Nuove retribuzioni per i giornalisti radiotelevisivi locali

 

 

Da maggio spettano nuove retribuzioni ai giornalisti delle imprese di radiodiffusione sonora e televisiva in ambito locale, loro syndications e agenzie di informazione radiofonica.

Queste le nuove retribuzioni a decorrere dal mese di maggio

 

Livello

Minimo dall’1/5/2018

Giornalista TV +24 mm lavorativi 2.015,55
Giornalista Radio +24 mm lavorativi 1.585,13
Giornalista TV Radio -24mm lavorati 1.420,58

 

 

 

Da maggio spettano nuove retribuzioni ai giornalisti delle imprese di radiodiffusione sonora e televisiva in ambito locale, loro syndications e agenzie di informazione radiofonica.

Queste le nuove retribuzioni a decorrere dal mese di maggio

 

Livello

Minimo dall’1/5/2018

Giornalista TV +24 mm lavorativi 2.015,55
Giornalista Radio +24 mm lavorativi 1.585,13
Giornalista TV Radio -24mm lavorati 1.420,58

 

In arrivo la nuova procedura per il “transfer pricing”

Pronti i termini e le modalità per la presentazione delle istanze con cui le imprese residenti, appartenenti a un gruppo multinazionale, potranno ottenere dall’Agenzia il riconoscimento di una variazione in diminuzione della base imponibile a fronte di una rettifica in aumento, definitiva e conforme al principio di libera concorrenza, effettuata da uno Stato estero. (Agenzia delle entrate – provvedimento 30 maggio 2018 n. 108954).

In base al provvedimento in oggetto, per accedere alla procedura le imprese devono indirizzare apposita istanza all’Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali dell’Agenzia delle entrate nella quale deve essere indicato, tra gli altri elementi, lo strumento giuridico per la risoluzione delle controversie internazionali di cui è richiesta l’attivazione. Il procedimento si conclude entro 180 giorni dal ricevimento dell’istanza con l’emissione di un atto motivato dell’Ufficio di riconoscimento o di mancato riconoscimento della variazione in diminuzione di reddito. In caso di eventuale mancato riconoscimento della variazione in diminuzione, non risultano pregiudicati, per il contribuente, i termini per l’attivazione dello strumento giuridico per la risoluzione delle controversie internazionali indicato nell’istanza. Resta ferma, inoltre, la facoltà per il contribuente di attivare direttamente la procedura per la risoluzione delle controversie prevista dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi o dalla Convenzione relativa all’eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate.

Pronti i termini e le modalità per la presentazione delle istanze con cui le imprese residenti, appartenenti a un gruppo multinazionale, potranno ottenere dall’Agenzia il riconoscimento di una variazione in diminuzione della base imponibile a fronte di una rettifica in aumento, definitiva e conforme al principio di libera concorrenza, effettuata da uno Stato estero. (Agenzia delle entrate - provvedimento 30 maggio 2018 n. 108954).

In base al provvedimento in oggetto, per accedere alla procedura le imprese devono indirizzare apposita istanza all’Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali dell’Agenzia delle entrate nella quale deve essere indicato, tra gli altri elementi, lo strumento giuridico per la risoluzione delle controversie internazionali di cui è richiesta l’attivazione. Il procedimento si conclude entro 180 giorni dal ricevimento dell’istanza con l’emissione di un atto motivato dell’Ufficio di riconoscimento o di mancato riconoscimento della variazione in diminuzione di reddito. In caso di eventuale mancato riconoscimento della variazione in diminuzione, non risultano pregiudicati, per il contribuente, i termini per l’attivazione dello strumento giuridico per la risoluzione delle controversie internazionali indicato nell’istanza. Resta ferma, inoltre, la facoltà per il contribuente di attivare direttamente la procedura per la risoluzione delle controversie prevista dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi o dalla Convenzione relativa all’eliminazione delle doppie imposizioni in caso di rettifica degli utili di imprese associate.

Cessioni UE fittizie. Senza trasporto all’estero la fattura sconta l’IVA

Con la recente Sentenza n. 13122 del 25 maggio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che trattandosi di operazioni non imponibili ai fini IVA, è legittimo il recupero dell’imposta sulle cessioni intracomunitarie oggettivamente inesistenti.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società contribuente contestando, tra l’altro, l’emissione di fatture per vendite inesistenti di telefoni cellulari a soggetti passivi situati in paesi dell’Unione Europea (cessioni intracomunitarie), nell’ambito di un meccanismo fraudolento, secondo il quale la merce prima veniva fittiziamente acquistata da alcune società cartiera nazionali e poi la stessa veniva sempre fittiziamente venduta all’estero.
In relazione a tali operazioni, l’Agenzia delle Entrate ha contestato l’indebita detrazione di costi ed Iva, e il mancato pagamento dell’Iva sulle cessioni intracomunitarie.
Su ricorso della società, i giudici tributari, confermando nel resto la pretesa tributaria, hanno stabilito che per le cessioni intracomunitarie inesistenti il pagamento dell’IVA non è dovuto, in quanto si tratta comunque di operazioni esenti. In altri termini, partendo dalla considerazione che la falsa fattura di una operazione esente non può essere assoggetta ad Iva poiché, anche se fosse vera l’Iva non sarebbe dovuta, i giudici tributari hanno concluso che le cessioni intracomunitarie inesistenti non sono soggette ad imposta, in quanto operazioni esenti.
Sul punto l’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione dei giudici tributari, con giudizio favorevole della Corte Suprema.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, precisando che le cessioni intracomunitarie non costituiscono operazioni “esenti”, bensì operazioni “non imponibili”.
A tal proposito, i giudici della Suprema Corte hanno osservato che un’operazione è imponibile ai fini IVA se ricorrono tre presupposti:
– un presupposto oggettivo (consistente nella “cessione di beni” o “prestazione di servizi”);
– un presupposto soggettivo (cioè, l’operazione deve essere realizzata nell’esercizio di impresa, arte o professione);
– un presupposto territoriale (l’operazione deve essere effettuata in Italia).
La mancanza del requisito territoriale configura operazioni “non imponibili”, le quali rientrano a pieno titolo nel campo di applicazione dell’imposta (e, quindi, sono soggette agli obblighi di fatturazione e registrazione e concorrono alla formazione del volume d’affari), ma, per l’assenza del requisito della territorialità, non sono assoggettate al tributo. Le cessioni all’esportazione e le cessioni intracomunitarie, dunque, rientrano tra le operazioni “non imponibili”, e l’elemento dirimente che giustifica e legittima l’emissione della fattura senza applicazione dell’IVA è l’invio della merce in un altro Stato.
Ne consegue, nell’ipotesi di cessioni intracomunitarie oggettivamente inesistenti, che la falsità della fattura (per l’inesistenza oggettiva della transazione) comporta l’inesistenza dell’invio della merce all’estero e, dunque, l’assoggettamento dell’operazione all’imposta.
Per completezza si osserva che le operazioni “esenti”, sono quelle che per specifica scelta normativa (ad esempio, le prestazioni sanitarie) non sono assoggettate ad IVA, nonostante sussistano tutti e tre i presupposti. Le operazioni “escluse”, invece, non sono assoggettate ad IVA perché considerate irrilevanti ai fini dell’imposta (ad esempio, gli interessi moratori per ritardo). In entrambi i casi la fattura è obbiettivamente priva di rilievo poiché, che essa sia vera o falsa, l’operazione non può comunque essere assoggettata ad Iva.

Con la recente Sentenza n. 13122 del 25 maggio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che trattandosi di operazioni non imponibili ai fini IVA, è legittimo il recupero dell’imposta sulle cessioni intracomunitarie oggettivamente inesistenti.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti della società contribuente contestando, tra l’altro, l’emissione di fatture per vendite inesistenti di telefoni cellulari a soggetti passivi situati in paesi dell’Unione Europea (cessioni intracomunitarie), nell’ambito di un meccanismo fraudolento, secondo il quale la merce prima veniva fittiziamente acquistata da alcune società cartiera nazionali e poi la stessa veniva sempre fittiziamente venduta all'estero.
In relazione a tali operazioni, l’Agenzia delle Entrate ha contestato l'indebita detrazione di costi ed Iva, e il mancato pagamento dell'Iva sulle cessioni intracomunitarie.
Su ricorso della società, i giudici tributari, confermando nel resto la pretesa tributaria, hanno stabilito che per le cessioni intracomunitarie inesistenti il pagamento dell’IVA non è dovuto, in quanto si tratta comunque di operazioni esenti. In altri termini, partendo dalla considerazione che la falsa fattura di una operazione esente non può essere assoggetta ad Iva poiché, anche se fosse vera l'Iva non sarebbe dovuta, i giudici tributari hanno concluso che le cessioni intracomunitarie inesistenti non sono soggette ad imposta, in quanto operazioni esenti.
Sul punto l’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione dei giudici tributari, con giudizio favorevole della Corte Suprema.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, precisando che le cessioni intracomunitarie non costituiscono operazioni "esenti", bensì operazioni "non imponibili".
A tal proposito, i giudici della Suprema Corte hanno osservato che un'operazione è imponibile ai fini IVA se ricorrono tre presupposti:
- un presupposto oggettivo (consistente nella "cessione di beni" o "prestazione di servizi");
- un presupposto soggettivo (cioè, l’operazione deve essere realizzata nell'esercizio di impresa, arte o professione);
- un presupposto territoriale (l’operazione deve essere effettuata in Italia).
La mancanza del requisito territoriale configura operazioni "non imponibili", le quali rientrano a pieno titolo nel campo di applicazione dell'imposta (e, quindi, sono soggette agli obblighi di fatturazione e registrazione e concorrono alla formazione del volume d'affari), ma, per l'assenza del requisito della territorialità, non sono assoggettate al tributo. Le cessioni all’esportazione e le cessioni intracomunitarie, dunque, rientrano tra le operazioni "non imponibili", e l’elemento dirimente che giustifica e legittima l’emissione della fattura senza applicazione dell’IVA è l'invio della merce in un altro Stato.
Ne consegue, nell’ipotesi di cessioni intracomunitarie oggettivamente inesistenti, che la falsità della fattura (per l'inesistenza oggettiva della transazione) comporta l'inesistenza dell'invio della merce all'estero e, dunque, l'assoggettamento dell'operazione all'imposta.
Per completezza si osserva che le operazioni "esenti", sono quelle che per specifica scelta normativa (ad esempio, le prestazioni sanitarie) non sono assoggettate ad IVA, nonostante sussistano tutti e tre i presupposti. Le operazioni "escluse", invece, non sono assoggettate ad IVA perché considerate irrilevanti ai fini dell’imposta (ad esempio, gli interessi moratori per ritardo). In entrambi i casi la fattura è obbiettivamente priva di rilievo poiché, che essa sia vera o falsa, l'operazione non può comunque essere assoggettata ad Iva.

Ente bilaterale metalmeccanici, per i contributi nuova esposizione nel flusso Uniemens

Le nuove modalità di esposizione sul flusso UniEmens del contributo all’Ente Bilaterale Metalmeccanici (EBM), per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, a decorrere dal mese di competenza giugno 2018.

Con l’accordo di rinnovo del  CCNL per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, le Parti sociali hanno concordato di istituire prestazioni sanitarie integrative per i lavoratori in forza al 1° gennaio 2018, erogate dall’EBM, prevedendo a tale scopo una ulteriore contribuzione a carico del datore di lavoro.
Orbene, per favorire la corretta ripartizione della contribuzione all’EBM, distinguendo la quota destinata al finanziamento delle prestazioni sanitarie integrative da quella destinata alle altre finalità, dal mese di competenza giugno 2018 viene istituito nel flusso Uniemens, in corrispondenza dell’elemento <CodConv>, di <Conv> di <ConvBilat>, il nuovo codice “EBMQ” avente il significato di “Ente Bilaterale Metalmeccanici (E.B.M.) quota prestazioni sanitarie integrative”. In corrispondenza dell’elemento <Importo> va evidenziata la sola quota parte  del contributo, riguardante il singolo lavoratore, volta a finanziare le prestazioni sanitarie; la restante quota di finanziamento delle altre attività di EBM. continua ad essere indicata con il codice “EBMC” attualmente in uso.

Le nuove modalità di esposizione sul flusso UniEmens del contributo all’Ente Bilaterale Metalmeccanici (EBM), per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, a decorrere dal mese di competenza giugno 2018.

Con l’accordo di rinnovo del  CCNL per i dipendenti addetti alla piccola e media industria metalmeccanica ed alla installazione di impianti, le Parti sociali hanno concordato di istituire prestazioni sanitarie integrative per i lavoratori in forza al 1° gennaio 2018, erogate dall’EBM, prevedendo a tale scopo una ulteriore contribuzione a carico del datore di lavoro.
Orbene, per favorire la corretta ripartizione della contribuzione all’EBM, distinguendo la quota destinata al finanziamento delle prestazioni sanitarie integrative da quella destinata alle altre finalità, dal mese di competenza giugno 2018 viene istituito nel flusso Uniemens, in corrispondenza dell’elemento <CodConv>, di <Conv> di <ConvBilat>, il nuovo codice "EBMQ" avente il significato di "Ente Bilaterale Metalmeccanici (E.B.M.) quota prestazioni sanitarie integrative". In corrispondenza dell’elemento <Importo> va evidenziata la sola quota parte  del contributo, riguardante il singolo lavoratore, volta a finanziare le prestazioni sanitarie; la restante quota di finanziamento delle altre attività di EBM. continua ad essere indicata con il codice "EBMC" attualmente in uso.

Premio di produtiività ai dipendenti alle assicurazioni in appalto

In conformità a quanto previsto del CCNL 18/12/2017 per il dipendenti delle Agenzie di assicurazione in gestione libera Anapa, a giugno va corrisposto il premio di produttività

 

L’art. 36 del CCNL 18/12/2017, prevede la corresponsione del Premio Aziendale di Produttività per l’anno 2017 per tutti i dipendenti, nella busta paga del mese di giugno 2018.
La condizione per il pagamento del Premio si verifica quando i valori di incremento delle provvigioni annue lorde percepite dall’agenzia nel 2017, rispetto all’anno 2016, comprensivo del tasso di inflazione (+ 1,2 %), siano pari o superiori a: 3,2%; 5,2%; 7,2%.
Al verificarsi di una delle condizioni sopra indicate, verranno corrisposti, per ogni singola fascia, gli importi indicati in tabella e determinati in misura fissa una tantum.

Livello

3,2%

5,2%

7,2%

6°liv.ex Quadro 240,00 306,00 382,50
5°liv.ex C.Ufficio 208,00 265,20 331,50
4°liv.ex I cat. 192,00 244,80 306,00
3°liv.ex II cat. 176,00 224,40 280,50
2°liv.ex III cat. 164,00 209,10 261,38
1°liv.ex III cat. 160,00 204,00 255,00

Tali importi saranno corrisposti pro-quota per i lavoratori assunti e/o licenziati nel corso dell’anno 2017, con calcolo per /12°, e saranno altresì corrisposti in misura proporzionalmente ridotta ai lavoratori a tempo parziale ed agli apprendisti.
Qualora la condizione per la corresponsione del premio si sia verificata nel suo massimo valore (7,2%), l’Agente non avrà alcun obbligo di esibizione documentale e dovrà procedere all’erogazione del premio stesso; in caso contrario, se cioè la condizione si sia verificata nelle misure intermedie (3,2% o 5,2%), ovvero non si sia verificata, l’Agente dovrà provvedere a tale esibizione contestualmente alla consegna della busta paga del mese di giugno.
In caso di mancata esibizione documentale (allegata al cedolino giugno 2018) il premio dovrà essere comunque corrisposto nel suo massimo valore, cioè quello previsto per la fascia 7,2%.

In conformità a quanto previsto del CCNL 18/12/2017 per il dipendenti delle Agenzie di assicurazione in gestione libera Anapa, a giugno va corrisposto il premio di produttività

 

L’art. 36 del CCNL 18/12/2017, prevede la corresponsione del Premio Aziendale di Produttività per l'anno 2017 per tutti i dipendenti, nella busta paga del mese di giugno 2018.
La condizione per il pagamento del Premio si verifica quando i valori di incremento delle provvigioni annue lorde percepite dall'agenzia nel 2017, rispetto all'anno 2016, comprensivo del tasso di inflazione (+ 1,2 %), siano pari o superiori a: 3,2%; 5,2%; 7,2%.
Al verificarsi di una delle condizioni sopra indicate, verranno corrisposti, per ogni singola fascia, gli importi indicati in tabella e determinati in misura fissa una tantum.

Livello

3,2%

5,2%

7,2%

6°liv.ex Quadro 240,00 306,00 382,50
5°liv.ex C.Ufficio 208,00 265,20 331,50
4°liv.ex I cat. 192,00 244,80 306,00
3°liv.ex II cat. 176,00 224,40 280,50
2°liv.ex III cat. 164,00 209,10 261,38
1°liv.ex III cat. 160,00 204,00 255,00

Tali importi saranno corrisposti pro-quota per i lavoratori assunti e/o licenziati nel corso dell'anno 2017, con calcolo per /12°, e saranno altresì corrisposti in misura proporzionalmente ridotta ai lavoratori a tempo parziale ed agli apprendisti.
Qualora la condizione per la corresponsione del premio si sia verificata nel suo massimo valore (7,2%), l'Agente non avrà alcun obbligo di esibizione documentale e dovrà procedere all'erogazione del premio stesso; in caso contrario, se cioè la condizione si sia verificata nelle misure intermedie (3,2% o 5,2%), ovvero non si sia verificata, l'Agente dovrà provvedere a tale esibizione contestualmente alla consegna della busta paga del mese di giugno.
In caso di mancata esibizione documentale (allegata al cedolino giugno 2018) il premio dovrà essere comunque corrisposto nel suo massimo valore, cioè quello previsto per la fascia 7,2%.

Valutazione dei rischi: attività svolte dai lavoratori e situazione organizzativa

La valutazione dei rischi non può non tener conto degli aspetti connessi alle caratteristiche peculiari dei compiti e delle attività svolte dai singoli lavoratori ovvero alla specifica situazione organizzativa.

Il d.lgs. n. 81 del 9 aprile 2008 si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell’ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, le disposizioni in esso contenute sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative.
Nello specifico, per quanto concerne i compiti della Polizia Locale: gli addetti al servizio di polizia municipale esercitano nel territorio di competenza le funzioni istituzionali previste dalla legge e collaborano, nell’ambito delle proprie attribuzioni, con le Forze di polizia dello Stato, previa disposizione del sindaco, quando ne venga fatta, per specifiche operazioni, motivata richiesta dalle competenti autorità; ulteriori funzioni che possono essere svolte dalla Polizia Locale, nell’ambito territoriale dell’Ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, sono quelle di polizia giudiziaria, di servizio di polizia stradale, di ausilio alla pubblica sicurezza.
Tenuto conto, altresì, che i «luoghi di lavoro» sono quelli destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro e che devono essere conformi ai requisiti indicati nell’allegato IV”, il Ministero precisa che il d.lgs. n. 81/2008 si applica, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, a tutti i settori di attività, privati e pubblici e a tutte le tipologie di rischio e, pertanto, riguarda anche l’attività svolta dagli appartenenti alla Polizia Locale alla quale si applicano altresì le disposizioni previste dall’articolo 3, comma 2, del d.lgs. n. 81/2008, qualora l’attività comporti – ai sensi degli articoli 3 e 5 della già citata legge n. 65/1986 – lo svolgimento di “compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica”. Inoltre, si conferma il principio generale per il quale la valutazione dei rischi non può non tener conto degli aspetti connessi alle caratteristiche peculiari dei compiti e delle attività svolte dai singoli lavoratori ovvero alla specifica situazione organizzativa (Interpello Ministero del lavoro n. 3/2018).

La valutazione dei rischi non può non tener conto degli aspetti connessi alle caratteristiche peculiari dei compiti e delle attività svolte dai singoli lavoratori ovvero alla specifica situazione organizzativa.

Il d.lgs. n. 81 del 9 aprile 2008 si applica a tutti i settori di attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio. Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell'ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, le disposizioni in esso contenute sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative.
Nello specifico, per quanto concerne i compiti della Polizia Locale: gli addetti al servizio di polizia municipale esercitano nel territorio di competenza le funzioni istituzionali previste dalla legge e collaborano, nell’ambito delle proprie attribuzioni, con le Forze di polizia dello Stato, previa disposizione del sindaco, quando ne venga fatta, per specifiche operazioni, motivata richiesta dalle competenti autorità; ulteriori funzioni che possono essere svolte dalla Polizia Locale, nell’ambito territoriale dell’Ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, sono quelle di polizia giudiziaria, di servizio di polizia stradale, di ausilio alla pubblica sicurezza.
Tenuto conto, altresì, che i «luoghi di lavoro» sono quelli destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro e che devono essere conformi ai requisiti indicati nell'allegato IV", il Ministero precisa che il d.lgs. n. 81/2008 si applica, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, a tutti i settori di attività, privati e pubblici e a tutte le tipologie di rischio e, pertanto, riguarda anche l’attività svolta dagli appartenenti alla Polizia Locale alla quale si applicano altresì le disposizioni previste dall’articolo 3, comma 2, del d.lgs. n. 81/2008, qualora l’attività comporti - ai sensi degli articoli 3 e 5 della già citata legge n. 65/1986 - lo svolgimento di "compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica". Inoltre, si conferma il principio generale per il quale la valutazione dei rischi non può non tener conto degli aspetti connessi alle caratteristiche peculiari dei compiti e delle attività svolte dai singoli lavoratori ovvero alla specifica situazione organizzativa (Interpello Ministero del lavoro n. 3/2018).

Avviso di accertamento in giacenza: dopo dieci giorni la notifica è perfezionata

Con l’Ordinanza n. 13147 del 25 maggio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che qualora l’atto di accertamento fiscale, spedito tramite raccomandata, sia depositato in giacenza per mancato recapito, la notifica si considera perfezionata decorsi dieci giorni dalla consegna dell’avviso di giacenza.

La Suprema Corte respinge il ricorso del contribuente nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento, notificata, a seguito di atto di contestazione divenuto definitivo per infedele dichiarazione dei redditi – è stato rigettato l’appello contro la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso della contribuente. In particolare, i giudici d’appello, rifiutavano il gravame rilevando che l’atto di contestazione era stato notificato a mezzo raccomandata e, dalle annotazioni riportate, non era stato ritirato entro il decimo giorno, dato che tutte le formalità richieste dalla legge erano state rispettate, il procedimento di notifica doveva intendersi concluso con la compiuta giacenza dell’atto notificato.
Per il ricorrente i giudici della C.T.R. hanno, erroneamente, ritenuto valida la notifica dell’atto, effettuata a mezzo del servizio postale, malgrado mancasse in atti la prova dell’avvenuta ricezione da parte del destinatario della comunicazione di avvenuto deposito, effettuata con raccomandata non essendo stato possibile notificare l’atto, in assenza del destinatario o di altre persone addette al ritiro. La resistente Agenzia non avrebbe prodotto l’avviso di ricevimento della CAD della seconda raccomandata, avendo prodotto soltanto l’avviso di ricevimento del plico che conteneva l’avviso di accertamento.
Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, la notifica a mezzo posta, ove l’agente postale non possa recapitare l’atto, si perfeziona per il destinatario trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata, contenente l’avviso della tentata notifica e del deposito del piego presso l’ufficio postale. In base alla disposizione introdotta, nel testo della norma, dall’art. 2 del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, “la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore”. Ed invero, ai sensi dell’invocato art. 8 legge n. 890/1992, per la ritualità della notificazione, è richiesta solo la prova della spedizione della raccomandata contenente la cosiddetta CAD (comunicazione avvenuto deposito) nella specie, risultante, per come incontestato dagli avvisi di ricevimento prodotti in giudizio. La sentenza della C.T.R. è dunque conforme ai principi di diritto ripetutamente affermati da questo giudice di legittimità.
La CTR, inoltre, ha adeguatamente motivato sul fatto controverso evidenziando che la notifica, qualora l’agente postale non possa recapitare l’atto, si perfeziona, per il destinatario, trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata contenente l’avviso della tentata notifica e la comunicazione di avvenuto deposito del piego presso l’ufficio postale, essendo richiesta, ex art. 8 della I. n. 890 del 1982, la sola prova della spedizione della raccomandata informativa (cd. C.A.D.) e non anche della sua avvenuta ricezione.

Con l’Ordinanza n. 13147 del 25 maggio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato che qualora l’atto di accertamento fiscale, spedito tramite raccomandata, sia depositato in giacenza per mancato recapito, la notifica si considera perfezionata decorsi dieci giorni dalla consegna dell’avviso di giacenza.

La Suprema Corte respinge il ricorso del contribuente nei confronti dell'Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR con la quale - in controversia concernente l'impugnazione di una cartella di pagamento, notificata, a seguito di atto di contestazione divenuto definitivo per infedele dichiarazione dei redditi - è stato rigettato l'appello contro la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso della contribuente. In particolare, i giudici d'appello, rifiutavano il gravame rilevando che l'atto di contestazione era stato notificato a mezzo raccomandata e, dalle annotazioni riportate, non era stato ritirato entro il decimo giorno, dato che tutte le formalità richieste dalla legge erano state rispettate, il procedimento di notifica doveva intendersi concluso con la compiuta giacenza dell'atto notificato.
Per il ricorrente i giudici della C.T.R. hanno, erroneamente, ritenuto valida la notifica dell'atto, effettuata a mezzo del servizio postale, malgrado mancasse in atti la prova dell'avvenuta ricezione da parte del destinatario della comunicazione di avvenuto deposito, effettuata con raccomandata non essendo stato possibile notificare l'atto, in assenza del destinatario o di altre persone addette al ritiro. La resistente Agenzia non avrebbe prodotto l'avviso di ricevimento della CAD della seconda raccomandata, avendo prodotto soltanto l'avviso di ricevimento del plico che conteneva l'avviso di accertamento.
Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, la notifica a mezzo posta, ove l'agente postale non possa recapitare l'atto, si perfeziona per il destinatario trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata, contenente l'avviso della tentata notifica e del deposito del piego presso l'ufficio postale. In base alla disposizione introdotta, nel testo della norma, dall'art. 2 del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, "la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore". Ed invero, ai sensi dell'invocato art. 8 legge n. 890/1992, per la ritualità della notificazione, è richiesta solo la prova della spedizione della raccomandata contenente la cosiddetta CAD (comunicazione avvenuto deposito) nella specie, risultante, per come incontestato dagli avvisi di ricevimento prodotti in giudizio. La sentenza della C.T.R. è dunque conforme ai principi di diritto ripetutamente affermati da questo giudice di legittimità.
La CTR, inoltre, ha adeguatamente motivato sul fatto controverso evidenziando che la notifica, qualora l'agente postale non possa recapitare l'atto, si perfeziona, per il destinatario, trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata contenente l'avviso della tentata notifica e la comunicazione di avvenuto deposito del piego presso l'ufficio postale, essendo richiesta, ex art. 8 della I. n. 890 del 1982, la sola prova della spedizione della raccomandata informativa (cd. C.A.D.) e non anche della sua avvenuta ricezione.

Proroga dei versamenti tributari e contributivi per il sisma nel centro Italia

Pubblicate ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (DECRETO-LEGGE 29 maggio 2018, n. 55).

Il decreto in oggetto è entrato in vigore il giorno 29 maggio 2018 e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
I contribuenti diversi dai titolari di reddito di impresa e di reddito di lavoro autonomo, nonché dagli esercenti attività agricole, versano i tributi oggetto di sospensione, senza applicazione di sanzioni e interessi, entro il 16 gennaio 2019, ovvero, mediante rateizzazione fino a un massimo di 60 rate mensili (e non più 24) di pari importo, a decorrere dal 16 gennaio 2019 (e non più dal 31 maggio 2018).
L’insufficiente, tardivo o omesso pagamento di una o più rate ovvero dell’unica rata comporta l’iscrizione a ruolo degli importi scaduti e non versati nonché delle relative sanzioni e interessi e la cartella è notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di scadenza dell’unica rata o del periodo di rateazione. L’iscrizione a ruolo non è eseguita se il contribuente si avvale del ravvedimento.
Gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, sospesi, sono effettuati entro il 31 maggio 2018, senza applicazione di sanzioni e interessi, anche mediante rateizzazione fino ad un massimo di 60 (e non più 24) rate mensili di pari importo, a decorrere dal 31 gennaio 2019 (e non più dal mese di maggio 2018).
Il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni è sospeso fino al 31 dicembre 2020. Il versamento delle somme oggetto di sospensione avviene senza applicazione di sanzioni e interessi, mediante rateizzazione fino a un massimo di ventiquattro rate mensili di pari importo, a decorrere dal 1° gennaio 2021. L’insufficiente, tardivo o omesso pagamento di una o più rate ovvero dell’unica rata, comporta l’iscrizione a ruolo degli importi scaduti e non versati nonché delle relative sanzioni e interessi e la cartella è notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di scadenza dell’unica rata o del periodo di rateazione. L’iscrizione a ruolo non è eseguita se il contribuente si avvale del ravvedimento.
La ripresa dei versamenti del canone di abbonamento alla televisione ad uso privato è effettuata secondo le modalità suddette.
Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono disciplinate le modalità di rimborso delle somme già versate a titolo di canone di abbonamento alle radioaudizioni nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e la data di entrata in vigore della presente disposizione. Con riguardo alle somme rimborsate ai sensi del primo periodo non sono dovuti interessi.
Limitatamente ai soggetti danneggiati che dichiarino l’inagibilità del fabbricato, della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda, con trasmissione della dichiarazione agli enti competenti, la sospensione dei pagamenti delle fatture relative alle utenze domestiche è differita alla data del 1° gennaio 2019 (e non più del 31 maggio 2018). Non si fa luogo al rimborso o alla restituzione delle somme già versate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Pubblicate ulteriori misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (DECRETO-LEGGE 29 maggio 2018, n. 55).

Il decreto in oggetto è entrato in vigore il giorno 29 maggio 2018 e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
I contribuenti diversi dai titolari di reddito di impresa e di reddito di lavoro autonomo, nonché dagli esercenti attività agricole, versano i tributi oggetto di sospensione, senza applicazione di sanzioni e interessi, entro il 16 gennaio 2019, ovvero, mediante rateizzazione fino a un massimo di 60 rate mensili (e non più 24) di pari importo, a decorrere dal 16 gennaio 2019 (e non più dal 31 maggio 2018).
L'insufficiente, tardivo o omesso pagamento di una o più rate ovvero dell'unica rata comporta l'iscrizione a ruolo degli importi scaduti e non versati nonché delle relative sanzioni e interessi e la cartella è notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di scadenza dell'unica rata o del periodo di rateazione. L'iscrizione a ruolo non è eseguita se il contribuente si avvale del ravvedimento.
Gli adempimenti e i pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria, sospesi, sono effettuati entro il 31 maggio 2018, senza applicazione di sanzioni e interessi, anche mediante rateizzazione fino ad un massimo di 60 (e non più 24) rate mensili di pari importo, a decorrere dal 31 gennaio 2019 (e non più dal mese di maggio 2018).
Il pagamento del canone di abbonamento alle radioaudizioni è sospeso fino al 31 dicembre 2020. Il versamento delle somme oggetto di sospensione avviene senza applicazione di sanzioni e interessi, mediante rateizzazione fino a un massimo di ventiquattro rate mensili di pari importo, a decorrere dal 1° gennaio 2021. L'insufficiente, tardivo o omesso pagamento di una o più rate ovvero dell'unica rata, comporta l'iscrizione a ruolo degli importi scaduti e non versati nonché delle relative sanzioni e interessi e la cartella è notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di scadenza dell'unica rata o del periodo di rateazione. L'iscrizione a ruolo non è eseguita se il contribuente si avvale del ravvedimento.
La ripresa dei versamenti del canone di abbonamento alla televisione ad uso privato è effettuata secondo le modalità suddette.
Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono disciplinate le modalità di rimborso delle somme già versate a titolo di canone di abbonamento alle radioaudizioni nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e la data di entrata in vigore della presente disposizione. Con riguardo alle somme rimborsate ai sensi del primo periodo non sono dovuti interessi.
Limitatamente ai soggetti danneggiati che dichiarino l'inagibilità del fabbricato, della casa di abitazione, dello studio professionale o dell'azienda, con trasmissione della dichiarazione agli enti competenti, la sospensione dei pagamenti delle fatture relative alle utenze domestiche è differita alla data del 1° gennaio 2019 (e non più del 31 maggio 2018). Non si fa luogo al rimborso o alla restituzione delle somme già versate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Libere professioniste: chiarimenti sull’indennità di maternità

Si forniscono chiarimenti in merito al reddito professionale da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità relativamente nell’ipotesi in cui la libera professionista rientri in Italia dopo aver svolto continuativamente un’attività lavorativa o aver conseguito un titolo di studio all’estero

Il testo unico sulla maternità individua il reddito da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità della libera professionista nel reddito da quest’ultima “percepito e denunciato ai fini fiscali” nel secondo anno precedente a quello dell’evento. Nella fattispecie, una professionista che abbia beneficiato degli incentivi fiscali relativi alla minore imponibilità del reddito (Legge n. 238/2010) dovrà dichiarare, come base imponibile ai fini IRPEF, soltanto il 20% del reddito percepito nel periodo di riferimento.
Detto reddito – che dovrà essere dichiarato dalla professionista al proprio Ente previdenziale- costituisce la base di calcolo per l’indennità di maternità, da indicarsi nell’apposito rigo della dichiarazione dei redditi. Sullo stesso reddito, peraltro, sono calcolati anche i contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa di appartenenza della libera professionista.
L’intento del Legislatore è quello di stabilire un nesso logico-sistematico tra reddito fiscale e reddito previdenziale. E infatti, il reddito professionale su cui commisurare l’indennità di maternità della libera professionista coincide con il reddito dichiarato ai fini fiscali, sul quale è effettuato anche il calcolo dei contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti.
 

Si forniscono chiarimenti in merito al reddito professionale da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità relativamente nell’ipotesi in cui la libera professionista rientri in Italia dopo aver svolto continuativamente un’attività lavorativa o aver conseguito un titolo di studio all’estero

Il testo unico sulla maternità individua il reddito da prendere a riferimento per il calcolo dell’indennità di maternità della libera professionista nel reddito da quest’ultima "percepito e denunciato ai fini fiscali" nel secondo anno precedente a quello dell’evento. Nella fattispecie, una professionista che abbia beneficiato degli incentivi fiscali relativi alla minore imponibilità del reddito (Legge n. 238/2010) dovrà dichiarare, come base imponibile ai fini IRPEF, soltanto il 20% del reddito percepito nel periodo di riferimento.
Detto reddito - che dovrà essere dichiarato dalla professionista al proprio Ente previdenziale- costituisce la base di calcolo per l’indennità di maternità, da indicarsi nell’apposito rigo della dichiarazione dei redditi. Sullo stesso reddito, peraltro, sono calcolati anche i contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa di appartenenza della libera professionista.
L’intento del Legislatore è quello di stabilire un nesso logico-sistematico tra reddito fiscale e reddito previdenziale. E infatti, il reddito professionale su cui commisurare l’indennità di maternità della libera professionista coincide con il reddito dichiarato ai fini fiscali, sul quale è effettuato anche il calcolo dei contributi soggettivi previdenziali dovuti alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti.
 

Cartella di pagamento: notifica valida a qualsiasi indirizzo, purchè nel comune di residenza

Con la recente Sentenza n. 13124 del 25 maggio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, la notifica effettuata presso un indirizzo diverso dalla residenza anagrafica non integra di per sé la nullità della stessa, se avvenuta comunque nel medesimo comune, rilevando a tal fine il luogo dove il destinatario dimora di fatto in modo abituale. Spetta al contribuente provare che il luogo della notifica non rientri tra quelli ammissibili.

FATTO

Il concessionario della riscossione (Equitalia) ha notificato al contribuente due cartelle di pagamento riguardanti imposte non versate. Il contribuente ha proposto ricorso contestandone la nullità delle cartelle di pagamento, per inesistenza della notifica, in quanto eseguita nelle mani del coniuge convivente, ma in luogo diverso dalla residenza anagrafica del destinatario.
I giudici tributari, hanno respinto il ricorso del contribuente affermando la rituale esecuzione della notifica, in conformità alle disposizioni normative.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

I giudici della Suprema Corte hanno confermato la decisione dei giudici tributari evidenziando che secondo la disposizione normativa, la notifica si esegue nel luogo di residenza del destinatario, che va ricercato nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio.
Tuttavia, la disposizione non stabilisce un ordine tassativo da seguire in tali ricerche, ma consente di scegliere se eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell’impresa o presso l’ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel comune in cui il destinatario ha la sua residenza.
Secondo la Corte di Cassazione, constatato che la notifica sia comunque avvenuta nel comune di residenza, il fatto che l’indirizzo non corrisponda a quello della residenza anagrafica del destinatario, non è di per sé motivo assorbente per poter affermare che il luogo di notificazione non rientri in nessuno dei luoghi ammissibili (dimora, sede dell’impresa o ufficio). Ai fini della determinazione del luogo di residenza o di dimora del destinatario della notificazione rileva esclusivamente il luogo ove questi “dimora di fatto in modo abituale”, mentre le risultanze anagrafiche hanno mero valore presuntivo, che possono essere superate, in quanto tali, da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento affidata all’apprezzamento del giudice del merito. In tal caso, quindi, spetta al contribuente fornire una prova utile a sostenere la mancanza di qualsiasi collegamento tra la persona notificanda e il luogo in cui è avvenuta la notifica, dovendo escludersi a tal fine la semplice affermazione che la residenza e la dimora sia ubicata ad un diverso indirizzo.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato, inoltre, che in tema di notificazione della cartella di pagamento:
– la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell’avviso di ricevimento, non essendo necessario che l’agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, una volta pervenuta all’indirizzo del destinatario, deve ritualmente ritenersi consegnata a quest’ultimo, stante la presunzione di conoscenza, superabile solo se il medesimo fornisca la prova di essersi trovato senza sua colpa nell’impossibilità di prendere cognizione;
– può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione alla normativa che prescrive l’onere per l’esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta.

Con la recente Sentenza n. 13124 del 25 maggio 2018, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, la notifica effettuata presso un indirizzo diverso dalla residenza anagrafica non integra di per sé la nullità della stessa, se avvenuta comunque nel medesimo comune, rilevando a tal fine il luogo dove il destinatario dimora di fatto in modo abituale. Spetta al contribuente provare che il luogo della notifica non rientri tra quelli ammissibili.

FATTO

Il concessionario della riscossione (Equitalia) ha notificato al contribuente due cartelle di pagamento riguardanti imposte non versate. Il contribuente ha proposto ricorso contestandone la nullità delle cartelle di pagamento, per inesistenza della notifica, in quanto eseguita nelle mani del coniuge convivente, ma in luogo diverso dalla residenza anagrafica del destinatario.
I giudici tributari, hanno respinto il ricorso del contribuente affermando la rituale esecuzione della notifica, in conformità alle disposizioni normative.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

I giudici della Suprema Corte hanno confermato la decisione dei giudici tributari evidenziando che secondo la disposizione normativa, la notifica si esegue nel luogo di residenza del destinatario, che va ricercato nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio.
Tuttavia, la disposizione non stabilisce un ordine tassativo da seguire in tali ricerche, ma consente di scegliere se eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell'impresa o presso l'ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel comune in cui il destinatario ha la sua residenza.
Secondo la Corte di Cassazione, constatato che la notifica sia comunque avvenuta nel comune di residenza, il fatto che l'indirizzo non corrisponda a quello della residenza anagrafica del destinatario, non è di per sé motivo assorbente per poter affermare che il luogo di notificazione non rientri in nessuno dei luoghi ammissibili (dimora, sede dell’impresa o ufficio). Ai fini della determinazione del luogo di residenza o di dimora del destinatario della notificazione rileva esclusivamente il luogo ove questi "dimora di fatto in modo abituale", mentre le risultanze anagrafiche hanno mero valore presuntivo, che possono essere superate, in quanto tali, da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento affidata all'apprezzamento del giudice del merito. In tal caso, quindi, spetta al contribuente fornire una prova utile a sostenere la mancanza di qualsiasi collegamento tra la persona notificanda e il luogo in cui è avvenuta la notifica, dovendo escludersi a tal fine la semplice affermazione che la residenza e la dimora sia ubicata ad un diverso indirizzo.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato, inoltre, che in tema di notificazione della cartella di pagamento:
- la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell'avviso di ricevimento, non essendo necessario che l'agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, una volta pervenuta all'indirizzo del destinatario, deve ritualmente ritenersi consegnata a quest'ultimo, stante la presunzione di conoscenza, superabile solo se il medesimo fornisca la prova di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di prendere cognizione;
- può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell'esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario senza necessità di redigere un'apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione alla normativa che prescrive l'onere per l'esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l'avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta.