Esenzione IMU per gli agricoltori, anche se titolari di pensione

Il Coltivatore diretto, o imprenditore agricolo professionale, iscritto nella previdenza agricola, che sia anche titolare di un trattamento pensionistico, può beneficiare dell’esenzione IMU per i terreni che possiede e utilizza mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo stesso (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Risoluzione 28 febbraio 2018, n. 1/DF).

QUESITO

Sono stati chiesti al Ministero dell’Economia e delle Finanze chiarimenti in merito alla corretta applicazione delle agevolazioni relative all’imposta municipale propria (IMU) previste in favore di coltivatori diretti (CD) e di imprenditori agricoli professionali (IAP), iscritti nella previdenza agricola, qualora gli stessi siano anche titolari di trattamento pensionistico agricolo.
Ai fini della soluzione del quesito occorre, preliminarmente, considerare che in base alla disciplina IMU, sono esenti dall’imposta i terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Peraltro, si considerano non fabbricabili (e di conseguenza sono agricoli) i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all’allevamento di animali.
Ai fini dell’agevolazione dunque è necessaria la contemporanea sussistenza di tutti i requisiti di natura sia oggettiva che soggettiva, vale a dire:
– il possesso del fondo;
– la persistenza dell’utilizzazione agro-silvo-pastorale, mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo stesso;
– la qualifica soggettiva di coltivatore diretto (CD) o di imprenditore agricolo professionale (IAP);
– l’iscrizione nella previdenza agricola.
Fermo restando i requisiti di natura oggettiva (possesso del fondo e utilizzazione per attività agricola), che ovviamente non sono condizionati dalla titolarità di trattamento pensionistico, occorre valutare se lo status di pensionato sia compatibile con la qualifica di CD e di IAP e con la possibilità per gli stessi di continuare ad essere iscritti nella previdenza agricola.

COLTIVATORE DIRETTO E IMPRENDITORE AGRICOLO PROFESSIONALE

La definizione di Coltivatore Diretto (CD) individua il soggetto che coltiva il fondo “col lavoro prevalentemente proprio o di persone della sua famiglia”, ed inquadrato nella categoria dei piccoli imprenditori.
Ai fini della qualificazione come Coltivatore Diretto, per l’iscrizione nella previdenza agricola, l’effettiva prestazione di lavoro del nucleo familiare non deve essere inferiore ad un terzo di quella occorrente per le normali necessità delle coltivazioni del fondo e per l’allevamento ed il governo del bestiame; il requisito della abitualità nella diretta e manuale coltivazione dei fondi o nell’allevamento e nel governo del bestiame si ritiene sussistente quando il coltivatore e le persone della sua famiglia si dedicano in modo esclusivo o almeno prevalente a tali attività. Per attività prevalente si intende quella che impegni il coltivatore diretto per il maggior periodo di tempo nell’anno e che costituisca la maggior fonte di reddito.

La definizione di Imprenditore Agricolo Professionale (IAP), invece, individua il soggetto che dedica alle attività agricole, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricava dalle attività medesime almeno il 50% del reddito globale da lavoro.
A tal fine, dal reddito globale di lavoro sono escluse le pensioni di ogni genere, gli assegni ad esse equiparati, le indennità e le somme percepite per l’espletamento di cariche pubbliche, ovvero in associazioni e altri enti operanti nel settore agricolo.

CONCLUSIONE DEL MINISTERO

In entrambi i casi, ai fini del riconoscimento della qualifica di CD e di IAP, dunque, non viene richiesto che tali soggetti traggano dal lavoro della terra la loro esclusiva fonte di reddito.
Per quanto concerne il requisito di iscrizione alla previdenza agricola, lo stesso non viene meno a causa della percezione di un trattamento pensionistico. Infatti, la normativa in materia stabilisce:
– che i lavoratori che versano i contributi successivamente alla data di decorrenza della pensione possono percepire un supplemento della stessa;
– che i lavoratori autonomi già pensionati presso le gestioni dell’INPS e con più di 65 anni di età, possano esercitare la facoltà di chiedere la riduzione del 50 per cento del contributo previdenziale, se già pensionati.

In conclusione, afferma il Ministero, alla luce delle suddette considerazioni, devono ritenersi esenti ai fini IMU tutti i terreni agricoli, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, anche se già pensionati, indipendentemente dall’ubicazione dei terreni stessi, e sono considerati non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dagli stessi soggetti, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali.

Il Coltivatore diretto, o imprenditore agricolo professionale, iscritto nella previdenza agricola, che sia anche titolare di un trattamento pensionistico, può beneficiare dell’esenzione IMU per i terreni che possiede e utilizza mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo stesso (Ministero dell’Economia e delle Finanze - Risoluzione 28 febbraio 2018, n. 1/DF).

QUESITO

Sono stati chiesti al Ministero dell’Economia e delle Finanze chiarimenti in merito alla corretta applicazione delle agevolazioni relative all’imposta municipale propria (IMU) previste in favore di coltivatori diretti (CD) e di imprenditori agricoli professionali (IAP), iscritti nella previdenza agricola, qualora gli stessi siano anche titolari di trattamento pensionistico agricolo.
Ai fini della soluzione del quesito occorre, preliminarmente, considerare che in base alla disciplina IMU, sono esenti dall’imposta i terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Peraltro, si considerano non fabbricabili (e di conseguenza sono agricoli) i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, sui quali persiste l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all'allevamento di animali.
Ai fini dell’agevolazione dunque è necessaria la contemporanea sussistenza di tutti i requisiti di natura sia oggettiva che soggettiva, vale a dire:
- il possesso del fondo;
- la persistenza dell'utilizzazione agro-silvo-pastorale, mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo stesso;
- la qualifica soggettiva di coltivatore diretto (CD) o di imprenditore agricolo professionale (IAP);
- l’iscrizione nella previdenza agricola.
Fermo restando i requisiti di natura oggettiva (possesso del fondo e utilizzazione per attività agricola), che ovviamente non sono condizionati dalla titolarità di trattamento pensionistico, occorre valutare se lo status di pensionato sia compatibile con la qualifica di CD e di IAP e con la possibilità per gli stessi di continuare ad essere iscritti nella previdenza agricola.

COLTIVATORE DIRETTO E IMPRENDITORE AGRICOLO PROFESSIONALE

La definizione di Coltivatore Diretto (CD) individua il soggetto che coltiva il fondo "col lavoro prevalentemente proprio o di persone della sua famiglia", ed inquadrato nella categoria dei piccoli imprenditori.
Ai fini della qualificazione come Coltivatore Diretto, per l’iscrizione nella previdenza agricola, l'effettiva prestazione di lavoro del nucleo familiare non deve essere inferiore ad un terzo di quella occorrente per le normali necessità delle coltivazioni del fondo e per l'allevamento ed il governo del bestiame; il requisito della abitualità nella diretta e manuale coltivazione dei fondi o nell'allevamento e nel governo del bestiame si ritiene sussistente quando il coltivatore e le persone della sua famiglia si dedicano in modo esclusivo o almeno prevalente a tali attività. Per attività prevalente si intende quella che impegni il coltivatore diretto per il maggior periodo di tempo nell'anno e che costituisca la maggior fonte di reddito.

La definizione di Imprenditore Agricolo Professionale (IAP), invece, individua il soggetto che dedica alle attività agricole, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricava dalle attività medesime almeno il 50% del reddito globale da lavoro.
A tal fine, dal reddito globale di lavoro sono escluse le pensioni di ogni genere, gli assegni ad esse equiparati, le indennità e le somme percepite per l’espletamento di cariche pubbliche, ovvero in associazioni e altri enti operanti nel settore agricolo.

CONCLUSIONE DEL MINISTERO

In entrambi i casi, ai fini del riconoscimento della qualifica di CD e di IAP, dunque, non viene richiesto che tali soggetti traggano dal lavoro della terra la loro esclusiva fonte di reddito.
Per quanto concerne il requisito di iscrizione alla previdenza agricola, lo stesso non viene meno a causa della percezione di un trattamento pensionistico. Infatti, la normativa in materia stabilisce:
- che i lavoratori che versano i contributi successivamente alla data di decorrenza della pensione possono percepire un supplemento della stessa;
- che i lavoratori autonomi già pensionati presso le gestioni dell'INPS e con più di 65 anni di età, possano esercitare la facoltà di chiedere la riduzione del 50 per cento del contributo previdenziale, se già pensionati.

In conclusione, afferma il Ministero, alla luce delle suddette considerazioni, devono ritenersi esenti ai fini IMU tutti i terreni agricoli, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, anche se già pensionati, indipendentemente dall’ubicazione dei terreni stessi, e sono considerati non fabbricabili i terreni posseduti e condotti dagli stessi soggetti, sui quali persiste l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all'allevamento di animali.

Crediti Inps e obbligo di iscrizione a ruolo: le cause di esclusione

Tra le eccezioni all’obbligo di riscossione dei crediti Inps mediante ruolo rientra, oltre all’ipotesi di pendenza di un procedimento civile, il credito contenuto in una sentenza passata in giudicato ovvero oggetto di decreto ingiuntivo non opposto, oppure la cui opposizione sia stata respinta, cui segue la notificazione del precetto.

Il caso giudiziario riguarda l’opposizione di un datore di lavoro che si era visto notificare dall’Inps un precetto, scaturente da un decreto ingiuntivo non opposto, per contributi previdenziali obbligatori e sanzioni civili. In primo grado tale opposizione veniva accolta e in appello, parimenti, veniva rigettata l’impugnazione proposta dall’Inps. La Corte di appello territoriale, in particolare, sosteneva che, ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 46/1999, la riscossione del credito dell’Inps dovesse avvenire necessariamente mediante ruolo, mentre l’eccezione prevista (crediti già oggetto di procedimenti civili di cognizione ordinaria e di esecuzione) sottende che debba trattarsi di procedimenti già iniziati ed in corso.
Contro la sentenza ricorre in Cassazione l’Inps deducendo la violazione e falsa applicazione della legge, poiché nella fattispecie i crediti per cui si era proceduto con l’atto di precetto erano stati oggetto di decreto ingiuntivo definitivo ed il loro pagamento era stato intimato già con un precedente atto di precetto. Di qui, era chiaro che non fosse possibile iscrivere a ruolo un credito già oggetto di titolo esecutivo, per la duplicazione del titolo esecutivo che si sarebbe prodotta.
Per la Suprema Corte, il ricorso è fondato. Nella previsione di legge che individua le eccezioni all’obbligo di riscossione dei crediti mediante ruolo rientra, infatti, non solo l’ipotesi di pendenza di un procedimento civile, ma anche il credito contenuto in una sentenza passata in giudicato ovvero oggetto di decreto ingiuntivo non opposto, oppure la cui opposizione sia stata respinta, cui segue la notificazione del precetto. Ciò si evince da evidenti ragioni logico giuridiche; in primis, perché non esiste motivo plausibile per ritardare l’inizio dell’azione esecutiva da parte dell’Inps già in possesso di un titolo esecutivo, in secondo luogo, perché altrimenti si darebbe adito alla creazione di più titoli esecutivi per lo stesso credito.

Tra le eccezioni all'obbligo di riscossione dei crediti Inps mediante ruolo rientra, oltre all'ipotesi di pendenza di un procedimento civile, il credito contenuto in una sentenza passata in giudicato ovvero oggetto di decreto ingiuntivo non opposto, oppure la cui opposizione sia stata respinta, cui segue la notificazione del precetto.

Il caso giudiziario riguarda l’opposizione di un datore di lavoro che si era visto notificare dall’Inps un precetto, scaturente da un decreto ingiuntivo non opposto, per contributi previdenziali obbligatori e sanzioni civili. In primo grado tale opposizione veniva accolta e in appello, parimenti, veniva rigettata l’impugnazione proposta dall’Inps. La Corte di appello territoriale, in particolare, sosteneva che, ai sensi dell'art. 17 del D.Lgs. n. 46/1999, la riscossione del credito dell'Inps dovesse avvenire necessariamente mediante ruolo, mentre l'eccezione prevista (crediti già oggetto di procedimenti civili di cognizione ordinaria e di esecuzione) sottende che debba trattarsi di procedimenti già iniziati ed in corso.
Contro la sentenza ricorre in Cassazione l'Inps deducendo la violazione e falsa applicazione della legge, poiché nella fattispecie i crediti per cui si era proceduto con l'atto di precetto erano stati oggetto di decreto ingiuntivo definitivo ed il loro pagamento era stato intimato già con un precedente atto di precetto. Di qui, era chiaro che non fosse possibile iscrivere a ruolo un credito già oggetto di titolo esecutivo, per la duplicazione del titolo esecutivo che si sarebbe prodotta.
Per la Suprema Corte, il ricorso è fondato. Nella previsione di legge che individua le eccezioni all'obbligo di riscossione dei crediti mediante ruolo rientra, infatti, non solo l'ipotesi di pendenza di un procedimento civile, ma anche il credito contenuto in una sentenza passata in giudicato ovvero oggetto di decreto ingiuntivo non opposto, oppure la cui opposizione sia stata respinta, cui segue la notificazione del precetto. Ciò si evince da evidenti ragioni logico giuridiche; in primis, perché non esiste motivo plausibile per ritardare l'inizio dell'azione esecutiva da parte dell'Inps già in possesso di un titolo esecutivo, in secondo luogo, perché altrimenti si darebbe adito alla creazione di più titoli esecutivi per lo stesso credito.

Assocalzaturifici: aggiornamento sul Fondo Sanitario Sanimoda

Assocalzaturifici con propria circolare alle imprese associate, riepiloga il funzionamento del Fondo di assistenza sanitaria Sanimoda e gli obblighi di versamento

In Sanimoda, oltre ai calzaturieri, sono presenti, anche, le aziende e i lavoratori di altri settori (Federazione Tessile e Moda – SMI, Aimpes, Anfao, Assospazzole, Assoscrittura, Assogiocattoli), il CCNL applicato determina l’adesione a Sanimoda, in quanto i versamenti decorrono e variano a seconda di quanto è stabilito dai rispettivi rinnovi contrattuali.
Pertanto, per il settore delle Calzature Industria, gli obblighi di versamento decorrono dal 2019 e nulla è dovuto per l’anno in corso.
Si ricorda che l’iscrizione dei lavoratori a Sanimoda è obbligatoria e pagata con un contributo mensile a carico dell’azienda. Saranno iscritti tutti i dipendenti, non in prova, con un contratto a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) e quelli con contratto a tempo determinato di durata pari o superiore a 12 mesi, con decorrenza dal 13° mese. L’obbligo di adesione non sussiste per quelle imprese che già prevedono analoghe forme di intervento sanitario complementare con costi pari o superiori a quelli di cui sopra. In caso di costi inferiori, le imprese provvederanno all’integrazione o alla confluenza nel Fondo, con la stessa decorrenza, previa verifica con le RSU/OO.SS.

Assocalzaturifici con propria circolare alle imprese associate, riepiloga il funzionamento del Fondo di assistenza sanitaria Sanimoda e gli obblighi di versamento

In Sanimoda, oltre ai calzaturieri, sono presenti, anche, le aziende e i lavoratori di altri settori (Federazione Tessile e Moda - SMI, Aimpes, Anfao, Assospazzole, Assoscrittura, Assogiocattoli), il CCNL applicato determina l’adesione a Sanimoda, in quanto i versamenti decorrono e variano a seconda di quanto è stabilito dai rispettivi rinnovi contrattuali.
Pertanto, per il settore delle Calzature Industria, gli obblighi di versamento decorrono dal 2019 e nulla è dovuto per l’anno in corso.
Si ricorda che l’iscrizione dei lavoratori a Sanimoda è obbligatoria e pagata con un contributo mensile a carico dell’azienda. Saranno iscritti tutti i dipendenti, non in prova, con un contratto a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) e quelli con contratto a tempo determinato di durata pari o superiore a 12 mesi, con decorrenza dal 13° mese. L’obbligo di adesione non sussiste per quelle imprese che già prevedono analoghe forme di intervento sanitario complementare con costi pari o superiori a quelli di cui sopra. In caso di costi inferiori, le imprese provvederanno all’integrazione o alla confluenza nel Fondo, con la stessa decorrenza, previa verifica con le RSU/OO.SS.

730 precompilato, per le comunicazioni all’anagrafe tributaria c’è tempo fino al 9 marzo

I termini per le comunicazioni all’anagrafe tributaria, ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata 2018, dei dati riguardanti le rette per la frequenza degli asili nido, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati su parti comuni di edifici residenziali e le spese sanitarie rimborsate sono prorogati al 9 marzo (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 27 febbraio 2018, n. 46319).

Gli asili nido, pubblici e privati, nonché gli altri soggetti individuati, devono trasmettere all’Agenzia delle entrate, entro il 28 febbraio di ciascun anno, le spese sostenute nell’anno precedente dai genitori, con riferimento a ciascun figlio iscritto all’asilo nido, per il pagamento di rette relative alla frequenza dell’asilo nido e di rette per i servizi formativi infantili; inoltre, i soggetti che erogano rimborsi riguardanti le rette trasmettono all’Agenzia delle entrate, con riferimento a ciascun iscritto all’asilo nido, una comunicazione contenente i dati dei rimborsi delle rette relative alla frequenza degli asili nido.
Gli amministratori di condominio devono trasmettere all’Agenzia delle entrate, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una comunicazione contenente i dati relativi alle spese sostenute nell’anno precedente dal condominio con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali, nonché con riferimento all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione.
Infine gli enti, le casse e le società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale e i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale che nell’anno precedente hanno ottenuto l’attestazione di iscrizione nell’Anagrafe dei fondi integrativi del servizio sanitario nazionale, nonché gli altri fondi comunque denominati, devono trasmettere all’Agenzia delle entrate, entro il 28 febbraio di ciascun anno, per tutti i soggetti del rapporto, una comunicazione contenente i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate per effetto dei contributi versati.
Ciò premesso, alcune associazioni di categoria rappresentative dei soggetti obbligati alla trasmissione dei dati sopra elencati hanno manifestato l’esigenza di una proroga dei termini per assicurare la trasmissione di informazioni il più possibile corrette e complete ai fini della predisposizione della dichiarazione pre-compilata.
Considerato che per i soggetti tenuti all’invio dei dati relativi alle spese per la frequenza degli asili nido è il primo anno di trasmissione e che le specifiche tecniche per la trasmissione dei dati da parte degli amministratori di condominio e degli enti che hanno erogato rimborsi di spese sanitarie sono variate rispetto a quelle dell’anno precedente, con il provvedimento in oggetto vengono prorogati di nove giorni, esclusivamente con riferimento ai dati relativi all’anno 2017, i termini previsti per la trasmissione dei dati riguardanti le spese per la frequenza degli asili nido, le spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati su parti comuni di edifici residenziali e i rimborsi delle spese sanitarie, senza impatti sul calendario della campagna dichiarativa 2018.
Conseguentemente, al fine di non alterare il sistema di tutela della privacy approvato, slitta di nove giorni anche la data entro la quale i contribuenti possono comunicare la propria opposizione all’utilizzo delle spese per la frequenza degli asili nido sostenute nell’anno 2017, per l’elaborazione della dichiarazione pre-compilata.

I termini per le comunicazioni all’anagrafe tributaria, ai fini della elaborazione della dichiarazione dei redditi pre-compilata 2018, dei dati riguardanti le rette per la frequenza degli asili nido, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati su parti comuni di edifici residenziali e le spese sanitarie rimborsate sono prorogati al 9 marzo (AGENZIA DELLE ENTRATE - Provvedimento 27 febbraio 2018, n. 46319).

Gli asili nido, pubblici e privati, nonché gli altri soggetti individuati, devono trasmettere all’Agenzia delle entrate, entro il 28 febbraio di ciascun anno, le spese sostenute nell’anno precedente dai genitori, con riferimento a ciascun figlio iscritto all’asilo nido, per il pagamento di rette relative alla frequenza dell’asilo nido e di rette per i servizi formativi infantili; inoltre, i soggetti che erogano rimborsi riguardanti le rette trasmettono all’Agenzia delle entrate, con riferimento a ciascun iscritto all’asilo nido, una comunicazione contenente i dati dei rimborsi delle rette relative alla frequenza degli asili nido.
Gli amministratori di condominio devono trasmettere all’Agenzia delle entrate, entro il 28 febbraio di ciascun anno, una comunicazione contenente i dati relativi alle spese sostenute nell’anno precedente dal condominio con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici residenziali, nonché con riferimento all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all’arredo delle parti comuni dell’immobile oggetto di ristrutturazione.
Infine gli enti, le casse e le società di mutuo soccorso aventi esclusivamente fine assistenziale e i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale che nell’anno precedente hanno ottenuto l’attestazione di iscrizione nell'Anagrafe dei fondi integrativi del servizio sanitario nazionale, nonché gli altri fondi comunque denominati, devono trasmettere all’Agenzia delle entrate, entro il 28 febbraio di ciascun anno, per tutti i soggetti del rapporto, una comunicazione contenente i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate per effetto dei contributi versati.
Ciò premesso, alcune associazioni di categoria rappresentative dei soggetti obbligati alla trasmissione dei dati sopra elencati hanno manifestato l’esigenza di una proroga dei termini per assicurare la trasmissione di informazioni il più possibile corrette e complete ai fini della predisposizione della dichiarazione pre-compilata.
Considerato che per i soggetti tenuti all’invio dei dati relativi alle spese per la frequenza degli asili nido è il primo anno di trasmissione e che le specifiche tecniche per la trasmissione dei dati da parte degli amministratori di condominio e degli enti che hanno erogato rimborsi di spese sanitarie sono variate rispetto a quelle dell’anno precedente, con il provvedimento in oggetto vengono prorogati di nove giorni, esclusivamente con riferimento ai dati relativi all’anno 2017, i termini previsti per la trasmissione dei dati riguardanti le spese per la frequenza degli asili nido, le spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica effettuati su parti comuni di edifici residenziali e i rimborsi delle spese sanitarie, senza impatti sul calendario della campagna dichiarativa 2018.
Conseguentemente, al fine di non alterare il sistema di tutela della privacy approvato, slitta di nove giorni anche la data entro la quale i contribuenti possono comunicare la propria opposizione all’utilizzo delle spese per la frequenza degli asili nido sostenute nell’anno 2017, per l’elaborazione della dichiarazione pre-compilata.

Dirigenti industria – Fondo Fasi: scadenza versamento contributi primo trimestre

Scade oggi l’ultimo giorno utile per effettuare il versamento al Fondo FASI dei contributi integrativi per i dirigenti industriali relativial 1° trimestre 2018.

L’addebito relativo ai contributi dovuti per il 1° trimestre 2018, con scadenza 28 febbraio 2018, è pari ai seguenti importi:
– a carico delle imprese, dovuto per ciascun dirigente in servizio iscritto o che si iscriva al Fondo: 468,00 euro (1.872,00 annui);
– a carico delle imprese per i dirigenti pensionati dovuto per ciascun dirigente alle dipendenze, anche se non iscritto al FASI,: 318,00 euro (1.272,00 annui);
– contributo annuo dovuto individualmente dai dirigenti in servizio iscritti o che si iscrivano al Fondo: 240,00 euro (960,00 annui).
E’ possibile visualizzare lo stato della richiesta di addebito in tempo reale interrogando sul sito www.fasi.it  la propria posizione.

Scade oggi l’ultimo giorno utile per effettuare il versamento al Fondo FASI dei contributi integrativi per i dirigenti industriali relativial 1° trimestre 2018.

L’addebito relativo ai contributi dovuti per il 1° trimestre 2018, con scadenza 28 febbraio 2018, è pari ai seguenti importi:
- a carico delle imprese, dovuto per ciascun dirigente in servizio iscritto o che si iscriva al Fondo: 468,00 euro (1.872,00 annui);
- a carico delle imprese per i dirigenti pensionati dovuto per ciascun dirigente alle dipendenze, anche se non iscritto al FASI,: 318,00 euro (1.272,00 annui);
- contributo annuo dovuto individualmente dai dirigenti in servizio iscritti o che si iscrivano al Fondo: 240,00 euro (960,00 annui).
E’ possibile visualizzare lo stato della richiesta di addebito in tempo reale interrogando sul sito www.fasi.it  la propria posizione.

Le novità sul congedo obbligatorio e facoltativo per i papà che lavorano

Dal 2018, il padre lavoratore dipendente ha diritto a quattro giorni di congedo obbligatorio, da fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio o dall’ingresso in famiglia o in Italia del minore. Ripristinata, inoltre, la possibilità di fruire di un ulteriore giorno di congedo facoltativo, previo accordo con la madre e in sua sostituzione.

L’articolo 1, comma 354, della legge di bilancio 2017 ha stabilito che le disposizioni relative al congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente si applicano anche alle nascite e alle adozioni/affidamenti avvenuti nel 2017 e nel 2018.
Pertanto, la durata del congedo obbligatorio per il padre è aumentata, per l’anno 2018, a quattro giorni, da fruire, anche in via non continuativa, entro i cinque mesi di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia o in Italia del minore in caso di adozione/affidamento nazionale o internazionale.
Sono tenuti a presentare domanda all’Istituto soltanto i lavoratori per i quali il pagamento delle indennità è erogato direttamente dall’INPS, mentre, nel caso in cui le indennità siano anticipate dal datore di lavoro, i lavoratori devono comunicare in forma scritta al proprio datore di lavoro la fruizione del congedo di cui trattasi, senza necessità di presentare domanda all’Istituto.
Il comma 354 ha, inoltre, ripristinato, per il 2018, la possibilità per il padre lavoratore dipendente di fruire di un ulteriore giorno di congedo facoltativo, previo accordo con la madre e in sua sostituzione, in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. Per le modalità operative di fruizione del giorno di congedo facoltativo e per ogni ulteriore approfondimento si rinvia alla circolare n. 40/2013.
Resta fermo con riferimento alle nascite e alle adozioni/affidamenti avvenuti nell’anno solare 2017 che i padri lavoratori dipendenti hanno diritto, secondo le disposizioni contenute nel messaggio n. 828/2017, a due soli giorni di congedo obbligatorio, anche se ricadenti nei primi mesi dell’anno 2018.

Dal 2018, il padre lavoratore dipendente ha diritto a quattro giorni di congedo obbligatorio, da fruire entro i cinque mesi dalla nascita del figlio o dall’ingresso in famiglia o in Italia del minore. Ripristinata, inoltre, la possibilità di fruire di un ulteriore giorno di congedo facoltativo, previo accordo con la madre e in sua sostituzione.

L’articolo 1, comma 354, della legge di bilancio 2017 ha stabilito che le disposizioni relative al congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente si applicano anche alle nascite e alle adozioni/affidamenti avvenuti nel 2017 e nel 2018.
Pertanto, la durata del congedo obbligatorio per il padre è aumentata, per l’anno 2018, a quattro giorni, da fruire, anche in via non continuativa, entro i cinque mesi di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia o in Italia del minore in caso di adozione/affidamento nazionale o internazionale.
Sono tenuti a presentare domanda all’Istituto soltanto i lavoratori per i quali il pagamento delle indennità è erogato direttamente dall’INPS, mentre, nel caso in cui le indennità siano anticipate dal datore di lavoro, i lavoratori devono comunicare in forma scritta al proprio datore di lavoro la fruizione del congedo di cui trattasi, senza necessità di presentare domanda all’Istituto.
Il comma 354 ha, inoltre, ripristinato, per il 2018, la possibilità per il padre lavoratore dipendente di fruire di un ulteriore giorno di congedo facoltativo, previo accordo con la madre e in sua sostituzione, in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima. Per le modalità operative di fruizione del giorno di congedo facoltativo e per ogni ulteriore approfondimento si rinvia alla circolare n. 40/2013.
Resta fermo con riferimento alle nascite e alle adozioni/affidamenti avvenuti nell’anno solare 2017 che i padri lavoratori dipendenti hanno diritto, secondo le disposizioni contenute nel messaggio n. 828/2017, a due soli giorni di congedo obbligatorio, anche se ricadenti nei primi mesi dell’anno 2018.

Emergenza neve: le istruzioni del Fisco sugli adempimenti tributari

Indicazioni sugli adempimenti tributari per i contribuenti delle zone colpite dall’emergenza neve (Agenzia delle entrate – Comunicato 27 febbraio 2018).

Nello specifico, il Fisco comunica che sarà valutata la disapplicazione per causa di forza maggiore delle sanzioni previste per ritardi nell’effettuazione degli adempimenti tributari, anche in relazione ad eventuali provvedimenti che potranno individuare le aree interessate da tali eventi meteorologici eccezionali.

Indicazioni sugli adempimenti tributari per i contribuenti delle zone colpite dall’emergenza neve (Agenzia delle entrate - Comunicato 27 febbraio 2018).

Nello specifico, il Fisco comunica che sarà valutata la disapplicazione per causa di forza maggiore delle sanzioni previste per ritardi nell’effettuazione degli adempimenti tributari, anche in relazione ad eventuali provvedimenti che potranno individuare le aree interessate da tali eventi meteorologici eccezionali.

Disposizioni sulla certificazione medica del personale Assicurazioni Ania

Siglata il 21/2/2018, tra ANIA e la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, la FNA, la SNFIA, la UILCA, l’intesa relativa alla applicazione delle disposizioni inerenti alla trasmissione della certificazione medica del personale dipendente non dirigente delle imprese di assicurazione ANIA.

Con tale intesa, in via temporanea e fino alla scadenza del vigente CCNL del 22/2/2017, il lavoratore sarà tenuto a trasmettere (con le nuove modalità telematiche) la relativa certificazione medica entro il 2° giorno di malattia, laddove detta assenza abbia una durata superiore a due giorni.
Le Parti si impegnano a pervenire, entro la suddetta scadenza contrattuale, ad una esaustiva definizione della materia, con un chiaro coordinamento tra le richiamate regolamentazioni recate dall’INPS e le citate disposizioni contrattuali.
In mancanza di accordo, a decorrere dalla data di scadenza del CCNL 22/2/2017, la materia della certificazione medica, anche con riferimento agli obblighi di trasmissione a carico del lavoratore, sarà regolamentata dalla menzionata “Dichiarazione delle Parti” in calce all’art. 43 del CCNL, ferme le rispettive posizioni delle Parti.
Ove intervenissero nel frattempo ulteriori chiarimenti da parte dell’INPS, nuove disposizioni di legge in materia o ulteriori problematiche in sede di attuazione delle norme in parola, le Parti ne faranno oggetto di esame in un apposito incontro al fine di valutarne gli impatti sulla regolamentazione stabilita con la presente Intesa.

Siglata il 21/2/2018, tra ANIA e la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, la FNA, la SNFIA, la UILCA, l’intesa relativa alla applicazione delle disposizioni inerenti alla trasmissione della certificazione medica del personale dipendente non dirigente delle imprese di assicurazione ANIA.

Con tale intesa, in via temporanea e fino alla scadenza del vigente CCNL del 22/2/2017, il lavoratore sarà tenuto a trasmettere (con le nuove modalità telematiche) la relativa certificazione medica entro il 2° giorno di malattia, laddove detta assenza abbia una durata superiore a due giorni.
Le Parti si impegnano a pervenire, entro la suddetta scadenza contrattuale, ad una esaustiva definizione della materia, con un chiaro coordinamento tra le richiamate regolamentazioni recate dall'INPS e le citate disposizioni contrattuali.
In mancanza di accordo, a decorrere dalla data di scadenza del CCNL 22/2/2017, la materia della certificazione medica, anche con riferimento agli obblighi di trasmissione a carico del lavoratore, sarà regolamentata dalla menzionata "Dichiarazione delle Parti" in calce all’art. 43 del CCNL, ferme le rispettive posizioni delle Parti.
Ove intervenissero nel frattempo ulteriori chiarimenti da parte dell'INPS, nuove disposizioni di legge in materia o ulteriori problematiche in sede di attuazione delle norme in parola, le Parti ne faranno oggetto di esame in un apposito incontro al fine di valutarne gli impatti sulla regolamentazione stabilita con la presente Intesa.

Contributi commercianti: prescrizione bloccata dall’avviso dell’Agenzia delle Entrate

Con la recente Ordinanza n. 4388 del 22 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione prevista per i crediti contributivi della gestione artigiani e commercianti, è interrotta a favore dell’Inps, anche dalla notifica dell’atto dell’Agenzia delle Entrate emesso in seguito al controllo della dichiarazione dei redditi.

FATTO

L’INPS ha emesso avviso di addebito nei confronti del contribuente per omesso versamento di somme dovute a titolo di contributi alla gestione commercianti.
Il contribuente ha impugnato l’atto contestando il decorso dei termini di prescrizione consentiti per il recupero dei contributi previdenziali e assistenziali.
L’avviso di addebito è stato emesso dall’Inps in considerazione degli effetti interruttivi del termine di prescrizione, conseguenti all’iscrizione a ruolo effettuata dall’Agenzia delle Entrate per gli importi oggetto dell’avviso in sede di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente affermando che il termine di prescrizione stabilito per il recupero dei contributi non può ritenersi interrotto dalla notifica dell’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate accerti l’omesso versamento in sede di controllo automatizzato della dichiarazione.

NORMATIVA SULLA PRESCRIZIONE

La disciplina in materia di prescrizione dei contributi previdenziali e assistenziali stabilisce che quelli dovuti alla gestione artigiani e commercianti non possono essere versati con il decorso di 5 anni.
Tuttavia, la prescrizione è interrotta dalla notificazione dell’atto con il quale si inizia un giudizio (sia questo di cognizione, conservativo o esecutivo), ovvero dalla domanda proposta nel corso di un giudizio, o anche se il giudice adito è incompetente, e da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore.
In tema di liquidazione, accertamento e riscossione dei contributi e dei premi previdenziali ed assistenziali che devono essere determinati nelle dichiarazioni dei redditi, peraltro, è stabilito che si applicano le stesse disposizioni previste per le imposte sui redditi.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

In considerazione della normativa in materia di prescrizione dei contributi previdenziali e assistenziali, nonché delle disposizioni riguardanti la liquidazione, l’accertamento e la riscossione di quelli liquidati in sede di dichiarazione dei redditi (tra cui i contributi dovuti alla gestione artigiani e commercianti), la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari e respinto il ricorso del contribuente, affermando che il termine di prescrizione dei crediti contributivi deve ritenersi legittimamente interrotto dall’iscrizione a ruolo effettuata dall’Agenzia delle Entrate in seguito al controllo formale della dichiarazione dei redditi.
I giudici della Corte Suprema hanno precisato che l’Agenzia delle Entrate, nell’ambito delle proprie funzioni, avvalendosi di procedure automatizzate, procede alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti.
In tema di iscrizione a ruolo dei crediti degli enti previdenziali, dunque, la stessa svolge un’attività di controllo sui dati denunciati dal contribuente, richiedendo anche il pagamento dei contributi e premi omessi o evasi, con successiva trasmissione all’INPS, sicché ove il maggior contributo previdenziale dovuto sia accertato dall’Agenzia delle Entrate prima dello spirare del termine di prescrizione, la notifica dell’avviso di accertamento incide sia sul rapporto tributario che su quello contributivo previdenziale, determinando l’interruzione della prescrizione anche in favore dell’INPS.

Con la recente Ordinanza n. 4388 del 22 febbraio 2018, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione prevista per i crediti contributivi della gestione artigiani e commercianti, è interrotta a favore dell’Inps, anche dalla notifica dell’atto dell’Agenzia delle Entrate emesso in seguito al controllo della dichiarazione dei redditi.

FATTO

L’INPS ha emesso avviso di addebito nei confronti del contribuente per omesso versamento di somme dovute a titolo di contributi alla gestione commercianti.
Il contribuente ha impugnato l’atto contestando il decorso dei termini di prescrizione consentiti per il recupero dei contributi previdenziali e assistenziali.
L’avviso di addebito è stato emesso dall’Inps in considerazione degli effetti interruttivi del termine di prescrizione, conseguenti all’iscrizione a ruolo effettuata dall’Agenzia delle Entrate per gli importi oggetto dell’avviso in sede di controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente affermando che il termine di prescrizione stabilito per il recupero dei contributi non può ritenersi interrotto dalla notifica dell’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate accerti l’omesso versamento in sede di controllo automatizzato della dichiarazione.

NORMATIVA SULLA PRESCRIZIONE

La disciplina in materia di prescrizione dei contributi previdenziali e assistenziali stabilisce che quelli dovuti alla gestione artigiani e commercianti non possono essere versati con il decorso di 5 anni.
Tuttavia, la prescrizione è interrotta dalla notificazione dell'atto con il quale si inizia un giudizio (sia questo di cognizione, conservativo o esecutivo), ovvero dalla domanda proposta nel corso di un giudizio, o anche se il giudice adito è incompetente, e da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore.
In tema di liquidazione, accertamento e riscossione dei contributi e dei premi previdenziali ed assistenziali che devono essere determinati nelle dichiarazioni dei redditi, peraltro, è stabilito che si applicano le stesse disposizioni previste per le imposte sui redditi.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

In considerazione della normativa in materia di prescrizione dei contributi previdenziali e assistenziali, nonché delle disposizioni riguardanti la liquidazione, l’accertamento e la riscossione di quelli liquidati in sede di dichiarazione dei redditi (tra cui i contributi dovuti alla gestione artigiani e commercianti), la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari e respinto il ricorso del contribuente, affermando che il termine di prescrizione dei crediti contributivi deve ritenersi legittimamente interrotto dall’iscrizione a ruolo effettuata dall’Agenzia delle Entrate in seguito al controllo formale della dichiarazione dei redditi.
I giudici della Corte Suprema hanno precisato che l’Agenzia delle Entrate, nell’ambito delle proprie funzioni, avvalendosi di procedure automatizzate, procede alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti.
In tema di iscrizione a ruolo dei crediti degli enti previdenziali, dunque, la stessa svolge un’attività di controllo sui dati denunciati dal contribuente, richiedendo anche il pagamento dei contributi e premi omessi o evasi, con successiva trasmissione all'INPS, sicché ove il maggior contributo previdenziale dovuto sia accertato dall'Agenzia delle Entrate prima dello spirare del termine di prescrizione, la notifica dell'avviso di accertamento incide sia sul rapporto tributario che su quello contributivo previdenziale, determinando l'interruzione della prescrizione anche in favore dell'INPS.

Attività di somministrazione di alimenti e bevande per l’home restaurant

È da considerarsi come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande quella dell’home restaurant (MISE – Risoluzione n. 493338 del 6 novembre 2017).

 

Ai fini dell’inquadramento della tipologia di attività in oggetto, essa è da considerarsi come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, e può essere esercitata previo possesso dei requisiti di onorabilità nonché professionali ai sensi dell’articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e previa presentazione di una SCIA, qualora si svolga in zone non tutelate, o previa richiesta di un’autorizzazione, ove trattasi di attività svolta in zone tutelate.
Salvo diverso avviso da parte del Ministero della Salute, la verifica delle prescrizioni previste a livello sanitario dovrebbe essere garantita dalla circostanza che nel modulo relativo alla notifica ai fini della registrazione è espressamente prevista, tra le tipologie di attività, quella di home restaurant.
In merito all’applicabilità dei requisiti di sorvegliabilità, il competente Ministero dell’Interno ha precisato che l’assoggettamento dell’attività in questione alla disciplina della somministrazione di alimenti e bevande comporta, in linea di principio, la soggezione ai controlli e agli eventuali poteri sanzionatori e interdittivi dell’Autorità di pubblica sicurezza comuni a tutti gli esercizi pubblici. L’attività in discorso non espone a problematiche significativamente maggiori o diverse dalle comuni cene ad inviti presso abitazioni private e pertanto, sotto il profilo della pubblica sicurezza, l’applicazione agli home restaurant di un regime di sorvegliabilità quale quello concepito per tutt’altro ordine di esercizi e quindi di problematiche non avrebbe alcuna ragionevole utilità.

È da considerarsi come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande quella dell’home restaurant (MISE - Risoluzione n. 493338 del 6 novembre 2017).

 

Ai fini dell’inquadramento della tipologia di attività in oggetto, essa è da considerarsi come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, e può essere esercitata previo possesso dei requisiti di onorabilità nonché professionali ai sensi dell’articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e previa presentazione di una SCIA, qualora si svolga in zone non tutelate, o previa richiesta di un’autorizzazione, ove trattasi di attività svolta in zone tutelate.
Salvo diverso avviso da parte del Ministero della Salute, la verifica delle prescrizioni previste a livello sanitario dovrebbe essere garantita dalla circostanza che nel modulo relativo alla notifica ai fini della registrazione è espressamente prevista, tra le tipologie di attività, quella di home restaurant.
In merito all’applicabilità dei requisiti di sorvegliabilità, il competente Ministero dell’Interno ha precisato che l’assoggettamento dell’attività in questione alla disciplina della somministrazione di alimenti e bevande comporta, in linea di principio, la soggezione ai controlli e agli eventuali poteri sanzionatori e interdittivi dell’Autorità di pubblica sicurezza comuni a tutti gli esercizi pubblici. L’attività in discorso non espone a problematiche significativamente maggiori o diverse dalle comuni cene ad inviti presso abitazioni private e pertanto, sotto il profilo della pubblica sicurezza, l’applicazione agli home restaurant di un regime di sorvegliabilità quale quello concepito per tutt’altro ordine di esercizi e quindi di problematiche non avrebbe alcuna ragionevole utilità.