Escluso l’accertamento al dipendente, se il datore di lavoro ha condonato

Con la recente sentenza n. 13282 del 26 maggio 2017, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale la definizione agevolata effettuata dal sostituto d’imposta in relazione all’omesso assoggettamento a ritenuta d’acconto degli emolumenti erogati ai dipendenti, preclude l’accertamento nei confronti del lavoratore.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso nei confronti del contribuente avviso di accertamento per IRPEF, in relazione ai redditi percepiti a titolo di lavoro dipendente, in considerazione dell’omesso assoggettamento a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta.
L’atto impositivo è stato impugnato dal contribuente, eccependo l’adesione al condono da parte del datore di lavoro, proprio in relazione alla mancata applicazione delle ritenute fiscali sugli emolumenti erogati ai propri dipendenti.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso, escludendo che dal condono effettuato dal datore di lavoro potesse derivare un effetto preclusivo dell’accertamento nei confronti del dipendente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici tributari la Corte di Cassazione ha affermato che il rapporto che si costituisce tra il sostituto d’imposta e il sostituito è quello dell’obbligazione solidale passiva con il Fisco, con conseguente applicabilità dei principi disciplinanti tale tipo di obbligazioni.
In particolare, affermano i giudici della Suprema Corte, deve ritenersi applicabile l’estensione del giudicato, non essendo d’ostacolo a tale conclusione né la diversità della fonte normativa delle obbligazioni relative a sostituto e sostituito, né il carattere meramente strumentale di quella del sostituto rispetto all’altra, operando nella specie la presunzione, secondo la quale i condebitori sono ritenuti obbligati in solido se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente, e ciò in ragione dell’unicità della prestazione, almeno fino a concorrenza della ritenuta dovuta dal sostituto.
In conclusione, si deve affermare che la definizione agevolata di una controversia avente ad oggetto un’obbligazione tributaria gravante su più soggetti solidalmente, proposta anche da uno solo dei coobbligati, ha effetto per tutti gli altri poiché ciò che rileva è l’unicità dell’obbligazione (quindi del relativo credito), la cui estinzione, benché intervenuta per effetto dell’attività di uno solo degli obbligati, non può che rilevare anche nei confronti degli altri.

Con la recente sentenza n. 13282 del 26 maggio 2017, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale la definizione agevolata effettuata dal sostituto d’imposta in relazione all’omesso assoggettamento a ritenuta d’acconto degli emolumenti erogati ai dipendenti, preclude l’accertamento nei confronti del lavoratore.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso nei confronti del contribuente avviso di accertamento per IRPEF, in relazione ai redditi percepiti a titolo di lavoro dipendente, in considerazione dell’omesso assoggettamento a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta.
L’atto impositivo è stato impugnato dal contribuente, eccependo l’adesione al condono da parte del datore di lavoro, proprio in relazione alla mancata applicazione delle ritenute fiscali sugli emolumenti erogati ai propri dipendenti.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso, escludendo che dal condono effettuato dal datore di lavoro potesse derivare un effetto preclusivo dell’accertamento nei confronti del dipendente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Riformando la decisione dei giudici tributari la Corte di Cassazione ha affermato che il rapporto che si costituisce tra il sostituto d'imposta e il sostituito è quello dell'obbligazione solidale passiva con il Fisco, con conseguente applicabilità dei principi disciplinanti tale tipo di obbligazioni.
In particolare, affermano i giudici della Suprema Corte, deve ritenersi applicabile l'estensione del giudicato, non essendo d'ostacolo a tale conclusione né la diversità della fonte normativa delle obbligazioni relative a sostituto e sostituito, né il carattere meramente strumentale di quella del sostituto rispetto all'altra, operando nella specie la presunzione, secondo la quale i condebitori sono ritenuti obbligati in solido se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente, e ciò in ragione dell'unicità della prestazione, almeno fino a concorrenza della ritenuta dovuta dal sostituto.
In conclusione, si deve affermare che la definizione agevolata di una controversia avente ad oggetto un'obbligazione tributaria gravante su più soggetti solidalmente, proposta anche da uno solo dei coobbligati, ha effetto per tutti gli altri poiché ciò che rileva è l’unicità dell’obbligazione (quindi del relativo credito), la cui estinzione, benché intervenuta per effetto dell'attività di uno solo degli obbligati, non può che rilevare anche nei confronti degli altri.

“FROZEN”, la nuova metodologia di vigilanza Inps per i rapporti simulati

L’Inps comunica di aver avviato l’implementazione di nuove metodologie di controllo delle informazioni trasmesse attraverso le dichiarazioni contributive, nonché di quelle disponibili nelle banche dati delle altre Pubbliche Amministrazioni, basate sull’utilizzo di strumenti statistici predittivi.

L’attivazione delle nuove metodologie segna il passaggio da un approccio di controllo e intervento “ex post” ad uno preordinato a limitare l’insorgere delle condizioni che possono determinare situazioni di irregolarità o frode. In questo quadro, viene introdotto il piano operativo denominato “FROZEN”, preordinato a potenziare la funzione di contrasto alla simulazione di rapporti di lavoro finalizzata alla fruizione indebita di prestazioni previdenziali. In particolare, tutti i flussi UniEmens trasmessi saranno sottoposti ad una serie di controlli automatizzati, che identificheranno le denunce contributive che presentano profili di rischio e ne “bloccheranno” gli effetti, con particolare riguardo all’alimentazione dei conti assicurativi individuali.
All’esito dei predetti controlli, da concludersi di norma entro 30 giorni dal blocco della denuncia contributiva a rischio, la sede dell’Istituto territorialmente competente provvederà a:
a) acquisire la denuncia contributiva “bloccata”, laddove accerti che la posizione aziendale non presenti elementi idonei a prefigurare la sussistenza di rapporti di lavoro simulato ovvero altre irregolarità tali da impedire l’acquisizione della denuncia medesima. In tal caso, la denuncia contributiva verrà gestita dall’Istituto sulla base delle procedure ordinarie;
b) programmare, in alternativa, apposite sessioni di lavoro, con la partecipazione dei rappresentanti delle aziende sottoposte a controllo, nel corso delle quali saranno esaminati gli elementi informativi e documentali prodotti. Nel caso in cui, a causa dell’omessa collaborazione da parte dei rappresentanti dell’azienda assoggettata al controllo amministrativo (ad esempio, la mancata partecipazione alle predette sessioni di lavoro finalizzate), non risulti possibile effettuare una compiuta verifica, le Sedi provvederanno a tenere sospesi gli effetti assicurativi della denuncia contributiva medesima. Al contempo, le eventuali richieste di verifica della regolarità contributiva tramite la procedura DURC on line nel frattempo pervenute, saranno definite con esito irregolare.
All’esito degli accertamenti condotti, anche con la collaborazione dell’azienda, la sede dell’Istituto territorialmente competente provvederà a:
– acquisire la denuncia contributiva, laddove l’esito del controllo sia positivo per l’azienda;
– annullare i rapporti assicurativi contenuti nella denuncia contributiva, qualora venga accertata la sussistenza di rapporti di lavoro simulati;
– attivare le procedure per l’avvio dei necessari accertamenti di natura ispettiva, se l’esito dei controlli condotti in via amministrativa non determini risultati concludenti ai fini di cui si tratta.

L’Inps comunica di aver avviato l’implementazione di nuove metodologie di controllo delle informazioni trasmesse attraverso le dichiarazioni contributive, nonché di quelle disponibili nelle banche dati delle altre Pubbliche Amministrazioni, basate sull’utilizzo di strumenti statistici predittivi.

L’attivazione delle nuove metodologie segna il passaggio da un approccio di controllo e intervento "ex post" ad uno preordinato a limitare l’insorgere delle condizioni che possono determinare situazioni di irregolarità o frode. In questo quadro, viene introdotto il piano operativo denominato "FROZEN", preordinato a potenziare la funzione di contrasto alla simulazione di rapporti di lavoro finalizzata alla fruizione indebita di prestazioni previdenziali. In particolare, tutti i flussi UniEmens trasmessi saranno sottoposti ad una serie di controlli automatizzati, che identificheranno le denunce contributive che presentano profili di rischio e ne "bloccheranno" gli effetti, con particolare riguardo all’alimentazione dei conti assicurativi individuali.
All’esito dei predetti controlli, da concludersi di norma entro 30 giorni dal blocco della denuncia contributiva a rischio, la sede dell’Istituto territorialmente competente provvederà a:
a) acquisire la denuncia contributiva "bloccata", laddove accerti che la posizione aziendale non presenti elementi idonei a prefigurare la sussistenza di rapporti di lavoro simulato ovvero altre irregolarità tali da impedire l’acquisizione della denuncia medesima. In tal caso, la denuncia contributiva verrà gestita dall’Istituto sulla base delle procedure ordinarie;
b) programmare, in alternativa, apposite sessioni di lavoro, con la partecipazione dei rappresentanti delle aziende sottoposte a controllo, nel corso delle quali saranno esaminati gli elementi informativi e documentali prodotti. Nel caso in cui, a causa dell’omessa collaborazione da parte dei rappresentanti dell’azienda assoggettata al controllo amministrativo (ad esempio, la mancata partecipazione alle predette sessioni di lavoro finalizzate), non risulti possibile effettuare una compiuta verifica, le Sedi provvederanno a tenere sospesi gli effetti assicurativi della denuncia contributiva medesima. Al contempo, le eventuali richieste di verifica della regolarità contributiva tramite la procedura DURC on line nel frattempo pervenute, saranno definite con esito irregolare.
All’esito degli accertamenti condotti, anche con la collaborazione dell’azienda, la sede dell’Istituto territorialmente competente provvederà a:
- acquisire la denuncia contributiva, laddove l’esito del controllo sia positivo per l’azienda;
- annullare i rapporti assicurativi contenuti nella denuncia contributiva, qualora venga accertata la sussistenza di rapporti di lavoro simulati;
- attivare le procedure per l’avvio dei necessari accertamenti di natura ispettiva, se l’esito dei controlli condotti in via amministrativa non determini risultati concludenti ai fini di cui si tratta.

Edilizia: legittimo l’accertamento in caso di contabilità irregolare

Lo scostamento ingiustificato tra il valore di cessione di un immobile rispetto a quello dichiarato, legittima l’accertamento analitico presuntivo nei confronti dell’imprenditore edile (Corte di cassazione – sentenza 24 maggio 2017, n. 13051).

Risulta valido l’accertamento analitico presuntivo nei confronti di un imprenditore edile per l’inattendibilità della sua contabilità scaturita dalla verifica di cessioni di circa venti fabbricati per un valore inferiore al valore normale.

Di fatto, era emerso che il valore di circa venti cessioni di fabbricati risultava nettamente inferiore al valore normale, desunti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI), e per una delle vendite il prezzo dichiarato era inferiore al mutuo ipotecario richiesto dall’acquirente, non riconducibile alle spese notarili e ai maggiori importi derivanti dalle finiture di livello superiore effettuate direttamente dal proprietario.

Tale scostamento, non superato da prova contraria da parte del contribuente, ha legittimato il suddetto accertamento che rettifica in aumento il reddito d’impresa, il valore della produzione e il volume d’affari, e determina conseguentemente maggiori imposte (Iva, Irpef e Irap).

Lo scostamento ingiustificato tra il valore di cessione di un immobile rispetto a quello dichiarato, legittima l’accertamento analitico presuntivo nei confronti dell’imprenditore edile (Corte di cassazione - sentenza 24 maggio 2017, n. 13051).

Risulta valido l’accertamento analitico presuntivo nei confronti di un imprenditore edile per l’inattendibilità della sua contabilità scaturita dalla verifica di cessioni di circa venti fabbricati per un valore inferiore al valore normale.

Di fatto, era emerso che il valore di circa venti cessioni di fabbricati risultava nettamente inferiore al valore normale, desunti dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI), e per una delle vendite il prezzo dichiarato era inferiore al mutuo ipotecario richiesto dall’acquirente, non riconducibile alle spese notarili e ai maggiori importi derivanti dalle finiture di livello superiore effettuate direttamente dal proprietario.

Tale scostamento, non superato da prova contraria da parte del contribuente, ha legittimato il suddetto accertamento che rettifica in aumento il reddito d’impresa, il valore della produzione e il volume d’affari, e determina conseguentemente maggiori imposte (Iva, Irpef e Irap).

Razionalizzazione degli ambiti territoriali d’intervento ispettivo: precisazioni

Si forniscono precisazioni sulla razionalizzazione degli ambiti territoriali d’intervento ispettivo, al fine di consentire una più efficiente utilizzazione del personale ispettivo ed una maggiore efficacia delle iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare.

La normativa, è noto, non prevede limitazioni territoriali in relazione agli atti di accertamento, quindi l’ispettore può svolgere accertamenti ed emanare provvedimenti sanzionatori nei confronti di realtà datoriali situate in Comuni di Province limitrofe rispetto a quelle dove è ubicato il proprio Ufficio; in tale ipotesi, la pratica ispettiva rimane incardinata presso l’Ufficio di appartenenza dell’ispettore anche in relazione ai successivi adempimenti finalizzati all’adozione del verbale unico di accertamento e notificazione.
Quanto alla ricezione degli scritti difensivi e dell’eventuale audizione, o dell’emissione del provvedimento sanzionatorio “definitivo”, la competenza rimane esclusivamente in carico all’Ispettorato che ha sede nella Provincia dove è ubicata la realtà datoriale oggetto di accertamenti. Tuttavia, l’Ufficio di appartenenza dell’ispettore può fornire all’ITL territorialmente competente collaborazione necessaria alla definizione dell’istruttoria legata alla emanazione dell’ordinanza ingiunzione e alle attività di rappresentanza e difesa in giudizio.

Le predette indicazioni valgono anche per gli accertamenti e alla generalità delle violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Relativamente all’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, le procedure di revoca e di annullamento restano in carico all’Ufficio di appartenenza dell’ispettore. Anche per le violazioni penali l’ispettore che effettua gli accertamenti provvede alla puntuale attivazione degli obblighi informativi nei riguardi della competente Autorità Giudiziaria.
Alla luce di quanto sopra chiarito, gli Ispettorati interregionali devono redigere tempestivamente una compiuta “mappatura” dei Comuni presso i quali l’attività di vigilanza va rimessa al personale ispettivo appartenente ad un ITL di un diverso ambito provinciale.

Si forniscono precisazioni sulla razionalizzazione degli ambiti territoriali d’intervento ispettivo, al fine di consentire una più efficiente utilizzazione del personale ispettivo ed una maggiore efficacia delle iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare.

La normativa, è noto, non prevede limitazioni territoriali in relazione agli atti di accertamento, quindi l’ispettore può svolgere accertamenti ed emanare provvedimenti sanzionatori nei confronti di realtà datoriali situate in Comuni di Province limitrofe rispetto a quelle dove è ubicato il proprio Ufficio; in tale ipotesi, la pratica ispettiva rimane incardinata presso l’Ufficio di appartenenza dell’ispettore anche in relazione ai successivi adempimenti finalizzati all’adozione del verbale unico di accertamento e notificazione.
Quanto alla ricezione degli scritti difensivi e dell’eventuale audizione, o dell’emissione del provvedimento sanzionatorio "definitivo", la competenza rimane esclusivamente in carico all’Ispettorato che ha sede nella Provincia dove è ubicata la realtà datoriale oggetto di accertamenti. Tuttavia, l’Ufficio di appartenenza dell’ispettore può fornire all’ITL territorialmente competente collaborazione necessaria alla definizione dell’istruttoria legata alla emanazione dell’ordinanza ingiunzione e alle attività di rappresentanza e difesa in giudizio.

Le predette indicazioni valgono anche per gli accertamenti e alla generalità delle violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Relativamente all’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, le procedure di revoca e di annullamento restano in carico all’Ufficio di appartenenza dell’ispettore. Anche per le violazioni penali l’ispettore che effettua gli accertamenti provvede alla puntuale attivazione degli obblighi informativi nei riguardi della competente Autorità Giudiziaria.
Alla luce di quanto sopra chiarito, gli Ispettorati interregionali devono redigere tempestivamente una compiuta "mappatura" dei Comuni presso i quali l’attività di vigilanza va rimessa al personale ispettivo appartenente ad un ITL di un diverso ambito provinciale.

I minimi da maggio per gli Impiegati e i Quadri dei Consorzi agricoli

Di seguito è riportata la tabella contenente gli aumenti dei minimi contrattuali da corrispondere con la retribuzione di maggio agli Impiegati e ai Quadri dipendenti da cooperative e consorzi agricoli.

Queste le retribuzioni conglobate:

 

Livello

Par.

Minimo 1/8/2016

Aumento 1/5/2017

Minimo 1/5/2017

1 151,70 1912,53 23,24 1935,77
2 136,38 1719,37 20,89 1740,26
3 125,53 1582,61 19,23 1601,84
4 116,72 1471,55 17,88 1489,43
5 111,00 1399,38 17,00 1416,38
6 107,78 1358,85 16,51 1375,36
7 100,00 1260,73 15,32 1276,05
Area non p. 84,35 1063,47 12,92 1076,39

 

Di seguito è riportata la tabella contenente gli aumenti dei minimi contrattuali da corrispondere con la retribuzione di maggio agli Impiegati e ai Quadri dipendenti da cooperative e consorzi agricoli.

Queste le retribuzioni conglobate:

 

Livello

Par.

Minimo 1/8/2016

Aumento 1/5/2017

Minimo 1/5/2017

1 151,70 1912,53 23,24 1935,77
2 136,38 1719,37 20,89 1740,26
3 125,53 1582,61 19,23 1601,84
4 116,72 1471,55 17,88 1489,43
5 111,00 1399,38 17,00 1416,38
6 107,78 1358,85 16,51 1375,36
7 100,00 1260,73 15,32 1276,05
Area non p. 84,35 1063,47 12,92 1076,39

 

Il Fisco fornisce tutte le informazioni per l’adempimento spontaneo

Nella nuova sezione del sito istituzionale delle Entrate trovano spazio tutte le informazioni e le risposte dedicate alle attività per promuovere l’adempimento spontaneo, da oggi online per aiutare i contribuenti a sfruttare l’opportunità di rimediare velocemente a una svista o a una dimenticanza, beneficiando delle sanzioni ridotte previste dal nuovo ravvedimento operoso, ed evitare così un controllo futuro. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Comunicato 30 maggio 2017).

La nuova sezione è raggiungibile dal sito www.agenziaentrate.gov.it seguendo questo percorso: Cosa devi fare > Compliance, controlli, contenzioso e strumenti deflativi > Attività per la promozione della compliance ed è divisa in due sotto-aree, una prima dedicata ai contribuenti persone fisiche, una seconda alle imprese e ai lavoratori autonomi.
Nel primo caso, nella lettera viene riportata l’anomalia riscontrata, i redditi che, dalle informazioni presenti nelle banche dati dell’Agenzia, non risultano dichiarati e una tabella di dettaglio delle categorie cui i redditi si riferiscono (per esempio, redditi derivanti da locazione, di lavoro dipendente, assegni periodici, ecc). Alla lettera sono inoltre allegate le istruzioni per accedere al cassetto fiscale, per utilizzare il servizio di assistenza Civis e per compilare la dichiarazione integrativa. Analogamente, nelle lettere indirizzate ai contribuenti Iva viene riportata l’anomalia riscontrata, l’eventuale imponibile contestabile in sede di controllo e la fonte da cui sono stati attinti i dati per il confronto con i dati indicati dal contribuente in dichiarazione.
Se si riceve una di queste comunicazioni, basta andare sulla nuova sezione e cliccare su “Come dialogare con l’Agenzia” per conoscere tutti i canali di assistenza. In particolare, i cittadini possono contattare un Centro di assistenza multicanale (Cam), che risponde ai numeri 848.800.444 da telefono fisso e 06.96668907 da cellulare (costo in base al piano tariffario applicato dal gestore), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, selezionando l’opzione “servizi con operatore – comunicazione direzione centrale accertamento”. In alternativa, è possibile rivolgersi alla Direzione Provinciale di competenza o ancora a uno degli uffici territoriali della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate. È possibile trasmettere la documentazione giustificativa dell’anomalia segnalata direttamente, attraverso l’applicativo Civis, in formato elettronico; presentandola alla Direzione Provinciale di competenza o tramite un intermediario abilitato ai Servizi telematici di trasmissione della dichiarazione.
Gli errori e le omissioni possono essere regolarizzati presentando una dichiarazione integrativa;oppure versando le maggiori imposte dovute e gli interessi, calcolati al tasso legale annuo (dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente effettuato) e versando, in misura ridotta, le sanzioni specifiche delle violazioni oggetto di comunicazione.
Per aiutare i contribuenti a calcolare gli interessi relativi alla maggiore imposta dovuta e le sanzioni correlate alla infedele dichiarazione in misura ridotta, l’Agenzia ha messo gratuitamente a disposizione online all’interno della sezione “Compliance per i cittadini”, l’applicazione “Calcolo delle sanzioni e interessi”.
I contribuenti interessati dalle comunicazioni della “Compliance per le imprese e i lavoratori autonomi”, invece, devono calcolare distintamente le sanzioni ridotte correlate all’infedele dichiarazione (Irpef, Irap ed Iva) e le sanzioni ridotte relative alle violazioni eventualmente commesse (ad esempio: l’omessa fatturazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o l’irregolare tenuta delle scritture contabili ai fini delle imposte dirette e dell’Iva).
I versamenti (maggiore imposta, interessi e sanzione ridotta) devono essere effettuati tramite modello F24, disponibile, con le relative istruzioni di compilazione, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, indicando nell’apposito campo il “codice atto” riportato in alto a sinistra nella lettera ricevuta.
Infine da parte dell’Agenzia delle Entrate non ci sono solo accertamenti ex-post, ma anche “avvisi” tempestivi per mettere i contribuenti nelle condizioni di conoscere la loro posizione fiscale e correggere spontaneamente eventuali inesattezze prima che il tutto si traduca in un controllo vero e proprio. Le ultime lettere in ordine di tempo sono partite i primi di maggio e riguardano oltre 190mila soggetti Iva che non hanno presentato la relativa dichiarazione per l’anno d’imposta 2016 o che l’hanno presentata compilando solo in parte il quadro Va. Anche per loro si apre una finestra di dialogo, infatti, una volta ricevuta la lettera, possono segnalare alle Entrate eventuali elementi, fatti e circostanze sconosciuti che possano giustificare l’anomalia o sanare l’irregolarità tramite ravvedimento operoso.

Nella nuova sezione del sito istituzionale delle Entrate trovano spazio tutte le informazioni e le risposte dedicate alle attività per promuovere l’adempimento spontaneo, da oggi online per aiutare i contribuenti a sfruttare l’opportunità di rimediare velocemente a una svista o a una dimenticanza, beneficiando delle sanzioni ridotte previste dal nuovo ravvedimento operoso, ed evitare così un controllo futuro. (AGENZIA DELLE ENTRATE - Comunicato 30 maggio 2017).

La nuova sezione è raggiungibile dal sito www.agenziaentrate.gov.it seguendo questo percorso: Cosa devi fare > Compliance, controlli, contenzioso e strumenti deflativi > Attività per la promozione della compliance ed è divisa in due sotto-aree, una prima dedicata ai contribuenti persone fisiche, una seconda alle imprese e ai lavoratori autonomi.
Nel primo caso, nella lettera viene riportata l’anomalia riscontrata, i redditi che, dalle informazioni presenti nelle banche dati dell’Agenzia, non risultano dichiarati e una tabella di dettaglio delle categorie cui i redditi si riferiscono (per esempio, redditi derivanti da locazione, di lavoro dipendente, assegni periodici, ecc). Alla lettera sono inoltre allegate le istruzioni per accedere al cassetto fiscale, per utilizzare il servizio di assistenza Civis e per compilare la dichiarazione integrativa. Analogamente, nelle lettere indirizzate ai contribuenti Iva viene riportata l’anomalia riscontrata, l’eventuale imponibile contestabile in sede di controllo e la fonte da cui sono stati attinti i dati per il confronto con i dati indicati dal contribuente in dichiarazione.
Se si riceve una di queste comunicazioni, basta andare sulla nuova sezione e cliccare su "Come dialogare con l’Agenzia" per conoscere tutti i canali di assistenza. In particolare, i cittadini possono contattare un Centro di assistenza multicanale (Cam), che risponde ai numeri 848.800.444 da telefono fisso e 06.96668907 da cellulare (costo in base al piano tariffario applicato dal gestore), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17, selezionando l’opzione "servizi con operatore - comunicazione direzione centrale accertamento". In alternativa, è possibile rivolgersi alla Direzione Provinciale di competenza o ancora a uno degli uffici territoriali della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate. È possibile trasmettere la documentazione giustificativa dell’anomalia segnalata direttamente, attraverso l’applicativo Civis, in formato elettronico; presentandola alla Direzione Provinciale di competenza o tramite un intermediario abilitato ai Servizi telematici di trasmissione della dichiarazione.
Gli errori e le omissioni possono essere regolarizzati presentando una dichiarazione integrativa;oppure versando le maggiori imposte dovute e gli interessi, calcolati al tasso legale annuo (dal giorno in cui il versamento avrebbe dovuto essere effettuato a quello in cui viene effettivamente effettuato) e versando, in misura ridotta, le sanzioni specifiche delle violazioni oggetto di comunicazione.
Per aiutare i contribuenti a calcolare gli interessi relativi alla maggiore imposta dovuta e le sanzioni correlate alla infedele dichiarazione in misura ridotta, l’Agenzia ha messo gratuitamente a disposizione online all’interno della sezione "Compliance per i cittadini", l’applicazione "Calcolo delle sanzioni e interessi".
I contribuenti interessati dalle comunicazioni della "Compliance per le imprese e i lavoratori autonomi", invece, devono calcolare distintamente le sanzioni ridotte correlate all’infedele dichiarazione (Irpef, Irap ed Iva) e le sanzioni ridotte relative alle violazioni eventualmente commesse (ad esempio: l’omessa fatturazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o l’irregolare tenuta delle scritture contabili ai fini delle imposte dirette e dell’Iva).
I versamenti (maggiore imposta, interessi e sanzione ridotta) devono essere effettuati tramite modello F24, disponibile, con le relative istruzioni di compilazione, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, indicando nell’apposito campo il "codice atto" riportato in alto a sinistra nella lettera ricevuta.
Infine da parte dell’Agenzia delle Entrate non ci sono solo accertamenti ex-post, ma anche "avvisi" tempestivi per mettere i contribuenti nelle condizioni di conoscere la loro posizione fiscale e correggere spontaneamente eventuali inesattezze prima che il tutto si traduca in un controllo vero e proprio. Le ultime lettere in ordine di tempo sono partite i primi di maggio e riguardano oltre 190mila soggetti Iva che non hanno presentato la relativa dichiarazione per l’anno d’imposta 2016 o che l’hanno presentata compilando solo in parte il quadro Va. Anche per loro si apre una finestra di dialogo, infatti, una volta ricevuta la lettera, possono segnalare alle Entrate eventuali elementi, fatti e circostanze sconosciuti che possano giustificare l'anomalia o sanare l’irregolarità tramite ravvedimento operoso.

Nuove retribuzioni da maggio per il CCNL Commercio Anpit – Cisal

 

Variano, dal corrente mese di maggio, le retribuzioni per i lavoratori dipendenti a cui si applica il CCNL Commercio Anpit Cisal

Dall’1/5/2017 la Paga Base Nazionale Conglobata Mensile, in sigla “P.B.N.C.M..”, da erogare per 13 mensilità annue, già comprensiva dell’Ex Indennità di Contingenza e dell’ex E.D.R. è la seguente

 

Livello

P.B.N.C.M.

dall’1/5/2017

Q 2.403,51
A 2.076,08
B1 1.812,71
B2 1.634,75
B3 1.471,01
C 1.335,75
D1 1.221,85
D2 1.129,30
E 1.050,96

 

Variano, dal corrente mese di maggio, le retribuzioni per i lavoratori dipendenti a cui si applica il CCNL Commercio Anpit Cisal

Dall’1/5/2017 la Paga Base Nazionale Conglobata Mensile, in sigla "P.B.N.C.M..", da erogare per 13 mensilità annue, già comprensiva dell’Ex Indennità di Contingenza e dell’ex E.D.R. è la seguente

 

Livello

P.B.N.C.M.

dall’1/5/2017

Q 2.403,51
A 2.076,08
B1 1.812,71
B2 1.634,75
B3 1.471,01
C 1.335,75
D1 1.221,85
D2 1.129,30
E 1.050,96

I chiarimenti di Federmeccanica sul diritto allo studio nel CCNL Metalmeccanica Industria

Federmeccanica pubblica una nota per illustrare le modifiche apportate dall’accordo 26/11/2016 alla disciplina contrattuale sul Diritto allo studio

La finalità della nota recentemente pubblicata da Federmeccanica è quella di illustrare le modifiche apportate alla disciplina contrattuale sul Diritto allo studio dal Verbale 26/11/2016 per il rinnovo del CCNL dell’Industria Metalmeccanica.
È stata realizzata una semplificazione e razionalizzazione delle clausole contrattuali riguardanti il “Diritto allo studio”, in coerenza con il cambiamento del quadro legislativo di riferimento, finalizzando il riconoscimento delle ore di permesso già previste, in particolare le “150 ore”, esclusivamente al conseguimento di un titolo legale di studio riferibile al Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente (QEQ) così come recepito dal Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di concerto con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 13/2/2013.
Pertanto, non è più prevista la possibilità di fruire delle “150 ore” per la frequenza di “corsi di cultura generale”.
La disciplina contrattuale è stata riordinata nel seguente modo:

Le “250 ore” di permesso retribuito
Possono essere richieste 250 ore di permesso retribuito pro-capite per triennio, utilizzabili anche in un solo anno, per la frequenza di corsi per l’alfabetizzazione e l’assolvimento dell’obbligo di istruzione degli adulti finalizzati al conseguimento del:
– diploma di licenza conclusiva del primo ciclo di istruzione corrispondente alla Scuola secondaria di primo grado;
– certificato delle competenze di base acquisite in esito all’assolvimento dell’obbligo di istruzione corrispondente alla fine del primo biennio di liceo, istituti tecnici, istituti professionali ovvero percorsi di Istruzione e Formazione Professionale triennali e quadriennali di competenza regionale.

Inoltre, ritenendo le Parti opportuno confermare la precedente previsione, le 250 ore possono essere richieste anche per la frequenza di:
– corsi di lingua italiana per lavoratori stranieri al fine di agevolarne l’integrazione.

Per poter beneficiare delle 250 ore di permesso i corsi devono essere erogati esclusivamente dai Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti secondo la riorganizzazione stabilita dal Decreto del MIUR del 25/10/2007.
La quota di ore di permesso fruibili dal lavoratore è strettamente correlata alla durata del corso in funzione del rapporto di 2/3 fra ore di permesso retribuito e ore di frequenza.
Le ore di frequenza in cui si articola il corso possono anche non coincidere, in tutto o in parte, con l’orario di lavoro dell’interessato.
In pratica, il lavoratore può richiedere due ore di permesso retribuito ogni tre ore di corso fino a concorrenza delle 250 ore di permesso pro-capite.
Diversamente da quanto precedentemente previsto, il lavoratore avrà diritto a permessi retribuiti, in aggiunta alle 250 ore, per tutti i giorni di prova in cui si articola l’esame in applicazione di quanto espressamente previsto dall’art. 10, Legge n. 300/70.

Le “150 ore” di permesso retribuito
A differenza di quanto precedentemente stabilito, le 150 ore di permesso retribuito possono ora essere richieste sia per il conseguimento del diploma liceale o di istruzione tecnica e professionale che per il conseguimento di un titolo legale di istruzione terziaria.
Tale estensione è stata controbilanciata dall’abolizione delle previsioni riguardanti i permessi per i due giorni lavorativi antecedenti gli esami e le 40 ore per la frequenza dell’ultimo triennio per il conseguimento del diploma di scuola media superiore.
Rimane, invece, confermato il diritto a permessi retribuiti, in aggiunta alle 150 ore, per tutti i giorni di prova in cui si articola l’esame in applicazione di quanto espressamente previsto dall’art. 10, Legge n. 300/70.

Modalità di richiesta dei permessi
Il lavoratore è tenuto a presentare domanda scritta almeno un mese prima dell’inizio del corso al quale intende partecipare e 15 giorni prima dell’esame che intende sostenere.
A richiesta dell’azienda il lavoratore dovrà produrre tutte le certificazioni necessarie a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalle norme contrattuali per il riconoscimento dei permessi relativamente all’iscrizione, tipologia, durata, frequenza del corso eventualmente comprensivo di tirocini curriculari, esami sostenuti e conseguimento del titolo di studio.
Le aziende erogheranno, durante la frequenza dei corsi, acconti mensili conguagliabili, commisurati alle ore di permesso fruito, fermo restando che il presupposto per il riconoscimento dei permessi, nei limiti ed alle condizioni indicate, è costituito dalla regolare frequenza dell’intero corso.
I permessi retribuiti previsti per l’esercizio del diritto allo studio possono essere cumulabili in capo al singolo lavoratore solo per il raggiungimento di titoli di studio di livello superiore a quelli già posseduti. Pertanto, nel corso del rapporto di lavoro presso la medesima azienda, è esclusa la possibilità di duplicare la fruizione dei permessi per il raggiungimento di titoli di studio equivalenti come, ad esempio, un secondo diploma o una seconda laurea.

Monte ore triennale aziendale
L’esercizio del diritto allo studio da parte al singolo lavoratore sia per la fruizione delle “250 ore” che delle “150 ore”, è soggetto ad una condizione di carattere “collettivo” costituita dal monte ore complessivo a disposizione dei lavoratori dell’azienda. In sostanza, potranno essere riconosciute per ogni singolo lavoratore le ore di permesso richieste fintantoché vi sia capienza nel monte ore aziendale.
È importante precisare che nel caso in cui non vi sia eventualmente capienza nel monte ore aziendale per il riconoscimento delle “150 ore” ai lavoratori studenti iscritti a corsi universitari, antecedentemente all’1/1/2017, ai quali erano state già accordate le previsioni di cui all’art. 8, Sezione Quarta – Titolo VI del CCNL 5/12/2012, dovranno essere comunque riconosciuti almeno i permessi retribuiti per i due giorni lavorativi antecedenti gli esami, secondo le condizioni e modalità ivi disciplinate.

Percentuale di assenza contemporanea
Una seconda condizione “collettiva” prevista per regolare il riconoscimento dei permessi retribuiti per la frequenza dei corsi di studio, ma anche per la partecipazione alle iniziative di formazione continua di cui all’art. 7, attiene al rispetto di una percentuale unica di assenza contemporanea pari, di norma, al 3% della forza occupata nell’unità produttiva (nelle aziende fino a 200 dipendenti gli eventuali valori frazionari risultanti dall’applicazione della suddetta percentuale sono arrotondati all’unità superiore).
Ai fini del computo della percentuale di assenza contemporanea sono espressamente esclusi i permessi richiesti per sostenere le prove di esame.

Ulteriori facilitazioni per i lavoratori studenti
Rimangono confermate le precedenti facilitazioni previste per i lavoratori studenti.
In particolare:
– la possibilità di chiedere di essere immessi in turni che facilitino la frequenza dei corsi e la preparazione degli esami;
– la facoltà di richiedere di essere esonerati dal prestare lavoro straordinario ovvero durante i riposi settimanali;
– l’opportunità per i lavoratori con meno di 5 anni di anzianità di servizio di richiedere 120 ore annue di permesso non retribuito il cui utilizzo sarà programmato trimestralmente pro-quota in sede aziendale, compatibilmente con le esigenze produttive ed organizzative (per i lavoratori con più di 5 anni di anzianità di servizio è prevista la possibilità di fruire del periodo di aspettativa per formazione disciplinata dall’art. 9, Sezione quarta, Titolo VI, pari ad un massimo di 11 mesi non retribuiti, anche frazionati).

Federmeccanica pubblica una nota per illustrare le modifiche apportate dall’accordo 26/11/2016 alla disciplina contrattuale sul Diritto allo studio

La finalità della nota recentemente pubblicata da Federmeccanica è quella di illustrare le modifiche apportate alla disciplina contrattuale sul Diritto allo studio dal Verbale 26/11/2016 per il rinnovo del CCNL dell’Industria Metalmeccanica.
È stata realizzata una semplificazione e razionalizzazione delle clausole contrattuali riguardanti il "Diritto allo studio", in coerenza con il cambiamento del quadro legislativo di riferimento, finalizzando il riconoscimento delle ore di permesso già previste, in particolare le "150 ore", esclusivamente al conseguimento di un titolo legale di studio riferibile al Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente (QEQ) così come recepito dal Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di concerto con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 13/2/2013.
Pertanto, non è più prevista la possibilità di fruire delle "150 ore" per la frequenza di "corsi di cultura generale".
La disciplina contrattuale è stata riordinata nel seguente modo:

Le "250 ore" di permesso retribuito
Possono essere richieste 250 ore di permesso retribuito pro-capite per triennio, utilizzabili anche in un solo anno, per la frequenza di corsi per l’alfabetizzazione e l’assolvimento dell’obbligo di istruzione degli adulti finalizzati al conseguimento del:
- diploma di licenza conclusiva del primo ciclo di istruzione corrispondente alla Scuola secondaria di primo grado;
- certificato delle competenze di base acquisite in esito all’assolvimento dell’obbligo di istruzione corrispondente alla fine del primo biennio di liceo, istituti tecnici, istituti professionali ovvero percorsi di Istruzione e Formazione Professionale triennali e quadriennali di competenza regionale.

Inoltre, ritenendo le Parti opportuno confermare la precedente previsione, le 250 ore possono essere richieste anche per la frequenza di:
- corsi di lingua italiana per lavoratori stranieri al fine di agevolarne l’integrazione.

Per poter beneficiare delle 250 ore di permesso i corsi devono essere erogati esclusivamente dai Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti secondo la riorganizzazione stabilita dal Decreto del MIUR del 25/10/2007.
La quota di ore di permesso fruibili dal lavoratore è strettamente correlata alla durata del corso in funzione del rapporto di 2/3 fra ore di permesso retribuito e ore di frequenza.
Le ore di frequenza in cui si articola il corso possono anche non coincidere, in tutto o in parte, con l’orario di lavoro dell’interessato.
In pratica, il lavoratore può richiedere due ore di permesso retribuito ogni tre ore di corso fino a concorrenza delle 250 ore di permesso pro-capite.
Diversamente da quanto precedentemente previsto, il lavoratore avrà diritto a permessi retribuiti, in aggiunta alle 250 ore, per tutti i giorni di prova in cui si articola l’esame in applicazione di quanto espressamente previsto dall’art. 10, Legge n. 300/70.

Le "150 ore" di permesso retribuito
A differenza di quanto precedentemente stabilito, le 150 ore di permesso retribuito possono ora essere richieste sia per il conseguimento del diploma liceale o di istruzione tecnica e professionale che per il conseguimento di un titolo legale di istruzione terziaria.
Tale estensione è stata controbilanciata dall’abolizione delle previsioni riguardanti i permessi per i due giorni lavorativi antecedenti gli esami e le 40 ore per la frequenza dell’ultimo triennio per il conseguimento del diploma di scuola media superiore.
Rimane, invece, confermato il diritto a permessi retribuiti, in aggiunta alle 150 ore, per tutti i giorni di prova in cui si articola l’esame in applicazione di quanto espressamente previsto dall’art. 10, Legge n. 300/70.

Modalità di richiesta dei permessi
Il lavoratore è tenuto a presentare domanda scritta almeno un mese prima dell’inizio del corso al quale intende partecipare e 15 giorni prima dell’esame che intende sostenere.
A richiesta dell’azienda il lavoratore dovrà produrre tutte le certificazioni necessarie a verificare la sussistenza dei requisiti previsti dalle norme contrattuali per il riconoscimento dei permessi relativamente all’iscrizione, tipologia, durata, frequenza del corso eventualmente comprensivo di tirocini curriculari, esami sostenuti e conseguimento del titolo di studio.
Le aziende erogheranno, durante la frequenza dei corsi, acconti mensili conguagliabili, commisurati alle ore di permesso fruito, fermo restando che il presupposto per il riconoscimento dei permessi, nei limiti ed alle condizioni indicate, è costituito dalla regolare frequenza dell’intero corso.
I permessi retribuiti previsti per l’esercizio del diritto allo studio possono essere cumulabili in capo al singolo lavoratore solo per il raggiungimento di titoli di studio di livello superiore a quelli già posseduti. Pertanto, nel corso del rapporto di lavoro presso la medesima azienda, è esclusa la possibilità di duplicare la fruizione dei permessi per il raggiungimento di titoli di studio equivalenti come, ad esempio, un secondo diploma o una seconda laurea.

Monte ore triennale aziendale
L’esercizio del diritto allo studio da parte al singolo lavoratore sia per la fruizione delle "250 ore" che delle "150 ore", è soggetto ad una condizione di carattere "collettivo" costituita dal monte ore complessivo a disposizione dei lavoratori dell’azienda. In sostanza, potranno essere riconosciute per ogni singolo lavoratore le ore di permesso richieste fintantoché vi sia capienza nel monte ore aziendale.
È importante precisare che nel caso in cui non vi sia eventualmente capienza nel monte ore aziendale per il riconoscimento delle "150 ore" ai lavoratori studenti iscritti a corsi universitari, antecedentemente all’1/1/2017, ai quali erano state già accordate le previsioni di cui all’art. 8, Sezione Quarta - Titolo VI del CCNL 5/12/2012, dovranno essere comunque riconosciuti almeno i permessi retribuiti per i due giorni lavorativi antecedenti gli esami, secondo le condizioni e modalità ivi disciplinate.

Percentuale di assenza contemporanea
Una seconda condizione "collettiva" prevista per regolare il riconoscimento dei permessi retribuiti per la frequenza dei corsi di studio, ma anche per la partecipazione alle iniziative di formazione continua di cui all’art. 7, attiene al rispetto di una percentuale unica di assenza contemporanea pari, di norma, al 3% della forza occupata nell’unità produttiva (nelle aziende fino a 200 dipendenti gli eventuali valori frazionari risultanti dall’applicazione della suddetta percentuale sono arrotondati all’unità superiore).
Ai fini del computo della percentuale di assenza contemporanea sono espressamente esclusi i permessi richiesti per sostenere le prove di esame.

Ulteriori facilitazioni per i lavoratori studenti
Rimangono confermate le precedenti facilitazioni previste per i lavoratori studenti.
In particolare:
- la possibilità di chiedere di essere immessi in turni che facilitino la frequenza dei corsi e la preparazione degli esami;
- la facoltà di richiedere di essere esonerati dal prestare lavoro straordinario ovvero durante i riposi settimanali;
- l’opportunità per i lavoratori con meno di 5 anni di anzianità di servizio di richiedere 120 ore annue di permesso non retribuito il cui utilizzo sarà programmato trimestralmente pro-quota in sede aziendale, compatibilmente con le esigenze produttive ed organizzative (per i lavoratori con più di 5 anni di anzianità di servizio è prevista la possibilità di fruire del periodo di aspettativa per formazione disciplinata dall’art. 9, Sezione quarta, Titolo VI, pari ad un massimo di 11 mesi non retribuiti, anche frazionati).

Lavoratrici autonome dello spettacolo: riconoscimento del congedo di maternità

Alle lavoratrici autonome iscritte al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (PALS – ex Enpals) si applicano le disposizioni contenute nel T.U. maternità/paternità, anche con riferimento all’istituto della flessibilità del congedo di maternità.

L’assicurazione di maternità, con i connessi obblighi contributivi a carico del datore di lavoro – come noto – opera a favore di tutti i lavoratori dello spettacolo iscritti alla gestione PALS, a prescindere dalla natura del relativo rapporto di lavoro e dal tipo di qualifica rivestita. Dunque ai predetti lavoratori si applicano le disposizioni generali del T.U., valide per tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti.
L’Inps, già in altre occasioni, ha rimandato, per le prestazioni di maternità, all’applicazione delle istruzioni di portata generale impartite con la circolare n. 134382/1982, secondo cui la disciplina dell’indennità giornaliera di maternità spettante alle lavoratrici per i periodi di astensione obbligatoria e facoltativa dal lavoro è contenuta nella legge n. 1204/1971, oggi sostituita dal D.Lgs. n. 151/2001 (T.U.).
Stabilito quindi che alle lavoratrici autonome dello spettacolo si applicano le disposizioni contenute nel predetto T.U. in materia di trattamento economico, si ritiene che non possano non applicarsi anche le disposizioni contenute nel medesimo testo di legge in ordine all’istituto della flessibilità del congedo di maternità di cui all’art. 20 del medesimo T.U.: “1. Ferma restando la durata complessiva del congedo di maternità, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro (…)“.
Applicazione che si estende anche alle disposizioni sulle relative certificazioni mediche. Peraltro, l’Inps ha sottolineato l’importanza dell’acquisizione della prescritta documentazione, precisando che sotto il profilo del trattamento economico, l’indebita permanenza al lavoro della lavoratrice determinerebbe la perdita del diritto all’indennità per le relative giornate e, in ogni caso, la non computabilità nel periodo post partum delle giornate medesime.

Alle lavoratrici autonome iscritte al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo (PALS - ex Enpals) si applicano le disposizioni contenute nel T.U. maternità/paternità, anche con riferimento all’istituto della flessibilità del congedo di maternità.

L’assicurazione di maternità, con i connessi obblighi contributivi a carico del datore di lavoro - come noto - opera a favore di tutti i lavoratori dello spettacolo iscritti alla gestione PALS, a prescindere dalla natura del relativo rapporto di lavoro e dal tipo di qualifica rivestita. Dunque ai predetti lavoratori si applicano le disposizioni generali del T.U., valide per tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti.
L’Inps, già in altre occasioni, ha rimandato, per le prestazioni di maternità, all’applicazione delle istruzioni di portata generale impartite con la circolare n. 134382/1982, secondo cui la disciplina dell’indennità giornaliera di maternità spettante alle lavoratrici per i periodi di astensione obbligatoria e facoltativa dal lavoro è contenuta nella legge n. 1204/1971, oggi sostituita dal D.Lgs. n. 151/2001 (T.U.).
Stabilito quindi che alle lavoratrici autonome dello spettacolo si applicano le disposizioni contenute nel predetto T.U. in materia di trattamento economico, si ritiene che non possano non applicarsi anche le disposizioni contenute nel medesimo testo di legge in ordine all’istituto della flessibilità del congedo di maternità di cui all’art. 20 del medesimo T.U.: "1. Ferma restando la durata complessiva del congedo di maternità, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro (...)".
Applicazione che si estende anche alle disposizioni sulle relative certificazioni mediche. Peraltro, l’Inps ha sottolineato l’importanza dell’acquisizione della prescritta documentazione, precisando che sotto il profilo del trattamento economico, l’indebita permanenza al lavoro della lavoratrice determinerebbe la perdita del diritto all’indennità per le relative giornate e, in ogni caso, la non computabilità nel periodo post partum delle giornate medesime.

Ridenominazione codici tributo per il contributo di soggiorno Roma Capitale

Rinominati i codici tributo 3936, 3937 e 3938 per il versamento, tramite modello F24, del contributo di soggiorno previsto per Roma Capitale (Agenzia Entrate – Risoluzione 30 maggio 2017, n. 64/E).

A fronte della facoltà conferita a tutti i comuni di istituire l’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, sono stati ridenominati i seguenti codici tributi:
– “3936” denominato “Imposta/Contributo di soggiorno – art. 14, c. 16, lett. e), del D.L. n. 78/2010 e art. 4, c. 1, del D.Lgs. n. 23/2011”;
– “3937” denominato “Imposta/Contributo di soggiorno – art. 14, c. 16, lett. e), del D.L. n. 78/2010 e art. 4, c. 1, del D.Lgs. n. 23/2011 – INTERESSI”;
– “3938” denominato “Imposta/Contributo di soggiorno – art. 14, c.16, lett. e), del D.L n. 78/2010 e art. 4, c. 1, del D.Lgs. n. 23/2011 – SANZIONI”.
I suddetti codici tributo, istituiti per il versamento tramite modello F24 del contributo di soggiorno previsto per Roma Capitale, per consentire il versamento dell’imposta di soggiorno presente in tutti i comuni che l’hanno deliberata, possono essere utilizzati solo per versamenti in favore dei Comuni che hanno stipulato apposita convenzione con l’Agenzia delle entrate, elencati nella tabella denominata “Tabella degli enti convenzionati per pagamenti di tributi”.

Rinominati i codici tributo 3936, 3937 e 3938 per il versamento, tramite modello F24, del contributo di soggiorno previsto per Roma Capitale (Agenzia Entrate - Risoluzione 30 maggio 2017, n. 64/E).

A fronte della facoltà conferita a tutti i comuni di istituire l’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, sono stati ridenominati i seguenti codici tributi:
- "3936" denominato "Imposta/Contributo di soggiorno - art. 14, c. 16, lett. e), del D.L. n. 78/2010 e art. 4, c. 1, del D.Lgs. n. 23/2011";
- "3937" denominato "Imposta/Contributo di soggiorno - art. 14, c. 16, lett. e), del D.L. n. 78/2010 e art. 4, c. 1, del D.Lgs. n. 23/2011 - INTERESSI";
- "3938" denominato "Imposta/Contributo di soggiorno - art. 14, c.16, lett. e), del D.L n. 78/2010 e art. 4, c. 1, del D.Lgs. n. 23/2011 – SANZIONI".
I suddetti codici tributo, istituiti per il versamento tramite modello F24 del contributo di soggiorno previsto per Roma Capitale, per consentire il versamento dell’imposta di soggiorno presente in tutti i comuni che l’hanno deliberata, possono essere utilizzati solo per versamenti in favore dei Comuni che hanno stipulato apposita convenzione con l’Agenzia delle entrate, elencati nella tabella denominata "Tabella degli enti convenzionati per pagamenti di tributi".