Contratto a tutele crescenti anche per gli autoferrotranvieri

I chiarimenti ministeriali in ordine alla possibile applicazione alla categoria degli autoferrotranvieri della nuova disciplina di tutela in caso di illegittimità del recesso datoriale

Il rapporto di lavoro della categoria degli autoferrotranvieri trova la propria regolamentazione nel Regio Decreto n. 148/1931, nonché dalle disposizioni della contrattazione collettiva di settore, che, peraltro, possono derogare ai principi contenuti nel medesimo Decreto. Tale regolamentazione, secondo la giurisprudenza di legittimità, costituisce un corpus normativo unico avente i caratteri della specialità e, in quanto tale, passibile di modifiche solo mediante specifici interventi legislativi, fermo restando la possibile integrazione con le norme generali in relazione a specifiche lacune.
Ciò posto, il Regio Decreto contempla esclusivamente alcune fattispecie di recesso, quali la cessione di linee, la riduzione dei posti, l’inabilità al servizio, lo scarso rendimento, la destituzione; ma nulla dispone in relazione alle tutele accordate al lavoratore nelle ipotesi di licenziamento illegittimo. Di qui, deve ritenersi applicabile la tutela dell’articolo 18 della Legge n. 300/1970, anche in considerazione della forza espansiva dalla predetta disposizione normativa che lo rende riferibile anche a casi diversi da quelli in esso contemplati, purchè assimilabili sotto il profilo dell’identità di ratio e qualora non assoggettati ad una diversa e specifica disciplina.
In definitiva, stante l’orientamento giurisprudenziale e le esigenze di certezza del diritto e parità di trattamento, le tutele accordate in caso di licenziamento illegittimo dei lavoratori autoferrotranvieri devono seguire la disciplina di carattere generale contenuta nello Statuto dei lavoratori, chiaramente secondo il rispettivo ambito applicativo e di decorrenza.

I chiarimenti ministeriali in ordine alla possibile applicazione alla categoria degli autoferrotranvieri della nuova disciplina di tutela in caso di illegittimità del recesso datoriale

Il rapporto di lavoro della categoria degli autoferrotranvieri trova la propria regolamentazione nel Regio Decreto n. 148/1931, nonché dalle disposizioni della contrattazione collettiva di settore, che, peraltro, possono derogare ai principi contenuti nel medesimo Decreto. Tale regolamentazione, secondo la giurisprudenza di legittimità, costituisce un corpus normativo unico avente i caratteri della specialità e, in quanto tale, passibile di modifiche solo mediante specifici interventi legislativi, fermo restando la possibile integrazione con le norme generali in relazione a specifiche lacune.
Ciò posto, il Regio Decreto contempla esclusivamente alcune fattispecie di recesso, quali la cessione di linee, la riduzione dei posti, l’inabilità al servizio, lo scarso rendimento, la destituzione; ma nulla dispone in relazione alle tutele accordate al lavoratore nelle ipotesi di licenziamento illegittimo. Di qui, deve ritenersi applicabile la tutela dell’articolo 18 della Legge n. 300/1970, anche in considerazione della forza espansiva dalla predetta disposizione normativa che lo rende riferibile anche a casi diversi da quelli in esso contemplati, purchè assimilabili sotto il profilo dell’identità di ratio e qualora non assoggettati ad una diversa e specifica disciplina.
In definitiva, stante l’orientamento giurisprudenziale e le esigenze di certezza del diritto e parità di trattamento, le tutele accordate in caso di licenziamento illegittimo dei lavoratori autoferrotranvieri devono seguire la disciplina di carattere generale contenuta nello Statuto dei lavoratori, chiaramente secondo il rispettivo ambito applicativo e di decorrenza.

Proroga contratti a termine: la normativa emergenziale dopo il sisma 6 aprile 2009

Il D.Lgs. n. 81/2015 (attuativo del Jobs act), nell’abrogare il D.Lgs. n. 368/2001 non ha apportato modifiche al regime delle deroghe introdotto dalle vigenti disposizioni per la proroga dei contratti a tempo determinato stipulati sulla base della normativa emergenziale, bensì lo ha prorogato anche per gli anni 2016 e 2017.

Preliminarmente, l’articolo 4, comma 14, del Decreto Legge n. 101/2013 (conv. In L. n. 125/2013), dispone che, “il Comune dell’Aquila può prorogare o rinnovare i contratti di lavoro a tempo determinato previsti dall’articolo 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, avvalendosi del sistema derogatorio previsto dall’articolo 7, comma 6-ter, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, anche per gli anni 2014 e 2015 nonché per gli anni 2016 e 2017, nel limite massimo di spesa di 1 milione di euro per ciascun anno a valere sulle disponibilità in bilancio, fermo restando il rispetto del patto di stabilità interno e della vigente normativa in materia di contenimento della spesa complessiva di personale. Per le medesime finalità, i Comuni del Cratere possono prorogare o rinnovare entro e non oltre il 31 dicembre 2014 i contratti di lavoro a tempo determinato previsti dall’articolo 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, nonché i contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati in forza delle ordinanze emergenziali del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 7, comma 6-ter, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, avvalendosi del sistema derogatorio ivi previsto anche per l’anno 2014 nel limite massimo di spesa di 0,5 milioni di euro”.
Al fine di assicurare la continuità delle attività di ricostruzione e di recupero del tessuto urbano e sociale della città dell’Aquila e dei Comuni del Cratere, il suddetto sistema derogatorio autorizza il comune dell’Aquila alla proroga o al rinnovo del contratto di lavoro del personale a tempo determinato, anche con profilo dirigenziale, assunto sulla base della normativa emergenziale, anche in deroga alle vigenti normative limitative delle assunzioni a tempo determinato in materia di impiego pubblico di cui al Decreto Legislativo n. 368/2001.

Sebbene il Legislatore – con il Decreto Legislativo n. 81/2015 – abbia abrogato il Decreto Legislativo n. 368, non ha però modificato il regime delle deroghe introdotto dalle vigenti disposizioni per la proroga dei contratti a tempo determinato stipulati sulla base della normativa emergenziale, attualmente fissato dall’articolo 19 del predetto Decreto Legislativo n. 81/2015. Tale regime, infatti, è stato prorogato anche per gli anni 2016 e 2017.

Il D.Lgs. n. 81/2015 (attuativo del Jobs act), nell’abrogare il D.Lgs. n. 368/2001 non ha apportato modifiche al regime delle deroghe introdotto dalle vigenti disposizioni per la proroga dei contratti a tempo determinato stipulati sulla base della normativa emergenziale, bensì lo ha prorogato anche per gli anni 2016 e 2017.

Preliminarmente, l’articolo 4, comma 14, del Decreto Legge n. 101/2013 (conv. In L. n. 125/2013), dispone che, "il Comune dell’Aquila può prorogare o rinnovare i contratti di lavoro a tempo determinato previsti dall’articolo 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, avvalendosi del sistema derogatorio previsto dall’articolo 7, comma 6-ter, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, anche per gli anni 2014 e 2015 nonché per gli anni 2016 e 2017, nel limite massimo di spesa di 1 milione di euro per ciascun anno a valere sulle disponibilità in bilancio, fermo restando il rispetto del patto di stabilità interno e della vigente normativa in materia di contenimento della spesa complessiva di personale. Per le medesime finalità, i Comuni del Cratere possono prorogare o rinnovare entro e non oltre il 31 dicembre 2014 i contratti di lavoro a tempo determinato previsti dall’articolo 2, comma 3-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, nonché i contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati in forza delle ordinanze emergenziali del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 7, comma 6-ter, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, avvalendosi del sistema derogatorio ivi previsto anche per l’anno 2014 nel limite massimo di spesa di 0,5 milioni di euro".
Al fine di assicurare la continuità delle attività di ricostruzione e di recupero del tessuto urbano e sociale della città dell’Aquila e dei Comuni del Cratere, il suddetto sistema derogatorio autorizza il comune dell’Aquila alla proroga o al rinnovo del contratto di lavoro del personale a tempo determinato, anche con profilo dirigenziale, assunto sulla base della normativa emergenziale, anche in deroga alle vigenti normative limitative delle assunzioni a tempo determinato in materia di impiego pubblico di cui al Decreto Legislativo n. 368/2001.

Sebbene il Legislatore - con il Decreto Legislativo n. 81/2015 - abbia abrogato il Decreto Legislativo n. 368, non ha però modificato il regime delle deroghe introdotto dalle vigenti disposizioni per la proroga dei contratti a tempo determinato stipulati sulla base della normativa emergenziale, attualmente fissato dall’articolo 19 del predetto Decreto Legislativo n. 81/2015. Tale regime, infatti, è stato prorogato anche per gli anni 2016 e 2017.

SANILOG: FINO AL 16 OTTOBRE PER EFFETTUARE IL VERSAMENTO DEL PRIMO SEMESTE

29 sett 2015 Scade il 16 ottobre p.v. il termine entro il quale le aziende dovranno versare la prima rata semestrale di contribuzione di € 60 al FONDO SANILOG per il personale dipendente del settore cui si applica il CCNL “Logistica, Trasporto Merci e Spedizione”,

Si ricorda che hanno diritto all’erogazione delle prestazioni sanitarie di Sanilog tutti i lavoratori non in prova ai quali si applica il vigente CCNL logistica, trasporto e spedizione in dipendenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato ivi compreso l’apprendistato.
Pertanto, entro il 16 ottobre p.v. le aziende dovranno versare, tramite modello F24, per singolo dipendente, non in prova a tempo indeterminato compreso l’apprendista, in forza alla data del 30 settembre 2015 la prima rata semestrale di contribuzione per l’anno di copertura assicurativa 15 novembre 2015 – 14 novembre 2016, pari ad € 60.
Il ritardato pagamento del contributo da parte dell’azienda superiore al mese comporterà l’applicazione di un interesse di mora pari al tasso ufficiale legale, aumentato di due punti percentuali. Il Fondo, così come previsto dal Regolamento, comunicherà l’eventuale omissione ai dipendenti dell’azienda inadempiente ed informerà gli stessi che non potranno usufruire delle prestazione sanitarie messe a disposizione per il primo semestre di copertura (dal 15 novembre 2015 al 14 maggio 2016).
L’azienda, in caso di mancata adesione al Fondo e di conseguente omissione contributiva, ha una responsabilità diretta nei confronti dei propri dipendenti in quanto nella parte normativa/economica del presente CCNL, si è tenuto conto dell’incidenza delle quote (Euro 120 all’anno per lavoratore e relativo contributo di solidarietà INPS al 10%) per il finanziamento dell’assistenza sanitaria integrativa. Pertanto l’azienda che ometta il versamento dei contributi suddetti è responsabile verso i lavoratori non iscritti al Fondo della perdita delle relative prestazioni sanitarie, salvo il risarcimento del danno subito.
Eventuali richieste di chiarimento potranno essere inviate direttamente al Fondo Sanilog al seguente indirizzo di posta elettronica: infoaziende@fondosanilog.it. Al fine di agevolare la verifica dell’importo dovuto, il Fondo invierà nei primi giorni di ottobre una mail alle aziende indicando l’importo da versare alla suddetta scadenza in base ai dipendenti risultanti al Fondo stesso. A tal proposito, per garantire l’esattezza dei conteggi, è indispensabile che eventuali aggiornamenti (nuove assunzioni/cessazioni) siano comunicati al Fondo entro e non oltre il 30 settembre 2015.

29 sett 2015 Scade il 16 ottobre p.v. il termine entro il quale le aziende dovranno versare la prima rata semestrale di contribuzione di € 60 al FONDO SANILOG per il personale dipendente del settore cui si applica il CCNL "Logistica, Trasporto Merci e Spedizione",

Si ricorda che hanno diritto all’erogazione delle prestazioni sanitarie di Sanilog tutti i lavoratori non in prova ai quali si applica il vigente CCNL logistica, trasporto e spedizione in dipendenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato ivi compreso l’apprendistato.
Pertanto, entro il 16 ottobre p.v. le aziende dovranno versare, tramite modello F24, per singolo dipendente, non in prova a tempo indeterminato compreso l'apprendista, in forza alla data del 30 settembre 2015 la prima rata semestrale di contribuzione per l’anno di copertura assicurativa 15 novembre 2015 – 14 novembre 2016, pari ad € 60.
Il ritardato pagamento del contributo da parte dell’azienda superiore al mese comporterà l’applicazione di un interesse di mora pari al tasso ufficiale legale, aumentato di due punti percentuali. Il Fondo, così come previsto dal Regolamento, comunicherà l’eventuale omissione ai dipendenti dell’azienda inadempiente ed informerà gli stessi che non potranno usufruire delle prestazione sanitarie messe a disposizione per il primo semestre di copertura (dal 15 novembre 2015 al 14 maggio 2016).
L’azienda, in caso di mancata adesione al Fondo e di conseguente omissione contributiva, ha una responsabilità diretta nei confronti dei propri dipendenti in quanto nella parte normativa/economica del presente CCNL, si è tenuto conto dell'incidenza delle quote (Euro 120 all'anno per lavoratore e relativo contributo di solidarietà INPS al 10%) per il finanziamento dell’assistenza sanitaria integrativa. Pertanto l'azienda che ometta il versamento dei contributi suddetti è responsabile verso i lavoratori non iscritti al Fondo della perdita delle relative prestazioni sanitarie, salvo il risarcimento del danno subito.
Eventuali richieste di chiarimento potranno essere inviate direttamente al Fondo Sanilog al seguente indirizzo di posta elettronica: infoaziende@fondosanilog.it. Al fine di agevolare la verifica dell'importo dovuto, il Fondo invierà nei primi giorni di ottobre una mail alle aziende indicando l'importo da versare alla suddetta scadenza in base ai dipendenti risultanti al Fondo stesso. A tal proposito, per garantire l'esattezza dei conteggi, è indispensabile che eventuali aggiornamenti (nuove assunzioni/cessazioni) siano comunicati al Fondo entro e non oltre il 30 settembre 2015.

SA.NA.RTI: chiude il 31 ottobre la campagna di iscrizione dei familiari

29 sett 2015 Scade il 31/10/2015 il termine per la campagna d’iscrizione al Fondo San.Arti. dei familiari dei lavoratori dipendenti, dei titolari d’imprese artigiane, dei soci/collaboratori dell’imprenditore artigiano e dei loro familiari.

Si ricorda che l’iscrizione al Fondo di assistenza sanitaria integrativa San.Arti. per i soggetti sopra indicati è volontaria e che è possibile registrarsi o rinnovare la propria iscrizione via web mediante una scheda informatica dedicata, predisposta sul sito http://www.sanarti.it/ secondo quanto riportato successivamente.
Come risaputo, è stata stabilita l’estensione della platea dei beneficiari delle prestazioni sanitarie del Fondo San.Arti. anche ai familiari di imprenditori artigiani, dei soci artigiani delle imprese artigiane, dei collaboratori degli imprenditori artigiani e dei titolari di piccole e medie imprese non artigiane.
Viene specificato che, per familiari si intendono il coniuge (anche se separato); il convivente more uxorio, i figli a carico .

In particolare, per figli a carico si intendono:
– i figli di età inferiore ai 18 anni con un reddito da lavoro inferiore a 6.000,00 euro al lordo degli oneri deducibili;
– i figli di età superiore a 18 anni e fino al compimento del 30° anno di età che versino in stato di inoccupazione/disoccupazione con un reddito da lavoro inferiore a 6.000,00 euro al lordo degli oneri deducibili;
– i minori legalmente affidati.
L’iscrizione avviene, via web, mediante una scheda informatica dedicata sul sito internet del Fondo (www.sanarti.it) secondo la procedura di seguito indicata.
La quota contributiva è pari a:

 

Destinatari

Importo

UOMINI:15 ANNI- 68 ANNI € 295
DONNE:15 ANNI-68 ANNI € 295

Essa è calcolata sulla base della fascia di età, secondo il seguente schema:

 

Gruppi

Età

Quota Contributiva ordinaria annua

A 0-12 MESI PRESTAZIONI NEONATI A CARICO DELL’ISCRITTO (titolari/soci/collaboratori)
B 12 MESI E UN GIORNO-14 ANNI € 110
C UOMINI:15 ANNI- 67 ANNI € 175
C DONNE:15 ANNI-67ANNI € 175

 

Per tutte le tipologie di iscritti il versamento del contributo dovrà essere effettuato con bollettino postale. Il portale web del Fondo fornirà in automatico il modello/format del bollettino postale già compilato contenente l’importo totale della quota contributiva.

29 sett 2015 Scade il 31/10/2015 il termine per la campagna d’iscrizione al Fondo San.Arti. dei familiari dei lavoratori dipendenti, dei titolari d’imprese artigiane, dei soci/collaboratori dell’imprenditore artigiano e dei loro familiari.

Si ricorda che l’iscrizione al Fondo di assistenza sanitaria integrativa San.Arti. per i soggetti sopra indicati è volontaria e che è possibile registrarsi o rinnovare la propria iscrizione via web mediante una scheda informatica dedicata, predisposta sul sito http://www.sanarti.it/ secondo quanto riportato successivamente.
Come risaputo, è stata stabilita l'estensione della platea dei beneficiari delle prestazioni sanitarie del Fondo San.Arti. anche ai familiari di imprenditori artigiani, dei soci artigiani delle imprese artigiane, dei collaboratori degli imprenditori artigiani e dei titolari di piccole e medie imprese non artigiane.
Viene specificato che, per familiari si intendono il coniuge (anche se separato); il convivente more uxorio, i figli a carico .

In particolare, per figli a carico si intendono:
- i figli di età inferiore ai 18 anni con un reddito da lavoro inferiore a 6.000,00 euro al lordo degli oneri deducibili;
- i figli di età superiore a 18 anni e fino al compimento del 30° anno di età che versino in stato di inoccupazione/disoccupazione con un reddito da lavoro inferiore a 6.000,00 euro al lordo degli oneri deducibili;
- i minori legalmente affidati.
L’iscrizione avviene, via web, mediante una scheda informatica dedicata sul sito internet del Fondo (www.sanarti.it) secondo la procedura di seguito indicata.
La quota contributiva è pari a:

 

Destinatari

Importo

UOMINI:15 ANNI- 68 ANNI € 295
DONNE:15 ANNI-68 ANNI € 295

Essa è calcolata sulla base della fascia di età, secondo il seguente schema:

 

Gruppi

Età

Quota Contributiva ordinaria annua

A 0-12 MESI PRESTAZIONI NEONATI A CARICO DELL’ISCRITTO (titolari/soci/collaboratori)
B 12 MESI E UN GIORNO-14 ANNI € 110
C UOMINI:15 ANNI- 67 ANNI € 175
C DONNE:15 ANNI-67ANNI € 175

 

Per tutte le tipologie di iscritti il versamento del contributo dovrà essere effettuato con bollettino postale. Il portale web del Fondo fornirà in automatico il modello/format del bollettino postale già compilato contenente l’importo totale della quota contributiva.

Casellario giudiziale e attività comportanti contatti diretti con minori, i chiarimenti ministeriali

I chiarimenti in merito all’adempimento datoriale di richiesta del certificato penale del casellario giudiziale nell’ipotesi di cambio di appalto.

Per effetto delle nuove disposizioni per la lotta contro la pornografia minorile, l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori, è ora previsto che il datore di lavoro che intenda impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, debba richiedere per tale soggetto il certificato penale del casellario giudiziale. L’adempimento, finalizzato a verificare l’inesistenza di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del Codice penale, riguarda esclusivamente i nuovi rapporti di lavoro a decorrere dal 6 aprile 2014 e non si applica a tutti i rapporti già in essere a tale data. L’obbligo di richiesta del certificato è in capo al datore di lavoro, nel momento in cui quest’ultimo intende impiegare il lavoratore e, dunque, esclusivamente prima di effettuare l’assunzione.
Ciò posto, la fattispecie del cambio appalto comporta la successione di diversi appaltatori nella esecuzione di un servizio per conto del medesimo committente, con il passaggio del personale impiegato nell’appalto dall’impresa uscente a quella subentrante, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d’appalto. Pertanto, poiché nell’ambito del suddetto passaggio il personale in questione risulta impegnato nella medesima attività, spesso senza soluzione di continuità, per il personale avente un contatto diretto e regolare con minori, il datore di lavoro/impresa subentrante non è tenuto ad alcun adempimento ulteriore, nella misura in cui lo stesso abbia acquisito la documentazione già in possesso del precedente datore di lavoro/appaltatore.

I chiarimenti in merito all’adempimento datoriale di richiesta del certificato penale del casellario giudiziale nell’ipotesi di cambio di appalto.

Per effetto delle nuove disposizioni per la lotta contro la pornografia minorile, l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori, è ora previsto che il datore di lavoro che intenda impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, debba richiedere per tale soggetto il certificato penale del casellario giudiziale. L’adempimento, finalizzato a verificare l’inesistenza di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del Codice penale, riguarda esclusivamente i nuovi rapporti di lavoro a decorrere dal 6 aprile 2014 e non si applica a tutti i rapporti già in essere a tale data. L’obbligo di richiesta del certificato è in capo al datore di lavoro, nel momento in cui quest’ultimo intende impiegare il lavoratore e, dunque, esclusivamente prima di effettuare l’assunzione.
Ciò posto, la fattispecie del cambio appalto comporta la successione di diversi appaltatori nella esecuzione di un servizio per conto del medesimo committente, con il passaggio del personale impiegato nell’appalto dall’impresa uscente a quella subentrante, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d'appalto. Pertanto, poiché nell’ambito del suddetto passaggio il personale in questione risulta impegnato nella medesima attività, spesso senza soluzione di continuità, per il personale avente un contatto diretto e regolare con minori, il datore di lavoro/impresa subentrante non è tenuto ad alcun adempimento ulteriore, nella misura in cui lo stesso abbia acquisito la documentazione già in possesso del precedente datore di lavoro/appaltatore.

I riposi orari della lavoratrice madre, un diritto “potestativo”

La sanzionabilità del datore di lavoro nelle ipotesi in cui la lavoratrice madre non intenda usufruire, spontaneamente e per proprie esigenze, dei “permessi per allattamento” già richiesti al medesimo.

Come noto, per disposizione normativa, il datore di lavoro è tenuto a consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo di un’ora ciascuno, anche cumulabili durante la giornata; il riposo è uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore. I periodi citati vengono considerati ore lavorative agli effetti sia della durata che della retribuzione e comportano il diritto della lavoratrice madre di uscire dall’azienda.
Orbene, il diritto di fruire dei riposi in questione ha natura di diritto potestativo, inteso quest’ultimo quale situazione giuridica soggettiva consistente nell’attribuzione di un potere alla lavoratrice madre, cui corrisponde dal lato del datore una posizione giuridica passiva di soggezione e non di obbligo. Nello specifico, a differenza di quanto avviene nell’ipotesi di astensione obbligatoria per maternità, la lavoratrice madre può scegliere se esercitare o meno il proprio diritto ai riposi. In caso positivo, se il datore di lavoro non le consenta il godimento dei periodi di riposo, allora troverà applicazione la prevista sanzione amministrativa pecuniaria.
Chiaramente, resta ferma la possibilità, da parte degli organi di vigilanza, di effettuare eventuali verifiche in ordine alla spontaneità della rinuncia della lavoratrice circa il godimento dei permessi in questione, giustificata da ragioni che rispondano in modo inequivocabile ad un interesse della lavoratrice, come ad esempio, l’impossibilità di rientrare in casa in ragione di uno sciopero dei mezzi pubblici.

La sanzionabilità del datore di lavoro nelle ipotesi in cui la lavoratrice madre non intenda usufruire, spontaneamente e per proprie esigenze, dei "permessi per allattamento" già richiesti al medesimo.

Come noto, per disposizione normativa, il datore di lavoro è tenuto a consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo di un’ora ciascuno, anche cumulabili durante la giornata; il riposo è uno solo quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore. I periodi citati vengono considerati ore lavorative agli effetti sia della durata che della retribuzione e comportano il diritto della lavoratrice madre di uscire dall’azienda.
Orbene, il diritto di fruire dei riposi in questione ha natura di diritto potestativo, inteso quest’ultimo quale situazione giuridica soggettiva consistente nell’attribuzione di un potere alla lavoratrice madre, cui corrisponde dal lato del datore una posizione giuridica passiva di soggezione e non di obbligo. Nello specifico, a differenza di quanto avviene nell’ipotesi di astensione obbligatoria per maternità, la lavoratrice madre può scegliere se esercitare o meno il proprio diritto ai riposi. In caso positivo, se il datore di lavoro non le consenta il godimento dei periodi di riposo, allora troverà applicazione la prevista sanzione amministrativa pecuniaria.
Chiaramente, resta ferma la possibilità, da parte degli organi di vigilanza, di effettuare eventuali verifiche in ordine alla spontaneità della rinuncia della lavoratrice circa il godimento dei permessi in questione, giustificata da ragioni che rispondano in modo inequivocabile ad un interesse della lavoratrice, come ad esempio, l’impossibilità di rientrare in casa in ragione di uno sciopero dei mezzi pubblici.

CCNL ISTITUZIONI SOCIO-ASSISTENZIALI UNEBA: ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA DALL’1/11/2015

Firmato il giorno 11/9/2015, tra UNEBA e FP-CGIL, FP-CISL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL, l’accordo con il quale viene indicata una nuova data – 1° novembre 2015 – per l’attivazione del piano di assistenza sanitaria integrativa, rispetto a quanto inizialmente indicato negli accordi contrattuali di settore.

Nell’art. 76 del CCNL 8/5/2013 per il personale dipendente dalle realtà del settore assistenziale, sociale, socio-sanitario, educativo, nonché da tutte le altre istituzioni di assistenza e beneficenza UNEBA, le parti avevano già concordato di istituire, a decorrere dall’anno 2014, una forma di assistenza integrativa sanitaria a favore del personale in servizio basata sul principio della co-partecipazione economica tra lavoratori ed Enti.
A tal fine, le parti si erano impegnate a definire i requisiti di iscrivibilità e a concordare l’apposito Fondo a cui aderire.
Il contributo dovuto, con decorrenza dall’1/4/2014, dagli Enti datori di lavoro per l’assistenza sanitaria integrativa era stato fissato in 5,00 euro mensili per 14,00 mensilità (a luglio e dicembre versamento doppio) per ogni dipendente iscritto.

Successivamente con accordo del 17/12/2014, le parti avevano convenuto, allo scopo di proseguire il confronto finalizzato ad individuare le soluzioni più idonee alla realizzazione di tale obiettivo, di accantonare in azienda le somme, in maturazione dal 1/4/2014 così come previsto dall’art. 76 del CCNL, impegnandosi a decidere entro il 30/9/2015.
Ebbene, con l’ultimo accordo sottoscritto l’11/9/2015, le parti hanno concordato quanto segue:

1) il termine di decorrenza fissato per l’attivazione dell’assistenza sanitaria integrativa viene differito all’1/11/2015;
2) di rivolgersi al mercato per raccogliere ulteriori offerte oltre quella di RBM già pervenuta;
3) le offerte dovranno pervenire a Uneba (Roma via Gioberti 60) entro il 20/10/2015 tramite raccomandata a.r. o posta certificata unebanazionale@pecpostecloud.it.
4) Le parti si incontreranno il 23/10/2015 ed entro il 30/10/2015 dovranno scegliere, concordemente, la proposta con le migliori prestazioni per le lavoratrici ed i lavoratori fra quelle pervenute ivi compresa quella di cui al punto 2.

Firmato il giorno 11/9/2015, tra UNEBA e FP-CGIL, FP-CISL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL, l’accordo con il quale viene indicata una nuova data - 1° novembre 2015 - per l’attivazione del piano di assistenza sanitaria integrativa, rispetto a quanto inizialmente indicato negli accordi contrattuali di settore.

Nell’art. 76 del CCNL 8/5/2013 per il personale dipendente dalle realtà del settore assistenziale, sociale, socio-sanitario, educativo, nonché da tutte le altre istituzioni di assistenza e beneficenza UNEBA, le parti avevano già concordato di istituire, a decorrere dall’anno 2014, una forma di assistenza integrativa sanitaria a favore del personale in servizio basata sul principio della co-partecipazione economica tra lavoratori ed Enti.
A tal fine, le parti si erano impegnate a definire i requisiti di iscrivibilità e a concordare l’apposito Fondo a cui aderire.
Il contributo dovuto, con decorrenza dall’1/4/2014, dagli Enti datori di lavoro per l’assistenza sanitaria integrativa era stato fissato in 5,00 euro mensili per 14,00 mensilità (a luglio e dicembre versamento doppio) per ogni dipendente iscritto.

Successivamente con accordo del 17/12/2014, le parti avevano convenuto, allo scopo di proseguire il confronto finalizzato ad individuare le soluzioni più idonee alla realizzazione di tale obiettivo, di accantonare in azienda le somme, in maturazione dal 1/4/2014 così come previsto dall'art. 76 del CCNL, impegnandosi a decidere entro il 30/9/2015.
Ebbene, con l’ultimo accordo sottoscritto l’11/9/2015, le parti hanno concordato quanto segue:

1) il termine di decorrenza fissato per l’attivazione dell’assistenza sanitaria integrativa viene differito all’1/11/2015;
2) di rivolgersi al mercato per raccogliere ulteriori offerte oltre quella di RBM già pervenuta;
3) le offerte dovranno pervenire a Uneba (Roma via Gioberti 60) entro il 20/10/2015 tramite raccomandata a.r. o posta certificata unebanazionale@pecpostecloud.it.
4) Le parti si incontreranno il 23/10/2015 ed entro il 30/10/2015 dovranno scegliere, concordemente, la proposta con le migliori prestazioni per le lavoratrici ed i lavoratori fra quelle pervenute ivi compresa quella di cui al punto 2.

SCUOLE PRIVATE ANINSEI: provvisoria applicazione dell’accordo di rinnovo nell’attesa della ratifica

L’ANINSEI – CONFINDUSTRIA FEDERVARIEe la FLC-CGIL, la CISL-SCUOLA, la UIL-SCUOLA, lo SNALS-CONFSAL con un verbale di integrazione all’ipotesi di accordo 22/7/2015, di rinnovo del CCNL di settore, ne hanno disposto l’applicazione nell’attesa della ratifica.

Il giorno 29/7/2015, tra l’ANINSEI – CONFINDUSTRIA FEDERVARIEe la FLC-CGIL, la CISL-SCUOLA, la UIL-SCUOLA, lo SNALS-CONFSAL, è stato stipulato il Verbale di integrazione all’Ipotesi di accordo stipulata il 22/7/2015 (2015-2018) per il rinnovo del CCNL di settore, che disciplina il trattamento normativo ed economico per il personale direttivo, docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario occupato nelle scuole non statali aderenti all’Aninsei.

Al fine di consentire agli istituti ANINSEI, l’avvio dell’a.s. 2015/2016 e a tutela dei lavoratori, le parti hanno convenuto con verbale di integrazione firmato il 29/7/2015, di dare, dall’1/9/2015 e fino alla data della ratifica dell’ipotesi di accordo 22/7/2015, già prevista entro e non oltre il 5/11/2015, provvisoria applicazione al trattamento normativo ed economico ivi previsto per il triennio 2015-2018.

Gli aumenti spettanti per il periodo 2015-2018 sono i seguenti:

Livelli

Aum. dall’1/9/2015

Aum. dall’1/9/2016

Aum. dall’1/9/2017

Aum. dall’1/9/2018

Tot. aumenti

I 8,32 16,64 16,64 16,64 58,24
II 8,52 17,04 17,04 17,04 59,63
III 8,93 17,86 17,86 17,86 62,51
IV 9,38 18,76 18,76 18,76 65,67
V 10,00 20,00 20,00 20,00 70,00
VI 10,00 20,00 20,00 20,00 70,00
VII 10,15 20,31 20,31 20,31 71,07
VIII A 10,64 21,29 21,29 21,29 74,50
VIII B 11,22 22,45 22,45 22,45 78,56

Alle date indicate verranno corrisposti i seguenti importi retributivi

Livelli

Minimo dall’1/9/2015

Minimo dall’1/9/2016

Minimo dall’1/9/2017

Minimo dall’1/9/2018

I 1.131,15 1.147,79 1.164,43 1.181,07
II 1.158,14 1.175,17 1.192,21 1.209,25
III 1.214,07               1.231,93 1.249,79 1.267,65
IV 1.275,60 1.294,37 1.313,13 1.331,89
V 1.359,64 1.379,64 1.399,64 1.419,64
VI 1.359,04 1.379,64 1.399,64 1.419,64
VII 1.380,45 1.400,76 1.421,07 1.441,37
VIII A 1.447,02 1.468,01 1.489,59 1.510,88
VIII B 1.525,90 1.548,35 1.570,79 1.593,24

Una tantum
Per il periodo che va dall’1/1/2013 al 31/8/2015, sarà corrisposta a tutto il personale in servizio al 31/8/2015, con la retribuzione di settembre 2015, il seguente importo una tantum:

Livelli

Euro

I, II, III 55,00
IV, V, VI, VII 65,00
VIII A, VIII B 75,00

Salario di anzianità
A partire dall’1/1/2016, sarà corrisposto un salario di anzianità del valore sottoriportato, a tutto il personale che avrà maturato i seguenti anni di servizio ininterrotti presso la stessa azienda:

– 10,00 euro per 2 anni di servizio;
– 20,00 euro 4 anni di servizio;
– 30,00 euro 6 anni di servizio;
– 40,00 euro 10 anni di servizio
– 55,00 per 14 anni di servizio

A tale ultima somma va aggiunto quanto eventualmente già percepito mensilmente per scatti di anzianità precedentemente maturati

 

Bilateralità
A partire dall’1/1/2016 le aziende dovranno versare un contributo pari a 120 euro annui per ogni lavoratore dipendente, frazionato in 12 quote mensili ciascuna delle quali di importo pari a 10,00 euro. Per i lavoratori part-time con orano di lavoro fino alle metà delle ore settimanali previste per il livello e le mansioni la quota è ridotta del 50%.

Le imprese non aderenti al sistema bilaterale, e che non versano il relativo contributo, dovranno erogare alla data suddetta un importo forfettario di 25,00 euro lordi mensili per 13 mensilità, a titolo di elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.)

 

Contratto a termine
Disciplina della proroga
Ai sensi del D.Lgs. 81/2015, il termine del contratto determinato, potrà essere prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni e, comunque, per un massimo di 5 volte nell’arco di 36 mesi a prescindere dal numero di contratti.

Successione dei contratti
Qualora il lavoratore venga riassunto a termine entro un periodo di 10 giorni per contratti di durata non superiore ai 6 mesi e 20 giorni lavorativi dalla data di scadenza, per contratti superiori a 6 mesi, il secondo contratto si considererà a tempo indeterminato.

Apprendistato professionalizzante
Potranno essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, i giovani di età compresa trai 18 e i 30 anni non compiuti. Nonché, ai sensi dell’art. 47, comma 4, del D.Lgs. 81/2015, i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione indipendentemente dal limite di età.
La durata minima del contratto potrà essere di 6 mesi mentre la durata massima di 36 mesi. Quanto al trattamento economico sarà così parametrato:

– primo anno: 85% della retribuzione tabellare del livello di inquadramento;
– secondo anno: 90% della retribuzione tabellare;
– terzo anno: 100% della retribuzione tabellare.

 

Recepimento T.U. sulla rappresentanza
Nell’ipotesi viene inoltre recepito il Testo Unico sulla Rappresentanza, sottoscritto da Confindustria e CGIL, CISL, UIL in data 10/1/2014 concernente le norme che regolamentano la:
1) rappresentatività ai fini della stipula dei Contratti collettivi nazionali di lavoro;
2) Rappresentanze Aziendali;
3) titolarità ed efficacia della contrattazione collettiva nazionale di categoria e aziendale;
4) procedure di raffreddamento e sanzioni sulle conseguenze dell’inadempimento.

Le Parti, infine, si impegnano ad adeguare e aggiornare quegli istituti contrattuali non ancora definiti in maniera puntuale dalla presente ipotesi alla luce delle recenti novità legislative nella riunione fissata per il 22/9/2015.

L’ANINSEI - CONFINDUSTRIA FEDERVARIEe la FLC-CGIL, la CISL-SCUOLA, la UIL-SCUOLA, lo SNALS-CONFSAL con un verbale di integrazione all’ipotesi di accordo 22/7/2015, di rinnovo del CCNL di settore, ne hanno disposto l’applicazione nell’attesa della ratifica.

Il giorno 29/7/2015, tra l'ANINSEI - CONFINDUSTRIA FEDERVARIEe la FLC-CGIL, la CISL-SCUOLA, la UIL-SCUOLA, lo SNALS-CONFSAL, è stato stipulato il Verbale di integrazione all’Ipotesi di accordo stipulata il 22/7/2015 (2015-2018) per il rinnovo del CCNL di settore, che disciplina il trattamento normativo ed economico per il personale direttivo, docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario occupato nelle scuole non statali aderenti all’Aninsei.

Al fine di consentire agli istituti ANINSEI, l'avvio dell’a.s. 2015/2016 e a tutela dei lavoratori, le parti hanno convenuto con verbale di integrazione firmato il 29/7/2015, di dare, dall’1/9/2015 e fino alla data della ratifica dell’ipotesi di accordo 22/7/2015, già prevista entro e non oltre il 5/11/2015, provvisoria applicazione al trattamento normativo ed economico ivi previsto per il triennio 2015-2018.

Gli aumenti spettanti per il periodo 2015-2018 sono i seguenti:

Livelli

Aum. dall’1/9/2015

Aum. dall’1/9/2016

Aum. dall’1/9/2017

Aum. dall’1/9/2018

Tot. aumenti

I 8,32 16,64 16,64 16,64 58,24
II 8,52 17,04 17,04 17,04 59,63
III 8,93 17,86 17,86 17,86 62,51
IV 9,38 18,76 18,76 18,76 65,67
V 10,00 20,00 20,00 20,00 70,00
VI 10,00 20,00 20,00 20,00 70,00
VII 10,15 20,31 20,31 20,31 71,07
VIII A 10,64 21,29 21,29 21,29 74,50
VIII B 11,22 22,45 22,45 22,45 78,56

Alle date indicate verranno corrisposti i seguenti importi retributivi

Livelli

Minimo dall’1/9/2015

Minimo dall’1/9/2016

Minimo dall’1/9/2017

Minimo dall’1/9/2018

I 1.131,15 1.147,79 1.164,43 1.181,07
II 1.158,14 1.175,17 1.192,21 1.209,25
III 1.214,07               1.231,93 1.249,79 1.267,65
IV 1.275,60 1.294,37 1.313,13 1.331,89
V 1.359,64 1.379,64 1.399,64 1.419,64
VI 1.359,04 1.379,64 1.399,64 1.419,64
VII 1.380,45 1.400,76 1.421,07 1.441,37
VIII A 1.447,02 1.468,01 1.489,59 1.510,88
VIII B 1.525,90 1.548,35 1.570,79 1.593,24

Una tantum
Per il periodo che va dall’1/1/2013 al 31/8/2015, sarà corrisposta a tutto il personale in servizio al 31/8/2015, con la retribuzione di settembre 2015, il seguente importo una tantum:

Livelli

Euro

I, II, III 55,00
IV, V, VI, VII 65,00
VIII A, VIII B 75,00

Salario di anzianità
A partire dall’1/1/2016, sarà corrisposto un salario di anzianità del valore sottoriportato, a tutto il personale che avrà maturato i seguenti anni di servizio ininterrotti presso la stessa azienda:

- 10,00 euro per 2 anni di servizio;
- 20,00 euro 4 anni di servizio;
- 30,00 euro 6 anni di servizio;
- 40,00 euro 10 anni di servizio
- 55,00 per 14 anni di servizio

A tale ultima somma va aggiunto quanto eventualmente già percepito mensilmente per scatti di anzianità precedentemente maturati

 

Bilateralità
A partire dall’1/1/2016 le aziende dovranno versare un contributo pari a 120 euro annui per ogni lavoratore dipendente, frazionato in 12 quote mensili ciascuna delle quali di importo pari a 10,00 euro. Per i lavoratori part-time con orano di lavoro fino alle metà delle ore settimanali previste per il livello e le mansioni la quota è ridotta del 50%.

Le imprese non aderenti al sistema bilaterale, e che non versano il relativo contributo, dovranno erogare alla data suddetta un importo forfettario di 25,00 euro lordi mensili per 13 mensilità, a titolo di elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.)

 

Contratto a termine
Disciplina della proroga
Ai sensi del D.Lgs. 81/2015, il termine del contratto determinato, potrà essere prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni e, comunque, per un massimo di 5 volte nell'arco di 36 mesi a prescindere dal numero di contratti.

Successione dei contratti
Qualora il lavoratore venga riassunto a termine entro un periodo di 10 giorni per contratti di durata non superiore ai 6 mesi e 20 giorni lavorativi dalla data di scadenza, per contratti superiori a 6 mesi, il secondo contratto si considererà a tempo indeterminato.

Apprendistato professionalizzante
Potranno essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, i giovani di età compresa trai 18 e i 30 anni non compiuti. Nonché, ai sensi dell'art. 47, comma 4, del D.Lgs. 81/2015, i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione indipendentemente dal limite di età.
La durata minima del contratto potrà essere di 6 mesi mentre la durata massima di 36 mesi. Quanto al trattamento economico sarà così parametrato:

- primo anno: 85% della retribuzione tabellare del livello di inquadramento;
- secondo anno: 90% della retribuzione tabellare;
- terzo anno: 100% della retribuzione tabellare.

 

Recepimento T.U. sulla rappresentanza
Nell’ipotesi viene inoltre recepito il Testo Unico sulla Rappresentanza, sottoscritto da Confindustria e CGIL, CISL, UIL in data 10/1/2014 concernente le norme che regolamentano la:
1) rappresentatività ai fini della stipula dei Contratti collettivi nazionali di lavoro;
2) Rappresentanze Aziendali;
3) titolarità ed efficacia della contrattazione collettiva nazionale di categoria e aziendale;
4) procedure di raffreddamento e sanzioni sulle conseguenze dell’inadempimento.

Le Parti, infine, si impegnano ad adeguare e aggiornare quegli istituti contrattuali non ancora definiti in maniera puntuale dalla presente ipotesi alla luce delle recenti novità legislative nella riunione fissata per il 22/9/2015.

Completata la riforma fiscale: modifiche su accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso

Con un Comunicato stampa del 22 settembre 2015 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto l’approvazione definitiva degli ultimi 5 decreti attuativi della riforma fiscale prevista dalla Legge delega n. 23 del 2014.

I decreti legislativi approvati in via definitiva il 22 settembre scorso completano il pacchetto di misure previste per il riordino del sistema fiscale, improntato su criteri di maggiore equità e trasparenza, sostegno alla crescita e internazionalizzazione delle imprese. Ciascun decreto è dedicato ad un ambito specifico:
– misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario;
– misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione;
– misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali;
– misure per la revisione del sistema sanzionatorio;
– stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale.
In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei testi definitivi, ecco alcune delle novità in materia di riscossione, contenzioso e regime sanzionatorio.

RISCOSSIONE

Con riferimento alle modifiche in materia di riscossione dei tributi, il decreto attuativo, secondo i principi di semplificazione e razionalizzazione stabiliti dall’art. 3, co, 1, lett. a) della Legge delega, in particolare, prevede una graduazione dell’aggio sulle cartelle Equitalia, che sarà dell’1% in caso di pagamento spontaneo, salirà al 3% in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notifica e al 6% per i pagamenti oltre la predetta scadenza. Inoltre, è stata inserita una moratoria in favore dei contribuenti che non sono stati in grado di completare il pagamento di piani di rateizzazione, in base alla quale le somme non ancora versate, oggetto di piani di rateazione da cui i contribuenti siano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto, possono essere oggetto di un nuovo piano di rateazione, ripartito fino a un massimo di 72 rate mensili. L’ulteriore rateizzazione deve essere richiesta entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ed è prevista la decadenza per il mancato pagamento di sole due rate.

INTERPELLI E CONTENZIOSO TRIBUTARIO

Per quanto concerne le modifiche alla disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, il decreto attuativo, in particolare, prevede l’applicazione della mediazione tributaria preventiva per tutte le contestazioni tributarie fino a venti mila euro, estendedola anche ai tributi diversi da quelli di competenza dell’Agenzia delle Entrate (tributi locali), e includendo sotto il profilo soggettivo anche Equitalia e i concessionari di riscossione. In materia di conciliazione giudiziale, inoltre, viene prevista la possibilità di attivarla anche nel giudizio di appello su iniziativa sia del giudice tributario sia delle parti. Viene disposta, altresì, una razionalizzazione delle tipologie di interpello che saranno ordinario, probatorio, antiabuso e disapplicativo). Ridotto a 90 giorni il termine di risposta per l’interpello ordinario, mentre per le altre tipologie sarà di 120 giorni.

SISTEMA SANZIONATORIO

Rilevanti modifiche sono state introdotte dal decreto attuativo di revisione del sistema sanzionatorio. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative viene prevista una graduale riduzione in base alla regolarizzazione spontanea e al tempo, in altri termini sanzioni più basse per chi regolarizza prima la posizione col Fisco. In relazione al reato di omessi versamenti, le soglie di punibilità in sede penale vengono elevate da 50mila a 250mila euro per l’IVA, e da 50mila a 150mila euro per le ritenute fiscali. Inasprite, invece, le pene per le frodi.

Con un Comunicato stampa del 22 settembre 2015 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha reso noto l’approvazione definitiva degli ultimi 5 decreti attuativi della riforma fiscale prevista dalla Legge delega n. 23 del 2014.

I decreti legislativi approvati in via definitiva il 22 settembre scorso completano il pacchetto di misure previste per il riordino del sistema fiscale, improntato su criteri di maggiore equità e trasparenza, sostegno alla crescita e internazionalizzazione delle imprese. Ciascun decreto è dedicato ad un ambito specifico:
- misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario;
- misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione;
- misure per la revisione della disciplina dell’organizzazione delle agenzie fiscali;
- misure per la revisione del sistema sanzionatorio;
- stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale.
In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei testi definitivi, ecco alcune delle novità in materia di riscossione, contenzioso e regime sanzionatorio.

RISCOSSIONE

Con riferimento alle modifiche in materia di riscossione dei tributi, il decreto attuativo, secondo i principi di semplificazione e razionalizzazione stabiliti dall’art. 3, co, 1, lett. a) della Legge delega, in particolare, prevede una graduazione dell’aggio sulle cartelle Equitalia, che sarà dell’1% in caso di pagamento spontaneo, salirà al 3% in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notifica e al 6% per i pagamenti oltre la predetta scadenza. Inoltre, è stata inserita una moratoria in favore dei contribuenti che non sono stati in grado di completare il pagamento di piani di rateizzazione, in base alla quale le somme non ancora versate, oggetto di piani di rateazione da cui i contribuenti siano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto, possono essere oggetto di un nuovo piano di rateazione, ripartito fino a un massimo di 72 rate mensili. L’ulteriore rateizzazione deve essere richiesta entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ed è prevista la decadenza per il mancato pagamento di sole due rate.

INTERPELLI E CONTENZIOSO TRIBUTARIO

Per quanto concerne le modifiche alla disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, il decreto attuativo, in particolare, prevede l’applicazione della mediazione tributaria preventiva per tutte le contestazioni tributarie fino a venti mila euro, estendedola anche ai tributi diversi da quelli di competenza dell’Agenzia delle Entrate (tributi locali), e includendo sotto il profilo soggettivo anche Equitalia e i concessionari di riscossione. In materia di conciliazione giudiziale, inoltre, viene prevista la possibilità di attivarla anche nel giudizio di appello su iniziativa sia del giudice tributario sia delle parti. Viene disposta, altresì, una razionalizzazione delle tipologie di interpello che saranno ordinario, probatorio, antiabuso e disapplicativo). Ridotto a 90 giorni il termine di risposta per l’interpello ordinario, mentre per le altre tipologie sarà di 120 giorni.

SISTEMA SANZIONATORIO

Rilevanti modifiche sono state introdotte dal decreto attuativo di revisione del sistema sanzionatorio. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative viene prevista una graduale riduzione in base alla regolarizzazione spontanea e al tempo, in altri termini sanzioni più basse per chi regolarizza prima la posizione col Fisco. In relazione al reato di omessi versamenti, le soglie di punibilità in sede penale vengono elevate da 50mila a 250mila euro per l’IVA, e da 50mila a 150mila euro per le ritenute fiscali. Inasprite, invece, le pene per le frodi.

Jobs act: politiche attive per il lavoro e attività ispettive

Il Decreto Legislativo n. 150/2015 – recante “Politiche attive per il lavoro” – prevede l’istituzione della Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), e dell’Albo nazionale dei soggetti accreditati a svolgere funzioni in materia di politiche attive del lavoro, il fascicolo elettronico del lavoratore, le nuove regole sullo stato di disoccupazione, l’assegno di ricollocazione. Il Decreto sulle attività ispettive (n. 149/2015 ) istituisce l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INPS, INAIL, MINLAV) che avrà il compito di gestire, coordinare e razionalizzare tutte le attività di controllo nel mondo del lavoro.

In tema di disoccupazione, è ora previsto che i lavoratori privi di impiego dichiarino, in forma telematica, al Portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con i Centri per l’impiego. Solo successivamente essi sono tenuti a recarsi presso tali Servizi per la stipula di un patto di servizio personalizzato contenente tra l’altro:
– la definizione del profilo personale di occupabilità;
– la definizione degli atti di ricerca attiva e la tempistica degli stessi;
– la disponibilità del richiedente alle attività di partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro, a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione e l’accettazione di congrue offerte di lavoro.

Lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a 6 mesi. Esclusivamente con riferimento alla NASpI e alla DIS-COLL, è consentita la “conservazione dello stato di disoccupazione” per il lavoratore beneficiario dell’indennità, che presti attività lavorativa, sia autonoma che subordinata, tale per cui il cui reddito corrisponda a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni da lavoro.

Ciascun beneficiario di prestazioni a sostegno del reddito è tenuto ad attenersi ai comportamenti previsti nel patto di servizio personalizzato ed è soggetto, oltre agli obblighi della specifica disciplina di legge, a determinate sanzioni. Nello specifico, con riferimento all’ASpI, NASpI, DIS-COLL e indennità di mobilità, in caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti, ovvero di mancata partecipazione, senza giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, è applicata:
1) la decurtazione di un quarto di una mensilità, in caso di prima mancata presentazione;
2) la decurtazione di una mensilità, alla seconda mancata presentazione;
3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.
Per la mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di ricerca e formative, è applicata:
1) la decurtazione di una mensilità, alla prima mancata partecipazione;
2) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.
Infine, nell’ipotesi di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua, in assenza di giustificato motivo, vi è decadenza dalla prestazione.

Il provvedimento introduce poi il nuovo istituto dell’assegno di ricollocazione, in sostituzione del contratto di ricollocazione, per i disoccupati percettori della NASpI, la cui durata di disoccupazione eccede i 4 mesi, qualora ne facciano richiesta al Centro per l’impiego presso il quale hanno stipulato il patto di servizio personalizzato. Trattasi di una somma, graduata in funzione del profilo personale di occupabilità, spendibile presso i Centri per l’impiego o presso i servizi accreditati, al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro. Tale assegno non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale. Il servizio è richiesto dal disoccupato, a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito, entro 2 mesi dalla data di rilascio dell’assegno e ha una durata di 6 mesi, prorogabile per altri 6 nel caso non sia stato consumato l’intero ammontare dell’assegno. La richiesta del servizio di assistenza alla ricollocazione, per tutta la sua durata, sospende il patto di servizio personalizzato eventualmente stipulato.

Ancora, al fine di permettere il mantenimento e lo sviluppo delle competenze acquisite, è previsto l’utilizzo dei titolari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro in attività a fini di pubblica utilità a beneficio della comunità territoriale di appartenenza, sotto la direzione ed il coordinamento di amministrazioni pubbliche, nel territorio del comune ove siano residenti.

I lavoratori disoccupati, con più di 60 anni, che non abbiano ancora maturato il diritto al pensionamento di vecchiaia o anticipato, utilizzati in tali attività, non possono eccedere l’orario di lavoro di 20 ore settimanali e ad essi compete un importo mensile pari all’assegno sociale, eventualmente riproporzionato in caso diorario di lavoro inferiore alle 20 ore settimanali. L’assegno così erogato è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e con i trattamenti di pensionamento anticipato. Sono, invece, cumulabili con tale assegno, gli assegni e le pensioni di invalidità civile, nonché le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio obbligatorio di leva.

In materia poi di principi generali per la fruizione degli incentivi connessi all’assunzione, il provvedimento stabilisce un criterio generale per cui nei casi in cui le norme che prevedono incentivi richiedano un incremento occupazionale netto della forza lavoro mediamente occupata, il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei 12 mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di “impresa unica”.

Infine, per le assunzioni con contratto di apprendistato di primo e terzo livello, vengono introdotti, a titolo sperimentale fino al 31 dicembre 2016, i seguenti benefici:
– non trova applicazione il contributo di licenziamento;
– l’aliquota contributiva del 10% è ridotta al 5%;
– è riconosciuto lo sgravio totale dei contributi a carico del datore di lavoro, ivi inclusi il contributo di finanziamento dell’ASpI (1,31%) ed il contributo dello 0,30%.

Il Decreto Legisaltivo n. 149/2015 in materia di attività ispettiva, al fine di razionalizzare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché di evitare la sovrapposizione di interventi ispettivi, prevede l’istituzione dell’”Ispettorato nazionale del lavoro”, che integra i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL.
Al fine di assicurare omogeneità operative di tutto il personale che svolge vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria, nonché legislazione sociale, ai funzionari ispettivi dell’INPS e dell’INAIL sono attribuiti i poteri già assegnati al personale ispettivo del Ministero del lavoro, compresa la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria.
In particolare, l’Ispettorato: esercita e coordina su tutto il territorio nazionale la vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria nonché legislazione sociale, compresa la vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, e gli accertamenti in materia di riconoscimento del diritto a prestazioni per infortuni su lavoro e malattie professionali, della esposizione al rischio nelle malattie professionali, delle caratteristiche dei vari cicli produttivi ai fini della applicazione della tariffa dei premi; esercita e coordina le attività di vigilanza sui rapporti di lavoro nel settore dei trasporti su strada, i controlli previsti dalle norme di recepimento delle direttive di prodotto e cura la gestione delle vigilanze speciali effettuate sul territorio nazionale; svolge attività di studio e analisi relative ai fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e alla mappatura dei rischi, al fine di orientare l’attività di vigilanza;cura la formazione e l’aggiornamento del personale ispettivo, ivi compreso quello di INPS e INAIL.

Il Decreto Legislativo n. 150/2015 - recante "Politiche attive per il lavoro" - prevede l’istituzione della Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), e dell’Albo nazionale dei soggetti accreditati a svolgere funzioni in materia di politiche attive del lavoro, il fascicolo elettronico del lavoratore, le nuove regole sullo stato di disoccupazione, l’assegno di ricollocazione. Il Decreto sulle attività ispettive (n. 149/2015 ) istituisce l'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INPS, INAIL, MINLAV) che avrà il compito di gestire, coordinare e razionalizzare tutte le attività di controllo nel mondo del lavoro.

In tema di disoccupazione, è ora previsto che i lavoratori privi di impiego dichiarino, in forma telematica, al Portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con i Centri per l’impiego. Solo successivamente essi sono tenuti a recarsi presso tali Servizi per la stipula di un patto di servizio personalizzato contenente tra l’altro:
- la definizione del profilo personale di occupabilità;
- la definizione degli atti di ricerca attiva e la tempistica degli stessi;
- la disponibilità del richiedente alle attività di partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro, a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione e l’accettazione di congrue offerte di lavoro.

Lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a 6 mesi. Esclusivamente con riferimento alla NASpI e alla DIS-COLL, è consentita la "conservazione dello stato di disoccupazione" per il lavoratore beneficiario dell’indennità, che presti attività lavorativa, sia autonoma che subordinata, tale per cui il cui reddito corrisponda a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni da lavoro.

Ciascun beneficiario di prestazioni a sostegno del reddito è tenuto ad attenersi ai comportamenti previsti nel patto di servizio personalizzato ed è soggetto, oltre agli obblighi della specifica disciplina di legge, a determinate sanzioni. Nello specifico, con riferimento all’ASpI, NASpI, DIS-COLL e indennità di mobilità, in caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti, ovvero di mancata partecipazione, senza giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, è applicata:
1) la decurtazione di un quarto di una mensilità, in caso di prima mancata presentazione;
2) la decurtazione di una mensilità, alla seconda mancata presentazione;
3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.
Per la mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di ricerca e formative, è applicata:
1) la decurtazione di una mensilità, alla prima mancata partecipazione;
2) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.
Infine, nell’ipotesi di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua, in assenza di giustificato motivo, vi è decadenza dalla prestazione.

Il provvedimento introduce poi il nuovo istituto dell’assegno di ricollocazione, in sostituzione del contratto di ricollocazione, per i disoccupati percettori della NASpI, la cui durata di disoccupazione eccede i 4 mesi, qualora ne facciano richiesta al Centro per l’impiego presso il quale hanno stipulato il patto di servizio personalizzato. Trattasi di una somma, graduata in funzione del profilo personale di occupabilità, spendibile presso i Centri per l’impiego o presso i servizi accreditati, al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro. Tale assegno non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale. Il servizio è richiesto dal disoccupato, a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito, entro 2 mesi dalla data di rilascio dell’assegno e ha una durata di 6 mesi, prorogabile per altri 6 nel caso non sia stato consumato l’intero ammontare dell’assegno. La richiesta del servizio di assistenza alla ricollocazione, per tutta la sua durata, sospende il patto di servizio personalizzato eventualmente stipulato.

Ancora, al fine di permettere il mantenimento e lo sviluppo delle competenze acquisite, è previsto l’utilizzo dei titolari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro in attività a fini di pubblica utilità a beneficio della comunità territoriale di appartenenza, sotto la direzione ed il coordinamento di amministrazioni pubbliche, nel territorio del comune ove siano residenti.

I lavoratori disoccupati, con più di 60 anni, che non abbiano ancora maturato il diritto al pensionamento di vecchiaia o anticipato, utilizzati in tali attività, non possono eccedere l’orario di lavoro di 20 ore settimanali e ad essi compete un importo mensile pari all’assegno sociale, eventualmente riproporzionato in caso diorario di lavoro inferiore alle 20 ore settimanali. L'assegno così erogato è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell'assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e con i trattamenti di pensionamento anticipato. Sono, invece, cumulabili con tale assegno, gli assegni e le pensioni di invalidità civile, nonché le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio obbligatorio di leva.

In materia poi di principi generali per la fruizione degli incentivi connessi all’assunzione, il provvedimento stabilisce un criterio generale per cui nei casi in cui le norme che prevedono incentivi richiedano un incremento occupazionale netto della forza lavoro mediamente occupata, il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei 12 mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di "impresa unica".

Infine, per le assunzioni con contratto di apprendistato di primo e terzo livello, vengono introdotti, a titolo sperimentale fino al 31 dicembre 2016, i seguenti benefici:
- non trova applicazione il contributo di licenziamento;
- l’aliquota contributiva del 10% è ridotta al 5%;
- è riconosciuto lo sgravio totale dei contributi a carico del datore di lavoro, ivi inclusi il contributo di finanziamento dell’ASpI (1,31%) ed il contributo dello 0,30%.

Il Decreto Legisaltivo n. 149/2015 in materia di attività ispettiva, al fine di razionalizzare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché di evitare la sovrapposizione di interventi ispettivi, prevede l’istituzione dell’"Ispettorato nazionale del lavoro", che integra i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL.
Al fine di assicurare omogeneità operative di tutto il personale che svolge vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria, nonché legislazione sociale, ai funzionari ispettivi dell’INPS e dell’INAIL sono attribuiti i poteri già assegnati al personale ispettivo del Ministero del lavoro, compresa la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria.
In particolare, l’Ispettorato: esercita e coordina su tutto il territorio nazionale la vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria nonché legislazione sociale, compresa la vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, e gli accertamenti in materia di riconoscimento del diritto a prestazioni per infortuni su lavoro e malattie professionali, della esposizione al rischio nelle malattie professionali, delle caratteristiche dei vari cicli produttivi ai fini della applicazione della tariffa dei premi; esercita e coordina le attività di vigilanza sui rapporti di lavoro nel settore dei trasporti su strada, i controlli previsti dalle norme di recepimento delle direttive di prodotto e cura la gestione delle vigilanze speciali effettuate sul territorio nazionale; svolge attività di studio e analisi relative ai fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e alla mappatura dei rischi, al fine di orientare l’attività di vigilanza;cura la formazione e l’aggiornamento del personale ispettivo, ivi compreso quello di INPS e INAIL.