Sanzione per intero se il pagamento dell’avviso bonario è parziale

Con la recente Ordinanza n. 14603 del 6 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che in caso di “avviso bonario”, il beneficio della riduzione delle sanzioni sull’imposta da versare è riconosciuto soltanto se il pagamento non effettuato venga eseguito per intero e non anche per il pagamento parziale.

FATTO

In seguito alla ricezione di comunicazione di irregolarità per omesso versamento IVA (cd. “avviso bonario”), la società contribuente ha effettuato solo parzialmente, nel termine di 30 giorni dalla ricezione dell’avviso, il pagamento di quanto dovuto, senza specificare alcuna imputazione.
L’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad iscrivere a ruolo le somme residue, applicando la sanzione in misura piena sull’intero importo dell’IVA oggetto dell’avviso bonario.
La società contribuente ha presentato ricorso chiedendo il riconoscimento della sanzione ridotta ad 1/3 per l’importo pagato in base alla comunicazione d’irregolarità entro i trenta giorni dalla ricezione. Il ricorso è stato accolto dai giudici tributari sul rilievo che il beneficio della riduzione della sanzione deve essere riconosciuto sulle somme comunque versate entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della comunicazione di irregolarità (cd. “avviso bonario”), mentre limitatamente alla somma non versata trova applicazione la sanzione per intero; ciò in quanto una tesi più restrittiva non trova fondamento nella lettera della legge, risultando inutilmente vessatoria, in violazione del principio di uguaglianza tra contribuenti nei limiti della somma versata.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso sostenendo che per beneficiare dell’agevolazione della riduzione delle sanzioni ad 1/3 il contribuente deve corrispondere, entro il termine di trenta giorni previsto dalla ricezione della comunicazione di irregolarità, l’intero pagamento degli importi dovuti.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, riformando la decisione dei giudici tributari.
In proposito, i giudici della Suprema Corte hanno evidenziato che secondo la normativa sanzionatoria “chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile”. Inoltre “l’iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il contribuente provvede a pagare le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento dell’avviso bonario. In tal caso, l’ammontare delle sanzioni amministrative dovute è ridotto ad un terzo”.
Secondo i giudici della Suprema Corte deve essere privilegiata l’interpretazione restrittiva, in base alla quale il beneficio della riduzione delle sanzioni sull’imposta da versare è previsto dalla legge unicamente nel caso in cui il pagamento non effettuato venga eseguito nella sua interezza e non anche allorquando il contribuente effettui un pagamento parziale, poiché:
– nulla è specificamente previsto dalla norma per il caso di pagamento parziale e, trattandosi di disposizione eccezionale (previsione di un’agevolazione volta ad attenuare l’effetto punitivo della sanzione comminata), non può estendersene l’effetto oltre ai casi da essa specificamente regolati;
– prevale l’interesse dell’Erario di ottenere il puntuale conseguimento di quanto dovuto e non pagato entro un termine ragionevole a fronte di una congrua riduzione della sanzione.

Con la recente Ordinanza n. 14603 del 6 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che in caso di "avviso bonario", il beneficio della riduzione delle sanzioni sull'imposta da versare è riconosciuto soltanto se il pagamento non effettuato venga eseguito per intero e non anche per il pagamento parziale.

FATTO

In seguito alla ricezione di comunicazione di irregolarità per omesso versamento IVA (cd. "avviso bonario"), la società contribuente ha effettuato solo parzialmente, nel termine di 30 giorni dalla ricezione dell’avviso, il pagamento di quanto dovuto, senza specificare alcuna imputazione.
L’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad iscrivere a ruolo le somme residue, applicando la sanzione in misura piena sull’intero importo dell’IVA oggetto dell’avviso bonario.
La società contribuente ha presentato ricorso chiedendo il riconoscimento della sanzione ridotta ad 1/3 per l’importo pagato in base alla comunicazione d’irregolarità entro i trenta giorni dalla ricezione. Il ricorso è stato accolto dai giudici tributari sul rilievo che il beneficio della riduzione della sanzione deve essere riconosciuto sulle somme comunque versate entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della comunicazione di irregolarità (cd. "avviso bonario"), mentre limitatamente alla somma non versata trova applicazione la sanzione per intero; ciò in quanto una tesi più restrittiva non trova fondamento nella lettera della legge, risultando inutilmente vessatoria, in violazione del principio di uguaglianza tra contribuenti nei limiti della somma versata.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso sostenendo che per beneficiare dell'agevolazione della riduzione delle sanzioni ad 1/3 il contribuente deve corrispondere, entro il termine di trenta giorni previsto dalla ricezione della comunicazione di irregolarità, l'intero pagamento degli importi dovuti.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, riformando la decisione dei giudici tributari.
In proposito, i giudici della Suprema Corte hanno evidenziato che secondo la normativa sanzionatoria "chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell'imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l'ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile". Inoltre "l'iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il contribuente provvede a pagare le somme dovute entro trenta giorni dal ricevimento dell’avviso bonario. In tal caso, l'ammontare delle sanzioni amministrative dovute è ridotto ad un terzo".
Secondo i giudici della Suprema Corte deve essere privilegiata l’interpretazione restrittiva, in base alla quale il beneficio della riduzione delle sanzioni sull'imposta da versare è previsto dalla legge unicamente nel caso in cui il pagamento non effettuato venga eseguito nella sua interezza e non anche allorquando il contribuente effettui un pagamento parziale, poiché:
- nulla è specificamente previsto dalla norma per il caso di pagamento parziale e, trattandosi di disposizione eccezionale (previsione di un'agevolazione volta ad attenuare l'effetto punitivo della sanzione comminata), non può estendersene l'effetto oltre ai casi da essa specificamente regolati;
- prevale l'interesse dell'Erario di ottenere il puntuale conseguimento di quanto dovuto e non pagato entro un termine ragionevole a fronte di una congrua riduzione della sanzione.

Accesso civico generalizzato cittadini

Il Dipartimento della funzione pubblica ha predisposto un sito esplicativo di supporto per tutte le amministrazioni pubbliche sul nuovo diritto di accesso civico generalizzato dei cittadini, disponibili all’indirizzo www.foia.gov.it.

L’art. 5 del D. Lgs. n. 33/2013, così come novellato dal D. Lgs. n. 97/2016, ha introdotto una nuova tipologia di accesso civico – il c.d. accesso civico “generalizzato” – per il quale “chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del citato decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati giuridicamente rilevanti, secondo quanto previsto dall’art. 5-bis”.
La finalità della norma è quella di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.
In proposito, la Presidenza del Consiglio comunica che il Dipartimento della funzione pubblica ha predisposto un sito esplicativo di supporto per tutte le amministrazioni pubbliche sul nuovo diritto di accesso civico generalizzato dei cittadini.
L’indirizzo è www.foia.gov.it ed all’interno sono illustrati strumenti e indicazioni operative relative all’attuazione della normativa comunemente conosciuta come Freedom of Information Act (FOIA).
Nel sito, costantemente aggiornato e ampliato dal Centro nazionale di Competenza FOIA istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica, è possibile trovare:
– i riferimenti normativi che a più livelli disciplinano l’istituto dell’accesso generalizzato e ne regolano l’attuazione;
– le indicazioni operative, FAQ e strumenti a supporto della gestione delle diverse fasi del procedimento FOIA;
– i risultati dell’attività di monitoraggio dell’attuazione della norma;
– una raccolta dei pareri del Garante per la protezione dei dati personali e della giurisprudenza in materia.

Il Dipartimento della funzione pubblica ha predisposto un sito esplicativo di supporto per tutte le amministrazioni pubbliche sul nuovo diritto di accesso civico generalizzato dei cittadini, disponibili all’indirizzo www.foia.gov.it.

L’art. 5 del D. Lgs. n. 33/2013, così come novellato dal D. Lgs. n. 97/2016, ha introdotto una nuova tipologia di accesso civico - il c.d. accesso civico "generalizzato" – per il quale "chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del citato decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati giuridicamente rilevanti, secondo quanto previsto dall’art. 5-bis".
La finalità della norma è quella di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.
In proposito, la Presidenza del Consiglio comunica che il Dipartimento della funzione pubblica ha predisposto un sito esplicativo di supporto per tutte le amministrazioni pubbliche sul nuovo diritto di accesso civico generalizzato dei cittadini.
L’indirizzo è www.foia.gov.it ed all’interno sono illustrati strumenti e indicazioni operative relative all’attuazione della normativa comunemente conosciuta come Freedom of Information Act (FOIA).
Nel sito, costantemente aggiornato e ampliato dal Centro nazionale di Competenza FOIA istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica, è possibile trovare:
- i riferimenti normativi che a più livelli disciplinano l’istituto dell’accesso generalizzato e ne regolano l’attuazione;
- le indicazioni operative, FAQ e strumenti a supporto della gestione delle diverse fasi del procedimento FOIA;
- i risultati dell’attività di monitoraggio dell’attuazione della norma;
- una raccolta dei pareri del Garante per la protezione dei dati personali e della giurisprudenza in materia.

Ok all’agevolazione prima casa senza cambio di residenza se c’è comunione

L’agevolazione prima casa su immobile acquistato in comunione non decade se uno dei due coniuge non ha provveduto al trasferimento della residenza, nello stesso comune dell’immobile, entro il termine dei 18 mesi dalla data del rogito; il requisito della residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile deve essere riferito alla famiglia (Corte di Cassazione – Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16604).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dal contribuente avverso la sentenza della CTR che, in linea con la decisione di primo grado, aveva rigettato il suo ricorso contro un avviso di liquidazione di maggiore imposta IVA emesso dall’Agenzia delle Entrate, a seguito di revoca dei benefici fiscali connessi all’acquisto della prima casa, nella specie effettuato in comunione dei beni con il coniuge, per non avere ivi trasferito la propria residenza nel termine decadenziale di diciotto mesi dalla stipula dell’atto.
Il ricorrente deduce l’omesso esame della documentazione anagrafica prodotta in giudizio, attestante la residenza familiare del ricorrente nell’abitazione de qua, sostenendo che, diversamente da quanto sostenuto dai giudici di appello, ai fini della spettanza della predetta agevolazione era del tutto irrilevante, a fronte della destinazione dell’immobile a residenza familiare, che uno dei coniugi abbia la residenza in luogo diverso.
La Suprema Corte ribadisce il seguente principio di diritto: «In tema di agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa e con riguardo alla disciplina dell’art. 2 del d.l. n. 12 del 1985, convertito nella l. 4 maggio 1985, n. 118 (applicabile “ratione temporis”), il requisito della residenza nel comune in cui è ubicato l’immobile deve essere riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra coniugi, quel che rileva è che l’immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in contrario la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza anagrafica in tale comune, e ciò in ogni ipotesi in cui il bene sia divenuto oggetto della comunione ai sensi dell’art. 177 cod. civ., quindi sia in caso di acquisto separato che in caso di acquisto congiunto del bene stesso».
Nella specie, in cui è incontestato che l’acquisto dell’immobile ubicato era stato effettuato in regime di comunione dai coniugi e che quest’ultima aveva trasferito la propria residenza in detto immobile, la CTR, omettendo evidentemente di esaminare la documentazione anagrafica prodotta dal ricorrente, ha violato le disposizioni censurate disattendendo il predetto principio giurisprudenziale.

L’agevolazione prima casa su immobile acquistato in comunione non decade se uno dei due coniuge non ha provveduto al trasferimento della residenza, nello stesso comune dell’immobile, entro il termine dei 18 mesi dalla data del rogito; il requisito della residenza nel comune in cui è ubicato l'immobile deve essere riferito alla famiglia (Corte di Cassazione - Ordinanza 22 giugno 2018, n. 16604).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dal contribuente avverso la sentenza della CTR che, in linea con la decisione di primo grado, aveva rigettato il suo ricorso contro un avviso di liquidazione di maggiore imposta IVA emesso dall'Agenzia delle Entrate, a seguito di revoca dei benefici fiscali connessi all'acquisto della prima casa, nella specie effettuato in comunione dei beni con il coniuge, per non avere ivi trasferito la propria residenza nel termine decadenziale di diciotto mesi dalla stipula dell'atto.
Il ricorrente deduce l'omesso esame della documentazione anagrafica prodotta in giudizio, attestante la residenza familiare del ricorrente nell'abitazione de qua, sostenendo che, diversamente da quanto sostenuto dai giudici di appello, ai fini della spettanza della predetta agevolazione era del tutto irrilevante, a fronte della destinazione dell'immobile a residenza familiare, che uno dei coniugi abbia la residenza in luogo diverso.
La Suprema Corte ribadisce il seguente principio di diritto: «In tema di agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa e con riguardo alla disciplina dell'art. 2 del d.l. n. 12 del 1985, convertito nella l. 4 maggio 1985, n. 118 (applicabile "ratione temporis"), il requisito della residenza nel comune in cui è ubicato l'immobile deve essere riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra coniugi, quel che rileva è che l'immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in contrario la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza anagrafica in tale comune, e ciò in ogni ipotesi in cui il bene sia divenuto oggetto della comunione ai sensi dell'art. 177 cod. civ., quindi sia in caso di acquisto separato che in caso di acquisto congiunto del bene stesso».
Nella specie, in cui è incontestato che l'acquisto dell'immobile ubicato era stato effettuato in regime di comunione dai coniugi e che quest'ultima aveva trasferito la propria residenza in detto immobile, la CTR, omettendo evidentemente di esaminare la documentazione anagrafica prodotta dal ricorrente, ha violato le disposizioni censurate disattendendo il predetto principio giurisprudenziale.

Elemento perequativo a giugno per i dipendenti dell’industria metalmeccanica

Spetta, nel mese di giugno, un elemento perequativo per dipendenti dellindustria metalmeccanica.

Ai lavoratori in forza al Io gennaio di ogni anno nelle aziende prive di contrattazione di secondo livello riguardante il Premio di risultato o altri istituti retributivi comunque soggetti a contribuzione e che nel corso dell’anno precedente (Io gennaio – 31 dicembre) abbiano percepito un trattamento retributivo composto esclusivamente da importi retributivi fissati dal CCNL (lavoratori privi di superminimi collettivi o individuali, premi annui o altri importi retributivi comunque soggetti a contribuzione), è corrisposta, a titolo perequativo, con la retribuzione del mese di giugno, una cifra annua pari a 485,00 euro, onnicomprensiva e non incidente sul Tfr ovvero una cifra inferiore fino a concorrenza in caso di presenza di retribuzioni aggiuntive a quelle fissate dal CCNL, in funzione della durata, anche non consecutiva, del rapporto di lavoro nel corso dell’anno precedente. La frazione di mese superiore a 15 giorni sarà considerata, a questi effetti, come mese intero.

Spetta, nel mese di giugno, un elemento perequativo per dipendenti dellindustria metalmeccanica.

Ai lavoratori in forza al Io gennaio di ogni anno nelle aziende prive di contrattazione di secondo livello riguardante il Premio di risultato o altri istituti retributivi comunque soggetti a contribuzione e che nel corso dell’anno precedente (Io gennaio - 31 dicembre) abbiano percepito un trattamento retributivo composto esclusivamente da importi retributivi fissati dal CCNL (lavoratori privi di superminimi collettivi o individuali, premi annui o altri importi retributivi comunque soggetti a contribuzione), è corrisposta, a titolo perequativo, con la retribuzione del mese di giugno, una cifra annua pari a 485,00 euro, onnicomprensiva e non incidente sul Tfr ovvero una cifra inferiore fino a concorrenza in caso di presenza di retribuzioni aggiuntive a quelle fissate dal CCNL, in funzione della durata, anche non consecutiva, del rapporto di lavoro nel corso dell’anno precedente. La frazione di mese superiore a 15 giorni sarà considerata, a questi effetti, come mese intero.

Pubblicato l’elenco dei beneficiari della ZFU Lombardia

Pubblicati delle imprese localizzate nella zona franca dei comuni della Lombardia ammesse alle agevolazioni (Ministero dello Sviluppo Economico – Decreto 27 giugno 2018).

Le agevolazioni sono fruite:
– mediante riduzione dei versamenti da effettuarsi, con il modello di pagamento F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento;
– dalle imprese beneficiarie fino al raggiungimento dell’importo dell’agevolazione concessa.
Al fine di consentire la fruizione dell’esenzione dalle imposte sui redditi anche ai soci delle società “trasparenti”, nonché ai collaboratori/coadiuvanti di imprese familiari, le imprese interessate possono indicare i dati identificativi di ciascun socio ovvero collaboratore/coadiuvante, compreso il relativo codice fiscale, nel modulo di istanza specifico.

Pubblicati delle imprese localizzate nella zona franca dei comuni della Lombardia ammesse alle agevolazioni (Ministero dello Sviluppo Economico - Decreto 27 giugno 2018).

Le agevolazioni sono fruite:
- mediante riduzione dei versamenti da effettuarsi, con il modello di pagamento F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena lo scarto dell’operazione di versamento;
- dalle imprese beneficiarie fino al raggiungimento dell’importo dell’agevolazione concessa.
Al fine di consentire la fruizione dell’esenzione dalle imposte sui redditi anche ai soci delle società "trasparenti", nonché ai collaboratori/coadiuvanti di imprese familiari, le imprese interessate possono indicare i dati identificativi di ciascun socio ovvero collaboratore/coadiuvante, compreso il relativo codice fiscale, nel modulo di istanza specifico.

Albo imprese ambientali: ecco la sottocategoria 2-ter per gli enti di volontariato/religiosi

Le associazioni di volontariato e gli enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana, devono iscriversi nella nuova sottocategoria 2-ter dell’Albo nazionale dei gestori ambientali (Ministero Ambiente – delibera n. 4/2018).

Il Ministero dell’Ambiente ha individuato la sottocategoria 2-ter per l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese ambientali, con procedura semplificata, delle associazioni di volontariato ed enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana.
L’iscrizione abilita alla raccolta e al trasporto, per non più di quattro giornate all’interno dell’anno civile e per un quantitativo complessivamente non superiore a 100 tonnellate, delle seguenti tipologie di rifiuti urbani non pericolosi dei quali risultino proprietari in forza di acquisto o donazione degli stessi:
– imballaggi metallici;
– metalli;
– rifiuti ingombranti (limitatamente ai rifiuti in metallo).

Ai fini dell’iscrizione nella sottocategoria 2-ter, occorre che le associazioni di volontariato e gli enti religiosi:
– siano cittadini italiani o cittadini di Stati membri della UE o cittadini di un altro Stato, a condizione che quest’ultimo riconosca analogo diritto ai cittadini italiani;
– non siano in stato di interdizione o inabilitazione ovvero di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
– non abbiano riportato condanna passata in giudicato, nei seguenti casi:
a) condanna a pena detentiva per reati previsti dalle norme a tutela dell’ambiente, ivi incluse le norme a tutela della salute, le norme in materia edilizia e in materia urbanistica;
b) condanna alla reclusione per un tempo superiore ad un anno per delitti non colposi.
– siano in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato di residenza;
– non sussistono nei loro confronti le cause di divieto, di decadenza o di sospensione ai sensi della disciplina anticorruzione;
– non si trovino, in sede di prima iscrizione, in stato di liquidazione o siano, comunque, soggetti ad una procedura concorsuale o a qualsiasi altra situazione equivalente secondo la legislazione straniera;
– non abbiano reso false dichiarazioni o compiuto falsificazioni nel fornire le informazioni richieste ai sensi del presente articolo.

Per l’iscrizione nella sottocategoria 2-ter, le associazioni di volontariato e gli enti religiosi devono presentare una comunicazione alla Sezione regionale o provinciale territorialmente competente, con la quale attestano:
– la sede dell’associazione di volontariato o dell’ente religioso;
– il possesso dei citati requisiti richiesti;
– i rifiuti che si intende trasportare;
– il pagamento del diritto di segreteria.

La Sezione regionale o provinciale delibera l’iscrizione entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, se risultano soddisfatti i presupporti e i requisiti richiesti.
Qualora invece venga accertato il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti, la suddetta Sezione regionale o provinciale dispone, con provvedimento motivato, il divieto di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformarsi alla normativa vigente entro il termine prefissato dalla Sezione medesima.
Sussistendo il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti alla scadenza del termine concesso per la regolarizzazione, la Sezione procede alla cancellazione dell’iscrizione.

Le associazioni di volontariato e gli enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana, devono iscriversi nella nuova sottocategoria 2-ter dell’Albo nazionale dei gestori ambientali (Ministero Ambiente - delibera n. 4/2018).

Il Ministero dell’Ambiente ha individuato la sottocategoria 2-ter per l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese ambientali, con procedura semplificata, delle associazioni di volontariato ed enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana.
L’iscrizione abilita alla raccolta e al trasporto, per non più di quattro giornate all’interno dell’anno civile e per un quantitativo complessivamente non superiore a 100 tonnellate, delle seguenti tipologie di rifiuti urbani non pericolosi dei quali risultino proprietari in forza di acquisto o donazione degli stessi:
- imballaggi metallici;
- metalli;
- rifiuti ingombranti (limitatamente ai rifiuti in metallo).

Ai fini dell’iscrizione nella sottocategoria 2-ter, occorre che le associazioni di volontariato e gli enti religiosi:
- siano cittadini italiani o cittadini di Stati membri della UE o cittadini di un altro Stato, a condizione che quest'ultimo riconosca analogo diritto ai cittadini italiani;
- non siano in stato di interdizione o inabilitazione ovvero di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
- non abbiano riportato condanna passata in giudicato, nei seguenti casi:
a) condanna a pena detentiva per reati previsti dalle norme a tutela dell'ambiente, ivi incluse le norme a tutela della salute, le norme in materia edilizia e in materia urbanistica;
b) condanna alla reclusione per un tempo superiore ad un anno per delitti non colposi.
- siano in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato di residenza;
- non sussistono nei loro confronti le cause di divieto, di decadenza o di sospensione ai sensi della disciplina anticorruzione;
- non si trovino, in sede di prima iscrizione, in stato di liquidazione o siano, comunque, soggetti ad una procedura concorsuale o a qualsiasi altra situazione equivalente secondo la legislazione straniera;
- non abbiano reso false dichiarazioni o compiuto falsificazioni nel fornire le informazioni richieste ai sensi del presente articolo.

Per l’iscrizione nella sottocategoria 2-ter, le associazioni di volontariato e gli enti religiosi devono presentare una comunicazione alla Sezione regionale o provinciale territorialmente competente, con la quale attestano:
- la sede dell’associazione di volontariato o dell’ente religioso;
- il possesso dei citati requisiti richiesti;
- i rifiuti che si intende trasportare;
- il pagamento del diritto di segreteria.

La Sezione regionale o provinciale delibera l’iscrizione entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, se risultano soddisfatti i presupporti e i requisiti richiesti.
Qualora invece venga accertato il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti, la suddetta Sezione regionale o provinciale dispone, con provvedimento motivato, il divieto di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformarsi alla normativa vigente entro il termine prefissato dalla Sezione medesima.
Sussistendo il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti alla scadenza del termine concesso per la regolarizzazione, la Sezione procede alla cancellazione dell’iscrizione.

Qualificazione della Carta dei conducenti scaduta

Si forniscono precisazioni sulla qualificazione della Carta dei conducenti scaduta.

Il titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di persone che per il trasporto di cose, che frequenta un corso di formazione periodica per rinnovare l’abilitazione ad una di tali tipologie di trasporto, non deve frequentare il corso di formazione periodica per l’altra tipologia di trasporto. Deve comunque sottoporsi all’esame di ripristino nel caso in cui una delle due tipologie di abilitazione (o anche entrambe) sia scaduta da oltre due anni. In caso di richiesta sia per sostenere l’”esame di ripristino” e sia per rinnovare la qualificazione CQC scaduta da meno di 2 anni, l’utente deve presentare due distinte domande. La qualificazione CQC ottenuta con ordinaria procedura di rinnovo, avrà validità di 5 anni dalla data di presentazione dell’istanza all’Ufficio Motorizzazione civile, mentre quella ottenuta dopo l’esame di ripristino avrà validità di 5 anni dalla data esame.
Nell’ipotesi in cui un conducente sia titolare di entrambe le qualificazioni CQC scadute da oltre due anni, lo stesso non potrà presentare istanza congiunta per sostenere entrambi gli esami di ripristino, ma dovrà presentare prima l’istanza per sostenere l’esame di ripristino relativa ad una delle due abilitazioni CQC, poi, una successiva istanza di ripristino per l’altra CQC utilizzando lo stesso corso e sostenendo, in ogni caso, sia la parte comune che la parte specialistica.
La frequenza di un corso di formazione periodica consente il rinnovo di validità di una qualificazione CQC scaduta da meno di 2 anni. Consente il rinnovo di validità un corso di formazione periodica terminato, al massimo, entro 2 anni dal giorno della scadenza della qualificazione CQC, anche se l’istanza di rinnovo è presentata al competente Ufficio Motorizzazione civile, in data successiva. Laddove il corso di formazione periodica abbia termine dopo 2 anni dalla data di scadenza della qualificazione CQC, il titolare potrà ottenere il rinnovo solo dopo essersi sottoposto ad esame di ripristino.

Il titolare di qualificazione CQC può, in qualsiasi momento, richiedere all’Ufficio Motorizzazione civile di revocare la propria abilitazione. L’interessato potrà conseguire una nuova abilitazione esclusivamente secondo le procedure ordinarie, frequentando, cioè, un corso di qualificazione iniziale e sostenendo il previsto esame di idoneità. In caso di rinuncia, la patente CQC deve essere riconsegnata all’Ufficio Motorizzazione civile e l’utente dovrà richiedere un duplicato della patente di guida. Nel caso il conducente, già titolare di entrambe le qualificazioni CQC, abbia dapprima rinunciato a una delle due, ma che, dopo la revoca, intenda nuovamente conseguirla deve frequentare esclusivamente il corso integrativo e sostenere il relativo esame solo sulla parte specialistica.

Si forniscono precisazioni sulla qualificazione della Carta dei conducenti scaduta.

Il titolare di qualificazione CQC valida sia per il trasporto di persone che per il trasporto di cose, che frequenta un corso di formazione periodica per rinnovare l’abilitazione ad una di tali tipologie di trasporto, non deve frequentare il corso di formazione periodica per l’altra tipologia di trasporto. Deve comunque sottoporsi all’esame di ripristino nel caso in cui una delle due tipologie di abilitazione (o anche entrambe) sia scaduta da oltre due anni. In caso di richiesta sia per sostenere l’"esame di ripristino" e sia per rinnovare la qualificazione CQC scaduta da meno di 2 anni, l’utente deve presentare due distinte domande. La qualificazione CQC ottenuta con ordinaria procedura di rinnovo, avrà validità di 5 anni dalla data di presentazione dell’istanza all’Ufficio Motorizzazione civile, mentre quella ottenuta dopo l’esame di ripristino avrà validità di 5 anni dalla data esame.
Nell’ipotesi in cui un conducente sia titolare di entrambe le qualificazioni CQC scadute da oltre due anni, lo stesso non potrà presentare istanza congiunta per sostenere entrambi gli esami di ripristino, ma dovrà presentare prima l’istanza per sostenere l’esame di ripristino relativa ad una delle due abilitazioni CQC, poi, una successiva istanza di ripristino per l’altra CQC utilizzando lo stesso corso e sostenendo, in ogni caso, sia la parte comune che la parte specialistica.
La frequenza di un corso di formazione periodica consente il rinnovo di validità di una qualificazione CQC scaduta da meno di 2 anni. Consente il rinnovo di validità un corso di formazione periodica terminato, al massimo, entro 2 anni dal giorno della scadenza della qualificazione CQC, anche se l’istanza di rinnovo è presentata al competente Ufficio Motorizzazione civile, in data successiva. Laddove il corso di formazione periodica abbia termine dopo 2 anni dalla data di scadenza della qualificazione CQC, il titolare potrà ottenere il rinnovo solo dopo essersi sottoposto ad esame di ripristino.

Il titolare di qualificazione CQC può, in qualsiasi momento, richiedere all’Ufficio Motorizzazione civile di revocare la propria abilitazione. L’interessato potrà conseguire una nuova abilitazione esclusivamente secondo le procedure ordinarie, frequentando, cioè, un corso di qualificazione iniziale e sostenendo il previsto esame di idoneità. In caso di rinuncia, la patente CQC deve essere riconsegnata all’Ufficio Motorizzazione civile e l’utente dovrà richiedere un duplicato della patente di guida. Nel caso il conducente, già titolare di entrambe le qualificazioni CQC, abbia dapprima rinunciato a una delle due, ma che, dopo la revoca, intenda nuovamente conseguirla deve frequentare esclusivamente il corso integrativo e sostenere il relativo esame solo sulla parte specialistica.

FEDERCHIMICA: da luglio non va erogato l’EDR

Federchimica con informativa del 25 giugno, ricorda che con la retribuzione di luglio cessa di l’erogazione dell’EDR previsto dall’accordo del 27/6/2018

Come da accordo siglato il 27/6/2017, Federchimica conferma che con la retribuzione del mese di luglio 2018 l’Elemento Distinto della Retribuzione ivi previsto dall’1/1/2018 al 30/6/2018, cesserà di essere erogato. Una precisazione che viene fatta in relazione ai numerosi quesiti che sono stati inviati alla stessa Federchimica, sull’argomento.
La cessazione dell’Edr nel mese di luglio 2018, era stata espressamente prevista dal verbale di accordo 27/6/2017, dove le Parti firmatarie avevano disposto, a far data dall’1/1/2018, l’adeguamento del minimi contrattuali (Minimo e I.P.O.) allo scostamento pari al -1,0% risultante, tra l’inflazione reale 2016 (0,1%) e quella prevista utilizzata nel rinnovo contrattuale (1,1%).
Pertanto, ribadisce Federchimica, con la retribuzione del mese di luglio p.v. tale voce retributiva cesserà di essere erogata. Il 12 luglio p.v. si avvierà la trattativa con le Organizzazioni Sindacali per il rinnovo del CCNL in scadenza a fine anno e il 19 luglio è previsto un secondo incontro e certamente il tema EDR sarà oggetto del negoziato inerente la parte economica del rinnovo.

Federchimica con informativa del 25 giugno, ricorda che con la retribuzione di luglio cessa di l’erogazione dell’EDR previsto dall’accordo del 27/6/2018

Come da accordo siglato il 27/6/2017, Federchimica conferma che con la retribuzione del mese di luglio 2018 l’Elemento Distinto della Retribuzione ivi previsto dall’1/1/2018 al 30/6/2018, cesserà di essere erogato. Una precisazione che viene fatta in relazione ai numerosi quesiti che sono stati inviati alla stessa Federchimica, sull’argomento.
La cessazione dell’Edr nel mese di luglio 2018, era stata espressamente prevista dal verbale di accordo 27/6/2017, dove le Parti firmatarie avevano disposto, a far data dall’1/1/2018, l’adeguamento del minimi contrattuali (Minimo e I.P.O.) allo scostamento pari al -1,0% risultante, tra l’inflazione reale 2016 (0,1%) e quella prevista utilizzata nel rinnovo contrattuale (1,1%).
Pertanto, ribadisce Federchimica, con la retribuzione del mese di luglio p.v. tale voce retributiva cesserà di essere erogata. Il 12 luglio p.v. si avvierà la trattativa con le Organizzazioni Sindacali per il rinnovo del CCNL in scadenza a fine anno e il 19 luglio è previsto un secondo incontro e certamente il tema EDR sarà oggetto del negoziato inerente la parte economica del rinnovo.

Firmato accordo sul welfare Terziario Bologna

29 giu 2018 Il giorno 28/5/2018, tra la CONFCOMMERCIO IMPRESE per l’Italia ASCOM Bologna e la FILCAMS-CGIL Bologna, la FISASCAT-CISL Area Metropolitana Bolognese, la UILTuCS-UIL Bologna, si è stipulato il presente accordo sperimentale di implementazione del welfare del Terziario nell’area metropolitana bolognese – Ebiterbo.

Con l’accordo in oggetto è stato riconosciuto ai dipendenti delle aziende dell’area metropolitana Bolognese l’ulteriore prestazione tesa ad incentivare l’uso dei mezzi pubblici sia per gomma che per ferro per il trasporto casa-lavoro che hanno il merito di ridurre l’inquinamento ambientale.
Il presente accordo decorre dall’1/7/2018 e per spese sostenute nel corso di tutto il 2018, con scadenza al 31/12/2020. Le parti riconfermano che le prestazioni erogate dall’Ente Bilaterale di cui al presente accordo, siano riconosciute a tutti i dipendenti che abbiano la propria sede di lavoro nell’Area Metropolitana Bolognese.
Hanno diritto ad accedere alla presente prestazione i lavoratori aventi, oltre al requisito dei tre mesi di contribuzione di cui al Regolamento Generale dell’Ente, anche 12 mesi complessivi di contribuzione, seppur non continuativa, negli ultimi 24 mesi antecedenti la data della richiesta.
Nel caso di utilizzo di mezzi pubblici per il raggiungimento del luogo di lavoro e viceversa, attraverso la sottoscrizione di abbonamenti personali esclusivamente annuali o, se non previsti quelli annuali, anche mensili per un minimo di dieci mesi consecutivi, ad autobus o treni anche in forma combinata, sarà riconosciuto da Ebiterbo alternativamente:
A) un importo pari al 35% della spesa sostenuta nel caso di sottoscrizione di un unico abbonamento
B) un importo pari al 35% della spesa sostenuta per l’abbonamento principale più un importo pari al 20% dell’integrazione dell’abbonamento per l’area urbana di Bologna o di Imola.
Il massimale per ogni lavoratore per tale prestazione è fissato a € 200 euro, elevabile a € 300 nel caso in cui il lavoratore beneficiario non abbia usufruito, nel corso del precedente biennio dalla data della richiesta, di altre diverse prestazioni riconosciute da Ebiterbo.

29 giu 2018 Il giorno 28/5/2018, tra la CONFCOMMERCIO IMPRESE per l’Italia ASCOM Bologna e la FILCAMS-CGIL Bologna, la FISASCAT-CISL Area Metropolitana Bolognese, la UILTuCS-UIL Bologna, si è stipulato il presente accordo sperimentale di implementazione del welfare del Terziario nell’area metropolitana bolognese - Ebiterbo.

Con l’accordo in oggetto è stato riconosciuto ai dipendenti delle aziende dell’area metropolitana Bolognese l’ulteriore prestazione tesa ad incentivare l’uso dei mezzi pubblici sia per gomma che per ferro per il trasporto casa-lavoro che hanno il merito di ridurre l’inquinamento ambientale.
Il presente accordo decorre dall’1/7/2018 e per spese sostenute nel corso di tutto il 2018, con scadenza al 31/12/2020. Le parti riconfermano che le prestazioni erogate dall’Ente Bilaterale di cui al presente accordo, siano riconosciute a tutti i dipendenti che abbiano la propria sede di lavoro nell’Area Metropolitana Bolognese.
Hanno diritto ad accedere alla presente prestazione i lavoratori aventi, oltre al requisito dei tre mesi di contribuzione di cui al Regolamento Generale dell’Ente, anche 12 mesi complessivi di contribuzione, seppur non continuativa, negli ultimi 24 mesi antecedenti la data della richiesta.
Nel caso di utilizzo di mezzi pubblici per il raggiungimento del luogo di lavoro e viceversa, attraverso la sottoscrizione di abbonamenti personali esclusivamente annuali o, se non previsti quelli annuali, anche mensili per un minimo di dieci mesi consecutivi, ad autobus o treni anche in forma combinata, sarà riconosciuto da Ebiterbo alternativamente:
A) un importo pari al 35% della spesa sostenuta nel caso di sottoscrizione di un unico abbonamento
B) un importo pari al 35% della spesa sostenuta per l’abbonamento principale più un importo pari al 20% dell’integrazione dell’abbonamento per l’area urbana di Bologna o di Imola.
Il massimale per ogni lavoratore per tale prestazione è fissato a € 200 euro, elevabile a € 300 nel caso in cui il lavoratore beneficiario non abbia usufruito, nel corso del precedente biennio dalla data della richiesta, di altre diverse prestazioni riconosciute da Ebiterbo.

Quota rinnovo contrattuale per il CCNL Area Legno – Lapidei

 

Con la busta paga di giugno viene trattenuta la quota di sottoscrizione contrattuale a carico dei lavoratori non iscritti alle Organizzazioni sindacali del CCNL per le imprese artigiane e PMI del settore legno e lapidei

 

Le aziende effettueranno una ritenuta di Euro 25,00 sulla retribuzione del mese di giugno 2018 a titolo di partecipazione alle spese per il rinnovo contrattuale.
Ai lavoratori iscritti alle OO.SS. FILLEA-CGIL, FILCA-CISL, FENEAL-UIL ai quali la quota associativa viene trattenuta sulla retribuzione, la suddetta ritenuta non sarà operata in quanto già compresa nella normale quota associativa mensile, che continuerà ad essere trattenuta e versata secondo le misure in atto.

 

Con la busta paga di giugno viene trattenuta la quota di sottoscrizione contrattuale a carico dei lavoratori non iscritti alle Organizzazioni sindacali del CCNL per le imprese artigiane e PMI del settore legno e lapidei

 

Le aziende effettueranno una ritenuta di Euro 25,00 sulla retribuzione del mese di giugno 2018 a titolo di partecipazione alle spese per il rinnovo contrattuale.
Ai lavoratori iscritti alle OO.SS. FILLEA-CGIL, FILCA-CISL, FENEAL-UIL ai quali la quota associativa viene trattenuta sulla retribuzione, la suddetta ritenuta non sarà operata in quanto già compresa nella normale quota associativa mensile, che continuerà ad essere trattenuta e versata secondo le misure in atto.