Illegittimità del licenziamento verbale nel lavoro subordinato

 

 

Al fine della distinzione tra rapporto di lavoro autonomo e subordinato, il criterio rappresentato dall’assoggettamento del prestatore all’esercizio del potere direttivo, organizzativo e disciplinare può non risultare, in quel particolare contesto, significativo per la qualificazione del rapporto di lavoro, ed occorre allora far ricorso a criteri distintivi sussidiari, quali la continuità e la durata del rapporto, le modalità di erogazione del compenso, la regolamentazione dell’orario di lavoro, la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale (anche con riferimento al soggetto tenuto alla fornitura degli strumenti occorrenti) e la sussistenza di un effettivo potere di autorganizzazione in capo al prestatore (Corte di Cassazione sentenza n. 20367/2014).

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da una terminalista addetta alla ricezione delle scommesse licenziata verbalmente dal suo datore di lavoro. Dapprima il giudice di primo grado ha dichiarato inefficace il licenziamento intimato verbalmente condannando la parte datoriale ad un risarcimento pecuniario oltre che al ripristino del rapporto di lavoro. Poi la Corte di Appello, pronunnciandosi sull’impugnazione proposta dall’Agenzia ippica, ha parzialmente riformato la sentenza gravata stabilendo che il risarcimento del danno doveva decorrere dalla data di notifica del ricorso di primo grado, in quanto solo da tale momento si veniva a determinare una situazione di mora accipiendi della datrice di lavoro.
Infine la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’agenzia ippica partendo dal presupposto che ogni attività umana economicamente rilevante può essere oggetto sia di rapporto di lavoro subordinato che di lavoro autonomo ed affermando che l’elemento tipico che contraddistingue il primo dei suddetti tipi di rapporto è costituito dalla subordinazione, intesa quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore, con assoggettamento del prestatore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, ed al conseguente inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale con prestazione delle sole energie lavorative corrispondenti all’attività di impresa.
Pertanto la Corte sulla premessa che la lavoratrice in causa era addetta a mansioni ripetitive e che tali mansioni, una volta ricevute le istruzioni iniziali, non richiedevano ulteriori direttive e controlli, ha dato rilievo, ai fini di cui trattasi, alle risultanze istruttorie dalle quali emergeva che il rapporto era connotato dal requisito della subordinazione, intesa come sottoposizione della lavoratrice al potere organizzativo, di controllo e, all’occorrenza, disciplinare da parte del datore di lavoro non ravvisandosi, peraltro, nelle modalità delle prestazioni lavorative, come sopra effettuate, margini di autonomia.

 

 

Al fine della distinzione tra rapporto di lavoro autonomo e subordinato, il criterio rappresentato dall’assoggettamento del prestatore all’esercizio del potere direttivo, organizzativo e disciplinare può non risultare, in quel particolare contesto, significativo per la qualificazione del rapporto di lavoro, ed occorre allora far ricorso a criteri distintivi sussidiari, quali la continuità e la durata del rapporto, le modalità di erogazione del compenso, la regolamentazione dell’orario di lavoro, la presenza di una pur minima organizzazione imprenditoriale (anche con riferimento al soggetto tenuto alla fornitura degli strumenti occorrenti) e la sussistenza di un effettivo potere di autorganizzazione in capo al prestatore (Corte di Cassazione sentenza n. 20367/2014).

Il caso di specie riguarda il ricorso presentato da una terminalista addetta alla ricezione delle scommesse licenziata verbalmente dal suo datore di lavoro. Dapprima il giudice di primo grado ha dichiarato inefficace il licenziamento intimato verbalmente condannando la parte datoriale ad un risarcimento pecuniario oltre che al ripristino del rapporto di lavoro. Poi la Corte di Appello, pronunnciandosi sull’impugnazione proposta dall'Agenzia ippica, ha parzialmente riformato la sentenza gravata stabilendo che il risarcimento del danno doveva decorrere dalla data di notifica del ricorso di primo grado, in quanto solo da tale momento si veniva a determinare una situazione di mora accipiendi della datrice di lavoro.
Infine la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’agenzia ippica partendo dal presupposto che ogni attività umana economicamente rilevante può essere oggetto sia di rapporto di lavoro subordinato che di lavoro autonomo ed affermando che l'elemento tipico che contraddistingue il primo dei suddetti tipi di rapporto è costituito dalla subordinazione, intesa quale disponibilità del prestatore nei confronti del datore, con assoggettamento del prestatore al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore di lavoro, ed al conseguente inserimento del lavoratore nell'organizzazione aziendale con prestazione delle sole energie lavorative corrispondenti all'attività di impresa.
Pertanto la Corte sulla premessa che la lavoratrice in causa era addetta a mansioni ripetitive e che tali mansioni, una volta ricevute le istruzioni iniziali, non richiedevano ulteriori direttive e controlli, ha dato rilievo, ai fini di cui trattasi, alle risultanze istruttorie dalle quali emergeva che il rapporto era connotato dal requisito della subordinazione, intesa come sottoposizione della lavoratrice al potere organizzativo, di controllo e, all'occorrenza, disciplinare da parte del datore di lavoro non ravvisandosi, peraltro, nelle modalità delle prestazioni lavorative, come sopra effettuate, margini di autonomia.

Il nuovo contratto a termine nell’industria Metalmeccanica

 

Sottoscritto il giorno 25/9/2014 il protocollo d’intesa tra Federmeccanica, Assistal ed i sindacati Fim e Uilm, in materia di contratti a termine, così come modificati dalla Legge n. 78/2014, di conversione del D.L. n. 34/2014 (c.d. Jobs Act).

In particolare, le Parti contrattuali concordano in via transitoria, e comunque fino a tutto il 31/12/2015 (data di scadenza del CCNL 5/12/2012), il limite del 20% previsto dalla legge per le assunzioni a tempo determinato, da calcolarsi sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato (esclusi gli apprendisti) in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione, è da computarsi in termini di media nell’arco dell’anno (1° gennaio – 31 dicembre).
Tale modalità già vigente nell’anno 2014, assumerà come parametro il numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1/1/2014. Sono fatti salvi eventuali accordi collettivi più favorevoli stipulati ai sensi della normativa vigente.
Inoltre, le Parti concordano, altresì, che in via transitoria e comunque fino a tutto il 31/12/2015, è rinviata alla contrattazione aziendale la individuazione di limiti quantitativi diversi quando si ravvisi la necessità, per l’esecuzione di un’opera, di un servizio, di una commessa o di un appalto definiti o predeterminati nel tempo, di assumere lavoratori con contratto a tempo determinato oltre il suddetto limite del 20%.

 

Sottoscritto il giorno 25/9/2014 il protocollo d’intesa tra Federmeccanica, Assistal ed i sindacati Fim e Uilm, in materia di contratti a termine, così come modificati dalla Legge n. 78/2014, di conversione del D.L. n. 34/2014 (c.d. Jobs Act).

In particolare, le Parti contrattuali concordano in via transitoria, e comunque fino a tutto il 31/12/2015 (data di scadenza del CCNL 5/12/2012), il limite del 20% previsto dalla legge per le assunzioni a tempo determinato, da calcolarsi sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato (esclusi gli apprendisti) in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione, è da computarsi in termini di media nell’arco dell’anno (1° gennaio - 31 dicembre).
Tale modalità già vigente nell’anno 2014, assumerà come parametro il numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1/1/2014. Sono fatti salvi eventuali accordi collettivi più favorevoli stipulati ai sensi della normativa vigente.
Inoltre, le Parti concordano, altresì, che in via transitoria e comunque fino a tutto il 31/12/2015, è rinviata alla contrattazione aziendale la individuazione di limiti quantitativi diversi quando si ravvisi la necessità, per l’esecuzione di un’opera, di un servizio, di una commessa o di un appalto definiti o predeterminati nel tempo, di assumere lavoratori con contratto a tempo determinato oltre il suddetto limite del 20%.

Mediazione civile: modifiche e integrazioni al regolamento

Il Ministero della Giustizia, con il decreto n. 139 del 4 agosto 2014, ha adottato le modifiche al regolamento sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione civile e commerciale. Il citato decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 221/2014, è entrato in vigore il 24 settembre 2014, ma per la definitiva applicazione delle nuove disposizioni è previsto un periodo transitorio.

Il provvedimento del Ministero della Giustizia interviene su diversi punti del regolamento sulla mediazione, approvato con il Decreto Ministeriale 18 ottobre 2010, n. 180: dai criteri di iscrizione al registro degli organismi di mediazione, anche con l’introduzione di condizioni di incompatibilità e conflitto d’interesse, agli obblighi degli organismi di mediazione in relazione alle attività di controllo da parte del Ministero della Giustizia.

REQUISITI DI CAPACITÀ FINANZIARIA DEGLI ORGANISMI DI MEDIAZIONE
Con riferimento ai requisiti di adeguata capacità finanziaria, che gli enti pubblici e privati devono possedere per l’iscrizione al registro gli organismi di mediazione, viene stabilito che l’organismo di mediazione debba avere un capitale non inferiore a 10.000,00 euro. Secondo il regolamento precedente ai fini della dimostrazione della capacità finanziaria, il richiedente doveva possedere un capitale non inferiore a quello la cui sottoscrizione è necessaria alla costituzione di una società a responsabilità limitata. I soggetti che ad oggi non rispettano tale requisito hanno tempo 120 giorni a decorrere dal 24/9/2014 per adeguarsi, pena la cancellazione dal registro.

COMUNICAZIONI AL MINISTERO DI GIUSTIZIA
Tra gli obblighi previsti a carico degli organismi di mediazione, viene introdotto quello di trasmettere al Ministero della Giustizia, ogni tre mesi, i dati statistici relativi alle attività di mediazione. In particolare la comunicazione deve essere trasmessa non oltre l’ultimo giorno successivo alla scadenza del trimestre.

SOSPENSIONE E CANCELLAZIONE DAL REGISTRO
Per quanto concerne le cause di sospensione e cancellazione dal registro, viene introdotta la previsione per cui, in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione trimestrale dei dati statistici sulle attività di mediazione, l’organismo è sottoposto alla misura della sospensione per 12 mesi; qualora, poi, l’organismo non provveda a trasmettere i dati, inclusi quelli storici, nei tre mesi successivi viene disposta la definitiva cancellazione.

INCOMPATIBILITÀ E CONFLITTI DI INTERESSE
Con l’introduzione del nuovo articolo 14-bis nel decreto ministeriale n. 180/2010, vengono disciplinate le ipotesi di incompatibilità e conflitti di interesse per il mediatore. In particolare, secondo tale disposizione, il mediatore:
– non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali;
– non può assumere tale funzione se ha in corso ovvero ha avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti, o quando una delle parti è assistita o è stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che ha esercitato la professione negli stessi locali;
– altresì, non può assumere l’incarico se ha un interesse diretto o indiretto nella causa ai sensi dell’articolo 815, primo comma, numeri da 2 a 6, del codice di procedura civile;
– non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti se non sono decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitano negli stessi locali.

REQUISITI DI CAPACITÀ FINANZIARIA DEGLI ENTI DI FORMAZIONE
Anche per gli enti di formazione abilitati a svolgere l’attività di formazione dei mediatori viene prescritto che il capitale non sia inferiore a 10.000,00 euro ai fini della dimostrazione di adeguata capacità finanziaria. I soggetti che ad oggi non rispettano tale requisito hanno tempo 120 giorni a decorrere dal 24/9/2014 per adeguarsi, pena la cancellazione dall’elenco degli enti abilitati alla formazione dei mediatori.

AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE DEI MEDIATORI
Per i mediatori viene previsto un periodo transitorio per adempiere agli obblighi formativi propedeutici allo svolgimento dell’attività di mediazione. In particolare, è stabilito che i mediatori che ad oggi non hanno completato l’aggiornamento professionale in forma di tirocinio assistito (partecipazione almeno venti casi di mediazione svolti presso organismi di mediazione iscritti al relativo registro), devono provvedervi entro il 24/9/2015.

Il Ministero della Giustizia, con il decreto n. 139 del 4 agosto 2014, ha adottato le modifiche al regolamento sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione civile e commerciale. Il citato decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 221/2014, è entrato in vigore il 24 settembre 2014, ma per la definitiva applicazione delle nuove disposizioni è previsto un periodo transitorio.

Il provvedimento del Ministero della Giustizia interviene su diversi punti del regolamento sulla mediazione, approvato con il Decreto Ministeriale 18 ottobre 2010, n. 180: dai criteri di iscrizione al registro degli organismi di mediazione, anche con l’introduzione di condizioni di incompatibilità e conflitto d’interesse, agli obblighi degli organismi di mediazione in relazione alle attività di controllo da parte del Ministero della Giustizia.

REQUISITI DI CAPACITÀ FINANZIARIA DEGLI ORGANISMI DI MEDIAZIONE
Con riferimento ai requisiti di adeguata capacità finanziaria, che gli enti pubblici e privati devono possedere per l’iscrizione al registro gli organismi di mediazione, viene stabilito che l’organismo di mediazione debba avere un capitale non inferiore a 10.000,00 euro. Secondo il regolamento precedente ai fini della dimostrazione della capacità finanziaria, il richiedente doveva possedere un capitale non inferiore a quello la cui sottoscrizione è necessaria alla costituzione di una società a responsabilità limitata. I soggetti che ad oggi non rispettano tale requisito hanno tempo 120 giorni a decorrere dal 24/9/2014 per adeguarsi, pena la cancellazione dal registro.

COMUNICAZIONI AL MINISTERO DI GIUSTIZIA
Tra gli obblighi previsti a carico degli organismi di mediazione, viene introdotto quello di trasmettere al Ministero della Giustizia, ogni tre mesi, i dati statistici relativi alle attività di mediazione. In particolare la comunicazione deve essere trasmessa non oltre l’ultimo giorno successivo alla scadenza del trimestre.

SOSPENSIONE E CANCELLAZIONE DAL REGISTRO
Per quanto concerne le cause di sospensione e cancellazione dal registro, viene introdotta la previsione per cui, in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione trimestrale dei dati statistici sulle attività di mediazione, l’organismo è sottoposto alla misura della sospensione per 12 mesi; qualora, poi, l’organismo non provveda a trasmettere i dati, inclusi quelli storici, nei tre mesi successivi viene disposta la definitiva cancellazione.

INCOMPATIBILITÀ E CONFLITTI DI INTERESSE
Con l’introduzione del nuovo articolo 14-bis nel decreto ministeriale n. 180/2010, vengono disciplinate le ipotesi di incompatibilità e conflitti di interesse per il mediatore. In particolare, secondo tale disposizione, il mediatore:
- non può essere parte ovvero rappresentare o in ogni modo assistere parti in procedure di mediazione dinanzi all’organismo presso cui è iscritto o relativamente al quale è socio o riveste una carica a qualsiasi titolo; il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino la professione negli stessi locali;
- non può assumere tale funzione se ha in corso ovvero ha avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti, o quando una delle parti è assistita o è stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che ha esercitato la professione negli stessi locali;
- altresì, non può assumere l’incarico se ha un interesse diretto o indiretto nella causa ai sensi dell’articolo 815, primo comma, numeri da 2 a 6, del codice di procedura civile;
- non può intrattenere rapporti professionali con una delle parti se non sono decorsi almeno due anni dalla definizione del procedimento. Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitano negli stessi locali.

REQUISITI DI CAPACITÀ FINANZIARIA DEGLI ENTI DI FORMAZIONE
Anche per gli enti di formazione abilitati a svolgere l'attività di formazione dei mediatori viene prescritto che il capitale non sia inferiore a 10.000,00 euro ai fini della dimostrazione di adeguata capacità finanziaria. I soggetti che ad oggi non rispettano tale requisito hanno tempo 120 giorni a decorrere dal 24/9/2014 per adeguarsi, pena la cancellazione dall’elenco degli enti abilitati alla formazione dei mediatori.

AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE DEI MEDIATORI
Per i mediatori viene previsto un periodo transitorio per adempiere agli obblighi formativi propedeutici allo svolgimento dell’attività di mediazione. In particolare, è stabilito che i mediatori che ad oggi non hanno completato l’aggiornamento professionale in forma di tirocinio assistito (partecipazione almeno venti casi di mediazione svolti presso organismi di mediazione iscritti al relativo registro), devono provvedervi entro il 24/9/2015.

Certificazione Unica per dipendenti e lavoratori autonomi

È stata presentata la bozza dello schema di Certificazione Unica 2015, che servirà per attestare gli emolumenti corrisposti a dipendenti e assimilati, ma anche i compensi pagati ai lavoratori autonomi. Lo stesso schema di certificazione, dunque, per attestare tutte le somme corrisposte nel 2014 in qualità di sostituto d’imposta. (Agenzia delle Entrate – Comunicato stampa del 26 settembre 2014).

Dal prossimo anno, dunque, lo schema di Certificazione Unica deve essere utilizzata per attestare sia gli emolumenti corrisposti, le ritenute operate e l’assistenza fiscale prestata a lavoratori dipendenti e assimilati (pensionati, co.co.pro., ecc.), finora riportati nel Cud, sia i compensi pagati e le ritenute operate nei confronti di liberi professionisti, agenti e rappresentanti di commercio e lavoratori autonomi in genere.
Addio, quindi, alla certificazione in forma libera per attestare i redditi di lavoro autonomo, le provvigioni e i redditi diversi.
Nel Comunicato stampa del 26 settembre 2014, l’Agenzia delle Entrate illustra alcune delle novità più rilevanti che caratterizzeranno la Certificazione Unica 2015, pubblicata in “bozza” sul sito internet dell’Agenzia stessa.
In primo luogo, il Frontespizio si arricchisce di dati: oltre alle informazioni anagrafiche del sostituto d’imposta e del percipiente, infatti, conterrà un prospetto ad hoc per l’indicazione dei dati relativi ai figli e agli altri familiari a carico del dipendente o pensionato in relazione ai quali sono state riconosciute le detrazioni per carichi di famiglia, finora contenute nelle annotazioni del CUD (codice BO).
Inoltre, è inserita una sezione ad hoc per indicare le informazioni relative al Credito Bonus IRPEF riconosciuto in busta paga ai dipendenti e ad alcune categorie assimilate (cd. “bonus 80 euro”). All’interno di tale sezione saranno indicati i dati relativi al bonus spettante, l’importo effettivamente erogato e quello eventualmente recuperato.
I dati relativi all’assistenza fiscale, finora dettagliati nelle annotazioni del Cud (codice BA), nella Certificazione Unica 2015 trovano spazio in specifiche sezioni dedicate distintamente a “Acconti dichiarante” e “Acconti coniuge” (nel caso in cui il sostituto presti assistenza anche al coniuge del percipiente). Ciascuna sezione conterrà distintamente, per il percipiente ed il coniuge, i dati relativi agli acconti per Irpef, addizionali Irpef e cedolare secca trattenuti o sospesi.
La sezione dedicata alla “Certificazione dei compensi per lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi“, sostanzialmente, ripropone il medesimo schema del quadro per la comunicazione dei dati delle certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi già presente nella dichiarazione dei sostituti d’imposta (Modello 770).
Confermate, poi, in gran parte, altre sezioni già presenti nel Cud, come quelle dedicate alle agevolazioni per ricercatori, alle agevolazioni per le lavoratrici e i lavoratori che rientrano in Italia dopo aver maturato un’esperienza lavorativa all’estero, ed alla detassazione delle somme erogate per l’incremento della produttività del lavoro.

È stata presentata la bozza dello schema di Certificazione Unica 2015, che servirà per attestare gli emolumenti corrisposti a dipendenti e assimilati, ma anche i compensi pagati ai lavoratori autonomi. Lo stesso schema di certificazione, dunque, per attestare tutte le somme corrisposte nel 2014 in qualità di sostituto d’imposta. (Agenzia delle Entrate - Comunicato stampa del 26 settembre 2014).

Dal prossimo anno, dunque, lo schema di Certificazione Unica deve essere utilizzata per attestare sia gli emolumenti corrisposti, le ritenute operate e l’assistenza fiscale prestata a lavoratori dipendenti e assimilati (pensionati, co.co.pro., ecc.), finora riportati nel Cud, sia i compensi pagati e le ritenute operate nei confronti di liberi professionisti, agenti e rappresentanti di commercio e lavoratori autonomi in genere.
Addio, quindi, alla certificazione in forma libera per attestare i redditi di lavoro autonomo, le provvigioni e i redditi diversi.
Nel Comunicato stampa del 26 settembre 2014, l’Agenzia delle Entrate illustra alcune delle novità più rilevanti che caratterizzeranno la Certificazione Unica 2015, pubblicata in "bozza" sul sito internet dell’Agenzia stessa.
In primo luogo, il Frontespizio si arricchisce di dati: oltre alle informazioni anagrafiche del sostituto d’imposta e del percipiente, infatti, conterrà un prospetto ad hoc per l’indicazione dei dati relativi ai figli e agli altri familiari a carico del dipendente o pensionato in relazione ai quali sono state riconosciute le detrazioni per carichi di famiglia, finora contenute nelle annotazioni del CUD (codice BO).
Inoltre, è inserita una sezione ad hoc per indicare le informazioni relative al Credito Bonus IRPEF riconosciuto in busta paga ai dipendenti e ad alcune categorie assimilate (cd. "bonus 80 euro"). All’interno di tale sezione saranno indicati i dati relativi al bonus spettante, l’importo effettivamente erogato e quello eventualmente recuperato.
I dati relativi all’assistenza fiscale, finora dettagliati nelle annotazioni del Cud (codice BA), nella Certificazione Unica 2015 trovano spazio in specifiche sezioni dedicate distintamente a "Acconti dichiarante" e "Acconti coniuge" (nel caso in cui il sostituto presti assistenza anche al coniuge del percipiente). Ciascuna sezione conterrà distintamente, per il percipiente ed il coniuge, i dati relativi agli acconti per Irpef, addizionali Irpef e cedolare secca trattenuti o sospesi.
La sezione dedicata alla "Certificazione dei compensi per lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi", sostanzialmente, ripropone il medesimo schema del quadro per la comunicazione dei dati delle certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi già presente nella dichiarazione dei sostituti d’imposta (Modello 770).
Confermate, poi, in gran parte, altre sezioni già presenti nel Cud, come quelle dedicate alle agevolazioni per ricercatori, alle agevolazioni per le lavoratrici e i lavoratori che rientrano in Italia dopo aver maturato un’esperienza lavorativa all’estero, ed alla detassazione delle somme erogate per l’incremento della produttività del lavoro.

L’imposta di bollo può essere assolta anche telematicamente

Per le istanze e per i relativi atti e provvedimenti trasmessi in via telematica a una pubblica amministrazione o a qualsiasi ente o autorità competente, anche l’imposta di bollo dovuta è assolta telematicamente (Agenzia entrate – provvedimento 19 settembre 2014).

Il pagamento dell’imposta dovuta per le istanze trasmesse telematicamente è effettuato mediante l’acquisto della marca da bollo digitale tramite il servizio @e.bollo che associa l’Identificativo Univoco Bollo Digitale (IUBD) all’impronta del documento da assoggettare ad imposta. In questo modo l’imposta è assolta qualora ci sia corrispondenza tra l’impronta del documento soggetto a bollo e l’impronta del documento contenuta nella marca da bollo digitale.
Il servizio @e.bollo è disponibile sui siti internet delle Amministrazioni che offrono servizi interattivi per l’acquisizione delle istanze a loro dirette, o sui siti internet degli intermediari.

Possono accreditarsi quali intermediari abilitati al servizio @e.bollo, previa stipula di una convenzione con l’Agenzia delle Entrate, i prestatori di servizi a pagamento di cui all’art. 114-sexies del T.U. in materia bancaria e creditizia, approvato con D.lgs. n. 385/1993 (le banche, gli istituti di moneta elettronica e gli istituti di pagamento.
La convenzione:
– definisce le modalità di fornitura all’Intermediario degli “Identificativi Univoci di Bollo Digitale” (IUBD) generati dall’Agenzia delle Entrate;
– definisce le modalità di versamento delle somme dovute, al netto del compenso spettante;
– stabilisce il compenso spettante agli Intermediari, da fissarsi, comunque, in misura inferiore rispetto a quello previsto per i contrassegni sostitutivi delle marche da bollo utilizzati sui documenti cartacei;
– indica le modalità con cui gli Intermediari comunicano periodicamente all’Agenzia gli estremi degli IUBD utilizzati per la formazione delle Marche da bollo digitali;
– regola ogni altro aspetto connesso alle modalità ed alle condizioni di svolgimento del servizio da parte degli intermediari, in attuazione del presente provvedimento.

Sul sito dell’Agenzia delle entrate sarà disponibile l’elenco degli intermediari abilitati di cui potranno avvalersi contribuenti ed amministrazioni e la data di decorrenza dalla quale saranno resi disponibili tali servizi.

Per le istanze e per i relativi atti e provvedimenti trasmessi in via telematica a una pubblica amministrazione o a qualsiasi ente o autorità competente, anche l’imposta di bollo dovuta è assolta telematicamente (Agenzia entrate - provvedimento 19 settembre 2014).

Il pagamento dell’imposta dovuta per le istanze trasmesse telematicamente è effettuato mediante l’acquisto della marca da bollo digitale tramite il servizio @e.bollo che associa l’Identificativo Univoco Bollo Digitale (IUBD) all’impronta del documento da assoggettare ad imposta. In questo modo l’imposta è assolta qualora ci sia corrispondenza tra l’impronta del documento soggetto a bollo e l’impronta del documento contenuta nella marca da bollo digitale.
Il servizio @e.bollo è disponibile sui siti internet delle Amministrazioni che offrono servizi interattivi per l’acquisizione delle istanze a loro dirette, o sui siti internet degli intermediari.

Possono accreditarsi quali intermediari abilitati al servizio @e.bollo, previa stipula di una convenzione con l’Agenzia delle Entrate, i prestatori di servizi a pagamento di cui all’art. 114-sexies del T.U. in materia bancaria e creditizia, approvato con D.lgs. n. 385/1993 (le banche, gli istituti di moneta elettronica e gli istituti di pagamento.
La convenzione:
- definisce le modalità di fornitura all’Intermediario degli "Identificativi Univoci di Bollo Digitale" (IUBD) generati dall’Agenzia delle Entrate;
- definisce le modalità di versamento delle somme dovute, al netto del compenso spettante;
- stabilisce il compenso spettante agli Intermediari, da fissarsi, comunque, in misura inferiore rispetto a quello previsto per i contrassegni sostitutivi delle marche da bollo utilizzati sui documenti cartacei;
- indica le modalità con cui gli Intermediari comunicano periodicamente all’Agenzia gli estremi degli IUBD utilizzati per la formazione delle Marche da bollo digitali;
- regola ogni altro aspetto connesso alle modalità ed alle condizioni di svolgimento del servizio da parte degli intermediari, in attuazione del presente provvedimento.

Sul sito dell’Agenzia delle entrate sarà disponibile l’elenco degli intermediari abilitati di cui potranno avvalersi contribuenti ed amministrazioni e la data di decorrenza dalla quale saranno resi disponibili tali servizi.

Differita al 30 novembre 2014 l’invio della dichiarazione “IMU TASI ENC”

La dichiarazione “IMU-TASI degli Enti non commerciali, per gli anni 2012 e 2013, deve essere presentata entro il 30 novembre 2014 con le modalità già approvate in precedenza (Ministero economia e finanze – Decreto 23 settembre 2014).

Il precedente termine, previsto per il 30 settembre 2014, è stato differito di due mesi senza incidere sulle modalità di presentazione già predisposte dallo stesso Ministero dell’economia e delle finanze.
Di fatto, la dichiarazione deve essere presentata esclusivamente in via telematica, direttamente da parte dei soggetti abilitati, ovvero tramite intermediari incaricati avendo cura di indicare:
– il comune destinatario della dichiarazione;
– i dati identificativi del contribuente e del rappresentante firmatario della dichiarazione;
– i dati relativi all’impegno alla presentazione telematica;
– la descrizione degli immobili totalmente imponibili e gli immobili parzialmente imponibili o totalmente esenti.

Per quanto riguarda gli immobili parzialmente imponibili, sono indicati sulla base del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 19 novembre 2012, n. 200, i criteri per determinare per ciascun immobile la percentuale di imponibilità in ragione dello svolgimento nello stesso dell’attività con modalità commerciali, ai fini dell’applicazione dell’imposta municipale propria e del tributo per i servizi indivisibili, con riferimento distintamente all’attività didattica e alle attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché alle attività di religione o di culto.
Ovviamente, la predetta dichiarazione ha efficacia sia ai fini dell’IMU sia ai fini della TASI.

La dichiarazione "IMU-TASI degli Enti non commerciali, per gli anni 2012 e 2013, deve essere presentata entro il 30 novembre 2014 con le modalità già approvate in precedenza (Ministero economia e finanze - Decreto 23 settembre 2014).

Il precedente termine, previsto per il 30 settembre 2014, è stato differito di due mesi senza incidere sulle modalità di presentazione già predisposte dallo stesso Ministero dell’economia e delle finanze.
Di fatto, la dichiarazione deve essere presentata esclusivamente in via telematica, direttamente da parte dei soggetti abilitati, ovvero tramite intermediari incaricati avendo cura di indicare:
- il comune destinatario della dichiarazione;
- i dati identificativi del contribuente e del rappresentante firmatario della dichiarazione;
- i dati relativi all’impegno alla presentazione telematica;
- la descrizione degli immobili totalmente imponibili e gli immobili parzialmente imponibili o totalmente esenti.

Per quanto riguarda gli immobili parzialmente imponibili, sono indicati sulla base del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 19 novembre 2012, n. 200, i criteri per determinare per ciascun immobile la percentuale di imponibilità in ragione dello svolgimento nello stesso dell’attività con modalità commerciali, ai fini dell’applicazione dell’imposta municipale propria e del tributo per i servizi indivisibili, con riferimento distintamente all’attività didattica e alle attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché alle attività di religione o di culto.
Ovviamente, la predetta dichiarazione ha efficacia sia ai fini dell’IMU sia ai fini della TASI.

Pronte le istruzioni operative per il visto di conformità over 15mila euro

L’Agenzia delle entrate con la circolare 28/E del 2014 in merito alla compensazione dei crediti superiori a 15.000 euro relativi a imposte sui redditi e addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive di quelle sul reddito e Irap ha dettato chiarimenti sugli aspetti applicativi per il rilascio del visto di conformità previsto dalla Legge di Stabilità 2014.

Possono apporre il visto di conformità i seguenti soggetti:
– i responsabili dell’assistenza fiscale dei Caf-imprese, quelli dei Caf-dipendenti solo per le dichiarazioni dei contribuenti per i quali già svolgono assistenza fiscale;
– gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e in quello dei consulenti del lavoro;
– chi al 30 settembre 1993 era già iscritto nei ruoli di periti ed esperti contabili tenuti dalle camere di commercio, industria artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, a patto che siano in possesso di specifici diplomi di laurea.
In presenza di dichiarazione sottoscritta dai soggetti che esercitano il controllo contabile la compensazione dei crediti può avvenire senza visto. Per gli Enti locali e per le Regioni, è sufficiente, invece, la sottoscrizione della dichiarazione da parte del Collegio dei revisori.

Il professionista che intende apporre il visto di conformità ha i seguenti obblighi:
– deve essere abilitato alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali,
– deve comunicare i suoi dati identificativi e una serie di altre informazioni, tra cui l’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine professionale di appartenenza e di procedimenti penali pendenti in fase di giudizio per reati finanziari,
– e deve sottoscrivere l’impegno a comunicare, entro 30 giorni, eventuali variazioni.

La comunicazione può avvenire con consegna a mano, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite Pec e una volta avvenuta, il professionista può immediatamente prestare l’assistenza fiscale. Nel frattempo la Direzione regionale verifica la sussistenza di tutti i requisiti e provvede a richiedere eventuali integrazioni e chiarimenti.
Se il professionista ha già comunicato in precedenza all’Agenzia delle entrate di voler apporre il visto di conformità (ad esempio per le compensazioni dei crediti Iva), non è necessaria la presentazione di una nuova comunicazione a condizione che la polizza assicurativa già presentata non sia limitata a determinate dichiarazioni. In quest’ultimo caso la documentazione deve essere integrata con una polizza assicurativa che garantisca anche l’ulteriore attività di visto.
Il visto di conformità non va apposto sulle dichiarazioni con più crediti da compensare se questi sono singolarmente di importo inferiore a 15.000 euro, anche nel caso in cui la loro somma superi la soglia. Qualora il contribuente voglia utilizzare in compensazione un singolo credito superiore a 15.000 euro, il professionista deve apporre il visto su tutta la dichiarazione, anche se in questa sono presenti altri crediti, utilizzati o meno, di importo inferiore alla soglia.
Per evitare errori materiali e di calcolo i professionisti devono confrontare i dati presenti in dichiarazione con quelli risultanti dalla documentazione, tenendo conto della disciplina in materia di deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, scomputo delle ritenute d’acconto e versamenti oltre alla verifica delle scritture contabili se obbligatorie.

L’Agenzia delle entrate con la circolare 28/E del 2014 in merito alla compensazione dei crediti superiori a 15.000 euro relativi a imposte sui redditi e addizionali, ritenute alla fonte, imposte sostitutive di quelle sul reddito e Irap ha dettato chiarimenti sugli aspetti applicativi per il rilascio del visto di conformità previsto dalla Legge di Stabilità 2014.

Possono apporre il visto di conformità i seguenti soggetti:
- i responsabili dell’assistenza fiscale dei Caf-imprese, quelli dei Caf-dipendenti solo per le dichiarazioni dei contribuenti per i quali già svolgono assistenza fiscale;
- gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e in quello dei consulenti del lavoro;
- chi al 30 settembre 1993 era già iscritto nei ruoli di periti ed esperti contabili tenuti dalle camere di commercio, industria artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, a patto che siano in possesso di specifici diplomi di laurea.
In presenza di dichiarazione sottoscritta dai soggetti che esercitano il controllo contabile la compensazione dei crediti può avvenire senza visto. Per gli Enti locali e per le Regioni, è sufficiente, invece, la sottoscrizione della dichiarazione da parte del Collegio dei revisori.

Il professionista che intende apporre il visto di conformità ha i seguenti obblighi:
- deve essere abilitato alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali,
- deve comunicare i suoi dati identificativi e una serie di altre informazioni, tra cui l’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine professionale di appartenenza e di procedimenti penali pendenti in fase di giudizio per reati finanziari,
- e deve sottoscrivere l’impegno a comunicare, entro 30 giorni, eventuali variazioni.

La comunicazione può avvenire con consegna a mano, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite Pec e una volta avvenuta, il professionista può immediatamente prestare l’assistenza fiscale. Nel frattempo la Direzione regionale verifica la sussistenza di tutti i requisiti e provvede a richiedere eventuali integrazioni e chiarimenti.
Se il professionista ha già comunicato in precedenza all’Agenzia delle entrate di voler apporre il visto di conformità (ad esempio per le compensazioni dei crediti Iva), non è necessaria la presentazione di una nuova comunicazione a condizione che la polizza assicurativa già presentata non sia limitata a determinate dichiarazioni. In quest’ultimo caso la documentazione deve essere integrata con una polizza assicurativa che garantisca anche l’ulteriore attività di visto.
Il visto di conformità non va apposto sulle dichiarazioni con più crediti da compensare se questi sono singolarmente di importo inferiore a 15.000 euro, anche nel caso in cui la loro somma superi la soglia. Qualora il contribuente voglia utilizzare in compensazione un singolo credito superiore a 15.000 euro, il professionista deve apporre il visto su tutta la dichiarazione, anche se in questa sono presenti altri crediti, utilizzati o meno, di importo inferiore alla soglia.
Per evitare errori materiali e di calcolo i professionisti devono confrontare i dati presenti in dichiarazione con quelli risultanti dalla documentazione, tenendo conto della disciplina in materia di deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta, scomputo delle ritenute d’acconto e versamenti oltre alla verifica delle scritture contabili se obbligatorie.

F24 telematico o cartaceo?

L’Agenzia delle Entrate con la circolare del 19 settembre 2014 n. 27/E con riferimento alle nuove modalità di utilizzo dell’F24 telematico ha chiarito quando questo è obbligatario e quando, invece, è possibile utilizzare il modello F24 cartaceo.

Dal 1° ottobre 2014 l’F24 online diventa obbligatorio per i versamenti superiori a 1000 euro, per quelli a saldo zero o con crediti in compensazione con saldo finale maggiore di zero.
Precisamente a decorrere da tale data, fermi restando i limiti già previsti da altre disposizioni vigenti in materia, i modelli “F24 a saldo zero” potranno essere presentati esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate direttamente dal contribuente, utilizzando i servizi “F24 web” o “F24 on-line” dell’Agenzia delle entrate, attraverso i canali telematici Fisconline o Entratel o per il tramite di un intermediario abilitato (professionisti, CAF, associazioni sindacali di categoria tra imprenditori, etc.) che può trasmettere telematicamente le deleghe F24 in nome e per conto degli assistiti avvalendosi del servizio “F24 cumulativo”, disciplinato da apposita convenzione con l’Agenzia delle entrate, e del servizio “F24 addebito unico”.
Anche i modelli F24 contenenti crediti utilizzati in compensazione, con saldo finale maggiore di zero, oppure i modelli F24 con saldo superiore a 1.000,00 euro, a prescindere dalla presenza di crediti utilizzati in compensazione, potranno essere presentati esclusivamente per via telematica mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate sopra richiamati o mediante i servizi di internet banking messi a disposizione dagli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia (banche, Poste Italiane e Agenti della riscossione, prestatori di servizi di pagamento).
Quanto disposto non si applica ai pagamenti effettuati con strumenti diversi dal modello F24 (ad esempio bonifici e versamenti diretti in tesoreria).
I contribuenti, ad eccezione dei titolari di partita Iva, potranno continuare ad effettuare i versamenti con modello F24 cartaceo, presso gli sportelli degli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia (Banche, Poste Italiane e agenti della riscossione), nel caso in cui debbano versare, senza utilizzo di crediti in compensazione, somme per un importo totale pari o inferiore a 1.000,00 euro.
La presentazione del modello F24 in forma cartacea è, inoltre, ammessa nei seguenti casi:
– nel caso di modelli precompilati dell’ente impositore, anche se i versamenti sono superiori a 1000 euro, a condizione che non siano indicati crediti in compensazione;
– per i versamenti rateali in corso di tributi, contributi e altre entrate, anche in caso di somme superiori a 1000 euro, di crediti in compensazione o di saldo del modello pari a zero;
– per i soggetti che hanno diritto ad agevolazioni fiscali, nella forma di crediti di imposta, utilizzabili in compensazione esclusivamente presso gli agenti della riscossione.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare del 19 settembre 2014 n. 27/E con riferimento alle nuove modalità di utilizzo dell’F24 telematico ha chiarito quando questo è obbligatario e quando, invece, è possibile utilizzare il modello F24 cartaceo.

Dal 1° ottobre 2014 l’F24 online diventa obbligatorio per i versamenti superiori a 1000 euro, per quelli a saldo zero o con crediti in compensazione con saldo finale maggiore di zero.
Precisamente a decorrere da tale data, fermi restando i limiti già previsti da altre disposizioni vigenti in materia, i modelli "F24 a saldo zero" potranno essere presentati esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle entrate direttamente dal contribuente, utilizzando i servizi "F24 web" o "F24 on-line" dell’Agenzia delle entrate, attraverso i canali telematici Fisconline o Entratel o per il tramite di un intermediario abilitato (professionisti, CAF, associazioni sindacali di categoria tra imprenditori, etc.) che può trasmettere telematicamente le deleghe F24 in nome e per conto degli assistiti avvalendosi del servizio "F24 cumulativo", disciplinato da apposita convenzione con l’Agenzia delle entrate, e del servizio "F24 addebito unico".
Anche i modelli F24 contenenti crediti utilizzati in compensazione, con saldo finale maggiore di zero, oppure i modelli F24 con saldo superiore a 1.000,00 euro, a prescindere dalla presenza di crediti utilizzati in compensazione, potranno essere presentati esclusivamente per via telematica mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle entrate sopra richiamati o mediante i servizi di internet banking messi a disposizione dagli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia (banche, Poste Italiane e Agenti della riscossione, prestatori di servizi di pagamento).
Quanto disposto non si applica ai pagamenti effettuati con strumenti diversi dal modello F24 (ad esempio bonifici e versamenti diretti in tesoreria).
I contribuenti, ad eccezione dei titolari di partita Iva, potranno continuare ad effettuare i versamenti con modello F24 cartaceo, presso gli sportelli degli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia (Banche, Poste Italiane e agenti della riscossione), nel caso in cui debbano versare, senza utilizzo di crediti in compensazione, somme per un importo totale pari o inferiore a 1.000,00 euro.
La presentazione del modello F24 in forma cartacea è, inoltre, ammessa nei seguenti casi:
- nel caso di modelli precompilati dell’ente impositore, anche se i versamenti sono superiori a 1000 euro, a condizione che non siano indicati crediti in compensazione;
- per i versamenti rateali in corso di tributi, contributi e altre entrate, anche in caso di somme superiori a 1000 euro, di crediti in compensazione o di saldo del modello pari a zero;
- per i soggetti che hanno diritto ad agevolazioni fiscali, nella forma di crediti di imposta, utilizzabili in compensazione esclusivamente presso gli agenti della riscossione.

Chiarimenti Inps sulle domande ASpI in sostituzione di precedenti domande mini-ASpI

Qualora l’assicurato abbia presentato domanda di indennità mini ASpI e successivamente si sia accorto di possedere i requisiti per l’indennità ASpI, può ottenere il riconoscimento di tale indennità solo se presenta la domanda nei termini previsti dalla legge di due mesi e otto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Nella suddetta ipotesi, la nuova prestazione ASpI richiesta ed accolta decorre dal giorno successivo alla data di presentazione della domanda.
L’importo già erogato a titolo di indennità mini-ASpI verrà portato in detrazione a carico della nuova prestazione ASpI.

Non è invece possibile riconoscere al lavoratore – che aveva già presentato domanda di indennità mini-ASpI – la indennità ASpI qualora la relativa domanda sia stata presentata dopo il termine legislativamente previsto di due mesi e otto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Qualora l’assicurato abbia presentato domanda di indennità mini ASpI e successivamente si sia accorto di possedere i requisiti per l’indennità ASpI, può ottenere il riconoscimento di tale indennità solo se presenta la domanda nei termini previsti dalla legge di due mesi e otto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Nella suddetta ipotesi, la nuova prestazione ASpI richiesta ed accolta decorre dal giorno successivo alla data di presentazione della domanda.
L’importo già erogato a titolo di indennità mini-ASpI verrà portato in detrazione a carico della nuova prestazione ASpI.

Non è invece possibile riconoscere al lavoratore – che aveva già presentato domanda di indennità mini-ASpI - la indennità ASpI qualora la relativa domanda sia stata presentata dopo il termine legislativamente previsto di due mesi e otto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Nuovi preavvisi di DURC interno negativo

Le note di rettifica relative al Durc negativo, per i mesi da dicembre 2013 a maggio 2014, sono state rinviate al 15 ottobre 2014.

Nello specifico, precedentemente, era stato previsto che le note di rettifica ancora da notificare sarebbero state spedite il 15 settembre 2014. Tuttavia, in considerazione del recente rilascio della nuova funzionalità “Gestione Variazioni” – all’interno della procedura “Gestione Contributiva” – che consente alle Sedi di ottimizzare la gestione di una serie di note di rettifica, l’Inps comunica che la data di notifica è rinviata al 15 ottobre 2014. In vista del nuovo termine, le sedi sono invitate a intensificare l’attività di gestione delle note per individuare e definire i casi in cui gli addebiti contributivi contenuti nelle rettifiche debbano essere modificati o azzerati.
In data 15 ottobre verranno notificate anche le note di rettifica recanti gli addebiti con la causale “art. 1, comma 1175, della legge 296 del 2006”; si tratta delle note di rettifica emesse per mancato riconoscimento dei benefici contributivi conseguenti alla formazione del Durc interno negativo; in considerazione della circostanza che il preavviso di Durc interno negativo (poi consolidatosi in Durc negativo) ha riguardato i benefici di competenza fino a maggio 2014, non verranno notificate – anche se presenti all’interno del Cassetto previdenziale aziende – eventuali note di rettifica “art. 1 …” relative a mesi successivi a maggio 2014.

Con riferimento agli addebiti contributivi per il mancato rinnovo dei benefici della piccola mobilità, invece, la data di spedizione delle note di rettifica recanti tali addebiti è rinviata alla terza decade di novembre 2014.

Le note di rettifica relative al Durc negativo, per i mesi da dicembre 2013 a maggio 2014, sono state rinviate al 15 ottobre 2014.

Nello specifico, precedentemente, era stato previsto che le note di rettifica ancora da notificare sarebbero state spedite il 15 settembre 2014. Tuttavia, in considerazione del recente rilascio della nuova funzionalità "Gestione Variazioni" - all’interno della procedura "Gestione Contributiva" – che consente alle Sedi di ottimizzare la gestione di una serie di note di rettifica, l’Inps comunica che la data di notifica è rinviata al 15 ottobre 2014. In vista del nuovo termine, le sedi sono invitate a intensificare l’attività di gestione delle note per individuare e definire i casi in cui gli addebiti contributivi contenuti nelle rettifiche debbano essere modificati o azzerati.
In data 15 ottobre verranno notificate anche le note di rettifica recanti gli addebiti con la causale "art. 1, comma 1175, della legge 296 del 2006"; si tratta delle note di rettifica emesse per mancato riconoscimento dei benefici contributivi conseguenti alla formazione del Durc interno negativo; in considerazione della circostanza che il preavviso di Durc interno negativo (poi consolidatosi in Durc negativo) ha riguardato i benefici di competenza fino a maggio 2014, non verranno notificate – anche se presenti all’interno del Cassetto previdenziale aziende - eventuali note di rettifica "art. 1 ..." relative a mesi successivi a maggio 2014.

Con riferimento agli addebiti contributivi per il mancato rinnovo dei benefici della piccola mobilità, invece, la data di spedizione delle note di rettifica recanti tali addebiti è rinviata alla terza decade di novembre 2014.