IRAP: la ristrutturazione dello studio professionale è soggetta all’imposta

È soggetto ad IRAP il lavoratore autonomo se le spese affrontate servono alla ristrutturazione e l’arredo dello studio professionale. Tali spese, infatti, si considerano strumentali all’attività professionale svolta. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione, con sentenza 29 aprile 2015, n. 8638.

Nello specifico, il contribuente, esercente la professione di revisore contabile, ha impugnato il silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Entrate sull’istanza di rimborso delle somme versate a titolo di Irap.
Tale ricorso è stato prima respinto dalla CTP di Parma e successivamente accolto dalla CTR dell’Emilia-Romagna, limitatamente però ad alcune annualità.
In particolare, per la CTR il contribuente non si è avvalso di dipendenti e collaboratori stabili, mentre le dotazioni di mezzi quali risultanti dal registro beni ammortizzabili ricomprendeva beni non inerenti all’attività professionale svolta e che quindi erano inidonei ad attestare la sussistenza di quella ‘‘autonoma organizzazione” che è presupposto dell’IRAP.
A seguito di ciò l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione.
Secondo l’orientamento consolidato della Suprema Corte, in materia di IRAP, ai lavoratori autonomi è dovuto il tributo, in quanto sussista il requisito dell’organizzazione autonoma dell’attività.
Nel caso di specie, le spese sostenute dal contribuente, in gran parte relative a lavori di ristrutturazione e di arredo dello studio professionale, devono ritenersi strumentali all’attività professionale da questi svolta, pertanto soggette all’IRAP.

È soggetto ad IRAP il lavoratore autonomo se le spese affrontate servono alla ristrutturazione e l’arredo dello studio professionale. Tali spese, infatti, si considerano strumentali all'attività professionale svolta. È quanto affermato dalla Corte di Cassazione, con sentenza 29 aprile 2015, n. 8638.

Nello specifico, il contribuente, esercente la professione di revisore contabile, ha impugnato il silenzio-rifiuto dell’Agenzia delle Entrate sull’istanza di rimborso delle somme versate a titolo di Irap.
Tale ricorso è stato prima respinto dalla CTP di Parma e successivamente accolto dalla CTR dell'Emilia-Romagna, limitatamente però ad alcune annualità.
In particolare, per la CTR il contribuente non si è avvalso di dipendenti e collaboratori stabili, mentre le dotazioni di mezzi quali risultanti dal registro beni ammortizzabili ricomprendeva beni non inerenti all’attività professionale svolta e che quindi erano inidonei ad attestare la sussistenza di quella '‘autonoma organizzazione" che è presupposto dell’IRAP.
A seguito di ciò l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione.
Secondo l’orientamento consolidato della Suprema Corte, in materia di IRAP, ai lavoratori autonomi è dovuto il tributo, in quanto sussista il requisito dell'organizzazione autonoma dell'attività.
Nel caso di specie, le spese sostenute dal contribuente, in gran parte relative a lavori di ristrutturazione e di arredo dello studio professionale, devono ritenersi strumentali all’attività professionale da questi svolta, pertanto soggette all'IRAP.

Il Fisco chiarisce: scomputabile l’acconto di gennaio del bollo virtuale

In tema di imposta di bollo virtuale, i versamenti effettuati in acconto con il Mod. F23 nel mese di gennaio 2014 per i documenti informatici formati nel medesimo anno, possono essere scomputati dall’imposta di bollo da versare entro il 30 aprile 2015 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 28 aprile 2015, n. 43/E).

In relazione alle nuove modalità di assolvimento dell’imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari (art. 6, D.M. 17 giugno 2014), l’imposta in oggetto sui documenti informatici fiscalmente rilevanti deve essere corrisposta con modalità esclusivamente telematica, mediante Modello di pagamento F24.
Nel passaggio alle nuove disposizioni di legge, nulla è disposto nei confronti dei contribuenti che, per l’anno 2014, hanno già versato l’acconto secondo le vecchie regole.
Pertanto, in assenza di specifiche previsioni al riguardo e al fine di semplificare gli adempimenti in capo ai contribuenti, dall’importo complessivo dell’imposta di bollo dovuta sui documenti informatici formati nell’anno 2014, da versare entro il 30 aprile 2015 con Mod. F24, possono essere scomputati i versamenti effettuati in acconto con il Mod. F23 nel mese di gennaio 2014, in quanto il passaggio dal sistema di pagamento tramite modello F23 a quello tramite modello F24 non determina un’interruzione nella continuità dei pagamenti.
Infine, nel caso in cui l’importo pagato a titolo di acconto, nel mese di gennaio 2014 con il modello F23, risulti superiore all’imposta di bollo dovuta per i documenti informatici emessi o utilizzati per l’anno 2014, la differenza di imposta può essere chiesta a rimborso.

In tema di imposta di bollo virtuale, i versamenti effettuati in acconto con il Mod. F23 nel mese di gennaio 2014 per i documenti informatici formati nel medesimo anno, possono essere scomputati dall’imposta di bollo da versare entro il 30 aprile 2015 (Agenzia delle Entrate - Risoluzione 28 aprile 2015, n. 43/E).

In relazione alle nuove modalità di assolvimento dell’imposta di bollo su libri, registri ed altri documenti rilevanti ai fini tributari (art. 6, D.M. 17 giugno 2014), l’imposta in oggetto sui documenti informatici fiscalmente rilevanti deve essere corrisposta con modalità esclusivamente telematica, mediante Modello di pagamento F24.
Nel passaggio alle nuove disposizioni di legge, nulla è disposto nei confronti dei contribuenti che, per l’anno 2014, hanno già versato l’acconto secondo le vecchie regole.
Pertanto, in assenza di specifiche previsioni al riguardo e al fine di semplificare gli adempimenti in capo ai contribuenti, dall’importo complessivo dell’imposta di bollo dovuta sui documenti informatici formati nell’anno 2014, da versare entro il 30 aprile 2015 con Mod. F24, possono essere scomputati i versamenti effettuati in acconto con il Mod. F23 nel mese di gennaio 2014, in quanto il passaggio dal sistema di pagamento tramite modello F23 a quello tramite modello F24 non determina un’interruzione nella continuità dei pagamenti.
Infine, nel caso in cui l’importo pagato a titolo di acconto, nel mese di gennaio 2014 con il modello F23, risulti superiore all’imposta di bollo dovuta per i documenti informatici emessi o utilizzati per l’anno 2014, la differenza di imposta può essere chiesta a rimborso.

Società cooperative e trattamento economico, precisazioni

Fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria, applicano ai propri soci lavoratori i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.

Il chiarimento del Ministero del lavoro (Lettera circolare n. 7068/2015) giunge a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 51/2015 la quale ha concluso per l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Lucca nei confronti dell’articolo 7, comma 4, del Decreto Legge n. 248 del 2007, sostenendo che, tale articolo, “lungi dall’assegnare ai contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, efficacia erga omnes, in contrasto con quanto statuito dall’art. 39 Cost., mediante un recepimento normativo degli stessi, richiama i predetti contratti, e più precisamente i trattamenti economici complessivi minimi ivi previsti, quale parametro esterno di commisurazione, da parte del giudice, nel definire la proporzionalità e la sufficienza del trattamento economico da corrispondere al socio lavoratore, ai sensi dell’art. 36 Cost. Tale parametro è richiamato – e dunque deve essere osservato – indipendentemente dal carattere provvisorio del medesimo art. 7, che fa riferimento «alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative»”.
Alla luce di tale principio, il Ministero del lavoro ha precisato che, il personale ispettivo, in caso di applicazione da parte della cooperativa di un diverso CCNL rispetto a quello stipulato fra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale della categoria, deve, pertanto, procedere al recupero delle differenze retributive, mediante l’adozione della diffida accertativa.
Con l’entrata in vigore del suddetto articolo 7 si è, infatti, assistito ad una intensa attività ispettiva, promossa dal Ministero del lavoro, per ribadire che, in presenza di più contratti collettivi nazionali di lavoro nello stesso settore merceologico vanno applicati i trattamenti economici previsti dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, così come disposto dall’articolo 7 in relazione alle tipologie dei rapporti di lavoro instaurati alla luce del regolamento interno ex articolo 6, comma 1, lettera a), della Legge n. 142 del 2001.

Fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria, applicano ai propri soci lavoratori i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.

Il chiarimento del Ministero del lavoro (Lettera circolare n. 7068/2015) giunge a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 51/2015 la quale ha concluso per l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Lucca nei confronti dell’articolo 7, comma 4, del Decreto Legge n. 248 del 2007, sostenendo che, tale articolo, "lungi dall’assegnare ai contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, efficacia erga omnes, in contrasto con quanto statuito dall’art. 39 Cost., mediante un recepimento normativo degli stessi, richiama i predetti contratti, e più precisamente i trattamenti economici complessivi minimi ivi previsti, quale parametro esterno di commisurazione, da parte del giudice, nel definire la proporzionalità e la sufficienza del trattamento economico da corrispondere al socio lavoratore, ai sensi dell’art. 36 Cost. Tale parametro è richiamato – e dunque deve essere osservato – indipendentemente dal carattere provvisorio del medesimo art. 7, che fa riferimento «alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative»".
Alla luce di tale principio, il Ministero del lavoro ha precisato che, il personale ispettivo, in caso di applicazione da parte della cooperativa di un diverso CCNL rispetto a quello stipulato fra le organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale della categoria, deve, pertanto, procedere al recupero delle differenze retributive, mediante l'adozione della diffida accertativa.
Con l’entrata in vigore del suddetto articolo 7 si è, infatti, assistito ad una intensa attività ispettiva, promossa dal Ministero del lavoro, per ribadire che, in presenza di più contratti collettivi nazionali di lavoro nello stesso settore merceologico vanno applicati i trattamenti economici previsti dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, così come disposto dall’articolo 7 in relazione alle tipologie dei rapporti di lavoro instaurati alla luce del regolamento interno ex articolo 6, comma 1, lettera a), della Legge n. 142 del 2001.

Indicazioni INPS sulla DIS-COLL

Si forniscono indicazioni in ordine alla nuova indennità di disoccupazione mensile (DIS-COLL) introdotta, in via sperimentale per il 2015, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2015, per i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che abbiano perso involontariamente la propria occupazione.

Sono destinatari dell’indennità DIS-COLL i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto – con esclusione degli amministratori e dei sindaci – iscritti in via esclusiva alla gestione separata presso l’Inps, non pensionati e privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che soddisfino congiuntamente i seguenti requisiti:
– siano, al momento della domanda di prestazione, in stato di disoccupazione;
– possano far valere almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento (accredito contributivo di tre mensilità);
– possano far valere, nell’anno solare in cui si verifica l’evento di cessazione dal lavoro, 1 mese di contribuzione oppure un rapporto di collaborazione di durata pari almeno ad 1 mese e che abbia dato luogo ad un reddito almeno pari alla metà dell’importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione (requisito contributivo/reddituale).
Tale indennità DIS-COLL è rapportata al reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati – derivante dai rapporti di collaborazione di cui al comma 1 del citato articolo 15 – relativo all’anno solare in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro e all’anno solare precedente, diviso per il numero di “mesi di contribuzione, o frazione di essi”, ottenendo così l’importo del reddito medio mensile.
L’indennità, rapportata al reddito medio mensile come sopra determinato, è pari al 75 per cento del suddetto reddito medio mensile nel caso in cui tale reddito sia pari o inferiore, per l’anno 2015, all’importo di 1.195 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.
Nel caso in cui il reddito medio mensile sia superiore al predetto importo, la misura della DISCOLL è pari al 75 per cento del predetto importo di 1.195 euro, incrementata di una somma pari al 25 per cento della differenza tra il reddito medio mensile e il predetto importo di 1.195 euro.

L’indennità DIS-COLL è corrisposta mensilmente per un periodo pari alla metà dei mesi o frazioni di essi di durata del rapporto o dei rapporti di collaborazione presenti nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento. Ai soli fini della durata, non sono computati i periodi di lavoro che hanno già dato luogo ad erogazione di precedente DIS-COLL. La durata massima dell’indennità non può comunque superare i sei mesi di fruizione.
L’Inps precisa che, in caso di fruizione parziale della prestazione, ipotizzando ad esempio nel primo caso la fruizione di soli 2 dei 5 mesi spettanti, ai fini del non computo – in occasione di una nuova domanda di DIS-COLL – dei periodi di lavoro che hanno già dato luogo ad erogazione di precedente prestazione DIS-COLL, non saranno computati 4 mesi di lavoro. Analogamente, ipotizzando nel secondo caso la fruizione di 1 solo dei 3 mesi spettanti, ai fini del non computo – in occasione di una nuova domanda di DIS-COLL – dei periodi di lavoro che hanno già dato luogo ad erogazione di precedente prestazione DIS-COLL, non saranno computati 2 mesi di lavoro.
Per la fruizione dell’indennità DIS-COLL i lavoratori con contratto di collaborazione di cui al comma 1 del richiamato articolo 15 devono presentare apposita domanda all’Inps, esclusivamente in via telematica, entro il termine previsto a pena di decadenza di sessantotto giorni dalla data di cessazione del contratto di collaborazione.
L’indennità di disoccupazione DIS-COLL spetta a decorrere dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro se la domanda è presentata entro l’ottavo giorno o, qualora la domanda sia presentata successivamente a tale data, la prestazione DIS-COLL spetta dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.
Nel caso di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti durante il rapporto di collaborazione successivamente cessato, il termine di sessantotto giorni per la presentazione della domanda DIS-COLL decorre dalla data in cui cessa il periodo di maternità o di degenza ospedaliera indennizzati.
Nell’ipotesi di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti entro sessantotto giorni dalla data di cessazione del rapporto di collaborazione, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili e riprende a decorrere, al termine del predetto evento, per la parte residua.
Al fine di consentire l’avvio delle operazioni di istruttoria delle domande e di relativa liquidazione della prestazione, fino alla data dell’11 maggio 2015, entro la quale saranno resi disponibili i servizi di presentazione telematica, la domanda di DIS–COLL sarà accettata, sia proveniente da parte del cittadino che da parte degli Enti di Patronato, anche in forma cartacea mediante l’apposito modulo disponibile nel sito www.inps.it. all’interno della Sezione “Moduli” e poi sezione “Prestazioni a sostegno del reddito” o tramite PEC indirizzata alla Struttura INPS territoriale competente il cui indirizzo è reperibile sul predetto sito INPS alla Sezione ” Le sedi INPS” – Ricerca Testuale – Nome Sede Inps o Comune di Residenza”.
Fino alla stessa data dell’11 maggio 2015 non sarà possibile la presentazione della domanda attraverso il canale del Contact Center.
I collaboratori rientranti nel campo di applicazione della Legge n. 92/2012 accedono fino al 31 dicembre 2015 esclusivamente all’indennità DIS-COLL in presenza di tutti i requisiti richiesti per detta indennità dal Decreto Legislativo n. 22 del 2015. Al riguardo, l’Inps precisa, infatti, che i collaboratori che nell’anno 2014 hanno maturato tre mesi di contribuzione presso la gestione separata Inps trovano tutela attraverso la DIS-COLL, in quanto il requisito minimo di tre mesi di contribuzione – introdotto dall’articolo 15, comma 2, lett. b) del decreto legislativo in argomento – andrà ricercato nell’arco temporale che va dal 1 gennaio 2014 alla data dell’evento di cessazione dal lavoro verificatosi nel 2015.

Il beneficiario decade dall’indennità, con effetto dal verificarsi dell’evento interruttivo, in caso di:
– perdita dello stato di disoccupazione;
– partecipazione irregolare alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai Servizi competenti;
– assunzione con contratto di lavoro subordinato di durata superiore a cinque giorni;
– inizio di un’attività lavorativa autonoma, di impresa individuale o di un’attività parasubordinata senza che il lavoratore comunichi all’INPS entro trenta giorni, dall’inizio dell’attività o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di DISCOLL, il reddito che presume di trarre dalla predetta attività;
– raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
– acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per l’indennità DIS-COLL.
Restano salvi i diritti maturati in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi nell’anno 2013.

Si forniscono indicazioni in ordine alla nuova indennità di disoccupazione mensile (DIS-COLL) introdotta, in via sperimentale per il 2015, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2015, per i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che abbiano perso involontariamente la propria occupazione.

Sono destinatari dell’indennità DIS-COLL i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto - con esclusione degli amministratori e dei sindaci - iscritti in via esclusiva alla gestione separata presso l’Inps, non pensionati e privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che soddisfino congiuntamente i seguenti requisiti:
- siano, al momento della domanda di prestazione, in stato di disoccupazione;
- possano far valere almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento (accredito contributivo di tre mensilità);
- possano far valere, nell’anno solare in cui si verifica l’evento di cessazione dal lavoro, 1 mese di contribuzione oppure un rapporto di collaborazione di durata pari almeno ad 1 mese e che abbia dato luogo ad un reddito almeno pari alla metà dell’importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione (requisito contributivo/reddituale).
Tale indennità DIS-COLL è rapportata al reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati - derivante dai rapporti di collaborazione di cui al comma 1 del citato articolo 15 - relativo all’anno solare in cui si è verificato l’evento di cessazione dal lavoro e all’anno solare precedente, diviso per il numero di "mesi di contribuzione, o frazione di essi", ottenendo così l’importo del reddito medio mensile.
L’indennità, rapportata al reddito medio mensile come sopra determinato, è pari al 75 per cento del suddetto reddito medio mensile nel caso in cui tale reddito sia pari o inferiore, per l’anno 2015, all’importo di 1.195 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell’anno precedente.
Nel caso in cui il reddito medio mensile sia superiore al predetto importo, la misura della DISCOLL è pari al 75 per cento del predetto importo di 1.195 euro, incrementata di una somma pari al 25 per cento della differenza tra il reddito medio mensile e il predetto importo di 1.195 euro.

L’indennità DIS-COLL è corrisposta mensilmente per un periodo pari alla metà dei mesi o frazioni di essi di durata del rapporto o dei rapporti di collaborazione presenti nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno solare precedente l’evento di cessazione dal lavoro al predetto evento. Ai soli fini della durata, non sono computati i periodi di lavoro che hanno già dato luogo ad erogazione di precedente DIS-COLL. La durata massima dell’indennità non può comunque superare i sei mesi di fruizione.
L’Inps precisa che, in caso di fruizione parziale della prestazione, ipotizzando ad esempio nel primo caso la fruizione di soli 2 dei 5 mesi spettanti, ai fini del non computo – in occasione di una nuova domanda di DIS-COLL - dei periodi di lavoro che hanno già dato luogo ad erogazione di precedente prestazione DIS-COLL, non saranno computati 4 mesi di lavoro. Analogamente, ipotizzando nel secondo caso la fruizione di 1 solo dei 3 mesi spettanti, ai fini del non computo – in occasione di una nuova domanda di DIS-COLL - dei periodi di lavoro che hanno già dato luogo ad erogazione di precedente prestazione DIS-COLL, non saranno computati 2 mesi di lavoro.
Per la fruizione dell’indennità DIS-COLL i lavoratori con contratto di collaborazione di cui al comma 1 del richiamato articolo 15 devono presentare apposita domanda all’Inps, esclusivamente in via telematica, entro il termine previsto a pena di decadenza di sessantotto giorni dalla data di cessazione del contratto di collaborazione.
L’indennità di disoccupazione DIS-COLL spetta a decorrere dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro se la domanda è presentata entro l’ottavo giorno o, qualora la domanda sia presentata successivamente a tale data, la prestazione DIS-COLL spetta dal primo giorno successivo alla data di presentazione della domanda.
Nel caso di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti durante il rapporto di collaborazione successivamente cessato, il termine di sessantotto giorni per la presentazione della domanda DIS-COLL decorre dalla data in cui cessa il periodo di maternità o di degenza ospedaliera indennizzati.
Nell’ipotesi di evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili insorti entro sessantotto giorni dalla data di cessazione del rapporto di collaborazione, il termine di presentazione della domanda rimane sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di maternità o di degenza ospedaliera indennizzabili e riprende a decorrere, al termine del predetto evento, per la parte residua.
Al fine di consentire l’avvio delle operazioni di istruttoria delle domande e di relativa liquidazione della prestazione, fino alla data dell’11 maggio 2015, entro la quale saranno resi disponibili i servizi di presentazione telematica, la domanda di DIS–COLL sarà accettata, sia proveniente da parte del cittadino che da parte degli Enti di Patronato, anche in forma cartacea mediante l’apposito modulo disponibile nel sito www.inps.it. all’interno della Sezione "Moduli" e poi sezione "Prestazioni a sostegno del reddito" o tramite PEC indirizzata alla Struttura INPS territoriale competente il cui indirizzo è reperibile sul predetto sito INPS alla Sezione " Le sedi INPS" – Ricerca Testuale – Nome Sede Inps o Comune di Residenza".
Fino alla stessa data dell’11 maggio 2015 non sarà possibile la presentazione della domanda attraverso il canale del Contact Center.
I collaboratori rientranti nel campo di applicazione della Legge n. 92/2012 accedono fino al 31 dicembre 2015 esclusivamente all’indennità DIS-COLL in presenza di tutti i requisiti richiesti per detta indennità dal Decreto Legislativo n. 22 del 2015. Al riguardo, l’Inps precisa, infatti, che i collaboratori che nell’anno 2014 hanno maturato tre mesi di contribuzione presso la gestione separata Inps trovano tutela attraverso la DIS-COLL, in quanto il requisito minimo di tre mesi di contribuzione – introdotto dall’articolo 15, comma 2, lett. b) del decreto legislativo in argomento - andrà ricercato nell’arco temporale che va dal 1 gennaio 2014 alla data dell’evento di cessazione dal lavoro verificatosi nel 2015.

Il beneficiario decade dall’indennità, con effetto dal verificarsi dell’evento interruttivo, in caso di:
- perdita dello stato di disoccupazione;
- partecipazione irregolare alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti dai Servizi competenti;
- assunzione con contratto di lavoro subordinato di durata superiore a cinque giorni;
- inizio di un’attività lavorativa autonoma, di impresa individuale o di un’attività parasubordinata senza che il lavoratore comunichi all’INPS entro trenta giorni, dall’inizio dell’attività o, se questa era preesistente, dalla data di presentazione della domanda di DISCOLL, il reddito che presume di trarre dalla predetta attività;
- raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
- acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità, sempre che il lavoratore non opti per l’indennità DIS-COLL.
Restano salvi i diritti maturati in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi nell’anno 2013.

METALMECCANICA-CONFAPI: il via al congedo parentale su base oraria

 

 

Siglato il 15/4/2015 tra Unionmeccanica Confapi e Fiom-Cgil, l’accordo per la fruizione del congedo parentale su base oraria per i lavoratori dipendenti delle piccole e medie imprese associate ad UNIONMECCANICA.

Il contratto Unionmeccanica è il primo accordo nazionale che recepisce la nuova normativa sul congedo parentale adeguata alla Direttiva Europea del 2010, migliorando le condizioni delle madri lavoratrici e dei padri lavoratori e rendendo realmente fruibili le disposizioni legislative e contrattuali.
Il congedo parentale, pertanto, potrà essere fruito in maniera frazionata ad ore individuando una soglia minima di due ore, riproporzionata per i rapporti di lavoro part-time, e la fruizione oraria non potrà essere programmata per un periodo inferiore, nel mese di utilizzo, ad una giornata lavorativa.
Inoltre sono stati definiti:
– i criteri di calcolo per la determinazione della retribuzione oraria, stante la frazionabilità massima stabilita in gruppi di due ore e la programmazione di una fruizione minima di otto ore al mese, i criteri restano i medesimi applicati ad oggi nel calcolo dell’indennità dovuta su giornata piena di 8 ore che rappresenta l’ordinaria prestazione lavorativa (lavoro di otto ore giornaliere per cinque giorni la settimana);
– il monte orario complessivo che rientra nella disponibilità della madre lavoratrice e del padre lavoratore che, relativo a sei mesi di congedo, verrà effettuato come segue: giorni medi annui 365,25 : 7 giorni in una settimana = 52,18 settimane medie annue x 40 ore settimanali = 2.087,20 ore annue : 12 mesi = 173,93 ore medie mensili x 6 mesi = 1.044 ore totali di congedo parentale.

 

 

Siglato il 15/4/2015 tra Unionmeccanica Confapi e Fiom-Cgil, l’accordo per la fruizione del congedo parentale su base oraria per i lavoratori dipendenti delle piccole e medie imprese associate ad UNIONMECCANICA.

Il contratto Unionmeccanica è il primo accordo nazionale che recepisce la nuova normativa sul congedo parentale adeguata alla Direttiva Europea del 2010, migliorando le condizioni delle madri lavoratrici e dei padri lavoratori e rendendo realmente fruibili le disposizioni legislative e contrattuali.
Il congedo parentale, pertanto, potrà essere fruito in maniera frazionata ad ore individuando una soglia minima di due ore, riproporzionata per i rapporti di lavoro part-time, e la fruizione oraria non potrà essere programmata per un periodo inferiore, nel mese di utilizzo, ad una giornata lavorativa.
Inoltre sono stati definiti:
- i criteri di calcolo per la determinazione della retribuzione oraria, stante la frazionabilità massima stabilita in gruppi di due ore e la programmazione di una fruizione minima di otto ore al mese, i criteri restano i medesimi applicati ad oggi nel calcolo dell’indennità dovuta su giornata piena di 8 ore che rappresenta l’ordinaria prestazione lavorativa (lavoro di otto ore giornaliere per cinque giorni la settimana);
- il monte orario complessivo che rientra nella disponibilità della madre lavoratrice e del padre lavoratore che, relativo a sei mesi di congedo, verrà effettuato come segue: giorni medi annui 365,25 : 7 giorni in una settimana = 52,18 settimane medie annue x 40 ore settimanali = 2.087,20 ore annue : 12 mesi = 173,93 ore medie mensili x 6 mesi = 1.044 ore totali di congedo parentale.

Comunicazione entro il 30/04 per le strutture sanitarie private

Le strutture sanitarie private hanno l’obbligo di comunicare annualmente all’Agenzia delle Entrate i compensi riscossi in nome e per conto di medici e paramedici professionisti, in relazione alle prestazioni mediche e paramediche da questi ultimi rese all’interno delle medesime strutture in esecuzione di un rapporto intrattenuto direttamente con il paziente, per le quali vige l’obbligo di riscossione accentrata in capo alla struttura sanitaria.

Il paziente assistito da un medico o paramedico professionista all’interno di una struttura sanitaria privata non può pagare il corrispettivo della prestazione direttamente al professionista, ma deve eseguirlo, sia esso in contanti, tramite assegno o altro mezzo di pagamento, “nelle mani” della struttura sanitaria, che agisce in nome e per conto del professionista. In particolare, l’obbligo di incassare i compensi in nome e per conto del medico o paramedico professionista riguarda le “strutture sanitarie private” che ospitano, mettono a disposizione del professionista ovvero gli concedono in affitto i locali della struttura aziendale per l’esercizio di attività di lavoro autonomo mediche o paramediche.
Per “strutture sanitarie private” s’intendono le società, gli istituti, le associazioni, i centri medici e diagnostici e ogni altro ente o soggetto privato, in qualsiasi forma organizzati, che operano nel settore dei servizi sanitari e veterinari.
Per attività medica e paramedica s’intende quella di diagnosi, cura e riabilitazione resa nell’esercizio delle professioni ed arti sanitarie soggette a vigilanza ovvero individuate con decreto del Ministro della Salute.

Le somme riscosse dalla struttura sanitaria rilevano, ai fini della tassazione, nei confronti del medico o paramedico professionista, mentre la struttura sanitaria che ne cura la riscossione, funge da tramite tra il prestatore di lavoro autonomo ed il paziente. Ne consegue che il professionista che esegue la prestazione sanitaria è tenuto ad emettere fattura nei confronti del paziente. Il corrispettivo della prestazione professionale, invece, sia esso in contanti, tramite assegno o altro mezzo di pagamento, deve essere incassato dalla struttura sanitaria che agisce in nome e per conto del professionista. Una volta effettuata la riscossione del corrispettivo dal paziente, la struttura provvede a riversare la somma al professionista annotando le operazioni (riscossione e versamento al professionista) nei propri registri contabili o in un registro appositamente istituito.

In relazione alle suddette operazioni di riscossione accentrata, le strutture sanitarie private hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate l’ammontare dei compensi complessivamente riscossi in nome e per conto di ciascun medico o paramedico professionista. La comunicazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica, entro il 30 aprile 2015, utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel).
La comunicazione deve contenere: a) i dati identificativi della struttura sanitaria; b) il codice fiscale e i dati anagrafici di ciascun professionista; c) l’importo dei compensi complessivamente riscossi in nome e per conto di ciascun professionista.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nella comunicazione devono essere indicati esclusivamente i compensi effettivamente riscossi tra il 1° gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2014, mentre non assumono rilievo i compensi dovuti in relazione a prestazioni eseguite entro il 31 dicembre ma incassati in data successiva, ancorché fatturate entro il 31 dicembre 2014.
In caso di errori od omissioni è possibile annullare la comunicazione errata, inviando una nuova comunicazione “sostitutiva” non oltre il termine ordinario (30 aprile 2015).

Per le violazioni degli obblighi derivanti dalla riscossione accentrata, sono previste a carico delle strutture sanitari private le seguenti sanzioni:
– violazione dell’obbligo di incassare il compenso in nome e per conto del medico o paramedico professionista, da 1.033 euro a 7.747 euro;
– omessa registrazione dell’operazione di riscossione nelle scritture obbligatorie o in apposito registro, da 1.033 euro a 7.747 euro;
– omessa trasmissione telematica dei compensi incassati in nome e per conto dei professionisti, da 258 euro a 2.066 euro;
– trasmissione di dati incompleti o non veritieri, da 258 euro a 2.066 euro.

Le strutture sanitarie private hanno l’obbligo di comunicare annualmente all’Agenzia delle Entrate i compensi riscossi in nome e per conto di medici e paramedici professionisti, in relazione alle prestazioni mediche e paramediche da questi ultimi rese all’interno delle medesime strutture in esecuzione di un rapporto intrattenuto direttamente con il paziente, per le quali vige l’obbligo di riscossione accentrata in capo alla struttura sanitaria.

Il paziente assistito da un medico o paramedico professionista all’interno di una struttura sanitaria privata non può pagare il corrispettivo della prestazione direttamente al professionista, ma deve eseguirlo, sia esso in contanti, tramite assegno o altro mezzo di pagamento, "nelle mani" della struttura sanitaria, che agisce in nome e per conto del professionista. In particolare, l’obbligo di incassare i compensi in nome e per conto del medico o paramedico professionista riguarda le "strutture sanitarie private" che ospitano, mettono a disposizione del professionista ovvero gli concedono in affitto i locali della struttura aziendale per l’esercizio di attività di lavoro autonomo mediche o paramediche.
Per "strutture sanitarie private" s’intendono le società, gli istituti, le associazioni, i centri medici e diagnostici e ogni altro ente o soggetto privato, in qualsiasi forma organizzati, che operano nel settore dei servizi sanitari e veterinari.
Per attività medica e paramedica s’intende quella di diagnosi, cura e riabilitazione resa nell’esercizio delle professioni ed arti sanitarie soggette a vigilanza ovvero individuate con decreto del Ministro della Salute.

Le somme riscosse dalla struttura sanitaria rilevano, ai fini della tassazione, nei confronti del medico o paramedico professionista, mentre la struttura sanitaria che ne cura la riscossione, funge da tramite tra il prestatore di lavoro autonomo ed il paziente. Ne consegue che il professionista che esegue la prestazione sanitaria è tenuto ad emettere fattura nei confronti del paziente. Il corrispettivo della prestazione professionale, invece, sia esso in contanti, tramite assegno o altro mezzo di pagamento, deve essere incassato dalla struttura sanitaria che agisce in nome e per conto del professionista. Una volta effettuata la riscossione del corrispettivo dal paziente, la struttura provvede a riversare la somma al professionista annotando le operazioni (riscossione e versamento al professionista) nei propri registri contabili o in un registro appositamente istituito.

In relazione alle suddette operazioni di riscossione accentrata, le strutture sanitarie private hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate l’ammontare dei compensi complessivamente riscossi in nome e per conto di ciascun medico o paramedico professionista. La comunicazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica, entro il 30 aprile 2015, utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline o Entratel).
La comunicazione deve contenere: a) i dati identificativi della struttura sanitaria; b) il codice fiscale e i dati anagrafici di ciascun professionista; c) l’importo dei compensi complessivamente riscossi in nome e per conto di ciascun professionista.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nella comunicazione devono essere indicati esclusivamente i compensi effettivamente riscossi tra il 1° gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2014, mentre non assumono rilievo i compensi dovuti in relazione a prestazioni eseguite entro il 31 dicembre ma incassati in data successiva, ancorché fatturate entro il 31 dicembre 2014.
In caso di errori od omissioni è possibile annullare la comunicazione errata, inviando una nuova comunicazione "sostitutiva" non oltre il termine ordinario (30 aprile 2015).

Per le violazioni degli obblighi derivanti dalla riscossione accentrata, sono previste a carico delle strutture sanitari private le seguenti sanzioni:
- violazione dell’obbligo di incassare il compenso in nome e per conto del medico o paramedico professionista, da 1.033 euro a 7.747 euro;
- omessa registrazione dell’operazione di riscossione nelle scritture obbligatorie o in apposito registro, da 1.033 euro a 7.747 euro;
- omessa trasmissione telematica dei compensi incassati in nome e per conto dei professionisti, da 258 euro a 2.066 euro;
- trasmissione di dati incompleti o non veritieri, da 258 euro a 2.066 euro.

Oneri e detrazioni: chiarimenti utili per 730 e Unico

Con la Circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, l’Agenzia delle Entrate risponde ai dubbi ed ai quesiti interpretativi sollevati dai CAF e da altri soggetti in vista del prossimo appuntamento con la dichiarazione dei redditi, riguardo alle spese sostenute nel 2014 per le quali è riconosciuto una riduzione d’imposta.

DUBBI

CHIARIMENTI DEL FISCO

SPESE DI MASSOFISIOTERAPIA L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le spese sostenute per prestazioni rese da massofisioterapisti in regime libero professionale sono detraibili dall’IRPEF come spese sanitarie, anche in assenza di prescrizione medica. A tal fine la prestazione deve essere resa da soggetto in possesso di diploma di massofisioterapista con formazione triennale, conseguito entro il 17 marzo 1999. Sulla base delle precisazioni formulate dal Ministero della Salute, infatti, tale abilitazione deve ritenersi equipollente all’attuale titolo universitario di fisioterapista, rientrante tra le professioni sanitarie. Ai fini della detrazione, nel documento di certificazione del corrispettivo il massofisioterapista deve attestare il possesso del diploma di massofisioterapista con formazione triennale conseguito entro il 17 marzo 1999, nonché descrivere la prestazione resa.
SPESE PER ODONTOIATRA Al fine di considerare detraibile le spese per odontoiatra, dal documento di certificazione del corrispettivo deve evincersi in modo univoco la natura “sanitaria” della prestazione, così da escludere quelle meramente estetiche o, comunque, di carattere non sanitario. Qualora la descrizione riportata in fattura non soddisfi tale condizione è necessario chiedere un integrazione della stessa al professionista. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che l’indicazione riportata nella fattura – “ciclo di cure mediche odontoiatriche specialistiche” – , al ricorrere degli altri requisiti, soddisfa la predetta condizione e dunque consente di detrarre l’importo come spesa sanitaria.
SPESE PER CRIOCONSERVAZIONE Il Ministero della Salute ha precisato, che ad oggi la crioconservazione degli ovociti permette di preservare la fertilità di un individuo, maschio o femmina, in tutti quei casi in cui vi è un rischio importante di perderla: patologie tumorali, chemioterapia e radioterapia, patologie autoimmuni, urologiche e ginecologiche. Tale prestazione ha finalità sia di cura che di prevenzione per la tutela della salute della donna e, dunque, è classificata tra le prestazioni specialistiche di natura sanitaria. Di conseguenza le spese relative alla crioconservazione degli ovociti sono detraibili come spese sanitarie. A tal fine è necessario che dalla fattura del centro presso cui è eseguita la prestazione sanitaria, rientrante fra quelli autorizzati per la procreazione medicalmente assistita, risulti la specifica descrizione della prestazione.
SPESE PER TRASPORTO DI DISABILI Il quesito sottoposto all’Agenzia delle Entrate riguarda la detraibilità dei contributi erogati volontariamente a ONLUS per il trasporto dei disabili che necessitano di cure mediche periodiche. Preliminarmente, occorre distinguere se tali contributi costituiscono erogazioni liberali, indipendenti dal servizio di trasporto, ovvero un corrispettivo, anche a forfait, per il proprio trasporto. Nel primo caso si può scegliere fra due alternative: come erogazioni liberali in denaro a favore delle ONLUS aventi i requisiti di cui al D.Lgs. n. 460 del 1997 detraibili nella misura del 26% fino al limite di 2.065 euro annui, oppure oneri deducibili ai sensi dell’art. 14 del D.L. n. 35 del 2005, entro il limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e, comunque, entro il limite massimo di 70.000 euro annui. Se, invece, si configura come corrispettivo di un servizio di trasporto di disabili (ad esempio, trasporto in ambulanza), è detraibile come spesa sanitaria. In questa ipotesi la spesa deve essere documentata da regolare fattura.
SPESE PER STUDI NEGLI ISTITUTI TECNICI SUPERIORI Sebbene gli Istituti Tecnici Superiori (I.T.S.) abbiano una propria fisionomia autonoma e distinta rispetto ai corsi di istruzione secondaria e Universitaria, gli stessi si collocano – secondo le precisazioni del MIUR – nell’ambito del segmento di istruzione superiore del sistema italiano di istruzione e formazione. Per questo l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la detraibilità delle spese/tasse di frequenza a tali Istituti nella misura del 19% come spese di istruzione ai sensi della lett. e) del comma 1 dell’art. 15 del TUIR. In riferimento al limite dell’importo ammesso in detrazione, la circolare chiarisce che si tiene conto degli importi stabiliti a livello regionale per gli studenti universitari. Agli stessi studenti non è riconosciuta, invece, la detrazione prevista dalla lett. i-sexies), comma 1, dell’art. 15 del TUIR per i contratti di locazione stipulati da studenti iscritti ad un corso di laurea presso una università.
SPESE DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO Con riferimento alla spese per le quali è riconosciuta la specifica detrazione per recupero del patrimonio edilizio, la circolare chiarisce che: – nell’ipotesi in cui l’ordinante sia un soggetto diverso dal soggetto indicato nel bonifico quale beneficiario della detrazione, la detrazione deve essere fruita da quest’ultimo, nel rispetto degli altri presupposti previsti dalle disposizioni richiamate, ritenendosi in tal modo soddisfatto il requisito richiesto dalla norma circa la titolarità del sostenimento della spesa; – se su un immobile già oggetto di interventi di recupero edilizio negli anni precedenti, sia effettuata una nuova ristrutturazione che non consista nella mera prosecuzione degli interventi già realizzati, è possibile avvalersi della detrazione ex novo considerando i limiti in vigore al momento dei bonifici di pagamento, senza tenere conto delle spese effettuate negli anni precedenti nella determinazione del limite di spesa ammessa in detrazione. A tal fine, per essere considerato autonomamente detraibile, rispetto a quelli eseguiti in anni precedenti sulla medesima unità immobiliare, l’intervento deve essere autonomamente certificato dalla documentazione richiesta dalla normativa vigente (esempio, denuncia di inizio attività ed il collaudo dell’opera o la dichiarazione di fine lavori); – in caso di trasferimento mortis causa della titolarità dell’immobile sul quale sono stati realizzati interventi di recupero edilizio negli anni precedenti, la detrazione non fruita in tutto in parte è trasferita, per i rimanenti periodi d’imposta, esclusivamente all’erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile. A tal fine la “detenzione materiale e diretta del bene” deve sussistere non solo per l’anno dell’accettazione dell’eredità, ma anche per ciascun anno per il quale si intenda fruire delle residue rate di detrazione.
SPESE DI ALLOGGIO PER CONIUGE SEPARATO È deducibile dal reddito complessivo del coniuge erogante ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. c), del TUIR, l’importo stabilito a titolo di spese per il canone di locazione e spese condominiali, qualora siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente all’ex-coniuge separato (cd. “contributo casa”). Nel caso in cui le somme pagate riguardino l’immobile a disposizione della moglie e dei figli, la deducibilità è limitata alla metà delle spese sostenute. Se non stabilito direttamente dal giudice, l’importo del contributo può essere determinato “per relationem”, qualora il provvedimento preveda, ad esempio, l’obbligo di pagamento dell’importo relativo al canone di affitto o delle spese ordinarie condominiali relative all’immobile a disposizione dell’ex coniuge. In tal caso, la documentazione attestante il sostenimento dell’onere potrà essere costituita, oltre che dal provvedimento dell’autorità giudiziaria, anche dal contratto d’affitto o dalla documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali, nonché dalla documentazione comprovante l’avvenuto versamento. L’importo delle somme dedotto dal coniuge erogante, costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente soggetto a tassazione in capo all’altro coniuge separato. In sede di dichiarazione dei redditi: – l’ex coniuge che corrisponde il “contributo casa” deve indicare l’importo nel rigo E22 del modello 730/2015 o nel rigo RP22 del modello UNICO PF/2015, unitamente agli assegni periodici corrisposti all’ex coniuge; – l’ex coniuge che percepisce il “contributo casa”, invece, deve indicare l’importo come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente nella colonna 2 dei righi C6, C7, e C8 del modello 730/2015 o nella colonna 2 dei righi RC7 e RC8 del modello UNICO PF/2015, barrando in entrambi i modelli la casella di colonna 1, unitamente agli assegni periodici percepiti all’ex coniuge.
SPESE PER ADOZIONE INTERNAZIONALE Con riferimento alle spese per l’adozione internazionale trovano applicazione i principi generali secondo cui gli oneri individuati dall’art. 10 del TUIR sono deducibili dal reddito imputabile al contribuente che ha sostenuto le spese. In particolare, la deduzione del 50 per cento delle spese sostenute deve essere proporzionalmente suddivisa tra i due genitori, in relazione alle spese sostenute, se la spesa è stata sostenuta da entrambi. Se, invece, la spesa è stata sostenuta da un solo genitore, in quanto l’altro coniuge è a suo carico, la deduzione spetta esclusivamente al coniuge che ha sopportato la spesa, nella misura del 50 per cento. Per motivi di semplificazione legati alle obiettive difficoltà di individuare il coniuge che ha concretamente sostenuto, anche all’estero, le spese delle procedure di adozione, i coniugi possono specificare all’ente autorizzato, nella dichiarazione da rendere in base alla Risoluzione n. 77 del 2004, anche quale sia l’importo delle spese sostenute da ciascuno di essi. Si ritiene in tal modo soddisfatto anche il requisito richiesto circa la titolarità del sostenimento della spesa. Per le spese sostenute nell’anno 2014, i coniugi potranno rendere tale dichiarazione anche in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi, apponendola sull’originale della certificazione rilasciata dall’ente, a condizione che la stessa non contraddica dichiarazioni sostitutive di atto notorio gia rese all’ente.
EROGAZIONI LIBERALI A FAVORE DELLE ONLUS Con riferimento alle erogazioni liberali effettuate nel singolo anno d’imposta, l’Agenzia delle Entrate precisa che, qualora il contribuente intenda avvalersi -nel rispetto delle condizioni di legge previste – della deduzione di cui all’art. 14 del D.L. n. 35 del 2005, il medesimo contribuente non può fruire, sia per le medesime erogazioni che per erogazioni distinte, effettuate anche a diversi beneficiari, né della deduzione di cui all’articolo 10, comma 1, lett. g), del TUIR, né della detrazione di cui all’articolo 15, comma 1.1., del medesimo testo unico. Diversamente, il contribuente che non intenda avvalersi della deduzione prevista dall’art. 14 del D.L. n. 35 del 2005 e che abbia effettuato distinte erogazioni liberali, anche a favore del medesimo beneficiario, potrà scegliere di fruire della deduzione prevista dall’art. 10, comma 1, lett. g), del TUIR o della detrazione prevista dall’art. 15, comma 1.1., del TUIR, essendo precluso il ricorso ad entrambe le agevolazioni fiscali per la medesima erogazione
DETRAZIONI PER ALTRI FAMILIARI A CARICO Le detrazioni d’imposta per familiari a carico sono riconosciute secondo un ordine stabilito dall’articolo 12 del TUIR. In particolare, la detrazione spetta al contribuente per il quale tale familiare “a carico” sia, nell’ordine, coniuge, figlio, altro familiare convivente o per il quale è versato un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Nel caso in cui il nucleo familiare sia composto da due genitori e due figli in cui, ad esempio, solo la madre e un figlio hanno redditi superiori alla soglia di euro 2.840,51, mentre il padre e l’altro figlio sono “a carico”, la madre ha il diritto di fruire delle detrazioni per il coniuge e per i figli, con precedenza rispetto al figlio, per il quale gli stessi rientrano tra gli altri familiari. Al riguardo l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, tuttavia, sulla base dei principi di solidarietà familiare, le detrazioni per carichi di famiglia possono essere fruite dal contribuente (il figlio) per i quali i familiari “a carico” rientrino fra gli “altri familiari” (comunque conviventi o per i quali siano versati assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria), a condizione che possieda un reddito complessivo più elevato di quello posseduto dal soggetto che avrebbe priorità ai sensi del citato articolo 12 del TUIR (la madre).
INTERESSI SU MUTUO PER ABITAZIONE PRINCIPALE Il diritto a detrarre gli interessi passivi relativi al mutuo per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale permane se il contribuente, successivamente, si trasferisce all’estero per motivi di lavoro. Lo stesso beneficio, inoltre, è riconosciuto anche se l’immobile viene concesso in locazione a terzi. La circolare n. 17/E del 2015 precisa che ciò trova applicazione nel presupposto che: – siano state rispettate tutte le condizioni previste ai fini della fruizione della detrazione degli interessi passivi di mutuo, con particolare riferimento al trasferimento della dimora abituale in tale immobile entro un anno dall’acquisto; – che permangano le esigenze lavorative che hanno determinato lo spostamento della dimora abituale; – che il contribuente non abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale nello Stato estero di residenza.
TRASFERIMENTO DEL BONUS MOBILI ALL’EREDE L’Agenzia delle Entrate chiarisce che il “bonus mobili”, seppure presupponga la fruizione della detrazione per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, è comunque una detrazione da questa autonoma, con proprie norme sul limite di spesa e sulla ripartizione in dieci rate della detrazione stessa, che non prevedono il trasferimento della detrazione. A differenza della detrazione per le spese di recupero del patrimonio edilizio, dunque, in caso di decesso del contribuente, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte non si trasferisce agli eredi per i rimanenti periodi di imposta.
REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE SVOLTO ALL’ESTERO Il reddito estero di lavoro dipendente, risultante dalla certificazione rilasciata dal datore di lavoro estero, da indicare nel quadro C della dichiarazione dei redditi ai fini della tassazione, deve essere assunto al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati nello Stato estero.
SPESE SU AUTOVETTURE DEI DISABILI Ai fini IRPEF, tra le spese che danno diritto alla detrazione prevista sulle autovetture delle persone disabili sono comprese, oltre a quelle di acquisto dell’autovettura, anche le spese per le riparazioni che non rientrano nella ordinaria manutenzione (sono esclusi, quindi, dalla detrazione i costi di esercizio, quali, ad esempio, il carburante, i pneumatici, ecc…), purché sostenute entro i quattro anni dall’acquisto del veicolo stesso. Dette spese concorrono, insieme al costo di acquisto del veicolo, al raggiungimento del limite massimo di spesa consentito di 18.075,99 euro e non possono essere rateizzate.
CREDITO D’IMPOSTA RIACQUISTO PRIMA CASA Nel caso in cui il credito di imposta, riconosciuto per il riacquisto della prima casa, sia stato utilizzato solo parzialmente per il pagamento dell’imposta di registro dovuta per l’atto in cui il credito stesso è maturato, l’importo residuo può essere utilizzato in diminuzione dalle imposte sui redditi delle persone fisiche ovvero in compensazione delle somme dovute tramite modello F24. Detto importo residuo non può, invece, essere utilizzato in diminuzione delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, e dell’imposta sulle successioni e donazioni per gli atti presentati successivamente alla data di acquisizione del credito.

Con la Circolare n. 17/E del 24 aprile 2015, l’Agenzia delle Entrate risponde ai dubbi ed ai quesiti interpretativi sollevati dai CAF e da altri soggetti in vista del prossimo appuntamento con la dichiarazione dei redditi, riguardo alle spese sostenute nel 2014 per le quali è riconosciuto una riduzione d’imposta.

DUBBI

CHIARIMENTI DEL FISCO

SPESE DI MASSOFISIOTERAPIA L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le spese sostenute per prestazioni rese da massofisioterapisti in regime libero professionale sono detraibili dall’IRPEF come spese sanitarie, anche in assenza di prescrizione medica. A tal fine la prestazione deve essere resa da soggetto in possesso di diploma di massofisioterapista con formazione triennale, conseguito entro il 17 marzo 1999. Sulla base delle precisazioni formulate dal Ministero della Salute, infatti, tale abilitazione deve ritenersi equipollente all’attuale titolo universitario di fisioterapista, rientrante tra le professioni sanitarie. Ai fini della detrazione, nel documento di certificazione del corrispettivo il massofisioterapista deve attestare il possesso del diploma di massofisioterapista con formazione triennale conseguito entro il 17 marzo 1999, nonché descrivere la prestazione resa.
SPESE PER ODONTOIATRA Al fine di considerare detraibile le spese per odontoiatra, dal documento di certificazione del corrispettivo deve evincersi in modo univoco la natura "sanitaria" della prestazione, così da escludere quelle meramente estetiche o, comunque, di carattere non sanitario. Qualora la descrizione riportata in fattura non soddisfi tale condizione è necessario chiedere un integrazione della stessa al professionista. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che l’indicazione riportata nella fattura - "ciclo di cure mediche odontoiatriche specialistiche" - , al ricorrere degli altri requisiti, soddisfa la predetta condizione e dunque consente di detrarre l’importo come spesa sanitaria.
SPESE PER CRIOCONSERVAZIONE Il Ministero della Salute ha precisato, che ad oggi la crioconservazione degli ovociti permette di preservare la fertilità di un individuo, maschio o femmina, in tutti quei casi in cui vi è un rischio importante di perderla: patologie tumorali, chemioterapia e radioterapia, patologie autoimmuni, urologiche e ginecologiche. Tale prestazione ha finalità sia di cura che di prevenzione per la tutela della salute della donna e, dunque, è classificata tra le prestazioni specialistiche di natura sanitaria. Di conseguenza le spese relative alla crioconservazione degli ovociti sono detraibili come spese sanitarie. A tal fine è necessario che dalla fattura del centro presso cui è eseguita la prestazione sanitaria, rientrante fra quelli autorizzati per la procreazione medicalmente assistita, risulti la specifica descrizione della prestazione.
SPESE PER TRASPORTO DI DISABILI Il quesito sottoposto all’Agenzia delle Entrate riguarda la detraibilità dei contributi erogati volontariamente a ONLUS per il trasporto dei disabili che necessitano di cure mediche periodiche. Preliminarmente, occorre distinguere se tali contributi costituiscono erogazioni liberali, indipendenti dal servizio di trasporto, ovvero un corrispettivo, anche a forfait, per il proprio trasporto. Nel primo caso si può scegliere fra due alternative: come erogazioni liberali in denaro a favore delle ONLUS aventi i requisiti di cui al D.Lgs. n. 460 del 1997 detraibili nella misura del 26% fino al limite di 2.065 euro annui, oppure oneri deducibili ai sensi dell’art. 14 del D.L. n. 35 del 2005, entro il limite del 10% del reddito complessivo dichiarato e, comunque, entro il limite massimo di 70.000 euro annui. Se, invece, si configura come corrispettivo di un servizio di trasporto di disabili (ad esempio, trasporto in ambulanza), è detraibile come spesa sanitaria. In questa ipotesi la spesa deve essere documentata da regolare fattura.
SPESE PER STUDI NEGLI ISTITUTI TECNICI SUPERIORI Sebbene gli Istituti Tecnici Superiori (I.T.S.) abbiano una propria fisionomia autonoma e distinta rispetto ai corsi di istruzione secondaria e Universitaria, gli stessi si collocano - secondo le precisazioni del MIUR - nell’ambito del segmento di istruzione superiore del sistema italiano di istruzione e formazione. Per questo l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la detraibilità delle spese/tasse di frequenza a tali Istituti nella misura del 19% come spese di istruzione ai sensi della lett. e) del comma 1 dell’art. 15 del TUIR. In riferimento al limite dell’importo ammesso in detrazione, la circolare chiarisce che si tiene conto degli importi stabiliti a livello regionale per gli studenti universitari. Agli stessi studenti non è riconosciuta, invece, la detrazione prevista dalla lett. i-sexies), comma 1, dell’art. 15 del TUIR per i contratti di locazione stipulati da studenti iscritti ad un corso di laurea presso una università.
SPESE DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO Con riferimento alla spese per le quali è riconosciuta la specifica detrazione per recupero del patrimonio edilizio, la circolare chiarisce che: - nell’ipotesi in cui l’ordinante sia un soggetto diverso dal soggetto indicato nel bonifico quale beneficiario della detrazione, la detrazione deve essere fruita da quest’ultimo, nel rispetto degli altri presupposti previsti dalle disposizioni richiamate, ritenendosi in tal modo soddisfatto il requisito richiesto dalla norma circa la titolarità del sostenimento della spesa; - se su un immobile già oggetto di interventi di recupero edilizio negli anni precedenti, sia effettuata una nuova ristrutturazione che non consista nella mera prosecuzione degli interventi già realizzati, è possibile avvalersi della detrazione ex novo considerando i limiti in vigore al momento dei bonifici di pagamento, senza tenere conto delle spese effettuate negli anni precedenti nella determinazione del limite di spesa ammessa in detrazione. A tal fine, per essere considerato autonomamente detraibile, rispetto a quelli eseguiti in anni precedenti sulla medesima unità immobiliare, l’intervento deve essere autonomamente certificato dalla documentazione richiesta dalla normativa vigente (esempio, denuncia di inizio attività ed il collaudo dell’opera o la dichiarazione di fine lavori); - in caso di trasferimento mortis causa della titolarità dell’immobile sul quale sono stati realizzati interventi di recupero edilizio negli anni precedenti, la detrazione non fruita in tutto in parte è trasferita, per i rimanenti periodi d’imposta, esclusivamente all’erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile. A tal fine la "detenzione materiale e diretta del bene" deve sussistere non solo per l’anno dell’accettazione dell’eredità, ma anche per ciascun anno per il quale si intenda fruire delle residue rate di detrazione.
SPESE DI ALLOGGIO PER CONIUGE SEPARATO È deducibile dal reddito complessivo del coniuge erogante ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. c), del TUIR, l’importo stabilito a titolo di spese per il canone di locazione e spese condominiali, qualora siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente all’ex-coniuge separato (cd. "contributo casa"). Nel caso in cui le somme pagate riguardino l’immobile a disposizione della moglie e dei figli, la deducibilità è limitata alla metà delle spese sostenute. Se non stabilito direttamente dal giudice, l’importo del contributo può essere determinato "per relationem", qualora il provvedimento preveda, ad esempio, l’obbligo di pagamento dell’importo relativo al canone di affitto o delle spese ordinarie condominiali relative all’immobile a disposizione dell’ex coniuge. In tal caso, la documentazione attestante il sostenimento dell’onere potrà essere costituita, oltre che dal provvedimento dell’autorità giudiziaria, anche dal contratto d’affitto o dalla documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali, nonché dalla documentazione comprovante l’avvenuto versamento. L’importo delle somme dedotto dal coniuge erogante, costituisce reddito assimilato a quello di lavoro dipendente soggetto a tassazione in capo all’altro coniuge separato. In sede di dichiarazione dei redditi: - l’ex coniuge che corrisponde il "contributo casa" deve indicare l’importo nel rigo E22 del modello 730/2015 o nel rigo RP22 del modello UNICO PF/2015, unitamente agli assegni periodici corrisposti all’ex coniuge; - l’ex coniuge che percepisce il "contributo casa", invece, deve indicare l’importo come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente nella colonna 2 dei righi C6, C7, e C8 del modello 730/2015 o nella colonna 2 dei righi RC7 e RC8 del modello UNICO PF/2015, barrando in entrambi i modelli la casella di colonna 1, unitamente agli assegni periodici percepiti all’ex coniuge.
SPESE PER ADOZIONE INTERNAZIONALE Con riferimento alle spese per l’adozione internazionale trovano applicazione i principi generali secondo cui gli oneri individuati dall’art. 10 del TUIR sono deducibili dal reddito imputabile al contribuente che ha sostenuto le spese. In particolare, la deduzione del 50 per cento delle spese sostenute deve essere proporzionalmente suddivisa tra i due genitori, in relazione alle spese sostenute, se la spesa è stata sostenuta da entrambi. Se, invece, la spesa è stata sostenuta da un solo genitore, in quanto l’altro coniuge è a suo carico, la deduzione spetta esclusivamente al coniuge che ha sopportato la spesa, nella misura del 50 per cento. Per motivi di semplificazione legati alle obiettive difficoltà di individuare il coniuge che ha concretamente sostenuto, anche all’estero, le spese delle procedure di adozione, i coniugi possono specificare all’ente autorizzato, nella dichiarazione da rendere in base alla Risoluzione n. 77 del 2004, anche quale sia l’importo delle spese sostenute da ciascuno di essi. Si ritiene in tal modo soddisfatto anche il requisito richiesto circa la titolarità del sostenimento della spesa. Per le spese sostenute nell’anno 2014, i coniugi potranno rendere tale dichiarazione anche in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi, apponendola sull’originale della certificazione rilasciata dall’ente, a condizione che la stessa non contraddica dichiarazioni sostitutive di atto notorio gia rese all’ente.
EROGAZIONI LIBERALI A FAVORE DELLE ONLUS Con riferimento alle erogazioni liberali effettuate nel singolo anno d’imposta, l’Agenzia delle Entrate precisa che, qualora il contribuente intenda avvalersi -nel rispetto delle condizioni di legge previste - della deduzione di cui all’art. 14 del D.L. n. 35 del 2005, il medesimo contribuente non può fruire, sia per le medesime erogazioni che per erogazioni distinte, effettuate anche a diversi beneficiari, né della deduzione di cui all’articolo 10, comma 1, lett. g), del TUIR, né della detrazione di cui all’articolo 15, comma 1.1., del medesimo testo unico. Diversamente, il contribuente che non intenda avvalersi della deduzione prevista dall’art. 14 del D.L. n. 35 del 2005 e che abbia effettuato distinte erogazioni liberali, anche a favore del medesimo beneficiario, potrà scegliere di fruire della deduzione prevista dall’art. 10, comma 1, lett. g), del TUIR o della detrazione prevista dall’art. 15, comma 1.1., del TUIR, essendo precluso il ricorso ad entrambe le agevolazioni fiscali per la medesima erogazione
DETRAZIONI PER ALTRI FAMILIARI A CARICO Le detrazioni d’imposta per familiari a carico sono riconosciute secondo un ordine stabilito dall’articolo 12 del TUIR. In particolare, la detrazione spetta al contribuente per il quale tale familiare "a carico" sia, nell’ordine, coniuge, figlio, altro familiare convivente o per il quale è versato un assegno alimentare non risultante da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Nel caso in cui il nucleo familiare sia composto da due genitori e due figli in cui, ad esempio, solo la madre e un figlio hanno redditi superiori alla soglia di euro 2.840,51, mentre il padre e l’altro figlio sono "a carico", la madre ha il diritto di fruire delle detrazioni per il coniuge e per i figli, con precedenza rispetto al figlio, per il quale gli stessi rientrano tra gli altri familiari. Al riguardo l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, tuttavia, sulla base dei principi di solidarietà familiare, le detrazioni per carichi di famiglia possono essere fruite dal contribuente (il figlio) per i quali i familiari "a carico" rientrino fra gli "altri familiari" (comunque conviventi o per i quali siano versati assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria), a condizione che possieda un reddito complessivo più elevato di quello posseduto dal soggetto che avrebbe priorità ai sensi del citato articolo 12 del TUIR (la madre).
INTERESSI SU MUTUO PER ABITAZIONE PRINCIPALE Il diritto a detrarre gli interessi passivi relativi al mutuo per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale permane se il contribuente, successivamente, si trasferisce all’estero per motivi di lavoro. Lo stesso beneficio, inoltre, è riconosciuto anche se l’immobile viene concesso in locazione a terzi. La circolare n. 17/E del 2015 precisa che ciò trova applicazione nel presupposto che: - siano state rispettate tutte le condizioni previste ai fini della fruizione della detrazione degli interessi passivi di mutuo, con particolare riferimento al trasferimento della dimora abituale in tale immobile entro un anno dall’acquisto; - che permangano le esigenze lavorative che hanno determinato lo spostamento della dimora abituale; - che il contribuente non abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale nello Stato estero di residenza.
TRASFERIMENTO DEL BONUS MOBILI ALL’EREDE L’Agenzia delle Entrate chiarisce che il "bonus mobili", seppure presupponga la fruizione della detrazione per le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio, è comunque una detrazione da questa autonoma, con proprie norme sul limite di spesa e sulla ripartizione in dieci rate della detrazione stessa, che non prevedono il trasferimento della detrazione. A differenza della detrazione per le spese di recupero del patrimonio edilizio, dunque, in caso di decesso del contribuente, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte non si trasferisce agli eredi per i rimanenti periodi di imposta.
REDDITO DI LAVORO DIPENDENTE SVOLTO ALL’ESTERO Il reddito estero di lavoro dipendente, risultante dalla certificazione rilasciata dal datore di lavoro estero, da indicare nel quadro C della dichiarazione dei redditi ai fini della tassazione, deve essere assunto al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati nello Stato estero.
SPESE SU AUTOVETTURE DEI DISABILI Ai fini IRPEF, tra le spese che danno diritto alla detrazione prevista sulle autovetture delle persone disabili sono comprese, oltre a quelle di acquisto dell’autovettura, anche le spese per le riparazioni che non rientrano nella ordinaria manutenzione (sono esclusi, quindi, dalla detrazione i costi di esercizio, quali, ad esempio, il carburante, i pneumatici, ecc...), purché sostenute entro i quattro anni dall’acquisto del veicolo stesso. Dette spese concorrono, insieme al costo di acquisto del veicolo, al raggiungimento del limite massimo di spesa consentito di 18.075,99 euro e non possono essere rateizzate.
CREDITO D’IMPOSTA RIACQUISTO PRIMA CASA Nel caso in cui il credito di imposta, riconosciuto per il riacquisto della prima casa, sia stato utilizzato solo parzialmente per il pagamento dell’imposta di registro dovuta per l’atto in cui il credito stesso è maturato, l’importo residuo può essere utilizzato in diminuzione dalle imposte sui redditi delle persone fisiche ovvero in compensazione delle somme dovute tramite modello F24. Detto importo residuo non può, invece, essere utilizzato in diminuzione delle imposte di registro, ipotecaria, catastale, e dell’imposta sulle successioni e donazioni per gli atti presentati successivamente alla data di acquisizione del credito.

CCNL STUDI PROFESSIONALI: PUBBLICATI I NUOVI MINIMI RETRIBUTIVI

Raggiunta, il 17/4/2015, tra Confprofessioni e i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, l’ipotesi di accordo per il rinnovo triennale del contratto degli studi professionali, che riguarda circa un milione e mezzo tra lavoratori subordinati, praticanti e professionisti di studio.

L’intesa verrà sottoposta all’approvazione del Consiglio generale di Confprofessioni nelle prossime settimane.

Queste le nuove tabelle retributive:

Livelli

Aumento all’1/4/2015

Aumento all’1/1/2016

Aumento all’1/9/2016

Aumento all’1/3/2017

Aumento all’1/9/2017

Totale aumenti

Q 21,17 21,17 21,17 28,23 28,23 119,98
1 18,74 18,74 18,74 24,98 24,98 106,17
2 16,32 16,32 16,32 21,76 21,76 92,48
3S 15,14 15,14 15,14 20,18 20,18 85,78
3 15,00 15,00 15,00 20,00 20,00 85,00
4S 14,55 14,55 14,55 19,39 19,39 82,43
4 14,02 14,02 14,02 18,70 18,70 79,47
5 13,05 13,05 13,05 17,40 17,40 73,96

Livelli

Minimo all’1/4/2015

Minimo all’1/1/2016

Minimo all’1/9/2016

Minimo all’1/3/2017

Minimo all’1/9/2017

Q 2.034,50 2.055,68 2.076,85 2.105,08 2.133,31
1 1.800,41 1.819,14 1.837,88 1.862,86 1.887,84
2 1.568,21 1.584,53 1.600,85 1.622,61 1.644,37
3S 1.454,59 1.469,73 1.484,86 1.505,05 1.525,23
3 1.441,37 1.456,37 1.471,37 1.491,37 1.511,37
4S 1.397,74 1.412,28 1.426,83 1.446,22 1.465,62
4 1.347,66 1.361,69 1.375,71 1.394,41 1.413,11
5 1.254,21 1.267,26 1.280,32 1.297,72 1.315,12

L’elemento nazionale di allineamento contrattuale derivante dalla differenza della paga base conglobata stabilita nei precedente CCNL sottoscritti da Confedertecnica e Consilp-Confprofessioni-CIPA rimane il medesimo e pari a euro 42,35 per il I livello, euro 102,53 per il II livello, euro 110,40 per il IIIS livello

Raggiunta, il 17/4/2015, tra Confprofessioni e i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, l’ipotesi di accordo per il rinnovo triennale del contratto degli studi professionali, che riguarda circa un milione e mezzo tra lavoratori subordinati, praticanti e professionisti di studio.

L’intesa verrà sottoposta all’approvazione del Consiglio generale di Confprofessioni nelle prossime settimane.

Queste le nuove tabelle retributive:

Livelli

Aumento all’1/4/2015

Aumento all’1/1/2016

Aumento all’1/9/2016

Aumento all’1/3/2017

Aumento all’1/9/2017

Totale aumenti

Q 21,17 21,17 21,17 28,23 28,23 119,98
1 18,74 18,74 18,74 24,98 24,98 106,17
2 16,32 16,32 16,32 21,76 21,76 92,48
3S 15,14 15,14 15,14 20,18 20,18 85,78
3 15,00 15,00 15,00 20,00 20,00 85,00
4S 14,55 14,55 14,55 19,39 19,39 82,43
4 14,02 14,02 14,02 18,70 18,70 79,47
5 13,05 13,05 13,05 17,40 17,40 73,96

Livelli

Minimo all’1/4/2015

Minimo all’1/1/2016

Minimo all’1/9/2016

Minimo all’1/3/2017

Minimo all’1/9/2017

Q 2.034,50 2.055,68 2.076,85 2.105,08 2.133,31
1 1.800,41 1.819,14 1.837,88 1.862,86 1.887,84
2 1.568,21 1.584,53 1.600,85 1.622,61 1.644,37
3S 1.454,59 1.469,73 1.484,86 1.505,05 1.525,23
3 1.441,37 1.456,37 1.471,37 1.491,37 1.511,37
4S 1.397,74 1.412,28 1.426,83 1.446,22 1.465,62
4 1.347,66 1.361,69 1.375,71 1.394,41 1.413,11
5 1.254,21 1.267,26 1.280,32 1.297,72 1.315,12

L’elemento nazionale di allineamento contrattuale derivante dalla differenza della paga base conglobata stabilita nei precedente CCNL sottoscritti da Confedertecnica e Consilp-Confprofessioni-CIPA rimane il medesimo e pari a euro 42,35 per il I livello, euro 102,53 per il II livello, euro 110,40 per il IIIS livello

I medici convenzionati col Servizio sanitario nazionale non pagano l’Irap

Secondo quanto disposto dalla Corte di Cassazione in materia di Irap, i medici convenzionati con il servizio sanitario nazionale, aventi almeno uno studio professionale ai fini dell’esercizio dell’attività, non scontano il tributo (Corte di cassazione – ordinanza n. 6330/2015).

L’orientamento della Corte di Cassazione che, sull’argomento si è espressa già in precedenza ribadendo l’insussistenza del presupposto impositivo Irap, muove esclusivamente sulle caratteristiche funzionali e strutturali di tale convenzione.
In particolare sul piano funzionale, la giurisprudenza ha precisato che, l’attività del medico in regime di convenzione coopera a rendere effettiva la tutela della salute, in modo che non solo la disponibilità di moderni e anche costosi mezzi, ma anche la predisposizione di una struttura con determinate caratteristiche, prima che l’esigenza di garantire il lucroso esercizio della professione, presidia quella di individuare i bisogni del malato e di migliorare le capacità assistenziali di ciascun medico, il che comporta anche una riduzione della spesa sanitaria.
Sul piano strutturale, invece, la convezione richiede al medico la disponibilità di almeno uno studio con le seguenti caratteristiche:
– deve essere dotato degli arredi e delle attrezzature indispensabili per l’esercizio della medicina generale, di sala d’attesa, di servizi igienici, di illuminazione e aerazione idonea, compresi gli strumenti di ricezione delle chiamate;
– deve essere adibito o esclusivamente a studio medico con destinazione specifica o anche essere inserito in un appartamento di civile abitazione, con locali appositamente dedicati;
– se è ubicato presso strutture adibite ad altre attività non mediche o sanitarie soggette ad autorizzazione, deve avere un ingresso indipendente e deve essere eliminata ogni comunicazione tra le due strutture;
– deve essere aperto 5 giorni alla settimana, secondo un orario congruo determinato dal sanitario e in relazione alle necessità degli assistiti iscritti;
– le visite devono essere erogate attraverso prenotazione.

Pertanto, sulla base di tali considerazioni, la disponibilità di uno studio, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il servizio sanitario nazionale, avente le caratteristiche sopra indicate e obbligatorio ai fini della convenzione, non scaturisce autonoma organizzazione e pertanto non costituisce presupposto impositivo dell’Irap.

Secondo quanto disposto dalla Corte di Cassazione in materia di Irap, i medici convenzionati con il servizio sanitario nazionale, aventi almeno uno studio professionale ai fini dell’esercizio dell’attività, non scontano il tributo (Corte di cassazione - ordinanza n. 6330/2015).

L’orientamento della Corte di Cassazione che, sull’argomento si è espressa già in precedenza ribadendo l’insussistenza del presupposto impositivo Irap, muove esclusivamente sulle caratteristiche funzionali e strutturali di tale convenzione.
In particolare sul piano funzionale, la giurisprudenza ha precisato che, l’attività del medico in regime di convenzione coopera a rendere effettiva la tutela della salute, in modo che non solo la disponibilità di moderni e anche costosi mezzi, ma anche la predisposizione di una struttura con determinate caratteristiche, prima che l’esigenza di garantire il lucroso esercizio della professione, presidia quella di individuare i bisogni del malato e di migliorare le capacità assistenziali di ciascun medico, il che comporta anche una riduzione della spesa sanitaria.
Sul piano strutturale, invece, la convezione richiede al medico la disponibilità di almeno uno studio con le seguenti caratteristiche:
- deve essere dotato degli arredi e delle attrezzature indispensabili per l’esercizio della medicina generale, di sala d’attesa, di servizi igienici, di illuminazione e aerazione idonea, compresi gli strumenti di ricezione delle chiamate;
- deve essere adibito o esclusivamente a studio medico con destinazione specifica o anche essere inserito in un appartamento di civile abitazione, con locali appositamente dedicati;
- se è ubicato presso strutture adibite ad altre attività non mediche o sanitarie soggette ad autorizzazione, deve avere un ingresso indipendente e deve essere eliminata ogni comunicazione tra le due strutture;
- deve essere aperto 5 giorni alla settimana, secondo un orario congruo determinato dal sanitario e in relazione alle necessità degli assistiti iscritti;
- le visite devono essere erogate attraverso prenotazione.

Pertanto, sulla base di tali considerazioni, la disponibilità di uno studio, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il servizio sanitario nazionale, avente le caratteristiche sopra indicate e obbligatorio ai fini della convenzione, non scaturisce autonoma organizzazione e pertanto non costituisce presupposto impositivo dell’Irap.

Moss: pronti gli schemi per la trasmissione dei dati

Approvati gli schemi di dati da trasmettere per via telematica ai fini dell’applicazione del regime speciale in materia di imposta sul valore aggiunto (denominato “Mini One Stop Shop”) e individuazione dell’ufficio competente (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 23 aprile 2015, n. 56191/2015).

Dal 1° gennaio 2015 è in vigore il nuovo regime Iva opzionale denominato Mini one stop shop (MOSS) applicabile agli operatori nazionali, alle stabili organizzazioni italiane di operatori extra Ue e agli operatori extra Ue non identificati in alcuno Stato membro.
La registrazione al mini sportello unico consente agli operatori di dichiarare e versare l’Iva dovuta sui servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici prestati a persone che non sono soggetti passivi Iva (B2C) senza necessità di doversi identificare in ciascuno Stato membro per effettuare gli adempimenti Iva dovuti.
Grazie al Moss, non è più obbligatoria l’identificazione dei fornitori in ciascuno degli Stati membri in cui vengono effettuate le operazioni Iva. Infatti, le dichiarazioni Iva trimestrali e i versamenti trasmessi telematicamente al Moss saranno inviati automaticamente ai rispettivi Stati membri di consumo, utilizzando una rete di comunicazioni sicura.
A tal fine l’Agenzia delle Entrate ha approvato lo schema di dati che si compone degli allegati A, B, C e D da trasmettere telematicamente nell’ambito del predetto regime.
Gli allegati A e C vanno presentati dai soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non stabiliti o identificati in alcuno Stato membro, questi devono presentare la richiesta di adesione al Moss (cd. Regime Non UE), in via telematica, seguendo lo schema dell’allegato A. Entro il ventesimo giorno del mese successivo al trimestre solare di riferimento, dovrà inoltre essere presentata la dichiarazione Iva Trimestrale compilata sulla base dello schema dell’allegato C, anche in assenza di operazioni Iva.
I soggetti residenti o domiciliati nel territorio italiano che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, identificati in Italia (compresi quelli domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea ma con una stabile organizzazione nel territorio italiano), invece, devono utilizzare l’allegato B (cd. Regime UE). Anche in questo caso, dovrà essere presentata la dichiarazione Iva trimestrale entro il ventesimo giorno del mese successivo al trimestre solare di riferimento, seguendo lo schema dell’allegato D.
Inoltre, il provvedimento definisce le modalità per la comunicazione di variazione dei dati e di cancellazione volontaria per cessata fornitura dei servizi o perdita dei requisiti necessari per aderire al Moss.
L’intero processo per l’identificazione, l’opzione, la comunicazione di variazioni di dati, la cancellazione e la dichiarazione trimestrale è disponibile sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate in un’apposita sezione, redatta anche in lingua inglese.

Approvati gli schemi di dati da trasmettere per via telematica ai fini dell’applicazione del regime speciale in materia di imposta sul valore aggiunto (denominato "Mini One Stop Shop") e individuazione dell’ufficio competente (AGENZIA DELLE ENTRATE - Provvedimento 23 aprile 2015, n. 56191/2015).

Dal 1° gennaio 2015 è in vigore il nuovo regime Iva opzionale denominato Mini one stop shop (MOSS) applicabile agli operatori nazionali, alle stabili organizzazioni italiane di operatori extra Ue e agli operatori extra Ue non identificati in alcuno Stato membro.
La registrazione al mini sportello unico consente agli operatori di dichiarare e versare l’Iva dovuta sui servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici prestati a persone che non sono soggetti passivi Iva (B2C) senza necessità di doversi identificare in ciascuno Stato membro per effettuare gli adempimenti Iva dovuti.
Grazie al Moss, non è più obbligatoria l’identificazione dei fornitori in ciascuno degli Stati membri in cui vengono effettuate le operazioni Iva. Infatti, le dichiarazioni Iva trimestrali e i versamenti trasmessi telematicamente al Moss saranno inviati automaticamente ai rispettivi Stati membri di consumo, utilizzando una rete di comunicazioni sicura.
A tal fine l’Agenzia delle Entrate ha approvato lo schema di dati che si compone degli allegati A, B, C e D da trasmettere telematicamente nell’ambito del predetto regime.
Gli allegati A e C vanno presentati dai soggetti passivi domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non stabiliti o identificati in alcuno Stato membro, questi devono presentare la richiesta di adesione al Moss (cd. Regime Non UE), in via telematica, seguendo lo schema dell’allegato A. Entro il ventesimo giorno del mese successivo al trimestre solare di riferimento, dovrà inoltre essere presentata la dichiarazione Iva Trimestrale compilata sulla base dello schema dell’allegato C, anche in assenza di operazioni Iva.
I soggetti residenti o domiciliati nel territorio italiano che non abbiano stabilito il domicilio all’estero, identificati in Italia (compresi quelli domiciliati o residenti fuori dell’Unione europea ma con una stabile organizzazione nel territorio italiano), invece, devono utilizzare l’allegato B (cd. Regime UE). Anche in questo caso, dovrà essere presentata la dichiarazione Iva trimestrale entro il ventesimo giorno del mese successivo al trimestre solare di riferimento, seguendo lo schema dell’allegato D.
Inoltre, il provvedimento definisce le modalità per la comunicazione di variazione dei dati e di cancellazione volontaria per cessata fornitura dei servizi o perdita dei requisiti necessari per aderire al Moss.
L’intero processo per l’identificazione, l’opzione, la comunicazione di variazioni di dati, la cancellazione e la dichiarazione trimestrale è disponibile sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate in un’apposita sezione, redatta anche in lingua inglese.