Esclusione immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa: versamento imposta sostitutiva

Anche per il 2017 è prevista la possibilità di optare per l’estromissione di immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa individuale. Il 30 novembre 2017 scade il termine per il versamento della prima rata dell’imposta sostitutiva dovuta ai fini dell’estromissione.

ESTROMISSIONE IMMOBILI DALL’IMPRESA

È prevista la possibilità per gli imprenditori individuali di procedere all’esclusione dei beni immobili strumentali (sia per natura che per destinazione) dal patrimonio dell’impresa, mediante il pagamento di una imposta sostitutiva dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IVA, pari all’8% della differenza tra il valore normale di tali beni ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto.
Tale opzione, inizialmente prevista per il 2016 è stata estesa anche all’anno 2017 con riferimento agli immobili strumentali posseduti dall’imprenditore individuale alla data del 31 ottobre 2016.
A tal fine, l’esercizio dell’opzione doveva essere assolto entro il 31 maggio 2017 mediante “comportamento concludente”.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito (Circolare n. 26/E del 2016) che ai fini dell’opzione assume rilevanza il comportamento dell’imprenditore che presupponga la volontà di escludere detti beni dal patrimonio dell’impresa. Può considerarsi comportamento che esprime in modo concludente la volontà di estromettere gli immobili, ad esempio, la contabilizzazione dell’estromissione sul libro giornale (nel caso di impresa in contabilità ordinaria) oppure sul registro dei beni ammortizzabili (nel caso di impresa in contabilità semplificata).

VERSAMENTO DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA E PERFEZIONAMENTO DELL’OPZIONE

Come accennato l’opzione di estromissione degli immobili strumentali è soggetta al versamento di un’imposta sostitutiva, e si perfeziona con l’indicazione dei valori dei beni estromessi e della relativa imposta sostitutiva nella dichiarazione dei redditi per l’anno in corso (2017) da presentare il prossimo anno.
– la prima rata dell’imposta sostitutiva complessivamente dovuta, pari al 60%, deve essere versata entro il 30 novembre 2017;
– la seconda rata, per il restante 40%, deve essere versata entro il 16 giugno 2018.

Il versamento deve essere effettuato tramite modello di pagamento F24, indicando nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme da versare il codice tributo “1127” e l’anno di riferimento 2017.
L’omesso o insufficiente versamento dell’imposta sostitutiva non determina l’inefficacia dell’opzione, ma legittima l’iscrizione a ruolo delle somme non versate, dei relativi interessi e della sanzione amministrativa (pari al 30 per cento dell’importo non versato).
Qualora non si riesca ad effettuare il versamento nei termini, è comunque possibile regolarizzare la violazione avvalendosi del ravvedimento operoso, con il contestuale versamento degli interessi al tasso legale (0,1% annuo) e delle sanzioni ridotte.

Anche per il 2017 è prevista la possibilità di optare per l’estromissione di immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa individuale. Il 30 novembre 2017 scade il termine per il versamento della prima rata dell’imposta sostitutiva dovuta ai fini dell’estromissione.

ESTROMISSIONE IMMOBILI DALL’IMPRESA

È prevista la possibilità per gli imprenditori individuali di procedere all’esclusione dei beni immobili strumentali (sia per natura che per destinazione) dal patrimonio dell’impresa, mediante il pagamento di una imposta sostitutiva dell’IRPEF, dell’IRAP e dell’IVA, pari all’8% della differenza tra il valore normale di tali beni ed il relativo valore fiscalmente riconosciuto.
Tale opzione, inizialmente prevista per il 2016 è stata estesa anche all’anno 2017 con riferimento agli immobili strumentali posseduti dall’imprenditore individuale alla data del 31 ottobre 2016.
A tal fine, l’esercizio dell’opzione doveva essere assolto entro il 31 maggio 2017 mediante "comportamento concludente".
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito (Circolare n. 26/E del 2016) che ai fini dell’opzione assume rilevanza il comportamento dell’imprenditore che presupponga la volontà di escludere detti beni dal patrimonio dell’impresa. Può considerarsi comportamento che esprime in modo concludente la volontà di estromettere gli immobili, ad esempio, la contabilizzazione dell’estromissione sul libro giornale (nel caso di impresa in contabilità ordinaria) oppure sul registro dei beni ammortizzabili (nel caso di impresa in contabilità semplificata).

VERSAMENTO DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA E PERFEZIONAMENTO DELL’OPZIONE

Come accennato l’opzione di estromissione degli immobili strumentali è soggetta al versamento di un’imposta sostitutiva, e si perfeziona con l’indicazione dei valori dei beni estromessi e della relativa imposta sostitutiva nella dichiarazione dei redditi per l’anno in corso (2017) da presentare il prossimo anno.
- la prima rata dell’imposta sostitutiva complessivamente dovuta, pari al 60%, deve essere versata entro il 30 novembre 2017;
- la seconda rata, per il restante 40%, deve essere versata entro il 16 giugno 2018.

Il versamento deve essere effettuato tramite modello di pagamento F24, indicando nella sezione "Erario", in corrispondenza delle somme da versare il codice tributo "1127" e l’anno di riferimento 2017.
L’omesso o insufficiente versamento dell’imposta sostitutiva non determina l’inefficacia dell’opzione, ma legittima l’iscrizione a ruolo delle somme non versate, dei relativi interessi e della sanzione amministrativa (pari al 30 per cento dell’importo non versato).
Qualora non si riesca ad effettuare il versamento nei termini, è comunque possibile regolarizzare la violazione avvalendosi del ravvedimento operoso, con il contestuale versamento degli interessi al tasso legale (0,1% annuo) e delle sanzioni ridotte.

Lavori antisismici: detrazione fiscale

Il Fisco chiarisce che gli interventi di consolidamento antisismico non possono fruire di un autonomo limite di spesa. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 29 novembre 2017, n. 147/E).

Sono ammessi alla detrazione fiscale gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione. Gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica devono essere realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente e comprendere interi edifici e, ove riguardino i centri storici, devono essere eseguiti sulla base di progetti unitari e non su singole unità immobiliari. (Art. 16-bis, comma 1, lettera i), del TUIR).
Per tali interventi effettuati su edifici adibiti ad abitazione e ad attività produttive, ubicati nelle zone sismiche ad alta pericolosità viene riconosciuta una detrazione di imposta nella misura del 50 per cento, fino ad un ammontare complessivo delle spese sostenute non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno, da ripartirsi in cinque quote annuali di pari importo nell’anno di sostenimento ed in quelli successivi.
Qualora dagli interventi derivi una diminuzione del rischio sismico, la detrazione sopraindicata spetta nella misura del 70 per cento in caso di diminuzione di una classe di rischio e nella misura dell’80 per cento in caso di diminuzione di due classi di rischio.
La norma non prevede la possibilità di scegliere il numero di rate in cui fruire del beneficio e, pertanto, il contribuente se intende avvalersi della maggiore detrazione del 70 (o dell’80) per cento dovrà necessariamente ripartire la detrazione in 5 rate. Resta ferma la possibilità di avvalersi dell’agevolazione ai sensi dell’art. 16- bis, lett. i) del TUIR, fruendo della detrazione del 50 per cento della spesa da ripartire in 10 rate di pari importo.
Anche per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche vale il principio secondo cui l’intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore ad esso collegati o correlati. La detrazione prevista per gli interventi antisismici può quindi essere applicata, ad esempio, anche alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria necessarie al completamento dell’opera.
Per quel che attiene il limite di spesa agevolabile, in caso di effettuazione sul medesimo edificio di interventi antisismici, di interventi di manutenzione straordinaria e di interventi di riqualificazione energetica, si precisa che per gli interventi di cui all’art. 16-bis del TUIR il limite di spesa agevolabile, attualmente stabilito in euro 96.000 annuali, è unico in quanto riferito all’immobile.
Si conclude, quindi, affermando che in caso di consolidamento antisismico per i quali è possibile fruire della detrazione in cinque anni ed, eventualmente, nella maggior misura del 70 o dell’80 per cento, ai sensi dell’art. 16 del DL n. 63 del 2013, non possono fruire di un autonomo limite di spesa in quanto tale norma non individua una nuova categoria di interventi agevolabili ma rinvia alla lett. i) del citato art. 16-bis del TUIR.

Il Fisco chiarisce che gli interventi di consolidamento antisismico non possono fruire di un autonomo limite di spesa. (AGENZIA DELLE ENTRATE - Risoluzione 29 novembre 2017, n. 147/E).

Sono ammessi alla detrazione fiscale gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione. Gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche e all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica devono essere realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente e comprendere interi edifici e, ove riguardino i centri storici, devono essere eseguiti sulla base di progetti unitari e non su singole unità immobiliari. (Art. 16-bis, comma 1, lettera i), del TUIR).
Per tali interventi effettuati su edifici adibiti ad abitazione e ad attività produttive, ubicati nelle zone sismiche ad alta pericolosità viene riconosciuta una detrazione di imposta nella misura del 50 per cento, fino ad un ammontare complessivo delle spese sostenute non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno, da ripartirsi in cinque quote annuali di pari importo nell'anno di sostenimento ed in quelli successivi.
Qualora dagli interventi derivi una diminuzione del rischio sismico, la detrazione sopraindicata spetta nella misura del 70 per cento in caso di diminuzione di una classe di rischio e nella misura dell'80 per cento in caso di diminuzione di due classi di rischio.
La norma non prevede la possibilità di scegliere il numero di rate in cui fruire del beneficio e, pertanto, il contribuente se intende avvalersi della maggiore detrazione del 70 (o dell'80) per cento dovrà necessariamente ripartire la detrazione in 5 rate. Resta ferma la possibilità di avvalersi dell’agevolazione ai sensi dell'art. 16- bis, lett. i) del TUIR, fruendo della detrazione del 50 per cento della spesa da ripartire in 10 rate di pari importo.
Anche per gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche vale il principio secondo cui l'intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore ad esso collegati o correlati. La detrazione prevista per gli interventi antisismici può quindi essere applicata, ad esempio, anche alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria necessarie al completamento dell'opera.
Per quel che attiene il limite di spesa agevolabile, in caso di effettuazione sul medesimo edificio di interventi antisismici, di interventi di manutenzione straordinaria e di interventi di riqualificazione energetica, si precisa che per gli interventi di cui all'art. 16-bis del TUIR il limite di spesa agevolabile, attualmente stabilito in euro 96.000 annuali, è unico in quanto riferito all'immobile.
Si conclude, quindi, affermando che in caso di consolidamento antisismico per i quali è possibile fruire della detrazione in cinque anni ed, eventualmente, nella maggior misura del 70 o dell'80 per cento, ai sensi dell’art. 16 del DL n. 63 del 2013, non possono fruire di un autonomo limite di spesa in quanto tale norma non individua una nuova categoria di interventi agevolabili ma rinvia alla lett. i) del citato art. 16-bis del TUIR.

Cigs per le imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria, l’iter procedurale

Il quadro normativo e l’iter procedurale, invariato rispetto alla previgente disciplina, dell’intervento di Cigs per imprese sottoposte alla procedura di amministrazione straordinaria con autorizzazione all’esercizio d’impresa

In ordine all’applicazione del trattamento Cigs nei confronti dei lavoratori dipendenti da aziende interessate dalla procedura di amministrazione controllata, il trattamento Cigs decorre dal momento della dichiarazione dello stato di insolvenza, che di fatto accerta una situazione patologica dell’azienda, sino alla data di emanazione del provvedimento del Tribunale concernente la chiusura della procedura. Per le modalità di richiesta del trattamento, l’impresa è tenuta ad espletare l’esame congiunto in sede istituzionale, cui deve far seguito la presentazione dell’istanza, corredata della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza e, qualora già emesso, del Decreto del Ministero dello sviluppo economico di nomina del Commissario straordinario. Al riguardo, peraltro, l’istanza di Cigs non è soggetta ai termini di presentazione ordinari ed anche la durata dell’intervento si considera in deroga ai limiti temporali previsti dalla normativa vigente. Dunque, sulla base di questa prima documentazione, l’ufficio verifica la sussistenza dei presupposti e, in caso di esito positivo, provvede ad autorizzare il trattamento di Cigs per un periodo iniziale di 12 mesi. L’ulteriore corresponsione del trattamento è invece subordinata all’acquisizione dei successivi provvedimenti rilasciati dal Ministero dello sviluppo economico, concernenti l’autorizzazione all’esecuzione del programma presentato dal Commissario straordinario, nonché quelli emessi dal Tribunale, relativi all’eventuale proroga del termine di scadenza del programma e quelli riguardanti la chiusura della procedura.

Il quadro normativo e l’iter procedurale, invariato rispetto alla previgente disciplina, dell’intervento di Cigs per imprese sottoposte alla procedura di amministrazione straordinaria con autorizzazione all’esercizio d’impresa

In ordine all’applicazione del trattamento Cigs nei confronti dei lavoratori dipendenti da aziende interessate dalla procedura di amministrazione controllata, il trattamento Cigs decorre dal momento della dichiarazione dello stato di insolvenza, che di fatto accerta una situazione patologica dell’azienda, sino alla data di emanazione del provvedimento del Tribunale concernente la chiusura della procedura. Per le modalità di richiesta del trattamento, l’impresa è tenuta ad espletare l’esame congiunto in sede istituzionale, cui deve far seguito la presentazione dell’istanza, corredata della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza e, qualora già emesso, del Decreto del Ministero dello sviluppo economico di nomina del Commissario straordinario. Al riguardo, peraltro, l’istanza di Cigs non è soggetta ai termini di presentazione ordinari ed anche la durata dell’intervento si considera in deroga ai limiti temporali previsti dalla normativa vigente. Dunque, sulla base di questa prima documentazione, l’ufficio verifica la sussistenza dei presupposti e, in caso di esito positivo, provvede ad autorizzare il trattamento di Cigs per un periodo iniziale di 12 mesi. L’ulteriore corresponsione del trattamento è invece subordinata all’acquisizione dei successivi provvedimenti rilasciati dal Ministero dello sviluppo economico, concernenti l’autorizzazione all’esecuzione del programma presentato dal Commissario straordinario, nonché quelli emessi dal Tribunale, relativi all’eventuale proroga del termine di scadenza del programma e quelli riguardanti la chiusura della procedura.

Tempo scaduto per l’invio dei dati delle fatture del trimestre Luglio-Settembre

Oggi, 30 novembre 2017, per le imprese ed i professionisti soggetti passivi Iva, è l’ultimo giorno per l’invio dei dati della fatture emesse, ricevute e registrate, relative al terzo trimestre Luglio-Settembre (art. 21, D.L. n. 78/2010).

L’obbligo d’invio non ricade:
– sui produttori agricoli che si avvalgono del regime speciale, situati nelle zone montane;
– sulle Amministrazioni pubbliche, in relazione alle fatture inviate e ricevute attraverso il Sistema di Interscambio;
– sui soggetti in regime forfetario;
– sui soggetti in regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (cd. “minimi”).

Per le imprese ed i professionisti tenuti all’invio, invece, la trasmissione dei dati deve essere effettuata per via telematica, direttamente o tramite uno dei intermediari abilitati.
I dati da trasmettere devono essere rappresentati in formato XML, nel file “datifattura” e affinché venga accettato dal sistema dell’Agenzia delle Entrate, il responsabile della trasmissione deve apporvi una firma elettronica oppure, solo in caso di invio del file tramite upload sull’interfaccia web del servizio “Fatture e Corrispettivi”, il sigillo elettronico dell’Agenzia delle Entrate.
La trasmissione dei file verso il Sistema Ricevente dell’Agenzia delle Entrate può essere effettuata utilizzando le seguenti modalità:
– un sistema di cooperazione applicativa, su rete Internet, con servizio esposto tramite modello “web service” fruibile attraverso protocollo HTTPS;
– un sistema di cooperazione applicativa tramite porte di dominio in ambito Sistema Pubblico di Cooperazione;
– un sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP;
– un sistema di trasmissione per via telematica attraverso l’interfaccia web di fruizione del servizio “Fatture e corrispettivi”, al quale è possibile accedere dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate utilizzando le credenziali Entratel o Fisconline, SPID o una CNS registrata ai servizi telematici.

Per l’omissione o l’errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, si applica la sanzione amministrativa di € 2 per ogni fattura i cui dati sono omessi o trasmessi in modo errato, con un limite massimo di € 1.000 per ciascun trimestre. La sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di € 500, se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.
Alle suddette violazioni resta comunque applicabile il regime del ravvedimento operoso.

Oggi, 30 novembre 2017, per le imprese ed i professionisti soggetti passivi Iva, è l’ultimo giorno per l’invio dei dati della fatture emesse, ricevute e registrate, relative al terzo trimestre Luglio-Settembre (art. 21, D.L. n. 78/2010).

L’obbligo d’invio non ricade:
- sui produttori agricoli che si avvalgono del regime speciale, situati nelle zone montane;
- sulle Amministrazioni pubbliche, in relazione alle fatture inviate e ricevute attraverso il Sistema di Interscambio;
- sui soggetti in regime forfetario;
- sui soggetti in regime fiscale di vantaggio per l'imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (cd. "minimi").

Per le imprese ed i professionisti tenuti all’invio, invece, la trasmissione dei dati deve essere effettuata per via telematica, direttamente o tramite uno dei intermediari abilitati.
I dati da trasmettere devono essere rappresentati in formato XML, nel file "datifattura" e affinché venga accettato dal sistema dell’Agenzia delle Entrate, il responsabile della trasmissione deve apporvi una firma elettronica oppure, solo in caso di invio del file tramite upload sull’interfaccia web del servizio "Fatture e Corrispettivi", il sigillo elettronico dell’Agenzia delle Entrate.
La trasmissione dei file verso il Sistema Ricevente dell’Agenzia delle Entrate può essere effettuata utilizzando le seguenti modalità:
- un sistema di cooperazione applicativa, su rete Internet, con servizio esposto tramite modello "web service" fruibile attraverso protocollo HTTPS;
- un sistema di cooperazione applicativa tramite porte di dominio in ambito Sistema Pubblico di Cooperazione;
- un sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP;
- un sistema di trasmissione per via telematica attraverso l’interfaccia web di fruizione del servizio "Fatture e corrispettivi", al quale è possibile accedere dal sito internet dell’Agenzia delle Entrate utilizzando le credenziali Entratel o Fisconline, SPID o una CNS registrata ai servizi telematici.

Per l'omissione o l'errata trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute, si applica la sanzione amministrativa di € 2 per ogni fattura i cui dati sono omessi o trasmessi in modo errato, con un limite massimo di € 1.000 per ciascun trimestre. La sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di € 500, se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.
Alle suddette violazioni resta comunque applicabile il regime del ravvedimento operoso.

Il decreto di attuazione del Patent box

Approvato dai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e delle Finanze il D.M. 28 ottobre 2017, recante disposizioni di attuazione del Patent box.

Il “Patent Box” è un regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall’utilizzo di software protetto da copyright, da brevetti industriali, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
L’opzione ha durata pari a cinque periodi di imposta, è irrevocabile ed è rinnovabile; può essere esercitata da chi ha diritto allo sfruttamento economico dei beni immateriali.
Possono optare per il regime opzionale tutti i soggetti titolari di reddito di impresa.
Sono, invece, escluse le società:
– assoggettate alle procedure di fallimento dall’inizio dell’esercizio in cui interviene la dichiarazione di fallimento;
– assoggettate alle procedure di liquidazione coatta dall’inizio dell’esercizio in cui interviene il provvedimento che ordina la liquidazione;
– assoggettate alle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi dall’inizio dell’esercizio in cui interviene il decreto motivato che dichiara l’apertura della procedura di amministrazione straordinaria sulla base del programma di cessione dei complessi aziendali.
Rientrano nell’ambito applicativo dell’opzione:
– la concessione in uso del diritto all’utilizzo dei beni immateriali. In questo caso, il reddito agevolabile è costituito dai canoni derivanti dalla concessione in uso dei beni immateriali, al netto dei costi fiscalmente rilevanti diretti e indiretti a essi connessi;
– l’uso diretto dei beni immateriali, per tale intendendosi l’utilizzo nell’ambito di qualsiasi attività che i diritti sui beni immateriali riservano al titolare del diritto stesso. In questo caso, è necessario individuare per ciascun bene immateriale oggetto dell’opzione il contributo economico da esso derivante che ha concorso algebricamente a formare il reddito d’impresa o la perdita.
L’opzione ha ad oggetto anche le somme ottenute come risarcimento e come restituzione dell’utile a titolo di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, per inadempimento a contratti aventi ad oggetto i beni immateriali e per violazione dei diritti sugli stessi beni.

Approvato dai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e delle Finanze il D.M. 28 ottobre 2017, recante disposizioni di attuazione del Patent box.

Il "Patent Box" è un regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall'utilizzo di software protetto da copyright, da brevetti industriali, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.
L'opzione ha durata pari a cinque periodi di imposta, è irrevocabile ed è rinnovabile; può essere esercitata da chi ha diritto allo sfruttamento economico dei beni immateriali.
Possono optare per il regime opzionale tutti i soggetti titolari di reddito di impresa.
Sono, invece, escluse le società:
- assoggettate alle procedure di fallimento dall'inizio dell'esercizio in cui interviene la dichiarazione di fallimento;
- assoggettate alle procedure di liquidazione coatta dall'inizio dell'esercizio in cui interviene il provvedimento che ordina la liquidazione;
- assoggettate alle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi dall'inizio dell'esercizio in cui interviene il decreto motivato che dichiara l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria sulla base del programma di cessione dei complessi aziendali.
Rientrano nell'ambito applicativo dell'opzione:
- la concessione in uso del diritto all'utilizzo dei beni immateriali. In questo caso, il reddito agevolabile è costituito dai canoni derivanti dalla concessione in uso dei beni immateriali, al netto dei costi fiscalmente rilevanti diretti e indiretti a essi connessi;
- l'uso diretto dei beni immateriali, per tale intendendosi l'utilizzo nell'ambito di qualsiasi attività che i diritti sui beni immateriali riservano al titolare del diritto stesso. In questo caso, è necessario individuare per ciascun bene immateriale oggetto dell'opzione il contributo economico da esso derivante che ha concorso algebricamente a formare il reddito d'impresa o la perdita.
L'opzione ha ad oggetto anche le somme ottenute come risarcimento e come restituzione dell'utile a titolo di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, per inadempimento a contratti aventi ad oggetto i beni immateriali e per violazione dei diritti sugli stessi beni.

No incentivi al ricercatore trasferito in Italia presso aziende ospedaliero-universitarie con attività ass

No incentivi al ricercatore trasferito in Italia presso aziende ospedaliero–universitarie con attività assistenziale

Inapplicabilità degli incentivi previsti per il rientro dall’estero di docenti e ricercatori alle attività assistenziali prestate presso le aziende ospedaliero – universitarie – (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 29 novembre 2017, n. 146/E).

Ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90 % degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività (di docenza o di ricerca) in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Questi emolumenti non concorrono alla formazione del valore della produzione netta dell’imposta regionale sulle attività produttive. L’agevolazione trova applicazione nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi d’imposta successivi, a condizione che il soggetto mantenga la residenza fiscale in Italia. (art. 44, decreto legge n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122/2010).
Il quesito posto dall’Università all’Amministrazione Finanziaria verte sostanzialmente sulla riconducibilità all’attività di docenza e ricerca dei redditi prodotti dal docente universitario nello svolgimento dell’attività assistenziale prestata, anche in regime libero professionale, nel quadro della convenzione tra la stessa Università e l’Azienda Ospedaliero – Universitaria al fine di beneficiare, anche per essi, del regime agevolativo previsto dall’art. 44 del DL n. 78 del 2010.
Con riferimento all’attività assistenziale e alle correlazioni con l’attività di docenza e ricerca, le aziende ospedaliero – universitarie richiedono all’università di individuare il docente o ricercatore in materie cliniche con il quale stipulano un contratto per lo svolgimento delle prestazioni di cui necessitano.
Inoltre, dall’esame del contratto di conferimento dell’incarico al professore emerge che l’incarico attribuito consta nell’assunzione della responsabilità della direzione e nell’organizzazione della struttura attribuita. Lo svolgimento dell’incarico di responsabilità implica la “messa a punto dei percorsi assistenziali” e la partecipazione proattiva ai processi tesi “a definire i protocolli tecnico-scientifici e le linee guida”, a cui si aggiungono le funzioni organizzative di coordinamento dell’equipe, rispetto degli obiettivi qualitativi e quantitativi concordati con il direttore di struttura, rilevamento del fabbisogno formativo dei professionisti e individuazione di programmi di aggiornamento e perfezionamento e di progetti di ricerca, nonché la cura delle problematiche medico-legali di pertinenza, il rispetto della normativa che regola il rapporto di lavoro del personale, degli obblighi di trasparenza e di lotta alla corruzione, la verifica del rispetto di tutte le condizioni di protezione, prevenzione e sicurezza, sia per gli utenti sia per i dipendenti.
Inoltre, i professori e ricercatori universitari che svolgono attività assistenziale presso le aziende ospedaliero -universitarie percepiscono, “oltre” ai compensi legati alle particolari condizioni di lavoro, “oltre” al trattamento economico erogato dall’università, un “trattamento aggiuntivo” graduato in relazione sia alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico sia ai risultati ottenuti nell’attività assistenziale e gestionale, valutati secondo parametri di efficacia, appropriatezza ed efficienza, nonché all’efficacia nella realizzazione della integrazione tra attività assistenziale, didattica e di ricerca. Per questo motivo, si considerano le dette attività distinte, ancorché integrate e inscindibili.
Si conclude, quindi, che i trattamenti economici oggetto del presente quesito, previsti per lo svolgimento dell’attività assistenziale presso le aziende ospedaliero – universitarie, non possono essere considerati alla stregua di “redditi derivanti da rapporti aventi ad oggetto attività di docenza e ricerca”.
Tuttavia, nell’ipotesi in cui un soggetto con esperienza di docenza o ricerca all’estero rientri in Italia per svolgere un’attività di lavoro dipendente o autonomo può fare ricorso al regime speciale per lavoratori impatriati di (art. 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147). In tal caso l’agevolazione si applicherebbe a tutti i redditi percepiti dal Professore. Il regime speciale trova applicazione con riferimento ai redditi di lavoro dipendente ed assimilati e di lavoro autonomo prodotti nel territorio dello Stato, i quali concorrono alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef nella misura del 50 per cento.

No incentivi al ricercatore trasferito in Italia presso aziende ospedaliero–universitarie con attività assistenziale

Inapplicabilità degli incentivi previsti per il rientro dall’estero di docenti e ricercatori alle attività assistenziali prestate presso le aziende ospedaliero - universitarie - (AGENZIA DELLE ENTRATE - Risoluzione 29 novembre 2017, n. 146/E).

Ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90 % degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all'estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all'estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività (di docenza o di ricerca) in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

Questi emolumenti non concorrono alla formazione del valore della produzione netta dell'imposta regionale sulle attività produttive. L'agevolazione trova applicazione nel periodo d'imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei tre periodi d'imposta successivi, a condizione che il soggetto mantenga la residenza fiscale in Italia. (art. 44, decreto legge n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122/2010).
Il quesito posto dall'Università all’Amministrazione Finanziaria verte sostanzialmente sulla riconducibilità all'attività di docenza e ricerca dei redditi prodotti dal docente universitario nello svolgimento dell'attività assistenziale prestata, anche in regime libero professionale, nel quadro della convenzione tra la stessa Università e l'Azienda Ospedaliero - Universitaria al fine di beneficiare, anche per essi, del regime agevolativo previsto dall'art. 44 del DL n. 78 del 2010.
Con riferimento all'attività assistenziale e alle correlazioni con l'attività di docenza e ricerca, le aziende ospedaliero - universitarie richiedono all'università di individuare il docente o ricercatore in materie cliniche con il quale stipulano un contratto per lo svolgimento delle prestazioni di cui necessitano.
Inoltre, dall'esame del contratto di conferimento dell'incarico al professore emerge che l'incarico attribuito consta nell'assunzione della responsabilità della direzione e nell'organizzazione della struttura attribuita. Lo svolgimento dell'incarico di responsabilità implica la "messa a punto dei percorsi assistenziali" e la partecipazione proattiva ai processi tesi "a definire i protocolli tecnico-scientifici e le linee guida", a cui si aggiungono le funzioni organizzative di coordinamento dell'equipe, rispetto degli obiettivi qualitativi e quantitativi concordati con il direttore di struttura, rilevamento del fabbisogno formativo dei professionisti e individuazione di programmi di aggiornamento e perfezionamento e di progetti di ricerca, nonché la cura delle problematiche medico-legali di pertinenza, il rispetto della normativa che regola il rapporto di lavoro del personale, degli obblighi di trasparenza e di lotta alla corruzione, la verifica del rispetto di tutte le condizioni di protezione, prevenzione e sicurezza, sia per gli utenti sia per i dipendenti.
Inoltre, i professori e ricercatori universitari che svolgono attività assistenziale presso le aziende ospedaliero -universitarie percepiscono, "oltre" ai compensi legati alle particolari condizioni di lavoro, "oltre" al trattamento economico erogato dall'università, un "trattamento aggiuntivo" graduato in relazione sia alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico sia ai risultati ottenuti nell'attività assistenziale e gestionale, valutati secondo parametri di efficacia, appropriatezza ed efficienza, nonché all'efficacia nella realizzazione della integrazione tra attività assistenziale, didattica e di ricerca. Per questo motivo, si considerano le dette attività distinte, ancorché integrate e inscindibili.
Si conclude, quindi, che i trattamenti economici oggetto del presente quesito, previsti per lo svolgimento dell'attività assistenziale presso le aziende ospedaliero - universitarie, non possono essere considerati alla stregua di "redditi derivanti da rapporti aventi ad oggetto attività di docenza e ricerca".
Tuttavia, nell'ipotesi in cui un soggetto con esperienza di docenza o ricerca all'estero rientri in Italia per svolgere un'attività di lavoro dipendente o autonomo può fare ricorso al regime speciale per lavoratori impatriati di (art. 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147). In tal caso l'agevolazione si applicherebbe a tutti i redditi percepiti dal Professore. Il regime speciale trova applicazione con riferimento ai redditi di lavoro dipendente ed assimilati e di lavoro autonomo prodotti nel territorio dello Stato, i quali concorrono alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef nella misura del 50 per cento.

Impianti audiovisivi e impianto di allarme: autorizzazione rapida

L’installazione di videocamere che si attivino esclusivamente con l’impianto di allarme inserito, non implicando alcuna possibilità di controllo “preterintenzionale” sul personale deve essere autorizzata in tempi rapidi stante l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria.

L’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dall’art. 25, co. 1, del D.Lgs. n. 151/2015 e, da ultimo, dall’art. 5, co. 2, del D.Lgs. n. 185/2016, dispone che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Detto divieto non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. Le informazioni raccolte utilizzando in modo lecito gli strumenti che potrebbero controllare a distanza l’attività dei lavoratori sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro: tale evenienza è condizionata all’adeguata informazione circa le modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli, sempre nel rispetto di quanto disposto dal Decreto Legislativo n. 196/2003 in materia di privacy.
In virtù delle numerose sollecitazioni da parte di imprese che intendono procedere all’installazione di impianti di allarme o antifurto dotati anche di videocamere o fotocamere che si attivano, automaticamente, in caso di intrusione da parte di terzi all’interno dei luoghi di lavoro, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha precisato quanto segue.
L’installazione di tali impianti, finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, prevedendo comunque la presenza di videocamere o fotocamere, rappresenta una fattispecie rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 4 della legge n. 300/1970 ed è soggetta pertanto alla preventiva procedura di accordo con RSA o RSU ovvero all’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro. Tenuto presente che, qualora le videocamere o fotocamere si attivino esclusivamente con l’impianto di allarme inserito, non sussiste alcuna possibilità di controllo “preterintenzionale” sul personale e pertanto non vi sono motivi ostativi al rilascio del provvedimento, conseguentemente, in relazione alla evidente esigenza di celerità nell’attivazione dei predetti impianti, si invitano gli Uffici territoriali a rilasciare il provvedimento autorizzativo in tempi assolutamente rapidi stante l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria.

L’installazione di videocamere che si attivino esclusivamente con l’impianto di allarme inserito, non implicando alcuna possibilità di controllo "preterintenzionale" sul personale deve essere autorizzata in tempi rapidi stante l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria.

L’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dall’art. 25, co. 1, del D.Lgs. n. 151/2015 e, da ultimo, dall’art. 5, co. 2, del D.Lgs. n. 185/2016, dispone che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell'Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell'Ispettorato nazionale del lavoro. Detto divieto non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. Le informazioni raccolte utilizzando in modo lecito gli strumenti che potrebbero controllare a distanza l’attività dei lavoratori sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro: tale evenienza è condizionata all’adeguata informazione circa le modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli, sempre nel rispetto di quanto disposto dal Decreto Legislativo n. 196/2003 in materia di privacy.
In virtù delle numerose sollecitazioni da parte di imprese che intendono procedere all’installazione di impianti di allarme o antifurto dotati anche di videocamere o fotocamere che si attivano, automaticamente, in caso di intrusione da parte di terzi all’interno dei luoghi di lavoro, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha precisato quanto segue.
L’installazione di tali impianti, finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, prevedendo comunque la presenza di videocamere o fotocamere, rappresenta una fattispecie rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 4 della legge n. 300/1970 ed è soggetta pertanto alla preventiva procedura di accordo con RSA o RSU ovvero all’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del Lavoro. Tenuto presente che, qualora le videocamere o fotocamere si attivino esclusivamente con l’impianto di allarme inserito, non sussiste alcuna possibilità di controllo "preterintenzionale" sul personale e pertanto non vi sono motivi ostativi al rilascio del provvedimento, conseguentemente, in relazione alla evidente esigenza di celerità nell’attivazione dei predetti impianti, si invitano gli Uffici territoriali a rilasciare il provvedimento autorizzativo in tempi assolutamente rapidi stante l’inesistenza di qualunque valutazione istruttoria.

Intesa sulla verifica salariale per i settori del CCNL Unionchimica-Confapi

Sottoscritto, il 29/11/2017, tra UNIONCHIMICA CONFAPI e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC-UIL, l’accordo relativo alla verifica salariale derivante dagli scostamenti inflattivi, in applicazione a quanto previsto dall’art. 78 del vigente CCNL 26/7/2016

Le Parti hanno proceduto alla verifica degli scostamenti tra l’inflazione reale 2016 registrata dall’ISTAT e quella prevista in sede di rinnovo del CCNL 26/7/2016, secondo quanto concordato in sede di rinnovo contrattuale.
In tale ambito, sulla base dei dati comunicati dall’ISTAT il 30 maggio u.s., le Parti hanno riscontrato uno scostamento pari al -1,0% tra l’inflazione reale 2016 (risultata pari a 0,1%) e quella prevista ed utilizzata per la definizione degli incrementi contrattuali in fase di rinnovo del CCNL (1,1%), scaduto alla data del 31/12/2015.
Pertanto le Parti hanno convenuto di corrispondere la tranche di aumento decorrente dall’1/1/2018 prevista per i singoli settori contrattuali, (chimica, concia, gomma plastica, abrasivi, ceramica, vetro), così come definiti nell’ipotesi di accordo 26/7/2016 e di reincontrarsi a giugno 2018 per la valutazione complessiva degli scostamenti, tra il consuntivo Istat e la previsione utilizzata in fase di rinnovo relativo allo scostamento inflattivo dell’anno precedente (2017).

Sottoscritto, il 29/11/2017, tra UNIONCHIMICA CONFAPI e FILCTEM-CGIL, FEMCA-CISL e UILTEC-UIL, l’accordo relativo alla verifica salariale derivante dagli scostamenti inflattivi, in applicazione a quanto previsto dall'art. 78 del vigente CCNL 26/7/2016

Le Parti hanno proceduto alla verifica degli scostamenti tra l'inflazione reale 2016 registrata dall'ISTAT e quella prevista in sede di rinnovo del CCNL 26/7/2016, secondo quanto concordato in sede di rinnovo contrattuale.
In tale ambito, sulla base dei dati comunicati dall'ISTAT il 30 maggio u.s., le Parti hanno riscontrato uno scostamento pari al -1,0% tra l'inflazione reale 2016 (risultata pari a 0,1%) e quella prevista ed utilizzata per la definizione degli incrementi contrattuali in fase di rinnovo del CCNL (1,1%), scaduto alla data del 31/12/2015.
Pertanto le Parti hanno convenuto di corrispondere la tranche di aumento decorrente dall’1/1/2018 prevista per i singoli settori contrattuali, (chimica, concia, gomma plastica, abrasivi, ceramica, vetro), così come definiti nell’ipotesi di accordo 26/7/2016 e di reincontrarsi a giugno 2018 per la valutazione complessiva degli scostamenti, tra il consuntivo Istat e la previsione utilizzata in fase di rinnovo relativo allo scostamento inflattivo dell'anno precedente (2017).

Erogazione dell’elemento di garanzia retributiva a febbraio per le aziende commerciali di Treviso

Le aziende commerciali di Treviso possono rinunciare all’applicazione del welfare territoriale entro il 31/12/2017 con conseguente erogazione dell’elemento di garanzia retributiva a febbraio 2018

A decorrere dall’1/1/2018 le aziende ubicate o con sede legale nella provincia di Treviso sono tenute a mettere a disposizione di tutti i loro dipendenti a tempo indeterminato, nonché apprendisti, sia a tempo pieno che parziale (con esclusione di rapporti di lavoro intermittente o a tempo parziale in deroga previsto dalla contrattazione collettiva territoriale), le prestazioni welfare per un valore pari ad € 100,00 ciascuno ed in relazione a ciascuna annualità 2018-2019 e 2020 , in luogo dell’erogazione delle seguenti voci retributive:
– la quota parte del Terzo Elemento Provinciale pari ad € 3,40 mensili;
– l’Elemento Economico di Garanzia previsto dal CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi.
I lavoratori potranno scegliere alternativamente, comunicandolo al datore di lavoro e alla Commissione Parti Sociali costituita presso l’Ente Bilaterale EBiCom, entro il 31/12/2017 o entro 30 giorni dall’assunzione o trasformazione a tempo indeterminato, tra l’assistenza sanitaria e la previdenza complementare.
Tuttavia, è prevista la possibilità, in capo al lavoratore, di rinunciare all’applicazione dei servizi di welfare relativamente al proprio rapporto di lavoro e di optare, pertanto, per la non trasformazione degli elementi retributivi di cui sopra, comunicando al datore di lavoro la rinuncia entro il 31/12/2017, data successiva a quella in cui le aziende sarebbero tenute ad erogare l’elemento economico di garanzia.
Di conseguenza, l’Elemento Economico di Garanzia, la cui erogazione è prevista dal CCNL unitamente alla retribuzione del mese di novembre 2017, in virtù del termine di rinuncia all’applicazione dell’intesa sul welfare territoriale, verrà erogato, se spettante, con la mensilità di febbraio 2018.

Le aziende commerciali di Treviso possono rinunciare all’applicazione del welfare territoriale entro il 31/12/2017 con conseguente erogazione dell’elemento di garanzia retributiva a febbraio 2018

A decorrere dall’1/1/2018 le aziende ubicate o con sede legale nella provincia di Treviso sono tenute a mettere a disposizione di tutti i loro dipendenti a tempo indeterminato, nonché apprendisti, sia a tempo pieno che parziale (con esclusione di rapporti di lavoro intermittente o a tempo parziale in deroga previsto dalla contrattazione collettiva territoriale), le prestazioni welfare per un valore pari ad € 100,00 ciascuno ed in relazione a ciascuna annualità 2018-2019 e 2020 , in luogo dell’erogazione delle seguenti voci retributive:
- la quota parte del Terzo Elemento Provinciale pari ad € 3,40 mensili;
- l’Elemento Economico di Garanzia previsto dal CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi.
I lavoratori potranno scegliere alternativamente, comunicandolo al datore di lavoro e alla Commissione Parti Sociali costituita presso l’Ente Bilaterale EBiCom, entro il 31/12/2017 o entro 30 giorni dall’assunzione o trasformazione a tempo indeterminato, tra l’assistenza sanitaria e la previdenza complementare.
Tuttavia, è prevista la possibilità, in capo al lavoratore, di rinunciare all’applicazione dei servizi di welfare relativamente al proprio rapporto di lavoro e di optare, pertanto, per la non trasformazione degli elementi retributivi di cui sopra, comunicando al datore di lavoro la rinuncia entro il 31/12/2017, data successiva a quella in cui le aziende sarebbero tenute ad erogare l’elemento economico di garanzia.
Di conseguenza, l’Elemento Economico di Garanzia, la cui erogazione è prevista dal CCNL unitamente alla retribuzione del mese di novembre 2017, in virtù del termine di rinuncia all’applicazione dell’intesa sul welfare territoriale, verrà erogato, se spettante, con la mensilità di febbraio 2018.

CREDITO COOPERATIVE FRIULI VENEZIA GIULIA: premio di risultato

Con riferimento al premio di risultato relativo ai bilanci 2016 si è voluto favorire l’utilizzo delle prestazioni di “welfare” ai dipendenti delle BCC/CRA del Friuli Venezia aderenti alla Federazione, nonché ai dipendenti della Federazione stessa.

Con accordo siglato lo scorso giugno tra la Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Friuli Venezia e la FABI, la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, è stata definita la metodologia di calcolo da applicare per il pagamento del premio di risultato relativo all’esercizio di bilancio 2016 sotto forma di una tantum, entro il mese di dicembre 2017, al personale che – in servizio nel mese di erogazione – avrà prestato attività lavorativa, anche a tempo determinato o con contratto di somministrazione, nel corso dell’anno di misurazione.
Su richiesta del lavoratore, da formalizzarsi entro i termini fissati dall’Azienda, l’importo corrispondente del premio potrà essere alternativamente versato al Fondo Pensione Nazionale del Credito Cooperativo.
Le Parti, fermo restando quanto sopra stabilito, riconoscono ai dipendenti delle BCC/CRA aderenti alla Federazione, nonché ai dipendenti della medesima, che abbiano reddito IRPEF inferiore ad euro 80,000 e per un importo fino ad euro 3.000, la possibilità di optare per una delle forme di Welfare aziendale di seguito precisate, in sostituzione in tutto o in parte delle somme spettanti a titolo di Premio di Risultato.
I lavoratori, pertanto, potranno scegliere tra numerosi servizi per se e per la propria famiglia nel campo:
– dell’istruzione di figli (testi scolastici, rette, tasse di frequenza, mense),
– cura dei familiari (baby sitter, badanti, campus scolastici, baby parking, ludoteche, centri diurni, case di cura e riposo)
– sport e benessere (palestre, piscine, centri sportivi e termali, centri medici e dentistici)
– tempo libero (viaggi, parchi tematici, spettacoli)
– cultura e formazione (corsi di lingue, del tempo libero, personali e professionali).
In via sperimentale e relativamente al pagamento del premio di risultato calcolato sul bilancio 2016, nell’anno 2017 le suddette misure di welfare aziendale verranno erogate attraverso lo strumento del Ticket Welfare (voucher on demand) sviluppato da Edenred, di cui sarà data specifica informativa attraverso una circolare divulgativa che verrà trasmessa, a cura della Federazione, a tutti gli interessati.
Coloro i quali abbiano scelto di destinare il PDR al Welfare aziendale avranno tempo fino al 30 novembre per utilizzare tali somme.
L’eventuale differenza fra il valore di PDR opzionato in Welfare aziendale (e valorizzato sul portale) e il valore di quanto effettivamente utilizzato verrà liquidato nella busta paga del mese di dicembre 2017.
Relativamente agli importi non opzionati in Welfare aziendale, il PDR spettante verrà erogato con la mensilità di dicembre 2017.
Le Parti, al fine di favorire l’utilizzo dello strumento del Welfare aziendale, convengono, in via eccezionale, che le BCC/CRA che, pur realizzando un risultato d’esercizio positivo non erogano il PDR in quanto non raggiungono il limite della base di erogazione previsto per la rispettiva fascia di equivalenza, riconoscono un importo forfettario pari ad euro 250 nella forma esclusiva del buono spesa. Detti buoni spesa dovranno essere utilizzati entro e non oltre il 31/12/2017.

Con riferimento al premio di risultato relativo ai bilanci 2016 si è voluto favorire l'utilizzo delle prestazioni di "welfare" ai dipendenti delle BCC/CRA del Friuli Venezia aderenti alla Federazione, nonché ai dipendenti della Federazione stessa.

Con accordo siglato lo scorso giugno tra la Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Friuli Venezia e la FABI, la FIRST-CISL, la FISAC-CGIL, è stata definita la metodologia di calcolo da applicare per il pagamento del premio di risultato relativo all'esercizio di bilancio 2016 sotto forma di una tantum, entro il mese di dicembre 2017, al personale che - in servizio nel mese di erogazione - avrà prestato attività lavorativa, anche a tempo determinato o con contratto di somministrazione, nel corso dell'anno di misurazione.
Su richiesta del lavoratore, da formalizzarsi entro i termini fissati dall'Azienda, l'importo corrispondente del premio potrà essere alternativamente versato al Fondo Pensione Nazionale del Credito Cooperativo.
Le Parti, fermo restando quanto sopra stabilito, riconoscono ai dipendenti delle BCC/CRA aderenti alla Federazione, nonché ai dipendenti della medesima, che abbiano reddito IRPEF inferiore ad euro 80,000 e per un importo fino ad euro 3.000, la possibilità di optare per una delle forme di Welfare aziendale di seguito precisate, in sostituzione in tutto o in parte delle somme spettanti a titolo di Premio di Risultato.
I lavoratori, pertanto, potranno scegliere tra numerosi servizi per se e per la propria famiglia nel campo:
- dell'istruzione di figli (testi scolastici, rette, tasse di frequenza, mense),
- cura dei familiari (baby sitter, badanti, campus scolastici, baby parking, ludoteche, centri diurni, case di cura e riposo)
- sport e benessere (palestre, piscine, centri sportivi e termali, centri medici e dentistici)
- tempo libero (viaggi, parchi tematici, spettacoli)
- cultura e formazione (corsi di lingue, del tempo libero, personali e professionali).
In via sperimentale e relativamente al pagamento del premio di risultato calcolato sul bilancio 2016, nell'anno 2017 le suddette misure di welfare aziendale verranno erogate attraverso lo strumento del Ticket Welfare (voucher on demand) sviluppato da Edenred, di cui sarà data specifica informativa attraverso una circolare divulgativa che verrà trasmessa, a cura della Federazione, a tutti gli interessati.
Coloro i quali abbiano scelto di destinare il PDR al Welfare aziendale avranno tempo fino al 30 novembre per utilizzare tali somme.
L'eventuale differenza fra il valore di PDR opzionato in Welfare aziendale (e valorizzato sul portale) e il valore di quanto effettivamente utilizzato verrà liquidato nella busta paga del mese di dicembre 2017.
Relativamente agli importi non opzionati in Welfare aziendale, il PDR spettante verrà erogato con la mensilità di dicembre 2017.
Le Parti, al fine di favorire l'utilizzo dello strumento del Welfare aziendale, convengono, in via eccezionale, che le BCC/CRA che, pur realizzando un risultato d'esercizio positivo non erogano il PDR in quanto non raggiungono il limite della base di erogazione previsto per la rispettiva fascia di equivalenza, riconoscono un importo forfettario pari ad euro 250 nella forma esclusiva del buono spesa. Detti buoni spesa dovranno essere utilizzati entro e non oltre il 31/12/2017.