Disciplinato l’apprendistato di 1° e 3° livello nella Provincia di Trento

 

 

Siglato il 19/8/2016, tra la Provincia Autonoma di Trento, l’Associazione Albergatori e Imprese Turistiche, l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese, la Coldiretti del Trentino, la Confesercenti del Trentino, la Confcommercio Imprese per l’Italia-Trentino, la Confindustria Trento, la Federazione trentina della Cooperazione e la CGIL del Trentino, la CISL del Trentino, la UIL del Trentino, il Protocollo d’intesa in materia di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

Le Parti hanno concordato di promuovere lo sviluppo dell’apprendistato della prima e terza tipologia secondo il nuovo impianto introdotto dal D.Lgs. 81/2015, riconoscendo la valenza formativa dell’attivazione di una forma contrattuale di qualità centrata sul connubio studio/lavoro e sulla valorizzazione dell’apprendimento nel contesto lavorativo.

Retribuzione

La retribuzione dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, è fissata in misura percentuale rispetto al livello di inquadramento, come sotto riportata:
Primo anno: non inferiore al 50% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Secondo anno: non inferiore al 60% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Terzo anno: non inferiore al 70% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Quarto anno: non inferiore al 75% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale.
Nel caso in cui l’apprendista, alla fine dell’anno scolastico, riceva una media di voti uguale o superiore ad “8”, la retribuzione per l’intero anno scolastico successivo sarà la seguente:
Secondo anno: non inferiore al 70% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Terzo anno: non inferiore al 80% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Quarto anno: non inferiore al 85% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale.
L’apprendista, assunto con il contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca, è inquadrato, anche ai fini retributivi ed in coerenza con il percorso formativo, come segue:
a) per i percorsi di durata superiore all’anno
– per la prima metà del periodo di apprendistato: due livelli sotto quello di destinazione finale;
– per la seconda metà del periodo di apprendistato: un livello sotto quello di destinazione finale.
b) per i percorsi di durata non superiore all’anno. per il periodo di apprendistato un livello sotto quello di destinazione finale.

Durata dei contratti di apprendistato

La durata dei contratti di apprendistato della prima tipologia non può essere inferiore a sei mesi e non può, in ogni caso, essere superiore a:
a) tre anni per il conseguimento della qualifica di istruzione e formazione professionale;
b) quattro anni per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale;
c) quattro anni per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore;
d) due anni per la frequenza del corso annuale per l’ammissione all’esame di Stato;
e) un anno per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale per coloro che sono in possesso della qualifica di istruzione e formazione professionale nell’ambito dell’indirizzo professionale corrispondente;
f) un anno per il conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore.
La durata dei contratti di apprendistato di alta formazione non può essere inferiore a sei mesi ed è pari nel massimo alla durata ordinamentale dei relativi percorsi.
La durata dei contratti di apprendistato per attività di ricerca non può essere inferiore a sei mesi ed è definita in rapporto alla durata del progetto di ricerca e non può essere superiore a tre anni, salva la facoltà di prevedere ipotesi di proroga del contratto fino ad un anno, in presenza di particolari esigenze legate al progetto di ricerca.
La durata dei contratti di apprendistato per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche non può essere inferiore a sei mesi ed è definita, quanto alla durata massima, in rapporto al conseguimento dell’attestato di compiuta pratica per l’ammissione all’esame di Stato.

Formazione

L’organizzazione didattica dei percorsi di formazione in apprendistato si articola in periodi di formazione interna ed esterna. I percorsi sono concordati dall’istituzione formativa e dal datore di lavoro e attuati sulla base di un protocollo. Le attività di formazione interna ed esterna si integrano ai fini del raggiungimento dei risultati di apprendimento dei percorsi ordinamentali.

 

 

Siglato il 19/8/2016, tra la Provincia Autonoma di Trento, l’Associazione Albergatori e Imprese Turistiche, l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese, la Coldiretti del Trentino, la Confesercenti del Trentino, la Confcommercio Imprese per l'Italia-Trentino, la Confindustria Trento, la Federazione trentina della Cooperazione e la CGIL del Trentino, la CISL del Trentino, la UIL del Trentino, il Protocollo d’intesa in materia di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e l’apprendistato di alta formazione e ricerca.

Le Parti hanno concordato di promuovere lo sviluppo dell'apprendistato della prima e terza tipologia secondo il nuovo impianto introdotto dal D.Lgs. 81/2015, riconoscendo la valenza formativa dell'attivazione di una forma contrattuale di qualità centrata sul connubio studio/lavoro e sulla valorizzazione dell'apprendimento nel contesto lavorativo.

Retribuzione

La retribuzione dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, è fissata in misura percentuale rispetto al livello di inquadramento, come sotto riportata:
Primo anno: non inferiore al 50% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Secondo anno: non inferiore al 60% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Terzo anno: non inferiore al 70% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Quarto anno: non inferiore al 75% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale.
Nel caso in cui l’apprendista, alla fine dell’anno scolastico, riceva una media di voti uguale o superiore ad "8", la retribuzione per l’intero anno scolastico successivo sarà la seguente:
Secondo anno: non inferiore al 70% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Terzo anno: non inferiore al 80% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale;
Quarto anno: non inferiore al 85% della retribuzione di riferimento spettante per il livello di inquadramento della qualifica finale.
L'apprendista, assunto con il contratto di apprendistato di alta formazione e di ricerca, è inquadrato, anche ai fini retributivi ed in coerenza con il percorso formativo, come segue:
a) per i percorsi di durata superiore all'anno
- per la prima metà del periodo di apprendistato: due livelli sotto quello di destinazione finale;
- per la seconda metà del periodo di apprendistato: un livello sotto quello di destinazione finale.
b) per i percorsi di durata non superiore all'anno. per il periodo di apprendistato un livello sotto quello di destinazione finale.

Durata dei contratti di apprendistato

La durata dei contratti di apprendistato della prima tipologia non può essere inferiore a sei mesi e non può, in ogni caso, essere superiore a:
a) tre anni per il conseguimento della qualifica di istruzione e formazione professionale;
b) quattro anni per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale;
c) quattro anni per il conseguimento del diploma di istruzione secondaria superiore;
d) due anni per la frequenza del corso annuale per l'ammissione all'esame di Stato;
e) un anno per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale per coloro che sono in possesso della qualifica di istruzione e formazione professionale nell'ambito dell'indirizzo professionale corrispondente;
f) un anno per il conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore.
La durata dei contratti di apprendistato di alta formazione non può essere inferiore a sei mesi ed è pari nel massimo alla durata ordinamentale dei relativi percorsi.
La durata dei contratti di apprendistato per attività di ricerca non può essere inferiore a sei mesi ed è definita in rapporto alla durata del progetto di ricerca e non può essere superiore a tre anni, salva la facoltà di prevedere ipotesi di proroga del contratto fino ad un anno, in presenza di particolari esigenze legate al progetto di ricerca.
La durata dei contratti di apprendistato per il praticantato per l'accesso alle professioni ordinistiche non può essere inferiore a sei mesi ed è definita, quanto alla durata massima, in rapporto al conseguimento dell'attestato di compiuta pratica per l'ammissione all'esame di Stato.

Formazione

L'organizzazione didattica dei percorsi di formazione in apprendistato si articola in periodi di formazione interna ed esterna. I percorsi sono concordati dall'istituzione formativa e dal datore di lavoro e attuati sulla base di un protocollo. Le attività di formazione interna ed esterna si integrano ai fini del raggiungimento dei risultati di apprendimento dei percorsi ordinamentali.

Erogazioni liberali a favore della popolazione colpita dal sisma: deducibilità

26 sett 2016 A Perugia e ad Ascoli Piceno sono state individuate le fondazioni, le associazioni, i comitati e gli enti a cui possono essere effettuate, con deducibilità dal reddito delle imprese, le erogazioni liberali in favore della popolazione colpita dall’evento sismico del 24 agosto 2016 nel territorio della provincia di Perugia e di Ascoli Piceno (Ufficio territoriale del governo di Perugia – Decreto 07 settembre 2016, Ufficio territoriale del governo di Ascoli Piceno – Decreto 12 settembre 2016)

Le fondazioni, le associazioni, i comitati e gli enti, per il cui tramite sono effettuate le erogazioni liberali a favore delle popolazioni colpite dall’evento sismico del 24 agosto 2016 nel territorio della Provincia di Perugia e nel territorio della Provincia di Ascoli Piceno sono così individuate:
a) organizzazioni non lucrative di utilità sociale;
b) altre fondazioni, associazioni, comitati ed enti che, istituiti con atto costitutivo o statuto redatto nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, tra le proprie finalità prevedono interventi umanitari in favore di popolazioni colpite da calamità pubbliche o da altri eventi straordinari;
c) amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali, enti pubblici non economici;
d) associazioni sindacali e di categoria.

26 sett 2016 A Perugia e ad Ascoli Piceno sono state individuate le fondazioni, le associazioni, i comitati e gli enti a cui possono essere effettuate, con deducibilità dal reddito delle imprese, le erogazioni liberali in favore della popolazione colpita dall'evento sismico del 24 agosto 2016 nel territorio della provincia di Perugia e di Ascoli Piceno (Ufficio territoriale del governo di Perugia - Decreto 07 settembre 2016, Ufficio territoriale del governo di Ascoli Piceno - Decreto 12 settembre 2016)

Le fondazioni, le associazioni, i comitati e gli enti, per il cui tramite sono effettuate le erogazioni liberali a favore delle popolazioni colpite dall'evento sismico del 24 agosto 2016 nel territorio della Provincia di Perugia e nel territorio della Provincia di Ascoli Piceno sono così individuate:
a) organizzazioni non lucrative di utilità sociale;
b) altre fondazioni, associazioni, comitati ed enti che, istituiti con atto costitutivo o statuto redatto nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, tra le proprie finalità prevedono interventi umanitari in favore di popolazioni colpite da calamità pubbliche o da altri eventi straordinari;
c) amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali, enti pubblici non economici;
d) associazioni sindacali e di categoria.

Finchè il contratto vive, anche i canoni non percepiti scontano l’RPEF

Con la Sentenza n. 19240 del 2016, la Corte di Cassazione ha affermato il principio che in caso di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo, ai fini delle imposte sui redditi, anche i canoni non percepiti costituiscono reddito tassabile, finchè il contratto rimane in vita.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del contribuente per omessa dichiarazione di reddito per canoni non dichiarati relativi a un contratto di locazione di un immobile per uso commerciale.
Il ricorso del contribuente è stato respinto dai giudici tributari, i quali hanno affermato che in base alla disciplina fiscale vigente sussiste l’obbligo per il locatore di immobili ad uso commerciale di esporre in dichiarazione il reddito derivante dai canoni di locazione ancorché non percepiti.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha confermato la tesi dei giudici tributari, evidenziando che il reddito derivante dalla locazione di immobili ad uso commerciale, o comunque per usi diversi da quello abitativo, è determinato secondo il principio di competenza, calcolando i canoni dovuti per il periodo d’imposta di riferimento sulla base degli accordi contrattuali.
Nell’accogliere il ricorso del contribuente, che ha eccepito l’intervenuta risoluzione del contratto di locazione, la Corte Suprema ha però precisato che, ai fini IRPEF, il reddito degli immobili locati per fini diversi da quello abitativo è individuato in relazione al reddito locativo fin quando risulta in vita un contatto di locazione, con la conseguenza che anche i canoni non percepiti per morosità costituiscono reddito tassabile fino a che non sia intervenuta la risoluzione del contratto o un provvedimento di convalida di sfratto.

Con la Sentenza n. 19240 del 2016, la Corte di Cassazione ha affermato il principio che in caso di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo, ai fini delle imposte sui redditi, anche i canoni non percepiti costituiscono reddito tassabile, finchè il contratto rimane in vita.

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del contribuente per omessa dichiarazione di reddito per canoni non dichiarati relativi a un contratto di locazione di un immobile per uso commerciale.
Il ricorso del contribuente è stato respinto dai giudici tributari, i quali hanno affermato che in base alla disciplina fiscale vigente sussiste l’obbligo per il locatore di immobili ad uso commerciale di esporre in dichiarazione il reddito derivante dai canoni di locazione ancorché non percepiti.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha confermato la tesi dei giudici tributari, evidenziando che il reddito derivante dalla locazione di immobili ad uso commerciale, o comunque per usi diversi da quello abitativo, è determinato secondo il principio di competenza, calcolando i canoni dovuti per il periodo d’imposta di riferimento sulla base degli accordi contrattuali.
Nell’accogliere il ricorso del contribuente, che ha eccepito l’intervenuta risoluzione del contratto di locazione, la Corte Suprema ha però precisato che, ai fini IRPEF, il reddito degli immobili locati per fini diversi da quello abitativo è individuato in relazione al reddito locativo fin quando risulta in vita un contatto di locazione, con la conseguenza che anche i canoni non percepiti per morosità costituiscono reddito tassabile fino a che non sia intervenuta la risoluzione del contratto o un provvedimento di convalida di sfratto.

Edilizia artigianato: indennità di reperibilità per i lavoratori piemontesi

30 sett 2016 Si pubblicano gli importi dell’indennità di reperibilità giornaliera, che le aziende edili artigiane piemontesi, erogeranno ai lavoratori dall’1/9/2016.

Da questo mese, gli importi delle indennità di reperibilità giornaliera per i lavoratori edili del Piemonte sono i seguenti:

Province

Importi Settembre 2016

ALESSANDRIA 4,50
ASTI 4,50
BIELLA 4,50
CUNEO 4,50
NOVARA 5,00
VERBANIA 7,00
VERCELLI 8,125
TORINO 4,50

Sono fatti salvi gli accordi di miglior favore in essere alla data di sottoscrizione del presente CCRL che restano pertanto cristallizzati.

30 sett 2016 Si pubblicano gli importi dell’indennità di reperibilità giornaliera, che le aziende edili artigiane piemontesi, erogeranno ai lavoratori dall’1/9/2016.

Da questo mese, gli importi delle indennità di reperibilità giornaliera per i lavoratori edili del Piemonte sono i seguenti:

Province

Importi Settembre 2016

ALESSANDRIA 4,50
ASTI 4,50
BIELLA 4,50
CUNEO 4,50
NOVARA 5,00
VERBANIA 7,00
VERCELLI 8,125
TORINO 4,50

Sono fatti salvi gli accordi di miglior favore in essere alla data di sottoscrizione del presente CCRL che restano pertanto cristallizzati.

Obbligo di comunicazione PEC per i revisori: le indicazioni del MEF

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare 29 settembre 2016, n. 21, ha fornito le prime indicazioni operative relative alle modalità e ai termini di comunicazione delle caselle PEC dei revisori legali e della società di revisione legale iscritti al Registro.

Tutti i revisori legali e le società di revisione legale iscritti nell’apposito Registro hanno l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (o l’eventuale aggiornamento) al Ministero dell’economia e delle finanze o al soggetto incaricato della tenuta del Registro, entro la data del 30 novembre 2016.
L’indirizzo di Posta Elettronica Certificata rientra tra i dati minimi che costituiscono il contenuto informativo del Registro dei revisori legali.
La comunicazione di un valido indirizzo PEC costituisce un preciso obbligo a carico di tutti gli iscritti, persone fisiche e giuridiche, anche di quelli fino ad oggi sprovvisti di tale strumento, che dovranno dunque farsi carico di attivare una casella PEC presso un fornitore certificato.
La successiva comunicazione dell’indirizzo al Registro dei revisori dovrà avvenire esclusivamente con le ordinarie modalità telematiche, mediante accesso all’Area riservata del portale della revisione legale con le credenziali personali di accesso (username e password).
Per quanto concerne i soggetti che già in passato avevano comunicato al Registro dei revisori legali un valido indirizzo di Posta Elettronica Certificata, ad essi non è richiesta alcuna ulteriore comunicazione. Tuttavia, tutti gli iscritti dovranno verificare i propri dati anagrafici e di contatto anche al fine di accertarsi che la casella di posta certificata precedentemente comunicata al Registro sia ancora valida e sia attiva. Ogni casella PEC comunicata dovrà, inoltre, essere associata univocamente ad un singolo iscritto.
Per le caselle CEC-PAC (@postacertificata.gov.it), attualmente risultanti non più attive, essendo il servizio stato dismesso, bisogna sostituire la casella di posta certificata non più operativa con una nuova casella PEC standard rilasciata da un fornitore certificato.
Per quanto concerne i professionisti iscritti presso altri Albi, Ordini o Collegi professionali, ai fini della comunicazione al Registro ciascun singolo iscritto può indicare la casella PEC già utilizzata per l’Ordine professionale o collegio di appartenenza o ricorrere, alternativamente, ad una casella PEC specifica diversa dalla precedente.
Resta ferma, inoltre, la necessità di procedere all’aggiornamento del proprio indirizzo PEC entro il termine di 30 giorni da qualsiasi variazione.
Infine, la mancata comunicazione di informazioni obbligatorie che costituiscono parte essenziale del contenuto informativo del Registro dei revisori legali, ovvero il mancato aggiornamento dei predetti dati nei tempi previsti alla normativa, espone l’iscritto all’applicazione delle sanzioni amministrative.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare 29 settembre 2016, n. 21, ha fornito le prime indicazioni operative relative alle modalità e ai termini di comunicazione delle caselle PEC dei revisori legali e della società di revisione legale iscritti al Registro.

Tutti i revisori legali e le società di revisione legale iscritti nell’apposito Registro hanno l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (o l’eventuale aggiornamento) al Ministero dell’economia e delle finanze o al soggetto incaricato della tenuta del Registro, entro la data del 30 novembre 2016.
L’indirizzo di Posta Elettronica Certificata rientra tra i dati minimi che costituiscono il contenuto informativo del Registro dei revisori legali.
La comunicazione di un valido indirizzo PEC costituisce un preciso obbligo a carico di tutti gli iscritti, persone fisiche e giuridiche, anche di quelli fino ad oggi sprovvisti di tale strumento, che dovranno dunque farsi carico di attivare una casella PEC presso un fornitore certificato.
La successiva comunicazione dell’indirizzo al Registro dei revisori dovrà avvenire esclusivamente con le ordinarie modalità telematiche, mediante accesso all’Area riservata del portale della revisione legale con le credenziali personali di accesso (username e password).
Per quanto concerne i soggetti che già in passato avevano comunicato al Registro dei revisori legali un valido indirizzo di Posta Elettronica Certificata, ad essi non è richiesta alcuna ulteriore comunicazione. Tuttavia, tutti gli iscritti dovranno verificare i propri dati anagrafici e di contatto anche al fine di accertarsi che la casella di posta certificata precedentemente comunicata al Registro sia ancora valida e sia attiva. Ogni casella PEC comunicata dovrà, inoltre, essere associata univocamente ad un singolo iscritto.
Per le caselle CEC-PAC (@postacertificata.gov.it), attualmente risultanti non più attive, essendo il servizio stato dismesso, bisogna sostituire la casella di posta certificata non più operativa con una nuova casella PEC standard rilasciata da un fornitore certificato.
Per quanto concerne i professionisti iscritti presso altri Albi, Ordini o Collegi professionali, ai fini della comunicazione al Registro ciascun singolo iscritto può indicare la casella PEC già utilizzata per l’Ordine professionale o collegio di appartenenza o ricorrere, alternativamente, ad una casella PEC specifica diversa dalla precedente.
Resta ferma, inoltre, la necessità di procedere all’aggiornamento del proprio indirizzo PEC entro il termine di 30 giorni da qualsiasi variazione.
Infine, la mancata comunicazione di informazioni obbligatorie che costituiscono parte essenziale del contenuto informativo del Registro dei revisori legali, ovvero il mancato aggiornamento dei predetti dati nei tempi previsti alla normativa, espone l’iscritto all’applicazione delle sanzioni amministrative.

Licenziamento e mansioni ripartite tra i lavoratori

Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento è identificabile anche nella soppressione di una posizione lavorativa derivante da una diversa ripartizione delle mansioni fra il personale in servizio, attuata a fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale.

È quanto ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo.
Dunque, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, certe mansioni possono essere suddivise fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già svolte: il risultato finale può far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente. Lo stesso si dica quando le mansioni di più lavoratori siano suddivise fra un numero più ridotto di dipendenti. In entrambi i casi vi è quella riorganizzazione tecnico-produttiva che integra il nucleo irriducibile del concetto di giustificato motivo oggettivo.
In questo caso, il diritto del datore di lavoro di ripartire diversamente determinate mansioni fra più dipendenti non deve far perdere di vista la necessità di verificare il rapporto di congruità causale fra la scelta imprenditoriale e il licenziamento, nel senso che non basta che i compiti un tempo espletati dal lavoratore licenziato risultino essere stati distribuiti ad altri, ma è necessario che tale riassetto sia all’origine del licenziamento anziché costituirne mero effetto di risulta.

Nel caso in questione, la Corte d’appello dichiarava illegittimo il licenziamento di un lavoratore, in favore del quale ordinava la riassunzione entro tre giorni o, in mancanza, il pagamento d’una indennità pari a cinque mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
In Cassazione, l’azienda lamenta che erroneamente i giudici di merito hanno trascurato che il giustificato motivo oggettivo ben può consistere anche in una diversa distribuzione di determinate mansioni, tale da far emergere l’esubero della posizione lavorativa del lavoratore licenziato, conformemente alla giurisprudenza di legittimità, secondo cui “il giustificato motivo oggettivo di licenziamento è ravvisabile anche nella soppressione d’una posizione lavorativa derivante da una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio, attuata a fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, certe mansioni possono essere suddivise fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate: il risultato finale può far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente”.

Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento è identificabile anche nella soppressione di una posizione lavorativa derivante da una diversa ripartizione delle mansioni fra il personale in servizio, attuata a fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale.

È quanto ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di un lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo.
Dunque, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, certe mansioni possono essere suddivise fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già svolte: il risultato finale può far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente. Lo stesso si dica quando le mansioni di più lavoratori siano suddivise fra un numero più ridotto di dipendenti. In entrambi i casi vi è quella riorganizzazione tecnico-produttiva che integra il nucleo irriducibile del concetto di giustificato motivo oggettivo.
In questo caso, il diritto del datore di lavoro di ripartire diversamente determinate mansioni fra più dipendenti non deve far perdere di vista la necessità di verificare il rapporto di congruità causale fra la scelta imprenditoriale e il licenziamento, nel senso che non basta che i compiti un tempo espletati dal lavoratore licenziato risultino essere stati distribuiti ad altri, ma è necessario che tale riassetto sia all'origine del licenziamento anziché costituirne mero effetto di risulta.

Nel caso in questione, la Corte d'appello dichiarava illegittimo il licenziamento di un lavoratore, in favore del quale ordinava la riassunzione entro tre giorni o, in mancanza, il pagamento d'una indennità pari a cinque mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
In Cassazione, l’azienda lamenta che erroneamente i giudici di merito hanno trascurato che il giustificato motivo oggettivo ben può consistere anche in una diversa distribuzione di determinate mansioni, tale da far emergere l'esubero della posizione lavorativa del lavoratore licenziato, conformemente alla giurisprudenza di legittimità, secondo cui "il giustificato motivo oggettivo di licenziamento è ravvisabile anche nella soppressione d’una posizione lavorativa derivante da una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio, attuata a fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, certe mansioni possono essere suddivise fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate: il risultato finale può far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente".

Trattenute su pensioni ex Inpdap a favore di soggetti terzi

Le trattenute, operate dall’INPS su pensioni ex Inpdap, a favore di persone giuridiche, dal 1° ottobre 2016, saranno versate agli aventi diritto nello stesso mese in cui è effettuato il prelievo, come già avviene per la generalità delle trattenute sulle altre pensioni erogate dall’Istituto.

Dal mese di ottobre, dunque, i versamenti cumulativi a favore dei creditori persone giuridiche (quali società finanziarie/banche, etc.) di trattenute prelevate a vario titolo – cessioni quinto pensioni, cessioni quinto stipendi, pignoramenti presso terzi ed ulteriori ritenute a favore di terzi beneficiari – conterranno gli importi trattenuti sui ratei pensionistici di settembre e di ottobre.

Con riferimento invece ai versamenti a favore dei creditori persone fisiche (quali ad esempio creditori pignoratizi e beneficiari di assegno di mantenimento per figli) – l’Istituto chiarisce con Messaggio n. 3904/2016 – bisognerà operare un ulteriore distinguo:
– per le pensioni liquidate con la nuova procedura (SIN) il mese di versamento agli aventi diritto già coincide con quello di competenza del prelievo;
– per le pensioni liquidate con la vecchia procedura (GPP), i versamenti di ottobre 2016 saranno gestiti con le precedenti modalità e, quindi, conterranno esclusivamente gli importi trattenuti nel mese di settembre 2016. Per quest’ultima tipologia di trattenute, infatti, l’allineamento dei criteri di gestione dei versamenti sarà operativo dal 1° novembre 2016, restando successivamente cura delle Sedi INPS territorialmente competenti il provvedere al conguaglio delle quote trattenute nel mese di ottobre 2016.

Le trattenute, operate dall’INPS su pensioni ex Inpdap, a favore di persone giuridiche, dal 1° ottobre 2016, saranno versate agli aventi diritto nello stesso mese in cui è effettuato il prelievo, come già avviene per la generalità delle trattenute sulle altre pensioni erogate dall’Istituto.

Dal mese di ottobre, dunque, i versamenti cumulativi a favore dei creditori persone giuridiche (quali società finanziarie/banche, etc.) di trattenute prelevate a vario titolo - cessioni quinto pensioni, cessioni quinto stipendi, pignoramenti presso terzi ed ulteriori ritenute a favore di terzi beneficiari – conterranno gli importi trattenuti sui ratei pensionistici di settembre e di ottobre.

Con riferimento invece ai versamenti a favore dei creditori persone fisiche (quali ad esempio creditori pignoratizi e beneficiari di assegno di mantenimento per figli) - l’Istituto chiarisce con Messaggio n. 3904/2016 - bisognerà operare un ulteriore distinguo:
- per le pensioni liquidate con la nuova procedura (SIN) il mese di versamento agli aventi diritto già coincide con quello di competenza del prelievo;
- per le pensioni liquidate con la vecchia procedura (GPP), i versamenti di ottobre 2016 saranno gestiti con le precedenti modalità e, quindi, conterranno esclusivamente gli importi trattenuti nel mese di settembre 2016. Per quest’ultima tipologia di trattenute, infatti, l’allineamento dei criteri di gestione dei versamenti sarà operativo dal 1° novembre 2016, restando successivamente cura delle Sedi INPS territorialmente competenti il provvedere al conguaglio delle quote trattenute nel mese di ottobre 2016.

Non è automatica la trasformazione della pensione da invalidità a vecchiaia

Deve escludersi la possibilità di applicare alla pensione di invalidità la diversa regola prevista in riferimento all’assegno di invalidità, per cui è possibile la sua trasformazione in pensione di vecchiaia al compimento dell’età pensionabile e ove sussistano i requisiti anagrafico e contributivo.

La Corte d’appello aveva rigettato l’appello proposto dall’Inps contro la sentenza del Tribunale di prime cure che aveva accolto la domanda proposta da un lavoratore, diretta ad ottenere la trasformazione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia e la condanna dell’ente previdenziale alla corresponsione della relativa prestazione dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa, oltre gli interessi di legge.
Avverso tale sentenza l’Inps propone ricorso in Cassazione, lamentando principalmente che la sentenza ha ritenuto utili ai fini del diritto al diverso trattamento pensionistico i periodi di godimento della pensione di invalidità.
Il ricorso è fondato. La Suprema Corte conferma, al riguardo, un orientamento divenuto ormai uniforme, secondo cui la trasformazione della pensione di invalidità in vecchiaia al compimento dell’età pensionabile è possibile ove di tale ultima pensione sussistano i requisiti anagrafico e contributivo, non potendo essere utilizzato, a fini di incrementare l’anzianità contributiva, il periodo di godimento della pensione di invalidità. Deve, infatti, escludersi la possibilità di applicare alla pensione di invalidità la diversa regola prevista in riferimento all’assegno di invalidità, visto il carattere eccezionale delle previsioni dell’ordinamento previdenziale e le differenze esistenti tra disciplina sulla pensione di invalidità e quella sull’assegno, quest’ultimo sottoposto a condizioni più rigorose, anche e rispetto al trattamento dei superstiti.

Deve escludersi la possibilità di applicare alla pensione di invalidità la diversa regola prevista in riferimento all'assegno di invalidità, per cui è possibile la sua trasformazione in pensione di vecchiaia al compimento dell'età pensionabile e ove sussistano i requisiti anagrafico e contributivo.

La Corte d'appello aveva rigettato l'appello proposto dall'Inps contro la sentenza del Tribunale di prime cure che aveva accolto la domanda proposta da un lavoratore, diretta ad ottenere la trasformazione della pensione di invalidità in pensione di vecchiaia e la condanna dell'ente previdenziale alla corresponsione della relativa prestazione dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa, oltre gli interessi di legge.
Avverso tale sentenza l'Inps propone ricorso in Cassazione, lamentando principalmente che la sentenza ha ritenuto utili ai fini del diritto al diverso trattamento pensionistico i periodi di godimento della pensione di invalidità.
Il ricorso è fondato. La Suprema Corte conferma, al riguardo, un orientamento divenuto ormai uniforme, secondo cui la trasformazione della pensione di invalidità in vecchiaia al compimento dell'età pensionabile è possibile ove di tale ultima pensione sussistano i requisiti anagrafico e contributivo, non potendo essere utilizzato, a fini di incrementare l'anzianità contributiva, il periodo di godimento della pensione di invalidità. Deve, infatti, escludersi la possibilità di applicare alla pensione di invalidità la diversa regola prevista in riferimento all'assegno di invalidità, visto il carattere eccezionale delle previsioni dell'ordinamento previdenziale e le differenze esistenti tra disciplina sulla pensione di invalidità e quella sull'assegno, quest'ultimo sottoposto a condizioni più rigorose, anche e rispetto al trattamento dei superstiti.

Iva al 10% per il latte fresco destinato ad usi industriali

Le cessioni di latte fresco ai laboratori di pasticceria ed ai produttori di gelati non possono godere dell’aliquota Iva ridotta del 4% prevista per il latte confezionato e destinato al consumatore finale. L’Iva da applicare è del 10% (Agenzia entrate – risoluzione 29 settembre 2016, n. 85/E).

L’aliquota Iva del 10% è rivolta al “latte fresco, latte cagliato, siero di latte, latticello (o latte battuto) e altri tipi di latte fermentati o acidificati”.

L’aliquota Iva del 4% è invece rivolta al “latte fresco, non concentrato né zuccherato, destinato al consumo alimentare, confezionato per la vendita al minuto, sottoposto a pastorizzazione o ad altri trattamenti previsti da leggi sanitarie.

In entrambi i casi si tratta di latte fresco, ma risulta più agevolato il latte destinato al consumatore e non quello sottoposto ad ulteriori lavorazioni o trasformazioni.
Infatti, l’Iva ridotta del 4% è rivolta al latte fresco destinato al consumatore finale e confezionato per la vendita al dettaglio.
Invece, per il latte fresco ceduto ai laboratori di pasticceria ed ai produttori di gelati, l’Iva da applicare è quella del 10%.

Quindi, sconta l’Iva più agevolata il latte confezionato e destinato al consumatore e non quello rivolto ad usi industriali.

Le cessioni di latte fresco ai laboratori di pasticceria ed ai produttori di gelati non possono godere dell’aliquota Iva ridotta del 4% prevista per il latte confezionato e destinato al consumatore finale. L’Iva da applicare è del 10% (Agenzia entrate - risoluzione 29 settembre 2016, n. 85/E).

L’aliquota Iva del 10% è rivolta al "latte fresco, latte cagliato, siero di latte, latticello (o latte battuto) e altri tipi di latte fermentati o acidificati".

L’aliquota Iva del 4% è invece rivolta al "latte fresco, non concentrato né zuccherato, destinato al consumo alimentare, confezionato per la vendita al minuto, sottoposto a pastorizzazione o ad altri trattamenti previsti da leggi sanitarie.

In entrambi i casi si tratta di latte fresco, ma risulta più agevolato il latte destinato al consumatore e non quello sottoposto ad ulteriori lavorazioni o trasformazioni.
Infatti, l’Iva ridotta del 4% è rivolta al latte fresco destinato al consumatore finale e confezionato per la vendita al dettaglio.
Invece, per il latte fresco ceduto ai laboratori di pasticceria ed ai produttori di gelati, l’Iva da applicare è quella del 10%.

Quindi, sconta l’Iva più agevolata il latte confezionato e destinato al consumatore e non quello rivolto ad usi industriali.

Il nuovo Accordo per i il settore “Commercio” della Provincia di Bolzano

Firmato, il 26/9/2016, tra l’Unione Commercio Turismo Servizi Alto Adige e le OO.SS. di Bolzano, Contratto Integrativo di 2° livello per il settore Terziario Distribuzione Servizi della Provincia di Bolzano

Il presente CIPL decorre dall’1/10/2016 e scadrà il 30/9/2019; tra gli istituti regolati troviamo:

Banca delle ore
A partire dall’1/1/2017 è introdotta la banca delle ore, in cui confluiranno le ore di lavoro straordinario e in caso di un rapporto a tempo parziale le ore supplementari. La contabilizzazione avviene in base al rapporto 1:1, cioè senza alcuna maggiorazione. Qualora le ore straordinarie siano state lavorate in giornata festiva il rapporto sarà di 1:1,4. Per le ore straordinarie lavorate in giornata festiva in esecuzione di un contratto a termine per ragioni di stagionalità e nei comuni turistici di cui all’art. 19 del CIPL, il rapporto sarà di 1:1,3.
L’adozione della banca delle ore è a discrezione del datore di lavoro.

Lavoro domenicale
1. maggiorazione del 40%:
per tutte le ipotesi al di fuori di quelle previste al successivo punto 2.
2. maggiorazione del 30%:
a) per i lavoratori, per i quali la prestazione nella giornata domenicale rientra nel normale orario settimanale di lavoro, essendo il riposo settimanale fissato nel contratto individuale in altra giornata; in tal caso dovrà essere indicata nel contratto individuale una precisa giornata infrasettimanale;
b) nei 25 comuni a prevalente vocazione turistica di cui all’art. 19;
c) in tutti gli altri comuni, con esclusivo riferimento ai contratti a termine in cui ricorrano le motivazioni di cui all’art. 18.

Lavoro nel periodo natalizio
Le ore di lavoro prestate nella giornata di riposo settimanale della Domenica d’oro (Domenica antecedente il 25 dicembre), della Domenica d’argento (la domenica precedente quella “d’oro”) e nella giornata dell’8 dicembre dovranno essere retribuite con la sola maggiorazione del 95% sulla quota oraria.

Lavoro festivo
1. maggiorazione del 40%:
per tutte le ipotesi al di fuori di quelle previste al successivo punto 2.

2. maggiorazione del 30%:
a) nei 25 comuni a prevalente vocazione turistica di cui all’art. 19;
b) in tutti gli altri comuni, con esclusivo riferimento ai contratti a termine in cui ricorrano le motivazioni di cui all’art. 18.

Erogazione economica di secondo livello
Le Parti si impegnano reciprocamente a stipulare entro il 31/12/2016 un separato accordo sull’erogazione del premio di produttività – anche sotto forma di welfare aziendale.

Trattamento economico di malattia
A decorrere dall’entrata in vigore del presente Accordo, perderà efficacia, relativamente al solo istituto della malattia, l’Accordo provinciale 18/5/1979 e, per tutto quanto qui non regolamentato, dovrà essere applicato il CCNL TDS in vigore.
– 100% (cento per cento) per i giorni dal 40 al 20°.
La presente disposizione si applica anche agli apprendisti.
Ai dipendenti di aziende operanti nella Provincia di Bolzano, con anzianità di servizio presso la stessa azienda superiore a 10 (dieci) anni, resta confermato il miglior trattamento in atto, consistente nel mantenimento del posto di lavoro e nella erogazione del 50% della retribuzione dal 181° al 270° giorno di malattia.

Trattamento economico di infortunio
Le aziende corrisponderanno al lavoratore assente per infortunio sul lavoro una integrazione fino a raggiungere il 100% del normale trattamento economico complessivo. Detta integrazione compete al lavoratore a partire dal 1° giorno dell’infortunio e fino al 180° giorno.

Firmato, il 26/9/2016, tra l'Unione Commercio Turismo Servizi Alto Adige e le OO.SS. di Bolzano, Contratto Integrativo di 2° livello per il settore Terziario Distribuzione Servizi della Provincia di Bolzano

Il presente CIPL decorre dall’1/10/2016 e scadrà il 30/9/2019; tra gli istituti regolati troviamo:

Banca delle ore
A partire dall’1/1/2017 è introdotta la banca delle ore, in cui confluiranno le ore di lavoro straordinario e in caso di un rapporto a tempo parziale le ore supplementari. La contabilizzazione avviene in base al rapporto 1:1, cioè senza alcuna maggiorazione. Qualora le ore straordinarie siano state lavorate in giornata festiva il rapporto sarà di 1:1,4. Per le ore straordinarie lavorate in giornata festiva in esecuzione di un contratto a termine per ragioni di stagionalità e nei comuni turistici di cui all’art. 19 del CIPL, il rapporto sarà di 1:1,3.
L’adozione della banca delle ore è a discrezione del datore di lavoro.

Lavoro domenicale
1. maggiorazione del 40%:
per tutte le ipotesi al di fuori di quelle previste al successivo punto 2.
2. maggiorazione del 30%:
a) per i lavoratori, per i quali la prestazione nella giornata domenicale rientra nel normale orario settimanale di lavoro, essendo il riposo settimanale fissato nel contratto individuale in altra giornata; in tal caso dovrà essere indicata nel contratto individuale una precisa giornata infrasettimanale;
b) nei 25 comuni a prevalente vocazione turistica di cui all’art. 19;
c) in tutti gli altri comuni, con esclusivo riferimento ai contratti a termine in cui ricorrano le motivazioni di cui all’art. 18.

Lavoro nel periodo natalizio
Le ore di lavoro prestate nella giornata di riposo settimanale della Domenica d'oro (Domenica antecedente il 25 dicembre), della Domenica d’argento (la domenica precedente quella "d’oro") e nella giornata dell’8 dicembre dovranno essere retribuite con la sola maggiorazione del 95% sulla quota oraria.

Lavoro festivo
1. maggiorazione del 40%:
per tutte le ipotesi al di fuori di quelle previste al successivo punto 2.

2. maggiorazione del 30%:
a) nei 25 comuni a prevalente vocazione turistica di cui all’art. 19;
b) in tutti gli altri comuni, con esclusivo riferimento ai contratti a termine in cui ricorrano le motivazioni di cui all’art. 18.

Erogazione economica di secondo livello
Le Parti si impegnano reciprocamente a stipulare entro il 31/12/2016 un separato accordo sull’erogazione del premio di produttività - anche sotto forma di welfare aziendale.

Trattamento economico di malattia
A decorrere dall’entrata in vigore del presente Accordo, perderà efficacia, relativamente al solo istituto della malattia, l’Accordo provinciale 18/5/1979 e, per tutto quanto qui non regolamentato, dovrà essere applicato il CCNL TDS in vigore.
- 100% (cento per cento) per i giorni dal 40 al 20°.
La presente disposizione si applica anche agli apprendisti.
Ai dipendenti di aziende operanti nella Provincia di Bolzano, con anzianità di servizio presso la stessa azienda superiore a 10 (dieci) anni, resta confermato il miglior trattamento in atto, consistente nel mantenimento del posto di lavoro e nella erogazione del 50% della retribuzione dal 181° al 270° giorno di malattia.

Trattamento economico di infortunio
Le aziende corrisponderanno al lavoratore assente per infortunio sul lavoro una integrazione fino a raggiungere il 100% del normale trattamento economico complessivo. Detta integrazione compete al lavoratore a partire dal 1° giorno dell’infortunio e fino al 180° giorno.