Approvate le quote 2018 d’iscrizione all’Albo nazionale autotrasportatori

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha stabilito con la Delibera n. 7 del 18 ottobre 2017 la misura del contributo di iscrizione delle imprese all’Albo nazionale autotrasportatori per l’anno 2018.

Come previsto dalla normativa di settore, le imprese iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori sono soggette ad un contributo annuo di iscrizione all’Albo medesimo, da versare alla tesoreria provinciale competente, secondo le modalità stabilite dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Con la Delibera n. 7/2017 il Ministero ha stabilito la misura del contributo dovuto per l’anno 2018 dalle imprese che risultano iscritte all’Albo al 31 dicembre 2017.
Il contributo annuo è suddiviso in tre quote:
– una quota fissa, uguale per tutte le imprese comunque iscritte;
– una quota variabile parametrata al numero di veicoli impiegati nell’attività (parco veicolare);
– una quota variabile commisurata al numero di veicoli posseduti di massa complessiva superiore a 6 tonnellate.

TERMINI E MODALITÀ DI VERSAMENTO

Il versamento del contributo annuo per il 2018 deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2017.
L’importo dovuto deve essere versato all’Albo nazionale degli autotrasportatori unicamente attraverso il sistema di pagamento telematico accessibile con l’apposita funzione presente sul sito web del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, “www.alboautotrasporto.it”.
Tale sistema consente di effettuare il pagamento tramite carta di credito Visa, Mastercard, carta prepagata PostePay o PostePay Impresa, conto corrente BancoPosta on line.
In caso di mancato versamento del contributo dovuto entro il 31 dicembre 2017, viene emessa diffida al pagamento. Decorsi inutilmente tre mesi dal termine del 31 dicembre 2017, l’iscrizione all’Albo è sospesa fino al regolare versamento del contributo dovuto.
La quietanza dell’avvenuto pagamento deve essere conservata come prova, ai fini di eventuali controlli.

MISURA DEL CONTRIBUTO

Il contributo da versare per l’anno 2018 è calcolato applicando le seguenti misure:

Quota fissa

Euro 30,00

più quota variabile (per numero di veicoli utilizzati, a prescindere dalla massa di carico)

A) Imprese iscritte all’Albo con un numero di veicoli da 2 a 5 Euro 5,16
B) Imprese iscritte all’Albo con un numero di veicoli da 6 a 10 Euro 10,33
C) Imprese iscritte all’Albo con un numero di veicoli da 11 a 50 Euro 25,82
D) Imprese iscritte all’Albo con un numero di veicoli da 51 a 100 Euro 103,29
E) Imprese iscritte all’Albo con un numero di veicoli da 101 a 200 Euro 258,23
F) Imprese iscritte all’Albo con un numero di veicoli superiore a 200 Euro 516,46

più quota variabile (per ogni veicolo di massa complessiva superiore a 6 t di cui l’impresa è titolare)

A) Per ogni veicolo di massa complessiva da 6.001 a 11.500 chilogrammi, e per ogni trattore con peso rimorchiabile da 6.001 a 11.500 chilogrammi Euro 5,16
B) Per ogni veicolo con massa complessiva da 11.501 a 26.000 chilogrammi, e per ogni trattore con peso rimorchiabile da 11.501 a 26.000 chilogrammi Euro 7,75
C) Per ogni veicolo con massa complessiva oltre i 26.000 chilogrammi, e per ogni trattore con peso rimorchiabile oltre 26.000 chilogrammi Euro 10,33

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha stabilito con la Delibera n. 7 del 18 ottobre 2017 la misura del contributo di iscrizione delle imprese all’Albo nazionale autotrasportatori per l’anno 2018.

Come previsto dalla normativa di settore, le imprese iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori sono soggette ad un contributo annuo di iscrizione all’Albo medesimo, da versare alla tesoreria provinciale competente, secondo le modalità stabilite dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.
Con la Delibera n. 7/2017 il Ministero ha stabilito la misura del contributo dovuto per l’anno 2018 dalle imprese che risultano iscritte all’Albo al 31 dicembre 2017.
Il contributo annuo è suddiviso in tre quote:
- una quota fissa, uguale per tutte le imprese comunque iscritte;
- una quota variabile parametrata al numero di veicoli impiegati nell’attività (parco veicolare);
- una quota variabile commisurata al numero di veicoli posseduti di massa complessiva superiore a 6 tonnellate.

TERMINI E MODALITÀ DI VERSAMENTO

Il versamento del contributo annuo per il 2018 deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2017.
L’importo dovuto deve essere versato all’Albo nazionale degli autotrasportatori unicamente attraverso il sistema di pagamento telematico accessibile con l’apposita funzione presente sul sito web del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, "www.alboautotrasporto.it".
Tale sistema consente di effettuare il pagamento tramite carta di credito Visa, Mastercard, carta prepagata PostePay o PostePay Impresa, conto corrente BancoPosta on line.
In caso di mancato versamento del contributo dovuto entro il 31 dicembre 2017, viene emessa diffida al pagamento. Decorsi inutilmente tre mesi dal termine del 31 dicembre 2017, l’iscrizione all’Albo è sospesa fino al regolare versamento del contributo dovuto.
La quietanza dell'avvenuto pagamento deve essere conservata come prova, ai fini di eventuali controlli.

MISURA DEL CONTRIBUTO

Il contributo da versare per l'anno 2018 è calcolato applicando le seguenti misure:

Quota fissa

Euro 30,00

più quota variabile (per numero di veicoli utilizzati, a prescindere dalla massa di carico)

A) Imprese iscritte all'Albo con un numero di veicoli da 2 a 5 Euro 5,16
B) Imprese iscritte all'Albo con un numero di veicoli da 6 a 10 Euro 10,33
C) Imprese iscritte all'Albo con un numero di veicoli da 11 a 50 Euro 25,82
D) Imprese iscritte all'Albo con un numero di veicoli da 51 a 100 Euro 103,29
E) Imprese iscritte all'Albo con un numero di veicoli da 101 a 200 Euro 258,23
F) Imprese iscritte all'Albo con un numero di veicoli superiore a 200 Euro 516,46

più quota variabile (per ogni veicolo di massa complessiva superiore a 6 t di cui l’impresa è titolare)

A) Per ogni veicolo di massa complessiva da 6.001 a 11.500 chilogrammi, e per ogni trattore con peso rimorchiabile da 6.001 a 11.500 chilogrammi Euro 5,16
B) Per ogni veicolo con massa complessiva da 11.501 a 26.000 chilogrammi, e per ogni trattore con peso rimorchiabile da 11.501 a 26.000 chilogrammi Euro 7,75
C) Per ogni veicolo con massa complessiva oltre i 26.000 chilogrammi, e per ogni trattore con peso rimorchiabile oltre 26.000 chilogrammi Euro 10,33

Maggiorazione e Sindrome da talidomide

In riferimento ai soggetti affetti da “sindrome da talidomide”, in presenza di idonea documentazione sanitaria accertante la condizione malformativa con ascrizione della stessa ad una delle prime 4 categorie della tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, la maggiorazione deve essere attribuita, a domanda, ai fini pensionistici, dall’inizio dell’attività lavorativa per il servizio effettivamente prestato nella condizione invalidante presso pubbliche amministrazioni o aziende private ovvero cooperative, nel limite massimo di cinque anni.

La sindrome da talidomide si configura come sindrome malformativa congenita, cioè presente fin dalla nascita, determinata dall’assunzione dell’omonimo farmaco durante alcune fasi della gravidanza, che può dare luogo ad un quadro malformativo che si estrinseca clinicamente in una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica nelle forme dell’amelia, dell’emimelia, della focomelia e della macromelia.
L’art. 80, comma 3 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 dispone il riconoscimento del diritto alla maggiorazione contributiva per i lavoratori sordomuti, nonché invalidi per qualsiasi causa ai quali sia stata riconosciuta una invalidità superiore al 74 percento ovvero ascritta alle prime quattro categorie della Tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra.
L’art. 2, co. 6, DM n. 163/2009 dispone che: “Il giudizio sanitario sul nesso causale tra la somministrazione del farmaco talidomide in gravidanza e le lesioni o l’infermità da cui è derivata la menomazione permanente del soggetto, nella forme dell’amelia, dell’emimelia, delle focomelia e della micromelia, è espresso, entro 90 giorni dal ricevimento della documentazione, dalla Commissione medico-ospedaliera…” ed il comma 7, che la commissione medico-ospedaliera….esprime, altresì, il giudizio di classificazione delle lesioni e delle infermità.
Ciò posto, in presenza di idonea documentazione sanitaria accertante la condizione malformativa sopra riportata con ascrizione della stessa ad una delle prime 4 categorie della citata tabella, la maggiorazione deve essere attribuita, a domanda, ai fini pensionistici, dall’inizio dell’attività lavorativa per il servizio effettivamente prestato nella condizione invalidante presso pubbliche amministrazioni o aziende private ovvero cooperative, nel limite massimo di cinque anni.
Allorché invece risulti attestata esclusivamente la condizione di invalidità civile superiore al 74%, non potendosi discriminare se e quanto a tale percentuale concorrano altre condizioni patologiche acquisite, la decorrenza del beneficio andrà valutata come per la generalità delle patologie invalidanti.

In riferimento ai soggetti affetti da "sindrome da talidomide", in presenza di idonea documentazione sanitaria accertante la condizione malformativa con ascrizione della stessa ad una delle prime 4 categorie della tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, la maggiorazione deve essere attribuita, a domanda, ai fini pensionistici, dall’inizio dell’attività lavorativa per il servizio effettivamente prestato nella condizione invalidante presso pubbliche amministrazioni o aziende private ovvero cooperative, nel limite massimo di cinque anni.

La sindrome da talidomide si configura come sindrome malformativa congenita, cioè presente fin dalla nascita, determinata dall’assunzione dell’omonimo farmaco durante alcune fasi della gravidanza, che può dare luogo ad un quadro malformativo che si estrinseca clinicamente in una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della macromelia.
L’art. 80, comma 3 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 dispone il riconoscimento del diritto alla maggiorazione contributiva per i lavoratori sordomuti, nonché invalidi per qualsiasi causa ai quali sia stata riconosciuta una invalidità superiore al 74 percento ovvero ascritta alle prime quattro categorie della Tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra.
L’art. 2, co. 6, DM n. 163/2009 dispone che: "Il giudizio sanitario sul nesso causale tra la somministrazione del farmaco talidomide in gravidanza e le lesioni o l’infermità da cui è derivata la menomazione permanente del soggetto, nella forme dell'amelia, dell'emimelia, delle focomelia e della micromelia, è espresso, entro 90 giorni dal ricevimento della documentazione, dalla Commissione medico-ospedaliera..." ed il comma 7, che la commissione medico-ospedaliera....esprime, altresì, il giudizio di classificazione delle lesioni e delle infermità.
Ciò posto, in presenza di idonea documentazione sanitaria accertante la condizione malformativa sopra riportata con ascrizione della stessa ad una delle prime 4 categorie della citata tabella, la maggiorazione deve essere attribuita, a domanda, ai fini pensionistici, dall’inizio dell’attività lavorativa per il servizio effettivamente prestato nella condizione invalidante presso pubbliche amministrazioni o aziende private ovvero cooperative, nel limite massimo di cinque anni.
Allorché invece risulti attestata esclusivamente la condizione di invalidità civile superiore al 74%, non potendosi discriminare se e quanto a tale percentuale concorrano altre condizioni patologiche acquisite, la decorrenza del beneficio andrà valutata come per la generalità delle patologie invalidanti.

Mancato accordo sul rinnovo del CCNL Gomma Plastica Industria

Non è stato raggiunto l’accordo sul rinnovo del CCNL Gomma Plastica industria.

A seguito dell’incontro tra FILCTEM-CGIL FEMCA-CISL UILTEC-UILe la Federazione Gomma/Plastica per la verifica prevista dell’art. 70 del vigente CCNL, la posizione assunta dalla Federazione Gomma Plastica è di non voler proseguire il confronto sugli scostamenti inflattivi previsti dall’art. 70 del vigente CCNL .
Il suddetto articolo prevede che, nel mese di giugno di ogni anno, deve essere riscontrato lo scostamento di inflazione relativo all’anno precedente, calcolando la differenza tra l’indice a consuntivo comunicato ufficialmente dall’lstat nel mese precedente (maggio) per l’anno di riferimento e la previsione Istat presa a riferimento in fase di rinnovo (indice % di scostamento) per lo stesso anno.
II valore dello scostamento annuale sarà calcolato applicando indice % di scostamento” inflattivo alla “retribuzione media di riferimento”, realizzato aggiornando la prima erogazione prevista, inclusa quella del successivo rinnovo, sulla base della suddetta valorizzazione.In particolare a giugno 2017 era prevista la verifica a consuntivo inflazione 2016 con aggiornamento della tranche da gennaio 2018.
Pertanto, le segreterie nazionali hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione di tutto il settore, bloccando con effetto immediato tutte le flessibilità organizzative e il lavoro straordinario e non escludendo, qualora la situazione non si sblocchi, un ulteriore inasprimento delle forme di lotta. Ciò al fine di non mettere in discussione il valore solidaristico della contrattazione collettiva.

 

Non è stato raggiunto l’accordo sul rinnovo del CCNL Gomma Plastica industria.

A seguito dell’incontro tra FILCTEM-CGIL FEMCA-CISL UILTEC-UILe la Federazione Gomma/Plastica per la verifica prevista dell'art. 70 del vigente CCNL, la posizione assunta dalla Federazione Gomma Plastica è di non voler proseguire il confronto sugli scostamenti inflattivi previsti dall’art. 70 del vigente CCNL .
Il suddetto articolo prevede che, nel mese di giugno di ogni anno, deve essere riscontrato lo scostamento di inflazione relativo all’anno precedente, calcolando la differenza tra l’indice a consuntivo comunicato ufficialmente dall’lstat nel mese precedente (maggio) per l’anno di riferimento e la previsione Istat presa a riferimento in fase di rinnovo (indice % di scostamento) per lo stesso anno.
II valore dello scostamento annuale sarà calcolato applicando indice % di scostamento" inflattivo alla "retribuzione media di riferimento", realizzato aggiornando la prima erogazione prevista, inclusa quella del successivo rinnovo, sulla base della suddetta valorizzazione.In particolare a giugno 2017 era prevista la verifica a consuntivo inflazione 2016 con aggiornamento della tranche da gennaio 2018.
Pertanto, le segreterie nazionali hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione di tutto il settore, bloccando con effetto immediato tutte le flessibilità organizzative e il lavoro straordinario e non escludendo, qualora la situazione non si sblocchi, un ulteriore inasprimento delle forme di lotta. Ciò al fine di non mettere in discussione il valore solidaristico della contrattazione collettiva.

 

Licenziamento illegittimo e dovere di fedeltà: l’obbligo rileva anche nelle fasi processuali

Il dovere di fedeltà del lavoratore nei confronti del datore di lavoro permane non solo durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, ma in caso di licenziamento dichiarato illegittimo, con ripristino della situazione precedente, perfino durante il processo e dopo la sentenza di reintegra.

Il caso giudiziario riguarda la domanda di un lavoratore volta ad accertare l’illegittimità del licenziamento intimatogli per lo svolgimento di attività concorrenziale. Tanto in primo grado quanto in appello, i giudici avevano rigettato il ricorso, rilevando che il lavoratore, reintegrato nel posto di lavoro all’esito della declaratoria di illegittimità di un precedente licenziamento, con esonero dalla prestazione lavorativa, aveva confessato, in sede di giustificazioni disciplinari e nel ricorso del giudizio di primo grado, di aver collaborato nelle operazioni prodromiche alla apertura di un punto vendita relativo ad una diversa Società, avente oggetto sociale in gran parte coincidente con quello del datore di lavoro. Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando che la collaborazione in favore della diversa Società era stata svolta in via occasionale e a titolo gratuito e che durante il periodo successivo alla reintegra, il medesimo non era stato ammesso a rendere la prestazione lavorativa.
Per la Cassazione il ricorso è infondato nella parte in cui è denunciata violazione del dovere di fedeltà del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Tale obbligo, infatti, permane non solo durante lo svolgimento dell’attività lavorativa da parte del dipendente o le ferie, ma perfino durante il processo e dopo la sentenza di reintegra; ciò in quanto il licenziamento dichiarato illegittimo incide esclusivamente sulla continuità di fatto delle prestazioni lavorative, non essendo idoneo ad interrompere il rapporto di lavoro, tutte le volte in cui sia disposta la reintegrazione nel posto di lavoro, con il ripristino della situazione precedente.

Il dovere di fedeltà del lavoratore nei confronti del datore di lavoro permane non solo durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, ma in caso di licenziamento dichiarato illegittimo, con ripristino della situazione precedente, perfino durante il processo e dopo la sentenza di reintegra.

Il caso giudiziario riguarda la domanda di un lavoratore volta ad accertare l’illegittimità del licenziamento intimatogli per lo svolgimento di attività concorrenziale. Tanto in primo grado quanto in appello, i giudici avevano rigettato il ricorso, rilevando che il lavoratore, reintegrato nel posto di lavoro all'esito della declaratoria di illegittimità di un precedente licenziamento, con esonero dalla prestazione lavorativa, aveva confessato, in sede di giustificazioni disciplinari e nel ricorso del giudizio di primo grado, di aver collaborato nelle operazioni prodromiche alla apertura di un punto vendita relativo ad una diversa Società, avente oggetto sociale in gran parte coincidente con quello del datore di lavoro. Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando che la collaborazione in favore della diversa Società era stata svolta in via occasionale e a titolo gratuito e che durante il periodo successivo alla reintegra, il medesimo non era stato ammesso a rendere la prestazione lavorativa.
Per la Cassazione il ricorso è infondato nella parte in cui è denunciata violazione del dovere di fedeltà del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Tale obbligo, infatti, permane non solo durante lo svolgimento dell’attività lavorativa da parte del dipendente o le ferie, ma perfino durante il processo e dopo la sentenza di reintegra; ciò in quanto il licenziamento dichiarato illegittimo incide esclusivamente sulla continuità di fatto delle prestazioni lavorative, non essendo idoneo ad interrompere il rapporto di lavoro, tutte le volte in cui sia disposta la reintegrazione nel posto di lavoro, con il ripristino della situazione precedente.

In G.U. la delega al Governo per la riforma della legge fallimentare

Pubblicata la Legge 19 ottobre 2017, n. 155, recante la delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza.

In particolare, il Governo dovrà attenersi a specifici principi e criteri direttivi:
– per la disciplina della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese;
– per l’introduzione di procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura non giudiziale e confidenziale;
– per incentivare gli accordi di ristrutturazione dei debiti, i piani attestati di risanamento e le convenzioni di moratoria nonché i relativi effetti;
– per il riordino della disciplina della procedura di concordato preventivo;
– per la disciplina delle procedure di liquidazione giudiziale;
– per la disciplina della procedura di esdebitazione all’esito della procedura di liquidazione giudiziale;
– per la disciplina della procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento;
– per il riordino e la revisione del sistema dei privilegi;
– per la disciplina del sistema delle garanzie reali mobiliari;
– per adottare disposizioni in materia di tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire;
– per adottare disposizioni di coordinamento con il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione;
– per procedere alle modifiche di alcune disposizioni del codice civile;
– per la riforma della liquidazione coatta amministrativa.

Pubblicata la Legge 19 ottobre 2017, n. 155, recante la delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza.

In particolare, il Governo dovrà attenersi a specifici principi e criteri direttivi:
- per la disciplina della crisi e dell'insolvenza dei gruppi di imprese;
- per l'introduzione di procedure di allerta e di composizione assistita della crisi, di natura non giudiziale e confidenziale;
- per incentivare gli accordi di ristrutturazione dei debiti, i piani attestati di risanamento e le convenzioni di moratoria nonché i relativi effetti;
- per il riordino della disciplina della procedura di concordato preventivo;
- per la disciplina delle procedure di liquidazione giudiziale;
- per la disciplina della procedura di esdebitazione all'esito della procedura di liquidazione giudiziale;
- per la disciplina della procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento;
- per il riordino e la revisione del sistema dei privilegi;
- per la disciplina del sistema delle garanzie reali mobiliari;
- per adottare disposizioni in materia di tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire;
- per adottare disposizioni di coordinamento con il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione;
- per procedere alle modifiche di alcune disposizioni del codice civile;
- per la riforma della liquidazione coatta amministrativa.

Mancata operatività del Fondo Sanimoda per i CCNL occhiali penne, spazzole industria

Il Fondo Sanimoda per le aziende che applicano i CCNL penne, spazzole, pennelli e il CCNL occhiali industria non risulta ancora operativo.

Le parti firmatarie dei CCNL degli occhiali e delle penne, spazzole e pennelli si erano impegnate a costituire un nuovo Fondo bilaterale per l’assistenza sanitaria integrativa in favore di tutti gli addetti delle imprese che applicano gli stessi CCNL,concordando di istituire un Fondo di assistenza sanitaria integrativa, denominato SANIMODA.
II Fondo eroga prestazioni sanitarie e socio-sanitarie in regime rimborsuale o in regime di convenzionamento diretto con gli erogatori sanitari, per lo più integrative a quelle garantite dal SSN secondo i termini e le modalità previste dai piani sanitari, dal Regolamento del Fondo e dal nomenclatore.
Il diritto all’erogazione delle prestazioni previste dal Fondo presuppone che le contribuzioni dovute siano in regola, secondo quanto stabilito dalle procedure del Regolamento del Fondo.
Tuttavia, al momento, le parti comunicano che non sono ancora previsti adempimenti operativi da parte delle aziende che applicano i CCNL di settore.
Sanimoda sta predisponendo tutta la strumentazione necessaria per la propria operatività, tra cui il sito www.sanimoda.it che conterrà le informazioni necessarie per le aziende e i lavoratori iscritti.

Il Fondo Sanimoda per le aziende che applicano i CCNL penne, spazzole, pennelli e il CCNL occhiali industria non risulta ancora operativo.

Le parti firmatarie dei CCNL degli occhiali e delle penne, spazzole e pennelli si erano impegnate a costituire un nuovo Fondo bilaterale per l'assistenza sanitaria integrativa in favore di tutti gli addetti delle imprese che applicano gli stessi CCNL,concordando di istituire un Fondo di assistenza sanitaria integrativa, denominato SANIMODA.
II Fondo eroga prestazioni sanitarie e socio-sanitarie in regime rimborsuale o in regime di convenzionamento diretto con gli erogatori sanitari, per lo più integrative a quelle garantite dal SSN secondo i termini e le modalità previste dai piani sanitari, dal Regolamento del Fondo e dal nomenclatore.
Il diritto all'erogazione delle prestazioni previste dal Fondo presuppone che le contribuzioni dovute siano in regola, secondo quanto stabilito dalle procedure del Regolamento del Fondo.
Tuttavia, al momento, le parti comunicano che non sono ancora previsti adempimenti operativi da parte delle aziende che applicano i CCNL di settore.
Sanimoda sta predisponendo tutta la strumentazione necessaria per la propria operatività, tra cui il sito www.sanimoda.it che conterrà le informazioni necessarie per le aziende e i lavoratori iscritti.

Proroga dell’indennità di mobilità nelle Marche

Siglata una intesa il 24/10/2017, tra l’Assessore al Lavoro e alla Formazione e le parti sociali della Regione Marche, per la proroga dell’indennità di mobilità ai lavoratori licenziati da una unità produttiva ubicata all’interno dell’Area di crisi industriale complessa del Piceno.

Le Parti firmatarie hanno disposto la proroga dell’indennità di mobilità per un massimo di 12 mesi ai lavoratori licenziati da una unità produttiva ubicata all’interno dell’Area di crisi industriale complessa del Piceno e che, alla data dell’1/1/2017, siano beneficiari di mobilità ordinaria o mobilità in deroga, scaduta o in scadenza nell’anno 2017. L’erogazione del beneficio è subordinato alla partecipazione, da parte del lavoratore, al programma di Politiche Attive predisposto dalla Regione Marche attraverso i Centri per l’Impiego di Ascoli Piceno e S. Benedetto del Tronto.
Le domande di mobilità in deroga dovranno essere presentate dai lavoratori interessati, telematicamente alle sedi INPS territorialmente competenti in base alla residenza dei lavoratori entro il 30 novembre 2017, che a sua volta la trasmette alla Regione Marche ai fini dell’autorizzazione.
La liquidazione della proroga dell’indennità di mobilità è effettuata dall’INPS a seguito dell’autorizzazione della Regione Marche che verificherà l’effettiva partecipazione del lavoratore al programma di Politiche Attive.
Il suddetto intervento è finanziato con le risorse residue assegnate per l’anno 2016 alla Regione Marche con Decreto Ministeriale 12 dicembre 2016, n. 1 (€ 5.000.000 ) e quelle assegnate per il 2017 con Decreto ministeriale 5 aprile 2017, n. 12 (€ 7.649.745,27).
Le parti si impegnano a monitorare periodicamente l’andamento operativo e finanziario dell’intervento e ad assumere ulteriori determinazioni qualora intervengano nuove disposizioni in materia, o eventuali comunicazioni da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Siglata una intesa il 24/10/2017, tra l’Assessore al Lavoro e alla Formazione e le parti sociali della Regione Marche, per la proroga dell’indennità di mobilità ai lavoratori licenziati da una unità produttiva ubicata all’interno dell’Area di crisi industriale complessa del Piceno.

Le Parti firmatarie hanno disposto la proroga dell’indennità di mobilità per un massimo di 12 mesi ai lavoratori licenziati da una unità produttiva ubicata all’interno dell’Area di crisi industriale complessa del Piceno e che, alla data dell’1/1/2017, siano beneficiari di mobilità ordinaria o mobilità in deroga, scaduta o in scadenza nell’anno 2017. L’erogazione del beneficio è subordinato alla partecipazione, da parte del lavoratore, al programma di Politiche Attive predisposto dalla Regione Marche attraverso i Centri per l’Impiego di Ascoli Piceno e S. Benedetto del Tronto.
Le domande di mobilità in deroga dovranno essere presentate dai lavoratori interessati, telematicamente alle sedi INPS territorialmente competenti in base alla residenza dei lavoratori entro il 30 novembre 2017, che a sua volta la trasmette alla Regione Marche ai fini dell’autorizzazione.
La liquidazione della proroga dell’indennità di mobilità è effettuata dall’INPS a seguito dell’autorizzazione della Regione Marche che verificherà l’effettiva partecipazione del lavoratore al programma di Politiche Attive.
Il suddetto intervento è finanziato con le risorse residue assegnate per l’anno 2016 alla Regione Marche con Decreto Ministeriale 12 dicembre 2016, n. 1 (€ 5.000.000 ) e quelle assegnate per il 2017 con Decreto ministeriale 5 aprile 2017, n. 12 (€ 7.649.745,27).
Le parti si impegnano a monitorare periodicamente l’andamento operativo e finanziario dell’intervento e ad assumere ulteriori determinazioni qualora intervengano nuove disposizioni in materia, o eventuali comunicazioni da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Le ultime modifiche in materia di previdenza complementare

La Legge annuale per il mercato e la concorrenza ha modificato alcune previsioni in materia di previdenza complementare. Il Legislatore è, in particolare, intervenuto sulla possibile destinazione non integrale del TFR alle forme pensionistiche complementari; sull’ampliamento delle condizioni per fruire dell’anticipo della prestazione pensionistica;
sulla disciplina dei riscatti per cause diverse.

Le novità riguardano solo coloro a cui si applica il D.Lgs. 252/2005, non gli iscritti alla previdenza complementare che sono ancora soggetti alle norme del D.Lgs. 124/1993.

Modifiche all’art. 8, comma 2, del Decreto Igs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. a) della Legge 124/2017 ha aggiunto all’art. 8, co. 2, del D:Lgs. 252/2005 i seguenti periodi “Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale”. Le nuove disposizioni legittimano quindi la possibilità per le fonti istitutive di modulare la quota di TFR da destinare ai fondi pensione.
In difetto di indicazioni circa la quota di TFR destinata alla previdenza complementare, il conferimento deve intendersi corrispondente al 100% del TFR annualmente maturato.
Le nuove disposizioni si inseriscono nell’ambito del comma 2 dell’art. 8 del Decreto lgs. 252/2005 che già prevede che siano i contratti e gli accordi collettivi a definire le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso per i lavoratori dipendenti che aderiscono, su base collettiva, ai fondi pensione istituiti dalle fonti di cui all’art. 3, comma 1, lettere da a) a g).
Per i lavoratori i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali, e per i quali il legislatore ammette, come previsto dall’art. 3, comma 1, lett. c), del Decreto lgs. 252/2005, il regolamento aziendale quale fonte istitutiva, si ritiene consentito che il medesimo regolamento possa anche disporre in merito alla quota di TFR da destinare a previdenza complementare, oltre che sulle altre voci contributive.
Con riguardo ai lavoratori dipendenti assunti dopo il 31 dicembre 2006 per i quali, con Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 30 gennaio 2007, è stata prevista la compilazione del cosiddetto “modulo TFR 2” entro sei mesi dall’assunzione, si considera possibile, nelle more di una revisione del predetto modulo funzionale a tenere conto delle novità normative sopravvenute, annotare nel modulo stesso, ad integrazione della Sezione 1, l’eventuale diversa scelta di versare il TFR maturando nella misura definita dalle fonti istitutive.
Infine si evidenzia che la previsione in oggetto non riguarda gli aderenti su base individuale, i quali comunque rimangono titolari delle facoltà di versare alle forme pensionistiche complementari il TFR in misura integrale ovvero di non versare alcuna quota del medesimo trattamento.

Modifiche all’art. 11, comma 4, del Decreto Igs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. b), ha sostituito l’art. 11, comma 4, del Decreto lgs. 252/2005: le disposizioni del nuovo comma 4 riducono il periodo di inoccupazione che dà titolo a richiedere le prestazioni pensionistiche con un anticipo di cinque anni rispetto alla maturazione dei requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio; in tali casi l’aderente può chiedere anche solo una parte della prestazione pensionistica. È inoltre introdotta la possibilità per gli iscritti di conseguire le prestazioni pensionistiche anticipate in forma di rendita temporanea fino al conseguimento dei requisiti di accesso al pensionamento obbligatorio. Le forme pensionistiche complementari sono, infine, legittimate a innalzare, nell’ambito degli Statuti e dei Regolamenti, il limite dei cinque anni (rispetto alla maturazione dei requisiti di accesso nel sistema obbligatorio) fino a un massimo di dieci anni.
Tale novità si affianca alle novità introdotte, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, in tema di “rendita integrativa temporanea anticipata” (RITA). Le due misure, essendo subordinate alla sussistenza di condizioni parzialmente diverse, sono distintamente attivabili.

Modifiche all’art. 14, comma 2, lett. c), del Decreto lgs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. c), n. 1), ha sostituito l’art. 14, comma 2, lett. c), prevedendo che la facoltà di riscatto totale della posizione per i casi di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo o a seguito di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a quarantotto mesi, non può essere esercitata nei cinque anni precedenti alla maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni o nel maggior numero di anni, fino a dieci, eventualmente stabilito dalle forme, potendosi in tal caso usufruire della prestazione anticipata di cui al nuovo art. 11, comma 4.

Modifiche all’art. 14, comma 5, del Decreto Igs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. c), n. 2), ha sostituito il comma 5 dell’art. 14. La nuova norma presenta due importanti novità: in primo luogo collega il riscatto di cui all’art. 14, comma 5, alla cessazione dei requisiti di partecipazione (per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3), laddove la previgente formulazione della norma si riferiva solo al riscatto per cause diverse, senza fare riferimento alla situazione del venir meno dei requisiti di partecipazione. In secondo luogo la norma prevede espressamente che detta tipologia di riscatto è ammessa sia nelle adesioni collettive sia in quelle individuali.
 

La Legge annuale per il mercato e la concorrenza ha modificato alcune previsioni in materia di previdenza complementare. Il Legislatore è, in particolare, intervenuto sulla possibile destinazione non integrale del TFR alle forme pensionistiche complementari; sull’ampliamento delle condizioni per fruire dell’anticipo della prestazione pensionistica;
sulla disciplina dei riscatti per cause diverse.

Le novità riguardano solo coloro a cui si applica il D.Lgs. 252/2005, non gli iscritti alla previdenza complementare che sono ancora soggetti alle norme del D.Lgs. 124/1993.

Modifiche all’art. 8, comma 2, del Decreto Igs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. a) della Legge 124/2017 ha aggiunto all’art. 8, co. 2, del D:Lgs. 252/2005 i seguenti periodi "Gli accordi possono anche stabilire la percentuale minima di TFR maturando da destinare a previdenza complementare. In assenza di tale indicazione il conferimento è totale". Le nuove disposizioni legittimano quindi la possibilità per le fonti istitutive di modulare la quota di TFR da destinare ai fondi pensione.
In difetto di indicazioni circa la quota di TFR destinata alla previdenza complementare, il conferimento deve intendersi corrispondente al 100% del TFR annualmente maturato.
Le nuove disposizioni si inseriscono nell’ambito del comma 2 dell’art. 8 del Decreto lgs. 252/2005 che già prevede che siano i contratti e gli accordi collettivi a definire le modalità e la misura minima della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso per i lavoratori dipendenti che aderiscono, su base collettiva, ai fondi pensione istituiti dalle fonti di cui all’art. 3, comma 1, lettere da a) a g).
Per i lavoratori i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali, e per i quali il legislatore ammette, come previsto dall’art. 3, comma 1, lett. c), del Decreto lgs. 252/2005, il regolamento aziendale quale fonte istitutiva, si ritiene consentito che il medesimo regolamento possa anche disporre in merito alla quota di TFR da destinare a previdenza complementare, oltre che sulle altre voci contributive.
Con riguardo ai lavoratori dipendenti assunti dopo il 31 dicembre 2006 per i quali, con Decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 30 gennaio 2007, è stata prevista la compilazione del cosiddetto "modulo TFR 2" entro sei mesi dall’assunzione, si considera possibile, nelle more di una revisione del predetto modulo funzionale a tenere conto delle novità normative sopravvenute, annotare nel modulo stesso, ad integrazione della Sezione 1, l’eventuale diversa scelta di versare il TFR maturando nella misura definita dalle fonti istitutive.
Infine si evidenzia che la previsione in oggetto non riguarda gli aderenti su base individuale, i quali comunque rimangono titolari delle facoltà di versare alle forme pensionistiche complementari il TFR in misura integrale ovvero di non versare alcuna quota del medesimo trattamento.

Modifiche all’art. 11, comma 4, del Decreto Igs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. b), ha sostituito l’art. 11, comma 4, del Decreto lgs. 252/2005: le disposizioni del nuovo comma 4 riducono il periodo di inoccupazione che dà titolo a richiedere le prestazioni pensionistiche con un anticipo di cinque anni rispetto alla maturazione dei requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio; in tali casi l’aderente può chiedere anche solo una parte della prestazione pensionistica. È inoltre introdotta la possibilità per gli iscritti di conseguire le prestazioni pensionistiche anticipate in forma di rendita temporanea fino al conseguimento dei requisiti di accesso al pensionamento obbligatorio. Le forme pensionistiche complementari sono, infine, legittimate a innalzare, nell’ambito degli Statuti e dei Regolamenti, il limite dei cinque anni (rispetto alla maturazione dei requisiti di accesso nel sistema obbligatorio) fino a un massimo di dieci anni.
Tale novità si affianca alle novità introdotte, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, in tema di "rendita integrativa temporanea anticipata" (RITA). Le due misure, essendo subordinate alla sussistenza di condizioni parzialmente diverse, sono distintamente attivabili.

Modifiche all’art. 14, comma 2, lett. c), del Decreto lgs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. c), n. 1), ha sostituito l’art. 14, comma 2, lett. c), prevedendo che la facoltà di riscatto totale della posizione per i casi di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo o a seguito di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a quarantotto mesi, non può essere esercitata nei cinque anni precedenti alla maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni o nel maggior numero di anni, fino a dieci, eventualmente stabilito dalle forme, potendosi in tal caso usufruire della prestazione anticipata di cui al nuovo art. 11, comma 4.

Modifiche all’art. 14, comma 5, del Decreto Igs. 252/2005
L’art. 1, comma 38, lett. c), n. 2), ha sostituito il comma 5 dell’art. 14. La nuova norma presenta due importanti novità: in primo luogo collega il riscatto di cui all’art. 14, comma 5, alla cessazione dei requisiti di partecipazione (per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3), laddove la previgente formulazione della norma si riferiva solo al riscatto per cause diverse, senza fare riferimento alla situazione del venir meno dei requisiti di partecipazione. In secondo luogo la norma prevede espressamente che detta tipologia di riscatto è ammessa sia nelle adesioni collettive sia in quelle individuali.
 

Dichiarazioni dei redditi ed Irap: termine per la trasmissione telematica

Con il D.p.c.m. 26 luglio 2017 è stato differito il termine ultimo per la trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi e della dichiarazione IRAP, relative all’anno d’imposta 2016, che scade domani 31 ottobre 2017.

TRASMISSIONE TELEMATICA DELLE DICHIARAZIONI

La scadenza, originariamente prevista per il 2 ottobre 2017, poi stabilita al 31 ottobre 2017, riguarda in particolare il termine per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi ed Irap relative al periodo d’imposta 2016, in via telematica.
Sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi in via telematica:
– i soggetti tenuti alla presentazione della dichiarazione I.V.A.;
– i soggetti tenuti alla presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta;
– le società e gli enti soggetti ad IRES;
– i soggetti tenuti alla presentazione del modello per la comunicazione dei dati relativi agli studi di settore.
Inoltre, devono essere presentate esclusivamente in via telematica le dichiarazioni dei redditi predisposte dagli intermediari abilitati, dai curatori fallimentari e dai commissari liquidatori.
D’altra parte, la dichiarazione dei redditi può essere presentata in via telematica dai soggetti non obbligati, beneficiando in tal modo del termine di scadenza più lungo, rispetto a quello del 30 giugno previsto per la presentazione tramite l’ufficio postale.
Anche la dichiarazione IRAP deve essere presentata esclusivamente in via telematica, peraltro, senza alcuna distinzione tra i soggetti dichiaranti. Il Modello IRAP è trasmesso, con le stesse modalità previste per la dichiarazione dei redditi, all’Agenzia delle Entrate che provvede ad inoltrarlo alla regione o provincia autonoma di competenza attraverso il sistema di collegamento tra Anagrafe Tributaria ed Enti locali.
Entro il 31 ottobre 2017, peraltro, è possibile presentare una dichiarazione “correttiva nei termini” per correggere una dichiarazione dei redditi e/o Irap relativa al 2016 già presentata.

MODALITÀ DI TRASMISSIONE

Le dichiarazioni dei redditi ed IRAP possono essere presentate direttamente dal soggetto obbligato, avvalendosi dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, Fisconline o Entratel, ovvero tramite un intermediario abilitato, che utilizza esclusivamente il servizio telematico Entratel.
In caso di presentazione telematica diretta, la dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate, ma la prova dell’avvenuta presentazione è data dalla comunicazione rilasciata dalla stessa Agenzia che ne attesta l’avvenuto ricevimento.
Gli intermediari abilitati sono obbligati a trasmettere sia le dichiarazioni da loro predisposte per conto del dichiarante, sia quelle predisposte dal contribuente per le quali viene assunto l’impegno della presentazione in via telematica. A tal fine, l’intermediario è tenuto a rilasciare al dichiarante:
– contestualmente alla ricezione della dichiarazione o all’assunzione dell’incarico per la sua predisposizione, l’impegno alla trasmissione dei dati, precisando se la dichiarazione è stata consegnata già compilata o da predisporre;
– entro 30 giorni dalla scadenza del termine di presentazione, l’originale della dichiarazione trasmessa, debitamente sottoscritta dal contribuente, unitamente a copia della comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento. Detta comunicazione di ricezione telematica costituisce per il dichiarante la prova della presentazione della dichiarazione e deve essere conservata, unitamente all’originale della dichiarazione e alla restante documentazione per gli eventuali controlli da parte del Fisco.
Fermo restando la responsabilità dell’intermediario in caso di tardiva od omessa trasmissione delle dichiarazioni per via telematica, il contribuente è comunque tenuto a verificare il puntuale rispetto dei suddetti adempimenti da parte dell’intermediario. In caso di inadempienza dell’intermediario, infatti, la violazione di omessa dichiarazione è in ogni contestata al contribuente, mentre all’intermediario è comminata la sanzione da euro 516,00 ad euro 5.164,00, salvo la revoca dell’abilitazione se sono riscontrate gravi o ripetute irregolarità.
La dichiarazione deve essere sottoscritta dal contribuente o da chi ne ha la rappresentanza legale o negoziale, a pena di nullità. Tuttavia, la mancata sottoscrizione può essere sanata entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito da parte dell’ufficio territorialmente competente.

INTERMEDIARI ABILITATI

Ai fini della presentazione delle dichiarazioni in via telematica, si considerano soggetti incaricati della trasmissione delle stesse, previa abilitazione mediante sottoscrizione della convenzione con l’Agenzia delle Entrate:
– gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
– i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle C.C.I.A.A. per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria;
– le associazioni sindacali di categoria tra imprenditori;
– le associazioni di soggetti appartenenti a minoranze Etnico – linguistiche;
– i C.A.F. per le imprese;
– i C.A.F. per i lavoratori dipendenti e pensionati;
– gli studi professionali in cui almeno la metà degli associati è costituita da soggetti abilitati;
– le società di servizi in cui più della metà del capitale sociale sia posseduto da soggetti abilitati.

SANZIONI E RAVVEDIMENTO

L’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è punita con la sanzione amministrativa dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 250. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 250 a euro 1.000.
Se la dichiarazione omessa è presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo e, comunque, prima dell’inizio di qualunque attività amministrativa di accertamento si abbia avuto formale conoscenza, è applicata la sanzione amministrativa dal 60% al 120% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 200. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 150 a euro 500.
Le sanzioni applicabili quando non sono dovute imposte possono essere aumentate fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili.
Tuttavia, la mancata presentazione della dichiarazione entro il termine di scadenza può essere regolarizzata mediante ravvedimento operoso, provvedendo alla presentazione della stessa non oltre 90 giorni dalla scadenza, con il versamento contestuale della sanzione ridotta in misura pari ad 1/10 del minimo, utilizzando il codice tributo “8911”.

Con il D.p.c.m. 26 luglio 2017 è stato differito il termine ultimo per la trasmissione telematica della dichiarazione dei redditi e della dichiarazione IRAP, relative all’anno d’imposta 2016, che scade domani 31 ottobre 2017.

TRASMISSIONE TELEMATICA DELLE DICHIARAZIONI

La scadenza, originariamente prevista per il 2 ottobre 2017, poi stabilita al 31 ottobre 2017, riguarda in particolare il termine per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi ed Irap relative al periodo d’imposta 2016, in via telematica.
Sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi in via telematica:
- i soggetti tenuti alla presentazione della dichiarazione I.V.A.;
- i soggetti tenuti alla presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta;
- le società e gli enti soggetti ad IRES;
- i soggetti tenuti alla presentazione del modello per la comunicazione dei dati relativi agli studi di settore.
Inoltre, devono essere presentate esclusivamente in via telematica le dichiarazioni dei redditi predisposte dagli intermediari abilitati, dai curatori fallimentari e dai commissari liquidatori.
D’altra parte, la dichiarazione dei redditi può essere presentata in via telematica dai soggetti non obbligati, beneficiando in tal modo del termine di scadenza più lungo, rispetto a quello del 30 giugno previsto per la presentazione tramite l’ufficio postale.
Anche la dichiarazione IRAP deve essere presentata esclusivamente in via telematica, peraltro, senza alcuna distinzione tra i soggetti dichiaranti. Il Modello IRAP è trasmesso, con le stesse modalità previste per la dichiarazione dei redditi, all’Agenzia delle Entrate che provvede ad inoltrarlo alla regione o provincia autonoma di competenza attraverso il sistema di collegamento tra Anagrafe Tributaria ed Enti locali.
Entro il 31 ottobre 2017, peraltro, è possibile presentare una dichiarazione "correttiva nei termini" per correggere una dichiarazione dei redditi e/o Irap relativa al 2016 già presentata.

MODALITÀ DI TRASMISSIONE

Le dichiarazioni dei redditi ed IRAP possono essere presentate direttamente dal soggetto obbligato, avvalendosi dei servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, Fisconline o Entratel, ovvero tramite un intermediario abilitato, che utilizza esclusivamente il servizio telematico Entratel.
In caso di presentazione telematica diretta, la dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è trasmessa telematicamente all’Agenzia delle Entrate, ma la prova dell’avvenuta presentazione è data dalla comunicazione rilasciata dalla stessa Agenzia che ne attesta l’avvenuto ricevimento.
Gli intermediari abilitati sono obbligati a trasmettere sia le dichiarazioni da loro predisposte per conto del dichiarante, sia quelle predisposte dal contribuente per le quali viene assunto l’impegno della presentazione in via telematica. A tal fine, l’intermediario è tenuto a rilasciare al dichiarante:
- contestualmente alla ricezione della dichiarazione o all’assunzione dell’incarico per la sua predisposizione, l’impegno alla trasmissione dei dati, precisando se la dichiarazione è stata consegnata già compilata o da predisporre;
- entro 30 giorni dalla scadenza del termine di presentazione, l’originale della dichiarazione trasmessa, debitamente sottoscritta dal contribuente, unitamente a copia della comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento. Detta comunicazione di ricezione telematica costituisce per il dichiarante la prova della presentazione della dichiarazione e deve essere conservata, unitamente all’originale della dichiarazione e alla restante documentazione per gli eventuali controlli da parte del Fisco.
Fermo restando la responsabilità dell’intermediario in caso di tardiva od omessa trasmissione delle dichiarazioni per via telematica, il contribuente è comunque tenuto a verificare il puntuale rispetto dei suddetti adempimenti da parte dell’intermediario. In caso di inadempienza dell’intermediario, infatti, la violazione di omessa dichiarazione è in ogni contestata al contribuente, mentre all’intermediario è comminata la sanzione da euro 516,00 ad euro 5.164,00, salvo la revoca dell’abilitazione se sono riscontrate gravi o ripetute irregolarità.
La dichiarazione deve essere sottoscritta dal contribuente o da chi ne ha la rappresentanza legale o negoziale, a pena di nullità. Tuttavia, la mancata sottoscrizione può essere sanata entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito da parte dell'ufficio territorialmente competente.

INTERMEDIARI ABILITATI

Ai fini della presentazione delle dichiarazioni in via telematica, si considerano soggetti incaricati della trasmissione delle stesse, previa abilitazione mediante sottoscrizione della convenzione con l’Agenzia delle Entrate:
- gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
- i soggetti iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle C.C.I.A.A. per la sub-categoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria;
- le associazioni sindacali di categoria tra imprenditori;
- le associazioni di soggetti appartenenti a minoranze Etnico - linguistiche;
- i C.A.F. per le imprese;
- i C.A.F. per i lavoratori dipendenti e pensionati;
- gli studi professionali in cui almeno la metà degli associati è costituita da soggetti abilitati;
- le società di servizi in cui più della metà del capitale sociale sia posseduto da soggetti abilitati.

SANZIONI E RAVVEDIMENTO

L’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è punita con la sanzione amministrativa dal 120% al 240% dell'ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 250. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 250 a euro 1.000.
Se la dichiarazione omessa è presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo e, comunque, prima dell'inizio di qualunque attività amministrativa di accertamento si abbia avuto formale conoscenza, è applicata la sanzione amministrativa dal 60% al 120% dell'ammontare delle imposte dovute, con un minimo di euro 200. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da euro 150 a euro 500.
Le sanzioni applicabili quando non sono dovute imposte possono essere aumentate fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili.
Tuttavia, la mancata presentazione della dichiarazione entro il termine di scadenza può essere regolarizzata mediante ravvedimento operoso, provvedendo alla presentazione della stessa non oltre 90 giorni dalla scadenza, con il versamento contestuale della sanzione ridotta in misura pari ad 1/10 del minimo, utilizzando il codice tributo "8911".

CIPL Interprovinciale 5/10/2017: Cambiano le prestazioni della Cassa Edile di Treviso

La Cassa Edile di Treviso comunica che dal 1° ottobre 2017, come da contratto Collettivo Interprovinciale (per le province di Padova – Treviso – Vicenza) del 5 ottobre 2017, cambiano le prestazioni erogate dalla Cassa Edile

Per effetto del CIPL Interprovinciale del 5/10/2017, siglato dalle Parti territoriali del settore Edilizia Industria, per le province di Padova, Treviso e Vicenza, sono state modificate le prestazioni erogate dalla Cassa Edile a decorrere dal 1 ottobre 2017, restando soggette alla precedente disciplina, le domande presentate per gli eventi verificatisi entro il 30 settembre.
Pertanto, dall’1/10/2017, come comunicato dalla Cassa Edile di Treviso, sono previste le seguenti novità:

– Prestazioni sanitarie: per spese sostenute dal lavoratore anche per i familiari a carico per protesi oculistiche; protesi acustiche; protesi ortopediche; cure e protesi dentarie e apparecchi ortodontici;
– Prestazioni di studio: è previsto un contributo di studio o rimborso delle tasse universitarie per i figli dei lavoratori. Rispetto alla precedente normativa, l’importo è corrisposto su domanda del figlio, potendo con ciò godere, nella quasi totalità dei casi, di detrazioni fiscali;
– Prestazioni aggiuntive e sperimentali: per nascita figli lavoratore; matrimonio/unione civile lavoratore; primo ingresso o reingresso lavoratore nel settore dopo la perdita del requisito APE; acquisto o costruzione prima casa lavoratore; ristrutturazione edilizia abitazione principale di proprietà del lavoratore con spesa pari o superiore a 80.000,00 euro, di acconto pari al 50% della loro entità e l’eventuale importo a saldo sarà erogato sulla base dell’andamento economico e finanziario della Cassa Edile.
– E’ inoltre introdotto in via sperimentale per l’esercizio 2017-2018 il pagamento della carenza di un solo evento di malattia di durata non superiore a 6 giorni. L’erogazione del trattamento è a carico dell’impresa che lo conguaglierà con quanto dovuto alla Cassa Edile (l’intervento è subordinato ad almeno 1.400 ore di lavoro nell’anno solare precedente).

La Cassa Edile di Treviso comunica che dal 1° ottobre 2017, come da contratto Collettivo Interprovinciale (per le province di Padova - Treviso - Vicenza) del 5 ottobre 2017, cambiano le prestazioni erogate dalla Cassa Edile

Per effetto del CIPL Interprovinciale del 5/10/2017, siglato dalle Parti territoriali del settore Edilizia Industria, per le province di Padova, Treviso e Vicenza, sono state modificate le prestazioni erogate dalla Cassa Edile a decorrere dal 1 ottobre 2017, restando soggette alla precedente disciplina, le domande presentate per gli eventi verificatisi entro il 30 settembre.
Pertanto, dall’1/10/2017, come comunicato dalla Cassa Edile di Treviso, sono previste le seguenti novità:

- Prestazioni sanitarie: per spese sostenute dal lavoratore anche per i familiari a carico per protesi oculistiche; protesi acustiche; protesi ortopediche; cure e protesi dentarie e apparecchi ortodontici;
- Prestazioni di studio: è previsto un contributo di studio o rimborso delle tasse universitarie per i figli dei lavoratori. Rispetto alla precedente normativa, l’importo è corrisposto su domanda del figlio, potendo con ciò godere, nella quasi totalità dei casi, di detrazioni fiscali;
- Prestazioni aggiuntive e sperimentali: per nascita figli lavoratore; matrimonio/unione civile lavoratore; primo ingresso o reingresso lavoratore nel settore dopo la perdita del requisito APE; acquisto o costruzione prima casa lavoratore; ristrutturazione edilizia abitazione principale di proprietà del lavoratore con spesa pari o superiore a 80.000,00 euro, di acconto pari al 50% della loro entità e l’eventuale importo a saldo sarà erogato sulla base dell’andamento economico e finanziario della Cassa Edile.
- E’ inoltre introdotto in via sperimentale per l’esercizio 2017-2018 il pagamento della carenza di un solo evento di malattia di durata non superiore a 6 giorni. L’erogazione del trattamento è a carico dell’impresa che lo conguaglierà con quanto dovuto alla Cassa Edile (l’intervento è subordinato ad almeno 1.400 ore di lavoro nell’anno solare precedente).