SETTORI TESSILI VARI / TORCITURA E FILATURA SERICA: VERBALE DI ACCORDO 27/5/2015

Firmato, il 27/5/2015, tra la SMI – Federazione Tessile e Moda – e la FEMCA-CISL, la FILCTEM-CGIL e la UILTEC-UIL, l’accordo di integrazione per i comparti tessilivari / torcitura e filatura serica al CCNL 4/2/2014 per le imprese ed i lavoratori del settore tessile abbigliamento moda.

Dall’1/4/2015 è cessato il rapporto associativo tra la Federazione Tessilivari e Confindustria, che ha contestualmente assegnato a SMI la rappresentanza esclusiva delle aziende dei comparti Tessilivari e Torcitura e Filatura Serica.
Pertanto, è volontà comune delle Parti quella di applicare alle aziende ed ai lavoratori di tutti i comparti del settore tessile abbigliamento moda un unico contratto collettivo nazionale di lavoro, individuato nel CCNL 4/2/2014, sottoscritto da SMI, Femca-Filctem-Uiltec, quindi anche alle aziende dei comparti Tessili vari / Torcitura e Filatura Serica che applicano il CCNL 2/9/2010, scaduto il 31/3/2013 e non più rinnovato.
Le parti, nell’ambito del rinnovo del CCNL 4/2/2014, si impegnano a definire un percorso condiviso di progressivo riallineamento della parte economica definita nel presente Accordo per le aziende dei comparti Tessilivari / Torciture e Filature seriche con la parte economica che sarà definita per la generalità dei comparti del settore tessile abbigliamento moda.
Nell’erogazione delle voci retributive dell’aumento contrattuale, dell’una tantum e degli importi per la contrattazione aziendale le aziende potranno procedere all’assorbimento di quanto eventualmente erogato ai lavoratori nel periodo di vacanza contrattuale a titolo di acconto o di anticipo sul rinnovo contrattuale, in qualunque forma corrisposto e comunque denominato. Le modalità di applicazione di tale assorbimento saranno esaminate preventivamente con la RSU.

Elemento Retributivo Nazionale
Le nuove retribuzioni sono le seguenti

Livelli

07/2015

01/2016

05/2016

01/2017

1.978,53 2.010,07 2.065,87 2.090,13
1.868,37 1.896,65 1.948,95 1.971,17
1.752,52 1.780,41 1.829,75 1.851,20
1.640,45 1.666,90 1.713,70 1.734,05
1.557,51 1.583,51 1.629,51 1.649,51
3° Super 1.522,81 1.547,82 1.592,06 1.611,29
1.489,16 1.513,51 1.556,58 1.575,31
2° Super 1.447,77 1.471,01 1.512,12 1.529,99
1.415,57 1.438,48 1.479,01 1.496,63
1.141,33 1.155,11 1.179,48 1.190,08

Viaggiatori o piazzisti

Categorie

07/2015

01/2016

05/2016

01/2017

1.a categoria 1.680,30 1.708,19 1.757,53 1.778,98
2.a categoria 1.585,16 1.611,61 1.658,41 1.678,76

Una tantum
L’importo una tantum di Euro 250,00 lordi verrà erogato in due rate di uguale importo rispettivamente con la retribuzione del mese di luglio 2015 e novembre 2015 e sarà corrisposto ai lavoratori in forza alla data del 27/5/2015. Tale importo sarà riproporzionato per i lavoratori part-time e commisurato all’anzianità di servizio maturata nel periodo 1/4/2013 – 31/5/2015. L’importo una tantum non è utile agli effetti del computo di alcun istituto contrattuale e legale né del trattamento di fine rapporto.

Importi per la contrattazione aziendale
Unitamente agli incrementi retributivi dell’ERN di cui sopra, le parti individuano i seguenti ulteriori importi che vengono destinati alla contrattazione aziendale, da effettuare ai sensi dell’art. 12:

– € 280,00 lordi per il periodo 4/2015 – 3/2016
– € 280,00 lordi per il periodo 4/2016 – 3/2017

Nei casi in cui, entro rispettivamente il 31 marzo di ciascuno dei suddetti anni, non verrà effettuata la contrattazione aziendale con specifico riferimento agli importi di cui sopra, con la retribuzione del mese di aprile 2016 e 2017 gli stessi importi di cui al comma precedente saranno corrisposti a tutti i lavoratori in forza all’azienda alla data di erogazione.
Tali importi, che si intendono omnicomprensivi di ogni incidenza su tutti gli istituti legali e contrattuali, compreso il TFR, saranno commisurati in dodicesimi in relazione all’effettivo servizio nel periodo di riferimento (1° aprile – 31 marzo) e saranno riproporzionati per i lavoratori a tempo parziale in relazione al minor orario contrattuale.
Le parti si danno atto che i suddetti importi destinati alla contrattazione aziendale sono riferiti esclusivamente ai periodi sopra indicati e cesseranno ogni loro effetto dall’1/4/2017.

Parte Normativa
Dalla data di stipula del presente accordo, o dalla data della dichiarazione aziendale di modifica del CCNL applicato, nelle aziende del settore è applicabile la disciplina normativa del CCNL Tessile Abbigliamento Moda del 4/2/2014.

Quindi, a parte le declaratorie da integrare sulla base delle specifiche figure inserite nelle norme sull’inquadramento del nuovo verbale di accordo, sarà applicabile la normativa sul mercato del lavoro indicata nel CCNL 4/2/2014.

In particolare la disciplina sull’Apprendistato Professionalizzante
Può essere instaurato con i livelli dal 2° a 8° e per tutte le relative mansioni.
Per tutti gli apprendisti, operai, impiegati, intermedi e quadri, e per tutti i livelli di inquadramento, può essere convenuto un periodo di prova non superiore a sei mesi, ridotti a tre mesi per i contratti di apprendistato di durata fino a 12 mesi.
La durata minima dei periodo di apprendistato è fissata in sei mesi. La durata massima del periodo di apprendistato, per tutte le qualifiche professionale e per tutti i livelli di inquadramento, è di 3 anni.
Una riduzione fino a 6 mesi del periodo di apprendistato professionalizzante, applicabile sul terzo periodo della tabella sopra riportata, è riconosciuta ai lavoratori che – prima del contratto di apprendistato – abbiano svolto presso la stessa azienda un periodo di pari durata di stage o tirocinio.
L’inquadramento iniziale e il relativo trattamento economico dell’apprendista può essere di due livelli inferiore a quello della qualifica di destinazione finale, con la seguente progressione periodica:

Inquadramento:

– Primo periodo : 2 livelli sotto quello di destinazione finale;
– Secondo periodo : 1 livello sotto quello di destinazione finale;
– Terzo o periodo: livello di destinazione finale

Durata:

– 8° :36 mesi (15-15-6);
– 7°: 36 mesi (15-15-6);
– 6°: 36 mesi (15-15-6);
– 5°: 36 mesi  (15-15-6);
– 4°: 36 mesi  (15-15-6);
– 3° e 3° Super: 36 mesi (12-18-6);
– 2° e 2° Super:36 mesi  (12-18-6).

In caso di apprendistato con durata inferiore a 36 mesi, la durata dei periodi indicati sarà proporzionalmente riparametrata.
Gli apprendisti con destinazione finale ai secondo o secondo livello super saranno inquadrati al livello di destinazione finale con decorrenza dall’inizio del secondo periodo di apprendistato.

Firmato, il 27/5/2015, tra la SMI - Federazione Tessile e Moda - e la FEMCA-CISL, la FILCTEM-CGIL e la UILTEC-UIL, l’accordo di integrazione per i comparti tessilivari / torcitura e filatura serica al CCNL 4/2/2014 per le imprese ed i lavoratori del settore tessile abbigliamento moda.

Dall’1/4/2015 è cessato il rapporto associativo tra la Federazione Tessilivari e Confindustria, che ha contestualmente assegnato a SMI la rappresentanza esclusiva delle aziende dei comparti Tessilivari e Torcitura e Filatura Serica.
Pertanto, è volontà comune delle Parti quella di applicare alle aziende ed ai lavoratori di tutti i comparti del settore tessile abbigliamento moda un unico contratto collettivo nazionale di lavoro, individuato nel CCNL 4/2/2014, sottoscritto da SMI, Femca-Filctem-Uiltec, quindi anche alle aziende dei comparti Tessili vari / Torcitura e Filatura Serica che applicano il CCNL 2/9/2010, scaduto il 31/3/2013 e non più rinnovato.
Le parti, nell'ambito del rinnovo del CCNL 4/2/2014, si impegnano a definire un percorso condiviso di progressivo riallineamento della parte economica definita nel presente Accordo per le aziende dei comparti Tessilivari / Torciture e Filature seriche con la parte economica che sarà definita per la generalità dei comparti del settore tessile abbigliamento moda.
Nell'erogazione delle voci retributive dell’aumento contrattuale, dell’una tantum e degli importi per la contrattazione aziendale le aziende potranno procedere all'assorbimento di quanto eventualmente erogato ai lavoratori nel periodo di vacanza contrattuale a titolo di acconto o di anticipo sul rinnovo contrattuale, in qualunque forma corrisposto e comunque denominato. Le modalità di applicazione di tale assorbimento saranno esaminate preventivamente con la RSU.

Elemento Retributivo Nazionale
Le nuove retribuzioni sono le seguenti

Livelli

07/2015

01/2016

05/2016

01/2017

1.978,53 2.010,07 2.065,87 2.090,13
1.868,37 1.896,65 1.948,95 1.971,17
1.752,52 1.780,41 1.829,75 1.851,20
1.640,45 1.666,90 1.713,70 1.734,05
1.557,51 1.583,51 1.629,51 1.649,51
3° Super 1.522,81 1.547,82 1.592,06 1.611,29
1.489,16 1.513,51 1.556,58 1.575,31
2° Super 1.447,77 1.471,01 1.512,12 1.529,99
1.415,57 1.438,48 1.479,01 1.496,63
1.141,33 1.155,11 1.179,48 1.190,08

Viaggiatori o piazzisti

Categorie

07/2015

01/2016

05/2016

01/2017

1.a categoria 1.680,30 1.708,19 1.757,53 1.778,98
2.a categoria 1.585,16 1.611,61 1.658,41 1.678,76

Una tantum
L'importo una tantum di Euro 250,00 lordi verrà erogato in due rate di uguale importo rispettivamente con la retribuzione del mese di luglio 2015 e novembre 2015 e sarà corrisposto ai lavoratori in forza alla data del 27/5/2015. Tale importo sarà riproporzionato per i lavoratori part-time e commisurato all'anzianità di servizio maturata nel periodo 1/4/2013 - 31/5/2015. L'importo una tantum non è utile agli effetti del computo di alcun istituto contrattuale e legale né del trattamento di fine rapporto.

Importi per la contrattazione aziendale
Unitamente agli incrementi retributivi dell'ERN di cui sopra, le parti individuano i seguenti ulteriori importi che vengono destinati alla contrattazione aziendale, da effettuare ai sensi dell'art. 12:

- € 280,00 lordi per il periodo 4/2015 - 3/2016
- € 280,00 lordi per il periodo 4/2016 - 3/2017

Nei casi in cui, entro rispettivamente il 31 marzo di ciascuno dei suddetti anni, non verrà effettuata la contrattazione aziendale con specifico riferimento agli importi di cui sopra, con la retribuzione del mese di aprile 2016 e 2017 gli stessi importi di cui al comma precedente saranno corrisposti a tutti i lavoratori in forza all'azienda alla data di erogazione.
Tali importi, che si intendono omnicomprensivi di ogni incidenza su tutti gli istituti legali e contrattuali, compreso il TFR, saranno commisurati in dodicesimi in relazione all'effettivo servizio nel periodo di riferimento (1° aprile - 31 marzo) e saranno riproporzionati per i lavoratori a tempo parziale in relazione al minor orario contrattuale.
Le parti si danno atto che i suddetti importi destinati alla contrattazione aziendale sono riferiti esclusivamente ai periodi sopra indicati e cesseranno ogni loro effetto dall’1/4/2017.

Parte Normativa
Dalla data di stipula del presente accordo, o dalla data della dichiarazione aziendale di modifica del CCNL applicato, nelle aziende del settore è applicabile la disciplina normativa del CCNL Tessile Abbigliamento Moda del 4/2/2014.

Quindi, a parte le declaratorie da integrare sulla base delle specifiche figure inserite nelle norme sull’inquadramento del nuovo verbale di accordo, sarà applicabile la normativa sul mercato del lavoro indicata nel CCNL 4/2/2014.

In particolare la disciplina sull’Apprendistato Professionalizzante
Può essere instaurato con i livelli dal 2° a 8° e per tutte le relative mansioni.
Per tutti gli apprendisti, operai, impiegati, intermedi e quadri, e per tutti i livelli di inquadramento, può essere convenuto un periodo di prova non superiore a sei mesi, ridotti a tre mesi per i contratti di apprendistato di durata fino a 12 mesi.
La durata minima dei periodo di apprendistato è fissata in sei mesi. La durata massima del periodo di apprendistato, per tutte le qualifiche professionale e per tutti i livelli di inquadramento, è di 3 anni.
Una riduzione fino a 6 mesi del periodo di apprendistato professionalizzante, applicabile sul terzo periodo della tabella sopra riportata, è riconosciuta ai lavoratori che - prima del contratto di apprendistato - abbiano svolto presso la stessa azienda un periodo di pari durata di stage o tirocinio.
L'inquadramento iniziale e il relativo trattamento economico dell'apprendista può essere di due livelli inferiore a quello della qualifica di destinazione finale, con la seguente progressione periodica:

Inquadramento:

- Primo periodo : 2 livelli sotto quello di destinazione finale;
- Secondo periodo : 1 livello sotto quello di destinazione finale;
- Terzo o periodo: livello di destinazione finale

Durata:

- 8° :36 mesi (15-15-6);
- 7°: 36 mesi (15-15-6);
- 6°: 36 mesi (15-15-6);
- 5°: 36 mesi  (15-15-6);
- 4°: 36 mesi  (15-15-6);
- 3° e 3° Super: 36 mesi (12-18-6);
- 2° e 2° Super:36 mesi  (12-18-6).

In caso di apprendistato con durata inferiore a 36 mesi, la durata dei periodi indicati sarà proporzionalmente riparametrata.
Gli apprendisti con destinazione finale ai secondo o secondo livello super saranno inquadrati al livello di destinazione finale con decorrenza dall'inizio del secondo periodo di apprendistato.

APPRENDISTATO CCNL CHIMICA CERAMICA nell’attesa che si concludano le trattative per il rinnovo

Le Parti firmatarie del CCNL Area Chimica Ceramica Artigianato si incontreranno ancora per tentare di chiudere la vertenza per il rinnovo, ma nel frattempo dal 1° giugno non sarà possibile assumere apprendisti.

Le parti firmatarie del CCNL Area Chimica Ceramica oramai scaduto il 31/12/2012 – CNA produzione, CNA Artistico e tradizionale, Confartigianato Chimica, Gomma Plastica e Vetro Casartigiani, Confartigianato Associazione Ceramisti, CLAAI e FEMCA-CISL, UILCTEM-CGIL e UILCEM-UIL – proseguono nei loro incontri per addivenire ad una soluzione condivisa ai fini della stipula dell’accordo di rinnovo che possa soddisfare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti.

Ad oggi però non si è ancora giunti alla soluzione di chiusura e nemmeno è stato possibile, per quanto riguarda l’istituto dell’Apprendistato professionalizzante, sottoscrivere un’ulteriore proroga dell’Accordo Interconfederale del 3 maggio 2012, che come sappiamo definisce per l’Artigianato la disciplina transitoria dei contratti di apprendistato di cui al D.Lgs. 14/9/2011 n. 167.

Nell’ultimo accordo firmato il 27/4/2015 le parti avevano convenuto di prorogare gli effetti del suddetto Accordo Interconfederale fino al 31/5/2015.

Pertanto alla luce degli ultimi eventi e quindi nell’attesa che si chiudano le trattative per il rinnovo contrattuale, dall’1 giugno per le imprese che rientrano nella sfera di applicazione del CCNL Chimica Ceramica non sarà possibile assumere apprendisti.

Le Parti firmatarie del CCNL Area Chimica Ceramica Artigianato si incontreranno ancora per tentare di chiudere la vertenza per il rinnovo, ma nel frattempo dal 1° giugno non sarà possibile assumere apprendisti.

Le parti firmatarie del CCNL Area Chimica Ceramica oramai scaduto il 31/12/2012 - CNA produzione, CNA Artistico e tradizionale, Confartigianato Chimica, Gomma Plastica e Vetro Casartigiani, Confartigianato Associazione Ceramisti, CLAAI e FEMCA-CISL, UILCTEM-CGIL e UILCEM-UIL - proseguono nei loro incontri per addivenire ad una soluzione condivisa ai fini della stipula dell’accordo di rinnovo che possa soddisfare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti.

Ad oggi però non si è ancora giunti alla soluzione di chiusura e nemmeno è stato possibile, per quanto riguarda l’istituto dell’Apprendistato professionalizzante, sottoscrivere un’ulteriore proroga dell’Accordo Interconfederale del 3 maggio 2012, che come sappiamo definisce per l’Artigianato la disciplina transitoria dei contratti di apprendistato di cui al D.Lgs. 14/9/2011 n. 167.

Nell’ultimo accordo firmato il 27/4/2015 le parti avevano convenuto di prorogare gli effetti del suddetto Accordo Interconfederale fino al 31/5/2015.

Pertanto alla luce degli ultimi eventi e quindi nell’attesa che si chiudano le trattative per il rinnovo contrattuale, dall’1 giugno per le imprese che rientrano nella sfera di applicazione del CCNL Chimica Ceramica non sarà possibile assumere apprendisti.

Come aprire un Home Restaurant

L’home restaurant, intesa come preparazione di pranzi e cene presso il domicilio del cuoco, rientra tra le attività di somministrazione di alimenti e bevande ed è pertanto soggetta alla relativa normativa di settore (Ministero sviluppo economico – risoluzione n. 50481/2015).

L’home restaurant anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, presenta le caratteristiche tipiche di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, sia perché i prodotti vengono serviti in locali privati attrezzati aperti alla clientela, coincidenti con il domicilio del cuoco, e sia perché la fornitura di tali prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo.
Pertanto, non può essere considerata una attività libera e ai fini del suo esercizio è richiesto il possesso, come per tutte le altre attività afferenti al settore alimentare, dei requisiti di onorabilità nonché professionali e la presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) o di richiesta di autorizzazione, qualora l’attività venga svolta in una zona tutelata.
Infatti, al fine di assicurare un corretto sviluppo del settore, i Comuni, limitatamente alle zone del territorio da sottoporre a tutela (ad es. centro storico), adottano provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che risultano subordinate a titolo autorizzatorio rilasciato dalla stessa amministrazione competente.
Al contrario, qualora il domicilio del cuoco non ricada in suddette zone tutelate, l’iter di apertura dell’attività è invece molto più agevole in quanto soggetto alla sola Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.), da presentare allo Sportello Unico delle Attività Produttive (S.U.A.P.) del comune competente per territorio, che è sostitutiva dell’autorizzazione e consente l’immediato avvio della suddetta attività.

L’home restaurant, intesa come preparazione di pranzi e cene presso il domicilio del cuoco, rientra tra le attività di somministrazione di alimenti e bevande ed è pertanto soggetta alla relativa normativa di settore (Ministero sviluppo economico - risoluzione n. 50481/2015).

L’home restaurant anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, presenta le caratteristiche tipiche di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, sia perché i prodotti vengono serviti in locali privati attrezzati aperti alla clientela, coincidenti con il domicilio del cuoco, e sia perché la fornitura di tali prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo.
Pertanto, non può essere considerata una attività libera e ai fini del suo esercizio è richiesto il possesso, come per tutte le altre attività afferenti al settore alimentare, dei requisiti di onorabilità nonché professionali e la presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) o di richiesta di autorizzazione, qualora l’attività venga svolta in una zona tutelata.
Infatti, al fine di assicurare un corretto sviluppo del settore, i Comuni, limitatamente alle zone del territorio da sottoporre a tutela (ad es. centro storico), adottano provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che risultano subordinate a titolo autorizzatorio rilasciato dalla stessa amministrazione competente.
Al contrario, qualora il domicilio del cuoco non ricada in suddette zone tutelate, l’iter di apertura dell’attività è invece molto più agevole in quanto soggetto alla sola Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.), da presentare allo Sportello Unico delle Attività Produttive (S.U.A.P.) del comune competente per territorio, che è sostitutiva dell’autorizzazione e consente l’immediato avvio della suddetta attività.

Chiarimenti sulla rideterminazione del valore di acquisto dei terreni

In materia di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni, forniti chiarimenti sulla determinazione della plusvalenza nei casi di perizia giurata in data posteriore a quella della compravendita e di indicazione in atto di un valore inferiore a quello risultante dalla perizia giurata di stima (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 27 maggio 2015, n. 53/E).

In generale, agli effetti della determinazione della plusvalenza, il contribuente può assumere, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore del terreno rideterminato sulla base di una perizia giurata di stima, a condizione che lo stesso sia assoggettato ad una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi.
Nell’ipotesi di in cui la perizia sia stata giurata in data posteriore a quella della compravendita del terreno, può essere assunto come valore iniziale quello determinato sulla base di tale perizia giurata. In sostanza la circostanza che la perizia giurata sia stata asseverata in data successiva al rogito non comporta decadenza dell’agevolazione.
Nell’ipotesi in cui sia stato indicato nell’atto di compravendita un valore “poco” inferiore a quello risultante dalla perizia giurata di stima ed il contribuente abbia fatto o meno menzione nello stesso atto della intervenuta rideterminazione del valore del terreno, per il calcolo della plusvalenza ai fini dell’imposte dirette può farsi comunque riferimento al predetto valore rivalutato, che rileverà quale valore minimo di riferimento anche ai fini della determinazione dell’imposta di registro e delle imposte ipotecarie e catastali.

In materia di rideterminazione del valore di acquisto dei terreni, forniti chiarimenti sulla determinazione della plusvalenza nei casi di perizia giurata in data posteriore a quella della compravendita e di indicazione in atto di un valore inferiore a quello risultante dalla perizia giurata di stima (Agenzia delle Entrate - Risoluzione 27 maggio 2015, n. 53/E).

In generale, agli effetti della determinazione della plusvalenza, il contribuente può assumere, in luogo del costo o valore di acquisto, il valore del terreno rideterminato sulla base di una perizia giurata di stima, a condizione che lo stesso sia assoggettato ad una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi.
Nell’ipotesi di in cui la perizia sia stata giurata in data posteriore a quella della compravendita del terreno, può essere assunto come valore iniziale quello determinato sulla base di tale perizia giurata. In sostanza la circostanza che la perizia giurata sia stata asseverata in data successiva al rogito non comporta decadenza dell’agevolazione.
Nell’ipotesi in cui sia stato indicato nell’atto di compravendita un valore "poco" inferiore a quello risultante dalla perizia giurata di stima ed il contribuente abbia fatto o meno menzione nello stesso atto della intervenuta rideterminazione del valore del terreno, per il calcolo della plusvalenza ai fini dell’imposte dirette può farsi comunque riferimento al predetto valore rivalutato, che rileverà quale valore minimo di riferimento anche ai fini della determinazione dell’imposta di registro e delle imposte ipotecarie e catastali.

Coltivatori diretti, coloni e mezzadri: le aliquote contributive per il 2015

Si rendono note le aliquote contributive da applicare, per l’anno 2015, ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali.

In particolare, per l’anno 2015, le aliquote da applicare ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali comprensive del contributo addizionale del 2% (art. 12, ultimo comma, Legge 2 agosto 1990, n. 233), sono le seguenti:
– 22,8% (ridotta a 21,8% per i soggetti di età inferiore a 21 anni) per la generalità delle imprese;
– 21,4% (ridotta a 19,5% per i soggetti di età inferiore ai 21 anni) per le imprese ubicate in territori montani o in zone svantaggiate.
Si precisa, inoltre, che l’importo del contributo addizionale (co. 1, art. 17, L. 3 giugno 1975, n. 160), per effetto del meccanismo di adeguamento periodico previsto dall’articolo 22 della stessa legge, è pari, per l’anno 2015, a € 0,66 a giornata.

Anche per l’anno 2015, il contributo annuo, dovuto ai fini della copertura degli oneri derivanti dall’erogazione dell’indennità giornaliera di gravidanza e puerperio, è fissato nella misura di € 7,49. Detto contributo è dovuto per ciascuna unità attiva iscritta nella Gestione speciale dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni e per gli imprenditori agricoli professionali.
Il contributo dovuto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dai coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per l’anno 2014 resta fissato nella misura capitaria annua di:
– € 768,50 (per le zone normali);
– € 532,18 (per i territori montani e le zone svantaggiate).

La riscossione avviene tramite l’invio agli interessati di comunicazione dell’importo da versare in quattro rate, tramite modello F24, presso qualsiasi Istituto di Credito o Ufficio Postale.
I termini di scadenza per il pagamento sono il 16 luglio, il 16 settembre, il 16 novembre 2015 e il 18 gennaio 2016.

Si rendono note le aliquote contributive da applicare, per l’anno 2015, ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali.

In particolare, per l’anno 2015, le aliquote da applicare ai coltivatori diretti, mezzadri, coloni e imprenditori agricoli professionali comprensive del contributo addizionale del 2% (art. 12, ultimo comma, Legge 2 agosto 1990, n. 233), sono le seguenti:
- 22,8% (ridotta a 21,8% per i soggetti di età inferiore a 21 anni) per la generalità delle imprese;
- 21,4% (ridotta a 19,5% per i soggetti di età inferiore ai 21 anni) per le imprese ubicate in territori montani o in zone svantaggiate.
Si precisa, inoltre, che l’importo del contributo addizionale (co. 1, art. 17, L. 3 giugno 1975, n. 160), per effetto del meccanismo di adeguamento periodico previsto dall’articolo 22 della stessa legge, è pari, per l’anno 2015, a € 0,66 a giornata.

Anche per l’anno 2015, il contributo annuo, dovuto ai fini della copertura degli oneri derivanti dall’erogazione dell’indennità giornaliera di gravidanza e puerperio, è fissato nella misura di € 7,49. Detto contributo è dovuto per ciascuna unità attiva iscritta nella Gestione speciale dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni e per gli imprenditori agricoli professionali.
Il contributo dovuto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dai coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per l’anno 2014 resta fissato nella misura capitaria annua di:
- € 768,50 (per le zone normali);
- € 532,18 (per i territori montani e le zone svantaggiate).

La riscossione avviene tramite l'invio agli interessati di comunicazione dell’importo da versare in quattro rate, tramite modello F24, presso qualsiasi Istituto di Credito o Ufficio Postale.
I termini di scadenza per il pagamento sono il 16 luglio, il 16 settembre, il 16 novembre 2015 e il 18 gennaio 2016.

Dichiarazione di successione per le prestazioni di fine servizio e di fine rapporto

Si forniscono chiarimenti sulla dichiarazione di successione da richiedere per l’erogazione delle prestazioni di fine servizio o di fine rapporto.

Il novellato art. 28 del D.Lgs. n. 346/1990 (modif. dall’art. 11 del D.Lgs. n. 175/2014) dispone che la dichiarazione di successione deve essere presentata all’ufficio del registro competente, che ne rilascia ricevuta; può essere spedita per raccomandata e si considera presentata, in tal caso, nel giorno in cui è consegnata all’ufficio postale, che appone su di essa o sul relativo involucro il timbro a calendario.
Devono presentare la dichiarazione suddetta: i chiamati all’eredità e i legatari, anche nel caso di apertura della successione per dichiarazione di morte presunta, ovvero i loro rappresentanti legali; gli immessi nel possesso temporaneo dei beni dell’assente; gli amministratori dell’eredità e i curatori delle eredità giacenti; gli esecutori testamentari. Se più soggetti sono obbligati alla stessa dichiarazione questa non si considera omessa se presentata da uno solo.
Diversamente, la dichiarazione di successione può non essere presentata se sussistono contemporaneamente le seguenti condizioni:
– l’eredità è devoluta al coniuge ed ai parenti in linea retta (figli, nipoti figli di figli, genitori) del defunto;
– l’eredità non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari;
– l’attivo ereditario ha un valore non superiore ad una determinata soglia, aumentata da 25.822,84 a 100.000,00 euro dal 13 dicembre 2014. Ne consegue che, l’obbligo di presentazione della dichiarazione non sussiste per le successioni, devolute a favore del coniuge o di parenti in linea retta del defunto, se l’attivo ereditario non supera 100.000 euro:
– apertesi dal 13 dicembre 2014;
– apertesi anteriormente al 13 dicembre 2014, se il termine per la presentazione della dichiarazione è ancora pendente a tale data e la dichiarazione non è ancora stata presentata.

Si forniscono chiarimenti sulla dichiarazione di successione da richiedere per l’erogazione delle prestazioni di fine servizio o di fine rapporto.

Il novellato art. 28 del D.Lgs. n. 346/1990 (modif. dall’art. 11 del D.Lgs. n. 175/2014) dispone che la dichiarazione di successione deve essere presentata all'ufficio del registro competente, che ne rilascia ricevuta; può essere spedita per raccomandata e si considera presentata, in tal caso, nel giorno in cui è consegnata all'ufficio postale, che appone su di essa o sul relativo involucro il timbro a calendario.
Devono presentare la dichiarazione suddetta: i chiamati all'eredità e i legatari, anche nel caso di apertura della successione per dichiarazione di morte presunta, ovvero i loro rappresentanti legali; gli immessi nel possesso temporaneo dei beni dell'assente; gli amministratori dell'eredità e i curatori delle eredità giacenti; gli esecutori testamentari. Se più soggetti sono obbligati alla stessa dichiarazione questa non si considera omessa se presentata da uno solo.
Diversamente, la dichiarazione di successione può non essere presentata se sussistono contemporaneamente le seguenti condizioni:
- l’eredità è devoluta al coniuge ed ai parenti in linea retta (figli, nipoti figli di figli, genitori) del defunto;
- l’eredità non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari;
- l’attivo ereditario ha un valore non superiore ad una determinata soglia, aumentata da 25.822,84 a 100.000,00 euro dal 13 dicembre 2014. Ne consegue che, l’obbligo di presentazione della dichiarazione non sussiste per le successioni, devolute a favore del coniuge o di parenti in linea retta del defunto, se l’attivo ereditario non supera 100.000 euro:
- apertesi dal 13 dicembre 2014;
- apertesi anteriormente al 13 dicembre 2014, se il termine per la presentazione della dichiarazione è ancora pendente a tale data e la dichiarazione non è ancora stata presentata.

Illegittimo il licenziamento disciplinare se l’incolpazione non indica la violazione di una norma precisa

Illegittimo il licenziamento disciplinare se l’incolpazione non indica la violazione di una norma precisa

26 magg 2015 La Corte di Cassazione con sentenza del 26 maggio del 2015, n. 10727, ha dichiarato che in caso di licenziamento disciplinare è necessario che dal capo d’incolpazione risultino con certezza non soltanto il fatto addebitato ma, quando si tratta di norme di livello legislativo o regolamentare, è necessaria se non l’indicazione precisa della norma violata, almeno una descrizione del fatto tanto precisa da risultarne chiara la sussumibilità sotto una regola determinata.

Nel caso di specie, un impiegato ha presentato ricorso innanzi al Tribunale per essere stato licenziato dalla banca per cui lavorava, per aver autorizzato una complessa operazione compiuta da una cliente e consistita nell’avere depositato nel proprio conto corrente una somma di denaro solo apparentemente, ma in realtà senza versare alcun denaro contante, nell’addebito, di due minuti successivo e sullo stesso conto, di una pari somma per “conferimento socio” in aumento capitale di una certa società; nell’accredito, di due minuti successivo, della stessa somma e per la stessa causale in favore di quella società.
Riformando il giudizio del Tribunale, la Corte d’appello ha dichiarato illegittimo il licenziamento in primo luogo perché l’incolpazione disciplinare non è stata tempestiva, poiché avvenuta a più di cinque anni dai fatti contestati, inoltre, perché era ritenuta incerta l’incolpazione mossa al lavoratore, sia per la vaghezza del linguaggio usato dalla banca per descrivere le operazioni bancarie eseguite dal lavoratore come fittizie ed inusuali, sia perché il carattere illecito delle operazioni non era specificato, ovvero non erano state indicate le norme deontologiche violate.
La Cassazione, conformandosi al giudizio di II grado, ha dichiarato che in caso di licenziamento disciplinare è necessario che dal capo d’incolpazione risultino con certezza non soltanto il fatto addebitato ma, quando si tratta di norme di livello legislativo o regolamentare, e tanto più di norme di livello inferiore, è necessaria, se non l’indicazione precisa della norma violata, almeno una descrizione del fatto tanto precisa da risultarne chiara la sussumibilità sotto una regola determinata.

 

Illegittimo il licenziamento disciplinare se l’incolpazione non indica la violazione di una norma precisa

26 magg 2015 La Corte di Cassazione con sentenza del 26 maggio del 2015, n. 10727, ha dichiarato che in caso di licenziamento disciplinare è necessario che dal capo d'incolpazione risultino con certezza non soltanto il fatto addebitato ma, quando si tratta di norme di livello legislativo o regolamentare, è necessaria se non l'indicazione precisa della norma violata, almeno una descrizione del fatto tanto precisa da risultarne chiara la sussumibilità sotto una regola determinata.

Nel caso di specie, un impiegato ha presentato ricorso innanzi al Tribunale per essere stato licenziato dalla banca per cui lavorava, per aver autorizzato una complessa operazione compiuta da una cliente e consistita nell'avere depositato nel proprio conto corrente una somma di denaro solo apparentemente, ma in realtà senza versare alcun denaro contante, nell'addebito, di due minuti successivo e sullo stesso conto, di una pari somma per "conferimento socio" in aumento capitale di una certa società; nell'accredito, di due minuti successivo, della stessa somma e per la stessa causale in favore di quella società.
Riformando il giudizio del Tribunale, la Corte d'appello ha dichiarato illegittimo il licenziamento in primo luogo perché l’incolpazione disciplinare non è stata tempestiva, poiché avvenuta a più di cinque anni dai fatti contestati, inoltre, perché era ritenuta incerta l’incolpazione mossa al lavoratore, sia per la vaghezza del linguaggio usato dalla banca per descrivere le operazioni bancarie eseguite dal lavoratore come fittizie ed inusuali, sia perché il carattere illecito delle operazioni non era specificato, ovvero non erano state indicate le norme deontologiche violate.
La Cassazione, conformandosi al giudizio di II grado, ha dichiarato che in caso di licenziamento disciplinare è necessario che dal capo d'incolpazione risultino con certezza non soltanto il fatto addebitato ma, quando si tratta di norme di livello legislativo o regolamentare, e tanto più di norme di livello inferiore, è necessaria, se non l'indicazione precisa della norma violata, almeno una descrizione del fatto tanto precisa da risultarne chiara la sussumibilità sotto una regola determinata.

 

Il lavoratore che rifiuta il trasferimento è licenziabile

 

 

Il lavoratore che rifiuta il trasferimento presso la sede distaccata dell’azienda può essere licenziato, anche se tale rifiuto è motivato dal demansionamento (Corte di Cassazione sentenza n. 10468/2015).

Il caso di specie riguarda il licenziamento disciplinare impugnato da un socio lavoratore in seguito alle plurime sanzioni disciplinari conservative inflitte. Il giudice di primo grado ha accolto la domanda del lavoratore che è stata parzialmente riformata in appello.
La Corte territoriale ha avuto presenti anche i pregressi cambiamenti di mansioni imposti al lavoratore e gli asseriti demansionamenti che ne sarebbero derivarti, ma nonostante tutto, ha ritenuto che il lavoratore non poteva legittimamente rifiutarsi di adempiere l’obbligo di prendere servizio presso il luogo del distacco e rendere la prestazione lavorativa nei termini in cui questa gli era stata richiesta, stante in potere gerarchico del datore di lavoro, la sussistenza a suo carico della obbligazione principale di pagamento della retribuzione e, per contro, quella principale del lavoratore di rendere la prestazione lavorativa, onde, a fronte di una ritenuta dequalificazione di mansioni, il lavoratore stesso non poteva, in una sorta di autotutela, rifiutarsi di rendere la propria prestazione, cosicché il lavoratore avrebbe potuto agire in giudizio per far valere il proprio diritto, ma non poteva rifiutarsi di eseguire la prestazione richiestagli.
Anche la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore partendo dal presupposto che la ratio decidendi delle statuizioni rese al riguardo è infatti unicamente quella della ritenuta inosservanza dei termine entro cui, a giudizio della Corte territoriale, avrebbero dovuto essere assunti i provvedimenti disciplinari, ogni ulteriore considerazione al riguardo, che avrebbe al contrario dovuto condurre al riconoscimento della legittimità delle sanzioni inflitte (espulsiva e non), è dunque ultronea rispetto alla decisione assunta, non configurando una ragione ulteriore (ed eventualmente alternativa) idonea a sorreggerla.

 

 

Il lavoratore che rifiuta il trasferimento presso la sede distaccata dell'azienda può essere licenziato, anche se tale rifiuto è motivato dal demansionamento (Corte di Cassazione sentenza n. 10468/2015).

Il caso di specie riguarda il licenziamento disciplinare impugnato da un socio lavoratore in seguito alle plurime sanzioni disciplinari conservative inflitte. Il giudice di primo grado ha accolto la domanda del lavoratore che è stata parzialmente riformata in appello.
La Corte territoriale ha avuto presenti anche i pregressi cambiamenti di mansioni imposti al lavoratore e gli asseriti demansionamenti che ne sarebbero derivarti, ma nonostante tutto, ha ritenuto che il lavoratore non poteva legittimamente rifiutarsi di adempiere l’obbligo di prendere servizio presso il luogo del distacco e rendere la prestazione lavorativa nei termini in cui questa gli era stata richiesta, stante in potere gerarchico del datore di lavoro, la sussistenza a suo carico della obbligazione principale di pagamento della retribuzione e, per contro, quella principale del lavoratore di rendere la prestazione lavorativa, onde, a fronte di una ritenuta dequalificazione di mansioni, il lavoratore stesso non poteva, in una sorta di autotutela, rifiutarsi di rendere la propria prestazione, cosicché il lavoratore avrebbe potuto agire in giudizio per far valere il proprio diritto, ma non poteva rifiutarsi di eseguire la prestazione richiestagli.
Anche la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore partendo dal presupposto che la ratio decidendi delle statuizioni rese al riguardo è infatti unicamente quella della ritenuta inosservanza dei termine entro cui, a giudizio della Corte territoriale, avrebbero dovuto essere assunti i provvedimenti disciplinari, ogni ulteriore considerazione al riguardo, che avrebbe al contrario dovuto condurre al riconoscimento della legittimità delle sanzioni inflitte (espulsiva e non), è dunque ultronea rispetto alla decisione assunta, non configurando una ragione ulteriore (ed eventualmente alternativa) idonea a sorreggerla.

Approvati gli studi di settore (anticrisi)

L’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento n. 70682 del 22 maggio 2015, ha approvato in via definitiva i 204 modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore per l’anno 2014, tenendo conto della revisione congiunturale messa a punto dall’apposita commissione in considerazione degli effetti della crisi economica e dei mercati che ha caratterizzato il 2014.

Nell’elaborazione degli studi di settore applicabili alle attività economiche dei diversi settori delle manifatture, dei servizi, delle attività professionali e del commercio, dunque, con riferimento al periodo d’imposta 2014, sono state approvate modifiche specifiche all’analisi di normalità economica e sono stati introdotti specifici correttivi da applicare ai risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore, allo scopo di tenere conto della particolare situazione di crisi che ha interessato imprese e professionisti.

In particolare, sulla base delle analisi e delle informazioni elaborate da ISTAT, Banca d’Italia, Ministero dello sviluppo economico, e altri Enti statistici, nonché dagli Osservatori regionali, sono state apportate modifiche e correttivi che tengono conto di alcune grandezze e variabili economiche e delle relativi relazioni, modificate a seguito della crisi economica verificatasi nel corso del 2014, tra cui:
– le contrazioni più significative dei margini e delle redditività;
– il minor grado di utilizzo degli impianti e dei macchinari;
– la riduzione dell’efficienza produttiva;
– le riduzioni delle tariffe per le prestazioni professionali;
– gli andamenti congiunturali negativi intervenuti nell’ambito dei diversi settori, anche in relazione al territorio;
– la ritardata percezione dei compensi da parte degli esercenti attività di lavoro autonomo a fronte delle prestazioni rese.

Rispetto al passato, poi, viene data maggiore preminenza agli indicatori individuali rispetto a quelli di settore. Ciò in quanto nell’ambito dello stesso settore è stata riscontrata una maggiore variabilità della redditività delle imprese.
In pratica i correttivi individuali scatteranno in ogni caso e in aggiunta a quelli di settore, a condizione che l’applicazione dello studio di settore evidenzi: da un lato, la non congruità in relazione agli studi di settore “ordinari” e, dall’altro, un calo in termini di “efficienza produttiva”, accompagnato dalla normalità degli indicatori relativi ai beni strumentali.
A tal fine non vengono più richiesti i dati dei costi del biennio precedente, ma i dati dei dipendenti, dei beni strumentali, oltre che dei ricavi (dichiarati e stimati dallo studio di settore) del triennio precedente (Quadro T).

Qualora l’ammontare dei ricavi o compensi dichiarato risulti, anche a seguito dell’adeguamento, non inferiore a quello derivante dall’applicazione degli studi di settore integrati con i correttivi suddetti, per l’anno 2014, sulle corrispondenti posizioni tributarie non sarà applicabile l’accertamento induttivo basato sugli studi di settore.

Per quanto concerne la procedura di asseverazione, il Provvedimento n. 70682/2015 stabilisce espressamente che i soggetti incaricati, ai fini del rilascio della stessa, hanno l’obbligo di verificare la corrispondenza tra gli elementi contabili ed extracontabili indicati nei modelli di dichiarazione e degli studi di settore e quelli risultanti dalle scritture contabili e da altra documentazione idonea. Tuttavia, l’asseverazione non deve essere effettuata con riferimento ai dati:
– per i quali sia necessario esaminare l’intera documentazione contabile o gran parte di essa;
– che implicano valutazioni di carattere imprenditoriale;
– relativi alle unità immobiliari utilizzate per l’esercizio dell’attività.

L’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento n. 70682 del 22 maggio 2015, ha approvato in via definitiva i 204 modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore per l’anno 2014, tenendo conto della revisione congiunturale messa a punto dall’apposita commissione in considerazione degli effetti della crisi economica e dei mercati che ha caratterizzato il 2014.

Nell’elaborazione degli studi di settore applicabili alle attività economiche dei diversi settori delle manifatture, dei servizi, delle attività professionali e del commercio, dunque, con riferimento al periodo d’imposta 2014, sono state approvate modifiche specifiche all’analisi di normalità economica e sono stati introdotti specifici correttivi da applicare ai risultati derivanti dall’applicazione degli studi di settore, allo scopo di tenere conto della particolare situazione di crisi che ha interessato imprese e professionisti.

In particolare, sulla base delle analisi e delle informazioni elaborate da ISTAT, Banca d’Italia, Ministero dello sviluppo economico, e altri Enti statistici, nonché dagli Osservatori regionali, sono state apportate modifiche e correttivi che tengono conto di alcune grandezze e variabili economiche e delle relativi relazioni, modificate a seguito della crisi economica verificatasi nel corso del 2014, tra cui:
- le contrazioni più significative dei margini e delle redditività;
- il minor grado di utilizzo degli impianti e dei macchinari;
- la riduzione dell’efficienza produttiva;
- le riduzioni delle tariffe per le prestazioni professionali;
- gli andamenti congiunturali negativi intervenuti nell’ambito dei diversi settori, anche in relazione al territorio;
- la ritardata percezione dei compensi da parte degli esercenti attività di lavoro autonomo a fronte delle prestazioni rese.

Rispetto al passato, poi, viene data maggiore preminenza agli indicatori individuali rispetto a quelli di settore. Ciò in quanto nell’ambito dello stesso settore è stata riscontrata una maggiore variabilità della redditività delle imprese.
In pratica i correttivi individuali scatteranno in ogni caso e in aggiunta a quelli di settore, a condizione che l’applicazione dello studio di settore evidenzi: da un lato, la non congruità in relazione agli studi di settore "ordinari" e, dall’altro, un calo in termini di "efficienza produttiva", accompagnato dalla normalità degli indicatori relativi ai beni strumentali.
A tal fine non vengono più richiesti i dati dei costi del biennio precedente, ma i dati dei dipendenti, dei beni strumentali, oltre che dei ricavi (dichiarati e stimati dallo studio di settore) del triennio precedente (Quadro T).

Qualora l’ammontare dei ricavi o compensi dichiarato risulti, anche a seguito dell'adeguamento, non inferiore a quello derivante dall'applicazione degli studi di settore integrati con i correttivi suddetti, per l’anno 2014, sulle corrispondenti posizioni tributarie non sarà applicabile l’accertamento induttivo basato sugli studi di settore.

Per quanto concerne la procedura di asseverazione, il Provvedimento n. 70682/2015 stabilisce espressamente che i soggetti incaricati, ai fini del rilascio della stessa, hanno l’obbligo di verificare la corrispondenza tra gli elementi contabili ed extracontabili indicati nei modelli di dichiarazione e degli studi di settore e quelli risultanti dalle scritture contabili e da altra documentazione idonea. Tuttavia, l’asseverazione non deve essere effettuata con riferimento ai dati:
- per i quali sia necessario esaminare l’intera documentazione contabile o gran parte di essa;
- che implicano valutazioni di carattere imprenditoriale;
- relativi alle unità immobiliari utilizzate per l’esercizio dell’attività.

Paga l’Irap la società tra professionisti

L’esercizio di un’attività in forma societaria costituisce di per sé presupposto per l’applicazione dell’Irap, che dunque è dovuta anche se si tratta di una professione liberale. Non ha alcuna rilevanza la sussistenza o meno di un’autonoma organizzazione.

Così la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10600 del 22 maggio 2015, ha riformato la decisione dei giudici tributari che avevano riconosciuto il diritto al rimborso dell’IRAP pagata da una societa in nome collettivo che svolge attività di servizi professionali e tecnici nel settore edile.

Secondo i giudici tributari, sulla base del perimetro soggettivo di imponibilità ai fini IRAP definito con la sentenza della Corte Costituzionale n. 156 del 2001, l’assenza di organizzazione deve ritenersi un elemento da intendersi in senso relativo, da escludere qualora si riscontri un corredo minimale di strumenti senza il quale l’attività professionale o autonoma non sarebbe concepibile.

I giudici della Quinta Sezione Tributaria della Suprema Corte hanno evidenziato, invece, che anche alla luce dell’interpretazione costituzionalmente orientata, non vi sono dubbi circa la legittimità del principio consolidato in giurisprudenza secondo il quale “l’attività svolta dalle società commerciali costituisce in ogni caso presupposto per l’applicazione dell’Irap”. La Corte Costituzionale ha affermato, infatti, che l’elemento organizzativo deve ritenersi connaturato alla nozione stessa d’impresa.
La Corte di Cassazione ha precisato, in particolare, che l’esercizio in forma associata perfino di una professione liberale costituisce, secondo la normativa Irap, presupposto dell’imposta, prescindendosi completamente dal requisito dell’autonoma organizzazione.
Il carattere normativo del requisito impositivo, infatti, rende del tutto irrilevante la disamina istruttoria circa l’autonomia o meno di una organizzazione separata rispetto all’apporto personale dei soci, trattandosi di profilo attinente ad un’indagine di merito incompatibile con la forma societaria prescelta dal contribuente, atteso che la norma che disciplina l’IRAP stabilisce espressamente che “l’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresigli organi e le amministrazioni dello stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta“.

L’esercizio di un’attività in forma societaria costituisce di per sé presupposto per l’applicazione dell’Irap, che dunque è dovuta anche se si tratta di una professione liberale. Non ha alcuna rilevanza la sussistenza o meno di un’autonoma organizzazione.

Così la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10600 del 22 maggio 2015, ha riformato la decisione dei giudici tributari che avevano riconosciuto il diritto al rimborso dell’IRAP pagata da una societa in nome collettivo che svolge attività di servizi professionali e tecnici nel settore edile.

Secondo i giudici tributari, sulla base del perimetro soggettivo di imponibilità ai fini IRAP definito con la sentenza della Corte Costituzionale n. 156 del 2001, l’assenza di organizzazione deve ritenersi un elemento da intendersi in senso relativo, da escludere qualora si riscontri un corredo minimale di strumenti senza il quale l’attività professionale o autonoma non sarebbe concepibile.

I giudici della Quinta Sezione Tributaria della Suprema Corte hanno evidenziato, invece, che anche alla luce dell’interpretazione costituzionalmente orientata, non vi sono dubbi circa la legittimità del principio consolidato in giurisprudenza secondo il quale "l’attività svolta dalle società commerciali costituisce in ogni caso presupposto per l’applicazione dell’Irap". La Corte Costituzionale ha affermato, infatti, che l’elemento organizzativo deve ritenersi connaturato alla nozione stessa d'impresa.
La Corte di Cassazione ha precisato, in particolare, che l'esercizio in forma associata perfino di una professione liberale costituisce, secondo la normativa Irap, presupposto dell'imposta, prescindendosi completamente dal requisito dell'autonoma organizzazione.
Il carattere normativo del requisito impositivo, infatti, rende del tutto irrilevante la disamina istruttoria circa l’autonomia o meno di una organizzazione separata rispetto all’apporto personale dei soci, trattandosi di profilo attinente ad un’indagine di merito incompatibile con la forma societaria prescelta dal contribuente, atteso che la norma che disciplina l’IRAP stabilisce espressamente che "l'attività esercitata dalle società e dagli enti, compresigli organi e le amministrazioni dello stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta".