Brevetti, marchi e disegni industriali: dal 2 febbraio del domande sono online

Dal 2 febbraio 2015 sarà possibile trasmettere da casa, online, direttamente al Ministero dello Sviluppo Economico, le domande di brevetto, marchio e disegno industriale (Agenzia entrate – risoluzione n. 11/2015).

La nuova modalità di deposito è disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e consente oltre alla compilazione guidata dei moduli online, di provvedere al pagamento delle tasse dovute tramite modello F24 “Versamenti con elementi identificativi” o F24 “Enti pubblici”.

A tal fine, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto i seguenti codici tributo per effettuare i pagamenti dei diritti relativi ai titoli di proprietà industriale e le tasse sulle concessioni governative sui marchi, connessi alla nuova modalità di deposito telematico:

– “C300” denominato “Brevetti e Disegni – Deposito, Annualità. Diritti di opposizione. Altri tributi”;
– “C301” denominato “Annualità Convalida Brevetto Europeo”;
– “C302” denominato “Marchio – Primo Deposito, Rinnovo”.

Dal 2 febbraio 2015 sarà possibile trasmettere da casa, online, direttamente al Ministero dello Sviluppo Economico, le domande di brevetto, marchio e disegno industriale (Agenzia entrate - risoluzione n. 11/2015).

La nuova modalità di deposito è disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e consente oltre alla compilazione guidata dei moduli online, di provvedere al pagamento delle tasse dovute tramite modello F24 "Versamenti con elementi identificativi" o F24 "Enti pubblici".

A tal fine, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto i seguenti codici tributo per effettuare i pagamenti dei diritti relativi ai titoli di proprietà industriale e le tasse sulle concessioni governative sui marchi, connessi alla nuova modalità di deposito telematico:

- "C300" denominato "Brevetti e Disegni – Deposito, Annualità. Diritti di opposizione. Altri tributi";
- "C301" denominato "Annualità Convalida Brevetto Europeo";
- "C302" denominato "Marchio – Primo Deposito, Rinnovo".

Esonero contributivo ex L. 190/2014 anche in caso di trasformazione del contratto a termine

Primi importanti chiarimenti in merito alla fruizione del beneficio introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, concernente l’esonero totale dei contributi previdenziali per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2015.

Campo di applicazione

L’incentivo in oggetto è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati, ivi compresi quelli del settore agricolo (ma escluse le amministrazioni pubbliche):
– datori di lavoro imprenditori, intendendo per tali coloro che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi, idonea a ricavare dalla cessione di tali beni o servizi quantomeno ciò che occorre per compensare i fattori produttivi impiegati e quindi a perseguire, tendenzialmente, almeno il pareggio di bilancio. Di qui, rientrano tra i beneficiari della misura anche gli enti pubblici economici (EPE) e gli organismi pubblici che sono stati interessati da processi di privatizzazione (trasformazione in società di capitali), indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata del capitale;
– datori di lavoro non imprenditori, quali, ad esempio, le associazioni culturali, politiche o sindacali, le associazioni di volontariato, gli studi professionali.
L’esonero contributivo riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati con decorrenza dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, ancorché in regime di part-time, con l’eccezione dei contratti di apprendistato e di quelli di lavoro domestico. Nel novero delle tipologie contrattuali incentivate rientra anche il lavoro ripartito o job sharing a tempo indeterminato, nonché i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati per l’assunzione di dirigente, con socio di una cooperativa di lavoro, con lavoratore a scopo di somministrazione. E’ escluso il lavoro intermittente.

Condizioni per il diritto all’esonero

L’agevolazione spetta a condizione che, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, il lavoratore non sia stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto a tempo indeterminato (anche se di apprendistato, domestico o a scopo di somministrazione). Inoltre, allo scopo di ridurre il rischio di precostituzione artificiosa dei presupposti per l’applicazione del beneficio, è esclusa l’applicazione anche laddove, nell’arco dei 3 mesi antecedenti il 1° gennaio 2015 (data di entrata in vigore della Legge di stabilità 2015), il lavoratore assunto abbia già avuto rapporti a tempo indeterminato con lo stesso datore di lavoro ovvero con società da questi controllate o a questi collegate, ovvero facenti capo, ancorché per interposta persona, al datore medesimo o che presentino assetti proprietari coincidenti sotto il profilo sostanziale.
In senso inverso a quanto previsto dalla Riforma Fornero, la condizione ostativa per cui un incentivo all’assunzione non spetta ove la medesima costituisca attuazione di un obbligo che scaturisce da norme di legge o del contratto collettivo di lavoro, non trova applicazione; evidentemente, perché essa è preordinata ad assicurare il corretto utilizzo delle risorse finanziare, mentre la norma in oggetto è finalizzata a creare “nuova occupazione” e, in particolare, a promuovere la massima espansione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Orbene, ne discende che può fruire dell’esonero contributivo anche il datore di lavoro privato che:
– trasformi un rapporto di lavoro a termine in un rapporto a tempo indeterminato;
– assuma a tempo indeterminato il lavoratore con il quale, nel corso dei 12 mesi precedenti, ha avuto uno o più rapporti di lavoro a termine per un periodo complessivo di attività lavorativa superiore a 6 mesi.

Datori di lavoro agricoli

Per il settore agricolo, anche alla luce delle specificità che connotano lo svolgimento delle relative prestazioni lavorative, emergono profili di diversità; sicché, a decorrere dal primo gennaio 2015, l’esonero contributivo in oggetto si applica anche alle assunzioni a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato, dei lavoratori agricoli che si trovino in una delle seguenti condizioni:
– che non risultino occupati nel corso dell’anno 2014, in forza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato (anche di apprendistato o a scopo di somministrazione), presso qualsiasi datore di lavoro agricolo;
– che non risultino iscritti negli elenchi nominativi dell’anno 2014 per un numero di giornate di lavoro pari o superiore a 250 giornate, in qualità di lavoratori a tempo determinato presso qualsiasi datore di lavoro agricolo.
In tale settore, l’esonero contributivo è riconosciuto nel limite delle risorse stanziate e perciò sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle relative istanze. Peraltro, ai dirigenti, quadri e impiegati del settore agricolo si applica la disciplina generale.

Misura e durata dell’incentivo

La misura dell’esonero è pari all’ammontare dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con eccezione delle seguenti forme di contribuzione:
– premi e contributi dovuti all’Inail;
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di tesoreria;
– il contributo, ove dovuto, ai fondi di solidarietà bilaterali.
La durata del predetto esonero è stabilita in un triennio e decorre dalla data di assunzione del lavoratore. In ogni caso, esso non può essere superiore alla misura massima di 8.060,00 euro su base annua, adeguata in relazione ai rapporti di lavoro part-time (di tipo orizzontale, verticale o misto), sulla base della minor durata dell’orario di lavoro rispetto a quella stabilita dalla legge o dalla contrattazione. La soglia massima di esonero va riferita al periodo di paga mensile ed è pari a euro 671,66 (€ 8.060,00 / 12); per rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, questa va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di euro 22,08 (€ 8.060,00 / 365 gg.) per ogni giorno di fruizione. La contribuzione eccedente la predetta soglia mensile potrà formare comunque oggetto di esonero nel corso di ogni anno solare del rapporto agevolato, nel rispetto della soglia massima pari a euro 8.060,00 su base annua.

Cumulabilità con altre forme di incentivo all’occupazione

L’esonero contributivo triennale non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente (tra cui gli incentivi per l’assunzione di lavoratori over 50 o di donne in aree svantaggiate), ma è cumulabile con gli incentivi che assumono natura economica:
– per l’assunzione dei lavoratori disabili;
– per l’assunzione di giovani genitori;
– per l’assunzione di beneficiari del trattamento ASpI;
– l’incentivo inerente il “Programma Garanzia Giovani” (sulla base di una modifica del decreto istitutivo, ancora da registrare presso la Corte dei Conti, tale incentivo è ora cumulabile con altre misure di natura economica o contributiva non selettive rispetto ai datori di lavoro o ai lavoratori);
– per l’assunzione di giovani lavoratori agricoli.
– l’incentivo sperimentale per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 30, anche se in maniera limitata;
– per l’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, limitatamente al contributo pari al 50% dell’indennità mensile che sarebbe spettata al lavoratore per il residuo periodo di diritto alla indennità medesima.

La soppressione dei benefici contributivi ex Legge 407/1990

Con l’introduzione delle norme analizzate, sono soppressi, con riferimento alle assunzioni decorrenti dal 1° gennaio 2015, i benefici contributivi riguardanti le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da almeno ventiquattro mesi. In ogni caso, per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre 2014, il datore di lavoro continuerà a fruire del beneficio contributivo.

Primi importanti chiarimenti in merito alla fruizione del beneficio introdotto dalla Legge di Stabilità 2015, concernente l’esonero totale dei contributi previdenziali per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel corso del 2015.

Campo di applicazione

L’incentivo in oggetto è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati, ivi compresi quelli del settore agricolo (ma escluse le amministrazioni pubbliche):
- datori di lavoro imprenditori, intendendo per tali coloro che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi, idonea a ricavare dalla cessione di tali beni o servizi quantomeno ciò che occorre per compensare i fattori produttivi impiegati e quindi a perseguire, tendenzialmente, almeno il pareggio di bilancio. Di qui, rientrano tra i beneficiari della misura anche gli enti pubblici economici (EPE) e gli organismi pubblici che sono stati interessati da processi di privatizzazione (trasformazione in società di capitali), indipendentemente dalla proprietà pubblica o privata del capitale;
- datori di lavoro non imprenditori, quali, ad esempio, le associazioni culturali, politiche o sindacali, le associazioni di volontariato, gli studi professionali.
L’esonero contributivo riguarda tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati con decorrenza dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, ancorché in regime di part-time, con l’eccezione dei contratti di apprendistato e di quelli di lavoro domestico. Nel novero delle tipologie contrattuali incentivate rientra anche il lavoro ripartito o job sharing a tempo indeterminato, nonché i rapporti di lavoro a tempo indeterminato instaurati per l’assunzione di dirigente, con socio di una cooperativa di lavoro, con lavoratore a scopo di somministrazione. E’ escluso il lavoro intermittente.

Condizioni per il diritto all’esonero

L’agevolazione spetta a condizione che, nei 6 mesi precedenti l’assunzione, il lavoratore non sia stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto a tempo indeterminato (anche se di apprendistato, domestico o a scopo di somministrazione). Inoltre, allo scopo di ridurre il rischio di precostituzione artificiosa dei presupposti per l’applicazione del beneficio, è esclusa l’applicazione anche laddove, nell’arco dei 3 mesi antecedenti il 1° gennaio 2015 (data di entrata in vigore della Legge di stabilità 2015), il lavoratore assunto abbia già avuto rapporti a tempo indeterminato con lo stesso datore di lavoro ovvero con società da questi controllate o a questi collegate, ovvero facenti capo, ancorché per interposta persona, al datore medesimo o che presentino assetti proprietari coincidenti sotto il profilo sostanziale.
In senso inverso a quanto previsto dalla Riforma Fornero, la condizione ostativa per cui un incentivo all’assunzione non spetta ove la medesima costituisca attuazione di un obbligo che scaturisce da norme di legge o del contratto collettivo di lavoro, non trova applicazione; evidentemente, perché essa è preordinata ad assicurare il corretto utilizzo delle risorse finanziare, mentre la norma in oggetto è finalizzata a creare "nuova occupazione" e, in particolare, a promuovere la massima espansione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Orbene, ne discende che può fruire dell’esonero contributivo anche il datore di lavoro privato che:
- trasformi un rapporto di lavoro a termine in un rapporto a tempo indeterminato;
- assuma a tempo indeterminato il lavoratore con il quale, nel corso dei 12 mesi precedenti, ha avuto uno o più rapporti di lavoro a termine per un periodo complessivo di attività lavorativa superiore a 6 mesi.

Datori di lavoro agricoli

Per il settore agricolo, anche alla luce delle specificità che connotano lo svolgimento delle relative prestazioni lavorative, emergono profili di diversità; sicché, a decorrere dal primo gennaio 2015, l’esonero contributivo in oggetto si applica anche alle assunzioni a tempo indeterminato, con esclusione dei contratti di apprendistato, dei lavoratori agricoli che si trovino in una delle seguenti condizioni:
- che non risultino occupati nel corso dell’anno 2014, in forza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato (anche di apprendistato o a scopo di somministrazione), presso qualsiasi datore di lavoro agricolo;
- che non risultino iscritti negli elenchi nominativi dell’anno 2014 per un numero di giornate di lavoro pari o superiore a 250 giornate, in qualità di lavoratori a tempo determinato presso qualsiasi datore di lavoro agricolo.
In tale settore, l’esonero contributivo è riconosciuto nel limite delle risorse stanziate e perciò sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle relative istanze. Peraltro, ai dirigenti, quadri e impiegati del settore agricolo si applica la disciplina generale.

Misura e durata dell’incentivo

La misura dell’esonero è pari all’ammontare dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con eccezione delle seguenti forme di contribuzione:
- premi e contributi dovuti all’Inail;
- il contributo, ove dovuto, al Fondo di tesoreria;
- il contributo, ove dovuto, ai fondi di solidarietà bilaterali.
La durata del predetto esonero è stabilita in un triennio e decorre dalla data di assunzione del lavoratore. In ogni caso, esso non può essere superiore alla misura massima di 8.060,00 euro su base annua, adeguata in relazione ai rapporti di lavoro part-time (di tipo orizzontale, verticale o misto), sulla base della minor durata dell’orario di lavoro rispetto a quella stabilita dalla legge o dalla contrattazione. La soglia massima di esonero va riferita al periodo di paga mensile ed è pari a euro 671,66 (€ 8.060,00 / 12); per rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, questa va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di euro 22,08 (€ 8.060,00 / 365 gg.) per ogni giorno di fruizione. La contribuzione eccedente la predetta soglia mensile potrà formare comunque oggetto di esonero nel corso di ogni anno solare del rapporto agevolato, nel rispetto della soglia massima pari a euro 8.060,00 su base annua.

Cumulabilità con altre forme di incentivo all’occupazione

L’esonero contributivo triennale non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente (tra cui gli incentivi per l’assunzione di lavoratori over 50 o di donne in aree svantaggiate), ma è cumulabile con gli incentivi che assumono natura economica:
- per l’assunzione dei lavoratori disabili;
- per l’assunzione di giovani genitori;
- per l’assunzione di beneficiari del trattamento ASpI;
- l’incentivo inerente il "Programma Garanzia Giovani" (sulla base di una modifica del decreto istitutivo, ancora da registrare presso la Corte dei Conti, tale incentivo è ora cumulabile con altre misure di natura economica o contributiva non selettive rispetto ai datori di lavoro o ai lavoratori);
- per l’assunzione di giovani lavoratori agricoli.
- l’incentivo sperimentale per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 30, anche se in maniera limitata;
- per l’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, limitatamente al contributo pari al 50% dell’indennità mensile che sarebbe spettata al lavoratore per il residuo periodo di diritto alla indennità medesima.

La soppressione dei benefici contributivi ex Legge 407/1990

Con l’introduzione delle norme analizzate, sono soppressi, con riferimento alle assunzioni decorrenti dal 1° gennaio 2015, i benefici contributivi riguardanti le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori disoccupati o sospesi dal lavoro e beneficiari di trattamento straordinario di integrazione salariale da almeno ventiquattro mesi. In ogni caso, per le assunzioni e le trasformazioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre 2014, il datore di lavoro continuerà a fruire del beneficio contributivo.

Meno tasse per i buoni pasto, ma solo per quelli elettronici

La Legge di stabilità 2015 ha innalzato il limite di esenzione per i buoni pasto elettronici, portandolo da € 5,29 a € 7,00 (art. 1, co. 16, 17 L. n. 190/2014).

Il nuovo limite di esenzione decorre dal 1° luglio 2015 e riguarda solo i ticket elettronici; di fatto, per quelli cartacei la soglia massima di esenzione è ancora fissata a € 5,29 al giorno.

Pertanto, fino al 30 giugno 2015 il trattamento fiscale dei buoni pasto rimane invariato a prescindere dalla tipologia distribuita, mentre, successivamente a tale data ovvero a decorrere dal 1° luglio, ai sensi di quanto disposto dal Tuir in materia di esenzioni, per i lavoratori dipendenti non concorrono a formare reddito:

– le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29, aumentato a euro 7 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica, le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorativo a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione.

La Legge di stabilità 2015 ha innalzato il limite di esenzione per i buoni pasto elettronici, portandolo da € 5,29 a € 7,00 (art. 1, co. 16, 17 L. n. 190/2014).

Il nuovo limite di esenzione decorre dal 1° luglio 2015 e riguarda solo i ticket elettronici; di fatto, per quelli cartacei la soglia massima di esenzione è ancora fissata a € 5,29 al giorno.

Pertanto, fino al 30 giugno 2015 il trattamento fiscale dei buoni pasto rimane invariato a prescindere dalla tipologia distribuita, mentre, successivamente a tale data ovvero a decorrere dal 1° luglio, ai sensi di quanto disposto dal Tuir in materia di esenzioni, per i lavoratori dipendenti non concorrono a formare reddito:

- le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all'importo complessivo giornaliero di euro 5,29, aumentato a euro 7 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica, le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorativo a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione.

Risparmio energetico e ristrutturazione: prorogate le detrazioni

La Legge di Stabilità per il 2015 è intervenuta con i commi 47, 48 e 657 anche in materia di ecobonus e ristrutturazione.

Le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica si applicano, nella misura del 65%, anche alle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015.
La suddetta detrazione si applica, nella misura del 65%, anche alle spese documentate e rimaste a carico del contribuente:
– per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio, sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015;
– per l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro.
La stessa detrazione si applica altresì alle spese sostenute per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.
Per interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili, la detrazione è pari al 50% per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2015.
Per le spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici spetta, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare, una detrazione dall’imposta lorda nella misura del 65% per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2015.
Per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, è prevista una detrazione, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, nella misura del 50% delle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015 ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro. Tali spese sono computate, ai fini della fruizione della detrazione d’imposta, indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione.
Nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro diciotto mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile, spetta una detrazione del 65%. La detrazione spetta al successivo acquirente o assegnatario delle singole unità immobiliari, in ragione di un’aliquota del 36% del valore degli interventi eseguiti, che si assume in misura pari al 25% del prezzo dell’unità immobiliare risultante nell’atto pubblico di compravendita o di assegnazione e, comunque, entro l’importo massimo di 48.000 euro.
Infine, a seguito dell’approvazione della Legge di Stabilità, è stata aumentata dal 4% all’8% la ritenuta operata dalle banche e Poste Italiane SPA, a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta.

La Legge di Stabilità per il 2015 è intervenuta con i commi 47, 48 e 657 anche in materia di ecobonus e ristrutturazione.

Le detrazioni fiscali per interventi di efficienza energetica si applicano, nella misura del 65%, anche alle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015.
La suddetta detrazione si applica, nella misura del 65%, anche alle spese documentate e rimaste a carico del contribuente:
- per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio, sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015;
- per l'acquisto e la posa in opera delle schermature solari, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro.
La stessa detrazione si applica altresì alle spese sostenute per l'acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.
Per interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili, la detrazione è pari al 50% per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2015.
Per le spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici spetta, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare, una detrazione dall'imposta lorda nella misura del 65% per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2015.
Per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione, è prevista una detrazione, da ripartire tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, nella misura del 50% delle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2015 ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro. Tali spese sono computate, ai fini della fruizione della detrazione d'imposta, indipendentemente dall'importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione.
Nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro diciotto mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell'immobile, spetta una detrazione del 65%. La detrazione spetta al successivo acquirente o assegnatario delle singole unità immobiliari, in ragione di un'aliquota del 36% del valore degli interventi eseguiti, che si assume in misura pari al 25% del prezzo dell'unità immobiliare risultante nell'atto pubblico di compravendita o di assegnazione e, comunque, entro l'importo massimo di 48.000 euro.
Infine, a seguito dell’approvazione della Legge di Stabilità, è stata aumentata dal 4% all’8% la ritenuta operata dalle banche e Poste Italiane SPA, a titolo di acconto dell'imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all'atto dell'accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d'imposta.

Non paga l’IRAP il medico che si avvale di un inserviente

La Corte di Cassazione con sentenza 27 gennaio 2015, n. 1544 non assoggetta ad Irap il professionista che si avvale di un lavoratore part-time, in quanto la mera sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente non costituisce di per se stessa indice indefettibile della presenza di un’autonoma organizzazione.

Il caso

L’Agenzia delle Entrate ricorre contro una pediatra, convenzionata con il servizio Sanitario Nazionale, che nell’esercizio della propria attività si avvale di un inserviente part-time, per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha negato che la contribuente fosse tenuta al versamento dell’IRAP per l’anno 2006, ritenendo che non ricorresse il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
Le conclusioni

I giudici della Suprema Corte osservano che non può trovare accoglimento il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, non potendosi condividere l’assunto della difesa erariale secondo cui, per un medico, la collaborazione di un “inserviente part-time” sarebbe di per se stessa sufficiente, a prescindere dal concreto contenuto qualitativo e quantitativo delle relative prestazioni, ad integrare il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
L’automatica sottopozione ad IRAP del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi siano le mansioni esercitate, vanificherebbe l’affermazione di principio desunta dalla lettera della legge e dal testo costituzionale secondo cui il giudice deve accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatore ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l’IRAP divenga una (probabilmente incostituzionale) «tassa sui redditi di lavoro autonomo».
L’apporto, quindi, fornito all’attività di un professionista dall’utilizzo di ordinarie prestazioni ausiliarie (come quelle di un segretario o di un inserviente)non costituisce di per se stesso, a prescindere da qualunque analisi qualitativa e quantitativa di tali prestazioni, un indice indefettibile della presenza di un’autonoma organizzazione, dovendosi al contrario ritenere che l’apporto di un collaboratore che apra la porta o risponda al telefono mentre il medico visita il paziente o l’avvocato riceve il cliente, o che tenga i ferri mentre il dentista opera, rientri, secondo l’id quod plerumque accidit, nel minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.
Compete al giudice di merito apprezzare, con un giudizio di fatto censurabile solo sotto il profilo del vizio di motivazione, se nel caso concreto, per le specifiche modalità qualitative e quantitative delle prestazioni lavorative di cui il professionista si avvale, le stesse debbano giudicarsi eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.

La Corte di Cassazione con sentenza 27 gennaio 2015, n. 1544 non assoggetta ad Irap il professionista che si avvale di un lavoratore part-time, in quanto la mera sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente non costituisce di per se stessa indice indefettibile della presenza di un'autonoma organizzazione.

Il caso

L’Agenzia delle Entrate ricorre contro una pediatra, convenzionata con il servizio Sanitario Nazionale, che nell’esercizio della propria attività si avvale di un inserviente part-time, per la cassazione della sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale della Toscana ha negato che la contribuente fosse tenuta al versamento dell’IRAP per l’anno 2006, ritenendo che non ricorresse il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
Le conclusioni

I giudici della Suprema Corte osservano che non può trovare accoglimento il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, non potendosi condividere l’assunto della difesa erariale secondo cui, per un medico, la collaborazione di un "inserviente part-time" sarebbe di per se stessa sufficiente, a prescindere dal concreto contenuto qualitativo e quantitativo delle relative prestazioni, ad integrare il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione.
L'automatica sottopozione ad IRAP del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi siano le mansioni esercitate, vanificherebbe l'affermazione di principio desunta dalla lettera della legge e dal testo costituzionale secondo cui il giudice deve accertare in concreto se la struttura organizzativa costituisca un elemento potenziatore ed aggiuntivo ai fini della produzione del reddito, tale da escludere che l'IRAP divenga una (probabilmente incostituzionale) «tassa sui redditi di lavoro autonomo».
L’apporto, quindi, fornito all’attività di un professionista dall’utilizzo di ordinarie prestazioni ausiliarie (come quelle di un segretario o di un inserviente)non costituisce di per se stesso, a prescindere da qualunque analisi qualitativa e quantitativa di tali prestazioni, un indice indefettibile della presenza di un’autonoma organizzazione, dovendosi al contrario ritenere che l’apporto di un collaboratore che apra la porta o risponda al telefono mentre il medico visita il paziente o l’avvocato riceve il cliente, o che tenga i ferri mentre il dentista opera, rientri, secondo l’id quod plerumque accidit, nel minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.
Compete al giudice di merito apprezzare, con un giudizio di fatto censurabile solo sotto il profilo del vizio di motivazione, se nel caso concreto, per le specifiche modalità qualitative e quantitative delle prestazioni lavorative di cui il professionista si avvale, le stesse debbano giudicarsi eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività professionale.

No all’accesso dei Ced alle gare d’appalto per servizi di consulenza del lavoro

Il Consiglio di Stato vieta l’accesso ai Centri di elaborazione dati (Ced) nelle gare d’appalto per l’affidamento di servizi di elaborazione buste paga, gestione dei documenti e degli adempimenti connessi, nonché consulenza in tema di amministrazione del personale. Tali attività, dotate di carattere unitario ed inscindibile, devono essere infatti rimesse esclusivamente ai Consulenti del lavoro o alle società tra professionisti in forza delle riserva contenuta nella L. n. 12/79.

La controversia nasce dalla gara di appalto indetta con bando secondo il quale potevano partecipare alla procedura:
– i consulenti del lavoro;
– gli iscritti agli albi degli avvocati e dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali (ai quali è estesa la riserva di attività in favore dei consulenti del lavoro);
– le società di professionisti.
Il bando stabiliva altresì che, nel caso di società (diverse dalle società di professionisti), esse dovessero avere alle proprie dipendenze almeno un soggetto in possesso dei requisiti previsti dalla L. n. 12/79. Pertanto, la lex specialis ammetteva (sia pure a determinate condizioni) la partecipazione alla gara da parte delle società commerciali diverse dalle società di professionisti di cui alla L. 183 del 2011.
In particolare, gli appellanti ritenevano che l’oggetto principale dell’appalto fosse quello di semplici “operazioni di calcolo e stampa” dei cedolini paga (attività, ai sensi dell’art. 1, co. 5, L. n. 12/1979, legittimamente svolta da centri di elaborazione dati, a condizione di essere assistiti da uno o più dei professionisti iscritti agli albi). Ad avviso del Collegio, però, l’eccezione non può essere condivisa, dovendosi – piuttosto – ritenere che fra le attività che costituivano oggetto dell’appalto rientrassero (sia pure in modo non esclusivo) taluni servizi il cui espletamento risulta allo stato riservato agli iscritti a particolari professioni, vale a dire:
– l’adeguamento delle buste paga a seguito di eventuali variazioni retributive e normative (il quale presuppone un’attività di contestualizzazione normativa cui sono sottese valutazioni di carattere tecnico-giuridico non espletabili in via automatica);
– l’assolvimento degli adempimenti presso gli enti pubblici territorialmente competenti coinvolti nella gestione dei rapporti di lavoro (es.: istituti previdenziali, assicurativi, Direzione Territoriale del Lavoro, Agenzia delle entrate etc.), mediante redazione, consegna, accesso presso gli uffici o invio telematico della documentazione dovuta all’ente pubblico competente da parte del Fornitore. Anche in questo caso, quindi, si tratta di attività di carattere complesso e articolato, che non si esauriscono e nel mero compimento di operazioni materiali di calcolo, ma ricadono nella generale – e residuale – categoria degli “adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale, per i quali opera la riserva dell’iscrizione agli albi professionali di cui all’art. 1 della L. n. 12 del 1979;
– l’attività di consulenza per l’amministrazione del personale con particolare riguardo a quelle da fornire “in occasione di eventuali accertamenti ispettivi, garantendo la presenza di un consulente competente presso la Fondazione entro 24 ore dall’inoltro della richiesta” e “in occasione di vertenze di lavoro”.
E’ evidente dunque che, in tutte le ipotesi di cui sopra, l’attività richiesta all’aggiudicatario non si limitasse al solo svolgimento delle operazioni di mero calcolo e stampa dei cedolini. Al contrario, lo svolgimento delle attività in parola presupponeva lo svolgimento di attività di carattere intellettuale implicanti il possesso di specifiche cognizioni lavoristico-previdenziali (attività per il cui svolgimento opera la più volte richiamata riserva dell’iscrizione agli albi professionali).

Il Consiglio di Stato vieta l’accesso ai Centri di elaborazione dati (Ced) nelle gare d’appalto per l’affidamento di servizi di elaborazione buste paga, gestione dei documenti e degli adempimenti connessi, nonché consulenza in tema di amministrazione del personale. Tali attività, dotate di carattere unitario ed inscindibile, devono essere infatti rimesse esclusivamente ai Consulenti del lavoro o alle società tra professionisti in forza delle riserva contenuta nella L. n. 12/79.

La controversia nasce dalla gara di appalto indetta con bando secondo il quale potevano partecipare alla procedura:
- i consulenti del lavoro;
- gli iscritti agli albi degli avvocati e dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali (ai quali è estesa la riserva di attività in favore dei consulenti del lavoro);
- le società di professionisti.
Il bando stabiliva altresì che, nel caso di società (diverse dalle società di professionisti), esse dovessero avere alle proprie dipendenze almeno un soggetto in possesso dei requisiti previsti dalla L. n. 12/79. Pertanto, la lex specialis ammetteva (sia pure a determinate condizioni) la partecipazione alla gara da parte delle società commerciali diverse dalle società di professionisti di cui alla L. 183 del 2011.
In particolare, gli appellanti ritenevano che l’oggetto principale dell’appalto fosse quello di semplici "operazioni di calcolo e stampa" dei cedolini paga (attività, ai sensi dell’art. 1, co. 5, L. n. 12/1979, legittimamente svolta da centri di elaborazione dati, a condizione di essere assistiti da uno o più dei professionisti iscritti agli albi). Ad avviso del Collegio, però, l’eccezione non può essere condivisa, dovendosi - piuttosto – ritenere che fra le attività che costituivano oggetto dell’appalto rientrassero (sia pure in modo non esclusivo) taluni servizi il cui espletamento risulta allo stato riservato agli iscritti a particolari professioni, vale a dire:
- l’adeguamento delle buste paga a seguito di eventuali variazioni retributive e normative (il quale presuppone un’attività di contestualizzazione normativa cui sono sottese valutazioni di carattere tecnico-giuridico non espletabili in via automatica);
- l’assolvimento degli adempimenti presso gli enti pubblici territorialmente competenti coinvolti nella gestione dei rapporti di lavoro (es.: istituti previdenziali, assicurativi, Direzione Territoriale del Lavoro, Agenzia delle entrate etc.), mediante redazione, consegna, accesso presso gli uffici o invio telematico della documentazione dovuta all’ente pubblico competente da parte del Fornitore. Anche in questo caso, quindi, si tratta di attività di carattere complesso e articolato, che non si esauriscono e nel mero compimento di operazioni materiali di calcolo, ma ricadono nella generale – e residuale – categoria degli "adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale, per i quali opera la riserva dell’iscrizione agli albi professionali di cui all’art. 1 della L. n. 12 del 1979;
- l’attività di consulenza per l’amministrazione del personale con particolare riguardo a quelle da fornire "in occasione di eventuali accertamenti ispettivi, garantendo la presenza di un consulente competente presso la Fondazione entro 24 ore dall’inoltro della richiesta" e "in occasione di vertenze di lavoro".
E’ evidente dunque che, in tutte le ipotesi di cui sopra, l’attività richiesta all’aggiudicatario non si limitasse al solo svolgimento delle operazioni di mero calcolo e stampa dei cedolini. Al contrario, lo svolgimento delle attività in parola presupponeva lo svolgimento di attività di carattere intellettuale implicanti il possesso di specifiche cognizioni lavoristico-previdenziali (attività per il cui svolgimento opera la più volte richiamata riserva dell’iscrizione agli albi professionali).

Gestione Artigiani e Commercianti: predisposti i modelli “Delega F24”

L’Inps, facendo seguito alla Circolare n. 19/2014 inerente alla contribuzione dovuta per l’anno 2014 dagli Artigiani e dagli Esercenti attività commerciali, rende noto che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione previdenziale nel corso del 2014 e non già interessati precedentemente da iscrizione previdenziale.

 

A seguito della presente imposizione contributiva sono stati predisposti i modelli “Delega F24” necessari per il versamento della contribuzione dovuta secondo le disposizioni di cui alla citata Circolare n. 19.
I modelli F24 sono reperibili, in versione precompilata, nel Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa – Dati del modello F24. E’ possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento (cfr. Messaggio Inps 26 gennaio 2015, n. 593).
L’accesso ai Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti avviene, come di consueto, tramite PIN del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

Inoltre, nel rispetto di quanto affermato con Circolare 8 febbraio 2013, n. 24, la quale disponeva che l’Istituto, a partire dall’anno 2013, non avrebbe più inviato le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta, le comunicazioni in questione saranno disponibili, sempre nel Cassetto Previdenziale, anche alla sezione Comunicazione bidirezionale – Modelli F24, con la riproduzione della stessa lettera che prima del 2013 veniva spedita a mezzo posta.
E’ previsto, infine, l’invio di email di alert ai titolari di posizione assicurativa, ovvero loro intermediari delegati, per i quali si è in possesso di recapito email.

L’Inps, facendo seguito alla Circolare n. 19/2014 inerente alla contribuzione dovuta per l’anno 2014 dagli Artigiani e dagli Esercenti attività commerciali, rende noto che è stata ultimata l’elaborazione dell’imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione previdenziale nel corso del 2014 e non già interessati precedentemente da iscrizione previdenziale.

 

A seguito della presente imposizione contributiva sono stati predisposti i modelli "Delega F24" necessari per il versamento della contribuzione dovuta secondo le disposizioni di cui alla citata Circolare n. 19.
I modelli F24 sono reperibili, in versione precompilata, nel Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa – Dati del modello F24. E’ possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento (cfr. Messaggio Inps 26 gennaio 2015, n. 593).
L’accesso ai Servizi del Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti avviene, come di consueto, tramite PIN del soggetto titolare di posizione contributiva, ovvero di un suo intermediario in possesso di delega in corso di validità.

Inoltre, nel rispetto di quanto affermato con Circolare 8 febbraio 2013, n. 24, la quale disponeva che l’Istituto, a partire dall’anno 2013, non avrebbe più inviato le comunicazioni contenenti i dati e gli importi utili per il pagamento della contribuzione dovuta, le comunicazioni in questione saranno disponibili, sempre nel Cassetto Previdenziale, anche alla sezione Comunicazione bidirezionale – Modelli F24, con la riproduzione della stessa lettera che prima del 2013 veniva spedita a mezzo posta.
E’ previsto, infine, l’invio di email di alert ai titolari di posizione assicurativa, ovvero loro intermediari delegati, per i quali si è in possesso di recapito email.

ADESIONE AL FONDO”SALUTE SEMPRE” A CARICO DELLE AZIENDE EDITRICI

ADESIONE AL FONDO”SALUTE SEMPRE” A CARICO DELLE AZIENDE EDITRICI

Dal 1/1/2015 è divenuta totalmente a carico dell’azienda l’adesione al Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa “Salute Sempre” per le aziende che applicano il CCNL grafici-editori, ai quali non si applica più il contributo a carico del lavoratore, per cui I’importo di euro 10 mensili pro-capite é interamente a carico deII’azienda.

Come è noto, il recente rinnovo del CCNL grafico-editori del 16/10/2014 ha introdotto il ritorno al regime obbligatorio, per il biennio 2015-2016, deII’assistenza sanitaria integrativa Salute Sempre.
I beneficiari sono i dipendenti con contratto a tempo indeterminato e gli apprendisti, ai quali, pertanto, dal 1/1/2015 non si applica più il contributo a loro carico e l’importo di euro 10 mensili pro-capite (120 euro annui) è interamente a carico dell’azienda. Il primo versamento del 2015 – relativo alla mensilità di competenza gennaio 2015 – dovrà essere effettuato entro il 16 febbraio p.v.
Pertanto, per i lavoratori che nel 2014 avevano sottoscritto l’adesione volontaria al Fondo, l’azienda dovrà interrompere la trattenuta in busta paga di euro 3 mensili pro-capite e la copertura proseguirà automaticamente senza interruzioni.
Si ricorda, infine, che le aziende che non verseranno il suddetto contributo dovranno erogare al lavoratore avente diritto un importo mensile pari a euro 25 lordi per dodici mensilità.
Diversamente, le aziende che applicano il CCNL carta-cartotecnico, nell’anno 2014 hanno versato il contributo – totalmente a loro carico – per la copertura dei loro dipendenti, con contratto a tempo indeterminato, relativa all’iscrizione al suddetto Fondo Salute Sempre.
Tuttavia, a decorrere dall’anno in corso, l’adesione al Fondo diventa volontaria e la contribuzione di euro 120 annui pro-dipendente viene divisa per il 70% a carico dell’azienda e per il restante 30% a carico del lavoratore che confermerà tale adesione. Pertanto, per i lavoratori che decideranno di proseguire volontariamente alle condizioni sopra riportate, l’azienda dovrà raccogliere i moduli di adesione e entro il 16 febbraio p.v. , dovrà poi versare, sempre per coloro che aderiranno, euro 10 pro-capite trattenendone 3 dalla busta paga. I versamenti dovranno essere effettuati mensilmente. Il dipendente che deciderà di non proseguire volontariamente rimarrà in copertura assicurativa fino al 31 marzo 2015.

ADESIONE AL FONDO"SALUTE SEMPRE" A CARICO DELLE AZIENDE EDITRICI

Dal 1/1/2015 è divenuta totalmente a carico dell’azienda l’adesione al Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa "Salute Sempre" per le aziende che applicano il CCNL grafici-editori, ai quali non si applica più il contributo a carico del lavoratore, per cui I’importo di euro 10 mensili pro-capite é interamente a carico deII’azienda.

Come è noto, il recente rinnovo del CCNL grafico-editori del 16/10/2014 ha introdotto il ritorno al regime obbligatorio, per il biennio 2015-2016, deII’assistenza sanitaria integrativa Salute Sempre.
I beneficiari sono i dipendenti con contratto a tempo indeterminato e gli apprendisti, ai quali, pertanto, dal 1/1/2015 non si applica più il contributo a loro carico e l'importo di euro 10 mensili pro-capite (120 euro annui) è interamente a carico dell'azienda. Il primo versamento del 2015 - relativo alla mensilità di competenza gennaio 2015 - dovrà essere effettuato entro il 16 febbraio p.v.
Pertanto, per i lavoratori che nel 2014 avevano sottoscritto l'adesione volontaria al Fondo, l'azienda dovrà interrompere la trattenuta in busta paga di euro 3 mensili pro-capite e la copertura proseguirà automaticamente senza interruzioni.
Si ricorda, infine, che le aziende che non verseranno il suddetto contributo dovranno erogare al lavoratore avente diritto un importo mensile pari a euro 25 lordi per dodici mensilità.
Diversamente, le aziende che applicano il CCNL carta-cartotecnico, nell'anno 2014 hanno versato il contributo - totalmente a loro carico - per la copertura dei loro dipendenti, con contratto a tempo indeterminato, relativa all'iscrizione al suddetto Fondo Salute Sempre.
Tuttavia, a decorrere dall'anno in corso, l'adesione al Fondo diventa volontaria e la contribuzione di euro 120 annui pro-dipendente viene divisa per il 70% a carico dell'azienda e per il restante 30% a carico del lavoratore che confermerà tale adesione. Pertanto, per i lavoratori che decideranno di proseguire volontariamente alle condizioni sopra riportate, l'azienda dovrà raccogliere i moduli di adesione e entro il 16 febbraio p.v. , dovrà poi versare, sempre per coloro che aderiranno, euro 10 pro-capite trattenendone 3 dalla busta paga. I versamenti dovranno essere effettuati mensilmente. Il dipendente che deciderà di non proseguire volontariamente rimarrà in copertura assicurativa fino al 31 marzo 2015.

EDILIZIA:”CONTRIBUTO CONTRATTUALE” AL FONDO PREVEDI

 

Nel mese di gennaio 2015, in base a quanto stabilito dall’ANCE, ACI – PRODUZIONE E LAVORO, ANAEPA CONFARTIGIANATO, CNA COSTRUZIONI, FIAE CASARTIGIANI, CLAAI, e FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL, le aziende edili devono ottemperare al versamento del “contributo contrattuale” al Fondo Prevedi e Cooperlavoro, a carico del datore di lavoro.

 

Il contributo mensile è pari a € 8,00 su base 100, a decorrere dall’1/1/2015, riparametrato secondo le successive tabelle per i vari settori dell’Edilizia:

Artigianato

 

Livello Parametro Importo
1 100 8,00
2 115 9,20
3 130 10,40
4 139 11,12
5 130 12,00
6 115 14,40
7 100 16,40

Industria

Livello Parametro Importo
1 100 8,00
2 117 9,36
3 130 10,40
4 140 11,20
5 150 12,00
6 180 14,40
7 200 16,00

Cooperative

Livello Parametro Importo
1 100 8,00
2 114 9,12
3 127 10,16
4 136,5 10,92
5 153 12,24
6 180 14,40
7 210 16,80
8 250 20,00

Per i lavoratori già associati al Fondo PREVEDI o COOPERLAVORO alla data del 31/12/2014, il contributo contrattuale di cui agli accordi sopra richiamati versato ai suddetti Fondi si somma alle altre fonti contributive già previste dalle rispettive Fonti Istitutive e viene destinato al comparto di investimento già scelto da ciascun lavoratore associato.
Per i lavoratori non già associati al Fondo PREVEDI o COOPERLAVORO alla data del 31/12/2014, il versamento del contributo contrattuale sopra citato determina l’iscrizione ai suddetti Fondi ed è destinato al comparto di investimento scelto dagli Organi di Amministrazione degli stessi in base alle caratteristiche anagrafiche e alle esigenze previdenziali dei lavoratori interessati; ciascun lavoratore rimane libero di destinare ai Fondi suddetti versamenti contributivi ulteriori rispetto al contributo contrattuale sopra citato secondo le modalità e le regole già previste dalle Fonti istitutive dei due Fondi, ivi compresa l’attivazione della fonte contributiva ordinaria a carico del datore di lavoro.
Si ricorda che, il contributo contrattuale ai Fondi PREVEDI e COOPERLAVORO non è revocabile né sospendile, ed è dovuto per tutto il periodo in cui il lavoratore interessato è soggetto ai sopra richiamati CCNL di riferimento per i due Fondi pensione. Inoltre, il contributo contrattuale maturando non è portabile ad altre forme pensionistiche complementari diverse dai Fondi Prevedi e Cooperlavoro.
La posizione individuale maturata presso i Fondi PREVEDI o COOPERLAVORO, comprensiva del contributo contrattuale maturato e già versato presso gli stessi, può essere trasferita ad altra forma pensionistica complementare decorsi almeno due anni dall’iscrizione a Prevedi o a Cooperlavoro, ai sensi delle disposizioni normative vigenti.

ogni azienda dichiara e versa le contribuzioni dovute al Fondo Prevedi o Cooperlavoro secondo le modalità, le scadenze e le regole contrattuali, organizzative e operative vigenti presso i due Fondi pensione, a cui pertanto si rinvia integralmente; per il Fondo Prevedi si fa riferimento al protocollo di standard tecnici, organizzativi e qualitativi delle operazioni affidate alle Casse Edili di cui all’Accordo del 15/1/2003 e successive modifiche e integrazioni.
La contribuzione dovuta al FONDO PREVEDI rientra tra gli elementi rilevanti ai fini della verifica della regolarità della denuncia contributiva mensile secondo le regole generali in essere presso il sistema della casse edili.

 

Nel mese di gennaio 2015, in base a quanto stabilito dall’ANCE, ACI - PRODUZIONE E LAVORO, ANAEPA CONFARTIGIANATO, CNA COSTRUZIONI, FIAE CASARTIGIANI, CLAAI, e FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL, le aziende edili devono ottemperare al versamento del "contributo contrattuale" al Fondo Prevedi e Cooperlavoro, a carico del datore di lavoro.

 

Il contributo mensile è pari a € 8,00 su base 100, a decorrere dall’1/1/2015, riparametrato secondo le successive tabelle per i vari settori dell’Edilizia:

Artigianato

 

LivelloParametroImporto
11008,00
21159,20
313010,40
413911,12
513012,00
611514,40
710016,40

Industria

LivelloParametroImporto
11008,00
21179,36
313010,40
414011,20
515012,00
618014,40
720016,00

Cooperative

LivelloParametroImporto
11008,00
21149,12
312710,16
4136,510,92
515312,24
618014,40
721016,80
825020,00

Per i lavoratori già associati al Fondo PREVEDI o COOPERLAVORO alla data del 31/12/2014, il contributo contrattuale di cui agli accordi sopra richiamati versato ai suddetti Fondi si somma alle altre fonti contributive già previste dalle rispettive Fonti Istitutive e viene destinato al comparto di investimento già scelto da ciascun lavoratore associato.
Per i lavoratori non già associati al Fondo PREVEDI o COOPERLAVORO alla data del 31/12/2014, il versamento del contributo contrattuale sopra citato determina l’iscrizione ai suddetti Fondi ed è destinato al comparto di investimento scelto dagli Organi di Amministrazione degli stessi in base alle caratteristiche anagrafiche e alle esigenze previdenziali dei lavoratori interessati; ciascun lavoratore rimane libero di destinare ai Fondi suddetti versamenti contributivi ulteriori rispetto al contributo contrattuale sopra citato secondo le modalità e le regole già previste dalle Fonti istitutive dei due Fondi, ivi compresa l’attivazione della fonte contributiva ordinaria a carico del datore di lavoro.
Si ricorda che, il contributo contrattuale ai Fondi PREVEDI e COOPERLAVORO non è revocabile né sospendile, ed è dovuto per tutto il periodo in cui il lavoratore interessato è soggetto ai sopra richiamati CCNL di riferimento per i due Fondi pensione. Inoltre, il contributo contrattuale maturando non è portabile ad altre forme pensionistiche complementari diverse dai Fondi Prevedi e Cooperlavoro.
La posizione individuale maturata presso i Fondi PREVEDI o COOPERLAVORO, comprensiva del contributo contrattuale maturato e già versato presso gli stessi, può essere trasferita ad altra forma pensionistica complementare decorsi almeno due anni dall’iscrizione a Prevedi o a Cooperlavoro, ai sensi delle disposizioni normative vigenti.

ogni azienda dichiara e versa le contribuzioni dovute al Fondo Prevedi o Cooperlavoro secondo le modalità, le scadenze e le regole contrattuali, organizzative e operative vigenti presso i due Fondi pensione, a cui pertanto si rinvia integralmente; per il Fondo Prevedi si fa riferimento al protocollo di standard tecnici, organizzativi e qualitativi delle operazioni affidate alle Casse Edili di cui all’Accordo del 15/1/2003 e successive modifiche e integrazioni.
La contribuzione dovuta al FONDO PREVEDI rientra tra gli elementi rilevanti ai fini della verifica della regolarità della denuncia contributiva mensile secondo le regole generali in essere presso il sistema della casse edili.

Colf e badanti, i contributi previdenziali per l’anno 2015

L’importo dei contributi previdenziali dovuti per l’anno 2015 per i rapporti di lavoro domestico.

A seguito della comunicazione da parte dell’Istat della variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, tra il periodo gennaio 2013 – dicembre 2013 ed il periodo gennaio 2014 – dicembre 2014, nella misura dello 0,2%, l’Inps ha conseguentemente rideterminato le fasce di retribuzione su cui calcolare i contributi dovuti per l’anno 2015 per i lavoratori domestici.
Al riguardo, restano in vigore gli esoneri contributivi già previsti ed è confermata la minore aliquota contributiva dovuta dai datori di lavoro soggetti al contributo CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari), quest’ultimo non dovuto solo nel caso di rapporto fra coniugi (ammesso soltanto se il datore di lavoro coniuge è titolare di indennità di accompagnamento) e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi, ove riconosciuto ai sensi di legge.
Altresì, rimane ferma l’applicazione, nel caso di rapporto di lavoro a tempo determinato (tranne l’ipotesi di stipula di contratto a termine con lavoratori assunti in sostituzione di lavoratori assenti), il contributo addizionale AspI, a carico del datore di lavoro, in misura pari all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

– Decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015 – Senza contributo addizionale TD
Retribuzione oraria / Importo contributo orario
Effettiva Convenzionale Comprensivo quota CUAF Senza quota CUAF
fino a € 7,88 € 6,97 1,39 (0,35) 1,40 (0,35)
oltre € 7,88 fino a € 9,59 € 7,88 1,57 (0,39) 1,58 (0,40)
oltre € 9,59 € 9,59 1,91 (0,48) 1,93 (0,48)
Orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali € 5,07 1,01 (0,25) 1,02 (0,25)
– Decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015 – Con contributo addizionale TD
Retribuzione oraria / Importo contributo orario
Effettiva Convenzionale Comprensivo quota CUAF Senza quota CUAF
fino a € 7,88 € 6,97 1,49 (0,35) 1,50 (0,35)
oltre € 7,88 fino a € 9,59 € 7,88 1,68 (0,39) 1,69 (0,40)
oltre € 9,59 € 9,59 2,05 (0,48) 2,06 (0,48)
Orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali € 5,07 1,08 (0,25) 1,09 (0,25)

L’importo dei contributi previdenziali dovuti per l’anno 2015 per i rapporti di lavoro domestico.

A seguito della comunicazione da parte dell’Istat della variazione percentuale verificatasi nell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati, tra il periodo gennaio 2013 - dicembre 2013 ed il periodo gennaio 2014 - dicembre 2014, nella misura dello 0,2%, l’Inps ha conseguentemente rideterminato le fasce di retribuzione su cui calcolare i contributi dovuti per l’anno 2015 per i lavoratori domestici.
Al riguardo, restano in vigore gli esoneri contributivi già previsti ed è confermata la minore aliquota contributiva dovuta dai datori di lavoro soggetti al contributo CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari), quest’ultimo non dovuto solo nel caso di rapporto fra coniugi (ammesso soltanto se il datore di lavoro coniuge è titolare di indennità di accompagnamento) e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi, ove riconosciuto ai sensi di legge.
Altresì, rimane ferma l’applicazione, nel caso di rapporto di lavoro a tempo determinato (tranne l’ipotesi di stipula di contratto a termine con lavoratori assunti in sostituzione di lavoratori assenti), il contributo addizionale AspI, a carico del datore di lavoro, in misura pari all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

- Decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015 - Senza contributo addizionale TD
Retribuzione oraria / Importo contributo orario
EffettivaConvenzionaleComprensivo quota CUAFSenza quota CUAF
fino a € 7,88€ 6,971,39 (0,35)1,40 (0,35)
oltre € 7,88 fino a € 9,59€ 7,881,57 (0,39)1,58 (0,40)
oltre € 9,59€ 9,591,91 (0,48)1,93 (0,48)
Orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali€ 5,071,01 (0,25)1,02 (0,25)
- Decorrenza dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015 - Con contributo addizionale TD
Retribuzione oraria / Importo contributo orario
EffettivaConvenzionaleComprensivo quota CUAFSenza quota CUAF
fino a € 7,88€ 6,971,49 (0,35)1,50 (0,35)
oltre € 7,88 fino a € 9,59€ 7,881,68 (0,39)1,69 (0,40)
oltre € 9,59€ 9,592,05 (0,48)2,06 (0,48)
Orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali€ 5,071,08 (0,25)1,09 (0,25)