Trattamento fiscale e catastale degli impianti fotovoltaici

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 36/E del 2013, in aggiunta ai chiarimenti forniti già in passato, dirama ulteriori istruzioni necessarie per inquadrare in maniera corretta gli impianti fotovoltaici sul piano fiscale e catastale. Il documento di prassi pone particolare attenzione sulla questione della qualificazione mobiliare o immobiliare degli impianti e alle conseguenze che ne derivano in termini di imposte dirette, Iva e imposta di registro.

Gli impianti si considerano beni immobili quando devono essere dichiarati in catasto, ovvero quando:
– costituiscono una centrale di produzione di energia elettrica che può essere autonomamente censita nella categoria catastale D/1 “opifici” oppure D/10 “fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole”, nel caso in cui abbiano i requisiti di ruralità;
– quando sono posizionati sulle pareti di un immobile o su un tetto e per esse sussiste l’obbligo della dichiarazione di variazione catastale. A tal proposito, l’Agenzia precisa che la dichiarazione di variazione catastale è necessaria quando l’impianto fotovoltaico integrato su un immobile ne incrementa il valore capitale (o la redditività ordinaria) di almeno il 15%.

Si considerano beni mobili, invece, quando non è necessario dichiararli al catasto né autonomamente né come variazione dell’unità immobiliare di cui fanno parte perché rispettano specifici requisiti in termini di potenza e dimensioni.

Dalle istruzione dell’agenzia emerge che la qualificazione dell’impianto è legata alla sua rilevanza catastale e pertanto, la sua corretta qualificazione, mobile o immobile, è estremamente importante per il corretto trattamento fiscale.

Infatti, a titolo di esempio, il trattamento degli impianti ai fini Iva (regime ordinario o di esenzione) varia a seconda, appunto, della qualificazione dell’impianto e ai fini delle imposte dirette, il costo sostenuto per la realizzazione dell’impianto è deducibile a titolo di ammortamento con aliquota che varia appunto a seconda della predetta qualificazione.
Ai fini dell’imposta di registro, invece, nel caso di cessione a titolo oneroso di impianti fotovoltaici, la disciplina fiscale applicabile, varia in ragione del trattamento ai fini IVA.
A partire dal 2014, inoltre, le cessioni di impianti fotovoltaici qualificati come beni immobili, che non rientrano nel campo Iva, scontano l’imposta di registro nella misura proporzionale del 9%.

L’Agenzia delle entrate, infine, nell’intento di sciogliere qualsiasi dubbio degli operatori del settore, fornisce anche particolari istruzioni sulle ipotesi di impianti realizzati su beni di terzi e quelli acquistati in leasing, sulla possibilità di disapplicare la disciplina delle società non operative a coloro che producono energia fotovoltaica, anche nel caso specifico delle holding, e sul trattamento Iva delle locazioni di terreni destinati a realizzare impianti. Infine, le ultime considerazioni sono per il nuovo sistema di incentivi V Conto Energia.

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 36/E del 2013, in aggiunta ai chiarimenti forniti già in passato, dirama ulteriori istruzioni necessarie per inquadrare in maniera corretta gli impianti fotovoltaici sul piano fiscale e catastale. Il documento di prassi pone particolare attenzione sulla questione della qualificazione mobiliare o immobiliare degli impianti e alle conseguenze che ne derivano in termini di imposte dirette, Iva e imposta di registro.

Gli impianti si considerano beni immobili quando devono essere dichiarati in catasto, ovvero quando:
- costituiscono una centrale di produzione di energia elettrica che può essere autonomamente censita nella categoria catastale D/1 "opifici" oppure D/10 "fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole", nel caso in cui abbiano i requisiti di ruralità;
- quando sono posizionati sulle pareti di un immobile o su un tetto e per esse sussiste l’obbligo della dichiarazione di variazione catastale. A tal proposito, l’Agenzia precisa che la dichiarazione di variazione catastale è necessaria quando l’impianto fotovoltaico integrato su un immobile ne incrementa il valore capitale (o la redditività ordinaria) di almeno il 15%.

Si considerano beni mobili, invece, quando non è necessario dichiararli al catasto né autonomamente né come variazione dell’unità immobiliare di cui fanno parte perché rispettano specifici requisiti in termini di potenza e dimensioni.

Dalle istruzione dell’agenzia emerge che la qualificazione dell’impianto è legata alla sua rilevanza catastale e pertanto, la sua corretta qualificazione, mobile o immobile, è estremamente importante per il corretto trattamento fiscale.

Infatti, a titolo di esempio, il trattamento degli impianti ai fini Iva (regime ordinario o di esenzione) varia a seconda, appunto, della qualificazione dell’impianto e ai fini delle imposte dirette, il costo sostenuto per la realizzazione dell’impianto è deducibile a titolo di ammortamento con aliquota che varia appunto a seconda della predetta qualificazione.
Ai fini dell’imposta di registro, invece, nel caso di cessione a titolo oneroso di impianti fotovoltaici, la disciplina fiscale applicabile, varia in ragione del trattamento ai fini IVA.
A partire dal 2014, inoltre, le cessioni di impianti fotovoltaici qualificati come beni immobili, che non rientrano nel campo Iva, scontano l’imposta di registro nella misura proporzionale del 9%.

L’Agenzia delle entrate, infine, nell’intento di sciogliere qualsiasi dubbio degli operatori del settore, fornisce anche particolari istruzioni sulle ipotesi di impianti realizzati su beni di terzi e quelli acquistati in leasing, sulla possibilità di disapplicare la disciplina delle società non operative a coloro che producono energia fotovoltaica, anche nel caso specifico delle holding, e sul trattamento Iva delle locazioni di terreni destinati a realizzare impianti. Infine, le ultime considerazioni sono per il nuovo sistema di incentivi V Conto Energia.

Per il diritto annuale 2014 valgono le misure del 2011

A fronte delle variazioni poco significative del fabbisogno finanziario necessario per l’espletamento dei servizi che il sistema camerale è tenuto a fornire sull’interno territorio nazionale, anche per il 2014 sono confermate le misure del diritto annuale definite a decorrere dal 2011 dovuto dalle imprese iscritte nel Registro Imprese e Repertorio Economico Amministrativo (R.E.A.). A stabilirlo è il Ministero dello Sviluppo Economico con la Circolare n. 201237/2013.

In considerazione del quadro normativo che prevede l’aggiornamento del diritto annuale come una eventualità e non più come adempimento necessario, il Ministero dello Sviluppo Economico non ha rilevato motivi significativi tali da comportare un aggiornamento delle misure del diritto annuale.
Pertanto, anche per l’anno 2014 restano valide le misure del diritto annuale definite a decorrere dal 2011, sia con riferimento alle misure fisse, alle fasce e alle aliquote di fatturato, che alle misure transitorie definite due anni fa che hanno comportato un obbligo di pagamento in passato non previsto (ad es. le società semplici agricole e le imprese iscritte nel R.E.A.).
Per le iscrizioni delle nuove imprese effettuate nel corso del 2014 la misura del diritto annuale dovuto va versato tramite modello F24 o direttamente allo sportello camerale, entro 30 giorni dalla presentazione della domanda di iscrizione.

Anche per il fondo perequativo nessuna novità per il 2014 e pertanto, la quota del diritto annuale riscosso, considerato come il totale accreditato per diritto annuale sui conti di cassa delle singole camere di commercio alla data del 31 dicembre 2013, da riservare al fondo perequativo è la stessa definita per il 2011, salve le eventuali ulteriori determinazioni che potrebbero rendersi necessarie ove siano approvate in sede di legge di stabilità misure che incidano direttamente o indirettamente sull’utilizzo del fondo.

A fronte delle variazioni poco significative del fabbisogno finanziario necessario per l’espletamento dei servizi che il sistema camerale è tenuto a fornire sull’interno territorio nazionale, anche per il 2014 sono confermate le misure del diritto annuale definite a decorrere dal 2011 dovuto dalle imprese iscritte nel Registro Imprese e Repertorio Economico Amministrativo (R.E.A.). A stabilirlo è il Ministero dello Sviluppo Economico con la Circolare n. 201237/2013.

In considerazione del quadro normativo che prevede l’aggiornamento del diritto annuale come una eventualità e non più come adempimento necessario, il Ministero dello Sviluppo Economico non ha rilevato motivi significativi tali da comportare un aggiornamento delle misure del diritto annuale.
Pertanto, anche per l’anno 2014 restano valide le misure del diritto annuale definite a decorrere dal 2011, sia con riferimento alle misure fisse, alle fasce e alle aliquote di fatturato, che alle misure transitorie definite due anni fa che hanno comportato un obbligo di pagamento in passato non previsto (ad es. le società semplici agricole e le imprese iscritte nel R.E.A.).
Per le iscrizioni delle nuove imprese effettuate nel corso del 2014 la misura del diritto annuale dovuto va versato tramite modello F24 o direttamente allo sportello camerale, entro 30 giorni dalla presentazione della domanda di iscrizione.

Anche per il fondo perequativo nessuna novità per il 2014 e pertanto, la quota del diritto annuale riscosso, considerato come il totale accreditato per diritto annuale sui conti di cassa delle singole camere di commercio alla data del 31 dicembre 2013, da riservare al fondo perequativo è la stessa definita per il 2011, salve le eventuali ulteriori determinazioni che potrebbero rendersi necessarie ove siano approvate in sede di legge di stabilità misure che incidano direttamente o indirettamente sull’utilizzo del fondo.

Semplificazioni in materia di misuratori fiscali

Dal 2014 stop alla dichiarazione cartacea relativa ai registratori di cassa. Scompare l’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle entrate (Provvedimento 17 dicembre 2013, n. 150227 dell’Agenzia delle entrate).

 

Dal 1° gennaio 2014 gli esercenti non dovranno più inviare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione cartacea in caso di attivazione, variazione e disinstallazione dei registratori di cassa.

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento in oggetto stabilisce che la prima verifica periodica del registratore di cassa deve essere effettuata esclusivamente dal laboratorio o dal fabbricante abilitati al momento della messa in servizio dell’apparecchio.

Questo consente un notevole alleggerimento degli adempimenti a carico degli esercenti, che non dovranno più inviare alla Direzione provinciale la dichiarazione cartacea, tramite lettera raccomandata, relativa alla messa in funzione, variazione e disinstallazione dei misuratori fiscali. Le informazioni contenute nelle dichiarazioni soppresse sono infatti contenute anche nel libretto fiscale di dotazione dell’apparecchio misuratore e vengono comunicate telematicamente da chi compie la verifica periodica al momento dell’installazione o della disinstallazione del misuratore.

 

 

Dal 2014 stop alla dichiarazione cartacea relativa ai registratori di cassa. Scompare l’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle entrate (Provvedimento 17 dicembre 2013, n. 150227 dell’Agenzia delle entrate).

 

Dal 1° gennaio 2014 gli esercenti non dovranno più inviare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione cartacea in caso di attivazione, variazione e disinstallazione dei registratori di cassa.

L’Agenzia delle entrate con il provvedimento in oggetto stabilisce che la prima verifica periodica del registratore di cassa deve essere effettuata esclusivamente dal laboratorio o dal fabbricante abilitati al momento della messa in servizio dell’apparecchio.

Questo consente un notevole alleggerimento degli adempimenti a carico degli esercenti, che non dovranno più inviare alla Direzione provinciale la dichiarazione cartacea, tramite lettera raccomandata, relativa alla messa in funzione, variazione e disinstallazione dei misuratori fiscali. Le informazioni contenute nelle dichiarazioni soppresse sono infatti contenute anche nel libretto fiscale di dotazione dell’apparecchio misuratore e vengono comunicate telematicamente da chi compie la verifica periodica al momento dell’installazione o della disinstallazione del misuratore.

 

 

Tassazione del “Premio fedeltà”

Costituisce reddito imponibile ed è soggetto a tassazione il premio fedeltà erogato al lavoratore dopo 25 di servizio. Lo ha deciso la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 27099 del 2013.

La controversia promossa dal lavoratore contro l’Agenzia delle Entrate attiene al silenzio rifiuto dell’ente sull’istanza di rimborso delle trattenute operate dal datore di lavoro sul “premio fedeltà” corrispostogli dal Credito Italiano al raggiungimento del 25° anno di servizio. La CTC adita riteneva non assoggettabile a tassazione il premio in questione.
Innanzi a tale decisione l’Agenzia proponeva ricorso in Cassazione e il contribuente resisteva con controricorso.
Nel merito l’Agenzia assumeva la violazione dell’art. 17 del dpr 636/1972 laddove la CTC aveva ritenuto non tassabile l’erogazione in esame.
Sulla base del consolidato principio della giurisprudenza della Suprema Corte, in tema di imposte sui redditi, il cosiddetto “premio fedeltà” fa parte del reddito imponibile, potendo essere esclusa la tassabilità delle somme percepite solo se ricorrono i requisiti della eccezionalità e della non ricorrenza della erogazione liberale, effettuata a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti. La ricorrenza del venticinquesimo anno di servizio non può ritenersi evento riconducibile a tale concetto, trattandosi di avvenimento naturale e prevedibile.
La Cassazione, pertanto, rigetta il ricorso proposto dal lavoratore avverso il silenzio rifiuto dell’Agenzia sull’istanza di rimborso delle trattenute operate dal datore di lavoro sul “premio fedeltà”.

Costituisce reddito imponibile ed è soggetto a tassazione il premio fedeltà erogato al lavoratore dopo 25 di servizio. Lo ha deciso la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 27099 del 2013.

La controversia promossa dal lavoratore contro l’Agenzia delle Entrate attiene al silenzio rifiuto dell’ente sull’istanza di rimborso delle trattenute operate dal datore di lavoro sul "premio fedeltà" corrispostogli dal Credito Italiano al raggiungimento del 25° anno di servizio. La CTC adita riteneva non assoggettabile a tassazione il premio in questione.
Innanzi a tale decisione l’Agenzia proponeva ricorso in Cassazione e il contribuente resisteva con controricorso.
Nel merito l’Agenzia assumeva la violazione dell’art. 17 del dpr 636/1972 laddove la CTC aveva ritenuto non tassabile l’erogazione in esame.
Sulla base del consolidato principio della giurisprudenza della Suprema Corte, in tema di imposte sui redditi, il cosiddetto "premio fedeltà" fa parte del reddito imponibile, potendo essere esclusa la tassabilità delle somme percepite solo se ricorrono i requisiti della eccezionalità e della non ricorrenza della erogazione liberale, effettuata a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti. La ricorrenza del venticinquesimo anno di servizio non può ritenersi evento riconducibile a tale concetto, trattandosi di avvenimento naturale e prevedibile.
La Cassazione, pertanto, rigetta il ricorso proposto dal lavoratore avverso il silenzio rifiuto dell’Agenzia sull’istanza di rimborso delle trattenute operate dal datore di lavoro sul "premio fedeltà".

Violazioni in materia di sicurezza e rilascio del Durc

Violazioni in materia di sicurezza e rilascio del Durc

In seguito a dubbi sollevati dal Consiglio nazionale CdL, il Ministero del lavoro ha fornito chiarimenti circa l’individuazione dell’arco temporale di “non rilascio” del Durc in presenza di violazioni, da parte del datore di lavoro, delle disposizioni penali e amministrative in materia di tutela delle condizioni di lavoro indicate nell’allegato A al DM 24 ottobre 2007.

L’articolo 9 del DM 24 ottobre 2007 stabilisce che la violazione, da parte del datore di lavoro o del dirigente responsabile, delle disposizioni penali e amministrative in materia di tutela delle condizioni di lavoro indicate nel citato allegato, accertata con provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi, è causa ostativa al rilascio del Durc per i periodi indicati in corrispondenza di ciascuna violazione (pari anche a 24 mesi), non rilevando l’eventuale successiva sostituzione dell’autore dell’illecito. L’ambito di efficacia della causa ostativa è limitato al Durc finalizzato alla fruizione dei benefici normativi e contributivi.
I periodi di non rilascio del Durc – ha precisato il Ministero del lavoro – decorrono dal momento in cui gli illeciti che ne costituiscono il presupposto sono definitivamente accertati con sentenza passata in giudicato ovvero con ordinanza ingiunzione (evidentemente non impugnata), sempre che non vi sia stata estinzione delle violazioni con la procedura della prescrizione obbligatoria ovvero, per quanto concerne le violazioni amministrative, attraverso il pagamento in misura ridotta, ipotesi per le quali non sussiste il presupposto della causa ostativa (cfr. Ministero del lavoro, circolare 30 gennaio 2008, n. 5). A titolo esemplificativo, quindi, non sarà possibile godere di eventuali benefici legati alla corresponsione di “premi di risultato” laddove il termine per l’effettiva erogazione – liberamente scelto dal datore di lavoro e non soggetto a decadenze – ricada in un periodo di assenza di una causa ostativa al rilascio del DURC. Non sarà possibile, invece, usufruire, sempre a titolo di esempio, per tutto il periodo di non rilascio del DURC di benefici concernenti l’abbattimento degli oneri contributivi nei confronti dell’INPS nel caso in cui gli stessi vengano assolti in base a scadenze legali mensili.
A termine del periodo di “inibizione”, l’impresa potrà tornare a godere dei benefici normativi e contributivi, ivi compresi quelli di cui è ancora possibile usufruire in quanto non legati a particolari vincoli temporali.

Violazioni in materia di sicurezza e rilascio del Durc

In seguito a dubbi sollevati dal Consiglio nazionale CdL, il Ministero del lavoro ha fornito chiarimenti circa l’individuazione dell’arco temporale di "non rilascio" del Durc in presenza di violazioni, da parte del datore di lavoro, delle disposizioni penali e amministrative in materia di tutela delle condizioni di lavoro indicate nell’allegato A al DM 24 ottobre 2007.

L’articolo 9 del DM 24 ottobre 2007 stabilisce che la violazione, da parte del datore di lavoro o del dirigente responsabile, delle disposizioni penali e amministrative in materia di tutela delle condizioni di lavoro indicate nel citato allegato, accertata con provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi, è causa ostativa al rilascio del Durc per i periodi indicati in corrispondenza di ciascuna violazione (pari anche a 24 mesi), non rilevando l’eventuale successiva sostituzione dell'autore dell’illecito. L’ambito di efficacia della causa ostativa è limitato al Durc finalizzato alla fruizione dei benefici normativi e contributivi.
I periodi di non rilascio del Durc - ha precisato il Ministero del lavoro - decorrono dal momento in cui gli illeciti che ne costituiscono il presupposto sono definitivamente accertati con sentenza passata in giudicato ovvero con ordinanza ingiunzione (evidentemente non impugnata), sempre che non vi sia stata estinzione delle violazioni con la procedura della prescrizione obbligatoria ovvero, per quanto concerne le violazioni amministrative, attraverso il pagamento in misura ridotta, ipotesi per le quali non sussiste il presupposto della causa ostativa (cfr. Ministero del lavoro, circolare 30 gennaio 2008, n. 5). A titolo esemplificativo, quindi, non sarà possibile godere di eventuali benefici legati alla corresponsione di "premi di risultato" laddove il termine per l’effettiva erogazione – liberamente scelto dal datore di lavoro e non soggetto a decadenze – ricada in un periodo di assenza di una causa ostativa al rilascio del DURC. Non sarà possibile, invece, usufruire, sempre a titolo di esempio, per tutto il periodo di non rilascio del DURC di benefici concernenti l’abbattimento degli oneri contributivi nei confronti dell’INPS nel caso in cui gli stessi vengano assolti in base a scadenze legali mensili.
A termine del periodo di "inibizione", l’impresa potrà tornare a godere dei benefici normativi e contributivi, ivi compresi quelli di cui è ancora possibile usufruire in quanto non legati a particolari vincoli temporali.

Flussi 2013: lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale

In attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il DPCM 13 dicembre 2013 – concernente la Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato – prevede l’ingresso di 17.850 lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo.

La quota complessiva di ingressi è così ripartita:

– 3.000 cittadini stranieri residenti all’estero che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi d’origine;
– 200 cittadini stranieri dei Paesi non comunitari partecipanti all’esposizione Universale di Milano del 2015, per esigenze di lavoro subordinato non stagionale;
– 2.300 cittadini stranieri per lavoro autonomo appartenenti alle seguenti categorie: imprenditori che svolgono attività di interesse per l’economia italiana; liberi professionisti riconducibili a professioni vigilate oppure non regolamentate ma rappresentative a livello nazionale e comprese negli elenchi curati dalla Pubblica amministrazione; figure societarie, di società non cooperative, espressamente previste dalla normativa vigente in materia di visti d’ingresso; artisti di chiara fama internazionale, o di alta qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici oppure da enti privati; cittadini stranieri per la costituzione di imprese “start-up innovative”, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e a favore dei quali sia riconducibile un rapporto di lavoro di natura autonoma con l’impresa;
– 100 cittadini stranieri per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo per lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado di linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile.
Inoltre,12.250 quote vengono complessivamente riservate a coloro che devono convertire in lavoro subordinato il permesso di soggiorno già posseduto ad altro titolo.
 Come di consueto, le domande potranno essere presentate esclusivamente con modalità telematiche attraverso il sito istituzionale. Nel dettaglio, dalle ore 8.00 del 17 dicembre 2013 sarà disponibile l’applicativo per la precompilazione dei moduli di domanda all’indirizzo https://nullaostalavoro.interno.it da trasmettere telematicamente il giorno successivo alla pubblicazione del decreto in oggetto sulla Gazzetta Ufficiale.

I modelli da utilizzare per l’invio della domanda sono i seguenti:
– Modello VA conversioni dei permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale in permesso di lavoro subordinato
– Modello VB conversioni dei permessi di soggiorno per lavoro stagionale in lavoro subordinato
– Modello Z conversioni dei permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale in lavoro autonomo
– Modello LS richiesta di nulla osta al lavoro subordinato per stranieri in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro
– Modello LS1 richiesta di nulla osta al lavoro domestico per stranieri in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro
– Modello LS2 domanda di verifica della sussistenza di una quota per lavoro autonomo e di certificazione  attestante il possesso dei requisiti per lavoro autonomo per stranieri in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, rilasciati da altro Stato membro
– Modelli A-DOM e B-SUB per i lavoratori di origine Italiana residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile
– Modello B-PS richiesta nominativa di nulla osta riservata all’assunzione di lavoratori inseriti nei progetti speciali.
Apposita modulistica sarà predisposta nei primi giorni di marzo 2014 per l’ingresso dei lavoratori cittadini dei Paesi non comunitari partecipanti all’Esposizione Universale di Milano del 2015 per esigenze di lavoro subordinato non stagionale.
 All’indirizzo http://domanda.nullaostalavoro.interno.it sarà possibile visualizzare lo stato della trattazione della pratica presso lo Sportello Unico Immigrazione.

Si conferma che, nel caso di conversione in lavoro subordinato, il lavoratore dovrà presentare, al momento della convocazione presso lo Sportello Unico, la proposta di contratto di soggiorno sottoscritta dal datore di lavoro – valida come impegno all’assunzione da parte dello stesso datore di lavoro – utilizzando il modello Q, ricevuto insieme alla lettera di convocazione. Successivamente, il datore di lavoro sarà tenuto ad effettuare la comunicazione obbligatoria e a inserirla nel plico per la richiesta di conversione del permesso di soggiorno in lavoro subordinato.

In attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il DPCM 13 dicembre 2013 - concernente la Programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro non stagionale nel territorio dello Stato - prevede l’ingresso di 17.850 lavoratori stranieri per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo.

La quota complessiva di ingressi è così ripartita:

- 3.000 cittadini stranieri residenti all’estero che abbiano completato programmi di formazione ed istruzione nei Paesi d’origine;
- 200 cittadini stranieri dei Paesi non comunitari partecipanti all’esposizione Universale di Milano del 2015, per esigenze di lavoro subordinato non stagionale;
- 2.300 cittadini stranieri per lavoro autonomo appartenenti alle seguenti categorie: imprenditori che svolgono attività di interesse per l’economia italiana; liberi professionisti riconducibili a professioni vigilate oppure non regolamentate ma rappresentative a livello nazionale e comprese negli elenchi curati dalla Pubblica amministrazione; figure societarie, di società non cooperative, espressamente previste dalla normativa vigente in materia di visti d’ingresso; artisti di chiara fama internazionale, o di alta qualificazione professionale, ingaggiati da enti pubblici oppure da enti privati; cittadini stranieri per la costituzione di imprese "start-up innovative", in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e a favore dei quali sia riconducibile un rapporto di lavoro di natura autonoma con l’impresa;
- 100 cittadini stranieri per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo per lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado di linea diretta di ascendenza, residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile.
Inoltre,12.250 quote vengono complessivamente riservate a coloro che devono convertire in lavoro subordinato il permesso di soggiorno già posseduto ad altro titolo.
 Come di consueto, le domande potranno essere presentate esclusivamente con modalità telematiche attraverso il sito istituzionale. Nel dettaglio, dalle ore 8.00 del 17 dicembre 2013 sarà disponibile l’applicativo per la precompilazione dei moduli di domanda all’indirizzo https://nullaostalavoro.interno.it da trasmettere telematicamente il giorno successivo alla pubblicazione del decreto in oggetto sulla Gazzetta Ufficiale.

I modelli da utilizzare per l’invio della domanda sono i seguenti:
- Modello VA conversioni dei permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale in permesso di lavoro subordinato
- Modello VB conversioni dei permessi di soggiorno per lavoro stagionale in lavoro subordinato
- Modello Z conversioni dei permessi di soggiorno per studio, tirocinio e/o formazione professionale in lavoro autonomo
- Modello LS richiesta di nulla osta al lavoro subordinato per stranieri in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro
- Modello LS1 richiesta di nulla osta al lavoro domestico per stranieri in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro
- Modello LS2 domanda di verifica della sussistenza di una quota per lavoro autonomo e di certificazione  attestante il possesso dei requisiti per lavoro autonomo per stranieri in possesso di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, rilasciati da altro Stato membro
- Modelli A-DOM e B-SUB per i lavoratori di origine Italiana residenti in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile
- Modello B-PS richiesta nominativa di nulla osta riservata all’assunzione di lavoratori inseriti nei progetti speciali.
Apposita modulistica sarà predisposta nei primi giorni di marzo 2014 per l’ingresso dei lavoratori cittadini dei Paesi non comunitari partecipanti all’Esposizione Universale di Milano del 2015 per esigenze di lavoro subordinato non stagionale.
 All’indirizzo http://domanda.nullaostalavoro.interno.it sarà possibile visualizzare lo stato della trattazione della pratica presso lo Sportello Unico Immigrazione.

Si conferma che, nel caso di conversione in lavoro subordinato, il lavoratore dovrà presentare, al momento della convocazione presso lo Sportello Unico, la proposta di contratto di soggiorno sottoscritta dal datore di lavoro - valida come impegno all’assunzione da parte dello stesso datore di lavoro - utilizzando il modello Q, ricevuto insieme alla lettera di convocazione. Successivamente, il datore di lavoro sarà tenuto ad effettuare la comunicazione obbligatoria e a inserirla nel plico per la richiesta di conversione del permesso di soggiorno in lavoro subordinato.

STESURA DEL TESTO DEFINITIVO DEL CCNL METALMECCANICI – INDUSTRIA

Apportate alcune modiche, a seguito della scrittura del testo definitivo, al CCNL per i dipendenti dell’industria metalmeccanica e della installazione di impianti a decorrere dall’1/1/2004,.

 

Si elencano in sintesi le modifiche apportate

Classificazione dei lavoratori
Per quanto attiene specificamente alle modifiche apportate al sistema di classificazione del personale, si precisa che, a decorrere dal prossimo 1° gennaio 2014, le aziende dovranno procedere alla costituzione dell’8a categoria reinquadrando nella medesima categoria i lavoratori con qualifica di quadro al momento inseriti nel secondo alinea della 7a categoria. La creazione di un apposito livello di inquadramento dedicato ai quadri, appunto l’8a Quadri, non comporta alcuna differenza di trattamento rispetto a quanto precedentemente previsto sia in termini retributivi (salvo ovviamente il riconoscimento delle tranche di aumento dei minimi tabellari) che normativi.
Con l’individuazione della 3a Super le parti hanno, invece, realizzato il superamento della precedente disciplina della 3a Erp definendo un nuovo livello intermedio tra la 3a e la 4a categoria.
In particolare, le aziende, in sede di prima applicazione, dovranno verificare con riferimento ai lavoratori con qualifica operaia attualmente inquadrati nella 3a categoria, la sussistenza dei presupposti di professionalità indicati nella nuova declaratoria.
Solo qualora, effettuata tale verifica che non necessita di alcun confronto con la RSU, vi siano addetti che svolgano con carattere di continuità e con specifica formazione ed esperienza maturata in azienda una delle due attività espressamente individuate, essi dovranno essere inquadrati, a decorrere dal 1° gennaio 2014, nella nuova 3a categoria Super.
È opportuno sottolineare che in base alla Nota a Verbale posta in calca all’art. 1, Classificazione del personale, Sezione Quarta – Titolo II, la nuova 3a Super assorbirà fino a concorrenza eventuali emolumenti corrisposti in azienda ad analogo titolo (accordi aziendali di attribuzione della 3a ERP).
Pertanto, ai lavoratori inquadrati nella 7a categoria ai quali è corrisposto un elemento retributivo pari a 59,39 euro mensili lordi già riconosciuto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, a decorrere dal 1° gennaio 2014 tale elemento è conglobato nei minimi tabellari della 7° categoria.
Allo stesso modo, ai lavoratori con qualifica di quadro è corrisposta un’indennità di funzione pari a 114,00 euro (comprensiva dell’elemento retributivo previsto per gli altri lavoratori inquadrati nella 7a categoria) già riconosciuta dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, la suddetta indennità di funzione è conglobata nei minimi tabellari della 8a categoria Quadri.

Livello Minimo dall’1/1/2014 Minimo dall’1/1/2015
8 Q 2.267,54 2.333,17
7 2.212,93 2.278,56
6 1.981,60 2.040,98
5 Super 1.847,11 1.902,42
5 1.724,89 1.774,89
4 1.611,65 1.657,28
S Super 1.578,14 1.622,96
3 1.545,50 1.588,63
2 1.396,02 1.432,58
1 1.266,57 1.297,81

 

CATEGORIA 3a Super
A decorrere dal 1° gennaio 2014 appartengono a questa categoria i lavoratori con le caratteristiche di cui al primo alinea della declaratoria della categoria precedente che con specifica formazione ed esperienza maturata nell’azienda svolgono con carattere di continuità:
a) oltre la normale attività, mansioni di tutoraggio formativo per apprendisti, addestramento per affiancamento per nuovi assunti o comunque per lavoratori di livello pari o inferiore, secondo piani e modalità definiti dall’azienda;
b) attività di team leader coordinando, senza potere gerarchico, il gruppo di lavoratori di attribuzione secondo le specifiche definite dall’azienda.

 

7a CATEGORIA
Appartengono a questa categoria:
– i lavoratori che, oltre alle caratteristiche indicate nella declaratoria della 6° categoria ed a possedere notevole esperienza acquisita a seguito di prolungato esercizio delle funzioni, siano preposti ad attività di coordinamento di servizi, uffici, enti produttivi, fondamentali dell’azienda o che svolgono attività di alta specializzazione ed importanza ai fini dello sviluppo e della realizzazione degli obiettivi aziendali.
Lavoratori che, sulla base delle sole direttive generali, realizzano, nell’ambito del loro campo di attività, con la necessaria conoscenza dei settori correlati, studi di progettazione o di pianificazione operativa per il conseguimento degli obiettivi aziendali provvedendo alla loro impostazione e al loro sviluppo, realizzandone i relativi piani di lavoro, ricercando ove necessario sistemi e  metodologie innovative e, se del caso, coordinando altri lavoratori.
Progettista di complessi

8a CATEGORIA
A decorrere dal 1° gennaio 2014, appartengono a questa categoria:
– i lavoratori che svolgono con carattere di continuità, con un grado elevato di capacità gestionale, organizzativa, professionale, funzioni organizzativamente articolate di rilevante importanza e responsabilità, ai fini dello sviluppo e dell’attuazione degli obiettivi dell’impresa, per attività di alta specializzazione, di coordinamento e gestione, e/o ricerca e progettazione, in settori fondamentali dell’impresa, fornendo contributi qualificati per la definizione degli obiettivi dell’impresa: a questi lavoratori è attribuita la qualifica di «quadro».

Periodo di prova

Categoria professionale Durata ordinaria Durata ridotta
3.a Super 1 mese e ½ 1 mese
8.a Quadri 6 mesi 3 mesi

Lavoro a cottimo.

 

Categorie in vigore dall’1/1/2013 in vigore dall’1/1/2014 in vigore dall’1/1/2015
3. Super 1,02% 1,00% 0,98%

Aumenti periodici di anzianità

3a Super 25,05
8a Quadri 40,96

 

Preavviso

Anni di servizio 8.a Quadri 3.a Super
Fino a 5 anni 2 mesi 10 giorni
Oltre 5 e fino a 10anni 3 mesi 20 giorni
Oltre i 10anni 4 mesi 1 mese

 

Apprendistato professionalizzante
Per i contratti di apprendistato finalizzati al conseguimento della 4a o della 5a categoria stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2014, tenuto conto che dalla medesima data decorre questa nuova categoria contrattuale intermedia tra la 3a e la 4a categoria, è prevista una diversa modulazione della durata dei singoli periodi di progressione dell’inquadramento e della retribuzione come definita nella seconda tabella di cui all’art. 8 del Contratto nazionale per la disciplina dell’Apprendistato professionalizzante.

 

Durata complessiva Primo periodo Mesi Secondo periodo Mesi Terzo periodo Mesi
36 mesi 18 10 8
30 mesi 12 10 8

 

Diversa decorrenza dei Minimi Tabellari
Al fine di aderire alle esigenze degli specifici contesti produttivi, per far fronte a situazioni di crisi e per agevolare gli start-up, per favorire accordi per l’incremento della produttività (ed eventualmente fruire dei benefici fiscali e contributivi che saranno definiti dal Governo in relazione all’Accordo “Linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia), potrà essere stabilita, mediante accordo aziendale, una diversa decorrenza dei minimi in vigore al 1° gennaio 2014 e al 1° gennaio 2015 con spostamento in avanti, rispettivamente, fino a dodici mesi. Al termine di ciascun periodo di differimento i minimi dovranno in ogni caso essere pari ai rispettivi importi.
Nelle imprese prive di rappresentanza sindacale la definizione dell’accordo di secondo livello che stabilisce la diversa decorrenza dei minimi seguirà la seguente procedura:
– l’azienda invierà la proposta di differimento all’Associazione territoriale cui sia iscritta o conferisca mandato;
– l’Associazione territoriale al fine della definizione dell’accordo si attiverà con le Organizzazioni sindacali territoriali per l’illustrazione della proposta e il confronto sulla stessa.

Apportate alcune modiche, a seguito della scrittura del testo definitivo, al CCNL per i dipendenti dell'industria metalmeccanica e della installazione di impianti a decorrere dall’1/1/2004,.

 

Si elencano in sintesi le modifiche apportate

Classificazione dei lavoratori
Per quanto attiene specificamente alle modifiche apportate al sistema di classificazione del personale, si precisa che, a decorrere dal prossimo 1° gennaio 2014, le aziende dovranno procedere alla costituzione dell’8a categoria reinquadrando nella medesima categoria i lavoratori con qualifica di quadro al momento inseriti nel secondo alinea della 7a categoria. La creazione di un apposito livello di inquadramento dedicato ai quadri, appunto l’8a Quadri, non comporta alcuna differenza di trattamento rispetto a quanto precedentemente previsto sia in termini retributivi (salvo ovviamente il riconoscimento delle tranche di aumento dei minimi tabellari) che normativi.
Con l’individuazione della 3a Super le parti hanno, invece, realizzato il superamento della precedente disciplina della 3a Erp definendo un nuovo livello intermedio tra la 3a e la 4a categoria.
In particolare, le aziende, in sede di prima applicazione, dovranno verificare con riferimento ai lavoratori con qualifica operaia attualmente inquadrati nella 3a categoria, la sussistenza dei presupposti di professionalità indicati nella nuova declaratoria.
Solo qualora, effettuata tale verifica che non necessita di alcun confronto con la RSU, vi siano addetti che svolgano con carattere di continuità e con specifica formazione ed esperienza maturata in azienda una delle due attività espressamente individuate, essi dovranno essere inquadrati, a decorrere dal 1° gennaio 2014, nella nuova 3a categoria Super.
È opportuno sottolineare che in base alla Nota a Verbale posta in calca all’art. 1, Classificazione del personale, Sezione Quarta – Titolo II, la nuova 3a Super assorbirà fino a concorrenza eventuali emolumenti corrisposti in azienda ad analogo titolo (accordi aziendali di attribuzione della 3a ERP).
Pertanto, ai lavoratori inquadrati nella 7a categoria ai quali è corrisposto un elemento retributivo pari a 59,39 euro mensili lordi già riconosciuto dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, a decorrere dal 1° gennaio 2014 tale elemento è conglobato nei minimi tabellari della 7° categoria.
Allo stesso modo, ai lavoratori con qualifica di quadro è corrisposta un’indennità di funzione pari a 114,00 euro (comprensiva dell’elemento retributivo previsto per gli altri lavoratori inquadrati nella 7a categoria) già riconosciuta dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, la suddetta indennità di funzione è conglobata nei minimi tabellari della 8a categoria Quadri.

LivelloMinimo dall’1/1/2014Minimo dall’1/1/2015
8 Q2.267,542.333,17
72.212,932.278,56
61.981,602.040,98
5 Super1.847,111.902,42
51.724,891.774,89
41.611,651.657,28
S Super1.578,141.622,96
31.545,501.588,63
21.396,021.432,58
11.266,571.297,81

 

CATEGORIA 3a Super
A decorrere dal 1° gennaio 2014 appartengono a questa categoria i lavoratori con le caratteristiche di cui al primo alinea della declaratoria della categoria precedente che con specifica formazione ed esperienza maturata nell’azienda svolgono con carattere di continuità:
a) oltre la normale attività, mansioni di tutoraggio formativo per apprendisti, addestramento per affiancamento per nuovi assunti o comunque per lavoratori di livello pari o inferiore, secondo piani e modalità definiti dall’azienda;
b) attività di team leader coordinando, senza potere gerarchico, il gruppo di lavoratori di attribuzione secondo le specifiche definite dall’azienda.

 

7a CATEGORIA
Appartengono a questa categoria:
- i lavoratori che, oltre alle caratteristiche indicate nella declaratoria della 6° categoria ed a possedere notevole esperienza acquisita a seguito di prolungato esercizio delle funzioni, siano preposti ad attività di coordinamento di servizi, uffici, enti produttivi, fondamentali dell’azienda o che svolgono attività di alta specializzazione ed importanza ai fini dello sviluppo e della realizzazione degli obiettivi aziendali.
Lavoratori che, sulla base delle sole direttive generali, realizzano, nell’ambito del loro campo di attività, con la necessaria conoscenza dei settori correlati, studi di progettazione o di pianificazione operativa per il conseguimento degli obiettivi aziendali provvedendo alla loro impostazione e al loro sviluppo, realizzandone i relativi piani di lavoro, ricercando ove necessario sistemi e  metodologie innovative e, se del caso, coordinando altri lavoratori.
Progettista di complessi

8a CATEGORIA
A decorrere dal 1° gennaio 2014, appartengono a questa categoria:
- i lavoratori che svolgono con carattere di continuità, con un grado elevato di capacità gestionale, organizzativa, professionale, funzioni organizzativamente articolate di rilevante importanza e responsabilità, ai fini dello sviluppo e dell’attuazione degli obiettivi dell’impresa, per attività di alta specializzazione, di coordinamento e gestione, e/o ricerca e progettazione, in settori fondamentali dell’impresa, fornendo contributi qualificati per la definizione degli obiettivi dell’impresa: a questi lavoratori è attribuita la qualifica di «quadro».

Periodo di prova

Categoria professionaleDurata ordinariaDurata ridotta
3.a Super 1 mese e ½1 mese
8.a Quadri 6 mesi3 mesi

Lavoro a cottimo.

 

Categoriein vigore dall’1/1/2013in vigore dall’1/1/2014in vigore dall’1/1/2015
3. Super1,02%1,00%0,98%

Aumenti periodici di anzianità

3a Super 25,05
8a Quadri40,96

 

Preavviso

Anni di servizio8.a Quadri 3.a Super
Fino a 5 anni2 mesi10 giorni
Oltre 5 e fino a 10anni3 mesi20 giorni
Oltre i 10anni4 mesi1 mese

 

Apprendistato professionalizzante
Per i contratti di apprendistato finalizzati al conseguimento della 4a o della 5a categoria stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2014, tenuto conto che dalla medesima data decorre questa nuova categoria contrattuale intermedia tra la 3a e la 4a categoria, è prevista una diversa modulazione della durata dei singoli periodi di progressione dell’inquadramento e della retribuzione come definita nella seconda tabella di cui all’art. 8 del Contratto nazionale per la disciplina dell’Apprendistato professionalizzante.

 

Durata complessiva Primo periodo MesiSecondo periodo MesiTerzo periodo Mesi
36 mesi18108
30 mesi12108

 

Diversa decorrenza dei Minimi Tabellari
Al fine di aderire alle esigenze degli specifici contesti produttivi, per far fronte a situazioni di crisi e per agevolare gli start-up, per favorire accordi per l’incremento della produttività (ed eventualmente fruire dei benefici fiscali e contributivi che saranno definiti dal Governo in relazione all’Accordo "Linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia), potrà essere stabilita, mediante accordo aziendale, una diversa decorrenza dei minimi in vigore al 1° gennaio 2014 e al 1° gennaio 2015 con spostamento in avanti, rispettivamente, fino a dodici mesi. Al termine di ciascun periodo di differimento i minimi dovranno in ogni caso essere pari ai rispettivi importi.
Nelle imprese prive di rappresentanza sindacale la definizione dell’accordo di secondo livello che stabilisce la diversa decorrenza dei minimi seguirà la seguente procedura:
- l’azienda invierà la proposta di differimento all’Associazione territoriale cui sia iscritta o conferisca mandato;
- l’Associazione territoriale al fine della definizione dell’accordo si attiverà con le Organizzazioni sindacali territoriali per l’illustrazione della proposta e il confronto sulla stessa.

ARTIGIANATO : ISTITUITO IL FONDO DI SOLIDARIETÀ BILATERALE

Firmato, il 29/11/2013, tra CONFARTIGIANATO IMPRESE, CNA, CASARTIGIANI, CLAAI e CGIL, CISL e UIL, l’Accordo interconfederale applicativo dell’accordo interconfederale 31/10/2013 per la definizione delle risorse per l’avvio del Fondo di Solidarietà Bilaterale alternativo dell’Artigianato (FSBA)

 

Tramite il citato accordo interconfederali del 31 ottobre 2013 e quello del 29 novembre 2013, le parti sociali dell’Artigianato hanno istituito il Fondo di solidarietà bilaterale (FSBA) ai sensi dell’art. 3, comma 14, Legge n. 92/2012,in base al quale viene riprogettato il sistema degli ammortizzatori sociali, prevedendo per tutti i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale (cassa integrazione) di garantire ai lavoratori prestazioni di sostegno al reddito in caso di riduzione/sospensione dell’attività lavorativa per mancanza di lavoro, tramite l’istituzione da parte delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro di fondi di solidarietà bilaterali istituiti presso l’INPS. Tali fondi devono erogare prestazioni obbligatorie ai lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti.

In alternativa all’istituzione dei fondi presso l’INPS, la legge riconosce nelle realtà in cui sono presenti consolidati sistemi di bilateralità l’adeguamento degli enti esistenti alle disposizioni previste dalla Riforma, proprio come nel caso del sistema degli enti bilaterali dell’artigianato, per il quale i citati accordi hanno disposto l’adeguamento di EBNA (Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato) alle novità normative previsti dalla legge 92/2012. tramite l’istituzione presso EBNA, ente nazionale coordinatore degli enti bilaterali regionali,v dell’apposito fondo FSBA.
Quest’ultimo, pertanto, diventa destinato a tutti i lavoratori dipendenti dell’artigianato e delle imprese che applicano i contratti collettivi di lavoro artigiani, anche con meno di 16 dipendenti e vi potranno aderire anche i dipendenti delle organizzazioni artigiane che hanno sottoscritto i predetti accordi, nonché i dipendenti degli enti e delle società dalle stesse costituite, promosse o partecipate.

 

In considerazione dell’aliquota contributiva minima prevista dal comma 15, lett. a), dell’art. 3 della legge 92/2012, pari allo 0,20%, le parti hanno stabilito per ogni lavoratore dipendente una contribuzione in cifra fissa. Pertanto, l’importo di 29,00 euro è elevato a 34,00 euro, nell’ambito dell’importo di 61,25 € di cui alla richiamata lettera e), lasciando invariata la quota complessiva destinata alla bilateralità pari a 125,00 € annui per lavoratore.
In considerazione della sperimentalità dell’accordo stesso, per la fase di avvio del FSBA la differenza fra la contribuzione pari a 29,00 Euro e la nuova contribuzione (34,00 Euro) sarà ripartita tra i fondi per le provvidenze alle imprese e ai lavoratori nella misura rispettiva di 4,00 Euro e 1,00 Euro.
Le quote finora accantonate ai sensi degli accordi interconfederali vigenti, pari a 29,00 euro per ogni lavoratore, residuate al 31/12/2013, potranno, sulla base di accordi regionali, essere utilizzate per la fase di avvio del Fondo.
L’accordo è sperimentale ed opererà fino al 31/12/2015. Ogni 3 mesi, a partire dall’avvio delle prestazioni, il FSBA elaborerà un’analisi dettagliata sull’andamento del Fondo da sottoporre alle parti.

Firmato, il 29/11/2013, tra CONFARTIGIANATO IMPRESE, CNA, CASARTIGIANI, CLAAI e CGIL, CISL e UIL, l’Accordo interconfederale applicativo dell’accordo interconfederale 31/10/2013 per la definizione delle risorse per l'avvio del Fondo di Solidarietà Bilaterale alternativo dell'Artigianato (FSBA)

 

Tramite il citato accordo interconfederali del 31 ottobre 2013 e quello del 29 novembre 2013, le parti sociali dell’Artigianato hanno istituito il Fondo di solidarietà bilaterale (FSBA) ai sensi dell’art. 3, comma 14, Legge n. 92/2012,in base al quale viene riprogettato il sistema degli ammortizzatori sociali, prevedendo per tutti i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale (cassa integrazione) di garantire ai lavoratori prestazioni di sostegno al reddito in caso di riduzione/sospensione dell’attività lavorativa per mancanza di lavoro, tramite l’istituzione da parte delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro di fondi di solidarietà bilaterali istituiti presso l’INPS. Tali fondi devono erogare prestazioni obbligatorie ai lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti.

In alternativa all’istituzione dei fondi presso l’INPS, la legge riconosce nelle realtà in cui sono presenti consolidati sistemi di bilateralità l’adeguamento degli enti esistenti alle disposizioni previste dalla Riforma, proprio come nel caso del sistema degli enti bilaterali dell’artigianato, per il quale i citati accordi hanno disposto l’adeguamento di EBNA (Ente Bilaterale Nazionale dell’Artigianato) alle novità normative previsti dalla legge 92/2012. tramite l’istituzione presso EBNA, ente nazionale coordinatore degli enti bilaterali regionali,v dell’apposito fondo FSBA.
Quest’ultimo, pertanto, diventa destinato a tutti i lavoratori dipendenti dell’artigianato e delle imprese che applicano i contratti collettivi di lavoro artigiani, anche con meno di 16 dipendenti e vi potranno aderire anche i dipendenti delle organizzazioni artigiane che hanno sottoscritto i predetti accordi, nonché i dipendenti degli enti e delle società dalle stesse costituite, promosse o partecipate.

 

In considerazione dell'aliquota contributiva minima prevista dal comma 15, lett. a), dell'art. 3 della legge 92/2012, pari allo 0,20%, le parti hanno stabilito per ogni lavoratore dipendente una contribuzione in cifra fissa. Pertanto, l'importo di 29,00 euro è elevato a 34,00 euro, nell'ambito dell'importo di 61,25 € di cui alla richiamata lettera e), lasciando invariata la quota complessiva destinata alla bilateralità pari a 125,00 € annui per lavoratore.
In considerazione della sperimentalità dell’accordo stesso, per la fase di avvio del FSBA la differenza fra la contribuzione pari a 29,00 Euro e la nuova contribuzione (34,00 Euro) sarà ripartita tra i fondi per le provvidenze alle imprese e ai lavoratori nella misura rispettiva di 4,00 Euro e 1,00 Euro.
Le quote finora accantonate ai sensi degli accordi interconfederali vigenti, pari a 29,00 euro per ogni lavoratore, residuate al 31/12/2013, potranno, sulla base di accordi regionali, essere utilizzate per la fase di avvio del Fondo.
L'accordo è sperimentale ed opererà fino al 31/12/2015. Ogni 3 mesi, a partire dall'avvio delle prestazioni, il FSBA elaborerà un'analisi dettagliata sull'andamento del Fondo da sottoporre alle parti.

Conguaglio di fine anno 2013 dei contributi previdenziali e assistenziali

Le indicazioni per datori di lavoro che operano con il flusso UniEmens, chiamati ad effettuare alcune operazioni di conguaglio riferite ai contributi previdenziali ed assistenziali

Con l’approssimarsi della fine dell’anno solare, per i datori di lavoro può risultare necessario pervenire a una precisa quantificazione dell’imponibile contributivo o applicare con esattezza le aliquote correlate all’imponibile o ancora imputare all’anno di competenza gli elementi variabili della retribuzione per i quali gli adempimenti contributivi vengono assolti con la successiva denuncia del mese di gennaio 2014. In particolare, qualora nel corso del mese intervengano elementi o eventi che comportino variazioni nella retribuzione imponibile, può essere consentito ai datori di lavoro di tenere conto delle variazioni, in occasione degli adempimenti e del connesso versamento dei contributi relativi al mese successivo a quello interessato dall’intervento di tali fattori, fatta salva, nell’ambito di ciascun anno solare, la corrispondenza fra la retribuzione di competenza dell’anno stesso e quella soggetta a contribuzione. Sicché, gli eventi o elementi che hanno determinato l’aumento o la diminuzione delle retribuzioni imponibili, di competenza del mese di dicembre 2013, i cui adempimenti contributivi sono assolti nel mese di gennaio 2014, vanno necessariamente evidenziati nel flusso Uniemens, valorizzando l’elemento <VarRetributive> di <DenunciaIndividuale>, per gestire le variabili retributive e contributive in aumento e in diminuzione ed anche gli “imponibili negativi” con il conseguente recupero delle contribuzioni non dovute. Peraltro, ancorchè ai fini dell’imputazione nella posizione assicurativa del lavoratore, gli elementi variabili sopra indicati si considerano secondo il principio della competenza (dicembre 2013), ai fini dell’assoggettamento al regime contributivo (aliquote, massimali, agevolazioni, etc.) si considerano retribuzione del mese di gennaio 2014. Tra gli eventi o elementi considerati vengono ricompresi: il lavoro straordinario, l’indennità di trasferta, le indennità di malattia o maternità anticipate per conto dell’Inps, i riposi per allattamento, i permessi non retribuiti, i congedi matrimoniali, le integrazioni salariali (non a zero ore), i congedi parentali in genere. i ratei di retribuzione del mese precedente (per effetto di assunzione intervenuta nel corso del mese) successivi all’elaborazione delle buste paga.

Le indicazioni per datori di lavoro che operano con il flusso UniEmens, chiamati ad effettuare alcune operazioni di conguaglio riferite ai contributi previdenziali ed assistenziali

Con l'approssimarsi della fine dell'anno solare, per i datori di lavoro può risultare necessario pervenire a una precisa quantificazione dell'imponibile contributivo o applicare con esattezza le aliquote correlate all'imponibile o ancora imputare all'anno di competenza gli elementi variabili della retribuzione per i quali gli adempimenti contributivi vengono assolti con la successiva denuncia del mese di gennaio 2014. In particolare, qualora nel corso del mese intervengano elementi o eventi che comportino variazioni nella retribuzione imponibile, può essere consentito ai datori di lavoro di tenere conto delle variazioni, in occasione degli adempimenti e del connesso versamento dei contributi relativi al mese successivo a quello interessato dall'intervento di tali fattori, fatta salva, nell'ambito di ciascun anno solare, la corrispondenza fra la retribuzione di competenza dell'anno stesso e quella soggetta a contribuzione. Sicché, gli eventi o elementi che hanno determinato l'aumento o la diminuzione delle retribuzioni imponibili, di competenza del mese di dicembre 2013, i cui adempimenti contributivi sono assolti nel mese di gennaio 2014, vanno necessariamente evidenziati nel flusso Uniemens, valorizzando l’elemento <VarRetributive> di <DenunciaIndividuale>, per gestire le variabili retributive e contributive in aumento e in diminuzione ed anche gli "imponibili negativi" con il conseguente recupero delle contribuzioni non dovute. Peraltro, ancorchè ai fini dell’imputazione nella posizione assicurativa del lavoratore, gli elementi variabili sopra indicati si considerano secondo il principio della competenza (dicembre 2013), ai fini dell'assoggettamento al regime contributivo (aliquote, massimali, agevolazioni, etc.) si considerano retribuzione del mese di gennaio 2014. Tra gli eventi o elementi considerati vengono ricompresi: il lavoro straordinario, l’indennità di trasferta, le indennità di malattia o maternità anticipate per conto dell'Inps, i riposi per allattamento, i permessi non retribuiti, i congedi matrimoniali, le integrazioni salariali (non a zero ore), i congedi parentali in genere. i ratei di retribuzione del mese precedente (per effetto di assunzione intervenuta nel corso del mese) successivi all’elaborazione delle buste paga.

Prospetto informativo disabili in scadenza il 15 febbraio

Le novità in tema di compilazione e presentazione del prospetto informativo disabili.

Con l’emanazione di un recente provvedimento, sono stati aggiornati gli standard del sistema informatico del prospetto informativo disabili. Tali standard entreranno in vigore il 10 gennaio 2014 alle ore 19.00 e, a partire da quella data, i sistemi informatici delle Regioni, ivi compreso quello sussidiario messo a disposizione dal Ministero del lavoro, saranno in grado di ricevere le comunicazioni dei datori di lavoro obbligati. Gli aggiornamenti rispondono all’esigenza di adeguare i sistemi alle esigenze di miglioramento qualitativo delle informazioni contenute nel prospetto informativo. Le novità più rilevanti sono quelle relative alla gestione delle sospensioni dell’obbligo occupazionale, per le quali sarà necessario indicare la data di fine della stesse. La sospensione – si rammenta – riguarda i datori di lavoro in Cigs (ristrutturazione, riorganizzazione e riconversione aziendale, crisi aziendale, procedure concorsuali), in Cigs in deroga, che hanno fatto ricorso ai contratti di solidarietà difensivi ovvero ai Fondi di solidarietà di settore, che hanno assunto soggetti percettori di sostegno al reddito ed infine quelli che hanno attivato la procedura di mobilità. In tali fattispecie, gli obblighi sono sospesi per la durata dei trattamenti, in proporzione dell’attività lavorativa effettivamente sospesa o ridotta e per il singolo ambito provinciale, salvo che per le imprese in mobilità per cui non sussiste alcun limite territoriale.
Diviene, poi, obbligatorio indicare il numero dei lavoratori totali dedotti nelle convenzioni stipulate e/o richieste dal datore di lavoro.
Ancora, è stato rivisitato l’elenco delle categorie di lavoratori da escludere dalla base di computo. In particolare, con riferimento al “personale di cantiere”, per tale deve intendersi non solo il personale operante nelle imprese appartenenti al settore edile ma anche quello direttamente operante nei montaggi industriali o impiantistici e nelle relative opere di manutenzione svolte in cantiere, indipendentemente dall’inquadramento previdenziale e, quindi indipendentemente dalla circostanza che l’impresa sia classificabile come edile o che applichi il contratto dell’edilizia.
Infine, per le imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati, il numero dei lavoratori acquisiti per passaggio di appalto non va considerato ai fini del computo della quota d’obbligo di lavoratori disabili.
La scadenza per la presentazione del prospetto informativo è prorogata al 15 febbraio 2014.

Le novità in tema di compilazione e presentazione del prospetto informativo disabili.

Con l’emanazione di un recente provvedimento, sono stati aggiornati gli standard del sistema informatico del prospetto informativo disabili. Tali standard entreranno in vigore il 10 gennaio 2014 alle ore 19.00 e, a partire da quella data, i sistemi informatici delle Regioni, ivi compreso quello sussidiario messo a disposizione dal Ministero del lavoro, saranno in grado di ricevere le comunicazioni dei datori di lavoro obbligati. Gli aggiornamenti rispondono all'esigenza di adeguare i sistemi alle esigenze di miglioramento qualitativo delle informazioni contenute nel prospetto informativo. Le novità più rilevanti sono quelle relative alla gestione delle sospensioni dell’obbligo occupazionale, per le quali sarà necessario indicare la data di fine della stesse. La sospensione - si rammenta - riguarda i datori di lavoro in Cigs (ristrutturazione, riorganizzazione e riconversione aziendale, crisi aziendale, procedure concorsuali), in Cigs in deroga, che hanno fatto ricorso ai contratti di solidarietà difensivi ovvero ai Fondi di solidarietà di settore, che hanno assunto soggetti percettori di sostegno al reddito ed infine quelli che hanno attivato la procedura di mobilità. In tali fattispecie, gli obblighi sono sospesi per la durata dei trattamenti, in proporzione dell'attività lavorativa effettivamente sospesa o ridotta e per il singolo ambito provinciale, salvo che per le imprese in mobilità per cui non sussiste alcun limite territoriale.
Diviene, poi, obbligatorio indicare il numero dei lavoratori totali dedotti nelle convenzioni stipulate e/o richieste dal datore di lavoro.
Ancora, è stato rivisitato l'elenco delle categorie di lavoratori da escludere dalla base di computo. In particolare, con riferimento al "personale di cantiere", per tale deve intendersi non solo il personale operante nelle imprese appartenenti al settore edile ma anche quello direttamente operante nei montaggi industriali o impiantistici e nelle relative opere di manutenzione svolte in cantiere, indipendentemente dall'inquadramento previdenziale e, quindi indipendentemente dalla circostanza che l'impresa sia classificabile come edile o che applichi il contratto dell'edilizia.
Infine, per le imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati, il numero dei lavoratori acquisiti per passaggio di appalto non va considerato ai fini del computo della quota d'obbligo di lavoratori disabili.
La scadenza per la presentazione del prospetto informativo è prorogata al 15 febbraio 2014.