Lavoratori somministrati, istituito il Fondo di solidarietà

Il Fondo di solidarietà, istituito con Decreto del Ministero del lavoro del 17 aprile 2015, n. 89581, è finalizzato ad assicurare ai lavoratori in somministrazione una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria.

In particolare, i membri del Fondo in parola devono essere in possesso di specifica competenza ed esperienza in materia di lavoro e occupazione e di una consolidata esperienza maturata nell’ambito degli enti bilaterali di settore, nonché aver svolto, per uno o più periodi, complessivamente non inferiori ad un triennio, funzioni di amministratore, di carattere direttivo o di partecipazione ad organi collegiali presso enti e organismi associativi, di rappresentanza di categoria. Ai componenti del Comitato suddetto non spetta alcun emolumento o indennità.
Non possono essere nominati o eletti componenti degli organi del fondo e, se nominati o eletti decadono dall’ufficio, coloro che si trovano in una delle seguenti condizioni: a) stato di interdizione legale ovvero interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e, comunque, tutte le situazioni previste dall’articolo 2382 del codice civile; b) assoggettamento a misure di prevenzione, salvi gli effetti della riabilitazione; c) condanna con sentenza definitiva, salvi gli effetti della riabilitazione, alla reclusione per uno dei delitti previsti nel titolo XI del libro V del codice civile; d) condanna con sentenza definitiva, salvi gli effetti della riabilitazione, alla reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l’ordine pubblico, contro l’economia pubblica ovvero per un delitto in materia tributaria, di lavoro e previdenza; e) condanna con sentenza definitiva, salvi gli effetti della riabilitazione, alla reclusione per un tempo non inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo.
La decadenza dall’ufficio è dichiarata dall’organo individuato dallo statuto entro trenta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto.
Costituiscono causa di sospensione delle funzioni esercitate dai componenti del Comitato di gestione e di controllo la condanna con sentenza non definitiva per uno dei reati di cui alle suddette lettere c), d) ed e) o l’applicazione provvisoria di una delle misure previste dall’articolo 67, comma 3, del Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159 ovvero l’applicazione di una misura cautelare di tipo personale.
Il fondo deve dotarsi di un adeguato sistema di contabilità. Gli interventi a carico del fondo sono concessi previa costituzione di specifiche riserve finanziarie ed entro i limiti delle risorse dovute dalle imprese di settore.
Il Ministero del lavoro esercita la vigilanza e il monitoraggio sulla gestione del fondo; in caso di irregolarità o di inadempimenti il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può disporne la sospensione dell’operatività.

Il Fondo di solidarietà, istituito con Decreto del Ministero del lavoro del 17 aprile 2015, n. 89581, è finalizzato ad assicurare ai lavoratori in somministrazione una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause previste dalla normativa in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria.

In particolare, i membri del Fondo in parola devono essere in possesso di specifica competenza ed esperienza in materia di lavoro e occupazione e di una consolidata esperienza maturata nell'ambito degli enti bilaterali di settore, nonché aver svolto, per uno o più periodi, complessivamente non inferiori ad un triennio, funzioni di amministratore, di carattere direttivo o di partecipazione ad organi collegiali presso enti e organismi associativi, di rappresentanza di categoria. Ai componenti del Comitato suddetto non spetta alcun emolumento o indennità.
Non possono essere nominati o eletti componenti degli organi del fondo e, se nominati o eletti decadono dall'ufficio, coloro che si trovano in una delle seguenti condizioni: a) stato di interdizione legale ovvero interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e, comunque, tutte le situazioni previste dall'articolo 2382 del codice civile; b) assoggettamento a misure di prevenzione, salvi gli effetti della riabilitazione; c) condanna con sentenza definitiva, salvi gli effetti della riabilitazione, alla reclusione per uno dei delitti previsti nel titolo XI del libro V del codice civile; d) condanna con sentenza definitiva, salvi gli effetti della riabilitazione, alla reclusione per un tempo non inferiore ad un anno per un delitto contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica, contro il patrimonio, contro l'ordine pubblico, contro l'economia pubblica ovvero per un delitto in materia tributaria, di lavoro e previdenza; e) condanna con sentenza definitiva, salvi gli effetti della riabilitazione, alla reclusione per un tempo non inferiore a due anni per un qualunque delitto non colposo.
La decadenza dall'ufficio è dichiarata dall'organo individuato dallo statuto entro trenta giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto.
Costituiscono causa di sospensione delle funzioni esercitate dai componenti del Comitato di gestione e di controllo la condanna con sentenza non definitiva per uno dei reati di cui alle suddette lettere c), d) ed e) o l’applicazione provvisoria di una delle misure previste dall'articolo 67, comma 3, del Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 159 ovvero l’applicazione di una misura cautelare di tipo personale.
Il fondo deve dotarsi di un adeguato sistema di contabilità. Gli interventi a carico del fondo sono concessi previa costituzione di specifiche riserve finanziarie ed entro i limiti delle risorse dovute dalle imprese di settore.
Il Ministero del lavoro esercita la vigilanza e il monitoraggio sulla gestione del fondo; in caso di irregolarità o di inadempimenti il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può disporne la sospensione dell'operatività.

Casse Edili: il via alla procedura DURC online

 

 

Forniti i primi chiarimenti operativi per le Casse Edili in tema di semplificazione del Durc che dall’1/7/2015 sarà operativo online, facendo accedere i soggetti abilitati alla verifica attraverso i portali INPS o INAIL, inserendo il codice fiscale dell’impresa interessata (Comunicato Cnce 19/6/2015).

Seguono i primi chiarimenti operativi per le Casse Edili in tema di semplificazione del Durc, dove è previsto, a partire dall’1/7/2015, per i soggetti abilitati alla verifica l’accesso al sistema “Durc on Line” attraverso i portali INPS o INAIL, inserendo il CF dell’impresa interessata. Tra i soggetti abilitati rientrano oltre all’interessato e alle amministrazioni indicate nel decreto, i soggetti delegati (chiunque abbia interesse alla verifica oltre a banche e intermediari finanziari sempre previa delega).
Per il momento il sistema di delega è sospeso sino a nuove implementazioni informatiche, tranne per i consulenti del lavoro che, invece, sono immediatamente abilitati all’effettuazione della verifica.
I portali di INPS o INAIL consentono la verifica dell’esistenza di un DURC positivo e in corso di validità e, se richiesta, ne consente al richiedente la visualizzazione e l’acquisizione in formato PDF.
Laddove non vi sia un documento in corso di validità ma risulta essere stata effettuata una precedente richiesta per la quale è in corso un’istruttoria da parte degli Istituti e delle Casse Edili, il sistema comunicherà tale informazione all’interessato il quale dovrà attendere l’esito di tale istruttoria.
Laddove non vi sia un documento in corso di validità, né parimenti un’istruttoria in corso, il portale procede ad interrogare le Banche dati nazionali di INPS, INAIL e, se coinvolte, delle Casse Edili.
I portali INPS e INAIL interrogano, attraverso la porta di dominio, la Banca dati Nazionale delle Imprese Irregolari – BNI, gestita dalla CNCE.
Le Casse Edili acquisiranno l’elenco delle imprese in istruttoria attraverso il sistema di gestione automatizzata del DURC adottato da ciascuna Cassa.
La Cassa Edile coinvolta nella fase istruttoria invierà via PEC, al soggetto con riferimento al quale viene effettuata la verifica, l’invito alla regolarizzazione, invitandolo a svolgere gli adempimenti richiesti entro i successivi 15 giorni.
Qualora l’impresa regolarizzi la propria posizione, la Cassa provvederà a segnalarlo immediatamente alla BNI e a chiudere la pratica istruttoria che a sua volta darà adito all’immediata segnalazione ai portali INPS e INAIL.
Nel caso in cui l’impresa non ottemperi a quanto richiesto dalla Cassa Edile, la stessa chiuderà la fase istruttoria secondo le seguenti modalità:
– conferma dello stato di irregolarità con indicazione dell’importo del debito contributivo;
– conferma dello stato di irregolarità con indicazione dell’importo del debito pari a zero, qualora lo stesso non sia definibile.
La comunicazione di chiusura della fase istruttoria deve essere inviata a BNI entro il 28° giorno dalla data di richiesta della verifica da parte dell’utente. In caso di mancata chiusura da parte della Cassa Edile o di mancata indicazione dell’importo del debito entro il termine indicato, al 29° giorno la BNI chiuderà “d’ufficio” la pratica segnalando ai portali INPS e INAIL la conferma di irregolarità con importo del debito contributivo pari a zero.
Successivamente alla chiusura dell’istruttoria, la risultanza sarà disponibile in via definitiva per i portali INPS e INAIL e, quindi, la Cassa Edile non potrà rettificare quanto in precedenza comunicato.

 

 

Forniti i primi chiarimenti operativi per le Casse Edili in tema di semplificazione del Durc che dall’1/7/2015 sarà operativo online, facendo accedere i soggetti abilitati alla verifica attraverso i portali INPS o INAIL, inserendo il codice fiscale dell’impresa interessata (Comunicato Cnce 19/6/2015).

Seguono i primi chiarimenti operativi per le Casse Edili in tema di semplificazione del Durc, dove è previsto, a partire dall’1/7/2015, per i soggetti abilitati alla verifica l’accesso al sistema "Durc on Line" attraverso i portali INPS o INAIL, inserendo il CF dell'impresa interessata. Tra i soggetti abilitati rientrano oltre all'interessato e alle amministrazioni indicate nel decreto, i soggetti delegati (chiunque abbia interesse alla verifica oltre a banche e intermediari finanziari sempre previa delega).
Per il momento il sistema di delega è sospeso sino a nuove implementazioni informatiche, tranne per i consulenti del lavoro che, invece, sono immediatamente abilitati all'effettuazione della verifica.
I portali di INPS o INAIL consentono la verifica dell'esistenza di un DURC positivo e in corso di validità e, se richiesta, ne consente al richiedente la visualizzazione e l'acquisizione in formato PDF.
Laddove non vi sia un documento in corso di validità ma risulta essere stata effettuata una precedente richiesta per la quale è in corso un'istruttoria da parte degli Istituti e delle Casse Edili, il sistema comunicherà tale informazione all'interessato il quale dovrà attendere l'esito di tale istruttoria.
Laddove non vi sia un documento in corso di validità, né parimenti un'istruttoria in corso, il portale procede ad interrogare le Banche dati nazionali di INPS, INAIL e, se coinvolte, delle Casse Edili.
I portali INPS e INAIL interrogano, attraverso la porta di dominio, la Banca dati Nazionale delle Imprese Irregolari - BNI, gestita dalla CNCE.
Le Casse Edili acquisiranno l'elenco delle imprese in istruttoria attraverso il sistema di gestione automatizzata del DURC adottato da ciascuna Cassa.
La Cassa Edile coinvolta nella fase istruttoria invierà via PEC, al soggetto con riferimento al quale viene effettuata la verifica, l'invito alla regolarizzazione, invitandolo a svolgere gli adempimenti richiesti entro i successivi 15 giorni.
Qualora l'impresa regolarizzi la propria posizione, la Cassa provvederà a segnalarlo immediatamente alla BNI e a chiudere la pratica istruttoria che a sua volta darà adito all'immediata segnalazione ai portali INPS e INAIL.
Nel caso in cui l'impresa non ottemperi a quanto richiesto dalla Cassa Edile, la stessa chiuderà la fase istruttoria secondo le seguenti modalità:
- conferma dello stato di irregolarità con indicazione dell'importo del debito contributivo;
- conferma dello stato di irregolarità con indicazione dell'importo del debito pari a zero, qualora lo stesso non sia definibile.
La comunicazione di chiusura della fase istruttoria deve essere inviata a BNI entro il 28° giorno dalla data di richiesta della verifica da parte dell'utente. In caso di mancata chiusura da parte della Cassa Edile o di mancata indicazione dell'importo del debito entro il termine indicato, al 29° giorno la BNI chiuderà "d'ufficio" la pratica segnalando ai portali INPS e INAIL la conferma di irregolarità con importo del debito contributivo pari a zero.
Successivamente alla chiusura dell'istruttoria, la risultanza sarà disponibile in via definitiva per i portali INPS e INAIL e, quindi, la Cassa Edile non potrà rettificare quanto in precedenza comunicato.

Licenziamento illegittimo per mancanza temporanea di titoli

23 giu La Cassazione con sentenza del 17 giugno 2015, n. 12486, ha stabilito che è illegittimo il licenziamento del lavoratore che temporaneamente non possiede i titoli per svolgere la propria mansione ma che riuscirebbe ad acquisirli con un corso ad hoc.

Nel caso di specie, una compagnia aerea ha disposto il licenziamento di un pilota per non essere in possesso di una licenza in corso di validità che gli consentisse di poter svolgere le mansioni per le quali era stato assunto.

La Corte d’appello, riformando la sentenza emessa dal Tribunale, ha annullato il licenziamento precisando che nella specie, è ravvisabile una sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa “meramente temporanea”, come confermato non solo dal fatto che il lavoratore è riuscito, in poco tempo, ad acquisire i titoli e le abilitazioni, la cui mancanza ha determinato il licenziamento, ma anche dalla circostanza che il datore di lavoro non ha dedotto alcun elemento idoneo a dimostrare la ricorrenza di una ipotesi di impossibilità definitiva e non rimovibile.
Inoltre, ha ordinato alla società di reintegrare il dipendente nel posto di lavoro precedentemente assegnatogli, condannandola tra l’altro a corrispondergli, a titolo di risarcimento del danno, una indennità pari all’importo delle retribuzioni globali di fatto dalla data del licenziamento fino all’effettiva reintegra.
In conformità del giudizio di II grado, la Cassazione ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nei confronti di un lavoratore che temporaneamente non possiede più i titoli per lo svolgimento della sua mansione. Ha evidenziato, inoltre, come tale temporanea mancanza del titolo non può portare ad una decisione così sproporzionata quale quella del provvedimento espulsivo

23 giu La Cassazione con sentenza del 17 giugno 2015, n. 12486, ha stabilito che è illegittimo il licenziamento del lavoratore che temporaneamente non possiede i titoli per svolgere la propria mansione ma che riuscirebbe ad acquisirli con un corso ad hoc.

Nel caso di specie, una compagnia aerea ha disposto il licenziamento di un pilota per non essere in possesso di una licenza in corso di validità che gli consentisse di poter svolgere le mansioni per le quali era stato assunto.

La Corte d’appello, riformando la sentenza emessa dal Tribunale, ha annullato il licenziamento precisando che nella specie, è ravvisabile una sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa "meramente temporanea", come confermato non solo dal fatto che il lavoratore è riuscito, in poco tempo, ad acquisire i titoli e le abilitazioni, la cui mancanza ha determinato il licenziamento, ma anche dalla circostanza che il datore di lavoro non ha dedotto alcun elemento idoneo a dimostrare la ricorrenza di una ipotesi di impossibilità definitiva e non rimovibile.
Inoltre, ha ordinato alla società di reintegrare il dipendente nel posto di lavoro precedentemente assegnatogli, condannandola tra l’altro a corrispondergli, a titolo di risarcimento del danno, una indennità pari all’importo delle retribuzioni globali di fatto dalla data del licenziamento fino all’effettiva reintegra.
In conformità del giudizio di II grado, la Cassazione ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nei confronti di un lavoratore che temporaneamente non possiede più i titoli per lo svolgimento della sua mansione. Ha evidenziato, inoltre, come tale temporanea mancanza del titolo non può portare ad una decisione così sproporzionata quale quella del provvedimento espulsivo

Contributi per l’internazionalizzazione del made in Italy

Un aiuto alle imprese italiane nei processi di commercializzazione verso l’estero, attraverso un sostegno economico per l’acquisizione delle necessarie competenze da imprese specializzate in export management. Il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 15 maggio 2015 (pubblicato in G.U. n. 140 del 19 giugno 2015), stabilisce i criteri e le modalità per la concessione di contributi a fondo perduto in forma di voucher, in favore di PMI e Reti di imprese.

L’intervento è finalizzato a sostenere, tramite contributi a fondo perduto in forma di voucher, l’acquisizione di servizi da imprese specializzate, che devono includere la messa a disposizione di una figura professionale specializzata nei processi di internazionalizzazione al fine di realizzare attività di studio, progettazione e gestione di processi e programmi su mercati esteri (cd. “voucher per l’internazionalizzazione”).

IMPRESE AMMESSE AL BENEFICIO
Possono beneficiare dell’incentivo le micro, piccole e medie imprese (PMI) costituite sotto forma di società di capitali, anche in forma di cooperativa, e le Reti di imprese, in possesso dei seguenti requisiti:
– essere iscritte al registro della Camera di commercio territorialmente competente delle imprese in stato di attività;
– non essere in stato di scioglimento o liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali;
– avere realizzato un fatturato non inferiore a euro 500.000 in almeno uno degli ultimi tre esercizi approvati. In caso di reti di imprese il requisito è valutato rispetto alla somma del fatturato delle singole imprese, mentre non si applica se si tratta di una “start-up” iscritta nella speciale sezione del Registro delle imprese.
– non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del voucher. Quindi, nel caso di reti di imprese, non sono ammesse richieste plurime dai soggetti appartenenti alla rete;
– non essere destinatarie di sanzioni interdittive.

SPESE AMMESSE AL BENEFICIO
Possono essere finanziate attraverso il voucher per l’internazionalizzazione, le spese per il costo del Temporary Export Manager sostenute dalla data di sottoscrizione del contratto di servizi, nell’ambito del quale deve essere individuato il soggetto che svolge la prestazione.
Tra il beneficiario del voucher e il professionista specializzato nei processi di internazionalizzazione non deve sussistere conflitto di interesse. Tale ultima condizine deve essere autocertificata nell’ambito della procedura di presentazione della richiesta di erogazione dell’incentivo.

MISURA DEL BENEFICIO
Il voucher è riconosciuto a copertura degli specifici costi relativi all’acquisizione dei servizi di un “Temporary Export Manager”, per la durata minima di 6 mesi.
Le risorse disponibili sono ripartite in due tranche di 10 e 9 milioni di euro. Con la prima tranche l’incentivo è riconosciuto nella misura massima di 10.000 euro, con una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno euro 3.000 (quindi, un costo totale minimo di euro 13.000). Con la seconda tranche, le imprese che effettuano la richiesta per la prima volta possono accedere al contributo nella medesima misura suindicata, mentre per le imprese che accedono per la seconda volta la misura massima è ridotta a 8.000 con una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno euro 5.000.
Ai fini della misura fruibile, occorre tenere presente che il “voucher per l’internazionalizzazione” rientra tra gli incentivi soggetti alla disciplina “de minimis”.
L’erogazione del voucher è effettuAta in un’unica soluzione, previa rendicontazione delle spese sostenute secondo modalità che saranno successivamente definite con decreto direttoriale. Non è prevista l’erogazione di anticipazioni sul contributo concesso.

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
Le domande di accesso al voucher, devono essere presentate, esclusivamente per via telematica, attraverso un’apposita procedura informatica resa disponibile dal Ministero.
Per presentare la domanda l’impresa deve disporre di un indirizzo di posta elettronica certificata valido e della firma digitale. Tuttavia, le modalità e i termini di presentazione della domanda e le modalità operative di concessione del voucher, non sono ancora definite e saranno oggetto di un successivo decreto direttoriale.

REQUISITI DEL FORNITORE
Ulteriore condizione per il riconoscimento dell’incentivo riguarda le specifiche competenze dell’impresa fornitrice.
Quest’ultima infatti deve essere scelta tra quelle inserite in un apposito elenco costituito presso il Ministero, in possesso di comprovate esperienze e capacità professionali in materia di export management.
A tal fine le imprese fornitrici devono essere costituite in forma di società di capitali, anche società cooperativa, e richiedere l’iscrizione nel suddetto elenco con apposita domanda da presentare tramite posta certificata all’indirizzo pec: elencosocieta@pec.mise.gov.it, redatta secondo lo schema allegato al Decreto ministeriale, firmata digitalmente dal legale rappresentante, a partire dal 19 luglio. L’elenco sarà reso disponibile entro il 1° settembre 2015.

Un aiuto alle imprese italiane nei processi di commercializzazione verso l’estero, attraverso un sostegno economico per l’acquisizione delle necessarie competenze da imprese specializzate in export management. Il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 15 maggio 2015 (pubblicato in G.U. n. 140 del 19 giugno 2015), stabilisce i criteri e le modalità per la concessione di contributi a fondo perduto in forma di voucher, in favore di PMI e Reti di imprese.

L’intervento è finalizzato a sostenere, tramite contributi a fondo perduto in forma di voucher, l’acquisizione di servizi da imprese specializzate, che devono includere la messa a disposizione di una figura professionale specializzata nei processi di internazionalizzazione al fine di realizzare attività di studio, progettazione e gestione di processi e programmi su mercati esteri (cd. "voucher per l’internazionalizzazione").

IMPRESE AMMESSE AL BENEFICIO
Possono beneficiare dell’incentivo le micro, piccole e medie imprese (PMI) costituite sotto forma di società di capitali, anche in forma di cooperativa, e le Reti di imprese, in possesso dei seguenti requisiti:
- essere iscritte al registro della Camera di commercio territorialmente competente delle imprese in stato di attività;
- non essere in stato di scioglimento o liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali;
- avere realizzato un fatturato non inferiore a euro 500.000 in almeno uno degli ultimi tre esercizi approvati. In caso di reti di imprese il requisito è valutato rispetto alla somma del fatturato delle singole imprese, mentre non si applica se si tratta di una "start-up" iscritta nella speciale sezione del Registro delle imprese.
- non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del voucher. Quindi, nel caso di reti di imprese, non sono ammesse richieste plurime dai soggetti appartenenti alla rete;
- non essere destinatarie di sanzioni interdittive.

SPESE AMMESSE AL BENEFICIO
Possono essere finanziate attraverso il voucher per l’internazionalizzazione, le spese per il costo del Temporary Export Manager sostenute dalla data di sottoscrizione del contratto di servizi, nell’ambito del quale deve essere individuato il soggetto che svolge la prestazione.
Tra il beneficiario del voucher e il professionista specializzato nei processi di internazionalizzazione non deve sussistere conflitto di interesse. Tale ultima condizine deve essere autocertificata nell’ambito della procedura di presentazione della richiesta di erogazione dell’incentivo.

MISURA DEL BENEFICIO
Il voucher è riconosciuto a copertura degli specifici costi relativi all’acquisizione dei servizi di un "Temporary Export Manager", per la durata minima di 6 mesi.
Le risorse disponibili sono ripartite in due tranche di 10 e 9 milioni di euro. Con la prima tranche l’incentivo è riconosciuto nella misura massima di 10.000 euro, con una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno euro 3.000 (quindi, un costo totale minimo di euro 13.000). Con la seconda tranche, le imprese che effettuano la richiesta per la prima volta possono accedere al contributo nella medesima misura suindicata, mentre per le imprese che accedono per la seconda volta la misura massima è ridotta a 8.000 con una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno euro 5.000.
Ai fini della misura fruibile, occorre tenere presente che il "voucher per l’internazionalizzazione" rientra tra gli incentivi soggetti alla disciplina "de minimis".
L’erogazione del voucher è effettuAta in un’unica soluzione, previa rendicontazione delle spese sostenute secondo modalità che saranno successivamente definite con decreto direttoriale. Non è prevista l’erogazione di anticipazioni sul contributo concesso.

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
Le domande di accesso al voucher, devono essere presentate, esclusivamente per via telematica, attraverso un’apposita procedura informatica resa disponibile dal Ministero.
Per presentare la domanda l’impresa deve disporre di un indirizzo di posta elettronica certificata valido e della firma digitale. Tuttavia, le modalità e i termini di presentazione della domanda e le modalità operative di concessione del voucher, non sono ancora definite e saranno oggetto di un successivo decreto direttoriale.

REQUISITI DEL FORNITORE
Ulteriore condizione per il riconoscimento dell’incentivo riguarda le specifiche competenze dell’impresa fornitrice.
Quest’ultima infatti deve essere scelta tra quelle inserite in un apposito elenco costituito presso il Ministero, in possesso di comprovate esperienze e capacità professionali in materia di export management.
A tal fine le imprese fornitrici devono essere costituite in forma di società di capitali, anche società cooperativa, e richiedere l’iscrizione nel suddetto elenco con apposita domanda da presentare tramite posta certificata all’indirizzo pec: elencosocieta@pec.mise.gov.it, redatta secondo lo schema allegato al Decreto ministeriale, firmata digitalmente dal legale rappresentante, a partire dal 19 luglio. L’elenco sarà reso disponibile entro il 1° settembre 2015.

Dal Fisco segnalazioni di anomalie nel “cassetto fiscale”

Attraverso un nuovo sistema di comunicazione semplificato il Fisco mira a ridurre il contenzioso con il contribuente, favorendo la correzione di eventuali errori e la regolarizzazione spontanea di omissioni prima della scadenza dei termini o beneficiando delle sanzioni ridotte attraverso il ravvedimento operoso.

Con il provvedimento n. 83317/2015, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le modalità con cui mette a disposizione del contribuente, del suo intermediario e della Guardia di finanza, elementi e informazioni riguardanti errori o anomalie sulla posizione fiscale del contribuente, riscontrate sulla base dei dati disponibili nell’anagrafe tributaria, in relazione agli studi di settore.
La disposizione interessa, dunque, imprese e professionisti cui si rendono applicabili gli studi di settore.
Il nuovo sistema di comunicazioni è articolato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline e Entratel), con l’ausilio di ulteriori strumenti quali la posta elettronica certificata (PEC), la posta elettronica ordinaria e gli SMS.
In particolare, la comunicazione riguardo la presenza di anomalie nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore, in allegato ad UNICO, rilevate dall’Agenzia delle Entrate sia analizzando i dati stessi sia le altre fonti informative disponibili è trasmessa dalla stessa Agenzia:
– via Entratel, all’intermediario, se il contribuente ha effettuato questa scelta al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi e se l’intermediario ha accettato, nella medesima dichiarazione, di riceverle;
– via Pec in assenza della suddetta scelta;
– per i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia, con un Avviso nell’area autenticata o via Posta elettronica o tramite un Sms.

Il dettaglio delle anomalie riscontrate dall’Agenzia delle Entrate è messo a disposizione del contribuente all’interno del “Cassetto Fiscale”, consultabile:
– in modo diretto, nell’area autenticata dei servizi telematici sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, da parte del contribuente in possesso delle credenziali “Fisconline”;
– tramite un intermediario incaricato, attraverso l’applicazione Entratel, a cui deve essere data specifica delega preventiva.

DATI E INFORMAZIONI CONSULTABILI

Sulla base del nuovo sistema di comunicazioni approvato con il provvedimento n. 83317/2015, l’Agenza delle Entrate rende disponibile attraverso il “Cassetto Fiscale”, i seguenti elementi e informazioni per imprese e professionisti:
– l’invito a presentare i modelli studi di settore, qualora non siano stati presentati pur essendonvi obbligati;
– i modelli di studi di settore trasmessi;
– l’elenco delle anomalie emerse in fase di trasmissione della dichiarazione sulla base dei controlli telematici previsti tra i quadri contabili del modello UNICO e i dati degli studi di settore;
– le segnalazioni inviate dal contribuente o dal suo intermediario, per comunicare eventuali giustificazioni in merito a situazioni di non congruità, non normalità e/o non coerenza o per fornire dettagli in merito alle cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi, con l’indicazione se la segnalazione è stata inviata direttamente dal contribuente o per il tramite dell’intermediario;
– le comunicazioni di anomalie nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore, in allegato ad UNICO, rilevate dall’Agenzia delle Entrate sia analizzando i dati stessi sia le altre fonti informative disponibili;
– le risposte inviate dal contribuente, anche per il tramite del suo intermediario, relative a comunicazioni di anomalie nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore utilizzando la specifica procedura informatica resa disponibile dall’Agenzia delle Entrate;
– le statistiche relative ai dati dichiarati ai fini degli studi di settore;
– ulteriori elementi ed informazioni relative agli studi di settore, utili per una valutazione in ordine ai ricavi, compensi, redditi, volume d’affari e valore della produzione nonché relative alla stima dei predetti elementi, anche in relazione ai beni acquisiti o posseduti (prospetto su base pluriennale dell’andamento dei dati dichiarativi relativi agli studi di settore applicati; documento di sintesi dell’esito dell’applicazione degli studi di settore).

Le medesime segnalazioni e informazioni sono trasmesse dall’Agenazia delle Entrate, alla Guardia di Finanza per le attività di competenza.

PER SANARE LA PROPRIA POSIZIONE

Una volta verificato nel cassetto fiscale il dettaglio delle anomalie segnalate e/o le comunicazioni relative alle situazioni di non congruità, non normalità e/o non coerenza risultanti dall’applicazione degli studi di settore o alle cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi, è possibile:
– rispondere, attraverso l’ausilio di apposite applicazioni informatiche rese disponibili dall’Agenzia delle Entrate, per fornire chiarimenti e precisazioni utili alla risoluzione della segnalazione;
– regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commesse ottemperando alle richieste dell’Agenzia, beneficiando, laddove ricorrano le condizioni, delle sanzioni ridotte previste in caso di ravvedimento operoso.

Attraverso un nuovo sistema di comunicazione semplificato il Fisco mira a ridurre il contenzioso con il contribuente, favorendo la correzione di eventuali errori e la regolarizzazione spontanea di omissioni prima della scadenza dei termini o beneficiando delle sanzioni ridotte attraverso il ravvedimento operoso.

Con il provvedimento n. 83317/2015, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le modalità con cui mette a disposizione del contribuente, del suo intermediario e della Guardia di finanza, elementi e informazioni riguardanti errori o anomalie sulla posizione fiscale del contribuente, riscontrate sulla base dei dati disponibili nell’anagrafe tributaria, in relazione agli studi di settore.
La disposizione interessa, dunque, imprese e professionisti cui si rendono applicabili gli studi di settore.
Il nuovo sistema di comunicazioni è articolato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline e Entratel), con l’ausilio di ulteriori strumenti quali la posta elettronica certificata (PEC), la posta elettronica ordinaria e gli SMS.
In particolare, la comunicazione riguardo la presenza di anomalie nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore, in allegato ad UNICO, rilevate dall’Agenzia delle Entrate sia analizzando i dati stessi sia le altre fonti informative disponibili è trasmessa dalla stessa Agenzia:
- via Entratel, all’intermediario, se il contribuente ha effettuato questa scelta al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi e se l’intermediario ha accettato, nella medesima dichiarazione, di riceverle;
- via Pec in assenza della suddetta scelta;
- per i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia, con un Avviso nell’area autenticata o via Posta elettronica o tramite un Sms.

Il dettaglio delle anomalie riscontrate dall’Agenzia delle Entrate è messo a disposizione del contribuente all’interno del "Cassetto Fiscale", consultabile:
- in modo diretto, nell’area autenticata dei servizi telematici sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, da parte del contribuente in possesso delle credenziali "Fisconline";
- tramite un intermediario incaricato, attraverso l’applicazione Entratel, a cui deve essere data specifica delega preventiva.

DATI E INFORMAZIONI CONSULTABILI

Sulla base del nuovo sistema di comunicazioni approvato con il provvedimento n. 83317/2015, l’Agenza delle Entrate rende disponibile attraverso il "Cassetto Fiscale", i seguenti elementi e informazioni per imprese e professionisti:
- l’invito a presentare i modelli studi di settore, qualora non siano stati presentati pur essendonvi obbligati;
- i modelli di studi di settore trasmessi;
- l’elenco delle anomalie emerse in fase di trasmissione della dichiarazione sulla base dei controlli telematici previsti tra i quadri contabili del modello UNICO e i dati degli studi di settore;
- le segnalazioni inviate dal contribuente o dal suo intermediario, per comunicare eventuali giustificazioni in merito a situazioni di non congruità, non normalità e/o non coerenza o per fornire dettagli in merito alle cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi, con l’indicazione se la segnalazione è stata inviata direttamente dal contribuente o per il tramite dell’intermediario;
- le comunicazioni di anomalie nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore, in allegato ad UNICO, rilevate dall’Agenzia delle Entrate sia analizzando i dati stessi sia le altre fonti informative disponibili;
- le risposte inviate dal contribuente, anche per il tramite del suo intermediario, relative a comunicazioni di anomalie nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore utilizzando la specifica procedura informatica resa disponibile dall’Agenzia delle Entrate;
- le statistiche relative ai dati dichiarati ai fini degli studi di settore;
- ulteriori elementi ed informazioni relative agli studi di settore, utili per una valutazione in ordine ai ricavi, compensi, redditi, volume d’affari e valore della produzione nonché relative alla stima dei predetti elementi, anche in relazione ai beni acquisiti o posseduti (prospetto su base pluriennale dell’andamento dei dati dichiarativi relativi agli studi di settore applicati; documento di sintesi dell’esito dell’applicazione degli studi di settore).

Le medesime segnalazioni e informazioni sono trasmesse dall’Agenazia delle Entrate, alla Guardia di Finanza per le attività di competenza.

PER SANARE LA PROPRIA POSIZIONE

Una volta verificato nel cassetto fiscale il dettaglio delle anomalie segnalate e/o le comunicazioni relative alle situazioni di non congruità, non normalità e/o non coerenza risultanti dall’applicazione degli studi di settore o alle cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi, è possibile:
- rispondere, attraverso l’ausilio di apposite applicazioni informatiche rese disponibili dall’Agenzia delle Entrate, per fornire chiarimenti e precisazioni utili alla risoluzione della segnalazione;
- regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commesse ottemperando alle richieste dell’Agenzia, beneficiando, laddove ricorrano le condizioni, delle sanzioni ridotte previste in caso di ravvedimento operoso.

Strutture ricettive: ecco come ottenere il credito d’imposta

Strutture ricettive: ecco come ottenere il credito d’imposta

Per le strutture ricettive turistico-alberghiere è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% per le spese sostenute dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016 (D.M. 07 maggio 2015).

Il credito d’imposta è concesso fino all’importo massimo di 200 mila euro nei tre anni d’imposta ed è riconosciuto relativamente alle spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia, ovvero per interventi di eliminazione di barriere architettoniche, di incremento dell’efficienza energetica, nonché per l’acquisto di mobili o componenti d’arredo, a condizione che non vengano ceduti a terzi o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa prima del secondo periodo d’imposta successivo.
Ai fini della richiesta, deve essere presentata domanda al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dal 1° gennaio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di effettuazione delle spese (per quelle sostenute nel 2014, la domanda deve essere presentata entro sessanta giorni dalla definizione delle modalità telematiche di invio), avendo cura di indicare:
– il costo complessivo degli interventi e l’ammontare totale delle spese;
– l’attestazione di effettività delle spese sostenute;
– il credito d’imposta spettante.

Alla predetta istanza deve essere allegata anche la seguente documentazione amministrativa e tecnica:
– dichiarazione dell’imprenditore che elenchi i lavori effettuati;
– attestazione dell’effettivo sostenimento delle relative spese;
– dichiarazione relativa ad altri aiuti “de minimis” eventualmente fruiti.

Il credito d’imposta è concesso previa verifica delle condizioni di ammissibilità, ed entro sessanta giorni dalla domanda il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo comunica il riconoscimento ovvero il diniego del beneficio.
In caso di esito positivo dell’istanza, il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo, è alternativo e non cumulabile, in relazione a medesime voci di spesa, con altre agevolazioni di natura fiscale ed è utilizzabile in compensazione.

Strutture ricettive: ecco come ottenere il credito d’imposta

Per le strutture ricettive turistico-alberghiere è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30% per le spese sostenute dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016 (D.M. 07 maggio 2015).

Il credito d’imposta è concesso fino all’importo massimo di 200 mila euro nei tre anni d’imposta ed è riconosciuto relativamente alle spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia, ovvero per interventi di eliminazione di barriere architettoniche, di incremento dell’efficienza energetica, nonché per l’acquisto di mobili o componenti d’arredo, a condizione che non vengano ceduti a terzi o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa prima del secondo periodo d’imposta successivo.
Ai fini della richiesta, deve essere presentata domanda al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dal 1° gennaio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di effettuazione delle spese (per quelle sostenute nel 2014, la domanda deve essere presentata entro sessanta giorni dalla definizione delle modalità telematiche di invio), avendo cura di indicare:
- il costo complessivo degli interventi e l’ammontare totale delle spese;
- l’attestazione di effettività delle spese sostenute;
- il credito d’imposta spettante.

Alla predetta istanza deve essere allegata anche la seguente documentazione amministrativa e tecnica:
- dichiarazione dell'imprenditore che elenchi i lavori effettuati;
- attestazione dell'effettivo sostenimento delle relative spese;
- dichiarazione relativa ad altri aiuti "de minimis" eventualmente fruiti.

Il credito d’imposta è concesso previa verifica delle condizioni di ammissibilità, ed entro sessanta giorni dalla domanda il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo comunica il riconoscimento ovvero il diniego del beneficio.
In caso di esito positivo dell’istanza, il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo, è alternativo e non cumulabile, in relazione a medesime voci di spesa, con altre agevolazioni di natura fiscale ed è utilizzabile in compensazione.

Sconta l’Irap il professionista che si avvale in maniera stabile di lavoro altrui

È tenuto al pagamento dell’Irap il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, in particolare per la tenuta dei propri clienti, funzionale all’attività di consulenza fiscale e societaria, impieghi stabilmente una società di servizi retribuita, erogandole significativi compensi per le sue prestazioni (Corte di Cassazione – sentenza n. 12287/2015).

Secondo quanto disposto dalla normativa nazionale, il libero professionista paga l’irap in presenza del requisito dell’autonoma organizzazione, ossia, per l’esercizio della propria attività, impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Su quest’ultimo aspetto, o meglio, sull’impiego stabile di lavoro altrui, la Corte di Cassazione si è già più volte espressa, chiarendo che:
– è soggetto ad Irap il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, eroghi elevati compensi a terzi, a nulla rilevando il mancato impiego di personale dipendente;
– la sussistenza dell’impiego non occasionale di lavoro altrui da parte del professionista è strettamente legata al pagamento di compensi a terzi per prestazioni legate alla propria professione, risultando indifferente il mezzo giuridico utilizzato e, cioè, il ricorso a lavoratori dipendenti, a una società di servizi o un’associazione professionale.

Sulla base di tali orientamenti, è stato ulteriormente chiarito che l’affidamento della gestione del proprio studio a terzi costituisce presupposto impositivo ai fini Irap; in tal caso, quindi, il professionista è tenuto al pagamento del suddetto tributo.

È tenuto al pagamento dell’Irap il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, in particolare per la tenuta dei propri clienti, funzionale all’attività di consulenza fiscale e societaria, impieghi stabilmente una società di servizi retribuita, erogandole significativi compensi per le sue prestazioni (Corte di Cassazione - sentenza n. 12287/2015).

Secondo quanto disposto dalla normativa nazionale, il libero professionista paga l’irap in presenza del requisito dell’autonoma organizzazione, ossia, per l’esercizio della propria attività, impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Su quest’ultimo aspetto, o meglio, sull’impiego stabile di lavoro altrui, la Corte di Cassazione si è già più volte espressa, chiarendo che:
- è soggetto ad Irap il professionista che, per prestazioni afferenti l’esercizio della propria attività, eroghi elevati compensi a terzi, a nulla rilevando il mancato impiego di personale dipendente;
- la sussistenza dell’impiego non occasionale di lavoro altrui da parte del professionista è strettamente legata al pagamento di compensi a terzi per prestazioni legate alla propria professione, risultando indifferente il mezzo giuridico utilizzato e, cioè, il ricorso a lavoratori dipendenti, a una società di servizi o un’associazione professionale.

Sulla base di tali orientamenti, è stato ulteriormente chiarito che l’affidamento della gestione del proprio studio a terzi costituisce presupposto impositivo ai fini Irap; in tal caso, quindi, il professionista è tenuto al pagamento del suddetto tributo.

Versamenti d’imposta: pronta la proroga estiva dei termini

Prorogati i termini di effettuazione dei versamenti dovuti dai soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati studi di settore (Presidenza del consiglio dei ministri – Decreto 09 giugno 2015)

I contribuenti tenuti ai versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di imposta regionale sulle attività produttive e dalla dichiarazione unificata annuale, entro il 16 giugno 2015, che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell’economia e delle finanze, effettuano i predetti versamenti:
a) entro il giorno 6 luglio 2015, senza alcuna maggiorazione;
b) dal 7 luglio 2015 al 20 agosto 2015, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo.
La proroga si applica altresì ai seguenti soggetti:
– quelli che applicano gli studi di settore o che presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi;

– quelli che adottano il regime di cui all’articolo 27, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;
– quelli che applicano il regime forfetario di cui all’articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
– quelli che partecipano, ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a società, associazioni e imprese con i requisiti sopra indicati.

Prorogati i termini di effettuazione dei versamenti dovuti dai soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati studi di settore (Presidenza del consiglio dei ministri - Decreto 09 giugno 2015)

I contribuenti tenuti ai versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di imposta regionale sulle attività produttive e dalla dichiarazione unificata annuale, entro il 16 giugno 2015, che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore e che dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo decreto di approvazione del Ministro dell'economia e delle finanze, effettuano i predetti versamenti:
a) entro il giorno 6 luglio 2015, senza alcuna maggiorazione;
b) dal 7 luglio 2015 al 20 agosto 2015, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo.
La proroga si applica altresì ai seguenti soggetti:
- quelli che applicano gli studi di settore o che presentano cause di esclusione o di inapplicabilità dagli stessi;

- quelli che adottano il regime di cui all'articolo 27, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;
- quelli che applicano il regime forfetario di cui all'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190;
- quelli che partecipano, ai sensi degli articoli 5, 115 e 116 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, a società, associazioni e imprese con i requisiti sopra indicati.

Automatismi fiscali per l’addizionale regionale all’IRPEF

Il Ministero delle Finanze con la risoluzione 15 giugno 2015, n. 5/DF ha chiarito che la Regione sottoposta al Piano di rientro dal deficit sanitario, è tenuta ad applicare l’incremento nella misura fissa di 0,30 punti percentuali dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF rispetto a quelle vigenti, su tutti gli scaglioni di reddito.

Allo scopo di salvaguardare l’esigenza di perseguire l’equilibrio economico finanziario dell’ente attraverso la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario, restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari.
In effetti, ogni discrezionalità della Regione viene automaticamente meno nell’ipotesi in cui la stessa presenti dei disavanzi di gestione nel settore sanitario o sia impegnata nel Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario stesso e il Tavolo per la verifica degli adempimenti ed il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza – che hanno il compito di monitorare l’attuazione dei Piani di rientri – abbiano constatato il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dal suddetto Piano, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario.
Infatti, la finalità è quella di garantire che la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario avvenga anche attraverso l’applicazione automatica sia delle maggiorazioni di imposta stabilite dalle norme sugli automatismi fiscali e sia degli incrementi di aliquota, per le Regioni sottoposte ai suddetti Piani di rientro.
Il perseguimento di tali superiori finalità che sono volte ad assicurare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti il diritto fondamentale alla salute, non consente, quindi, alle Regioni di poter escludere dall’applicazione degli incrementi delle aliquote fiscali in questione i redditi fino a 15.000 euro. In tal modo, infatti, le Regioni aggraverebbero il disavanzo sanitario e contravverrebbero, altresì, all’obbligo di adottare tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi dei suddetti Piani.
Pertanto, la Regione sottoposta al Piano di rientro dal deficit sanitario, è tenuta ad applicare l’incremento nella misura fissa di 0,30 punti percentuali dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF rispetto a quelle vigenti, su tutti gli scaglioni di reddito.

Il Ministero delle Finanze con la risoluzione 15 giugno 2015, n. 5/DF ha chiarito che la Regione sottoposta al Piano di rientro dal deficit sanitario, è tenuta ad applicare l’incremento nella misura fissa di 0,30 punti percentuali dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF rispetto a quelle vigenti, su tutti gli scaglioni di reddito.

Allo scopo di salvaguardare l’esigenza di perseguire l’equilibrio economico finanziario dell’ente attraverso la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario, restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio economico, nonché le disposizioni in materia di applicazione di incrementi delle aliquote fiscali per le regioni sottoposte ai piani di rientro dai deficit sanitari.
In effetti, ogni discrezionalità della Regione viene automaticamente meno nell’ipotesi in cui la stessa presenti dei disavanzi di gestione nel settore sanitario o sia impegnata nel Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario stesso e il Tavolo per la verifica degli adempimenti ed il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza - che hanno il compito di monitorare l’attuazione dei Piani di rientri - abbiano constatato il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dal suddetto Piano, con conseguente determinazione di un disavanzo sanitario.
Infatti, la finalità è quella di garantire che la copertura dei disavanzi di gestione nel settore sanitario avvenga anche attraverso l’applicazione automatica sia delle maggiorazioni di imposta stabilite dalle norme sugli automatismi fiscali e sia degli incrementi di aliquota, per le Regioni sottoposte ai suddetti Piani di rientro.
Il perseguimento di tali superiori finalità che sono volte ad assicurare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti il diritto fondamentale alla salute, non consente, quindi, alle Regioni di poter escludere dall’applicazione degli incrementi delle aliquote fiscali in questione i redditi fino a 15.000 euro. In tal modo, infatti, le Regioni aggraverebbero il disavanzo sanitario e contravverrebbero, altresì, all’obbligo di adottare tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi dei suddetti Piani.
Pertanto, la Regione sottoposta al Piano di rientro dal deficit sanitario, è tenuta ad applicare l’incremento nella misura fissa di 0,30 punti percentuali dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF rispetto a quelle vigenti, su tutti gli scaglioni di reddito.

Dal 17 giugno domande on line per le prestazioni dei Fondi di solidarietà

 

Le modalità per la presentazione della domanda di assegno ordinario e di formazione erogati dai Fondi di solidarietà bilaterali

L’assegno ordinario erogato dai Fondi di solidarietà bilaterali può essere richiesto per un periodo massimo di 3 mesi, eccezionalmente prorogabile, sempre trimestralmente, fino ad un massimo di 12 mesi. Per i soli Fondi del personale del credito e del personale delle imprese assicuratrici e delle società di assistenza, è possibile presentare istanza per un unico periodo continuativo della predetta durata. In ogni caso, qualora l’impresa abbia fruito di 12 mesi consecutivi di intervento, una nuova istanza può essere proposta, per la medesima unità produttiva, quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa. Inoltre, l’assegno ordinario riferito a più periodi non consecutivi non può comunque superare complessivamente la durata di 12 mesi in un biennio mobile.
Per quanto riguarda la richiesta di accesso al finanziamento di programmi formativi, invece, la relativa istanza può essere presentata incondizionatamente per un periodo massimo, anche continuativo, di 12 mesi.
La procedura è unica per tutti i Fondi e consente alle aziende l’invio telematico delle domande di accesso alle prestazioni di assegno ordinario e formazione (per i Fondi che lo prevedono). La procedura è attiva per i Fondi di solidarietà pienamente operativi:
– settore del personale dipendente dalle imprese assicuratrici e delle società di assistenza;
– settore del personale dipendente di Poste Italiane spa e delle società del Gruppo Poste italiane;
– settore del personale dipendente da aziende del credito cooperativo;
– settore del personale dipendente di aziende del settore del credito.
La domanda è disponibile sul portale Inps (www.inps.it) ai “Servizi OnLine”, accessibili per la tipologia di utente “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce “Servizi per aziende e consulenti” (accesso tramite codice fiscale e PIN rilasciato dall’Istituto), scegliendo l’opzione “CIG e Fondi di solidarietà” e poi “Fondi di solidarietà”.
Al momento della presentazione, l’azienda deve indicare il Fondo al quale richiede l’intervento, il tipo di prestazione, il periodo, il numero dei lavoratori interessati e le ore di sospensione e/o riduzione ovvero formazione. Costituiscono parte integrante della domanda anche l’accordo sindacale e l’elenco dei lavoratori, che devono essere allegati alla stessa. Ancora, per la domanda di assegno ordinario, l’azienda deve compilare e allegare la scheda relativa alla causale invocata, sia in caso di prima istanza che di istanza di proroga.
A regime la stima della prestazione sarà effettuata in automatico dalla procedura in base ai dati forniti dall’azienda, nelle more, per consentire comunque l’inoltro delle domande e la loro successiva lavorazione, le aziende devono allegare la stima della prestazione richiesta distinta per assegno e contribuzione correlata.
Per la sola “formazione” è poi obbligatorio allegare un ulteriore elenco dei lavoratori, nel quale vanno specificate, per ciascun beneficiario, la retribuzione oraria lorda, il numero delle ore di formazione e la retribuzione da finanziare.
Non possono essere istruite domande mancanti della suddetta documentazione.

 

Le modalità per la presentazione della domanda di assegno ordinario e di formazione erogati dai Fondi di solidarietà bilaterali

L’assegno ordinario erogato dai Fondi di solidarietà bilaterali può essere richiesto per un periodo massimo di 3 mesi, eccezionalmente prorogabile, sempre trimestralmente, fino ad un massimo di 12 mesi. Per i soli Fondi del personale del credito e del personale delle imprese assicuratrici e delle società di assistenza, è possibile presentare istanza per un unico periodo continuativo della predetta durata. In ogni caso, qualora l’impresa abbia fruito di 12 mesi consecutivi di intervento, una nuova istanza può essere proposta, per la medesima unità produttiva, quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa. Inoltre, l’assegno ordinario riferito a più periodi non consecutivi non può comunque superare complessivamente la durata di 12 mesi in un biennio mobile.
Per quanto riguarda la richiesta di accesso al finanziamento di programmi formativi, invece, la relativa istanza può essere presentata incondizionatamente per un periodo massimo, anche continuativo, di 12 mesi.
La procedura è unica per tutti i Fondi e consente alle aziende l’invio telematico delle domande di accesso alle prestazioni di assegno ordinario e formazione (per i Fondi che lo prevedono). La procedura è attiva per i Fondi di solidarietà pienamente operativi:
- settore del personale dipendente dalle imprese assicuratrici e delle società di assistenza;
- settore del personale dipendente di Poste Italiane spa e delle società del Gruppo Poste italiane;
- settore del personale dipendente da aziende del credito cooperativo;
- settore del personale dipendente di aziende del settore del credito.
La domanda è disponibile sul portale Inps (www.inps.it) ai "Servizi OnLine", accessibili per la tipologia di utente "Aziende, consulenti e professionisti", alla voce "Servizi per aziende e consulenti" (accesso tramite codice fiscale e PIN rilasciato dall’Istituto), scegliendo l’opzione "CIG e Fondi di solidarietà" e poi "Fondi di solidarietà".
Al momento della presentazione, l’azienda deve indicare il Fondo al quale richiede l’intervento, il tipo di prestazione, il periodo, il numero dei lavoratori interessati e le ore di sospensione e/o riduzione ovvero formazione. Costituiscono parte integrante della domanda anche l’accordo sindacale e l’elenco dei lavoratori, che devono essere allegati alla stessa. Ancora, per la domanda di assegno ordinario, l’azienda deve compilare e allegare la scheda relativa alla causale invocata, sia in caso di prima istanza che di istanza di proroga.
A regime la stima della prestazione sarà effettuata in automatico dalla procedura in base ai dati forniti dall’azienda, nelle more, per consentire comunque l’inoltro delle domande e la loro successiva lavorazione, le aziende devono allegare la stima della prestazione richiesta distinta per assegno e contribuzione correlata.
Per la sola "formazione" è poi obbligatorio allegare un ulteriore elenco dei lavoratori, nel quale vanno specificate, per ciascun beneficiario, la retribuzione oraria lorda, il numero delle ore di formazione e la retribuzione da finanziare.
Non possono essere istruite domande mancanti della suddetta documentazione.