Ricerca scientifica: decadenza del credito d’imposta non indicato in dichiarazione

L’omessa indicazione nel quadro RU della dichiarazione dei redditi del credito d’imposta per ricerca scientifica concesso alle PMI, produce la decadenza dal beneficio fiscale. In tal caso non è applicabile il principio di emendabilità della dichiarazione dei redditi per sanare la violazione (Corte di Cassazione – Sentenza 26 aprile 2017, n. 10239).

CREDITO D’IMPOSTA ALLA RICERCA SCIENTIFICA

Il credito d’imposta è accordato alle piccole e medie imprese, alle imprese artigiane e loro consorzi al fine di potenziare l’attività di ricerca scientifica:
– per ogni nuova assunzione a tempo pieno, anche con contratto a tempo determinato, di soggetti titolari di dottorato di ricerca o di altro titolo di formazione post-laurea, ovvero di laureati con esperienza nel settore della ricerca;
– per ogni nuovo contratto per attività di ricerca commissionata ad università, consorzi e centri interuniversitari, altri enti e fondazioni private.
Il regolamento che disciplina specificamente le modalità di fruizione del credito d’imposta stabilisce, tra l’altro, che:
– deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta nel corso del quale il beneficio è concesso, a pena di decadenza;
– può essere fatto valere ai fini del pagamento, anche in sede di acconto, delle imposte sul reddito e dell’IVA liquidate in sede di dichiarazione, o anche in compensazione tramite modello F24;
– non è rimborsabile, tuttavia l’eventuale eccedenza è riportabile nei periodi di imposta successivi.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate, in seguito al rilevamento della mancata indicazione, nel quadro RU della dichiarazione dei redditi, del credito di imposta utilizzato per compensazione, ha emesso una cartella di pagamento nei confronti della società contribuente, contestando la decadenza dal beneficio fiscale.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della società ritenendo l’omissione un semplice errore materiale, emendabile in sede contenziosa sulla base del principio generale che le denunce dei redditi costituiscono delle dichiarazioni di scienza, che possono quindi essere modificate ed emendate in presenza di errori che espongano il contribuente al pagamento di tributi maggiori di quelli effettivamente dovuti.
Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, invece, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, confermando la decadenza dal credito d’imposta.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha affermato che in caso di omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del credito d’imposta, per il quale la disciplina speciale lo preveda a pena di decadenza, deve ritenersi inapplicabile il principio generale di emendabilità della dichiarazione dei redditi, e pertanto l’omissione non può essere sanata in sede contenziosa come semplice errore materiale.
Al riguardo, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che quando il legislatore subordina la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente, da compiersi direttamente nella dichiarazione attraverso la compilazione di un modulo predisposto dall’erario, la dichiarazione assume per questa parte il valore di un atto negoziale, come tale irretrattabile, anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall’amministrazione.
In particolare, lo specifico credito d’imposta per la ricerca scientifica rileva unicamente ai fini della compensazione con i debiti tributari (in quanto non autonomamente rimborsabile) e il beneficiario decade dalla suddetta possibilità di fruizione ove non indichi il credito nella dichiarazione relativa al periodo di imposta di concessione del beneficio. La decadenza, dunque, è logicamente collegata alla concessione del beneficio in rapporto all’esercizio fiscale interessato.
Di conseguenza, l’adempimento dei corrispondenti obblighi dichiarativi assume valore strumentale all’espletamento delle successive congruenti verifiche, ad opera dell’amministrazione finanziaria, limitatamente all’afferente periodo d’imposta, per cui la mancata indicazione del credito nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è concesso, ne impedisce il riconoscimento in diminuzione dell’imposta altrimenti dovuta.
In conclusione, l’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del credito d’imposta, per il quale la disciplina speciale lo preveda a pena di decadenza, non può annoverarsi tra gli errori materiali della dichiarazione, emendabili anche in sede contenziosa, ma deve ritenersi violazione di una specifica disposizione normativa prevista per la fruizione del beneficio fiscale.

L’omessa indicazione nel quadro RU della dichiarazione dei redditi del credito d’imposta per ricerca scientifica concesso alle PMI, produce la decadenza dal beneficio fiscale. In tal caso non è applicabile il principio di emendabilità della dichiarazione dei redditi per sanare la violazione (Corte di Cassazione - Sentenza 26 aprile 2017, n. 10239).

CREDITO D’IMPOSTA ALLA RICERCA SCIENTIFICA

Il credito d’imposta è accordato alle piccole e medie imprese, alle imprese artigiane e loro consorzi al fine di potenziare l'attività di ricerca scientifica:
- per ogni nuova assunzione a tempo pieno, anche con contratto a tempo determinato, di soggetti titolari di dottorato di ricerca o di altro titolo di formazione post-laurea, ovvero di laureati con esperienza nel settore della ricerca;
- per ogni nuovo contratto per attività di ricerca commissionata ad università, consorzi e centri interuniversitari, altri enti e fondazioni private.
Il regolamento che disciplina specificamente le modalità di fruizione del credito d’imposta stabilisce, tra l’altro, che:
- deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta nel corso del quale il beneficio è concesso, a pena di decadenza;
- può essere fatto valere ai fini del pagamento, anche in sede di acconto, delle imposte sul reddito e dell'IVA liquidate in sede di dichiarazione, o anche in compensazione tramite modello F24;
- non è rimborsabile, tuttavia l'eventuale eccedenza è riportabile nei periodi di imposta successivi.

FATTO

L'Agenzia delle Entrate, in seguito al rilevamento della mancata indicazione, nel quadro RU della dichiarazione dei redditi, del credito di imposta utilizzato per compensazione, ha emesso una cartella di pagamento nei confronti della società contribuente, contestando la decadenza dal beneficio fiscale.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso della società ritenendo l’omissione un semplice errore materiale, emendabile in sede contenziosa sulla base del principio generale che le denunce dei redditi costituiscono delle dichiarazioni di scienza, che possono quindi essere modificate ed emendate in presenza di errori che espongano il contribuente al pagamento di tributi maggiori di quelli effettivamente dovuti.
Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, invece, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, confermando la decadenza dal credito d’imposta.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha affermato che in caso di omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del credito d’imposta, per il quale la disciplina speciale lo preveda a pena di decadenza, deve ritenersi inapplicabile il principio generale di emendabilità della dichiarazione dei redditi, e pertanto l’omissione non può essere sanata in sede contenziosa come semplice errore materiale.
Al riguardo, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che quando il legislatore subordina la concessione di un beneficio fiscale ad una precisa manifestazione di volontà del contribuente, da compiersi direttamente nella dichiarazione attraverso la compilazione di un modulo predisposto dall'erario, la dichiarazione assume per questa parte il valore di un atto negoziale, come tale irretrattabile, anche in caso di errore, salvo che il contribuente dimostri che questo fosse conosciuto o conoscibile dall'amministrazione.
In particolare, lo specifico credito d’imposta per la ricerca scientifica rileva unicamente ai fini della compensazione con i debiti tributari (in quanto non autonomamente rimborsabile) e il beneficiario decade dalla suddetta possibilità di fruizione ove non indichi il credito nella dichiarazione relativa al periodo di imposta di concessione del beneficio. La decadenza, dunque, è logicamente collegata alla concessione del beneficio in rapporto all'esercizio fiscale interessato.
Di conseguenza, l'adempimento dei corrispondenti obblighi dichiarativi assume valore strumentale all'espletamento delle successive congruenti verifiche, ad opera dell’amministrazione finanziaria, limitatamente all'afferente periodo d'imposta, per cui la mancata indicazione del credito nella dichiarazione relativa al periodo d'imposta nel corso del quale è concesso, ne impedisce il riconoscimento in diminuzione dell'imposta altrimenti dovuta.
In conclusione, l’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del credito d’imposta, per il quale la disciplina speciale lo preveda a pena di decadenza, non può annoverarsi tra gli errori materiali della dichiarazione, emendabili anche in sede contenziosa, ma deve ritenersi violazione di una specifica disposizione normativa prevista per la fruizione del beneficio fiscale.

Anche le controversie tributarie passano per la definizione agevolata

Dopo la rottamazione delle cartelle arriva anche la definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado di giudizio (Art. 11, D.L. n. 50/2017).

La definizione agevolata riguarda le solo controversie con costituzione in giudizio in primo grado del ricorrente avvenuta entro il 31 dicembre 2016 ed esclude dal pagamento le sanzioni e gli interessi di mora; sono invece definibili tutti gli importi dell’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo.
Le domande devono essere presentate entro il 30 settembre 2017 per ciascuna controversia, senza pagamento dell’imposta di bollo.
Il pagamento può essere unico o dilazionato, con un massimo di tre rate e a condizione che l’importo dovuto non superi i 2.000 euro. Il pagamento unico o della prima rata (il 40% del totale) deve essere effettuato entro il 30 settembre 2017, mentre il pagamento delle successive rate risulta cosi strutturato:
– per il 2017, la scadenza della seconda rata, pari all’ulteriore 40% delle somme dovute, è fissata al 30 novembre;
– per il 2018, la scadenza della terza e ultima rata, pari al residuo 20% delle somme dovute, è fissata al 30 giugno.

La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti o della prima rata. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

Nel caso in cui il contribuente abbia fatto domanda per la rottamazione delle cartelle, può avvalersi della definizione delle controversie solo unitamente a quella delle cartelle.
Dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio nonché quelli dovuti per la rottamazione delle cartelle. La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.
Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere della definizione agevolata. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017; Se entro tale data il contribuente deposita copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2018.

Dopo la rottamazione delle cartelle arriva anche la definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado di giudizio (Art. 11, D.L. n. 50/2017).

La definizione agevolata riguarda le solo controversie con costituzione in giudizio in primo grado del ricorrente avvenuta entro il 31 dicembre 2016 ed esclude dal pagamento le sanzioni e gli interessi di mora; sono invece definibili tutti gli importi dell’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione in primo grado e degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo.
Le domande devono essere presentate entro il 30 settembre 2017 per ciascuna controversia, senza pagamento dell’imposta di bollo.
Il pagamento può essere unico o dilazionato, con un massimo di tre rate e a condizione che l’importo dovuto non superi i 2.000 euro. Il pagamento unico o della prima rata (il 40% del totale) deve essere effettuato entro il 30 settembre 2017, mentre il pagamento delle successive rate risulta cosi strutturato:
- per il 2017, la scadenza della seconda rata, pari all'ulteriore 40% delle somme dovute, è fissata al 30 novembre;
- per il 2018, la scadenza della terza e ultima rata, pari al residuo 20% delle somme dovute, è fissata al 30 giugno.

La definizione si perfeziona con il pagamento degli importi dovuti o della prima rata. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

Nel caso in cui il contribuente abbia fatto domanda per la rottamazione delle cartelle, può avvalersi della definizione delle controversie solo unitamente a quella delle cartelle.
Dagli importi dovuti si scomputano quelli già versati per effetto delle disposizioni vigenti in materia di riscossione in pendenza di giudizio nonché quelli dovuti per la rottamazione delle cartelle. La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.
Le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere della definizione agevolata. In tal caso il processo è sospeso fino al 10 ottobre 2017; Se entro tale data il contribuente deposita copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, il processo resta sospeso fino al 31 dicembre 2018.

ISEE 2017: nuovi modelli e istruzioni per la richiesta

Con recente, sono stati approvati i nuovi modelli ISEE e le relative istruzioni. La nuova modulistica sostituisce, a decorrere dal 13 aprile 2017, i precedenti modelli ed istruzioni. Resta fermo, invece, il modello di attestazione allegato al decreto interministeriale del 7 novembre 2014.

Secondo il riepilogo dell’Inps, le principali modifiche ed integrazioni apportate alla modulistica e alle istruzioni ISEE possono essere riassunte come segue:
– aggiornate le indicazioni alle varie annualità e inseriti i riferimenti (righi, colonne, codici) alle dichiarazioni e certificazioni fiscali relative all’anno d’imposta 2015;
– precisato nelle istruzioni il significato dell’espressione “attività di lavoro o di impresa” ai fini dell’applicazione della maggiorazione della scala di equivalenza di cui al Quadro A e di cui al Quadro FC9 sez. II;
– inserito nelle istruzioni parte 2 il paragrafo 1.1.4 che rinvia alla disciplina da applicare alle unioni civili;
– aggiornati nelle istruzioni i paragrafi 6.1 e 1.2.3 con il nuovo regime forfetario previsto per le imprese individuali e i lavoratori autonomi;
– nella parte 5 delle istruzioni relativamente all’ISEE corrente, chiarita la modalità di computo del periodo entro cui deve essere intervenuta la variazione della situazione lavorativa. In particolare, deve essere preso a riferimento come termine iniziale il 1° giorno del mese di gennaio dell’anno di presentazione della DSU ordinaria e, a partire da quest’ultimo giorno, procedendo a ritroso, devono essere considerati i 18 mesi precedenti.

La nuova modulistica e le relative istruzioni per la compilazione sono disponibili sul sito istituzionale, portale “ISEE post-riforma 2015” per consentire la corretta compilazione.
Si precisa, inoltre, che sono fatte salve le DSU presentate, a decorrere dal 1° gennaio 2017 e fino al 27 aprile 2017, utilizzando il precedente modello.

Con recente, sono stati approvati i nuovi modelli ISEE e le relative istruzioni. La nuova modulistica sostituisce, a decorrere dal 13 aprile 2017, i precedenti modelli ed istruzioni. Resta fermo, invece, il modello di attestazione allegato al decreto interministeriale del 7 novembre 2014.

Secondo il riepilogo dell’Inps, le principali modifiche ed integrazioni apportate alla modulistica e alle istruzioni ISEE possono essere riassunte come segue:
- aggiornate le indicazioni alle varie annualità e inseriti i riferimenti (righi, colonne, codici) alle dichiarazioni e certificazioni fiscali relative all’anno d’imposta 2015;
- precisato nelle istruzioni il significato dell’espressione "attività di lavoro o di impresa" ai fini dell’applicazione della maggiorazione della scala di equivalenza di cui al Quadro A e di cui al Quadro FC9 sez. II;
- inserito nelle istruzioni parte 2 il paragrafo 1.1.4 che rinvia alla disciplina da applicare alle unioni civili;
- aggiornati nelle istruzioni i paragrafi 6.1 e 1.2.3 con il nuovo regime forfetario previsto per le imprese individuali e i lavoratori autonomi;
- nella parte 5 delle istruzioni relativamente all’ISEE corrente, chiarita la modalità di computo del periodo entro cui deve essere intervenuta la variazione della situazione lavorativa. In particolare, deve essere preso a riferimento come termine iniziale il 1° giorno del mese di gennaio dell’anno di presentazione della DSU ordinaria e, a partire da quest’ultimo giorno, procedendo a ritroso, devono essere considerati i 18 mesi precedenti.

La nuova modulistica e le relative istruzioni per la compilazione sono disponibili sul sito istituzionale, portale "ISEE post-riforma 2015" per consentire la corretta compilazione.
Si precisa, inoltre, che sono fatte salve le DSU presentate, a decorrere dal 1° gennaio 2017 e fino al 27 aprile 2017, utilizzando il precedente modello.

INPS: modalità di rilascio della certificazione unica 2017

Si illustrano le modalità di rilascio della CU 2017.

In particolare, gli utenti che non possiedono le dotazioni e le competenze necessarie per la piena fruizione dei servizi online, l’Inps ha previsto le seguenti modalità di rilascio:
SERVIZIO EROGATO DALLE STRUTTURE TERRITORIALI INPS. Presso tutte le strutture territoriali dell’Istituto di previdenza è disponibile almeno uno sportello dedicato al rilascio cartaceo della Certificazione Unica 2017;
POSTAZIONI INFORMATICHE SELF SERVICE, istituire presso tutte le strutture territoriali Inps;
POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA, richiesta CertificazioneUnica@postacert.inps.gov.it;
PATRONATI, CENTRI DI ASSISTENZA FISCALE, PROFESSIONISTI ABILITATI ALL’ASSISTENZA FISCALE. L’utente, per l’acquisizione della Certificazione Unica 2017, può avvalersi di un ente di Patronato, di un CAF, di un professionista compreso tra quelli abilitati all’assistenza fiscale o alla presentazione delle dichiarazioni reddituali in via telematica, in possesso di PIN e di certificato Entratel personale in corso di validità;
COMUNI ED ALTRE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI ABILITATE, che abbiano sottoscritto un protocollo con l’Inps per l’attivazione di un punto cliente di servizio;
SPORTELLO MOBILE PER: utenti ultraottantenni titolari di indennità di accompagnamento, utenti titolari di indennità speciale (Categoria: Ciechi civili) indipendentemente dall’età, utenti ultraottantenni delle province autonome e della Valle d’Aosta;
PENSIONATI RESIDENTI ALL’ESTERO. I pensionati residenti all’estero possono richiedere la certificazione, fornendo i propri dati anagrafici e il numero di codice fiscale, ai seguenti numeri telefonici dedicati: 0039-06.59058000 – 0039-06.59053132, con orario 8–19 (ora italiana);
DOMICILIO DEL TITOLARE. In caso di oggettive situazioni di difficoltà rappresentate dall’utenza, l’Inps provvederà all’invio, su espressa richiesta dell’interessato avanzata attraverso il contact center multicanale, della CU 2017 al domicilio del titolare nei casi di dichiarata impossibilità di accedere alla certificazione, direttamente o delegando altro soggetto, mediante gli altri servizi sopra elencati.

Gli utenti in possesso di PIN, anche ordinario, possono scaricare e stampare la CU 2017 dal sito dell’Inps, attraverso il seguente percorso di navigazione: Prestazioni e servizi > Tutti i servizi > Certificazione unica 2017 (Cittadino) > (codice fiscale e PIN).
La CU 2017 può essere rilasciata anche a persona diversa dal titolare. In questo caso la richiesta può essere presentata sia da persona delegata, sia da parte degli eredi del soggetto titolare deceduto.

Si illustrano le modalità di rilascio della CU 2017.

In particolare, gli utenti che non possiedono le dotazioni e le competenze necessarie per la piena fruizione dei servizi online, l’Inps ha previsto le seguenti modalità di rilascio:
SERVIZIO EROGATO DALLE STRUTTURE TERRITORIALI INPS. Presso tutte le strutture territoriali dell’Istituto di previdenza è disponibile almeno uno sportello dedicato al rilascio cartaceo della Certificazione Unica 2017;
POSTAZIONI INFORMATICHE SELF SERVICE, istituire presso tutte le strutture territoriali Inps;
POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA, richiesta CertificazioneUnica@postacert.inps.gov.it;
PATRONATI, CENTRI DI ASSISTENZA FISCALE, PROFESSIONISTI ABILITATI ALL’ASSISTENZA FISCALE. L’utente, per l’acquisizione della Certificazione Unica 2017, può avvalersi di un ente di Patronato, di un CAF, di un professionista compreso tra quelli abilitati all’assistenza fiscale o alla presentazione delle dichiarazioni reddituali in via telematica, in possesso di PIN e di certificato Entratel personale in corso di validità;
COMUNI ED ALTRE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI ABILITATE, che abbiano sottoscritto un protocollo con l’Inps per l’attivazione di un punto cliente di servizio;
SPORTELLO MOBILE PER: utenti ultraottantenni titolari di indennità di accompagnamento, utenti titolari di indennità speciale (Categoria: Ciechi civili) indipendentemente dall’età, utenti ultraottantenni delle province autonome e della Valle d’Aosta;
PENSIONATI RESIDENTI ALL’ESTERO. I pensionati residenti all’estero possono richiedere la certificazione, fornendo i propri dati anagrafici e il numero di codice fiscale, ai seguenti numeri telefonici dedicati: 0039-06.59058000 – 0039-06.59053132, con orario 8–19 (ora italiana);
DOMICILIO DEL TITOLARE. In caso di oggettive situazioni di difficoltà rappresentate dall’utenza, l’Inps provvederà all’invio, su espressa richiesta dell’interessato avanzata attraverso il contact center multicanale, della CU 2017 al domicilio del titolare nei casi di dichiarata impossibilità di accedere alla certificazione, direttamente o delegando altro soggetto, mediante gli altri servizi sopra elencati.

Gli utenti in possesso di PIN, anche ordinario, possono scaricare e stampare la CU 2017 dal sito dell’Inps, attraverso il seguente percorso di navigazione: Prestazioni e servizi > Tutti i servizi > Certificazione unica 2017 (Cittadino) > (codice fiscale e PIN).
La CU 2017 può essere rilasciata anche a persona diversa dal titolare. In questo caso la richiesta può essere presentata sia da persona delegata, sia da parte degli eredi del soggetto titolare deceduto.

Cassa Edile di Bari: le aliquote contributive vigenti

Cassa Edile di Bari: le aliquote contributive vigenti

Con verbale di accordo sottoscritto il 24/2/2017 tra ANCE Bari e Barletta-Andria-Trani e FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL, è stato concordato che fino al 31/12/2017 non è dovuto da parte delle aziende il versamento del contributo del 0,05% per il “Diritto allo Studio”

Contribuzione
I contributi per le imprese edili in vigore a decorrere dalla denuncia del periodo di paga di marzo 2017, per i versamenti effettuati entro il mese successivo a quello di riferimento, sono stabiliti nelle seguenti misure:

CONTRIBUTI

% Totale

Quota contributiva impresa (%)

Quota contributiva lavoratore (%)

Contributo Cassa Edile 2,50 2,08 0,42
Contributo APE ordinaria 3,00 3,00
Contributo Formedil 0,90 0,90
Contributo CPT 0,10 0,10
Quote adesione contrattuale provinciali 1,20 0,60 0,60
Quote adesione contrattuale nazionali 0,36 0,18 0,18
Contributo RLST 0,10 0,10
Contributo per lavori usuranti e pesanti 0,10 0,10
TOTALE CONTRIBUTI 8,26 7,06 1,20

 

Cassa Edile di Bari: le aliquote contributive vigenti

Con verbale di accordo sottoscritto il 24/2/2017 tra ANCE Bari e Barletta-Andria-Trani e FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL, è stato concordato che fino al 31/12/2017 non è dovuto da parte delle aziende il versamento del contributo del 0,05% per il "Diritto allo Studio"

Contribuzione
I contributi per le imprese edili in vigore a decorrere dalla denuncia del periodo di paga di marzo 2017, per i versamenti effettuati entro il mese successivo a quello di riferimento, sono stabiliti nelle seguenti misure:

CONTRIBUTI

% Totale

Quota contributiva impresa (%)

Quota contributiva lavoratore (%)

Contributo Cassa Edile 2,50 2,08 0,42
Contributo APE ordinaria 3,00 3,00 -
Contributo Formedil 0,90 0,90 -
Contributo CPT 0,10 0,10 -
Quote adesione contrattuale provinciali 1,20 0,60 0,60
Quote adesione contrattuale nazionali 0,36 0,18 0,18
Contributo RLST 0,10 0,10 -
Contributo per lavori usuranti e pesanti 0,10 0,10 -
TOTALE CONTRIBUTI 8,26 7,06 1,20

 

Chiarimenti sulla voluntary disclosure

Si forniscono chiarimenti in materia di voluntary disclosure (Agenzia delle Entrate – Circolare 07 aprile 2017, n. 8/E).

Nello specifico:
– riapertura dei termini: possono accedere alla procedura di collaborazione volontaria, beneficiando della riapertura dei termini, solo i contribuenti che non abbiano già presentato istanza in relazione alla precedente edizione. Ai delegati che non risultino essere i titolari effettivi delle attività presenti sui rapporti non può essere attribuito alcun reddito connesso con le stesse; i medesimi soggetti sono invece obbligati a far emergere le eventuali ulteriori attività della specie che detengono o hanno detenuto all’estero in un qualsiasi periodo d’imposta ancora aperto. Pertanto, per il soggetto che abbia già usufruito della passata edizione della voluntary disclosure in qualità di delegato ad operare su un conto corrente estero e che vuole accedere alla nuova edizione della procedura di collaborazione volontaria in relazione ai profili internazionali nella veste di beneficiario economico di un rapporto bancario estero risulta essere stato non collaborativo in relazione alla procedura di voluntary disclosure internazionale già esperita, avendo regolarizzato la sola relazione bancaria di cui era titolare in qualità di soggetto delegato alla firma. Si ritiene quindi che la riapertura dei termini della procedura di collaborazione volontaria non possa essere utilizzata per sanare l’incompletezza derivante dalla omissione a suo tempo delle ulteriori attività della specie;
– versamento spontaneo: con riferimento alla determinazione delle sanzioni relative alle violazioni degli obblighi dichiarativi di monitoraggio fiscale oggetto della procedura di collaborazione volontaria, ai fini dell’applicazione di un’unica sanzione (c.d. cumulo giuridico), in caso di concorso formale o materiale di violazioni, la sanzione connessa alla violazione più grave deve essere aumentata dal quarto al doppio. È previsto l’aumento della sanzione base dalla metà al triplo, qualora le violazioni si riferiscono a più periodi di imposta. Mentre gli uffici dell’Agenzia delle entrate ai fini del calcolo del cumulo giuridico della sanzione da irrogare possono valutare, nell’ambito della discrezionalità loro rimessa, le percentuali di aumento della sanzione, tenendo anche conto della condotta del contribuente, della gravità delle violazioni e della frequenza con cui le stesse sono state commesse, il contribuente che ai fini della procedura di collaborazione volontaria intende provvedere spontaneamente al versamento delle sanzioni dovute per le violazioni in materia di dichiarazione annuale per gli investimenti e le attività dovrà applicare gli aumenti nelle misure minime, pari rispettivamente ad un quarto ed alla metà.

Si forniscono chiarimenti in materia di voluntary disclosure (Agenzia delle Entrate - Circolare 07 aprile 2017, n. 8/E).

Nello specifico:
- riapertura dei termini: possono accedere alla procedura di collaborazione volontaria, beneficiando della riapertura dei termini, solo i contribuenti che non abbiano già presentato istanza in relazione alla precedente edizione. Ai delegati che non risultino essere i titolari effettivi delle attività presenti sui rapporti non può essere attribuito alcun reddito connesso con le stesse; i medesimi soggetti sono invece obbligati a far emergere le eventuali ulteriori attività della specie che detengono o hanno detenuto all’estero in un qualsiasi periodo d’imposta ancora aperto. Pertanto, per il soggetto che abbia già usufruito della passata edizione della voluntary disclosure in qualità di delegato ad operare su un conto corrente estero e che vuole accedere alla nuova edizione della procedura di collaborazione volontaria in relazione ai profili internazionali nella veste di beneficiario economico di un rapporto bancario estero risulta essere stato non collaborativo in relazione alla procedura di voluntary disclosure internazionale già esperita, avendo regolarizzato la sola relazione bancaria di cui era titolare in qualità di soggetto delegato alla firma. Si ritiene quindi che la riapertura dei termini della procedura di collaborazione volontaria non possa essere utilizzata per sanare l’incompletezza derivante dalla omissione a suo tempo delle ulteriori attività della specie;
- versamento spontaneo: con riferimento alla determinazione delle sanzioni relative alle violazioni degli obblighi dichiarativi di monitoraggio fiscale oggetto della procedura di collaborazione volontaria, ai fini dell’applicazione di un’unica sanzione (c.d. cumulo giuridico), in caso di concorso formale o materiale di violazioni, la sanzione connessa alla violazione più grave deve essere aumentata dal quarto al doppio. È previsto l’aumento della sanzione base dalla metà al triplo, qualora le violazioni si riferiscono a più periodi di imposta. Mentre gli uffici dell’Agenzia delle entrate ai fini del calcolo del cumulo giuridico della sanzione da irrogare possono valutare, nell’ambito della discrezionalità loro rimessa, le percentuali di aumento della sanzione, tenendo anche conto della condotta del contribuente, della gravità delle violazioni e della frequenza con cui le stesse sono state commesse, il contribuente che ai fini della procedura di collaborazione volontaria intende provvedere spontaneamente al versamento delle sanzioni dovute per le violazioni in materia di dichiarazione annuale per gli investimenti e le attività dovrà applicare gli aumenti nelle misure minime, pari rispettivamente ad un quarto ed alla metà.

Nuovi minini per i dipendenti delle aziende tessili

Dall’1/4/2017 devono essere corrisposti i nuovi minimi contrattuali ai dipendenti dell’industria dell’abbigliamento, maglieria, calzetteria, lana, seta, cotone, tintoria, stamperie, fotoincisione tessile, tessili vari, torcitura e filatura serica

Di seguito vengono riportati i minimi retributivi in vigore da questo mese

Qualificati

 

Livello

Minimo

8 2.121,88
7 2.001,17
6 1.879,20
5 1.760,30
4 1.674,51
3 Super 1.635,79
3 1.599,31
2 Super 1.553,24
2 1.519,38
1 1.208,08
Viaggiatore 1 1.778,98
Viaggiatore 2 1.678,76

 

Dall’1/4/2017 devono essere corrisposti i nuovi minimi contrattuali ai dipendenti dell'industria dell'abbigliamento, maglieria, calzetteria, lana, seta, cotone, tintoria, stamperie, fotoincisione tessile, tessili vari, torcitura e filatura serica

Di seguito vengono riportati i minimi retributivi in vigore da questo mese

Qualificati

 

Livello

Minimo

8 2.121,88
7 2.001,17
6 1.879,20
5 1.760,30
4 1.674,51
3 Super 1.635,79
3 1.599,31
2 Super 1.553,24
2 1.519,38
1 1.208,08
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Cds e casi di interesse strategico per l’economia, indicazioni Inps sulla reiterazione del beneficio

 

Le istruzioni per la compilazione del flusso Uniemens nel caso di reiterazione della riduzione contributiva prevista nelle ipotesi di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale che comportino notevoli ricadute occupazionali, tali da condizionare le possibilità di sviluppo economico territoriale, e il cui piano industriale abbia previsto l’utilizzo del contratto di solidarietà.

Come noto, per gli accordi conclusi e sottoscritti in sede governativa entro il 31 luglio 2015, riguardanti casi di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale che comportino notevoli ricadute occupazionali, tali da condizionare le possibilità di sviluppo economico territoriale, e il cui piano industriale abbia previsto l’utilizzo del contratto di solidarietà, le imprese interessate possono richiedere la reiterazione della riduzione contributiva.
Tale reiterazione, per un periodo massimo di 24 mesi complessivi, oltre il medesimo periodo già oggetto di decontribuzione, è riconosciuta nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro dovuta per i lavoratori interessati alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%. Ai fini del rispetto del limite di spesa annuo complessivo (4 milioni di euro per l’anno 2016, 90 milioni per l’anno 2017 e 100 milioni per il 2018), l’Istituto è tenuto al monitoraggio. La procedura per il conseguimento della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa del datore di lavoro interessato. La Sede competente, accertata la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della riduzione contributiva, provvede ad attribuire alla posizione aziendale il codice di autorizzazione “9Q”.
Quanto alle modalità di compilazione del flusso Uniemens, le aziende destinatarie di decreti interministeriali di autorizzazione alla riduzione contributiva finanziata con le risorse stanziate per l’anno 2017, valorizzano all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <AltreACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleACredito>, il nuovo codice causale “L978”, avente il significato di “conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 42 C. 4-bis Dlgs 148/2015 Anno 2017”;

– nell’elemento <ImportoACredito>, il relativo importo.
Ai fini del recupero del beneficio riferito alle mensilità da gennaio ad aprile 2017, i datori di lavoro possono avvalersi del nuovo codice causale “L979” avente il significato di “Arr. Conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 42 c. 4 del D.Lgs 148/2015 anno 2017”, da valorizzare nell’Elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito>; la valorizzazione del predetto elemento può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di maggio, giugno e luglio 2017.
Di contro, le aziende destinatarie di decreti interministeriali di autorizzazione alla riduzione contributiva finanziata con le risorse stanziate per l’anno 2016, valorizzano all’interno di <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
– nell’elemento <CausaleACredito>, il codice causale di nuova istituzione “L989”, avente il significato di “Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 42 c. 4 del D.Lgs 148/2015 Anno 2016”;
– nell’elemento <ImportoACredito>, indicheranno il relativo importo.
Le predette operazioni di conguaglio vanno effettuate entro il giorno 16 del mese di luglio.

 

Le istruzioni per la compilazione del flusso Uniemens nel caso di reiterazione della riduzione contributiva prevista nelle ipotesi di rilevante interesse strategico per l'economia nazionale che comportino notevoli ricadute occupazionali, tali da condizionare le possibilità di sviluppo economico territoriale, e il cui piano industriale abbia previsto l'utilizzo del contratto di solidarietà.

Come noto, per gli accordi conclusi e sottoscritti in sede governativa entro il 31 luglio 2015, riguardanti casi di rilevante interesse strategico per l'economia nazionale che comportino notevoli ricadute occupazionali, tali da condizionare le possibilità di sviluppo economico territoriale, e il cui piano industriale abbia previsto l'utilizzo del contratto di solidarietà, le imprese interessate possono richiedere la reiterazione della riduzione contributiva.
Tale reiterazione, per un periodo massimo di 24 mesi complessivi, oltre il medesimo periodo già oggetto di decontribuzione, è riconosciuta nella misura del 35% della contribuzione a carico del datore di lavoro dovuta per i lavoratori interessati alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%. Ai fini del rispetto del limite di spesa annuo complessivo (4 milioni di euro per l’anno 2016, 90 milioni per l’anno 2017 e 100 milioni per il 2018), l’Istituto è tenuto al monitoraggio. La procedura per il conseguimento della riduzione contributiva deve essere attivata ad iniziativa del datore di lavoro interessato. La Sede competente, accertata la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento della riduzione contributiva, provvede ad attribuire alla posizione aziendale il codice di autorizzazione "9Q".
Quanto alle modalità di compilazione del flusso Uniemens, le aziende destinatarie di decreti interministeriali di autorizzazione alla riduzione contributiva finanziata con le risorse stanziate per l’anno 2017, valorizzano all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <AltreACredito>, i seguenti elementi:
- nell’elemento <CausaleACredito>, il nuovo codice causale "L978", avente il significato di "conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 42 C. 4-bis Dlgs 148/2015 Anno 2017";

- nell’elemento <ImportoACredito>, il relativo importo.
Ai fini del recupero del beneficio riferito alle mensilità da gennaio ad aprile 2017, i datori di lavoro possono avvalersi del nuovo codice causale "L979" avente il significato di "Arr. Conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 42 c. 4 del D.Lgs 148/2015 anno 2017", da valorizzare nell’Elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito>; la valorizzazione del predetto elemento può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di maggio, giugno e luglio 2017.
Di contro, le aziende destinatarie di decreti interministeriali di autorizzazione alla riduzione contributiva finanziata con le risorse stanziate per l’anno 2016, valorizzano all’interno di <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, i seguenti elementi:
- nell’elemento <CausaleACredito>, il codice causale di nuova istituzione "L989", avente il significato di "Arretrato conguaglio sgravio contributivo per i CdS stipulati ai sensi dell’articolo 42 c. 4 del D.Lgs 148/2015 Anno 2016";
- nell’elemento <ImportoACredito>, indicheranno il relativo importo.
Le predette operazioni di conguaglio vanno effettuate entro il giorno 16 del mese di luglio.

Detrazioni per carichi familiari di pensionati residenti all’estero

I pensionati residenti all’estero per l’applicazione delle detrazioni per carichi familiari devono presentare richiesta all’INPS (INPS – Messaggio 27 aprile 2017, n. 1763)

Ai fini dell’applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia alle pensioni di beneficiari residenti all’estero, in base alla normativa fiscale vigente, è necessario, in presenza dei requisiti prescritti, presentare annualmente apposita domanda all’INPS, anche in caso di invarianza del carico familiare rispetto a quello del periodo d’imposta precedente.
Pertanto, tutti i pensionati residenti all’estero in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni per ottenere per il periodo d’imposta 2017 l’applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia, di cui all’art. 12 del TUIR (DPR 917/86), sono tenuti a presentare l’apposita domanda all’Istituto tramite il servizio on line dedicato, messo a disposizione per i soggetti dotati di PIN, per gli Istituti di Patronato e per le Strutture territoriali dell’Istituto, funzionale all’acquisizione e alla registrazione negli archivi informatici della necessaria attestazione dei requisiti previsti per il riconoscimento delle detrazioni di cui trattasi.
Per consentire ad un più ampio numero di pensionati residenti all’estero, in possesso dei requisiti prescritti, di fruire di tale tipologia di detrazioni per il periodo d’imposta 2017, l’INPS comunica che saranno applicate provvisoriamente fino alla rata di giugno 2017 le detrazioni già registrate in archivio per il periodo d’imposta 2016.
Invece, per coloro che non presenteranno l’apposita domanda all’Istituto entro il 15/05/17 sarà effettuato l’azzeramento delle detrazioni per carichi di famiglia sulle pensioni percepite a partire dalla rata di luglio 2017, con relativo recupero delle detrazioni applicate in via provvisoria sulle mensilità da gennaio a giugno 2017. Nel caso in cui la richiesta del pensionato pervenga in data successiva al termine indicato, le detrazioni saranno attribuite nuovamente sulla prima rata utile.
Dal 20/12/2016, con l’entrata in vigore in Italia, della Convenzione contro le doppie imposizioni con il Cile anche i pensionati residenti fiscalmente in Cile potranno, in presenza di tutti i requisiti prescritti, presentare la richiesta di applicazione delle detrazioni per carichi familiari di cui all’art 12 del TUIR (DPR 917/86).
La stessa Convenzione internazionale prevede inoltre che le pensioni e le altre remunerazioni analoghe pagate ad un residente di uno Stato contraente sono imponibili soltanto in questo Stato, con applicazione del principio della tassazione esclusiva nel paese di residenza, pertanto, i beneficiari di pensioni erogate dall’INPS considerati residenti fiscalmente in Cile, ai sensi dell’art. 2, comma 2, del TUIR (DPR 917/86), possono richiedere all’Istituto, in qualità di sostituto d’imposta, l’esenzione dall’imposizione fiscale della prestazione in Italia, inviando alla struttura territoriale INPS competente l’apposita istanza tramite apposito modello multilingue di richiesta (mod. EP/I), disponibile alla sezione Modulistica/Convenzioni Internazionali del sito istituzionale, completo dell’attestazione della residenza fiscale estera rilasciata dall’Autorità fiscale cilena.

I pensionati residenti all’estero per l’applicazione delle detrazioni per carichi familiari devono presentare richiesta all’INPS (INPS - Messaggio 27 aprile 2017, n. 1763)

Ai fini dell’applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia alle pensioni di beneficiari residenti all’estero, in base alla normativa fiscale vigente, è necessario, in presenza dei requisiti prescritti, presentare annualmente apposita domanda all’INPS, anche in caso di invarianza del carico familiare rispetto a quello del periodo d’imposta precedente.
Pertanto, tutti i pensionati residenti all’estero in Paesi che assicurano un adeguato scambio di informazioni per ottenere per il periodo d’imposta 2017 l’applicazione delle detrazioni per carichi di famiglia, di cui all’art. 12 del TUIR (DPR 917/86), sono tenuti a presentare l’apposita domanda all’Istituto tramite il servizio on line dedicato, messo a disposizione per i soggetti dotati di PIN, per gli Istituti di Patronato e per le Strutture territoriali dell’Istituto, funzionale all’acquisizione e alla registrazione negli archivi informatici della necessaria attestazione dei requisiti previsti per il riconoscimento delle detrazioni di cui trattasi.
Per consentire ad un più ampio numero di pensionati residenti all’estero, in possesso dei requisiti prescritti, di fruire di tale tipologia di detrazioni per il periodo d’imposta 2017, l’INPS comunica che saranno applicate provvisoriamente fino alla rata di giugno 2017 le detrazioni già registrate in archivio per il periodo d’imposta 2016.
Invece, per coloro che non presenteranno l’apposita domanda all’Istituto entro il 15/05/17 sarà effettuato l’azzeramento delle detrazioni per carichi di famiglia sulle pensioni percepite a partire dalla rata di luglio 2017, con relativo recupero delle detrazioni applicate in via provvisoria sulle mensilità da gennaio a giugno 2017. Nel caso in cui la richiesta del pensionato pervenga in data successiva al termine indicato, le detrazioni saranno attribuite nuovamente sulla prima rata utile.
Dal 20/12/2016, con l’entrata in vigore in Italia, della Convenzione contro le doppie imposizioni con il Cile anche i pensionati residenti fiscalmente in Cile potranno, in presenza di tutti i requisiti prescritti, presentare la richiesta di applicazione delle detrazioni per carichi familiari di cui all’art 12 del TUIR (DPR 917/86).
La stessa Convenzione internazionale prevede inoltre che le pensioni e le altre remunerazioni analoghe pagate ad un residente di uno Stato contraente sono imponibili soltanto in questo Stato, con applicazione del principio della tassazione esclusiva nel paese di residenza, pertanto, i beneficiari di pensioni erogate dall’INPS considerati residenti fiscalmente in Cile, ai sensi dell’art. 2, comma 2, del TUIR (DPR 917/86), possono richiedere all’Istituto, in qualità di sostituto d’imposta, l’esenzione dall’imposizione fiscale della prestazione in Italia, inviando alla struttura territoriale INPS competente l’apposita istanza tramite apposito modello multilingue di richiesta (mod. EP/I), disponibile alla sezione Modulistica/Convenzioni Internazionali del sito istituzionale, completo dell’attestazione della residenza fiscale estera rilasciata dall’Autorità fiscale cilena.

Bloccato l’aumento di agosto per il CCNL Terziario Sistema Impresa e Fesica Confsal

Sottoscritto un accordo di sospensione dell’aumento retributivo previsto per il CCNL del terziario: commercio, distribuzione e servizi firmato dal Sistema Impresa e Fesica Confsal

Le Parti hanno deciso di revocare l’aumento retributivo con decorrenza 1/8/2017 previsto nel Verbale di Accordo modificativo del 12/10/2016 e di incontrarsi con cadenza annuale, o con cadenza inferiore in caso di necessità, per valutare la possibilità di variare gli importi retributivi calcolando gli stessi su dati certi e periodicamente aggiornati dai competenti Istituti di statistica.
Pertanto, le retribuzioni da garantire ai dipendenti sono le seguenti e i successivi aumenti retributivi saranno stabiliti con apposito Accordo Integrativo in materia retributiva.

Livello

Minimo dall’1/11/2016

Quadri 2.395,34
1 2.208,48
2 1.977,90
3 1.763,29
4 1.592,68
5 1.487,26
6 1.386,42
7 1.264,65

Sottoscritto un accordo di sospensione dell’aumento retributivo previsto per il CCNL del terziario: commercio, distribuzione e servizi firmato dal Sistema Impresa e Fesica Confsal

Le Parti hanno deciso di revocare l'aumento retributivo con decorrenza 1/8/2017 previsto nel Verbale di Accordo modificativo del 12/10/2016 e di incontrarsi con cadenza annuale, o con cadenza inferiore in caso di necessità, per valutare la possibilità di variare gli importi retributivi calcolando gli stessi su dati certi e periodicamente aggiornati dai competenti Istituti di statistica.
Pertanto, le retribuzioni da garantire ai dipendenti sono le seguenti e i successivi aumenti retributivi saranno stabiliti con apposito Accordo Integrativo in materia retributiva.

Livello

Minimo dall’1/11/2016

Quadri 2.395,34
1 2.208,48
2 1.977,90
3 1.763,29
4 1.592,68
5 1.487,26
6 1.386,42
7 1.264,65