dall'obbligo di dichiarare i redditi conseguiti, perché essi incidono sulla base imponibile;
l'art. 3 T.u.i.r., infatti, stabilisce un principio di carattere generale, secondo cui l'imposta si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti, al netto degli oneri deducibili;
l'art. 3 , comma 3, lett. c) del medesimo decreto, che prevedeva la deroga proprio per i redditi da lavoro dipendente prestato all'estero, è stato abrogato dal D.Lgs. n. 314/1997, per cui l'art. 3 T.U.I.R. è applicabile per tutti i redditi posseduti dal residente, anche se provenienti da lavoro dipendente prestato all'estero.
Infine la ricorrente ritiene che nel caso in esame sia applicabile l'art.15 paragrafo 4 della Convenzione Italia Francia, con conseguente imponibilità in Italia dei redditi dei lavoratori transfrontalieri e che, comunque, l'eventuale applicabilità dell'art. 16 della Convenzione non escluda l'obbligo per il contribuente di dichiarare in Italia il reddito percepito all'estero.
La Suprema Corte, ha accolto il ricorso, con rinvio, alla C.T.R. del Piemonte in diversa composizione affinchè decida la controversia attenendosi al principio secondo cui il reddito percepito in Francia dal soggetto residente in Italia, quale dirigente di società di diritto francese, reddito pacificamente già tassato in Francia, attraverso il meccanismo delle ritenute alla fonte, deve essere dichiarato anche in Italia, con la possibilità per il contribuente di portare a detrazione le imposte pagate all'Erario dell'altro Stato, e con la conseguente legittimità, in mancanza di riscontro nella dichiarazione dei redditi presentata dal contribuente per quell'anno, del recupero a tassazione dell'imposta IRPEF ed addizionali regionali e comunali IRPEF.

Ritenute previdenziali e assistenziali: devono essere versate se corrisposta la retribuzione

La sanzione amministrativa o penale prevista in caso di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali non può ritenersi applicabile senza il materiale esborso delle somme dovute al dipendente, rappresentando l’elemento costitutivo dell’illecito (Corte di cassazione – sentenza 29 agosto 2018, n. 39225).

Il datore di lavoro che non provvede quindi al versamento delle ritenute previdenziali è soggetto a sanzione amministrava o penale, a meno che non provi di non aver mai corrisposto le relative retribuzioni.
L’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032. Se l’importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non è punibile, ne’ assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.
L’intento della sanzione penale o amministrativa è quello non tanto di contrastare l’omissione del mancato versamento dei contributi, quanto l’indebita appropriazione, da parte del datore di lavoro, di somme prelevate dalla retribuzione dei lavoratori dipendenti, con la conseguenza che l’obbligo di versare le ritenute nasce solo al momento dell’effettiva corresponsione della retribuzione, sulla quale le ritenute stesse devono essere operate.
In diverse pronunce giurisprudenziali è stato più volte ribadito che incombe sul pubblico ministero l’onere di dimostrare l’avvenuta corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori dipendenti e per conseguenza spetta all’imputato il compito di dimostrare l’assenza del materiale esborso delle somme in questione.

La sanzione amministrativa o penale prevista in caso di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali non può ritenersi applicabile senza il materiale esborso delle somme dovute al dipendente, rappresentando l’elemento costitutivo dell’illecito (Corte di cassazione - sentenza 29 agosto 2018, n. 39225).

Il datore di lavoro che non provvede quindi al versamento delle ritenute previdenziali è soggetto a sanzione amministrava o penale, a meno che non provi di non aver mai corrisposto le relative retribuzioni.
L'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032. Se l'importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non è punibile, ne’ assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.
L’intento della sanzione penale o amministrativa è quello non tanto di contrastare l’omissione del mancato versamento dei contributi, quanto l’indebita appropriazione, da parte del datore di lavoro, di somme prelevate dalla retribuzione dei lavoratori dipendenti, con la conseguenza che l’obbligo di versare le ritenute nasce solo al momento dell’effettiva corresponsione della retribuzione, sulla quale le ritenute stesse devono essere operate.
In diverse pronunce giurisprudenziali è stato più volte ribadito che incombe sul pubblico ministero l’onere di dimostrare l’avvenuta corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori dipendenti e per conseguenza spetta all’imputato il compito di dimostrare l’assenza del materiale esborso delle somme in questione.

Rilascio Did: chiarimenti sul requisito della “residenza”

Il D.Lgs. n. 150/2015, all’art. 1, co. 3, stabilisce il diritto di ogni individuo ad accedere ai servizi di collocamento gratuito, mediante interventi e servizi volti a migliorare l’efficienza del mercato del lavoro, assicurando il sostegno nell’inserimento o nel reinserimento al lavoro. Alla luce di tale quadro regolatorio, potranno rilasciare la dichiarazione di immediata disponibilità e ricevere i servizi e le misure di politica attiva del lavoro i cittadini dell’Unione europea che soggiornano sul territorio italiano.

L’articolo 45 del TFUE disciplina e assicura la libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea, con l’abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro. La libera circolazione dei lavoratori è infatti uno dei principi base dell’Unione europea, in virtù del quale i cittadini di ogni Stato membro hanno il diritto di cercare lavoro in un altro Stato membro, conformemente alla regolamentazione applicabile ai cittadini di quest’ultimo.
Una piena tutela di tutti i cittadini che si muovono all’interno dell’Unione per trovare lavoro, non può che tradursi, pertanto, nella messa a disposizione delle strutture e dei mezzi che lo Stato assicura ai propri cittadini, quale supporto per l’attivazione e la ricollocazione nel mercato del lavoro.
Ciò premesso, il decreto legislativo n. 150/2015, all’articolo 1, comma 3, stabilisce il diritto di ogni individuo ad accedere ai servizi di collocamento gratuito, di cui all’articolo 29 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, mediante interventi e servizi volti a migliorare l’efficienza del mercato del lavoro, assicurando il sostegno nell’inserimento o nel reinserimento al lavoro. Alla luce di tale quadro regolatorio, potranno rilasciare la dichiarazione di immediata disponibilità e ricevere i servizi e le misure di politica attiva del lavoro i cittadini dell’Unione europea che soggiornano sul territorio italiano. In proposito, si specifica che il riferimento al requisito della “residenza”, di cui all’articolo 11, comma 1, lett. c), del decreto legislativo n. 150/2015, deve necessariamente essere letto in relazione al principio di libera circolazione dei lavoratori nell’Unione europea e dei principi sopra indicati, non potendo costituire, in alcun modo, un ostacolo all’effettiva tutela dei cittadini dell’ Unione europea e alla parità di trattamento degli stessi, ai fini di un concreto e reale supporto nella ricerca di un lavoro (Circolare Anpal n. 4/2018).

Il D.Lgs. n. 150/2015, all’art. 1, co. 3, stabilisce il diritto di ogni individuo ad accedere ai servizi di collocamento gratuito, mediante interventi e servizi volti a migliorare l’efficienza del mercato del lavoro, assicurando il sostegno nell’inserimento o nel reinserimento al lavoro. Alla luce di tale quadro regolatorio, potranno rilasciare la dichiarazione di immediata disponibilità e ricevere i servizi e le misure di politica attiva del lavoro i cittadini dell’Unione europea che soggiornano sul territorio italiano.

L’articolo 45 del TFUE disciplina e assicura la libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea, con l’abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro. La libera circolazione dei lavoratori è infatti uno dei principi base dell’Unione europea, in virtù del quale i cittadini di ogni Stato membro hanno il diritto di cercare lavoro in un altro Stato membro, conformemente alla regolamentazione applicabile ai cittadini di quest'ultimo.
Una piena tutela di tutti i cittadini che si muovono all’interno dell’Unione per trovare lavoro, non può che tradursi, pertanto, nella messa a disposizione delle strutture e dei mezzi che lo Stato assicura ai propri cittadini, quale supporto per l’attivazione e la ricollocazione nel mercato del lavoro.
Ciò premesso, il decreto legislativo n. 150/2015, all’articolo 1, comma 3, stabilisce il diritto di ogni individuo ad accedere ai servizi di collocamento gratuito, di cui all’articolo 29 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, mediante interventi e servizi volti a migliorare l’efficienza del mercato del lavoro, assicurando il sostegno nell’inserimento o nel reinserimento al lavoro. Alla luce di tale quadro regolatorio, potranno rilasciare la dichiarazione di immediata disponibilità e ricevere i servizi e le misure di politica attiva del lavoro i cittadini dell’Unione europea che soggiornano sul territorio italiano. In proposito, si specifica che il riferimento al requisito della "residenza", di cui all’articolo 11, comma 1, lett. c), del decreto legislativo n. 150/2015, deve necessariamente essere letto in relazione al principio di libera circolazione dei lavoratori nell’Unione europea e dei principi sopra indicati, non potendo costituire, in alcun modo, un ostacolo all’effettiva tutela dei cittadini dell’ Unione europea e alla parità di trattamento degli stessi, ai fini di un concreto e reale supporto nella ricerca di un lavoro (Circolare Anpal n. 4/2018).