SCUOLA PUBBLICA: firmati gli accordi sulle posizioni economiche ATA e sugli scatti di anzianità

Sottoscritti, il 7/8/2014, presso l’Aran, a seguito del parere favorevole del Governo, le pre-intese firmate l’11/6/2014, relative al riconoscimento al personale Ata del comparto Scuola dell’emolumento una tantum avente carattere stipendiale e limitato al periodo 1/9/2011-31/8/2014 e l’accordo per il reperimento delle risorse destinate al pagamento degli scatti di anzianità per il personale della Scuola pubblica.

In relazione alla specificità delle funzioni svolte nell’ambito della scuola, al personale ATA già destinatario, ai soli effetti giuridici, negli anni scolastici 2011-2012, 2012-2013 e 2013-2014, delle posizioni economiche di cui alla sequenza contrattuale del 25/7/2008 è riconosciuto un emolumento una-tantum avente carattere stipendiale, temporalmente limitato al periodo 1/9/2011-31/8/2014.
Tale emolumento una tantum è corrisposto per il periodo in cui la posizione economica è riconosciuta ai soli fini giuridici in ragione delle mensilità stipendiali percepite o da percepire dall’attribuzione giuridica della posizione economica fino al 31/8/2014 e comunque non oltre la cessazione dal servizio – nei medesimi importi, tempi e cadenze ordinariamente previsti per l’erogazione delle posizioni economiche.
I valori dell’emolumento, tenuto conto delle anzidette modalità di erogazione, sono indicati nella seguente tabella.

Per gli importi soggetti a recupero l’emolumento è riconosciuto con finalità di compensazione.

Misure lorde dell’emolumento una tantum avente carattere stipendiale

Aree Profili 1/9/2011 1/9/2012 1/9/2013
A Collaboratori scolastici dei servizi che hanno acquisito la prima posizione 1.8000,00 1.200,00 600,00
AS Collaboratori scolastici che hanno acquisito la prima posizione 1.8000,00 1.200,00 600,00
B Assistenti amministrativi/tecnici che hanno acquisito la prima posizione 3.600,00 2.400,00 1.200,00
B Assistenti amministrativi/tecnici che hanno acquisito la seconda posizione (non in possesso della prima antecedentemente al 1/9/2011) 5.400,00 3.600,00 1.800,00
B Assistenti amministrativi/tecnici che hanno acquisito la seconda posizione (in possesso della prima antecedentemente al 1/9/2011) 1.800,00 1.200,00 600,00

Le misure lorde son definite per il periodo che va dall’attribuzione giuridica della posizione economica fino al 31/8/2014. Dette misure sono da riproporzionare, in ragione del minor numero di mensilità stipendiali percepite, nel caso di cessazione in data antecedente al 31/8/2014.

In merito al reperimento delle risorse destinate al pagamento degli scatti di anzianità per il personale della Scuola pubblica, la copertura degli oneri per consentire il recupero dell’utilità dell’anno 2012 ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali, sono individuate le seguenti risorse:
a) relativamente all’onere dell’anno 2012, pari a complessivi 100,00 milioni di Euro:
– 100,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse di cui all’art. 64, comma 9 del D.L. n. 112/2008, ammontanti a complessivi 120,00 milioni di Euro, derivanti dalla certificazione del grado di conseguimento degli obiettivi di cui al medesimo art. 64 ed iscritti in bilancio quali residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2012;
b) relativamente all’onere dell’anno 2013, pari a complessivi 350,00 milioni di Euro:
– 20,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse di cui all’art. 64, comma 9 del D.L. n. 112/2008, ammontanti a complessivi 120,00 milioni di Euro, derivanti dalla certificazione del grado di conseguimento degli obiettivi di cui al medesimo art. 64 ed iscritti in bilancio quali residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2012;
– 124,10 milioni di Euro, a valere sulle risorse non utilizzate destinate ai compensi accessori del personale scolastico nell’esercizio finanziario 2013 non ancora assegnate alle istituzioni scolastiche;
– 205,90 milioni di Euro, a valere sulle risorse non utilizzate destinate ai compensi accessori del personale scolastico nell’esercizio finanziario 2014, non ancora assegnate alle istituzioni scolastiche;
c) relativamente all’onere dell’anno 2014, pari a complessivi 350,00 milioni di Euro:
– 350,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse non utilizzate destinate ai compensi accessori del personale scolastico nell’esercizio finanziario 2014, non ancora assegnate alle istituzioni scolastiche;
d) relativamente all’onere dell’anno 2015 e dei successivi, pari a complessivi 350,00 milioni di Euro:
– 350,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse annualmente destinate ai compensi accessori del personale scolastico a decorrere dall’esercizio finanziario 2015.
Relativamente alle riduzioni da effettuarsi sull’esercizio finanziario 2015, per consentire una migliore programmazione delle attività, si concorda che le stesse siano effettuate incidendo maggiormente sui primi quattro mesi del nuovo anno scolastico 2015-2016, al fine di equilibrare le disponibilità delle scuole nei due anni scolastici.
Il riparto alle singole istituzioni scolastiche del complessivo Fondo per l’Istituzione Scolastica di cui all’art. 4, comma 1 del CCNL 23/1/2009 è effettuato sulla base dei seguenti parametri relativi allo specifico istituto ed anno scolastico:
a) numero di punti di erogazione del servizio;
b) dotazione organica complessiva;
c) dotazione organica dei docenti della scuola secondaria di secondo grado.
Restano confermate le modalità di utilizzo delle risorse destinate ai compensi accessori del personale, garantendo in ogni caso, in sede di contrattazione per la destinazione e l’utilizzo delle stesse:
– un adeguato finanziamento delle attività di recupero delle scuole secondarie di secondo grado atto a soddisfare i fabbisogni, non inferiore al 50% di quanto attualmente destinato;
– un adeguato finanziamento per i turni notturni, festivi e notturno/festivi del personale educativo dei convitti e degli educandati, atto a garantire l’attuale funzionalità dei relativi servizi;
– un adeguato finanziamento per le attività aggiuntive del personale ATA;
– un adeguato finanziamento per le ore eccedenti di insegnamento e per la sostituzione dei colleghi assenti, comunque non inferiore a quanto attualmente destinato;
– l’invarianza dell’offerta agli alunni in termini di ore aggiuntive di insegnamento ed aggiuntive non di insegnamento erogabili.

Sottoscritti, il 7/8/2014, presso l’Aran, a seguito del parere favorevole del Governo, le pre-intese firmate l’11/6/2014, relative al riconoscimento al personale Ata del comparto Scuola dell’emolumento una tantum avente carattere stipendiale e limitato al periodo 1/9/2011-31/8/2014 e l’accordo per il reperimento delle risorse destinate al pagamento degli scatti di anzianità per il personale della Scuola pubblica.

In relazione alla specificità delle funzioni svolte nell’ambito della scuola, al personale ATA già destinatario, ai soli effetti giuridici, negli anni scolastici 2011-2012, 2012-2013 e 2013-2014, delle posizioni economiche di cui alla sequenza contrattuale del 25/7/2008 è riconosciuto un emolumento una-tantum avente carattere stipendiale, temporalmente limitato al periodo 1/9/2011-31/8/2014.
Tale emolumento una tantum è corrisposto per il periodo in cui la posizione economica è riconosciuta ai soli fini giuridici in ragione delle mensilità stipendiali percepite o da percepire dall’attribuzione giuridica della posizione economica fino al 31/8/2014 e comunque non oltre la cessazione dal servizio - nei medesimi importi, tempi e cadenze ordinariamente previsti per l’erogazione delle posizioni economiche.
I valori dell’emolumento, tenuto conto delle anzidette modalità di erogazione, sono indicati nella seguente tabella.

Per gli importi soggetti a recupero l’emolumento è riconosciuto con finalità di compensazione.

Misure lorde dell’emolumento una tantum avente carattere stipendiale

AreeProfili1/9/20111/9/20121/9/2013
ACollaboratori scolastici dei servizi che hanno acquisito la prima posizione1.8000,001.200,00600,00
ASCollaboratori scolastici che hanno acquisito la prima posizione1.8000,001.200,00600,00
BAssistenti amministrativi/tecnici che hanno acquisito la prima posizione3.600,002.400,001.200,00
BAssistenti amministrativi/tecnici che hanno acquisito la seconda posizione (non in possesso della prima antecedentemente al 1/9/2011)5.400,003.600,001.800,00
BAssistenti amministrativi/tecnici che hanno acquisito la seconda posizione (in possesso della prima antecedentemente al 1/9/2011)1.800,001.200,00600,00

Le misure lorde son definite per il periodo che va dall'attribuzione giuridica della posizione economica fino al 31/8/2014. Dette misure sono da riproporzionare, in ragione del minor numero di mensilità stipendiali percepite, nel caso di cessazione in data antecedente al 31/8/2014.

In merito al reperimento delle risorse destinate al pagamento degli scatti di anzianità per il personale della Scuola pubblica, la copertura degli oneri per consentire il recupero dell’utilità dell'anno 2012 ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali, sono individuate le seguenti risorse:
a) relativamente all’onere dell'anno 2012, pari a complessivi 100,00 milioni di Euro:
- 100,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse di cui all’art. 64, comma 9 del D.L. n. 112/2008, ammontanti a complessivi 120,00 milioni di Euro, derivanti dalla certificazione del grado di conseguimento degli obiettivi di cui al medesimo art. 64 ed iscritti in bilancio quali residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2012;
b) relativamente all’onere dell’anno 2013, pari a complessivi 350,00 milioni di Euro:
- 20,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse di cui all’art. 64, comma 9 del D.L. n. 112/2008, ammontanti a complessivi 120,00 milioni di Euro, derivanti dalla certificazione del grado di conseguimento degli obiettivi di cui al medesimo art. 64 ed iscritti in bilancio quali residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2012;
- 124,10 milioni di Euro, a valere sulle risorse non utilizzate destinate ai compensi accessori del personale scolastico nell’esercizio finanziario 2013 non ancora assegnate alle istituzioni scolastiche;
- 205,90 milioni di Euro, a valere sulle risorse non utilizzate destinate ai compensi accessori del personale scolastico nell’esercizio finanziario 2014, non ancora assegnate alle istituzioni scolastiche;
c) relativamente all’onere dell'anno 2014, pari a complessivi 350,00 milioni di Euro:
- 350,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse non utilizzate destinate ai compensi accessori del personale scolastico nell’esercizio finanziario 2014, non ancora assegnate alle istituzioni scolastiche;
d) relativamente all’onere dell’anno 2015 e dei successivi, pari a complessivi 350,00 milioni di Euro:
- 350,00 milioni di Euro, a valere sulle risorse annualmente destinate ai compensi accessori del personale scolastico a decorrere dall’esercizio finanziario 2015.
Relativamente alle riduzioni da effettuarsi sull’esercizio finanziario 2015, per consentire una migliore programmazione delle attività, si concorda che le stesse siano effettuate incidendo maggiormente sui primi quattro mesi del nuovo anno scolastico 2015-2016, al fine di equilibrare le disponibilità delle scuole nei due anni scolastici.
Il riparto alle singole istituzioni scolastiche del complessivo Fondo per l’Istituzione Scolastica di cui all’art. 4, comma 1 del CCNL 23/1/2009 è effettuato sulla base dei seguenti parametri relativi allo specifico istituto ed anno scolastico:
a) numero di punti di erogazione del servizio;
b) dotazione organica complessiva;
c) dotazione organica dei docenti della scuola secondaria di secondo grado.
Restano confermate le modalità di utilizzo delle risorse destinate ai compensi accessori del personale, garantendo in ogni caso, in sede di contrattazione per la destinazione e l’utilizzo delle stesse:
- un adeguato finanziamento delle attività di recupero delle scuole secondarie di secondo grado atto a soddisfare i fabbisogni, non inferiore al 50% di quanto attualmente destinato;
- un adeguato finanziamento per i turni notturni, festivi e notturno/festivi del personale educativo dei convitti e degli educandati, atto a garantire l’attuale funzionalità dei relativi servizi;
- un adeguato finanziamento per le attività aggiuntive del personale ATA;
- un adeguato finanziamento per le ore eccedenti di insegnamento e per la sostituzione dei colleghi assenti, comunque non inferiore a quanto attualmente destinato;
- l’invarianza dell’offerta agli alunni in termini di ore aggiuntive di insegnamento ed aggiuntive non di insegnamento erogabili.

Lotta all’evasione: il Fisco presenta la sua strategia

07 agosto 2014 L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 25/E del 2014 ha presentato la strategia per la prevenzione e il contrasto all’evasione, chiedendo agli uffici di orientare l’azione di controllo alla massima correttezza e proporzionalità, in un contesto di leale collaborazione e buona fede.

Grandi contribuenti

Per i grandi contribuenti, cioè quelli con volume d’affari sopra i 100 milioni di euro, l’Agenzia punta l’attenzione sui fenomeni di reale evasione, come per esempio la delocalizzazione dei redditi verso paesi a fiscalità più favorevole e la pianificazione fiscale aggressiva. Sempre con riferimento a tale platea di contribuenti continua la sperimentazione del “regime di adempimento collaborativo”. Si accelera, quindi, sulle frodi che possono avere una forte ricaduta sulla competitività e nascondono fenomeni di corruzione: dalle false lettere d’intento alle compensazioni di crediti erariali inesistenti. Grande cautela per gli accertamenti basati su presunzioni. Le indagini finanziarie devono essere utilizzate evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali o familiari. Il redditometro scatta soltanto nei confronti di coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e spese sostenute.
L’Agenzia chiede alle proprie strutture regionali di concentrare la capacità di indagine sulle situazioni che possono rappresentare una reale evasione o elusione tributaria, come, per esempio, la delocalizzazione dei redditi verso paesi a fiscalità più favorevole e i fenomeni di pianificazione fiscale aggressiva. Sempre con riguardo ai grandi contribuenti, trovano ampia conferma sia lo strumento del tutoraggio sia il progetto pilota “Regime di adempimento collaborativo” avviato a giugno 2013, in collaborazione col mondo delle imprese, con l’obiettivo di analizzare i sistemi di controllo interno orientati alla gestione del rischio fiscale.

Imprese di medie dimensioni

È richiesto un maggior coordinamento con gli altri organi dell’Amministrazione finanziaria e sperimentazione del tutoraggio anche per le imprese di medie dimensioni. Per questa platea, le analisi di rischio da parte delle strutture provinciali dell’Agenzia acquistano nuovo impulso e la supervisione delle Direzioni regionali soprattutto con riferimento alle imprese medio-grandi (con fatturato superiore ai 25 milioni di euro), ai fenomeni di evasione o di elusione che possono coinvolgere realtà appartenenti a gruppi societari e al turn-over delle imprese di medie dimensioni nei singoli ambiti provinciali ei casi di “migrazione” dalla platea dei grandi contribuenti a quella dei medi, anche attraverso specifiche operazioni societarie finalizzate a contrarre le dimensioni.

Imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi

È prevista un’azione di controllo orientata alla massima ragionevolezza e proporzionalità anche nei confronti delle imprese di minori dimensioni e dei lavoratori autonomi. In particolare, lo strumento delle indagini finanziarie deve essere utilizzato solo dopo un’attenta analisi del rischio dalla quale emergano significative anomalie e vanno in ogni caso evitate richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali o familiari. Priorità, in ogni caso, alla collaborazione con il contribuente, chiamato a fornire eventuali giustificazioni in merito alle operazioni sotto osservazione. Importante il contraddittorio soprattutto nelle ipotesi di utilizzo delle presunzioni, da applicare secondo logiche di proporzione e ragionevolezza, senza automatismi.

Enti non commerciali

Nell’ambito degli Enti non commerciali, restano sorvegliati speciali i soggetti che si presentano come non profit, ma che in realtà svolgono vere e proprie attività commerciali. Anche in questo comparto, l’attività di controllo deve comunque essere ispirata al massimo equilibrio: le linee guida delle Entrate raccomandano infatti di evitare di perseguire le situazioni di minima rilevanza. Stessa filosofia nei confronti delle Onlus.

Persone fisiche

Nell’ambito dell’attività di controllo nei confronti delle persone fisiche, nel 2014 è stata data attuazione alla normativa relativa allo strumento del redditometro. La fase preliminare di selezione dei contribuenti “a rischio evasione” va particolarmente curata, così da far scattare l’accertamento soltanto nei confronti di coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e spese sostenute.
Inoltre, a tutela del cittadino, durante il momento di confronto con l’Amministrazione finanziaria deve essere garantita un’attenta valutazione delle prove e dei chiarimenti forniti dai contribuenti.

07 agosto 2014 L’Agenzia delle entrate con la circolare n. 25/E del 2014 ha presentato la strategia per la prevenzione e il contrasto all’evasione, chiedendo agli uffici di orientare l’azione di controllo alla massima correttezza e proporzionalità, in un contesto di leale collaborazione e buona fede.

Grandi contribuenti

Per i grandi contribuenti, cioè quelli con volume d’affari sopra i 100 milioni di euro, l’Agenzia punta l’attenzione sui fenomeni di reale evasione, come per esempio la delocalizzazione dei redditi verso paesi a fiscalità più favorevole e la pianificazione fiscale aggressiva. Sempre con riferimento a tale platea di contribuenti continua la sperimentazione del "regime di adempimento collaborativo". Si accelera, quindi, sulle frodi che possono avere una forte ricaduta sulla competitività e nascondono fenomeni di corruzione: dalle false lettere d’intento alle compensazioni di crediti erariali inesistenti. Grande cautela per gli accertamenti basati su presunzioni. Le indagini finanziarie devono essere utilizzate evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali o familiari. Il redditometro scatta soltanto nei confronti di coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e spese sostenute.
L’Agenzia chiede alle proprie strutture regionali di concentrare la capacità di indagine sulle situazioni che possono rappresentare una reale evasione o elusione tributaria, come, per esempio, la delocalizzazione dei redditi verso paesi a fiscalità più favorevole e i fenomeni di pianificazione fiscale aggressiva. Sempre con riguardo ai grandi contribuenti, trovano ampia conferma sia lo strumento del tutoraggio sia il progetto pilota "Regime di adempimento collaborativo" avviato a giugno 2013, in collaborazione col mondo delle imprese, con l’obiettivo di analizzare i sistemi di controllo interno orientati alla gestione del rischio fiscale.

Imprese di medie dimensioni

È richiesto un maggior coordinamento con gli altri organi dell’Amministrazione finanziaria e sperimentazione del tutoraggio anche per le imprese di medie dimensioni. Per questa platea, le analisi di rischio da parte delle strutture provinciali dell’Agenzia acquistano nuovo impulso e la supervisione delle Direzioni regionali soprattutto con riferimento alle imprese medio-grandi (con fatturato superiore ai 25 milioni di euro), ai fenomeni di evasione o di elusione che possono coinvolgere realtà appartenenti a gruppi societari e al turn-over delle imprese di medie dimensioni nei singoli ambiti provinciali ei casi di "migrazione" dalla platea dei grandi contribuenti a quella dei medi, anche attraverso specifiche operazioni societarie finalizzate a contrarre le dimensioni.

Imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi

È prevista un’azione di controllo orientata alla massima ragionevolezza e proporzionalità anche nei confronti delle imprese di minori dimensioni e dei lavoratori autonomi. In particolare, lo strumento delle indagini finanziarie deve essere utilizzato solo dopo un’attenta analisi del rischio dalla quale emergano significative anomalie e vanno in ogni caso evitate richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali o familiari. Priorità, in ogni caso, alla collaborazione con il contribuente, chiamato a fornire eventuali giustificazioni in merito alle operazioni sotto osservazione. Importante il contraddittorio soprattutto nelle ipotesi di utilizzo delle presunzioni, da applicare secondo logiche di proporzione e ragionevolezza, senza automatismi.

Enti non commerciali

Nell’ambito degli Enti non commerciali, restano sorvegliati speciali i soggetti che si presentano come non profit, ma che in realtà svolgono vere e proprie attività commerciali. Anche in questo comparto, l’attività di controllo deve comunque essere ispirata al massimo equilibrio: le linee guida delle Entrate raccomandano infatti di evitare di perseguire le situazioni di minima rilevanza. Stessa filosofia nei confronti delle Onlus.

Persone fisiche

Nell’ambito dell’attività di controllo nei confronti delle persone fisiche, nel 2014 è stata data attuazione alla normativa relativa allo strumento del redditometro. La fase preliminare di selezione dei contribuenti "a rischio evasione" va particolarmente curata, così da far scattare l’accertamento soltanto nei confronti di coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e spese sostenute.
Inoltre, a tutela del cittadino, durante il momento di confronto con l’Amministrazione finanziaria deve essere garantita un’attenta valutazione delle prove e dei chiarimenti forniti dai contribuenti.

Procedura semplificata per la cancellazione delle ipoteche

Dal 1° gennaio 2015 sono obbligatore le nuove procedure per la cancellazione d’ipoteca legata all’estinzione dei mutui immobiliari e facoltative dal 1° settembre 2014 (Agenzia delle entrate – comunicato 6 agosto 2014)

La nuova normativa sulla cancellazione d’ipoteca legata all’estinzione dei mutui immobiliari prevede che la stessa sia rimossa d’ufficio e senza alcun onere aggiuntivo a carico del debitore, con una semplice comunicazione del creditore alla conservatoria dei registri immobiliari.
Dal 1° gennaio 2015 banche, enti previdenziali e intermediari finanziari “concedenti” dovranno utilizzare obbligatoriamente le nuove modalità per inviare la comunicazione telematica attestante l’avvenuta estinzione del mutuo ai fini della cancellazione delle ipoteche. Questa nuova procedura potrà essere utilizzata già dal prossimo 1° settembre 2014 in via facoltativa.
Il procedimento semplificato di cancellazione delle ipoteche iscritte a garanzia di mutui stipulati o accollati a seguito di frazionamento ancorché annotate su titoli cambiari è disciplinato dall’articolo 40-bis del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia ed è stato esteso anche alle ipoteche iscritte da oltre venti anni e non rinnovate ai sensi dell’articolo 2847 del codice civile.
Le disposizioni dell’articolo 40-bis si applicano ai mutui e ai finanziamenti, anche non fondiari, concessi da banche ed intermediari finanziari ovvero concessi da enti di previdenza obbligatoria ai propri dipendenti o iscritti, stipulati a decorrere dal 2 giugno 2007.
Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate 29 luglio 2014 sono state approvate le nuove specifiche tecniche relative alla forma ed alla trasmissione telematica delle comunicazioni previste dall’articolo 40-bis, che recepiscono anche le modifiche relative alle ipoteche iscritte da oltre venti anni e non rinnovate.
Le nuove specifiche tecniche sono utilizzabili dal 1° settembre 2014 e sostituiranno quelle approvate con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia del territorio 9 ottobre 2007 a decorrere dal 1° gennaio 2015. Fino al 31 dicembre 2014 sarà possibile utilizzare entrambe le specifiche.

Dal 1° gennaio 2015 sono obbligatore le nuove procedure per la cancellazione d’ipoteca legata all’estinzione dei mutui immobiliari e facoltative dal 1° settembre 2014 (Agenzia delle entrate - comunicato 6 agosto 2014)

La nuova normativa sulla cancellazione d’ipoteca legata all’estinzione dei mutui immobiliari prevede che la stessa sia rimossa d’ufficio e senza alcun onere aggiuntivo a carico del debitore, con una semplice comunicazione del creditore alla conservatoria dei registri immobiliari.
Dal 1° gennaio 2015 banche, enti previdenziali e intermediari finanziari "concedenti" dovranno utilizzare obbligatoriamente le nuove modalità per inviare la comunicazione telematica attestante l’avvenuta estinzione del mutuo ai fini della cancellazione delle ipoteche. Questa nuova procedura potrà essere utilizzata già dal prossimo 1° settembre 2014 in via facoltativa.
Il procedimento semplificato di cancellazione delle ipoteche iscritte a garanzia di mutui stipulati o accollati a seguito di frazionamento ancorché annotate su titoli cambiari è disciplinato dall’articolo 40-bis del Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia ed è stato esteso anche alle ipoteche iscritte da oltre venti anni e non rinnovate ai sensi dell’articolo 2847 del codice civile.
Le disposizioni dell’articolo 40-bis si applicano ai mutui e ai finanziamenti, anche non fondiari, concessi da banche ed intermediari finanziari ovvero concessi da enti di previdenza obbligatoria ai propri dipendenti o iscritti, stipulati a decorrere dal 2 giugno 2007.
Con il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate 29 luglio 2014 sono state approvate le nuove specifiche tecniche relative alla forma ed alla trasmissione telematica delle comunicazioni previste dall’articolo 40-bis, che recepiscono anche le modifiche relative alle ipoteche iscritte da oltre venti anni e non rinnovate.
Le nuove specifiche tecniche sono utilizzabili dal 1° settembre 2014 e sostituiranno quelle approvate con il provvedimento del Direttore dell'Agenzia del territorio 9 ottobre 2007 a decorrere dal 1° gennaio 2015. Fino al 31 dicembre 2014 sarà possibile utilizzare entrambe le specifiche.

ExtraUE: assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minori

Si informa che, a seguito dell’accertamento del carattere discriminatorio della condotta tenuta dall’Inps relativamente al riconoscimento – per i cittadini di Paesi Terzi, soggiornanti di lungo periodo – del diritto all’assegno per il nucleo familiare con almeno 3 figli minori, per l’annualità 2013, solo dal 1° luglio 2013, l’Istituto di previdenza metterà in pagamento tutti i dispositivi inviati dai Comuni, inclusi quelli relativi al 1° semestre del 2013.

In particolare, il Tribunale di Milano si è espresso nel senso di ritenere discriminatoria la condotta dell’Inps consistente nell’aver affermato che il diritto all’ANF, per l’annualità 2013, decorre solo dal 1° luglio 2013, nonché disposto che i Comuni emettano provvedimenti di accoglimento delle domande limitate al secondo semestre.

Nei confronti dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo – ha osservato il Tribunale – l’Inps ha, dunque, posto in essere una discriminazione collettiva, poiché la negazione del beneficio per il primo semestre è risultata fondata esclusivamente sulla diversa nazionalità dei cittadini richiedenti.
Pertanto, l’Istituto di previdenza ha comunicato che, al fine di ottemperare all’ordinanza del Tribunale di Milano, metterà in pagamento tutti i dispositivi inviati dai Comuni, inclusi quelli relativi al 1° semestre del 2013.

Si informa che, a seguito dell’accertamento del carattere discriminatorio della condotta tenuta dall’Inps relativamente al riconoscimento - per i cittadini di Paesi Terzi, soggiornanti di lungo periodo - del diritto all’assegno per il nucleo familiare con almeno 3 figli minori, per l’annualità 2013, solo dal 1° luglio 2013, l’Istituto di previdenza metterà in pagamento tutti i dispositivi inviati dai Comuni, inclusi quelli relativi al 1° semestre del 2013.

In particolare, il Tribunale di Milano si è espresso nel senso di ritenere discriminatoria la condotta dell’Inps consistente nell’aver affermato che il diritto all’ANF, per l’annualità 2013, decorre solo dal 1° luglio 2013, nonché disposto che i Comuni emettano provvedimenti di accoglimento delle domande limitate al secondo semestre.

Nei confronti dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo - ha osservato il Tribunale - l’Inps ha, dunque, posto in essere una discriminazione collettiva, poiché la negazione del beneficio per il primo semestre è risultata fondata esclusivamente sulla diversa nazionalità dei cittadini richiedenti.
Pertanto, l’Istituto di previdenza ha comunicato che, al fine di ottemperare all’ordinanza del Tribunale di Milano, metterà in pagamento tutti i dispositivi inviati dai Comuni, inclusi quelli relativi al 1° semestre del 2013.

Linee guida nazionali sull’apprendistato professionalizzante in Lombardia

Recepite dalla Regione Lombardia le linee guida nazionali del 20/2/2014 in tema di formazione di base e trasversale dell’apprendistato professionalizzante con efficacia per i contratti attivati dall’1/10/2014 (Delibera 1/8/2014 n. 2258)

Al fine di garantire la disciplina del contratto di apprendistato professionalizzante maggiormente uniforme su tutto il territorio nazionale, la Regione Lombardia ha recepito i contenuti delle linee guida nazionali approvate il 20 febbraio 2014 dalla Conferenza Stato-Regioni così come previsto dalla L. n. 99/2013.
La disciplina introdotta dalla citata delibera sostituisce quanto previsto dalla precedente del 25/1/2012 sebbene ne riprenda gran parte delle disposizioni in termini di durata e contenuti della formazione di base e trasversale. La stessa si applica ai contratti di apprendistato professionalizzante che saranno attivati dall’ 1 ottobre 2014.
Inoltre, la suddetta delibera recepisce le indicazioni contenute nella legge 16 maggio 2014, n. 78 relativamente all’obbligo delle Regioni di comunicare ai datori di lavoro l’offerta formativa pubblica entro 45 giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del contratto di apprendistato.
La Regione provvederà, poi, alla comunicazione ai datori di lavoro delle modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi ed ai calendari, in intesa con le Province, mediante l’aggiornamento del sistema informativo SINTESI, con modalità che saranno definite con successivo provvedimento dirigenziale, assicurando una costante informazione alle rappresentanze dei datori di lavoro sui cataloghi disponibili ed i loro aggiornamenti;
La delibera riprende gli standard minimi regionali per la formazione finalizzata all’acquisizione delle competenze di base e trasversali, la cui durata e i contenuti sono determinati, per l’intero periodo di apprendistato, sulla base del titolo di studio posseduto dall’apprendista al momento dell’assunzione:
– 120 ore per gli apprendisti privi di titolo, in possesso di licenza elementare e/o della sola licenza di scuola secondaria di I grado (cd. licenza media);
– 80 ore per gli apprendisti in possesso di diploma di scuola secondaria di II grado o di qualifica o diploma di istruzione e formazione professionale;
– 40 ore per gli apprendisti in possesso di laurea o titolo almeno equivalente.
Resta ferma la facoltà per l’impresa di prevedere, a proprio carico, ulteriore formazione dedicata all’acquisizione di competenze di base e trasversali, laddove funzionale alla qualificazione contrattuale da conseguire.
Con successivi atti verranno adottate le specifiche indicazione emerse dai lavori del gruppo tecnico di lavoro allo scopo di definire ulteriori standard per l’erogazione della formazione per l’acquisizione di competenze di base e trasversali in azienda.

Recepite dalla Regione Lombardia le linee guida nazionali del 20/2/2014 in tema di formazione di base e trasversale dell’apprendistato professionalizzante con efficacia per i contratti attivati dall’1/10/2014 (Delibera 1/8/2014 n. 2258)

Al fine di garantire la disciplina del contratto di apprendistato professionalizzante maggiormente uniforme su tutto il territorio nazionale, la Regione Lombardia ha recepito i contenuti delle linee guida nazionali approvate il 20 febbraio 2014 dalla Conferenza Stato-Regioni così come previsto dalla L. n. 99/2013.
La disciplina introdotta dalla citata delibera sostituisce quanto previsto dalla precedente del 25/1/2012 sebbene ne riprenda gran parte delle disposizioni in termini di durata e contenuti della formazione di base e trasversale. La stessa si applica ai contratti di apprendistato professionalizzante che saranno attivati dall' 1 ottobre 2014.
Inoltre, la suddetta delibera recepisce le indicazioni contenute nella legge 16 maggio 2014, n. 78 relativamente all'obbligo delle Regioni di comunicare ai datori di lavoro l'offerta formativa pubblica entro 45 giorni dalla comunicazione dell'instaurazione del contratto di apprendistato.
La Regione provvederà, poi, alla comunicazione ai datori di lavoro delle modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi ed ai calendari, in intesa con le Province, mediante l’aggiornamento del sistema informativo SINTESI, con modalità che saranno definite con successivo provvedimento dirigenziale, assicurando una costante informazione alle rappresentanze dei datori di lavoro sui cataloghi disponibili ed i loro aggiornamenti;
La delibera riprende gli standard minimi regionali per la formazione finalizzata all’acquisizione delle competenze di base e trasversali, la cui durata e i contenuti sono determinati, per l’intero periodo di apprendistato, sulla base del titolo di studio posseduto dall’apprendista al momento dell’assunzione:
- 120 ore per gli apprendisti privi di titolo, in possesso di licenza elementare e/o della sola licenza di scuola secondaria di I grado (cd. licenza media);
- 80 ore per gli apprendisti in possesso di diploma di scuola secondaria di II grado o di qualifica o diploma di istruzione e formazione professionale;
- 40 ore per gli apprendisti in possesso di laurea o titolo almeno equivalente.
Resta ferma la facoltà per l’impresa di prevedere, a proprio carico, ulteriore formazione dedicata all’acquisizione di competenze di base e trasversali, laddove funzionale alla qualificazione contrattuale da conseguire.
Con successivi atti verranno adottate le specifiche indicazione emerse dai lavori del gruppo tecnico di lavoro allo scopo di definire ulteriori standard per l’erogazione della formazione per l’acquisizione di competenze di base e trasversali in azienda.

Criteri per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga

Definiti i criteri per la concessione di ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente, con particolare riferimento alla cassa integrazione guadagni e alla mobilità.

Nello specifico, il trattamento di integrazione salariale in deroga alla normativa vigente può essere concesso o prorogato ai lavoratori subordinati, con qualifica di operai, impiegati e quadri, compresi gli apprendisti e i lavoratori somministrati, subordinatamente al possesso di una anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno 12 mesi alla data di inizio del periodo di intervento di cassa integrazione guadagni in deroga, che sono sospesi dal lavoro o effettuano prestazioni di lavoro a orario ridotto per contrazione o sospensione dell’attività produttiva per: situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori; situazioni aziendali determinate da situazioni temporanee di mercato; crisi aziendali; ristrutturazione o riorganizzazione.
L’azienda presenta, in via telematica, all’Inps e alla Regione, la domanda di concessione o proroga del trattamento di integrazione salariale in deroga, corredata dall’accordo, entro venti giorni dalla data in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro. In caso di presentazione tardiva della domanda, il trattamento di CIG in deroga decorre dall’inizio della settimana anteriore alla data di presentazione della domanda.

Le Regioni e le Province autonome competenti per territorio possono concedere con proprio decreto, e nei limiti delle disponibilità ad esse assegnate, il trattamento di mobilità in deroga alla normativa vigente ai lavoratori disoccupati, che sono in possesso dei requisiti di cui all’articolo 16, comma 1, della Legge 23 luglio 1991, n. 223, che risultano privi di altra prestazione legata alla cessazione del rapporto di lavoro. I lavoratori interessati, a pena di decadenza, devono presentare la relativa istanza all’Inps entro 60 giorni dalla data di licenziamento o dalla scadenza della precedente prestazione fruita, ovvero, se posteriore, dalla data del decreto di concessione della prestazione.
Nel corso dell’anno 2014, il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa può essere concesso:
– per i lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi, per un periodo temporale che, unitamente ai periodi già concessi per effetto di accordi stipulati prima della data di entrata in vigore del presente decreto, non superi complessivamente cinque mesi nell’anno 2014, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori tre mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. 6 marzo 1978, n. 218;
– per i lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per un periodo inferiore a tre anni, il trattamento può essere concesso per ulteriori sette mesi, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori tre mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. 6 marzo 1978, n. 218.
A decorrere dal 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2016, il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa non può essere concesso ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento hanno già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi. Per i restanti lavoratori il trattamento può essere concesso per non più di sei mesi, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori due mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al citato testo unico approvato con D.P.R. n. 218 del 1978. Per tali lavoratori il periodo di fruizione complessivo non può comunque eccedere il limite massimo di tre anni e quattro mesi.
Dal 1° gennaio 2017 il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa non può essere concesso.

I trattamenti di cassa integrazione guadagni e di mobilità in deroga non possono essere concessi in favore dei lavoratori per i quali ricorrono le condizioni di accesso alle analoghe prestazioni previste dalla normativa vigente.

Definiti i criteri per la concessione di ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente, con particolare riferimento alla cassa integrazione guadagni e alla mobilità.

Nello specifico, il trattamento di integrazione salariale in deroga alla normativa vigente può essere concesso o prorogato ai lavoratori subordinati, con qualifica di operai, impiegati e quadri, compresi gli apprendisti e i lavoratori somministrati, subordinatamente al possesso di una anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno 12 mesi alla data di inizio del periodo di intervento di cassa integrazione guadagni in deroga, che sono sospesi dal lavoro o effettuano prestazioni di lavoro a orario ridotto per contrazione o sospensione dell'attività produttiva per: situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori; situazioni aziendali determinate da situazioni temporanee di mercato; crisi aziendali; ristrutturazione o riorganizzazione.
L’azienda presenta, in via telematica, all’Inps e alla Regione, la domanda di concessione o proroga del trattamento di integrazione salariale in deroga, corredata dall’accordo, entro venti giorni dalla data in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro. In caso di presentazione tardiva della domanda, il trattamento di CIG in deroga decorre dall’inizio della settimana anteriore alla data di presentazione della domanda.

Le Regioni e le Province autonome competenti per territorio possono concedere con proprio decreto, e nei limiti delle disponibilità ad esse assegnate, il trattamento di mobilità in deroga alla normativa vigente ai lavoratori disoccupati, che sono in possesso dei requisiti di cui all’articolo 16, comma 1, della Legge 23 luglio 1991, n. 223, che risultano privi di altra prestazione legata alla cessazione del rapporto di lavoro. I lavoratori interessati, a pena di decadenza, devono presentare la relativa istanza all’Inps entro 60 giorni dalla data di licenziamento o dalla scadenza della precedente prestazione fruita, ovvero, se posteriore, dalla data del decreto di concessione della prestazione.
Nel corso dell’anno 2014, il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa può essere concesso:
- per i lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi, per un periodo temporale che, unitamente ai periodi già concessi per effetto di accordi stipulati prima della data di entrata in vigore del presente decreto, non superi complessivamente cinque mesi nell’anno 2014, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori tre mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. 6 marzo 1978, n. 218;
- per i lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per un periodo inferiore a tre anni, il trattamento può essere concesso per ulteriori sette mesi, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori tre mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al D.P.R. 6 marzo 1978, n. 218.
A decorrere dal 1° gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2016, il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa non può essere concesso ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento hanno già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per almeno tre anni, anche non continuativi. Per i restanti lavoratori il trattamento può essere concesso per non più di sei mesi, non ulteriormente prorogabili, più ulteriori due mesi nel caso di lavoratori residenti nelle aree di cui al citato testo unico approvato con D.P.R. n. 218 del 1978. Per tali lavoratori il periodo di fruizione complessivo non può comunque eccedere il limite massimo di tre anni e quattro mesi.
Dal 1° gennaio 2017 il trattamento di mobilità in deroga alla vigente normativa non può essere concesso.

I trattamenti di cassa integrazione guadagni e di mobilità in deroga non possono essere concessi in favore dei lavoratori per i quali ricorrono le condizioni di accesso alle analoghe prestazioni previste dalla normativa vigente.

Siglato l’accordo per i dipendenti delle aziende di lavorazione del tabacco

Siglato l’accordo per i dipendenti delle aziende di lavorazione del tabacco

 

Sottoscritto, il 17/7/2014, tra APTI e FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL, l’accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti delle aziende di lavorazione della foglia di tabacco secco allo stato sciolto.

L’intesa, valida per il triennio 2014-2016, stabilisce un aumento di 85,00 euro per il livello 4°A da erogare con le seguenti decorrenze:
– dall’1/8/2014: 28,34 euro
– dall’1/7/2015: 28,33 euro
– dall’1/7/2016: 28,33 euro

Seguono i minimi

Livelli Al 31/12/2013 All’1/8/2014 All’1/7/2015 All’1/7/2016
1°S 1.562,32 1.613,12 1.663,91 1.714,70
1.440,94 1.487,79 1.534,64 1.581,48
1.249,38 1.290,00 1.330,61 1.371,23
3°A 1.085,94 1.121,25 1.156,55 1.191,86
3°B 965,39 996,78 1.028,16 1.059,55
4°A 871,50 899,83 928,17 956,50
4°B 830,46 857,46 884,46 911,46
803,15 829,27 855,38 881,49
709,90 732,98 756,06 779,14

Una tantum
Ai lavoratori in forza all’1/2/2014, a copertura del periodo di vacanza contrattuale, verranno corrisposti i seguenti importi:

Livelli Euro
1°S 215,00
198,00
172,00
3°A 150,00
3°B 133,00
4°A 120,00
4°B 114,00
111,00
98,00

Apprendistato professionalizzante
La durata massima del periodo di apprendistato viene fissata in 36 mesi così come stabilito dal D.Lgs. 167/2011

Contratto a tempo determinato
Sono stati aggiornati i riferimenti legislativi.

Mensa aziendale
Innalzata a € 0,40 l’indennità giornaliera sostitutiva della mensa aziendale

Maternità e permessi
Riconosciute due giornate di permesso al padre lavoratore in occasione della nascita dei figli. Relativamente all’astensione dal lavoro dei genitori per la malattia dei figli viene innalzata l’età massima da 8 a 10 anni .

Fondo di assistenza sanitaria
Le parti convengono che nell’ambito dell’adesione ai fondi sanitari integrativi già istituiti, a decorrere da gennaio 2016 avvieranno un confronto di merito sul tema in oggetto.

Siglato l’accordo per i dipendenti delle aziende di lavorazione del tabacco

 

Sottoscritto, il 17/7/2014, tra APTI e FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL, l’accordo per il rinnovo del CCNL per i dipendenti delle aziende di lavorazione della foglia di tabacco secco allo stato sciolto.

L’intesa, valida per il triennio 2014-2016, stabilisce un aumento di 85,00 euro per il livello 4°A da erogare con le seguenti decorrenze:
- dall’1/8/2014: 28,34 euro
- dall’1/7/2015: 28,33 euro
- dall’1/7/2016: 28,33 euro

Seguono i minimi

Livelli Al 31/12/2013All’1/8/2014All’1/7/2015All’1/7/2016
1°S1.562,321.613,121.663,911.714,70
1.440,941.487,791.534,641.581,48
1.249,381.290,001.330,611.371,23
3°A1.085,941.121,251.156,551.191,86
3°B965,39996,781.028,161.059,55
4°A871,50899,83928,17956,50
4°B830,46857,46884,46911,46
803,15829,27855,38881,49
709,90732,98756,06779,14

Una tantum
Ai lavoratori in forza all’1/2/2014, a copertura del periodo di vacanza contrattuale, verranno corrisposti i seguenti importi:

LivelliEuro
1°S215,00
198,00
172,00
3°A150,00
3°B133,00
4°A120,00
4°B114,00
111,00
98,00

Apprendistato professionalizzante
La durata massima del periodo di apprendistato viene fissata in 36 mesi così come stabilito dal D.Lgs. 167/2011

Contratto a tempo determinato
Sono stati aggiornati i riferimenti legislativi.

Mensa aziendale
Innalzata a € 0,40 l’indennità giornaliera sostitutiva della mensa aziendale

Maternità e permessi
Riconosciute due giornate di permesso al padre lavoratore in occasione della nascita dei figli. Relativamente all’astensione dal lavoro dei genitori per la malattia dei figli viene innalzata l’età massima da 8 a 10 anni .

Fondo di assistenza sanitaria
Le parti convengono che nell’ambito dell’adesione ai fondi sanitari integrativi già istituiti, a decorrere da gennaio 2016 avvieranno un confronto di merito sul tema in oggetto.

Superamento del comporto e richiesta informale delle ferie: licenziamento legittimo

Il lavoratore che, assente per malattia ed impossibilitato a riprendere servizio, intende evitare la perdita del posto di lavoro a seguito dell’esaurimento del periodo di comporto, deve presentare una espressa richiesta di godimento delle ferie, affinché il datore di lavoro possa concedergliele durante il periodo di malattia. (Corte di Cassazione con sentenza n. 17538 del 1° agosto 2014).

Una dipendente ha presentato ricorso innanzi al Tribunale, per esser stata licenziata dalla società per cui lavorava, per non aver comunicato formalmente di voler usufruire delle ferie durante il periodo di comporto.
La Corte d’appello, confermando la sentenza di I grado, ha ritenuto illegittimo tale licenziamento in quanto, la donna sia per la gravità della patologia da cui era affetta sia per l’ampio arco temporale interessato dalle assenze poteva aver avuto difficoltà a computare e valutare la durala complessiva delle sue assenze ed il conseguente superamento del comporto. Inoltre, secondo la Corte poteva presumersi che la lavoratrice avesse richiesto informalmente al datore di lavoro di poter fruire delle ferie che aveva maturato al fine di evitare il superamento del comporto.
In riforma dei giudizi di I e II grado, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento ed ha affermato che il lavoratore che intende evitare di perdere il posto di lavoro durante il comporto, deve presentare la richiesta di fruizione delle ferie, affinché il datore di lavoro possa concedergli di fruire delle ferie durante il periodo di malattia, valutando il fondamentale interesse del richiedente al mantenimento del posto di lavoro. Pertanto, nemmeno le condizioni di confusione mentale del lavoratore per effetto della malattia fanno venir meno la necessità di una espressa domanda di fruizione delle ferie, indispensabile a superare il principio di incompatibilità tra godimento delle ferie e malattia.

Il lavoratore che, assente per malattia ed impossibilitato a riprendere servizio, intende evitare la perdita del posto di lavoro a seguito dell'esaurimento del periodo di comporto, deve presentare una espressa richiesta di godimento delle ferie, affinché il datore di lavoro possa concedergliele durante il periodo di malattia. (Corte di Cassazione con sentenza n. 17538 del 1° agosto 2014).

Una dipendente ha presentato ricorso innanzi al Tribunale, per esser stata licenziata dalla società per cui lavorava, per non aver comunicato formalmente di voler usufruire delle ferie durante il periodo di comporto.
La Corte d'appello, confermando la sentenza di I grado, ha ritenuto illegittimo tale licenziamento in quanto, la donna sia per la gravità della patologia da cui era affetta sia per l'ampio arco temporale interessato dalle assenze poteva aver avuto difficoltà a computare e valutare la durala complessiva delle sue assenze ed il conseguente superamento del comporto. Inoltre, secondo la Corte poteva presumersi che la lavoratrice avesse richiesto informalmente al datore di lavoro di poter fruire delle ferie che aveva maturato al fine di evitare il superamento del comporto.
In riforma dei giudizi di I e II grado, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento ed ha affermato che il lavoratore che intende evitare di perdere il posto di lavoro durante il comporto, deve presentare la richiesta di fruizione delle ferie, affinché il datore di lavoro possa concedergli di fruire delle ferie durante il periodo di malattia, valutando il fondamentale interesse del richiedente al mantenimento del posto di lavoro. Pertanto, nemmeno le condizioni di confusione mentale del lavoratore per effetto della malattia fanno venir meno la necessità di una espressa domanda di fruizione delle ferie, indispensabile a superare il principio di incompatibilità tra godimento delle ferie e malattia.

Pubblicata la proroga del 770/2014 sulla G.U.

5 ago 2014 Il DPCM 31 luglio 2014 contenente la proroga del mod. 770/2014 è stato pubblicato sulla G.U. 04 agosto 2014, n. 179

La dichiarazione dei sostituti d’imposta, relativa all’anno 2013, va presentata in via telematica, direttamente ovvero tramite i soggetti incaricati entro il 19 settembre 2014.

5 ago 2014 Il DPCM 31 luglio 2014 contenente la proroga del mod. 770/2014 è stato pubblicato sulla G.U. 04 agosto 2014, n. 179

La dichiarazione dei sostituti d'imposta, relativa all'anno 2013, va presentata in via telematica, direttamente ovvero tramite i soggetti incaricati entro il 19 settembre 2014.

La separazione non cancella i vincoli della dichiararzione congiunta

4 ago 2014 Qualora sia stata presentata la dichiarazione dei redditi in forma congiunta, non assume rilevanza, nei confronti della pretesa del Fisco, la successiva separazione definitiva. Per l’annualità oggetto di dichiarazione congiunta, i coniugi restano coobbligati, anche se l’accertamento delle maggiori imposte sia notificato dopo la separazione e riguardi in modo specifico la posizione tributaria di uno solo dei dichiaranti (Corte di Cassazione – Ordinanza 29 luglio 2014, n. 17160).

Così la Corte di Cassazione ha riformato la sentenza della Giudice d’Appello che aveva accolto il ricorso della contribuente, ritenendo che l’operato del Fisco (di notificare ad uno dei coniugi l’atto impositivo e procedere con la cartella esattoriale per l’esazione del credito nei confronti dell’altro coniuge), fosse contrario ai principi:
– di autonomia dei rapporti di credito-debito aventi in comune la sola prestazione;
– di tutela del diritto di difesa di ciascun coobbligato solidale;
– secondo cui i condebitori solidali, in rapporto al giudicato e rispetto al creditore, hanno veste di terzi.
Perciò, secondo il giudice, anche in ipotesi di dichiarazione congiunta, la notifica (dell’eventuale atto di accertamento, della reiezione del condono, di quant’altro prodromico alla emissione della cartella) avvenuta nei confronti di uno dei coniugi non ha effetti nei confronti dell’altro coniuge, qualora sia intervenuta una separazione legale.

I Giudici della Suprema Corte hanno stabilito, invece, la sussistenza del vincolo di solidarietà nei confronti del Fisco, instaurato con la dichiarazione dei redditi congiunta, nonostante la successiva separazione dei coniugi.
Ciò in quanto, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, la dichiarazione dei redditi congiunta, consentita a coniugi non separati, costruisce una facoltà che, una volta esercitata per libera scelta degli interessati, produce conseguenze (vantaggiose ed eventualmente svantaggiose) che derivano dalla legge e che ne connotano il peculiare regime, a prescindere dalle successive vicende del matrimonio.
Più precisamente, la responsabilità solidale dei coniugi per il pagamento dell’imposta ed accessori, iscritti a ruolo a nome di uno dei coniugi a seguito di accertamento, non è influenzata dal venir meno, successivamente alla dichiarazione congiunta, della convivenza matrimoniale per separazione personale.
Peraltro, secondo la Suprema Corte, l’assenza di qualsiasi rilevanza ostativa non è suscettibile di dar corpo ad un dubbio di legittimità costituzionale in riferimento all’articolo 24 della Costituzione, considerato che la mancata impugnazione da parte di uno dei coniugi dell’atto allo stesso notificato, non rende definitiva l’obbligazione tributaria nei confronti dell’altro coniuge, avendo quest’ultimo la possibilità di impugnare autonomamente la cartella di pagamento e di far valere, in tale sede, tutte le possibili ragioni di contrasto con la pretesa tributaria, anche in relazione alla mancata notifica diretta degli atti precedenti.
In conclusione, la sopravvenuta separazione fra coniugi co-dichiaranti, non ha in nessun caso l’effetto di esonerare il coniuge coobbligato dal vincolo di solidarietà,connesso alla specifica modalità della dichiarazione congiunta.

4 ago 2014 Qualora sia stata presentata la dichiarazione dei redditi in forma congiunta, non assume rilevanza, nei confronti della pretesa del Fisco, la successiva separazione definitiva. Per l’annualità oggetto di dichiarazione congiunta, i coniugi restano coobbligati, anche se l’accertamento delle maggiori imposte sia notificato dopo la separazione e riguardi in modo specifico la posizione tributaria di uno solo dei dichiaranti (Corte di Cassazione - Ordinanza 29 luglio 2014, n. 17160).

Così la Corte di Cassazione ha riformato la sentenza della Giudice d’Appello che aveva accolto il ricorso della contribuente, ritenendo che l’operato del Fisco (di notificare ad uno dei coniugi l’atto impositivo e procedere con la cartella esattoriale per l’esazione del credito nei confronti dell’altro coniuge), fosse contrario ai principi:
- di autonomia dei rapporti di credito-debito aventi in comune la sola prestazione;
- di tutela del diritto di difesa di ciascun coobbligato solidale;
- secondo cui i condebitori solidali, in rapporto al giudicato e rispetto al creditore, hanno veste di terzi.
Perciò, secondo il giudice, anche in ipotesi di dichiarazione congiunta, la notifica (dell’eventuale atto di accertamento, della reiezione del condono, di quant’altro prodromico alla emissione della cartella) avvenuta nei confronti di uno dei coniugi non ha effetti nei confronti dell’altro coniuge, qualora sia intervenuta una separazione legale.

I Giudici della Suprema Corte hanno stabilito, invece, la sussistenza del vincolo di solidarietà nei confronti del Fisco, instaurato con la dichiarazione dei redditi congiunta, nonostante la successiva separazione dei coniugi.
Ciò in quanto, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, la dichiarazione dei redditi congiunta, consentita a coniugi non separati, costruisce una facoltà che, una volta esercitata per libera scelta degli interessati, produce conseguenze (vantaggiose ed eventualmente svantaggiose) che derivano dalla legge e che ne connotano il peculiare regime, a prescindere dalle successive vicende del matrimonio.
Più precisamente, la responsabilità solidale dei coniugi per il pagamento dell'imposta ed accessori, iscritti a ruolo a nome di uno dei coniugi a seguito di accertamento, non è influenzata dal venir meno, successivamente alla dichiarazione congiunta, della convivenza matrimoniale per separazione personale.
Peraltro, secondo la Suprema Corte, l'assenza di qualsiasi rilevanza ostativa non è suscettibile di dar corpo ad un dubbio di legittimità costituzionale in riferimento all'articolo 24 della Costituzione, considerato che la mancata impugnazione da parte di uno dei coniugi dell’atto allo stesso notificato, non rende definitiva l'obbligazione tributaria nei confronti dell’altro coniuge, avendo quest’ultimo la possibilità di impugnare autonomamente la cartella di pagamento e di far valere, in tale sede, tutte le possibili ragioni di contrasto con la pretesa tributaria, anche in relazione alla mancata notifica diretta degli atti precedenti.
In conclusione, la sopravvenuta separazione fra coniugi co-dichiaranti, non ha in nessun caso l’effetto di esonerare il coniuge coobbligato dal vincolo di solidarietà,connesso alla specifica modalità della dichiarazione congiunta.