Bonus ristrutturazioni edilizie e arredamento: i chiarimenti sulle agevolazioni 2016

Con la Circolare n. 7/E del 31 marzo 2016 vengono forniti i primi chiarimenti sulla fruizione delle agevolazioni IRPEF per il settore edilizio. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, in particolare, i termini di applicazione per il 2016 delle detrazioni per recupero del patrimonio edilizio, del bonus arredamento delle case ristrutturate, del bonus mobili per le giovani coppie.

BONUS RISTRUTTURAZIONI E ACQUISTO MOBILI (PROROGA 2016)

Ancora fino al 31 dicembre 2016 è confermata:
– la possibilità di fruire delle detrazioni per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio nella misura del 50 per cento (anziché del 36 per cento) e con il limite di spesa fino a 96.000 euro (anziché 48.000 euro). Si tratta di una proroga pura e semplice, per cui il beneficio è regolato dalle medesime disposizioni valide per lo scorso anno, con i chiarimenti all’uopo già forniti dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, è confermato l’obbligo del pagamento mediante l’apposito bonifico bancario o postale;
– la maggiore aliquota di detrazione del 65 per cento per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica degli edifici, qualora le spese siano sostenute per edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/ 2003;
– la detrazione nella misura del 50 per cento delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici – di classe non inferiore ad A+, nonché di classe A per i forni e le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica – finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Al riguardo, la circolare chiarisce che possono avvalersi dell’agevolazione sia i contribuenti che sostengono spese per interventi di ristrutturazione dell’immobile nel 2016 sia i contribuenti che hanno sostenuto tali spese in anni precedenti, a decorrere dal 2012. Ai fini del calcolo del limite complessivo di spesa per i mobili ammessa alla detrazione, pari a 10.000 euro, devono essere considerate le spese sostenute nel corso dell’intero arco temporale di vigenza dell’agevolazione, anche nel caso di successivi e distinti interventi edilizi che abbiano interessato l’unità immobiliare.

NUOVO BONUS MOBILI PER GIOVANI COPPIE

Beneficiari

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un nuova detrazione IRPEF per le spese sostenute da giovani coppie per l’acquisto di mobili destinati all’arredamento dell’abitazione principale.
In particolare, il nuovo bonus mobili è riservato alle giovani coppie che soddisfano i seguenti requisiti, la cui sussistenza può essere anteriore o successiva alla data di acquisto dei mobili:
a) deve trattarsi di una coppia coniugata o una coppia convivente more uxorio da almeno 3 anni. Per le coppie coniugate, non rilevando il requisito di durata del vincolo matrimoniale, è sufficiente che i soggetti risultino coniugati nell’anno 2016. Per le coppie conviventi more uxorio, la convivenza deve durare da almeno 3 anni, soddisfatta nell’anno 2016 ed attestata o dall’iscrizione dei due componenti nello stesso stato di famiglia o mediante un’autocertificazione;
b) almeno uno dei componenti la giovane coppia non deve aver superato i 35 anni di età. Tale requisito anagrafico si intende rispettato dai soggetti che compiono il 35° anno d’età nell’anno 2016, a prescindere dal giorno e dal mese in cui ciò accade;
c) devono essere acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale della giovane coppia.
L’unità immobiliare può essere acquistata, a titolo oneroso o gratuito e l’acquisto può essere effettuato da entrambi i coniugi o conviventi more uxorio o da uno solo di essi. In quest’ultimo caso, l’acquisto deve essere effettuato dal componente che caratterizza anagraficamente la giovane coppia e quindi dal componente che non abbia superato il 35° anno d’età nel 2016. Si considera valido l’acquisto dell’unità immobiliare effettuato sia nell’anno 2015, sia nell’anno 2016. Per quanto concerne i termini entro i quali l’immobile deve essere destinato ad abitazione principale di entrambi i componenti la giovane coppia, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che tale destinazione debba sussistere in linea di principio nell’anno 2016. Tuttavia, tenuto conto che, come detto, può intercorrere un arco di tempo fra l’acquisto dell’immobile e la sua destinazione ad abitazione principale della giovane coppia, gli immobili acquistati nel 2016 possono, ai fini dell’agevolazione in esame, essere destinati ad abitazione principale entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi per tale periodo d’imposta (termine di presentazione del modello UNICO PF 2017).

Spese per le quali è possibile fruire del bonus

La detrazione compete per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 per l’acquisto di mobili destinati all’arredo dell’abitazione principale della giovane coppia, ma non anche per le spese per l’acquisto di grandi elettrodomestici. L’acquisto può essere effettuato anche prima che si verifichino i requisiti sopra descritti. Ai fini dell’agevolazione i mobili devono essere nuovi (a titolo esemplificativo, sono inclusi letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile).
Non sono agevolabili, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (ad esempio, il parquet), di tende e tendaggi, nonché di altri complementi di arredo.

Per fruire della detrazione non rileva quale dei componenti il nucleo familiare acquisti i mobili, le cui spese possono, pertanto, essere sostenute indifferentemente:
– da parte di entrambi i componenti la giovane coppia;
– da uno solo dei componenti la giovane coppia, anche se diverso dal proprietario dell’immobile e anche se ha superato i 35 anni d’età.

Misura del bonus

Il bonus mobili per giovani coppie, da ripartire tra gli aventi diritto in 10 quote annuali di pari importo, spetta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016.
L’ammontare massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione deve essere comunque riferito alla coppia. Pertanto, se le spese sostenute superano l’importo di Euro 16.000 la detrazione deve essere calcolata su tale ammontare massimo e ripartita fra i componenti della coppia, in base all’effettivo sostenimento della spesa da parte di ciascuno.
Per espressa previsione normativa, la detrazione in esame non è cumulabile con il “vecchio” bonus mobili e grandi elettrodomestici prorogato per il 2016.
Ciò implica che la coppia o uno solo dei componenti se beneficia, anche parzialmente, del bonus mobili e grandi elettrodomestici – per acquisti effettuati dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2016 – non può altresì beneficiare del bonus mobili giovani coppie per l’arredo del medesimo immobile. Di contro, è possibile beneficiare di entrambe le agevolazioni, nel rispetto delle relative prescrizioni, se i mobili acquistati sono destinati all’arredo di unità abitative diverse.

Adempimenti

Per la fruizione della detrazione è necessario che il pagamento sia effettuato mediante bonifico o carta di debito o credito. In particolare:
– se il pagamento è disposto mediante bonifico bancario o postale non è necessario utilizzare il bonifico appositamente predisposto da banche e Poste s.p.a. per le spese di ristrutturazione edilizia (bonifico soggetto a ritenuta);
– se il pagamento dei mobili è effettuato mediante carte di credito o carte di debito, la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta di credito o di debito da parte del titolare, evidenziata nella ricevuta telematica di avvenuta transazione, e non nel giorno di addebito sul conto corrente del titolare stesso.
Non è consentito effettuare il pagamento mediante assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento.
Le spese sostenute devono essere “documentate” conservando la documentazione  attestante l’effettivo pagamento (ricevute dei bonifici, ricevute di avvenuta transazione per i pagamenti mediante carte di credito o di debito, documentazione di addebito sul conto corrente) e le fatture di acquisto dei beni con la usuale specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e servizi acquisiti o gli scontrini parlanti.

Con la Circolare n. 7/E del 31 marzo 2016 vengono forniti i primi chiarimenti sulla fruizione delle agevolazioni IRPEF per il settore edilizio. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, in particolare, i termini di applicazione per il 2016 delle detrazioni per recupero del patrimonio edilizio, del bonus arredamento delle case ristrutturate, del bonus mobili per le giovani coppie.

BONUS RISTRUTTURAZIONI E ACQUISTO MOBILI (PROROGA 2016)

Ancora fino al 31 dicembre 2016 è confermata:
- la possibilità di fruire delle detrazioni per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio nella misura del 50 per cento (anziché del 36 per cento) e con il limite di spesa fino a 96.000 euro (anziché 48.000 euro). Si tratta di una proroga pura e semplice, per cui il beneficio è regolato dalle medesime disposizioni valide per lo scorso anno, con i chiarimenti all’uopo già forniti dall’Agenzia delle Entrate. In particolare, è confermato l’obbligo del pagamento mediante l’apposito bonifico bancario o postale;
- la maggiore aliquota di detrazione del 65 per cento per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica degli edifici, qualora le spese siano sostenute per edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2) di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/ 2003;
- la detrazione nella misura del 50 per cento delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici - di classe non inferiore ad A+, nonché di classe A per i forni e le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica - finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Al riguardo, la circolare chiarisce che possono avvalersi dell’agevolazione sia i contribuenti che sostengono spese per interventi di ristrutturazione dell’immobile nel 2016 sia i contribuenti che hanno sostenuto tali spese in anni precedenti, a decorrere dal 2012. Ai fini del calcolo del limite complessivo di spesa per i mobili ammessa alla detrazione, pari a 10.000 euro, devono essere considerate le spese sostenute nel corso dell’intero arco temporale di vigenza dell’agevolazione, anche nel caso di successivi e distinti interventi edilizi che abbiano interessato l’unità immobiliare.

NUOVO BONUS MOBILI PER GIOVANI COPPIE

Beneficiari

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto un nuova detrazione IRPEF per le spese sostenute da giovani coppie per l’acquisto di mobili destinati all’arredamento dell’abitazione principale.
In particolare, il nuovo bonus mobili è riservato alle giovani coppie che soddisfano i seguenti requisiti, la cui sussistenza può essere anteriore o successiva alla data di acquisto dei mobili:
a) deve trattarsi di una coppia coniugata o una coppia convivente more uxorio da almeno 3 anni. Per le coppie coniugate, non rilevando il requisito di durata del vincolo matrimoniale, è sufficiente che i soggetti risultino coniugati nell’anno 2016. Per le coppie conviventi more uxorio, la convivenza deve durare da almeno 3 anni, soddisfatta nell’anno 2016 ed attestata o dall’iscrizione dei due componenti nello stesso stato di famiglia o mediante un’autocertificazione;
b) almeno uno dei componenti la giovane coppia non deve aver superato i 35 anni di età. Tale requisito anagrafico si intende rispettato dai soggetti che compiono il 35° anno d’età nell’anno 2016, a prescindere dal giorno e dal mese in cui ciò accade;
c) devono essere acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale della giovane coppia.
L’unità immobiliare può essere acquistata, a titolo oneroso o gratuito e l’acquisto può essere effettuato da entrambi i coniugi o conviventi more uxorio o da uno solo di essi. In quest’ultimo caso, l’acquisto deve essere effettuato dal componente che caratterizza anagraficamente la giovane coppia e quindi dal componente che non abbia superato il 35° anno d’età nel 2016. Si considera valido l’acquisto dell’unità immobiliare effettuato sia nell’anno 2015, sia nell’anno 2016. Per quanto concerne i termini entro i quali l’immobile deve essere destinato ad abitazione principale di entrambi i componenti la giovane coppia, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che tale destinazione debba sussistere in linea di principio nell’anno 2016. Tuttavia, tenuto conto che, come detto, può intercorrere un arco di tempo fra l’acquisto dell’immobile e la sua destinazione ad abitazione principale della giovane coppia, gli immobili acquistati nel 2016 possono, ai fini dell’agevolazione in esame, essere destinati ad abitazione principale entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi per tale periodo d’imposta (termine di presentazione del modello UNICO PF 2017).

Spese per le quali è possibile fruire del bonus

La detrazione compete per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 per l’acquisto di mobili destinati all’arredo dell’abitazione principale della giovane coppia, ma non anche per le spese per l’acquisto di grandi elettrodomestici. L’acquisto può essere effettuato anche prima che si verifichino i requisiti sopra descritti. Ai fini dell’agevolazione i mobili devono essere nuovi (a titolo esemplificativo, sono inclusi letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile).
Non sono agevolabili, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (ad esempio, il parquet), di tende e tendaggi, nonché di altri complementi di arredo.

Per fruire della detrazione non rileva quale dei componenti il nucleo familiare acquisti i mobili, le cui spese possono, pertanto, essere sostenute indifferentemente:
- da parte di entrambi i componenti la giovane coppia;
- da uno solo dei componenti la giovane coppia, anche se diverso dal proprietario dell’immobile e anche se ha superato i 35 anni d’età.

Misura del bonus

Il bonus mobili per giovani coppie, da ripartire tra gli aventi diritto in 10 quote annuali di pari importo, spetta nella misura del 50 per cento delle spese sostenute dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016.
L’ammontare massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione deve essere comunque riferito alla coppia. Pertanto, se le spese sostenute superano l’importo di Euro 16.000 la detrazione deve essere calcolata su tale ammontare massimo e ripartita fra i componenti della coppia, in base all’effettivo sostenimento della spesa da parte di ciascuno.
Per espressa previsione normativa, la detrazione in esame non è cumulabile con il "vecchio" bonus mobili e grandi elettrodomestici prorogato per il 2016.
Ciò implica che la coppia o uno solo dei componenti se beneficia, anche parzialmente, del bonus mobili e grandi elettrodomestici - per acquisti effettuati dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2016 - non può altresì beneficiare del bonus mobili giovani coppie per l’arredo del medesimo immobile. Di contro, è possibile beneficiare di entrambe le agevolazioni, nel rispetto delle relative prescrizioni, se i mobili acquistati sono destinati all’arredo di unità abitative diverse.

Adempimenti

Per la fruizione della detrazione è necessario che il pagamento sia effettuato mediante bonifico o carta di debito o credito. In particolare:
- se il pagamento è disposto mediante bonifico bancario o postale non è necessario utilizzare il bonifico appositamente predisposto da banche e Poste s.p.a. per le spese di ristrutturazione edilizia (bonifico soggetto a ritenuta);
- se il pagamento dei mobili è effettuato mediante carte di credito o carte di debito, la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta di credito o di debito da parte del titolare, evidenziata nella ricevuta telematica di avvenuta transazione, e non nel giorno di addebito sul conto corrente del titolare stesso.
Non è consentito effettuare il pagamento mediante assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento.
Le spese sostenute devono essere "documentate" conservando la documentazione  attestante l’effettivo pagamento (ricevute dei bonifici, ricevute di avvenuta transazione per i pagamenti mediante carte di credito o di debito, documentazione di addebito sul conto corrente) e le fatture di acquisto dei beni con la usuale specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e servizi acquisiti o gli scontrini parlanti.

Prorogato il termine di presentazione delle domande al Fondo EBT Perugia

 

 

Prorogato al 31 marzo 2016 il i termine ultimo per la presentazione delle domande al Fondo di Solidarietà costituito dall’Ente Bilaterale del Terziario: distribuzione e commercio della provincia di Perugia (EBT).

Il Fondo di Solidarietà costituito dall’EBT a favore dei lavoratori e delle aziende del Terziario della Provincia di Perugia garantisce le seguenti prestazioni.
Prestazioni a favore dei dipendenti:
1. Fondo Ortodontico
2. Fondo Natalità
3. Fondo Invalidità
4. Fondo istruzione
5. Fondo Borse di studio
6. Fondo Occhiali da vista/lenti a contatto
Prestazioni a favore delle aziende:
7. Fondo Stabilizzazione Occupazione
8. Fondo spese istruttoria per richieste al sistema CONFIDI
9. Fondo Sicurezza e HACCP
10. Fondo Spese per l’adeguamento della sicurezza nei luoghi di lavoro, per i sistemi antifurto e per l’igiene degli alimenti (haccp)
11. Fondo Aggiornamento software
Prestazione a favore sia dei lavoratori che dei datori di lavoro:
12. Fondo Decesso
L’accesso ai Fondi è riservato alle aziende ed ai lavoratori in regola con la contribuzione all’EBT almeno dall’1/1/2015.
Per i Fondi relativi ai lavoratori il contributo è ridotto del 50% per coloro che hanno un contratto part-time fino al 50% dell’orario settimanale (cioè fino a 20 ore settimanali).
Nella valutazione delle domande dei lavoratori avranno la precedenza coloro che nel corso del 2015 sono interessati da un procedimento di cassa integrazione o che hanno un contratto di solidarietà; verrà poi considerato il valore dell’ISEE e, in caso di parità dei valori, sarà privilegiato il lavoratore con il valore ISR più basso.

La domanda di richiesta del Fondo, completa di ogni documento richiesto, dovrà essere inviata per posta o consegnate a mano, all’Ente Bilaterale del Terziario della Provincia di Perugia oppure inviata on line attraverso il sito www.ebtperugia.it utilizzando i moduli predisposti completi della documentazione comprovante il diritto a percepire il contributo, entro il 31 marzo 2016. La piattaforma per le domande on line è stata quindi riaperta fino alle ore 24.00 del 31 marzo. Per l’invio cartaceo vale la data del timbro postale.

 

 

Prorogato al 31 marzo 2016 il i termine ultimo per la presentazione delle domande al Fondo di Solidarietà costituito dall’Ente Bilaterale del Terziario: distribuzione e commercio della provincia di Perugia (EBT).

Il Fondo di Solidarietà costituito dall’EBT a favore dei lavoratori e delle aziende del Terziario della Provincia di Perugia garantisce le seguenti prestazioni.
Prestazioni a favore dei dipendenti:
1. Fondo Ortodontico
2. Fondo Natalità
3. Fondo Invalidità
4. Fondo istruzione
5. Fondo Borse di studio
6. Fondo Occhiali da vista/lenti a contatto
Prestazioni a favore delle aziende:
7. Fondo Stabilizzazione Occupazione
8. Fondo spese istruttoria per richieste al sistema CONFIDI
9. Fondo Sicurezza e HACCP
10. Fondo Spese per l’adeguamento della sicurezza nei luoghi di lavoro, per i sistemi antifurto e per l’igiene degli alimenti (haccp)
11. Fondo Aggiornamento software
Prestazione a favore sia dei lavoratori che dei datori di lavoro:
12. Fondo Decesso
L’accesso ai Fondi è riservato alle aziende ed ai lavoratori in regola con la contribuzione all’EBT almeno dall’1/1/2015.
Per i Fondi relativi ai lavoratori il contributo è ridotto del 50% per coloro che hanno un contratto part-time fino al 50% dell’orario settimanale (cioè fino a 20 ore settimanali).
Nella valutazione delle domande dei lavoratori avranno la precedenza coloro che nel corso del 2015 sono interessati da un procedimento di cassa integrazione o che hanno un contratto di solidarietà; verrà poi considerato il valore dell’ISEE e, in caso di parità dei valori, sarà privilegiato il lavoratore con il valore ISR più basso.

La domanda di richiesta del Fondo, completa di ogni documento richiesto, dovrà essere inviata per posta o consegnate a mano, all’Ente Bilaterale del Terziario della Provincia di Perugia oppure inviata on line attraverso il sito www.ebtperugia.it utilizzando i moduli predisposti completi della documentazione comprovante il diritto a percepire il contributo, entro il 31 marzo 2016. La piattaforma per le domande on line è stata quindi riaperta fino alle ore 24.00 del 31 marzo. Per l'invio cartaceo vale la data del timbro postale.

Fondo di integrazione salariale, in Gazzetta il decreto di adeguamento della normativa

Con la pubblicazione in G.U. del 30 marzo 2016 del decreto ministeriale 03 febbraio 2016, il Fondo di solidarietà residuale già istituito presso l’Inps è adeguato, a decorrere dal 1° gennaio 2016, alle recenti disposizioni in materia di integrazione salariale. Diventa così operativo l’obbligo di versare al FIS l’aliquota dello 0,45% per i datori di lavoro con organico aziendale compreso tra 6 e 15 dipendenti

 

Sono soggetti alla disciplina del Fondo di integrazione salariale i datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti, appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione dei trattamenti di integrazione salariale, per i quali non siano stati costituiti Fondi di solidarietà bilaterali, anche alternativi. Ai fini del raggiungimento della soglia dimensionale vengono computati anche gli apprendisti.
Sono destinatari delle relative prestazioni i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti con contratto professionalizzante, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, che abbiano un’anzianità di effettivo lavoro presso l’unità produttiva per la quale è richiesta la prestazione di almeno 90 giorni alla data di presentazione della domanda.
Il Fondo di integrazione salariale garantisce un assegno di solidarietà in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che stipulano con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative accordi collettivi aziendali che stabiliscano una riduzione dell’orario di lavoro, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di riduzione di personale, o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo. L’assegno di solidarietà può essere corrisposto per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile. Per l’ammissione all’assegno, il datore di lavoro presenta in via telematica all’INPS domanda di concessione, corredata dall’accordo, entro 7 giorni dalla data di conclusione del medesimo. L’assegno di solidarietà può essere riconosciuto esclusivamente in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che abbiano occupato mediamente più di 5 lavoratori nel semestre precedente la data di inizio delle riduzioni dell’orario di lavoro, inclusi gli apprendisti.
Ai lavoratori dipendenti di datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti nel semestre precedente la data di inizio delle sospensioni o delle riduzioni dell’orario di lavoro, il Fondo di integrazione salariale garantisce anche l’ulteriore prestazione di un assegno ordinario d’importo pari all’integrazione salariale in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previste in materia di cassa integrazioni guadagni ordinaria, ad esclusione delle intemperie stagionali, ed in materia di cassa integrazione guadagni straordinaria, limitatamente alle causali per riorganizzazione e crisi aziendale, con esclusione della cessazione anche parziale di attività. Ciascun intervento per riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per le causali indicate è corrisposto fino a un periodo massimo di 26 settimane in un biennio mobile. La domanda di accesso alla prestazione deve essere presentata all’Inps territorialmente competente in relazione all’unità produttiva.
Per le prestazioni in oggetto, è dovuto al Fondo:
a) per i datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti, un contributo ordinario dello 0,65% della retribuzione mensile imponibile, di cui 2/3 a carico del datore di lavoro ed 1/3 a carico dei lavoratori;
b) per i datori di lavoro che occupano mediamente da più di 5 a 15 dipendenti, un contributo ordinario dello 0,45% analogamente ripartito.
Infine, è stabilito inoltre un contributo addizionale a carico del datore di lavoro che ricorra alla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, pari al 4% della retribuzione persa.

Con la pubblicazione in G.U. del 30 marzo 2016 del decreto ministeriale 03 febbraio 2016, il Fondo di solidarietà residuale già istituito presso l’Inps è adeguato, a decorrere dal 1° gennaio 2016, alle recenti disposizioni in materia di integrazione salariale. Diventa così operativo l’obbligo di versare al FIS l’aliquota dello 0,45% per i datori di lavoro con organico aziendale compreso tra 6 e 15 dipendenti

 

Sono soggetti alla disciplina del Fondo di integrazione salariale i datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti, appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell'ambito di applicazione dei trattamenti di integrazione salariale, per i quali non siano stati costituiti Fondi di solidarietà bilaterali, anche alternativi. Ai fini del raggiungimento della soglia dimensionale vengono computati anche gli apprendisti.
Sono destinatari delle relative prestazioni i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi gli apprendisti con contratto professionalizzante, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, che abbiano un'anzianità di effettivo lavoro presso l'unità produttiva per la quale è richiesta la prestazione di almeno 90 giorni alla data di presentazione della domanda.
Il Fondo di integrazione salariale garantisce un assegno di solidarietà in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che stipulano con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative accordi collettivi aziendali che stabiliscano una riduzione dell'orario di lavoro, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di riduzione di personale, o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo. L'assegno di solidarietà può essere corrisposto per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile. Per l'ammissione all'assegno, il datore di lavoro presenta in via telematica all'INPS domanda di concessione, corredata dall'accordo, entro 7 giorni dalla data di conclusione del medesimo. L'assegno di solidarietà può essere riconosciuto esclusivamente in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro che abbiano occupato mediamente più di 5 lavoratori nel semestre precedente la data di inizio delle riduzioni dell'orario di lavoro, inclusi gli apprendisti.
Ai lavoratori dipendenti di datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti nel semestre precedente la data di inizio delle sospensioni o delle riduzioni dell'orario di lavoro, il Fondo di integrazione salariale garantisce anche l'ulteriore prestazione di un assegno ordinario d'importo pari all'integrazione salariale in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell'attività lavorativa previste in materia di cassa integrazioni guadagni ordinaria, ad esclusione delle intemperie stagionali, ed in materia di cassa integrazione guadagni straordinaria, limitatamente alle causali per riorganizzazione e crisi aziendale, con esclusione della cessazione anche parziale di attività. Ciascun intervento per riduzione o sospensione dell'attività lavorativa per le causali indicate è corrisposto fino a un periodo massimo di 26 settimane in un biennio mobile. La domanda di accesso alla prestazione deve essere presentata all'Inps territorialmente competente in relazione all'unità produttiva.
Per le prestazioni in oggetto, è dovuto al Fondo:
a) per i datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti, un contributo ordinario dello 0,65% della retribuzione mensile imponibile, di cui 2/3 a carico del datore di lavoro ed 1/3 a carico dei lavoratori;
b) per i datori di lavoro che occupano mediamente da più di 5 a 15 dipendenti, un contributo ordinario dello 0,45% analogamente ripartito.
Infine, è stabilito inoltre un contributo addizionale a carico del datore di lavoro che ricorra alla sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, pari al 4% della retribuzione persa.

Alberghi: prorogata la presentazione della piattaforma

Le associazioni datoriali FEDERALBERGHI e FAITA si sono riunite con le OO.SS. FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS per discutere della revisione del testo contrattuale.

Con l’intento di proseguire nella stesura del testo contrattuale le Parti si sono prefissate di:

– mettere in campo sinergie e iniziative congiunte su temi di comune interesse e forte attualità per il settore, a partire dalle problematiche inerenti i lavoratori stagionali;

– procedere in tempi brevi alla designazione dei propri rappresentanti in seno agli organi dell’Ente bilaterale nazionale del settore turismo (EBNT) e del Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori del settore turismo (FAST), ai quali sono affidati importanti compiti per la promozione e la tutela degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro;

– fissare al 30/6/2017 la data per la presentazione della piattaforma per il rinnovo del CCNL Turismo.

Le associazioni datoriali FEDERALBERGHI e FAITA si sono riunite con le OO.SS. FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS per discutere della revisione del testo contrattuale.

Con l’intento di proseguire nella stesura del testo contrattuale le Parti si sono prefissate di:

- mettere in campo sinergie e iniziative congiunte su temi di comune interesse e forte attualità per il settore, a partire dalle problematiche inerenti i lavoratori stagionali;

- procedere in tempi brevi alla designazione dei propri rappresentanti in seno agli organi dell'Ente bilaterale nazionale del settore turismo (EBNT) e del Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori del settore turismo (FAST), ai quali sono affidati importanti compiti per la promozione e la tutela degli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro;

- fissare al 30/6/2017 la data per la presentazione della piattaforma per il rinnovo del CCNL Turismo.

L’accertamento del lavoro straordinario svolto dall’autotrasportatore

Con riferimento al lavoro straordinario svolto dagli autotrasportatori, i Giudici hanno affermato che l’accertamento non può fondarsi solo sui dischi cronotachigrafici, ma deve essere supportato da ulteriori elementi di carattere indiziario o presuntivo.

L’accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore, e della sua effettiva entità, non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafici, prodotti in originale od in copia fotostatica, laddove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, in quanto da soli inidonei ad una piena prova, per la preclusione stabilita dall’articolo 2712 c.c., occorrendo a tal fine che la presunzione semplice, costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta, sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo.
Lo ha precisato la Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di una società condannato a corrispondere al proprio dipendente la somma di euro 9.288,85, oltre interessi e rivalutazione monetaria, a titolo di differenze retributive per l’attività di lavoro effettivamente svolta e relativa ad ore di lavoro eccedenti, rispetto alle 8 ore giornaliere, e svolte anche di sabato, non considerate in busta paga.
I giudici si sono attenuti al predetto principio di diritto, in quanto hanno tenuto conto della contestazione effettuata dalla società in parola in ordine ai dischi cronotachigrafici e hanno rilevato che gli stessi non erano l’unico elemento di prova, sussistendo in favore della domanda del lavoratore le risultanze della prova per testi. Nella specie, la CTU, in ragione di quanto registrato sul singolo dischetto, ha quindi rilevato le ore effettive di guida giornaliera, e ha quantificato, in base a quanto pagato e risultante dalle busta paga e sulla base del contratto collettivo applicabile alla fattispecie, le differenze dovute per il lavoro in più svolto e non considerato dal datore di lavoro.

Con riferimento al lavoro straordinario svolto dagli autotrasportatori, i Giudici hanno affermato che l'accertamento non può fondarsi solo sui dischi cronotachigrafici, ma deve essere supportato da ulteriori elementi di carattere indiziario o presuntivo.

L'accertamento del lavoro straordinario prestato da un autotrasportatore, e della sua effettiva entità, non può fondarsi unicamente sui dischi cronotachigrafici, prodotti in originale od in copia fotostatica, laddove da controparte ne sia disconosciuta la conformità ai fatti in essi registrati e rappresentati, in quanto da soli inidonei ad una piena prova, per la preclusione stabilita dall'articolo 2712 c.c., occorrendo a tal fine che la presunzione semplice, costituita dalla contestata registrazione o rappresentazione anzidetta, sia supportata da ulteriori elementi, pur se anch’essi di carattere indiziario o presuntivo.
Lo ha precisato la Suprema Corte di Cassazione pronunciandosi sul caso di una società condannato a corrispondere al proprio dipendente la somma di euro 9.288,85, oltre interessi e rivalutazione monetaria, a titolo di differenze retributive per l'attività di lavoro effettivamente svolta e relativa ad ore di lavoro eccedenti, rispetto alle 8 ore giornaliere, e svolte anche di sabato, non considerate in busta paga.
I giudici si sono attenuti al predetto principio di diritto, in quanto hanno tenuto conto della contestazione effettuata dalla società in parola in ordine ai dischi cronotachigrafici e hanno rilevato che gli stessi non erano l'unico elemento di prova, sussistendo in favore della domanda del lavoratore le risultanze della prova per testi. Nella specie, la CTU, in ragione di quanto registrato sul singolo dischetto, ha quindi rilevato le ore effettive di guida giornaliera, e ha quantificato, in base a quanto pagato e risultante dalle busta paga e sulla base del contratto collettivo applicabile alla fattispecie, le differenze dovute per il lavoro in più svolto e non considerato dal datore di lavoro.

Detassazione 2016: premi produttività e partecipazione agli utili

Firmato il D.M. 25 marzo 2016, in attesa di pubblicazione in G.U., che disciplina l’erogazione dei premi di risultato e la partecipazione agli utili di impresa con tassazione agevolata.

Nello specifico è disciplinato che:
– ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva, per premi di risultato si intendono le somme di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. I contratti collettivi devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, che possono consistere nell’aumento della produzione o in risparmi dei fattori produttivi ovvero nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo, il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati;
– per somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa si intendono gli utili distribuiti. L’applicazione dell’imposta sostituiva del 10% si applica, sussistendo le condizioni ivi previste, anche alle somme erogate a titolo di partecipazione agli utili relativi al 2015;
– l’incremento del limite a 2.500 euro lordi per i premi di risultato con tassazione agevolata viene riconosciuto qualora i contratti collettivi di lavoro prevedano strumenti e modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro da realizzarsi attraverso un piano che stabilisca, a titolo esemplificativo, la costituzione di gruppi di lavoro nei quali operano responsabili aziendali e lavoratori finalizzati al miglioramento o all’innovazione di aree produttive o sistemi di produzione, e che prevedono strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie nonché la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti. Non costituiscono invece strumenti e modalità utili al fine dell’incremento del limite i gruppi di lavoro di semplice consultazione, addestramento o formazione;
– l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 10% è subordinata al deposito del contratto da effettuare entro 30 giorni dalla sottoscrizione dei contratti collettivi aziendali o territoriali, insieme con la dichiarazione di conformità del contratto alle disposizioni del decreto, redatta in conformità allo specifico modello, disponibile sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Per i premi di risultato relativi al 2015, il deposito del contratto e della dichiarazione di conformità deve avvenire entro i 30 giorni successivi all’entrata in vigore del D.M. 25 marzo 2016, a seguito della sua nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana;
– l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi di cui all’art. 51, co. 3-bis, DPR n. 917/1986, può avvenire anche attraverso il rilascio di documenti di legittimazione nominativi, in formato cartaceo o elettronico. Tali documenti non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare, non possono essere monetizzati o ceduti a terzi, devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare. I beni e servizi di cui all’art. 51, co. 3, ultimo periodo, DPR n. 917/1986 possono essere cumulativamente indicati in un unico documento di legittimazione purché il valore complessivo degli stessi non ecceda il limite di importo di cui alla medesima disposizione. L’affidamento e la gestione dei servizi sostitutivi di mensa continuano ad essere disciplinati dal Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (DPR n. 207/2010).

Firmato il D.M. 25 marzo 2016, in attesa di pubblicazione in G.U., che disciplina l’erogazione dei premi di risultato e la partecipazione agli utili di impresa con tassazione agevolata.

Nello specifico è disciplinato che:
- ai fini dell’applicazione dell'imposta sostitutiva, per premi di risultato si intendono le somme di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione. I contratti collettivi devono prevedere criteri di misurazione e verifica degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, che possono consistere nell’aumento della produzione o in risparmi dei fattori produttivi ovvero nel miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi, anche attraverso la riorganizzazione dell’orario di lavoro non straordinario o il ricorso al lavoro agile quale modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, rispetto ad un periodo congruo definito dall’accordo, il cui raggiungimento sia verificabile in modo obiettivo attraverso il riscontro di indicatori numerici o di altro genere appositamente individuati;
- per somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa si intendono gli utili distribuiti. L’applicazione dell’imposta sostituiva del 10% si applica, sussistendo le condizioni ivi previste, anche alle somme erogate a titolo di partecipazione agli utili relativi al 2015;
- l’incremento del limite a 2.500 euro lordi per i premi di risultato con tassazione agevolata viene riconosciuto qualora i contratti collettivi di lavoro prevedano strumenti e modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro da realizzarsi attraverso un piano che stabilisca, a titolo esemplificativo, la costituzione di gruppi di lavoro nei quali operano responsabili aziendali e lavoratori finalizzati al miglioramento o all’innovazione di aree produttive o sistemi di produzione, e che prevedono strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie nonché la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti. Non costituiscono invece strumenti e modalità utili al fine dell’incremento del limite i gruppi di lavoro di semplice consultazione, addestramento o formazione;
- l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 10% è subordinata al deposito del contratto da effettuare entro 30 giorni dalla sottoscrizione dei contratti collettivi aziendali o territoriali, insieme con la dichiarazione di conformità del contratto alle disposizioni del decreto, redatta in conformità allo specifico modello, disponibile sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Per i premi di risultato relativi al 2015, il deposito del contratto e della dichiarazione di conformità deve avvenire entro i 30 giorni successivi all’entrata in vigore del D.M. 25 marzo 2016, a seguito della sua nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana;
- l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi di cui all’art. 51, co. 3-bis, DPR n. 917/1986, può avvenire anche attraverso il rilascio di documenti di legittimazione nominativi, in formato cartaceo o elettronico. Tali documenti non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare, non possono essere monetizzati o ceduti a terzi, devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare. I beni e servizi di cui all’art. 51, co. 3, ultimo periodo, DPR n. 917/1986 possono essere cumulativamente indicati in un unico documento di legittimazione purché il valore complessivo degli stessi non ecceda il limite di importo di cui alla medesima disposizione. L’affidamento e la gestione dei servizi sostitutivi di mensa continuano ad essere disciplinati dal Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (DPR n. 207/2010).

Call-center: trattamento di sostegno al reddito

Il Ministero del Lavoro fornisce i chiarimenti in merito alla durata del trattamento di sostegno al reddito in favore dei lavoratori del settore call-center (circolare n. 15/2016).

Il decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali, ha previsto che, con decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro delle finanze, venisse disciplinata la concessione di misure per il sostegno al reddito, in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente, per i lavoratori dipendenti dalle imprese del settore del call-center, nel limite massimo di euro 5.286.187 per l’anno 2015 e di euro 5.510.658 per l’anno 2016.
In attuazione di tale disposizione con DM n. 22763/2015 e con la successiva circolare applicativa n. 31/2015, sono state introdotte delle misure specifiche di sostegno al reddito in favore del lavoratori del settore del call-center.
L’indennità può essere richiesta quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere del 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa.
Il programma di crisi aziendale deve contenere un piano di risanamento volto a fronteggiare gli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o derivanti da condizionamenti esterni. Il piano deve indicare gli interventi correttivi da affrontare e gli obbiettivi concretamente raggiungibili finalizzati alla continuazione dell’attività aziendale e alla salvaguardia occupazionale.
La concessione del trattamento è disposta dal Ministero del lavoro, sulla base di specifici accordi siglati in ambito ministeriale e per periodi non superiori a 12 mesi.
Acquisito il parere favorevole dell’ufficio Legislativo, in considerazione della specialità della normativa in esame, in presenza di un accordo siglato nell’anno 2016, con domanda ed inizio della sospensione o riduzione di orario sempre nel 2016, è possibile concedere il trattamento della durata di dodici mesi, superando il limite temporare del 31.12.2016 previsto dall’art. 2, co. 64, Legge n. 92/2012 e dall’art. 3, co. 6, DM n. 83473/2014.

Il Ministero del Lavoro fornisce i chiarimenti in merito alla durata del trattamento di sostegno al reddito in favore dei lavoratori del settore call-center (circolare n. 15/2016).

Il decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015, recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali, ha previsto che, con decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro delle finanze, venisse disciplinata la concessione di misure per il sostegno al reddito, in deroga a quanto previsto dalla normativa vigente, per i lavoratori dipendenti dalle imprese del settore del call-center, nel limite massimo di euro 5.286.187 per l’anno 2015 e di euro 5.510.658 per l’anno 2016.
In attuazione di tale disposizione con DM n. 22763/2015 e con la successiva circolare applicativa n. 31/2015, sono state introdotte delle misure specifiche di sostegno al reddito in favore del lavoratori del settore del call-center.
L’indennità può essere richiesta quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere del 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa.
Il programma di crisi aziendale deve contenere un piano di risanamento volto a fronteggiare gli squilibri di natura produttiva, finanziaria, gestionale o derivanti da condizionamenti esterni. Il piano deve indicare gli interventi correttivi da affrontare e gli obbiettivi concretamente raggiungibili finalizzati alla continuazione dell’attività aziendale e alla salvaguardia occupazionale.
La concessione del trattamento è disposta dal Ministero del lavoro, sulla base di specifici accordi siglati in ambito ministeriale e per periodi non superiori a 12 mesi.
Acquisito il parere favorevole dell’ufficio Legislativo, in considerazione della specialità della normativa in esame, in presenza di un accordo siglato nell’anno 2016, con domanda ed inizio della sospensione o riduzione di orario sempre nel 2016, è possibile concedere il trattamento della durata di dodici mesi, superando il limite temporare del 31.12.2016 previsto dall’art. 2, co. 64, Legge n. 92/2012 e dall’art. 3, co. 6, DM n. 83473/2014.

AIOP ARIS – Lazio: siglato un protocollo d’intesa sulle Rsa

Firmato, tra Regione Lazio e Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Roma e Lazio, l’accordo sulla nuova regolamentazione delle Residenze Sanitarie Assistenziali che continueranno a erogare assistenza in regime residenziale.

L’accordo, che produce i suoi effetti dall’1/1/2016, prevede che la Regione Lazio provvederà al pagamento del 40% della quota sociale spettante ai Comuni che fino ad oggi si sono sempre trovati in difficoltà economiche.
Dal canto loro, i Comuni per far fronte ai pagamenti, relativi agli anni 2013/14/15, ancora non erogati dovranno utilizzare gli accantonamenti di pregressi residui del fondi del sociale.
Per quanto riguarda l’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, ossia lo strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate, è stato chiesto ed approvato che siano rivisti i parametri elevandoli dagli attuali 13.000 ad un importo che si avvicini a quanto applicato in altre regioni e alla media nazionale.
Inoltre, il protocollo di intesa prevede anche la riconversione e nuova attivazione di posti letto residenziali grazie all’ottenimento del vincolo ai rapporti di lavoro di dipendenza per le figure strettamente legate all’assistenza, necessarie a svolgere l’attività.
La Regione si impegna a confermare ed attivare dei corsi a completo carico della stessa con conseguente proroga dei termini di adeguamento al 31/12/2017. Per quanto riguarda il tirocinio di formazione dei corsi OSS prevedere la possibilità di far svolgere lo stesso presso le strutture di appartenenza e/o adiacenti nel rispetto della normativa vigente previo confronto in sede regionale che veda partecipi assessorato sanità e formazione, tra le parti Datoriali e le OO.SS., necessario a definire le modalità partecipative che diano priorità di accesso al personale delle strutture interessate dal presente accordo ovvero a strutture private accreditate interessate a! mantenimento occupazionale derivante dalle suddetta riqualificazione.
Prevista, inoltre, la realizzazione dei percorsi di riqualificazione di parte del personale per una migliore assistenza e la regolamentazione del costo del lavoro, oggi caratterizzato da una rincorsa al contratto più basso, magari sottoscritto da sindacati non rappresentativi del settore. In particolare, a tutela della qualità delle prestazioni erogate e del corretto rapporto tra costo del lavoro e quantificazione delle tariffe, le parti concordano che il personale avente qualifica di: Infermiere, Educatore Professionale, Fisioterapista, Tecnico Sanitario e Operatore Socio Sanitario o figura equivalente, o comunque dedicata ai servizi alla persona, dovrà avere con la struttura un rapporto di lavoro di dipendenza regolato dal CCNL sottoscritto dalle Associazioni Datoriali maggiormente rappresentative nel settore sanitario.

Firmato, tra Regione Lazio e Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Roma e Lazio, l’accordo sulla nuova regolamentazione delle Residenze Sanitarie Assistenziali che continueranno a erogare assistenza in regime residenziale.

L’accordo, che produce i suoi effetti dall’1/1/2016, prevede che la Regione Lazio provvederà al pagamento del 40% della quota sociale spettante ai Comuni che fino ad oggi si sono sempre trovati in difficoltà economiche.
Dal canto loro, i Comuni per far fronte ai pagamenti, relativi agli anni 2013/14/15, ancora non erogati dovranno utilizzare gli accantonamenti di pregressi residui del fondi del sociale.
Per quanto riguarda l’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, ossia lo strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate, è stato chiesto ed approvato che siano rivisti i parametri elevandoli dagli attuali 13.000 ad un importo che si avvicini a quanto applicato in altre regioni e alla media nazionale.
Inoltre, il protocollo di intesa prevede anche la riconversione e nuova attivazione di posti letto residenziali grazie all’ottenimento del vincolo ai rapporti di lavoro di dipendenza per le figure strettamente legate all’assistenza, necessarie a svolgere l’attività.
La Regione si impegna a confermare ed attivare dei corsi a completo carico della stessa con conseguente proroga dei termini di adeguamento al 31/12/2017. Per quanto riguarda il tirocinio di formazione dei corsi OSS prevedere la possibilità di far svolgere lo stesso presso le strutture di appartenenza e/o adiacenti nel rispetto della normativa vigente previo confronto in sede regionale che veda partecipi assessorato sanità e formazione, tra le parti Datoriali e le OO.SS., necessario a definire le modalità partecipative che diano priorità di accesso al personale delle strutture interessate dal presente accordo ovvero a strutture private accreditate interessate a! mantenimento occupazionale derivante dalle suddetta riqualificazione.
Prevista, inoltre, la realizzazione dei percorsi di riqualificazione di parte del personale per una migliore assistenza e la regolamentazione del costo del lavoro, oggi caratterizzato da una rincorsa al contratto più basso, magari sottoscritto da sindacati non rappresentativi del settore. In particolare, a tutela della qualità delle prestazioni erogate e del corretto rapporto tra costo del lavoro e quantificazione delle tariffe, le parti concordano che il personale avente qualifica di: Infermiere, Educatore Professionale, Fisioterapista, Tecnico Sanitario e Operatore Socio Sanitario o figura equivalente, o comunque dedicata ai servizi alla persona, dovrà avere con la struttura un rapporto di lavoro di dipendenza regolato dal CCNL sottoscritto dalle Associazioni Datoriali maggiormente rappresentative nel settore sanitario.

Deducibilità degli interessi derivanti dal “leverage buy out”

Al fine di ridurre i profili di incertezza interpretativa emersi in relazione alle operazioni di acquisizione con indebitamento, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 30 marzo 2016, n. 6/E, fornisce i chiarimenti necessari ad individuare il corretto trattamento fiscale sia dei componenti di reddito connessi alle fonti di finanziamento delle predette operazioni, sia dei rendimenti (interessi, dividendi e/o plusvalenze) che sono ritratti in Italia da entità localizzate in altre giurisdizioni UE (e SEE) ed extra UE.

Nello specifico, le indicazioni fornite dal Fisco riguardano la disciplina fiscale cui sottoporre le componenti reddituali destinate a soggetti localizzati in Paesi esteri e la deducibilità degli interessi passivi originati dai prestiti contratti da un’apposita società veicolo, “Special Purpose Vehicle”, SPV, posta in essere per l’acquisizione di un’azienda o di una partecipazione, di controllo o totalitaria, in una determinata società, denominata “bersaglio” o “obiettivo, cioè “Target”.
In pratica, per i soggetti Ires, gli interessi passivi derivanti da tali operazioni devono essere considerati, in linea di principio, inerenti e, quindi, deducibili, nei limiti di quanto previsto dall’articolo 96 del Tuir e dalle regole relative al transfer pricing.
Riguardo la deducibilità degli interessi passivi, il principio d’inerenza è da ritenere sostenibile:
– sia nel caso in cui l’operazione di acquisizione con indebitamento sia posta in essere da un insieme di soggetti (soci, società di gruppo e finanziatori), esclusivamente residenti in Italia,
– sia nell’ipotesi di presenza di soci e/o finanziatori non residenti in Italia.
In tutte le ipotesi in cui si dimostri che le eccedenze di interessi passivi indeducibili e di perdite siano esclusivamente quelle relative ai finanziamenti ottenuti dalla società veicolo, SPV, per porre in essere un’operazione di acquisizione con indebitamento, potranno trovare accoglimento le istanze di disapplicazione della disposizione antielusiva del cosiddetto “test di vitalità economica”.
Infine, in sede di controllo in presenza di strutture complesse, cui partecipano soggetti localizzati in paesi esteri, bisogna identificare:
– il trattamento fiscale dei costi per servizi addebitati da parte del gestore del fondo o di entità a lui riconducibili alle società target o alla SPV;
– l’applicazione di ritenute alla fonte sugli interessi destinati ai soggetti finanziatori;
– la qualificazione fiscale del debito tecnicamente individuato con il nome di shareholder loan;
– l’applicazione di ritenute ai flussi di dividendi corrisposti dalla BidCo/MergerCo alla controllante estera e/o trattamento fiscale delle plusvalenze/minusvalenze derivanti dall’exit dall’operazione di investimento.

Al fine di ridurre i profili di incertezza interpretativa emersi in relazione alle operazioni di acquisizione con indebitamento, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 30 marzo 2016, n. 6/E, fornisce i chiarimenti necessari ad individuare il corretto trattamento fiscale sia dei componenti di reddito connessi alle fonti di finanziamento delle predette operazioni, sia dei rendimenti (interessi, dividendi e/o plusvalenze) che sono ritratti in Italia da entità localizzate in altre giurisdizioni UE (e SEE) ed extra UE.

Nello specifico, le indicazioni fornite dal Fisco riguardano la disciplina fiscale cui sottoporre le componenti reddituali destinate a soggetti localizzati in Paesi esteri e la deducibilità degli interessi passivi originati dai prestiti contratti da un’apposita società veicolo, "Special Purpose Vehicle", SPV, posta in essere per l’acquisizione di un’azienda o di una partecipazione, di controllo o totalitaria, in una determinata società, denominata "bersaglio" o "obiettivo, cioè "Target".
In pratica, per i soggetti Ires, gli interessi passivi derivanti da tali operazioni devono essere considerati, in linea di principio, inerenti e, quindi, deducibili, nei limiti di quanto previsto dall’articolo 96 del Tuir e dalle regole relative al transfer pricing.
Riguardo la deducibilità degli interessi passivi, il principio d’inerenza è da ritenere sostenibile:
- sia nel caso in cui l’operazione di acquisizione con indebitamento sia posta in essere da un insieme di soggetti (soci, società di gruppo e finanziatori), esclusivamente residenti in Italia,
- sia nell’ipotesi di presenza di soci e/o finanziatori non residenti in Italia.
In tutte le ipotesi in cui si dimostri che le eccedenze di interessi passivi indeducibili e di perdite siano esclusivamente quelle relative ai finanziamenti ottenuti dalla società veicolo, SPV, per porre in essere un’operazione di acquisizione con indebitamento, potranno trovare accoglimento le istanze di disapplicazione della disposizione antielusiva del cosiddetto "test di vitalità economica".
Infine, in sede di controllo in presenza di strutture complesse, cui partecipano soggetti localizzati in paesi esteri, bisogna identificare:
- il trattamento fiscale dei costi per servizi addebitati da parte del gestore del fondo o di entità a lui riconducibili alle società target o alla SPV;
- l’applicazione di ritenute alla fonte sugli interessi destinati ai soggetti finanziatori;
- la qualificazione fiscale del debito tecnicamente individuato con il nome di shareholder loan;
- l’applicazione di ritenute ai flussi di dividendi corrisposti dalla BidCo/MergerCo alla controllante estera e/o trattamento fiscale delle plusvalenze/minusvalenze derivanti dall’exit dall’operazione di investimento.

INPS: causale per le sanzioni amministrative

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 25 marzo 2016, n. 17/E ha istituito la causale INPS per la riscossione, tramite modello F24, delle sanzioni amministrative previste per l’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti

L’Agenzia delle entrate e l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) con la stipula della convenzione del 9 gennaio 2008 ed i successivi rinnovi hanno regolato il servizio di riscossione, mediante il modello F24, per il versamento dei contributi di spettanza dell’INPS.
Di recente l’INPS ha chiesto l’istituzione di una causale per il versamento delle sanzioni amministrative indicate in oggetto. A tal fine, per consentire il versamento della suddetta sanzione di spettanza dell’Istituto, mediante modello F24, è stata istituita la seguente causale:
– “SAMM” denominata “Sanzioni amministrative – articolo 2, comma 1 bis, del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e successive modificazioni ed integrazioni”.
La causale va esposta nella sezione “INPS” del modello di pagamento F24, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza, esclusivamente, della colonna “importi a debito versati”, indicando:
– nel campo “codice sede”, il codice della sede Inps presso la quale è aperta la posizione debitoria del contribuente;
– nel campo “matricola INPS/codice INPS/filiale azienda”, è indicato il codice fiscale del contribuente;
– nel campo “periodo di riferimento”, nella colonna “da mm/aaaa” , il mese e l’anno di riscossione del contributo come da diffida notificata al contribuente, nel formato MM/AAAA. La colonna “a mm/aaaa” non deve essere valorizzata.

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione 25 marzo 2016, n. 17/E ha istituito la causale INPS per la riscossione, tramite modello F24, delle sanzioni amministrative previste per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti

L’Agenzia delle entrate e l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS) con la stipula della convenzione del 9 gennaio 2008 ed i successivi rinnovi hanno regolato il servizio di riscossione, mediante il modello F24, per il versamento dei contributi di spettanza dell’INPS.
Di recente l’INPS ha chiesto l’istituzione di una causale per il versamento delle sanzioni amministrative indicate in oggetto. A tal fine, per consentire il versamento della suddetta sanzione di spettanza dell’Istituto, mediante modello F24, è stata istituita la seguente causale:
- "SAMM" denominata "Sanzioni amministrative - articolo 2, comma 1 bis, del decreto legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e successive modificazioni ed integrazioni".
La causale va esposta nella sezione "INPS" del modello di pagamento F24, nel campo "causale contributo", in corrispondenza, esclusivamente, della colonna "importi a debito versati", indicando:
- nel campo "codice sede", il codice della sede Inps presso la quale è aperta la posizione debitoria del contribuente;
- nel campo "matricola INPS/codice INPS/filiale azienda", è indicato il codice fiscale del contribuente;
- nel campo "periodo di riferimento", nella colonna "da mm/aaaa" , il mese e l’anno di riscossione del contributo come da diffida notificata al contribuente, nel formato MM/AAAA. La colonna "a mm/aaaa" non deve essere valorizzata.