Assunzioni agevolate di lavoratori licenziati per GMO

Le istruzioni per la fruizione del beneficio di 190 euro mensili, da parte dei datori di lavoro che hanno provveduto ad assumere nell’anno 2013, lavoratori licenziati per GMO

Previsto in favore dei datori di lavoro che nel 2013 hanno assunto, anche a termine, lavoratori licenziati nei dodici mesi precedenti per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro, e poi esteso anche nel caso di:
– estinzione del rapporto in sede di conciliazione successiva al preavviso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo;
– proroga o trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto instaurato nel 2013, già rientrante nell’agevolazione in parola;
– proroga o trasformazione a tempo indeterminato, effettuata nel 2013, di un rapporto instaurato prima del 2013 con lavoratori iscritti nelle allora vigenti liste della cd. “piccola mobilità”;
l’incentivo di 190 euro mensili era subordinato all’invio di una specifica istanza, mediante il modulo “LICE”, entro il termine del 12 aprile 2014, fermo restando la capienza delle risorse appositamente stanziate.
Orbene, la graduatoria delle istanze accolte, secondo l’ordine cronologico dell’assunzione, della proroga e della trasformazione, è pubblicata all’interno del Cassetto previdenziale aziende e Cassetto previdenziale aziende agricole, nella sezione relativa al modulo LICE.
Nel caso di datori di lavoro che operano con il sistema Uniemens, ammessi al beneficio, le posizioni contributive sono contrassegnate dal codice autorizzazione “4N”, avente il significato di “Datore di lavoro ammesso al bonus previsto dai decreti direttoriali del Ministero del lavoro n. 264 del 19 aprile 2013 e n. 390 del 3 giugno 2013”. Il codice è attribuito per i mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto 2014, anche nell’ipotesi in cui, alla data di autorizzazione, la posizione contributiva del datore di lavoro risulti sospesa o cessata.
Qualora siano state accolte più istanze per lo stesso lavoratore, è cura del datore di lavoro non superare il bonus complessivo di 1.140 euro (190 euro per 6 mesi), se tutte le istanze accolte si riferiscono a rapporti a tempo determinato, ovvero di 2.280 euro (190 euro per 12 mesi), se almeno un’istanza è stata accolta per un rapporto a tempo indeterminato. In ogni caso, nelle ipotesi di diminuzione dell’orario di lavoro rispetto a quanto originariamente denunciato sul modulo LICE, compreso il caso di assunzione a tempo pieno e successiva trasformazione in part time, il datore di lavoro è tenuto autonomamente a ridurre in misura proporzionale l’importo del bonus spettante; in maniera analoga il datore di lavoro deve provvedere, nelle ipotesi in cui il rapporto di lavoro cessi prima della data di scadenza indicata nell’istanza.
In seguito, l’Inps effettuerà controlli sulla veridicità delle attestazioni rese e la sussistenza dei requisiti relativi all’accesso, nonché sulla durata e sull’importo del beneficio. Eventuali somme indebitamente percepite dai datori di lavoro saranno oggetto di iniziative di recupero e consentiranno di accogliere altre istanze, in conseguenza della rideterminazione delle risorse disponibili.

Le istruzioni per la fruizione del beneficio di 190 euro mensili, da parte dei datori di lavoro che hanno provveduto ad assumere nell’anno 2013, lavoratori licenziati per GMO

Previsto in favore dei datori di lavoro che nel 2013 hanno assunto, anche a termine, lavoratori licenziati nei dodici mesi precedenti per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro, e poi esteso anche nel caso di:
- estinzione del rapporto in sede di conciliazione successiva al preavviso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo;
- proroga o trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto instaurato nel 2013, già rientrante nell’agevolazione in parola;
- proroga o trasformazione a tempo indeterminato, effettuata nel 2013, di un rapporto instaurato prima del 2013 con lavoratori iscritti nelle allora vigenti liste della cd. "piccola mobilità";
l’incentivo di 190 euro mensili era subordinato all’invio di una specifica istanza, mediante il modulo "LICE", entro il termine del 12 aprile 2014, fermo restando la capienza delle risorse appositamente stanziate.
Orbene, la graduatoria delle istanze accolte, secondo l’ordine cronologico dell’assunzione, della proroga e della trasformazione, è pubblicata all’interno del Cassetto previdenziale aziende e Cassetto previdenziale aziende agricole, nella sezione relativa al modulo LICE.
Nel caso di datori di lavoro che operano con il sistema Uniemens, ammessi al beneficio, le posizioni contributive sono contrassegnate dal codice autorizzazione "4N", avente il significato di "Datore di lavoro ammesso al bonus previsto dai decreti direttoriali del Ministero del lavoro n. 264 del 19 aprile 2013 e n. 390 del 3 giugno 2013". Il codice è attribuito per i mesi di maggio, giugno, luglio ed agosto 2014, anche nell’ipotesi in cui, alla data di autorizzazione, la posizione contributiva del datore di lavoro risulti sospesa o cessata.
Qualora siano state accolte più istanze per lo stesso lavoratore, è cura del datore di lavoro non superare il bonus complessivo di 1.140 euro (190 euro per 6 mesi), se tutte le istanze accolte si riferiscono a rapporti a tempo determinato, ovvero di 2.280 euro (190 euro per 12 mesi), se almeno un’istanza è stata accolta per un rapporto a tempo indeterminato. In ogni caso, nelle ipotesi di diminuzione dell’orario di lavoro rispetto a quanto originariamente denunciato sul modulo LICE, compreso il caso di assunzione a tempo pieno e successiva trasformazione in part time, il datore di lavoro è tenuto autonomamente a ridurre in misura proporzionale l’importo del bonus spettante; in maniera analoga il datore di lavoro deve provvedere, nelle ipotesi in cui il rapporto di lavoro cessi prima della data di scadenza indicata nell’istanza.
In seguito, l’Inps effettuerà controlli sulla veridicità delle attestazioni rese e la sussistenza dei requisiti relativi all’accesso, nonché sulla durata e sull’importo del beneficio. Eventuali somme indebitamente percepite dai datori di lavoro saranno oggetto di iniziative di recupero e consentiranno di accogliere altre istanze, in conseguenza della rideterminazione delle risorse disponibili.

Da oggi scatta l’obbligo di installazione del POS

L’accettazione dei pagamenti effettuati attraverso carte di debito è divenuta obbligatoria. Da oggi, i consumatori possono richiedere di effettuare i pagamenti superiori a 30 euro oltre che in contanti anche con bancomat (art. 15, D.L. n. 179/2012; D.M. 24/1//2014).

L’obbligo di installazione del POS e quindi di accettazione di pagamenti effettuati attraverso carte di debito nasce nell’intento di assicurare una maggiore tracciabilità dei pagamenti e di contrastare l’evasione fiscale ed è rivolto a tutti i soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e prestazioni di servizi anche professionali.
Fermo restando il limite minimo di pagamento non inferiore a 30 euro, va precisato che piuttosto di obbligo si debba parlare di onere in quanto non è prevista alcuna sanzione in caso di rifiuto ad accettare i pagamenti con carta di debito.
La mancata installazione del POS non produce dunque un inadempimento sanzionabile.

Per di più, il provvedimento introduce una serie di adempimenti che incrementano i costi connessi all’esercizio dell’attività a favore degli Istituti di Credito e, pertanto, poiché la norma richiede a commercianti e professionisti l’installazione del Pos per il pagamento in formato elettronico, è di fondamentale importanza, per dare seguito a quanto introdotto, prevedere una sostanziale riduzione/azzeramento dei costi per l’installazione e la gestione degli apparecchi terminali.

L’accettazione dei pagamenti effettuati attraverso carte di debito è divenuta obbligatoria. Da oggi, i consumatori possono richiedere di effettuare i pagamenti superiori a 30 euro oltre che in contanti anche con bancomat (art. 15, D.L. n. 179/2012; D.M. 24/1//2014).

L’obbligo di installazione del POS e quindi di accettazione di pagamenti effettuati attraverso carte di debito nasce nell’intento di assicurare una maggiore tracciabilità dei pagamenti e di contrastare l’evasione fiscale ed è rivolto a tutti i soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e prestazioni di servizi anche professionali.
Fermo restando il limite minimo di pagamento non inferiore a 30 euro, va precisato che piuttosto di obbligo si debba parlare di onere in quanto non è prevista alcuna sanzione in caso di rifiuto ad accettare i pagamenti con carta di debito.
La mancata installazione del POS non produce dunque un inadempimento sanzionabile.

Per di più, il provvedimento introduce una serie di adempimenti che incrementano i costi connessi all’esercizio dell’attività a favore degli Istituti di Credito e, pertanto, poiché la norma richiede a commercianti e professionisti l’installazione del Pos per il pagamento in formato elettronico, è di fondamentale importanza, per dare seguito a quanto introdotto, prevedere una sostanziale riduzione/azzeramento dei costi per l’installazione e la gestione degli apparecchi terminali.

Inps, il nuovo Manuale di classificazione dei datori di lavoro

Le novità in materia di classificazione previdenziale dei datori di lavoro

Finalmente, anche l’Inps ha adottato l’ATECO 2007 quale criterio di catalogazione delle attività economiche su cui basare l’inquadramento dei datori di lavoro. Conseguentemente, i datori di lavoro che inviano una domanda di iscrizione all’Istituto hanno l’obbligo di comunicare il codice dell’attività economica esercitata in relazione alla posizione aziendale aperta per i lavoratori dipendenti, desunto dalla tabella ATECO 2007. Laddove tale codice non coincida con il corrispondente ATECO 2007 presente nella Camera di Commercio, l’inquadramento va comunque attribuito in relazione all’attività economica dichiarata e/o al codice ATECO 2007 indicato nella domanda d’iscrizione all’Istituto. La nuova procedura automatizzata di iscrizione, infatti, è strutturata per attribuire ai datori di lavoro l’inquadramento previdenziale sulla base dell’autocertificazione dell’attività dichiarata e, qualora sia necessario, sulla base dell’autocertificazione dell’attività attraverso la compilazione di un questionario, personalizzato in base all’attività indicata. In ogni caso, resta immutato il potere/dovere dell’Inps di effettuare controlli delle autocertificazioni. Se l’esito è positivo, l’inquadramento attribuito è consolidato; diversamente, se emergono difformità rispetto a quanto dichiarato, la Sede competente per la gestione della matricola aziendale contatta direttamente il datore di lavoro/intermediario per evidenziare le anomalie riscontrate ed eventualmente modifica l’inquadramento sulla base delle risultanze dell’istruttoria con decorrenza retroattiva.
In caso di svolgimento di attività multiple, con diversa classificazione ATECO 2007, non connotate dai caratteri dell’autonomia funzionale ed organizzativa, ai fini dell’inquadramento, l’oggetto dell’azienda deve essere valutato unitariamente sulla base della natura dell’attività prevalente, con l’individuazione di quella primaria. L’inquadramento, infatti, è di regola unico ed è determinato appunto dall’attività prevalente, mentre le altre attività sono considerate accessorie alla principale e, di conseguenza, assimilate all’attività principale, della quale devono seguire il regime giuridico e contributivo. Pur tuttavia, ciò non impedisce, qualora vengano svolte attività multiple, l’apertura di una posizione per l’attività secondaria, diversa da quella principale, se l’attività secondaria rientra in un diverso settore e presenta i caratteri di autonomia funzionale ed organizzativa, che legittimano l’attribuzione di distinti inquadramenti previdenziali.

Le novità in materia di classificazione previdenziale dei datori di lavoro

Finalmente, anche l’Inps ha adottato l’ATECO 2007 quale criterio di catalogazione delle attività economiche su cui basare l’inquadramento dei datori di lavoro. Conseguentemente, i datori di lavoro che inviano una domanda di iscrizione all’Istituto hanno l’obbligo di comunicare il codice dell’attività economica esercitata in relazione alla posizione aziendale aperta per i lavoratori dipendenti, desunto dalla tabella ATECO 2007. Laddove tale codice non coincida con il corrispondente ATECO 2007 presente nella Camera di Commercio, l’inquadramento va comunque attribuito in relazione all’attività economica dichiarata e/o al codice ATECO 2007 indicato nella domanda d’iscrizione all’Istituto. La nuova procedura automatizzata di iscrizione, infatti, è strutturata per attribuire ai datori di lavoro l’inquadramento previdenziale sulla base dell’autocertificazione dell’attività dichiarata e, qualora sia necessario, sulla base dell’autocertificazione dell’attività attraverso la compilazione di un questionario, personalizzato in base all’attività indicata. In ogni caso, resta immutato il potere/dovere dell’Inps di effettuare controlli delle autocertificazioni. Se l’esito è positivo, l’inquadramento attribuito è consolidato; diversamente, se emergono difformità rispetto a quanto dichiarato, la Sede competente per la gestione della matricola aziendale contatta direttamente il datore di lavoro/intermediario per evidenziare le anomalie riscontrate ed eventualmente modifica l’inquadramento sulla base delle risultanze dell’istruttoria con decorrenza retroattiva.
In caso di svolgimento di attività multiple, con diversa classificazione ATECO 2007, non connotate dai caratteri dell’autonomia funzionale ed organizzativa, ai fini dell’inquadramento, l’oggetto dell’azienda deve essere valutato unitariamente sulla base della natura dell’attività prevalente, con l’individuazione di quella primaria. L’inquadramento, infatti, è di regola unico ed è determinato appunto dall’attività prevalente, mentre le altre attività sono considerate accessorie alla principale e, di conseguenza, assimilate all’attività principale, della quale devono seguire il regime giuridico e contributivo. Pur tuttavia, ciò non impedisce, qualora vengano svolte attività multiple, l’apertura di una posizione per l’attività secondaria, diversa da quella principale, se l’attività secondaria rientra in un diverso settore e presenta i caratteri di autonomia funzionale ed organizzativa, che legittimano l’attribuzione di distinti inquadramenti previdenziali.

FIRMATO IL CONTRATTO DEI GIORNALISTI

 

Firmato, il 24/6/2014, tra FIEG e FNSI, il nuovo accordo triennale dei giornalisti con decorrenza 1 aprile 2013-31 marzo 2016.

L’accordo prevede un aumento contrattuale è di 120 euro suddiviso in due tranche uguali per tutti sotto forma di elemento distinto della retribuzione, di cui la prima dal prossimo luglio, la seconda tranche da maggio 2015.

  E.D.R. dal 1/7/2014 E.D.R. dal 1/5/2015
Caporedattore 60,00 60,00
Vicecaporedattore 60,00 60,00
Caposervizio / redattore senior 60,00 60,00
Vicecaposervizio / redattore esperto 60,00 60,00
Redattore + 30 mesi anzianità prof.le 60,00 60,00
Redattore – 30 mesi anzianità prof.le 60,00 60,00
Praticanti E.D.R. dal 1/7/2014 E.D.R. dal 1/5/2015
Praticante + 12 mesi di servizio 30,00 30,00
Praticante – 12 mesi di servizio 30,00 30,00
Corrispondenti fissi art. 12 E.D.R. dal 1/1/2015
Per almeno 2 collab. al mese

(limitatamente agli addetti ai periodici)

12,00
Per almeno 4 collab. al mese 12,00
Per almeno 8 collab. al mese 12,00
 Corrispondenti art. 12 E.D.R. dal 1/1/2015
A) 15,00
B) 15,00
C) 15,00
D) 15,00
Pubblicisti redazioni decentrate E.D.R. dal 1/7/2014 E.D.R. dal 1/5/2015
  30,00 30,00

Per la prima volta un accordo sul lavoro autonomo inserito nel contesto di un Contratto per giornalisti dipendenti con il seguente trattamento economico minimo di seguito individuato per le specifiche tipologie di prodotto editoriale:

Quotidiani:
– Minimo 144 articoli l’anno, pari a 12 articoli pubblicati in media per mese in ragione d’anno;
– almeno 1.600 battute;
– trattamento annuo € 3.000, 250 €/mese

Periodici (settimanali)
– Minimo 45 pezzi/anno;
– Almeno 1.800 battute;
– Trattamento annuo € 3.000, 250 €/mese.

Periodici (mensili)
– Un pezzo per numero;
– Almeno 7.000 battute;
– Trattamento annuo E 3.000,250 €/mese

Agenzie di stampa
– Minimo 40 segnalazioni/informazioni anche corredate da foto/video, pubblicate in media per mese in ragione dell’anno
– Trattamento annuo euro 3000, 250 €/mese

Web(testate giornalistiche online con esclusione di blog e social network)
– Minimo 40 segnalazioni/informazioni anche corredate da foto/video, pubblicate in media per mese in ragione dell’anno
– Trattamento annuo euro 3000, 250 €/mese

Seguono, in sintesi, i punti più importanti dell’accordo:

APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE
Riservato ai giovani dai 18 ai 29 anni, con i benefici previsti dalla legge sull’apprendistato. Nei 36 mesi: partono come praticanti, quando diventano professionisti c’è un aumento del 10% per 9 mesi e poi un ulteriore 5% fino a fine periodo, quindi passano a redattore -30 mesi e poi a redattore +30 come da contratto e progressione professionale.

AGEVOLAZIONI/RIDUZIONI CONTRIBUTIVE:
Per un arco temporale di 36 mesi:
– Per le nuove assunzioni di giornalisti con contratti a tempo indeterminato l’aliquota previdenziale a carico dell’azienda passa al 14,28% (rispetto al 22,28% attuale) e sarà interamente coperta dal Fondo triennale straordinario;
– Per i contratti a tempo determinato: fermo restando l’aliquota previdenziale piena (22,28%), il fondo triennale straordinario garantirà la coperta per il 10,98% mentre il restante 11,3% resta a carico dell’azienda

RETRIBUZIONE DI INGRESSO
E’ possibile, per 36 mesi per le aziende che chiedono gli sgravi contributivi e non abbiano licenziato nei 12 mesi precedenti:
– assumere a tempo indeterminato o determinato disoccupati, inoccupati o cococo con anzianità professionale sopra i 30 mesi con la retribuzione del redattore  con meno di 30 mesi di anzianità. Al termine, si prende la retribuzione da redattore con più di 30 mesi di anzianità professionale;
– assumere a tempo indeterminato o determinato disoccupati, inoccupati o cococo con anzianità professionale inferiore a 30 mesi con la retribuzione del praticante con più di 12 mesi di servizio aumentata del 18% ma con il restante trattamento economico e normativo del redattore meno di 30 mesi di anzianità professionale.. Al termine dei 36 mesi si prende la retribuzione del redattore con oltre 30 mesi di anzianità professionale.

AMMORTIZZATORI SOCIALI
– Aliquota aggiuntiva è incrementata temporaneamente dell’1% a carico esclusivo dell’azienda per gli ammortizzatori sociali fino al 31 dicembre 2016. A questo dovrebbero sommarsi gli interventi del Fondo triennale straordinario per ammortizzatori sociali (si ipotizzano 2 milioni) e per i prepensionamenti.

FONDO EX FISSA
–  Per chi ha il diritto “perfetto” (pensionamento o uscita da azienda dopo almeno 15 anni) avrà diritto alla cifra piena con rate in un periodo indicativo di 12 annualità.
– Per chi è ancora al lavoro e ha almeno 15 anni di anzianità aziendale entro il 31 dicembre 2014 avrà una somma calcolata sulla media retributiva degli ultimi 15 anni con tetto a 65 mila euro e rateizzazione in un periodo indicativo di 15 annualità.
– Per chi ha tra 10 e 15 anni avrà diritto a una cifra fissa al momento della pensione: 10 mila euro per chi ha almeno 14 anni; 8 mila euro per chi ha 13 anni; 6 mila euro per chi ha 12 anni; 4 mila euro per chi ha 11 anni; 2 mila euro per chi ha 10 anni. Per tutti quelli che hanno meno di 15 anni: contributo aggiuntivo per la previdenza complementare dello 0,25%, che diventa 0,5% nel 2026. Quando il fondo ex fissa sarà liquidato definitivamente, si stabilirà la destinazione del restante 1%.

INDENNITÀ DI MANCATO PREAVVISO
Viene definita per tutte le qualifiche in 8 mensilità di retribuzione.

 

Firmato, il 24/6/2014, tra FIEG e FNSI, il nuovo accordo triennale dei giornalisti con decorrenza 1 aprile 2013-31 marzo 2016.

L’accordo prevede un aumento contrattuale è di 120 euro suddiviso in due tranche uguali per tutti sotto forma di elemento distinto della retribuzione, di cui la prima dal prossimo luglio, la seconda tranche da maggio 2015.

 E.D.R. dal 1/7/2014E.D.R. dal 1/5/2015
Caporedattore60,0060,00
Vicecaporedattore60,0060,00
Caposervizio / redattore senior60,0060,00
Vicecaposervizio / redattore esperto60,0060,00
Redattore + 30 mesi anzianità prof.le60,0060,00
Redattore - 30 mesi anzianità prof.le60,0060,00
PraticantiE.D.R. dal 1/7/2014E.D.R. dal 1/5/2015
Praticante + 12 mesi di servizio30,0030,00
Praticante - 12 mesi di servizio30,0030,00
Corrispondenti fissi art. 12E.D.R. dal 1/1/2015
Per almeno 2 collab. al mese

(limitatamente agli addetti ai periodici)

12,00
Per almeno 4 collab. al mese12,00
Per almeno 8 collab. al mese12,00
 Corrispondenti art. 12E.D.R. dal 1/1/2015
A)15,00
B)15,00
C)15,00
D)15,00
Pubblicisti redazioni decentrateE.D.R. dal 1/7/2014E.D.R. dal 1/5/2015
 30,0030,00

Per la prima volta un accordo sul lavoro autonomo inserito nel contesto di un Contratto per giornalisti dipendenti con il seguente trattamento economico minimo di seguito individuato per le specifiche tipologie di prodotto editoriale:

Quotidiani:
- Minimo 144 articoli l'anno, pari a 12 articoli pubblicati in media per mese in ragione d'anno;
- almeno 1.600 battute;
- trattamento annuo € 3.000, 250 €/mese

Periodici (settimanali)
- Minimo 45 pezzi/anno;
- Almeno 1.800 battute;
- Trattamento annuo € 3.000, 250 €/mese.

Periodici (mensili)
- Un pezzo per numero;
- Almeno 7.000 battute;
- Trattamento annuo E 3.000,250 €/mese

Agenzie di stampa
- Minimo 40 segnalazioni/informazioni anche corredate da foto/video, pubblicate in media per mese in ragione dell’anno
- Trattamento annuo euro 3000, 250 €/mese

Web(testate giornalistiche online con esclusione di blog e social network)
- Minimo 40 segnalazioni/informazioni anche corredate da foto/video, pubblicate in media per mese in ragione dell’anno
- Trattamento annuo euro 3000, 250 €/mese

Seguono, in sintesi, i punti più importanti dell’accordo:

APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE
Riservato ai giovani dai 18 ai 29 anni, con i benefici previsti dalla legge sull'apprendistato. Nei 36 mesi: partono come praticanti, quando diventano professionisti c'è un aumento del 10% per 9 mesi e poi un ulteriore 5% fino a fine periodo, quindi passano a redattore -30 mesi e poi a redattore +30 come da contratto e progressione professionale.

AGEVOLAZIONI/RIDUZIONI CONTRIBUTIVE:
Per un arco temporale di 36 mesi:
- Per le nuove assunzioni di giornalisti con contratti a tempo indeterminato l’aliquota previdenziale a carico dell'azienda passa al 14,28% (rispetto al 22,28% attuale) e sarà interamente coperta dal Fondo triennale straordinario;
- Per i contratti a tempo determinato: fermo restando l’aliquota previdenziale piena (22,28%), il fondo triennale straordinario garantirà la coperta per il 10,98% mentre il restante 11,3% resta a carico dell'azienda

RETRIBUZIONE DI INGRESSO
E’ possibile, per 36 mesi per le aziende che chiedono gli sgravi contributivi e non abbiano licenziato nei 12 mesi precedenti:
- assumere a tempo indeterminato o determinato disoccupati, inoccupati o cococo con anzianità professionale sopra i 30 mesi con la retribuzione del redattore  con meno di 30 mesi di anzianità. Al termine, si prende la retribuzione da redattore con più di 30 mesi di anzianità professionale;
- assumere a tempo indeterminato o determinato disoccupati, inoccupati o cococo con anzianità professionale inferiore a 30 mesi con la retribuzione del praticante con più di 12 mesi di servizio aumentata del 18% ma con il restante trattamento economico e normativo del redattore meno di 30 mesi di anzianità professionale.. Al termine dei 36 mesi si prende la retribuzione del redattore con oltre 30 mesi di anzianità professionale.

AMMORTIZZATORI SOCIALI
- Aliquota aggiuntiva è incrementata temporaneamente dell'1% a carico esclusivo dell'azienda per gli ammortizzatori sociali fino al 31 dicembre 2016. A questo dovrebbero sommarsi gli interventi del Fondo triennale straordinario per ammortizzatori sociali (si ipotizzano 2 milioni) e per i prepensionamenti.

FONDO EX FISSA
-  Per chi ha il diritto "perfetto" (pensionamento o uscita da azienda dopo almeno 15 anni) avrà diritto alla cifra piena con rate in un periodo indicativo di 12 annualità.
- Per chi è ancora al lavoro e ha almeno 15 anni di anzianità aziendale entro il 31 dicembre 2014 avrà una somma calcolata sulla media retributiva degli ultimi 15 anni con tetto a 65 mila euro e rateizzazione in un periodo indicativo di 15 annualità.
- Per chi ha tra 10 e 15 anni avrà diritto a una cifra fissa al momento della pensione: 10 mila euro per chi ha almeno 14 anni; 8 mila euro per chi ha 13 anni; 6 mila euro per chi ha 12 anni; 4 mila euro per chi ha 11 anni; 2 mila euro per chi ha 10 anni. Per tutti quelli che hanno meno di 15 anni: contributo aggiuntivo per la previdenza complementare dello 0,25%, che diventa 0,5% nel 2026. Quando il fondo ex fissa sarà liquidato definitivamente, si stabilirà la destinazione del restante 1%.

INDENNITÀ DI MANCATO PREAVVISO
Viene definita per tutte le qualifiche in 8 mensilità di retribuzione.

ACCORDO SULLA PREVIDENZA PER I DIPENDENTI DELLE AZIENDE PRIVATE DEL GAS

 

Siglata, il 26/6/2014, tra Assogas, Igas (ex Federestrattiva), Anigas/Confindustria Energia e Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, l’intesa che detta disposizioni in materia di Previdenza complementare per il personale dipendente dalle Aziende private del Gas.

 

A seguito delle indicazioni fornite dal MISE e dall’INPS e in linea con gli impegni assunti dal precedente accordo 10/2/2011 di procedere alla chiusura del Fondo Gas entro il 31/12/2014, le parti firmatarie, in funzione della prevista chiusura del Fondo Gas al 31/12/2014, confermano la validità, nella sua interezza di quanto previsto nell’Accordo del 10/2/2011 in ordine ai criteri da adottare per tutelare i lavoratori che opteranno per la previdenza complementare.
Esse, tenuto conto di quanto evidenziato dall’INPS in merito al fabbisogno economico previsto per la copertura delle pensioni in essere, tenuto altresì conto che non si ha ancora la certezza degli importi suddetti, convengono comunque che dal mese successivo alla data di soppressione del Fondo, per i lavoratori dipendenti dalle aziende del settore del gas aderenti alle Associazioni stipulanti il presente Accordo integrativo, viene confermata l’istituzione della previdenza complementare: le tempistiche, a causa del maggior onere previsto a carico delle Aziende per la chiusura del Fondo Gas, vengono aggiornate come segue:

Decorrenza % a carico del Dipendente % a carico dell’Azienda
Dall’1/1/2015 0,00 1,00%
Dall’1/1/2018 1,00% 1,55%

L’imponibile Fondo Gas preso a riferimento sarà quello del 2014 in luogo di quello 2010 previsto nell’Accordo del 10/2/2011.
Per quanto riguarda la gestione dei lavoratori in servizio iscritti al Fondo Gas alla data di soppressione dello stesso, si prevede la possibilità di conferire al fondo complementare le somme previste, escludendo l’obbligo del conferimento del TFR.
Per quei lavoratori che sceglieranno espressamente di non aderire neppure con le modalità di cui sopra, e quindi di non conferire i contributi ad un fondo di previdenza complementare, al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, a qualunque titolo essa avvenga, verrà erogato l’intero importo calcolato secondo le modalità previste nell’Accordo del 2011.
Nel caso in cui il lavoratore medesimo volesse aderire alla previdenza complementare in data successiva alla chiusura del Fondo Gas verranno liquidate le somme maturate fino a quel momento secondo le modalità di cui sopra, comunque all’atto di risoluzione del rapporto di lavoro dal mese successivo a detta adesione inizieranno i versamenti della quota rimanente nella posizione individuale del prescelto fondo di previdenza complementare cosi come previsto dall’Accordo del 10/2/2011.

 

Siglata, il 26/6/2014, tra Assogas, Igas (ex Federestrattiva), Anigas/Confindustria Energia e Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, l’intesa che detta disposizioni in materia di Previdenza complementare per il personale dipendente dalle Aziende private del Gas.

 

A seguito delle indicazioni fornite dal MISE e dall’INPS e in linea con gli impegni assunti dal precedente accordo 10/2/2011 di procedere alla chiusura del Fondo Gas entro il 31/12/2014, le parti firmatarie, in funzione della prevista chiusura del Fondo Gas al 31/12/2014, confermano la validità, nella sua interezza di quanto previsto nell’Accordo del 10/2/2011 in ordine ai criteri da adottare per tutelare i lavoratori che opteranno per la previdenza complementare.
Esse, tenuto conto di quanto evidenziato dall'INPS in merito al fabbisogno economico previsto per la copertura delle pensioni in essere, tenuto altresì conto che non si ha ancora la certezza degli importi suddetti, convengono comunque che dal mese successivo alla data di soppressione del Fondo, per i lavoratori dipendenti dalle aziende del settore del gas aderenti alle Associazioni stipulanti il presente Accordo integrativo, viene confermata l’istituzione della previdenza complementare: le tempistiche, a causa del maggior onere previsto a carico delle Aziende per la chiusura del Fondo Gas, vengono aggiornate come segue:

Decorrenza% a carico del Dipendente% a carico dell’Azienda
Dall’1/1/20150,001,00%
Dall’1/1/20181,00%1,55%

L’imponibile Fondo Gas preso a riferimento sarà quello del 2014 in luogo di quello 2010 previsto nell’Accordo del 10/2/2011.
Per quanto riguarda la gestione dei lavoratori in servizio iscritti al Fondo Gas alla data di soppressione dello stesso, si prevede la possibilità di conferire al fondo complementare le somme previste, escludendo l’obbligo del conferimento del TFR.
Per quei lavoratori che sceglieranno espressamente di non aderire neppure con le modalità di cui sopra, e quindi di non conferire i contributi ad un fondo di previdenza complementare, al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, a qualunque titolo essa avvenga, verrà erogato l'intero importo calcolato secondo le modalità previste nell’Accordo del 2011.
Nel caso in cui il lavoratore medesimo volesse aderire alla previdenza complementare in data successiva alla chiusura del Fondo Gas verranno liquidate le somme maturate fino a quel momento secondo le modalità di cui sopra, comunque all'atto di risoluzione del rapporto di lavoro dal mese successivo a detta adesione inizieranno i versamenti della quota rimanente nella posizione individuale del prescelto fondo di previdenza complementare cosi come previsto dall'Accordo del 10/2/2011.

DAL 1 GIUGNO LE PRESTAZIONI DEL FONDO SAN.ARTI. ESTESE AI FAMILIARI DEI LAVORATORI ISCRITTI

Il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’Artigianato, San.Arti., con circolare ha comunicato l’estensione delle prestazioni sanitarie ai familiari dei lavoratori iscritti, sulla base di quanto stabilito dall’accordo interconfederale del 25/10/2013 e dal CdA del Fondo del 29/4/2014.

Dal 1 giugno 2014 al 31 ottobre 2014, possono volontariamente iscriversi al Fondo San.Arti.:

A) i familiari dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo SAN.ARTI. dalle aziende che applicano uno dei CCNL di cui all’art. 2 del Regolamento e cioè:

– CCNL dell’Area Legno e Lapidei
– CCNL dell’Area Acconciatura, Estetica e Centri benessere
– CCNL dell’Area Chimica – Ceramica
– CCNL dell’Area Alimentari e della Panificazione
– CCNL dell’Area della Comunicazione
– CCNL dell’Area Tessile Moda
– CCNL dell’Area Meccanica

B) i familiari dei lavoratori dipendenti delle Associazioni – datoriali e sindacali – firmatarie degli accordi costitutivi e dei CCNL del settore artigianato come su elencati, nonché delle Organizzazioni ad esse collegate.

Per familiari dei lavoratori dipendenti dalle aziende artigiane, si intendono:
– il coniuge (anche se separato)
– il convivente more uxorio
– figli a carico.

Per figli a carico si intendono:
– i figli di età inferiore ai 18 anni
– i figli di età superiore a 18 anni e fino al compimento del 30° anno di età che versino in stato di inoccupazione/disoccupazione
– i minori legalmente affidati.

I familiari dei lavoratori dipendenti delle aziende artigiane potranno essere iscritti a San.Arti. a partire dal 1 giugno fino al 31 ottobre di ogni anno. L’iscrizione avviene, via web, mediante una scheda informatica dedicata sul sito internet del Fondo (www.sanarti.it).
Il versamento della quota contributiva è calcolata sulla base della fascia di età dei familiari, secondo il seguente schema:

 

Gruppi Età Quota Contributiva ordinaria annua
A 0-12 mesi prestazioni neonati A carico del lavoratore dipendente
B 12 mesi e un giorno-14 anni Euro 110,00
C uomini: 15 anni- 67 anni Euro 175,00
C donne: 15 anni-67anni Euro 175,00

I familiari che si iscrivono nel periodo su indicat, cioè dal 1 giugno al 31 ottobre di ogni anno, beneficeranno delle prestazioni sanitarie integrative a partire dal 1 gennaio del successivo anno solare. Per le iscrizioni effettuate nell’anno in corso e cioè dal 1/1/2014 al 31/10/2014, le prestazioni decorreranno dall’1/1/2015.

Il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’Artigianato, San.Arti., con circolare ha comunicato l’estensione delle prestazioni sanitarie ai familiari dei lavoratori iscritti, sulla base di quanto stabilito dall’accordo interconfederale del 25/10/2013 e dal CdA del Fondo del 29/4/2014.

Dal 1 giugno 2014 al 31 ottobre 2014, possono volontariamente iscriversi al Fondo San.Arti.:

A) i familiari dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo SAN.ARTI. dalle aziende che applicano uno dei CCNL di cui all’art. 2 del Regolamento e cioè:

- CCNL dell’Area Legno e Lapidei
- CCNL dell’Area Acconciatura, Estetica e Centri benessere
- CCNL dell’Area Chimica - Ceramica
- CCNL dell’Area Alimentari e della Panificazione
- CCNL dell’Area della Comunicazione
- CCNL dell’Area Tessile Moda
- CCNL dell’Area Meccanica

B) i familiari dei lavoratori dipendenti delle Associazioni - datoriali e sindacali - firmatarie degli accordi costitutivi e dei CCNL del settore artigianato come su elencati, nonché delle Organizzazioni ad esse collegate.

Per familiari dei lavoratori dipendenti dalle aziende artigiane, si intendono:
- il coniuge (anche se separato)
- il convivente more uxorio
- figli a carico.

Per figli a carico si intendono:
- i figli di età inferiore ai 18 anni
- i figli di età superiore a 18 anni e fino al compimento del 30° anno di età che versino in stato di inoccupazione/disoccupazione
- i minori legalmente affidati.

I familiari dei lavoratori dipendenti delle aziende artigiane potranno essere iscritti a San.Arti. a partire dal 1 giugno fino al 31 ottobre di ogni anno. L’iscrizione avviene, via web, mediante una scheda informatica dedicata sul sito internet del Fondo (www.sanarti.it).
Il versamento della quota contributiva è calcolata sulla base della fascia di età dei familiari, secondo il seguente schema:

 

GruppiEtàQuota Contributiva ordinaria annua
A 0-12 mesi prestazioni neonati A carico del lavoratore dipendente
B 12 mesi e un giorno-14 anni Euro 110,00
Cuomini: 15 anni- 67 anni Euro 175,00
Cdonne: 15 anni-67anni Euro 175,00

I familiari che si iscrivono nel periodo su indicat, cioè dal 1 giugno al 31 ottobre di ogni anno, beneficeranno delle prestazioni sanitarie integrative a partire dal 1 gennaio del successivo anno solare. Per le iscrizioni effettuate nell’anno in corso e cioè dal 1/1/2014 al 31/10/2014, le prestazioni decorreranno dall’1/1/2015.

Nuove misure per il settore agricolo nel D.L. 91/2014

Nuove disposizioni per il settore agricolo, il rilancio e lo sviluppo delle imprese. In Gazzetta Ufficiale il D.L. n. 91/2014.

Il provvedimento, al fine di assicurare l’esercizio unitario dell’attività ispettiva nei confronti delle imprese agricole, prevede controlli ispettivi coordinati nei confronti delle imprese medesime, evitando sovrapposizioni e duplicazioni e garantendo l’accesso all’informazione sui controlli, anche attraverso la predisposizione di un registro unico dei controlli ispettivi.
Quanto al settore agroalimentare, per la violazioni di lieve entità, per le quali è prevista l’applicazione della sola sanzione amministrativa pecuniaria, l’organo di controllo incaricato, nel caso in cui accerta l’esistenza di violazioni sanabili, diffida l’interessato ad adempiere alle prescrizioni violate entro il termine di venti giorni dalla data di ricezione dell’atto di diffida e ad elidere le conseguenze dannose o pericolose dell’illecito amministrativo.
In caso di mancata ottemperanza alle prescrizioni contenute nella diffida, entro il termine indicato, l’organo di controllo procede ad effettuare la contestazione ai sensi della legge. In tal caso, non è previsto il pagamento in misura ridotta della sanzione prevista per la violazione commessa.

Alle imprese che producono prodotti agricoli di cui all’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nonché alle piccole e medie imprese, che producono prodotti agroalimentari non ricompresi nel predetto Allegato I, anche se costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, è riconosciuto:
– nel limite di spesa di 500.000 euro per l’anno 2014, di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016, un credito d’imposta pari al 40% delle spese per nuovi investimenti sostenuti, e comunque non superiore a 50.000 euro, nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi;
– nel limite di spesa di 4,5 milioni di euro per l’anno 2014, di 9 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016, un credito d’imposta pari al 40% delle spese per i nuovi investimenti sostenuti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, nonché per la cooperazione di filiera, e comunque non superiore a 400.000 euro, nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi.
I crediti in questione:
– devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta per il quale è concesso;
– sono utilizzabili esclusivamente in compensazione;
– non concorrono alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell’IRAP;
– non rilevano ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, co. 5, TUIR.

Novità previste anche in materia di incentivi all’assunzione di giovani lavoratori agricoli e di riduzione del costo del lavoro in agricoltura. Al fine di promuovere forme di occupazione stabile in agricoltura per i giovani è infatti istituito un incentivo per i datori di lavoro (imprenditori agricoli) che assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato o con contratto di lavoro a termine, lavoratori in possesso di precisi requisiti. Le assunzioni devono riguardare lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 35 anni privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi oppure privi di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado. Tali assunzioni devono essere effettuate tra il 1° luglio 2014 e il 30 giugno 2015 e devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il numero di giornate lavorate nei singoli anni successivi all’assunzione e il numero di giornate lavorate nell’anno precedente l’assunzione.
L’incentivo è pari a un terzo della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo complessivo di 18 mesi ed è riconosciuto al datore di lavoro unicamente mediante compensazione dei contributi dovuti.
In materia di deduzioni, poi, aggiungendo specifico comma all’articolo 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si precisa che “Le deduzioni di cui al comma 1, lettera a), numeri 2), 3) e 4), per i produttori agricoli di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), si applicano, nella misura del 50 per cento degli importi ivi previsti, anche per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta purché abbia lavorato almeno 150 giornate e il contratto abbia almeno una durata triennale”.
Disposta, inoltre, l’istituzione presso l’Inps della “Rete del lavoro agricolo di qualità” alla quale possono partecipare le imprese agricole, presentando apposita istanza telematica, che non hanno riportato condanne penali, che non hanno procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale e in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, che non sono state destinatarie, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative definitive per le violazioni predette ovvero che sono in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

A decorrere dal periodo d’imposta 2014, ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola di età inferiore ai 35 anni, nel rispetto della regola de minimis, spetta una detrazione del 19% delle spese sostenute per i canoni di affitto dei terreni agricoli, entro il limite di euro 80 per ciascun ettaro preso in affitto e fino a un massimo di euro 1.200 annui.

A decorrere dal 25 giugno 2014 (data di entrata in vigore del D.L. n. 91/2014) e fino al 30 giugno 2015, ai soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, è attribuito un credito d’imposta pari al 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali compresi nella suddetta tabella realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore.
Per le imprese con un’attività d’impresa inferiore ai cinque anni la media degli investimenti da considerare è quella risultante dagli investimenti realizzati nei periodi d’imposta precedenti a quello in corso alla data del 25 giugno p.v. o a quello successivo, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. Invece, per le imprese costituite successivamente alla data di entrata in vigore del “Decreto” il bonus si applica con riguardo al valore complessivo degli investimenti realizzati in ciascun periodo d’imposta.
Inoltre, il credito d’imposta in oggetto:
– non spetta per gli investimenti di importo unitario inferiore a 10.000 euro;
– è ripartito ed utilizzato in tre quote annuali di pari importo;
– è indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi nei quali il credito è utilizzato;
– non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’IRAP;
– non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, co. 5, TUIR;
– è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’art. 17, D. Lgs. n. 241/1997;
– non è soggetto al limite annuale di 250.000 euro (art. 1, co. 53, L.n. 244/2007). In particolare, la prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento.
Il credito d’imposta è revocato:
a) se l’imprenditore cede a terzi o destina i beni oggetto degli investimenti a finalità estranee all’esercizio di impresa prima del secondo periodo di imposta successivo all’acquisto;
b) se i beni oggetto degli investimenti sono trasferiti, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (art. 43, co. 1, DPR n. 600/1973), in strutture produttive situate al di fuori dello Stato, anche appartenenti al soggetto beneficiario dell’agevolazione.
Nel caso in cui il bonus sia indebitamente utilizzato, deve essere versato entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui si verificano le suddette ipotesi.

Ai fini dell’aiuto alla crescita economica (Ace), per le società le cui azioni sono quotate in mercati regolamentati di Stati membri della UE o aderenti allo Spazio economico europeo, per il periodo di imposta di ammissione ai predetti mercati e per i due successivi, la variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura di ciascun esercizio precedente a quelli in corso nei suddetti periodi d’imposta è incrementata del 40%. Per i periodi d’imposta successivi la variazione in aumento del capitale proprio è determinata senza tenere conto del suddetto incremento.
Si sottolinea che, la parte del rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato può essere computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito dei periodi d’imposta successivi ovvero si può fruire di un credito d’imposta applicando alla suddetta eccedenza le aliquote IRPEF/IRES (artt. 11 e 77, TUIR). Il credito d’imposta è utilizzato in diminuzione dell’IRAP, e va ripartito in cinque quote annuali di pari importo.

Per la costituzione di una Spa, e stata ridotta la quota di capitale minimo dal 120.000 euro a 50.000 euro.
Mentre per le Srl non è previsto più l’obbligo della nomina dell’organo di controllo o del revisore, se il capitale sociale non è inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni (art. 20, co. 8).
Dunque, la nomina dell’organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società:
– è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
– controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
– per due esercizi consecutivi ha superato due dei seguenti limiti (art. 2435-bis, c.c.):
1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 euro;
2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 euro;
3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 50 unità.
L’assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i suddetti limiti deve provvedere entro 30 giorni alla nomina dell’organo di controllo o del revisore, in mancanza vi provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato.

Nuove disposizioni per il settore agricolo, il rilancio e lo sviluppo delle imprese. In Gazzetta Ufficiale il D.L. n. 91/2014.

Il provvedimento, al fine di assicurare l'esercizio unitario dell'attività ispettiva nei confronti delle imprese agricole, prevede controlli ispettivi coordinati nei confronti delle imprese medesime, evitando sovrapposizioni e duplicazioni e garantendo l'accesso all'informazione sui controlli, anche attraverso la predisposizione di un registro unico dei controlli ispettivi.
Quanto al settore agroalimentare, per la violazioni di lieve entità, per le quali è prevista l'applicazione della sola sanzione amministrativa pecuniaria, l'organo di controllo incaricato, nel caso in cui accerta l'esistenza di violazioni sanabili, diffida l'interessato ad adempiere alle prescrizioni violate entro il termine di venti giorni dalla data di ricezione dell'atto di diffida e ad elidere le conseguenze dannose o pericolose dell'illecito amministrativo.
In caso di mancata ottemperanza alle prescrizioni contenute nella diffida, entro il termine indicato, l'organo di controllo procede ad effettuare la contestazione ai sensi della legge. In tal caso, non è previsto il pagamento in misura ridotta della sanzione prevista per la violazione commessa.

Alle imprese che producono prodotti agricoli di cui all'Allegato I del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonché alle piccole e medie imprese, che producono prodotti agroalimentari non ricompresi nel predetto Allegato I, anche se costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, è riconosciuto:
- nel limite di spesa di 500.000 euro per l'anno 2014, di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016, un credito d'imposta pari al 40% delle spese per nuovi investimenti sostenuti, e comunque non superiore a 50.000 euro, nel periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi;
- nel limite di spesa di 4,5 milioni di euro per l'anno 2014, di 9 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016, un credito d'imposta pari al 40% delle spese per i nuovi investimenti sostenuti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, nonché per la cooperazione di filiera, e comunque non superiore a 400.000 euro, nel periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi.
I crediti in questione:
- devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta per il quale è concesso;
- sono utilizzabili esclusivamente in compensazione;
- non concorrono alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell'IRAP;
- non rilevano ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, co. 5, TUIR.

Novità previste anche in materia di incentivi all’assunzione di giovani lavoratori agricoli e di riduzione del costo del lavoro in agricoltura. Al fine di promuovere forme di occupazione stabile in agricoltura per i giovani è infatti istituito un incentivo per i datori di lavoro (imprenditori agricoli) che assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato o con contratto di lavoro a termine, lavoratori in possesso di precisi requisiti. Le assunzioni devono riguardare lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 35 anni privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi oppure privi di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado. Tali assunzioni devono essere effettuate tra il 1° luglio 2014 e il 30 giugno 2015 e devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il numero di giornate lavorate nei singoli anni successivi all'assunzione e il numero di giornate lavorate nell'anno precedente l'assunzione.
L'incentivo è pari a un terzo della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo complessivo di 18 mesi ed è riconosciuto al datore di lavoro unicamente mediante compensazione dei contributi dovuti.
In materia di deduzioni, poi, aggiungendo specifico comma all’articolo 11 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si precisa che "Le deduzioni di cui al comma 1, lettera a), numeri 2), 3) e 4), per i produttori agricoli di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), si applicano, nella misura del 50 per cento degli importi ivi previsti, anche per ogni lavoratore agricolo dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta purché abbia lavorato almeno 150 giornate e il contratto abbia almeno una durata triennale".
Disposta, inoltre, l’istituzione presso l'Inps della "Rete del lavoro agricolo di qualità" alla quale possono partecipare le imprese agricole, presentando apposita istanza telematica, che non hanno riportato condanne penali, che non hanno procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale e in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, che non sono state destinatarie, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative definitive per le violazioni predette ovvero che sono in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

A decorrere dal periodo d'imposta 2014, ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola di età inferiore ai 35 anni, nel rispetto della regola de minimis, spetta una detrazione del 19% delle spese sostenute per i canoni di affitto dei terreni agricoli, entro il limite di euro 80 per ciascun ettaro preso in affitto e fino a un massimo di euro 1.200 annui.

A decorrere dal 25 giugno 2014 (data di entrata in vigore del D.L. n. 91/2014) e fino al 30 giugno 2015, ai soggetti titolari di reddito d'impresa che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, è attribuito un credito d'imposta pari al 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali compresi nella suddetta tabella realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l'investimento è stato maggiore.
Per le imprese con un'attività d'impresa inferiore ai cinque anni la media degli investimenti da considerare è quella risultante dagli investimenti realizzati nei periodi d'imposta precedenti a quello in corso alla data del 25 giugno p.v. o a quello successivo, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l'investimento è stato maggiore. Invece, per le imprese costituite successivamente alla data di entrata in vigore del "Decreto" il bonus si applica con riguardo al valore complessivo degli investimenti realizzati in ciascun periodo d'imposta.
Inoltre, il credito d’imposta in oggetto:
- non spetta per gli investimenti di importo unitario inferiore a 10.000 euro;
- è ripartito ed utilizzato in tre quote annuali di pari importo;
- è indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta successivi nei quali il credito è utilizzato;
- non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell'IRAP;
- non rileva ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109, co. 5, TUIR;
- è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'art. 17, D. Lgs. n. 241/1997;
- non è soggetto al limite annuale di 250.000 euro (art. 1, co. 53, L.n. 244/2007). In particolare, la prima quota annuale è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l'investimento.
Il credito d'imposta è revocato:
a) se l'imprenditore cede a terzi o destina i beni oggetto degli investimenti a finalità estranee all'esercizio di impresa prima del secondo periodo di imposta successivo all'acquisto;
b) se i beni oggetto degli investimenti sono trasferiti, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (art. 43, co. 1, DPR n. 600/1973), in strutture produttive situate al di fuori dello Stato, anche appartenenti al soggetto beneficiario dell'agevolazione.
Nel caso in cui il bonus sia indebitamente utilizzato, deve essere versato entro il termine per il versamento a saldo dell'imposta sui redditi dovuta per il periodo d'imposta in cui si verificano le suddette ipotesi.

Ai fini dell’aiuto alla crescita economica (Ace), per le società le cui azioni sono quotate in mercati regolamentati di Stati membri della UE o aderenti allo Spazio economico europeo, per il periodo di imposta di ammissione ai predetti mercati e per i due successivi, la variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura di ciascun esercizio precedente a quelli in corso nei suddetti periodi d'imposta è incrementata del 40%. Per i periodi d'imposta successivi la variazione in aumento del capitale proprio è determinata senza tenere conto del suddetto incremento.
Si sottolinea che, la parte del rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato può essere computata in aumento dell'importo deducibile dal reddito dei periodi d'imposta successivi ovvero si può fruire di un credito d'imposta applicando alla suddetta eccedenza le aliquote IRPEF/IRES (artt. 11 e 77, TUIR). Il credito d'imposta è utilizzato in diminuzione dell'IRAP, e va ripartito in cinque quote annuali di pari importo.

Per la costituzione di una Spa, e stata ridotta la quota di capitale minimo dal 120.000 euro a 50.000 euro.
Mentre per le Srl non è previsto più l’obbligo della nomina dell'organo di controllo o del revisore, se il capitale sociale non è inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni (art. 20, co. 8).
Dunque, la nomina dell'organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società:
- è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;
- controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;
- per due esercizi consecutivi ha superato due dei seguenti limiti (art. 2435-bis, c.c.):
1) totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 4.400.000 euro;
2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 8.800.000 euro;
3) dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 50 unità.
L'assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i suddetti limiti deve provvedere entro 30 giorni alla nomina dell'organo di controllo o del revisore, in mancanza vi provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato.

Ulteriori chiarimenti del Fisco sulla fatturazione elettronica

Con la Legge di Stabilità del 2013 (art. 1, co. 325-328, L. n. 228/2012), sono state apportate rilevanti modifiche alla disciplina della fatturazione, in particolare all’art. 21, DPR n. 633/1972; in relazione a ciò il Fisco fornisce ulteriori istruzioni in tema di: definizione, requisiti, sistemi di controllo, invio e conservazione della fattura elettronica. Inoltre, chiarisce i dubbi dei contribuenti in materia di obblighi di fatturazione. Di seguito si riportano le risposte ai quesiti.

– Fattura differita, idonea documentazione per le prestazioni di servizio e unica operazione nel corso del mese:
l’art. 21, co. 4, lett. a), DPR n. 633/1972 estende la possibilità di emettere fattura differita anche nel caso di prestazioni di servizi, purché la fattura emessa indichi in dettaglio le operazioni effettuate e le prestazioni di servizio siano individuabili “attraverso idonea documentazione”. In relazione a ciò, il legislatore non impone specifici obblighi documentali rilevanti ai fini fiscali. Si ritiene, pertanto, che il contribuente, al fine di rendere individuabile la prestazione di servizio, possa utilizzare la documentazione commerciale prodotta e conservata, peculiare del tipo di attività svolta. Da tale documentazione deve potersi individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti. Può trattarsi, ad esempio, oltre che del documento attestante l’avvenuto incasso del corrispettivo, del contratto, della nota di consegna lavori, della lettera d’incarico, della relazione professionale, purché risultino in modo chiaro e puntuale i richiamati elementi.
Inoltre, il contribuente può emettere un’unica fattura differita anche nel caso di singola cessione di beni o prestazione di servizi effettuata nello stesso mese, nei confronti del medesimo soggetto ed è consentita l’emissione di un’unica fattura riepilogativa anche in presenza di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nel corso dello stesso mese solare nei confronti del medesimo cessionario/committente.

– Fattura semplificata – Alternatività tra i dati identificativi del cessionario/ committente:
ai sensi dell’art. 21-bis, DPR n. 633/1972, il contribuente può indicare nella fattura semplificata gli elementi “tradizionali” (ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale, nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti) oppure, in alternativa, può riportare nel documento il codice fiscale o la partita IVA, ovvero, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento.
L’individuazione del cessionario o committente, alternativamente, con gli elementi sopra indicati non preclude l’esercizio del diritto alla detrazione, laddove esistente.

– Fattura semplificata – Modalità di registrazione:
nel caso in cui il cessionario/committente sia identificato con il solo numero di partita IVA o con il codice fiscale, l’obbligo di registrazione della fattura semplificata da parte dell’emittente è correttamente assolto con l’indicazione della ditta, denominazione o ragione sociale.

– Fattura semplificata – Fattura rettificativa:
in caso di fattura rettificativa, a prescindere dall’importo certificato, può essere emessa fattura in modalità semplificata sia nel caso delle variazioni in aumento dell’imponibile o dell’imposta, che nell’ipotesi delle relative variazioni in diminuzione, secondo le regole ordinarie sulla fatturazione (art. 21, DPR n. 633/1972) o in base a quelle semplificate (art. 21-bis, DPR n. 633/1972). La facoltà di avvalersi della fattura semplificata non è subordinata neppure al “formato” della fattura oggetto di rettifica; è, dunque, possibile rettificare con fattura semplificata una fattura ordinaria e viceversa.

– Fattura semplificata e c.d. “fattura/ricevuta fiscale”:
La fattura semplificata può essere emessa in sostituzione della fattura-ricevuta fiscale. Dunque, nel caso in cui per un’operazione per la quale è prescritto il rilascio di scontrino fiscale, ricevuta o fattura-ricevuta fiscale sia emessa, in sostituzione di questi, fattura ordinaria o fattura semplificata, il contribuente non è tenuto ad ulteriori adempimenti di certificazione. La funzione sostitutiva della fattura – ordinaria o semplificata – deve ritenersi riferibile non solo alle ipotesi di fattura immediata ma anche alle ipotesi di fatturazione differita e riepilogativa.

Con la Legge di Stabilità del 2013 (art. 1, co. 325-328, L. n. 228/2012), sono state apportate rilevanti modifiche alla disciplina della fatturazione, in particolare all’art. 21, DPR n. 633/1972; in relazione a ciò il Fisco fornisce ulteriori istruzioni in tema di: definizione, requisiti, sistemi di controllo, invio e conservazione della fattura elettronica. Inoltre, chiarisce i dubbi dei contribuenti in materia di obblighi di fatturazione. Di seguito si riportano le risposte ai quesiti.

- Fattura differita, idonea documentazione per le prestazioni di servizio e unica operazione nel corso del mese:
l’art. 21, co. 4, lett. a), DPR n. 633/1972 estende la possibilità di emettere fattura differita anche nel caso di prestazioni di servizi, purché la fattura emessa indichi in dettaglio le operazioni effettuate e le prestazioni di servizio siano individuabili "attraverso idonea documentazione". In relazione a ciò, il legislatore non impone specifici obblighi documentali rilevanti ai fini fiscali. Si ritiene, pertanto, che il contribuente, al fine di rendere individuabile la prestazione di servizio, possa utilizzare la documentazione commerciale prodotta e conservata, peculiare del tipo di attività svolta. Da tale documentazione deve potersi individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti. Può trattarsi, ad esempio, oltre che del documento attestante l’avvenuto incasso del corrispettivo, del contratto, della nota di consegna lavori, della lettera d’incarico, della relazione professionale, purché risultino in modo chiaro e puntuale i richiamati elementi.
Inoltre, il contribuente può emettere un’unica fattura differita anche nel caso di singola cessione di beni o prestazione di servizi effettuata nello stesso mese, nei confronti del medesimo soggetto ed è consentita l’emissione di un’unica fattura riepilogativa anche in presenza di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nel corso dello stesso mese solare nei confronti del medesimo cessionario/committente.

- Fattura semplificata - Alternatività tra i dati identificativi del cessionario/ committente:
ai sensi dell’art. 21-bis, DPR n. 633/1972, il contribuente può indicare nella fattura semplificata gli elementi "tradizionali" (ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale, nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti) oppure, in alternativa, può riportare nel documento il codice fiscale o la partita IVA, ovvero, in caso di soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, il numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato membro di stabilimento.
L’individuazione del cessionario o committente, alternativamente, con gli elementi sopra indicati non preclude l’esercizio del diritto alla detrazione, laddove esistente.

- Fattura semplificata - Modalità di registrazione:
nel caso in cui il cessionario/committente sia identificato con il solo numero di partita IVA o con il codice fiscale, l’obbligo di registrazione della fattura semplificata da parte dell’emittente è correttamente assolto con l’indicazione della ditta, denominazione o ragione sociale.

- Fattura semplificata - Fattura rettificativa:
in caso di fattura rettificativa, a prescindere dall’importo certificato, può essere emessa fattura in modalità semplificata sia nel caso delle variazioni in aumento dell’imponibile o dell’imposta, che nell’ipotesi delle relative variazioni in diminuzione, secondo le regole ordinarie sulla fatturazione (art. 21, DPR n. 633/1972) o in base a quelle semplificate (art. 21-bis, DPR n. 633/1972). La facoltà di avvalersi della fattura semplificata non è subordinata neppure al "formato" della fattura oggetto di rettifica; è, dunque, possibile rettificare con fattura semplificata una fattura ordinaria e viceversa.

- Fattura semplificata e c.d. "fattura/ricevuta fiscale":
La fattura semplificata può essere emessa in sostituzione della fattura-ricevuta fiscale. Dunque, nel caso in cui per un’operazione per la quale è prescritto il rilascio di scontrino fiscale, ricevuta o fattura-ricevuta fiscale sia emessa, in sostituzione di questi, fattura ordinaria o fattura semplificata, il contribuente non è tenuto ad ulteriori adempimenti di certificazione. La funzione sostitutiva della fattura – ordinaria o semplificata - deve ritenersi riferibile non solo alle ipotesi di fattura immediata ma anche alle ipotesi di fatturazione differita e riepilogativa.

Efficacia probatoria dei verbali ispettivi

Con riferimento all’efficacia probatoria dei verbali ispettivi, deve rilevarsi che l’esclusione di un’efficacia diretta fino a querela di falso del contenuto intrinseco delle dichiarazioni rese agli ispettori dai lavoratori non implica che le stesse siano prive di efficacia probatoria in difetto di una loro conferma in giudizio.

 

La vicenda è giunta in Cassazione dopo la conferma in II° grado della sentenza con cui il Tribunale aveva rigettato l’opposizione avanzata da una società per azioni contro una cartella esattoriale relativa al pagamento richiesto dall’INPS di contributi e sanzioni.
In particolare, la Corte aveva considerato la cartella validamente emessa dall’INPS, sulla base dell’iscrizione a ruolo dei contributi, avvenuta in seguito al verbale ispettivo che aveva accertato l’interposizione di manodopera per i rapporti di lavoro riconducibili alla società, formalmente istaurati con alcune cooperative.
La decisione della Corte era stata fondata sul verbale ispettivo e sulle dichiarazioni rese agli ispettori da otto lavoratori, nonché su tre precedenti sentenze del Tribunale che avevano accertato la fattispecie interpositoria vietata dalla legge nei confronti di tre lavoratori.
Il datore di lavoro accusato presentava ricorso contro la pronuncia, ritenendo che la decisione fosse stata basata sulle risultanze dei verbali ispettivi e sulle dichiarazioni rese agli ispettori, sebbene queste non costituiscano efficacia probatoria privilegiata e richiedano una necessaria conferma in sede testimoniale.

Secondo la Corte di Cassazione (Sentenza n. 10427/2014), invece, nel caso in cui le dichiarazioni dei dipendenti siano univoche, il Giudice può ritenere superflua l’escussione dei lavoratori attraverso la prova testimoniale, tanto più se il datore di lavoro non alleghi e dimostri eventuali contraddizioni delle dichiarazioni rese agli ispettori in grado di inficiarne l’attendibilità.
E’ principio infatti consolidato nella giurisprudenza di legittimità (cfr. Sentenza n. 15073/2008; n. 3525/2005), cui si è attenuta la sentenza impugnata, quello secondo cui i verbali redatti dai funzionari degli enti previdenziali e assistenziali o dell’Ispettorato del lavoro fanno piena prova dei fatti che i funzionari stessi attestino avvenuti in loro presenza, mentre, per le altre circostanze di fatto che i verbalizzanti segnalino di avere accertato, il materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, il quale può anche considerarlo prova sufficiente delle circostanze riferite al pubblico ufficiale, qualora il loro specifico contenuto probatorio o il concorso d’altri elementi renda superfluo l’espletamento di ulteriori mezzi istruttori.

Con riferimento all’efficacia probatoria dei verbali ispettivi, deve rilevarsi che l’esclusione di un’efficacia diretta fino a querela di falso del contenuto intrinseco delle dichiarazioni rese agli ispettori dai lavoratori non implica che le stesse siano prive di efficacia probatoria in difetto di una loro conferma in giudizio.

 

La vicenda è giunta in Cassazione dopo la conferma in II° grado della sentenza con cui il Tribunale aveva rigettato l’opposizione avanzata da una società per azioni contro una cartella esattoriale relativa al pagamento richiesto dall’INPS di contributi e sanzioni.
In particolare, la Corte aveva considerato la cartella validamente emessa dall’INPS, sulla base dell’iscrizione a ruolo dei contributi, avvenuta in seguito al verbale ispettivo che aveva accertato l’interposizione di manodopera per i rapporti di lavoro riconducibili alla società, formalmente istaurati con alcune cooperative.
La decisione della Corte era stata fondata sul verbale ispettivo e sulle dichiarazioni rese agli ispettori da otto lavoratori, nonché su tre precedenti sentenze del Tribunale che avevano accertato la fattispecie interpositoria vietata dalla legge nei confronti di tre lavoratori.
Il datore di lavoro accusato presentava ricorso contro la pronuncia, ritenendo che la decisione fosse stata basata sulle risultanze dei verbali ispettivi e sulle dichiarazioni rese agli ispettori, sebbene queste non costituiscano efficacia probatoria privilegiata e richiedano una necessaria conferma in sede testimoniale.

Secondo la Corte di Cassazione (Sentenza n. 10427/2014), invece, nel caso in cui le dichiarazioni dei dipendenti siano univoche, il Giudice può ritenere superflua l’escussione dei lavoratori attraverso la prova testimoniale, tanto più se il datore di lavoro non alleghi e dimostri eventuali contraddizioni delle dichiarazioni rese agli ispettori in grado di inficiarne l’attendibilità.
E’ principio infatti consolidato nella giurisprudenza di legittimità (cfr. Sentenza n. 15073/2008; n. 3525/2005), cui si è attenuta la sentenza impugnata, quello secondo cui i verbali redatti dai funzionari degli enti previdenziali e assistenziali o dell’Ispettorato del lavoro fanno piena prova dei fatti che i funzionari stessi attestino avvenuti in loro presenza, mentre, per le altre circostanze di fatto che i verbalizzanti segnalino di avere accertato, il materiale probatorio è liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, il quale può anche considerarlo prova sufficiente delle circostanze riferite al pubblico ufficiale, qualora il loro specifico contenuto probatorio o il concorso d'altri elementi renda superfluo l'espletamento di ulteriori mezzi istruttori.

Nuova procedura telematica per le comunicazioni ASPI-COM

 

Con riferimento alle comunicazioni ASPI-COM, attiva una nuova procedura telematica la quale, oltre a consentire di comunicare gli eventi riportati sui modelli ASPI-COM (Mod. SR137) e mini ASPI-COM (Mod. SR138), permette al beneficiario della prestazione di disoccupazione di comunicare anche le variazioni di domicilio/residenza, di telefono, di e-mail e delle modalità di pagamento riportate sulle domande di disoccupazione in ambito ASpI già inviate; nonché le informazioni attinenti al reddito percepito da lavoro autonomo o parasubordinato.

Attraverso i modelli ASpI-COM (Mod. SR137) e Mini ASpI-COM (Mod. SR138), in sostituzione del modello DS56 bis, i lavoratori beneficiari di ASpI e miniASpI comunicano tutti gli eventi che nel corso della fruizione della prestazione hanno effetto sul diritto, la misura e la durata delle suddette prestazioni.

L’Inps – con Messaggio 18 giugno 2014, n. 5430 – ha comunicato, come accennato, il rilascio di una nuova procedura telematica. Dal momento che è previsto l’utilizzo esclusivo del canale telematico per la presentazione delle principali domande di prestazioni/servizi all’Istituto, la presentazione di comunicazioni aventi ad oggetto gli eventi previsti dai modelli ASpI-COM (Mod.SR137) e mini ASpI-COM (Mod.SR138) dovrà avvenire, a regime, esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:
– WEB – servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;
– contact center integrato – n. 803164 da telefono fisso e n. 06164164 da cellulare;
– patronati/intermediari dell’Istituto – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Al fine di consentire l’adeguamento alle nuove modalità operative, si prevede un periodo transitorio di due mesi a partire dalla data di pubblicazione del messaggio, durante il quale continuerà ad essere ammessa la presentazione dei modelli ASPI-COM e mini ASPI-COM con le consuete modalità. Al termine di detto periodo transitorio, i tre canali telematici menzionati diventeranno esclusivi ai fini della comunicazione degli eventi previsti dai modelli ASpI-COM e miniASpI-COM che hanno effetto sulle prestazioni ASPI, mini ASpI e anticipazione di indennità ASpI e di indennità mini ASpI.

Nel dettaglio, il servizio è costituito da due componenti applicative: una procedura Internet per gli utenti esterni (cittadini, Patronati/Intermediari e Contact Center) e una procedura Intranet per gli operatori Inps di sede.
La procedura Internet è articolata nelle consuete tre funzionalità di Informazione, Inserimento e Consultazione.
La funzionalità di informazione consente di visualizzare una breve descrizione del modello ASPI-COM, delle sue caratteristiche e delle sue finalità.
La funzionalità di inserimento serve ad inviare una comunicazione ASPI-COM telematica relativa ad una specifica domanda ASpI precedentemente inviata dall’utente. Quando viene attivata, preleva automaticamente le informazioni anagrafiche del richiedente e l’ultima domanda di ASpI inviata dall’utente. Se non viene trovata alcuna domanda ASpI sugli archivi, l’applicazione non consente di inoltrare alcuna comunicazione.
L’utente, in alternativa all’ultima domanda ASPI inviata, proposta automaticamente dal programma, può associare – sempre da programma – la comunicazione ad altre domande di ASpI precedentemente inviate e presenti sugli archivi.
Mediante una comunicazione ASPI-COM sono possibili due tipologie di comunicazione:
– Variazione indirizzo e/o modalità di pagamento. Con questo tipo di comunicazione si possono comunicare una o più variazioni di una precedente domanda AspI inerenti al Domicilio/Residenza, Indirizzo e-mail, Recapito telefonico, Modalità di pagamento, Codice IBAN nel caso in cui la modalità di pagamento sia stata modificata da bonifico domiciliato presso Poste Italiane in riscossione tramite accredito su conto corrente bancario o postale, o nel caso di variazione di un precedente IBAN;
– Eventi che influiscono sul pagamento della prestazione in relazione a:
– Lavoro autonomo:Inizio attività e reddito presunto; Svolgimento di attività già avviata e reddito presunto; Variazione del reddito derivante dall’attività; Reddito effettivo percepito per un determinato anno dall’attività precedentemente comunicata;
– Pensione: Presentazione della domanda di pensione non INPS;
– Espatrio: Inizio ed eventuale fine dell’espatrio;
– Malattia: Inizio ed eventuale fine della malattia;
– Ricovero in ospedale: Inizio ed eventuale fine del periodo di ricovero;
– Maternità: Inizio ed eventuale fine del periodo della maternità;
– Servizio civile: Inizio edeventuale fine del periodo di prestazione del servizio;
– Lavoro subordinato: Inizio ed eventuale fine del periodo di attività.

Compilata per intero la comunicazione ASPI-COM, l’utente ha la possibilità di salvarla tramite il pulsante “Salva ed esci” oppure inviarla tramite il pulsante “Conferma”. Dopo l’invio l’utente può stampare la ricevuta di presentazione ed il riepilogo dei dati inviati nella comunicazione.
La funzionalità di consultazione consente di visualizzare tutte le comunicazioni ASPI-COM inviate telematicamente e offre la possibilità di consultare per ognuna di esse il dettaglio.

 

Con riferimento alle comunicazioni ASPI-COM, attiva una nuova procedura telematica la quale, oltre a consentire di comunicare gli eventi riportati sui modelli ASPI-COM (Mod. SR137) e mini ASPI-COM (Mod. SR138), permette al beneficiario della prestazione di disoccupazione di comunicare anche le variazioni di domicilio/residenza, di telefono, di e-mail e delle modalità di pagamento riportate sulle domande di disoccupazione in ambito ASpI già inviate; nonché le informazioni attinenti al reddito percepito da lavoro autonomo o parasubordinato.

Attraverso i modelli ASpI-COM (Mod. SR137) e Mini ASpI-COM (Mod. SR138), in sostituzione del modello DS56 bis, i lavoratori beneficiari di ASpI e miniASpI comunicano tutti gli eventi che nel corso della fruizione della prestazione hanno effetto sul diritto, la misura e la durata delle suddette prestazioni.

L’Inps - con Messaggio 18 giugno 2014, n. 5430 - ha comunicato, come accennato, il rilascio di una nuova procedura telematica. Dal momento che è previsto l’utilizzo esclusivo del canale telematico per la presentazione delle principali domande di prestazioni/servizi all’Istituto, la presentazione di comunicazioni aventi ad oggetto gli eventi previsti dai modelli ASpI-COM (Mod.SR137) e mini ASpI-COM (Mod.SR138) dovrà avvenire, a regime, esclusivamente in via telematica attraverso uno dei seguenti canali:
- WEB - servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto;
- contact center integrato - n. 803164 da telefono fisso e n. 06164164 da cellulare;
- patronati/intermediari dell’Istituto – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Al fine di consentire l’adeguamento alle nuove modalità operative, si prevede un periodo transitorio di due mesi a partire dalla data di pubblicazione del messaggio, durante il quale continuerà ad essere ammessa la presentazione dei modelli ASPI-COM e mini ASPI-COM con le consuete modalità. Al termine di detto periodo transitorio, i tre canali telematici menzionati diventeranno esclusivi ai fini della comunicazione degli eventi previsti dai modelli ASpI-COM e miniASpI-COM che hanno effetto sulle prestazioni ASPI, mini ASpI e anticipazione di indennità ASpI e di indennità mini ASpI.

Nel dettaglio, il servizio è costituito da due componenti applicative: una procedura Internet per gli utenti esterni (cittadini, Patronati/Intermediari e Contact Center) e una procedura Intranet per gli operatori Inps di sede.
La procedura Internet è articolata nelle consuete tre funzionalità di Informazione, Inserimento e Consultazione.
La funzionalità di informazione consente di visualizzare una breve descrizione del modello ASPI-COM, delle sue caratteristiche e delle sue finalità.
La funzionalità di inserimento serve ad inviare una comunicazione ASPI-COM telematica relativa ad una specifica domanda ASpI precedentemente inviata dall’utente. Quando viene attivata, preleva automaticamente le informazioni anagrafiche del richiedente e l’ultima domanda di ASpI inviata dall’utente. Se non viene trovata alcuna domanda ASpI sugli archivi, l’applicazione non consente di inoltrare alcuna comunicazione.
L’utente, in alternativa all’ultima domanda ASPI inviata, proposta automaticamente dal programma, può associare - sempre da programma - la comunicazione ad altre domande di ASpI precedentemente inviate e presenti sugli archivi.
Mediante una comunicazione ASPI-COM sono possibili due tipologie di comunicazione:
- Variazione indirizzo e/o modalità di pagamento. Con questo tipo di comunicazione si possono comunicare una o più variazioni di una precedente domanda AspI inerenti al Domicilio/Residenza, Indirizzo e-mail, Recapito telefonico, Modalità di pagamento, Codice IBAN nel caso in cui la modalità di pagamento sia stata modificata da bonifico domiciliato presso Poste Italiane in riscossione tramite accredito su conto corrente bancario o postale, o nel caso di variazione di un precedente IBAN;
- Eventi che influiscono sul pagamento della prestazione in relazione a:
- Lavoro autonomo:Inizio attività e reddito presunto; Svolgimento di attività già avviata e reddito presunto; Variazione del reddito derivante dall’attività; Reddito effettivo percepito per un determinato anno dall’attività precedentemente comunicata;
- Pensione: Presentazione della domanda di pensione non INPS;
- Espatrio: Inizio ed eventuale fine dell’espatrio;
- Malattia: Inizio ed eventuale fine della malattia;
- Ricovero in ospedale: Inizio ed eventuale fine del periodo di ricovero;
- Maternità: Inizio ed eventuale fine del periodo della maternità;
- Servizio civile: Inizio edeventuale fine del periodo di prestazione del servizio;
- Lavoro subordinato: Inizio ed eventuale fine del periodo di attività.

Compilata per intero la comunicazione ASPI-COM, l’utente ha la possibilità di salvarla tramite il pulsante "Salva ed esci" oppure inviarla tramite il pulsante "Conferma". Dopo l’invio l’utente può stampare la ricevuta di presentazione ed il riepilogo dei dati inviati nella comunicazione.
La funzionalità di consultazione consente di visualizzare tutte le comunicazioni ASPI-COM inviate telematicamente e offre la possibilità di consultare per ognuna di esse il dettaglio.