COMMERCIO – CONFCOMMERCIO: RINNOVATO IL CONTRATTO

Sottoscritta, il giorno 30/3/2015, tra CONFCOMMERCIO, FILCAMS-CGIL FISASCAT-CISL e UILTUCS UIL, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario, della Distibuzione e dei Servizi con decorrenza dall’1/4/2015 al 31/12/2017.

L’accordo introduce significative novità sul contratto a tempo determinato per il sostegno all’occupazione e una reale semplificazione nella flessibilità della distribuzione dell’orario. Viene, inoltre, recepito l’accordo sulla Governance del 2014 per il riordino degli enti bilaterali territoriali e la valorizzazione del welfare contrattuale nazionale.
In merito alla parte retributiva, a decorrere dalle scadenze di seguito indicate, verranno erogati i seguenti aumenti salariali non assorbibili:

Livello 1/4/2015 1/11/2015 1/6/2016 1/11/2016 1/8/2017 Totale
Quadro 26,04 26,04 26,04 27,78 41,67 147,57
I 23,46 23,46 23,46 25,02 37,53 132,93
II 20,29 20,29 20,29 21,64 32,47 114,99
III 17,34 17,34 17,34 18,50 27,75 98,28
IV 15,00 15,00 15,00 16,00 24,00 85,00
V 13,55 13,55 13,55 14,46 21,68 76,80
VI 12,17 12,17 12,17 12,98 19,47 68,94
VII 10,42 10,42 10,42 11,11 16,67 59,03
Viagg. 1.a categ 14,16 14,16 14,16 15,10 22,66 80,24
Viagg. 2.a categ. 11,89 11,89 11,89 12,68 19,02 67,36

In merito ai viaggiatori, l’ aumento salariale può essere assorbito, fino a concorrenza, da eventuali elementi retributivi concessi con clausole espresse di assorbimento ovvero a titolo di acconto o di anticipazione sul presente contratto.
Per I’ Operatore di Vendita retribuito anche con provvigione, o con altre forme di incentivo, per retribuzione si intende la media mensile dei guadagni globali percepiti nei dodici mesi precedenti la data di scadenza dell’ ultima liquidazione periodica. Nel caso in cui il rapporto abbia una durata inferiore ad un anno, la media è computata con riferimento al periodo di servizio prestato.

Pertanto, i nuovi minimi retributivi saranno i seguenti:

Livello 1/4/2015 1/11/2015 1/6/2016 1/11/2016 1/8/2017
Quadro 1.775,11 1.801,15  1.827,19  1.854,97  1.896,64
I 1.599,02  1.622,48  1.645,94  1.670,96  1.708,49
II 1.383,14  1.403,43  1.423,72  1.445,36  1.477,83
III 1.182,21  1.199,55  1.216,89  1.235,39  1.263,14
IV 1.022,46  1.037,46  1.052,46  1.068,46  1.092,46
V  923,73  937,28  950,83  965,29  986,97
VI  829,33  841,50  853,67  866,65  886,12
VII  710,00  720,42  730,84  741,95  758,62
Viagg. 1.a categ  965,17  979,33  993,49  1.008,59  1.031,25
Viagg. 2.a categ.  808,69  820,58  832,47  845,15  864,17

Apprendistato Professionalizzante
Viene modificato il periodo di prova:

 

Livello Periodo di prova
Q – 1° 6 mesi di calendario
2°- 3° 60 giorni di lavoro effettivo
4 °- 5° 60 giorni di lavoro effettivo
6° -7° 45 giorni di lavoro effettivo

Le imprese non potranno assumere apprendisti qualora non abbiano mantenuto in servizio almeno il 20% dei lavoratori il cui contratto di apprendistato professionalizzante sia già venuto a scadere nei trentasei mesi precedenti, ivi compresi i lavoratori somministrati che abbiano svolto l’intero periodo di apprendistato presso le medesime.
La limitazione non si applica quando nel triennio precedente siano venuti a scadere meno di cinque contratti di apprendistato.
Le parti, confermano che il numero massimo di apprendisti che il datore di lavoro che occupi almeno 10 lavoratori può assumere, non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro.

Fondo EST
Con decorrenza dal mese successivo alla data di sottoscrizione del presente CCNL, l’azienda che ometta il versamento delle quote contributive è tenuta: ad erogare al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari ad euro 16,00 lordi, da corrispondere per 14 mensilità e che rientra nella retribuzione di fatto.

Cassa assistenza sanitaria “Qu.AS.”
Con decorrenza dal mese successivo alla data di sottoscrizione del presente CCNL, l’azienda che ometta il versamento delle quote contributive è tenuta ad erogare al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari ad euro 37,00 lordi, da corrispondere per 14 mensilità e che rientra nella retribuzione di fatto.

Elemento economico di garanzia
Verrà erogato con la retribuzione di novembre 2017 e compete ai lavoratori a tempo indeterminato nonché agli apprendisti e ai contratti di inserimento in forza al 31/10/2017, che risultino iscritti nel libro unico da almeno sei mesi; l’azienda calcolerà l’importo spettante, secondo quanto previsto dall’art. 191, in proporzione all’effettiva prestazione lavorativa svolta alle proprie dipendenze nel periodo 1/1/2015 – 31/10/2017.
L’importo non è utile ai fini del calcolo di nessun istituto di legge o contrattuale, ivi compreso il trattamento di fine rapporto ed è assorbito, sino a concorrenza, da ogni trattamento economico individuale o collettivo aggiuntivo rispetto a quanto previsto dal CCNL Terziario, che venga corrisposto successivamente all’1/1/2015;

 

Quadri, I e II livello III e IV livello V, VI e VII livello
Aziende fino a 10 dipendenti 95 euro 80 euro 65 euro
Aziende a partire da 11 dipendenti 105 euro 90 euro 75 euro

 

Operatori di vendita

 

I categoria II categoria
Aziende fino a 10 dipendenti 76 euro 63 euro
Aziende a partire da 11 dipendenti 85 euro 71 euro

 

Contratto a tempo determinato
Le assunzioni annue di lavoratori a tempo determinato non potranno comunque superare il 28% dell’organico a tempo indeterminato in forza nell’unità produttiva.
 

Contratto a tempo determinato in località turistiche
Le parti, preso atto che in determinate località a prevalente vocazione turistica le aziende che applicano il presente CCNL, pur non esercitando attività a carattere stagionale secondo quanto previsto dall’elenco allegato al DPR 7 ottobre 1963, n. 1525 e successive modificazioni, necessitano di gestire picchi di lavoro intensificati in determinati periodi dell’anno, concordano che i contratti a tempo determinato conclusi per gestire detti picchi di lavoro siano riconducibili a ragioni di stagionalità, pertanto esclusi da limitazioni quantitative ai sensi dell’art. 10, comma 7, lett. b). d.lgs. n. 368/2001. Le parti concordano che l’individuazione delle località a prevalente vocazione turistica, ove si collocano le suddette assunzioni a tempo determinato, sia definita dalle organizzazioni territoriali aderenti alle parti stipulanti il presente CCNL, con apposito accordo.

Contratto a tempo determinato di sostegno all’occupazione
Al fine di favorire l’inserimento o la ricollocazione di categorie di soggetti svantaggiati, per la vigenza del presente CCNL, potranno essere stipulati, una sola volta e per una una durata di 12 mesi, con il medesimo soggetto contratti a tempo determinato di sostegno all’occupazione con soggetti che non hanno un impiego retribuito da almeno 6 mesi o, negli ultimi 6 mesi, hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione ovvero con soggetti che abbiano completato presso altra azienda il periodo di apprendistato e il cui rapporto lavorativo sia stato risolto al termine del periodo formativo e con soggetti che abbiano esaurito l’accesso a misure di sostegno al reddito.

Sottoscritta, il giorno 30/3/2015, tra CONFCOMMERCIO, FILCAMS-CGIL FISASCAT-CISL e UILTUCS UIL, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario, della Distibuzione e dei Servizi con decorrenza dall’1/4/2015 al 31/12/2017.

L'accordo introduce significative novità sul contratto a tempo determinato per il sostegno all'occupazione e una reale semplificazione nella flessibilità della distribuzione dell'orario. Viene, inoltre, recepito l'accordo sulla Governance del 2014 per il riordino degli enti bilaterali territoriali e la valorizzazione del welfare contrattuale nazionale.
In merito alla parte retributiva, a decorrere dalle scadenze di seguito indicate, verranno erogati i seguenti aumenti salariali non assorbibili:

Livello1/4/20151/11/20151/6/20161/11/20161/8/2017Totale
Quadro26,0426,0426,0427,7841,67147,57
I23,4623,4623,4625,0237,53132,93
II20,2920,2920,2921,6432,47114,99
III17,3417,3417,3418,5027,7598,28
IV15,0015,0015,0016,0024,0085,00
V13,5513,5513,5514,4621,6876,80
VI12,1712,1712,1712,9819,4768,94
VII10,4210,4210,4211,1116,6759,03
Viagg. 1.a categ 14,1614,1614,1615,1022,6680,24
Viagg. 2.a categ.11,8911,8911,8912,6819,0267,36

In merito ai viaggiatori, l' aumento salariale può essere assorbito, fino a concorrenza, da eventuali elementi retributivi concessi con clausole espresse di assorbimento ovvero a titolo di acconto o di anticipazione sul presente contratto.
Per I' Operatore di Vendita retribuito anche con provvigione, o con altre forme di incentivo, per retribuzione si intende la media mensile dei guadagni globali percepiti nei dodici mesi precedenti la data di scadenza dell' ultima liquidazione periodica. Nel caso in cui il rapporto abbia una durata inferiore ad un anno, la media è computata con riferimento al periodo di servizio prestato.

Pertanto, i nuovi minimi retributivi saranno i seguenti:

Livello1/4/20151/11/20151/6/20161/11/20161/8/2017
Quadro1.775,11 1.801,15  1.827,19  1.854,97  1.896,64
I 1.599,02  1.622,48  1.645,94  1.670,96  1.708,49
II 1.383,14  1.403,43  1.423,72  1.445,36  1.477,83
III 1.182,21  1.199,55  1.216,89  1.235,39  1.263,14
IV 1.022,46  1.037,46  1.052,46  1.068,46  1.092,46
V  923,73  937,28  950,83  965,29  986,97
VI  829,33  841,50  853,67  866,65  886,12
VII  710,00  720,42  730,84  741,95  758,62
Viagg. 1.a categ  965,17  979,33  993,49  1.008,59  1.031,25
Viagg. 2.a categ. 808,69  820,58  832,47  845,15  864,17

Apprendistato Professionalizzante
Viene modificato il periodo di prova:

 

LivelloPeriodo di prova
Q - 1°6 mesi di calendario
2°- 3°60 giorni di lavoro effettivo
4 °- 5°60 giorni di lavoro effettivo
6° -7°45 giorni di lavoro effettivo

Le imprese non potranno assumere apprendisti qualora non abbiano mantenuto in servizio almeno il 20% dei lavoratori il cui contratto di apprendistato professionalizzante sia già venuto a scadere nei trentasei mesi precedenti, ivi compresi i lavoratori somministrati che abbiano svolto l'intero periodo di apprendistato presso le medesime.
La limitazione non si applica quando nel triennio precedente siano venuti a scadere meno di cinque contratti di apprendistato.
Le parti, confermano che il numero massimo di apprendisti che il datore di lavoro che occupi almeno 10 lavoratori può assumere, non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro.

Fondo EST
Con decorrenza dal mese successivo alla data di sottoscrizione del presente CCNL, l’azienda che ometta il versamento delle quote contributive è tenuta: ad erogare al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari ad euro 16,00 lordi, da corrispondere per 14 mensilità e che rientra nella retribuzione di fatto.

Cassa assistenza sanitaria "Qu.AS."
Con decorrenza dal mese successivo alla data di sottoscrizione del presente CCNL, l’azienda che ometta il versamento delle quote contributive è tenuta ad erogare al lavoratore un elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari ad euro 37,00 lordi, da corrispondere per 14 mensilità e che rientra nella retribuzione di fatto.

Elemento economico di garanzia
Verrà erogato con la retribuzione di novembre 2017 e compete ai lavoratori a tempo indeterminato nonché agli apprendisti e ai contratti di inserimento in forza al 31/10/2017, che risultino iscritti nel libro unico da almeno sei mesi; l’azienda calcolerà l’importo spettante, secondo quanto previsto dall’art. 191, in proporzione all’effettiva prestazione lavorativa svolta alle proprie dipendenze nel periodo 1/1/2015 - 31/10/2017.
L’importo non è utile ai fini del calcolo di nessun istituto di legge o contrattuale, ivi compreso il trattamento di fine rapporto ed è assorbito, sino a concorrenza, da ogni trattamento economico individuale o collettivo aggiuntivo rispetto a quanto previsto dal CCNL Terziario, che venga corrisposto successivamente all’1/1/2015;

 

Quadri, I e II livelloIII e IV livelloV, VI e VII livello
Aziende fino a 10 dipendenti95 euro80 euro65 euro
Aziende a partire da 11 dipendenti105 euro90 euro75 euro

 

Operatori di vendita

 

I categoriaII categoria
Aziende fino a 10 dipendenti76 euro63 euro
Aziende a partire da 11 dipendenti85 euro71 euro

 

Contratto a tempo determinato
Le assunzioni annue di lavoratori a tempo determinato non potranno comunque superare il 28% dell’organico a tempo indeterminato in forza nell'unità produttiva.
 

Contratto a tempo determinato in località turistiche
Le parti, preso atto che in determinate località a prevalente vocazione turistica le aziende che applicano il presente CCNL, pur non esercitando attività a carattere stagionale secondo quanto previsto dall'elenco allegato al DPR 7 ottobre 1963, n. 1525 e successive modificazioni, necessitano di gestire picchi di lavoro intensificati in determinati periodi dell’anno, concordano che i contratti a tempo determinato conclusi per gestire detti picchi di lavoro siano riconducibili a ragioni di stagionalità, pertanto esclusi da limitazioni quantitative ai sensi dell'art. 10, comma 7, lett. b). d.lgs. n. 368/2001. Le parti concordano che l'individuazione delle località a prevalente vocazione turistica, ove si collocano le suddette assunzioni a tempo determinato, sia definita dalle organizzazioni territoriali aderenti alle parti stipulanti il presente CCNL, con apposito accordo.

Contratto a tempo determinato di sostegno all’occupazione
Al fine di favorire l'inserimento o la ricollocazione di categorie di soggetti svantaggiati, per la vigenza del presente CCNL, potranno essere stipulati, una sola volta e per una una durata di 12 mesi, con il medesimo soggetto contratti a tempo determinato di sostegno all'occupazione con soggetti che non hanno un impiego retribuito da almeno 6 mesi o, negli ultimi 6 mesi, hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione ovvero con soggetti che abbiano completato presso altra azienda il periodo di apprendistato e il cui rapporto lavorativo sia stato risolto al termine del periodo formativo e con soggetti che abbiano esaurito l'accesso a misure di sostegno al reddito.

CCNL Assicurazione in gestione libera: fornite indicazioni dal Ministero del Lavoro

Il Ministero del Lavoro con Nota del 24/3/2015, n. 5623, ha fornito indicazioni sulla base di segnalazioni pervenute presso l’Ufficio, in merito a possibili criticità nell’applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali e datoriali nel settore delle agenzie assicurative.

A seguito di numerose segnalazioni che sono state inviate al Ministero del lavoro circa l’applicabilità o meno del CCNL per i dipendenti delle Agenzie assicurative in gestione libera, nel momento in cui il CCNL non è stato sottoscritto da Organizzazioni “comparativamente più rappresentative”, è stata pubblicata la Nota in esame allo scopo di fornire alcune indicazioni.
Al fine di assicurare la necessità di garantire il pieno rispetto delle norme di legge, appare determinante la scelta dei datori di lavoro di applicare o meno un contratto collettivo stipulato da organizzazioni in possesso del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi.

In primo luogo, si ricorda infatti che l’adesione a un contratto collettivo non sottoscritto da organizzazioni “comparativamente più rappresentative” comporta che il datore di lavoro non possa fruire delle agevolazioni e dei benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e di legislazione sociale, ai sensi dell’art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006. Detta disposizione, prevede che, è possibile fruire dei benefici normativi e contributivi solo se siano rispettati gli accordi e i contratti collettivi nazionali nonché quelli regionali, territoriali o aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In secondo luogo, con riguardo al cosiddetto minimo contrattuale, si ricorda che, secondo quanto disposto dall’art. 1, co. 1, del D.L. n. 338/1989, convertito in L. n. 389/1989, la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni stabilito dai contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale.
Inoltre, ai sensi dell’art. 2. co 25, legge n. 549/1995, norma di interpretazione autentica del citato art. 1, co.1, in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la medesima categoria, la retribuzione da assumere come base di calcolo è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nella categoria.
Di conseguenza, in caso di applicazione di CCNL sottoscritti da soggetti privi del requisito della rappresentatività comparata, la contribuzione dovuta sarà comunque calcolata sulla predetta retribuzione.

In terzo luogo, il requisito in esame rileva anche ai fini dell’applicabilità della recente normativa sull’apprendistato.

Infatti, è il caso di ricordare che l’art. 2 del d.lgs. n. 167/2011 demanda la regolazione dell’istituto dell’apprendistato agli accordi interconfederali e ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da “associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. L’art. 4 del d.lgs. n. 167 stabilisce, inoltre, che la durata dell’apprendistato professionalizzante non possa essere superiore a tre anni ovvero cinque per i profili professionali caratterizzanti la figura dell’artigiano, individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento o da quella di settori merceologici differenti purché relativamente a “profili professionali equipollenti” (interpello n. 40/2011).
Pertanto, il datore di lavoro è tenuto comunque ad applicare la disciplina posta dai suddetti in caso di ricorso al contratto di apprendistato.

Quanto sopra rappresentato non è esaustivo, ovviamente, delle ipotesi normative in cui rileva il citato requisito della rappresentatività, ma offre un’indicazione di massima delle disposizioni che possano rilevare in caso di applicazione di contratti collettivi siglati da organizzazioni non rappresentative nel settore assicurativo in esame.

Il Ministero del Lavoro con Nota del 24/3/2015, n. 5623, ha fornito indicazioni sulla base di segnalazioni pervenute presso l’Ufficio, in merito a possibili criticità nell'applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali e datoriali nel settore delle agenzie assicurative.

A seguito di numerose segnalazioni che sono state inviate al Ministero del lavoro circa l’applicabilità o meno del CCNL per i dipendenti delle Agenzie assicurative in gestione libera, nel momento in cui il CCNL non è stato sottoscritto da Organizzazioni "comparativamente più rappresentative", è stata pubblicata la Nota in esame allo scopo di fornire alcune indicazioni.
Al fine di assicurare la necessità di garantire il pieno rispetto delle norme di legge, appare determinante la scelta dei datori di lavoro di applicare o meno un contratto collettivo stipulato da organizzazioni in possesso del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi.

In primo luogo, si ricorda infatti che l'adesione a un contratto collettivo non sottoscritto da organizzazioni "comparativamente più rappresentative" comporta che il datore di lavoro non possa fruire delle agevolazioni e dei benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e di legislazione sociale, ai sensi dell'art. 1, comma 1175, della legge n. 296/2006. Detta disposizione, prevede che, è possibile fruire dei benefici normativi e contributivi solo se siano rispettati gli accordi e i contratti collettivi nazionali nonché quelli regionali, territoriali o aziendali, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In secondo luogo, con riguardo al cosiddetto minimo contrattuale, si ricorda che, secondo quanto disposto dall'art. 1, co. 1, del D.L. n. 338/1989, convertito in L. n. 389/1989, la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale non può essere inferiore all'importo delle retribuzioni stabilito dai contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale.
Inoltre, ai sensi dell’art. 2. co 25, legge n. 549/1995, norma di interpretazione autentica del citato art. 1, co.1, in caso di pluralità di contratti collettivi intervenuti per la medesima categoria, la retribuzione da assumere come base di calcolo è quella stabilita dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nella categoria.
Di conseguenza, in caso di applicazione di CCNL sottoscritti da soggetti privi del requisito della rappresentatività comparata, la contribuzione dovuta sarà comunque calcolata sulla predetta retribuzione.

In terzo luogo, il requisito in esame rileva anche ai fini dell’applicabilità della recente normativa sull’apprendistato.

Infatti, è il caso di ricordare che l’art. 2 del d.lgs. n. 167/2011 demanda la regolazione dell'istituto dell'apprendistato agli accordi interconfederali e ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da "associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale". L'art. 4 del d.lgs. n. 167 stabilisce, inoltre, che la durata dell'apprendistato professionalizzante non possa essere superiore a tre anni ovvero cinque per i profili professionali caratterizzanti la figura dell'artigiano, individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento o da quella di settori merceologici differenti purché relativamente a "profili professionali equipollenti" (interpello n. 40/2011).
Pertanto, il datore di lavoro è tenuto comunque ad applicare la disciplina posta dai suddetti in caso di ricorso al contratto di apprendistato.

Quanto sopra rappresentato non è esaustivo, ovviamente, delle ipotesi normative in cui rileva il citato requisito della rappresentatività, ma offre un'indicazione di massima delle disposizioni che possano rilevare in caso di applicazione di contratti collettivi siglati da organizzazioni non rappresentative nel settore assicurativo in esame.

Settore Trasporto Logistica: Adesione di CONFTRASPORTO al Fondo Sanitario “Sanilog”

CONFTRASPORTO comunica di voler aderire al Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per il settore della Logistica Trasporto Merci e Spedizione “Sanilog”, previsto dal CCNL vigente 1/8/2013.

Le parti all’art. 51 del CCNL di settore dell’1/8/2013, avevano convenuto di istituire un fondo sanitario integrativo del settore Logistica, Trasporto Merci e Spedizione denominato “Fondo Sanilog”, ad integrazione del SSN in conformità alle norme vigenti previste all’art 51 comma 2 lett. a) del TUIR.

Nella Nota a verbale in calce al suddetto art. 51, si leggeva che Per le imprese aderenti alla Conftrasporto veniva previsto un periodo entro il quale la stessa Conftrasporto e le OO.SS. si sarebbero confrontate al fine di svolgere gli opportuni approfondimenti circa l’adesione ad un fondo sanitario del settore, tenuto conto dell’appartenenza al sistema confederale Confcommercio.

Ebbene a seguito di vari confronti con propria comunicazione del 26/3/2015, la Conftrasporto ha reso noto di voler aderire al Fondo sanitario integrativo per il settore “Logistica, Trasporto merci e Spedizione”, denominato SANILOG, costituito in data 29 febbraio 2012, in qualità di socio fondatore di parte datoriale, ai sensi dell’art. 3 comma 2 dello Statuto Sanilog.

CONFTRASPORTO comunica di voler aderire al Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per il settore della Logistica Trasporto Merci e Spedizione "Sanilog", previsto dal CCNL vigente 1/8/2013.

Le parti all’art. 51 del CCNL di settore dell’1/8/2013, avevano convenuto di istituire un fondo sanitario integrativo del settore Logistica, Trasporto Merci e Spedizione denominato "Fondo Sanilog", ad integrazione del SSN in conformità alle norme vigenti previste all'art 51 comma 2 lett. a) del TUIR.

Nella Nota a verbale in calce al suddetto art. 51, si leggeva che Per le imprese aderenti alla Conftrasporto veniva previsto un periodo entro il quale la stessa Conftrasporto e le OO.SS. si sarebbero confrontate al fine di svolgere gli opportuni approfondimenti circa l’adesione ad un fondo sanitario del settore, tenuto conto dell’appartenenza al sistema confederale Confcommercio.

Ebbene a seguito di vari confronti con propria comunicazione del 26/3/2015, la Conftrasporto ha reso noto di voler aderire al Fondo sanitario integrativo per il settore "Logistica, Trasporto merci e Spedizione", denominato SANILOG, costituito in data 29 febbraio 2012, in qualità di socio fondatore di parte datoriale, ai sensi dell’art. 3 comma 2 dello Statuto Sanilog.

CONFCOMMERCIO MILANO E OO.SS. Firmano l’accordo EXPO 2015 per il lavoro flessibile

Firmato il giorno 26/3/2015, tra l’UNIONE CONFCOMMERCIO Milano, Lodi, Monza e Brianza e la FILCAMS-CGIL, la FISASCAT-CISL, la UILTUCS-UIL Milano e Lombardia, l’Accordo Expo 2015 per il lavoro flessifibile destinato alle Aziende che applicano il CCNL Terziario.

Le parti firmatarie nella consapevolezza

– che l’Esposizione Universale EXPO 2015 rappresenta un’irripetibile occasione per la città di Milano, la sua provincia e per l’intera economia italiana per lo sviluppo e il rilancio dell’occupazione, in particolare giovanile, per la valorizzazione delle imprese e della professionalità dei lavoratori;

– che l’EXPO 2015 e le manifestazioni collaterali determineranno un’occupazione aggiuntiva generata in modalità diretta, indiretta ed indotta, con particolare riferimento alle imprese del Terziario della Distribuzione e dei Servizi, per un arco temporale ben più ampio rispetto al periodo 1° maggio – 31 ottobre 2015, durante il quale il fabbisogno occupazionale e l’attività lavorativa raggiungeranno i maggiori livelli;

– che l’Esposizione determinerà un’affluenza straordinaria di visitatori con culture, abitudini ed esigenze diversificate alle quali sarà necessario rispondere con servizi adeguati, realizzabili anche con un’occupazione aggiuntiva;

hanno sottoscritto un accordo che disciplina la flessibilità in materia di mercato e organizzazione del lavoro, e che entra in vigore dalla data della sua sottoscrizione e scadrà il 31/3/2016.

La regolamentazione contenuta nel presente accordo si applica esclusivamente nei confronti dei:

– lavoratori dipendenti da datori di lavoro con sede legale e/o operativa in provincia di Milano, che svolgono la loro attività in tale ambito territoriale;

– datori di lavoro come sopra definiti che applicano e rispettano integralmente il CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi.

Apprendistato professionalizzante finalizzato all’acquisizione di competenze professionali EXPO 2015

E’ possibile assumere fino al 31 agosto 2015 apprendisti per l’acquisizione di competenze professionali EXPO 2015 con contratti di durata di 7 mesi:

Profili professionali Livello finale
a) Commesso alla vendita al pubblico IV livello
b) Magazziniere anche con funzioni di venduta IV livello

I livelli di inquadramento professionale saranno di un livello inferiore (V livello) a quello in cui è inquadrata la mansione professionale per tutto il periodo in cui è svolto l’apprendistato.

Per quantio riguarda il percorso formativo sono previste 50 ore di Formazione professionalizzante.

Lavoro a tempo parziale

Nel periodo di efficacia del presente accordo potranno essere assunti lavoratori con contratti a tempo parziale, ai sensi dell’art. 72 del CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi, della durata di 8 ore settimanali in qualunque giorno della settimana, a cui potranno accedere, oltre alle categorie già individuate dal citato art. 72, anche:

– giovani fino a 29 anni di età compiuti;

– disoccupati con almeno 45 anni di età.

Riposo giornaliero

Per il periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del presente accordo fino al 31/3/2016, il riposo giornaliero di 11 ore consecutive potrà essere frazionato, oltre che per le ipotesi previste dall’art. 120 del CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi, anche per le seguenti ipotesi:

– mutamento dell’organizzazione del lavoro derivante dall’ampliamento dell’offerta di vendita o servizio al pubblico e/o da afflussi straordinari di clientela.

Le parti convengono che, al fine di garantire la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, la garanzia di un riposo minimo continuativo di almeno 9 ore rappresenta un’adeguata protezione degli stessi.

Firmato il giorno 26/3/2015, tra l’UNIONE CONFCOMMERCIO Milano, Lodi, Monza e Brianza e la FILCAMS-CGIL, la FISASCAT-CISL, la UILTUCS-UIL Milano e Lombardia, l’Accordo Expo 2015 per il lavoro flessifibile destinato alle Aziende che applicano il CCNL Terziario.

Le parti firmatarie nella consapevolezza

- che l'Esposizione Universale EXPO 2015 rappresenta un’irripetibile occasione per la città di Milano, la sua provincia e per l’intera economia italiana per lo sviluppo e il rilancio dell'occupazione, in particolare giovanile, per la valorizzazione delle imprese e della professionalità dei lavoratori;

- che l’EXPO 2015 e le manifestazioni collaterali determineranno un'occupazione aggiuntiva generata in modalità diretta, indiretta ed indotta, con particolare riferimento alle imprese del Terziario della Distribuzione e dei Servizi, per un arco temporale ben più ampio rispetto al periodo 1° maggio - 31 ottobre 2015, durante il quale il fabbisogno occupazionale e l'attività lavorativa raggiungeranno i maggiori livelli;

- che l'Esposizione determinerà un'affluenza straordinaria di visitatori con culture, abitudini ed esigenze diversificate alle quali sarà necessario rispondere con servizi adeguati, realizzabili anche con un’occupazione aggiuntiva;

hanno sottoscritto un accordo che disciplina la flessibilità in materia di mercato e organizzazione del lavoro, e che entra in vigore dalla data della sua sottoscrizione e scadrà il 31/3/2016.

La regolamentazione contenuta nel presente accordo si applica esclusivamente nei confronti dei:

- lavoratori dipendenti da datori di lavoro con sede legale e/o operativa in provincia di Milano, che svolgono la loro attività in tale ambito territoriale;

- datori di lavoro come sopra definiti che applicano e rispettano integralmente il CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi.

Apprendistato professionalizzante finalizzato all’acquisizione di competenze professionali EXPO 2015

E’ possibile assumere fino al 31 agosto 2015 apprendisti per l’acquisizione di competenze professionali EXPO 2015 con contratti di durata di 7 mesi:

Profili professionaliLivello finale
a) Commesso alla vendita al pubblicoIV livello
b) Magazziniere anche con funzioni di vendutaIV livello

I livelli di inquadramento professionale saranno di un livello inferiore (V livello) a quello in cui è inquadrata la mansione professionale per tutto il periodo in cui è svolto l’apprendistato.

Per quantio riguarda il percorso formativo sono previste 50 ore di Formazione professionalizzante.

Lavoro a tempo parziale

Nel periodo di efficacia del presente accordo potranno essere assunti lavoratori con contratti a tempo parziale, ai sensi dell'art. 72 del CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi, della durata di 8 ore settimanali in qualunque giorno della settimana, a cui potranno accedere, oltre alle categorie già individuate dal citato art. 72, anche:

- giovani fino a 29 anni di età compiuti;

- disoccupati con almeno 45 anni di età.

Riposo giornaliero

Per il periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del presente accordo fino al 31/3/2016, il riposo giornaliero di 11 ore consecutive potrà essere frazionato, oltre che per le ipotesi previste dall’art. 120 del CCNL per i dipendenti da aziende del Terziario della Distribuzione e dei Servizi, anche per le seguenti ipotesi:

- mutamento dell'organizzazione del lavoro derivante dall'ampliamento dell'offerta di vendita o servizio al pubblico e/o da afflussi straordinari di clientela.

Le parti convengono che, al fine di garantire la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, la garanzia di un riposo minimo continuativo di almeno 9 ore rappresenta un’adeguata protezione degli stessi.

IVA: reverse charge nei settori edile, energetico e pallets

A decorrere dal 1°gennaio 2015 il meccanismo di inversione contabile ai fini IVA (cd. “reverse charge”) è esteso a nuove fattispecie nell’ambito dei settori edile ed energetico, nonché alle cessioni di pallets (bancali di legno) recuperati dopo il primo utilizzo. In considerazioni di profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito con la Circolare n. 14/E del 27 marzo 2015.

MECCANISMO DEL REVERSE CHARGE

Il meccanismo del reverse charge stabilisce che gli obblighi relativi all’applicazione ed al versamento dell’IVA devono essere adempiuti dal soggetto passivo cessionario o committente, in luogo del cedente o del prestatore.
Tale meccanismo viene adottato, in deroga alla procedura normale di applicazione dell’imposta secondo il sistema della rivalsa, allo scopo di contrastare le frodi in particolari settori a rischio, evitando che il cessionario porti in detrazione l’imposta che il cedente non provvede a versare all’erario.

I NUOVI SETTORI A RISCHIO

Allo scopo di arginare l’evasione da riscossione e le frodi IVA, il meccanismo dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”) è stato esteso dall’articolo 1, commi 629 e 631, della Legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015) a nuove fattispecie di operazioni nell’ambito dei settori edile ed energetico e della cessione dei bancali di legno (pallets) recuperati dopo il primo utilizzo. Con la circolare n. 14/E del 2015, l’Agenzia fornisce i primi chiarimenti sulle novità introdotte.
In considerazione dei profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate precisa che sono fatti salvi, con conseguente disapplicazione di sanzioni, eventuali comportamenti difformi ai chiarimenti formulati dalla circolare, adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione del documento di prassi (Clausola di salvaguardia).

SETTORE EDILE

Per quanto riguarda il settore edile l’obbligo di inversione contabile viene esteso alle “prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici”. La circolare n. 14/E del 2015, chiarisce che alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2015 tali attività sono sottoposte ad inversione contabile in tutti i casi in cui le prestazioni sono rese nei rapporti B2B (business to business).
Quindi non solo per le “prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore” (come già previsto dalla normativa previgente). Così, ad esempio, l’imposta andrà applicata secondo il meccanismo del reverse charge per l’appalto avente ad oggetto prestazioni di completamento di un edificio rese nei confronti di un’impresa di costruzioni, come pure ad un servizio di pulizia reso da un’impresa nei confronti di uno studio professionale.
Restano escluse dal reverse charge le forniture di beni con posa in opera in quanto tali operazioni, ai fini IVA, costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi, poiché la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene.

SETTORE ENERGETICO

Con riferimento al settore energetico, il meccanismo del reverse charge deve essere applicato:
– ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra;
– ai trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla normativa comunitaria e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;
– alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore.
La circolare chiarisce che si tratta, comunque, di una misura di carattere temporaneo (non oltre il 31 dicembre 2018) introdotta al fine di contrastare l’utilizzo diffuso delle frodi IVA riscontrate nell’ambito del settore energetico. Nell’ambito di questa misura vengono inclusi anche i certificati che hanno la finalità di incentivazione dell’efficienza energetica o della produzione di energia da fonti rinnovabili, come per esempio i certificati verdi. Restano escluse dal reverse charge, invece, le cessioni di GPL poiché non avvengono tramite un sistema di gas naturale o reti connesse a questo sistema.

CESSIONI DI PALLETS

In relazione alle cessioni di pallets, la circolare precisa che la disposizione ha una finalità antifrode e la condizione necessaria ai fini dell’applicazione del reverse charge alle cessioni di bancali in legno, è che questi ultimi siano pallets recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo. Non è richiesta, quindi, la condizione che i beni in questione (pallets) siano inutilizzabili rispetto alla loro originaria destinazione se non attraverso una fase di lavorazione e trasformazione, essendo sufficiente, nel caso che qui interessa, che il pallet sia ceduto in un ciclo di utilizzo successivo al primo.

SOGGETTI ESCLUSI

Restano, comunque, escluse dal reverse charge:
– le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da soggetti che si avvalgono del nuovo regime “forfetario” o del regime dei “minimi”;
– le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti che, beneficiando di particolari regimi fiscali, sono di fatto esonerati dagli adempimenti quali l’annotazione delle fatture, la tenuta del registro dei corrispettivi e del registro degli acquisti (ad esempio i produttori agricoli con volume di affari non superiore a 7mila euro).

Con riferimento ai soggetti in regime “forfetario” ed ai “contribuenti minimi”, la Circolare n. 14/E del 2015 precisa che qualora gli stessi acquistano beni o servizi in regime di “reverse charge”, devono assolvere l’imposta secondo tale meccanismo; inoltre, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, devono effettuare il versamento dell’imposta a debito.

A decorrere dal 1°gennaio 2015 il meccanismo di inversione contabile ai fini IVA (cd. "reverse charge") è esteso a nuove fattispecie nell’ambito dei settori edile ed energetico, nonché alle cessioni di pallets (bancali di legno) recuperati dopo il primo utilizzo. In considerazioni di profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito con la Circolare n. 14/E del 27 marzo 2015.

MECCANISMO DEL REVERSE CHARGE

Il meccanismo del reverse charge stabilisce che gli obblighi relativi all’applicazione ed al versamento dell’IVA devono essere adempiuti dal soggetto passivo cessionario o committente, in luogo del cedente o del prestatore.
Tale meccanismo viene adottato, in deroga alla procedura normale di applicazione dell’imposta secondo il sistema della rivalsa, allo scopo di contrastare le frodi in particolari settori a rischio, evitando che il cessionario porti in detrazione l’imposta che il cedente non provvede a versare all’erario.

I NUOVI SETTORI A RISCHIO

Allo scopo di arginare l’evasione da riscossione e le frodi IVA, il meccanismo dell’inversione contabile (cd. "reverse charge") è stato esteso dall’articolo 1, commi 629 e 631, della Legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015) a nuove fattispecie di operazioni nell’ambito dei settori edile ed energetico e della cessione dei bancali di legno (pallets) recuperati dopo il primo utilizzo. Con la circolare n. 14/E del 2015, l’Agenzia fornisce i primi chiarimenti sulle novità introdotte.
In considerazione dei profili di incertezza applicativa, l’Agenzia delle Entrate precisa che sono fatti salvi, con conseguente disapplicazione di sanzioni, eventuali comportamenti difformi ai chiarimenti formulati dalla circolare, adottati dai contribuenti anteriormente all’emanazione del documento di prassi (Clausola di salvaguardia).

SETTORE EDILE

Per quanto riguarda il settore edile l’obbligo di inversione contabile viene esteso alle "prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici". La circolare n. 14/E del 2015, chiarisce che alle operazioni effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2015 tali attività sono sottoposte ad inversione contabile in tutti i casi in cui le prestazioni sono rese nei rapporti B2B (business to business).
Quindi non solo per le "prestazioni di servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore" (come già previsto dalla normativa previgente). Così, ad esempio, l’imposta andrà applicata secondo il meccanismo del reverse charge per l’appalto avente ad oggetto prestazioni di completamento di un edificio rese nei confronti di un’impresa di costruzioni, come pure ad un servizio di pulizia reso da un’impresa nei confronti di uno studio professionale.
Restano escluse dal reverse charge le forniture di beni con posa in opera in quanto tali operazioni, ai fini IVA, costituiscono cessioni di beni e non prestazioni di servizi, poiché la posa in opera assume una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene.

SETTORE ENERGETICO

Con riferimento al settore energetico, il meccanismo del reverse charge deve essere applicato:
- ai trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra;
- ai trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla normativa comunitaria e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;
- alle cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore.
La circolare chiarisce che si tratta, comunque, di una misura di carattere temporaneo (non oltre il 31 dicembre 2018) introdotta al fine di contrastare l’utilizzo diffuso delle frodi IVA riscontrate nell’ambito del settore energetico. Nell’ambito di questa misura vengono inclusi anche i certificati che hanno la finalità di incentivazione dell’efficienza energetica o della produzione di energia da fonti rinnovabili, come per esempio i certificati verdi. Restano escluse dal reverse charge, invece, le cessioni di GPL poiché non avvengono tramite un sistema di gas naturale o reti connesse a questo sistema.

CESSIONI DI PALLETS

In relazione alle cessioni di pallets, la circolare precisa che la disposizione ha una finalità antifrode e la condizione necessaria ai fini dell’applicazione del reverse charge alle cessioni di bancali in legno, è che questi ultimi siano pallets recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo. Non è richiesta, quindi, la condizione che i beni in questione (pallets) siano inutilizzabili rispetto alla loro originaria destinazione se non attraverso una fase di lavorazione e trasformazione, essendo sufficiente, nel caso che qui interessa, che il pallet sia ceduto in un ciclo di utilizzo successivo al primo.

SOGGETTI ESCLUSI

Restano, comunque, escluse dal reverse charge:
- le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da soggetti che si avvalgono del nuovo regime "forfetario" o del regime dei "minimi";
- le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti che, beneficiando di particolari regimi fiscali, sono di fatto esonerati dagli adempimenti quali l’annotazione delle fatture, la tenuta del registro dei corrispettivi e del registro degli acquisti (ad esempio i produttori agricoli con volume di affari non superiore a 7mila euro).

Con riferimento ai soggetti in regime "forfetario" ed ai "contribuenti minimi", la Circolare n. 14/E del 2015 precisa che qualora gli stessi acquistano beni o servizi in regime di "reverse charge", devono assolvere l’imposta secondo tale meccanismo; inoltre, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, devono effettuare il versamento dell’imposta a debito.

IMU: entro il 31/03 senza sanzioni per i terreni esclusi dall’esenzione

È stato approvato e pubblicato in gazzetta ufficiale il testo definitivo della Legge che individua i criteri di esenzione, ai fini dell’IMU, per i terreni agricoli. La Legge n. 34 del 25 marzo 2015, di conversione del Decreto Legge n. 4 del 24 gennaio 2015, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU, introduce alcune modifiche e stabilisce, per i terreni esclusi dall’esenzione, la possibilità di pagare entro il 31 marzo 2015 senza sanzioni e interessi.

ANNO 2014

Per l’anno 2014 l’IMU non è dovuta per i terreni esenti individuati ai sensi del decreto ministeriale del 28.11.2014. In particolare sono esenti:
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine di 601 metri e oltre;
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola;
– i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un’altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all’articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola.

Tuttavia, qualora i terreni non rientrino tra quelli esenti in base alle suddette condizioni, devono essere applicati i seguenti criteri, individuati dal decreto legge n. 4/2015, convertito dalla Legge n. 34/2015, secondo cui sono esenti:
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

Una specifica detrazione, poi, è riconosciuta in favore dei terreni ubicati nei comuni indicati nell’allegato 0A del decreto legge n. 4/2015, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, ovvero dagli stessi concessi in comodato o in affitto ad altri coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola. In tali casi è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell’art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201/2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di “parzialmente delimitato” (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9.

IMU DOVUTA PER IL 2014

Per i terreni che non risultano esenti, sia in base ai criteri stabiliti dal decreto ministeriale del 28.11.2014, sia in base a quelli stabiliti dal decreto legge n. 4/2015 (convertito dalla Legge n. 34/2015), l’IMU deve essere calcolata applicando l’aliquota del 7,6 per mille, se il comune non ha deliberato una diversa misura.
Coloro che non hanno effettuato il versamento dell’IMU dovuta su tali terreni per il 2014 entro il 10 febbraio 2015, hanno la possibilità di adempiere entro il 31 marzo 2015 senza applicazione di sanzioni e interessi.

DALL’ANNO 2015 IN POI

Sulla base dei criteri stabiliti dal decreto legge n. 34/2015, convertito dalla Legge di conversione n. 34 del 2015, a decorrere dall’anno 2015 possono beneficiare dell’esenzione i terreni che presentano le seguenti caratteristiche:
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
– terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Inoltre, per i terreni ubicati nei comuni individuati dalla Legge di conversione e indicati nell’allegato 0A, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell’art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201 del 2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di “parzialmente delimitato” (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9. La detrazione è riconosciuta anche nell’ipotesi in cui tali terreni, posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola, siano concessi dagli stessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

TERRENI A DESTINAZIONE AGRO-SILVO-PASTORALE

Confermata per l’anno 2014 e per i successivi, l’esenzione IMU in favore dei terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile che, in base al decreto ministeriale del 28.11.2014, non ricadano in zone montane o di collina.

ISOLE MINORI (individuate dalla Legge n. 448/2001)

– Isole Tremiti (San Nicola, San Domino, Capraia, Pianosa);
Pantelleria;
– Isole Pelagie (Lampedusa, Lampione, Linosa);
Isole Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo, Formica);
– Ustica;
– Isole Eolie (Lipari, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Stromboli, Panarea);
Salina;
– Isole Suscitane (Sant’Antioco, San Pietro);

– Isole del Nord Sardegna (La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Budelli, Razzoli, Mortorio, Tavolara, Molara, Asinara);
Isole Partenopee (Capri, Ischia, Procida, Nisida, Vivara);
– Isole Ponziane (Ponza, Palmarola, Zannone);
– Isole Toscane (Elba, Pianosa, Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri, Formiche di Grosseto, Capraia, Gorgona, Secche della Meloria);
– Isole del Mare Ligure (Palmaria, Tino, Tinetto).

È stato approvato e pubblicato in gazzetta ufficiale il testo definitivo della Legge che individua i criteri di esenzione, ai fini dell’IMU, per i terreni agricoli. La Legge n. 34 del 25 marzo 2015, di conversione del Decreto Legge n. 4 del 24 gennaio 2015, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU, introduce alcune modifiche e stabilisce, per i terreni esclusi dall’esenzione, la possibilità di pagare entro il 31 marzo 2015 senza sanzioni e interessi.

ANNO 2014

Per l’anno 2014 l’IMU non è dovuta per i terreni esenti individuati ai sensi del decreto ministeriale del 28.11.2014. In particolare sono esenti:
- i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un'altitudine di 601 metri e oltre;
- i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un'altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all'articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola;
- i terreni agricoli dei comuni individuati dall’ISTAT, ubicati a un'altitudine compresa fra 281 metri e 600 metri, concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali di cui all'articolo 1, del D.Lgs. n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola.

Tuttavia, qualora i terreni non rientrino tra quelli esenti in base alle suddette condizioni, devono essere applicati i seguenti criteri, individuati dal decreto legge n. 4/2015, convertito dalla Legge n. 34/2015, secondo cui sono esenti:
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l'elenco dei comuni italiani predisposto dall'ISTAT;
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

Una specifica detrazione, poi, è riconosciuta in favore dei terreni ubicati nei comuni indicati nell’allegato 0A del decreto legge n. 4/2015, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, ovvero dagli stessi concessi in comodato o in affitto ad altri coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola. In tali casi è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell'art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201/2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di "parzialmente delimitato" (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9.

IMU DOVUTA PER IL 2014

Per i terreni che non risultano esenti, sia in base ai criteri stabiliti dal decreto ministeriale del 28.11.2014, sia in base a quelli stabiliti dal decreto legge n. 4/2015 (convertito dalla Legge n. 34/2015), l’IMU deve essere calcolata applicando l’aliquota del 7,6 per mille, se il comune non ha deliberato una diversa misura.
Coloro che non hanno effettuato il versamento dell’IMU dovuta su tali terreni per il 2014 entro il 10 febbraio 2015, hanno la possibilità di adempiere entro il 31 marzo 2015 senza applicazione di sanzioni e interessi.

DALL’ANNO 2015 IN POI

Sulla base dei criteri stabiliti dal decreto legge n. 34/2015, convertito dalla Legge di conversione n. 34 del 2015, a decorrere dall’anno 2015 possono beneficiare dell’esenzione i terreni che presentano le seguenti caratteristiche:
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani secondo l'elenco dei comuni italiani predisposto dall'ISTAT;
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni delle isole minori di cui all’allegato A della Legge n. 448/2001;
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
- terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati parzialmente montani secondo il medesimo elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola e dagli stessi concessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e a imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.
Inoltre, per i terreni ubicati nei comuni individuati dalla Legge di conversione e indicati nell’allegato 0A, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, è riconosciuta una detrazione di 200 euro, fino a concorrenza dell’imposta determinata ai sensi dell'art. 13, co. 8-bis, del Decreto Legge n. 201 del 2011. Se nell’allegato è riportata l’indicazione di "parzialmente delimitato" (PD), la detrazione è riconosciuta soltanto per le zone del territorio comunale che sono individuate ai sensi della Circolare del Ministero delle finanze 14 giugno 1993, n. 9. La detrazione è riconosciuta anche nell’ipotesi in cui tali terreni, posseduti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola, siano concessi dagli stessi in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola.

TERRENI A DESTINAZIONE AGRO-SILVO-PASTORALE

Confermata per l’anno 2014 e per i successivi, l’esenzione IMU in favore dei terreni a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile che, in base al decreto ministeriale del 28.11.2014, non ricadano in zone montane o di collina.

ISOLE MINORI (individuate dalla Legge n. 448/2001)

- Isole Tremiti (San Nicola, San Domino, Capraia, Pianosa);
- Pantelleria;
- Isole Pelagie (Lampedusa, Lampione, Linosa);
- Isole Egadi (Favignana, Levanzo, Marettimo, Formica);
- Ustica;
- Isole Eolie (Lipari, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Stromboli, Panarea);
- Salina;
- Isole Suscitane (Sant'Antioco, San Pietro);

- Isole del Nord Sardegna (La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Budelli, Razzoli, Mortorio, Tavolara, Molara, Asinara);
- Isole Partenopee (Capri, Ischia, Procida, Nisida, Vivara);
- Isole Ponziane (Ponza, Palmarola, Zannone);
- Isole Toscane (Elba, Pianosa, Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri, Formiche di Grosseto, Capraia, Gorgona, Secche della Meloria);
- Isole del Mare Ligure (Palmaria, Tino, Tinetto).

Sciolti i dubbi sul 730 precompilato

D’ora in avanti i contenuti della nuova dichiarazione precompilata non saranno più un rebus grazie alle minuziose precisazioni fornite sui destinatari, sul contenuto, sulle modalità di accesso, accettazione e modifica, sulla presentazione, sui controlli documentali, sul sistema sanzionatorio e sui compensi degli intermediari (Agenzia entrate – circolare n. 11/2015).

Nella Circolare n. 11/E del 23 marzo 2015, l’Agenzia delle entrate scioglie molteplici dubbi sul 730 precompilato, sulla spinta dei numerosi quesiti posti sull’argomento dai sostituti d’imposta e dagli intermediari.
In particolare, viene chiarito che il nuovo modello precompilato è disponibile per i contribuenti che, nell’anno 2014, risultano essere dipendenti e pensionati e per il quali è stata trasmessa alla stessa Agenzia, nei termini previsti, la Certificazione Unica.
Il contribuente può accedere alla precompilata attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate, previa abilitazione al servizio telematico Fisconline, oppure con apposita delega, per il tramite del proprio sostituto d’imposta o ancora rivolgendosi ad un Caf o a un professionista.
Sul contenuto del modello è chiarito che in esso sono riportati, oltre ai redditi di lavoro dipendente, di pensione o assimilati e alle ritenute, anche:
– i dati familiari;
– i redditi di lavoro autonomo occasionali;
– gli altri redditi diversi;
– le informazioni relative ad oneri detraibili e deducibili;
– i dati trasmessi dagli enti esterni che erogano mutui agrari o fondiari,
– i dati trasmessi dalle imprese assicuratrici e dagli enti previdenziali;
– i dati relativi a terreni e fabbricati.

Dal 15 aprile prossimo, il modello è disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, mentre, dal 1° maggio al 7 luglio il contribuente potrà accettare o modificare la dichiarazione per poi trasmetterla all’Agenzia delle entrate.
Il contribuente non è soggetto al controllo documentale sugli oneri precompilati comunicati all’Agenzia da banche, assicurazioni ed enti previdenziali, qualora accetti il modello senza modifiche o con modifiche che non incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta. La predetta agevolazione vale anche se il 730 viene presentato tramite un intermediario con le modalità ordinarie.
In caso di visto di conformità infedele dell’intermediario, quest’ultimo è soggetto al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione che sarebbe stata richiesta dal contribuente. È esonerato da responsabilità qualora l’infedeltà del visto sia determinata da condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

D’ora in avanti i contenuti della nuova dichiarazione precompilata non saranno più un rebus grazie alle minuziose precisazioni fornite sui destinatari, sul contenuto, sulle modalità di accesso, accettazione e modifica, sulla presentazione, sui controlli documentali, sul sistema sanzionatorio e sui compensi degli intermediari (Agenzia entrate - circolare n. 11/2015).

Nella Circolare n. 11/E del 23 marzo 2015, l’Agenzia delle entrate scioglie molteplici dubbi sul 730 precompilato, sulla spinta dei numerosi quesiti posti sull’argomento dai sostituti d’imposta e dagli intermediari.
In particolare, viene chiarito che il nuovo modello precompilato è disponibile per i contribuenti che, nell’anno 2014, risultano essere dipendenti e pensionati e per il quali è stata trasmessa alla stessa Agenzia, nei termini previsti, la Certificazione Unica.
Il contribuente può accedere alla precompilata attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate, previa abilitazione al servizio telematico Fisconline, oppure con apposita delega, per il tramite del proprio sostituto d’imposta o ancora rivolgendosi ad un Caf o a un professionista.
Sul contenuto del modello è chiarito che in esso sono riportati, oltre ai redditi di lavoro dipendente, di pensione o assimilati e alle ritenute, anche:
- i dati familiari;
- i redditi di lavoro autonomo occasionali;
- gli altri redditi diversi;
- le informazioni relative ad oneri detraibili e deducibili;
- i dati trasmessi dagli enti esterni che erogano mutui agrari o fondiari,
- i dati trasmessi dalle imprese assicuratrici e dagli enti previdenziali;
- i dati relativi a terreni e fabbricati.

Dal 15 aprile prossimo, il modello è disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate, mentre, dal 1° maggio al 7 luglio il contribuente potrà accettare o modificare la dichiarazione per poi trasmetterla all’Agenzia delle entrate.
Il contribuente non è soggetto al controllo documentale sugli oneri precompilati comunicati all’Agenzia da banche, assicurazioni ed enti previdenziali, qualora accetti il modello senza modifiche o con modifiche che non incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta. La predetta agevolazione vale anche se il 730 viene presentato tramite un intermediario con le modalità ordinarie.
In caso di visto di conformità infedele dell’intermediario, quest’ultimo è soggetto al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione che sarebbe stata richiesta dal contribuente. È esonerato da responsabilità qualora l’infedeltà del visto sia determinata da condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.

5 per mille per i settori di rilevanza sociale: in rete le istruzioni

A fronte delle novità introdotte dalla Legge di stabilità 2015, per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche il contributo del 5 per mille non è più provvisorio ma rappresenta una forma stabile di finanziamento. Rispetto al 2014, per l’anno in corso e per quelli successivi le modalità di accesso sono invariate e devono essere ripetute annualmente con riferimento a ciascun esercizio finanziario (Agenzia entrate – circolare n. 13/2015).

Tra gli enti di volontariato, sono ammessi alla fruizione del 5 per mille le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, gli Enti ecclesiastici, le Onlus parziali (che svolgono la propria attività nel settore della cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale), le Organizzazioni di volontariato, le Organizzazioni governative, le Cooperative sociali, le Associazioni di promozione sociale e le Associazioni e fondazioni.
Per le associazioni sportive, invece, l’ammissione al beneficio è subordinato al possesso dei seguenti requisiti:
– costituzione in linea con le norme previste per l’attività sportiva dilettantistica;
– possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI;
– affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
– presenza nell’ambito dell’organizzazione del settore giovanile;
– effettivo svolgimento in via prevalente di attività di avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni, ovvero di avviamento alla pratica sportiva in favore di persone di età non inferiore a 60 anni, o nei confronti di soggetti svantaggiati in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

La procedura di ammissione al beneficio è legata al seguente calendario nel quale sono riportate i diversi termini previsti per accedere definitivamente al contributo:
– 7 maggio: termine per la presentazione telematica della domanda all’Agenzia delle Entrate;
– 14 maggio: pubblicazione provvisoria sul sito dell’Agenzia delle Entrate dei soggetti ammessi al beneficio;
– 20 maggio: termine per la presentazione delle istanze all’Agenzia delle entrate per la correzione di eventuali errori di iscrizione negli elenchi;
– 25 maggio: pubblicazione definitiva dell’elenco aggiornato dei soggetti ammessi al beneficio;
– 30 giugno: termine per l’invio delle dichiarazioni sostitutive;
– 30 settembre: termine per la regolarizzazione della domanda di iscrizione o delle successive integrazioni documentali.

Dalle suddette scadenze si evince che il 30 settembre è il termine ultimo entro il quale gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche possono regolarizzare la propria posizione ai fini dell’ammissione al riparto delle quote del 5 per mille. La regolarizzazione, però, non è gratis: è soggetta al pagamento di una sanzione di € 258,00.

A fronte delle novità introdotte dalla Legge di stabilità 2015, per gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche il contributo del 5 per mille non è più provvisorio ma rappresenta una forma stabile di finanziamento. Rispetto al 2014, per l’anno in corso e per quelli successivi le modalità di accesso sono invariate e devono essere ripetute annualmente con riferimento a ciascun esercizio finanziario (Agenzia entrate - circolare n. 13/2015).

Tra gli enti di volontariato, sono ammessi alla fruizione del 5 per mille le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, gli Enti ecclesiastici, le Onlus parziali (che svolgono la propria attività nel settore della cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale), le Organizzazioni di volontariato, le Organizzazioni governative, le Cooperative sociali, le Associazioni di promozione sociale e le Associazioni e fondazioni.
Per le associazioni sportive, invece, l’ammissione al beneficio è subordinato al possesso dei seguenti requisiti:
- costituzione in linea con le norme previste per l’attività sportiva dilettantistica;
- possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI;
- affiliazione ad una Federazione sportiva nazionale o ad una disciplina sportiva associata o ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI;
- presenza nell’ambito dell’organizzazione del settore giovanile;
- effettivo svolgimento in via prevalente di attività di avviamento e formazione allo sport dei giovani di età inferiore a 18 anni, ovvero di avviamento alla pratica sportiva in favore di persone di età non inferiore a 60 anni, o nei confronti di soggetti svantaggiati in ragione delle condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

La procedura di ammissione al beneficio è legata al seguente calendario nel quale sono riportate i diversi termini previsti per accedere definitivamente al contributo:
- 7 maggio: termine per la presentazione telematica della domanda all’Agenzia delle Entrate;
- 14 maggio: pubblicazione provvisoria sul sito dell’Agenzia delle Entrate dei soggetti ammessi al beneficio;
- 20 maggio: termine per la presentazione delle istanze all’Agenzia delle entrate per la correzione di eventuali errori di iscrizione negli elenchi;
- 25 maggio: pubblicazione definitiva dell’elenco aggiornato dei soggetti ammessi al beneficio;
- 30 giugno: termine per l’invio delle dichiarazioni sostitutive;
- 30 settembre: termine per la regolarizzazione della domanda di iscrizione o delle successive integrazioni documentali.

Dalle suddette scadenze si evince che il 30 settembre è il termine ultimo entro il quale gli enti di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche possono regolarizzare la propria posizione ai fini dell’ammissione al riparto delle quote del 5 per mille. La regolarizzazione, però, non è gratis: è soggetta al pagamento di una sanzione di € 258,00.

TASI: unico modello di dichiarazione in tutta Italia

Al modello di dichiarazione del tributo per i servizi indivisibili (TASI) si applicano le disposizioni concernenti l’approvazione del modello di dichiarazione relativo all’imposta municipale propria (Ministero dell’economia e delle finanze – Risoluzione 25 marzo 2015, n. 3/DF).

Diversi comuni hanno emanato un apposito modello, valido nel proprio territorio, ai fini della dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI), causando diverse problematiche ai contribuenti.
A tal fine, è stata rappresentata la necessità di poter disporre di un unico modello di dichiarazione valevole per l’intero territorio nazionale.
Dalla lettura delle norme che disciplinano la TASI, emerge che il modello di dichiarazione deve essere approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
In particolare, l’art. 1, comma 639 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 stabilisce che l’imposta unica comunale (IUC) si compone dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.
Data la stretta relazione tra i menzionati tributi, il Legislatore ha previsto alcune disposizioni comuni, tra le quali, emergono quelle contenute nei successivi comm 684 e 685, in base ai quali i soggetti passivi presentano la dichiarazione relativa alla IUC entro il termine del 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo e la dichiarazione deve essere redatta “su modello messo a disposizione dal comune”.
Si sottolinea, quindi, che dalla semplice lettura di quest’ultima norma, emerge che al comune è demandato esclusivamente l’onere di mettere a disposizione il modello ma non anche di predisporlo.
Inoltre, il successivo comma 687 stabilisce espressamente che “ai fini della dichiarazione relativa alla TASI si applicano le disposizioni concernenti la presentazione della dichiarazione dell’IMU”, dichiarazione che deve essere presentata utilizzando il modello approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Si conclude affermado che da tale ricostruzione normativa appare evidente che anche il modello di dichiarazione TASI, emanato secondo le anzidette modalità, deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale né si riscontrano all’interno della disciplina generale del tributo norme dalle quali sia possibile desumere la facoltà per i comuni di predisporre autonomamente modelli di dichiarazione concernenti la TASI, i quali, tra l’altro, confliggerebbero con i principi di semplificazione amministrativa degli adempimenti dei contribuenti, già realizzati con l’IMU.

Al modello di dichiarazione del tributo per i servizi indivisibili (TASI) si applicano le disposizioni concernenti l’approvazione del modello di dichiarazione relativo all’imposta municipale propria (Ministero dell’economia e delle finanze - Risoluzione 25 marzo 2015, n. 3/DF).

Diversi comuni hanno emanato un apposito modello, valido nel proprio territorio, ai fini della dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI), causando diverse problematiche ai contribuenti.
A tal fine, è stata rappresentata la necessità di poter disporre di un unico modello di dichiarazione valevole per l’intero territorio nazionale.
Dalla lettura delle norme che disciplinano la TASI, emerge che il modello di dichiarazione deve essere approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
In particolare, l’art. 1, comma 639 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 stabilisce che l’imposta unica comunale (IUC) si compone dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell'utilizzatore dell'immobile e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.
Data la stretta relazione tra i menzionati tributi, il Legislatore ha previsto alcune disposizioni comuni, tra le quali, emergono quelle contenute nei successivi comm 684 e 685, in base ai quali i soggetti passivi presentano la dichiarazione relativa alla IUC entro il termine del 30 giugno dell'anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo e la dichiarazione deve essere redatta "su modello messo a disposizione dal comune".
Si sottolinea, quindi, che dalla semplice lettura di quest’ultima norma, emerge che al comune è demandato esclusivamente l’onere di mettere a disposizione il modello ma non anche di predisporlo.
Inoltre, il successivo comma 687 stabilisce espressamente che "ai fini della dichiarazione relativa alla TASI si applicano le disposizioni concernenti la presentazione della dichiarazione dell'IMU", dichiarazione che deve essere presentata utilizzando il modello approvato con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.
Si conclude affermado che da tale ricostruzione normativa appare evidente che anche il modello di dichiarazione TASI, emanato secondo le anzidette modalità, deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale né si riscontrano all’interno della disciplina generale del tributo norme dalle quali sia possibile desumere la facoltà per i comuni di predisporre autonomamente modelli di dichiarazione concernenti la TASI, i quali, tra l’altro, confliggerebbero con i principi di semplificazione amministrativa degli adempimenti dei contribuenti, già realizzati con l’IMU.

Il Fisco chiarisce sulla ricezione dei dati relativi al modello 730-4

I sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello CSO e che non hanno trasmesso il quadro CT della certificazione unica entro il 12 marzo 2015, devono effettuare la trasmissione della comunicazione CSO entro il 15 aprile 2015. (Agenzia delle entrate – risoluzione  25 marzo 2015, n. 33/E).

I sostituti d’imposta, al fine di effettuare operazioni di conguaglio, hanno l’obbligo di ricevere in via telematica i dati contenuti nei modelli 730-4 dei soggetti sostituiti tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate e a tal fine, gli stessi devono comunicare all’Agenzia delle entrate la sede telematica (propria o di un intermediario) dove ricevere i predetti risultati contabili.
Con l’introduzione, in via sperimentale, della dichiarazione dei redditi precompilata, è stato previsto, a partire dal 2015, l’obbligo per i sostituti d’imposta di trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate, entro il 7 marzo, le certificazioni relative ai redditi di lavoro dipendente, ai redditi di lavoro autonomo e ai redditi diversi, rilasciate ai percipienti entro il 28 febbraio.
É stato, inoltre, previsto che i sostituti d’imposta comunicano la scelta della sede telematica entro il 7 marzo unitamente alle certificazioni uniche; a tal proposito, nella certificazione unica è stato inserito il quadro CT la cui compilazione è riservata ai sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello per la “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate” e che trasmettono almeno una certificazione di redditi di lavoro dipendente.
Qualora lo stesso sostituto d’imposta effettui più invii contenenti almeno una certificazione di redditi di lavoro dipendente, il quadro CT deve essere compilato per ogni fornitura.
In caso di più invii, ai fini della messa a disposizione dei risultati contabili dei dipendenti, sono acquisiti la sede telematica e gli altri dati presenti nel quadro CT contenuto nell’ultimo invio effettuato.
Tenuto conto che le comunicazioni dovevano essere trasmesse entro il 9 marzo (in quanto il 7 marzo era sabato) e potevano essere ritrasmesse per correggere errori od omissioni entro cinque giorni dalla scadenza originaria del 7 marzo, quindi entro il 12 marzo, l’Agenzia fa presente che le comunicazioni trasmesse successivamente alla data del 12 marzo non sono prese in considerazione ai fini della dichiarazione precompilata e che, analogamente, i dati contenuti nel quadro CT non sono acquisiti ai fini della messa a disposizione dei risultati contabili dei dipendenti.
Pertanto, per i sostituti d’imposta che hanno effettuato più invii del quadro CT sono presi in considerazione i dati contenuti nell’ultimo invio effettuato entro il 12 marzo.
I sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello e che non hanno trasmesso il quadro CT ovvero lo hanno trasmesso per la prima volta successivamente al 12 marzo 2015 devono utilizzare il modello “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi al modello 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate” (cd modello CSO).
Lo stesso modello deve essere utilizzato dai sostituti d’imposta che intendono variare i dati già comunicati a partire dal 2011 con il modello CSO ovvero con il quadro CT della Certificazione Unica 2015 (ad esempio, variazione di sede Entratel, indicazione dell’intermediario o variazione dell’intermediario già comunicato).
Il modello deve essere trasmesso dai sostituti d’imposta mediante i servizi telematici, direttamente o tramite un intermediario incaricato della trasmissione telematica delle dichiarazioni.
A partire dal 23 marzo è possibile trasmettere le comunicazioni con il modello CSO in quanto il sistema informativo dell’Agenzia delle entrate, a partire dallo scorso 4 febbraio 2015, aveva sospeso l’acquisizione dei file contenenti le comunicazioni per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 (CSO), per rendere possibile la ricezione del flusso dei file contenenti le certificazioni uniche.
Al riguardo, si precisa che i sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello CSO e che non hanno trasmesso il quadro CT entro il 12 marzo 2015, devono effettuare la trasmissione della comunicazione CSO entro il 15 aprile 2015.
Infine, per quanto riguarda le comunicazioni di variazione dei dati, si precisa che le relative informazioni sono prese in considerazione per i modelli 730-4 del 2015 se la comunicazione CSO è trasmessa entro il 25 maggio 2015, altrimenti le predette informazioni sono prese in considerazione per i modelli 730-4 del 2016.

I sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello CSO e che non hanno trasmesso il quadro CT della certificazione unica entro il 12 marzo 2015, devono effettuare la trasmissione della comunicazione CSO entro il 15 aprile 2015. (Agenzia delle entrate - risoluzione  25 marzo 2015, n. 33/E).

I sostituti d’imposta, al fine di effettuare operazioni di conguaglio, hanno l’obbligo di ricevere in via telematica i dati contenuti nei modelli 730-4 dei soggetti sostituiti tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate e a tal fine, gli stessi devono comunicare all’Agenzia delle entrate la sede telematica (propria o di un intermediario) dove ricevere i predetti risultati contabili.
Con l’introduzione, in via sperimentale, della dichiarazione dei redditi precompilata, è stato previsto, a partire dal 2015, l’obbligo per i sostituti d’imposta di trasmettere in via telematica all’Agenzia delle entrate, entro il 7 marzo, le certificazioni relative ai redditi di lavoro dipendente, ai redditi di lavoro autonomo e ai redditi diversi, rilasciate ai percipienti entro il 28 febbraio.
É stato, inoltre, previsto che i sostituti d’imposta comunicano la scelta della sede telematica entro il 7 marzo unitamente alle certificazioni uniche; a tal proposito, nella certificazione unica è stato inserito il quadro CT la cui compilazione è riservata ai sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello per la "Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate" e che trasmettono almeno una certificazione di redditi di lavoro dipendente.
Qualora lo stesso sostituto d’imposta effettui più invii contenenti almeno una certificazione di redditi di lavoro dipendente, il quadro CT deve essere compilato per ogni fornitura.
In caso di più invii, ai fini della messa a disposizione dei risultati contabili dei dipendenti, sono acquisiti la sede telematica e gli altri dati presenti nel quadro CT contenuto nell’ultimo invio effettuato.
Tenuto conto che le comunicazioni dovevano essere trasmesse entro il 9 marzo (in quanto il 7 marzo era sabato) e potevano essere ritrasmesse per correggere errori od omissioni entro cinque giorni dalla scadenza originaria del 7 marzo, quindi entro il 12 marzo, l’Agenzia fa presente che le comunicazioni trasmesse successivamente alla data del 12 marzo non sono prese in considerazione ai fini della dichiarazione precompilata e che, analogamente, i dati contenuti nel quadro CT non sono acquisiti ai fini della messa a disposizione dei risultati contabili dei dipendenti.
Pertanto, per i sostituti d’imposta che hanno effettuato più invii del quadro CT sono presi in considerazione i dati contenuti nell’ultimo invio effettuato entro il 12 marzo.
I sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello e che non hanno trasmesso il quadro CT ovvero lo hanno trasmesso per la prima volta successivamente al 12 marzo 2015 devono utilizzare il modello "Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi al modello 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate" (cd modello CSO).
Lo stesso modello deve essere utilizzato dai sostituti d’imposta che intendono variare i dati già comunicati a partire dal 2011 con il modello CSO ovvero con il quadro CT della Certificazione Unica 2015 (ad esempio, variazione di sede Entratel, indicazione dell’intermediario o variazione dell’intermediario già comunicato).
Il modello deve essere trasmesso dai sostituti d’imposta mediante i servizi telematici, direttamente o tramite un intermediario incaricato della trasmissione telematica delle dichiarazioni.
A partire dal 23 marzo è possibile trasmettere le comunicazioni con il modello CSO in quanto il sistema informativo dell’Agenzia delle entrate, a partire dallo scorso 4 febbraio 2015, aveva sospeso l’acquisizione dei file contenenti le comunicazioni per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 (CSO), per rendere possibile la ricezione del flusso dei file contenenti le certificazioni uniche.
Al riguardo, si precisa che i sostituti d’imposta che non hanno presentato, a partire dal 2011, l’apposito modello CSO e che non hanno trasmesso il quadro CT entro il 12 marzo 2015, devono effettuare la trasmissione della comunicazione CSO entro il 15 aprile 2015.
Infine, per quanto riguarda le comunicazioni di variazione dei dati, si precisa che le relative informazioni sono prese in considerazione per i modelli 730-4 del 2015 se la comunicazione CSO è trasmessa entro il 25 maggio 2015, altrimenti le predette informazioni sono prese in considerazione per i modelli 730-4 del 2016.