Nuovo modello di relazioni industriali per l’Enel

 

 

29 feb 2016 Siglato il 24/2/2016, tra l’Enel S.p.A. e la FILCTEM, la FLAEI, la UILTEC, l’accodo con il quale l’Azienda e le Segreterie Nazionali hanno ribadito la necessità di definire una nuova disciplina della materia delle RSU/RLS che tenga conto della modificata realtà aziendale e del mutato contesto di settore.

Le Parti, in relazione alle esigenze ed agli obiettivi sopra indicati, ed in considerazione del profondo cambiamento di scenario intervenuto nel settore elettrico e delle correlate nuove linee strategiche aziendali, ribadiscono la necessità e la volontà di individuare una nuova disciplina complessiva sulla materia, che definisca regole ed ambiti in coerenza col nuovo assetto organizzativo, indicandone, fin da ora, in termini orientativi, la definizione entro il corrente anno, a valle della quale potranno avere luogo le conseguenti procedure elettive per il rinnovo delle RSU/RLS in ambito Enel.
In attesa della stipula del predetto nuovo accordo quadro a livello aziendale di Gruppo Enel, le Parti convengono sulla conferma di quanto previsto nel Modello di Relazioni Industriali Italia, con specifico riferimento alla validità/operatività delle RSU/RLS attualmente esistenti, che pertanto continueranno a costituire riferimento aziendale per le esigenze di interlocuzione nelle relative materie, salvo eventuali sostituzioni/designazioni da parte delle competenti Organizzazioni sindacali.

 

 

29 feb 2016 Siglato il 24/2/2016, tra l’Enel S.p.A. e la FILCTEM, la FLAEI, la UILTEC, l’accodo con il quale l’Azienda e le Segreterie Nazionali hanno ribadito la necessità di definire una nuova disciplina della materia delle RSU/RLS che tenga conto della modificata realtà aziendale e del mutato contesto di settore.

Le Parti, in relazione alle esigenze ed agli obiettivi sopra indicati, ed in considerazione del profondo cambiamento di scenario intervenuto nel settore elettrico e delle correlate nuove linee strategiche aziendali, ribadiscono la necessità e la volontà di individuare una nuova disciplina complessiva sulla materia, che definisca regole ed ambiti in coerenza col nuovo assetto organizzativo, indicandone, fin da ora, in termini orientativi, la definizione entro il corrente anno, a valle della quale potranno avere luogo le conseguenti procedure elettive per il rinnovo delle RSU/RLS in ambito Enel.
In attesa della stipula del predetto nuovo accordo quadro a livello aziendale di Gruppo Enel, le Parti convengono sulla conferma di quanto previsto nel Modello di Relazioni Industriali Italia, con specifico riferimento alla validità/operatività delle RSU/RLS attualmente esistenti, che pertanto continueranno a costituire riferimento aziendale per le esigenze di interlocuzione nelle relative materie, salvo eventuali sostituzioni/designazioni da parte delle competenti Organizzazioni sindacali.

“Prima casa”, agevolazioni fiscali escluse se la cantina aggiunge “lusso”

La Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, per stabilire se un immobile abbia caratteristiche di lusso e, dunque, sia escluso dai benefici fiscali “prima casa”, deve ritenersi computabile nella superficie utile complessiva anche la soffitta o lo scantinato che presenta caratteristiche tali da poter essere classificato “utilizzabile” a scopo abitativo (Sentenza n. 3368 del 22 febbraio 2016).

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione nei confronti del contribuente per la revoca dei benefici fiscali “prima casa”, accertando la sussistenza di caratteristiche di “lusso” dell’immobile acquistato, sul presupposto che la superficie utile complessiva fosse superiore a 240 mq.
La rideterminazione della superficie era scaturita dalla valutazione di una porzione di fabbricato che il contribuente riteneva doversi escludere dal computo metrico, trattandosi di scantinato, mentre l’Agenzia delle Entrate riteneva che il locale, adibito a studio professionale, avesse tutte le caratteristiche per essere classificata utilizzabile a scopo abitativo, e dunque computabile ai fini dell’agevolazione.
Sul ricorso del contribuente i giudici tributari hanno confermato la legittimità della revoca dei benefici fiscali “prima casa” ritenendo valide le motivazioni dell’Ufficio.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La decisione dei giudici tributari è stata confermata dalla Corte di Cassazione.
Viene considerata di “lusso” la singola unità immobiliari avente superficie utile complessiva superiore a 240 mq. Dal computo sono esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine.
La Corte di Cassazione ha affermato che in tema di imposta di registro, per stabilire se una abitazione sia di lusso e, quindi, sia esclusa dall’agevolazione per l’acquisto della “prima casa”, occorre fare riferimento alla nozione di “superficie utile complessiva” di cui all’art. 6 del Decreto Ministeriale Lavori Pubblici 2 agosto 1969, in forza del quale è irrilevante il requisito dell’ “abitabilità” dell’immobile, siccome da esso non richiamato, mentre quello dell’ “utilizzabilità” degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituisce parametro idoneo ad esprimere il carattere “lussuoso” di una abitazione”.
In particolare, al fine di stabilire il carattere di lusso dell’immobile, anche l’ambiente strettamente adibito a cantina, ovvero a soffitta, costituisce comunque elemento da comprendere nel calcolo della superficie complessiva, da considerare come facente parte di “casa di lusso”, allorquando, in concreto, esse siano strutturate in modo tale da essere abitabili, sì da perderne la tipica caratteristica.
Sulla base di tale principio, i giudici della Suprema Corte hanno riconosciuto caratteristiche di “lusso” ad un immobile, in seguito alla rideterminazione della superficie utile complessiva oltre i 240 mq, includendo nel computo la porzione di fabbricato esclusa dal contribuente, censita come cantinato al momento dell’acquisto, e successivamente, mediante un mero cambio di destinazione d’uso, adibita a studio professionale.
Secondo i giudici, a prescindere dal dato catastale in sé irrilevante, la porzione di immobile presentava caratteristiche di fatto tali per essere classificata ed utilizzabile a scopo abitativo: collocazione al piano terra, altezza di 2,40 m., dotato di ampie superfici aero-illuminanti.

La Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale, per stabilire se un immobile abbia caratteristiche di lusso e, dunque, sia escluso dai benefici fiscali "prima casa", deve ritenersi computabile nella superficie utile complessiva anche la soffitta o lo scantinato che presenta caratteristiche tali da poter essere classificato "utilizzabile" a scopo abitativo (Sentenza n. 3368 del 22 febbraio 2016).

FATTO

L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di liquidazione nei confronti del contribuente per la revoca dei benefici fiscali "prima casa", accertando la sussistenza di caratteristiche di "lusso" dell’immobile acquistato, sul presupposto che la superficie utile complessiva fosse superiore a 240 mq.
La rideterminazione della superficie era scaturita dalla valutazione di una porzione di fabbricato che il contribuente riteneva doversi escludere dal computo metrico, trattandosi di scantinato, mentre l’Agenzia delle Entrate riteneva che il locale, adibito a studio professionale, avesse tutte le caratteristiche per essere classificata utilizzabile a scopo abitativo, e dunque computabile ai fini dell’agevolazione.
Sul ricorso del contribuente i giudici tributari hanno confermato la legittimità della revoca dei benefici fiscali "prima casa" ritenendo valide le motivazioni dell’Ufficio.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La decisione dei giudici tributari è stata confermata dalla Corte di Cassazione.
Viene considerata di "lusso" la singola unità immobiliari avente superficie utile complessiva superiore a 240 mq. Dal computo sono esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine.
La Corte di Cassazione ha affermato che in tema di imposta di registro, per stabilire se una abitazione sia di lusso e, quindi, sia esclusa dall'agevolazione per l'acquisto della "prima casa", occorre fare riferimento alla nozione di "superficie utile complessiva" di cui all'art. 6 del Decreto Ministeriale Lavori Pubblici 2 agosto 1969, in forza del quale è irrilevante il requisito dell’ "abitabilità" dell'immobile, siccome da esso non richiamato, mentre quello dell' "utilizzabilità" degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituisce parametro idoneo ad esprimere il carattere "lussuoso" di una abitazione".
In particolare, al fine di stabilire il carattere di lusso dell'immobile, anche l'ambiente strettamente adibito a cantina, ovvero a soffitta, costituisce comunque elemento da comprendere nel calcolo della superficie complessiva, da considerare come facente parte di "casa di lusso", allorquando, in concreto, esse siano strutturate in modo tale da essere abitabili, sì da perderne la tipica caratteristica.
Sulla base di tale principio, i giudici della Suprema Corte hanno riconosciuto caratteristiche di "lusso" ad un immobile, in seguito alla rideterminazione della superficie utile complessiva oltre i 240 mq, includendo nel computo la porzione di fabbricato esclusa dal contribuente, censita come cantinato al momento dell’acquisto, e successivamente, mediante un mero cambio di destinazione d’uso, adibita a studio professionale.
Secondo i giudici, a prescindere dal dato catastale in sé irrilevante, la porzione di immobile presentava caratteristiche di fatto tali per essere classificata ed utilizzabile a scopo abitativo: collocazione al piano terra, altezza di 2,40 m., dotato di ampie superfici aero-illuminanti.

Istanze OT24 per l’anno 2016, le indicazioni tecniche per l’invio on line

L’Inail segnala la presenza di alcuni problemi tecnici per l’invio, tramite i Servizi online, della documentazione probante inerente le domande OT24 anno 2016.

In fase di caricamento del modello e dei suoi allegati, in certi casi, la procedura visualizza il messaggio di “Formato file non valido. Il file che si sta cercando di caricare è stato verificato e non risulta essere in formato PDF”. Qui, l’impossibilità di inviare il modello è dovuta ad un problema presente in uno dei file allegati al modulo OT24, sicché al fine di garantire l’inoltro tempestivo della domanda, occorre inviare il modello allegando uno solo dei suddetti file. Dopo l’invio della domanda, gli ulteriori allegati andranno inoltrati tramite la funzionalità di upload “allegati”, disponibile nei Servizi online “Denunce – modulo OT24” – sezione “richieste modello OT24 effettuate”, entro il termine di presentazione della domanda (29 febbraio 2016).
Ancora, una diversa segnalazione riguarda il caso in cui siano stati selezionati più interventi, ma risulta un solo file allegato, e si visualizza il messaggio: “il numero di allegati è diverso rispetto al numero di intervento selezionato”. Tale messaggio, però, è solo un avviso per verificare che sia stata allegata tutta la documentazione prescritta; non è un messaggio bloccante che impedisce l’inoltro della domanda.
Infine, si ricorda che il file da allegare può essere solo in formato “pdf” e che il limite dimensionale di tutti i file allegati alla domanda non può essere complessivamente superiore a 5MB. In nessun caso, è possibile inoltrare file in formato “zip”.

L’Inail segnala la presenza di alcuni problemi tecnici per l’invio, tramite i Servizi online, della documentazione probante inerente le domande OT24 anno 2016.

In fase di caricamento del modello e dei suoi allegati, in certi casi, la procedura visualizza il messaggio di "Formato file non valido. Il file che si sta cercando di caricare è stato verificato e non risulta essere in formato PDF". Qui, l'impossibilità di inviare il modello è dovuta ad un problema presente in uno dei file allegati al modulo OT24, sicché al fine di garantire l’inoltro tempestivo della domanda, occorre inviare il modello allegando uno solo dei suddetti file. Dopo l’invio della domanda, gli ulteriori allegati andranno inoltrati tramite la funzionalità di upload "allegati", disponibile nei Servizi online "Denunce - modulo OT24" - sezione "richieste modello OT24 effettuate", entro il termine di presentazione della domanda (29 febbraio 2016).
Ancora, una diversa segnalazione riguarda il caso in cui siano stati selezionati più interventi, ma risulta un solo file allegato, e si visualizza il messaggio: "il numero di allegati è diverso rispetto al numero di intervento selezionato". Tale messaggio, però, è solo un avviso per verificare che sia stata allegata tutta la documentazione prescritta; non è un messaggio bloccante che impedisce l’inoltro della domanda.
Infine, si ricorda che il file da allegare può essere solo in formato "pdf" e che il limite dimensionale di tutti i file allegati alla domanda non può essere complessivamente superiore a 5MB. In nessun caso, è possibile inoltrare file in formato "zip".

Finanziamenti dell’EBSA all’associazione lavoro e sicurezza

Siglato il 23/2/2016, tra la Ivh.apa Confartigianato Imprese, la CNA/SHV e l’ASGB, la CGIL-AGB, la SCBCISL, la UIL-SGK l’accordo interconfederale per il finanziamento dell’”Associazione lavoro e sicurezza” nella provincia di Bolzano e per la destinazione delle risorse dell’EBSA.

 

Le confederazioni sindacali provinciali hanno costituito una Associazione senza scopo di lucro denominata “ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA” quale soggetto unitario per la gestione dei RLST, in conformità con quanto previsto dallo statuto dell’EBSA.
Con il presente accordo le Parti hanno convenuto quanto segue:

Contribuzione ordinaria
Entro il 31 dicembre di ogni anno, l’ “ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA” invierà all’EBSA il relativo bilancio preventivo in diretto collegamento con il programma annuale di attività deliberato dall’EBSA.
L’EBSA, verserà mensilmente le quote incassate a titolo di “RAPPRESENTANTE TERRITORIALE SICUREZZA” all’ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA.
A bilancio consuntivo, verificato l’effettivo svolgimento delle attività degli RLST, definite dal Comitato di gestione, in caso di avanzo di gestione, l’importo dello stesso, detratto il fondo cassa, verrà versato nel fondo di riserva RLST dell’EBSA.

Contribuzione straordinaria
Si potrà accedere alle quote del Fondo di riserva per l’attività con apposita delibera del Comitato di gestione dell’EBSA che verrà trasmessa all’”ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA”. Inoltre entreranno in questo ambito anche le spese per eventuali programmi informatici a supporto dell’attività degli RLST.
All’atto della comunicazione della costituzione dell’Organismo per la gestione degli RSLT verrà versata la somma di euro 30.000,00 (tremila) allo stesso Organismo a titolo di anticipazione.
L’importo viene prelevato dal Fondo per l’attività dei RLST, e costituisce il fondo cassa per l’avvio dell’attività degli RLST.

Il finanziamento straordinario, tramite il Fondo di Riserva, non potrà comunque superare l’importo effettivamente incassato dall’Ente Bilaterale Artigiano a titolo di funzionamento degli RLST per ogni singolo esercizio per più del 50%.

Attività degli RLST
Ogni RLST effettuerà sopraluoghi presso aziende in coerenza con i piani annuali di attività approvati dall’EBSA;

Risorse dell’EBSA
Così come previsto dall’Accordo per il regolamento di attuazione per il funzionamento dell’EBSA e del RLST, una quota annua per lavoratore di € 6,75 è prevista per le attività formative e i programmi e le iniziative di tutela della salute e della sicurezza decise dalle parti stipulanti.
Le quote dei versamenti degli anni 2011 fino al 2015 incassate sull’apposito capitolo delle “attività formative” costituiscono il “Fondo di Riserva per l’Attività dell’EBSA”.
Le somme annualmente riscosse a questo titolo saranno utilizzate per le seguenti attività:

– Contributo alle aziende regolarmente iscritte all’Ente Bilaterale Artigiano (EBA) per la frequentazione di corsi sulla sicurezza. L’importo viene stabilito ordinariamente in 5 € lordi per ogni ora di formazione per ogni dipendente; quanto sopra fermo restando quanto deliberato annualmente dal Consiglio di Gestione dell’EBSA in relazione alla sostenibilità dello stesso

– Contributo alle aziende regolarmente iscritte all’Ente Bilaterale Artigiano (EBA) per l’effettuazione delle visite mediche. L’importo viene stabilito ordinariamente in 25 € lordi per ogni singola visita medica effettuata; quanto sopra fermo restando quanto deliberato annualmente dal Consiglio di Gestione dell’EBSA in relazione alla sostenibilità dello stesso Iniziative di tutela della salute e della sicurezza decise dal Comitato di Gestione dell’EBSA;

Siglato il 23/2/2016, tra la Ivh.apa Confartigianato Imprese, la CNA/SHV e l’ASGB, la CGIL-AGB, la SCBCISL, la UIL-SGK l’accordo interconfederale per il finanziamento dell’"Associazione lavoro e sicurezza" nella provincia di Bolzano e per la destinazione delle risorse dell’EBSA.

 

Le confederazioni sindacali provinciali hanno costituito una Associazione senza scopo di lucro denominata "ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA" quale soggetto unitario per la gestione dei RLST, in conformità con quanto previsto dallo statuto dell’EBSA.
Con il presente accordo le Parti hanno convenuto quanto segue:

Contribuzione ordinaria
Entro il 31 dicembre di ogni anno, l' "ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA" invierà all’EBSA il relativo bilancio preventivo in diretto collegamento con il programma annuale di attività deliberato dall’EBSA.
L’EBSA, verserà mensilmente le quote incassate a titolo di "RAPPRESENTANTE TERRITORIALE SICUREZZA" all'ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA.
A bilancio consuntivo, verificato l’effettivo svolgimento delle attività degli RLST, definite dal Comitato di gestione, in caso di avanzo di gestione, l’importo dello stesso, detratto il fondo cassa, verrà versato nel fondo di riserva RLST dell’EBSA.

Contribuzione straordinaria
Si potrà accedere alle quote del Fondo di riserva per l’attività con apposita delibera del Comitato di gestione dell’EBSA che verrà trasmessa all’"ASSOCIAZIONE LAVORO E SICUREZZA". Inoltre entreranno in questo ambito anche le spese per eventuali programmi informatici a supporto dell’attività degli RLST.
All’atto della comunicazione della costituzione dell’Organismo per la gestione degli RSLT verrà versata la somma di euro 30.000,00 (tremila) allo stesso Organismo a titolo di anticipazione.
L’importo viene prelevato dal Fondo per l’attività dei RLST, e costituisce il fondo cassa per l’avvio dell’attività degli RLST.

Il finanziamento straordinario, tramite il Fondo di Riserva, non potrà comunque superare l’importo effettivamente incassato dall’Ente Bilaterale Artigiano a titolo di funzionamento degli RLST per ogni singolo esercizio per più del 50%.

Attività degli RLST
Ogni RLST effettuerà sopraluoghi presso aziende in coerenza con i piani annuali di attività approvati dall’EBSA;

Risorse dell’EBSA
Così come previsto dall’Accordo per il regolamento di attuazione per il funzionamento dell’EBSA e del RLST, una quota annua per lavoratore di € 6,75 è prevista per le attività formative e i programmi e le iniziative di tutela della salute e della sicurezza decise dalle parti stipulanti.
Le quote dei versamenti degli anni 2011 fino al 2015 incassate sull’apposito capitolo delle "attività formative" costituiscono il "Fondo di Riserva per l’Attività dell’EBSA".
Le somme annualmente riscosse a questo titolo saranno utilizzate per le seguenti attività:

- Contributo alle aziende regolarmente iscritte all’Ente Bilaterale Artigiano (EBA) per la frequentazione di corsi sulla sicurezza. L’importo viene stabilito ordinariamente in 5 € lordi per ogni ora di formazione per ogni dipendente; quanto sopra fermo restando quanto deliberato annualmente dal Consiglio di Gestione dell’EBSA in relazione alla sostenibilità dello stesso

- Contributo alle aziende regolarmente iscritte all’Ente Bilaterale Artigiano (EBA) per l’effettuazione delle visite mediche. L’importo viene stabilito ordinariamente in 25 € lordi per ogni singola visita medica effettuata; quanto sopra fermo restando quanto deliberato annualmente dal Consiglio di Gestione dell’EBSA in relazione alla sostenibilità dello stesso Iniziative di tutela della salute e della sicurezza decise dal Comitato di Gestione dell’EBSA;

CCNL Terziario: aspettativa retribuita per i primi 60 giorni in caso di malattie gravi

Previsto, nel CCNL Commercio, il pagamento dei primi 60 giorni del periodo di aspettativa e un prolungamento della stessa di ulteriori 12 mesi in casi di malattie gravi che comporti terapia salvavita.

Il CCNL del Commercio, prevede, per malattie gravi che comportino terapia salvavita, il pagamento dei primi 60 giorni del periodo di aspettativa (di regola non retribuita) e un prolungamento della stessa di ulteriori 12 mesi duranti i quali, come saputo, si conserva il posto di lavoro ma non maturano ferie, permessi, tfr e mensilità aggiuntive.
Dal punto di vista retributivo, in base al suddetto CCNL, durante il periodo di malattia il lavoratore avrà diritto:

a) ad una indennità pari al 50% della retribuzione giornaliera per i giorni di malattia dal 4° al 20° e pari a due terzi della retribuzione stessa per i giorni di malattia dal ventunesimo in poi, posta a carico dell’INPS e anticipata dal datore di lavoro.
b) ad una integrazione dell’indennità a carico dell’INPS da corrispondersi dal datore di lavoro, a suo carico, in modo da raggiungere complessivamente le seguenti misure:
1) 100% per primi tre giorni (periodo di carenza);
2) 75% per i giorni dal 4° al 20°;
3) 100% per i giorni dal 21° in poi della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di nomiate svolgimento del rapporto.
Il rinnovo del 2011 ha, poi, previsto, alfine di prevenire situazioni di abuso, nel corso di ciascun anno di calendario (1 gennaio – 31 dicembre) e nei limiti del periodo di comporto, che la suddetta integrazione debba essere corrisposta al 100% per i primi due eventi di malattia, al 66% per il terzo evento ed al 50% per il quarto evento, mentre cesserà di essere corrisposta a partire dal quinto evento.
Tuttavia, ai fini dell’applicazione della disciplina non sono computabili, gli eventi morbosi dovuti alle seguenti cause:
– ricovero ospedaliero, day hospital, emodialisi;
– evento di malattia certificato con prognosi iniziale non inferiore a 12 giorni;
– sclerosi multipla o progressiva e le patologie di cui all’alt. 181, terzo comma, documentate da specialisti del servizio sanitario nazionale;
– gli eventi morbosi delle lavoratrici verificatisi durante il periodo di gravidanza.
In merito al periodo di comporto, in base all’art. 180 del CCNL, per i lavoratori ammalati la conservazione del posto, fissata nel periodo massimo di giorni 180 giorni nell’anno solare, può essere prolungata, a richiesta del lavoratore, per un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita e non superiore a 120 giorni (180 retribuiti+120 non retribuiti) alla condizione che siano esibiti dal lavoratore regolari certificati medici.
Diversamente, per il lavoratore affetto da patologia grave e continuativa che comporti terapie salvavita periodicamente documentata da specialisti del Servizio Sanitario Nazionale,viene concesso:
– un ulteriore periodo di aspettativa (art. 181) fino a guarigione clinica e comunque di durata non superiore a 12 mesi (180 gg +120 gg +365gg );
i primi 60 giorni dei citati primi 120 giorni di aspettativa non retribuita sono invece indennizzati nella misura del 100% della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di nomiate svolgimento del rapporto

Previsto, nel CCNL Commercio, il pagamento dei primi 60 giorni del periodo di aspettativa e un prolungamento della stessa di ulteriori 12 mesi in casi di malattie gravi che comporti terapia salvavita.

Il CCNL del Commercio, prevede, per malattie gravi che comportino terapia salvavita, il pagamento dei primi 60 giorni del periodo di aspettativa (di regola non retribuita) e un prolungamento della stessa di ulteriori 12 mesi duranti i quali, come saputo, si conserva il posto di lavoro ma non maturano ferie, permessi, tfr e mensilità aggiuntive.
Dal punto di vista retributivo, in base al suddetto CCNL, durante il periodo di malattia il lavoratore avrà diritto:

a) ad una indennità pari al 50% della retribuzione giornaliera per i giorni di malattia dal 4° al 20° e pari a due terzi della retribuzione stessa per i giorni di malattia dal ventunesimo in poi, posta a carico dell’INPS e anticipata dal datore di lavoro.
b) ad una integrazione dell’indennità a carico dell’INPS da corrispondersi dal datore di lavoro, a suo carico, in modo da raggiungere complessivamente le seguenti misure:
1) 100% per primi tre giorni (periodo di carenza);
2) 75% per i giorni dal 4° al 20°;
3) 100% per i giorni dal 21° in poi della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di nomiate svolgimento del rapporto.
Il rinnovo del 2011 ha, poi, previsto, alfine di prevenire situazioni di abuso, nel corso di ciascun anno di calendario (1 gennaio - 31 dicembre) e nei limiti del periodo di comporto, che la suddetta integrazione debba essere corrisposta al 100% per i primi due eventi di malattia, al 66% per il terzo evento ed al 50% per il quarto evento, mentre cesserà di essere corrisposta a partire dal quinto evento.
Tuttavia, ai fini dell’applicazione della disciplina non sono computabili, gli eventi morbosi dovuti alle seguenti cause:
- ricovero ospedaliero, day hospital, emodialisi;
- evento di malattia certificato con prognosi iniziale non inferiore a 12 giorni;
- sclerosi multipla o progressiva e le patologie di cui all’alt. 181, terzo comma, documentate da specialisti del servizio sanitario nazionale;
- gli eventi morbosi delle lavoratrici verificatisi durante il periodo di gravidanza.
In merito al periodo di comporto, in base all'art. 180 del CCNL, per i lavoratori ammalati la conservazione del posto, fissata nel periodo massimo di giorni 180 giorni nell’anno solare, può essere prolungata, a richiesta del lavoratore, per un ulteriore periodo di aspettativa non retribuita e non superiore a 120 giorni (180 retribuiti+120 non retribuiti) alla condizione che siano esibiti dal lavoratore regolari certificati medici.
Diversamente, per il lavoratore affetto da patologia grave e continuativa che comporti terapie salvavita periodicamente documentata da specialisti del Servizio Sanitario Nazionale,viene concesso:
- un ulteriore periodo di aspettativa (art. 181) fino a guarigione clinica e comunque di durata non superiore a 12 mesi (180 gg +120 gg +365gg );
- i primi 60 giorni dei citati primi 120 giorni di aspettativa non retribuita sono invece indennizzati nella misura del 100% della retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di nomiate svolgimento del rapporto

Aspettativa non retribuita esclusa dal superamento del periodo di comporto

Aspettativa non retribuita esclusa dal superamento del periodo di comporto

Il periodo di aspettativa, successivo a quello di malattia, non rileva ai fini del superamento del periodo di comporto ma va considerato come periodo “neutro”(CORTE DI CASSAZIONE – Sez. lav. – Sentenza 19 febbraio 2016, n. 3297).

La Corte di appello, in riforma della sentenza di primo grado, aveva respinto la domanda di un dipendente diretta alla dichiarazione di illegittimità del licenziamento intimatogli per superamento del periodo di comporto per sommatoria.
La Corte territoriale, infatti, aveva inizialmente ritenuto che i periodi di aspettativa per malattia fruiti dalla lavoratrice non dovessero essere calcolati non solo come giorni di malattia ma neppure per la determinazione del limite “esterno” del comporto.
Pertanto, a seguito della sentenza d’appello, il dipendente aveva proposto ricorso, rilevando errore nell’applicare l’art. 32 del C.C.N.L. per i lavoratori addetti al settore elettrico, con particolare riferimento al diritto alla conservazione del posto per effetto di una pluralità di episodi morbosi e alla concessione di un periodo di aspettativa non retribuita con decorrenza dell’anzianità di servizio, sostenendo che dal tenore letterale delle norme collettive applicate, e tenuto conto della natura e delle finalità dell’istituto dell’aspettativa, nel computo dei giorni che consentono il superamento del comporto, e quindi la risoluzione lecita del rapporto di lavoro per malattia, non dovevano essere computati i periodi di aspettativa concessi dal datore di lavoro a richiesta del dipendente.
La Cassazione ha, tuttavia, rigettato il ricorso, ribadendo il principio secondo il quale, nel caso di concessione di un periodo di aspettativa, successivo a quello di malattia, il relativo periodo non può essere commutato nell’arco temporale dei trentasei mesi previsti dalla disciplina collettiva ma va considerato come periodo ‘neutro’, sicché il datore di lavoro può legittimamente esercitare i diritti di recesso ove, al termine dell’aspettativa, il lavoratore non rientri in servizio o si assenti nuovamente per malattia, e l’assenza, sommata alle precedenti, superi il periodo cosiddetto ‘interno’ entro l’arco temporale esterno, da calcolarsi escludendo il periodo di aspettativa.

Aspettativa non retribuita esclusa dal superamento del periodo di comporto

Il periodo di aspettativa, successivo a quello di malattia, non rileva ai fini del superamento del periodo di comporto ma va considerato come periodo "neutro"(CORTE DI CASSAZIONE - Sez. lav. - Sentenza 19 febbraio 2016, n. 3297).

La Corte di appello, in riforma della sentenza di primo grado, aveva respinto la domanda di un dipendente diretta alla dichiarazione di illegittimità del licenziamento intimatogli per superamento del periodo di comporto per sommatoria.
La Corte territoriale, infatti, aveva inizialmente ritenuto che i periodi di aspettativa per malattia fruiti dalla lavoratrice non dovessero essere calcolati non solo come giorni di malattia ma neppure per la determinazione del limite "esterno" del comporto.
Pertanto, a seguito della sentenza d’appello, il dipendente aveva proposto ricorso, rilevando errore nell'applicare l’art. 32 del C.C.N.L. per i lavoratori addetti al settore elettrico, con particolare riferimento al diritto alla conservazione del posto per effetto di una pluralità di episodi morbosi e alla concessione di un periodo di aspettativa non retribuita con decorrenza dell’anzianità di servizio, sostenendo che dal tenore letterale delle norme collettive applicate, e tenuto conto della natura e delle finalità dell'istituto dell'aspettativa, nel computo dei giorni che consentono il superamento del comporto, e quindi la risoluzione lecita del rapporto di lavoro per malattia, non dovevano essere computati i periodi di aspettativa concessi dal datore di lavoro a richiesta del dipendente.
La Cassazione ha, tuttavia, rigettato il ricorso, ribadendo il principio secondo il quale, nel caso di concessione di un periodo di aspettativa, successivo a quello di malattia, il relativo periodo non può essere commutato nell'arco temporale dei trentasei mesi previsti dalla disciplina collettiva ma va considerato come periodo ‘neutro’, sicché il datore di lavoro può legittimamente esercitare i diritti di recesso ove, al termine dell'aspettativa, il lavoratore non rientri in servizio o si assenti nuovamente per malattia, e l'assenza, sommata alle precedenti, superi il periodo cosiddetto ‘interno’ entro l'arco temporale esterno, da calcolarsi escludendo il periodo di aspettativa.

Guida turistica, requisiti per l’abilitazione

Pubblicato sulla G.U. 26 febbraio 2016, n. 47 il D. M. 11 dicembre 2015 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo che individua i requisiti necessari per l’abilitazione allo svolgimento della professione di guida turistica e il procedimento di rilascio dell’abilitazione

 

Il decreto in oggetto, reca l’individuazione dei requisiti necessari ad ottenere l’abilitazione per lo svolgimento della professione di guida turistica in determinati siti, individuati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo sentita la Conferenza Unificata, nonché il procedimento di rilascio della stessa abilitazione.
I siti per i quali occorre una specifica abilitazione per l’esercizio della professione di guida turistica sono quelli individuati con apposito decreto.
I siti italiani di particolare interesse storico, artistico o archeologico, puntualmente individuati dal decreto, sono divisi per Regione in cui sono localizzati.
Ogni regione, rilascia, per i siti individuati dal decreto, localizzati sul proprio territorio, una specifica abilitazione per l’esercizio della professione di guida turistica.
L’abilitazione specifica per l’esercizio di guida turistica per i siti individuati col decreto è ottenuta mediante il superamento del relativo esame di abilitazione.
Per partecipare all’esame di abilitazione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:
– maggiore età;
– cittadinanza italiana o cittadinanza di stato membro dell’Unione Europea. Possono partecipare anche i cittadini extracomunitari in regola con le disposizioni vigenti in materia di immigrazione e di lavoro, fatti salvi eventuali accordi bilaterali in materia;
– godimento dei diritti civili e politici;
– possesso della qualifica professionale di guida turistica conseguita negli Stati membri dell’Unione Europea o di abilitazione all’esercizio della professione qualora lo Stato membro dell’Unione Europea di provenienza della guida preveda un’abilitazione per lo svolgimento della professione;
– assenza di condanne passate in giudicato per delitti non colposi per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e nel massimo a cinque anni, fatti salvi gli effetti della riabilitazione;
– diploma di laurea triennale.
I requisiti di cui sopra devono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione della domanda.
Le regioni e le province autonome, mediante bando con cadenza almeno biennale, pubblicato con avviso pubblico e sul proprio sito istituzionale, procedono ad organizzare sessioni d’esame per il conseguimento della specifica abilitazione per i siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico localizzati sul proprio territorio regionale.
In caso di superamento della prova d’esame, il candidato consegue la specifica abilitazione per i siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico presenti nell’ambito regionale in cui ha sostenuto la prova. Tale abilitazione consente l’iscrizione nell’Elenco nazionale delle guide turistiche dei siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico, tenuto a livello nazionale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
L’elenco nazionale è tenuto dalla Direzione generale turismo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in formato elettronico ed è alimentato dalle banche dati regionali.
Le regioni provvedono a fornire ai soggetti abilitati un apposito tesserino comprovante il possesso della specifica abilitazione.

Pubblicato sulla G.U. 26 febbraio 2016, n. 47 il D. M. 11 dicembre 2015 del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo che individua i requisiti necessari per l'abilitazione allo svolgimento della professione di guida turistica e il procedimento di rilascio dell'abilitazione

 

Il decreto in oggetto, reca l'individuazione dei requisiti necessari ad ottenere l'abilitazione per lo svolgimento della professione di guida turistica in determinati siti, individuati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo sentita la Conferenza Unificata, nonché il procedimento di rilascio della stessa abilitazione.
I siti per i quali occorre una specifica abilitazione per l'esercizio della professione di guida turistica sono quelli individuati con apposito decreto.
I siti italiani di particolare interesse storico, artistico o archeologico, puntualmente individuati dal decreto, sono divisi per Regione in cui sono localizzati.
Ogni regione, rilascia, per i siti individuati dal decreto, localizzati sul proprio territorio, una specifica abilitazione per l'esercizio della professione di guida turistica.
L'abilitazione specifica per l'esercizio di guida turistica per i siti individuati col decreto è ottenuta mediante il superamento del relativo esame di abilitazione.
Per partecipare all'esame di abilitazione è necessario il possesso dei seguenti requisiti:
- maggiore età;
- cittadinanza italiana o cittadinanza di stato membro dell'Unione Europea. Possono partecipare anche i cittadini extracomunitari in regola con le disposizioni vigenti in materia di immigrazione e di lavoro, fatti salvi eventuali accordi bilaterali in materia;
- godimento dei diritti civili e politici;
- possesso della qualifica professionale di guida turistica conseguita negli Stati membri dell'Unione Europea o di abilitazione all'esercizio della professione qualora lo Stato membro dell'Unione Europea di provenienza della guida preveda un'abilitazione per lo svolgimento della professione;
- assenza di condanne passate in giudicato per delitti non colposi per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e nel massimo a cinque anni, fatti salvi gli effetti della riabilitazione;
- diploma di laurea triennale.
I requisiti di cui sopra devono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione della domanda.
Le regioni e le province autonome, mediante bando con cadenza almeno biennale, pubblicato con avviso pubblico e sul proprio sito istituzionale, procedono ad organizzare sessioni d'esame per il conseguimento della specifica abilitazione per i siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico localizzati sul proprio territorio regionale.
In caso di superamento della prova d'esame, il candidato consegue la specifica abilitazione per i siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico presenti nell'ambito regionale in cui ha sostenuto la prova. Tale abilitazione consente l'iscrizione nell'Elenco nazionale delle guide turistiche dei siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico, tenuto a livello nazionale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
L'elenco nazionale è tenuto dalla Direzione generale turismo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo in formato elettronico ed è alimentato dalle banche dati regionali.
Le regioni provvedono a fornire ai soggetti abilitati un apposito tesserino comprovante il possesso della specifica abilitazione.

Servizi Baby sitting: definizione domande carenti di ISEE

Sono definibili le domande relative al beneficio voucher baby sitting e al contributo per gli oneri della rete pubblica e privata accreditata dei servizi per l’infanzia, presentate nell’anno 2015, anche se carenti di valida dichiarazione ISEE.

Dal 1° febbraio 2016, come si ricorderà, è attiva la procedura per richiedere il contributo economico utilizzabile per il servizio di baby-sitting ovvero per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati. La domanda, da presentarsi all’Inps esclusivamente attraverso i servizi telematici del portale dell’istituto, può essere inviata fino al 31 dicembre 2016 o comunque fino ad esaurimento dello stanziamento previsto dall’art. 1, co. 282, della Legge di stabilità 2016. In sede di domanda la lavoratrice richiedente deve:
– verificare i propri dati anagrafici, di residenza ed inserire i dati del proprio domicilio nel caso in cui sia diverso dalla residenza;
– indicare il numero di telefono cellulare e l’indirizzo PEC o email per la ricezione delle comunicazioni da parte di INPS;
– inserire i dati relativi al padre del minore per cui si chiede il beneficio;
– inserire i dati del minore;
– inserire i dati riguardanti il congedo di maternità relativo al minore indicato;
– indicare i periodi di congedo parentale già fruiti per il minore stesso;
– indicare a quale dei due benefici intende accedere e per quante mensilità;
– confermare o eventualmente inserire i dati relativi al proprio datore di lavoro/committente;
– scegliere, in caso di part-time, il rapporto o i rapporti di lavoro per cui si chiede la concessione del beneficio;
– dichiarare di aver presentato la dichiarazione ISEE.

Con riferimento a quest’ultimo punto, è stato segnalato dalle Strutture del territorio che diverse domande di beneficio, presentate nell’anno 2015, non sono state definite in quanto le madri richiedenti non hanno ancora presentato una valida dichiarazione ISEE. In ordine a tali domande sospese, le Strutture sono state invitate a procedere alla definizione, anche in mancanza delle dichiarazioni ISEE (Messaggio n. 805/2016).
Nel biennio di sperimentazione 2014-2015, il requisito ISEE non ha, infatti, influito in alcun caso sull’accoglimento o il rigetto delle domande presentate, in quanto tale elemento è stato acquisito dall’Istituto solo in vista di un possibile decreto direttoriale del Ministero vigilante che, in base all’andamento delle domande ed alla disponibilità residue negli anni 2014 e 2015 avrebbe potuto rideterminare, eventualmente anche in base all’ISEE, i criteri di accesso ai benefici in oggetto.
Considerato quindi che la spesa complessiva per l’anno 2015 è risultata nei limiti della copertura finanziaria dei 20 milioni di euro, indicata nel decreto ministeriale del 28 ottobre 2014, e che, a chiusura del biennio 2014 e 2015, l’onere derivante dalle domande in questione è stato comunque incluso ai fini del monitoraggio della spesa (anche se si tratta di benefici materialmente non ancora erogati), è senz’altro possibile procedere alla definizione delle domande presentate fino al 31 dicembre 2015 anche se carenti di valida dichiarazione ISEE.

Sono definibili le domande relative al beneficio voucher baby sitting e al contributo per gli oneri della rete pubblica e privata accreditata dei servizi per l’infanzia, presentate nell’anno 2015, anche se carenti di valida dichiarazione ISEE.

Dal 1° febbraio 2016, come si ricorderà, è attiva la procedura per richiedere il contributo economico utilizzabile per il servizio di baby-sitting ovvero per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati. La domanda, da presentarsi all’Inps esclusivamente attraverso i servizi telematici del portale dell’istituto, può essere inviata fino al 31 dicembre 2016 o comunque fino ad esaurimento dello stanziamento previsto dall’art. 1, co. 282, della Legge di stabilità 2016. In sede di domanda la lavoratrice richiedente deve:
- verificare i propri dati anagrafici, di residenza ed inserire i dati del proprio domicilio nel caso in cui sia diverso dalla residenza;
- indicare il numero di telefono cellulare e l’indirizzo PEC o email per la ricezione delle comunicazioni da parte di INPS;
- inserire i dati relativi al padre del minore per cui si chiede il beneficio;
- inserire i dati del minore;
- inserire i dati riguardanti il congedo di maternità relativo al minore indicato;
- indicare i periodi di congedo parentale già fruiti per il minore stesso;
- indicare a quale dei due benefici intende accedere e per quante mensilità;
- confermare o eventualmente inserire i dati relativi al proprio datore di lavoro/committente;
- scegliere, in caso di part-time, il rapporto o i rapporti di lavoro per cui si chiede la concessione del beneficio;
- dichiarare di aver presentato la dichiarazione ISEE.

Con riferimento a quest’ultimo punto, è stato segnalato dalle Strutture del territorio che diverse domande di beneficio, presentate nell’anno 2015, non sono state definite in quanto le madri richiedenti non hanno ancora presentato una valida dichiarazione ISEE. In ordine a tali domande sospese, le Strutture sono state invitate a procedere alla definizione, anche in mancanza delle dichiarazioni ISEE (Messaggio n. 805/2016).
Nel biennio di sperimentazione 2014-2015, il requisito ISEE non ha, infatti, influito in alcun caso sull’accoglimento o il rigetto delle domande presentate, in quanto tale elemento è stato acquisito dall’Istituto solo in vista di un possibile decreto direttoriale del Ministero vigilante che, in base all’andamento delle domande ed alla disponibilità residue negli anni 2014 e 2015 avrebbe potuto rideterminare, eventualmente anche in base all’ISEE, i criteri di accesso ai benefici in oggetto.
Considerato quindi che la spesa complessiva per l’anno 2015 è risultata nei limiti della copertura finanziaria dei 20 milioni di euro, indicata nel decreto ministeriale del 28 ottobre 2014, e che, a chiusura del biennio 2014 e 2015, l’onere derivante dalle domande in questione è stato comunque incluso ai fini del monitoraggio della spesa (anche se si tratta di benefici materialmente non ancora erogati), è senz’altro possibile procedere alla definizione delle domande presentate fino al 31 dicembre 2015 anche se carenti di valida dichiarazione ISEE.

Accordo transattivo e di ristrutturazione dei debiti, precisazioni sulla riduzione delle sanzioni civili

Si forniscono chiarimenti in tema di applicazione del beneficio della riduzione delle sanzioni civili.

In proposito, relativamente all’accordo transattivo, la predetta applicazione della riduzione delle sanzioni civili nella misura prevista nei casi di procedure concorsuali può operare solo in caso di avvenuto integrale pagamento dei contributi e delle spese. Ne consegue che, nell’ipotesi di richiesta di pagamento rateale degli importi dedotti in transazione, il piano concordatario deve contenere una specifica evidenza nel Fondo Rischi destinata alla copertura della differenza tra il valore integrale delle sanzioni civili dovute e quello ridefinito nella misura ridotta.

Relativamente agli accordi di ristrutturazione dei debiti, l’Inps precisa che gli stessi sono finalizzati a consentire all’imprenditore in stato di crisi il ripristino della condizione di solvibilità dell’impresa attraverso la stipula, con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti, di un accordo che preveda il pagamento in percentuale dei soli creditori aderenti al patto. La stipula degli accordi suddetti, non determinando alcun vincolo nei confronti dei creditori rimasti ad essi estranei, lascia indenne in capo a questi ultimi il titolo a vedere soddisfatti integralmente i propri crediti.
Pertanto, gli accordi di ristrutturazione, sebbene regolati nella legge fallimentare, non possono essere ricompresi nell’ambito delle procedure concorsuali con l’effetto di restare esclusi dall’applicazione del beneficio della riduzione delle sanzioni civili previsto per le procedure concorsuali dall’art. 116, co. 16, L. n. 388/2000.

Si forniscono chiarimenti in tema di applicazione del beneficio della riduzione delle sanzioni civili.

In proposito, relativamente all’accordo transattivo, la predetta applicazione della riduzione delle sanzioni civili nella misura prevista nei casi di procedure concorsuali può operare solo in caso di avvenuto integrale pagamento dei contributi e delle spese. Ne consegue che, nell’ipotesi di richiesta di pagamento rateale degli importi dedotti in transazione, il piano concordatario deve contenere una specifica evidenza nel Fondo Rischi destinata alla copertura della differenza tra il valore integrale delle sanzioni civili dovute e quello ridefinito nella misura ridotta.

Relativamente agli accordi di ristrutturazione dei debiti, l’Inps precisa che gli stessi sono finalizzati a consentire all’imprenditore in stato di crisi il ripristino della condizione di solvibilità dell’impresa attraverso la stipula, con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti, di un accordo che preveda il pagamento in percentuale dei soli creditori aderenti al patto. La stipula degli accordi suddetti, non determinando alcun vincolo nei confronti dei creditori rimasti ad essi estranei, lascia indenne in capo a questi ultimi il titolo a vedere soddisfatti integralmente i propri crediti.
Pertanto, gli accordi di ristrutturazione, sebbene regolati nella legge fallimentare, non possono essere ricompresi nell’ambito delle procedure concorsuali con l’effetto di restare esclusi dall’applicazione del beneficio della riduzione delle sanzioni civili previsto per le procedure concorsuali dall’art. 116, co. 16, L. n. 388/2000.

Revisione 2016 per gli studi di settore

Pubblicati il programma delle revisioni degli studi di settore applicabili a partire dal periodo d’imposta 2016 e le modifiche alla modulistica da utilizzare per il periodo d’imposta 2015 (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 26 febbraio 2016, n. 31160).

Si tratta complessivamente di n. 67 modelli degli studi di settore, così suddivisi:
– n. 20 per il settore delle manifatture;
– n. 19 per il settore dei servizi;
– n. 7 per i professionisti;
– n. 21 per il settore del commercio.
I suddetti studi di settore in vigore saranno sottoposti a revisione e potranno essere applicabili a partire dal periodo d’imposta 2016, a seguito di approvazione con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Al termine delle elaborazioni dovrebbero essere previsti, ove ciò risulti possibile sulla base delle risultanze delle analisi effettuate, accorpamenti tra studi di settore; con tali accorpamenti si darà attuazione all’Atto di indirizzo del Ministro dell’Economia e delle Finanze per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2016-2018.
Sarà altresì possibile, sempre sulla base delle analisi e delle elaborazioni effettuate, prevedere trasferimenti di uno o più codici di attività da uno studio di settore ad un altro sottoposto a revisione.
Nel caso di modifiche normative che prevedano l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore per particolari categorie di soggetti si procederà alla contestuale ripianificazione delle attività di revisione degli studi, escludendo quelli interessati dalle modifiche normative o sospendendo le relative attività di analisi ed elaborazione.

Pubblicati il programma delle revisioni degli studi di settore applicabili a partire dal periodo d’imposta 2016 e le modifiche alla modulistica da utilizzare per il periodo d’imposta 2015 (Agenzia delle Entrate - Provvedimento 26 febbraio 2016, n. 31160).

Si tratta complessivamente di n. 67 modelli degli studi di settore, così suddivisi:
- n. 20 per il settore delle manifatture;
- n. 19 per il settore dei servizi;
- n. 7 per i professionisti;
- n. 21 per il settore del commercio.
I suddetti studi di settore in vigore saranno sottoposti a revisione e potranno essere applicabili a partire dal periodo d’imposta 2016, a seguito di approvazione con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.
Al termine delle elaborazioni dovrebbero essere previsti, ove ciò risulti possibile sulla base delle risultanze delle analisi effettuate, accorpamenti tra studi di settore; con tali accorpamenti si darà attuazione all’Atto di indirizzo del Ministro dell’Economia e delle Finanze per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2016-2018.
Sarà altresì possibile, sempre sulla base delle analisi e delle elaborazioni effettuate, prevedere trasferimenti di uno o più codici di attività da uno studio di settore ad un altro sottoposto a revisione.
Nel caso di modifiche normative che prevedano l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore per particolari categorie di soggetti si procederà alla contestuale ripianificazione delle attività di revisione degli studi, escludendo quelli interessati dalle modifiche normative o sospendendo le relative attività di analisi ed elaborazione.