Vietato il controllo massivo e la conservazione illimitata delle email aziendali

È vietato il trattamento di dati personali effettuato sulle email aziendali dei dipendenti in violazione della normativa sulla protezione dei dati e di quella sulla disciplina lavoristica. (GARANTE PRIVACY – Comunicato 29 marzo 2018, n. 439)

L’Autorità Garante ha accertato che la società trattava in modo illecito i dati personali contenuti nelle email in entrata e in uscita, anche di natura privata e goliardica, scambiate dal lavoratore con alcuni colleghi e collaboratori; dati che poi erano stati utilizzati per contestare un provvedimento disciplinare cui era seguito il licenziamento del dipendente poi annullato dal giudice del lavoro.
Per l’Autorità la società non ha fornito ai dipendenti alcuna informazione su modalità e finalità di raccolta e conservazione dei dati relativi all’uso della posta elettronica, né con una informativa individualizzata né attraverso la policy aziendale. La società, inoltre, conservava in modo sistematico i dati esterni e il contenuto di tutte le email scambiate dai dipendenti per l’intera durata del rapporto di lavoro e anche dopo la sua interruzione, violando così i principi di liceità, necessità e proporzionalità stabiliti dal Codice privacy.
La conservazione estesa e sistematica delle mail, la loro memorizzazione per un periodo indeterminato e comunque amplissimo nonché la possibilità per il datore di lavoro di accedervi per finalità indicate in astratto (ad es. difesa in giudizio, perseguimento di un interesse legittimo) consente il controllo dell’attività dei dipendenti.
Controllo vietato dalla disciplina di settore che non autorizza verifiche massive, prolungate e indiscriminate. Il datore di lavoro infatti pur potendo controllare l’esatto adempimento della prestazione e il corretto uso degli strumenti di lavoro deve sempre salvaguardare la libertà e la dignità dei dipendenti.
Ingiustificata, in particolare, la raccolta a priori di tutte le email in vista di futuri ed eventuali contenziosi, il Garante ha ribadito infatti che la conservazione deve riferirsi a contenziosi in atto o a situazioni precontenziose e non a ipotesi astratte e indeterminate. Il Garante ha ritenuto, infine, non conforme alla legittima aspettativa di riservatezza della corrispondenza l’accesso della società alle email in ingresso sull’account aziendale dopo il licenziamento del lavoratore. Al cessare del rapporto di lavoro la casella di posta elettronica deve essere disattivata e rimossa e al suo posto si devono attivare eventuali account alternativi.
L’Autorità si riserva di valutare con un autonomo procedimento la contestazione di sanzioni amministrative relative agli illeciti riscontrati.

È vietato il trattamento di dati personali effettuato sulle email aziendali dei dipendenti in violazione della normativa sulla protezione dei dati e di quella sulla disciplina lavoristica. (GARANTE PRIVACY - Comunicato 29 marzo 2018, n. 439)

L’Autorità Garante ha accertato che la società trattava in modo illecito i dati personali contenuti nelle email in entrata e in uscita, anche di natura privata e goliardica, scambiate dal lavoratore con alcuni colleghi e collaboratori; dati che poi erano stati utilizzati per contestare un provvedimento disciplinare cui era seguito il licenziamento del dipendente poi annullato dal giudice del lavoro.
Per l'Autorità la società non ha fornito ai dipendenti alcuna informazione su modalità e finalità di raccolta e conservazione dei dati relativi all'uso della posta elettronica, né con una informativa individualizzata né attraverso la policy aziendale. La società, inoltre, conservava in modo sistematico i dati esterni e il contenuto di tutte le email scambiate dai dipendenti per l'intera durata del rapporto di lavoro e anche dopo la sua interruzione, violando così i principi di liceità, necessità e proporzionalità stabiliti dal Codice privacy.
La conservazione estesa e sistematica delle mail, la loro memorizzazione per un periodo indeterminato e comunque amplissimo nonché la possibilità per il datore di lavoro di accedervi per finalità indicate in astratto (ad es. difesa in giudizio, perseguimento di un interesse legittimo) consente il controllo dell'attività dei dipendenti.
Controllo vietato dalla disciplina di settore che non autorizza verifiche massive, prolungate e indiscriminate. Il datore di lavoro infatti pur potendo controllare l'esatto adempimento della prestazione e il corretto uso degli strumenti di lavoro deve sempre salvaguardare la libertà e la dignità dei dipendenti.
Ingiustificata, in particolare, la raccolta a priori di tutte le email in vista di futuri ed eventuali contenziosi, il Garante ha ribadito infatti che la conservazione deve riferirsi a contenziosi in atto o a situazioni precontenziose e non a ipotesi astratte e indeterminate. Il Garante ha ritenuto, infine, non conforme alla legittima aspettativa di riservatezza della corrispondenza l'accesso della società alle email in ingresso sull'account aziendale dopo il licenziamento del lavoratore. Al cessare del rapporto di lavoro la casella di posta elettronica deve essere disattivata e rimossa e al suo posto si devono attivare eventuali account alternativi.
L'Autorità si riserva di valutare con un autonomo procedimento la contestazione di sanzioni amministrative relative agli illeciti riscontrati.

Versamento anticipato al Fondo Fasa per l’industria alimentare

 

 

Stabilito il versamento anticipato della contribuzione mensile al Fondo Fasa a carico delle Aziende dell’industria alimentare

 

Dalla scadenza del 16/10/2018, il versamento mensile al Fondo sarà a valere sulle competenze del mese successivo, fermo restando l’importo pari a € 13,00, che, come noto, è così composto:
– € 10,00 = quota per copertura polizza sanitaria integrativa
– € 2,00 = quota per sostegno alla maternità/paternità facoltativa
– € 1,00 = quota per Ente Bilaterale di Settore.
Al fine di agevolare le Aziende nel passare gradualmente al nuovo sistema di versamento mensile anticipato, decorrente da ottobre 2018, è prevista una fase transitoria sino a tale data, nella quale i pagamenti dovranno essere eseguiti nel rispetto del seguente calendario :
– entro il 16/06/2018 versamento per i mesi di Maggio e Giugno
– entro il 16/07/2018 versamento per il mese di Luglio
– entro il 16/08/2018 versamento per il mese di Agosto
– entro il 16/09/2018 versamento per il mese di Settembre ed Ottobre
– entro il 16/10/2018 versamento per il mese di Novembre (partenza a regime del nuovosistema anticipato).

 

 

Stabilito il versamento anticipato della contribuzione mensile al Fondo Fasa a carico delle Aziende dell’industria alimentare

 

Dalla scadenza del 16/10/2018, il versamento mensile al Fondo sarà a valere sulle competenze del mese successivo, fermo restando l’importo pari a € 13,00, che, come noto, è così composto:
- € 10,00 = quota per copertura polizza sanitaria integrativa
- € 2,00 = quota per sostegno alla maternità/paternità facoltativa
- € 1,00 = quota per Ente Bilaterale di Settore.
Al fine di agevolare le Aziende nel passare gradualmente al nuovo sistema di versamento mensile anticipato, decorrente da ottobre 2018, è prevista una fase transitoria sino a tale data, nella quale i pagamenti dovranno essere eseguiti nel rispetto del seguente calendario :
- entro il 16/06/2018 versamento per i mesi di Maggio e Giugno
- entro il 16/07/2018 versamento per il mese di Luglio
- entro il 16/08/2018 versamento per il mese di Agosto
- entro il 16/09/2018 versamento per il mese di Settembre ed Ottobre
- entro il 16/10/2018 versamento per il mese di Novembre (partenza a regime del nuovosistema anticipato).

FIS, la generazione del ticket all’interno della procedura di inoltro dell’istanza

Facendo seguito alle richieste pervenute da alcune aziende, l’Inps fornisce chiarimenti sulla stabilizzazione del cd. tetto aziendale, computo dell’assegno di solidarietà ai fini della durata massima dei trattamenti e generazione del ticket

Come noto, la Legge di bilancio 2018 ha modificato, tra le altre cose, anche la disciplina del limite massimo in base al quale ciascun datore di lavoro può accedere alle prestazioni garantite dal Fondo, ovvero il cd. “tetto aziendale”. Nello specifico, tale limite è stato innalzato da quattro a dieci volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dal datore di lavoro. Pertanto, per gli eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa decorrenti dall’anno 2018, ciascun datore di lavoro può accedere alle prestazioni garantite dal Fondo di integrazione salariale in misura non superiore a dieci volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dal medesimo datore di lavoro, tenuto conto delle prestazioni già deliberate a qualunque titolo a favore dello stesso. Resta, in ogni caso, ferma la previsione per cui le prestazioni sono erogate nei limiti delle risorse finanziarie del Fondo.
In merito poi alla durata massima complessiva delle prestazioni per ciascuna unità produttiva, viene confermato che la durata massima complessiva dell’assegno di solidarietà è imputata nella misura della metà entro il limite di 24 mesi nel quinquennio mobile. Oltre tale limite la durata di tali trattamenti viene computata per intero.
Infine, in ordine alle modalità di presentazione delle domande di prestazioni dei Fondi di solidarietà, si fa presente che il ticket deve essere richiesto obbligatoriamente al momento della compilazione della domanda on line, utilizzando l’apposita funzionalità “Inserimento ticket”, prevista all’interno della procedura di inoltro della domanda al Fondo.

Facendo seguito alle richieste pervenute da alcune aziende, l’Inps fornisce chiarimenti sulla stabilizzazione del cd. tetto aziendale, computo dell’assegno di solidarietà ai fini della durata massima dei trattamenti e generazione del ticket

Come noto, la Legge di bilancio 2018 ha modificato, tra le altre cose, anche la disciplina del limite massimo in base al quale ciascun datore di lavoro può accedere alle prestazioni garantite dal Fondo, ovvero il cd. "tetto aziendale". Nello specifico, tale limite è stato innalzato da quattro a dieci volte l'ammontare dei contributi ordinari dovuti dal datore di lavoro. Pertanto, per gli eventi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa decorrenti dall’anno 2018, ciascun datore di lavoro può accedere alle prestazioni garantite dal Fondo di integrazione salariale in misura non superiore a dieci volte l’ammontare dei contributi ordinari dovuti dal medesimo datore di lavoro, tenuto conto delle prestazioni già deliberate a qualunque titolo a favore dello stesso. Resta, in ogni caso, ferma la previsione per cui le prestazioni sono erogate nei limiti delle risorse finanziarie del Fondo.
In merito poi alla durata massima complessiva delle prestazioni per ciascuna unità produttiva, viene confermato che la durata massima complessiva dell’assegno di solidarietà è imputata nella misura della metà entro il limite di 24 mesi nel quinquennio mobile. Oltre tale limite la durata di tali trattamenti viene computata per intero.
Infine, in ordine alle modalità di presentazione delle domande di prestazioni dei Fondi di solidarietà, si fa presente che il ticket deve essere richiesto obbligatoriamente al momento della compilazione della domanda on line, utilizzando l’apposita funzionalità "Inserimento ticket", prevista all’interno della procedura di inoltro della domanda al Fondo.

Partecipazione dei soggetti fiscalmente a carico al Fondo Eurofer

Predisposto il 14/3/2018 dal Fondo Pensione Nazionale a capitalizzazione per i lavoratori delle Ferrovie dello Stato – Eurofer, il regolamento recante la disciplina della partecipazione al fondo dei soggetti fiscalmente a carico.

Nel presente Regolamento sono considerati soggetti fiscalmente a carico quelli individuati dalla disciplina tributaria vigente alla data della domanda di iscrizione.
L’adesione al Fondo Pensione Eurofer dei soggetti fiscalmente a carico può avvenire contestualmente all’adesione del lavoratore, ovvero in un momento successivo. La condizione di soggetto fiscalmente a carico dell’iscritto al fondo deve sussistere all’atto dell’iscrizione del soggetto stesso: la posizione individuale in tal modo attivata è autonoma e distinta da quella dell’iscritto principale.
Ai fini dell’iscrizione a Eurofer di un soggetto fiscalmente a carico deve essere utilizzato l’apposito modulo “Modulo di adesione per i soggetti fiscalmente a carico del lavoratore aderente”, reperibile sul sito del Fondo Pensione Eurofer -www.fondoeurofer.it, debitamente compilato in tutte le sue parti.
Il modulo deve essere sottoscritto sia dal lavoratore aderente a Eurofer sia dal soggetto fiscalmente a carico. Se quest’ultimo è minorenne o legalmente incapace, dovrà essere apposta separata sottoscrizione dal genitore esercente la patria potestà o dal legale rappresentante/tutore, anche se coincidente con il lavoratore.
Il soggetto fiscalmente a carico può alimentare la propria posizione individuale mediante contributi volontari provenienti dal proprio patrimonio. Se minore o legalmente incapace, i relativi bonifici saranno effettuati a suo nome dal legale rappresentante, anche se quest’ultimo coincida con il lavoratore, previa autorizzazione del giudice tutelare.
Il lavoratore che intenda effettuare i versamenti contributivi a favore del soggetto fiscalmente a carico, o il soggetto fiscalmente a carico (se minore o legalmente incapace tramite i suoi rappresentanti legali), deve inviare al Fondo, in occasione di ogni versamento, il modulo “Contribuzione per i soggetti fiscalmente a carico”, reperibile sul sito internet del Fondo www.fondoeurofer.it, indicando la misura del contributo.
I versamenti devono essere effettuati tramite bonifico bancario seguendo le istruzioni pubblicate sul sito www.fondoeurofer.it.
I contributi saranno investiti nel comparto che verrà indicato nel modulo ed in mancanza di indicazione nel comparto Garantito. E’ facoltà del soggetto fiscalmente a carico modificare successivamente linea di investimento (switch), alle stesse condizioni e modalità previste per i lavoratori iscritti al Fondo. Se minore o legalmente incapace, tale decisone sarà presa a suo nome dal legale rappresentante, anche se quest’ultimo coincida con il lavoratore.
I soggetti fiscalmente a carico che abbiano aderito al Fondo con le modalità che precedono possono accedere alle prestazioni previste dalle norme legislative e statutarie.
Nel caso in cui il lavoratore aderente, cui è fiscalmente a carico il soggetto interessato, perda i requisiti di partecipazione a Eurofer, non è consentito il riscatto della posizione del fiscalmente a carico.
E’ ammessa la possibilità che il lavoratore iscritto principale, uscito dal fondo, continui a finanziare la posizione individuale del soggetto fiscalmente a carico.
E’ altresì data facoltà al soggetto fiscalmente a carico maggiorenne e capace di agire, di incrementare autonomamente la propria posizione individuale mediante il versamento di contributi volontari, ovvero di mantenere la propria posizione individuale anche in assenza di ulteriori contribuzioni, ovvero di trasferirla ad altro fondo secondo la normativa vigente. Nel caso in cui il lavoratore associato, cui è fiscalmente a carico il soggetto interessato, richieda la prestazione pensionistica, in capitale o rendita, il soggetto fiscalmente a carico può mantenere presso il Fondo la propria posizione individuale.
Nel caso di premorienza del lavoratore associato, cui è fiscalmente a carico il soggetto interessato, quest’ultimo può mantenere presso il Fondo la propria posizione individuale.
Nel caso in cui il soggetto interessato perda la qualifica di fiscalmente a carico del lavoratore aderente, quest’ultimo dovrà comunicare al Fondo tale circostanza entro trenta giorni da quando ne ha avuto percezione e non potrà più effettuare versamenti in favore dell’interessato.
Il soggetto non più fiscalmente a carico ha tuttavia la facoltà di incrementare autonomamente la propria posizione individuale mediante il versamento di contributi volontari ovvero di mantenerla anche in assenza di contribuzione, ovvero, sussistendo i requisiti previsti di trasferirla ad altra forma pensionistica. Nel caso si tratti di soggetto minorenne o legalmente incapace, i versamenti devono essere effettuati dai legali rappresentanti.

Predisposto il 14/3/2018 dal Fondo Pensione Nazionale a capitalizzazione per i lavoratori delle Ferrovie dello Stato - Eurofer, il regolamento recante la disciplina della partecipazione al fondo dei soggetti fiscalmente a carico.

Nel presente Regolamento sono considerati soggetti fiscalmente a carico quelli individuati dalla disciplina tributaria vigente alla data della domanda di iscrizione.
L'adesione al Fondo Pensione Eurofer dei soggetti fiscalmente a carico può avvenire contestualmente all'adesione del lavoratore, ovvero in un momento successivo. La condizione di soggetto fiscalmente a carico dell'iscritto al fondo deve sussistere all'atto dell'iscrizione del soggetto stesso: la posizione individuale in tal modo attivata è autonoma e distinta da quella dell'iscritto principale.
Ai fini dell'iscrizione a Eurofer di un soggetto fiscalmente a carico deve essere utilizzato l'apposito modulo "Modulo di adesione per i soggetti fiscalmente a carico del lavoratore aderente", reperibile sul sito del Fondo Pensione Eurofer -www.fondoeurofer.it, debitamente compilato in tutte le sue parti.
Il modulo deve essere sottoscritto sia dal lavoratore aderente a Eurofer sia dal soggetto fiscalmente a carico. Se quest'ultimo è minorenne o legalmente incapace, dovrà essere apposta separata sottoscrizione dal genitore esercente la patria potestà o dal legale rappresentante/tutore, anche se coincidente con il lavoratore.
Il soggetto fiscalmente a carico può alimentare la propria posizione individuale mediante contributi volontari provenienti dal proprio patrimonio. Se minore o legalmente incapace, i relativi bonifici saranno effettuati a suo nome dal legale rappresentante, anche se quest'ultimo coincida con il lavoratore, previa autorizzazione del giudice tutelare.
Il lavoratore che intenda effettuare i versamenti contributivi a favore del soggetto fiscalmente a carico, o il soggetto fiscalmente a carico (se minore o legalmente incapace tramite i suoi rappresentanti legali), deve inviare al Fondo, in occasione di ogni versamento, il modulo "Contribuzione per i soggetti fiscalmente a carico", reperibile sul sito internet del Fondo www.fondoeurofer.it, indicando la misura del contributo.
I versamenti devono essere effettuati tramite bonifico bancario seguendo le istruzioni pubblicate sul sito www.fondoeurofer.it.
I contributi saranno investiti nel comparto che verrà indicato nel modulo ed in mancanza di indicazione nel comparto Garantito. E' facoltà del soggetto fiscalmente a carico modificare successivamente linea di investimento (switch), alle stesse condizioni e modalità previste per i lavoratori iscritti al Fondo. Se minore o legalmente incapace, tale decisone sarà presa a suo nome dal legale rappresentante, anche se quest'ultimo coincida con il lavoratore.
I soggetti fiscalmente a carico che abbiano aderito al Fondo con le modalità che precedono possono accedere alle prestazioni previste dalle norme legislative e statutarie.
Nel caso in cui il lavoratore aderente, cui è fiscalmente a carico il soggetto interessato, perda i requisiti di partecipazione a Eurofer, non è consentito il riscatto della posizione del fiscalmente a carico.
E' ammessa la possibilità che il lavoratore iscritto principale, uscito dal fondo, continui a finanziare la posizione individuale del soggetto fiscalmente a carico.
E' altresì data facoltà al soggetto fiscalmente a carico maggiorenne e capace di agire, di incrementare autonomamente la propria posizione individuale mediante il versamento di contributi volontari, ovvero di mantenere la propria posizione individuale anche in assenza di ulteriori contribuzioni, ovvero di trasferirla ad altro fondo secondo la normativa vigente. Nel caso in cui il lavoratore associato, cui è fiscalmente a carico il soggetto interessato, richieda la prestazione pensionistica, in capitale o rendita, il soggetto fiscalmente a carico può mantenere presso il Fondo la propria posizione individuale.
Nel caso di premorienza del lavoratore associato, cui è fiscalmente a carico il soggetto interessato, quest'ultimo può mantenere presso il Fondo la propria posizione individuale.
Nel caso in cui il soggetto interessato perda la qualifica di fiscalmente a carico del lavoratore aderente, quest'ultimo dovrà comunicare al Fondo tale circostanza entro trenta giorni da quando ne ha avuto percezione e non potrà più effettuare versamenti in favore dell'interessato.
Il soggetto non più fiscalmente a carico ha tuttavia la facoltà di incrementare autonomamente la propria posizione individuale mediante il versamento di contributi volontari ovvero di mantenerla anche in assenza di contribuzione, ovvero, sussistendo i requisiti previsti di trasferirla ad altra forma pensionistica. Nel caso si tratti di soggetto minorenne o legalmente incapace, i versamenti devono essere effettuati dai legali rappresentanti.

IRAP: inammissibile il rimborso della trattenuta dell’ASL al medico intramoenia

Con la recente Ordinanza n. 7718 del 28 marzo 2018 la Corte di Cassazione ha affermato che il medico al quale sia stata applicata (illegittimamente) una trattenuta a titolo di IRAP dall’ASL, non è comunque legittimato a presentare istanza di rimborso nei confronti del Fisco

FATTO

Il medico ha presentato all’Agenzia delle Entrate istanza di rimborso per l’importo trattenuto dall’ASL a titolo di IRAP sui compensi a lui dovuti per l’attività libero professionale, in regime di intramoenia.
Formatosi il silenzio rifiuto, il medico ha proposto ricorso, che è stato accolto dai giudici tributari, ritenendo legittima la richiesta di rimborso direttamente al Fisco, in considerazione dell’accertata assenza di una struttura autonomamente organizzata in capo al medico.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione dei giudici tributati, contestando la carenza di legittimazione attiva del medico a richiedere il rimborso IRAP.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco e riformato la decisione dei giudici tributari affermando due importanti principi:
– in tema di IRAP, l’attività libero professionale del medico ospedaliero svolta “intramoenia” rientra nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, sicché la trattenuta IRAP operata dall’ASL sui relativi onorari deve ritenersi illegittima;
– in tal caso, tuttavia, il medico rimane estraneo al rapporto tributario intercorrente tra la ASL e l’Amministrazione finanziaria, con la conseguenza che non sussiste una legittimazione attiva dello stesso a richiedere al Fisco il rimborso della somma non dovuta, neppure in qualità di sostituito d’imposta.

Con la recente Ordinanza n. 7718 del 28 marzo 2018 la Corte di Cassazione ha affermato che il medico al quale sia stata applicata (illegittimamente) una trattenuta a titolo di IRAP dall’ASL, non è comunque legittimato a presentare istanza di rimborso nei confronti del Fisco

FATTO

Il medico ha presentato all’Agenzia delle Entrate istanza di rimborso per l’importo trattenuto dall’ASL a titolo di IRAP sui compensi a lui dovuti per l'attività libero professionale, in regime di intramoenia.
Formatosi il silenzio rifiuto, il medico ha proposto ricorso, che è stato accolto dai giudici tributari, ritenendo legittima la richiesta di rimborso direttamente al Fisco, in considerazione dell’accertata assenza di una struttura autonomamente organizzata in capo al medico.
L’Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione dei giudici tributati, contestando la carenza di legittimazione attiva del medico a richiedere il rimborso IRAP.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco e riformato la decisione dei giudici tributari affermando due importanti principi:
- in tema di IRAP, l'attività libero professionale del medico ospedaliero svolta "intramoenia" rientra nell'ambito del rapporto di lavoro subordinato, sicché la trattenuta IRAP operata dall'ASL sui relativi onorari deve ritenersi illegittima;
- in tal caso, tuttavia, il medico rimane estraneo al rapporto tributario intercorrente tra la ASL e l'Amministrazione finanziaria, con la conseguenza che non sussiste una legittimazione attiva dello stesso a richiedere al Fisco il rimborso della somma non dovuta, neppure in qualità di sostituito d'imposta.

Niente IRAP in assenza di autonoma organizzazione

In tema IRAP è irrilevante il riferimento alla “consistenza” del reddito da lavoro autonomo per stabilire la presenza di autonoma organizzazione (Corte di Cassazione – Ordinanza 28 marzo 2018, n. 7602).

La Cassazione accoglie il ricorso proposto dal contribuente avverso la decisione della CTR che, rigettandone l’appello, gli ha negato il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni precedenti, in quanto non aveva dimostrato l’assenza di autonoma organizzazione nella propria attività, “essendo anzi emerso che il contribuente, la cui attività è quella di dottore commercialista, nel godere di un consistente reddito da lavoro autonomo, ha potuto usufruire di più che validi ausili deducibili dallo svolgimento della professione in uno studio con più professionisti ed in località distinte, indici questi di una produttività senz’altro supportata da valide risorse organizzative”.
Secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte, l’esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata: il requisito della “autonoma organizzazione”, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui in misura eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive; costituisce poi onere del contribuente che richieda il rimborso fornire la prova dell’assenza delle condizioni anzidette.
Nelle specie, a fronte delle allegazioni e delle produzioni documentali del contribuente (le dichiarazioni dei redditi e le copie del registro dei beni strumentali ammortizzabili, “già di per sé prove nei righi dedicati ai costi del personale e al valore dei beni ammortizzabili”, l’inserimento in una struttura riferibile ad altrui responsabilità ed interesse (quella dello zio del contribuente, che gli avrebbe offerto in comodato la stanza nella quale esercitare l’attività), l’impiego minimo di beni strumentali senza avvalersi minimamente di lavoro altrui, l’inesistenza di un secondo studio, ove esisterebbe invece un mero recapito presso il proprio cliente principale, le fatture emesse nei confronti del quale sarebbero state prodotte), la motivazione della sentenza impugnata, nel rilevare che la prova dell’inesistenza dell’autonoma organizzazione non aveva “dato l’esito richiesto essendo anzi emerso che il contribuente, la cui attività è quella di dottore commercialista, nel godere di un consistente reddito da lavoro autonomo, ha potuto usufruire di più che validi ausili deducibili dallo svolgimento della professione in uno studio con più professionisti ed in località distinte, indici questi di una produttività senz’altro supportata da valide risorse organizzative”, si rivela insufficiente, generica ed insomma del tutto inadeguata, ove si consideri anche che il riferimento alla “consistenza” del reddito da lavoro autonomo è di per sé non rilevante alla luce del principio riportato sopra.

In tema IRAP è irrilevante il riferimento alla "consistenza" del reddito da lavoro autonomo per stabilire la presenza di autonoma organizzazione (Corte di Cassazione - Ordinanza 28 marzo 2018, n. 7602).

La Cassazione accoglie il ricorso proposto dal contribuente avverso la decisione della CTR che, rigettandone l'appello, gli ha negato il diritto al rimborso dell'IRAP versata per gli anni precedenti, in quanto non aveva dimostrato l'assenza di autonoma organizzazione nella propria attività, "essendo anzi emerso che il contribuente, la cui attività è quella di dottore commercialista, nel godere di un consistente reddito da lavoro autonomo, ha potuto usufruire di più che validi ausili deducibili dallo svolgimento della professione in uno studio con più professionisti ed in località distinte, indici questi di una produttività senz'altro supportata da valide risorse organizzative".
Secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte, l'esercizio delle attività di lavoro autonomo è escluso dall'applicazione dell'imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata: il requisito della "autonoma organizzazione", il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell'organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l'esercizio dell'attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui in misura eccedente l'impiego di un dipendente con mansioni esecutive; costituisce poi onere del contribuente che richieda il rimborso fornire la prova dell'assenza delle condizioni anzidette.
Nelle specie, a fronte delle allegazioni e delle produzioni documentali del contribuente (le dichiarazioni dei redditi e le copie del registro dei beni strumentali ammortizzabili, "già di per sé prove nei righi dedicati ai costi del personale e al valore dei beni ammortizzabili", l'inserimento in una struttura riferibile ad altrui responsabilità ed interesse (quella dello zio del contribuente, che gli avrebbe offerto in comodato la stanza nella quale esercitare l'attività), l'impiego minimo di beni strumentali senza avvalersi minimamente di lavoro altrui, l'inesistenza di un secondo studio, ove esisterebbe invece un mero recapito presso il proprio cliente principale, le fatture emesse nei confronti del quale sarebbero state prodotte), la motivazione della sentenza impugnata, nel rilevare che la prova dell'inesistenza dell'autonoma organizzazione non aveva "dato l'esito richiesto essendo anzi emerso che il contribuente, la cui attività è quella di dottore commercialista, nel godere di un consistente reddito da lavoro autonomo, ha potuto usufruire di più che validi ausili deducibili dallo svolgimento della professione in uno studio con più professionisti ed in località distinte, indici questi di una produttività senz'altro supportata da valide risorse organizzative", si rivela insufficiente, generica ed insomma del tutto inadeguata, ove si consideri anche che il riferimento alla "consistenza" del reddito da lavoro autonomo è di per sé non rilevante alla luce del principio riportato sopra.

Rinnovato il CCNL Agenzia delle Entrate-Riscossione

Sottoscritto il rinnovo del CCNL per i Quadri direttivi e per il personale delle Aree professionali dipendenti da Agenzia delle Entrate-Riscossione

Ai lavoratori lavoratrici, per il periodo di vigenza contrattuale (2016-2018) si applicano gli importi come da allegata tabella B) relativamente ad una tantum per il periodo 1/1/2016 -31/12/2017 ed aumenti contrattuali a decorrere dal 1° gennaio 2018.

Livello

Stipendio

Scatti di anzianità

Importo ex

Ristrutturazione Tabellare

QDL4 4.153,44 95,31 14,30
QDL3 3.518,24 95,31 14,30
QDL2 3.140,66 41,55 7,99
QDL1 2.954,54 41,55 7,99
A3L4 2.591,05 41,55 7,99
A3L3 2.410,20 41,55 7,99
A3L2 2.274,36 41,55 7,99
A3L1 2.156,12 41,55 7,99
A2L3 2.025,55 35,57 6,83
A2L2 1.947,58 29,07 5,59
A2L1 1.894,98 29,07 5,59
LU 1.764,42 20,12 3,87

Livello

Una Tantum

QDL4 1.342,58
QDL3 1.137,26
QDL2 1.015,20
QDL1 955,04
A3L4 837,55
A3L3 779,09
A3L2 735,18
A3L1 696,96
A2L3 654,75
A2L2 629,55
A2L1 612,54
LU 570,34

Con riferimento all’erogazione della “indennità di vacanza contrattuale” per gli anni 2015-2016-2017 le Parti, nel prendere atto che gli incontri tenuti tra le medesime non hanno fornito indicazioni condivise sulla loro erogazione, convengono che con la definizione del rinnovo contrattuale verranno corrisposte le somme dovute per gli anni di riferimento secondo quanto riportato nella medesima tabella B).

IVC Triennio 2015-201

Livello

Ivc 2015

Ivc 2016

Ivc 2017

Totale triennio 2015 – 2017

QDL4 263,44 263,44 263,44 790,33
QDL3 223,15 223,15 223,15 669,45
QDL2 224,42 224,42 224,42 673,26
QDL1 211,12 211,12 211,12 633,36
A3L4 183,07 183,07 183,07 549,21
A3L3 170,29 170,29 170,29 510,87
A3L2 160,69 160,69 160,69 482,07
A3L1 152,34 152,34 152,34 457,01
A2L3 143,11 143,11 143,11 429,34
A2L2 137,60 137,60 137,60 412,81
A2L1 133,89 133,89 133,89 401,66
LU 124,66 124,66 124,66 373,99

Livello retributivo di inserimento professionale
Allo scopo di favorire nuova occupazione secondo criteri di sostenibilità, al lavoratore/lavoratrice assunto nella 3.a area professionale, 1° livello retributivo, con contratto a tempo indeterminato, ivi compreso l’apprendistato, è attribuito uno stipendio nelle misure indicate nella tabella A in allegato per un periodo di 4 anni dalla data di assunzione. Trascorsi quattro anni dall’assunzione, ai suddetti lavoratori/lavoratrici verrà attribuito il trattamento economico corrispondente a quello della terza area professionale, primo livello.

Livello

Stipendio in Euro

A3L1 1.940,51

 

Sottoscritto il rinnovo del CCNL per i Quadri direttivi e per il personale delle Aree professionali dipendenti da Agenzia delle Entrate-Riscossione

Ai lavoratori lavoratrici, per il periodo di vigenza contrattuale (2016-2018) si applicano gli importi come da allegata tabella B) relativamente ad una tantum per il periodo 1/1/2016 -31/12/2017 ed aumenti contrattuali a decorrere dal 1° gennaio 2018.

Livello

Stipendio

Scatti di anzianità

Importo ex

Ristrutturazione Tabellare

QDL4 4.153,44 95,31 14,30
QDL3 3.518,24 95,31 14,30
QDL2 3.140,66 41,55 7,99
QDL1 2.954,54 41,55 7,99
A3L4 2.591,05 41,55 7,99
A3L3 2.410,20 41,55 7,99
A3L2 2.274,36 41,55 7,99
A3L1 2.156,12 41,55 7,99
A2L3 2.025,55 35,57 6,83
A2L2 1.947,58 29,07 5,59
A2L1 1.894,98 29,07 5,59
LU 1.764,42 20,12 3,87

Livello

Una Tantum

QDL4 1.342,58
QDL3 1.137,26
QDL2 1.015,20
QDL1 955,04
A3L4 837,55
A3L3 779,09
A3L2 735,18
A3L1 696,96
A2L3 654,75
A2L2 629,55
A2L1 612,54
LU 570,34

Con riferimento all’erogazione della "indennità di vacanza contrattuale" per gli anni 2015-2016-2017 le Parti, nel prendere atto che gli incontri tenuti tra le medesime non hanno fornito indicazioni condivise sulla loro erogazione, convengono che con la definizione del rinnovo contrattuale verranno corrisposte le somme dovute per gli anni di riferimento secondo quanto riportato nella medesima tabella B).

IVC Triennio 2015-201

Livello

Ivc 2015

Ivc 2016

Ivc 2017

Totale triennio 2015 - 2017

QDL4 263,44 263,44 263,44 790,33
QDL3 223,15 223,15 223,15 669,45
QDL2 224,42 224,42 224,42 673,26
QDL1 211,12 211,12 211,12 633,36
A3L4 183,07 183,07 183,07 549,21
A3L3 170,29 170,29 170,29 510,87
A3L2 160,69 160,69 160,69 482,07
A3L1 152,34 152,34 152,34 457,01
A2L3 143,11 143,11 143,11 429,34
A2L2 137,60 137,60 137,60 412,81
A2L1 133,89 133,89 133,89 401,66
LU 124,66 124,66 124,66 373,99

Livello retributivo di inserimento professionale
Allo scopo di favorire nuova occupazione secondo criteri di sostenibilità, al lavoratore/lavoratrice assunto nella 3.a area professionale, 1° livello retributivo, con contratto a tempo indeterminato, ivi compreso l’apprendistato, è attribuito uno stipendio nelle misure indicate nella tabella A in allegato per un periodo di 4 anni dalla data di assunzione. Trascorsi quattro anni dall’assunzione, ai suddetti lavoratori/lavoratrici verrà attribuito il trattamento economico corrispondente a quello della terza area professionale, primo livello.

Livello

Stipendio in Euro

A3L1 1.940,51

 

Firmato accordo costituzione RSU nella Metalmeccanica Piccola Industria

Siglato il 27/3/2018, tra l’UNIONMECCANICA e la FIM-CISL, la FIOM-CGIL, la UILM-UIL, l’accordo per la costituzione delle RSU nelle piccole e medie imprese associate ad UNIONMECCANICA, con decorrenza 1/5/2018.

L’accordo in oggetto dispone che le Rappresentanze Sindacali Unitarie possono essere costituite nelle unità produttive nelle quali l’azienda occupi più di 15 dipendenti, ad iniziativa di FIM-FIOM-UILM.
Alla costituzione della rappresentanza sindacale unitaria si procede mediante elezione a suffragio universale ed a scrutinio segreto tra liste concorrenti.
La Rsu è unica per tutto il personale di ciascuna unità produttiva ed è composta da impiegati-quadri e da operai eletti, in rappresentanza di ciascuna delle predette categorie, in relazione alla entità numerica dei due gruppi.
Fatte salve le condizioni di miglior favore presenti in azienda, il numero dei componenti le rappresentanze sindacali unitarie sarà pari a:
– 3 componenti per la rappresentanza sindacale unitaria costituita nelle unità produttive che occupano da 16 a 90 dipendenti;
– 4 componenti nelle unità produttive che occupano da 91 a 150 dipendenti;
– 6 componenti nelle unità produttive che occupano da 151 a 250 dipendenti;
– 9 componenti nelle unità produttive che occupano da 251 a 400 dipendenti;
– ulteriori 3 componenti ogni 150 dipendenti.
I componenti delle rappresentanze sindacali unitarie subentrano ai dirigenti delle Rappresentanze Sindacali Aziendali nella titolarità dei diritti, permessi, libertà sindacali e tutele.
Le rappresentanze sindacali unitarie subentrano alle rappresentanze sindacali aziendali ed ai loro dirigenti nella titolarità dei poteri e nell’esercizio delle funzioni ad essi spettanti per effetto di disposizioni di legge.
La rappresentanza sindacale unitaria e le competenti strutture territoriali delle associazioni sindacali firmatarie del CCNL, possono stipulare il contratto collettivo aziendale di lavoro nelle materie, con le procedure e modalità e nei limiti stabiliti dal presente CCNL.
I componenti della rappresentanza sindacale unitaria restano in carica per tre anni, al termine dei quali decadono automaticamente. In caso di dimissioni di componente elettivo, lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista.
La rappresentanza sindacale unitaria decade dal mandato ricevuto in presenza di raccolta tra i lavoratori aventi diritto al voto di un numero di firme per la revoca superiore al 50% del numero dei lavoratori stessi.
Le firme, purché abbiano valore ai fini della revoca, dovranno essere opportunamente certificate.
A partire dal 30° mese dalla permanenza in carica della RSU e comunque almeno tre mesi prima della scadenza del mandato della RSU, le associazioni sindacali, congiuntamente o disgiuntamente, o la RSU uscente, provvederanno ad indire le elezioni entro la naturale scadenza.
Hanno diritto di votare tutti i dipendenti non in prova, in forza all’unità produttiva alla data delle elezioni.Questi sono tenuti ad esercitare il diritto di voto presso il seggio della loro area elettorale.
Sono eleggibili gli operai, intermedi, impiegati e quadri non in prova, in forza all’unità produttiva, candidati nelle liste.
All’elezione della rappresentanza sindacale unitaria possono concorrere liste elettorali presentate dalle:
a) associazioni sindacali firmatarie del presente CCNL;
b) associazioni sindacali formalmente costituite con un proprio statuto ed atto costitutivo a condizione che:
1) accettino espressamente e formalmente la presente regolamentazione nonché il presente CCNL;
2) la lista sia corredata da un numero di firme di lavoratori dipendenti dall’unità produttiva pari al 5% degli aventi diritto al voto.
Il numero dei candidati per ciascuna lista non può superare di oltre 2/3 il numero complessivo dei componenti la rappresentanza sindacale unitaria.
Al fine di assicurare un ordinato e corretto svolgimento della consultazione, nelle singole unità produttive viene costituita una commissione elettorale che ha il compito di:
a) ricevere la presentazione delle liste, rimettendo a immediatamente dopo la sua completa integrazione ogni contestazione relativa alla rispondenza delle liste stesse ai requisiti previsti dalla presente regolamentazione;
b) verificare la valida presentazione delle liste;
c) costituire i seggi elettorali, presiedendo alle operazioni di voto che dovranno svolgersi senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività aziendale;
d) assicurare la correttezza delle operazioni di scrutinio dei voti;
e) esaminare e decidere su eventuali ricorsi proposti nei termini di cui alla presente regolamentazione;
f) proclamare i risultati delle elezioni, comunicando gli stessi a tutti i soggetti interessati, ivi comprese le associazioni sindacali presentatrici di liste.
La nomina, a seguito di elezione o designazione, dei componenti della rappresentanza sindacale unitaria, una volta definiti gli eventuali ricorsi, sarà comunicata per iscritto alla direzione aziendale ed alla locale organizzazione imprenditoriale d’appartenenza a cura delle organizzazioni sindacali di rispettiva appartenenza dei componenti. Con le stesse modalità saranno comunicati i nominativi degli eventuali sostituti.

Siglato il 27/3/2018, tra l’UNIONMECCANICA e la FIM-CISL, la FIOM-CGIL, la UILM-UIL, l’accordo per la costituzione delle RSU nelle piccole e medie imprese associate ad UNIONMECCANICA, con decorrenza 1/5/2018.

L’accordo in oggetto dispone che le Rappresentanze Sindacali Unitarie possono essere costituite nelle unità produttive nelle quali l'azienda occupi più di 15 dipendenti, ad iniziativa di FIM-FIOM-UILM.
Alla costituzione della rappresentanza sindacale unitaria si procede mediante elezione a suffragio universale ed a scrutinio segreto tra liste concorrenti.
La Rsu è unica per tutto il personale di ciascuna unità produttiva ed è composta da impiegati-quadri e da operai eletti, in rappresentanza di ciascuna delle predette categorie, in relazione alla entità numerica dei due gruppi.
Fatte salve le condizioni di miglior favore presenti in azienda, il numero dei componenti le rappresentanze sindacali unitarie sarà pari a:
- 3 componenti per la rappresentanza sindacale unitaria costituita nelle unità produttive che occupano da 16 a 90 dipendenti;
- 4 componenti nelle unità produttive che occupano da 91 a 150 dipendenti;
- 6 componenti nelle unità produttive che occupano da 151 a 250 dipendenti;
- 9 componenti nelle unità produttive che occupano da 251 a 400 dipendenti;
- ulteriori 3 componenti ogni 150 dipendenti.
I componenti delle rappresentanze sindacali unitarie subentrano ai dirigenti delle Rappresentanze Sindacali Aziendali nella titolarità dei diritti, permessi, libertà sindacali e tutele.
Le rappresentanze sindacali unitarie subentrano alle rappresentanze sindacali aziendali ed ai loro dirigenti nella titolarità dei poteri e nell'esercizio delle funzioni ad essi spettanti per effetto di disposizioni di legge.
La rappresentanza sindacale unitaria e le competenti strutture territoriali delle associazioni sindacali firmatarie del CCNL, possono stipulare il contratto collettivo aziendale di lavoro nelle materie, con le procedure e modalità e nei limiti stabiliti dal presente CCNL.
I componenti della rappresentanza sindacale unitaria restano in carica per tre anni, al termine dei quali decadono automaticamente. In caso di dimissioni di componente elettivo, lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista.
La rappresentanza sindacale unitaria decade dal mandato ricevuto in presenza di raccolta tra i lavoratori aventi diritto al voto di un numero di firme per la revoca superiore al 50% del numero dei lavoratori stessi.
Le firme, purché abbiano valore ai fini della revoca, dovranno essere opportunamente certificate.
A partire dal 30° mese dalla permanenza in carica della RSU e comunque almeno tre mesi prima della scadenza del mandato della RSU, le associazioni sindacali, congiuntamente o disgiuntamente, o la RSU uscente, provvederanno ad indire le elezioni entro la naturale scadenza.
Hanno diritto di votare tutti i dipendenti non in prova, in forza all'unità produttiva alla data delle elezioni.Questi sono tenuti ad esercitare il diritto di voto presso il seggio della loro area elettorale.
Sono eleggibili gli operai, intermedi, impiegati e quadri non in prova, in forza all'unità produttiva, candidati nelle liste.
All'elezione della rappresentanza sindacale unitaria possono concorrere liste elettorali presentate dalle:
a) associazioni sindacali firmatarie del presente CCNL;
b) associazioni sindacali formalmente costituite con un proprio statuto ed atto costitutivo a condizione che:
1) accettino espressamente e formalmente la presente regolamentazione nonché il presente CCNL;
2) la lista sia corredata da un numero di firme di lavoratori dipendenti dall'unità produttiva pari al 5% degli aventi diritto al voto.
Il numero dei candidati per ciascuna lista non può superare di oltre 2/3 il numero complessivo dei componenti la rappresentanza sindacale unitaria.
Al fine di assicurare un ordinato e corretto svolgimento della consultazione, nelle singole unità produttive viene costituita una commissione elettorale che ha il compito di:
a) ricevere la presentazione delle liste, rimettendo a immediatamente dopo la sua completa integrazione ogni contestazione relativa alla rispondenza delle liste stesse ai requisiti previsti dalla presente regolamentazione;
b) verificare la valida presentazione delle liste;
c) costituire i seggi elettorali, presiedendo alle operazioni di voto che dovranno svolgersi senza pregiudizio del normale svolgimento dell'attività aziendale;
d) assicurare la correttezza delle operazioni di scrutinio dei voti;
e) esaminare e decidere su eventuali ricorsi proposti nei termini di cui alla presente regolamentazione;
f) proclamare i risultati delle elezioni, comunicando gli stessi a tutti i soggetti interessati, ivi comprese le associazioni sindacali presentatrici di liste.
La nomina, a seguito di elezione o designazione, dei componenti della rappresentanza sindacale unitaria, una volta definiti gli eventuali ricorsi, sarà comunicata per iscritto alla direzione aziendale ed alla locale organizzazione imprenditoriale d'appartenenza a cura delle organizzazioni sindacali di rispettiva appartenenza dei componenti. Con le stesse modalità saranno comunicati i nominativi degli eventuali sostituti.

Rivalutazione dei turni svolti nel periodo notturni, le domande di accesso al beneficio entro il 1° maggio

L’Inps fornisce le istruzioni applicative della disposizione normativa contenuta nella Legge di Bilancio 2018, in ordine ai destinatari della rivalutazione dei turni notturni per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato, nonché alla presentazione delle domande di accesso al beneficio e di pensionamento anticipato

Come noto, nella recente Legge di Bilancio, è disposto che, in considerazione della particolare gravosità, ai fini del conseguimento dei requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato, i giorni lavorativi effettivamente svolti sono moltiplicati per il coefficiente di 1,5 per i lavoratori impiegati in cicli produttivi organizzati su turni di 12 ore, sulla base di accordi collettivi già sottoscritti alla data del 31 dicembre 2016.
I soggetti interessati che perfezionano il requisito entro il 31 dicembre 2019, devono presentare la domanda di riconoscimento dello svolgimento di attività particolarmente faticosa e pesante entro il 1° maggio 2018, allegando la documentazione minima necessaria, nonché l’accordo collettivo sottoscritto entro la data del 31 dicembre 2016, dal quale risulti che il lavoro è articolato in turni di 12 ore, svolti per almeno 6 ore nel periodo notturno.
La presentazione della domanda oltre il termine del 1° maggio 2018 comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato. La domanda di riconoscimento del beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate telematicamente alla struttura territorialmente competente, fermo restando la possibilità di utilizzare il modulo “AP45” reperibile sul sito internet dell’Istituto www.inps.it nella sezione “Modulistica”.

L’Inps fornisce le istruzioni applicative della disposizione normativa contenuta nella Legge di Bilancio 2018, in ordine ai destinatari della rivalutazione dei turni notturni per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato, nonché alla presentazione delle domande di accesso al beneficio e di pensionamento anticipato

Come noto, nella recente Legge di Bilancio, è disposto che, in considerazione della particolare gravosità, ai fini del conseguimento dei requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato, i giorni lavorativi effettivamente svolti sono moltiplicati per il coefficiente di 1,5 per i lavoratori impiegati in cicli produttivi organizzati su turni di 12 ore, sulla base di accordi collettivi già sottoscritti alla data del 31 dicembre 2016.
I soggetti interessati che perfezionano il requisito entro il 31 dicembre 2019, devono presentare la domanda di riconoscimento dello svolgimento di attività particolarmente faticosa e pesante entro il 1° maggio 2018, allegando la documentazione minima necessaria, nonché l’accordo collettivo sottoscritto entro la data del 31 dicembre 2016, dal quale risulti che il lavoro è articolato in turni di 12 ore, svolti per almeno 6 ore nel periodo notturno.
La presentazione della domanda oltre il termine del 1° maggio 2018 comporta, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento della decorrenza del trattamento pensionistico anticipato. La domanda di riconoscimento del beneficio e la relativa documentazione devono essere presentate telematicamente alla struttura territorialmente competente, fermo restando la possibilità di utilizzare il modulo "AP45" reperibile sul sito internet dell’Istituto www.inps.it nella sezione "Modulistica".

Premi di risultato e welfare aziendale: chiarimenti sulla tassazione agevolata

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’applicazione della tassazione agevolata sui premi di risultato e welfare aziendale in seguito alle novità introdotte nel 2017 e nel 2018 alla disciplina di favore, precisando che è riconosciuta la possibilità di elaborare ed inviare nuove Certificazioni Uniche tardive, che tengano conto della verifica di raggiungimento degli obiettivi premiali successiva al conguaglio delle ritenute, senza l’applicazione di sanzioni, per consentire ai dipendenti di beneficiare dell’agevolazione in sede di dichiarazione dei redditi (Circolare 29 marzo 2018, n. 5/E).

In materia di detassazione dei premi di risultato e di welfare aziendale si ricorda che:
– sui premi di risultato collegati ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione erogati a dipendenti del settore privato, in luogo della tassazione ordinaria, è prevista l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali nella misura del 10 per cento (entro determinati limiti di importo);
– al fine di incentivare lo sviluppo di forme di welfare aziendale mirate al soddisfacimento di particolare esigenze sociali, è riconosciuta l’esenzione dall’Irpef e dalle relative addizionali, dei contributi e/o premi versati dal datore di lavoro per le polizze volte ad assicurare i dipendenti per terapie sanitarie di lungo corso e malattie gravi, nonché degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale forniti ai dipendenti ed ai familiari fiscalmente a carico.
Con riferimento ai premi di risultato erogati a decorrere dal 2017 (anche se maturati precedentemente o se erogati in virtù di contratti già stipulati) è stata ampliata la platea dei beneficiari, in quanto possono fruire del regime di favore i lavoratori che nell’anno precedente a quello di percezione del premio siano stati titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore ad euro 80.000 annui, e non più euro 50.000 annui, come in origine. Inoltre, l’importo del premio assoggettabile ad imposta sostitutiva, risulta ora fissato in euro 3.000, in luogo di euro 2.000 come precedentemente stabilito. In caso di premio erogato da aziende che adottano il coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, il predetto limite è elevato a 4.000 euro (in precedenza 2.500 euro), ma solo per i contratti stipulati fino al 24 aprile 2017. Per i contratti stipulati dopo il 24 aprile 2017, in luogo dell’innalzamento del limite di premio agevolabile, è prevista una riduzione di venti punti percentuali l’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro per il regime relativo all’IVS su una quota dei premi di risultato non superiore a 800 euro. Sulla medesima quota, è consentito al lavoratore di non versare i contributi a proprio carico.
La Circolare chiarisce che il raggiungimento degli obiettivi premiali da parte dell’azienda costituisce il presupposto per l’applicazione dell’imposta sostitutiva. Per questo motivo, nel caso in cui l’agevolazione sia riconosciuta da un datore di lavoro che ha potuto accertare il raggiungimento dell’obiettivo solo dopo la data di effettuazione del conguaglio delle ritenute, questi deve emettere una nuova Certificazione unica (Cu), in base alla quale il lavoratore dipendente potrà applicare l’imposta sostitutiva sugli acconti o anticipazioni dei premi di risultato in sede di dichiarazione dei redditi. In tal caso, l’invio tardivo della nuova Cu non comporterà l’applicazione di sanzioni, dal momento che il ritardo non è causato da un’inadempienza del datore di lavoro, ma dal fatto che è stato possibile verificare la spettanza dell’agevolazione solo in un momento successivo ai termini ordinari di invio per le Certificazioni uniche. Il regime fiscale agevolato, inoltre, potrà valere anche per l’eventuale acconto erogato dall’azienda, a condizione che al momento dell’erogazione sia riscontrabile l’incremento di produttività, qualità, efficienza ed innovazione dell’azienda stabilito dal contratto di lavoro.
Il regime di favore può essere riconosciuto anche nell’ambito dei gruppi aziendali, a condizione però che la contrattazione collettiva aziendale subordini l’erogazione del premio di risultato al raggiungimento di un obiettivo di gruppo, e che i rapporti di lavoro siano gestiti, nell’ambito del Gruppo, in maniera unitaria ed uniforme e la contrattazione collettiva per tutte le aziende del Gruppo sia gestita in maniera centralizzata in capo ad una sola società (di solito la casa-madre). Il beneficio però spetta solo nel caso di società residenti in Italia o di società non residenti che esercitano l’attività nel territorio dello Stato, perché la norma punta ad agevolare i risultati di redditività che contribuiscono alla crescita del sistema produttivo nazionale.
La Circolare fornisce chiarimenti, inoltre, riguardo alla possibilità per il lavoratore, se prevista dal contratto aziendale o territoriale, di convertire il premio con benefit aziendali. In particolare il lavoratore può quindi fruire del premio nella forma dell’utilizzo dell’auto aziendale, di prestiti concessi da parte del datore di lavoro e della fruizione dell’alloggio.

Per quanto riguarda il welfare aziendale, è prevista dal 2017 un ipotesi di benefit detassato in base alla quale non concorrono a formare il reddito i contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, o il rischio di gravi patologie. La circolare chiarisce che il beneficio riguarda esclusivamente i contributi e i premi versati per le polizze ccdd. “Long Term Care” e “Dread Disease”, ovvero per le polizze volte ad assicurare le terapie di lungo corso e le malattie gravi. Sono riconducibili alla prima tipologia, le polizze dirette a garantire una copertura assicurativa per stati di non autosufficienza del dipendente, che richiedono generalmente il sostenimento di spese per lunga degenza. Appartengono, invece, alla seconda categoria (Dread Disease) le polizze dirette a garantire una copertura assicurativa contro il rischio di insorgenza di malattie particolarmente gravi.
Con riferimento alla detassazione dei servizi di trasporto collettivo, è previsto che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari. A tal proposito, la circolare chiarisce che l’esclusione dal reddito, già prevista per il servizio di “trasporto collettivo”, è stata estesa anche all’ipotesi di concessione da parte del datore di lavoro di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale o di somme erogate per l’acquisto di tali abbonamenti o a titolo di rimborso della relative spesa. Il beneficio è riconosciuto sia nell’ipotesi in cui il benefit sia erogato dal datore di lavoro volontariamente sia nell’ipotesi in cui sia erogato in esecuzione di disposizioni di contratto, accordo o di regolamento aziendale, ed è applicabile anche qualora l’abbonamento per il trasporto pubblico sia destinato ad un familiare del dipendente a condizione che risulti fiscalmente a carico di quest’ultimo. Ai fini dell’esclusione dal reddito di lavoro dipendente, è necessario che l’abbonamento al trasporto pubblico sia offerto alla generalità dei lavoratori dipendenti o a categorie di dipendenti, e che il datore di lavoro acquisisca e conservi la documentazione comprovante l’utilizzo delle somme da parte del dipendente coerentemente con la finalità per le quali sono state corrisposte. È irrilevante che le somme erogate coprano o meno l’intero costo dell’abbonamento.

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’applicazione della tassazione agevolata sui premi di risultato e welfare aziendale in seguito alle novità introdotte nel 2017 e nel 2018 alla disciplina di favore, precisando che è riconosciuta la possibilità di elaborare ed inviare nuove Certificazioni Uniche tardive, che tengano conto della verifica di raggiungimento degli obiettivi premiali successiva al conguaglio delle ritenute, senza l’applicazione di sanzioni, per consentire ai dipendenti di beneficiare dell’agevolazione in sede di dichiarazione dei redditi (Circolare 29 marzo 2018, n. 5/E).

In materia di detassazione dei premi di risultato e di welfare aziendale si ricorda che:
- sui premi di risultato collegati ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione erogati a dipendenti del settore privato, in luogo della tassazione ordinaria, è prevista l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali nella misura del 10 per cento (entro determinati limiti di importo);
- al fine di incentivare lo sviluppo di forme di welfare aziendale mirate al soddisfacimento di particolare esigenze sociali, è riconosciuta l’esenzione dall’Irpef e dalle relative addizionali, dei contributi e/o premi versati dal datore di lavoro per le polizze volte ad assicurare i dipendenti per terapie sanitarie di lungo corso e malattie gravi, nonché degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale forniti ai dipendenti ed ai familiari fiscalmente a carico.
Con riferimento ai premi di risultato erogati a decorrere dal 2017 (anche se maturati precedentemente o se erogati in virtù di contratti già stipulati) è stata ampliata la platea dei beneficiari, in quanto possono fruire del regime di favore i lavoratori che nell’anno precedente a quello di percezione del premio siano stati titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore ad euro 80.000 annui, e non più euro 50.000 annui, come in origine. Inoltre, l’importo del premio assoggettabile ad imposta sostitutiva, risulta ora fissato in euro 3.000, in luogo di euro 2.000 come precedentemente stabilito. In caso di premio erogato da aziende che adottano il coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, il predetto limite è elevato a 4.000 euro (in precedenza 2.500 euro), ma solo per i contratti stipulati fino al 24 aprile 2017. Per i contratti stipulati dopo il 24 aprile 2017, in luogo dell’innalzamento del limite di premio agevolabile, è prevista una riduzione di venti punti percentuali l’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro per il regime relativo all’IVS su una quota dei premi di risultato non superiore a 800 euro. Sulla medesima quota, è consentito al lavoratore di non versare i contributi a proprio carico.
La Circolare chiarisce che il raggiungimento degli obiettivi premiali da parte dell’azienda costituisce il presupposto per l’applicazione dell’imposta sostitutiva. Per questo motivo, nel caso in cui l’agevolazione sia riconosciuta da un datore di lavoro che ha potuto accertare il raggiungimento dell’obiettivo solo dopo la data di effettuazione del conguaglio delle ritenute, questi deve emettere una nuova Certificazione unica (Cu), in base alla quale il lavoratore dipendente potrà applicare l’imposta sostitutiva sugli acconti o anticipazioni dei premi di risultato in sede di dichiarazione dei redditi. In tal caso, l’invio tardivo della nuova Cu non comporterà l’applicazione di sanzioni, dal momento che il ritardo non è causato da un’inadempienza del datore di lavoro, ma dal fatto che è stato possibile verificare la spettanza dell’agevolazione solo in un momento successivo ai termini ordinari di invio per le Certificazioni uniche. Il regime fiscale agevolato, inoltre, potrà valere anche per l’eventuale acconto erogato dall’azienda, a condizione che al momento dell’erogazione sia riscontrabile l’incremento di produttività, qualità, efficienza ed innovazione dell’azienda stabilito dal contratto di lavoro.
Il regime di favore può essere riconosciuto anche nell’ambito dei gruppi aziendali, a condizione però che la contrattazione collettiva aziendale subordini l’erogazione del premio di risultato al raggiungimento di un obiettivo di gruppo, e che i rapporti di lavoro siano gestiti, nell’ambito del Gruppo, in maniera unitaria ed uniforme e la contrattazione collettiva per tutte le aziende del Gruppo sia gestita in maniera centralizzata in capo ad una sola società (di solito la casa-madre). Il beneficio però spetta solo nel caso di società residenti in Italia o di società non residenti che esercitano l’attività nel territorio dello Stato, perché la norma punta ad agevolare i risultati di redditività che contribuiscono alla crescita del sistema produttivo nazionale.
La Circolare fornisce chiarimenti, inoltre, riguardo alla possibilità per il lavoratore, se prevista dal contratto aziendale o territoriale, di convertire il premio con benefit aziendali. In particolare il lavoratore può quindi fruire del premio nella forma dell’utilizzo dell’auto aziendale, di prestiti concessi da parte del datore di lavoro e della fruizione dell’alloggio.

Per quanto riguarda il welfare aziendale, è prevista dal 2017 un ipotesi di benefit detassato in base alla quale non concorrono a formare il reddito i contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, o il rischio di gravi patologie. La circolare chiarisce che il beneficio riguarda esclusivamente i contributi e i premi versati per le polizze ccdd. "Long Term Care" e "Dread Disease", ovvero per le polizze volte ad assicurare le terapie di lungo corso e le malattie gravi. Sono riconducibili alla prima tipologia, le polizze dirette a garantire una copertura assicurativa per stati di non autosufficienza del dipendente, che richiedono generalmente il sostenimento di spese per lunga degenza. Appartengono, invece, alla seconda categoria (Dread Disease) le polizze dirette a garantire una copertura assicurativa contro il rischio di insorgenza di malattie particolarmente gravi.
Con riferimento alla detassazione dei servizi di trasporto collettivo, è previsto che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari. A tal proposito, la circolare chiarisce che l’esclusione dal reddito, già prevista per il servizio di "trasporto collettivo", è stata estesa anche all’ipotesi di concessione da parte del datore di lavoro di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale o di somme erogate per l’acquisto di tali abbonamenti o a titolo di rimborso della relative spesa. Il beneficio è riconosciuto sia nell’ipotesi in cui il benefit sia erogato dal datore di lavoro volontariamente sia nell’ipotesi in cui sia erogato in esecuzione di disposizioni di contratto, accordo o di regolamento aziendale, ed è applicabile anche qualora l’abbonamento per il trasporto pubblico sia destinato ad un familiare del dipendente a condizione che risulti fiscalmente a carico di quest’ultimo. Ai fini dell'esclusione dal reddito di lavoro dipendente, è necessario che l’abbonamento al trasporto pubblico sia offerto alla generalità dei lavoratori dipendenti o a categorie di dipendenti, e che il datore di lavoro acquisisca e conservi la documentazione comprovante l'utilizzo delle somme da parte del dipendente coerentemente con la finalità per le quali sono state corrisposte. È irrilevante che le somme erogate coprano o meno l’intero costo dell’abbonamento.