Sisma 24 agosto: l’Inps attiva servizi alternativi di emergenza

Nelle regioni colpite dal sisma, tutte le Strutture territoriali dell’Inps sono attive e garantiscono i servizi. Al fine di assicurare le informazioni necessarie agli utenti, nonché la continuità dei pagamenti delle pensioni e delle prestazioni a sostegno del reddito, sono previsti per i beneficiari residenti nelle zone interessate servizi alternativi di emergenza (Comunicato stampa 26 agosto 2016).

L’Istituto, in collaborazione con Poste Italiane, ha attivato il “pagamento in circolarità” di prestazioni pensionistiche e non pensionistiche temporanee ed occasionali – limitatamente a quelle riscosse in contanti agli sportelli – modalità che consente la riscossione della pensione e delle altre prestazioni presso qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale. I beneficiari sono esonerati dall’obbligo della presentazione del certificato di pensione e della lettera di avviso. Al momento del pagamento, il pensionato – o la persona delegata – dovrà esibire un documento d’identità valido o un documento sostitutivo rilasciato dagli uffici anagrafici attivati nei comuni colpiti.
L’Inps, ha provveduto a differire l’avvio della procedura di recupero conseguente alla revoca della prestazione per omessa dichiarazione del reddito relativo agli anni 2012/2013 ed a sospendere l’avvio delle notifiche di debito. Saranno, inoltre, sospese le trattenute sulle prestazioni per recupero debiti a partire dai pagamenti del mese di ottobre in quanto i mandati di pagamento per il prossimo mese di settembre sono già stati inviati e non sono più modificabili.
Sospesi, altresì, gli accertamenti sanitari di revisione ai sensi della Legge 114/2014 (invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità) nei confronti dei cittadini residenti nei territori interessati e giustificate le assenze che dovessero verificarsi per le visite di revisione già calendarizzate.
Sospeso infine l’invio, nei territori interessati, degli avvisi di addebito per la riscossione coattiva dei contributi previdenziali (AVA) nei confronti di tutti i soggetti contribuenti residenti.

Nelle regioni colpite dal sisma, tutte le Strutture territoriali dell’Inps sono attive e garantiscono i servizi. Al fine di assicurare le informazioni necessarie agli utenti, nonché la continuità dei pagamenti delle pensioni e delle prestazioni a sostegno del reddito, sono previsti per i beneficiari residenti nelle zone interessate servizi alternativi di emergenza (Comunicato stampa 26 agosto 2016).

L’Istituto, in collaborazione con Poste Italiane, ha attivato il "pagamento in circolarità" di prestazioni pensionistiche e non pensionistiche temporanee ed occasionali – limitatamente a quelle riscosse in contanti agli sportelli – modalità che consente la riscossione della pensione e delle altre prestazioni presso qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale. I beneficiari sono esonerati dall’obbligo della presentazione del certificato di pensione e della lettera di avviso. Al momento del pagamento, il pensionato – o la persona delegata – dovrà esibire un documento d’identità valido o un documento sostitutivo rilasciato dagli uffici anagrafici attivati nei comuni colpiti.
L’Inps, ha provveduto a differire l’avvio della procedura di recupero conseguente alla revoca della prestazione per omessa dichiarazione del reddito relativo agli anni 2012/2013 ed a sospendere l’avvio delle notifiche di debito. Saranno, inoltre, sospese le trattenute sulle prestazioni per recupero debiti a partire dai pagamenti del mese di ottobre in quanto i mandati di pagamento per il prossimo mese di settembre sono già stati inviati e non sono più modificabili.
Sospesi, altresì, gli accertamenti sanitari di revisione ai sensi della Legge 114/2014 (invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità) nei confronti dei cittadini residenti nei territori interessati e giustificate le assenze che dovessero verificarsi per le visite di revisione già calendarizzate.
Sospeso infine l’invio, nei territori interessati, degli avvisi di addebito per la riscossione coattiva dei contributi previdenziali (AVA) nei confronti di tutti i soggetti contribuenti residenti.

Distributori automatici: obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri

Con il provvedimento n. 102807 del 30 giugno 2016, l’Agenzia delle Entrate ha definito le regole tecniche di adeguamento dei distributori automatici (detti anche “vending machine”), in vista dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica all’anagrafe tributaria dei dati dei corrispettivi giornalieri, in vigore dal prossimo 1° gennaio 2017, per i soggetti che svolgono l’attività di erogazione di beni e servizi mediante detti distributori automatici.

CENSIMENTO E FISCALIZZAZIONE

In primo luogo è previsto il censimento e la fiscalizzazione degli apparecchi automatizzati che erogano prodotti e servizi su richiesta dell’utente previo pagamento di un corrispettivo (distributori automatici o vending machine).
A tal fine, le imprese che gestiscono i distributori automatici devono comunicare la matricola identificativa dell’apparecchio all’Agenzia delle Entrate, esclusivamente in via telematica, entro la data di messa in servizio dello stesso, ovvero, per quelli attualmente già in esercizio, entro il 30 luglio 2016, indicando anche la loro geolocalizzazione (latitudine e longitudine della posizione geografica del distributore).
Al termine della procedura di censimento, viene rilasciata un’etichetta QRCODE per ogni apparecchio registrato, che contiene l’indirizzamento ad una pagina web gestita dall’Agenzia delle Entrate sulla quale sarà possibile verificare pubblicamente i dati identificativi dell’apparecchio e del relativo gestore.
Qualora una vending machine dovesse risultare priva di tale etichetta, qualunque utente può segnalare l’irregolarità ad un apposito numero di telefono o indirizzo mail dell’Agenzia delle Entrate.

DATI DA MEMORIZZARE E TRASMETTERE

Ciascun distributore automatico o sistema di gestione multiplo (multicassa) dovrà essere adeguato tecnicamente in modo da memorizzare e trasmettere le seguenti informazioni:
– Elementi identificativi del dispositivo di provenienza dei dati trasmessi (tipologia, numero identificativo, latitudine e longitudine della posizione geografica dell’apparecchio);
– Eventuale periodo di inattività dell’apparecchio (data e ora iniziali, data e ora finali, e causa di interruzione dell’attività);
– Data e ora della rilevazione dei corrispettivi;
– Dati contabili e fiscali delle operazioni riferite al periodo di rilevazione dei corrispettivi, riepilogati per aliquota IVA o natura dell’operazione (Base imponibile, IVA, eventuali informazioni riguardanti la ventilazione, i resi e gli scontrini annullati);
– Valore totale dei beni venduti nel periodo di rilevazione dei corrispettivi, distinto tra vendite per contanti e vendite con forme diverse;
– Ammontare totale incassato nel periodo di rilevazione dei corrispettivi, distinto tra vendite per contanti e vendite con forme diverse.

FASE TRANSITORIA

Al fine di non incidere negativamente sull’attività delle imprese e sul funzionamento dei distributori automatici è prevista una fase transitoria, dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2022, durante la quale le imprese devono provvedere all’adeguamento dei distributori in loro possesso o alla loro sostituzione, al fine di tenere in esercizio distributori che rispondano alle regole tecniche di memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, nel rispetto degli standard minimi di garanzia di sicurezza e autenticità dei dati memorizzati e trasmessi.
Durante tale fase transitoria, i dati suindicati devono essere conservati, anche elettronicamente, unitamente ad ogni altro elemento informativo ad essi riconducibile, e trasmessi in via telematica utilizzando un apposito servizio web messo a disposizione sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
La trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi deve essere effettuata esclusivamente utilizzando un “dispositivo mobile” censito dal sistema dell’Agenzia stessa (si tratta di un dispositivo, dotato di connettività, in grado di leggere, acquisire e trasmettere, in uno specifico formato, i dati contenuti nei sistemi di gestione delle vending machine).
La trasmissione si considera effettuata nel momento in cui è completata, da parte dell’Agenzia delle entrate, la ricezione del file contenente le informazioni, con il rilascio di un’apposita ricevuta resa disponibile per via telematica contestualmente alla trasmissione del file.
In caso di scarto della trasmissione viene comunque rilasciata una ricevuta che attesta il motivo di scarto del file. In tale ipotesi la trasmissione del file corretto deve essere effettuata entro i cinque giorni lavorativi successivi alla comunicazione di scarto.

Con il provvedimento n. 102807 del 30 giugno 2016, l’Agenzia delle Entrate ha definito le regole tecniche di adeguamento dei distributori automatici (detti anche "vending machine"), in vista dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica all’anagrafe tributaria dei dati dei corrispettivi giornalieri, in vigore dal prossimo 1° gennaio 2017, per i soggetti che svolgono l’attività di erogazione di beni e servizi mediante detti distributori automatici.

CENSIMENTO E FISCALIZZAZIONE

In primo luogo è previsto il censimento e la fiscalizzazione degli apparecchi automatizzati che erogano prodotti e servizi su richiesta dell’utente previo pagamento di un corrispettivo (distributori automatici o vending machine).
A tal fine, le imprese che gestiscono i distributori automatici devono comunicare la matricola identificativa dell’apparecchio all’Agenzia delle Entrate, esclusivamente in via telematica, entro la data di messa in servizio dello stesso, ovvero, per quelli attualmente già in esercizio, entro il 30 luglio 2016, indicando anche la loro geolocalizzazione (latitudine e longitudine della posizione geografica del distributore).
Al termine della procedura di censimento, viene rilasciata un’etichetta QRCODE per ogni apparecchio registrato, che contiene l’indirizzamento ad una pagina web gestita dall’Agenzia delle Entrate sulla quale sarà possibile verificare pubblicamente i dati identificativi dell’apparecchio e del relativo gestore.
Qualora una vending machine dovesse risultare priva di tale etichetta, qualunque utente può segnalare l’irregolarità ad un apposito numero di telefono o indirizzo mail dell’Agenzia delle Entrate.

DATI DA MEMORIZZARE E TRASMETTERE

Ciascun distributore automatico o sistema di gestione multiplo (multicassa) dovrà essere adeguato tecnicamente in modo da memorizzare e trasmettere le seguenti informazioni:
- Elementi identificativi del dispositivo di provenienza dei dati trasmessi (tipologia, numero identificativo, latitudine e longitudine della posizione geografica dell’apparecchio);
- Eventuale periodo di inattività dell’apparecchio (data e ora iniziali, data e ora finali, e causa di interruzione dell’attività);
- Data e ora della rilevazione dei corrispettivi;
- Dati contabili e fiscali delle operazioni riferite al periodo di rilevazione dei corrispettivi, riepilogati per aliquota IVA o natura dell’operazione (Base imponibile, IVA, eventuali informazioni riguardanti la ventilazione, i resi e gli scontrini annullati);
- Valore totale dei beni venduti nel periodo di rilevazione dei corrispettivi, distinto tra vendite per contanti e vendite con forme diverse;
- Ammontare totale incassato nel periodo di rilevazione dei corrispettivi, distinto tra vendite per contanti e vendite con forme diverse.

FASE TRANSITORIA

Al fine di non incidere negativamente sull’attività delle imprese e sul funzionamento dei distributori automatici è prevista una fase transitoria, dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2022, durante la quale le imprese devono provvedere all’adeguamento dei distributori in loro possesso o alla loro sostituzione, al fine di tenere in esercizio distributori che rispondano alle regole tecniche di memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, nel rispetto degli standard minimi di garanzia di sicurezza e autenticità dei dati memorizzati e trasmessi.
Durante tale fase transitoria, i dati suindicati devono essere conservati, anche elettronicamente, unitamente ad ogni altro elemento informativo ad essi riconducibile, e trasmessi in via telematica utilizzando un apposito servizio web messo a disposizione sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
La trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi deve essere effettuata esclusivamente utilizzando un "dispositivo mobile" censito dal sistema dell’Agenzia stessa (si tratta di un dispositivo, dotato di connettività, in grado di leggere, acquisire e trasmettere, in uno specifico formato, i dati contenuti nei sistemi di gestione delle vending machine).
La trasmissione si considera effettuata nel momento in cui è completata, da parte dell’Agenzia delle entrate, la ricezione del file contenente le informazioni, con il rilascio di un’apposita ricevuta resa disponibile per via telematica contestualmente alla trasmissione del file.
In caso di scarto della trasmissione viene comunque rilasciata una ricevuta che attesta il motivo di scarto del file. In tale ipotesi la trasmissione del file corretto deve essere effettuata entro i cinque giorni lavorativi successivi alla comunicazione di scarto.

Siglato protocollo Alternanza Scuola Lavoro nel Veneto

 

 

30 giu 2016 Firmato il 1/6/2016, tra la Regione del Veneto, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto (USRV), l’Unioncamere del Veneto e le Parti Sociali, il protocollo di intesa per l’alternanza scuola lavoro, con decorrenza dalla data di sottoscrizione sino al 31/8/2018.

Il Tavolo regionale, coordinato dalla Regione del Veneto, opera al fine di favorire la messa a sistema dell’Alternanza Scuola Lavoro in Veneto. In questa prospettiva intende facilitare la comunicazione, l’interazione e la collaborazione tra le Parti firmatarie allo scopo di individuare, affrontare e superare i nodi citati in premessa che possono ostacolare o ritardare la realizzazione dei percorsi.
E’ formato dai rappresentanti delle parti firmatarie e si riunisce periodicamente, almeno una volta ogni tre mesi e comunque all’inizio e alla conclusione dell’anno scolastico.
Tra i risultati attesi del Tavolo si prevedono:
– l’ampliamento delle tipologie e quindi del numero di strutture ospitanti nei territori del Veneto;
– la condivisione della necessità che le scuole, prima di proporre alle strutture ospitanti la coprogettazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro, abbiano svolto le fasi preliminari interne di individuazione delle discipline coinvolte, delle evidenze e dei compiti che caratterizzano i profili culturali e professionali specifici di ogni indirizzo di studio;
– la diffusione delle migliori soluzioni didattiche e organizzative adottate dalle scuole di ciascuna area territoriale, che consentano a ciascuno studente delle classi in cui l’alternanza è obbligatoria di effettuare significative esperienze di apprendimento in ambiente lavorativo;
– la diffusione di strumenti di valutazione accolti dalle Parti;
– risorse da offrire alle scuole per facilitare l’accoglienza degli studenti da parte delle strutture lavorative;
– linee, strumenti e risorse per la formazione dei tutor, in particolare esterni, secondo gli indirizzi espressi dai sottoscrittori del presente Protocollo;
– la diffusione di dati, informazioni e buone pratiche attraverso incontri e iniziative specifiche;
– iniziative di sostegno alla capacità organizzativa delle strutture ospitanti, consistenti nella trasmissione delle competenze e dei saperi, per la realizzazione delle attività richiamate al punto 6 della Guida operativa del MIUR.
Allo scopo di capitalizzare il patrimonio di esperienze e di qualificare i percorsi attuati, il Tavolo si impegna a costituire l’Osservatorio Veneto per l’Alternanza finalizzato a monitorare sistematicamente le attività rilevando i risultati conseguiti, a raccogliere le migliori pratiche, a promuovere iniziative di verifica della qualità delle azioni, nonché interventi di informazione e di sensibilizzazione del territorio.
L’Osservatorio per l’Alternanza dispone delle basi informative utilizzate dalle istituzioni coinvolte nel Protocollo che ne garantiscono l’integrazione e predispone un programma biennale di attività.
E’ previsto di norma un Convegno annuale per illustrare i risultati dell’alternanza, le buone prassi e i punti critici.

 

 

30 giu 2016 Firmato il 1/6/2016, tra la Regione del Veneto, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca - Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto (USRV), l’Unioncamere del Veneto e le Parti Sociali, il protocollo di intesa per l’alternanza scuola lavoro, con decorrenza dalla data di sottoscrizione sino al 31/8/2018.

Il Tavolo regionale, coordinato dalla Regione del Veneto, opera al fine di favorire la messa a sistema dell'Alternanza Scuola Lavoro in Veneto. In questa prospettiva intende facilitare la comunicazione, l'interazione e la collaborazione tra le Parti firmatarie allo scopo di individuare, affrontare e superare i nodi citati in premessa che possono ostacolare o ritardare la realizzazione dei percorsi.
E’ formato dai rappresentanti delle parti firmatarie e si riunisce periodicamente, almeno una volta ogni tre mesi e comunque all'inizio e alla conclusione dell'anno scolastico.
Tra i risultati attesi del Tavolo si prevedono:
- l'ampliamento delle tipologie e quindi del numero di strutture ospitanti nei territori del Veneto;
- la condivisione della necessità che le scuole, prima di proporre alle strutture ospitanti la coprogettazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro, abbiano svolto le fasi preliminari interne di individuazione delle discipline coinvolte, delle evidenze e dei compiti che caratterizzano i profili culturali e professionali specifici di ogni indirizzo di studio;
- la diffusione delle migliori soluzioni didattiche e organizzative adottate dalle scuole di ciascuna area territoriale, che consentano a ciascuno studente delle classi in cui l'alternanza è obbligatoria di effettuare significative esperienze di apprendimento in ambiente lavorativo;
- la diffusione di strumenti di valutazione accolti dalle Parti;
- risorse da offrire alle scuole per facilitare l'accoglienza degli studenti da parte delle strutture lavorative;
- linee, strumenti e risorse per la formazione dei tutor, in particolare esterni, secondo gli indirizzi espressi dai sottoscrittori del presente Protocollo;
- la diffusione di dati, informazioni e buone pratiche attraverso incontri e iniziative specifiche;
- iniziative di sostegno alla capacità organizzativa delle strutture ospitanti, consistenti nella trasmissione delle competenze e dei saperi, per la realizzazione delle attività richiamate al punto 6 della Guida operativa del MIUR.
Allo scopo di capitalizzare il patrimonio di esperienze e di qualificare i percorsi attuati, il Tavolo si impegna a costituire l'Osservatorio Veneto per l'Alternanza finalizzato a monitorare sistematicamente le attività rilevando i risultati conseguiti, a raccogliere le migliori pratiche, a promuovere iniziative di verifica della qualità delle azioni, nonché interventi di informazione e di sensibilizzazione del territorio.
L'Osservatorio per l'Alternanza dispone delle basi informative utilizzate dalle istituzioni coinvolte nel Protocollo che ne garantiscono l'integrazione e predispone un programma biennale di attività.
E' previsto di norma un Convegno annuale per illustrare i risultati dell'alternanza, le buone prassi e i punti critici.

Bonus investimenti nel mezzogiorno: via libera alle comunicazioni

A partire dal 30 giugno 2016 e fino al 31 dicembre 2019 la comunicazione deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica, direttamente da parte dei soggetti abilitati o tramite i soggetti incaricati. La trasmissione telematica è effettuata utilizzando il software denominato “Creditoinvestimentisud”, disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it. (Agenzia entrate – provvedimento n. 45080/2016).

L’agevolazione incentiva gli investimenti nelle aree del paese dove è maggiormente avvertita la necessità di sostenere la crescita e creare posti di lavoro ed è concessa in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2019.
Non tutti i soggetti però possono beneficiare dell’agevolazione; infatti, sono esclusi dal beneficio le imprese in difficoltà e i soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo.

Il modello per la richiesta di attribuzione del credito d’imposta è disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it o può essere prelevato da altri siti, purché sia conforme a quello approvato; deve essere inviato alla stessa Agenzia delle Entrate tramite i servizi online Fisconline o Entratel, direttamente o attraverso gli intermediari incaricati quali professionisti, associazioni ci categoria, Caf e altri soggetti.
La trasmissione telematica è effettuata utilizzando il software denominato “Creditoinvestimentisud”.

Il credito d’imposta maturato può essere utilizzato solo in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline, a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità del credito d’imposta.

A partire dal 30 giugno 2016 e fino al 31 dicembre 2019 la comunicazione deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente in via telematica, direttamente da parte dei soggetti abilitati o tramite i soggetti incaricati. La trasmissione telematica è effettuata utilizzando il software denominato "Creditoinvestimentisud", disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it. (Agenzia entrate - provvedimento n. 45080/2016).

L’agevolazione incentiva gli investimenti nelle aree del paese dove è maggiormente avvertita la necessità di sostenere la crescita e creare posti di lavoro ed è concessa in relazione agli investimenti realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2019.
Non tutti i soggetti però possono beneficiare dell’agevolazione; infatti, sono esclusi dal beneficio le imprese in difficoltà e i soggetti che operano nei settori dell’industria siderurgica, carbonifera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dei trasporti e delle relative infrastrutture, della produzione e della distribuzione di energia e delle infrastrutture energetiche, nonché ai settori creditizio, finanziario e assicurativo.

Il modello per la richiesta di attribuzione del credito d’imposta è disponibile gratuitamente sul sito internet www.agenziaentrate.it o può essere prelevato da altri siti, purché sia conforme a quello approvato; deve essere inviato alla stessa Agenzia delle Entrate tramite i servizi online Fisconline o Entratel, direttamente o attraverso gli intermediari incaricati quali professionisti, associazioni ci categoria, Caf e altri soggetti.
La trasmissione telematica è effettuata utilizzando il software denominato "Creditoinvestimentisud".

Il credito d’imposta maturato può essere utilizzato solo in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline, a partire dal quinto giorno successivo alla data di rilascio della ricevuta attestante la fruibilità del credito d’imposta.

Esercizio abusivo della professione anche attraverso una società

Si configura il reato di esercizio abusivo della professione anche allorquando un soggetto, non in possesso del titolo di studio ed abilitativo idoneo alla prestazioni professionali, le fornisca comunque, seppur in maniera mediata attraverso uno schermo societario

La Corte d’appello confermava l’affermazione di responsabilità di un lavoratore in ordine al reato continuato di esercizio abusivo della professione; nello specifico, nell’imputazione si contestava all’interessato lo svolgimento di attività riservata a commercialisti ed a consulenti del lavoro, titoli professionali mai conseguiti.
Dal canto suo, il lavoratore proponeva ricorso in Cassazione, lamentando, quanto all’azione riguardante lo svolgimento dell’attività di commercialista, la carenza di dolo, conseguente all’incertezza nelle determinazioni della normativa che disciplina l’esercizio delle professioni, nonché la natura e forma dell’attività svolta dall’interessato per il tramite di una società. Quanto all’attività del consulente del lavoro, invece, si deduceva la condotta circoscritta ad un unico atto, di mera richiesta di informazioni presso l’Ispettorato del lavoro, che non realizzava la condotta tipica del reato.
La Cassazione ritiene il ricorso inammissibile. In particolare, la stessa deduce l’irrilevanza del richiamo alle modalità attraverso le quali si è espletata l’attività dell’interessato, per il tramite della partecipazione ad una società fornitrice di servizi, poiché quel che rileva è che colui il quale ha offerto la prestazione professionale, diretta o mediata attraverso lo schermo societario, sia in possesso dei requisiti professionali idonei ad assicurarle.

Si configura il reato di esercizio abusivo della professione anche allorquando un soggetto, non in possesso del titolo di studio ed abilitativo idoneo alla prestazioni professionali, le fornisca comunque, seppur in maniera mediata attraverso uno schermo societario

La Corte d'appello confermava l'affermazione di responsabilità di un lavoratore in ordine al reato continuato di esercizio abusivo della professione; nello specifico, nell'imputazione si contestava all'interessato lo svolgimento di attività riservata a commercialisti ed a consulenti del lavoro, titoli professionali mai conseguiti.
Dal canto suo, il lavoratore proponeva ricorso in Cassazione, lamentando, quanto all'azione riguardante lo svolgimento dell’attività di commercialista, la carenza di dolo, conseguente all'incertezza nelle determinazioni della normativa che disciplina l'esercizio delle professioni, nonché la natura e forma dell'attività svolta dall'interessato per il tramite di una società. Quanto all'attività del consulente del lavoro, invece, si deduceva la condotta circoscritta ad un unico atto, di mera richiesta di informazioni presso l'Ispettorato del lavoro, che non realizzava la condotta tipica del reato.
La Cassazione ritiene il ricorso inammissibile. In particolare, la stessa deduce l’irrilevanza del richiamo alle modalità attraverso le quali si è espletata l'attività dell’interessato, per il tramite della partecipazione ad una società fornitrice di servizi, poiché quel che rileva è che colui il quale ha offerto la prestazione professionale, diretta o mediata attraverso lo schermo societario, sia in possesso dei requisiti professionali idonei ad assicurarle.

Elemento perequativo per le aziende della piccola industria metalmeccanica

Questo mese, spetta ai dipendenti delle piccole e medie imprese dell’industria manifatturiera metalmeccanica associate a CONFIMI, un importo di 485,00 euro a titolo di Elemento di Garanzia Retributiva.

Le imprese prive di contrattazione di secondo livello e che non abbiano sottoscritto apposite intese modificative, a giugno dovranno riconoscere a tutti i lavoratori in forza al 1° gennaio di ogni anno, ai quali non sia nemmeno stato riconosciuto, nel corso dell’anno precedente (1° gennaio – 31 dicembre), un trattamento retributivo aggiuntivo rispetto a quelli fissati dal CCNL (superminimi collettivi o individuali, premi annui o altri compensi comunque soggetti a contribuzione), un elemento retributivo annuo pari a 485,00 euro, onnicomprensivo e non incidente sul trattamento di fine rapporto, ovvero inferiore, fino a concorrenza, in caso di presenza di retribuzioni aggiuntive a quelle fissate dal CCNL

Questo mese, spetta ai dipendenti delle piccole e medie imprese dell’industria manifatturiera metalmeccanica associate a CONFIMI, un importo di 485,00 euro a titolo di Elemento di Garanzia Retributiva.

Le imprese prive di contrattazione di secondo livello e che non abbiano sottoscritto apposite intese modificative, a giugno dovranno riconoscere a tutti i lavoratori in forza al 1° gennaio di ogni anno, ai quali non sia nemmeno stato riconosciuto, nel corso dell'anno precedente (1° gennaio - 31 dicembre), un trattamento retributivo aggiuntivo rispetto a quelli fissati dal CCNL (superminimi collettivi o individuali, premi annui o altri compensi comunque soggetti a contribuzione), un elemento retributivo annuo pari a 485,00 euro, onnicomprensivo e non incidente sul trattamento di fine rapporto, ovvero inferiore, fino a concorrenza, in caso di presenza di retribuzioni aggiuntive a quelle fissate dal CCNL

L’istituzione del servizio civile universale

La delega al Governo per la riforma del Terzo settore, prevede, tra l’altro, l’istituzione del servizio civile universale, uno specifico rapporto tra Stato e giovani non assimilabile al rapporto di lavoro, con l’esclusione da ogni imposizione tributaria.

Il servizio civile universale è finalizzato alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica, attraverso un meccanismo di programmazione, di norma triennale, dei contingenti di giovani italiani e stranieri regolarmente soggiornanti – di età compresa tra 18 e 28 anni – che possono essere ammessi al servizio civile universale tramite bando pubblico e di procedure di selezione e avvio dei giovani improntate a principi di semplificazione, trasparenza e non discriminazione.
Come anticipato, la legge delega prevede l’instaurazione – fra giovani e Stato – di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro, con previsione dell’esclusione di tale prestazione da ogni imposizione tributaria.
In particolare, lo Stato ha il compito di programmare, organizzare, accreditare e controllare il servizio civile universale, realizzando – con il coinvolgimento delle regioni – programmi da parte di enti locali, altri enti pubblici territoriali ed enti del Terzo settore. Le regioni, gli enti locali, gli altri enti pubblici territoriali e gli enti del Terzo settore hanno la facoltà di attivare autonomamente progetti di servizio civile con risorse proprie, realizzabili presso soggetti accreditati.
Le competenze acquisite durante lo svolgimento del servizio civile universale possono essere utilizzati nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo.

Infine, sono previsti criteri e modalità di semplificazione e di trasparenza delle procedure di gestione e di valutazione dell’attività svolta dagli enti di servizio civile universale, anche con riferimento ai contributi finanziari erogati dalle competenti strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri in relazione all’attuazione dei progetti di servizio civile universale, a carico del Fondo nazionale per il servizio civile.
La durata del servizio civile universale non può non inferiore a otto mesi complessivi e, in ogni caso, non superiore a un anno, al fine di contemperare le finalità del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti, e della possibilità che il servizio sia prestato, in parte, in uno degli Stati membri dell’UE nonché, per iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei Paesi al di fuori dell’UE.

La delega al Governo per la riforma del Terzo settore, prevede, tra l’altro, l’istituzione del servizio civile universale, uno specifico rapporto tra Stato e giovani non assimilabile al rapporto di lavoro, con l’esclusione da ogni imposizione tributaria.

Il servizio civile universale è finalizzato alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica, attraverso un meccanismo di programmazione, di norma triennale, dei contingenti di giovani italiani e stranieri regolarmente soggiornanti - di età compresa tra 18 e 28 anni - che possono essere ammessi al servizio civile universale tramite bando pubblico e di procedure di selezione e avvio dei giovani improntate a principi di semplificazione, trasparenza e non discriminazione.
Come anticipato, la legge delega prevede l'instaurazione - fra giovani e Stato - di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro, con previsione dell'esclusione di tale prestazione da ogni imposizione tributaria.
In particolare, lo Stato ha il compito di programmare, organizzare, accreditare e controllare il servizio civile universale, realizzando - con il coinvolgimento delle regioni - programmi da parte di enti locali, altri enti pubblici territoriali ed enti del Terzo settore. Le regioni, gli enti locali, gli altri enti pubblici territoriali e gli enti del Terzo settore hanno la facoltà di attivare autonomamente progetti di servizio civile con risorse proprie, realizzabili presso soggetti accreditati.
Le competenze acquisite durante lo svolgimento del servizio civile universale possono essere utilizzati nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo.

Infine, sono previsti criteri e modalità di semplificazione e di trasparenza delle procedure di gestione e di valutazione dell'attività svolta dagli enti di servizio civile universale, anche con riferimento ai contributi finanziari erogati dalle competenti strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri in relazione all'attuazione dei progetti di servizio civile universale, a carico del Fondo nazionale per il servizio civile.
La durata del servizio civile universale non può non inferiore a otto mesi complessivi e, in ogni caso, non superiore a un anno, al fine di contemperare le finalità del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti, e della possibilità che il servizio sia prestato, in parte, in uno degli Stati membri dell'UE nonché, per iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei Paesi al di fuori dell'UE.

Approvazione definitiva per il “decreto banche”

Approvato in Aula alla Camera il decreto recante disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione. I voti a favore sono stati 287, i voti contrari 173, gli astenuti 3. Il provvedimento già approvato dal Senato, è legge. Il decreto è entrato in vigore il 4 maggio 2016 il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. (Decreto-legge 03 maggio 2016, n. 59 convertito in Legge).

Il decreto contiene tra l’altro le seguenti disposizioni:

– Pegno mobiliare non possessorio
Gli imprenditori iscritti nel registro delle imprese possono costituire un pegno non possessorio per garantire i crediti loro concessi, presenti o futuri, se determinati o determinabili e con la previsione dell’importo massimo garantito, inerenti all’esercizio dell’impresa. Il pegno non possessorio può essere costituito su beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa, a esclusione dei beni mobili registrati.

– Finanziamento alle imprese garantito da trasferimento di bene immobile sospensivamente condizionato
Il contratto di finanziamento concluso tra un imprenditore e una banca o altro soggetto autorizzato a concedere finanziamenti nei confronti del pubblico può essere garantito dal trasferimento, in favore del creditore o di una società dallo stesso controllata o al medesimo collegata ai sensi delle vigenti disposizioni di legge e autorizzata ad acquistare, detenere, gestire e trasferire diritti reali immobiliari, della proprietà di un immobile o di un altro diritto immobiliare dell’imprenditore o di un terzo, sospensivamente condizionato all’inadempimento del debitore.

– Registro delle procedure di espropriazione forzata immobiliari, delle procedure di insolvenza e degli strumenti di gestione della crisi
E’ istituito presso il Ministero della giustizia un registro elettronico delle procedure di espropriazione forzata immobiliari, delle procedure d’insolvenza e degli strumenti di gestione della crisi. Il registro è accessibile dalla Banca d’Italia, che utilizza i dati e le informazioni in esso contenuti nello svolgimento delle funzioni di vigilanza, a tutela della sana e prudente gestione degli intermediari vigilati e della stabilità complessiva.
Nel registro sono pubblicati le informazioni e i documenti relativi: alle procedure di espropriazione forzata immobiliare, alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa, ai procedimenti di omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti, nonché ai piani di risanamento quando vengano fatti oggetto di pubblicazione nel registro delle imprese; alle procedure di amministrazione straordinaria, alle procedure di accordo di ristrutturazione dei debiti, di piano del consumatore e di liquidazione dei beni.

– Accesso degli organi delle procedure concorsuali alle informazioni contenute nelle banche dati
Ai fini del recupero o della cessione dei crediti, il curatore, il commissario e il liquidatore giudiziale possono avvalersi delle medesime disposizioni anche per accedere ai dati relativi ai soggetti nei cui confronti la procedura ha ragioni di credito, anche in mancanza di titolo esecutivo nei loro confronti. Quando di tali disposizioni ci si avvale nell’ambito di procedure concorsuali e di procedimenti in materia di famiglia, l’autorizzazione spetta al giudice del procedimento.

– Misure in favore degli investitori in banche in liquidazione
Gli investitori che hanno acquistato gli strumenti finanziari entro la data del 12 giugno 2014 e che li detenevano alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione possono chiedere al Fondo l’erogazione di un indennizzo forfettario al ricorrere di una delle seguenti condizioni:
a) patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore di valore inferiore a 100.000 euro;
b) ammontare del reddito lordo dell’investitore ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nell’anno 2015 inferiore a 35.000 euro.
L’importo dell’indennizzo forfetario è pari all’80 per cento del corrispettivo pagato per l’acquisto degli strumenti finanziari acquistati entro il 12 giugno 2014 e detenuti alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione, al netto di:

a) oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto;
b) la differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un Buono del Tesoro poliennale in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di Buoni del Tesoro Poliennali in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina.
L’istanza di erogazione dell’indennizzo forfetario deve essere presentata, a pena di decadenza, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non consente il ricorso alla procedura arbitrale ed è indirizzata al Fondo. Nell’istanza sono indicati:
a) il nome, l’indirizzo e l’elezione di un domicilio, anche digitale;
b) la Banca in liquidazione presso la quale l’investitore ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati;
c) gli strumenti finanziari subordinati acquistati, con indicazione della quantità, del controvalore, della data di acquisto, del corrispettivo pagato, degli oneri e spese direttamente connessi all’operazione di acquisto e, ove disponibile, del codice ISIN.

Approvato in Aula alla Camera il decreto recante disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione. I voti a favore sono stati 287, i voti contrari 173, gli astenuti 3. Il provvedimento già approvato dal Senato, è legge. Il decreto è entrato in vigore il 4 maggio 2016 il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. (Decreto-legge 03 maggio 2016, n. 59 convertito in Legge).

Il decreto contiene tra l’altro le seguenti disposizioni:

- Pegno mobiliare non possessorio
Gli imprenditori iscritti nel registro delle imprese possono costituire un pegno non possessorio per garantire i crediti loro concessi, presenti o futuri, se determinati o determinabili e con la previsione dell'importo massimo garantito, inerenti all'esercizio dell'impresa. Il pegno non possessorio può essere costituito su beni mobili destinati all'esercizio dell'impresa, a esclusione dei beni mobili registrati.

- Finanziamento alle imprese garantito da trasferimento di bene immobile sospensivamente condizionato
Il contratto di finanziamento concluso tra un imprenditore e una banca o altro soggetto autorizzato a concedere finanziamenti nei confronti del pubblico può essere garantito dal trasferimento, in favore del creditore o di una società dallo stesso controllata o al medesimo collegata ai sensi delle vigenti disposizioni di legge e autorizzata ad acquistare, detenere, gestire e trasferire diritti reali immobiliari, della proprietà di un immobile o di un altro diritto immobiliare dell'imprenditore o di un terzo, sospensivamente condizionato all'inadempimento del debitore.

- Registro delle procedure di espropriazione forzata immobiliari, delle procedure di insolvenza e degli strumenti di gestione della crisi
E' istituito presso il Ministero della giustizia un registro elettronico delle procedure di espropriazione forzata immobiliari, delle procedure d'insolvenza e degli strumenti di gestione della crisi. Il registro è accessibile dalla Banca d'Italia, che utilizza i dati e le informazioni in esso contenuti nello svolgimento delle funzioni di vigilanza, a tutela della sana e prudente gestione degli intermediari vigilati e della stabilità complessiva.
Nel registro sono pubblicati le informazioni e i documenti relativi: alle procedure di espropriazione forzata immobiliare, alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa, ai procedimenti di omologazione di accordi di ristrutturazione dei debiti, nonché ai piani di risanamento quando vengano fatti oggetto di pubblicazione nel registro delle imprese; alle procedure di amministrazione straordinaria, alle procedure di accordo di ristrutturazione dei debiti, di piano del consumatore e di liquidazione dei beni.

- Accesso degli organi delle procedure concorsuali alle informazioni contenute nelle banche dati
Ai fini del recupero o della cessione dei crediti, il curatore, il commissario e il liquidatore giudiziale possono avvalersi delle medesime disposizioni anche per accedere ai dati relativi ai soggetti nei cui confronti la procedura ha ragioni di credito, anche in mancanza di titolo esecutivo nei loro confronti. Quando di tali disposizioni ci si avvale nell'ambito di procedure concorsuali e di procedimenti in materia di famiglia, l'autorizzazione spetta al giudice del procedimento.

- Misure in favore degli investitori in banche in liquidazione
Gli investitori che hanno acquistato gli strumenti finanziari entro la data del 12 giugno 2014 e che li detenevano alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione possono chiedere al Fondo l'erogazione di un indennizzo forfettario al ricorrere di una delle seguenti condizioni:
a) patrimonio mobiliare di proprietà dell'investitore di valore inferiore a 100.000 euro;
b) ammontare del reddito lordo dell'investitore ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche nell'anno 2015 inferiore a 35.000 euro.
L'importo dell'indennizzo forfetario è pari all'80 per cento del corrispettivo pagato per l'acquisto degli strumenti finanziari acquistati entro il 12 giugno 2014 e detenuti alla data della risoluzione delle Banche in liquidazione, al netto di:

a) oneri e spese direttamente connessi all'operazione di acquisto;
b) la differenza, se positiva, tra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un Buono del Tesoro poliennale in corso di emissione di durata finanziaria equivalente oppure il rendimento ricavato tramite interpolazione lineare di Buoni del Tesoro Poliennali in corso di emissione aventi durata finanziaria più vicina.
L'istanza di erogazione dell'indennizzo forfetario deve essere presentata, a pena di decadenza, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non consente il ricorso alla procedura arbitrale ed è indirizzata al Fondo. Nell'istanza sono indicati:
a) il nome, l'indirizzo e l'elezione di un domicilio, anche digitale;
b) la Banca in liquidazione presso la quale l'investitore ha acquistato gli strumenti finanziari subordinati;
c) gli strumenti finanziari subordinati acquistati, con indicazione della quantità, del controvalore, della data di acquisto, del corrispettivo pagato, degli oneri e spese direttamente connessi all'operazione di acquisto e, ove disponibile, del codice ISIN.

Nel commercio elettronico non rientra il collezionista che compra e vende online

Il collezionista che compra e vende online, non per fini speculativi, non svolge attività di commercio elettronico e non è soggetto a tassazione (C.T.R. – sentenza n. 826/2016).

Il collezionista acquista beni non a fini speculativi ma per proprio interesse e la successiva ed eventuale rivendita non è finalizzata al guadagno ma alla possibilità di acquistare un’altra opera che più lo appassiona.
Infatti, la figura del collezionista, di regola, non è caratterizzata dal requisito di commercialità che risulta invece sussistere qualora si assume la caratteristica di imprenditore abituale.

La generica attività di vendita di un bene risulta soggetta ad adempimenti di natura fiscale e contabile qualora venga realizzata in via professionale ed abituale, ovvero, qualora venga esercitata con regolarità, sistematicità e ripetitività e finalizzata al raggiungimento di uno scopo economico.

Tali elementi non si riscontrano nella figura del collezionista che compre e vende ai fini di un benessere personale, con la conseguenza che non si configura attività commerciale e quindi non è richiesto alcun versamento di somme a titolo di imposte.

Il collezionista che compra e vende online, non per fini speculativi, non svolge attività di commercio elettronico e non è soggetto a tassazione (C.T.R. - sentenza n. 826/2016).

Il collezionista acquista beni non a fini speculativi ma per proprio interesse e la successiva ed eventuale rivendita non è finalizzata al guadagno ma alla possibilità di acquistare un'altra opera che più lo appassiona.
Infatti, la figura del collezionista, di regola, non è caratterizzata dal requisito di commercialità che risulta invece sussistere qualora si assume la caratteristica di imprenditore abituale.

La generica attività di vendita di un bene risulta soggetta ad adempimenti di natura fiscale e contabile qualora venga realizzata in via professionale ed abituale, ovvero, qualora venga esercitata con regolarità, sistematicità e ripetitività e finalizzata al raggiungimento di uno scopo economico.

Tali elementi non si riscontrano nella figura del collezionista che compre e vende ai fini di un benessere personale, con la conseguenza che non si configura attività commerciale e quindi non è richiesto alcun versamento di somme a titolo di imposte.

Terziario: Accordo detassazione 2016 per la provincia di Vicenza

Stipulato, il giorno 8/6/2016, tra Confcommercio Imprese per l’Italia della Provincia di Vicenza e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil l’accordo territoriale per l’introduzione di sistemi welfare nel settore terziario della provincia di Vicenza

Le parti firmatarie, premessa tutta la normativa sulla detassazione del salario di produttività, in particolare l’art. 1 comma 184 della legge n. 208/2015 (c.d. legge di stabilità 2016), il quale prevede che il lavoratore in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme spettanti a titolo di premio di produttività possa scegliere misure di welfare, convengono che i trattamenti economici di cui agli art. 8 Contratto Integrativo Provinciale settore Terziario della Provincia di Vicenza sottoscritto il 13/9/2013 rientrano nelle ipotesi di cui all’art. 2, del Decreto interministeriale del 25/3/2016 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14/5/2016 n. 116 e possono beneficiare della tassazione agevolata prevista dalla legge 208/2015 (c.d. Legge di stabilità).
Le parti convengono inoltre che i lavoratori/lavoratrici, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme spettanti a titolo di premio di produttività, possono richiedere l’erogazione attraverso misure di welfare ovvero di retribuzione in natura come richiamato nelle premesse. Le parti confermano i parametri di misurazione ai fini della determinazione del premio variabile collettivo come indicato nel suddetto art. 8 del CIPL 13/9/2013.
Le disposizioni contenute nell’accordo in esame, hanno carattere sperimentale e si applicano per le erogazioni effettuate nel corrente anno 2016.

Stipulato, il giorno 8/6/2016, tra Confcommercio Imprese per l’Italia della Provincia di Vicenza e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil l’accordo territoriale per l’introduzione di sistemi welfare nel settore terziario della provincia di Vicenza

Le parti firmatarie, premessa tutta la normativa sulla detassazione del salario di produttività, in particolare l’art. 1 comma 184 della legge n. 208/2015 (c.d. legge di stabilità 2016), il quale prevede che il lavoratore in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme spettanti a titolo di premio di produttività possa scegliere misure di welfare, convengono che i trattamenti economici di cui agli art. 8 Contratto Integrativo Provinciale settore Terziario della Provincia di Vicenza sottoscritto il 13/9/2013 rientrano nelle ipotesi di cui all’art. 2, del Decreto interministeriale del 25/3/2016 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14/5/2016 n. 116 e possono beneficiare della tassazione agevolata prevista dalla legge 208/2015 (c.d. Legge di stabilità).
Le parti convengono inoltre che i lavoratori/lavoratrici, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme spettanti a titolo di premio di produttività, possono richiedere l’erogazione attraverso misure di welfare ovvero di retribuzione in natura come richiamato nelle premesse. Le parti confermano i parametri di misurazione ai fini della determinazione del premio variabile collettivo come indicato nel suddetto art. 8 del CIPL 13/9/2013.
Le disposizioni contenute nell’accordo in esame, hanno carattere sperimentale e si applicano per le erogazioni effettuate nel corrente anno 2016.