Servizi postali: entro il 30/09/2017 va versato il contributo 2017

Rese note, per coloro che non hanno ancora provveduto, le modalità di versamento del contributo 2017, il cui termine, inizialmente previsto per il 30 giugno, scade il 30 settembre 2017 (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – comunicato 27 settembre 2017).

Il versamento del contributo è dovuto dal fornitore del servizio universale postale e dai soggetti in possesso di licenza o autorizzazione generale e deve essere effettuato sul conto corrente bancario intestato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

L’importo è determinato applicando l’aliquota contributiva dell’1,4 per mille ai ricavi realizzati alla vendita dei servizi postali, come risultanti dalla voce A1 del Conto economico (ricavi delle vendite e delle prestazioni), o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, dell’esercizio finanziario 2015.

Coloro che invece non sono tenuti alla redazione del bilancio, calcolano l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie relative all’esercizio finanziario 2015.

In caso di mancato pagamento, vengono adottate le misure atte al recupero dell’importo versato, anche attraverso la riscossione coattiva mediante ruolo.

Rese note, per coloro che non hanno ancora provveduto, le modalità di versamento del contributo 2017, il cui termine, inizialmente previsto per il 30 giugno, scade il 30 settembre 2017 (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni - comunicato 27 settembre 2017).

Il versamento del contributo è dovuto dal fornitore del servizio universale postale e dai soggetti in possesso di licenza o autorizzazione generale e deve essere effettuato sul conto corrente bancario intestato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

L’importo è determinato applicando l’aliquota contributiva dell’1,4 per mille ai ricavi realizzati alla vendita dei servizi postali, come risultanti dalla voce A1 del Conto economico (ricavi delle vendite e delle prestazioni), o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, dell’esercizio finanziario 2015.

Coloro che invece non sono tenuti alla redazione del bilancio, calcolano l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie relative all’esercizio finanziario 2015.

In caso di mancato pagamento, vengono adottate le misure atte al recupero dell’importo versato, anche attraverso la riscossione coattiva mediante ruolo.

Diritto di accesso alla banca dati “on line”, aliquota IVA del 4 %

È applicabile l’aliquota IVA del 4 per cento all’acquisto del diritto di accesso alla banca dati nella quale sono archiviate e messe a disposizione dei sottoscrittori pubblicazioni scientifiche essenzialmente aventi carattere periodico e, dunque, contraddistinte da un codice ISSN. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 28 settembre 2017, n. 120/E)

La legge di stabilità 2015 dispone che ai fini dell’applicazione della tabella A, parte II, numero 18), allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono da considerare giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN o ISSN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica.
Tuttavia la prassi ha chiarito che ai fini dell’applicazione dell’aliquota Iva ridotta del 4 per cento, il codice ISBN o ISSN è condizione necessaria ma non sufficiente. Occorre, infatti, che il prodotto editoriale abbia le caratteristiche distintive tipiche dei giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici.
Sulla base del tenore letterale della disposizione in esame l’aliquota IVA del 4 per cento è applicabile anche alle operazioni di messa a disposizione “on line” (per un periodo di tempo determinato) dei prodotti editoriali sopra menzionati. Si tratta di quelle fattispecie, sempre più diffuse, in cui al consumatore è offerta la fruizione dei prodotti editoriali mediante utilizzo di siti web ovvero piattaforme elettroniche. Si pensi alla consultazione di biblioteche on line che prevedono, altresì, una serie di servizi aggiuntivi quali: ricerche; inserire commenti, stampare. Del resto, il riferimento della novella legislativa alle pubblicazioni “veicolate tramite mezzi di comunicazione elettronica” appare suscettibile di essere interpretato nel senso di ammettere al beneficio dell’aliquota super ridotta la fornitura, in formato digitale, ancorché per un periodo limitato, di giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici”.
Si conclude, pertanto, che alla messa a disposizione, da parte della Banca dati, di prodotti editoriali aventi le caratteristiche di giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici, muniti di codice ISBN o ISSN, torni applicabile l’aliquota IVA del 4 per cento di cui al n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972. Ciò essendo la Banca dati in argomento una banca dati bibliografica, le funzionalità di ricerca offerte all’utente non costituiscono un valore aggiunto dal punto di vista del consumatore. Invero, tali funzionalità sono offerte gratuitamente agli utenti, a prescindere dalla sottoscrizione del contratto di abbonamento, tant’è che possono essere fruite anche tramite altri comuni motori di ricerca.
La ragione economica della conclusione del contratto di abbonamento è quella di consentire all’abbonato di acquisire il contenuto digitalizzato di libri e altre pubblicazioni aventi le caratteristiche di giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici, muniti di codice ISBN o ISSN. Pertanto, all’operazione di abbonamento alla banca dati in argomento è applicabile l’aliquota IVA del 4 percento di cui al n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972.

È applicabile l'aliquota IVA del 4 per cento all’acquisto del diritto di accesso alla banca dati nella quale sono archiviate e messe a disposizione dei sottoscrittori pubblicazioni scientifiche essenzialmente aventi carattere periodico e, dunque, contraddistinte da un codice ISSN. (AGENZIA DELLE ENTRATE - Risoluzione 28 settembre 2017, n. 120/E)

La legge di stabilità 2015 dispone che ai fini dell'applicazione della tabella A, parte II, numero 18), allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono da considerare giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN o ISSN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica.
Tuttavia la prassi ha chiarito che ai fini dell'applicazione dell'aliquota Iva ridotta del 4 per cento, il codice ISBN o ISSN è condizione necessaria ma non sufficiente. Occorre, infatti, che il prodotto editoriale abbia le caratteristiche distintive tipiche dei giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici.
Sulla base del tenore letterale della disposizione in esame l'aliquota IVA del 4 per cento è applicabile anche alle operazioni di messa a disposizione "on line" (per un periodo di tempo determinato) dei prodotti editoriali sopra menzionati. Si tratta di quelle fattispecie, sempre più diffuse, in cui al consumatore è offerta la fruizione dei prodotti editoriali mediante utilizzo di siti web ovvero piattaforme elettroniche. Si pensi alla consultazione di biblioteche on line che prevedono, altresì, una serie di servizi aggiuntivi quali: ricerche; inserire commenti, stampare. Del resto, il riferimento della novella legislativa alle pubblicazioni "veicolate tramite mezzi di comunicazione elettronica" appare suscettibile di essere interpretato nel senso di ammettere al beneficio dell'aliquota super ridotta la fornitura, in formato digitale, ancorché per un periodo limitato, di giornali e notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri, periodici".
Si conclude, pertanto, che alla messa a disposizione, da parte della Banca dati, di prodotti editoriali aventi le caratteristiche di giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici, muniti di codice ISBN o ISSN, torni applicabile l'aliquota IVA del 4 per cento di cui al n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972. Ciò essendo la Banca dati in argomento una banca dati bibliografica, le funzionalità di ricerca offerte all'utente non costituiscono un valore aggiunto dal punto di vista del consumatore. Invero, tali funzionalità sono offerte gratuitamente agli utenti, a prescindere dalla sottoscrizione del contratto di abbonamento, tant'è che possono essere fruite anche tramite altri comuni motori di ricerca.
La ragione economica della conclusione del contratto di abbonamento è quella di consentire all'abbonato di acquisire il contenuto digitalizzato di libri e altre pubblicazioni aventi le caratteristiche di giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici, muniti di codice ISBN o ISSN. Pertanto, all'operazione di abbonamento alla banca dati in argomento è applicabile l'aliquota IVA del 4 percento di cui al n. 18 della tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972.

Se l’intermediario non trasmette la dichiarazione il credito si blocca

L’omessa trasmissione della dichiarazione da parte dell’intermediario incaricato che ha assunto l’impegno equivale per il contribuente ad omessa presentazione della dichiarazione, per cui l’eventuale credito ivi esposto non può essere portato a nuovo o utilizzato in compensazione (Corte di Cassazione – Ordinanza n. 18086/2017).

La Corte di Cassazione ha evidenziato che secondo consolidato orientamento formatosi in giurisprudenza in merito al riconoscimento di crediti d’imposta derivanti dal periodo d’imposta per il quale la dichiarazione risulta omessa:
– è possibile riportare a nuovo un credito IVA derivante da una dichiarazione omessa al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, se e nella misura in cui sia dimostrata l’effettività dello stesso credito;
-è consentito chiedere il rimborso con la procedura prevista per l’indebito oggettivo come, peraltro, già ammesso dall’Amministrazione finanziaria;
– l’Ufficio può disconoscere il credito IVA riportato a nuovo con la procedura automatizzata dell’iscrizione a ruolo, senza che sia necessario procedere alla notifica di un avviso di accertamento, fatta salva, nel successivo giudizio d’impugnazione della cartella, l’eventuale dimostrazione a cura del contribuente che la deduzione d’imposta, eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, riguardi acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad Iva e finalizzati a operazioni imponibili.
Nel caso in esame, la Corte Suprema ha chiarito che integra ipotesi di omessa dichiarazione anche la consegna all’intermediario abilitato che assume l’impegno alla trasmissione senza poi provvedervi.
In particolare, secondo i giudici della Suprema Corte, gli obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione dei redditi ed alla tenuta delle scritture non possono considerarsi assolti da parte del contribuente con il mero affidamento delle relative incombenze ad un professionista, richiedendosi altresì anche un’attività di controllo e di vigilanza sulla loro effettiva esecuzione, nel concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento dell’incarico ricevuto.
Ne consegue che l’affidamento a un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione alla competente Agenzia delle Entrate non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione fiscale a vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto. Pertanto è preciso obbligo del contribuente, quando si rivolga a un intermediario abilitato per la compilazione e la trasmissione – ovvero per la sola trasmissione – telematica del modello, quello di far si che la dichiarazione sia correttamente e fedelmente compilata e tempestivamente presentata.
L’infedeltà dell’intermediario il quale, incaricato del pagamento dell’imposta e della trasmissione della dichiarazione dei redditi, ometta di provvedervi, quand’anche accertata in sede penale, non esonera il contribuente dal pagamento dell’imposta stessa, rimanendo non dovuti soltanto gli interessi e le sanzioni. In base allo stesso principio, non può essere ammesso l’utilizzo in compensazione o il riporto a nuovo del credito d’imposta risultante dalla dichiarazione omessa.

L’omessa trasmissione della dichiarazione da parte dell’intermediario incaricato che ha assunto l’impegno equivale per il contribuente ad omessa presentazione della dichiarazione, per cui l’eventuale credito ivi esposto non può essere portato a nuovo o utilizzato in compensazione (Corte di Cassazione - Ordinanza n. 18086/2017).

La Corte di Cassazione ha evidenziato che secondo consolidato orientamento formatosi in giurisprudenza in merito al riconoscimento di crediti d’imposta derivanti dal periodo d’imposta per il quale la dichiarazione risulta omessa:
- è possibile riportare a nuovo un credito IVA derivante da una dichiarazione omessa al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, se e nella misura in cui sia dimostrata l'effettività dello stesso credito;
-è consentito chiedere il rimborso con la procedura prevista per l'indebito oggettivo come, peraltro, già ammesso dall'Amministrazione finanziaria;
- l'Ufficio può disconoscere il credito IVA riportato a nuovo con la procedura automatizzata dell'iscrizione a ruolo, senza che sia necessario procedere alla notifica di un avviso di accertamento, fatta salva, nel successivo giudizio d'impugnazione della cartella, l'eventuale dimostrazione a cura del contribuente che la deduzione d'imposta, eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, riguardi acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad Iva e finalizzati a operazioni imponibili.
Nel caso in esame, la Corte Suprema ha chiarito che integra ipotesi di omessa dichiarazione anche la consegna all’intermediario abilitato che assume l’impegno alla trasmissione senza poi provvedervi.
In particolare, secondo i giudici della Suprema Corte, gli obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione dei redditi ed alla tenuta delle scritture non possono considerarsi assolti da parte del contribuente con il mero affidamento delle relative incombenze ad un professionista, richiedendosi altresì anche un'attività di controllo e di vigilanza sulla loro effettiva esecuzione, nel concreto superabile soltanto a fronte di un comportamento fraudolento del professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento dell'incarico ricevuto.
Ne consegue che l'affidamento a un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione alla competente Agenzia delle Entrate non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione fiscale a vigilare affinché tale mandato sia puntualmente adempiuto. Pertanto è preciso obbligo del contribuente, quando si rivolga a un intermediario abilitato per la compilazione e la trasmissione - ovvero per la sola trasmissione - telematica del modello, quello di far si che la dichiarazione sia correttamente e fedelmente compilata e tempestivamente presentata.
L'infedeltà dell'intermediario il quale, incaricato del pagamento dell'imposta e della trasmissione della dichiarazione dei redditi, ometta di provvedervi, quand'anche accertata in sede penale, non esonera il contribuente dal pagamento dell'imposta stessa, rimanendo non dovuti soltanto gli interessi e le sanzioni. In base allo stesso principio, non può essere ammesso l’utilizzo in compensazione o il riporto a nuovo del credito d’imposta risultante dalla dichiarazione omessa.

Misure di conciliazione fra vita professionale e privata: condizioni e domanda

Il decreto sugli sgravi contributivi ai datori di lavoro privati che abbiano previsto, nei contratti collettivi aziendali, istituti di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori, individua i criteri di accesso al beneficio che possano favorire la più ampia partecipazione dei datori di lavoro interessati. Le disposizioni si applicano ai contratti collettivi aziendali sottoscritti e depositati a decorrere dal 1° gennaio 2017 e non oltre il 31 agosto 2018.

Il beneficio è riconosciuto sotto forma di sgravio contributivo in favore dei:
– datori di lavoro del settore privato che abbiano sottoscritto e depositato, secondo i termini e le modalità che vedremo di seguito, contratti collettivi aziendali, anche in recepimento di contratti collettivi territoriali, recanti l’introduzione di misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata innovative e migliorative rispetto a quanto già previsto dai contratti collettivi nazionali di riferimento, ovvero dalle disposizioni normative vigenti;
– datori di lavoro del settore privato che nei contratti collettivi aziendali, sottoscritti e depositati abbiano previsto l’estensione o l’integrazione di misure già previste in precedenti contratti collettivi aziendali.
Le misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata, previste nei contratti collettivi aziendali, devono essere individuate, ai fini dell’ammissione al beneficio, in numero minimo di due tra quelle di seguito indicate, di cui almeno una individuata tra le aree di intervento A) o B):
A) Area di intervento genitorialità
Estensione temporale del congedo di paternità, con previsione della relativa indennità;
Estensione del congedo parentale, in termini temporali e/o di integrazione della relativa indennità;
Previsione di nidi d’infanzia / Asili nido / Spazi ludico-ricreativi aziendali o interaziendali;
Percorsi formativi (e-learning / coaching) per favorire il rientro dal congedo di maternità;
Buoni per l’acquisto di servizi di baby sitting.
B) Area di intervento flessibilità organizzativa
Lavoro agile;
Flessibilità oraria in entrata e uscita;
Part-time;
Banca ore;
Cessione solidale dei permessi con integrazione da parte dell’impresa dei permessi ceduti.
C) Welfare aziendale
Convenzioni per l’erogazione di servizi time saving;
Convenzioni con strutture per servizi di cura;
Buoni per l’acquisto di servizi di cura.
Ai fini dell’ammissione allo sgravio contributivo, i datori di lavoro, anche per il tramite dei soggetti delegati, inoltrano, a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto, in via telematica, apposita domanda all’Inps, anche con riferimento ai lavoratori iscritti ad altri enti previdenziali, secondo le indicazioni che saranno fornite dall’Istituto medesimo.
 

Il decreto sugli sgravi contributivi ai datori di lavoro privati che abbiano previsto, nei contratti collettivi aziendali, istituti di conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori, individua i criteri di accesso al beneficio che possano favorire la più ampia partecipazione dei datori di lavoro interessati. Le disposizioni si applicano ai contratti collettivi aziendali sottoscritti e depositati a decorrere dal 1° gennaio 2017 e non oltre il 31 agosto 2018.

Il beneficio è riconosciuto sotto forma di sgravio contributivo in favore dei:
- datori di lavoro del settore privato che abbiano sottoscritto e depositato, secondo i termini e le modalità che vedremo di seguito, contratti collettivi aziendali, anche in recepimento di contratti collettivi territoriali, recanti l’introduzione di misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata innovative e migliorative rispetto a quanto già previsto dai contratti collettivi nazionali di riferimento, ovvero dalle disposizioni normative vigenti;
- datori di lavoro del settore privato che nei contratti collettivi aziendali, sottoscritti e depositati abbiano previsto l’estensione o l’integrazione di misure già previste in precedenti contratti collettivi aziendali.
Le misure di conciliazione tra vita professionale e vita privata, previste nei contratti collettivi aziendali, devono essere individuate, ai fini dell’ammissione al beneficio, in numero minimo di due tra quelle di seguito indicate, di cui almeno una individuata tra le aree di intervento A) o B):
A) Area di intervento genitorialità
Estensione temporale del congedo di paternità, con previsione della relativa indennità;
Estensione del congedo parentale, in termini temporali e/o di integrazione della relativa indennità;
Previsione di nidi d’infanzia / Asili nido / Spazi ludico-ricreativi aziendali o interaziendali;
Percorsi formativi (e-learning / coaching) per favorire il rientro dal congedo di maternità;
Buoni per l'acquisto di servizi di baby sitting.
B) Area di intervento flessibilità organizzativa
Lavoro agile;
Flessibilità oraria in entrata e uscita;
Part-time;
Banca ore;
Cessione solidale dei permessi con integrazione da parte dell'impresa dei permessi ceduti.
C) Welfare aziendale
Convenzioni per l'erogazione di servizi time saving;
Convenzioni con strutture per servizi di cura;
Buoni per l’acquisto di servizi di cura.
Ai fini dell’ammissione allo sgravio contributivo, i datori di lavoro, anche per il tramite dei soggetti delegati, inoltrano, a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto, in via telematica, apposita domanda all’Inps, anche con riferimento ai lavoratori iscritti ad altri enti previdenziali, secondo le indicazioni che saranno fornite dall’Istituto medesimo.
 

ICI, la rettifica delle rendita richiede la notifica

Ai fini ICI, l’omessa notifica dell’attribuzione o rettifica della rendita catastale, adottata successivamente al 31 dicembre 1999, ne preclude l’utilizzabilità (Corte di Cassazione – Ordinanza 28 settembre 2017, n. 22789).

La Suprema Corte rigetta il ricorso del Comune avverso la pronuncia della CTR che, in materia di ICI, contestava l’omesso versamento del tributo in relazione alla maggiore rendita catastale attribuita all’unità immobiliare oggetto di accertamento.
Per il Comune ricorrente la CTR erroneamente ha ritenuto che l’omessa notifica della rendita catastale ne impedisse l’utilizzazione ai fini della determinazione della base imponibile ICI, con conseguente annullamento in toto dell’impugnato avviso di accertamento, senza neppure rilevare che, avendo comunque la contribuente omesso qualsiasi versamento, ella sarebbe stata comunque obbligata quanto meno al pagamento del minore importo comunque scaturente dalla rendita dalla stessa dichiarata.
La Corte mette in evidenza che non è, in fatto, in contestazione tra le parti, che, nella fattispecie in esame, l’immobile in questione, in corso di costruzione al momento dell’acquisto della quota di usufrutto da parte della contribuente, sia stato oggetto di lavori di variazione per la destinazione ad albergo, con denuncia per la relativa variazione da parte della stessa.
Ne consegue che la rettifica del valore da parte dell’allora Agenzia del Territorio rispetto a quello dichiarato dalla contribuente postula che la variazione della rendita attribuita rispetto a quella provvisoriamente proposta dalla contribuente sia certamente successiva al 1° gennaio 2000, con conseguente obbligo di notifica della stessa (art. 74, co. 1, L. n. 342/2000), perché l’atto attributivo o modificativo della rendita sia efficace, diversamente, quindi, da quanto disposto dal comma 3 dello stesso art. 74 della citata legge, per le attribuzioni o rettifiche di rendita adottate entro il 31 dicembre 1999, in relazione alle quali il Comune può legittimamente chiedere l’imposta dovuta in base al classamento, che ha effetto dalla data di adozione e non da quella di notificazione.
La pronuncia impugnata, nella parte in cui ha ritenuto inutilizzabile la maggiore rendita attribuita dall’Agenzia del Territorio ai fini della determinazione della base imponibile dell’ICI per l’anno oggetto di accertamento, ha fatto, quindi, corretta applicazione del principio affermato in materia da questa Corte secondo cui l’omessa notifica dell’attribuzione o rettifica della rendita catastale, adottata successivamente al 31 dicembre 1999, ne preclude l’utilizzabilità ai fini della determinazione della base imponibile dell’ICI, neppure potendo ipotizzarsi un vulnus alla difesa del Comune che avrebbe potuto eventualmente chiedere la chiamata in causa dell’Agenzia del Territorio (ora Agenzia delle Entrate), per consentirle di comprovare l’effettuata notificazione della rendita catastale dell’unità immobiliare oggetto di accertamento, contestata dalla contribuente.

Ai fini ICI, l'omessa notifica dell'attribuzione o rettifica della rendita catastale, adottata successivamente al 31 dicembre 1999, ne preclude l'utilizzabilità (Corte di Cassazione - Ordinanza 28 settembre 2017, n. 22789).

La Suprema Corte rigetta il ricorso del Comune avverso la pronuncia della CTR che, in materia di ICI, contestava l'omesso versamento del tributo in relazione alla maggiore rendita catastale attribuita all'unità immobiliare oggetto di accertamento.
Per il Comune ricorrente la CTR erroneamente ha ritenuto che l'omessa notifica della rendita catastale ne impedisse l'utilizzazione ai fini della determinazione della base imponibile ICI, con conseguente annullamento in toto dell'impugnato avviso di accertamento, senza neppure rilevare che, avendo comunque la contribuente omesso qualsiasi versamento, ella sarebbe stata comunque obbligata quanto meno al pagamento del minore importo comunque scaturente dalla rendita dalla stessa dichiarata.
La Corte mette in evidenza che non è, in fatto, in contestazione tra le parti, che, nella fattispecie in esame, l'immobile in questione, in corso di costruzione al momento dell'acquisto della quota di usufrutto da parte della contribuente, sia stato oggetto di lavori di variazione per la destinazione ad albergo, con denuncia per la relativa variazione da parte della stessa.
Ne consegue che la rettifica del valore da parte dell'allora Agenzia del Territorio rispetto a quello dichiarato dalla contribuente postula che la variazione della rendita attribuita rispetto a quella provvisoriamente proposta dalla contribuente sia certamente successiva al 1° gennaio 2000, con conseguente obbligo di notifica della stessa (art. 74, co. 1, L. n. 342/2000), perché l'atto attributivo o modificativo della rendita sia efficace, diversamente, quindi, da quanto disposto dal comma 3 dello stesso art. 74 della citata legge, per le attribuzioni o rettifiche di rendita adottate entro il 31 dicembre 1999, in relazione alle quali il Comune può legittimamente chiedere l'imposta dovuta in base al classamento, che ha effetto dalla data di adozione e non da quella di notificazione.
La pronuncia impugnata, nella parte in cui ha ritenuto inutilizzabile la maggiore rendita attribuita dall'Agenzia del Territorio ai fini della determinazione della base imponibile dell'ICI per l'anno oggetto di accertamento, ha fatto, quindi, corretta applicazione del principio affermato in materia da questa Corte secondo cui l'omessa notifica dell'attribuzione o rettifica della rendita catastale, adottata successivamente al 31 dicembre 1999, ne preclude l'utilizzabilità ai fini della determinazione della base imponibile dell'ICI, neppure potendo ipotizzarsi un vulnus alla difesa del Comune che avrebbe potuto eventualmente chiedere la chiamata in causa dell'Agenzia del Territorio (ora Agenzia delle Entrate), per consentirle di comprovare l'effettuata notificazione della rendita catastale dell'unità immobiliare oggetto di accertamento, contestata dalla contribuente.

EVR per gli artigiani edili della Sardegna

La corresponsione dell’E.V.R. per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese industriali dell’edilizia e affini della Sardegna, decorre dalla busta paga relativa al mese di ottobre 2017.

Con accordo siglato tra l’ANAEPA CONFARTIGIANATO SARDEGNA, la CASARTIGIANI SARDEGNA e la FENEAL UIL, la FILCA CISL, la FILLEA CGIL, è stato istituito in Sardegna l’Elemento Variabile della Retribuzione (E.V.R.).
L’Elemento Variabile della Retribuzione, erogabile nel periodo di vigenza del presente CIRL, sarà verificato annualmente in sede regionale e la sua corresponsione sarà correlata ai risultati conseguiti dal settore edile artigiano in termini di produttività, qualità e competitività nell’intero territorio regionale.
In sede di prima applicazione, è stato previsto che la corresponsione dell’E.V.R. debba decorrere dalla busta paga relativa al mese di ottobre 2017.

La corresponsione dell'E.V.R. per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese industriali dell'edilizia e affini della Sardegna, decorre dalla busta paga relativa al mese di ottobre 2017.

Con accordo siglato tra l’ANAEPA CONFARTIGIANATO SARDEGNA, la CASARTIGIANI SARDEGNA e la FENEAL UIL, la FILCA CISL, la FILLEA CGIL, è stato istituito in Sardegna l'Elemento Variabile della Retribuzione (E.V.R.).
L'Elemento Variabile della Retribuzione, erogabile nel periodo di vigenza del presente CIRL, sarà verificato annualmente in sede regionale e la sua corresponsione sarà correlata ai risultati conseguiti dal settore edile artigiano in termini di produttività, qualità e competitività nell'intero territorio regionale.
In sede di prima applicazione, è stato previsto che la corresponsione dell'E.V.R. debba decorrere dalla busta paga relativa al mese di ottobre 2017.

CCNL TERZIARIO CONFCOMMERCIO: ACCORDO ECONOMICO DEL 26/9/2017

Sottoscritta, il giorno 26/9/2017, tra CONFCOMMERCIO IMPRESE PER L’ITALIA e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL, l’intesa per l’erogazione della tranche di aumento di novembre 2016, precedentemente sospesa con accordo del 24/10/2016

Le Parti con l’ipotesi di accordo del 30/3/2015, hanno definito un aumento retributivo a regime pari a 85,00 euro parametrati al IV livello. Il 24/10/2016, consapevoli che il rinnovo del 30/3/2015 del CCNL Terziario della distribuzione e dei servizi si è collocato in uno scenario anche economico del tutto particolare, hanno sottoscritto un Accordo integrativo in cui hanno concordato la sospensione dell’erogazione della tranche di Euro 16,00 prevista con decorrenza Novembre 2016. Nel citato accordo le Parti hanno altresì concordato di definire successivamente una nuova decorrenza degli aumenti contrattuali.
Pertanto, con la nuova intesa siglata il 29/9/2017, esse hanno stabilito che la tranche di Euro 16,00, parametrati al IV livello, verrà erogata nel mese di marzo 2018; e che il CCNL Terziario 30/3/2015 avrà durata sino al 31/7/2018, anzichè sino al 31/12/2017 come inizialmente disposto.

Livello

Minimo dall’1/8/2017

Minimo dall’1/3/2018

Quadro 1.868,86 1.896,64
I 1.683,47 1.708,49
II 1.456,19 1.477,83
III 1.244,64 1.263,14
IV 1.076,46 1.092,46
V 972,54 987,06
VI 873,14 886,12
VII 747,51 758,62

Sottoscritta, il giorno 26/9/2017, tra CONFCOMMERCIO IMPRESE PER L'ITALIA e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS-UIL, l’intesa per l’erogazione della tranche di aumento di novembre 2016, precedentemente sospesa con accordo del 24/10/2016

Le Parti con l’ipotesi di accordo del 30/3/2015, hanno definito un aumento retributivo a regime pari a 85,00 euro parametrati al IV livello. Il 24/10/2016, consapevoli che il rinnovo del 30/3/2015 del CCNL Terziario della distribuzione e dei servizi si è collocato in uno scenario anche economico del tutto particolare, hanno sottoscritto un Accordo integrativo in cui hanno concordato la sospensione dell'erogazione della tranche di Euro 16,00 prevista con decorrenza Novembre 2016. Nel citato accordo le Parti hanno altresì concordato di definire successivamente una nuova decorrenza degli aumenti contrattuali.
Pertanto, con la nuova intesa siglata il 29/9/2017, esse hanno stabilito che la tranche di Euro 16,00, parametrati al IV livello, verrà erogata nel mese di marzo 2018; e che il CCNL Terziario 30/3/2015 avrà durata sino al 31/7/2018, anzichè sino al 31/12/2017 come inizialmente disposto.

Livello

Minimo dall’1/8/2017

Minimo dall’1/3/2018

Quadro 1.868,86 1.896,64
I 1.683,47 1.708,49
II 1.456,19 1.477,83
III 1.244,64 1.263,14
IV 1.076,46 1.092,46
V 972,54 987,06
VI 873,14 886,12
VII 747,51 758,62

Da settembre la nuova disciplina dell’apprendistato per il CCNL Igiene ambientale Utilitalia

 

Con il corrente mese di settembre decorrono le nuove retribuzioni per gli apprendisti professionalizzanti delle imprese e società esercenti servizi ambientali municipalizzate

 

E’ stata modificata dall’1/9/2017 la disciplina dell’apprendistato professionalizzante per i lavoratori dal livello 2 al livello Q (Quadri) delle Aree operativo-funzionali del sistema di classificazione delle imprese e società esercenti servizi ambientali municipalizzate
In relazione alla qualificazione da conseguire, il contratto di apprendistato professionalizzante si articola in più periodi di formazione, per la durata complessiva di 36 mesi; il lavoratore viene inquadrato dalla data di assunzione nel livello di inquadramento corrispondente alla qualificazione da conseguire, ma la retribuzione viene riconosciuta in misura percentuale proporzionata all’anzianità di servizio, come da tabella che segue.

Livello

1° periodo – Mesi

Retribuzione

2° periodo – Mesi

Retribuzione

3° periodo – Mesi

Retribuzione

Durata Complessiva – Mesi

2B 18 85% 18 95% 36
3B 12 85% 12 90% 12 95% 36
4B 12 85% 12 90% 12 95% 36
5B 12 85% 12 90% 12 95% 36
6B 12 85% 12 90% 12 95% 36
7B 12 85% 12 90% 12 95% 36
8 12 85% 12 90% 12 95% 36
Q 12 85% 12 90% 12 95% 36

Queste, pertanto, le nuove retribuzioni per gli apprendisti professionalizzanti assunti dall’1/9/2017

Livello

Da mese

A mese

Minimo dall’1/9/2017

2B 1 18 1.365,17
19 36 1.525,78
3B 1 12 1.365,17
13 24 1.613,15
25 36 1.702,77
4B 1 12 1.650,78
13 24 1.747,89
25 36 1.845,00
5B 1 12 1.779,81
13 24 1.884,50
25 36 1.989,20
6B 1 12 1.955,40
13 24 2.070,42
25 36 2.185,45
7B 1 12 2.154,52
13 24 2.281,26
25 36 2.407,99
8Q 1 12 2.514,67
13 24 2.662,60
25 36 2.810,52

Diversamente. resta ferma l’applicazione della vecchia disciplina per i contratti di apprendistato professionalizzante stipulati a tutto il 31/8/2017, secondo la seguente tabella:

 

Livello

Da mese

A mese

Minimo dall’1/9/2017

2 1 12 1.445,46
13 36 1.606,08
3 1 16 1.606,08
17 36 1.792,39
4 1 24 1.792,39
25 36 1.942,10
5 1 24 1.942,10
25 36 2.093,89
6 1 24 2.093,89
25 36 2.300,47
7 1 24 2.300,47
25 36 2.534,73
8 1 24 2.534,73
25 36 2.958,44
Q 1 24 2.958,44
25 36 3.324,60

 

Con il corrente mese di settembre decorrono le nuove retribuzioni per gli apprendisti professionalizzanti delle imprese e società esercenti servizi ambientali municipalizzate

 

E’ stata modificata dall’1/9/2017 la disciplina dell’apprendistato professionalizzante per i lavoratori dal livello 2 al livello Q (Quadri) delle Aree operativo-funzionali del sistema di classificazione delle imprese e società esercenti servizi ambientali municipalizzate
In relazione alla qualificazione da conseguire, il contratto di apprendistato professionalizzante si articola in più periodi di formazione, per la durata complessiva di 36 mesi; il lavoratore viene inquadrato dalla data di assunzione nel livello di inquadramento corrispondente alla qualificazione da conseguire, ma la retribuzione viene riconosciuta in misura percentuale proporzionata all’anzianità di servizio, come da tabella che segue.

Livello

1° periodo - Mesi

Retribuzione

2° periodo - Mesi

Retribuzione

3° periodo - Mesi

Retribuzione

Durata Complessiva - Mesi

2B 18 85% 18 95% - - 36
3B 12 85% 12 90% 12 95% 36
4B 12 85% 12 90% 12 95% 36
5B 12 85% 12 90% 12 95% 36
6B 12 85% 12 90% 12 95% 36
7B 12 85% 12 90% 12 95% 36
8 12 85% 12 90% 12 95% 36
Q 12 85% 12 90% 12 95% 36

Queste, pertanto, le nuove retribuzioni per gli apprendisti professionalizzanti assunti dall’1/9/2017

Livello

Da mese

A mese

Minimo dall’1/9/2017

2B 1 18 1.365,17
19 36 1.525,78
3B 1 12 1.365,17
13 24 1.613,15
25 36 1.702,77
4B 1 12 1.650,78
13 24 1.747,89
25 36 1.845,00
5B 1 12 1.779,81
13 24 1.884,50
25 36 1.989,20
6B 1 12 1.955,40
13 24 2.070,42
25 36 2.185,45
7B 1 12 2.154,52
13 24 2.281,26
25 36 2.407,99
8Q 1 12 2.514,67
13 24 2.662,60
25 36 2.810,52

Diversamente. resta ferma l’applicazione della vecchia disciplina per i contratti di apprendistato professionalizzante stipulati a tutto il 31/8/2017, secondo la seguente tabella:

 

Livello

Da mese

A mese

Minimo dall’1/9/2017

2 1 12 1.445,46
13 36 1.606,08
3 1 16 1.606,08
17 36 1.792,39
4 1 24 1.792,39
25 36 1.942,10
5 1 24 1.942,10
25 36 2.093,89
6 1 24 2.093,89
25 36 2.300,47
7 1 24 2.300,47
25 36 2.534,73
8 1 24 2.534,73
25 36 2.958,44
Q 1 24 2.958,44
25 36 3.324,60

Metalmeccanica Confapi – Erogazione una tantum – Circolare Unionmeccanica

Unionmeccanica ha pubblicato la circolare esplicativa sull’erogazione dell’una tantum prevista per il mese di ottobre dall’Ipotesi di accordo 3/7/2017, siglata da Unionmeccanica-Confapi e Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil

Unionmeccanica, con la circolare esplicativa appena pubblicata, ha fornito i criteri da seguire per l’erogazione dell’una tantum contrattuale, allo scopo di risolvere eventuali problemi applicativi che dovessero insorgere in ordine alla determinazione dell’importo.

Ai lavoratori in forza al 1° luglio 2017 va riconosciuto, con la retribuzione del mese di Ottobre 2017, l’importo forfettario lordo di euro 80,00 suddivisibile in 3 quote mensili in relazione alla durata del rapporto di lavoro nel periodo dal 1° agosto al 31 ottobre 2017.
La frazione di mese superiore a 15 giorni darà luogo al riconoscimento dell’intero rateo mensile (pari a euro 26,67).

Criteri per l’erogazione forniti da Unionmeccanica
– L’una tantum deve essere riconosciuta ai lavoratori sia con contratto a tempo indeterminato che a tempo determinato a condizione che siano in forza alla data del 1° luglio 2017 e che tale rapporto di lavoro sia proseguito in tutto o in parte nel periodo 1 agosto – 31 ottobre 2017 (con superamento della frazione di 15 giorni in ogni singolo mese).
– Per i lavoratori a part-time l’importo forfetario è riproporzionato in relazione al loro ridotto orario contrattuale.
– Per quanto riguarda i lavoratori con contratto di somministrazione, in base al principio di non discriminazione di cui all’art. 35, primo comma, del D.Lgs. n. 81/2015, le aziende interessate provvederanno a comunicare alla società di somministrazione quanto stabilito dall’Accordo di rinnovo in materia di una tantum.
– I periodi di sospensione del rapporto di lavoro e di riduzione dell’orario per intervento della Cig ordinaria o straordinaria, e per riduzione dell’orario di lavoro settimanale per contratti di solidarietà sono utili ai fini della maturazione dei ratei mensili a carico dell’azienda.
– I periodi di malattia, infortunio, gravidanza e puerperio, congedo parentale e congedo matrimoniale comprese le altre fattispecie per le quali è prevista la corresponsione della retribuzione o di indennità erogate dall’Istituto previdenziale, fanno maturare le quote mensili di una tantum. Mentre sono esclusi tutti gli altri periodi di aspettativa non retribuita né indennizzata (ad esempio, aspettativa per malattia, per motivi di studio, ecc.).
– L’una tantum dovrà essere corrisposta unitamente alla retribuzione relativa al mese di ottobre 2017, con l’indicazione di apposita voce in busta paga.
– L’importo dell’una tantum non ha incidenza sugli istituti di retribuzione diretta ed indiretta, di origine legale o contrattuale ed è espressamente escluso dalla base di calcolo del T.F.R.; è comunque assoggettato a tassazione ordinaria non trattandosi di arretrato retributivo.

Eventuali problemi applicativi
Con particolare riferimento a problemi applicativi che dovessero insorgere, Unionmeccanica, nella circolare ricorda che:
– l’una tantum non compete ai lavoratori assunti a partire dal 2 luglio 2017;
– non compete ai lavoratori a tempo indeterminato/determinato che pur essendo in forza alla data del 1° luglio hanno cessato il rapporto entro il 31 luglio 2017;
– non compete ai lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato antecedentemente all’1/7/2017 (ovvero abbiano avuto la promozione a dirigente);
– trattandosi di ordinario trattamento economico l’erogazione non compete ai lavoratori a domicilio (per i quali, in base all’art. 8, della legge n. 877/1973, è prevista una retribuzione sulla base di tariffe di cottimo pieno determinate a livello regionale);
– non compete ai lavoratori in aspettativa non retribuita per i periodi superiori a 15 giorni con riferimento ai singoli mesi di agosto, settembre e ottobre 2017;
– ai lavoratori con contratto di apprendistato l’una tantum compete in misura intera se in forza alla data dell’1/7/2017 e in relazione ai periodi di servizio nel trimestre agosto, settembre, ottobre;
– ai lavoratori con rapporto a tempo determinato, nel caso in cui fossero in forza all’1/7/2017, compete in relazione ai periodi di lavoro superiori a 15 giorni con riferimento ai singoli mesi di agosto, settembre e ottobre 2017;
– ai lavoratori a tempo parziale in forza all’1/7/2017 compete l’erogazione dell’importo forfettario in misura proporzionale al loro specifico orario contrattuale nel trimestre considerato (agosto, settembre e ottobre 2017).

Unionmeccanica ha pubblicato la circolare esplicativa sull’erogazione dell’una tantum prevista per il mese di ottobre dall’Ipotesi di accordo 3/7/2017, siglata da Unionmeccanica-Confapi e Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil

Unionmeccanica, con la circolare esplicativa appena pubblicata, ha fornito i criteri da seguire per l’erogazione dell’una tantum contrattuale, allo scopo di risolvere eventuali problemi applicativi che dovessero insorgere in ordine alla determinazione dell’importo.

Ai lavoratori in forza al 1° luglio 2017 va riconosciuto, con la retribuzione del mese di Ottobre 2017, l'importo forfettario lordo di euro 80,00 suddivisibile in 3 quote mensili in relazione alla durata del rapporto di lavoro nel periodo dal 1° agosto al 31 ottobre 2017.
La frazione di mese superiore a 15 giorni darà luogo al riconoscimento dell’intero rateo mensile (pari a euro 26,67).

Criteri per l'erogazione forniti da Unionmeccanica
- L'una tantum deve essere riconosciuta ai lavoratori sia con contratto a tempo indeterminato che a tempo determinato a condizione che siano in forza alla data del 1° luglio 2017 e che tale rapporto di lavoro sia proseguito in tutto o in parte nel periodo 1 agosto - 31 ottobre 2017 (con superamento della frazione di 15 giorni in ogni singolo mese).
- Per i lavoratori a part-time l'importo forfetario è riproporzionato in relazione al loro ridotto orario contrattuale.
- Per quanto riguarda i lavoratori con contratto di somministrazione, in base al principio di non discriminazione di cui all'art. 35, primo comma, del D.Lgs. n. 81/2015, le aziende interessate provvederanno a comunicare alla società di somministrazione quanto stabilito dall'Accordo di rinnovo in materia di una tantum.
- I periodi di sospensione del rapporto di lavoro e di riduzione dell'orario per intervento della Cig ordinaria o straordinaria, e per riduzione dell'orario di lavoro settimanale per contratti di solidarietà sono utili ai fini della maturazione dei ratei mensili a carico dell'azienda.
- I periodi di malattia, infortunio, gravidanza e puerperio, congedo parentale e congedo matrimoniale comprese le altre fattispecie per le quali è prevista la corresponsione della retribuzione o di indennità erogate dall'Istituto previdenziale, fanno maturare le quote mensili di una tantum. Mentre sono esclusi tutti gli altri periodi di aspettativa non retribuita né indennizzata (ad esempio, aspettativa per malattia, per motivi di studio, ecc.).
- L'una tantum dovrà essere corrisposta unitamente alla retribuzione relativa al mese di ottobre 2017, con l’indicazione di apposita voce in busta paga.
- L'importo dell'una tantum non ha incidenza sugli istituti di retribuzione diretta ed indiretta, di origine legale o contrattuale ed è espressamente escluso dalla base di calcolo del T.F.R.; è comunque assoggettato a tassazione ordinaria non trattandosi di arretrato retributivo.

Eventuali problemi applicativi
Con particolare riferimento a problemi applicativi che dovessero insorgere, Unionmeccanica, nella circolare ricorda che:
- l'una tantum non compete ai lavoratori assunti a partire dal 2 luglio 2017;
- non compete ai lavoratori a tempo indeterminato/determinato che pur essendo in forza alla data del 1° luglio hanno cessato il rapporto entro il 31 luglio 2017;
- non compete ai lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato antecedentemente all’1/7/2017 (ovvero abbiano avuto la promozione a dirigente);
- trattandosi di ordinario trattamento economico l'erogazione non compete ai lavoratori a domicilio (per i quali, in base all'art. 8, della legge n. 877/1973, è prevista una retribuzione sulla base di tariffe di cottimo pieno determinate a livello regionale);
- non compete ai lavoratori in aspettativa non retribuita per i periodi superiori a 15 giorni con riferimento ai singoli mesi di agosto, settembre e ottobre 2017;
- ai lavoratori con contratto di apprendistato l'una tantum compete in misura intera se in forza alla data dell’1/7/2017 e in relazione ai periodi di servizio nel trimestre agosto, settembre, ottobre;
- ai lavoratori con rapporto a tempo determinato, nel caso in cui fossero in forza all’1/7/2017, compete in relazione ai periodi di lavoro superiori a 15 giorni con riferimento ai singoli mesi di agosto, settembre e ottobre 2017;
- ai lavoratori a tempo parziale in forza all’1/7/2017 compete l'erogazione dell'importo forfettario in misura proporzionale al loro specifico orario contrattuale nel trimestre considerato (agosto, settembre e ottobre 2017).

Omesso versamento di ritenute previdenziali e criterio di competenza

L’Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito nuovi chiarimenti circa l’individuazione del parametro annuo di 10.000 euro, da cui consegue la rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali.

Recependo l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, l’INL ha chiarito che il personale ispettivo deve verificare l’eventuale omissione del versamento delle ritenute previdenziali, facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo (gennaio in scadenza al 16 febbraio), sino alla scadenza dell’ultimo versamento (dicembre in scadenza al 16 gennaio dell’anno successivo).
Devono pertanto ritenersi superate le indicazioni fornite con la precedente, nella quale si indicava quale parametro di riferimento temporale il periodo sino al mese di novembre, in scadenza al 16 dicembre.
Per la Suprema Corte, nello specifico, il Legislatore non si sarebbe limitato semplicemente ad introdurre un limite di “non punibilità”, bensì ha configurato tale superamento come strettamente collegato al periodo temporale dell’anno. Il reato deve ritenersi già perfezionato nel mese in cui l’importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio dell’anno considerato, superi l’importo di 10.000 euro senza che le ulteriori omissioni nei mesi successivi dello stesso anno “sino al mese finale di dicembre” possano dare luogo ad un ulteriore reato.

L’Ispettorato nazionale del lavoro ha fornito nuovi chiarimenti circa l’individuazione del parametro annuo di 10.000 euro, da cui consegue la rilevanza penale dell’illecito di omesso versamento delle ritenute previdenziali.

Recependo l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, l’INL ha chiarito che il personale ispettivo deve verificare l’eventuale omissione del versamento delle ritenute previdenziali, facendo riferimento al periodo intercorrente dalla scadenza del primo versamento dell’anno contributivo (gennaio in scadenza al 16 febbraio), sino alla scadenza dell’ultimo versamento (dicembre in scadenza al 16 gennaio dell’anno successivo).
Devono pertanto ritenersi superate le indicazioni fornite con la precedente, nella quale si indicava quale parametro di riferimento temporale il periodo sino al mese di novembre, in scadenza al 16 dicembre.
Per la Suprema Corte, nello specifico, il Legislatore non si sarebbe limitato semplicemente ad introdurre un limite di "non punibilità", bensì ha configurato tale superamento come strettamente collegato al periodo temporale dell'anno. Il reato deve ritenersi già perfezionato nel mese in cui l'importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio dell'anno considerato, superi l'importo di 10.000 euro senza che le ulteriori omissioni nei mesi successivi dello stesso anno "sino al mese finale di dicembre" possano dare luogo ad un ulteriore reato.